Microsoft è una società tecnologica americana, fondata nel 1975. È specializzata nella produzione di molti prodotti hardware e software di fama mondiale. I prodotti software di punta di Microsoft
sono Microsoft Office Suite e il sistema operativo Windows.
Il loro hardware include le console per giochi Xbox, i telefoni Windows e i portatili Surface. L’azienda produce anche pubblicità online e servizi cloud, come ad esempio: Bing, OneDrive, Xbox Live, Yammer. Microsoft conduce una formazione specializzata per gli sviluppatori e rilascia certificati, oltre a fornire un supporto tecnico e di marketing completo per una serie di prodotti propri.
Storia di Microsoft
Microsoft è stata fondata da Bill Gates e Paul Allen il 4 aprile 1975, con Gates come CEO. Il loro primo prodotto fu un interprete BASIC per il microcomputer MITS Altair 8800, che svilupparono utilizzando un simulatore, in quanto all’epoca non disponevano di uno dei computer reali. Dopo una dimostrazione impeccabile del prototipo, il prodotto è stato commercializzato con il nome di Altair BASIC. Nell’agosto del 1977 la società concluse un accordo con la rivista ASCII Magazine in Giappone, dando vita al primo ufficio internazionale di Microsoft.
Microsoft produsse il primo sistema operativo nel 1980, la versione di Unix chiamata Xenix, ma ciò che iniziò la vena dominante fu la creazione di MS-DOS.
Nel novembre 1980 Microsoft si è aggiudicata un contratto da IBM per la produzione di una versione di CP/M OS, da mettere sul Personal Computer IBM (IBM PC). A causa di vari fattori come la selezione del software, MS-DOS divenne il sistema operativo dominante su tutti i PC.
Nel corso degli anni ’80 e ’90 Microsoft ha continuato a sviluppare sistemi operativi e nel 1990 ha avviato Microsoft Office. In questo periodo fu creato Windows 95, che aveva un multitasking predittivo, una nuova interfaccia utente e la compatibilità a 32 bit.
Windows 95 fu fornito anche con MSN, e un browser web (l’iconico Internet Explorer non era pronto al momento del rilascio), in linea con l’ormai famoso promemoria di Bill Gates “Internet Tidal Wave”.
La leadership è passata a Steve Balmer nel 2000, mentre Gates è rimasto in carica come Chief Software Architect. Nel corso degli anni 2000 “Stati Uniti contro Microsoft”, un caso giudiziario che definiva Microsoft “un monopolio abusivo” è giunto alla sua conclusione, con conseguenze significative. Nel corso di questo decennio Microsoft ha continuato la sua espansione dell’hardware, compresa l’introduzione della Xbox.
Il 27 giugno 2008 Gates si ritirò dal suo ruolo, ma rimase comunque come consulente per molti progetti all’interno dell’azienda, tra cui Azure Services.
Nel corso del 2011 e del 2012 Microsoft ha intrapreso un significativo rebranding e aggiornamento della propria immagine aziendale, dopo aver perso il boom degli smartphone della metà degli anni 2000. Ha introdotto la nuova linea Surface, il 18 giugno 2012, ha venduto la metà della sua partecipazione in MSNBC nel luglio 2012, e ha rilasciato la Xbox One nel 2013. Steve Balmer si è dimesso dalla carica di CEO nel 2014, quando è stato annunciato un aumento del 10% del prezzo delle azioni. L’attuale amministratore delegato, Satya Nadella, ha seguito un periodo di crescita significativa, con una continua innovazione, e un raddoppio del prezzo del titolo durante il suo mandato, a partire da aprile 2018.
Prodotti di Microsoft
Il business può essere suddiviso in tre segmenti principali, come descritto da Microsoft: Produttività e processi aziendali, Intelligent Cloud e più personal computing.
Productivity and Business Processes comprende l’ampia gamma di servizi di produttività, comunicazione e informazione, come gli abbonamenti Office 365, le soluzioni aziendali Dynamics e LinkedIn (acquistato nel 2016 per 26 miliardi di dollari). Questa parte dell’attività di Microsoft comprende anche marchi di consumo come Outlook.com e Skype.
La parte Intelligent Cloud del servizio di Microsoft comprende tutti i loro servizi basati su server e cloud. Questo include Microsoft SQL Server, Windows Server e Azure. L’attenzione principale di questa parte del business è rivolta ai professionisti e agli sviluppatori IT, al fine di aiutarli ad essere più efficienti e produttivi.
Personal Computing include tutti i sistemi operativi per computer (Windows OEM), vari dispositivi (Surface e accessori per PC), e la loro gamma di dispositivi di gioco: la gamma Xbox, e il sensore di movimento associato, Kinect.
Storia delle azioni
Le azioni Microsoft contribuiscono agli indici NASDAQ-100, DJIA, S&P 500 e S&P 100. Microsoft è stata quotata sul NASDAQ il 13 marzo 1986, ad un prezzo di partenza di 21 dollari.
L’IPO è stata considerata un successo, con un prezzo di chiusura lo stesso giorno di 35,50 dollari. Nel corso della sua vita si stima che le azioni Microsoft abbiano reso quattro miliardari, e circa 12.000 milionari tra i suoi dipendenti.
Al 16 aprile 2018 le azioni Microsoft sono quotate a 91,83 dollari, creando una capitalizzazione di mercato di 719,08 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni Microsoft è stato abbastanza stabile.
La scelta di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina gli si sta ritorcendo contro; probabilmente il presidente, che sogna l’ex Unione Sovietica, non si aspettava questa reazione da parte dell’occidente, che l’ha etichettato come tiranno dittatore e sta abbandonando l’area.
Sono tantissime le aziende che hanno già abbandonato la Russia, altre hanno bloccato (o limitato) i servizi e altre ancora non hanno ancora abbandonato la nazione ma hanno bloccato qualsiasi ulteriore investimento.
L’Europa ha paura che lo zar possa continuare con la sua opera di invasione e quindi prova a proteggere le Nazioni più virtuose, laddove le aziende fanno il grosso dei loro profitti. Lo fanno anche a costo di perderci business e capitali, a patto di mantenere al sicuro le nazioni in cui operano.
Aziende dell’intrattenimento
Partiamo da quelle aziende che probabilmente avranno un minor impatto sull’economia ma un segno forte sulla popolazione russa, cioè le aziende del business dell’entertainment. Sony, Disney e Warner Bros (AT&T) hanno già sospeso la distribuzione di film in Russia. Un po’ più lieve la posizione di Paramount e Spotify che, come anche Netflix, ha sospeso la distribuzione di nuove produzioni ma non hanno ancora abbandonato il mercato.
Electronic Arts, per andare sul mondo del gaming, ha eliminato la Russia dal proprio gioco di punta: Fifa.
Tecnologia
Le aziende sopracitate hanno una forte connessione con la tecnologia, ma non sono dei Tech puri. In questa sezione rientrano invece Apple, Google (Alphabet) e Meta, che vista l’essenzialità dei prodotti distribuiti, non hanno abbandonato il Paese ma hanno limitato i servizi. Meta ha servizi come Facebook, Instagram e WhatsApp, che potrebbero rientrare nell’entertainment ma anche nelle necessità (pensiamo alle comunicazioni su WhatsApp).
Apple ha chiuso negozi fisici e deciso di non vendere nuovi dispositivi nel Paese dell’ex Unione Sovietica. Google ha fortemente limitato i servizi su Maps, anche per una questione di sicurezza per gli Ucraini che si proteggono, e bloccato il servizio Pay, così da allinearsi con le sanzioni.
Airbnb ha sospeso i suoi servizi in Russia e, insieme ai propri host, ha deciso di fornire alloggi gratuiti e sicuri in Ucraina e nelle nazioni vicine al conflitto, così da dare supporto ai rifugiati che decidono di lasciare il Paese.
I servizi di media, come YouTube, Facebook, Microsoft, Tik Tok e Twitter hanno deciso di bloccare i canali di propaganda russa, chiudendo la diffusione di RT (Russia TV) e di Sputnik.
Pagamenti e Finanziari
Sappiamo già che le banche e le strutture russe sono state fortemente bloccate, quelle che rimanevano disponibili erano i pagamenti attraverso Mastercard e Visa. Negli ultimi giorni anche queste due aziende hanno bloccato tutto per i clienti russi, spingendosi anche oltre i confini russi e bloccando i pagamenti per russi in giro per l’Europa.
Decisione abbastanza simile anche per American Express, che al momento pare abbia bloccato solo all’interno dei confini russi.
Ovviamente in questa categoria rientrano anche tutti i servizi finanziari, come Société Générale e HSBC.
Posizione molto dura da parte di NorgesBank, il più grande fondo sovrano al mondo che è stato il primo ad abbandonare il Paese, abbandonando partecipazioni molto importanti, soprattuto in Gazprom, Lukoil e Sberbank.
Moda e Retail
Sono molti i brand di moda e di negozi retail che hanno deciso di chiudere i punti fisici in Russia. Tra i primi a prendere decisioni del genere sono stati Nike e Burberry, tra gli ultimi si registrano le aziende svedesi H&M e Ikea. L’azienda di arredamenti, inoltre, in Russia aveva delle importanti sedi di produzione, che vengono congelate e vengono bloccati gli export e gli import dal paese, con un impatto diretto su circa 15 mila russi e relativo indotto.
Settore automobilistico
Negli ultimi 20 anni le aziende automobilistiche hanno guardato alla Russia come a un mercato vergine da inondare, spostando produzioni e vendite nel Paese. Appena scoppiato il conflitto bellico sono arrivate decisioni importanti da quasi tutte le aziende principali, quindi Volkswagen, Ford e GM hanno annunciato lo stop a esportazioni verso la Russia. Ancora più drastica Toyota, che in Russia, precisamente a San Pietroburgo ha una fabbrica che è stata bloccata.
Si registrano anche i blocchi agli export per Volvo e Harley Davidson, oltre che per i marchi di lusso Jaguar, Aston Martin e Rolls-Royce.
Daimler (Mercedes Benz) ha deciso di interrompere la collaborazione con la russa Kamaz, vendendo anche la sua quota nell’azienda.
Trasporti
Con il blocco degli import ed export delle principali aziende industriali del globo, ovviamente viene impattato anche tutto l’indotto. Sia per questo motivo che per la sicurezza delle proprie navi, la società di trasporto marino Maersk ha completamente bloccato qualsiasi import verso la Russia.
Aziende petrolifere
Non fa certo eccezione il petrolio, ne avevamo già parlato qualche giorno fa, con le aziende petrolifere di tutto il mondo che hanno dismesso o bloccato importanti partecipazioni. La prima in ordine cronologico è stata la britannica BP, che possedeva e ha ceduto il 20% di Rosneft. Hanno copiato la mossa ExxonMobil, Shell ed Equinor.
Leggermente differente la posizione della francese TotalEnergies che ha deciso di non fare ulteriori investimenti ma non ha abbandonato quelli già in essere.
Negli ultimi due anni il mercato dei PC ha vissuto sull’altalena, infatti al periodo di grazia, dovuto ai lockdown e alle esigenze, per le persone, di avere apparecchiatura funzionante per poter lavorare da remoto, è seguita la crisi dei chip e quindi l’arrivo dell’inflazione, che ha visto intaccare le vendite.
I prezzi dei portatili e, in generale, di tutte le apparecchiature informatiche si è già in parte adeguato al nuovo corso. Il caso simbolo, per esempio, è Apple, il quale ha alzato i prezzi dei suoi Macbook, in concomitanza con l’introduzione dei processori M1, portandoli dai 1.400 medi necessari per l’acquisto di un Macbook pro del 2020 ai 2.300 necessari per l’acquisto della nuova versione 2021.
Le altre aziende non sono state a guardare e, chi più chi meno, tutti hanno adeguato i prezzi, abbattendo il problema della carenza di componentistica e di aumento dei prezzi della logistica. Insomma, il mercato dei PC, e in generale dell’informatica, è già allineato al nuovo corso.
Quali sono le azioni del mercato dei PC
Andiamo quindi ad analizzare una lista di aziende che hanno come core business lo sviluppo di apparecchiatura informatica, con particolare attenzione proprio ai Personal Computer.
Azienda
Mercato
Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD)
Processori
Apple (NASDAQ:AAPL)
Device / PC
ASUS (TPE:2357)
Device / PC
Broadcom Inc (NASDAQ:AVGO)
Semiconduttori
Dell Technologies (NYSE:DELL)
Device / PC
Hewlett-Packard (NYSE:HPQ)
Device / PC
IBM (NYSE:IBM)
Hardware
Intel (NASDAQ:INTC)
Processori
Lenovo (HKG:0992)
Device / PC
Logitech (SWX:LOGN)
Sistemi puntamento
Microsoft (NASDAQ:MSFT)
Device / OS
NVIDIA (NASDAQ:NVDA)
Schede grafiche
Philips (AMS:PHIA)
Device / Monito
Samsung (KRX:005930)
Device / Monitor
STMicroelectronics NV (BIT:STM)
Semiconduttori
Texas Instruments (NASDAQ:TXN)
Semiconduttori
Aziende del mondo laptop/desktop
Queste sono le aziende principalmente impegnate nel segmento dei PC (sia desktop che laptop) a vario titolo.
In questa lista ci siamo concentrati sulle aziende che hanno una forte connotazione nel mercato, quindi andando ad analizzare le aziende che producono PC/Laptop, ma anche aziende leader sul mondo dei display, della componentistica e sui sistemi di puntamento.
Nella lista appaiono anche aziende che hanno nel loro core business altri mercati poco legati all’informatica, come per esempio Samsung, che produce display ed è alla base della maggior parte dei pannelli nelle nostre case, oltre a componenti interni ai PC (memorie, schede di rete, ecc), ma produce anche prodotti che con l’informatica non c’entrano nulla, come per esempio lavatrici e/o microonde.
Stesso dicasi per Philips, che ha mantenuto una buona fetta di mercato sui display ma che produce anche biberon e altri prodotti per la prima infanzia.
Dalla lista abbiamo volontariamente escluso Alphabet/Google, poiché è vero che produce i ChromeBook ed è attiva sui sistemi operativi, ma l’attività è molto marginale, concentrandosi molto di più sui dispositivi mobile, dove è presente con Android, e sul software, dove ha Chrome e una serie di altre App.
Market Share Laptop/Desktop
Tralasciando le aziende che fanno componentistica, ecco quindi la suddivisione del mercato tra le aziende che producono solo laptop/notebook e PC Desktop. Si tratta del market share a tutto il 2021.
Azienda
Market Share
Lenovo
24,1%
HP
21,7%
Dell
17,4%
Apple
8,5%
Acer
7,1%
Altre
21,2%
Market Share vendite computer
Come si può notare dall’ultima riga, il mercato è molto frammentato e anche aziende molto piccole riescono ad avere una discreta fetta di mercato.
C’erano un tempo i titoli FAANG, i quali corrispondevano a Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google. Poi, causa rebranding delle società capogruppo (Facebook è diventato Meta Platform e Google è diventato Alphabet), la sigla potrebbe diventare MAANA, ai quali aggiungiamo noi anche Microsoft, in una nuova sigla che potrebbe essere MAMANA.
Ecco, in questi giorni i titoli MAMANA stanno avendo delle variazioni di prezzo molto importanti. Ha iniziatoNetflix, il quale ha presentato dei risultati della trimestrale ottimi, ma ha modificato la guidance, indicando per il trimestre in arrivo un calo del numero dei nuovi abbonati: 2,5 milioni secondo l’azienda, rispetto ai 4 milioni che si aspettavano gli analisti. Risultato un crollo del 25% nel giro di un paio di giorni.
Poi ha continuato Alphabet, la quale ha stupito in positivo gli investitore, facendo registrare dei picchi del 10% nel primo giorno di contrattazioni. Infine lo stesso destino è toccato ad Amazon, con gli analisti che si aspettavano un EPS relativamente basso e l’azienda ha annunciato utili per (quasi) 10 volte ciò che si aspettavano gli analisti; risultato un (circa) 10% nel primo giorno di contrattazioni. Dulcis in fundo, Meta Platform (già Facebook) che non si è discostata di molto rispetto a quanto si aspettassero gli analisti, ma per la prima volta nella sua storia ha comunicato un calo di utenti attivi giornalieri… apriti cielo, perso il 25%.
Le uniche che hanno lasciato abbastanza “tranquilli” gli investitori sono state Apple e Microsoft, che in questo gruppetto sono anche, probabilmente, le aziende più mature.
Ma un investitore di lungo corso, come vogliamo essere noi, non bada ai risultati di una singola trimestrale (cosa sono 3 mesi in confronto a 5/10 anni?), piuttosto si concentra sulle prospettive a lungo periodo. Ecco, allora questo andiamo a fare, analizziamo, una a una, le aziende del settore tech, cercando di comprendere quali sono le prospettive e dove andremo a parare tra qualche anno.
Per farlo seguiamo l’ordine del nome FAANG, al quale aggiungeremo, alla fine, Microsoft.
Meta Platform (ex Facebook)
Partiamo quindi dalla F di Facebook o, dovremmo dire, dalla M di Meta Platform. Tutto sommato, a guardare i numeri, la trimestrale di Facebook/Meta è stata anche ottima, rispetto a 12 mesi prima i ricavi sono stati in aumento del 19,9% (33,7 miliardi contro i 28,1 del Q420), utili invece in linea (10,3 contro 11,2), con una perdita dell’8%.
Se invece guardiamo all’intero anno, chiusosi in concomitanza con questa trimestrale, abbiamo ricavi per 117,9 miliardi, in aumento del 37% rispetto ai 12 mesi precedenti (86 miliardi) e utili a 39,4 miliardi rispetto ai 29,1 dell’anno precedente, quindi con un aumento del 35%.
Insomma l’azienda, per quanto riguarda i bilanci, è in continua crescita, ma il mercato sconta il futuro e quindi l’annuncio della perdita di un milioni di utenti (a livello globale) ha spaventato gli investitori.
Ma come già anticipato, su questo sito preferiamo guardare le aziende in prospettiva, andando a indagare più in là di un singolo trimestre e possibilmente anche di una singola annualità.
Partiamo con un pro e un contro:
Pro: tra quelle in oggetto è l’unica che sta veramente investendo nel Metaverso, questo potrebbe essere un vantaggio nella misura in cui il metaverso realmente dovesse diventare qualcosa di concreto. Al momento stiamo parlando, più o meno, di “aria fritta”.
Contro: tra le aziende qui analizzate (Netflix a parte) è quella che possiede meno brevetti (5.683), quindi quella che basa la propria fortuna più sugli utenti che utilizzano i servizi rispetto alla tecnologia
Partiamo analizzando il contro, cioè il numero di brevetti: 5.683 per un’azienda delle dimensioni di Facebook, che è attiva oramai da oltre un decennio, è veramente poca cosa. Stanno ponendo rimedio registrando patents sulle tecnologie del metaverso, ma questa è una forte scommessa. Se il metaverso dovesse rappresentare una meteora, come è già stato varie volte in passato, allora Facebook avrà impegnato risorse, brevetti e soldi su qualcosa destinato a morire.
La vera ricchezza di Meta Platforms, al momento, sono gli utenti: chi non ha WhatsApp? Chi non conosce Facebook o Instagram? Ma basare l’intera ricchezza sugli umore degli utenti potrebbe non essere una gran mossa, soprattutto quando questi utenti sono privati su un mezzo per distrarsi.
Apple
La seconda e la terza lettera sono entrambe A, quindi avrebbero una valenza duplice, sia per Apple che per Amazon. E a ben vedere entrambe le società si somigliano, in quanto a prospettive e maturità.
Ma partiamo con Apple che, tra le due, è certamente quella con qualche primavera in più. Nel 2011, con la morte di Steve Jobs, si disse che l’azienda sarebbe andata in brutte acque, senza più innovazione… dopo 10 anni possiamo affermare che quelle paure erano esagerate.
Apple è viva e vegeta e benché gli ultimi dati di vendita di iPhone, il prodotto principale della mela morsicata, non sia più a livelli di qualche anno fa, l’azienda ha saputo più volte innovare e progettare device che hanno rivoluzionato il mercato (AirPods vi dice nulla, per esempio?).
Se un grande investitore come Warren Buffett, attraverso la sua società Berkshire Hathaway, impegna circa il 40% del proprio capitale nelle azioni dell’azienda di Cupertino un motivo ci sarà…
Tralasciando trimestrali e altri dati di bilancio, che per Apple sono un costante crescere, guardiamo quindi alle prospettive sul medio/lungo periodo, con un occhio agli ultimi anni.
Apple, dopo aver sviluppato ed essersi concentrata principalmente sull’iPhone, negli ultimi anni ha ricominciato a innovare, trovando nuove soluzioni per aggiungere revenue stream alle proprie casse. Tra gli ultimissimi device creati troviamo certamente AirPods e AirTag, due device wearable che stanno vendendo molto bene.
Ma la vera innovazione di Apple è sotto la scocca, infatti la società ha concentrato gli ultimissimi periodi nello sviluppo di tecnologia in grado di abbattere qualsiasi competitor. Ecco quindi, per esempio, la creazione dei propri processori, con la linea A per i device portable (iPad e iPhone) e la linea M per i MacBook.
Proprio con i MacBook, nell’ultimo anno ha dato una sterzata netta; infatti il Macbook stava diventando sempre più un device medio/alto che poco si distingueva dalla concorrenza e anche i prezzi ne risentivano.
I nuovi MacBook 2021, basati su processore M1, hanno rivisto i prezzi al rialzo, impostando un nuovo livello all’asticella per i competitor e, soprattutto, a detta dell’intero mercato, hanno alzato le prestazioni a qualcosa mai visto prima. Insomma, chi acquista oggi un portatile, se vuole un top di gamma, non può far a meno di guardare verso Cupertino.
Infine, a differenza degli altri competitor in questa lista, Apple sta creando un proprio solco da seguire, differente rispetto agli altri. Infatti mentre Amazon, Google, Netflix e compagnia si stanno uccidendo sul Web, Apple mantiene il focus sull’hardware e sul software, con poche fuoriuscite da questo percorso.
Amazon
Quindi continuiamo con la terza lettera, quindi la seconda A e questa volta analizziamo Amazon. E dopo aver analizzato un’azienda che sta facendo la propria ricchezza attraverso l’hardware, torniamo a parlare di Web.
Amazon è nata vendendo libri su Internet, sembra oramai un’era fa, eppure sono passati appena più di 10 anni da quando Amazon è diventata quello che conosciamo oggi (azienda fondata nel 1994 da Jeff Bezos, ma il vero cambio passo è stato fatto alla fine degli anni 2000).
Se chiedete a 10 persone in strada cosa fa Amazon sicuramente vi risponderanno “commercio elettronico“, infatti per questo è conosciuta dalla massa. Ma in realtà il vero valore di Amazon non è oramai nella vendita di prodotti attraverso il proprio store, quando nel settore AWS, cioè servizi SaaS per altre aziende.
Attraverso AWS le aziende di tutto il mondo possono approdare su cloud, con software già preconfezionati per rispondere alle più svariate esigenze. Quella che era la piattaforma su cui si appoggiava Amazon è stata pacchettizzata, sviluppata e venduta ad altre aziende.
Ciò è un valore inestimabile per Amazon, poiché un grosso sito, che ha allargato i propri tentacoli su svariati servizi offerti da AWS, prima di abbandonare Amazon per andare altrove ci penserà molte volte. Un business quindi molto stabile e anche qualora (per assurdo) lo store di Amazon fosse chiuso possiamo stare certi che l’azienda sarà dura a morire.
Tutto ciò senza dimenticare il mondo Echo e gli assistenti virtuali che ci stiamo posizionando in casa e che ci permettono di accedere ad altri innumerevoli servizi di Amazon (Prime Music, Prime Video, ecc).
Insomma, sulla base del cloud, Amazon sta allargandosi a macchia d’olio e oramai è nella vita di chiunque di noi, anche di coloro i quali non sono clienti dell’azienda di Seattle.
Netflix
A ben guardare le capitalizzazioni di mercato, Netflix non dovrebbe nemmeno esserci in questa stretto gruppo di aziende. Infatti il servizio di streaming televisivo è, tra le 6, l’azienda più piccola e, a differenza delle altre, si concentra solo su un aspetto, senza variare su altri segmenti di mercato.
Infatti Netflix non ha servizi cloud, non ha servizi Web che non siano quello che è il suo core business né è probabilmente interessata a espandersi verso altri lidi. Netflix è un servizio di streaming di film e serie TV, lo fa bene e rappresenta, a tutti gli effetti, la TV del futuro.
La penetrazione di mercato è ancora abbastanza bassa, non a caso gli investitori guardano ai nuovi abbonati più che ai dati di bilancio. Per tale motivo, alla comunicazione di un rallentamento sulle nuove sottoscrizioni, il titolo è crollato in borsa.
Allo stesso tempo, però, Netflix sta aggiungendo titoli alla sua già folta libreria, sia acquisendo diritti di trasmissione che producendo film e serie TV, sempre apprezzate dagli utenti.
Tra le 6 aziende è certamente quella più “immatura” e che può scalare di più il mercato; infatti possiede ancora ampi bacini di aree del mondo da raggiungere e, anche dove ha già una presenza, ci sono target enormi non ancora toccati.
Google (Alphabet)
Chiudiamo la vecchia sigla FAANG con Google, che in realtà da qualche anno si chiama Alphabet. Non basterebbe un intero libro per descrivere tutte le attività e gli interessi dell’azienda di Mountain View, figuriamoci se riusciamo a essere esaustivi con un capitolo all’interno di un articolo… impossibile.
Detto ciò proviamo a elencare i servizi principali e il core business dell’azienda:
Google
YouTube
AdSense/Google Marketing
Google Business
Cloud
Google Maps
Google services (Analytics, API, ecc)
E questa è una breve lista, veramente poco esauriente. Nata come motore di ricerca, ha ben presto affiancato la prima piattaforma automatica di advertising (AdSense/AdWords) la quale è riuscita a dare una base solida ai ricavi della società.
Attraverso acquisizioni a pioggia è riuscita ad allargarsi in molti altri campi, facendo fruttare molti dei servizi che sviluppa. A oggi il grosso del proprio successo si ha attraverso la pubblicità, che veicola su Google, su YouTube e sui siti che si affiancano ad AdSense, oltre che nel mondo business attraverso il cloud (qui competitor di Amazon), SaaS e Google Business (servizi di posta elettronica, documenti, spazi hosting, ecc).
Se proprio dobbiamo trovare una pecca in Alphabet, questa è il fatto che non è mai riuscita a creare un ecosistema per le aziende, lasciando questo mercato a Office365 di Microsoft. Manca di un servizio come Teams ma in compenso riesce a dare molti altri servizi senza rinchiudere le aziende dentro l’ecosistema.
Da qualche tempo, attraverso Google Stadia (competitor di Xbox di Microsoft) sta cercando di invadere il mercato dei videogames, inoltre è già forte la presenza su Mobile (Android) e su Web (oltre ai siti, anche con Chrome).
