Bank of New York Mellon Corporation (BNY Mellon) è una società internazionale che fornisce servizi di investimento e gestione patrimoniale a clienti in tutto il mondo. La società opera in Europa, Africa e Medio Oriente sin dal 1900, fornendo servizi di investimento a una vasta gamma di clienti che vogliono accedere ai mercati globali dei capitali.
Al dicembre 2017, BNY Mellon aveva 33,3 trilioni di dollari in custodia e 1,9 trilioni di dollari in gestione. Questo l’ha resa la banca depositaria e la società di asset servicing leader nel mondo. Inoltre, BNY Mellon investe nell’innovazione, introducendo nuovi prodotti e servizi che hanno contribuito a trasformare il settore dei servizi finanziari.
Chi sono le persone chiave della Bank of New York Mellon?
Charles W. Scharf è presidente e amministratore delegato di BNY Mellon. Prima di entrare in azienda nel 2017, è stato CEO di Visa Inc. Tra le altre figure di spicco di BNY Mellon figurano Mitchell Harris, CEO di BNY Mellon Investment Management; Hani Kablawi, CEO dell’organizzazione Global Asset Servicing di BNY Mellon; e Michelle Neal, CEO di BNY Mellon Markets.
Qual è la storia moderna della Bank of New York Mellon?
BNY Mellon esiste dal 1784, quando Alexander Hamilton fondò la Bank of New York. Ci fu una lunga serie di fusioni nel XX secolo, con 33 acquisizioni effettuate dalla banca nel solo quinquennio 1993-1998. Nel 2006, la Bank of New York ha abbandonato il retail banking e ha annunciato la fusione con la Mellon Financial Corporation. L’operazione è stata valutata 16,5 miliardi di dollari e la fusione è stata perfezionata nel luglio 2007.
Dopo la fusione, BNY Mellon ha effettuato ulteriori acquisizioni. Tra queste figurano Insight Investment nel 2009, Global Investment Servicing Inc. nel 2010 e l’attività di gestione patrimoniale di Talon Asset Management nel 2011. BNY Mellon ha annunciato nel 2015 che avrebbe pagato 180 milioni di dollari per risolvere un’azione legale collettiva relativa al forex. La mossa è venuta dopo che le autorità federali e statali hanno accusato BNY Mellon di negligenza.
Dove opera la Bank of New York Mellon?
Con sede centrale a New York City, la Bank of New York Mellon opera negli Stati Uniti, in Canada e in America Latina. In Europa è attiva, tra l’altro, nel Regno Unito, in Francia, Germania, Spagna e Italia. È inoltre presente in Russia, in alcuni mercati chiave della regione Asia-Pacifico (Cina, India, Giappone, Australia, ecc.) e in alcuni paesi del Medio Oriente.
Dove viene negoziata la Bank of New York Mellon?
Le azioni BNY Mellon sono negoziate alla Borsa di New York (NYSE). Il titolo è un componente sia dell’indice S&P 100 che dell’indice S&P 500.
Ci siamo, come ogni anno, a metà aprile, si apre la stagione dei rilasci degli utili, tipicamente il primo trimestre del nuovo anno.
Naturalmente il 2021 non farà eccezione e questa settimana avremo i primi big mondiali che pubblicheranno i loro dati.
Si comincia con Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Wells Fargo e Tesco, attesi il 14 aprile ad aprire la stagione.
Fermo restando che potrete seguire l’evoluzione dal nostro calendario utili, ecco comunque riassunte le prossime date importanti:
Azione
Data
Goldman Sachs Group
14/04/2021
JPMorgan Chase
14/04/2021
Wells Fargo
14/04/2021
Tesco
14/04/2021
Citigroup
15/04/2021
Alcoa
15/04/2021
Bank of America
15/04/2021
BlackRock
15/04/2021
PepsiCo
15/04/2021
UnitedHealth Group
15/04/2021
U.S. Bancorp
15/04/2021
Bank of New York Mellon
16/04/2021
Morgan Stanley
16/04/2021
Coca-Cola
19/04/2021
Lockheed Martin
19/04/2021
Texas Instruments
19/04/2021
United Airlines Holdings
19/04/2021
IBM
19/04/2021
Procter & Gamble
20/04/2021
Johnson & Johnson
20/04/2021
Netflix
20/04/2021
Philip Morris
20/04/2021
Intuitive Surgical
20/04/2021
Il calendario dei prossimi utili
Come possiamo facilmente vedere saranno le banche, come al solito, ad aprire le danze ma dalla prossima settimana avremo altre aziende in vari settori. Nella lista troviamo Coca Cola e Pepsi, quindi del settore delle bevande, Intuitive Surgical e UnitedHealth, quindi settore medico, Netflix e IBM a rappresentare il settore Tech, Lockheed Martin per il settore della difesa.
Società di Gestione del Risparmio (SGR), sono in pratica delle aziende che gestiscono, per conto di altri, dei capitali attraverso dei fondi comuni di investimento.
In Italia, per creare una SGR, basta un capitale minimo di 1 milione, appare chiaro quindi del perché, solo nel Bel Paese, ci siano oltre un centinaio di aziende che sono perlopiù collegate a banche, assicurazioni o fondazioni.
Per poter aprire in Italia, una società di gestione patrimoniale deve ricevere una specifica autorizzazione da parte della Banca d’Italia.
Lista di Società di Gestione del Risparmio
Come abbiamo già visto sono oltre 100 le aziende legate al risparmio gestito che lavorano in Italia, ognuna ha dei portafogli più o meno grandi.
AB Global
Aberdeen Asset Management
AcomeA
Adepa Italia SRL
Agora Investments SGR S.p.A.
Algebris Investments
Alicanto Capital Sgr S.p.A.
Alken Asset Management
Allianz Global Investor GmbH
Ambrosetti Asset Management SIM S.p.A.
