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UniCredit e Commerzbank: la scalata italiana alla banca tedesca che può cambiare l'Europa

UniCredit prova a conquistare Commerzbank, la seconda banca tedesca, trasformando una partecipazione nata nel 2024 in una delle operazioni bancarie più delicate d'Europa. La vicenda mette insieme salvataggio pubblico, orgoglio nazionale tedesco, consolidamento bancario europeo e la strategia di Andrea Orcel per costruire un gruppo sempre più grande fuori dai confini italiani

Le mire di Unicredit su Commerzbank

La partita tra UniCredit e Commerzbank è una di quelle operazioni che vanno oltre il semplice mercato, perché racconta in modo quasi perfetto il punto in cui si trova oggi il sistema bancario europeo: tutti parlano di integrazione, tutti dicono che servono banche più grandi, ma quando una banca italiana prova a mettere le mani su una grande banca tedesca, la teoria lascia subito spazio alla politica.

La storia inizia ufficialmente nel settembre 2024, quando UniCredit acquista una partecipazione rilevante in Commerzbank e diventa il principale investitore privato della banca tedesca. Da quel momento la vicenda si trasforma in un braccio di ferro sempre più evidente tra Milano, Francoforte e Berlino.

Da una parte c'è Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, che vede in Commerzbank l'occasione per costruire un vero gruppo bancario paneuropeo, con una posizione forte in Italia, Germania, Austria ed Europa centro-orientale. Dall'altra c'è la Germania, che considera Commerzbank un asset strategico per il proprio sistema economico, soprattutto per il rapporto storico con il Mittelstand, cioè il tessuto delle piccole e medie imprese tedesche.

In mezzo ci sono gli azionisti, il governo tedesco, i sindacati, le autorità di vigilanza, il mercato e una domanda di fondo: l'Europa vuole davvero banche europee, oppure continua a difendere campioni nazionali quando la partita diventa concreta?

Commerzbank, da grande banca tedesca a malato del sistema

Per capire perché la mossa di UniCredit sia così delicata bisogna partire da Commerzbank, una banca con oltre 150 anni di storia e un ruolo profondo nello sviluppo economico tedesco.

Fondata nel 1870 ad Amburgo con il nome di Commerz und Disconto-Bank, Commerzbank è cresciuta accompagnando l'economia industriale e commerciale della Germania. Nel tempo ha spostato il proprio baricentro verso Berlino e poi Francoforte, ha attraversato guerre, crisi bancarie, ricostruzione, riunificazione tedesca e globalizzazione, diventando una delle grandi banche del Paese.

Il problema è che, negli ultimi vent'anni, Commerzbank è stata spesso più associata alle difficoltà che alla forza.

Il momento più critico arriva con la crisi finanziaria del 2008. In quell'anno Commerzbank decide di acquisire Dresdner Bank da Allianz, un'operazione che sulla carta avrebbe dovuto rafforzarla, ma che viene chiusa proprio mentre il sistema finanziario mondiale sta entrando nella sua fase più pericolosa. L'acquisizione, invece di creare un campione bancario più solido, finisce per aggravare i problemi.

Nel 2009 lo Stato tedesco interviene con un salvataggio pubblico, entrando nel capitale della banca con una partecipazione del 25% più un'azione. È una forma di nazionalizzazione parziale, necessaria per stabilizzare l'istituto in un momento in cui il rischio sistemico era molto elevato.

Da quel momento Commerzbank resta per anni una banca sotto osservazione: importante per l'economia tedesca, ma appesantita da bassa redditività, costi elevati, ristrutturazioni continue e difficoltà nel trovare un modello capace di generare ritorni davvero convincenti.

Per questo, per molto tempo, Commerzbank è stata percepita come il malato della Germania bancaria: troppo importante per essere lasciata andare in crisi, ma troppo debole per essere considerata un vero campione europeo.