Se Apple è riuscita a creare degli ecosistemi con l’hardware e Microsoft, per le aziende, con Office 365, Google comunque eccelle su vari ecosistemi, principalmente Web per utenti privati.
Attraverso Other Bets Google prova a creare un lab per entrare in mercati futuri, come per esempio Waymo, il programma di guida autonoma di vetture, piuttosto che Nest, che include tutto ciò che riguarda l’ambiente domestico (come per esempio Google Home).
Ci sarebbe molto di cui parlare per Google, ma giusto come riferimento basta dire che tra quelle in esame è l’azienda con più brevetti registrati e accettati, ben 34.188, circa 7 volte quelle di Meta Platforms. In pratica Alphabet, anche sparissero gli utenti dai suoi servizi (impossibile) potrebbe probabilmente sopravvivere grazie ai brevetti registrati e di cui non si può far a meno.
Microsoft
Ed ecco quella che, secondo noi, è una corretta aggiunta alla vecchia sigla. Microsoft, passata inosservata negli anno scorsi, si sta muovendo con le idee molto chiare e con un business che ha un grande respiro.
Fatta pulizia su alcuni business oramai persi, come per esempio i sistemi operativi mobile, piuttosto che la produzione di hardware su larga scala, il CEO Satya Nadella, alla guida di Microsoft oramai da 7 anni, ha concentrato le proprie risorse su pochi punti, diventando per questi il riferimento assoluto.
Un esempio di ciò è Office 365, una suite di software che creano un ecosistema intorno alle aziende. Grazie anche al Covid, non esiste azienda di una certa dimensione che non ha adottato questa soluzione, con comunicazione interna intorno a Teams, e con una serie di servizi a corredo (InTune, le licenze per Office, Outlook, ecc).
In parallelo, un secondo pillar fortemente sviluppato negli anni è stata la piattaforma di gaming, con Xbox come capogruppo e gli abbonamenti a Xbox pass come cavallo di battaglia. La crisi dei chip ha leggermente avvantaggiato Microsoft rispetto a Sony e l’azienda di Redmond ne ha prontamente approfittato.
Infine rimangono in piedi i vecchi stream di introiti come il sistema operativo Windows e il mondo Web con MSN e Bing. Ma che negli anni contano sempre meno rispetto al totale delle attività di MS.
Conclusione
Facendo un punto finale su quanto ci siamo detti, appare evidente come in questo gruppo di aziende ce ne sono alcune che sono passate da azioni growth a value, ciò perché hanno consolidato business e sono oramai delle certezze. Tra questi ci sono certamente Microsoft, Apple, Amazon e Alphabet.
Dall’altro lato ci sono aziende ancora molto sensibili a variazioni del mercato, come per esempio Netflix e Meta Platforms, le quali possono subire grandi variazioni di prezzo in base ai comportamenti dei propri utenti.
I prezzi delle azioni Tech, in generale, sembrano un po’ “tirati” soprattutto per alcune aziende che ancora hanno da dimostrare quanto possono crescere in futuro. Stiamo però andando verso un anno che si presenta come molto volatile e i titoli growth subiranno molto i sali/scendi del mercato.
Di contro ci sono alcune aziende oramai stabili e che sono riuscite a inserirsi in mercati di difficile sostituzione (pensiamo a un’azienda che deve sostituire Office 365 con qualcosa altro oppure un’azienda con decine di servizi SaaS su AWS che deve passare ad altro player…), queste aziende hanno guadagnato una posizione stabile e difficile da attaccare, inoltre sono le stesse aziende che presentano un P/E tra i più bassi, quindi anche in caso di crisi o di volatilità sono le aziende che subiranno di meno.
La crisi dei chip sta dando un leggero vantaggio a Microsoft, infatti le console di nuova generazione XBox Serie X|S sono più disponibili rispetto alla nuova PlayStation 5 di Sony.
Questo, per la casa di Redmond, è un vantaggio da sfruttare, infatti per Microsoft, la vendita delle console è solo un tramite per arrivare agli incassi sui giochi venduti e, in particolar modo, sugli abbonamenti a Game Pass (una sorta di Netflix per i giochi).
La sfida Microsoft/Sony si è spostata in digitale e l’azienda americana, leggermente in vantaggio, vuole sfruttare appieno il momento.
In quest’ottica si innesta l’offerta più alta mai fatta da Redmond per un M&A: l’acquisizione di Activision Blizzard, società di Santa Monica, in California, nota ai più per la produzione della celebre serie Call of Duty, oltre che di numerosi altri titoli tra cui World of Warcraft e Candy Crush.
Evidentemente Microsoft vede nei videogames un futuro luminoso e per questo motivo ha messo sul piatto ben 68,7 miliardi di dollari, corrispondenti a 95 dollari ad azione di ATVI.
L’operazione richiederà comunque tempo, infatti MS ha previsto di integrare completamente la società solo alla fine del 2023. Fino ad allora Activision lavorerà in modo indipendente. Qualora l’operazione dovesse essere bloccata, per il volere di Microsoft o perché qualche ente Antitrust non ci vedesse chiarissimo, Microsoft parrebbe intenzionata a pagare una penale di circa 3 miliardi di dollari.
All’annuncio della notizia il titolo ATVI ha fatto un balzo intorno al 30%, per poi ripiegare fino a 83 dollari. L’offerta prevede un bonus del 45% rispetto ai prezzi di chiusura di venerdì e non vi è dubbio che gli azionisti di ATVI siano fortemente intenzionati a vendere a Microsoft. Il titolo ATVI ha quindi ancora margine per correre dagli 83 dollari attuali fino ad allinearsi al prezzo dell’offerta, con un guadagno del 14,45%.
Dal punto di vista della strategia dell’operazione bisognerà comprendere, qualora l’acquisizione andasse in porto, se Microsoft lascerà i titoli principali ancora disponibili anche per PS5 oppure se andrà a creare delle esclusive, spingendo molti amanti delle saghe a fare il salto di consolle. Siamo certi che, qualora Call of Duty diventasse esclusiva Xbox, molti videogiocatori acquisteranno una consolle targata MS.
La prossima generazione di telefonia mobile, in particolar modo quando parliamo di scambio di pacchetti Internet, è certamente il 5G. Si tratta della quinta generazione di tecnologia di rete wireless, che ha latenze inferiori al suo predecessore e velocità che arrivano, nei picchi, a 100 volte più del 4G.
Una tecnologia del genere, è inutile nasconderselo, potrebbe addirittura arrivare a minare lo strapotere delle fibre nelle case domestiche. Ovviamente questo è ben conosciuto dagli operatori che, tipicamente, hanno connessioni sia fisse che mobile e non alzano il numero di GB disponibili solo per evitare, appunto, la cannibalizzazione.
In Italia già dal 2020 sono attive delle reti 5G, in particolar modo sono le due aziende più grandi, Vodafone e TIM, che stanno allargando le proprie antenne. Negli Stati Uniti invece è stata T-Mobile ad anticipare la concorrenza, ciò grazie soprattutto al fattore di scala e al risparmio avuto con il merge tra questa e Sprint Corporation; in ogni nazione, comunque, c’è almeno un operatore che è stato pioniere.
I migliori titoli del 5G
I fornitori di reti mobili come T-Mobile, Vodafone, TIM, Orange e Verizon, sono ottimi veicoli per iniziare a investire sul 5G, ma gli investitori dovrebbero guardare al mercato della filiera, in particolar modo a quello delle torri e attrezzature per realizzare ottimi gain.
Nel 5G lavorano infatti molte aziende che sostanzialmente possono essere suddivise in:
Un piccolo investitore potrebbe avere qualche difficoltà a costruire un portafoglio con almeno un paio di aziende in ognuna di questi punti, per questo motivo sono nate come funghi decine di ETF che nei componenti hanno proprio le aziende della filiera del 5G.
Produttori di chip 5G (produttori di semiconduttori)
Non esiste tecnologia, al giorno d’oggi, che non abbia alla base i chip, quindi anche la tecnologia del 5G fa largo uso di semiconduttori.
Tra queste aziende troviamo, giusto come esempio, Qualcomm, Skyworks Solutions, Intel, Advanced Micro Devices, NVIDIA oltre a una serie di produttori asiatici.
Non a caso tra i produttori mettiamo NVIDIA, poiché il 5G potrebbe iniziare a fare largo uso di GPU, potenza di calcolo delle schede video. Inoltre proprio i videogiocatori, vista la latenza bassa della rete, potrebbero fare grande uso di 5G con impatti positivi per il produttore di schede video, nel suo mercato di riferimento.
Azioni legate alle infrastrutture del 5G
Oltre ai chip, anche i produttori di attrezzatura per networking avranno un grande vantaggio, ovviamente per arrivare agli utenti finali le connettività 5G dovranno passare attraverso infrastrutture di rete.
Tra le infrastrutture di rete troviamo certamente gestori di Torri WiFi, come per esempio la spagnola Cellnex, ma anche produttori di dispositivi per networking, come Cisco ed Ericsson, piuttosto che connettività in fibra ottica, poiché il 5G collega solo l’ultimo miglio, cioè dal nostro device fino all’antenna, però le antenne tra di loro sono connesse attraverso reti in fibra e qui potrebbe entrare in gioco un’azienda italiana, come Prysmian, uno dei leader mondiali in questo settore.
Un’ulteriore azienda interessante per quanto riguarda la connettività è l’americana Corning, produttore di vetro e ceramica per ambiti industriali in origine e che si sta convertendo sempre più alle reti. Riprova ne è la collaborazione con Qualcomm per fornire attrezzatura di rete all’interno di edifici e torri.
Tra le infrastrutture poi non possiamo dimenticare il mondo del cloud, poiché connettività sempre più veloce e mobile, insieme a device e smartphone che registrano a risoluzioni sempre maggiori, portano a backup e streaming di video e immagini sempre più pesanti e sempre più complesse da gestire. In questo caso un grande vantaggio soprattutto per i big della tecnologia, come per esempio Amazon (con AWS), Google (Google Cloud), Microsoft (Azure) e Apple (iCloud), ma anche per piccoli come per esempio DropBox piuttosto che la semisconosciuta Arista Networks, la quale gestisce data center.
Azioni immobiliari (principalmente torri)
Abbiamo già parlato della spagnola Cellnex che è leader indiscusso di questo segmento, quello che non abbiamo detto è che, spesso, le torri WiFi vengono installate in immobili locati con contratti per lunghe durate.
In questo segmento spiccano principalmente le aziende di gestione torri al di là dell’oceano, come per esempio American Tower, Crown Castle e Digital Realty Trust, i quali sono a tutti gli effetti dei Real Estate Investiments Trust (REITs).
Chi gestisce immobili industriali adatti allo scopo avrà solo da guadagnarci dall’installazione di nuovi siti per le antenne 5G.
Tutte le azioni di aziende che hanno interessi nel 5G
Ed eccola una lista che vuole cercare di essere più esaustiva possibile, con la lista di tutte quelle azioni legate ad aziende che hanno grandi interessi grazie al 5G.
Azioni
Settore
Akamai NASDAQ: AKAM
CDN
Alphabet Inc (Google Cloud) NASDAQ: GOOGL
Cloud
Altice Europe AMS: ATC
ISP
Amazon (AWS) NASDAQ: AMZN
Cloud
American Tower Corp NYSE: AMT
Torri
Apple (iCloud) NASDAQ: AAPL
Cloud
AT&T Inc. NYSE: T
ISP
BCE Inc TSE: BCE
ISP
Broadcom NASDAQ: AVGO
Chipset
BT Group PLC LON: BT.A
ISP
Cable One NYSE: CABO
Cavi e Fibra
CenturyLink NYSE: LUMN
ISP
Cellnex Telecom BME: CLNX
Torri
Cisco Systems NASDAQ: CSCO
Networking
CloudFlare NYSE: NET
CDN
Corning Incorporated NYSE: GLW
Cavi e Fibra
Crown Castle International Corp NYSE: CCI
Torri
Deutsche Telekom ETR: DTE
ISP
Digital Realty Trust NYSE: DLR
Torri
Dropbox Inc NASDAQ: DBX
Cloud
Ericsson Telefonaktiebolaget LM STO: ERIC-B
Networking
FoxConn TPE: 2354
Chipset
IBM (IBM Cloud) NYSE: IBM
Cloud
Iliad EPA: ILD
ISP
Intel NASDAQ: INTC
Chipset
Inwit BIT: INW
Torri
Lumen Technologies NYSE: LUMN
Torri
MediaTek TPE: 2454
Chipset
Micron Technology NASDAQ: MU
Chipset
Microsoft (Azure Platform) NASDAQ: MSFT
Cloud
Motorola Solutions NYSE: MSI
Networking
Nexans EPA: NEX
Cavi e Fibra
NKT CPH: NKT
Cavi e Fibra
Nokia HEL: NOKIA
Networking
NVIDIA (ARM) NASDAQ: NVDA
Chipset
Orange EPA: ORA
ISP
Prysmian BIT: PRY
Cavi e Fibra
Qorvo NASDAQ: QRVO
Networking
Qualcomm NASDAQ: QCOM
Chipset
Skyworks Solutions NASDAQ: SWKS
Networking
STMicroelectronics BIT: STM
Chipset
T-Mobile US NASDAQ: TMUS
ISP
Telecom Italia SpA BIT: TIT
ISP
Telefónica BME: TEF
ISP
Telephone and Data Systems, Inc. NYSE: TDS
Torri
TSMC TPE: 2330
Chipset
Verizon Communications NYSE: VZ
ISP
Vodafone LON: VOD
ISP
Investire nel 5G per il lungo termine
Quello del 5G è un mercato agli inizi, ma nonostante ciò, poiché gli attori sono tutti player già presenti nel 4G, questo mercato non soffre certamente dei problemi dati da industrie immature.
Non vi è dubbio che il 5G è il futuro della connettività mondiale, come lo è stato il 4G fino a oggi. Investire nelle aziende migliori su questo mercato porterà solo vantaggi sul lungo periodo.
Il Cloud è la vera innovazione degli ultimi 10 anni nell’Information Technology. In particolare, è complesso dare una definizione totale del cloud computing, ma si tratta di centralizzare spazi e calcoli computazionali così da permettere di esternalizzare servizi che in-house costerebbero decisamente di più.
Pensiamo per esempio a piccole società, o individui, che abbiano la necessità di archiviare documenti con la garanzia di non perdere tale documentazione, la soluzione in-house potrebbe essere quella di installare dei servizi RAID, con dei costi sensibili e la quasi impossibilità di raggiungerli da remoto, invece attraverso servizi cloud si ha spazio a sufficienza con la possibilità di consultare tali documenti da app, smartphone, PC e in generale da remoto: un esempio in tal senso è Dropbox.
Ma il cloud non si ferma solo a dello spazio in remoto, spesso attraverso il cloud si sfruttano dei Software as a Service (SaaS), pensiamo per esempio a piattaforme di E-commerce, come Shopify, oppure ad architetture decisamente più grandi, come Salesforce, ma anche a service utili per i developer per implementare piattaforme complesse attraverso poco lavoro.
Infine il cloud viene sfruttato da un’infinità di servizi per recuperare del potere computazionale. Per esempio, la maggior parte dei siti web, oramai, è in cloud, cioè è fisicamente in un server fornito da una società che virtualizza e fornisce potere computazionale (un esempio è AWS di Amazon), senza l’esigenza di gestire server in-house. Allo stesso modo possono essere sfruttate soluzioni come la CDN, per la diffusione dei siti medesimi, oppure servizi per il calcolo di Intelligenza Artificiale, di elaborazione matematica e di un’altra miriade di funzionalità.
Azioni legate al cloud
Eccolo quindi un elenco di azioni facenti riferimento ad aziende impegnate nella filiera del cloud.
Sotto Settore
Adobe NASDAQ: ADBE
SaaS
Akamai NASDAQ: AKAM
CDN
Alphabet Inc (Google Cloud) NASDAQ: GOOGL
Cloud Computing
Amazon (AWS) NASDAQ: AMZN
Cloud Computing
Apple (iCloud) NASDAQ: AAPL
Archiviazione
Box NYSE: BOX
Archiviazione
CloudFlare NYSE: NET
CDN
Coupa NASDAQ: COUP
SaaS / Budget Man.
CrowdStrike NASDAQ: CRWD
Security
Datadog NASDAQ: DDOG
Analytics Platform
DocuSign NASDAQ: DOCU
Agreement Cloud
Dropbox Inc NASDAQ: DBX
Archiviazione
Fastly NYSE: FSLY
Cloud Platform
IBM (IBM Cloud) NYSE: IBM
Cloud Computing
Microsoft (Azure Platform) NASDAQ: MSFT
Cloud Computing
Ncino Inc NASDAQ: NCNO
Banking SaaS
Oracle Corporation NYSE: ORCL
Database Storage
Salesforce.com NYSE: CRM
SaaS / CRM
ServiceNow NYSE: NOW
SaaS
Shopify NYSE: SHOP
E-Commerce
Splunk NASDAQ: SPLK
Big Data
Trade Desk Inc NASDAQ: TTD
Advertising
Twilio NYSE: TWLO
CPaaS
Veeva Systems NYSE: VEEV
Cloud Pharma
VMware Inc NYSE: VMW
Virtualization
Workday NASDAQ: WDAY
SaaS
Zscaler NASDAQ: ZS
Security
Azioni di aziende che offrono servizi cloud
Come è facile notare, dando uno sguardo ai sotto-settori, il cloud viene impiegato praticamente per ogni aspetto della nostra vita e, in particolar modo, viene sfruttato dalle aziende per i più disparati motivi.
Si passa da soluzioni cloud per aziende pharma, a soluzioni per il mondo finance, fino ad arrivare alle piattaforme di cloud computing totali (AWS, Azure, Google, IBM).
L’archiviazione, che è l’uso più elementare del cloud, è solo una piccola fetta di questo mondo, che oramai viene sfruttato da qualsiasi industria del mondo.
Da quando Apple, nel 2007, ha lanciato il primo iPhone, tanto è cambiato in questo mercato. Steve Jobs “inventò” il mercato degli smartphone, nel quale si inserirono immediatamente due big come Google (con il sistema Android) e Microsoft con i propri Windows Phone.
Se quest’ultimo si è perso per strada, Android invece è riuscita a recuperare il ritardo e oggi è il sistema operativo più comune negli smartphone, anche perché iOS, il sistema di Apple, è distribuito solo negli iPhone/iPad, mentre Android è distribuito con i device di vari produttori.
Ma il sistema operativo è una piccola parte nel mondo degli smartphone, varie aziende, a vario livello, hanno interessi nella filiera di produzione di smartphone. Un esempio ne è il produttore di piattaforme chipset Qualcomm che, con la linea Snapdragon, è riuscita a diventare uno standard nei telefoni Android. Stesso dicasi per Foxconn, principale produttore dei telefoni della Mela.
Senza dimenticare poi i produttori veri e propri dei telefoni Android, come per esempio Samsung, Xiaomi, Sony, ecc. E non apriamo la lista ai provider di servizi internet in mobilità o a chi sta sviluppando soluzioni 5G, altrimenti la lista diventerebbe veramente infinita.
Le azioni delle aziende nel mercato degli smartphone
Ecco quindi una lista di aziende nel mercato degli smartphone:
Settore
Alphabet Inc (Android) NASDAQ: GOOGL
Sistema operativo
Apple NASDAQ: AAPL
Produttore
AU Optronics TPE: 2409
Display
BlackBerry NYSE: BB
Produttore
Broadcom NASDAQ: AVGO
Chipset
Cisco Systems NASDAQ: CSCO
Networking
FoxConn TPE: 2354
Chipset
HTC TPE: 2498
Produttore
Intel NASDAQ: INTC
Chipset
Japan Display TYO: 6740
Display
LG Electronics KRX: 066570
Produttore
MediaTek TPE: 2454
Chipset
Micron Technology NASDAQ: MU
Chipset
Microsoft NASDAQ: MSFT
Produttore
Motorola Solutions NYSE: MSI
Produttore
Nokia HEL: NOKIA
Produttore
NVIDIA (ARM) NASDAQ: NVDA
Chipset
Qorvo NASDAQ: QRVO
Networking
Qualcomm NASDAQ: QCOM
Chipset
Samsung Electronics KRX: 005930
Produttore
Sharp Corporation TYO: 6753
Display
Skyworks Solutions NASDAQ: SWKS
Networking
Sony TYO: 6758
Produttore
TCL Corporation SHE: 000100
Produttore
Tianma Microelectronics SHE: 000050
Display
TSMC TPE: 2330
Chipset
Xiaomi Corp HKG: 1810
Produttore
Azioni di aziende impegnate nel mercato degli smartphone
Come si può notare ai classici produttori di chipset e device si aggiungono una serie di altre aziende che si occupano, a vario livello, di fornire memorie (DDR, RAM, fisiche), display, antenne wifi e apparati di networking in genere.
Uno smartphone è infatti un concentrato di tecnologia nel quale il produttore principale, spesso, non fa altro che assemblare componenti derivati da altri produttori differenti.
I più “vecchi” (o poco giovani, che è meglio) ricorderanno certamente il tentativo di acquisizione da parte di Microsoft che voleva portare nel proprio giardino quello che allora era un gigante come Yahoo… Tentativo che allora fallì perché di mezzo si mise Google.
Poi è arrivata l’epoca dei social, dei microservizi, del cloud e Microsoft ha decisamente cambiato strada. Nel mentre ha cambiato anche management, con l’arrivo di Satya Nadella che è riuscito a dare un’impronta nuova alla società.
Ma l’appetito di acquisizioni, per il colosso di Redmond, non è certo cambiato e negli anni è riuscita ad allungare le mani su social del calibro di LinkedIn, su community professionali open source come GitHub o su profili gaming come ZeniMax Media.
Appetito che evidentemente non è stato ancora domato, considerando che Microsoft durante il 2020 ha cercato di cogliere l’opportunità di acquisire TikTok, società cinese che Trump voleva internalizzare (o chiudere), tentativo andato in fallimento per il cambiamento della linea politica cinese e soprattutto per minacce incrociate tra i governi di Cina e USA.
Allora, orfana di TikTok, Microsoft ha ben pensato di provare a fare campagna acquisti direttamente in America, provando a portarsi a casa Pinterest, social di ricerca fotografica che durante la pandemia da Corona Virus è riuscita a portare a casa uno strepitoso +600% sulla capitalizzazione.
Successo arrivato grazie al fatto che, con i negozi chiusi per i vari lockdown, Pinterest ha rappresentato un’opportunità unica per i brand di moda di far conoscere i propri capi, con l’inizio del funnel di acquisto che partiva proprio dal social photo network.
Peccato che anche questo tentativo di Microsoft sia andato a vuoto, con la ferma intenzione del management di Pinterest di rimanere indipendente.
Il settore della tecnologia è molto ampio e permea oramai tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Qualsiasi azione voi compiate c’è certamente qualche azienda del settore tecnologico che ha lavorato in modo che ciò sia possibile.
Sviluppo software, Social, Provider di connettività (che sia fibra, WiFi o mobile), streaming televisivo, cloud computing… insomma, qualsiasi cosa oramai voi pensiate, questa è parallela alla tecnologia.
Un mercato che, nonostante la relativa giovinezza, ha vissuto già grandi evoluzioni nella storia (pensate per esempio cosa sono stati gli smartphone nel mercato dei telefoni cellulari) e altre sono in fase di svolgimento.
Una in particolare è la tendenza che in questi anni sta cambiando radicalmente questo mercato: l’adozione di Software-As-A-Service (SaaS), cioè l’acquisto di un abbonamento ricorrente che fornisce il servizio chiavi in mano, basato su cloud e su Intelligenza Artificiale. Scendendo nel dettaglio e facendo un esempio molto basilare, pensate per esempio a Netflix o a Spotify, cioè la fornitura di servizi multimediali con il semplice acquisto di un abbonamento anziché farvi andare in un negozio per acquistare il supporto fisico.
Questo, con le implicazioni molto più complesse rispetto al semplice esempio che abbiamo fatto, è certamente una comodità per gli utenti stessi, ma soprattutto è un modo per garantirsi flussi continui e ricorrenti da parte di chi quel prodotto lo sviluppa.
Guardando invece all’hardware abbiamo in essere un’evoluzione sui semiconduttori, che costituiscono la base di tutto l’hardware e che, per realizzare device sempre più tascabili, sta sperimentando dimensioni di CPU, GPU, ecc sempre più ridotte.
E cosa dire delle società di telecomunicazioni, che non più tardi di un decennio fa vivevano di traffico voce e sms e che oggi, grazie a Internet, si concentrano prevalentemente sulla rete?
Le aziende dell’Information Technology
Ovviamente questo mercato è enorme e le aziende che potremmo elencare sarebbero qualche decina di migliaia. Quindi ci limiteremo solo alle aziende più grandi o più innovative.
Settore
Activision Blizzard (NASDAQ:ATVI)
Games
Adobe (NASDAQ:ADBE)
Software
Advanced Micro Devices (NASDAQ:AMD)
Hardware
Airbnb (NASDAQ:ABNB)
Web
Akamai Technologies (NASDAQ:AKAM)
Networking
Alphabet (NASDAQ:GOOG)
Web / Cloud
Amazon.com (NASDAQ:AMZN)
E-Commerce / Cloud
Apple (NASDAQ:AAPL)
Device e servizi
AT&T Inc. (NYSE:T)
Provider
Atlassian (NASDAQ:TEAM)
Software
Broadcom Inc (NASDAQ:AVGO)
Hardware
Cisco (NASDAQ:CSCO)
Hardware
CloudFlare (NYSE:NET)
Networking
Delivery Hero SE (ETR:DHER)
Delivery
Dell Technologies (NYSE:DELL)
Hardware
DocuSign (NASDAQ:DOCU)
Software
Dropbox Inc (NASDAQ:DBX)
Cloud
Electronic Arts (NASDAQ:EA)
Games
Facebook (NASDAQ:FB)
Social
Go Daddy (NYSE:GDDY)
Brand e Domini
Hewlett-Packard (NYSE:HPQ)
Hardware
IBM (NYSE:IBM)
Hardware / Cloud
Intel (NASDAQ:INTC)
Hardware
Microsoft (NASDAQ:MSFT)
Software / Cloud
Netflix (NASDAQ:NFLX)
Streaming
NVIDIA (NASDAQ:NVDA)
Hardware
Oracle Corporation (NYSE:ORCL)
Database
Paypal (NASDAQ:PYPL)
FinTech
Pinterest Inc (NYSE:PINS)
Web
Qualcomm (NASDAQ:QCOM)
Hardware
Salesforce.com (NYSE:CRM)
Software
SAP (ETR:SAP)
Software
ServiceNow (NYSE:NOW)
Cloud
Shopify (NYSE:SHOP)
E-Commerce
Slack Technologies Inc (NYSE:WORK)
Comunicazione
Sonos (NASDAQ:SONO)
Hardware
Spotify (NYSE:SPOT)
Streaming
STMicroelectronics NV (BIT:STM)
Hardware
Take Two Interactive (NASDAQ:TTWO)
Games
Texas Instruments (NASDAQ:TXN)
Hardware
Twilio (NYSE:TWLO)
Comunicazione
Twitter Inc. (NYSE:TWTR)
Social
Uber (NYSE:UBER)
Delivery
Verisign (NASDAQ:VRSN)
Software
VMware Inc. (NYSE:VMW)
Software
Zendesk (NYSE:ZEN)
Software
Zoom Video Communications (NASDAQ:ZM)
Comunicazione
Le azioni delle aziende più grandi nel settore della tecnologia
In pratica le macrocategorie (o almeno una parte di esse, quella più importante) potrebbero essere le seguenti:
Pensiamo per esempio ad Airbnb, fresca di IPO, la quale ha dovuto parzialmente rivoluzionato il proprio core business per contenere i mancati viaggi e quindi le mancate entrate dal principale servizio offerto.