AMUNDI SGR SpA
ANIMA SGR SpA
ARCA SGR SpA
Aristea SICAr
Aviva Investors Luxembourg SA
AXA Investment Managers
AZIMUT CONSULENZA SIM
BANCOPOSTA FONDI SGR SpA
BANOR SIM SpA
BCC RISPARMIO & PREVIDENZA S.G.R.P.A
BlackRock Global Funds
BNP Paribas Investment PARTNERS SGR SpA
BNY MELLON INVESTMENT MANAGEMENT EMEA LTD
CA Indosuez Wealth (Europe), Italy Branch
Camperio SIM
CANDRIAM
CAPITAL GROUP
CARMIGNAC
Christian Brothers Inv Srvc Inc
COLUMBIA THREADNEEDLE INVESTMENTS
CONSULTINVEST ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Credit Suisse Asset Management
DIAMAN Sicav
DNCA FINANCE
DWS
E.I. Sturdza Strategic Management Ltd
Eaton Vance Advisers (Ireland) Limited
EDMOND DE ROTHSCHILD (FRANCE) SUCCURSALE ITALIANA
EFG Asset Management
EGI Funds Ltd
ERSEL ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Erste Group Bank AG
ETF Securities
ETHENEA INDEPENDENT INVESTORS S.A
ETICA SGR
Eurizon Capital SGR S.p.A.
EUROMOBILIARE ASSET MANAGEMENT SGR
FIDELITY INTERNATIONAL
FINANCIÈRE DE L’ECHIQUIER
Fineco Asset Management
FRANKLIN TEMPLETON INVESTMENTS
FundPartner Solutions (Europe) S.A.
GAM (ITALIA) SGR S.P.A
GENERALI INVESTMENTS EUROPE S.P.A
GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENT
Hedge Invest
HSBC GLOBAL ASSET MANAGEMENT
Insight Investment Mgmt Ltd
INVESCO ASSET MANAGEMENT SA
Invest Italy Sim S.p.A.
INVESTEC AM BECOMING NINETY ONE
INVESTIRE SGR SpA
Investitori SGR S.p.A.
Janus Henderson
JCI Capital
JPMORGAN ASSET MANAGEMENT (EUROPE) S.A.R.L.
Kairos SGR
Kames Capital
KBC Asset Management SA
La Française
LEGG MASON INVESTMENTS
LEMANIK SICAV
LOMBARD ODIER ASSET MANAGEMENT
Lyxor
MDO Management Company Sa
Mediolanum International Funds Ltd
Mirabaud A.M.
MORGAN STANLEY INVESTMENT MANAGEMENT
MUZINICH & CO., LTD.
NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENT
NEUBERGER BERMAN EUROPE LIMITED
New Millennium
Nextam Partners SIM S.p.A.
NN INVESTMENT PARTNERS ASSET MANAGEMENT BV – ITALIAN BRANCH
Oaktree Capital Group, LLC
ODDO MERITEN
Old Mutual Global Investors
Open Capital Partners SGRpA
OSSIAM
PensPlan Invest Sgr
Pharus Management Lux S.A.
PIONEER INVESTMENTS
POLIS FONDI SGR SpA
RAIFFEISEN CAPITAL MANAGEMENT
Robeco Luxembourg SA
ROTHSCHILD & CIE GESTION
RUSSELL INVESTMENTS
SCHRODERS ITALY SIM S.P.A.
SELECTRA Investments Sicav
Selectra Management Company
Societe Generale – Corporate & Investment Banking
STATE STREET GLOBAL ADVISORS
Swan Asset Management SA
Swisscanto Asset Management Int. S.A.
SYMPHONIA SGR
SYZ Asset Management
Tendercapital Ltd
UBI PRAMERICA SGR
UBS ASSET MANAGEMENT
Union Investment Privatfonds GmbH
UNIPOLSAI INVESTIMENTI SGR SpA
VONTOBEL ASSET MANAGEMENT S.A. MILAN BRANCH
WisdomTree Hedged Commodity Securities Limited
ZENIT SGR
Lista delle aziende di Risparmio Gestito
Società di gestione del risparmio quotate in borsa
Per quanto possa essere stimolante guardare questi nomi e immaginare come possano lavorare, quello che interessa a noi sono le aziende quotate in borsa e quindi su cui si possa cercare di trarre guadagno.
Questa è una selezione delle più interessanti tra queste aziende:
Azienda SGR
Ticker
Nazione
Allianz Global Investor GmbH
ETR:ALV
Germania
Amundi
EPA:AMUN
Francia
Anima Holding
BIT:ANIM
Italia
Aviva
LON:AV
Regno Unito
AXA Investment
EPA:CS
Francia
Azimut
BIT:AZM
Italia
BancoPosta Fondi (Poste Italiane)
BIT:PST
Italia
BlackRock Global Funds
NYSE:BLK
USA
BNP Paribas Investment
EPA:BNP
Francia
Bank of New York Mellon Investment
NYSE:BK
USA
Credit Suisse Asset Management
SWX:CSGN
Svizzera
Eaton Vance Corp
NYSE:EV
USA
EFG Asset Management
SWX:EFGN
Svizzera
ERSTE Group Bank
VIE:EBS
Austria
Fineco Asset Management
BIT:FBK
Italia
Generali Investments
BIT:G
Italia
Goldman Sachs Asset Management
NYSE:GS
USA
HSBC Global Asset Management
LON:HSBA
Regno Unito
Investec AM Becoming Ninety One
JSE:INL
Sud Africa
Janus Henderson
NYSE:JHG
Regno Unito
JPMorgan Asset Management
NYSE:JPM
USA
KBC Asset Management
EBR:KBC
Belgio
Mediolanum International Funds
BIT:BMED
Italia
Morgan Stanley Investment
NYSE:MS
USA
Natixis Global Asset Management
EPA:KN
Francia
NN Investment Partners
AMS:NN
Olanda
Oaktree Capital Management
NYSE:OAK-A
USA
Raiffeisen Kapitalanlage
VIE:RBI
Austria
ORIX Corporation Europe
TYO:8591
Giappone
Schroders
LON:SDR
Regno Unito
Société Générale
EPA:GLE
Francia
State Street
NYSE:STT
USA
Pramerica (Prudential Financial)
NYSE:PRU
USA
UBS Asset Management
SWX:UBSG
Svizzera
Unipolsai Investimenti Sgr
BIT:US
Italia
Vontobel Asset Management
SWX:VONN
Svizzera
WisdomTree Investments
NASDAQ:WETF
USA
Aziende di gestione patrimoniale con attività in Italia quotate in borsa
Eccole, la lista non è piccola e vede varie nazioni interessate. Tutte queste sono quotate in borsa e hanno l’autorizzazione da Banca d’Italia per lavorare nello Stivale.
Warren Buffett è forse l’investitore azionario più rispettato di tutti i tempi. In qualità di CEO del conglomerato Berkshire Hathaway, Buffett ha selezionato personalmente la maggior parte delle azioni del portafoglio di oltre 200 miliardi di dollari della società.
