Risiko bancario tra MPS, BPM, BPER e Unicredit
M&A Banche, il risiko bancario
Risiko bancario tra MPS, BPM, BPER e Unicredit

Sembra una di quelle storie d’amore dove lui vuole lei, ma lei vuole un altro, ne avevamo già parlato non molto tempo fa. Potremmo sintetizzare così i rumor che stanno uscendo su possibili M&A tra Unicredit, MPS e BPM.

Andiamo però in ordine e cerchiamo di mettere chiarezza alle decine di notizie uscite negli ultimissimi giorni. Sottolineando che si tratta di rumor, quindi nessuna notizia ufficiale, iniziamo dall’azionista principale che ha la necessità di vendere: lo Stato.

Monte dei Paschi di Siena è oramai una banca nazionale da un po’ di anni, infatti l’azionista di riferimento è il Ministero dell’Economia e Finanza (MEF) che possiede il 68,25%. Quota che lo Stato deve cedere entro fine del 2021, causa accordi presi con la commissione europea nel lontano 2017, quando il Tesoro ha dovuto farsi carico della banca senese che presentava dei conti veramente poco rosei.

Ma anche se fine 2021 è ancora lontana come data, soprattutto alla luce della possibile richiesta di slittamento causa emergenza Covid, il MEF vorrebbe chiudere questa partita e consegnare nelle mani stabili di una grande banca le proprie quote.

Merge tra Unicredit e Monte dei Paschi di Siena

Proprio in questa direzione vanno i rumor pubblicati nel weekend da vari quotidiani, che parlano del Tesoro pronto a portare in dote circa 5 miliardi per chi deciderà di prendersi MPS.

Lo stesso Ministero ha anche scelto la sposa ideale per la propria banca, ed è ovviamente Unicredit. Diciamo ovviamente perché è interesse dello Stato consegnare le quote di quella che fu la terza banca italiana, nelle mani più stabili possibili e, eliminata Intesa Sanpaolo, fresca acquisitrice di UBI e che quindi avrebbe problemi con l’antitrust nell’integrare MPS, rimane la seconda scelta, cioè quella Unicredit che negli ultimi anni ha visto crollare la propria capitalizzazione e che non avrebbe problemi particolari nell’acquisizione di una grande banca come MPS.

5 miliardi di dote per la sposa di MPS

I 5 miliardi messi sul piatto da parte dello Stato sono suddivisi attraverso un aumento di capitale di circa 2 miliardi e con bonus fiscali differiti per circa 3 miliardi.

In particolare, i 2 miliardi servono per coprire i rischi dovuti alla causa, appena giunta in primo grado, che ha visto condannati gli ex amministratori delegati Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. Causa dalla quale potrebbero scaturire richieste di risarcimento di cui MPS potrebbe farsi carico. Lo stesso Monte, vista la sentenza, ha deciso di portare la voce degli accantonamenti per rischi legali, da possibile a probabile.

Coperti quindi i rischi legali e considerando il bonus fiscale, diventa quindi molto conveniente, per la banca che acquisirà MPS, portarsi in casa gli attivi di MPS. Ciò soprattutto considerando il badwill proveniente dalla differenza tra il Patrimonio netto e il prezzo di acquisto del Monte (stiamo parlando di circa 6 miliardi ad oggi), lo stesso strumento che ha permesso a Intesa di azzerare i costi di acquisizione di UBI.

La reazione e i piani di Unicredit

Da parte sua Unicredit continua ad affermare di non essere minimamente interessata a operazioni di M&A in Italia e all’estero. In particolare questo è un mantra del proprio Amministratore delegato, Jean Pierre Mustier, che più volte ha espresso la propria idea di crescita bancaria senza necessariamente far riferimento a operazioni di merge con altre banche.

C’è però da dire che la stessa Unicredit, sempre secondo rumor, starebbe lavorando per staccare le proprie operazioni italiane da quelle estere. Nascerebbero quindi due Unicredit parallele, una italiana e una straniera, la quale verrebbe addirittura quotata sulla borsa di Francoforte. Questo parallelismo permetterebbe di portare a termine operazioni di sistema in Italia e anche potenzialmente all’estero.

In Italia abbiamo già visto la questione MPS, mentre all’estero ci sono due voci parallele che vorrebbe aggregazioni transfrontalieri. Due voci che portano in Germania e in Francia.

