Freni Brembo SpA (Brembo SpA) è un’azienda italiana impegnata nella ricerca, progettazione, produzione e vendita di sistemi frenanti.
La Società fornisce prodotti per auto, moto, veicoli commerciali, auto e moto da corsa.
Il portafoglio della società comprende dischi freno, pastiglie, moduli, pinze, pompe freno e sistemi frenanti completi.
Al 31 dicembre 2011 la Società opera attraverso 35 unità produttive e centri commerciali in Italia e all’estero, tra cui Spagna, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Germania, Messico, Brasile, Argentina, Cina, India, Stati Uniti, Svezia, Cina e Giappone.
La Società ha diverse controllate, tra cui AP Racing Ltd, Brembo Deutschland GmbH, Brembo Nanjing Foundry Co Ltd, Brembo North America Inc e Qingdao Brembo Trading Co Ltd.
Per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019, i ricavi di Freni Brembo SpA sono diminuiti del 2% a 2,59 miliardi di euro. L’utile netto, prima dei componenti straordinari, è diminuito meno dell’1% a 237,7 milioni di Euro.
Come ogni anno, il quarto lunedì del mese di maggio è dedicato ai dividendi, anche il 2021 non fa eccezione, anche se, rispetto al pre-Covid, il bottino rimane ancora magro.
Il 2021, infatti, vedrà una pioggia di circa 17,3 miliardi di euro, cifra certamente più alta rispetto ai 13 miliardi del 2020, ma ancora distante dai 21 miliardi distribuiti nel 2019.
Anche guardando dal punto di vista percentuale, il dividend yield di Piazza Affari, quest’anno, sarà intorno a 2,73%, contro l’1,92% del 2020, ma che mal si concilia con la media degli ultimi 10 anni che è stata del 3,44%.
A pesare sui dividendi c’è ancora lo stop della BCE sulla distribuzione degli utili bancari, e su una borsa come quella milanese, dove il peso specifico dei finanziari è molto alto, questo è uno scoglio non di poco conto.
Certamente si fa meglio a guardare il futuro, quando gli analisti, al 2024, si aspettano un ritorno del 4,38% sulla borsa italiana.
Abbiamo già chiarito come le blue chip, cioè i titoli a maggior capitalizzazione e maggiore stabilità, siano listati sul FTSE MIB, l’indice principale di Piazza Affari, ma quest’ultimo contiene massimo 40 società. Dove si trovano le altre?
La risposta è sul FTSE Italia Mid Cap che contiene tutte le società a media capitalizzazione che non hanno abbastanza “grandezza” per entrare nell’indice principale.
E se è vero che le società del FTSE MIB hanno respiro internazionale e sono dei colossi, è anche vero che nel FTSE Italia Mid Cap ci sono una serie di aziende che potrebbero tranquillamente stare nell’indice principale, oltre al fatto che il vero tessuto italiano, fatto di Piccole e Medie Imprese, è maggiormente rappresentato dall’indice secondario.
Cosa è il FTSE Italia Mid Cap
Andiamo con ordine e rispondiamo a un po’ di domande.
Il FTSE Italia Mid Cap è l’indice delle aziende a media capitalizzazione, raccoglie 60 società e ogni trimestre viene rivisto insieme al FTSE MIB per decidere ingressi e uscite.
Creato il 31 dicembre 1994, con il nome originale di Midex e con una quota di partenza di 10.000 punti. A distanza di 25 anni gira intorno ai 34 mila punti.
Nel 2007, a seguito dell’acquisizione di Borsa SpA da parte del London Stock Exchange, il nome è cambiato da Midex a FTSE Italia Mid Cap.
Società quotate sul FTSE Italia Mid Cap
Questa è una lista di società quotate al Mid Cap come da decisioni ultime del giugno 2020.