Dei titoli attualmente in portafoglio, due terzi hanno una grande caratteristica in comune: pagano dividendi. Buffett ama investire in azioni con dividendi di alta qualità e, nel corso degli anni, ha accumulato un portafoglio impressionante che genera miliardi di dividendi per le operazioni del Berkshire.
Curioso notare però come Buffett ami ricevere dividendi dalle aziende che possiede ma la sua Berkshire Hathaway è avara in tal senso. Infatti nella lunga storia dell’azienda mai è stato staccato un centesimo di dividendo.
Quali azioni a dividendo possiede Warren Buffett?
Berkshire Hathaway possiede più di 40 azioni ordinarie diverse nel suo portafoglio da 211 miliardi di dollari, e la maggior parte di esse sono società che pagano dividendi.
Dato che il portafoglio è così grande, e gran parte del suo valore è concentrato nelle sue partecipazioni più grandi, ecco uno sguardo ai 10 maggiori titoli che pagano dividendi (per valore di mercato) che Berkshire Hathaway possiede, secondo gli ultimi archivi SEC disponibili:
Azienda
Dividendo
Div. Yield
Apple
$ 0,795
0,71%
Bank of America
$ 0,66
2,66%
Coca-Cola
$ 1,59
3,20%
American Express
$ 1,60
1,66%
Wells Fargo & Co.
$ 1,92
8,54%
Kraft Heinz
$ 1,60
4,95%
U.S. Bancorp
$ 1,53
3,74%
JPMorgan Chase
$ 3,30
3,28%
Moody’s
$ 2,00
0,74%
Bank of New York Mellon
$ 1,18
3,28%
Azioni di Berkshire Hathaway con relativo Dividend Yield
In realtà, ci sono solo poche azioni di Berkshire che non pagano dividendi regolari. Questi includono Charter Communications (NASDAQ: CHTR), Verisign (NASDAQ: VRSN), Davita (NYSE: DVA), United Continental (NASDAQ: UAL), e alcune altre posizioni minori.
Perché Warren Buffett ama le azioni a dividendo
Prima di tutto, non è solo che Buffett ama i dividendi. Ama le azioni con dividendi affidabili e sostenibili, soprattutto se l’azienda ha un track record di aumento del payout anno dopo anno.
La Coca-Cola è stata un punto fermo del portafoglio del Berkshire per decenni e ha aumentato il suo dividendo per ben 56 anni consecutivi. Apple è una società che paga i dividendi relativamente nuova, ma ha già una forte storia di aumenti dei dividendi. E, mentre la maggior parte delle banche è stata costretta a tagliare i dividendi a causa della crisi finanziaria, le azioni bancarie di Buffett (gran parte delle quali sono state acquisite dopo la crisi) stanno tutte guadagnando molto denaro per consentire futuri aumenti dei dividendi.
La ragione per cui a Buffett piacciono le azioni con dividendi affidabili è semplice: generano una fonte costante (e in crescita) di flusso di cassa che Berkshire Hathaway può utilizzare come meglio crede. Come stiamo per vedere nella prossima sezione, le azioni a dividendo del portafoglio azionario di Berkshire forniscono all’azienda miliardi di entrate annuali. Le azioni a dividendo possono fornire capitale per la prossima acquisizione di Berkshire, per acquistare più azioni per il portafoglio, o per riacquistare azioni.
Perché Warren Buffett ama così tanto queste attività?
Non passeremo in rassegna ogni singola azienda per discutere il motivo per cui piacciono a Buffett. Tuttavia, ci sono alcuni temi comuni: per prima cosa, noterete che ci sono un sacco di azioni bancarie nel portafoglio di Buffett, soprattutto tra le più grandi. Infatti, cinque dei 10 maggiori titoli a dividendo del Berkshire sono banche. A Buffett piacciono le aziende che utilizzano capitali a basso costo per generare profitti, e le banche sono sicuramente qualificate. I clienti depositano denaro nelle banche e ricevono piccole somme di interesse (nel frattempo, la banca presta il denaro a un tasso di interesse più alto). Anche le banche sono un business “per sempre”, il che significa che saranno sempre in giro. Anche se le tecnologie si evolveranno certamente nel tempo, le persone avranno sempre bisogno di posti sicuri dove custodire il loro denaro.
Caratteristiche simili valgono anche per il resto delle azioni a dividendo del Berkshire. Spesso hanno modelli di business che non sono troppo ad alta intensità di capitale, sono in settori “per sempre” e/o hanno un vantaggio competitivo duraturo. In generale, le aziende consolidate che rientrano in queste categorie pagano i dividendi. Non è necessariamente vero che Buffett abbia scelto queste azioni perché pagano dividendi (piuttosto, è che i tipi di business in cui Buffett ama investire sono quelli che tipicamente scelgono di pagare dividendi agli azionisti).
Quanto guadagna Berkshire Hathaway con i dividendi?
Nel 2018, Berkshire Hathaway ha raccolto 3,8 miliardi di dollari di dividendi dal suo portafoglio azionario, secondo la lettera annuale di Buffett agli azionisti. Per il 2019 siamo a circa 4,47 miliardi di dollari di dividendi.
Certo, il 2020 sarà avaro vista l’emergenza Covid e la necessità per tante aziende di bloccare i pagamenti dei dividendi, ma c’è da stare certi che nel 2021 verranno recuperati gran parte di quelli persi nel 2020.
Warren Buffett preferisce i riacquisti di azioni ai dividendi?
Ci sono due modi principali in cui le aziende possono scegliere di restituire il capitale agli azionisti: i dividendi e i riacquisti di azioni. Molte usano una qualche combinazione dei due, ma un metodo spesso ha la priorità. Ad esempio, mentre la Bank of America paga un dividendo decente, la società spende molto di più per il riacquisto di azioni.
Quindi, Warren Buffett preferirebbe ricevere un dividendo sostanzioso da tutte le sue azioni, o preferirebbe che il management concentrasse maggiormente il capitale dell’azienda sui riacquisti? La risposta breve è “dipende”.
Nella lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway del 2018, Buffett ha tenuto una lunga discussione sui riacquisti. E, mentre la sua discussione si è concentrata sul riacquisto delle azioni della Berkshire, gli stessi principi valgono indipendentemente dalla società di cui si parla.
Il pensiero generale di Buffett è che se un’azienda può riacquistare le proprie azioni con uno sconto sul valore intrinseco, i riacquisti hanno senso.