Di contro, per esempio, pensiamo ad Amazon che grazie al Covid ha venduto molto di più rispetto a quanto non facesse precedentemente; idem per servizi di streaming in settori business, come per esempio Zoom o Teams di Microsoft, di Slack (fresco di offerta da parte di Salesforce) oppure di Netflix che ha visto un ottimo volano nei lockdown.
Ma la rivoluzione non c’è stata solo per i giganti dell’IT, ma anche per aziende molto più piccole e dinamiche che hanno saputo approfittare del momento. La mente corre veloce a Shopify, una piattaforma per eCommerce che ha saputo cavalcare il momento e presentarsi come una delle migliori soluzioni agli occhi di aziende che proprio nella vendita online vedevano il loro unico sbocco per sopravvivere.
Inoltre non è tutto oro ciò che luccica, pensiamo per esempio a Facebook e Alphabet (Google), premiate dagli utenti costretti a rimanere chiusi in casa ma con il core business principale legato al mondo dell’advertising, il quale è crollato poiché le aziende “normali” hanno ridotto gli investimenti in tempo di crisi. Il risultato è stato un maggior costo per sostenere gli utenti alla ricerca di informazioni a fronte di un minor introito dovuto a tagli pubblicitari.
Come analizzare le azioni di tecnologia
Le aziende mature, con un buon track record, che hanno esaurito la loro verve esplosiva nell’innovazione (pensiamo per esempio ad Apple, con prodotti maturi come iPhone, iPad e Macbook, che non sta innovando particolarmente ma che conta su buonissimi bilanci), possono basare la loro valutazione sul P/E, infatti il rapporto tra prezzo dell’azione e utili è un buonissimo indicatore per comprendere quali aziende, tra quelle mature, è più premiata di altre.
Attenzione però, perché il P/E potrebbe facilmente infiammarsi per annunci, innovazioni o idee in questo settore.
Le aziende giovani, con grandi idee innovative, spesso hanno utili negativi poiché si trovano ancora nella fase di investimento. Per queste aziende ovviamente il P/E non ha alcun significato, ciò che c’è da analizzare è quindi la curva di crescita di fatturato e utile, così da comprendere se tra qualche mese/anno queste potranno essere competitive e ancora sul mercato oppure in difficoltà.
Le differenze tra le azioni della tecnologia
Facciamo giusto qualche esempio per meglio comprendere quanto stiamo dicendo.
Alphabet ha una capitalizzazione di 1.300 miliardi di dollari, il P/E si aggira stabilmente intorno ai 35 e nel 2019 (ultimo anno intero chiuso) è riuscita a registrare utili per 34 miliardi, in crescita rispetto ai 31 dell’anno prima e ai 13 del 2014. Insomma è un’azienda solida, in continua crescita ma che ha perso l’etichetta in rampa di lancio.
Netflix ha una capitalizzazione di 225 miliardi di dollari (circa un quinto di Google), P/E di 133 e ha chiuso il 2019 con utile netto a 1,86 miliardi, in crescita rispetto a 1,2 miliardi dell’anno precedente e a 122 milioni del 2015.
Square, che rappresenta un innovativo sistema di pagamento mobile, è ancora nel pieno della propria scalata, ha capitalizzazione di 108 miliardi di dollari, P/E di 763 e il 2019 è stato il primo anno chiuso con un’utile superiore allo zero (375 milioni) contro i 38 milioni persi nel 2018 e i 154 milioni persi nel 2014.
Come possiamo vedere si tratta di 3 aziende molto differenti tra di loro.
La prima, Alphabet, è un’azienda solida, che continua a innovare ma che ha trovato una propria dimensione, che continua a portare utili ai propri soci e ciò si denota dal P/E di 35, che nel settore è basso ma rispetto ad altri mercati è enorme. Si tratta dell’azione meno rischiosa da acquistare poiché ha servizi di cui difficilmente riusciremo a fare a meno in futuro, continua a innovare e continua regalare gioie, senza il rischio di essere sovraprezzata.
Netflix ha fatto capire di che pasta è fatta ed è già entrata tra i colossi della tecnologia. Nonostante ciò ancora ha ampi spazi per crescere e tanti clienti ancora da raggiungere; senza il timore di essere smentiti possiamo dire che è la televisione del futuro ma che ancora centinaia di milioni di persone vivono senza questa TV. Ecco, questo aspetto ci fa capire il perché del 133 di P/E; l’ampio margine la porterà a continuare a crescere con gli utili e la farà diventare sempre più solida. Sicuramente è più rischiosa rispetto ad Alphabet, poiché ancora non ha conquistato quel vantaggio competitivo certo. Ma sicuramente in futuro avrà un posto e quindi il rischio è limitato.
Di contro Square è la più rischiosa, potrebbero succedere qualche migliaio di fattori che potrebbero portarla a non avere la giusta spinta per mantenere le promesse. Inoltre il P/E di 763 è grande sia per il mercato della tecnologia che per altri mercati. La scommessa è enorme ma se manterrà ciò che promette sarà vincente. Ovviamente tutto dipende dalla vostra propensione al rischio.
Conclusione
Partiamo dal fondo e cioè dai 3 esempi che abbiamo fatto: appare evidente come ci siamo concentrati sui quasi estremi della torta, proprio per rappresentare la complessità e la grandezza di questo mercato, nel quale hanno posto aziende appena nate e colossi con decenni alle spalle.
Si tratta di un mercato tipicamente valutato in modo più generoso rispetto ad altri mercati e in alcuni casi con qualche azione che somigli a una bolla pronta a esplodere (per esempio Tesla con capitalizzazione da 900 miliardi e nemmeno un anno chiuso in utile, se nel Q4 non ci saranno sorprese il 2020 potrebbe essere il primo).
Aziende storiche o con basi solide possono rappresentare ottimi porti per i vostri soldi, le scommesse dipendono dal vostro giudizio e dalla vostra voglia di scommettere.
Con il gran clamore suscitato dall’uscita della nuova console di Sony, la PlayStation 5, non possiamo non dare un’occhiata al mercato dei videogiochi nella sua interezza.
Il mercato del games online sta esplodendo negli ultimi anni e le opportunità non mancano di certo, sia per player che sono già in questo mercato sia per player che si stanno rapidamente affacciando a questo business.
A vecchi business se ne affacciano di nuovi, a vecchi player se ne aggiungono di più agguerriti.
E se il play in single mod sta andando in pensione, gli eSports e il multiplay online sta diventando il padrone di questo mondo.
Prima di proseguire con qualsiasi altro discorso bisogna fare un piccolo paragrafo sugli eSports e in modo particolare cosa possa significare un termine del genere.
Cosa è l’eSports
Con eSports si indicano quei campionati ufficiali che vedono impegnate più persone per cercare di vincere la competizione.
In origine c’erano le fiere che rappresentavano degli hub per i videogiocatori che si incontravano e si sfidavano.
Con la banda larga e il benestare delle console, gli eSports digitali hanno imboccato la rampa di lancio creando un mercato miliardario.
Sono vari i brand che si apprestano a versare denaro in questo mondo, come per esempio Duracell che ha appena sottoscritto un contratto per sponsorizzare il team inglese Ellevens Esports.
E non sorprendono più di tanto le notizie di un bimbo di 8 anni che è appena diventato una star, con tanto di contratto, grazie a Fortnite.
Il successo degli eSports si deve alla loro natura: milioni di utenti connessi simultaneamente per assistere a una gara tra team professionisti.
In pratica si sta replicando la modalità degli sport classici, dove milioni di spettatori guardano una gara di persone che vengono pagate dagli sponsor.
La velocità del business degli eSports
Con gli eSport siamo ancora in una fase embrionale, quindi è complesso realmente capire che portata e quanto velocemente possa espandersi così da diventare qualcosa di tangibile.
Il mercato dei professionisti è ancora deregolamentato e ci sono vari aspetti ancora da chiarire.
Quello che c’è da notare è però che le aziende hanno iniziato a capire il vero potenziale di questo mercato e stanno iniziando a investirci, sia in termini di sponsorizzazione sia in termini di investimento per far crescere dei team che andranno a creare dei nuovi professionisti.
Come guadagnano gli eSports?
Il modello di business potrebbe sembrare sconosciuto ma si basa su solide conoscenze passate e su metodologie già usate con fortuna altrove.
Le aziende di eSports guadagnano attraverso accordi di licenza per la trasmissione, merchandising, vendita di biglietti per eventi dal vivo, sponsorizzazioni, pubblicità e altri canali.
Le aziende possono anche vendere i diritti esclusivi per gestire squadre di esporti all’interno di campionati ufficiali, e i campionati di gioco competitivi possono fungere da pubblicità per i titoli sottostanti.
Industria dei videogiochi
Nell’attesa di vedere qualche titolo azionario legato agli eSports, abbandoniamo temporaneamente questo segmento e allarghiamo gli orizzonti guardando all’intero settore.
I titoli dell’industria dei videogiochi sono spesso molto vivaci, ciò perché troppo spesso si dà importanza all’attesa del gioco più che alle metriche fondamentali dell’azienda stessa.
Non vi è dubbio che al crescere del tam tam per l’uscita di un videogioco come GTA il titolo TakeTwo vedrà il suo P/E alzarsi di conseguenza, fermo il fatto che sviluppare un gioco come GTA ha dei costi decisamente alti e quindi le aspettative spesso si infrangono sui bilanci dell’azienda stessa.
Non che l’azienda (o in generale le aziende) non siano dei buoni investimenti, infatti spesso parliamo di società con ottimi fondamentali, la questione è che spesso la psicologia prende il sopravvento e quindi ci sono delle variazioni che portano la volatilità alle stelle.
Gli investitori più scaltri hanno probabilmente già in portafoglio qualche azienda legata ai videogame, ma con un’ottica sempre di medio/lungo periodo, sfruttando i momenti di depressione per aumentare l’investimento.
Il segmento dei videogiochi e delle console
Ovviamente gli eSports sono un po’ la novità, ma il mercato dei videogames non è certo fermo e vecchie tecnologie fanno ancora da padrone, basti pensare alle console, nate nella modalità in cui le abbiamo ancora oggi nella prima metà degli anni 90 e in circa 25 anni ci sono state evoluzioni tecnologiche che l’hanno portate a essere sempre più prestanti e veloci, ma la logica del dispositivo, della TV e del joypad non cambia.
Ecco allora le diverse tipologie di aziende che si affacciano con più modalità su questo mercato:
Console e hardware
Videogames
eSports
Connettività, Server e servizi
Le console e l’hardware
In origine esisteva un CD da inserire in una console per poter giocare a un gioco, è stato così per molto tempo e ancora prima lo stesso CD (o addirittura un floppy) veniva inserito in un PC.
Con il tempo il mercato è cambiato tantissimo, con l’avvento della banda larga i CD (e i successivi Blue-Ray) hanno lasciato spazio ai download e i maggiori player in questo campo (Sony e Microsoft, con qualche incursione di Nintendo) hanno approntato dei marketplace in cui poter acquistare le licenze digitali dei videogiochi.
Il maggior pericolo per le console è rappresentato da dispositivi smart che ogni giorno promettono di minare la leadership delle principali aziende.
In particolar modo, essendo un business multimiliardario e globale, i big del tech non stanno certo a guardare e se Google Stadia promette di essere la Netflix del videogames, c’è un dispositivo che più di tutti ha spostato le regole di ingaggio. Si tratta degli smartphone in grado di creare da zero un intero mercato dei videogames per mobile.
Certo, i video giocatori, quelli seri, non si accontentano di un telefonino e hanno bisogno di una console se non addirittura di un hardware dedicato da creare attraverso un sistema a PC.
In questo ultimo segmento sono nate (o cresciute) aziende che di mestiere forniscono schede grafiche molto potenti, mouse adatti, dispositivi di puntamento o altri joypad e device per meglio giocare.
I videogiochi
Le case produttrici di videogames non sono state certo a guardare e hanno approfittato di ogni evoluzione tecnologica per poter migliorare sia i giochi stessi che le modalità di vendita, quindi, giusto per fare un esempio, se i blue-ray rappresentavano un problema nella misura in cui esisteva una compravendita di videogiochi usati, le licenze digitali hanno risolto definitivamente la questione.
Allo stesso modo le stesse società hanno abbracciato più che volentieri il multiplay online per il semplice motivo che, attraverso questo sistema, un videogioco non è stato più un bene da consumare e rivendere ma una piattaoforma su cui costruire server, connettività, espansioni, abbonamenti, ecc.
Insomma si è passati da un uso temporaneo di un gioco, con i dischi che non potevano avere espansioni (se non con la vendita di ulteriori dischi) alla fase in cui un videogioco è solo un terreno su cui costruire una serie di filoni di guadagno.
Addirittura si è arrivati, per la verità più su mobile che su console, ad avere giochi gratuiti con la semplice idea che le varie migliorie/novità dovessero essere pagate successivamente attraverso una serie di micropagamenti. E il mercato sta apprezzando questo tipo di esperienza.
Le azioni legate al mondo dei videogiochi
Azienda
Key Strengths
Activision Blizzard (NASDAQ:ATVI)
Call of Duty, Diablo, Hearthstone, Starcraft, World of Warcraft
Amazon (NASDAQ:AMZN)
Prime Games, Amazon Games, Amazon Twitch
AMD (NASDAQ:AMD)
Processori e schede video Rateon
Apple (NASDAQ:AAPL)
Apple Arcade, App store con gaming
Electronic Arts (NASDAQ:EA)
Apex Legends, Battlefront, FIFA, Madden, Star Wars
GameStop (NYSE:GME)
Reseller games e console
Google/Alphabet (NASDAQ:GOOGL)
Google Stadia
Hasbro (NASDAQ:HAS)
Monopoly, Scrabble
Huya (NYSE:HUYA)
Video Gaming Streaming
Microsoft (NASDAQ:MSFT)
X-Box
Logitech (SWX:LOGN)
Sistemi di puntamento
Nintendo (TYO:7974)
Console: Switch, Games: Pokémon, Super Mario, The Legend of Zelda
NVIDIA (NASDAQ:NVDA)
Schede video
Sony (TYO:6758)
PlayStation
Take-Two Interactive (NASDAQ:TTWO)
Grand Theft Auto, NBA 2K, Red Dead Redemption, WWE 2K
Tencent Holdings (HKG:0700)
Honor of Kings, League of Legends
Lista di azioni sul settore dei Videogiochi
Con modalità differenti, tutte queste aziende hanno almeno un piede all’interno del mondo gaming, si va dai big Apple, Amazon e Google che hanno sviluppato la loro piattaforma, sino a NVIDIA e AMD che forniscono hardware di alto livello per i PC.
Ovviamente ci sono anche tutti i produttori di videogames e qualche servizio di streaming.
Dove investire
Un investitore che si affaccia per la prima volta a questo mondo potrebbe essere un po’ confuso, con queste ultime righe vogliamo cercare di spaccare il mercato dando indicazioni ben precise.
Se gli eSports rappresentano la novità assoluta, e tanto ne abbiamo parlato durante l’articolo, il business è ancora fortemente immaturo e le aziende che si trovano al 100% su questo mercato, come per esempio Huya, vanno valutate con tanta attenzione.
Altre aziende nasceranno su questo mercato, proprio perché è ancora agli inizi, quindi di possibilità di business ce n’è tantissimo. C’è un mare di potenziale ancora inesplorato.
Investire invece sul classico potrebbe essere una buona chiave per periodi medi, con Sony, Microsoft e i big della tecnologia che certamente cercheranno di approfittarne per trarre maggior beneficio.
Se invece vogliamo concentrarci solo sui videogames, le società di produzione di giochi, come EA, Activision Blizzard o Take Two sono delle corazzate che possono agevolmente girare il timone verso le piattaforme che prenderanno più piede.
Al momento il gaming che passa da PlayStation, Nintendo o da X-Box sembra incontrastato e i big della tecnologia avranno tanta strada da percorrere prima di potersi misurare con i tre principali player per console.
Noi non sappiamo quale sarà la piattaforma del futuro e come PlayStation, piuttosto che X-box sapranno evolversi, di certo i produttori di videogames non usciranno sconfitti da questa sfida. Quindi, nell’ottica di un investimento a lungo periodo i produttori sono da preferire.
Chi volesse scommettere (ed è una bella e affascinante scommessa) potrebbe provare a cavalcare quello che pare essere un business per il futuro, cioè gli eSports.
Ad appena 24 ore dal terribile incidente occorso a Romain Grosjean, pilota di Formula 1 in pista con Haas, arriva una notizia storica.
No, non c’entra la sicurezza, o almeno in parte: infatti dal 2021 la safety car non sarà più una Mercedes, come negli ultimi 24 anni, ma Aston Martin.
Una vetrina mondiale e una forma di sponsorizzazione che negli anni è stata ben sfruttata, con il lancio di nuove auto e un’occasione unica per mostrarle.
A Mercedes rimane l’auto medica nella speranza che non venga vista in TV né su nessuna pista di F1.
Aston Martin sarà l’ennesimo marchio a fornire la Safety Car, che in F1 esiste dal 1973 (debutto in Canada).
Tra i marchi storici vale la pena ricordare Porsche con la 914/6 che guidò i piloti dal 1973 al 1980. A Montecarlo, nel 1980 si vide per la prima volta una Lamborghini, precisamente la Countach.
Negli anni ci sono state varie auto, anche all’interno dello stesso mondiale. Per quanto riguarda i colori nostrani celebre è la Fiat che presentò la Tempra 2.0 in Brasile nel 1993; nello stesso anno si vide anche la Ford con la Escort RS Cosworth.
A Imola, nel 1994, celebre gara che vide la morte di Ayrton Senna, la Safety Car era una Opel Vectra, mentre a Suzuka, nello stesso anno, fece il debutto la Honda Prelude.
Altrettanto celebre è la Tatra 623 che nel Gran Premio d’Ungheria del 1995 investì, senza gravi conseguenze, il pilota Taki Inoue.
Il 1995 è l’anno dei ritorni, con la Porsche che presenta una 911 GT2 a Spa, in Belgio e la Lamborghini, con una Diablo in Canada.
Spazio anche per la piccola Clio della Renault, che fece da guida in Argentina nel 1996.
Da allora solo Mercedes, con il contratto unico firmato nel 2000 per la fornitura di entrambi i veicoli (safety e medical).
Dal prossimo anno vedremo quindi il debutto della Aston Martin, che dopo essere stata guidata da 007 verrà impegnata nei circuiti di Formula 1.
Aston Martin e Mercedes sono solo due dei fornitori ufficiali di Formula 1, tra gli altri ricordiamo anche la “nostra” Pirelli, fornitore delle gomme usate nei circuiti da tutte le vetture dal 2011 e almeno fino al 2023.
Esiste una pagina, sul sito ufficiale di Formula 1, dove è possibile vedere tutti gli sponsor tecnici, tra i quali campeggiano:
Aramco
DHL
Emirates
Heineken
Pirelli
Rolex
Mercedes
Amazon AWS
LIQUI MOLY
Microsoft
Tutti impegnati a vari livelli nel massimo sport automobilistico.
L’avvento del Covid e quindi dei lockdown con realtivo smart working ha dato un’accelerata decisiva a tutte quelle aziende che vivono di digital da remoto o in generale del mercato del cloud.
Un caso è quello di Slack, società che non ha nemmeno 10 anni e che è subito diventato un leader nei sistemi di comunicazione aziendale. L’azienda ha coperto una lacuna importante lasciata aperta da altri player che nel mercato B2B fanno affari d’oro.
Ne è consapevole ovviamente anche Salesforce, leader incontrastato di sistemi complessi per Ecommerce, Business Intelligence e Marketing digitale; alla piattaforma Salesforce mancava un sistema avanzato di communication e con la possibile acquisizione di Slack andrebbe a coprire quella lacuna.
L’offerta sarebbe di 20 miliardi di dollari, una delle acquisizioni più grandi di questo 2020 e la maggiore nella storia di Salesforce.
Salesforce che grazie a questa acquisizione andrebbe a completare un pacchetto da servire alle aziende e andrebbe a fare diretta concorrenza ad aziende del calibro di Microsoft che ha un servizio analogo chiamato Teams.
Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.
Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.
I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.
A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:
Partito Libertario: Jo Jorgensen
Partito Verde: Howie Hawkins
Partito della Costituzione: Don Blankenship
Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
Partito proibizionista: Phil Collins
Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
Pane e Rose: Jerome Segal
Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)
Come seguire le elezioni americane
Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.
Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.
Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.
Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.
Le idee economiche di Biden e di Trump
Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.
Idee economiche Trump
L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.
Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.
Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.
Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.
Idee economiche Biden
Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.
Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.
Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.
In caso di vittoria di Donald Trump
Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.
Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.
Settore energia con Trump
In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.
In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.
Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.
Settore automobilistico con Trump
Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.
Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.
Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.
Comparto lusso con Trump
Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.
Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.
In caso di vittoria di Joe Biden
Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.
Comparto energetico con Biden
La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.
Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.
A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.
Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.
Comparto auto con Biden
Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.
Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.
Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.
Settore del lusso con Biden
Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.
Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.
Chi non ha influenze dalle elezioni americane?
Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.
Settore edile
Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.
Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.
Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.
Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.
Comparto farmaceutico
L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.
Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.
Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.
Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.
Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.
Settore bancario e finanziario
Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.
C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.
Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.
Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.
Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.
Comparto Tech
Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.
Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.
Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.
Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.
S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.
L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.
L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.
L’indice globale Dow Jones Global Titans 50
S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.
Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.
S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.
La composizione dell’indice
Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.
L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.
Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.
Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.
Questa la lista completa a giugno del 2020
Azienda
Nazione
Capitalizzazione (mlrd $)
Apple
USA
1.578
Microsoft
USA
1.564
Alphabet
USA
1.001
Berkshire Hathaway
USA
434
Johnson & Johnson
USA
372
Samsung
Sud Korea
368
Walmart
USA
338
Nestlé
Svizzera
310
Mastercard
USA
303
Procter & Gamble
USA
299
Roche
Svizzera
296
JPMorgan Chase
USA
282
Intel
USA
250
NVidia
USA
236
Verizon
USA
227
AT&T
USA
214
Toyota
Giappone
206
The Walt Disney Company
USA
205
Bank of America
USA
202
Merck
USA
199
The Coca Cola
USA
193
Cisco Systems
USA
193
Novartis
Svizzera
192
Pfizer
USA
192
Exxon Mobil
USA
186
PepsiCo
USA
184
AbbVie
USA
174
Oracle
USA
172
Chevron
USA
165
Abbott Laboratories
USA
163
Amgen
USA
152
McDonald’s
USA
136
Sanofi
Francia
128
Royal Dutch Shell
Olanda
124
Philip Morris
USA
110
IBM
USA
106
Citigroup
USA
105
Qualcomm
USA
103
The Boeing Company
USA
102
GlaxoSmithKline
Gran Bretagna
101
Total
Francia
101
BHP
Gran Bretagna
100
HSBC
Gran Bretagna
97
Siemens
Germania
95
3M
USA
90
British American Tobacco
Gran Bretagna
87
BP
Gran Bretagna
77
Anheuser-Busch InBev
USA
76
Allianz
Germania
71
Gazprom
Russia
65
General Electric
USA
60
BASF
Germania
52
Conoco Phillips
USA
45
Vodafone
Gran Bretagna
43
Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.
Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.
Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.
Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.
Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.
Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.
Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:
Lipton
Algida
Bertolli
Calvé
Knor
Cif
Coccolino
Svelto
Dove
Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.
Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.
Da dove nasce la protesta?
La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.
A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.
La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.
La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.
Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits
Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.
Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:
Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni
Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook
Oppure la divisione americana di Honda che dice:
Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo
Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook
Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:
Unilever
Coca Cola
Starbucks
Levi Strauss
Honda (divisione americana)
North Face
Patagonia
Mozilla
Upwork
Arc’teryx
Ben & Jerry’s
Beam Suntory
Dashlane
Eddie Bauer
Eileen Fisher
Hershey’s
JanSport
Magnolia Pictures
REI
Verizon
Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.
Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:
Ford
Adidas
HP
Lego
Microsoft
Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.
Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.
Internet è più di una raccolta di siti web e blog che si possono visitare attraverso un computer, un tablet o uno smartphone. È anche il tessuto digitale che collega tra loro questi siti, rendendo possibile a chiunque, quasi ovunque, di accedervi.
L’Internet delle cose, o in inglese Internet of Things (IoT) porta questa idea in un luogo diverso. Non si tratta di una raccolta di siti web, ma di milioni di dispositivi connessi a internet per raccogliere dati, tracciare l’uso, monitorare le funzionalità e automatizzare sistemi e processi.
Un campanello intelligente collegato a IoT può inviare un messaggio di testo quando qualcuno si avvicina alla porta, mentre un termostato collegato a IoT controlla la temperatura in casa. L’orologio connesso a Internet delle Cose può monitorare il tuo stato di salute, e un frigorifero con Internet of Things potrebbe essere in grado di fare di tutto, dal dirti che il tuo latte si è rovinato all’ordinarne di più quando ne hai poco.
Cos’è un dispositivo intelligente?
Quasi tutto può essere un dispositivo per IoT se è dotato di un’attrezzatura adeguata, e la gamma di funzioni per i cosiddetti dispositivi “intelligenti” può variare notevolmente. I dispositivi intelligenti sono quelli in grado di comprendere semplici comandi o di eseguire un certo livello di programmazione.
Uno smartphone è un esempio avanzato di dispositivo intelligente. Il vostro iPhone Apple (NASDAQ:AAPL) o Alphabet’s (NASDAQ:GOOGL) Google Android-powered handset è molto più vicino a un computer che, per esempio, la funzionalità limitata di un apparecchio “intelligente” che può ordinare le proprie lampadine di ricambio.
Per definizione, qualsiasi dispositivo con una connessione a Internet che fa qualcosa (come raccogliere dati e trasmetterli a un archivio centrale online, per esempio) è un dispositivo “intelligente”. Se il forno può spegnersi da solo dopo aver inviato un comando via internet, è un dispositivo “intelligente”. Lo stesso vale per i forse miliardi (i numeri esatti sono difficili da individuare) di altri dispositivi collegati.