Azienda
Settore
Capitalizzazione (milioni di €)
UnipolSai
Finanziari
6.120
Acea
Energetici
3.890
De Longhi
Ciclici/Industria
3.490
Iren
Energetici
3.020
ERG
Energetici
2.880
Brembo
Ciclici/Auto
2.800
Reply
Tech
2.710
ASTM
Trasporti
2.700
IMA
Materiali di base
2.380
ENAV
Trasporti
2.250
Salvatore Ferragamo
Ciclici/Moda
2.150
Brunello Cucinelli
Ciclici/Moda
1.940
Mediaset
Servizi/Media
1.870
Banca MPS
Finanziari
1.670
Falck Renewables
Utility
1.610
Technogym
Ciclici/Fitness
1.590
Rai Way
Servizi/Media
1.580
Carel Industries
Tech
1.520
Anima Holding
Finanziari
1.500
Credito Emiliano
Finanziari
1.470
Autogrill
Servizi/Food
1.320
WeBuild
Beni strumentali
1.310
Juventus
Servizi
1.300
BPER Banca
Finanziari
1.280
Cerved Group
Tech
1.230
ItalMobiliare
Materiali di base
1.150
Zignago Vetro
Materiali di base
1.100
Fincantieri
Trasporti
1.100
Tamburi Investment Partners
Finanziari
1.030
Cementir Holding NV
Beni strumentali
1.000
SOL
Materiali di base
984
Ascopiave
Utility
924
Marr
Servizi
903
Tod’s
Ciclici/Moda
856
Sesa
Tech
834
Piaggio
Ciclici/Moto
822
Banca Farmafactoring
Finanziari
819
Danieli & C
Ciclici
790
Saras
Energetici
734
MutuiOnLine
Finanziari
720
Banca Popolare di Sondrio
Finanziari
720
Datalogic
Tech
685
Cattolica Assicurazioni
Finanziari
665
doValue
Finziari
578
Maire Tecnimont
Beni strumentali
557
Tinexta
Tech
554
Sanlorenzo
Ciclici
528
Illimity Bank
Finanziari
489
Banca Ifis
Finanziari
489
El.En.
Salute
458
Guala Closures
Materiali di base
401
Dea Capital
Finanziari
401
IGD Siiq
Servizi
394
Garofalo H Care
Salute
389
Credito Valtellinese
Finanziari
374
Fila
Non ciclici
372
RCS
Servizi/Media
332
Aeroporto Gugl. Marconi
Trasporti
329
Mondadori Editore
Servizi/Media
276
OVS
Ciclici/Moda
255
Componenti del FTSE Italia Mid Cap al 17/06/2020
Come è semplice notare, si va da semicolossi, come per esempio UnipolSai, Piaggio, Mediaset o De Longhi a semplici aziende quasi a conduzione familiare.
Nonostante le capitalizzazioni, che in alcuni casi sembrano davvero severe, le aziende in questo indice sono tutte imprese con respiro internazionale e con buoni valori di base.
Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.
In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:
Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.
Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.
Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).
Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.
Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?
La lista degli indici principali è relativamente breve e include:
FTSE MIB
FTSE Italia Mid Cap
FTSE Italia STAR
FTSE Italia Small Cap
FTSE Italia All-Share
FTSE AIM Italia
FTSE MIB
Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.
Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.
La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.
Pos.
Azienda
Capitaliz. (miliardi di €)
1
Enel
67
2
ENI
30,7
3
Ferrari
28,6
4
Intesa San Paolo
27
5
Generali
20
6
STMicroElectronics
19,7
7
Unicredit
16,6
8
Snam
13,7
9
Fiat Chrysler Auto
12,6
10
Atlantia
12,4
11
Terna
12
12
Exor
11,9
13
Poste Italiane
10,3
14
Diasorin
10,2
15
Nexi
8,8
16
Recordati
8,6
17
Moncler
8,5
18
Davide Campari
8,1
19
CNH Industrial
7,7
20
Telecom Italia
7,1
21
Tenaris
6,7
22
Fineco Bank
6,1
23
InWit
5,5
24
Amplifon
5,28
25
Prysmian
5,1
26
Mediobanca
5,1
27
HERA
5
28
Banca Mediolanum
4,4
29
A2A
3,9
30
ItalGas
3,88
31
Pirelli
3,82
32
Buzzi Unicem
3,33
33
Leonardo
3,3
34
Interpump Group
3,0
35
UBI Banca
2,9
36
Banca Generali
2,7
37
Unipol
2,3
38
Saipem
2,1
39
Azimut
2,1
40
Banco BPM
1,7
Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020
Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.
ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.
Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.
Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.
Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.
FTSE Italia Mid Cap
Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.
Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.
Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.
Pos.
Azienda
Capitaliz. (miliardi di €)
1
UnipolSai
5,8
2
Acea
3,7
3
Iren
2,9
4
Reply
2,9
5
Brembo
2,9
6
ERG
2,8
7
De Longhi
2,8
8
ASTM
2,7
9
Salvatore Ferragamo
2,4
10
IMA
2,3
11
ENAV
2,2
12
Brunello Cucinelli
1,9
13
Mediaset
1,8
14
TechnoGym
1,5
15
BPER Banca
1,3
I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap
FTSE Italia Small Cap
Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.
Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.
Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.
Ecco qualche brand molto conosciuto:
Astaldi
Beghelli
Bialetti
Brioschi
ePrice
Gabetti
Geox
il Sole 24 Ore
Lazio calcio
Pininfarina
Piquadro
AS Roma
Tiscali
Unieuro
Zucchi
Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap
FTSE Italia All-Share
Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.
Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.
FTSE Italia STAR
STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.
Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.
FTSE AIM Italia
Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.
Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.
FTSE Italia Brands
Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.
Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?
Ferrari
Juventus
Brembo
Brunello Cuccinelli
Campari
Moncler
Piaggio
Autogrill
Tod’s
ecc
Indici Settoriali di Borsa Italiana
Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.
Questa la lista degli indici settoriali italiani:
Ftse Italia Oil & Gas Producers
Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
Ftse Italia Chemicals
Ftse Italia Industrial Metals & Mining
Ftse Italia Construction & Materials
Ftse Italia Aerospace & Defense
Ftse Italia General Industrials
Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
Ftse Italia Industrial Engineering
Ftse Italia Industrial Transportation
Ftse Italia Support Services
Ftse Italia Automobiles & Parts
Ftse Italia Beverages
Ftse Italia Food Producers
Ftse Italia Household Goods & Home Construction
Ftse Italia Leisure Goods
Ftse Italia Personal Goods
Ftse Italia Health Care Equipment & Services
Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
Ftse Italia Food & Drug Retailers
Ftse Italia General Retailers
Ftse Italia Media
Ftse Italia Travel & Leisure
Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
Ftse Italia Mobile Telecommunications
Ftse Italia Electricity
Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
Ftse Italia Banks
Ftse Italia Nonlife Insurance
Ftse Italia Life Insurance
Ftse Italia Real Estate Investment & Services
Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
Ftse Italia Financial Services
Ftse Italia Software & Computer Services
Ftse Italia Technology Hardware & Equipment
Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.
Come investire sugli indici italiani
Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.
Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.
Per esempio:
FTSE Italia Mid Cap:
iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
FTSE Italia Small Cap:
Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS
In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.
Ogni crisi porta con sé delle problematiche ma anche delle opportunità. Chi fosse arrivato con tanta liquidità in questo periodo di crisi sta già sognando e pregustando la preda da azzannare.
In borsa le occasioni non mancano, con tante blue chip che hanno un prezzo da discount.
Vediamo insieme qualcuna, analizzando cosa pensano gli analisti e dove potrebbero arrivare.
Atlantia (BIT:ATL)
Partiamo da casa nostra e in particolar modo da Atlantia, finita nell’occhio del ciclone negli ultimi anni a causa della caduta del Ponte Morandi a Genova.
Il M5S pareva intenzionato a togliere la concessione autostradale a ASPI (Autostrade per l’Italia), di cui Atlantia è la maggior azionista.
Il Milleproroghe approvato a fine 2019 dà anche gli strumenti allo Stato per farlo ma i pentastellati (e in generale tutto il governo), hanno altro a cui pensare e non sono convinti di questa mossa.
Il perché è presto detto: attualmente il governo è impegnato in altro e la cancellazione della concessione porterebbe quasi certamente gli attori davanti a un arbitrato europeo, che in casi simili in passato si è già espresso a favore dell’azienda.
