Citigroup Inc è una società di servizi finanziari e bancari d’investimento globale statunitense. Insieme a JP Morgan Chase, Bank of America, e Wells Fargo, Citigroup Inc è una delle quattro grandi banche americane.
Dove hai sentito parlare di Citigroup Inc?
Citigroup Inc è stata colpita molto duramente durante la crisi finanziaria del 2008. È stata salvata dal fallimento nel febbraio 2009 dopo che il governo americano ha preso una partecipazione del 36% nella società e ha convertito 25 miliardi di dollari in aiuti d’emergenza in azioni ordinarie.
Nel dicembre 2009, Citigroup Inc ha effettuato la più grande vendita di azioni singole nella storia degli Stati Uniti vendendo 21 miliardi di dollari di azioni ordinarie, riducendo la partecipazione del governo dal 36% al 27%.
Un anno dopo, Citigroup Inc ha rimborsato completamente i 25 miliardi di dollari di aiuti d’emergenza. Il governo statunitense ha venduto le sue azioni della società e ha realizzato 12 miliardi di dollari di utili.
Cosa c’è da sapere su Citigroup Inc
Citigroup Inc è stata costituita nel 1998 quando i colossi finanziari Citicorp e Travelers Group hanno unito le loro forze. Questa è stata una delle più grandi fusioni nella storia del mondo, per un valore di 140 miliardi di dollari.
La società è strutturata in due settori principali: Citicorp e Citi Holdings. Citicorp è integrata con:
Consumer banking, che comprende servizi come:
Banca al dettaglio (Citibank)
Carte di credito
Servizi al dettaglio
Banche commerciali
Ipoteche
Gruppo Clienti Istituzionali, che comprende servizi quali:
Citi Capital Markets Origination
Servizi di mercato e di sicurezza
Corporate e investment banking
Il private banking per gli individui ad alto valore netto
Tesoreria e soluzioni commerciali
Citi Holdings gestisce le attività non core della società, che riguardano principalmente i mutui ipotecari statunitensi, nonché il brokeraggio, la gestione patrimoniale, la finanza al consumo e i portafogli di attività speciali.
Ci siamo, come ogni anno, a metà aprile, si apre la stagione dei rilasci degli utili, tipicamente il primo trimestre del nuovo anno.
Naturalmente il 2021 non farà eccezione e questa settimana avremo i primi big mondiali che pubblicheranno i loro dati.
Si comincia con Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Wells Fargo e Tesco, attesi il 14 aprile ad aprire la stagione.
Fermo restando che potrete seguire l’evoluzione dal nostro calendario utili, ecco comunque riassunte le prossime date importanti:
Azione
Data
Goldman Sachs Group
14/04/2021
JPMorgan Chase
14/04/2021
Wells Fargo
14/04/2021
Tesco
14/04/2021
Citigroup
15/04/2021
Alcoa
15/04/2021
Bank of America
15/04/2021
BlackRock
15/04/2021
PepsiCo
15/04/2021
UnitedHealth Group
15/04/2021
U.S. Bancorp
15/04/2021
Bank of New York Mellon
16/04/2021
Morgan Stanley
16/04/2021
Coca-Cola
19/04/2021
Lockheed Martin
19/04/2021
Texas Instruments
19/04/2021
United Airlines Holdings
19/04/2021
IBM
19/04/2021
Procter & Gamble
20/04/2021
Johnson & Johnson
20/04/2021
Netflix
20/04/2021
Philip Morris
20/04/2021
Intuitive Surgical
20/04/2021
Il calendario dei prossimi utili
Come possiamo facilmente vedere saranno le banche, come al solito, ad aprire le danze ma dalla prossima settimana avremo altre aziende in vari settori. Nella lista troviamo Coca Cola e Pepsi, quindi del settore delle bevande, Intuitive Surgical e UnitedHealth, quindi settore medico, Netflix e IBM a rappresentare il settore Tech, Lockheed Martin per il settore della difesa.
Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.
Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:
Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.
Elenco delle aziende del settore finanziario
In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.