Quanto è grande Internet of Things?
Si stima che quest’anno si raggiungeranno i 20 miliardi di dispositivi IoT. La spesa per IoT è aumentata costantemente. Nel 2009, questo mercato ha rappresentato circa 18 miliardi di dollari di vendite; nel 2017, questo numero è cresciuto fino a 1,1 trilioni di dollari, e si prevede che la spesa supererà i 2 trilioni di dollari entro il 2020.
Si tratta chiaramente di un’area in espansione con molte opportunità per gli investitori. I consumatori hanno abbracciato i dispositivi IoT come Amazon Echo voice assistant/speaker powered by Alexa artificial intelligence (AI). Si tratta di un dispositivo sofisticato che potrebbe, in teoria, servire da hub per una casa completamente connessa.
Potresti, se lo volessi, usare Alexa (o altri altoparlanti intelligenti) per controllare le luci, gli elettrodomestici, la sicurezza e l’accesso della casa. Quello che non si sa (ed è un grande jolly per prevedere il futuro IoT) è esattamente quello per cui la gente lo userà. Alcuni, naturalmente, lo usano già come hub per la casa intelligente, mentre altri lo usano come un modo per chiedere informazioni sul tempo o per suonare una canzone.
Mentre rimane da vedere l’intera gamma di applicazioni, ciò che è chiaro è che i consumatori stanno acquistando questi dispositivi.
Cos’è una casa intelligente?
In sostanza, una casa intelligente è una casa piena di dispositivi connessi alla rete (una casa in cui i dispositivi IoT consentono l’automazione di funzioni che un tempo dovevano essere controllate manualmente). Potrebbe essere semplice come sbloccare una porta a distanza o accendere delle luci. Può anche diventare molto più complicato con le versioni intelligenti di quasi tutti gli elettrodomestici disponibili.
Si può controllare tutto attraverso uno smartphone, un portatile o un computer, oppure attraverso un dispositivo come Echo di Amazon, Google Home di Alphabet o HomePod di Apple. Ma è probabile che le case intelligenti siano controllate da una combinazione di un hub interno alla casa (come i tre di cui sopra) e uno smartphone o un’interfaccia basata su computer, oppure installando dei controller come un Raspberry.
Sempre di più, gli elettrodomestici di tutti i giorni stanno diventando dispositivi intelligenti connessi. I consumatori possono ora acquistare una stufa che può essere programmata per preriscaldare a una certa ora, oppure per decidere se accendersi in base al meteo.
Quali sono le opportunità di investimento per Internet delle Cose?
Internet of Things funziona dietro le quinte in innumerevoli settori. I dispositivi collegati vanno da compiti relativamente semplici come una presa di luce che può avvisare i proprietari quando è necessaria una lampadina di ricambio a un dispositivo medico ad alta tecnologia che può ordinare le proprie riparazioni.
In teoria, c’è ben poco che i dispositivi collegati non possano fare. I sensori abilitati all’IoT possono monitorare il traffico in una città e regolare i semafori di conseguenza. Potrebbero anche essere usati negli aerei per segnalare problemi di manutenzione o inviare ordini per il rifornimento di carburante per le bevande prima dell’atterraggio dell’aereo.
IoT permette di monitorare o automatizzare praticamente tutto. Ciò consente la creazione di smart cities o di applicazioni su scala ridotta come l’orologio, in grado di dire che è ora di alzarsi.
IoT è un sottoinsieme del più ampio segmento di mercato tecnologico. Tuttavia, all’interno della categoria IoT, ci sono diversi segmenti di mercato in cui è possibile investire.
Elettronica di consumo
Questo elenco tocca molte delle più grandi aziende tecnologiche, così come alcuni marchi a cui potreste non pensare. Tra questi figurano Apple, Amazon, Microsoft, Google e praticamente tutte le altre aziende che producono dispositivi tecnologici utilizzati direttamente o indirettamente o necessari per i prodotti dell’internet degli oggetti.
Questa è la categoria che ha le voci più familiari. La maggior parte delle persone sono state esposte a un dispositivo alimentato da Alexa o almeno hanno visto uno spot televisivo per qualcosa di simile (ricordate Gattuso in tv che chiede al dispositivo di chiamare l’avvocato?).
Per gli investitori, quest’area potrebbe essere la più facile da capire perché è molto orientata al futuro e ha il potenziale per costruire altri tipi di modelli di reddito (abbonamenti, dispositivi per la casa intelligente, ordini di generi alimentari, ecc).
Assistenza sanitaria
IoT ha un impatto sull’assistenza sanitaria in diversi modi. Aziende come Apple utilizzano i dati raccolti dai suoi smartwatch dell’internet degli oggetti per aggregare le informazioni sanitarie e lavorare a soluzioni a beneficio del pubblico. I Wearables consentono sia un’ampia aggregazione di dati sia un monitoraggio molto personalizzato di tutto, da quanto spesso ci si sposta alla frequenza cardiaca e ai modelli di sonno.
I dispositivi alimentati dall’IoT possono funzionare anche a un livello più ampio. Watson di IBM, la piattaforma AI dell’azienda, alimenta una serie di servizi sanitari. Questo include tutto, dal consentire trattamenti più precisi per il cancro all’uso dei dati per gli usi alternativi dei farmaci e aiutare il governo a gestire meglio i programmi sanitari.
Infrastruttura
In teoria, in futuro, una smart car sarà in grado di comunicare con la città in cui si trova per determinare dove andare. Ciò consente la gestione del traffico, previene gli incidenti e potrebbe risolvere i problemi di trasporto. Fornisce anche un’enorme quantità di dati utilizzabili.
Cisco Systems si aspetta che le smart cities siano una fonte di crescita importante. L’azienda ha lanciato un programma da un miliardo di dollari per le smart city poco tempo fa.
Agricoltura
Molte delle stesse idee che si applicano alle città possono essere applicate alle fattorie. Il mercato dell’agricoltura di precisione è stato valutato 4,42 miliardi di dollari nel 2017 e si prevede che raggiungerà i 9,53 miliardi di dollari entro il 2023.
L’agricoltura di precisione aumenta le rese utilizzando sensori collegati a IoT per tracciare cose come le precipitazioni, le variazioni di temperatura e le condizioni del suolo. Idealmente, questa tecnologia potrebbe rendere più economico il cibo, consentendo margini migliori e prezzi più bassi.
Auto intelligenti
Le auto intelligenti sono state cercate da un’ampia gamma di produttori e aziende tecnologiche. La definizione può anche includere gli sforzi di Google’s Waymo per fornire veicoli autosufficienti alle varie aziende che hanno integrato assistenti digitali a controllo vocale nei loro sistemi.
La tecnologia delle auto intelligenti può anche includere veicoli equipaggiati con IoT che indicano quando è necessario effettuare la manutenzione. In alcuni casi, una smart car potrebbe essere in grado di diagnosticare le proprie riparazioni e assicurarsi che il pezzo di cui ha bisogno sia in attesa quando la si guida alla stazione di servizio. E chi dice che non possa andare da sola a farsi riparare o più semplicemente che sappia prendere l’appuntamento per la manutenzione?
Le aziende con interessi nell’Internet del futuro
Alcune le abbiamo già anticipate, altre le inseriamo in questa tabella per la prima volta.
Azienda
Ticket
Microsoft
MSFT
IBM
IBM
Amazon
AMZN
Apple
AAPL
Alphabet
GOOGL
Intel
INTC
NVIDIA
NVDA
AMD
AMD
Telecom Italia
BIT:TIT
Vodafone
LON:VOD
Iliad
EPA:ILD
Cisco Systems
CSCO
Nokia
NOKIA
ARM Holdings
ARMH
Aziende con interesse nell’IoT
La sfida più grande quando si investe nell’internet delle cose è che si tratta di uno spazio ampio e mal definito in cui i principali attori hanno tutti diversi flussi di reddito.
Nessuna delle società elencate è un puro player dell’IoT. Ciò significa che le aziende che creano dispositivi, software e hardware per l’internet degli oggetti operano in altri mercati e realizzano la maggior parte dei loro ricavi da questi altri canali di vendita. In linea di massima, questa lista comprende le aziende tecnologiche che abbracciano il futuro connesso o i marchi che operano principalmente in aree tangenziali che vedono nell’internet degli oggetti un modo per far crescere il proprio business.
Si tratta di una lista non certo esaustiva ed è complesso mettere un limite a ciò che IoT. Per esempio, Tesla che è l’azienda automobilistica evidentemente più proiettata al futuro, probabilmente sarà una delle prime che adotterà IoT. Ma anche la nostra semplice FCA ha accordi con HARMAN (Samsung) e Google per lo sviluppo di auto connesse… quindi FCA è un’azineda IoT?
Evidentemente qualsiasi azienda potrebbe esserlo, qui selezioniamo solo le prime che potrebbero avere un impatto diretto.
Microsoft
Uno dei maggiori sostenitori dell’Internet degli oggetti, Microsoft, vuole fare di Windows il sistema operativo dominante nello spazio dell’IoT. L’azienda offre soluzioni complete con una piattaforma IoT che abbraccia il cloud, il sistema operativo e i dispositivi. Al centro di tutto ciò si trova il nucleo centrale dell’azienda, Windows 10 IoT, una versione semplificata del suo sistema operativo per i dispositivi collegati.
Oltre ad offrire le proprie soluzioni per l’internet degli oggetti, Microsoft ha aperto i suoi prodotti agli sviluppatori. Ha una piattaforma (simile a quella che offre per la sua normale suite di prodotti Windows) che ha strumenti per gli sviluppatori per creare servizi, dispositivi e soluzioni per l’internet degli oggetti. L’azienda ha anche recentemente deciso di impegnare 5 miliardi di dollari in più nei suoi sforzi per l’IoT, che il Vice Presidente di Microsoft Azure, Julia White, ha spiegato in un post sul blog:
Stiamo pianificando di dedicare ancora più risorse alla ricerca e all’innovazione nell’internet degli oggetti e a quello che in ultima analisi si sta evolvendo per essere il nuovo margine intelligente… Siamo in una posizione unica per semplificare il percorso dell’internet degli oggetti in modo che ogni cliente (indipendentemente dalle dimensioni, dalle competenze tecniche, dal budget, dall’industria o da altri fattori) possa creare soluzioni affidabili e connesse che migliorino le esperienze di business e dei clienti, così come la vita quotidiana delle persone in tutto il mondo.
IBM
Big Blue ha costruito il suo business dell’internet degli oggetti attorno alla sua intelligenza artificiale Watson.
La piattaforma Watson IoT di IBM è stata progettata per essere una soluzione aziendale, un modo per la tecnologia IBM di aiutare altre aziende a sviluppare prodotti e soluzioni. Questo ha portato a progetti in diversi settori, tra cui quello automobilistico, della vendita al dettaglio, della produzione e dei servizi di pubblica utilità. Le soluzioni basate su Watson sono state utilizzate anche per aiutare le aziende a gestire le risorse, l’inventario e le strutture. IBM offre una piattaforma di sviluppo per incoraggiare le terze parti a creare nuovi usi per l’IA Watson.
Amazon
Amazon è stata leader nel portare la tecnologia dell’internet degli oggetti nelle case dei consumatori. Ad esempio, i suoi pulsanti Amazon Dash sono un esempio di dispositivo collegato a IoT. I consumatori non fanno altro che premere il pulsante e ordinare il prodotto con cui è collegato. Un consumatore può posizionare un pulsante Dash per il caffè vicino alla sua caffettiera o uno per il detersivo per piatti sotto il lavello vicino alla lavastoviglie. È l’IoT nella sua forma più semplice, ma è un forte esempio di come la tecnologia possa entrare nelle case delle persone.
Il leader online è anche uno dei principali attori del mercato delle case collegate. I suoi dispositivi Echo, alimentati dalla sua Alexa AI, hanno la capacità di fungere da hub per le case digitali e possono controllare i dispositivi connessi all’internet degli oggetti.
Inoltre, Amazon ha una piattaforma IoT offerta attraverso la sua divisione Web Services (AWS). Si tratta di un insieme di strumenti simili a quelli che IBM e Microsoft offrono alle aziende e agli sviluppatori per consentire loro di creare i propri usi per la tecnologia o implementare il software e le soluzioni che Amazon ha creato.
L’azienda sulle sue pagine spiega:
“AWS IoT Core è una piattaforma che permette di collegare i dispositivi ad AWS Services e ad altri dispositivi, di proteggere i dati e le interazioni, di elaborare e agire sui dati dei dispositivi, e permette alle applicazioni di interagire con i dispositivi anche quando sono offline”.
Apple
Apple è in competizione con Amazon (e con altri) per essere leader nelle case collegate, utilizzando l’iPhone come controller nel modo in cui Amazon utilizza i suoi dispositivi Echo. L’azienda ha anche il suo HomePod digital assistant/smart-home hub, ma le basse vendite lo rendono meno strategico del suo smartphone di successo.
Oltre ad essere nelle case della gente, Apple è entrata nel mercato consumer dell’internet degli oggetti attraverso i suoi orologi e i dati che raccoglie attraverso i servizi per iPhone come Apple Health. Questi dispositivi intelligenti monitorano cose come i passi compiuti, la frequenza cardiaca e altro ancora, permettendo ad Apple di offrire consigli utili se l’utente è alla ricerca di questo.
Apple, naturalmente, mette anche la versione IoT del suo sistema operativo IoS a disposizione degli sviluppatori attraverso il servizio HomeKit. L’azienda si è rivolta agli sviluppatori di app, ai produttori di dispositivi e anche agli hobbisti con HomeKit, fornendo loro gli strumenti per creare prodotti e servizi connessi. A livello commerciale, Apple collabora anche con aziende di diversi segmenti, tra cui l’automotive, il retail e la produzione, per creare prodotti e servizi IoT basati su IoS.
Alphabet Google
Google, naturalmente, ha anche la sua famiglia di prodotti Home. Si tratta di altoparlanti IoT e assistenti intelligenti molto simili ai dispositivi Echo di Amazon.
Alphabet nel 2018 ha assunto l’ex CTO Samsung Injong Rhee per guidare il suo business dell’internet degli oggetti. Fino a quel punto tutte le idee e i progetti su IoT erano un po’ slacciate tra di loro.
Il primo obiettivo di Rhee era quello di allineare i vari progetti di Alphabet relativi all’internet degli oggetti, che vanno dalle auto che guidano da sole, all’assistente virtuale di Google Home e ai servizi basati sul cloud.
Lui stesso scrive:
Una delle prime cose che vorrei fare con i miei colleghi di Google è coordinare e allineare questi sforzi verso una storia concertata dell’internet degli oggetti di Google.
Alphabet ha pubblicato per la prima volta i suoi ricavi da cloud nel suo rapporto sugli utili del quarto trimestre del 2018.
Il CEO Sundar Pichai ha osservato che Google Cloud era “già un business da un miliardo di dollari al trimestre” e che G Suite, strumenti di produttività e collaborazione cloud, ha più di 4 milioni di clienti paganti.
Intel
Il chipmaker fa un buon lavoro nel mettere la sua visione dell’internet degli oggetti sul suo sito web.
Come molti degli altri player di questa lista, Intel ha sia i propri prodotti che soluzioni per i partner che acquistano i suoi processori e chip. Questo mette l’azienda in una buona posizione per far crescere i ricavi dell’internet degli oggetti man mano che la categoria cresce.
Intel suddivide la sua strategia dell’internet degli oggetti in tre segmenti:
Collegare il non collegato
“Ciò significa prendere gli attuali dispositivi non connessi e aggiungere sensori e tecnologia che permette loro di trasferire i dati al cloud, dove possono essere analizzati e trasformati in insight attuabili”
Costruire cose intelligenti e connesse
Questo significa che i nuovi dispositivi che l’azienda o i suoi partner creano dovrebbero avere la connettività integrata fin dall’inizio.
Creare un mondo autonomo
Intel sta progettando dispositivi che diventeranno abbastanza intelligenti da funzionare da soli. Ciò significa che prenderanno decisioni in tempo reale dopo aver imparato dal loro ambiente e aver utilizzato i dati per migliorare le prestazioni.
ARM
Un altro produttore di chip, ARM, che è interamente di proprietà della SoftBank giapponese, ha la sua piattaforma cloud IoT, Mbed. Il servizio è alimentato dal sistema operativo Mbed della società. Come le altre aziende di questa lista, ARM sta cercando di offrire soluzioni per l’internet degli oggetti, oltre a strumenti per i suoi partner per creare ciò di cui hanno bisogno.
La soluzione di gestione dei dispositivi Mbed Cloud fornisce funzionalità di gestione dell’internet degli oggetti flessibili, sicure ed efficienti per una serie di profili di dispositivi, e può essere implementata come soluzione cloud, come soluzione on-premises con capacità simili al cloud senza dipendere da alcun cloud pubblico, o come soluzione ibrida
Sito Web ARM
Arm ha anche recentemente collaborato con NVIDIA in un accordo che renderà più facile per i produttori di chip aggiungere capacità di apprendimento profondo all’elettronica di consumo di prossima generazione, ai dispositivi mobili e ai gadget dell’internet degli oggetti. Arm e Nvidia integreranno l’architettura open-source NVIDIA Deep Learning Accelerator nel progetto di chip di apprendimento automatico Trillium di Arm. Questo dovrebbe (secondo le aziende) consentire ai produttori di chip dell’internet degli oggetti di integrare rapidamente le funzionalità dell’IA nei loro prodotti.
NVIDIA / AMD
A vario titolo in realtà tutti i produttori di componenti per hardware entreranno nella partita.
La potenzialità di NVIDIA per esempio l’abbiamo vista con l’accordo con ARM; ma NVIDIA può dire la sua sul mercato IoT. In generale la potenza di calcolo si sta spostando da CPU a GPU e questo processo l’abbiamo per esempio visto con il mining delle cryptocurrency.
Anche AMD è un player di questo mercato e per quanto spesso si rilega il produttore a un mercato secondario, in realtà il produttore di Chipset ha sia il mercato GPU attraverso Radeon che il mercato delle CPU.
Telecom Italia / Vodafone / Iliad
Citiamo i tre operatori quotati presenti in Italia, ma in realtà bisognerebbe citare tutti gli operatori di telefonia, sia fissa che mobile.
Tutte e quattro queste società stanno lavorando a progetti per costruire reti 5G di prossima generazione.
Perché se il 5G potrebbe non servire a un tostapane intelligente, la creazione di reti di nuova generazione aprirà la capacità di prendere il traffico di fascia alta, come la riproduzione video la sincronizzazione veloce di informazioni, ecc. Pensate per esempio a un’auto che si guida da sola e che deve necessariamente affidarsi a una copertura Internet per evitare il traffico in città o per conoscere strade chiuse o incidenti.
Andiamo verso un modo iperconnesso e il 5G è solo un passaggio obbligatorio verso il futuro.
I carrier wireless sono una sorta di vincitori passivi nello spazio IoT, oltre ai loro sforzi attivi per far avanzare il concetto di smart-city. I loro servizi sono necessari per trasportare le informazioni dai dispositivi connessi al cloud e, fintanto che possono monetizzare efficacemente tali esigenze di servizio, dovrebbero trarre profitto dalla crescita dell’internet degli oggetti.
CISCO / NOKIA
Stesso discorso che con le TLC, tutte queste informazioni dovranno per forza di cose essere traghettate su reti e le reti devono essere costruite o ampliate.
Citiamo Nokia e Cisco solo perché le più grandi quotate, ma dovremmo mettere in questa lista anche Ericsson, Huawei e qualsiasi produttore di hardware di rete.
IoT sarà il futuro ma ancora non lo sappiamo
Quello che è chiaro è che l’internet degli oggetti è appena iniziato, e alcuni dei suoi utilizzi non sono ancora stati immaginati. I dispositivi connessi abilitati con l’apprendimento automatico possono sbloccare dati e modelli che gli esseri umani farebbero fatica a vedere. Ad esempio, le smart car senza conducente possono aiutarci a stabilire orari di lavoro basati sulla riduzione al minimo del traffico, e i frigoriferi collegati possono dirci perché non stiamo perdendo peso (o perché lo stiamo facendo), oltre a farci evitare sprechi inutili.
Si tratta di un insieme aperto di possibilità che inizia a essere relativamente piccolo. Avere una lampadina intelligente in casa che si spegne quando non c’è nessuno nella stanza, o comprare un’auto che può dirvi preventivamente che ha bisogno di manutenzione, sono solo usi iniziali per l’internet degli oggetti.
Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:
vendite
profitti
attività
valore di mercato
La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.
Metodologia
Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.
Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.
Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.
I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.
Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).
Raccolta dei dati
I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.
La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.
Analisi dei dati
Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.
Critiche/Limitazioni
Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.
Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:
la selezione delle metriche
il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000
Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.
Pos.
Azienda
Ticket
97
Enel
ENEL
125
Intesa San Paolo
ISP
140
Generali
G
202
Unicredit
UCG
315
Poste Italiane
PST
468
ENI
ENI
520
Atlantia
ATL
546
Telecom Italia
TIT
683
Unipol
UNI
861
Leonardo
LDO
880
Snam
SRG
941
Banco BPM
BAMI
1075
Mediobanca
MB
1080
Terna
TRN
1149
Ferrari
RACE
1275
Banca Mediolanum
BMED
1445
BPER Banca
BPE
1474
Cattolica Assicurazioni
CASS
1493
UBI Banca
UBI
1569
Banca MPS
BMPS
1800
Fineco Bank
FBK
1813
Credito Emiliano
CE
1891
Pirelli
PIRC
1895
Banca Popolare di Sondrio
BPSO
1933
Saipem
SPM
1963
Prysmian
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020
Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:
Pos.
Azienda
Ticket
Sede
223
Fiat Chrysler Automobiles
FCA
Gran Bretagna
304
EssilorLuxottica
EL
Francia
528
CNH Industrial
CNHI
Gran Bretagna
558
Exor
EXO
Olanda
1810
Tenaris
TEN
Lussemburgo
Aziende italiane con sede all’estero
Top Ten Forbes Global 2000 del 2020
Pos.
Azienda
Nazione
1
ICBC
Cina
2
China Construction Bank
Cina
3
JPMorgan Chase
USA
4
Berkshire Hathaway
USA
5
Agricultural Bank of China
Cina
6
Saudi Oil Company (Saudi Aramco)
Arabia Saudita
7
Ping An Insurance Group
Cina
8
Bank of America
USA
9
Apple
USA
10
Bank of China
Cina
Top ten nella classifica Forbes Global 2000
Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
23
Volkswagen
25
Allianz
62
Siemens
69
Deutsche Telekom
75
BMW Group
102
Bayer
107
BASF
150
SAP
185
Deutsche Post
206
Munich Re
Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
29
Total
42
BNP Paribas
64
Axa Group
73
LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
112
EDF
117
Sanofi
118
Crédit Agricole
137
Vinci
156
Orange
176
L’Oréal
Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020
Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.
Pos
Azienda
3
JPMorgan Chase
4
Berkshire Hathaway
8
Bank of America
9
Apple
11
AT&T
13
Alphabet (Google)
14
ExxonMobile
15
Microsoft
17
Wells Fargo
18
Citigroup
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
Il settore tecnologico comprende tutto, dalle grandi aziende che tutti conoscono, ai grandi e piccoli operatori che operano in gran parte dietro le quinte. In questa categoria rientrano anche le aziende emergenti di tutte le dimensioni, le start-up e i marchi domestici da miliardi di dollari.
In senso lato, la categoria comprende le azioni che si occupano di ricerca, creazione e distribuzione di beni o servizi basati sulla tecnologia. Può trattarsi di tutto, dai computer ai software, dai televisori ai siti web. L’hardware è il dispositivo fisico (un computer, un televisore, uno smartphone, ecc). Il software è il codice del computer e le piattaforme che fanno funzionare questi dispositivi.
I titoli tecnologici offrono agli investitori molte opportunità. Infatti, da anni il settore offre i rendimenti più alti di tutti i settori di mercato.
Questi forti rendimenti, tuttavia, non significano che il settore tecnologico sia privo di rischi. La tecnologia cambia rapidamente, e i leader una tantum possono rimanere indietro o addirittura fallire. Inoltre, le aziende emergenti promettenti possono fare un enorme balzo in avanti, per poi svanire rapidamente.
La tecnologia è uno spazio entusiasmante che comprende tendenze che vanno dall’intelligenza artificiale (AI), agli smartphone, alla blockchain, alle tecnologie di auto-guida, alla continua tendenza al software-as-a-service (SaaS), all’Internet degli oggetti (IoT), ai servizi di streaming media e altro ancora. È un’area ricca di opportunità, ma anche di rischi.
I ritorni possono variare
Se si guarda agli ultimi dieci anni di ritorni per il settore tecnologico, i numeri variano notevolmente. La categoria ha superato tutti i settori monitorati nel 2009 e nel 2017, ma ha sottoperformato la media di tutti i settori in quattro dei dieci anni.
Il settore tecnologico può essere boom o crash; lo stesso vale per le singole aziende e i segmenti di mercato all’interno di questo spazio. A volte una tecnologia sembra che possa essere la prossima grande opportunità (pensate alla televisione 3D di pochi anni fa) solo per fallire in modo spettacolare sul mercato.
Aree di investimento
Tecnologia è un termine ad ampio spettro: si è espansa molto al di là di quelle che un tempo sarebbero state considerate le tipiche azioni tecnologiche, comprese aziende di computer come Apple (NASDAQ:AAPL), Microsoft (NASDAQ:MSFT), IBM (NYSE:IBM). Non è nemmeno più giusto chiamare uno di questi tre marchi solo come aziende di computer. Esse operano in una varietà di altri segmenti che fanno tutti parte del mercato tecnologico, incluso ma non limitato ai seguenti punti.
Intelligenza artificiale (AI)
È qui che i computer svolgono compiti che tradizionalmente avrebbero potuto richiedere un cervello umano. L’intelligenza artificiale comprende anche l’apprendimento (in cui gli scienziati dei dati costruiscono modelli informatici ispirati alla struttura e alla funzione del cervello umano che riproduce essenzialmente la nostra capacità di apprendere) e l’apprendimento automatico (un tipo di intelligenza artificiale in cui i computer imparano senza essere programmati in modo specifico). L’Alexa di Amazon potrebbe essere l’IA più famosa, anche se anche il Watson di IBM ha ottenuto molta attenzione da parte dei media.
Gli smartphone
Mentre Apple e Samsung guidano questo spazio, ci sono molti giocatori secondari che producono componenti, software, applicazioni e telefoni. “Smartphone” è una sorta di nome accattivante per i telefoni che possono eseguire applicazioni, programmi e quasi tutto ciò che un computer potrebbe essere in grado di fare.