Gli anni delle ristrutturazioni

Dopo il salvataggio, Commerzbank attraversa una lunga fase di ristrutturazione. Riduce attività non strategiche, taglia costi, semplifica il gruppo e prova a concentrarsi sul proprio ruolo principale: banca commerciale per famiglie, imprese e clientela corporate tedesca.

La banca resta però in una posizione complicata. Da un lato ha un marchio forte, una presenza importante nel Paese e un legame profondo con le imprese esportatrici. Dall'altro fatica a produrre redditività in modo stabile, anche a causa di un contesto di tassi bassi che per anni ha schiacciato i margini delle banche europee.

Nel 2019 si parla anche di una possibile fusione con Deutsche Bank, altra grande banca tedesca reduce da anni complessi. L'operazione, però, non va in porto. L'idea di creare un grande campione nazionale tedesco resta sullo sfondo, ma non trova le condizioni industriali, politiche e sindacali per diventare realtà.

Con il rialzo dei tassi, la situazione migliora. Come molte banche europee, anche Commerzbank beneficia di margini di interesse più elevati, conti più solidi e una percezione di mercato meno negativa. La banca torna a distribuire utili, migliora la propria redditività e prova a raccontarsi non più come un soggetto da salvare, ma come un istituto capace di restare indipendente.

È proprio questa trasformazione a rendere la mossa di UniCredit ancora più interessante: Orcel non arriva quando Commerzbank è al punto minimo, ma quando la banca sta cercando di dimostrare al mercato di poter camminare da sola.

Settembre 2024: UniCredit entra in Commerzbank

Il primo vero scossone arriva l'11 settembre 2024. Il governo tedesco decide di vendere una prima quota della partecipazione detenuta in Commerzbank dopo il salvataggio del 2009. La vendita riguarda circa il 4,5% del capitale e viene assegnata a UniCredit, che presenta l'offerta migliore. Nello stesso momento, UniCredit acquista un'altra quota sul mercato, portando la propria partecipazione complessiva a circa il 9%.

La mossa sorprende Berlino, Commerzbank e una parte del mercato. UniCredit diventa di colpo il principale azionista privato della banca tedesca, mentre lo Stato tedesco resta primo azionista assoluto con circa il 12%.

Formalmente si tratta di un investimento finanziario. Sostanzialmente è molto di più. Andrea Orcel non nasconde l'interesse strategico. UniCredit è già presente in Germania attraverso HypoVereinsbank, acquisita anni prima, e una combinazione con Commerzbank creerebbe un gruppo con una posizione molto forte nel mercato tedesco. Per UniCredit, la Germania non sarebbe più soltanto un Paese estero importante, ma uno dei pilastri centrali del gruppo.

La reazione tedesca è immediata e fredda. Il governo annuncia che non venderà altre quote per il momento, mentre management e sindacati di Commerzbank iniziano a difendere la linea dell'indipendenza.

Perché Berlino si oppone

La resistenza tedesca non è soltanto emotiva, anche se l'orgoglio nazionale ha un peso evidente. Commerzbank è considerata una banca strategica perché finanzia una parte rilevante delle imprese tedesche, in particolare il Mittelstand, cioè quella rete di aziende medie e familiari che rappresenta uno dei motori dell'economia del Paese. Per Berlino, perdere il controllo di un attore così importante a favore di una banca italiana significa aprire un precedente politicamente delicato.

C'è poi un tema occupazionale. Una fusione tra UniCredit e Commerzbank comporterebbe quasi certamente sovrapposizioni, razionalizzazioni e tagli, soprattutto nelle strutture centrali e nelle attività dove UniCredit è già presente in Germania attraverso HypoVereinsbank. I sindacati temono migliaia di esuberi e hanno fin da subito contestato l'operazione.

Infine c'è un tema politico più ampio. La Germania ha salvato Commerzbank con denaro pubblico durante la crisi finanziaria, ha mantenuto una partecipazione per anni e ora vede una banca straniera approfittare della prima finestra di vendita per costruire una posizione potenzialmente decisiva. Dal punto di vista del mercato è una normale operazione di investimento; dal punto di vista politico, per Berlino, sembra quasi un errore di regia.