Nazione
Settore
Admiral Group LON: ADM
Regno Unito
Assicurazioni
Allianz ETR: ALV
Germania
Assicurazioni
American Express NYSE: AXP
USA
FinTech
Amundi EPA: AMUN
Francia
Servizi finanziari
Aon NYSE: AON
Regno Unito
Servizi finanziari
Assicurazioni Generali BIT: G
Italia
Assicurazioni
AXA EPA: CS
Francia
Assicurazioni
Aviva plc LON: AV
Regno Unito
Assicurazioni
Azimut Holding BIT: AZM
Italia
Servizi finanziari
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria BME: BBVA
Spagna
Banca
Barclays LON: BARC
Regno Unito
Banca
Berkshire Hathaway Inc NYSE: BRK.A
USA
Servizi finanziari
BlackRock NYSE: BLK
USA
Servizi finanziari
BNP Paribas EPA: BNP
Francia
Banca
Citigroup Inc NYSE: C
USA
Banca
CNP Assurances EPA: CNP
Francia
Assicurazioni
Crédit Agricole EPA: ACA
Francia
Banca
Credit Suisse SWX: CSGN
Svizzera
Banca
Deutsche Bank ETR: DBK
Germania
Banca
Deutsche Börse ETR: DB1
Germania
Servizi finanziari
FinecoBank BIT: FBK
Italia
Banca
Goldman Sachs Group Inc NYSE: GS
USA
Banca
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
Italia
FinTech
Gruppo Santander BME: SAN
Spagna
Banca
HSBC Holdings plc LON: HSBA
Regno Unito
Banca
ING Groep AMS: INGA
Olanda
Banca
Intesa Sanpaolo BIT: ISP
Italia
Banca
JPMorgan Chase & Co. NYSE: JPM
USA
Banca
Lloyds Banking Group PLC LON: LLOY
Regno Unito
Banca
London Stock Exchange Group LON: LSE
Regno Unito
Servizi finanziari
MasterCard NYSE: MA
USA
FinTech
Mediobanca BIT: MB
Italia
Banca
Morgan Stanley NYSE: MS
USA
Banca
Morningstar Inc. NASDAQ: MORN
USA
Servizi finanziari
Munich Re ETR: MUV2
Germania
Assicurazioni
Nasdaq NASDAQ: NDAQ
USA
Servizi finanziari
Nexi BIT: NEXI
Italia
FinTech
PayPal NASDAQ: PYPL
USA
FinTech
Poste italiane BIT: PST
Italia
Servizi finanziari
Royal Bank of Canada TSE: RY
Canada
Banca
Square, Inc. NYSE: SQ
USA
FinTech
Société générale EPA: GLE
Francia
Servizi finanziari
UBS SWX: UBSG
Svizzera
Banca
UniCredit BIT: UCG
Italia
Banca
UnipolSai BIT: US
Italia
Assicurazioni
Visa NYSE: V
USA
FinTech
Wells Fargo & Co NYSE: WFC
USA
Servizi finanziari
Zurich Insurance Group SWX: ZURN
Svizzera
Assicurazioni
Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari
Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:
Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto. Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.
Investire a lungo termine
Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.
In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.
Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.
Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.
Non importa che stiate valutando le rate dell’auto, un nuovo mutuo, la surroga sul vecchio o il prestito per ristrutturare casa. Quasi certamente avete sentito parlare di Euribor e di Libor.
Non sono gli unici tassi usati, ma questi due sono fondamentali per la vita finanziaria di milioni di noi, quantomeno perché a questi ci è attaccato il valore e il costo del nostro mutuo (o del nostro prestito).
Capiamo quindi cosa sono l’Euribor, il Libor e le alternative attualmente sul mercato.
Cos’è l’Euro Interbank Offer Rate (Euribor)?
L’Euribor, o Euro Interbank Offer Rate, è un tasso di riferimento costruito a partire dal tasso di interesse medio al quale le banche della zona euro offrono prestiti a breve termine non garantiti sul mercato interbancario. Le scadenze dei prestiti utilizzati per calcolare l’Euribor variano spesso da una settimana a un anno.
Si tratta del tasso di riferimento con cui le banche si prestano o prendono in prestito le riserve in eccesso su brevi periodi di tempo, da una settimana a 12 mesi. Questi prestiti a breve termine sono spesso strutturati come pronti contro termine (repo) e hanno lo scopo di mantenere la liquidità bancaria e di assicurare che il contante in eccesso sia in grado di generare un rendimento di interessi piuttosto che rimanere inattivo.