Blockchain
La blockchain ha ottenuto molta pubblicità perché è la tecnologia dietro ai Bitcoin e altre valute virtuali, è più di un semplice metodo di pagamento alternativo. Blockchain è “il libro mastro digitale, distribuito e decentralizzato legato alla maggior parte delle valute crittografiche che sono responsabili della registrazione di tutte le transazioni senza bisogno di un intermediario finanziario”. In altre parole, è un registro trasparente e immutabile di tutte le transazioni che non coinvolgono le banche che agiscono come terze parti”.
Pensate per esempio alla potenzialità se i mutui stipulati dai notai fossero semplicemente firmati attraverso Blockchain, sarebbero pubblici ma allo stesso tempo indossolubilmente firmati da due soggetti che hanno apposto la loro firma. Questo registro è pubblico e diffuso su Web, con un numero infinito di copie.
Tecnologie di guida
Aziende come Alphabet (NASDAQ:GOOGL), Waymo, Tesla, e la maggior parte delle principali case automobilistiche stanno lavorando alla creazione di auto con guida autonoma. Nella maggior parte dei luoghi, questo non è ancora legale, ma alcune tecnologie di assistenza alla guida sono già arrivate sul mercato, ma è probabile che le cabine di guida automatica, e anche i camion, saranno in uso (limitato) ragionevolmente presto.
Computer e software
Queste sono le aziende che producono computer portatili, desktop e tablet, e il software che li fa funzionare. Questo segmento comprende anche i produttori di componenti come Intel (NASDAQ:INTC) e Advanced Micro Devices, che producono i chip e i processori che alimentano i computer, ma anche marchi più grandi e conosciuti come Apple; oppure produttori di componenti, come per esempio HP.
Internet
Pensate ad aziende come Google di Alphabet, Bing e MSN di Microsoft, Twitter e Yahoo di Verizon, che offrono prodotti puramente digitali. La maggior parte di questi attori sono almeno in parte supportati dai ricavi pubblicitari, anche se alcuni vendono abbonamenti e monetizzano in altri modi.
L’Internet delle cose (IoT)
L’internet degli oggetti è la rete di dispositivi collegati tra loro e il cloud (l’internet pubblico che permette il collegamento tra sistemi lontani). È tutto, da un termostato intelligente in grado di regolare la temperatura della vostra casa a complesse apparecchiature mediche che possono ordinare le proprie riparazioni.
Media in streaming
Si potrebbe sostenere che Netflix è una società di intrattenimento, ma è anche una società tecnologica che ha creato la propria infrastruttura.
Netflix crea contenuti per la sua piattaforma di streaming, ma crea e mantiene anche la piattaforma stessa.
Un’azienda come Roku (NASDAQ: ROKU), che produce lettori multimediali in streaming, è più che altro uno stock del settore tecnologico tradizionale, ma potrebbe anche essere considerata un membro della categoria successiva in quanto produce dispositivi avanzati. Gli streaming media sono cresciuti man mano che i consumatori cercano di tagliare il cavo, una tendenza che si sta accelerando.
Dispositivi indossabili
Gli attori, tra cui Roku, GoPro e Fitbit, producono dispositivi guidati dalla tecnologia. In molti casi, producono anche il software che li fa funzionare e fornisce loro funzionalità aggiuntive.
Cloud
Il cloud è un sistema di memorizzazione del computer che consente l’accesso alle informazioni e ai servizi da parte dei dispositivi da qualsiasi luogo.
Il cloud permette alle aziende (e agli individui) di utilizzare servizi che non sono residenti nei loro dispositivi. Amazon, Google, IBM e Microsoft sono tutti i principali attori del cloud.
Sicurezza informatica
Con i dati ora ospitati nel cloud, sui nostri dispositivi, e persino nei chip delle nostre carte di credito, mantenere le informazioni sicure è diventato un settore in crescita. La sicurezza informatica consiste nel garantire che le informazioni siano accessibili solo alle persone che dovrebbero vederle.
Chip / Componenti
Alcune aziende tecnologiche non producono affatto dispositivi finiti, producono le parti che vanno al loro interno. Intel ne è un buon esempio, poiché l’azienda produce i chip e i processori che fanno funzionare i computer. Questo segmento comprende anche aziende che producono memoria, schermi e altre parti che vanno nei dispositivi tecnologici.
Pensate per esempio a Qualcomm, fino a pochi anni fa una piccola azienda che produceva componenti minori; oggi le sue schede madri, sotto al nome Snapdragon, equipaggiano la maggior parte dei device Android.
La tecnologia è ovunque
È possibile investire in tecnologia senza acquistare un’azione di puro settore tecnologico. Ad esempio, Amazon (NASDAQ:AMZN) è un’enorme negozio al dettaglio mondiale, ma ha anche un’attività di cloud computing multimiliardaria (AWS) e opera in gran parte nello spazio digitale.
La tecnologia ha valicato tutti i settori della vita, e un certo numero di aziende che a prima vista non sono specificamente aziende tecnologiche (si pensi alle case automobilistiche che sviluppano auto a guida automatica) sono almeno in parte stock tecnologici.
Uno sguardo agli ETF tecnologici
Un fondo quotato in borsa, o ETF, è un fondo che investe in più azioni, ma viene venduto come un’unica azione che segue un determinato indice e viene scambiato su una delle principali borse. È un modo per possedere un settore di mercato senza dover fare affidamento su azioni specifiche. Ad esempio, si può acquistare un ETF di azioni IoT o azioni tecnologiche a piccola capitalizzazione.
Quali sono le metriche più importanti?
Ci sono davvero due tipi principali di aziende tecnologiche: i marchi in via di sviluppo e le aziende mature. Anche le aziende mature come Apple o Microsoft devono ancora innovare per sopravvivere a lungo termine, ma hanno una base di prodotti che si sono radicati nel mercato. Ciò fornisce una stabilità di reddito a lungo termine, permettendo a queste aziende mature di sviluppare i loro prossimi prodotti senza doversi preoccupare di mantenere le luci accese.
Microsoft, ad esempio, ha spostato Office da un prodotto o una suite di prodotti acquistati a un modello in abbonamento. Ciò significa, in un esempio molto semplice, che un individuo ha acquistato Word o Excel e lo possiede. Potrebbe sostituirlo nel giro di pochi anni, oppure utilizzare il software per tutto il tempo possibile. Ora Microsoft addebita un canone di abbonamento annuale per Office. Questo lo rende in realtà più economico per i consumatori a breve termine, ma devono pagare di nuovo ogni anno.
Un’azienda tecnologica matura è valutata in parte con metodi tradizionali, tra cui il profitto, la crescita dei ricavi e le vendite complessive. Naturalmente, poiché la tecnologia è uno spazio in continua evoluzione, anche un’azienda come Apple o Microsoft può vedere il suo prezzo delle azioni salire o scendere sulla base di un prodotto non provato o anche l’annuncio di un nuovo sviluppo.
Lo sviluppo di marchi come Tesla affronta una sfida diversa. Si tratta di aziende valutate in gran parte sul potenziale di vendita, non sul profitto. Tesla, per esempio, ha un enorme arretrato di ordini del modello 3 da riempire, ma deve ancora dimostrare di poter operare in modo redditizio. Nella maggior parte dei casi, questi marchi perdono denaro – a volte molto – mentre costruiscono capacità e sviluppano un mercato per il loro prodotto. Le aziende emergenti hanno generalmente più vantaggi (almeno all’inizio), ma presentano un rischio significativo.
Chi dovrebbe investire in tecnologia?
I titoli tecnologici offrono opportunità sia per gli investitori alle prime armi che per quelli esperti. Le aziende come Apple, e anche i player più piccoli come Roku, offrono la possibilità alle persone di acquistare azioni di aziende i cui marchi sono diventati parte integrante della loro vita. È anche uno spazio in cui la persona media può saltare sulla tecnologia emergente che ha sperimentato e crede che diventerà parte del futuro.
Lo spazio tecnologico offre opportunità sia per gli investitori in crescita che per gli investitori di reddito, che possono scegliere tra diverse aziende mature e consolidate. Naturalmente, poiché si tratta di un settore in rapido sviluppo, c’è una certa opportunità di crescita anche nelle aziende mature.
Cercare di ottenere un quadro chiaro del valore di un titolo tecnologico può essere difficile, poiché a volte i prodotti e i flussi di reddito possono essere più complessi di quelli di un’azienda di beni di consumo, ad esempio, come Johnson & Johnson che vende marchi e prodotti con cui l’individuo medio ha familiarità. Le aziende possono essere valutate con una serie di metodi, tra cui le valutazioni basate sui guadagni, le valutazioni basate sui ricavi, le valutazioni basate sui flussi di cassa, le valutazioni basate sulle azioni e le valutazioni basate sui soci.
Agli investitori in crescita potrebbe piacere…
L’investimento in crescita è l’acquisto di azioni di società che si prevede cresceranno molto in futuro. Spesso si paga un premio per queste azioni, ma queste azioni non vengono valutate per ciò che l’azienda ha già raggiunto, ma per ciò che potrebbe ottenere in futuro. Queste azioni hanno spesso una grande attenzione da parte degli analisti, a volte smentiscono le reali dimensioni dell’azienda.
Naturalmente, entrare in possesso di un titolo in anticipo può portare enormi guadagni. Facebook, ad esempio, ha quotato la sua offerta pubblica iniziale (IPO) a 38 dollari. Le azioni in realtà sono scese a circa la metà nei primi giorni di scambi, ora viaggiano a circa 230 dollari.
Roku, che è stata quotata in borsa a settembre, ha incrementato il suo fatturato complessivo del 28% su base annua a 188,3 milioni di dollari, trainata da una crescita della piattaforma del 129%. L’azienda sta sbloccando opportunità di crescita passando da un’azienda di dispositivi a una che concede in licenza la propria tecnologia ad altri operatori. Ha anche fatto crescere in modo significativo il suo business pubblicitario.
A differenza di molti attori in crescita, Roku è redditizia. Tuttavia i suoi numeri, toccano a malapena la superficie del potenziale che l’azienda ha, anche se sta combattendo contro alcune aziende molto più grandi (Apple, Amazon e Google tra queste).
Quando si decide se investire in una di queste aziende, si guarda alla valutazione ma anche al potenziale di mercato. Non c’è un unico metodo per farlo, ma dovreste considerare le proiezioni dei guadagni a termine dell’azienda e il tasso di crescita dei guadagni per il calcolo del rapporto prezzo-utile a termine e del PEG ratio. Per le aziende in crescita, prestare attenzione al free cash flow e all’indebitamento aiuterà gli investitori ad avere un quadro migliore della salute finanziaria complessiva del business.
Gli investitori potrebbero gradire…
Il settore tecnologico, naturalmente, offre agli investitori anche l’opportunità di investire in società consolidate che offrono un reddito sotto forma di dividendi, una distribuzione di una parte degli utili di una società agli azionisti. Infatti, lo spazio tecnologico ospita alcuni aristocratici dei dividendi (membri dell’indice S&P 500) che hanno avuto l’aumento del dividendo annuale almeno negli ultimi 25 anni consecutivi.
La natura in rapida evoluzione della tecnologia suggerisce che gli investitori alla ricerca di reddito, attraverso dividend yield alti, dovrebbero guardare alle aziende che non raggiungono la soglia dei 25 anni. Molti dei principali attori tecnologici di oggi erano in fase di crescita o non esistevano 25 anni fa. Apple, per esempio, è stata quotata in borsa solo nel 1980.
La tecnologia, come settore offre, in genere, dividend yield più bassi (in media poco più dell’1%) rispetto alla resa media dell’S&P 500 che è del 2-2,2%. In molti casi ha senso che le aziende tecnologiche investano più pesantemente in ricerca e sviluppo rispetto ad altri settori. Tuttavia ci sono delle eccezione; Microsoft, ad esempio, offre un rendimento dell’1,83% e ha aumentato il suo dividendo per 14 anni consecutivi.
Azioni di alta tecnologia
Come già detto, non è facile capire esattamente cosa sia uno stock tecnologico. La maggior parte di queste società sono chiaramente aziende tecnologiche, ma Netflix e Tesla potrebbero essere considerate rispettivamente una società di intrattenimento e una società automobilistica.
Azione
Ticket
Capitalizzazione
P/E
Apple
AAPL
1.382 mlrd $
24,9
Microsoft
MSFT
1.391 mlrd $
38,2
IBM
IBM
105 mlrd $
8,9
Intel
INTC
263 mlrd $
13,0
AMD
AMD
65 mlrd $
135
Tesla
TSLA
151 mlrd $
–
Roku
ROKU
12,9 mlrd $
–
Netflix
NFLX
185 mlrd $
85
Amazon
AMZN
1.200 mlrd $
115
Hewlett-Packard
HPQ
24 mlrd $
8,5
Nokia
NOK
22 mlrd $
60
Electronic Arts
EA
34 mlrd $
11,4
Akamai
AKAM
16 mlrd $
33,2
Alphabet (Google)
GOOGL
968 mlrd $
29
Qualcomm
QCOM
89 mlrd $
23,5
NVIDIA
NVDA
209 mlrd $
63,6
Adobe
ADBE
181 mlrd $
56,8
Facebook
FB
652 mlrd $
33
Lista di azioni tecnologiche con relativa capitalizzazione e P/E alla data del 28/05/2020
Apple
Uno dei veri titani della tecnologia, Apple ha un fedele seguito per i suoi iPhone, computer Mac, iPad e Apple TV. L’azienda non domina quando si tratta di quote di mercato, ma vende i suoi dispositivi a prezzi costantemente elevati rispetto ai suoi rivali.
Il settore dei servizi per Apple è già redditizio e lo diventerà ancora di più in futuro. Infatti, la società fondata da Steve Jobs, attraverso il controllo completo dell’App Store, può prendere una parte dei profitti delle vendite di applicazioni e abbonamenti, garantendo al tempo stesso che solo le app che soddisfano i suoi standard possano accedere alle sue piattaforme.
Questo crea l’ecosistema (un ambiente in cui il cliente deve rimanere con Apple per utilizzare tutti i suoi acquisti precedenti), che può essere sfruttato per far sì che i consumatori acquistino nuovi dispositivi e rimangano fidelizzati.
Microsoft
Una volta leader indiscusso di questo spazio (ai tempi di Bill Gates), Microsoft ha attraversato alcuni momenti di inciampo quando gli smartphone e i tablet hanno iniziato a sfidare i computer tradizionali. Questo ha reso Windows, il sistema operativo (OS) dell’azienda, meno dominante e ha creato sfide di vendita anche per la suite Office dell’azienda.
I tablet e gli smartphone con Android e iOS di Apple potevano svolgere molte funzioni simili a quelle dei computer. Questo rendeva Windows meno necessario e offriva ai consumatori un’opzione. Ciò ha avuto un impatto anche su Office, perché per molti anni Microsoft ha a malapena supportato Office su computer Mac, e non ha offerto versioni per Android o Apple iPhone e iPad.
Negli ultimi anni, tuttavia, l’amministratore delegato Satya Nadella ha cambiato un po’ di cose. il nuovo CEO ha aperto i prodotti dell’azienda a tutte le piattaforme, ha investito molto nel cloud e ha spostato Office verso un modello di abbonamento con successo. Ora Nadella ha scommesso molto sull’IA e sull’IoT, posizionando l’azienda in modo da continuare a trarre profitto dai suoi prodotti consolidati e al tempo stesso preparandola alla crescita futura.
IBM
E parlando di aziende che controllavano la tecnologia non si può parlare della big blue. L’odierna IBM dimostra quanto un’azienda tecnologica possa cambiare nel corso degli anni. Un marchio un tempo noto per essere un leader pionieristico nel settore dell’home computing non opera più nemmeno in quello spazio. Al contrario, l’azienda si è rifusa come player di cloud computing e leader nell’AI con le sue iniziative basate su Watson, i servizi di consulenza e le factory di dati.
Durante la sua trasformazione, IBM ha avuto il supporto di Berkshire Hathaway e del suo CEO Warren Buffett. È interessante notare che la società di Buffet ha venduto la maggior parte della sua partecipazione nella società proprio quando ha iniziato a mostrare i segni di una svolta. IBM aveva sofferto per cinque anni di calo delle entrate prima di invertire la tendenza nel quarto trimestre del 2017 e continuare a crescere nel primo trimestre del 2018. Questa è una buona notizia per gli investitori, ma l’azienda sta ancora trovando la sua strada e sviluppando un mercato in spazi emergenti, che vanno dall’apprendimento delle macchine alla guida automatizzata e altro ancora.
Intel/AMD
Entrambe queste aziende producono chip per computer, processori e altre parti interne del computer. Non è un’attività visibile al pubblico, anche se Intel ha fatto notevoli sforzi per far conoscere il suo nome con le etichette “Intel Inside”.
Si tratta di uno spazio in crescita, spinto in parte dal gioco e dalla necessità di processori migliori e più veloci per eseguire funzioni come la realtà virtuale e la realtà aumentata. Tuttavia, l’aumento della concorrenza da parte dei rivali, tra cui Nvidia, ha spinto sia Intel che AMD a concentrarsi sul miglioramento del design, creando chip più piccoli con rendimenti più elevati, e in generale cercando di fare di più per meno.
In qualità di investitore, questi titoli possono essere difficili da seguire a causa del loro basso profilo pubblico e della dipendenza dalle partnership. Tuttavia, è possibile anticipare parzialmente le vendite di Intel e AMD in base a quali dispositivi utilizzano i loro prodotti. Ad esempio, Intel fornisce processori per i Mac di Apple (ma dal 2021 non dovrebbe più essere così), oltre ad avere la fetta più grossa di processori per PC desktop e portatili.
NVIDIA
Appena citata nella sezione riguardante AMD e Intel, NVIDIA sviluppa le schede grafiche avanzate per i computer gamer.
Si tratta di una nicchia piuttosto ampia di utilizzatori, ma cosa più importante, sono clienti che pagano profumatamente per avere prodotto tecnologicamente avanzati e, ovviamente, cambiano spesso i loro componenti per stare al passo con i tempi.
NVIDIA è la regina incontrastata delle schede video per una clientela avanzata e nemmeno le piattaforme mobile (come tablet e smartphone) sembrano scalfire questa posizione, poiché i veri giocatori continuano a preferire il PC a qualsiasi altro device.
Inoltre periodicamente e in determinate condizioni altri settori si avvicinano ai processori grafici di altissima prestazione; per esempio nel momento della corsa a minare bitcoin, il calcolo computazionale era maggiormente ottimizzato sulle schede grafiche piuttosto che sulle CPU, questo ha portato notevole visibilità a società come NVIDIA.
QualComm
Intel e AMD hanno però un serio problema quando si parla di mobile; infatti i processori dei prodotti di Apple (i processori Ax di iPad e iPhone) vengono realizzati dalla Mela stessa. Per quanto riguarda invece il cuore degli smartphone Android, questi sono per la maggiorparte firmati Snapdragon, che non è un’azienda ma un brand di QualComm.
Questa società, quindi, sta vendendo le sue matherboard alla fetta maggiore di device mobile commercializzati. Sta guadagnando una posizione da intoccabile, che nemmeno Intel, fino a questo momento, è riuscita a scalfire.
Probabilmente se non seguite la tecnologia non avete mai sentito questo nome, ma se non avete un iPhone è molto probabile che siate suoi clienti.
Tesla
Come alcuni degli altri giocatori di questa lista, Tesla non è una società puramente tecnologica. È un’azienda automobilistica che si differenzia con la tecnologia. L’azienda è anche pioniera nel settore delle batterie e sta creando soluzioni avanzate ad energia solare.
La sfida più grande per Tesla è stata l’aumento della produzione del suo modello 3 a basso prezzo. In teoria, se l’azienda potesse raggiungere i suoi obiettivi di produzione del Modello 3, il suo futuro a lungo termine sarebbe più chiaro.
Corre il rischio di essere soffocata dalle aziende automobilistiche più affermate che si spostano sempre più verso i veicoli elettrici e che hanno una capacità di vendita e di appeal decisamente maggiore di Tesla.
Per quanto riguarda i conti, Tesla è finalmente riuscita a chiudere qualche trimestre in positivo, smettendo di bruciare denaro. Bisogna solo capire quanto questo vantaggio durerà e cosa succederà quando colossi come Volkswagen decideranno di puntare pesantemente sull’elettrico.
Roku
Un piccolo player che ha fatto bene a respingere i giganti, Roku fa dei lettori in streaming e concede in licenza la sua tecnologia per l’incorporazione nei televisori. La società, come già detto, vende anche pubblicità, che è stato un business in crescita.
Roku opera in un mercato ancora in fase di sviluppo. Man mano che i consumatori tagliano il cavo, sempre più persone sceglieranno di acquistare dispositivi o televisori che possono accedere ai vari servizi di streaming. Questo crea una domanda per Roku, che ha una linea di prodotti che copre i dispositivi entry-level.
La sfida più grande per Roku è che gli altri attori nel suo spazio sono Google, Amazon e Apple. Finora, l’azienda ha più che tenuto duro, ma c’è certamente il rischio di competere con rivali che possono superare l’oblio.
Netflix
Non si può definire un’azienda che produce così tanti contenuti originali come un puro gioco tecnologico, ma la base di Netflix è la sua piattaforma di streaming. L’azienda ha fatto leva su tale piattaforma per far crescere il suo business basato su abbonamento a livello globale. Ora conta 118,9 milioni di membri pagati, suddivisi in parti uguali tra gli Stati Uniti (55 milioni) e il resto del mondo (63,82 milioni), inoltre il lockdown dovuto al Covid-19, ha dato una spinta vigorosa alla società.
Netflix ha ancora un notevole margine di crescita, sia nel suo mercato nazionale che a livello globale. L’azienda sarà aiutata dal taglio del cordone ombelicale e dalla maggiore adozione di dispositivi di streaming e di televisori dotati di streaming, ma dovrà anche continuare a investire miliardi di dollari in contenuti per mantenere gli attuali utenti felici e portarne di nuovi.
Amazon.com
Il leader online è, naturalmente, un rivenditore, ma è senza dubbio anche un leader tecnologico. Oltre a sviluppare la propria piattaforma digitale Amazon è diventata leader di dispositivi con i suoi altoparlanti Echo (che hanno l’assistente digitale Alexa incorporato) i tablet e gli e-reader Kindle e i prodotti Fire TV. Alexa da sola renderebbe l’azienda una vera e propria potenza tecnologica, in quanto l’assistente AI/voce ha stabilito lo standard per i consumatori quando si tratta di offrire un’integrazione pratica e utile in casa.
Amazon ha anche un asset di pura tecnologia nel suo crescente business cloud, questo porta il nome di Amazon Web Services. AWS ha prodotto oltre 20 miliardi di dollari di fatturato nel 2017, diventando così il più grande fornitore di servizi cloud e, a distanza di 3 anni, non ha mostrato segni di rallentamento della crescita.
Alphabet (Google)
Come fare a parlare di tecnologia senza citare Google (o la sua casa madre Alphabet)?
Google è il motore di ricerca più utilizzato al mondo, con notevole distacco dal secondo: un abisso, Google può essere considerato a tutti gli effetti monopolista sulle ricerche nel Web.
Ma Google, o per meglio dire Alphabet, non si fermano a questo, infatti la grande G è il produttore anche del sistema operativo Android che, come già detto, fa funzionare la fetta più grande di smartphone.
YouTube vi dice nulla? Ebbene sì, il sito di streaming video più utilizzato al mondo è di Alphabet.
E cosa dire di Gmail? Di Waze? Di Google Maps?
Infine, ciliegina sulla torta, attraverso Google Analytics, Alphabet raccoglie informazioni della quasi totalità dei siti Web, restituendo ai proprietari dei siti una piattaforma di statistica e analisi senza eguali.
E mica abbiamo finito, perché se è vero che Amazon, attraverso Echo ha inserito Alexa in molte case, Google non è da meno, facendo finire il suo Assistant su Google Home e sui device Android che, ricordiamo, sono la fetta più grande di smartphone.
AdSense/AdWords o più semplicemente Google Marketing vi dicono qualcosa? No? Ebbene, Google ha creato la propria ricchezza proprio sulla pubblicità, attraverso banner testuali che trovate in quasi tutti i siti Web del mondo e quindi, nel momento in cui ha spazio per inserire i banner, ecco che i clienti pronti a pagare sono arrivati a fiumi.
Infine (e questa volta facciamo una lista velocissima) c’è anche:
Google Chrome (da cosa ci state leggendo?)
Google Pay
Hangouts
G Suite
Google Calendar
Google Docs (competitor di Office di Microsoft)
Google Play Musica
reCaptcha
Firebase
Chrome OS
Android TV
Device smartphone come Pixel e Nexus
Chromecast
Stadia
Famiglia Nest (nata dai termostati)
Insomma, Google è probabilmente (anche senza probabilmente) presente in ogni vostra interazione con il mondo della tecnologia.
Hewlett-Packard
Società con fortune alterne, nata per produrre calcolatrici avanzate nel dopoguerra è arrivata fino ai giorni nostri dopo aver affrontato un bel po’ di sfide.
Nel 2015 la società originale si è divisa, formando Hewlett-Packard (HPQ), società che si dedica al ramo storico, cioè computer e stampanti, e Hewlett-Packard Enterprise (HPE) che si occupa di servizi e hardware per le aziende.
Benché sia complesso immaginarla proiettata nel futuro, comunque è una società solida che domina il mercato delle stampanti, anche se sul versante dei PC ha un po’ abdicato.
Nokia
Parlando di società che hanno abdicato non si può non segnalare la finlandese Nokia, leader incontrastata fino alla nascita dell’iPhone. Dopo l’iPhone Nokia non è più riuscita a reggere il passo e ha avuto varie fortune (ma ancora di più sfortune).
Il settore dei device è stato ceduto a Microsoft oramai vari anni fa (anche se i finlandesi hanno fatto qualche incursione nel mondo mobile a posteriori). Il vero cuore della società ora è la connettività e la tecnologia alla base delle reti. Infatti, grazie all’acquisizione di Alcatel-Lucent, nel 2015, Nokia è entrata prepotentemente nel ramo networking.
Electronic Arts
Chiunque sia appassionato di calcio non può non aver visto questo brand. Si tratta del produttore di Fifa, ma il titolo calcistico è solo uno degli innumerevoli progetti di Electronic Arts.
La casa di produzione, infatti, annovera tra le sue firme brand come:
Battlefield
Harry Potter
Madden NFL
Medal of Honor
NBA Live
Need for Speed
NHL
SimCity
The Sims
Con sedi in tutto il mondo e licenze che hanno scadenze lontanissime, diventa complesso pensare che questa società possa in qualche modo avere qualche problema in futuro.
Fino a qui c’è stata una storia di successi durata oltre 30 anni.
Akamai
Tornando alle cose che usate ma che non avete idea di farlo, ecco un altro brand che avrete certamente incontrato senza saperlo.
