Azione: Azimut (BIT:AZM)

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Azimut Holding SpA è una società con sede in Italia che opera nel settore del risparmio gestito.

La sua attività principale è lo sviluppo, la gestione, la commercializzazione e la distribuzione di prodotti di asset management e servizi finanziari rivolti sia alla clientela privata che a quella istituzionale.

Si occupa della gestione di fondi, fondi di fondi, fondi pensione e portafogli discrezionali italiani, nonché di hedge fund.

Attraverso Azimut Sgr SpA, AZ Fund Management SA, Azimut Capital Management Sgr SpA e AZ Capital Management Ltd si focalizza nella gestione, specializzandosi nella selezione di portafogli multimanager e strumenti di investimento gestiti da una gamma di money manager internazionali.

Attraverso AZ Life Ltd è impegnata nel settore assicurativo. Offre servizi fiduciari attraverso Azimut Fiduciaria.

Azimut Holding SpA opera attraverso numerose società controllate e collegate situate in Italia, Irlanda, Messico e Turchia, tra le altre. Opera, tra l’altro, attraverso BRZ Gestao de Patrimonio, Futurimpres SGR e Profie SA.

Per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019 i ricavi di Azimut Holding SpA sono aumentati del 49% a 1,07 miliardi di euro. L’utile netto prima delle componenti straordinarie è passato da 122,6 milioni di euro a 371,7 milioni di euro. I ricavi riflettono l’aumento del 35% dei proventi da commissioni e commissioni a 941,1 milioni di euro, il risultato netto di FinInstr al fair value è aumentato del 66% a 276,3 milioni di euro, l’utile/perdita su attività finanziarie/lab al FV è aumentato da -13,7 milioni di euro a 8,3 milioni di euro.

  • Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Come ogni anno, il quarto lunedì del mese di maggio è dedicato ai dividendi, anche il 2021 non fa eccezione, anche se, rispetto al pre-Covid, il bottino rimane ancora magro.

    Il 2021, infatti, vedrà una pioggia di circa 17,3 miliardi di euro, cifra certamente più alta rispetto ai 13 miliardi del 2020, ma ancora distante dai 21 miliardi distribuiti nel 2019.

    Anche guardando dal punto di vista percentuale, il dividend yield di Piazza Affari, quest’anno, sarà intorno a 2,73%, contro l’1,92% del 2020, ma che mal si concilia con la media degli ultimi 10 anni che è stata del 3,44%.

    A pesare sui dividendi c’è ancora lo stop della BCE sulla distribuzione degli utili bancari, e su una borsa come quella milanese, dove il peso specifico dei finanziari è molto alto, questo è uno scoglio non di poco conto.

    Certamente si fa meglio a guardare il futuro, quando gli analisti, al 2024, si aspettano un ritorno del 4,38% sulla borsa italiana.

    Tornando a noi, e tornando a oggi, ecco la lista delle aziende che staccano un bel dividendo in questa giornata.

    Azioni che staccano un dividendo oggi

    Le seguenti azione staccano oggi il dividendo e lo metteranno in pagamento mercoledì:

    AzioneDividendo
    A2A€ 0,0800
    Amplifon€ 0,2200
    Anima Holding€ 0,2200
    Azimut Holding€ 1,0000
    B.F.€ 0,0150
    Banca Finnat€ 0,0025
    Banca Ifis€ 0,4700
    Banca Pop Emilia Romagna€ 0,0400
    Banca Popolare Sondrio€ 0,0600
    Banca Mediolanum€ 0,0267
    Be Shaping the Future€ 0,0300
    Brembo€ 0,2200
    Buzzi Unicem€ 0,2500
    Cairo Communication€ 0,0400
    Caltagirone€ 0,0700
    Datalogic€ 0,1700
    De’ Longhi€ 0,5400
    Dea Capital€ 0,1000
    Diasorin€ 1,0000
    El.En€ 0,4000
    Eni€ 0,2400
    Erg€ 0,7500
    Falck Renewables€ 0,0670
    Fila€ 0,1200
    First Capital€ 0,2500
    Generali€ 1,0100
    Interpump Group€ 0,2600
    Intesa Sanpaolo€ 0,0357
    Inwit€ 0,3000
    Irce€ 0,0300
    Italgas€ 0,2770
    Moncler€ 0,4500
    Pattern€ 0,0280
    Prysmian€ 0,5000
    Rai Way€ 0,2385
    Recordati€ 0,5500
    Retelit€ 0,0300
    Salcef Group€ 0,4200
    Sol€ 0,2200
    Tamburi€ 0,1000
    Technogym€ 0,2200
    Tenaris$ 0,1400
    Unipol€ 0,2800
    Unipolsai€ 0,1900
    Vianini Industria€ 0,0600
    Aziende che staccano oggi il dividendo
  • Goldman Sachs dà i target price al risparmio gestito italiano

    Goldman Sachs dà i target price al risparmio gestito italiano

    Nuova pioggia di giudizi da parte di Goldman Sachs per il risparmio gestito europeo, con la banca americana che si concentra in particolar modo sui titoli italiani.

    Ed ecco quindi che le prospettive migliorano sensibilmente e in borsa i consigli si fanno già sentire.

    Questi i nuovi giudizi:

    AzioneTP vecchioNuovo TPRating
    Azimut22,323,8neutral
    Banca Generali3434,5buy
    Banca Mediolanum9,39,7buy
    Fineco14,715,6neutral
    I nuovi rating del risparmio gestito per Goldman Sachs

    L’unica azienda di questo settore a non aver subito variazioni, per Goldman Sachs è Anima, rimasta con target price a 4,6 euro e con giudizio buy.

  • Azioni del settore finanziario

    Azioni del settore finanziario

    Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.

    Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:

    • Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
    • Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
    • Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
    • Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
    • Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.

    Elenco delle aziende del settore finanziario

    In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.

    NazioneSettore
    Admiral Group
    LON: ADM
    Regno UnitoAssicurazioni
    Allianz
    ETR: ALV
    GermaniaAssicurazioni
    American Express
    NYSE: AXP
    USAFinTech
    Amundi
    EPA: AMUN
    FranciaServizi finanziari
    Aon
    NYSE: AON
    Regno UnitoServizi finanziari
    Assicurazioni Generali
    BIT: G
    ItaliaAssicurazioni
    AXA
    EPA: CS
    FranciaAssicurazioni
    Aviva plc
    LON: AV
    Regno UnitoAssicurazioni
    Azimut Holding
    BIT: AZM
    ItaliaServizi finanziari
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    SpagnaBanca
    Barclays
    LON: BARC
    Regno UnitoBanca
    Berkshire Hathaway Inc
    NYSE: BRK.A
    USAServizi finanziari
    BlackRock
    NYSE: BLK
    USAServizi finanziari
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FranciaBanca
    Citigroup Inc
    NYSE: C
    USABanca
    CNP Assurances
    EPA: CNP
    FranciaAssicurazioni
    Crédit Agricole
    EPA: ACA
    FranciaBanca
    Credit Suisse
    SWX: CSGN
    SvizzeraBanca
    Deutsche Bank
    ETR: DBK
    GermaniaBanca
    Deutsche Börse
    ETR: DB1
    GermaniaServizi finanziari
    FinecoBank
    BIT: FBK
    ItaliaBanca
    Goldman Sachs Group Inc
    NYSE: GS
    USABanca
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    ItaliaFinTech
    Gruppo Santander
    BME: SAN
    SpagnaBanca
    HSBC Holdings plc
    LON: HSBA
    Regno UnitoBanca
    ING Groep
    AMS: INGA
    OlandaBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ItaliaBanca
    JPMorgan Chase & Co.
    NYSE: JPM
    USABanca
    Lloyds Banking Group PLC
    LON: LLOY
    Regno UnitoBanca
    London Stock Exchange Group
    LON: LSE
    Regno UnitoServizi finanziari
    MasterCard
    NYSE: MA
    USAFinTech
    Mediobanca
    BIT: MB
    ItaliaBanca
    Morgan Stanley
    NYSE: MS
    USABanca
    Morningstar Inc.
    NASDAQ: MORN
    USAServizi finanziari
    Munich Re
    ETR: MUV2
    GermaniaAssicurazioni
    Nasdaq
    NASDAQ: NDAQ
    USAServizi finanziari
    Nexi
    BIT: NEXI
    ItaliaFinTech
    PayPal
    NASDAQ: PYPL
    USAFinTech
    Poste italiane
    BIT: PST
    ItaliaServizi finanziari
    Royal Bank of Canada
    TSE: RY
    CanadaBanca
    Square, Inc.
    NYSE: SQ
    USAFinTech
    Société générale
    EPA: GLE
    FranciaServizi finanziari
    UBS
    SWX: UBSG
    SvizzeraBanca
    UniCredit
    BIT: UCG
    ItaliaBanca
    UnipolSai
    BIT: US
    ItaliaAssicurazioni
    Visa
    NYSE: V
    USAFinTech
    Wells Fargo & Co
    NYSE: WFC
    USAServizi finanziari
    Zurich Insurance Group
    SWX: ZURN
    SvizzeraAssicurazioni

    Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari

    Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:

    • Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto.
      Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
    • Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
    • Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
    • Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
    • Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
    • Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.

    Investire a lungo termine

    Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.

    In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.

    Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.

    Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.