“Se il mercato valuta l’interesse di un partner in partenza a, diciamo, 90 centesimi di dollaro, gli azionisti continuano a raccogliere un aumento del valore intrinseco per azione ad ogni riacquisto da parte dell’azienda”
Buffett nella lettera agli azionisti del 2018
In altre parole, se poteste scambiare 90 dollari con una banconota da 100 dollari, non sarebbe nel vostro interesse farlo il più spesso possibile?
D’altra parte, ci sono ragioni per cui le aziende possono scegliere di riacquistare azioni a parte solo per creare valore per gli azionisti. Ad esempio, il riacquisto di azioni semplicemente per ridurre il numero di azioni e aumentare l’EPS può essere una pessima idea. Come dice Buffett,
“comprare alla cieca un’azione troppo costosa è distruttivo per il valore, un fattore importante per molti CEO che puntano alle promozioni e ai bonus o sempre ottimisti”
Warren Buffett riferendosi al riacquisto di azioni a caro prezzo
Per essere sicuri, non c’è un solo modo per calcolare il valore intrinseco di un’azienda. Se si chiedesse a Warren Buffett, Charlie Munger e ai due buyer di azioni dell’azienda, Ted Weschler e Todd Combs, di calcolare il valore intrinseco di Berkshire per azione, si otterrebbero probabilmente quattro numeri leggermente diversi. Tuttavia, i riacquisti dovrebbero essere chiaramente giustificabili. Per questo motivo Buffett e Munger devono entrambi concordare che Berkshire sta negoziando a sconto prima che i riacquisti possano avere luogo.
Per riassumere, se un’azienda sta negoziando a sconto significativo rispetto al valore intrinseco dell’attività, Buffett è completamente a favore dell’allocazione di grandi quantità di capitale da parte del management per i riacquisti. D’altra parte, se non si può fare un caso di valore solido, Buffett considera i riacquisti come una scelta sbagliata.
Perché Berkshire non paga un dividendo? Lo farà mai?
La risposta breve al fatto che Berkshire pagherà mai un dividendo è “probabilmente no”. E molti investitori si chiedono perché, soprattutto se si considera quanto sia grande e costantemente redditizia la Berkshire Hathaway. Come Buffett ha scritto nella sua lettera del 2012 agli azionisti:
“Ci piacciono i dividendi che riceviamo dalla maggior parte delle azioni che Berkshire possiede, ma che non paghiamo nulla noi stessi”
Lettera agli azionisti del 2012 di Buffett
Ci sono alcune ragioni che Buffett ha fornito in passato riguardo alla mancanza di dividendi da parte di Berkshire. Da un lato, investitori diversi possono volere rendimenti diversi, quindi non c’è un modo semplice per decidere una politica dei dividendi. E i dividendi sono tassabili.
Tuttavia, la ragione principale per cui Buffett non vuole che Berkshire Hathaway paghi un dividendo è che ritiene semplicemente che non sia il modo più intelligente di utilizzare i profitti di Berkshire.
I quattro modi in cui Warren Buffett preferirebbe usare il capitale di Berkshire
In poche parole, Warren Buffett ama ricevere dividendi dalle azioni che possiede, ma è altamente improbabile che Berkshire Hathaway pagherà mai un dividendo agli azionisti. Mentre Buffett ritiene che il pagamento di un dividendo costante sia certamente un uso responsabile del capitale da parte di alcune aziende, la natura del modello di business di Berkshire Hathaway significa che c’è quasi sempre un’opzione migliore sul tavolo.
Si tenga presente che Berkshire Hathaway è un conglomerato eterogeneo con più di 60 società controllate e un portafoglio azionario di 200 miliardi di dollari, a differenza di alcune delle azioni a dividendo preferite di Buffett. In altre parole, è improbabile che Apple, Bank of America o American Express acquisiscano un’attività ben al di fuori della loro attuale struttura. Non è probabile che Apple acquisti un’azienda di trasformazione alimentare o che la Bank of America acquisisca un produttore farmaceutico. D’altra parte, nessuno dei due casi sarebbe fuori dalle logiche per il Berkshire.
Ovviamente, la priorità assoluta con il capitale del Berkshire è quella di assicurarsi che le esigenze finanziarie delle decine di attività sussidiarie dell’azienda siano soddisfatte. Come ha scritto Buffett nella sua lettera del 2012
“Il management di un’azienda dovrebbe prima esaminare le possibilità di reinvestimento offerte dai suoi attuali progetti di business per diventare più efficiente, espandersi territorialmente, estendere e migliorare le linee di prodotto o per ampliare in altro modo il fossato economico che separa l’azienda dai suoi concorrenti”
Dalla lettera del 2012 agli azionisti
Con più di 60 società affiliate in una serie di settori industriali, il Berkshire ha molti modi per impiegare efficacemente il capitale per crescere e migliorare le sue attuali operazioni. Tuttavia, questo non consuma quasi tutto il denaro che Berkshire sta assorbendo.
Dopo che le sue attuali esigenze di business sono state soddisfatte, ci sono alcuni modi in cui le aziende possono scegliere di utilizzare i profitti in eccesso, e Berkshire ha cinque opzioni principali:
1. Acquisizioni di Berkshire Hathaway
L’uso preferito di Buffett del capitale di Berkshire è l’acquisizione di intere società. Questo potrebbe significare una grande acquisizione, o acquisizioni più piccole che “scavalcano” le attuali attività di Berkshire.
Buffett dice che:
“…i nostri azionisti sono oggi molto più ricchi di quanto lo sarebbero se i fondi che abbiamo utilizzato per le acquisizioni fossero stati invece destinati a riacquisti di azioni o dividendi”
e con il track record di rendimenti di Berkshire, è difficile discutere con questa affermazione.
2. Azioni ordinarie di società enormi
Come accennato, Berkshire ha un portafoglio azionario che vale più di 200 miliardi di dollari e Buffett ha fatto riferimento alla sua volontà di investire somme consistenti di denaro in società che Berkshire non controlla.
Un esempio lampante per esempio è Apple, nella quale il fondo ha grosse quantità di azioni ma non ne possiede il controllo diretto.
3. Riscatto di azioni proprie
Berkshire ha recentemente modificato il suo piano di riacquisto per permettere all’azienda di riacquistare le proprie azioni in qualsiasi momento, quando sia Buffett che il Vice Presidente Charlie Munger concordano sul fatto che sta negoziando a sconto significativamente rispetto al valore intrinseco. Come dice Buffett
“È difficile sbagliare quando si acquistano banconote da 80 centesimi di dollaro o meno”
4. Immobilismo
Se a Buffett e al suo team non piace nessuna delle opzioni sul tavolo, possono scegliere di lasciare che il loro denaro si accumuli per finanziare future acquisizioni. In realtà, questo è esattamente quello che è successo negli ultimi anni (Berkshire aveva 112 miliardi di dollari in contanti alla fine del 2018).
