Trading / Pubblicato / Aggiornato il / Di Francesco Passalacqua

Microsoft vola, Meta crolla: l'AI divide le Big Tech

Microsoft accelera con Azure e sale in Borsa, mentre Meta assorbe quasi tutta la cassa operativa con gli investimenti AI: perché Wall Street premia una e punisce l'altra

Microsoft e Meta alla prova della trimestrale

Microsoft e Meta stanno investendo cifre colossali nell'intelligenza artificiale, possiedono attività tradizionali estremamente redditizie e hanno appena presentato ricavi superiori o in linea con le aspettative, tuttavia la reazione di Wall Street non avrebbe potuto essere più diversa: Microsoft è salita di oltre l'8% nelle contrattazioni successive alla chiusura, mentre Meta ha perso fino al 10%.

Il contrasto non dipende semplicemente dalla crescita, poiché nel trimestre Meta ha aumentato i ricavi del 28%, molto più del 18% registrato da Microsoft, ma dalla capacità di dimostrare che gli investimenti nell'intelligenza artificiale stanno già generando ritorni sufficientemente visibili.

Microsoft vende potenza di calcolo, software e servizi AI attraverso Azure, Copilot e GitHub, mentre Meta utilizza l'intelligenza artificiale per migliorare pubblicità e contenuti e sta costruendo data center destinati a prodotti che, in molti casi, non possiedono ancora un modello economico pienamente definito.

Il mercato non sta quindi premiando chi spende meno, considerando che Microsoft investirà più di Meta, ma chi riesce a mostrare con maggiore chiarezza il percorso che collega un nuovo data center ai ricavi, ai margini e alla generazione di cassa.

Microsoft supera i 90 miliardi di ricavi e Azure accelera

Microsoft ha chiuso il quarto trimestre del proprio esercizio fiscale con 90 miliardi di dollari di ricavi, in crescita del 18%, un utile operativo di 40,6 miliardi e un utile netto GAAP di 35,8 miliardi, aumentato del 31%.

Il principale motore è stato ancora una volta il cloud: Microsoft Cloud ha generato 59,3 miliardi, il 27% in più rispetto allo scorso anno, mentre Azure e gli altri servizi cloud sono cresciuti del 43%, superando nettamente il 39,98% atteso dagli analisti.

Nell'intero esercizio Azure ha oltrepassato per la prima volta i 100 miliardi di dollari di fatturato, con una crescita del 41%, mentre i ricavi annuali complessivi di Microsoft hanno raggiunto 331,8 miliardi.

Il dato più importante non riguarda però soltanto la crescita già registrata, perché Microsoft prevede che Azure possa accelerare ulteriormente al 45% a cambi costanti nel trimestre appena iniziato, contro il 40,92% atteso dal mercato. La società ha inoltre indicato ricavi complessivi compresi tra 89,85 e 90,95 miliardi, con un valore centrale superiore alle stime.

La capacità installata durante il trimestre sarebbe stata assorbita quasi immediatamente dalla domanda, ancora superiore all'offerta disponibile, permettendo a Microsoft di trasformare rapidamente server, GPU e data center in fatturato aggiuntivo.

Microsoft e il rapporto con OpenAI

Uno dei principali dubbi emersi negli ultimi mesi riguardava la dipendenza da OpenAI, che rappresentava una parte molto rilevante degli impegni commerciali futuri di Microsoft e alimentava il timore di un circuito nel quale il gruppo finanziava una società che, a sua volta, acquistava servizi Azure.

Il nuovo trimestre non elimina completamente il rischio, ma offre un segnale rassicurante. Gli obblighi commerciali ancora da trasformare in ricavi, indicati come commercial remaining performance obligations, sono aumentati dell'84% fino a 678 miliardi di dollari e tutta la crescita rispetto al trimestre precedente sarebbe arrivata da clienti diversi dai grandi sviluppatori americani di modelli AI.

Escludendo OpenAI, il portafoglio ordini è cresciuto comunque del 25%, mentre quasi il 90% dei ricavi cloud annuali di Microsoft proviene da soggetti differenti dalle società che sviluppano i principali modelli di frontiera.

Anche Copilot sta iniziando ad assumere una dimensione economicamente significativa: Microsoft 365 Copilot ha superato i 30 milioni di utenti paganti, contro i 20 milioni comunicati soltanto tre mesi prima e i 26,9 milioni attesi mediamente dagli analisti.