  • Risparmio gestito, tutte le aziende in cui investire

    Risparmio gestito, tutte le aziende in cui investire

    Società di Gestione del Risparmio (SGR), sono in pratica delle aziende che gestiscono, per conto di altri, dei capitali attraverso dei fondi comuni di investimento.

    In Italia, per creare una SGR, basta un capitale minimo di 1 milione, appare chiaro quindi del perché, solo nel Bel Paese, ci siano oltre un centinaio di aziende che sono perlopiù collegate a banche, assicurazioni o fondazioni.

    Per poter aprire in Italia, una società di gestione patrimoniale deve ricevere una specifica autorizzazione da parte della Banca d’Italia.

    Lista di Società di Gestione del Risparmio

    Come abbiamo già visto sono oltre 100 le aziende legate al risparmio gestito che lavorano in Italia, ognuna ha dei portafogli più o meno grandi.

    AB GlobalAberdeen Asset ManagementAcomeA
    Adepa Italia SRLAgora Investments SGR S.p.A.Algebris Investments
    Alicanto Capital Sgr S.p.A.Alken Asset ManagementAllianz Global Investor GmbH
    Ambrosetti Asset Management SIM S.p.A.AMUNDI SGR SpAANIMA SGR SpA
    ARCA SGR SpAAristea SICArAviva Investors Luxembourg SA
    AXA Investment ManagersAZIMUT CONSULENZA SIMBANCOPOSTA FONDI SGR SpA
    BANOR SIM SpABCC RISPARMIO & PREVIDENZA S.G.R.P.ABlackRock Global Funds
    BNP Paribas Investment PARTNERS SGR SpABNY MELLON INVESTMENT MANAGEMENT EMEA LTDCA Indosuez Wealth (Europe), Italy Branch
    Camperio SIMCANDRIAMCAPITAL GROUP
    CARMIGNACChristian Brothers Inv Srvc IncCOLUMBIA THREADNEEDLE INVESTMENTS
    CONSULTINVEST ASSET MANAGEMENT SGR SpACredit Suisse Asset ManagementDIAMAN Sicav
    DNCA FINANCEDWSE.I. Sturdza Strategic Management Ltd
    Eaton Vance Advisers (Ireland) LimitedEDMOND DE ROTHSCHILD (FRANCE) SUCCURSALE ITALIANAEFG Asset Management
    EGI Funds LtdERSEL ASSET MANAGEMENT SGR SpAErste Group Bank AG
    ETF SecuritiesETHENEA INDEPENDENT INVESTORS S.AETICA SGR
    Eurizon Capital SGR S.p.A.EUROMOBILIARE ASSET MANAGEMENT SGRFIDELITY INTERNATIONAL
    FINANCIÈRE DE L’ECHIQUIERFineco Asset ManagementFRANKLIN TEMPLETON INVESTMENTS
    FundPartner Solutions (Europe) S.A.GAM (ITALIA) SGR S.P.AGENERALI INVESTMENTS EUROPE S.P.A
    GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENTHedge InvestHSBC GLOBAL ASSET MANAGEMENT
    Insight Investment Mgmt LtdINVESCO ASSET MANAGEMENT SAInvest Italy Sim S.p.A.
    INVESTEC AM BECOMING NINETY ONEINVESTIRE SGR SpAInvestitori SGR S.p.A.
    Janus HendersonJCI CapitalJPMORGAN ASSET MANAGEMENT (EUROPE) S.A.R.L.
    Kairos SGRKames CapitalKBC Asset Management SA
    La FrançaiseLEGG MASON INVESTMENTSLEMANIK SICAV
    LOMBARD ODIER ASSET MANAGEMENTLyxorMDO Management Company Sa
    Mediolanum International Funds LtdMirabaud A.M.MORGAN STANLEY INVESTMENT MANAGEMENT
    MUZINICH & CO., LTD.NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENTNEUBERGER BERMAN EUROPE LIMITED
    New MillenniumNextam Partners SIM S.p.A.NN INVESTMENT PARTNERS ASSET MANAGEMENT BV – ITALIAN BRANCH
    Oaktree Capital Group, LLCODDO MERITENOld Mutual Global Investors
    Open Capital Partners SGRpAOSSIAMPensPlan Invest Sgr
    Pharus Management Lux S.A.PIONEER INVESTMENTSPOLIS FONDI SGR SpA
    RAIFFEISEN CAPITAL MANAGEMENTRobeco Luxembourg SAROTHSCHILD & CIE GESTION
    RUSSELL INVESTMENTSSCHRODERS ITALY SIM S.P.A.SELECTRA Investments Sicav
    Selectra Management CompanySociete Generale – Corporate & Investment BankingSTATE STREET GLOBAL ADVISORS
    Swan Asset Management SASwisscanto Asset Management Int. S.A.SYMPHONIA SGR
    SYZ Asset ManagementTendercapital LtdUBI PRAMERICA SGR
    UBS ASSET MANAGEMENTUnion Investment Privatfonds GmbHUNIPOLSAI INVESTIMENTI SGR SpA
    VONTOBEL ASSET MANAGEMENT S.A. MILAN BRANCHWisdomTree Hedged Commodity Securities LimitedZENIT SGR
    Lista delle aziende di Risparmio Gestito

    Società di gestione del risparmio quotate in borsa

    Per quanto possa essere stimolante guardare questi nomi e immaginare come possano lavorare, quello che interessa a noi sono le aziende quotate in borsa e quindi su cui si possa cercare di trarre guadagno.

    Questa è una selezione delle più interessanti tra queste aziende:

    Azienda SGRTickerNazione
    Allianz Global Investor GmbHETR:ALVGermania
    AmundiEPA:AMUNFrancia
    Anima HoldingBIT:ANIMItalia
    AvivaLON:AVRegno Unito
    AXA InvestmentEPA:CSFrancia
    AzimutBIT:AZMItalia
    BancoPosta Fondi (Poste Italiane)BIT:PSTItalia
    BlackRock Global FundsNYSE:BLKUSA
    BNP Paribas InvestmentEPA:BNPFrancia
    Bank of New York Mellon InvestmentNYSE:BKUSA
    Credit Suisse Asset ManagementSWX:CSGNSvizzera
    Eaton Vance CorpNYSE:EVUSA
    EFG Asset ManagementSWX:EFGNSvizzera
    ERSTE Group BankVIE:EBSAustria
    Fineco Asset ManagementBIT:FBKItalia
    Generali InvestmentsBIT:GItalia
    Goldman Sachs Asset ManagementNYSE:GSUSA
    HSBC Global Asset ManagementLON:HSBARegno Unito
    Investec AM Becoming Ninety OneJSE:INLSud Africa
    Janus HendersonNYSE:JHGRegno Unito
    JPMorgan Asset ManagementNYSE:JPMUSA
    KBC Asset ManagementEBR:KBCBelgio
    Mediolanum International FundsBIT:BMEDItalia
    Morgan Stanley InvestmentNYSE:MSUSA
    Natixis Global Asset ManagementEPA:KNFrancia
    NN Investment PartnersAMS:NNOlanda
    Oaktree Capital ManagementNYSE:OAK-AUSA
    Raiffeisen KapitalanlageVIE:RBIAustria
    ORIX Corporation EuropeTYO:8591Giappone
    SchrodersLON:SDRRegno Unito
    Société GénéraleEPA:GLEFrancia
    State StreetNYSE:STTUSA
    Pramerica (Prudential Financial)NYSE:PRUUSA
    UBS Asset ManagementSWX:UBSGSvizzera
    Unipolsai Investimenti SgrBIT:USItalia
    Vontobel Asset ManagementSWX:VONNSvizzera
    WisdomTree InvestmentsNASDAQ:WETFUSA
    Aziende di gestione patrimoniale con attività in Italia quotate in borsa

    Eccole, la lista non è piccola e vede varie nazioni interessate. Tutte queste sono quotate in borsa e hanno l’autorizzazione da Banca d’Italia per lavorare nello Stivale.

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Esistono azioni che costantemente battono il mercato, pagando anche dei generose quote e senza fare quel fastidioso zig zig degli indici azionari.

    Stiamo parlando di azioni che pagano dividendi: Società che ricompensano i loro azionisti con pagamenti in contanti di routine solo per il possesso delle loro azioni.

    Numerosi studi hanno dimostrato che gli investitori avrebbero potuto battere il mercato sapendo solo se un’azione pagava o meno un dividendo. Se investite solo in azioni che pagano i dividendi e vi sottraete a tutti gli altri, vi ritroverete con un rendimento migliore della media, in cima alla maggior parte dei fondi comuni d’investimento gestiti in modo professionale e al mercato azionario nel suo complesso.

    Sì, guardando la storia era davvero così semplice. In più decenni i titoli a dividendo hanno semplicemente schiacciato i titoli che non pagano dividendi.

    Naturalmente, gli investitori possono fare ancora meglio scavando più a fondo del semplice dividendo.

    Esploreremo il mondo dei titoli ad alto rendimento, per gli investitori a lungo termine, e come creare un portafoglio azionario che generi un reddito passivo che possa crescere nel tempo. Cominceremo con le basi e daremo qualche nome.

    Cosa sono i dividendi?