La soluzione sembra quindi quella di far cedere ad Atlantia una grossa fetta di ASPI con l’ingresso delle istituzioni, sotto varia forma, ma per questo gesto verrà ben ricompensata (a prezzi di mercato). Il governo potrà esultare per aver eliminato la concessione ad Atlantia e quest’ultima sarà ben ricompensata con soldi che andrà a spendere bene e e altrove.
Inoltre il Covid-19 ha messo a dura prova altri asset di Atlantia, tra cui c’è certamente la gestione degli aeroporti.
Per questi motivi l’azienda è fortemente penalizzata in questo momento, ma non lo sarà per sempre ed è certamente solida.
I consensi oggi danno 4 buy, 3 Outperform, 10 Hold e solo 1 sell. Il target price è posto a 18,21, con un guadagno sulle quotazioni attuali di circa il 28%.
Juventus (BIT:JUVE)
Continuiamo con una squadra di calcio che è stata fortemente penalizzata per la chiusura del campionato, oltre che per trimestrali non certo esaltanti.
Gli investimenti fatti per Cristiano Ronaldo si fanno sentire sui conti e la sospensione di campionato e coppe per il Covid-19 non è stata una bella notizia.
C’è da dire però che la squadra e l’intero organico, tagliandosi lo stipendio, ha dimostrato maturità dando alla società dell’ossigeno fondamentale.
Inoltre i soldi della UEFA (che sono il vero tesoretto) da qualche parte dovranno andare e anche se la Champions di quest’anno dovesse essere annullata, c’è da credere che alle 8 squadra che partecipavano ai quarti qualcosa arriverà di certo.
Negli ultimi giorni il titolo ha già fatto dei progressi, avvicinandosi al target price che è posto a 0,99. Con la quotazione attuale avremmo un guadagno del 10% circa.
Pochi giudizi da parte degli analisti, che comunque hanno 1 su buy, 3 su hold e 0 su sell.
Telecom Italia (BIT:TIT)
Gubitosi, presentando i dati del 2019 ha detto:
La produzione di cassa nell’esercizio 2019 è stata sufficientemente ampia da rendere sostenibile il ritorno alla distribuzione di utili alle azioni ordinarie, cosa che non accadeva dal 2013
Luigi Gubitosi
In tempi in cui gli altri corrono a tagliare il dividendo, questo è certamente un buon segnale.
I fondamentali dell’azienda sono buoni e ciò si vede anche dai giudizi degli analisti che si schierano con: 9 buy, 6 Outperform, 2 hold e 2 sell.
Il Target Price è posto a 0,58 che con le quotazioni attuali significherebbe un aumento del 56%. Mica male…
Enel (BIT:ENEL)
La società, fresca di rinnovo di Francesco Starace, negli ultimi anni sta crescendo a ritmo vertiginoso.
La crisi dovuta al Covid-19 ha penalizzato il titolo, che comunque ha ottimi fondamentali; inoltre la penalizzazione sembra persino eccessiva poiché con il lockdown i consumi casalinghi non possono che aumentare.
I consensi parlano di 9 buy e 11 Outperform, 5 Hold e un solo Sell. Più chiaro di così…
Il Target Price è posto a 7,57 che con le quotazioni attuali significa un aumento del 20%.
Brembo (BIT:BRE)
Infine parliamo dell’azienda bergamasca che è stata fortemente colpita dal Covid-19, sia per la vicinanza a uno degli epicentri italiani sia perché le vendite di auto (e quindi di pezzi che compongono tali auto) è stata fortemente penalizzata.
C’è da dire comunque che Brembo lavora tantissimo con il mercato tedesco, che sta già uscendo dal tunnel e quindi le vendite dovrebbero ripartire velocemente, inoltre chi aveva in mente di cambiare auto (o anche semplicemente di fare manutenzione) ha solo rimandato l’affare, non certamente l’ha cancellato.
I consensi sono cauti con 2 Outperform e 3 Hold, nessun Buy e nessun Sell.
Il Target Price è comunque posto a 8,73 che con quotazioni attuali significa un +12%.