Qui nasce il paradosso della vicenda: la Germania ha iniziato a uscire dal capitale di Commerzbank per completare la normalizzazione post-salvataggio, ma la prima vendita importante ha aperto la porta a UniCredit.

Dicembre 2024: UniCredit aumenta la pressione

Dopo l'ingresso iniziale, UniCredit non resta ferma. Nel dicembre 2024 la banca italiana comunica di aver aumentato la propria esposizione su Commerzbank attraverso strumenti derivati, arrivando a una posizione economica molto più ampia rispetto alla quota iniziale. Questo passaggio è fondamentale, perché UniCredit non si limita più a essere un azionista rilevante, ma costruisce una posizione che le consente di mantenere opzionalità su una possibile operazione futura.

La parola chiave è proprio questa: opzionalità.

Orcel non è costretto a lanciare subito una scalata piena, ma può aspettare, osservare i conti di Commerzbank, studiare la reazione politica, valutare il mercato e decidere se trasformare l'investimento in qualcosa di più grande.

Per Commerzbank, però, la situazione diventa sempre più scomoda. Una banca che vuole raccontare al mercato la propria indipendenza si trova con un azionista italiano molto visibile, molto determinato e potenzialmente interessato a salire ancora.

Marzo 2025: la BCE autorizza UniCredit a salire fino al 29,9%

Il 14 marzo 2025 arriva un altro passaggio decisivo: la Banca Centrale Europea autorizza UniCredit ad acquisire una partecipazione diretta in Commerzbank fino al 29,9%. La soglia non è casuale. Restare sotto il 30% significa evitare, almeno in quella fase, il passaggio che secondo le regole tedesche avrebbe potuto far scattare l'obbligo di un'offerta pubblica. In pratica, UniCredit ottiene il via libera per avvicinarsi moltissimo alla soglia di controllo senza superarla.

La stessa UniCredit sottolinea che una decisione su una possibile combinazione non è imminente e che il calendario si estende oltre il 2025, anche perché servono ulteriori autorizzazioni e perché la banca vuole avviare un confronto con il nuovo governo tedesco.

Il messaggio è prudente nella forma, ma chiaro nella sostanza: UniCredit non sta uscendo dalla partita, anzi si sta preparando a giocarla con più forza.

Aprile 2025: arriva anche il via libera dell'Antitrust tedesco

Un mese dopo, nell'aprile 2025, arriva un altro semaforo verde: l'Antitrust tedesco autorizza UniCredit a salire fino al 29,99% di Commerzbank.

Anche questo passaggio è importante, perché rimuove uno degli ostacoli regolamentari più evidenti. A quel punto la questione non è più soltanto tecnica, ma soprattutto politica e industriale.

Le autorità possono autorizzare l'acquisto di una partecipazione, ma non possono cancellare il fatto che Commerzbank non voglia essere comprata, che il governo tedesco sia contrario a un'operazione percepita come ostile e che i sindacati temano un impatto pesante sull'occupazione.

UniCredit, intanto, continua a muoversi con attenzione. Non ha ancora il controllo, ma ha una posizione abbastanza grande da condizionare la storia futura della banca tedesca.

Marzo 2026: UniCredit lancia l'offerta volontaria

Il 16 marzo 2026 UniCredit compie il passo successivo e annuncia una offerta pubblica volontaria di scambio su Commerzbank.

L'operazione ha una funzione molto precisa: superare la soglia del 30% prevista dalla normativa tedesca e permettere a UniCredit di acquistare successivamente altre azioni sul mercato con maggiore libertà.

Non è, almeno nella struttura comunicata, un'offerta pensata per ottenere subito il controllo pieno di Commerzbank. È piuttosto una mossa tecnica e strategica, costruita per togliere di mezzo il cosiddetto "cliff-edge" del 30% e mantenere aperta la strada a ulteriori mosse future.