    I dividendi sono denaro che una società paga ai propri azionisti, di solito ogni mese, trimestre o anno. Poiché molte aziende affermate guadagnano più soldi di quanti ne possano reinvestire nella loro attività, scelgono di restituire parte del denaro extra agli azionisti piuttosto che infilarlo sotto il materasso o investirlo in attività di ricerca e sviluppo non redditizie.

    I dividendi sono di solito di due tipi:

    Dividendi ordinari

    Una società paga un dividendo ordinario perché prevede di continuare a pagare lo stesso importo, o di aumentarlo, nel tempo. La maggior parte dei dividendi pagati sono dividendi ordinari, che vengono finanziati con gli utili di una società.

    Dividendi straordinari

    Si tratta di dividendi che vengono pagati sporadicamente. Una società può pagare un dividendo speciale in un anno in cui è particolarmente redditizio, dopo la vendita di un ramo d’azienda, o per approfittare di un cambiamento di politica fiscale. I dividendi straordinari sono considerati eventi unici.

    Un esempio è il dividendo da oltre 5 miliardi che Fiat Chrysler Automobiles ha intenzione di pagare poco prima dell’aggregazione con PSA Peugeot.

    Un esempio di azienda con pagamenti di dividendi ordinari

    Apple è un eccellente esempio di azienda altamente redditizia che guadagna molto di più di quanto potrebbe mai ragionevolmente reinvestire nel proprio business. Nel 2017 ha speso più di 11,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, cercando di migliorare i prodotti esistenti e di inventarne di nuovi. Nel 2018 e nel 2019 ha continuato ad aumentare questa spesa.

    Ma Apple guadagna semplicemente troppo denaro per trovare un uso produttivo per tutto questo. Il produttore di iPhone ha guadagnato più di 55 miliardi di dollari nel 2019 (erano stati 61 nel 2018), anche dopo aver speso più di 16,2 miliardi di dollari in R&S (erano stati 14,2 nel 2018), il che lo lascia con enormi quantità di denaro per cui deve trovare uno scopo.

    A un certo punto, un’azienda finisce semplicemente i buoni modi per reinvestire il suo potere di guadagno. Apple potrebbe spendere un miliardo di dollari per cercare di realizzare le migliori automobili per una futura invasione della luna? Certo, ma i rendimenti saranno probabilmente scarsi, quindi gli azionisti preferirebbero ricevere un dividendo piuttosto che veder sparire i loro soldi per stupidi progetti scientifici.

    Per questo motivo, la maggior parte delle aziende che pagano i dividendi tendono ad essere aziende a crescita più lenta, che non hanno né la necessità né il desiderio di reinvestire tutti i loro profitti nel business. Ma non pensate che questo significhi che le azioni che pagano dividendi non possano produrre buoni rendimenti, in quanto hanno categoricamente battuto il mercato su qualsiasi orizzonte di investimento sufficientemente lungo.

    Perché investire in azioni che pagano dividendi?

    Ci sono molte ragioni per amare le azioni che pagano dividendi, ma una delle ragioni più convincenti è che i dividendi azionari sono storicamente più stabili dei prezzi delle azioni.

    Nel 2008, ad esempio, l’S&P 500 ha perso il 37% del suo valore, in quanto le aspettative per gli utili aziendali sono diminuite a causa della crisi finanziaria. Nonostante il crollo dei corsi azionari, i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono effettivamente aumentati dal 2007 al 2008.

    Solo nel 2009 le società S&P 500 hanno diminuito i dividendi alla luce della profonda recessione, ma i dividendi sono diminuiti solo del 20% circa. L’anno successivo, i dividendi pagati dalle società S&P 500 hanno ricominciato ad aumentare e nel 2011 hanno raggiunto un nuovo record. I prezzi delle azioni, tuttavia, hanno raggiunto un nuovo massimo solo un anno dopo.

    Negli ultimi 60 anni, sull’S&P 500 i dividendi sono cresciuti ad un tasso annuo composto del 5,82%. Un investitore previdente che avesse investito in azioni durante la sua vita lavorativa (dal 1960 al 1995), andando in pensione nel 1995 avrebbe vissuto un pensionamento molto prospero grazie al graduale aumento dei suoi assegni dei dividendi in eccesso rispetto al tasso d’inflazione, sia durante il suo lavoro che dopo la sua pensione.

    Mentre il costo della vita è aumentato del 746% dal 1960 al 2020 i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati del 2.573%. Quindi non solo i dividendi sono aumentati nel tempo, ma sono aumentati in termini reali. Un pensionato avrebbe potuto godere di un tenore di vita più elevato man mano che invecchiava, un risultato raro per la maggior parte dei pensionati.

    Più recentemente, dal 2000, i prezzi al consumo sono aumentati del 48% a causa dell’inflazione. Nello stesso periodo i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati di quasi il 212%. Quando si tratta di investimenti a reddito protetto dall’inflazione, le azioni a dividendo sono veramente ottime.

    Volete altri motivi per preferire i dividendi ad altri tipi di investimento?

    Qualità dei guadagni

    Non è facile per un’azienda pagare e sostenere un dividendo regolare ogni singolo trimestre per anni e anni. Le aziende che pagano i dividendi hanno in genere modelli di business più duraturi, oltre a guadagni di qualità superiore, in quanto la maggior parte del loro reddito netto si presenta sotto forma di denaro contante.

    Reddito

    La maggior parte delle persone compra azioni per guadagnare soldi dai guadagni in conto capitale, o dal valore crescente dei prezzi delle azioni nel tempo.

    Ma i titoli che pagano dividendi offrono il meglio di entrambe le soluzioni, offrendo il potenziale di guadagno in conto capitale, oltre al regolare reddito da dividendi.

    Gli investitori in dividendi non devono affrontare la difficile scelta di decidere quando vendere le azioni per finanziare le spese post-pensionamento, poiché il loro portafoglio genera entrate derivanti dal pagamento dei dividendi.

    Manager disciplinati

    Le aziende che promettono ai loro soci pagamenti regolari in contanti hanno meno possibilità di commettere errori non forzati acquisendo concorrenti a prezzi elevati, o lanciando i contanti degli azionisti in progetti con rendimenti discutibili.

    Meno volatilità

    Le azioni che pagano dividendi tendono ad essere meno volatili rispetto alle azioni che non pagano dividendi, il che significa che la differenza tra i loro alti e bassi è minore rispetto agli alti e bassi delle aziende che non pagano dividendi. In uno studio intitolato “What Difference Do Dividend Do Dividends Make?”, i ricercatori hanno notato che le azioni che pagano dividendi producono rendimenti più elevati, ma hanno anche zigzagato in misura molto minore rispetto alle azioni che non pagano dividendi.

    Analisi dei dividendi

    Anche se le aziende che pagano i dividendi hanno storicamente superato le aziende che non pagano dividendi, ciò non significa che si debbano acquistare tutte le azioni che pagano dividendi, o acquistare un’azione semplicemente perché paga un dividendo più alto di un’altra azione. Gli investitori dovrebbero analizzare qualsiasi società che paga i dividendi con lo stesso rigore che applicherebbero a qualsiasi società che non sottopone i propri investitori a regolari controlli dei dividendi.

    Detto questo, ci sono alcune metriche e attributi che sono unici per investire i dividendi. Ecco tre aspetti a cui gli investitori pensano quando guardano un titolo a dividendo.

    1. Rendimento dei dividendi (dividend yield)

    Questa è la metrica più semplicistica per capire un’azione che paga i dividendi. Per calcolare il rendimento dei dividendi, si dividono i pagamenti dei dividendi annuali dell’azienda per azione per il prezzo delle azioni. Quindi, se un’azione paga 1 euro di dividendi annuali e viene scambiata per 10 euro per azione, ha un dividend yield del 10%.

    Gli investitori utilizzano spesso i rendimenti da dividendi per confrontare il potenziale di reddito delle azioni con altri investimenti che producono reddito, come le obbligazioni. Con un dividend yield in mano, è facile capire quanto si potrebbe guadagnare investendo 10.000 euro in un determinato titolo o fondo azionario e confrontarlo con le alternative.

    2. Rapporti di distribuzione dei dividendi (payout ratio)

    Gli indici di pagamento sono importanti per comprendere la capacità di un’azienda di permettersi il suo attuale dividendo. Il classico rapporto di distribuzione dei dividendi è calcolato dividendo i dividendi annuali di un’azienda per azione per il suo utile per azione. Quindi, se nel corso di un anno una società guadagna 5 euro per azione e paga 2 euro di dividendi, il suo payout ratio sarebbe del 40%.

    Alcuni investitori fanno un passo avanti in questo calcolo calcolando un payout ratio basato sul free cash flow, piuttosto che sull’utile netto. Fare questo è facile come dividere i dividendi di una società per azione per il suo free cash flow per azione per arrivare a una stima più prudente della sua capacità di pagare i dividendi.

    Nei settori ad alta intensità di capitale (aziende che richiedono molti investimenti per crescere), il calcolo di un rapporto di distribuzione dei dividendi basato sul free cash flow può avere più senso. Ad esempio, l’operatore di navi da crociera Carnival spende molto per costruire nuove navi per riparare, sostituire ed espandere la sua flotta. Poiché una nave da crociera può costare fino a 1 miliardo di dollari o più, le compagnie di crociera devono reinvestire una quota maggiore dei loro guadagni per mantenere e far crescere le loro flotte.