Akamai ha varie soluzioni che aiutano i proprietari di siti Web ma c’è una cosa che fa decisamente bene ed è la CDN. Si tratta, in parole molto semplice, di una copia del sito web distribuito nel mondo così che utenti dall’Asia o dall’America non debbano arrivare a una connessione in Europa per avere la pagina Web ma si possono fermare nelle loro nazioni.
La CDN di Akamai fa proprio questo: crea una cache delle pagine Web e le distribuisce nei vari nodi sparsi per il mondo (ne ha in quasi tutte le nazioni).
Si tratta di qualcosa che fa anche Amazon con AWS Cloudfront ma Akamai si concentra particolarmente sulle performance e su una serie di servizi che Amazon non ha ancora eguagliato.
Akamai, giusto per fare qualche nome, viene utilizzato da Facebook per servire le fotografie, da Microsoft per distribuire gli aggiornamenti e da una serie di altri enormi brand che hanno bisogno di tanta banda per quello che fanno.
Adobe
Probabilmente chi mastica tecnologia legge questo nome, Adobe, e immediatamente pensa a Photoshop.
In realtà è un altro il prodotto migliore di Adobe e cioè il PDF. Infatti Adobe è stata l’inventrice del formato PDF, che ancora produce denaro nelle casse della società attraverso lo sfruttamento delle licenze e la vendita di Acrobat per la modifica dei PDF stessi.
Inoltre, oltre a PDF e Photoshop, Adobe produce una serie di software per la produzione grafica (come per esempio After Effects) ed ha i pochi che non utilizzano Analytics di Google ma preferiscono Omniture di Adobe.
Facebook
Non potevamo non chiudere questa guida con il Re dei Social Network; ultimo descritto ma non ultimo per importanza.
Dalla quotazione di pochi anni fa Facebook ha fatto passi da gigante, oggi controlla la maggior parte di ciò che significa Social Network. Non ci credete? Ecco una lista di prodotti:
Facebook
Messenger
Instagram
WhatsApp
In pratica è molto probabile che ogni giorno (se non ogni ora) qualche vostro messaggio (o qualche vostra visita) attraversi i server di Facebook.
Inoltre negli ultimi anni sta allargando di tanto la propria influenza e sta creando prodotti nuovi che prendono sempre più nuove fette di mercato, un esempio è Facebook Watch (piattaforma video presente in Facebook), piuttosto che Libra, la moneta virtuale di FB.
Gli utili Facebook li fa attraverso la piattaforma FB Adv, che è diretta concorrente di Google Marketing.
Se seguite le notizie, ogni giorno sentirete i telegiornali fare riferimento al Dow Jones Industrial Average, all’S&P 500 e al Nasdaq Composite, tre dei più importanti indici che misurano, se non la salute del mercato azionario americano, almeno la fiducia degli investitori in esso.
Tuttavia, il Russell 1000 è importante almeno quanto i suoi tre indici più noti, e forse un po’ di più.
Cos’è un indice?
Un indice di borsa è un elenco di società quotate in borsa. Gli indici tracciano la performance di diversi gruppi di azioni. Possono contenere alcuni titoli in base al loro settore, al loro potenziale di crescita, alla loro storia di dividendi, alle dimensioni dell’azienda sottostante o a una combinazione di fattori. Un indice può comprendere un piccolo numero di azioni (come il Dow, con solo 30 componenti) o un grande numero di azioni (come il Nasdaq Composite, con più di 3.000 componenti).
E ci sono un sacco di indici là fuori; le categorie di cui sopra sono giusto un’assaggio.
Gli indici hanno anche modi diversi di decidere la “ponderazione” di ogni componente (cioè la quantità di influenza che ogni azione ha sull’indice complessivo). Più comunemente, la capitalizzazione di mercato di una società determinerà quanto del valore complessivo dell’indice è ad essa attribuito; maggiore è la sua capitalizzazione di mercato, maggiore è l’impatto che i movimenti del prezzo delle azioni hanno sull’indice. Gli altri indici sono “di pari peso”, il che significa che i movimenti del prezzo delle azioni di ogni società influenzano l’indice in modo uguale, indipendentemente dal valore di mercato della società.
Informazioni sul Russell 1000
Il Russell 1000 è un elenco delle 1.000 maggiori aziende pubbliche statunitensi. È un sottoinsieme del Russell 3000, che elenca le 3.000 maggiori. Le società del Russell 3000 rappresentano circa il 98% del valore del mercato azionario statunitense, il che lo rende forse la rappresentazione più accurata della performance azionaria nazionale. Il Russell 1000, pur contenendo solo un terzo delle azioni del Russell 3000, rappresenta ancora circa il 92% del valore del mercato azionario statunitense.
La Russell Investments, che ha creato e mantiene gli indici Russell, si colloca ogni anno alla fine di maggio in ogni società pubblica degli Stati Uniti. Se una società viene cancellata da un indice Russell nel corso dell’anno (cosa che può accadere se si fonde o viene acquisita, viene resa privata o cessa l’attività), non verrà sostituita fino al periodo annuale di “ricostituzione”. Lo stesso vale quando si aggiungono le aziende che “crescono” nel Russell 1000. Anche le grandi IPO (si pensi a Twitter o Facebook negli ultimi anni) non entreranno a far parte del Russell 1000 fino alla prossima ricostituzione dopo la loro pubblicazione.
Come si può investire nel Russell 1000
Potete investire nella maggior parte dei principali indici utilizzando i fondi indicizzati, che sono fondi comuni d’investimento o fondi negoziati in borsa che investono nelle azioni che compongono un indice.
Questo tipo di approccio passivo all’investimento non porterà a rendimenti superiori al mercato, in quanto otterrete all’incirca la stessa performance dell’indice. I vostri rendimenti saranno solo leggermente inferiori a causa delle commissioni che pagherete al gestore del fondo. Tuttavia, i fondi indicizzati, con il loro approccio passivo e la loro ampia diversificazione, sottraggono molto lavoro e rischi all’investimento sul mercato azionario.
Mentre Russell non offre direttamente un fondo comune d’investimento o un ETF per nessuno dei suoi indici, diversi fondi indicizzati seguono il Russell 1000, tra cui il Vanguard Russell 1000 ETF (NASDAQ:VONE), l’iShares Russell 1000 (NYSEMKT:IWB) ETF, e l’SPDR Russell 1000 ETF (NYSEMKT: ONEK).
La piccola variazione nella performance di cui sopra è un prodotto delle commissioni e dei costi di acquisto e di vendita all’interno dei fondi. Per periodi di tempo molto lunghi (poiché tutti e tre gli ETF sono costruiti per rispecchiare i rendimenti dell’indice Russell 1000) quasi tutte le variazioni di performance si riducono alle commissioni di gestione.
Il rapporto costi/premi (che misura le commissioni di gestione annuali di un fondo come percentuale del patrimonio) per il fondo SPDR è attualmente dello 0,11% all’anno, mentre Vanguard addebita lo 0,12% per gli investitori al dettaglio e iShares lo 0,15%.
Queste commissioni sono molto basse ma nel tempo possono sommarsi. Anche la minuscola differenza tra le spese iShares dello 0,15% e le spese Vanguard dello 0,12% si mangerebbe quasi 2.000 dollari in rendimenti su un investimento di 10.000 dollari in 30 anni. Si tratta del 20% dell’investimento iniziale perso a causa di una differenza nelle commissioni annuali di tre centesimi dell’1%.
Dovreste investire nel Russell 1000?
I fondi indicizzati ad ampio raggio dovrebbero far parte del piano di investimento di quasi tutti, e il Russell 1000 è un buon investimento per la maggior parte di essi.
Come afferma il popolare disclaimer, le performance passate non sono una garanzia per i rendimenti futuri. Eppure vi sono prove del fatto che la base più ampia di società più piccole (che spesso hanno maggiori prospettive di crescita) del Russell 1000 è un fattore della sua sovraperformance a lungo termine rispetto all’S&P 500.
Sulla base della sua performance storica, dei molteplici fondi indice economici disponibili e della probabilità di una forte performance futura, il Russell 1000 è importante quanto l’S&P 500.
Componenti del Russell 1000
Elencarle tutte e 1.000 viene un po’ complesso, però possiamo certamente pubblicare la top ten, al 30 aprile ’20, così come indicata dal prospetto informativo della stessa Russell.
L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.
Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.
L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.
I titoli azionari nell’S&P 100
I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.
Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:
Ticker
Azienda
Market Cap
P/E
Div. Yield
AAPL
Apple Inc
1.673.443.328
30,66
0,84%
MSFT
Microsoft Corp
1.546.415.104
36,76
0,98%
AMZN
Amazon.com Inc
1.496.278.016
143,76
0,00%
GOOG
Alphabet Cl C
1.036.215.680
30,55
0,00%
GOOGL
Alphabet Cl A
1.034.113.216
30,61
0,00%
FB
Facebook Inc
686.434.112
32,92
0,00%
BRK.B
Berkshire Hathaway Cl B
464.160.960
19,19
0,00%
JNJ
Johnson & Johnson
393.213.152
16,70
2,72%
V
Visa Inc
376.066.464
34,54
0,61%
WMT
Wal-Mart Stores
374.615.392
26,45
1,64%
PG
Procter & Gamble Company
308.861.248
24,60
2,54%
JPM
JP Morgan Chase & Company
304.732.768
13,46
3,61%
MA
Mastercard Inc
300.469.280
39,04
0,52%
UNH
Unitedhealth Group Inc
291.294.912
16,33
1,64%
HD
Home Depot
277.570.944
25,63
2,33%
INTC
Intel Corp
250.398.752
10,83
2,24%
NVDA
Nvidia Corp
249.314.864
75,90
0,16%
NFLX
Netflix Inc
231.948.224
105,92
0,00%
VZ
Verizon Communications Inc
230.817.424
11,31
4,47%
T
AT&T Inc
218.294.560
8,43
6,93%
DIS
Walt Disney Company
215.722.464
26,57
1,46%
BAC
Bank of America Corp
207.607.360
9,35
2,93%
ADBE
Adobe Systems Inc
204.476.400
56,38
0,00%
MRK
Merck & Company
200.413.632
14,52
3,07%
PYPL
Paypal Holdings
199.353.888
77,86
0,00%
KO
Coca-Cola Company
198.209.232
21,68
3,53%
PFE
Pfizer Inc
197.752.080
12,32
4,26%
CSCO
Cisco Systems Inc
193.296.704
15,68
3,10%
CMCSA
Comcast Corp A
191.864.864
13,67
2,19%
XOM
Exxon Mobil Corp
187.225.168
18,99
7,80%
PEP
Pepsico Inc
185.758.512
24,76
3,06%
ORCL
Oracle Corp
171.293.824
16,18
1,70%
ABT
Abbott Laboratories
170.516.656
29,67
1,49%
CRM
Salesforce.com Inc
167.144.512
232,21
0,00%
CVX
Chevron Corp
164.966.272
13,39
5,80%
LLY
Eli Lilly and Company
157.814.256
25,61
1,79%
TMO
Thermo Fisher Scientific Inc
154.986.672
31,49
0,22%
NKE
Nike Inc
151.242.608
53,85
0,99%
AMGN
Amgen Inc
150.120.640
16,41
2,53%
ABBV
Abbvie Inc
147.556.048
10,90
4,70%
COST
Costco Wholesale
144.056.032
38,85
0,86%
MCD
McDonald’s Corp
141.959.712
25,23
2,61%
ACN
Accenture Plc
139.525.296
28,76
1,46%
BMY
Bristol-Myers Squibb Company
134.222.768
11,20
3,04%
DHR
Danaher Corp
131.697.048
40,24
0,38%
NEE
Nextera Energy
131.358.600
30,26
2,16%
CHTR
Charter Communicatio
130.687.848
65,25
0,00%
MDT
Medtronic Inc
128.429.376
21,17
2,39%
TXN
Texas Instruments
121.311.232
25,71
2,72%
UNP
Union Pacific Corp
120.018.320
20,25
2,22%
PM
Philip Morris International Inc
117.329.744
14,10
6,24%
AMT
American Tower Corp
114.142.432
31,84
1,71%
IBM
International Business Machines
110.107.496
9,92
5,30%
LOW
Lowe’s Companies
107.776.680
22,52
1,56%
HON
Honeywell International Inc
107.438.896
17,98
2,37%
C
Citigroup Inc
107.129.840
9,53
3,94%
WFC
Wells Fargo & Company
104.385.920
21,13
8,05%
UPS
United Parcel Service
103.236.832
16,35
3,39%
LMT
Lockheed Martin Corp
102.605.560
16,55
2,63%
QCOM
Qualcomm Inc
102.593.432
34,92
2,81%
BA
Boeing Company
100.844.880
552,76
0,00%
GILD
Gilead Sciences Inc
96.135.152
12,46
3,55%
MMM
3M Company
92.318.952
17,92
3,69%
BLK
Blackrock
87.460.384
19,95
2,55%
SBUX
Starbucks Corp
86.909.840
29,19
2,17%
CVS
CVS Corp
84.947.840
8,76
3,10%
MS
Morgan Stanley
82.942.528
11,09
2,73%
AXP
American Express Company
77.534.808
11,93
1,77%
MO
Altria Group
77.085.104
9,56
8,20%
MDLZ
Mondelez Intl Inc
76.003.296
20,94
2,17%
CAT
Caterpillar Inc
74.994.080
14,23
2,98%
GS
Goldman Sachs Group
73.822.224
11,51
2,31%
BKNG
Booking Holdings Inc
71.497.840
18,74
0,00%
CL
Colgate-Palmolive Company
64.222.472
25,67
2,36%
GE
General Electric Company
61.667.000
12,31
0,56%
TGT
Target Corp
60.976.828
22,28
2,17%
DUK
Duke Energy Corp
59.574.536
16,22
4,70%
SO
Southern Company
56.803.556
16,62
4,83%
USB
U.S. Bancorp
56.576.216
11,20
4,46%
RTX
Raytheon Technologies Corp.
54.022.460
7,74
3,02%
BIIB
Biogen Inc
45.617.296
7,90
0,00%
COP
Conocophillips
44.602.156
13,69
4,04%
FDX
Fedex Corp
43.393.628
16,97
1,61%
GD
General Dynamics Corp
42.602.320
12,30
3,02%
KHC
Kraft Heinz Company
42.031.056
11,97
4,83%
DD
Du Pont De.Nemours Inc
40.197.400
14,75
2,19%
GM
General Motors Company
38.424.392
6,67
5,65%
EMR
Emerson Electric Company
37.724.568
17,82
3,14%
EXC
Exelon Corp
37.085.972
11,82
4,02%
WBA
Walgreens Boots Alliance
35.831.180
7,90
4,50%
MET
Metlife Inc
35.150.920
6,22
4,76%
KMI
Kinder Morgan
33.899.692
15,91
7,02%
BK
Bank of New York Mellon Corp
32.531.178
8,90
3,36%
DOW
Dow Inc
32.466.242
13,80
6,46%
COF
Capital One Financial Corp
28.848.442
10,34
2,51%
ALL
Allstate Corp
28.776.166
7,71
2,40%
AIG
American International Group
28.043.636
10,15
4,03%
F
Ford Motor Company
27.282.488
12,25
0,00%
SLB
Schlumberger N.V.
26.118.640
13,31
2,65%
SPG
Simon Property Group
20.155.864
5,65
7,81%
OXY
Occidental Petroleum Corp
15.309.306
66,08
0,23%
Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020
Storia del S&P100
L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.
Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.
La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.
Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.
Il Dow Jones Industrial Average, spesso indicato come “il Dow Jones”, è un indice ponderato in base al prezzo che tiene traccia del valore di 30 società di proprietà pubblica quotate al NASDAQ e alla Borsa di New York (NYSE).
L’indice Dow Jones è diventato una sorta di microcosmo per i mercati finanziari globali, poiché è cresciuto fino a diventare uno degli indici più antichi e più seguiti al mondo. È spesso visto dagli investitori e dai commentatori dei media come una sintesi generale della performance del mercato azionario statunitense.
L’indice comprende alcune delle più grandi società mondiali per capitalizzazione di mercato, tra cui Apple (AAPL), ExxonMobil (XOM) e The Walt Disney Company (DIS).
Come negoziare il CFD Dow Jones
Il prezzo Dow fornisce tipicamente ai trader un elevato grado di liquidità; risponde bene alla volatilità dei mercati americani, all’analisi tecnica e ai livelli di supporto e resistenza del benchmark, e anche a quelli che i trader considerano importanti livelli “psicologici”.
Come anche per il Nasdaq 100 e per l’S&P500, fare trading su un indice come il Dow Jones significa fare trading su un paniere di titoli, senza doversi necessariamente concentrare su un settore o su uno strumento.
Come viene calcolato il Dow Jones?
A differenza di altri indici principali come il FTSE 100 o il NASDAQ 100, il Dow è un indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più alti hanno un peso maggiore nell’indice.
Per calcolare il Dow, la somma dei prezzi di tutte le 30 azioni quotate sull’indice viene divisa per un divisore, chiamato “Dow Divisor“.
Nel corso del tempo, il divisore è stato adeguato per tener conto delle aggiunte e delle sottrazioni (come le fusioni e i frazionamenti azionari) che hanno influenzato l’indice, garantendo che il valore numerico del Dow non venga influenzato.
Ad esempio, il 26 giugno 2018 il divisore Dow era pari a 0,14748071991788. A questo valore, ogni variazione di prezzo di 1 dollaro in un determinato titolo all’interno della media equivale a un movimento di prezzo di 6,781 (o 1 ÷ 0,14748071991788).
Aziende e titoli sul Dow
Un elenco esemplificativo delle attuali società che sono state incluse nell’indice Dow Jones:
Boeing
General Electric
Apple
Walt Disney
Coca Cola
American Express
Goldman Sachs
Cisco Systems
Nike
JPMorgan Chase
Delta Air Lines
FedEx
Intel
Johnson & Johnson
McDonald’s
3M
Microsoft
Pfizer
Procter & Gamble
Visa
Verizon
Un estratto dei componenti del Dow Jones
La ExxonMobil è stata inclusa nell’indice Dow Jones dal 1° ottobre 1928, quando era allora nota come Standard Oil of New Jersey.
Se si commercia il Dow, si noterà che esso comprende aziende di un’ampia gamma di settori diversi, tra cui la tecnologia, le materie prime, la sanità e la produzione. Apple, la prima società al mondo con una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, è inclusa nell’indice Dow Jones.
Storia della media industriale Dow Jones
La media industriale Dow Jones Industrial Average risale al 26 maggio 1896 quando Charles Dow, fondatore della Dow Jones and Co. e poi redattore del Wall Street Journal, compilò e pubblicò per la prima volta la media per servire da indicatore della performance del mercato azionario americano.
Dow calcolò quella che divenne la prima media su 12 azioni puramente industriali, nessuna delle quali rimane come parte dell’indice. La General Electric, che è ancora in funzione e faceva parte della media originale, è stata rimossa dall’indice nel 2018.
Il maggior guadagno percentuale in un giorno sull’indice Dow Jones ha avuto luogo durante il mercato dell’orso degli anni ’30. Ha guadagnato 8,26 punti e ha chiuso a 62,10 il 15 marzo 1933.
Il Dow Jones, come i principali indici mondiali, ha raggiunto il suo massimo poco prima della crisi dovuta al Covid-19. Durante i mesi di marzo e aprile 2020 il crollo dovuto al Corona Virus.
Gli indici Dow-nominati Dow si sono espansi nel corso degli anni fino a comprendere il Dow Jones Transportation Average e il Dow Jones Utility Average.
Orari di trading Dow Jones
Le società Dow sono tutte quotate alla Borsa di New York (NYSE) o al NASDAQ, entrambe quotate tra le 09:30 e le 16:30 EST ogni giorno della settimana.
È possibile negoziare l’indice Dow Jones 24 ore su 24 da lunedì a venerdì.
L’indice NASDAQ 100 è un indice delle 100 maggiori e più attivamente negoziate società quotate alla borsa valori del NASDAQ. L’indice funge da riferimento per i titoli tecnologici statunitensi, ma comprende anche aziende del settore della vendita al dettaglio, dell’industria, delle biotecnologie e della sanità.
I trader si divertono a seguire l’indice NASDAQ 100 perché offre un’esposizione alla sostanziale azione dei prezzi di mercato e alle fluttuazioni giornaliere. Il NASDAQ oggi è noto per il suo volume e la sua volatilità rispetto agli altri principali indici, ed è protetto dalla sicurezza di una rigorosa regolamentazione, supervisione e regole di scambio federali statunitensi.
Come fare trading con i CFD del NASDAQ 100
Il prezzo del NASDAQ 100 fornisce tipicamente ai trader un alto grado di liquidità, lunghe ore di trading e spread ridotti. Alcune delle più grandi aziende tecnologiche del mercato globale sono le aziende del NASDAQ 100.
È possibile negoziare l’indice NASDAQ 100 dal vivo utilizzando i CFD (contratti per differenza). L’utilizzo dei CFD per il trading del NASDAQ 100 vi permetterà di andare lungo o corto senza dover trattare con gli scambi convenzionali.
Il NASDAQ 100 è un modo per ottenere un’esposizione al settore tecnologico statunitense senza dover analizzare le performance delle singole aziende. L’indice è pieno di volumi e volatilità che costituiscono un’ampia sezione trasversale di strumenti di trading liquidi, rendendo il NASDAQ 100 popolare tra i trader di CFD di tutto il mondo.
Come viene calcolato il NASDAQ 100?
Come altri indici del mercato azionario globale, l’indice NASDAQ 100 tiene traccia di un paniere di singole aziende, e le variazioni dei loro prezzi delle azioni influenzeranno l’indice per tutta la giornata di trading.
Il valore dell’indice NASDAQ 100 è uguale al valore aggregato dei pesi delle azioni dell’indice di ogni titolo, moltiplicato per l’ultimo prezzo di vendita di ogni titolo e poi diviso per il divisore dell’indice.
Per poter operare sull’indice NASDAQ 100, l’azienda deve essere quotata esclusivamente sul NASDAQ nei livelli Global Select o Global Market. Anche le società quotate al NASDAQ devono possedere le seguenti caratteristiche:
Avere un volume medio giornaliero di 200.000 azioni
Essere offerti al pubblico per almeno tre mesi
Essere liberi dalla procedura fallimentare
Presentare sia la relazione trimestrale che quella annuale
Il NASDAQ 100 è ponderato in base alla capitalizzazione, il che significa che le aziende con maggiori capitalizzazioni di mercato avranno una maggiore influenza sul prezzo dell’indice NASDAQ 100.
Le aziende che oggi fanno trading sul NASDAQ vengono riviste trimestralmente – vengono aggiunte o rimosse in base alla dimensione del loro market cap. Nessuna azienda può avere una ponderazione superiore al 24%.
Ma il NASDAQ 100 non va confuso con il NASDAQ Composite: quest’ultimo comprende circa 3.000 azioni che vengono scambiate sulla borsa del NASDAQ. Il NASDAQ 100 è responsabile del 67% del tetto totale del mercato del più grande e generale NASDAQ Composite.
Le aziende del NASDAQ 100
Come già detto le aziende vengono riviste trimestralmente, questo è un elenco esemplificativo delle società più grandi che operano sul NASDAQ 100:
Tesla
Netflix
Facebook
Amazon
Alphabet / Google
Apple
Microsoft
NVidia
Intel
Paypal
eBay
Take Two
Noterete che le aziende del NASDAQ 100 appartengono per lo più al settore tecnologico. Le grandi aziende tecnologiche come Apple e Amazon sono incluse nell’indice NASDAQ 100 ma non mancano nemmeno aziende che hanno poco di tecnologico: abbiamo messo come primo della lista proprio Tesla per dare questo segnale.
Storia del NASDAQ 100
Il NASDAQ 100 è stato lanciato il 31 gennaio 1985 con un prezzo base iniziale di 250. Tuttavia, dopo che il prezzo ha raggiunto quasi 800 il 31 dicembre 1993, il prezzo è stato riportato a 125 il giorno successivo.
Al momento del lancio, il NASDAQ 100 cercò di promuoversi all’ombra della Borsa di New York (NYSE) creando i due indici separati che conosciamo oggi: il NASDAQ 100, che consiste di aziende nei settori industriale, tecnologico, della vendita al dettaglio, delle telecomunicazioni, della sanità, dei trasporti, dei media, delle biotecnologie e della scienza; e il NASDAQ Financial 100, che consiste di banche, assicurazioni e società di brokeraggio creditizio.
Nel creare questi due indici separati, il NASDAQ sperava che le opzioni e i futures fossero scambiati su di essi e che i fondi comuni di investimento li adottassero come misure di riferimento.
Il NASDAQ 100 ha un toccato un massimo intorno a 9.700 poco prima dell’esplosione della crisi dovuta al COVID-19. Durante la crisi finanziaria del 2008, il 20 novembre 2008 ha raggiunto un minimo intraday di 6 anni, pari a 1.018.
NASDAQ 100 quando si fa trading
I principali orari di negoziazione per l’indice NASDAQ 100 sono compresi tra le 09:30 e le 16:00 (EST), anche se il prezzo dell’indice NASDAQ viene calcolato anche durante l’orario di negoziazione pre-mercato (04:00 – 09:30 EST) e l’orario di negoziazione post-mercato (16:00 – 20:00 EST).
I titoli globali hanno avuto un inizio anno positivo, quando gli investitori vedevano un altro anno di crescita stellare. Nelle prime cinque settimane la maggior parte degli indici di tutto il mondo ha registrato una tendenza al rialzo, con l’S&P Global che in quel periodo ha registrato un’impennata di quasi il tre per cento.
Tuttavia, le cose hanno cominciato a peggiorare alla fine di febbraio, quando gli investitori hanno iniziato a valutare i rischi posti dall’epidemia di coronavirus che si stava rapidamente diffondendo in Cina. Di conseguenza, la volatilità ha iniziato ad aumentare, con le azioni globali che sono diventate rosse. A marzo, il Dow Jones Industrial Average (US30) ha avuto i suoi migliori guadagni giornalieri e il suo peggior calo giornaliero. Due record nello stesso mese, se non è volatilità questa….
La maggior parte degli indici globali è scesa quest’anno a due cifre, con l’Europa che ha registrato le perdite maggiori. Il FTSE MIB (Italy 40) ha perso quasi il 30%, mentre il CAC francese è sceso del 25%. Negli Stati Uniti, il Dow Jones (US30) e l’S&P 500 (US500) sono scesi rispettivamente del 19 per cento e del 15 per cento.
L’ottimismo ha iniziato a tornare sui mercati qualche settimana fa, quando gli investitori hanno iniziato a dare di nuovo fiducia (con l’appiattimento della curva pandemica Covid-19, gli stimoli del governo e le azioni delle banche centrali). Proprio in aprile, il Dow Jones ha avuto la sua settimana migliore dal 1987. Negli ultimi 30 giorni, il Dow, S&P e Nasdaq100 (US100) hanno guadagnato più dell’8%.