La distinzione è sottile, ma importante. UniCredit non dice necessariamente "compriamo tutta Commerzbank oggi", ma dice al mercato: vogliamo superare la soglia critica e avere le mani più libere domani.

Commerzbank respinge l'impostazione, mentre il governo tedesco e i sindacati confermano le proprie riserve. La vicenda assume ormai i tratti di una scalata non concordata, anche se UniCredit continua a presentarla come un tentativo di dialogo e di costruzione di valore.

Maggio 2026: l'offerta viene formalmente lanciata

Il 5 maggio 2026 UniCredit lancia formalmente l'offerta. La proposta è interamente in azioni e prevede lo scambio di 0,458 nuove azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank portata in adesione. L'offerta, valutata intorno ai 37-40 miliardi di euro a seconda dei prezzi di mercato considerati, ha l'obiettivo di portare la quota diretta di UniCredit sopra il 30%.

Il punto delicato è che, al momento del lancio e nelle settimane successive, il valore implicito dell'offerta risulta inferiore al prezzo di mercato di Commerzbank. Questo rende la proposta più difficile da accettare per gli azionisti puramente finanziari: se il mercato paga le azioni Commerzbank più dell'offerta di UniCredit, perché aderire?

Commerzbank usa proprio questo argomento per difendersi. La banca tedesca sostiene che l'offerta non valorizzi correttamente il gruppo, invita gli azionisti a non aderire e ribadisce la propria strategia autonoma.

UniCredit, invece, sostiene che la propria presenza abbia già contribuito a migliorare la disciplina e la valutazione di Commerzbank, e che una combinazione tra i due gruppi potrebbe generare valore industriale nel medio periodo.

Giugno 2026: la battaglia sui numeri delle adesioni

A inizio giugno 2026 la vicenda entra in una nuova fase. UniCredit comunica che le adesioni all'offerta le consentirebbero di raggiungere il proprio obiettivo di superare la soglia del 30%. Commerzbank, però, contesta il significato di quei numeri e chiede alla BaFin, l'autorità tedesca di vigilanza finanziaria, di esaminare la questione.

Il punto non è soltanto quante azioni siano state portate in adesione, ma da chi e con quale logica. Commerzbank sostiene che una parte rilevante delle adesioni non arrivi da investitori indipendenti realmente convinti dall'offerta, ma da soggetti collegati a dinamiche di mercato, controparti finanziarie o strutture legate ai derivati.

La banca tedesca sottolinea anche che l'offerta di UniCredit valorizza Commerzbank meno del prezzo di mercato, rendendo poco razionale aderire per un investitore che volesse semplicemente massimizzare il valore immediato.

Questa disputa è molto importante, perché non riguarda solo i numeri, ma la narrazione dell'intera operazione. UniCredit vuole dimostrare che il mercato riconosce valore alla sua proposta; Commerzbank vuole dimostrare che l'offerta non ha un vero sostegno industriale e finanziario tra gli azionisti indipendenti.

La strategia di Andrea Orcel

Per UniCredit, Commerzbank è una partita strategica. Andrea Orcel ha trasformato UniCredit in una banca molto più redditizia, disciplinata sul capitale e generosa nella remunerazione degli azionisti. Dopo anni in cui il gruppo era percepito come complesso, pesante e poco valorizzato, UniCredit è tornata a essere una delle banche europee più guardate dal mercato.

Il problema è che, quando una banca migliora molto e genera capitale, prima o poi deve decidere come usarlo. Può restituirlo agli azionisti, può investire nella crescita organica oppure può provare a fare acquisizioni.

Orcel ha guardato a più dossier. In Italia ha seguito il consolidamento bancario, ha valutato Banco BPM, ha osservato MPS e ha costruito una posizione anche in Generali. In Europa, però, Commerzbank è la mossa più ambiziosa, perché consentirebbe a UniCredit di diventare un gruppo davvero centrale nel mercato tedesco.