    Negli ultimi 5 anni, Carnival ha guadagnato 13,2 miliardi di dollari di utile netto. Tuttavia, poiché spende molto per espandere, riparare e sostituire la sua flotta, nello stesso periodo ha generato solo 3,9 miliardi di dollari di free cash flow cumulativo. La compagnia potrebbe trasportare il 40% di passeggeri in più nel 2020 rispetto al 2015, ma tale espansione è costata miliardi di dollari per l’acquisto delle navi per farlo.

    Il conto economico di un’azienda appianerà questi importanti investimenti in più anni. Se una compagnia di crociera acquistasse oggi una nave da un miliardo di dollari, ridurrebbe il suo flusso di cassa libero di un miliardo di dollari nell’anno in corso. Tuttavia, sul conto economico, l’acquisto verrebbe spesato in 30 anni, con una spesa di circa 28 milioni di dollari all’anno per i prossimi tre decenni, fino a quando la nave non sarà venduta per la rottamazione.

    Per questo motivo, non è raro che le aziende ad alta intensità di capitale guadagnino molto di più nell’utile netto rispetto al free cash flow, soprattutto se sono in crescita. I contabili spesso dicono che “non si possono pagare le bollette con il reddito netto”, ed è per questo che gli investitori che si preoccupano dei dividendi spesso sostituiscono il reddito netto con il free cash flow nel calcolo del payout ratio di un’azienda.

    3. Politica dei dividendi

    Molte aziende hanno una politica dei dividendi dichiarata o implicita che può essere ricavata da una combinazione di rapporti sugli utili, conferenze telefoniche o comportamenti storici. Una società può puntare in modo specifico ad un determinato payout ratio, dichiarando al mercato che intende restituire agli investitori una certa percentuale del proprio reddito sotto forma di dividendo nel tempo.

    ENI, la nostra società petrolifera, partecipata dal Ministero delle finanze, ha come obiettivo quello di aumentare ogni anno l’ammontare del dividendo, cercando di renderlo sempre sostenibile. Una politica iniziata dopo il crollo del petrolio del 2015 e che viene mantenuta negli anni.

    Generali, leader italiano sulle assicurazioni, ha una politica payout ratio compreso tra il 55% e il 65% per ogni anno.

    Tipicamente queste indicazioni vengono fornite insieme al piano industriale a 3 o 5 anni, che ogni azienda presenta allo scadere del precedente o al mutare in modo sensibile degli obiettivi.

    Reinvestire i proventi da dividendi nella stessa azienda

    Un’ottica strategia per far aumentare costantemente il rendimento è quello di reinvestire quanto guadagnato dai dividendi direttamente nella stessa azienda che li ha portati.

    Facciamo un esempio: investiamo 10 mila euro in azioni ENI a un prezzo di 9 euro ad azione, significa che acquistiamo 1.111 azioni circa. Al primo stacco (ENI ne fa due all’anno ma per semplicità di calcolo sommiamo i due) con dividendo 2020 sull’esercizio 2019, il rendimento è di 0,86, quindi con un dividend yield sul nostro prezzo di acquisto del 9,55% lordo.

    Avremo da questo stacco 955,46 euro lorde che diventano 707 al netto delle tasse (in Italia i dividendi vengono tassati al 26%). Reinvestendo questi 707 euro in azioni ENI, al netto delle variazioni di prezzo (per semplicità di calcolo teniamo il prezzo costante), avremo altre 78 azioni nuove di zecca.

    ENI ogni anno aumenta leggermente il dividendo, il 2020 si presenta come un brutto anno visto il prezzo del petrolio e quindi diciamo che lo aumenta di un solo centesimo. Nel 2021 pagherà 0,87 che per noi significa una reddita lorda 1.034,43 euro [(1.111 + 78) * 0,87] e netta di 765,47 che reinvestiremo ancora per acquistare 85 azioni.

    A questo punto avremo nel 2022 azioni 1.274 con un controvalore di 11.466 euro e un dividendo da staccare ancora di (ipotizziamo un nuovo centesimo di aumento, quindi 0,88 euro ad azione) 1.121 (830 nette) per un totale di 12.295 euro a fronte di 10 mila investiti. Posto che le azioni le acquistare a giugno del 2020 e venduto tutto a giugno del 2022 avremmo in 2 anni un guadagno del 22,95% e una resa media annuale di circa l’11,5% netta.

    Provate a continuare con questo esempio per i prossimi 20 anni e magari aggiungeteci anche l’inflazione che probabilmente farà aumentare il costo dell’azione.

    Esce un rendimento di tutto rispetto, soprattutto considerando che attualmente ENI è sotto pressione a causa di Corona Virus e prezzo del petrolio particolarmente basso.

    Costruire un portafoglio di dividendi fai da te

    Un errore comune dei nuovi investitori di dividendi è quello di concentrarsi solo sul potenziale di reddito e di ignorare altri importanti principi d’investimento, come l’importanza della diversificazione. Poiché alcuni tipi di società pagano rendimenti più alti di altri, la costruzione di un portafoglio basato sui rendimenti creerà un portafoglio che sarà fortemente investito solo in una piccola porzione del mercato azionario.

    Ha invece senso acquistare azioni con dividendi che si trovano in diversi settori del mercato azionario. Qui di seguito, abbiamo un portafoglio illustrativo utilizzando società grandi che compongono il mercato azionario nel suo complesso.

    Si noti che comprende aziende con diverse linee di business, da quella che fa soldi dai contenuti (Disney) fino alle banche (Intesa San Paolo), dagli energetici (ENI) e un tecnologico (Apple).

    Il calcolo del Dividend Yield è basato considerando lo stacco del 2019 poiché nel 2020, causa Covid-19, tante aziende hanno straordinariamente bloccato il pagamento dei dividendi. Il Dividend Yield è al lordo delle tasse.

    AziendaDividend YieldSettore
    ENI9,67%Energetici
    Walt Disney1,50%Intrattenimento
    Intesa Sanpaolo11,49%Finanziario
    Apple0,85%Tecnologia
    Generali6,98%Assicurativo
    Azimut6,44%Finanziario
    Enel4,37%Energetici
    FCA15,39%Industriale
    Bayer4,06%Industriale
    Carnival10,52%Travel
    Dividend Yield di alcune aziende al 18/06/2020

    Come detto, alcune aziende, come FCA e Intesa per esempio, non hanno staccato dividendi nel 2020 per l’emergenza Corona Virus. Alcuni l’hanno solo rimandata, altri l’hanno completamente annullata.

    In questo momento i Yield sono particolarmente vantaggiosi perché i prezzi sono sotto pressione proprio per il Covid.

    È importante sottolineare che consideriamo tutti questi elementi come scorte sicure di blue chip con vari rami d’attività e fonti di reddito affidabili.

    La diversificazione è tutto nel mercato azionario. È normale che i settori o le industrie attraversino cicli di sovraperformance e sottoperformance estreme. Le scorte di energia sono state frantumate nel 2015, quando i prezzi del petrolio e del gas sono crollati. Un anno dopo, il settore è stato il protagonista assoluto, generando il miglior ritorno di tutti e 10 i settori di mercato. Non è una cosa fuori dal comune.

    Avere investimenti in diversi settori può aiutare ad ammortizzare il rendimento del vostro portafoglio nel tempo. Quando i titoli finanziari erano in ritardo nel 2011, i titoli delle utilities erano i più performanti. L’anno successivo, le azioni finanziarie sono tornate al top, e le utilities sono state le peggiori performer.

    Un investitore che possedeva solo beni finanziari o solo servizi di pubblica utilità avrebbe fatto un anno a vuoto. L’investitore che possedeva azioni in entrambi i settori avrebbe navigato tra gli alti e bassi senza troppe emozioni, il che è una buona cosa quando si cerca un rendimento costante.

    Costruire un portafoglio dividendi con fondi

    Gli investitori che vogliono avere un assaggio delle azioni che pagano i dividendi senza scegliere le proprie azioni possono preferire investire in fondi comuni d’investimento e fondi negoziati in borsa (ETF) specializzati in azioni che pagano i dividendi. Investire in un fondo di dividendo è un ottimo modo per beneficiare dei dividendi senza dover selezionare i singoli titoli e gestirli da soli.

    Le regole di base per l’investimento dei dividendi

    L’investimento in dividendi può essere gratificante. Ma ci sono alcune cose da tenere sempre a mente se si sceglie di creare un proprio portafoglio di singoli titoli. Ecco alcune semplici – ma importanti – regole di base per investire in azioni a dividendo:

    • Non comprare un’azione solo per il suo dividendo. Un buon dividendo non è mai un motivo per investire in un cattivo affare. Nel lungo periodo, la performance dell’azienda è ciò che in ultima analisi determina il rendimento di un’azione e la capacità dell’azienda di pagare un dividendo.
    • Non mettete troppo l’accento sulla resa. Mentre un titolo che rende il 3% può essere otticamente più attraente di un titolo che rende il 2%, i coefficienti di rendimento possono essere responsabili della differenza. Un’azione con un rendimento più basso che ha un basso rapporto di payout può offrire di più in termini di crescita dei dividendi e, in ultima analisi, un rendimento più elevato nel tempo.
    • Se scegliete un fondo, non ignorare le commissioni. Uno dei maggiori predittori dei rendimenti futuri di un fondo è la commissione che esso addebita per investire in esso. Le commissioni sono quantificate come rapporto costi/benefici, che riporta i costi annuali in percentuale dell’importo investito. Le spese sono particolarmente importanti per i fondi a dividendo, poiché le commissioni vengono sottratte dai dividendi che il fondo trasferisce ai suoi investitori. Se un fondo possiede azioni con un rendimento del 2%, ma il fondo applica commissioni dell’1,5% all’anno, gli investitori riceveranno solo un rendimento dello 0,5%. I costi contano sempre, ma contano davvero per un portafoglio di reddito.