Quali sono i titoli su cui investire in questo momento?
Prima di guardare ad alcuni titoli in cui investire in questo momento, ricapitoliamo quello che alcuni analisti dicono sulle attuali condizioni di mercato.
Morgan Stanley (MS) prevede che il tasso di disoccupazione salirà al 12,8% e che l’economia statunitense subirà una contrazione di circa il 30% nel secondo trimestre.
In una dichiarazione dopo aver pubblicato i risultati finanziari del primo trimestre, JP Morgan (JPM) ha avvertito che gli Stati Uniti sprofonderanno in una grave recessione. Poco dopo, il FMI ha pubblicato le sue prospettive economiche globali e ha previsto una contrazione dell’economia mondiale del 3,3% quest’anno.
Gli analisti di Goldman Sachs (GS) prevedono un calo del PIL statunitense dell’1% quest’anno e del 24% nel trimestre in corso.
Un altro terribile avvertimento è venuto da James Bullard, il Presidente della Federal Reserve di St. Louis, che ha previsto che il tasso di disoccupazione salirà al 30% e il PIL si contrarrà del 50%.
Lo stesso quadro è stato previsto anche in Europa. Una settimana fa, un rapporto degli economisti tedeschi prevedeva che l’economia sarebbe scesa del 4% quest’anno e del 9,8% nel secondo trimestre. In Francia, l’economia del Paese è crollata del 6% nel primo trimestre, e gli economisti prevedono che il secondo trimestre sarà ancora peggiore. In un comunicato, il ministro delle Finanze ha avvertito che la nazione potrebbe trovarsi nella peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale.
Gli analisti sono divisi sull’attuale rally delle azioni. Da un lato, alcuni ritengono che le azioni abbiano toccato il fondo. In una recente nota, gli analisti di Goldman Sachs hanno detto che le azioni hanno toccato il fondo perché il governo stava facendo “tutto il necessario” per sostenere il mercato.
Dall’altro lato, alcuni esperti sostengono che il mercato sta avendo un rimbalzo (il classico rimbalzo del gatto morto). Si aspettano che la stagione dei guadagni e la continua chiusura contribuisca a far scendere le azioni.
Buoni titoli in cui investire in questo momento: 6 opzioni da considerare
Gli investitori saggi dovrebbero sempre acquistare quando gli altri hanno paura
Warren Buffett
La recente volatilità ha causato, quello che alcuni analisti descrivono, come un’opportunità unica nella vita di investire in azioni. In un’intervista alla CNBC, Carl Icahn ha detto che alcuni titoli sono stati ceduti a causa della loro bassa valutazione.
Diamo ora un’occhiata ad alcune buone azioni in cui investire.
Facebook (FB)
Il prezzo del titolo Facebook è sceso di oltre il 14% quest’anno. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli investitori si aspettano che le entrate dell’azienda diminuiscano man mano che gli inserzionisti si tengono lontani dalla piattaforma.
Pensiamo che questa debolezza abbia creato un buon punto d’ingresso per diversi motivi. In primo luogo, Facebook ha un ampio fossato impenetrabile nel settore dei social media e della pubblicità. In secondo luogo, mentre i ricavi dell’azienda saranno colpiti nel primo e nel secondo trimestre, ci aspettiamo che le entrate dell’azienda si riprendano nel corso dell’anno. Questo è in parte dovuto al fatto che molte aziende esistenti e nuove faranno leva sulla piattaforma Facebook per raggiungere un maggior numero di clienti.
In terzo luogo, Facebook ha un bilancio solido, con oltre 54 miliardi di dollari in contanti e un debito minimo. Ci aspettiamo che l’azienda faccia leva su questo bilancio per ottenere una crescita post-crisi.
Secondo i dati aggregati da MarketBeat, la maggior parte degli analisti ha un buy rating con un obiettivo di prezzo di 235 dollari. Ciò implica un aumento del 35% rispetto al prezzo attuale.
Electronic Arts (EA)
Cosa fa la gente a casa quando è ferma dal lavoro? Inutile dire che buona parte degli uomini, se hanno una console per giocare, ne approfittano.
Electronic Arts da questo punto di vista è in una situazione privilegiata. Per il mercato europeo è forte con il gioco calcistico Fifa e sul mercato americano domina con NFL.
I consensi raccolti da Reuters indicano che gli analisti hanno 12 Buy, 11 Outperform, 11 Hold e nessun Sell.
Il consenso indica un target price a 119,77 $ con una crescita del 9,75%.
Microsoft (MSFT)
Il prezzo delle azioni Microsoft è sceso di circa il 2% quest’anno, una performance migliore di quella del mercato azionario statunitense nel suo complesso.
Ci sono diverse ragioni per questo: in primo luogo, la maggior parte dei prodotti Microsoft sono destinati alle aziende e sono difficili da sostituire. Tra questi vi sono prodotti come Office 365, Windows e i servizi Azure.
In secondo luogo, Microsoft ha un bilancio stellare. Ha più di 138 miliardi di dollari in contanti e investimenti a breve termine. Questo le permetterà di prosperare anche dopo la fine dell’attuale crisi finanziaria. Inoltre, la aiuterà ad acquisire società di alta qualità con una valutazione relativamente bassa.
In terzo luogo, l’attuale crisi finanziaria potrebbe portare a una maggiore domanda di servizi cloud della società. In un recente articolo, il Wall Street Journal ha notato che molte aziende hanno iniziato a pensare di investire più denaro nel cloud computing. Essendo una delle maggiori aziende del settore, Microsoft continuerà a beneficiare di questa transizione.
I dati raccolti da MarketBeat mostrano che la maggior parte degli analisti ha un rating di acquisto delle azioni Microsoft con un prezzo medio di 184 dollari, il che implica un guadagno dell’8% rispetto al livello attuale.
Salesforce (CRM)
Salesforce è una grande azienda che fornisce diversi prodotti alle aziende. È la più grande azienda di gestione delle relazioni con i clienti (CRM) al mondo, con un valore di mercato di oltre 141 miliardi di dollari. Le azioni dell’azienda sono diminuite di oltre il 3%, il che rappresenta una performance altrettanto buona.
Come per Microsoft, Salesforce fornisce servizi a migliaia di aziende in tutto il mondo. Nel corso degli anni, ha coltivato relazioni con molte grandi aziende che difficilmente annulleranno i loro abbonamenti. L’azienda ha anche creato una serie di prodotti diversificati che sono insostituibili per la maggior parte delle aziende. Ad esempio, è diventata un attore leader nel campo della business intelligence grazie all’acquisizione di Tableau.
Salesforce ha un buon bilancio con più di 7 miliardi di dollari in contanti e un debito minimo. Il fossato dell’azienda e il buon bilancio della società fanno sì che i suoi guadagni non risentano in modo significativo dell’attuale pandemia di coronavirus.
La maggior parte degli analisti ha un rating di acquisto del titolo. Le loro stime di consenso sono di 200 dollari, che è un 25 per cento in più rispetto al livello attuale.
Shopify (SHOP)
Shopify è una società SAAS che aiuta le persone e le imprese a costruire piattaforme di e-commerce. Aiuta a servire più di un milione di aziende di tutto il mondo. Quest’anno le azioni di Shopify sono aumentate di oltre il 22 per cento.
Shopify guadagna denaro addebitando ai suoi membri un canone mensile e richiede una tassa di transazione per ogni prodotto venduto.
Il principale catalizzatore per Shopify è che ci aspettiamo un boom di imprenditorialità quando l’economia si aprirà. Con milioni di persone senza lavoro, un buon numero di loro cercherà di avviare la propria attività. Così facendo, SHOP beneficerà dei nuovi membri.
Un altro catalizzatore è che con la chiusura di molte aziende, molte persone negli Stati Uniti, in Canada e in Europa stanno ora facendo acquisti online. Questo sta aumentando i ricavi delle transazioni dell’azienda, il che potrebbe dare una spinta alle entrate del primo trimestre.
Tuttavia, Shopify è sempre stata un’azienda volatile in cui investire. Questo la rende l’opzione più contrariata di questa lista. Infatti la maggior parte degli analisti si aspetta che il titolo scenda di circa l’11%.
Quindi attenzione su questo titolo, potrebbe avere grandi guadagni ma anche farvi perdere dei soldi.
Advanced Micro Devices (AMD)
AMD è passata da una relativa oscurità ad un concorrente principale nell’industria dei semiconduttori sotto la guida di Lisa Su. Il prezzo delle azioni AMD è salito del 19 per cento quest’anno, e ci aspettiamo che guadagni di più in aprile.
AMD ha due principali catalizzatori: in primo luogo, i giochi per computer sono aumentati con l’aumento del numero di persone che rimangono in casa (stesso discorso fatto per Electronic Arts) e si prevede che cresceranno in futuro, dato che le persone eviteranno di partecipare alle partite dal vivo. In questo modo, la domanda di dispositivi di gioco veloci sta aumentando. Pertanto, ci aspettiamo che AMD sia uno dei principali beneficiari di questa tendenza grazie alla sua forte linea di prodotti.
In secondo luogo, ci aspettiamo che i prodotti dei data center di AMD ricevano una spinta, dato che un numero sempre maggiore di aziende abbraccia il cloud. Infine, il management di AMD ha fatto molto per ridurre il debito e aumentare la liquidità a disposizione, il che è una buona cosa da fare durante l’attuale recessione.
Ci sono davvero delle buone azioni in cui investire ora?
Rispondendo alla domanda “in quali azioni investire in questo momento?”, crediamo che la risposta sia nel settore tecnologico, dato che altri settori industriali sono ora pronti ad affrontare alcune grandi sfide in aprile e oltre. Ad esempio, il settore immobiliare vivrà un periodo di bassa crescita, mentre il settore finanziario soffrirà di tassi di interesse bassi. Il settore consumer rallenterà man mano che un maggior numero di persone si concentrerà sull’essenziale.
Tuttavia, poiché nelle ultime settimane i mercati finanziari hanno registrato molteplici alti e bassi, vi raccomandiamo di armarvi di quante più conoscenze possibili. Quando scegliete in quali azioni investire, considerate le ultime notizie, le tendenze del mercato, l’opinione degli esperti e l’analisi tecnica.
Se pensate di non essere pronti ad assumere impegni di investimento a lungo termine, ma volete comunque cercare di trarre profitto dalla volatilità del mercato, provate a entrare nelle posizioni con size piccole e con soldi che certamente non vi serviranno da qui a qualche mese.
Usare i dividendi come spina dorsale di un portafoglio diversificato è una cosa meravigliosa. Tuttavia, i nuovi investitori potrebbero avere qualche domanda sui dividendi. Ma sapere cos’è un dividendo e come funzionano i dividendi è solo metà della battaglia, poiché sapere come utilizzare al meglio i dividendi può indirizzarvi verso la vera libertà finanziaria.
Ecco una guida all’investimento dei dividendi che vi fornirà una comprensione di base di cosa sono i dividendi e vi aiuterà a creare la vostra strategia di portafoglio dei dividendi.
Cos’è un dividendo?
Un investimento azionario è, al suo interno, un credito sul flusso di cassa generato da un’azienda, o il denaro generato dall’azienda.
Ci sono diversi modi per beneficiare di questi flussi di cassa: le due fonti principali sono l’aumento dei prezzi delle azioni dovuto alla crescita dell’attività, chiamato apprezzamento del capitale, e le distribuzioni di cassa finanziate dai flussi di cassa generati dall’attività. I dividendi sono una forma di distribuzione di cassa e rappresentano un ritorno tangibile che si può poi utilizzare per altri scopi.
Una società che paga i dividendi è, in sostanza, l’emittente di un assegno ai propri azionisti con i profitti che genera. Per gli investitori che utilizzano un broker, che è la maggior parte degli investitori, quell’assegno sarà semplicemente un deposito che appare sul vostro estratto conto di intermediazione.
I dividendi sono generalmente pagati agli azionisti a intervalli regolari, e il trimestrale è il momento più frequente negli Stati Uniti, mentre in Italia la maggior parte delle aziende paga annualmente (tipicamente a Maggio), anche se negli ultimi anni sta prendendo piede l’anticipo sul dividendo che fa diventare, sostanzialmente, il pagamento semestrale.
In alcuni casi i dividendi possono essere pagati anche mensilmente e, in caso di operazioni straordinarie, anche una tantum.
Per facilitare l’elaborazione dei dividendi, ci sono alcune date chiave da osservare, in particolare la data di stacco del dividendo, che è il primo giorno di negoziazione in cui il pagamento di un futuro dividendo non è incluso nel prezzo di un’azione. Dopo la data di stacco del dividendo, un’azione negozia come se avesse già pagato il dividendo. Se si acquista l’azione prima di tale data, si ottiene il dividendo. Se si acquista l’azione dopo la data di pagamento del dividendo, non si riceve il dividendo.
Tutto questo può sembrare un po’ complicato in questo momento, ma dopo aver passato un po’ di tempo a capire i dividendi, vedrete che è abbastanza facile farsi un’idea. Nonostante la loro semplicità, tuttavia, possono avere un impatto enorme sulla vostra vita finanziaria.
Un esempio del mondo reale vi sarà probabilmente d’aiuto in questo caso. ENI (BIT:ENI) paga i dividendi annualmente (a maggio) con anticipo nell’autunno precedente (tipicamente tra settembre e ottobre). Tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2019, le azioni della società sono scese di circa il 17%, mentre i dividendi sono rimasti pressapoco costanti, con un ritorno medio del 6% lordo annuo. Gli investitori che hanno preso quei dividendi ed hanno acquistato più azioni ENI (noto come reinvestimento) avrebbero ottenuto un guadagno nell’arco di 10 anni del 25%. Questo perché hanno acquistato azioni per tutto il tempo, aumentando il loro investimento con i dividendi ricevuti.
I dividendi sono una buona cosa?
Per alcuni investitori, i dividendi sono ottimi… per altri, i dividendi sono una seccatura. Alla fine, se pensate che i dividendi siano buoni o cattivi dipenderà davvero dal vostro approccio all’investimento e dal vostro temperamento. Ad esempio, alcuni investitori utilizzano i dividendi per integrare l’assegno della previdenza sociale durante il pensionamento. Tali investitori amano i dividendi. Altri investitori, quelli che vogliono evitare le tasse o che stanno ancora costruendo qualcosa appena partito, potrebbero preferire che una società reinvestisse tutto il suo contante nell’attività per stimolare livelli di crescita più elevati. Investitori come questi potrebbero considerare i dividendi uno spreco di denaro.
Alcuni investitori potrebbero anche preferire che il denaro venga utilizzato per riacquistare azioni invece di pagare i dividendi. Il riacquisto di azioni è un altro modo in cui le aziende possono restituire denaro agli azionisti senza distribuire effettivamente il denaro agli azionisti. La partecipazione azionaria in una società è ripartita sul numero totale di azioni emesse da una società. Riducendo il numero di azioni in circolazione attraverso il riacquisto e successivo annullamento, l’azienda può distribuire gli utili su una base azionaria più piccola. Così a ogni azione viene assegnata una parte più grande dei guadagni della società, il che, a sua volta, aumenta la crescita degli utili per azione. Poiché gli utili sono un parametro fondamentale per la valutazione del successo dell’azienda da parte degli investitori, gli utili più elevati portano generalmente ad un aumento del prezzo delle azioni.
Ad alcune aziende piace utilizzare i riacquisti di azioni perché non devono completare i riacquisti anche se li annunciano. Ciò offre una maggiore flessibilità nel caso in cui il contesto aziendale cambi. Gli investitori tendono a reagire male se il pagamento dei dividendi viene ridotto anche se un’azienda si trova ad affrontare tempi difficili.
Come si decidono i dividendi?
Al livello più elementare, l’amministratore delegato di una società presenta una raccomandazione al consiglio di amministrazione su quella che ritiene essere una politica dei dividendi appropriata. Spesso non c’è una politica pubblica specifica da seguire, ma solo la storia dei dividendi. Ma alcune società rendono pubblici i loro obiettivi in materia di dividendi. Ad esempio, alcune società si prefiggono una percentuale di utili o di flusso di cassa. Assicurazioni Generali, ad esempio, punta a tenere un payout compreso tra 55% e 65% del flusso di cassa, una misura che mostra quanto denaro potrebbe pagare se lo volesse. Detto questo, l’intento è quello di continuare a far crescere il dividendo insieme alla crescita della partnership, in modo che si aggiri intorno a quell’obiettivo nel tempo. Si dovrebbe verificare se una società ha una politica dichiarata, ma spesso si rimane bloccati con nient’altro che la storia.
È importante notare che non è il CEO a prendere la decisione finale, ma il consiglio di amministrazione. Questo insieme di individui comprende i rappresentanti eletti degli azionisti. Essi sono effettivamente il capo del CEO e hanno l’ultima parola su questioni chiave, incluso come dovrebbero essere utilizzati i profitti di una società. Così il consiglio di amministrazione prende il consiglio del CEO, lo discute e vota su quello che ritiene che il dividendo dovrebbe essere. I tipi di questioni che un consiglio di amministrazione può prendere in considerazione includono, ma non si limitano a: la redditività della società, la liquidità disponibile, la leva finanziaria e le future esigenze di capitale.
Una questione chiave da tenere a mente in questo caso è che, mentre i guadagni di una società sono una considerazione importante in questo processo, i dividendi in realtà escono dal flusso di cassa. I guadagni sono una misura contabile dettata da un insieme standard di regole che cercano di legare i ricavi e i guadagni a specifici periodi di tempo. Il denaro che entra ed esce dall’azienda, o flusso di cassa, non funziona allo stesso modo. Per esempio, un grande investimento di capitale come un camion (è giusto un esempio) sarà pagato al momento dell’acquisto, riducendo la liquidità che un’azienda ha il giorno dell’acquisto. Ma a fini di guadagno, il costo sarà ripartito su tutta la vita utile del camion, dal momento che ogni trimestre viene usato un po’ di più. Questo si chiama deprezzamento (ammortamento in Italia), e non ha alcun impatto sul flusso di cassa, ma può essere un problema notevole per i guadagni.
Dal momento che i dividendi sono pagati dalla cassa di una società e hanno un impatto sulla liquidità, con un impatto minimo o nullo sugli utili, il rendiconto finanziario è il luogo in cui si riflette il pagamento dei dividendi. Questo rendiconto finanziario tiene traccia della liquidità che entra ed esce dalla società in un determinato periodo di tempo. Tornando all’esempio del camion di cui sopra, i guadagni di un’azienda possono essere abbassati dalle spese di ammortamento per quella spesa per anni, ma la liquidità che entra ed esce dall’azienda non ne risente perché il denaro è già stato speso. Quindi la liquidità che un’azienda ha a disposizione può in realtà essere maggiore in un determinato periodo rispetto ai guadagni che l’azienda dichiara. Questo aiuta a spiegare come un’azienda possa pagare più dividendi di quanto guadagna, dal momento che gli oneri non monetari, come l’ammortamento, possono ridurre i guadagni, pur avendo un impatto minimo o nullo sulla liquidità che un’azienda sta generando.
In fin dei conti, il rendiconto finanziario è più vicino a come si potrebbe guardare alle proprie finanze. Mentre il conto economico è importante, il rendiconto finanziario è il modo migliore per vedere se un’azienda può effettivamente permettersi il dividendo che sta pagando.
Alcune date dei dividendi
Ci sono alcuni importanti problemi di elaborazione quando si tratta di dividendi, in gran parte legati alla tempistica. La prima è la data di dichiarazione, ovvero quando una società annuncia al mercato i propri piani di dividendo. In questa dichiarazione, oltre all’importo effettivo dei dividendi, viene riportata la data di registrazione, la data di stacco e la data di pagamento. Per comprendere questo processo, può essere utile guardare a un esempio reale.
Il 31 ottobre 2018, la ExxonMobil ha pubblicato un comunicato stampa che informa gli investitori ed il pubblico della sua intenzione di pagare un dividendo del quarto trimestre di 0,82 dollari per azione. Il comunicato stampa era la dichiarazione del dividendo. Oltre all’importo, la società ha anche comunicato che il dividendo sarebbe stato pagato il 10 dicembre agli azionisti di riferimento a partire dal 13 novembre. La data di pagamento è il giorno in cui gli azionisti riceveranno il dividendo. La data di registrazione è effettivamente il giorno in cui la società fa la lista di tutti i suoi azionisti.
L’unica data che non è stata inclusa nel comunicato è la data di stacco della cedola, che è generalmente due giorni lavorativi prima della data di registrazione per tenere conto del tempo necessario per liquidare le transazioni azionarie (in questo caso, la data dell’ex dividendo era il 9 novembre a causa di un fine settimana). Questa data non era nel comunicato stampa, ma è stata riportata sul sito web della società. Acquistate le azioni prima di tale data e avrete diritto al dividendo; acquistate dopo la data di registrazione e il precedente proprietario riceverà il dividendo. In effetti, la data di scadenza è la data specifica in cui le azioni saranno scambiate senza il dividendo incluso nel prezzo.
Per la maggior parte degli investitori, in particolare per quelli con una visione a lungo termine, queste date non saranno un problema troppo grande. Tuttavia, se state cercando di acquistare un’azione, potreste voler ricontrollare le date per ogni evenienza. Preferireste ricevere un dividendo piuttosto che perderlo di un giorno o due perché avete procrastinato.
Alcuni investitori, nel frattempo, tentano di catturare i dividendi investendo intorno a queste date. La distribuzione dei dividendi è una strategia in cui gli investitori detengono le azioni solo per un periodo di tempo sufficiente a ricevere l’esborso prima di passare ad un’altra azione. In questo modo, l’investitore può investire in molte azioni con gli stessi soldi e “catturare” più dividendi. Anche se questa sembra una grande idea, è complicata e richiede tempo.
C’è un’altra tecnicità che complica l’approccio di cattura dei dividendi: I dividendi sono tecnicamente un ritorno di utili non distribuiti (una voce di bilancio). Come tale, il prezzo delle azioni dovrebbe logicamente scendere di un importo pari all’ammontare del dividendo una volta raggiunta la data di stacco del dividendo. C’è anche il rischio che il prezzo del titolo possa essere mosso da notizie o eventi aziendali nel mercato più ampio durante il periodo di detenzione. In questo modo si genererà un reddito dal dividendo che si incassa, ma si potrebbe finire con una perdita di capitale di compensazione quando si vendono le azioni. È molto probabile che il beneficio netto sarà inferiore a quanto si potrebbe sperare, e quindi la maggior parte degli investitori non dovrebbe essere coinvolta nella distribuzione dei dividendi.
Alcune metriche chiave per i dividendi
Ora che avete le date importanti da tenere a mente, vorrete capire alcune delle metriche chiave che vedrete nella ricerca dei titoli a dividendo. La più importante è il dividend yield. Questo viene generato prendendo il pagamento del dividendo più recente e moltiplicandolo per la frequenza dei dividendi (quante volte all’anno il dividendo viene pagato) e poi dividendo per il prezzo corrente delle azioni.
Più alto è il rendimento, meglio è per la maggior parte degli investitori di reddito, ma solo fino a un certo punto. Rendimenti anormalmente elevati possono indicare livelli di rischio più elevati. Un buon punto di riferimento per gli investitori è quello di confrontare il rendimento di un’azione con quello dell’indice S&P 500 per capire se è alto o basso, poiché le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo. I rendimenti dovrebbero anche essere confrontati con quelli dei diretti concorrenti per avere un’idea di quanto sia alto o basso il rendimento, dato che alcuni settori tendono ad offrire rendimenti più alti di altri. Si noti che alcuni servizi di dati forniranno un rendimento da dividendo trailing, che prende i dividendi storici che sono stati pagati (di solito negli ultimi 12 mesi) invece di guardare il dividendo corrente e moltiplicare per la frequenza.
Un’altra metrica su cui gli investitori si concentrano è il payout ratio. Questo può essere ricavato prendendo il dividendo e dividendo per l’utile per azione della società. Anche se i dividendi non vengono pagati con i guadagni, questo dà un’idea di quanto facilmente una società può permettersi il suo dividendo. Più basso è il payout ratio, meglio è, con coefficienti superiori al 100% meritevoli di ulteriore ricerca (si noti che alcuni settori, come i fondi di investimento immobiliare, hanno quasi sempre payout ratio superiori al 100% a causa delle pesanti spese di ammortamento). Questo dato può essere calcolato in diversi periodi di tempo, ma di solito viene considerato trimestralmente, nell’arco dei 12 mesi successivi, o annualmente.
Alcuni investitori considerano anche il rendimento sul prezzo di acquisto. Si calcola il rendimento sul prezzo di acquisto prendendo il dividendo corrente per azione e dividendolo per il costo medio per azione. Questo è un numero che, ovviamente, è specifico per ogni singolo investitore. È il più appropriato per gli investitori che hanno posseduto un’azione che paga il dividendo per un periodo di tempo molto lungo e per coloro che hanno utilizzato la media del costo del dollaro per creare la loro posizione. Ad esempio, se si fosse acquistata Microsoft Corporation il primo giorno lavorativo del 1995 per 26,95 dollari (il prezzo più alto di quel giorno), il dividendo era uno scarso 0,32 dollari per azione all’anno, fornendo agli investitori un rendimento da dividendo di circa l’1,2%. Alla fine del 2018, il dividendo era cresciuto fino a 1,68 dollari per azione all’anno. Questo è un rendimento sul prezzo di acquisto del 6,2%.
Con quale frequenza vengono pagati i dividendi?
Il dividend yield e il payout ratio portano un elemento di tempo nella discussione sui dividendi. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle aziende paga quattro dividendi all’anno, o uno ogni trimestre. Questa, tuttavia, è solo un’opzione. Alcune società, come Realty Income, un fondo di investimento immobiliare, pagano i dividendi mensilmente (Non ci sono troppi dividendi mensili, il che è un peccato, dato che gli assegni dei dividendi di queste società finiscono per imitare da vicino una normale busta paga, semplificando così il processo di budgeting per gli investitori).
Altre pagano due volte all’anno, o semestralmente. Un esempio è la Disney, che paga a gennaio e luglio. Molte aziende europee, invece, pagano solo due volte all’anno, con un piccolo acconto seguito da un pagamento “finale” più grande. La maggior parte delle aziende statunitensi paga lo stesso importo ogni volta. Alcune aziende pagano solo una volta all’anno, come la Cintas, che tende ad aspettare fino alla fine dell’anno solare per pagare il suo dividendo annuale.
Per calcolare correttamente il rendimento dei dividendi e i rapporti di pagamento di queste società, è necessario prendere in considerazione la frequenza dei dividendi. Si noti che alcuni servizi di dati non riescono a fare questo passo, portando a dati errati. Per questo motivo si dovrebbe sempre andare sul sito web di una società per ricontrollare le statistiche sui dividendi che sembrano inusuali.