La logica industriale è evidente: UniCredit ha già HypoVereinsbank in Germania, mentre Commerzbank è fortissima nel rapporto con imprese e clienti tedeschi. Una fusione creerebbe un soggetto con una scala molto maggiore, potenziali sinergie e una presenza continentale più robusta.

Il rischio è altrettanto evidente: integrare una banca tedesca ostile, con opposizione politica e sindacale, potrebbe diventare un'operazione lunga, costosa e difficile da gestire.

La linea di Commerzbank: restare indipendente

Commerzbank, dal canto suo, prova a dimostrare che non ha bisogno di UniCredit. La banca guidata da Bettina Orlopp ha aggiornato i propri obiettivi, promesso maggiore redditività, annunciato ulteriori misure di efficienza e insistito sulla capacità di creare valore in autonomia. La difesa è chiara: se Commerzbank riesce a convincere gli azionisti che il piano standalone vale più dell'offerta UniCredit, l'operazione italiana diventa molto più difficile.

Questa strategia ha un senso. Quando una società è sotto pressione da parte di un potenziale acquirente, la prima difesa è dimostrare che il valore reale non è nell'offerta ricevuta, ma nel piano autonomo.

Tuttavia, Commerzbank deve anche fare i conti con la realtà. Per anni il mercato non l'ha valutata come un grande campione europeo, e una parte del recupero recente del titolo è legata anche all'ingresso di UniCredit. In altre parole, la banca tedesca prova a difendere la propria indipendenza, ma lo fa dentro un contesto in cui la sola presenza di UniCredit ha già modificato le aspettative degli investitori.

Perché la Germania considera Commerzbank strategica

La posizione del governo tedesco non va liquidata come semplice nazionalismo finanziario, anche se una componente politica è inevitabile.

Commerzbank è uno dei principali finanziatori delle imprese tedesche e ha un ruolo importante nei pagamenti, nel commercio estero e nel credito al tessuto produttivo. Per un Paese come la Germania, che basa una parte rilevante della propria forza economica sull'industria esportatrice, perdere un grande istituto domestico a favore di una banca straniera è una scelta politicamente sensibile.

C'è poi il precedente del salvataggio pubblico. Berlino ha messo soldi nella banca durante la crisi finanziaria e ha mantenuto una quota per anni. Vedere quella banca finire sotto influenza italiana proprio dopo l'inizio dell'uscita dello Stato è una dinamica difficile da digerire.

Il paradosso, però, resta. Se l'Europa vuole davvero un mercato bancario integrato, non può pretendere che le fusioni transfrontaliere siano sempre benvenute in teoria e sempre respinte nella pratica.

Cosa può succedere ora

A giugno 2026, l'operazione è ancora in corso e diversi scenari restano aperti. Il primo scenario è che UniCredit riesca a superare stabilmente la soglia del 30% e mantenga una posizione di forza senza arrivare subito al controllo pieno. In questo caso la banca italiana diventerebbe un azionista ancora più ingombrante, capace di condizionare il futuro di Commerzbank e di valutare ulteriori acquisti sul mercato.

Il secondo scenario è che Commerzbank riesca a respingere l'offerta, mantenendo l'indipendenza e cercando di convincere il mercato con risultati, dividendi e target più ambiziosi. Sarebbe una vittoria per il management e per Berlino, ma non cancellerebbe il fatto che UniCredit resterebbe comunque un azionista importante.

Il terzo scenario è un accordo negoziato. È il più difficile politicamente, ma non impossibile. Una fusione concordata, con garanzie su occupazione, governance, sede, ruolo della Germania e tutela del Mittelstand, potrebbe trasformare una scalata ostile in un'operazione europea più digeribile.

Il quarto scenario è lo stallo. UniCredit resta nel capitale, Commerzbank resta indipendente, Berlino mantiene la propria quota e il mercato continua a prezzare la banca tedesca anche in funzione della possibilità che prima o poi la partita riparta.