    Infine, e soprattutto, ricordate che investire è un gioco a lungo termine. Solo perché puoi comprare un’azione e venderla un minuto dopo per un guadagno dello 0,1% non significa che devi farlo. Trattate le azioni come se foste proprietari di qualsiasi altra attività: qualcosa da tenere in mano per il lungo periodo, piuttosto che girare per un euro veloce.

  • Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.

    In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:

    1. Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
    2. L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.

    Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.

    Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).

    Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.

    Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?

    La lista degli indici principali è relativamente breve e include:

    • FTSE MIB
    • FTSE Italia Mid Cap
    • FTSE Italia STAR
    • FTSE Italia Small Cap
    • FTSE Italia All-Share
    • FTSE AIM Italia

    FTSE MIB

    Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.

    Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.

    La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1Enel67
    2ENI30,7
    3Ferrari28,6
    4Intesa San Paolo27
    5Generali20
    6STMicroElectronics19,7
    7Unicredit16,6
    8Snam13,7
    9Fiat Chrysler Auto12,6
    10Atlantia12,4
    11Terna12
    12Exor11,9
    13Poste Italiane10,3
    14Diasorin10,2
    15Nexi8,8
    16Recordati8,6
    17Moncler8,5
    18Davide Campari8,1
    19CNH Industrial7,7
    20Telecom Italia7,1
    21Tenaris6,7
    22Fineco Bank6,1
    23InWit5,5
    24Amplifon5,28
    25Prysmian5,1
    26Mediobanca5,1
    27HERA5
    28Banca Mediolanum4,4
    29A2A3,9
    30ItalGas3,88
    31Pirelli3,82
    32Buzzi Unicem3,33
    33Leonardo3,3
    34Interpump Group3,0
    35UBI Banca2,9
    36Banca Generali2,7
    37Unipol2,3
    38Saipem2,1
    39Azimut2,1
    40Banco BPM1,7
    Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020

    Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.

    ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.

    Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.

    Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.

    Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.

    FTSE Italia Mid Cap

    Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.

    Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.

    Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1UnipolSai5,8
    2Acea3,7
    3Iren2,9
    4Reply2,9
    5Brembo2,9
    6ERG2,8
    7De Longhi2,8
    8ASTM2,7
    9Salvatore Ferragamo2,4
    10IMA2,3
    11ENAV2,2
    12Brunello Cucinelli1,9
    13Mediaset1,8
    14TechnoGym1,5
    15BPER Banca1,3
    I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap

    FTSE Italia Small Cap

    Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.

    Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.

    Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.

    Ecco qualche brand molto conosciuto:

    AstaldiBeghelliBialetti
    BrioschiePriceGabetti
    Geoxil Sole 24 OreLazio calcio
    PininfarinaPiquadroAS Roma
    TiscaliUnieuroZucchi
    Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap

    FTSE Italia All-Share

    Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.

    Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.

    FTSE Italia STAR

    STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.

    Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.

    FTSE AIM Italia

    Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.

    Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.

    FTSE Italia Brands

    Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.

    Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?

    • Ferrari
    • Juventus
    • Brembo
    • Brunello Cuccinelli
    • Campari
    • Moncler
    • Piaggio
    • Autogrill
    • Tod’s
    • ecc

    Indici Settoriali di Borsa Italiana

    Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.

    Questa la lista degli indici settoriali italiani:

    • Ftse Italia Oil & Gas Producers
    • Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
    • Ftse Italia Chemicals
    • Ftse Italia Industrial Metals & Mining
    • Ftse Italia Construction & Materials
    • Ftse Italia Aerospace & Defense
    • Ftse Italia General Industrials
    • Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
    • Ftse Italia Industrial Engineering
    • Ftse Italia Industrial Transportation
    • Ftse Italia Support Services
    • Ftse Italia Automobiles & Parts
    • Ftse Italia Beverages
    • Ftse Italia Food Producers
    • Ftse Italia Household Goods & Home Construction
    • Ftse Italia Leisure Goods
    • Ftse Italia Personal Goods
    • Ftse Italia Health Care Equipment & Services
    • Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
    • Ftse Italia Food & Drug Retailers
    • Ftse Italia General Retailers
    • Ftse Italia Media
    • Ftse Italia Travel & Leisure
    • Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
    • Ftse Italia Mobile Telecommunications
    • Ftse Italia Electricity
    • Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
    • Ftse Italia Banks
    • Ftse Italia Nonlife Insurance
    • Ftse Italia Life Insurance
    • Ftse Italia Real Estate Investment & Services
    • Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
    • Ftse Italia Financial Services
    • Ftse Italia Software & Computer Services
    • Ftse Italia Technology Hardware & Equipment

    Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.

    Come investire sugli indici italiani

    Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.

    Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.

    Per esempio:

    • FTSE Italia Mid Cap:
      • iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
      • Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
    • FTSE Italia Small Cap:
      • Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
      • MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS

    In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.

  • Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Ogni anno, nel mese di maggio, c’è un giorno ricco di stacchi di divendo. Tipicamente è il terzo lunedì di maggio e anche quest’anno non fa differenza, benché il bottino sia magro. Sì, poiché in questa data tipicamente si registrano gli stacchi da parte delle aziende industriali, dei finanziari (banche e assicurazioni) e dei servizi, ma quest’anno, con la crisi da Covid-19, tante aziende hanno deciso di posticipare o annullare il dividendo, tenendo quanto più possibile in cassa per affrontare al meglio i tempi che verranno.

    Ci sono però delle aziende che non si sono fatte influenzare e hanno comunque deciso di confermare lo stacco.

    Ecco di seguito le più importanti o le più generose che il 18 maggio registreranno lo stacco, per metterlo in pagamento il 20 maggio, quindi solo 2 giorni dopo.

    AziendaDividendoDividend Yield
    A2A0,0775 €6,00%
    Anima Holding0,2050 €6,10%
    Azimut1 €6,70%
    Buzzi Unicem0,15 € (0,174 € la RSP)0,93% (1,08%)
    ENI*0,43 €5,00%
    ERG0,75 €4,35%
    Generali Assicurazioni *0,50 €3,90%
    ItalGas0,2560 €5,18%
    Prysmian0,25 €1,4%
    RCS0,03 €4,70%
    Recordati0,52 €1,20%
    Saipem0,01 €0,45%
    UnipolSai0,16 €7,40%
    Una selezione di aziende che staccano il dividendo il 18 maggio 2020

    * Aziende che staccano un dividendo parziale (saldo o prima tranche)

    Come si può notare hanno dei ritorni molto differenti, al di là dell’importo totale del dividendo, che lascia il tempo che trova (a parità di importo investito dipende dalla % di Yield per avere il ritorno), il Dividend Yield varia tanto e si passa dal 7,4% di UnipolSai allo 0,45% di Saipem.

  • Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Usare i dividendi come spina dorsale di un portafoglio diversificato è una cosa meravigliosa. Tuttavia, i nuovi investitori potrebbero avere qualche domanda sui dividendi. Ma sapere cos’è un dividendo e come funzionano i dividendi è solo metà della battaglia, poiché sapere come utilizzare al meglio i dividendi può indirizzarvi verso la vera libertà finanziaria.

    Ecco una guida all’investimento dei dividendi che vi fornirà una comprensione di base di cosa sono i dividendi e vi aiuterà a creare la vostra strategia di portafoglio dei dividendi.

    Cos’è un dividendo?

    Un investimento azionario è, al suo interno, un credito sul flusso di cassa generato da un’azienda, o il denaro generato dall’azienda.

    Ci sono diversi modi per beneficiare di questi flussi di cassa: le due fonti principali sono l’aumento dei prezzi delle azioni dovuto alla crescita dell’attività, chiamato apprezzamento del capitale, e le distribuzioni di cassa finanziate dai flussi di cassa generati dall’attività. I dividendi sono una forma di distribuzione di cassa e rappresentano un ritorno tangibile che si può poi utilizzare per altri scopi.

    Una società che paga i dividendi è, in sostanza, l’emittente di un assegno ai propri azionisti con i profitti che genera. Per gli investitori che utilizzano un broker, che è la maggior parte degli investitori, quell’assegno sarà semplicemente un deposito che appare sul vostro estratto conto di intermediazione.

    I dividendi sono generalmente pagati agli azionisti a intervalli regolari, e il trimestrale è il momento più frequente negli Stati Uniti, mentre in Italia la maggior parte delle aziende paga annualmente (tipicamente a Maggio), anche se negli ultimi anni sta prendendo piede l’anticipo sul dividendo che fa diventare, sostanzialmente, il pagamento semestrale.

    In alcuni casi i dividendi possono essere pagati anche mensilmente e, in caso di operazioni straordinarie, anche una tantum.