Le opzioni di Berkshire Hathaway
Questo elenco è, più o meno, nell’ordine di preferenza di Buffett. Quindi, ci sono quattro opzioni che Buffett preferisce rispetto al pagamento di un dividendo. E, mentre l’Oracolo di Omaha ha indicato che non lascerà semplicemente che il denaro si accumuli all’infinito, il programma di riacquisto ampliato rende un dividendo Berkshire Hathaway ancora meno probabile di quanto non sia stato fino a ora.
Inoltre, i dividendi sono difficili da fermare una volta avviati. Ci sono poche cose che possono far precipitare il prezzo di un’azione più velocemente di un taglio del dividendo, anche quando è chiaramente nell’interesse del business. Buffett ama avere la flessibilità di distribuire i profitti del Berkshire nel miglior modo possibile, che può variare nel tempo, quindi vuole mantenere la libertà di utilizzare tutti i profitti dell’azienda nel modo più vantaggioso possibile. L’aggiunta di un dividendo regolare ridurrebbe la quantità di capitale utilizzabile.
Conclusione su Warren Buffett e i dividendi di Berkshire Hathaway
Per riassumere, Warren Buffett ama i dividendi di alta qualità. Essi forniscono un flusso di reddito prevedibile e crescente, che Berkshire Hathaway può poi sfruttare come meglio crede. E, in molti casi, Buffett vede i dividendi come un modo responsabile e a misura di azionista per le aziende di utilizzare parte dei loro profitti.
Tuttavia, è importante ricordare che Berkshire Hathaway non è un’azienda qualsiasi. Poiché ha opzioni più realistiche quando si tratta di distribuire il capitale rispetto alla maggior parte delle aziende, Buffett non pensa che pagare un dividendo, invece di utilizzare una delle altre possibili opzioni, sia il modo più intelligente di procedere.
Non potevamo fare altrimenti considerando la resa della sua Berkshire Hathaway, acquistata, semi morente, a metà del 900 e che oggi vale una fortuna.
In questo articolo cerchiamo di capire quali sono i cavalli di battaglia di Warren Buffett, su quali titoli ha un affetto particolare e da quali azioni certamente non si separerà facilmente.
Le azioni preferite di Warren Buffett
Prima della lista, nuda e cruda, volete un esempio? American Express è nel portafoglio di Warren Buffett dal 1963, ha avuto fluttuazioni, con aumenti e cali di partecipazione, ma non è mai uscita dal portafoglio negli ultimi 57 anni.
Azione
Peso in portafoglio
Quota dell’azienda
Apple
44,18%
5,73%
Bank of America
10,85%
10,68%
Coca Cola
8,83%
9,31%
America Express
7,13%
18,83%
The Kraft Heinz Co
5,13%
26,63%
Moodys
3,35%
13,14%
Wells Fargo & Co
3,00%
5,76%
U.S. Bancorp
2,40%
8,76%
DaVita HealthCare
1,49%
31,23%
Bank Of New York Mellon
1,38%
8,17%
Le 10 aziende più presenti nel portafoglio di Warren Buffett al 30/06/2020
Apple
“Diversificare il portafoglio? Una protezione contro l’ignoranza, che non ha molto senso se sai quello che stai facendo”
Warren Buffett a luglio 2020 sulla diversificazione
Nel luglio del 2020 chiesero a Warren Buffett se il 44% raggiunto dalle quote Apple non fosse un’esposizione troppo grande su una sola azienda, quindi se non fosse meglio diversificare, vendendo un po’ di Apple per rafforzare altre quote.
La risposta di Warren Buffett (la citazione qui sopra) lasciò di sasso non solo l’intervistatore ma tanti investitori.
Per Warren Buffett Apple è in assoluto l’azienda migliore al mondo, altrimenti non metterebbe metà del proprio fondo sulla sola azienda di Cupertino.
Finanziari
Il portafoglio di Berkshire Hathaway ha sempre avuto una grande quantità di titoli finanziari, in questa semplice lista si può contare:
Bank of America
America Express
Moody’s
Wells Fargo & Co
U.S. Bancorp
Bank Of New York Mellon
Ben 6 delle prime 10 aziende nel portafoglio dell’uomo di Omah sono finanziari; appare quindi evidente che questo settore, per Buffett, è fondamentale. A maggior ragione se si considera che nel portafoglio trovano posto anche Mastercard, Visa e JPMorgan Chase.
Si inizia a registrare però qualche défaillance, infatti nell’ultimo report 13f, che termina a giugno 2020, il fondo ha alleggerito le proprie posizioni in Wells Fargo & Co, U.S. Bancorp e Bank Of New York Mellon.
DaVita HealthCare
Warren Buffett pensa al futuro (e come potrebbe non farlo un uomo che compirà 90 anni il 30 agosto 2020?) e per questo motivo investe anche sulla ricerca scientifica.
DaVita HealthCare ha oltre 2.000 centri di ricerca su malattie renali in tutti gli Stati Uniti e con la popolazione che invecchia questo è certamente un investimento che guarda lontano.
Coca Cola e Kraft Heinz
Ogni portafoglio che si rispetti deve avere una base legata al food, settore anticrisi per eccellenza (tutti devono mangiare, anche durante le crisi).
Coca Cola è un titolo storico per Warren Buffett, mentre Kraft è entrato nel portafoglio solo negli ultimi 10 anni; eppure entrambi ricoprono un ruolo fondamentale e l’oracolo di Omah si guarda bene dal separarsene.
Warren Buffett e l’oro
Buffett si è sempre detto allergico all’oro, poiché è qualcosa che definiva così:
L’oro viene estratto dalla terra in Africa, o da qualche altra parte. Poi lo fondiamo, scaviamo un altro buco, lo sotterriamo di nuovo e paghiamo persone per fargli la guardia. Non ha utilità. Per un osservatore marziano sarebbe un bel grattacapo
Warren Buffett nel 1998 parlando degli investimenti sull’oro
Eppure nell’ultimo 13f pubblicato si nota un investimento su Barrick Gold, azienda mineraria che estrae proprio l’oro e che, ovviamente, è soggetta alle fluttuazioni del materiale. Poco peso, circa 0,3% sull’intero portafoglio di Berkshire Hathaway, ma ciò significa che anche nel fondo di Warren Buffett qualcosa inizia a cambiare (oppure il Covid fa più paura del previsto).
Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.
Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).
Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.
Come fanno soldi le banche
Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?
Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.
Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.
Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.
La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.
Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.
Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.
Storia delle azioni delle banche
Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.
Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.
La Grande Depressione
Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.
Crisi S&L degli anni ’80
Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.
Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.
Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.
Crisi finanziaria del 2008
Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.
Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.
La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.
Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?
In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.
Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.
In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.
A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.
In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.
Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.
Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.
Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Le banche più grandi in Italia
Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Intesa Sanpaolo
29,52
Unicredit
18,44
Poste Italiane
10,96
Mediobanca
6,37
Banca Mediolanum
4,76
Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione
Top 10 banche in Europa
Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Nazione
HSBC
87,22
Gran Bretagna
BNP Paribas
44,76
Francia
Banco Santander
36,33
Spagna
Lloyds Banking
25,49
Gran Bretagna
ING Groep
25,05
Olanda
Credit Agricole
23,76
Francia
Credit Suisse Group
23,43
Svizzera
Barclays
22,85
Gran Bretagna
Deutsche Bank
17,08
Germania
The Royal Bank of Scotland Group
16,5
Gran Bretagna
Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale
Le grandi banche americane
Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di $)
JP Morgan
268,64
Bank of America
193,58
Wells Fargo
100,65
Citigroup
98,4
Morgan Stanley
66,81
The Goldman Sachs Group
62,46
U.S. Bancorp
51,77
The Bank of New York Mellon
30,48
Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione
Come calcolare i rapporti di redditività per una banca
Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.
Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:
Return on Equity (ROE)
Return on Assets (ROA)
Margine di interesse netto (NIM)
Rapporto di efficienza
Metrica
Benckmark
Return on Equity (ROE)
Almeno 6%
Return on Assets (ROA)
Almeno 0,5%
Margine di interesse netto (NIM)
Almeno 1%
Rapporto di efficienza
Al massimo 60%
Parametri per la valutazione di una banca
Rendimento del capitale proprio
Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.
Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.
ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100
Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.
In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.
Return on Assets (ROA)
Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)
Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100
Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.
Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.
Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.
Margine di interesse netto
Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.
Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100
Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.
In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.
Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).
Rapporto di efficienza
Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.
Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100
Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.
Come valutare il rischio di una banca
Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.
Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:
Rapporto di non-performing loan (NPL)
Copertura dei crediti inesigibili
Oneri netti (Sottufficiali)
Tasso non-performing loan (NPL)
Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.
Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.
Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100
Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.
Copertura dei crediti in sofferenza
Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.
Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza
Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.
Oneri netti
Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.
Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100
Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).
Valorizzare le azioni di una banca
Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).
Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.
Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.
Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.
L’ascesa di fintech
Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.
Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.
Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.
È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.
È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.
Dividendi
I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.
È un buon momento per acquistare azioni bancarie?
Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.
Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.
A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.
Chiunque sia interessato al mercato azionario, agli investimenti o alle questioni di denaro ha probabilmente incontrato le scelte azionarie di Warren Buffett, i consigli o i racconti leggendari dell’oracolo di Omaha.
È il più grande investitore vivente e, a differenza di molti miliardari, è disposto a insegnarci a pescare finanziariamente.
Ma con così tante cose in giro, è difficile restringere il campo all’essenziale Buffett.
Questo è il nostro obiettivo. Sia che vogliate un elenco delle azioni preferite di Buffett, i bassifondi delle sue tecniche di investimento, o qualche lettura avanzata, è qui che lo troverete.
Come investire come Warren Buffett
Buffett ha acquistato le sue prime azioni all’età di 11 anni utilizzando le informazioni disponibili per qualsiasi altro investitore. Ora, ben ottantenne, è ancora in attività.
Oggi acquista aziende per la sua società, Berkshire Hathaway, e può concludere l’affare esotico qua e là. Ma Buffett e il suo team gestiscono oltre 200 miliardi di dollari (in crescita) in azioni di società pubbliche.
Come fa? Passando una notevole quantità di tempo a leggere esattamente quello che possiamo anche noi: 10-Ks, registrazioni SEC e trascrizioni di probabili guadagni.
Una delle differenze chiave, tra lui e la maggior parte di noi, è la sua incredibile attenzione. È come se stesse correndo sia uno sprint che una maratona. Si impara molto leggendo il rapporto annuale di un’azienda, ma cosa succede se lo si fa su un’azienda per più di 20, 30, 40, 50 anni consecutivi? E per tutti i suoi concorrenti? E per le aziende di settori completamente diversi, anche quelle in cui non sareste mai interessati ad investire?
Pochi di noi iniziano abbastanza presto e hanno il livello di attenzione costante per diventare il prossimo Warren Buffett, ma ognuno di noi ha la possibilità di diventare un investitore migliore ascoltando questi sette principi:
Investite in quello che sapete;
Imparare le basi dell’investimento di valore;
Identificare le scorte a basso costo;
Trova aziende che resistono alla prova del tempo;
Investire in una buona gestione;
Sii aggressivo nei momenti difficili;
Mantenere una mentalità a lungo termine
Le ultime scelte di stock di Warren Buffett
Quando sei il più rinomato stock picker del mondo, tutti vogliono il tuo ultimo consiglio. Per quanto Buffett condivida la sapienza, la sua saggezza è la madre delle sue prossime mosse. Ci sono molte ragioni per tenere nascosto ciò che pensa, tra cui il fatto che se ce lo dicesse, un mucchio di persone si ammasserebbero nell’azienda e lui otterrebbe un prezzo delle azioni peggiore.
Ma fortunatamente per noi, la Securities and Exchange Commission richiede ai gestori degli investimenti delle dimensioni di Berkshire Hathaway di rivelare le loro mosse azionarie in un 13F trimestrale.
Nell’ambito della pianificazione della successione, Buffett ha ceduto sempre più quote del portafoglio a Todd Combs e Ted Weschler, ma ne controlla ancora la maggior parte e rappresenta le mosse più importanti.
Le prime 10 partecipazioni azionarie di Buffett
Mentre il trimestrale di Berkshire Hathaway compra e vende mostra le sue ultime mosse, è bene fare un passo indietro e vedere quali sono le partecipazioni più grandi:
Titolo
Ticket
Valore (in milioni di $)
Apple
AAPL
62.340
Bank of America
BAC
19.638
Coca Coca
KO
17.700
America Express
AXP
12.979
Wells Fargo & Co.