Questi numeri permettono al mercato di vedere una catena relativamente chiara: Microsoft costruisce i data center, aumenta la capacità di Azure, vende immediatamente quella capacità alle imprese e aggiunge servizi AI a pagamento ai propri software già utilizzati da centinaia di milioni di persone.

Meta e la cassa che scompare

La trimestrale di Meta non mostra un'azienda in crisi. I ricavi sono aumentati del 28% a 60,8 miliardi di dollari, la pubblicità ha generato 59,4 miliardi con una crescita del 27% e il numero medio di persone che utilizza quotidianamente almeno una delle applicazioni del gruppo ha raggiunto 3,6 miliardi.

Le impressions pubblicitarie sono salite del 14%, mentre il prezzo medio per inserzione è cresciuto del 12%, confermando che Facebook, Instagram e WhatsApp continuano ad avere un'enorme capacità di monetizzazione.

Il problema emerge osservando quanto rimane dopo gli investimenti, infatti Meta ha generato 31,86 miliardi di flusso di cassa operativo, ma ne ha impiegati 31,08 miliardi in server, reti e data center, lasciando un free cash flow di appena 784 milioni di dollari, il 91% in meno rispetto agli 8,55 miliardi dello stesso periodo del 2025.

In pratica, quasi tutta la liquidità prodotta dalle attività operative durante il trimestre è stata immediatamente assorbita dalla costruzione dell'infrastruttura AI. Meta ha inoltre alzato la parte inferiore della previsione annuale degli investimenti, portando l'intervallo da 125-145 a 130-145 miliardi di dollari, mentre all'inizio dell'anno prevedeva di spendere tra 115 e 135 miliardi.

I costi complessivi sono aumentati del 55% a 42 miliardi, il margine operativo è sceso dal 43% al 31% e l'utile netto è diminuito del 14% a 15,85 miliardi. L'utile per azione di 6,18 dollari è rimasto sensibilmente sotto i 7,22 dollari attesi dal mercato.

Una parte rilevante del deterioramento non deriva direttamente dall'intelligenza artificiale, tanto è vero che nei costi del trimestre sono compresi 2,4 miliardi di oneri legali e 1,18 miliardi di spese legate alla riduzione del personale, che ha coinvolto circa 8.000 dipendenti.

Senza queste due componenti, secondo la società, l'utile operativo sarebbe aumentato del 9% anziché diminuire dell'8%. Meta dispone inoltre di 90,26 miliardi tra liquidità e titoli negoziabili, a fronte di 83,66 miliardi di debito, di conseguenza la voragine di cassa non rappresenta una crisi di liquidità, ma dimostra quanto sia diventato costoso sostenere contemporaneamente il business tradizionale e la corsa alla superintelligenza.

Anche Microsoft ha beneficiato di alcune componenti non ricorrenti, tra cui un guadagno di 3,2 miliardi sull'investimento in Anthropic. La società ha stimato che diversi elementi straordinari abbiano aggiunto complessivamente 27 centesimi all'utile per azione, tuttavia ha dichiarato di aver superato le aspettative su ricavi, utile operativo ed EPS anche depurando il risultato da queste componenti.

La diversa reazione della Borsa non dipende quindi soltanto dagli utili contabili, ma soprattutto dalle aspettative sui prossimi trimestri e dalla capacità di continuare a finanziare l'intelligenza artificiale senza comprimere eccessivamente la cassa disponibile.

Sarebbe altrettanto scorretto sostenere che Meta non stia guadagnando nulla dai propri investimenti, infatti l'intelligenza artificiale viene utilizzata per selezionare i contenuti mostrati agli utenti, migliorare il posizionamento delle inserzioni, generare creatività pubblicitarie e aumentare le conversioni.

Meta afferma che oltre 9 milioni di piccole imprese utilizzano almeno uno dei suoi strumenti AI per creare annunci, mentre le soluzioni Advantage+ hanno raggiunto un ritmo annualizzato superiore a 75 miliardi di dollari. Il ritorno economico esiste quindi già, ma rimane incorporato quasi interamente nel tradizionale business pubblicitario, la questione è che Meta non possiede ancora una grande linea di ricavi AI distinta e facilmente misurabile paragonabile ad Azure, mentre i futuri agenti personali, le API, gli strumenti per le imprese e la vendita diretta di capacità di calcolo si trovano ancora nelle prime fasi.