    Per facilitare l’elaborazione dei dividendi, ci sono alcune date chiave da osservare, in particolare la data di stacco del dividendo, che è il primo giorno di negoziazione in cui il pagamento di un futuro dividendo non è incluso nel prezzo di un’azione. Dopo la data di stacco del dividendo, un’azione negozia come se avesse già pagato il dividendo. Se si acquista l’azione prima di tale data, si ottiene il dividendo. Se si acquista l’azione dopo la data di pagamento del dividendo, non si riceve il dividendo.

    Tutto questo può sembrare un po’ complicato in questo momento, ma dopo aver passato un po’ di tempo a capire i dividendi, vedrete che è abbastanza facile farsi un’idea. Nonostante la loro semplicità, tuttavia, possono avere un impatto enorme sulla vostra vita finanziaria.

    Un esempio del mondo reale vi sarà probabilmente d’aiuto in questo caso. ENI (BIT:ENI) paga i dividendi annualmente (a maggio) con anticipo nell’autunno precedente (tipicamente tra settembre e ottobre). Tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2019, le azioni della società sono scese di circa il 17%, mentre i dividendi sono rimasti pressapoco costanti, con un ritorno medio del 6% lordo annuo. Gli investitori che hanno preso quei dividendi ed hanno acquistato più azioni ENI (noto come reinvestimento) avrebbero ottenuto un guadagno nell’arco di 10 anni del 25%. Questo perché hanno acquistato azioni per tutto il tempo, aumentando il loro investimento con i dividendi ricevuti.

    I dividendi sono una buona cosa?

    Per alcuni investitori, i dividendi sono ottimi… per altri, i dividendi sono una seccatura. Alla fine, se pensate che i dividendi siano buoni o cattivi dipenderà davvero dal vostro approccio all’investimento e dal vostro temperamento. Ad esempio, alcuni investitori utilizzano i dividendi per integrare l’assegno della previdenza sociale durante il pensionamento. Tali investitori amano i dividendi. Altri investitori, quelli che vogliono evitare le tasse o che stanno ancora costruendo qualcosa appena partito, potrebbero preferire che una società reinvestisse tutto il suo contante nell’attività per stimolare livelli di crescita più elevati. Investitori come questi potrebbero considerare i dividendi uno spreco di denaro.

    Alcuni investitori potrebbero anche preferire che il denaro venga utilizzato per riacquistare azioni invece di pagare i dividendi. Il riacquisto di azioni è un altro modo in cui le aziende possono restituire denaro agli azionisti senza distribuire effettivamente il denaro agli azionisti. La partecipazione azionaria in una società è ripartita sul numero totale di azioni emesse da una società. Riducendo il numero di azioni in circolazione attraverso il riacquisto e successivo annullamento, l’azienda può distribuire gli utili su una base azionaria più piccola. Così a ogni azione viene assegnata una parte più grande dei guadagni della società, il che, a sua volta, aumenta la crescita degli utili per azione. Poiché gli utili sono un parametro fondamentale per la valutazione del successo dell’azienda da parte degli investitori, gli utili più elevati portano generalmente ad un aumento del prezzo delle azioni.

    Ad alcune aziende piace utilizzare i riacquisti di azioni perché non devono completare i riacquisti anche se li annunciano. Ciò offre una maggiore flessibilità nel caso in cui il contesto aziendale cambi. Gli investitori tendono a reagire male se il pagamento dei dividendi viene ridotto anche se un’azienda si trova ad affrontare tempi difficili.

    Come si decidono i dividendi?

    Al livello più elementare, l’amministratore delegato di una società presenta una raccomandazione al consiglio di amministrazione su quella che ritiene essere una politica dei dividendi appropriata. Spesso non c’è una politica pubblica specifica da seguire, ma solo la storia dei dividendi. Ma alcune società rendono pubblici i loro obiettivi in materia di dividendi. Ad esempio, alcune società si prefiggono una percentuale di utili o di flusso di cassa. Assicurazioni Generali, ad esempio, punta a tenere un payout compreso tra 55% e 65% del flusso di cassa, una misura che mostra quanto denaro potrebbe pagare se lo volesse. Detto questo, l’intento è quello di continuare a far crescere il dividendo insieme alla crescita della partnership, in modo che si aggiri intorno a quell’obiettivo nel tempo. Si dovrebbe verificare se una società ha una politica dichiarata, ma spesso si rimane bloccati con nient’altro che la storia.

    È importante notare che non è il CEO a prendere la decisione finale, ma il consiglio di amministrazione. Questo insieme di individui comprende i rappresentanti eletti degli azionisti. Essi sono effettivamente il capo del CEO e hanno l’ultima parola su questioni chiave, incluso come dovrebbero essere utilizzati i profitti di una società. Così il consiglio di amministrazione prende il consiglio del CEO, lo discute e vota su quello che ritiene che il dividendo dovrebbe essere. I tipi di questioni che un consiglio di amministrazione può prendere in considerazione includono, ma non si limitano a: la redditività della società, la liquidità disponibile, la leva finanziaria e le future esigenze di capitale.

    Una questione chiave da tenere a mente in questo caso è che, mentre i guadagni di una società sono una considerazione importante in questo processo, i dividendi in realtà escono dal flusso di cassa. I guadagni sono una misura contabile dettata da un insieme standard di regole che cercano di legare i ricavi e i guadagni a specifici periodi di tempo. Il denaro che entra ed esce dall’azienda, o flusso di cassa, non funziona allo stesso modo. Per esempio, un grande investimento di capitale come un camion (è giusto un esempio) sarà pagato al momento dell’acquisto, riducendo la liquidità che un’azienda ha il giorno dell’acquisto. Ma a fini di guadagno, il costo sarà ripartito su tutta la vita utile del camion, dal momento che ogni trimestre viene usato un po’ di più. Questo si chiama deprezzamento (ammortamento in Italia), e non ha alcun impatto sul flusso di cassa, ma può essere un problema notevole per i guadagni.

    Dal momento che i dividendi sono pagati dalla cassa di una società e hanno un impatto sulla liquidità, con un impatto minimo o nullo sugli utili, il rendiconto finanziario è il luogo in cui si riflette il pagamento dei dividendi. Questo rendiconto finanziario tiene traccia della liquidità che entra ed esce dalla società in un determinato periodo di tempo. Tornando all’esempio del camion di cui sopra, i guadagni di un’azienda possono essere abbassati dalle spese di ammortamento per quella spesa per anni, ma la liquidità che entra ed esce dall’azienda non ne risente perché il denaro è già stato speso. Quindi la liquidità che un’azienda ha a disposizione può in realtà essere maggiore in un determinato periodo rispetto ai guadagni che l’azienda dichiara. Questo aiuta a spiegare come un’azienda possa pagare più dividendi di quanto guadagna, dal momento che gli oneri non monetari, come l’ammortamento, possono ridurre i guadagni, pur avendo un impatto minimo o nullo sulla liquidità che un’azienda sta generando.

    In fin dei conti, il rendiconto finanziario è più vicino a come si potrebbe guardare alle proprie finanze. Mentre il conto economico è importante, il rendiconto finanziario è il modo migliore per vedere se un’azienda può effettivamente permettersi il dividendo che sta pagando.

    Alcune date dei dividendi

    Ci sono alcuni importanti problemi di elaborazione quando si tratta di dividendi, in gran parte legati alla tempistica. La prima è la data di dichiarazione, ovvero quando una società annuncia al mercato i propri piani di dividendo. In questa dichiarazione, oltre all’importo effettivo dei dividendi, viene riportata la data di registrazione, la data di stacco e la data di pagamento. Per comprendere questo processo, può essere utile guardare a un esempio reale.

    Il 31 ottobre 2018, la ExxonMobil ha pubblicato un comunicato stampa che informa gli investitori ed il pubblico della sua intenzione di pagare un dividendo del quarto trimestre di 0,82 dollari per azione. Il comunicato stampa era la dichiarazione del dividendo. Oltre all’importo, la società ha anche comunicato che il dividendo sarebbe stato pagato il 10 dicembre agli azionisti di riferimento a partire dal 13 novembre. La data di pagamento è il giorno in cui gli azionisti riceveranno il dividendo. La data di registrazione è effettivamente il giorno in cui la società fa la lista di tutti i suoi azionisti.

    L’unica data che non è stata inclusa nel comunicato è la data di stacco della cedola, che è generalmente due giorni lavorativi prima della data di registrazione per tenere conto del tempo necessario per liquidare le transazioni azionarie (in questo caso, la data dell’ex dividendo era il 9 novembre a causa di un fine settimana). Questa data non era nel comunicato stampa, ma è stata riportata sul sito web della società. Acquistate le azioni prima di tale data e avrete diritto al dividendo; acquistate dopo la data di registrazione e il precedente proprietario riceverà il dividendo. In effetti, la data di scadenza è la data specifica in cui le azioni saranno scambiate senza il dividendo incluso nel prezzo.

    Per la maggior parte degli investitori, in particolare per quelli con una visione a lungo termine, queste date non saranno un problema troppo grande. Tuttavia, se state cercando di acquistare un’azione, potreste voler ricontrollare le date per ogni evenienza. Preferireste ricevere un dividendo piuttosto che perderlo di un giorno o due perché avete procrastinato.