Perché questa storia conta per tutta l'Europa

La vicenda UniCredit-Commerzbank è importante perché mette alla prova la credibilità dell'integrazione bancaria europeaDa anni si dice che le banche europee sono troppo piccole rispetto ai grandi gruppi americani, troppo frammentate lungo i confini nazionali e troppo poco integrate. Una fusione tra UniCredit e Commerzbank sarebbe esattamente il tipo di operazione che l'Europa, in teoria, dovrebbe favorire: una banca italiana forte che si combina con una banca tedesca rilevante, creando un gruppo transnazionale più grande e competitivo.

Eppure, appena la possibilità diventa concreta, emergono le resistenze nazionali. Resistenze che invece non si sono notate quando le grandi banche francesi hanno acquisito pezzi di sistema bancario in Italia, come BNP che ha acquisito BNL, oppure Credit Agricole che ha aggiunto vari pezzi a un mosaico complesso. E se vogliamo uscire dai confini della finanza pura possiamo prendere gli esempi di Borsa Italiana, acquisita dalla francese Euronext, oppure i casi di Luxottica integrata in Essilor o ancora Stellantis, che è decisamente più francese che italiana. Se si va verso dei campioni europei bisognerebbe farlo con tutto e tutti e non avere resistenze nazionali.

Questo non significa che UniCredit abbia automaticamente ragione o che Commerzbank debba accettare qualunque offerta. Il prezzo conta, il piano industriale conta, l'occupazione conta e la tutela dei clienti conta. Però il caso mostra chiaramente quanto sia difficile passare dalla retorica dell'Europa finanziaria alla realtà delle operazioni.

Per questo la storia va seguita nel tempo. Non riguarda soltanto UniCredit e Commerzbank, ma il futuro del consolidamento bancario (e non solo) europeo.

Domande frequenti

Quando è iniziata la scalata di UniCredit a Commerzbank?

La scalata è iniziata nel settembre 2024, quando UniCredit ha acquistato circa il 9% di Commerzbank, comprando una parte delle azioni dal governo tedesco e un'altra parte sul mercato. Da quel momento la banca italiana ha progressivamente aumentato la propria esposizione, anche attraverso strumenti derivati.

Perché Commerzbank si oppone a UniCredit?

Commerzbank sostiene di poter creare più valore restando indipendente e considera l'offerta di UniCredit insufficiente rispetto al proprio valore di mercato e al proprio piano industriale. Anche il governo tedesco e i sindacati sono contrari, soprattutto per il ruolo strategico della banca nel finanziamento delle imprese tedesche e per il rischio di tagli occupazionali.

Cosa vuole ottenere UniCredit?

UniCredit vuole superare la soglia del 30% nel capitale di Commerzbank, così da avere maggiore libertà di movimento e mantenere aperta la strada a una possibile combinazione futura. L'obiettivo industriale sarebbe costruire un gruppo bancario europeo più grande, con una presenza molto forte in Italia e Germania.

Perché Commerzbank era considerata il malato della Germania bancaria?

Commerzbank è stata a lungo considerata fragile perché, dopo l'acquisizione di Dresdner Bank durante la crisi finanziaria, ha avuto bisogno di un salvataggio pubblico nel 2009. Per anni ha affrontato bassa redditività, ristrutturazioni, tagli e difficoltà nel trovare un modello davvero convincente, pur restando una banca strategica per l'economia tedesca.

L'operazione UniCredit-Commerzbank è già conclusa?

No. All'8 giugno 2026 l'operazione è ancora in corso. UniCredit sostiene di aver raggiunto l'obiettivo di superare il 30%, mentre Commerzbank contesta la lettura delle adesioni e continua a difendere la propria indipendenza. I prossimi passaggi dipenderanno dalle adesioni finali, dalle autorità, dal mercato e dalle eventuali nuove mosse delle parti coinvolte.