Mark Zuckerberg ritiene che gli agenti AI possano diventare un enorme mercato consumer e aziendale, tuttavia durante la conference call gli analisti hanno chiesto ripetutamente quando questi progetti inizieranno a produrre un ritorno sul capitale realmente quantificabile.

Microsoft spende persino più di Meta

Il confronto diventa ancora più interessante considerando che Microsoft non è affatto prudente negli investimenti, tanto è vero che nel solo trimestre ha registrato 41 miliardi di dollari di spese in conto capitale, oltre il 70% in più rispetto allo scorso anno, e prevede circa 175 miliardi di capex durante l'intero 2026. Il gruppo ha inoltre sottoscritto contratti di locazione per data center non ancora iniziati per 329,1 miliardi di dollari, destinati ad avviarsi tra gli esercizi fiscali 2027 e 2033. La riduzione della previsione contabile annuale da circa 190 a 175 miliardi deriva in parte dall'allungamento da 15 a 25 anni del periodo sul quale vengono distribuiti alcuni contratti a lungo termine, mentre i piani industriali effettivi non sono stati ridimensionati.

Anche il free cash flow di Microsoft è sceso del 23%, ma si è mantenuto a 19,6 miliardi, nettamente sopra i 13,44 miliardi attesi dagli analisti e qui la differenza con Meta non è quindi tra un'azienda che investe e una che risparmia, bensì tra due gruppi che spendono entrambi somme gigantesche, ma mostrano tempi di ritorno differenti.

Wall Street non sta chiedendo alle Big Tech di fermare la costruzione dei data center: pretende però di vedere che ogni nuovo miliardo investito produca capacità vendibile, contratti e cassa.

La fragilità del giudizio degli investitori è evidente osservando quanto accaduto soltanto sei mesi fa: alla fine di gennaio Microsoft aveva perso il 10%, cancellando oltre 350 miliardi di dollari di capitalizzazione, mentre Meta era salita di una percentuale simile. All'epoca Azure aveva deluso le aspettative e il mercato temeva l'eccessiva esposizione verso OpenAI, mentre Meta mostrava che l'intelligenza artificiale stava migliorando il targeting pubblicitario e accelerando i ricavi. Ora i ruoli si sono completamente invertiti: Microsoft ha dimostrato di poter monetizzare rapidamente la nuova capacità, mentre Meta ha mostrato per la prima volta con grande evidenza quanto l'infrastruttura stia comprimendo il flusso di cassa. Questo rovesciamento dimostra che il mercato non ha scelto definitivamente un vincitore e un perdente, ma rivaluta ogni trimestre il rapporto tra investimenti, crescita e cassa.

Le prossime milestone

Per Microsoft il prossimo test sarà mantenere la crescita di Azure vicina al 45%, trasformare il portafoglio ordini in ricavi e impedire che i nuovi data center comprimano eccessivamente i margini del cloud. La società deve inoltre dimostrare che le centinaia di miliardi di impegni futuri non provochino un eccesso di capacità qualora la domanda rallentasse.

Meta dovrà invece mostrare che il free cash flow può riprendersi, che la pubblicità continuerà a finanziare gli investimenti e che almeno una parte dei nuovi prodotti AI può diventare una fonte di ricavi autonoma. Rimangono inoltre i rischi legali e regolamentari, che nel trimestre hanno già prodotto oneri rilevanti e potrebbero rendere ancora più difficile sostenere contemporaneamente spese operative e infrastrutturali.

La trimestrale non dimostra che Microsoft vincerà la corsa all'intelligenza artificiale o che Meta stia necessariamente sprecando il proprio capitale, ma indica che la pazienza degli investitori ha un prezzo. Microsoft oggi presenta ricavi cloud in accelerazione, utenti AI paganti e centinaia di miliardi di contratti; Meta chiede al mercato di credere che gli agenti personali, le API, gli strumenti aziendali e la vendita di capacità diventeranno grandi attività in futuro.

Entrambe stanno costruendo la stessa infrastruttura fondamentale, ma si trovano in due fasi economiche differenti: Microsoft vende già gli strumenti della corsa all'AI, mentre Meta sta ancora investendo per trasformarsi da utilizzatore della tecnologia in uno dei suoi principali produttori e venditori.

È questa la vera divisione emersa dalle due trimestrali: non tra chi crede e chi non crede nell'intelligenza artificiale, ma tra chi riesce già a convertirla in ricavi visibili e chi, almeno per ora, la sta finanziando sacrificando quasi tutta la propria cassa disponibile.