WFC
9.276
Kraft Heinz Company
KHC
8.056
Moody’s Corp.
MCO
5.218
JPMorgan Chase & Co.
JPM
5.196
U.S. Bancorp
USB
4.563
DaVita HealthCare Partners Inc.
DVA
2.898
Bank of New York Mellon Corp.
BK
2.686
Charter Communications, Inc.
CHTR
2.368
VeriSign, Inc.
VRSN
2.308
Delta Air Lines, Inc.
DAL
2.051
Southwest Airlines Co.
LUV
1.910
VISA Inc
V
1.702
General Motors Company
GM
1.552
Costco Wholesale Corp.
COST
1.236
MasterCard Incorporated
MA
1.192
Amazon.com, Inc.
AMZN
1.040
Le 20 maggior aziende detenute da Warren Buffett risultanti dall’ultimo 13F del 31 Marzo
Alcune cose che saltano fuori:
Sono aziende enormi. Il successo e la ricchezza di Buffett gli impediscono di muovere l’ago acquistando azioni di società a piccola o media capitalizzazione.
La presenza di banche o finanziarie è in eccesso
Le altre, per la maggiore, sono grandi marchi di consumo
Le citazioni di Warren Buffett
Al di là della sua performance, una delle ragioni per cui è così famoso è che preferisce la franchezza al gergo.
Se si chiedesse di uno dei grandi rischi dei derivati, una testa parlante nelle notizie finanziarie probabilmente parlerebbe del rischio di controparte e di strumenti complessi come i collateralized debt obligations. Nel frattempo, Buffett non ha paura di diventare creativo:
“I derivati sono come il sesso. Il problema non è con chi andiamo a letto noi, ma con chi vanno a letto loro”.
Warren Buffett
Le strategie dei dividendi di Warren Buffett
Se date un’occhiata alle 20 migliori azioni di Buffett, potreste notare che ognuna di esse paga un dividendo.
Nel frattempo, si può anche notare che la società gestita da Buffett, Berkshire Hathaway, non paga un dividendo.
Chiaramente, c’è qualche sfumatura nel pensiero di Buffett sui dividendi…
L’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway
Ogni anno, circa 40.000 persone partecipano all’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway, alias Woodstock for Capitalists.
E’ piuttosto sorprendente che una conferenza di investimento faccia arrivare tante persone quante sono le persone che si presentano come un grande evento sportivo. A Omaha, in Nebraska, nientemeno. E questo senza contare le persone che guardano il livestream.
Al centro dell’incontro annuale c’è Warren Buffett e il suo partner Charlie Munger sul palco per alcune ore a rispondere a tutte le domande di un gruppo selezionato di stimati giornalisti e a tutti i partecipanti che arrivano abbastanza presto per fare la fila ai microfoni.
Esteso, è un intero fine settimana di festeggiamenti, tra cui lo shopping presso i venditori legati al Berkshire che espongono al CHI Health Center, un picnic al Nebraska Furniture Mart, una gara di 5 km, una serata di bistecche per gli azionisti al Gorat’s (uno dei ristoranti preferiti da Warren), ecc.
La lettera annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway
Forse un modo ancora migliore per ottenere la saggezza distillata di Buffett rispetto al viaggio a Omaha è leggere la sua missiva annuale agli azionisti. Ogni edizione offre sia approfondimenti specifici sull’attività del Berkshire sia approfondimenti generali sugli investimenti.
È possibile accedervi sul sito web di Berkshire.
I 5 migliori libri su Warren Buffett
Anche Buffett ha scritto molto, ma su di lui è stato scritto molto di più. Se state cercando di approfondire le sue strategie o semplicemente ciò che lo fa ticchettare, iniziate con questi cinque:
Buffett: The Making of an American Capitalist, di Roger Lowenstein
The Warren Buffett Way, di Robert G. Hagstrom
Il CEO di Warren Buffett, di Robert P. Miles
La Palla di Neve: Warren Buffett e il business della vita, di Alice Schroeder
Toccare Dancing to Work: Warren Buffett su Praticamente tutto, 1966-2013, di Carol J. Loomis
Qual è il patrimonio netto di Warren Buffett?
Oltre 80 miliardi di dollari. A seconda dei giorni, è la terza persona più ricca del mondo dietro a Jeff Bezos (e alla famiglia) e Bill Gates. E questo dopo aver deciso, nel 2006, di iniziare a dare in beneficenza il 99% della sua ricchezza (e tutte le sue azioni del Berkshire Hathaway) durante la sua vita o alla sua morte. Ha già dato via decine di miliardi di dollari.
Dove è andato a scuola?
Come studente universitario, ha frequentato Wharton alla University of Pennsylvania prima di trasferirsi alla University of Nebraska. Per la scuola di specializzazione, ha frequentato la Columbia Business School.
Quali investitori lo hanno influenzato?
Buffett ha detto che il suo stile di investimento è “85% Graham e 15% Fisher”.
Graham è Benjamin Graham, “Il padre dell’investimento di valore”. Ha scritto The Intelligent Investor e ha scritto insieme a David Dodd Analisi della sicurezza. È stato per un po’ il professore e mentore di Buffett alla Columbia Business School e il suo capo.
Fisher è Philip Fisher, un pioniere dell’investimento per la crescita e autore di azioni comuni e profitti non comuni.
Mentre Graham e Fisher erano gli eroi degli investimenti di Buffett, il suo partner commerciale Charlie Munger è stato probabilmente la sua più forte influenza tra pari.
L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.
Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.
L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.
I titoli azionari nell’S&P 100
I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.
Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:
Ticker
Azienda
Market Cap
P/E
Div. Yield
AAPL
Apple Inc
1.673.443.328
30,66
0,84%
MSFT
Microsoft Corp
1.546.415.104
36,76
0,98%
AMZN
Amazon.com Inc
1.496.278.016
143,76
0,00%
GOOG
Alphabet Cl C
1.036.215.680
30,55
0,00%
GOOGL
Alphabet Cl A
1.034.113.216
30,61
0,00%
FB
Facebook Inc
686.434.112
32,92
0,00%
BRK.B
Berkshire Hathaway Cl B
464.160.960
19,19
0,00%
JNJ
Johnson & Johnson
393.213.152
16,70
2,72%
V
Visa Inc
376.066.464
34,54
0,61%
WMT
Wal-Mart Stores
374.615.392
26,45
1,64%
PG
Procter & Gamble Company
308.861.248
24,60
2,54%
JPM
JP Morgan Chase & Company
304.732.768
13,46
3,61%
MA
Mastercard Inc
300.469.280
39,04
0,52%
UNH
Unitedhealth Group Inc
291.294.912
16,33
1,64%
HD
Home Depot
277.570.944
25,63
2,33%
INTC
Intel Corp
250.398.752
10,83
2,24%
NVDA
Nvidia Corp
249.314.864
75,90
0,16%
NFLX
Netflix Inc
231.948.224
105,92
0,00%
VZ
Verizon Communications Inc
230.817.424
11,31
4,47%
T
AT&T Inc
218.294.560
8,43
6,93%
DIS
Walt Disney Company
215.722.464
26,57
1,46%
BAC
Bank of America Corp
207.607.360
9,35
2,93%
ADBE
Adobe Systems Inc
204.476.400
56,38
0,00%
MRK
Merck & Company
200.413.632
14,52
3,07%
PYPL
Paypal Holdings
199.353.888
77,86
0,00%
KO
Coca-Cola Company
198.209.232
21,68
3,53%
PFE
Pfizer Inc
197.752.080
12,32
4,26%
CSCO
Cisco Systems Inc
193.296.704
15,68
3,10%
CMCSA
Comcast Corp A
191.864.864
13,67
2,19%
XOM
Exxon Mobil Corp
187.225.168
18,99
7,80%
PEP
Pepsico Inc
185.758.512
24,76
3,06%
ORCL
Oracle Corp
171.293.824
16,18
1,70%
ABT
Abbott Laboratories
170.516.656
29,67
1,49%
CRM
Salesforce.com Inc
167.144.512
232,21
0,00%
CVX
Chevron Corp
164.966.272
13,39
5,80%
LLY
Eli Lilly and Company
157.814.256
25,61
1,79%
TMO
Thermo Fisher Scientific Inc
154.986.672
31,49
0,22%
NKE
Nike Inc
151.242.608
53,85
0,99%
AMGN
Amgen Inc
150.120.640
16,41
2,53%
ABBV
Abbvie Inc
147.556.048
10,90
4,70%
COST
Costco Wholesale
144.056.032
38,85
0,86%
MCD
McDonald’s Corp
141.959.712
25,23
2,61%
ACN
Accenture Plc
139.525.296
28,76
1,46%
BMY
Bristol-Myers Squibb Company
134.222.768
11,20
3,04%
DHR
Danaher Corp
131.697.048
40,24
0,38%
NEE
Nextera Energy
131.358.600
30,26
2,16%
CHTR
Charter Communicatio
130.687.848
65,25
0,00%
MDT
Medtronic Inc
128.429.376
21,17
2,39%
TXN
Texas Instruments
121.311.232
25,71
2,72%
UNP
Union Pacific Corp
120.018.320
20,25
2,22%
PM
Philip Morris International Inc
117.329.744
14,10
6,24%
AMT
American Tower Corp
114.142.432
31,84
1,71%
IBM
International Business Machines
110.107.496
9,92
5,30%
LOW
Lowe’s Companies
107.776.680
22,52
1,56%
HON
Honeywell International Inc
107.438.896
17,98
2,37%
C
Citigroup Inc
107.129.840
9,53
3,94%
WFC
Wells Fargo & Company
104.385.920
21,13
8,05%
UPS
United Parcel Service
103.236.832
16,35
3,39%
LMT
Lockheed Martin Corp
102.605.560
16,55
2,63%
QCOM
Qualcomm Inc
102.593.432
34,92
2,81%
BA
Boeing Company
100.844.880
552,76
0,00%
GILD
Gilead Sciences Inc
96.135.152
12,46
3,55%
MMM
3M Company
92.318.952
17,92
3,69%
BLK
Blackrock
87.460.384
19,95
2,55%
SBUX
Starbucks Corp
86.909.840
29,19
2,17%
CVS
CVS Corp
84.947.840
8,76
3,10%
MS
Morgan Stanley
82.942.528
11,09
2,73%
AXP
American Express Company
77.534.808
11,93
1,77%
MO
Altria Group
77.085.104
9,56
8,20%
MDLZ
Mondelez Intl Inc
76.003.296
20,94
2,17%
CAT
Caterpillar Inc
74.994.080
14,23
2,98%
GS
Goldman Sachs Group
73.822.224
11,51
2,31%
BKNG
Booking Holdings Inc
71.497.840
18,74
0,00%
CL
Colgate-Palmolive Company
64.222.472
25,67
2,36%
GE
General Electric Company
61.667.000
12,31
0,56%
TGT
Target Corp
60.976.828
22,28
2,17%
DUK
Duke Energy Corp
59.574.536
16,22
4,70%
SO
Southern Company
56.803.556
16,62
4,83%
USB
U.S. Bancorp
56.576.216
11,20
4,46%
RTX
Raytheon Technologies Corp.
54.022.460
7,74
3,02%
BIIB
Biogen Inc
45.617.296
7,90
0,00%
COP
Conocophillips
44.602.156
13,69
4,04%
FDX
Fedex Corp
43.393.628
16,97
1,61%
GD
General Dynamics Corp
42.602.320
12,30
3,02%
KHC
Kraft Heinz Company
42.031.056
11,97
4,83%
DD
Du Pont De.Nemours Inc
40.197.400
14,75
2,19%
GM
General Motors Company
38.424.392
6,67
5,65%
EMR
Emerson Electric Company
37.724.568
17,82
3,14%
EXC
Exelon Corp
37.085.972
11,82
4,02%
WBA
Walgreens Boots Alliance
35.831.180
7,90
4,50%
MET
Metlife Inc
35.150.920
6,22
4,76%
KMI
Kinder Morgan
33.899.692
15,91
7,02%
BK
Bank of New York Mellon Corp
32.531.178
8,90
3,36%
DOW
Dow Inc
32.466.242
13,80
6,46%
COF
Capital One Financial Corp
28.848.442
10,34
2,51%
ALL
Allstate Corp
28.776.166
7,71
2,40%
AIG
American International Group
28.043.636
10,15
4,03%
F
Ford Motor Company
27.282.488
12,25
0,00%
SLB
Schlumberger N.V.
26.118.640
13,31
2,65%
SPG
Simon Property Group
20.155.864
5,65
7,81%
OXY
Occidental Petroleum Corp
15.309.306
66,08
0,23%
Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020
Storia del S&P100
L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.
Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.
La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.
Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.