    Alcuni investitori, nel frattempo, tentano di catturare i dividendi investendo intorno a queste date. La distribuzione dei dividendi è una strategia in cui gli investitori detengono le azioni solo per un periodo di tempo sufficiente a ricevere l’esborso prima di passare ad un’altra azione. In questo modo, l’investitore può investire in molte azioni con gli stessi soldi e “catturare” più dividendi. Anche se questa sembra una grande idea, è complicata e richiede tempo.

    C’è un’altra tecnicità che complica l’approccio di cattura dei dividendi: I dividendi sono tecnicamente un ritorno di utili non distribuiti (una voce di bilancio). Come tale, il prezzo delle azioni dovrebbe logicamente scendere di un importo pari all’ammontare del dividendo una volta raggiunta la data di stacco del dividendo. C’è anche il rischio che il prezzo del titolo possa essere mosso da notizie o eventi aziendali nel mercato più ampio durante il periodo di detenzione. In questo modo si genererà un reddito dal dividendo che si incassa, ma si potrebbe finire con una perdita di capitale di compensazione quando si vendono le azioni. È molto probabile che il beneficio netto sarà inferiore a quanto si potrebbe sperare, e quindi la maggior parte degli investitori non dovrebbe essere coinvolta nella distribuzione dei dividendi.

    Alcune metriche chiave per i dividendi

    Ora che avete le date importanti da tenere a mente, vorrete capire alcune delle metriche chiave che vedrete nella ricerca dei titoli a dividendo. La più importante è il dividend yield. Questo viene generato prendendo il pagamento del dividendo più recente e moltiplicandolo per la frequenza dei dividendi (quante volte all’anno il dividendo viene pagato) e poi dividendo per il prezzo corrente delle azioni.

    Più alto è il rendimento, meglio è per la maggior parte degli investitori di reddito, ma solo fino a un certo punto. Rendimenti anormalmente elevati possono indicare livelli di rischio più elevati. Un buon punto di riferimento per gli investitori è quello di confrontare il rendimento di un’azione con quello dell’indice S&P 500 per capire se è alto o basso, poiché le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo. I rendimenti dovrebbero anche essere confrontati con quelli dei diretti concorrenti per avere un’idea di quanto sia alto o basso il rendimento, dato che alcuni settori tendono ad offrire rendimenti più alti di altri. Si noti che alcuni servizi di dati forniranno un rendimento da dividendo trailing, che prende i dividendi storici che sono stati pagati (di solito negli ultimi 12 mesi) invece di guardare il dividendo corrente e moltiplicare per la frequenza.

    Un’altra metrica su cui gli investitori si concentrano è il payout ratio. Questo può essere ricavato prendendo il dividendo e dividendo per l’utile per azione della società. Anche se i dividendi non vengono pagati con i guadagni, questo dà un’idea di quanto facilmente una società può permettersi il suo dividendo. Più basso è il payout ratio, meglio è, con coefficienti superiori al 100% meritevoli di ulteriore ricerca (si noti che alcuni settori, come i fondi di investimento immobiliare, hanno quasi sempre payout ratio superiori al 100% a causa delle pesanti spese di ammortamento). Questo dato può essere calcolato in diversi periodi di tempo, ma di solito viene considerato trimestralmente, nell’arco dei 12 mesi successivi, o annualmente.

    Alcuni investitori considerano anche il rendimento sul prezzo di acquisto. Si calcola il rendimento sul prezzo di acquisto prendendo il dividendo corrente per azione e dividendolo per il costo medio per azione. Questo è un numero che, ovviamente, è specifico per ogni singolo investitore. È il più appropriato per gli investitori che hanno posseduto un’azione che paga il dividendo per un periodo di tempo molto lungo e per coloro che hanno utilizzato la media del costo del dollaro per creare la loro posizione. Ad esempio, se si fosse acquistata Microsoft Corporation il primo giorno lavorativo del 1995 per 26,95 dollari (il prezzo più alto di quel giorno), il dividendo era uno scarso 0,32 dollari per azione all’anno, fornendo agli investitori un rendimento da dividendo di circa l’1,2%. Alla fine del 2018, il dividendo era cresciuto fino a 1,68 dollari per azione all’anno. Questo è un rendimento sul prezzo di acquisto del 6,2%.

    Con quale frequenza vengono pagati i dividendi?

    Il dividend yield e il payout ratio portano un elemento di tempo nella discussione sui dividendi. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle aziende paga quattro dividendi all’anno, o uno ogni trimestre. Questa, tuttavia, è solo un’opzione. Alcune società, come Realty Income, un fondo di investimento immobiliare, pagano i dividendi mensilmente (Non ci sono troppi dividendi mensili, il che è un peccato, dato che gli assegni dei dividendi di queste società finiscono per imitare da vicino una normale busta paga, semplificando così il processo di budgeting per gli investitori).

    Altre pagano due volte all’anno, o semestralmente. Un esempio è la Disney, che paga a gennaio e luglio. Molte aziende europee, invece, pagano solo due volte all’anno, con un piccolo acconto seguito da un pagamento “finale” più grande. La maggior parte delle aziende statunitensi paga lo stesso importo ogni volta. Alcune aziende pagano solo una volta all’anno, come la Cintas, che tende ad aspettare fino alla fine dell’anno solare per pagare il suo dividendo annuale.

    Per calcolare correttamente il rendimento dei dividendi e i rapporti di pagamento di queste società, è necessario prendere in considerazione la frequenza dei dividendi. Si noti che alcuni servizi di dati non riescono a fare questo passo, portando a dati errati. Per questo motivo si dovrebbe sempre andare sul sito web di una società per ricontrollare le statistiche sui dividendi che sembrano inusuali.

    C’è anche un’altra cosa da tenere a mente. A volte le aziende pagano dividendi speciali. Si tratta di pagamenti che vengono effettuati al di fuori del loro tipico schema dei dividendi. Un esempio è la “nostra” FCA (Fiat) che ha pagato un dividendo straordinario nel 2019 a seguito della cessione di Magneti Marelli e, se andrà in porto l’unione con PSA, ne pagherà un altro nel 2021. Tali dividendi non dovrebbero essere considerati nel rapporto di rendimento o di pagamento, in quanto si tratta di eventi insoliti. Detto questo, alcune società hanno una storia di pagamenti di dividendi speciali su base regolare.

    Non tutti i dividendi sono pagati in contanti

    A complicare ulteriormente le cose, non sempre i dividendi vengono pagati in contanti. A volte una società paga un dividendo azionario, attraverso il quale emette per ogni investitore ulteriori azioni della società. Un grande esempio è quello di Azimut, che per qualche anno ha pagato una parte in contanti e una parte con l’emissione di nuove azioni. Il vantaggio netto per gli investitori è che il numero di azioni che possiedono aumenta nel tempo.

    Altre volte, lo spin-off avviene tramite un dividendo azionario in una nuova società. Questo accade quando una società dà agli azionisti azioni appena create in una delle sue divisioni operative in modo da poter rompere la divisione come propria società pubblica. Uno degli esempi classici di questo è stata la scissione del 1984 di AT&T, amorevolmente chiamata Ma Bell, in una società a lunga distanza con lo stesso nome e sette cosiddette Baby Bells. I Baby Bells erano proprietari delle compagnie telefoniche locali che servivano varie regioni degli Stati Uniti. Per ogni 10 azioni di AT&T, gli investitori ricevevano una quota di ciascuna delle sette compagnie telefoniche regionali. Questa mossa ha portato la AT&T da una società a otto.

    Detto questo, i dividendi azionari non sono generalmente la norma, anche se un piccolo numero di società ha una lunga storia di pagamenti regolari di dividendi azionari.

    Cos’è una riduzione dei dividendi?

    Finora tutto bene, ma i dividendi non sempre salgono. A volte, quando un’azienda ha problemi finanziari, deve tagliare i dividendi. Gli investitori di solito non amano i tagli dei dividendi, come si è detto, e vendono le aziende che tagliano o che ritengono possano tagliare. Per questo motivo è necessario usare cautela quando si guardano le aziende con alti rendimenti e alti rapporti di payout, in quanto entrambi potrebbero essere un segno che il dividendo attuale non è sostenibile.

    Detto questo, alcune aziende hanno dividendi variabili, quindi ci si aspetta che i loro dividendi vadano su e giù nel tempo. I cambiamenti dei dividendi in aziende come questa devono essere considerati in modo diverso perché la politica dei dividendi è spesso più importante del pagamento dei dividendi. La già citata Generali è un buon esempio in questo caso. L’azienda non ha caso ha comunicato un range da 55% a 65%, poiché in questo range può “giocare” cercando di far registrare sempre una crescita del dividendo. Ma se gli utili dell’azienda un anno dovessero crollare (e il 2020 con il Covid-19 può essere un ottimo esempio)? Ovviamente se Generali terrà fede alla politica di Payout il dividendo che distribuirà sarà minore rispetto all’anno precedente.

    Il motivo è molto vicino e la causa è la medesima (il Covid-19) per Intesa San Paolo che ha deciso (su consiglio della BCE) di non staccare dividendi nel 2020, su utili del 2019, per mantenere in cassa quanta più liquidità possibile e affrontare adeguatamente il virus e la crisi seguente. Intesa San Paolo è sempre stata una buona pagatrice di dividendi e chi ha acquistato l’azione con questo solo intento potrebbe essere rimasto spiazzato.