In terra teutonica si parla di un’acquisizione di Commerzbank, finita in pessime acque negli ultimi anni e spesso affiancata ad altri player tedeschi (in particolare a Deutsche Bank) e stranieri.

Nell’oltralpe francese, invece, ci sono voci di merge tra Unicredit e BNP Paribas, ma solo dopo lo scorporo delle attività italiane.

Appare evidente come nel caso di Commerzbank, che capitalizza solo 5 miliardi di euro, sarebbe Unicredit il predatore e la banca tedesca la preda; al contrario, nel caso di BNP Paribas, che capitalizza 38 miliardi, contro i 14 dell’intera Unicredit (Italia ed Estero), sarebbero i galletti a fare da predatore e gli italiani a fare da preda. Ma nel secondo caso potrebbe nascere un gruppo bancario da circa 50 miliardi di euro di capitalizzazione e con risparmi sistemici che potrebbero sfiorare i 2 miliardi annui, mentre l’acquisizione dei tedeschi non sposterebbe gli equilibri europei delle banche, ma darebbe solo un po’ di sostanza a Unicredit.

Banco BPM è il terzo incomodo

Però, come abbiamo detto in apertura di articolo, lo Stato vorrebbe Unicredit, per sposare MPS, ma da Gae Aulenti guardano verso un’altra preda, che è quel Banco BPM che ha un ottimo Badwill (circa 10 miliardi), che non presenta un nocciolo duro di azionisti (anche se presto questa situazione potrebbe cambiare ed è già in evoluzione), e ha le sedi in luoghi deboli per la stessa Unicredit.

Infatti l’istituto guidato da Giuseppe Castagna registra una forte presenza al nord, in particolare in Lombardia e Veneto, mercati che, con l’esclusione di Milano, sono deboli per la banca di Gae Aulenti.

Aggregazione tra BPER e BPM

A gettare benzina sul fuoco, il 20 novembre 2020, ci pensa l’AD di Unipol, Carlo Cimbri, che parla di un’aggregazione tra BPER e BPM per la creazione del terzo polo bancario italiano.

Definendo affascinante questa possibilità sottolinea come:

verrebbe a consolidarsi il settore bancario con un gruppo da 300 miliardi di attivi, prevalentemente nel nord Italia, con quote di mercato importanti nelle regioni più produttive del paese ed economie di scala estremamente rilevanti

Carlo Cimbri sul valore di un’aggregazione tra BPM e BPER

ltre aggiunge:

I media riportano che in questo periodo Banco Bpm sta definendo le proprie strategie. Qualora dimostrasse prioritario interesse verso questa ipotesi penso che Bper non potrebbe che approfondirla con grande attenzione […] un progetto, che creasse valore e fosse coerente con gli interessi degli azionisti, raccoglierebbe il consenso degli stessi e del mercato

L’AD di Unipol sull’aggregazione BPM / BPER

Crédit Agricole lancia OPA su Credito Valtellinese

A sorpresa nel weekend tra il 20 e il 22 novembre 2020 Crédit Agricole lancia un’OPA su Credito Valtellinese.

Le modalità sono simili a quanto già visto da Intesa su UBI, quindi con condizioni poste su:

  • Approvazione da parte degli organi di controllo (antritrust e BCE)
  • Raggiungimento del 66,7% di quote

Su quest’ultimo punto Crédit Agricole lascia la porta aperta, con un merge che potrebbe essere portato a termine anche con il raggiungimento del 50% + 1 azione.

Pronta la risposta di Algebris di Davide Serra, socia con il 5,29% di quote del CreVal che ha subito dato il suo consenso.

La nuova realtà nascente sarebbe molto forte in Lombardia, dove andrebbe a raddoppiarsi la quota dei francesi, che passerebbero da 3 al 6% di quote di mercato.

Risiko bancario in conclusione

Unicredit, quindi, se dovesse decidere di fare un’operazione in Italia molto probabilmente metterebbe nel mirino BMP prima di MPS. Ma la situazione è liquida e i vantaggi garantiti dallo Stato sulla banca senese potrebbero cambiare le carte in tavola.

Alla data di scrittura di questo articolo (02/11/2020) però ci si basa solo su rumor, senza alcuna notizia certa e senza conferme. Sono quindi tutte ipotesi su notizie di corridoio date dalla stampa. Per investire su queste azioni serve consapevolezza e un po’ di propensione al rischio, poiché con il mutare di notizie così velocemente gli scossoni potrebbero essere violenti (come nel momento in cui scriviamo, con MPS che registra +12%).