C’è anche un’altra cosa da tenere a mente. A volte le aziende pagano dividendi speciali. Si tratta di pagamenti che vengono effettuati al di fuori del loro tipico schema dei dividendi. Un esempio è la “nostra” FCA (Fiat) che ha pagato un dividendo straordinario nel 2019 a seguito della cessione di Magneti Marelli e, se andrà in porto l’unione con PSA, ne pagherà un altro nel 2021. Tali dividendi non dovrebbero essere considerati nel rapporto di rendimento o di pagamento, in quanto si tratta di eventi insoliti. Detto questo, alcune società hanno una storia di pagamenti di dividendi speciali su base regolare.
Non tutti i dividendi sono pagati in contanti
A complicare ulteriormente le cose, non sempre i dividendi vengono pagati in contanti. A volte una società paga un dividendo azionario, attraverso il quale emette per ogni investitore ulteriori azioni della società. Un grande esempio è quello di Azimut, che per qualche anno ha pagato una parte in contanti e una parte con l’emissione di nuove azioni. Il vantaggio netto per gli investitori è che il numero di azioni che possiedono aumenta nel tempo.
Altre volte, lo spin-off avviene tramite un dividendo azionario in una nuova società. Questo accade quando una società dà agli azionisti azioni appena create in una delle sue divisioni operative in modo da poter rompere la divisione come propria società pubblica. Uno degli esempi classici di questo è stata la scissione del 1984 di AT&T, amorevolmente chiamata Ma Bell, in una società a lunga distanza con lo stesso nome e sette cosiddette Baby Bells. I Baby Bells erano proprietari delle compagnie telefoniche locali che servivano varie regioni degli Stati Uniti. Per ogni 10 azioni di AT&T, gli investitori ricevevano una quota di ciascuna delle sette compagnie telefoniche regionali. Questa mossa ha portato la AT&T da una società a otto.
Detto questo, i dividendi azionari non sono generalmente la norma, anche se un piccolo numero di società ha una lunga storia di pagamenti regolari di dividendi azionari.
Cos’è una riduzione dei dividendi?
Finora tutto bene, ma i dividendi non sempre salgono. A volte, quando un’azienda ha problemi finanziari, deve tagliare i dividendi. Gli investitori di solito non amano i tagli dei dividendi, come si è detto, e vendono le aziende che tagliano o che ritengono possano tagliare. Per questo motivo è necessario usare cautela quando si guardano le aziende con alti rendimenti e alti rapporti di payout, in quanto entrambi potrebbero essere un segno che il dividendo attuale non è sostenibile.
Detto questo, alcune aziende hanno dividendi variabili, quindi ci si aspetta che i loro dividendi vadano su e giù nel tempo. I cambiamenti dei dividendi in aziende come questa devono essere considerati in modo diverso perché la politica dei dividendi è spesso più importante del pagamento dei dividendi. La già citata Generali è un buon esempio in questo caso. L’azienda non ha caso ha comunicato un range da 55% a 65%, poiché in questo range può “giocare” cercando di far registrare sempre una crescita del dividendo. Ma se gli utili dell’azienda un anno dovessero crollare (e il 2020 con il Covid-19 può essere un ottimo esempio)? Ovviamente se Generali terrà fede alla politica di Payout il dividendo che distribuirà sarà minore rispetto all’anno precedente.
Il motivo è molto vicino e la causa è la medesima (il Covid-19) per Intesa San Paolo che ha deciso (su consiglio della BCE) di non staccare dividendi nel 2020, su utili del 2019, per mantenere in cassa quanta più liquidità possibile e affrontare adeguatamente il virus e la crisi seguente. Intesa San Paolo è sempre stata una buona pagatrice di dividendi e chi ha acquistato l’azione con questo solo intento potrebbe essere rimasto spiazzato.
Cos’è un DRIP?
Un acronimo che sentirete spesso associare ai dividendi è DRIP, che sta per piano di reinvestimento dei dividendi. Molte aziende consentono di acquistare azioni direttamente da loro e di utilizzare i dividendi per acquistare automaticamente ulteriori azioni nel tempo. A volte le aziende offrono incentivi per questo, come ad esempio prezzi di reinvestimento leggermente al di sotto del mercato, e di solito queste transazioni non incorrono in commissioni di intermediazione. Alcune società richiedono l’acquisto di azioni da terzi e il trasferimento delle azioni al piano della società. Il grosso problema in questo caso, tuttavia, è che si utilizza il dividendo per acquistare altre azioni. In pratica si tratta di una ripartizione degli acquisti nel tempo.
Questo è un servizio che molti broker offrono oggi gratuitamente (senza l’incentivo di prezzi inferiori al mercato). Così si può spesso fare la stessa cosa senza la necessità di aprire e monitorare più conti con diverse società, che è quello che vi rimarrebbe se vi iscriveste a più piani DRIP sponsorizzati da più società. Se volete mantenere la vostra vita il più semplice possibile, chiedete al vostro broker se offre il reinvestimento gratuito dei dividendi.
Questo servizio in Italia ancora non è diffuso, non lo offre praticamente nessuno, ma ciò non esclude che potrebbe essere “fatto in casa” con il riacquisto di azioni dell’azienda che ha distribuito il dividendo.
Cosa sono i re dei dividendi, gli aristocratici, i campioni, gli sfidanti e i contendenti?
L’investimento su dividendi è una cosa importante e gli investitori hanno iniziato a usare termini brevi per descrivere le società che investono in dividendi.
Re, Aristocratici, Campioni, Sfidanti e Concorrenti sono alcuni dei termini “da conoscere” con cui vorrai essere pratico. Ognuno di essi rappresenta una diversa serie di escursioni annuali dei dividendi:
Nome dell’azione
Performance
Dividend Kings
50+ anni di aumenti sui dividendi
Dividend Aristocrats
25+ anni di aumenti
Dividend Champions
20+ anni di incremento
Dividend Challengers
Dai 10 ai 20 anni di aumento
Dividend Achievers
10+ ma meno di 20 anni
Dividend Contenders
Dai 5 ai 9 anni di aumenti
Nomi e traguardi sull’aumento costante del valore dei dividendi per un’azienda
Tutti questi termini sono associati a chi paga i dividendi da lungo tempo. Alcune sono liste formali gestite da società come Standard & Poor’s (e utilizzate per creare prodotti d’investimento come i fondi negoziati in borsa o gli ETF), mentre altre sono liste informali gestite da volontari e disponibili gratuitamente su siti web.
Liste come queste sono un ottimo punto di partenza per la ricerca di azioni con dividendi, dal momento che le aziende con una lunga storia di dividendi crescenti hanno dimostrato di dare un valore elevato alla ricompensa degli investitori.
Cos’è un dividend trap?
Un dividend trap è l’ennesimo termine che si sente dire per descrivere un titolo a dividendo, solo che questo non è affatto positivo. In sostanza, un dividend trap è un’azione con un alto rendimento sostenuta da un dividendo che sembra insostenibile. Un buon esempio è quello delle telecomunicazioni rurali Frontier Communications (NASDAQ:FTR). Nel 2017, l’azienda ha pagato quattro dividendi trimestrali di 0,60 dollari per azione, nonostante il fatto che per tutto il tempo ha sanguinato inchiostro rosso. In assenza di utili, il suo indice di copertura dei dividendi era in realtà negativo. La sua attività era in difficoltà da tempo sotto il peso del peggioramento dei risultati finanziari e del pesante carico di debito lasciato dalle acquisizioni.
La società ha finito per eliminare il dividendo nel 2018. Tuttavia, con il progredire del 2017, il dividend yield è passato da circa il 10% a un incredibile 50%, mentre il titolo è sceso da oltre 50 dollari per azione a circa 6,75 dollari. Un rendimento del 10% è elevato e merita una maggiore attenzione, in particolare in una società con un alto livello di leva finanziaria. Ma un rendimento del 50% è completamente ridicolo (il mercato azionario stava inviando un segnale d’allarme molto forte). Prima di saltare su un grosso dividendo, assicuratevi di fare una piccola ricerca per assicurarvi che l’alto rendimento non sia il risultato di problemi finanziari materiali e, altrettanto importante, un’alta probabilità di un taglio dei dividendi. Volete fare del vostro meglio per evitare trappole per i dividendi come Frontier.
I dividendi vi dicono qualcosa sulla valutazione?
Spesso gli investitori guardano il rapporto prezzo/utile per vedere se un’azione è scambiata a basso costo o ricca. Il P/E è solo il prezzo diviso per i guadagni, proprio come il rendimento di un dividendo è semplicemente il pagamento di un dividendo diviso per il prezzo dell’azione. Sono entrambe misure relative. P/E ti dice quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro che un’azienda guadagna, e il dividend yield, approssimativamente, ti dice il livello di generazione di reddito che gli investitori si aspettano da un’azienda nel tempo.
A dire il vero, il P/E e il dividend yield non ti dicono molto sulla valutazione. Tuttavia, quando li si confronta con la storia di una società o con un gruppo più ampio (come un indice o i benchmark del settore diretto), si possono iniziare a vedere i modelli di valutazione.
Ad esempio, il dividendo di Hormel Foods ha raggiunto un picco superiore al 2% alla fine del 2017, verso la fascia alta del range di rendimento storico dell’azienda. Il suo P/E all’epoca era di circa 19, essendo sceso da oltre 30 all’inizio del 2016. In sostanza, il dividend yield stava raccontando una storia simile al rapporto P/E.
Di solito ci sono ragioni per cui le aziende commerciano con valutazioni basse; in questo caso, uno spostamento delle abitudini di acquisto dei consumatori verso il cibo fresco rispetto al cibo preconfezionato che dominava il portafoglio di Hormel aveva spaventato Wall Street. Ma per gli investitori a lungo termine, un elevato rendimento relativo dei dividendi può essere un’opportunità di acquisto. Hormel, per riferimento, ha iniziato a spostare il suo business mix attraverso acquisizioni che hanno aumentato la sua scala in categorie fresche, in particolare nella gastronomia. Alla fine del 2018, il rendimento di Hormel era pari a circa l’1,8% e il P/E era tornato a circa 22.
Imposte sui dividendi: Lo Zio Sam riceve il suo obolo
Nessuna discussione sui dividendi sarebbe completa senza menzionare le tasse. Il governo vuole ottenere il dovuto di questi pagamenti. Riceverete dei moduli fiscali dal vostro broker o dal vostro piano DRIP che descrivono i dividendi che avete ricevuto in un determinato anno e che devono essere inclusi nel vostro reddito quando fate le tasse.
Detto questo, le leggi fiscali cambiano nel tempo, quindi l’aliquota fiscale che pagherete sul reddito da dividendi varierà. I dividendi spesso ricevono un trattamento fiscale preferenziale. Tutti i dividendi, invece, non sono creati allo stesso modo. Alcune società includono la restituzione del capitale nei loro dividendi. Tali dividendi sono considerati un ritorno di una parte del vostro investimento originale e non vengono tassati quando li ricevete. Riducono la vostra base di costo al momento della vendita, aumentando così le vostre plusvalenze (che è la differenza tra ciò che avete pagato per un investimento e ciò per cui lo avete venduto, supponendo che abbiate realizzato un profitto sulla transazione).
Altre società, in particolare i trust di investimento immobiliare, sono strutturati come entità passanti, perché passano gran parte del loro reddito agli investitori in cambio di evitare la tassazione a livello aziendale. La maggior parte, se non tutti i dividendi che pagano sono trattati come reddito regolare, proprio come il vostro stipendio. Questi tipi di dividendi sono spesso indicati come non qualificati.
I dividendi qualificati, invece, sono la norma. Questo tipo di dividendi viene pagato dalla maggior parte delle società statunitensi e viene tassato ad aliquote speciali.
Le tasse sono un argomento complesso, ed è necessario consultare un commercialista per una discussione approfondita. Ma state certi che dovete far sapere allo Zio Sam dei vostri dividendi.
Le tasse sui dividendi in Italia
Nel paragrafo precedente abbiamo generalizzato e fatto particolarmente riferimento al mercato americano (ed è corretto così considerando che si tratta della piazza maggiore al mondo), ma per chi volesse investire solo in Italia è importante sapere che la tassazione sui dividendi è uguale a quella sulle plusvalenze e cioè il 26%.
In pratica, se avete in portafoglio 2.000 azioni ENI che pagano 0,86 euro / anno avrete un ritorno lordo di 1.720 euro, ma al netto ne rimarranno 1.445. Che voi abbiate adottato una gestione amministrata o una gestione autonoma della tassazione, i dividendi vengono bloccati alla fonte, quindi il vostro istituto di credito vi aggiungerà 2 voci al vostro estratto conto:
Dei FAANG ne abbiamo già parlato, ma i titoli di Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google non sono le uniche nel paniere delle aziende tecnologiche quotate sul Nasdaq.
L’azienda più famosa, esclusa dai FAANG, è certamente Microsoft ma, oltre all’azienda fondata da Bill Gates, ci sono altre società profittevoli che si possono acquistare e che si prestano meglio in caso di esplosione di una eventuale bolla finanziaria.
Andiamo a vedere quali sono. Non esiste una sigla ufficiale, li definiamo qui ITEM (non risulta esista questo termine per un gruppo di azioni, magari abbiamo fondato un nuovo gruppo con una nuova definizione).
Azienda
Prezzo azione
Capitalizzazione
P/E
EPS
ROE
Intel
48,77 $
214 mld $
14,25
1,99
22,18
Take Two
135 $
15,6 mld $
76
1,54
14,86
Electrinic Arts
117 $
35,8 mld $
28,70
3,34
29,53
Microsoft
115 $
886 mld $
29,72
2,13
35,52
Come abbiamo già fatto anche per i FAANG, andiamo ad analizzare le peculiarità di ogni singola azienda, cercando di capire le potenzialità e i punti di caduta di ognuna.
Intel
Partiamo dalla società che produce processori e che negli anni ’90 si spartiva il mercato con AMD e che negli anni 2000 ha un po’ fatto monopolio.
Proprio il monopolio del primo decennio del nuovo secolo, con il diffondersi di device mobile, sta finendo. Oggi la concorrenza è agguerrita e Intel ha un po’ perso il passo. Aziende come Qualcomm, oppure le stesse aziende produttrici di hardware, come Apple, hanno tolto fette di mercato a Intel.
Per meglio intenderci: Intel è rimasta la regina dei processori e di componentistica su PC e portatili, ma sull’iPhone/iPad gira una CPU prodotto da Apple. I device Android hanno processori e schede interamente prodotte da Qualcomm (con il brand Snapdragon) e per Intel il mercato mobile è molto complesso da penetrare.
Gli investitori lo hanno ben inteso ed è per questo motivo che il P/E dell’azienda si aggira intorno ai 14, valore molto basso per un’azienda tecnologica.
Certo è che l’emorragia che ha portato gli utenti dai PC ai dispositivi mobile è quantomeno a un punto di stagnazione. Intel rimarrà comunque la regina sui dispositivi fissi e sui portatili e, benché il mobile sarà comunque il futuro, in ambienti aziendali e industriali non si potrà prescindere da Intel.
Nel mentre segnaliamo che i conti dell’azienda sono apposto, i costi sono contenuti, il reddito netto, anno dopo anno, si aggira sempre intorno ai 10 miliardi di $, il debito netto è di circa 17 miliardi che è sopra l’utile annuale ma ben distante dal fatturato. Insomma, si tratta di un’azienda solida che può tranquillamente assorbire shock e migrazione degli utenti.
Infine c’è da dire che già Intel si è saputa reinventare più volte e probabilmente stanno alacremente lavorando per recuperare il gap. Ce la faranno?
In caso di eventuale esplosione di una bolla finanziaria sul mercato dei tecnologici questa azione certamente ne risentirà poiché ha una dimensione tale per cui verrà inglobata nei cali, ma allo stesso tempo, con questi dati e con questo rapporto di P/E, dubitiamo possa scendere tantissimo.
Take Two
Ai più non dirà nulla, ma Take Two Interactive è la capogruppo di Rockstar Games e di 2K Sports. Ancora non dice nulla?
Proviamo a fare qualche altro nome: GTA, Red Dead Redemption ed NBA games. Take Two è l’azienda che produce questi giochi. Giusto per far capire la caratura dell’azienda, Grand Theft Auto V ha venduto 100 milioni di copie e non solo ha incassato una media di 35$ a gioco, ma ha creato un sistema di micro pagamenti per aggiungere funzionalità al gioco.
In questo ottobre verrà lanciato il gemello di GTA V (che oramai data 2013), quel Red Dead Redemption 2 che dovrebbe, nella strategia della società, creare una seconda gamba a sostegno del business. L’obiettivo dichiarato è di arrivare a qualche decina di milioni di copie vendute ma, soprattutto, creare un nuovo mercato di micro pagamenti per l’estensione del gioco. Con una roadmap che prevede l’uscita di un gioco nuovo ogni 4/5 anni il business è decisamente sostenibile.
Senza dimenticare NBA 2Kxx che in America è l’equivalente sul basket del gioco Fifa (dedicato al calcio).
Tra quelle prese in esame, basta guardare la capitalizzazione per capire che è la società più piccola, ma allo stesso tempo è quella che probabilmente crescerà di più. Peccato che gli investitori già lo sappiano e ciò si nota dal P/E decisamente elevato per un’azienda di questa portata.
Non è tutto oro però: con questi dati, se una bolla finanziaria dovesse esplodere domani, benché non si tratti di una azienda puramente tecnologica, il valore dell’azione potrebbe scendere tanto.
Inoltre il mercato del gaming è in fermento e la posizione dominante di Microsoft con Xbox e di Sony con Playstation potrebbe essere minata da nuovi attori che si stanno affacciando sul mercato. Per esempio, avendo dei dispositivi già connessi alla TV, cosa impedisce a Google, attraverso Android TV, di far girare gaming ad alto livello? Ecco, con queste domande bisognerà capire la capacità evolutiva di Take Two nell’adattarsi al nuovo mercato. Dal punto di vista dello store e dei micro pagamenti è già in bolla, ma per quanto riguarda la tecnologia ci sarebbe tanto da riscrivere.
Comunque, da qui a un paio d’anni queste sono solo congetture (quelle tecnologiche, non certo una bolla che potrebbe esplodere domani o mai). La società è stabile e le prospettive di crescita sono elevate. Attendiamo RDR2 per capire se saranno stati capaci di creare una seconda stampella oltre a GTA.
Electronic Arts
Rimaniamo sul campo del gaming: Take Two probabilmente è sconosciuto ai più, dovrebbe essere più comune invece il nome di Electronic Arts, se non altro poiché produce uno dei giochi più diffusi in Italia oramai da 20 anni. EA, attraverso la sezione EA Sports, è la casa di produzione di Fifa, gioco calcistico che da 20 anni domina il mercato. Inoltre la stessa casa è famosa anche per la serie Medal of Honor, Need for Speed e SimCity.
A differenza di Take Two non è mai riuscita a sviluppare un sistema di micro pagamenti, ma la stagionalità di Fifa, che esce rinnovato ogni anno, permette dei flussi costanti di cassa.
Rispetto a Take Two è decisamente più strutturata, con maggiore capitalizzazione e maggiori introiti. Si nota soprattutto dal ROI, decisamente più alto rispetto a quello della concorrente.
Il vero rischio per Electronic Arts è l’aumento dei costi per le licenze delle varie squadre e dei campionati/tornei, costi che vanno ad aumentare grazie all’asta che ogni anno viene scatenata con la rivale PES di Kon. Proprio per questo motivo Electronic Arts ha nel tempo acquisito nuove società minori con titolo interessanti, così da creare nuovi revenue stream capaci di diminuire la dipendenza da Fifa.
L’utile netto di circa 1 miliardo di $ / anno dimostra che l’azienda è comunque in salute e il P/E di 28,70 fa pensare che gli investitori considerino la software house come una garanzia, che non farà strappi in futuro, né in negativo né in positivo.
Una eventuale bolla finanziaria la colpirebbe poco (non viene comunque considerata una società tech).
Microsoft
Si tratta della regina in questo gruppo: Microsoft è la società più famosa esclusa dal gruppo dei FAANG. Un tempo dominatrice assoluta dei sistemi operativi, con l’avvento dei Mac e del mobile, sono tantissimi i device che non hanno Windows. La società di Redmond si è saputa riciclare, riuscendo a elevare l’altro prodotto di punta: Office è diventato 365 e si è trasformato in un sistema B2B molto utilizzato.
Inoltre la stessa Microsoft ha introiti anche dal mondo gaming, con la propria Xbox, Web grazie a MSN, con le chat grazie a Skype, hardware grazie soprattutto al Surface e mobile con Windows Phone e la recente acquisizione di Nokia.
Si tratta di un’azienda, insomma, che entra in vari mercati, senza eccellere veramente in nessuno al momento, ma riuscendo a raccogliere del buono da tutti.
Il ROI fa ben vedere che l’azienda comunque riesce a investire bene e avere degli introiti, valore riconosciuto dagli investitori che comunque danno fiducia alla società di Bill Gates e assegnano un P/E (quasi 30) tipico di una società in crescita.
Viene universalmente riconosciuta come un’azienda tech, anzi, prima dell’avvento dei social, era, insieme a Google, l’azienda tech per eccellenza. Ciò significa che se dovesse esplodere una bolla finanziaria sui titoli del Nasdaq, Microsoft ne sarebbe certamente investita.
Comunque, grazie a un P/E non elevatissimo (come potrebbe essere quello di Netflix o di Amazon), a dei flussi costanti e alla capacità camaleontica della struttura, la perdita in caso di bolla potrebbe non essere elevatissima.
Oltre ai titoli ITEM
Azienda
Prezzo azione
Capitalizzazione
P/E
EPS
ROE
Akamai
70 $
12 mld $
40,50
1,26
7,42
Western Digital
58 $
17 mld $
7,68
2,20
19
Esistono altre aziende, un po’ più piccole, che hanno buone prospettive o che, quantomeno, devono essere tenute in considerazione. Due di queste aziende sono Akamai e Western Digital.
Akamai
Si tratta di una società che rivende soluzioni tecnologiche a grandi aziende, il proprio mercato è al 100% B2B e Akamai ha creato un business di difficile dissoluzione.
La proposta più allettante della società è la Content Delivery Network, in pratica distribuiscono un determinato sito Web in migliaia di nodi sparsi per tutto il globo, così che un utente abbia a poche centinaia di km da casa propria una copia del sito stesso, senza dover, ogni volta, arrivare dall’altra parte del mondo.
Tra i clienti di Akamai si sono annoverate, e alcune si annoverano ancora, aziende come Facebook, Microsoft ed Apple, solo per citare le più grandi.
Purtroppo i costi per mantenere un business di questo tipo sono alti e ciò si nota nei numeri, con livelli bassi di EPS e ROE.
L’altro lato della medaglia, però, è il fatto che la società è sconosciuta ai più e certamente non viene propriamente inserita tra i tecnologici, anche se di questo si tratta, quindi non riceve gli scossoni che interessano l’intero mercato.
Il P/E di 40 dimostra come gli investitori arrivati a scoprire l’azienda la tengono ben in considerazione, e non potrebbe essere altrimenti considerando che negli ultimi 5 anni è passato da un utile netto di 200 milioni a circa 320 (con il 2017 chiuso a 218 ma con 72 milioni di spese straordinarie).
Il vero pericolo di questa società? La dimensione: si tratta di una società smart, molto attiva e dall’alto potenziale, ma allo stesso tempo è tanto piccola a cospetto di altri giganti del settore. Se Google, per esempio, volesse i clienti di Akamai ci metterebbe 30 secondi a staccare un assegno e portarsela a casa. Giusto per capirsi e per capire ciò che stiamo dicendo: l’intero fatturato del 2017 di Akamai è di 2,5 miliardi di $, Google nello stesso periodo ha fatto 12,5 miliardi di utile netto. Un anno di utile netto di Google vale quanto la capitalizzazione di Akamai. Insomma, sarebbe un boccone da mangiare in un minuto.
Inoltre i big dell’industria già sono concorrenti di Akamai: Google ha la propria soluzione cloud, così come Amazon (AWS) e Microsoft (Azure).
Ma chi dice che un’acquisizione da parte di una società enorme sia per forza un male?
Western Digital
Negli anni ’90 e nei primi 10 anni del 2000 è stata una società molto prospera, negli ultimi anni ha continuato a muoversi bene ma ha un problema di base: Western Digital produce principalmente hard disk e questi stanno lentamente scomparendo dalle nostre macchine.
Il discorso per WD segue molto quello di Intel: con l’avvento del cloud e di dispositivi mobile gli utenti possono fare a meno di avere grossi hard disk sui propri PC, oppure di avere in casa una soluzione di hard disk di rete. Si tratta di soluzioni antiquate, superate dal cloud.
Western Digital ovviamente non è arrivata impreparata a questo appuntamento, ha già negli anni evoluto il proprio business e snellito i costi: i conti della società sono in ordine e la società ha sempre chiuso con il conto in attivo, aumentando comunque negli ultimi 5 anni i costi di ricerca e Sviluppo, che sono praticamente raddoppiati rispetto a 5 anni fa.
Eppure gli investitori non credono in questa azienda e ciò si nota dal P/E di solo 7,68.
Guardando i dati nel complesso pare una bocciatura esagerata, anche perché l’evoluzione c’è già stata e l’emorragia di utenti verso soluzioni cloud dovrebbe essere oramai al limite. Inoltre in ambienti aziendali le soluzioni proposte da WD sono ancora molto apprezzate.
In caso di esplosione di una bolla finanziaria Western Digital potrebbe addirittura non accorgersene, con un moltiplicatore così basso difficilmente può andare giù di tantissimo.
In conclusione
Abbiamo visto, anche in questa seconda tornata di analisi di aziende tech, come il mercato è molto variegato. A differenza dei FAANG, universalmente riconosciute come azioni tecnologiche, qui abbiamo delle aziende che operano nello stesso settore ma sfuggono spesso dai radar. Ciò potrebbe essere un bene in caso di reale bolla finanziaria pronta a esplodere: alcune di queste aziende, oggi analizzate, potrebbero non essere toccate da variazioni brusche.
Giusto per fare un confronto, con un P/E superiore a 400 un’azienda come Amazon, se la bolla esplodesse domani, potrebbe almeno dimezzare il prezzo delle azioni; il confronto con un’azienda come Western Digital che ha un P/E di poco superiore a 7 ci si rende conto come WD al massimo potrebbe perdere un 20/30%.
Ma qualora una eventuale bolla finanziaria non dovesse esplodere, comunque queste società sono in alcuni casi ipervendute (per esempio la stessa WD), in altri casi esempi di costanza (come Akamai), in altri casi ancora pronte per la rampa di lancio (Take Two con l’uscita di RDR2 su tutte).
Acquistarle o meno? Se con l’articolo sui FAANG avevamo sconsigliato Facebook, per una serie di motivi, qui non abbiamo un’azienda che ci sentiamo di sconsigliare. Anzi, il consiglio è di aspettare dei cali del prezzo delle azioni per entrare prepotentemente in queste aziende.