    Cos’è un DRIP?

    Un acronimo che sentirete spesso associare ai dividendi è DRIP, che sta per piano di reinvestimento dei dividendi. Molte aziende consentono di acquistare azioni direttamente da loro e di utilizzare i dividendi per acquistare automaticamente ulteriori azioni nel tempo. A volte le aziende offrono incentivi per questo, come ad esempio prezzi di reinvestimento leggermente al di sotto del mercato, e di solito queste transazioni non incorrono in commissioni di intermediazione. Alcune società richiedono l’acquisto di azioni da terzi e il trasferimento delle azioni al piano della società. Il grosso problema in questo caso, tuttavia, è che si utilizza il dividendo per acquistare altre azioni. In pratica si tratta di una ripartizione degli acquisti nel tempo.

    Questo è un servizio che molti broker offrono oggi gratuitamente (senza l’incentivo di prezzi inferiori al mercato). Così si può spesso fare la stessa cosa senza la necessità di aprire e monitorare più conti con diverse società, che è quello che vi rimarrebbe se vi iscriveste a più piani DRIP sponsorizzati da più società. Se volete mantenere la vostra vita il più semplice possibile, chiedete al vostro broker se offre il reinvestimento gratuito dei dividendi.

    Questo servizio in Italia ancora non è diffuso, non lo offre praticamente nessuno, ma ciò non esclude che potrebbe essere “fatto in casa” con il riacquisto di azioni dell’azienda che ha distribuito il dividendo.

    Cosa sono i re dei dividendi, gli aristocratici, i campioni, gli sfidanti e i contendenti?

    L’investimento su dividendi è una cosa importante e gli investitori hanno iniziato a usare termini brevi per descrivere le società che investono in dividendi.

    Re, Aristocratici, Campioni, Sfidanti e Concorrenti sono alcuni dei termini “da conoscere” con cui vorrai essere pratico. Ognuno di essi rappresenta una diversa serie di escursioni annuali dei dividendi:

    Nome dell’azionePerformance
    Dividend Kings50+ anni di aumenti sui dividendi
    Dividend Aristocrats25+ anni di aumenti
    Dividend Champions20+ anni di incremento
    Dividend ChallengersDai 10 ai 20 anni di aumento
    Dividend Achievers10+ ma meno di 20 anni
    Dividend ContendersDai 5 ai 9 anni di aumenti
    Nomi e traguardi sull’aumento costante del valore dei dividendi per un’azienda

    Tutti questi termini sono associati a chi paga i dividendi da lungo tempo. Alcune sono liste formali gestite da società come Standard & Poor’s (e utilizzate per creare prodotti d’investimento come i fondi negoziati in borsa o gli ETF), mentre altre sono liste informali gestite da volontari e disponibili gratuitamente su siti web.

    Liste come queste sono un ottimo punto di partenza per la ricerca di azioni con dividendi, dal momento che le aziende con una lunga storia di dividendi crescenti hanno dimostrato di dare un valore elevato alla ricompensa degli investitori.

    Cos’è un dividend trap?

    Un dividend trap è l’ennesimo termine che si sente dire per descrivere un titolo a dividendo, solo che questo non è affatto positivo. In sostanza, un dividend trap è un’azione con un alto rendimento sostenuta da un dividendo che sembra insostenibile. Un buon esempio è quello delle telecomunicazioni rurali Frontier Communications (NASDAQ:FTR). Nel 2017, l’azienda ha pagato quattro dividendi trimestrali di 0,60 dollari per azione, nonostante il fatto che per tutto il tempo ha sanguinato inchiostro rosso. In assenza di utili, il suo indice di copertura dei dividendi era in realtà negativo. La sua attività era in difficoltà da tempo sotto il peso del peggioramento dei risultati finanziari e del pesante carico di debito lasciato dalle acquisizioni.

    La società ha finito per eliminare il dividendo nel 2018. Tuttavia, con il progredire del 2017, il dividend yield è passato da circa il 10% a un incredibile 50%, mentre il titolo è sceso da oltre 50 dollari per azione a circa 6,75 dollari. Un rendimento del 10% è elevato e merita una maggiore attenzione, in particolare in una società con un alto livello di leva finanziaria. Ma un rendimento del 50% è completamente ridicolo (il mercato azionario stava inviando un segnale d’allarme molto forte). Prima di saltare su un grosso dividendo, assicuratevi di fare una piccola ricerca per assicurarvi che l’alto rendimento non sia il risultato di problemi finanziari materiali e, altrettanto importante, un’alta probabilità di un taglio dei dividendi. Volete fare del vostro meglio per evitare trappole per i dividendi come Frontier.

    I dividendi vi dicono qualcosa sulla valutazione?

    Spesso gli investitori guardano il rapporto prezzo/utile per vedere se un’azione è scambiata a basso costo o ricca. Il P/E è solo il prezzo diviso per i guadagni, proprio come il rendimento di un dividendo è semplicemente il pagamento di un dividendo diviso per il prezzo dell’azione. Sono entrambe misure relative. P/E ti dice quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro che un’azienda guadagna, e il dividend yield, approssimativamente, ti dice il livello di generazione di reddito che gli investitori si aspettano da un’azienda nel tempo.

    A dire il vero, il P/E e il dividend yield non ti dicono molto sulla valutazione. Tuttavia, quando li si confronta con la storia di una società o con un gruppo più ampio (come un indice o i benchmark del settore diretto), si possono iniziare a vedere i modelli di valutazione.

    Ad esempio, il dividendo di Hormel Foods ha raggiunto un picco superiore al 2% alla fine del 2017, verso la fascia alta del range di rendimento storico dell’azienda. Il suo P/E all’epoca era di circa 19, essendo sceso da oltre 30 all’inizio del 2016. In sostanza, il dividend yield stava raccontando una storia simile al rapporto P/E.

    Di solito ci sono ragioni per cui le aziende commerciano con valutazioni basse; in questo caso, uno spostamento delle abitudini di acquisto dei consumatori verso il cibo fresco rispetto al cibo preconfezionato che dominava il portafoglio di Hormel aveva spaventato Wall Street. Ma per gli investitori a lungo termine, un elevato rendimento relativo dei dividendi può essere un’opportunità di acquisto. Hormel, per riferimento, ha iniziato a spostare il suo business mix attraverso acquisizioni che hanno aumentato la sua scala in categorie fresche, in particolare nella gastronomia. Alla fine del 2018, il rendimento di Hormel era pari a circa l’1,8% e il P/E era tornato a circa 22.

    Imposte sui dividendi: Lo Zio Sam riceve il suo obolo

    Nessuna discussione sui dividendi sarebbe completa senza menzionare le tasse. Il governo vuole ottenere il dovuto di questi pagamenti. Riceverete dei moduli fiscali dal vostro broker o dal vostro piano DRIP che descrivono i dividendi che avete ricevuto in un determinato anno e che devono essere inclusi nel vostro reddito quando fate le tasse.

    Detto questo, le leggi fiscali cambiano nel tempo, quindi l’aliquota fiscale che pagherete sul reddito da dividendi varierà. I dividendi spesso ricevono un trattamento fiscale preferenziale. Tutti i dividendi, invece, non sono creati allo stesso modo. Alcune società includono la restituzione del capitale nei loro dividendi. Tali dividendi sono considerati un ritorno di una parte del vostro investimento originale e non vengono tassati quando li ricevete. Riducono la vostra base di costo al momento della vendita, aumentando così le vostre plusvalenze (che è la differenza tra ciò che avete pagato per un investimento e ciò per cui lo avete venduto, supponendo che abbiate realizzato un profitto sulla transazione).

    Altre società, in particolare i trust di investimento immobiliare, sono strutturati come entità passanti, perché passano gran parte del loro reddito agli investitori in cambio di evitare la tassazione a livello aziendale. La maggior parte, se non tutti i dividendi che pagano sono trattati come reddito regolare, proprio come il vostro stipendio. Questi tipi di dividendi sono spesso indicati come non qualificati.

    I dividendi qualificati, invece, sono la norma. Questo tipo di dividendi viene pagato dalla maggior parte delle società statunitensi e viene tassato ad aliquote speciali.

    Le tasse sono un argomento complesso, ed è necessario consultare un commercialista per una discussione approfondita. Ma state certi che dovete far sapere allo Zio Sam dei vostri dividendi.

    Le tasse sui dividendi in Italia

    Nel paragrafo precedente abbiamo generalizzato e fatto particolarmente riferimento al mercato americano (ed è corretto così considerando che si tratta della piazza maggiore al mondo), ma per chi volesse investire solo in Italia è importante sapere che la tassazione sui dividendi è uguale a quella sulle plusvalenze e cioè il 26%.

    In pratica, se avete in portafoglio 2.000 azioni ENI che pagano 0,86 euro / anno avrete un ritorno lordo di 1.720 euro, ma al netto ne rimarranno 1.445. Che voi abbiate adottato una gestione amministrata o una gestione autonoma della tassazione, i dividendi vengono bloccati alla fonte, quindi il vostro istituto di credito vi aggiungerà 2 voci al vostro estratto conto:

    1. Pagamento del dividendo Italia di 1.720 euro
    2. Tassa su Dividendo Italia -275 euro