Cosa dice il tasso Euribor?
L’Euro Interbank Offer Rate (Euribor) si riferisce infatti ad un insieme di otto tassi del mercato monetario corrispondenti a diverse scadenze:
i tassi a una settimana
due settimane
un mese
due mesi
tre mesi
sei mesi
nove mesi
dodici mesi
Tali tassi, aggiornati quotidianamente, rappresentano il tasso di interesse medio che le banche dell’area dell’euro si addebitano reciprocamente per i finanziamenti non garantiti.
I tassi Euribor rappresentano un importante punto di riferimento per una serie di prodotti finanziari denominati in euro, tra cui mutui ipotecari, libretti di risparmio, prestiti per auto e vari titoli derivati. Il ruolo dell’Euribor nella zona euro è analogo a quello del LIBOR in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Chi contribuisce al tasso Euribor?
Ci sono 20 banche del panel che contribuiscono all’Euribor. Si tratta delle istituzioni finanziarie che gestiscono il maggior volume di transazioni sul mercato monetario della zona euro. Dal 2018, queste banche del panel includono:
Belfius (Belgio)
BNP Paribas (Francia)
HSBC Francia
Natixis (Francia)
Crédit Agricole (Francia)
Société Générale (Francia)
Deutsche Bank (Germania)
DZ Bank (Germania)
Banca Nazionale di Grecia
Intesa Sanpaolo (Italia)
UniCredit (Italia)
Banque et Caisse d’Épargne de l’État (Lussemburgo)
ING Bank (Paesi Bassi)
Caixa Geral De Depósitos (Portogallo)
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Spagna)
Banco Santander (Spagna)
CECABANCA (Spagna)
CaixaBank (Portogallo)
Barclays (Gran Bretagna)
Cos’è il London InterBank Offered Rate (LIBOR)?
Il London Interbank Offered Rate (LIBOR) è un tasso d’interesse di riferimento al quale le principali banche mondiali si concedono reciprocamente prestiti nel mercato interbancario internazionale per prestiti a breve termine.
Il LIBOR è un tasso d’interesse di riferimento accettato a livello globale che indica i costi di prestito tra le banche. Il tasso viene calcolato e pubblicato ogni giorno dall’Intercontinental Exchange (ICE).
Cosa dice il LIBOR
Il LIBOR è il tasso d’interesse medio al quale le principali banche mondiali prendono in prestito l’una dall’altra. Si basa su cinque valute, tra cui il dollaro statunitense, l’euro, la sterlina britannica, lo yen giapponese e il franco svizzero, e serve sette diverse scadenze:
entro una settimana
una settimana
un mese
due mesi
tre mesi
sei mesi
12 mesi
La combinazione di cinque valute e sette scadenze porta a un totale di 35 diversi tassi LIBOR calcolati e riportati ogni giorno lavorativo.
Il tasso più comunemente quotato è il tasso a tre mesi del dollaro statunitense, solitamente indicato come tasso LIBOR corrente.
Ogni giorno, l’ICE chiede alle principali banche mondiali quanto chiederebbero alle altre banche per i prestiti a breve termine.
L’associazione estrae le cifre più alte e più basse, quindi calcola la media a partire dalle cifre rimanenti. Questo è noto come la media tagliata. Questo tasso viene pubblicato ogni mattina come tasso giornaliero, quindi non è una cifra statica. Una volta calcolati e finalizzati i tassi per ogni scadenza e valuta, vengono annunciati e pubblicati una volta al giorno alle 11:55 circa, ora di Londra, dall’IBA.
Il LIBOR è anche la base per i prestiti al consumo nei Paesi di tutto il mondo, quindi ha un impatto sui consumatori tanto quanto sulle istituzioni finanziarie. I tassi d’interesse su vari prodotti di credito come le carte di credito, i prestiti per auto e i mutui a tasso variabile variano in base al tasso interbancario. Questa variazione del tasso contribuisce a determinare la facilità di prestito tra banche e consumatori.
Ma c’è un lato negativo nell’utilizzo del tasso LIBOR. Anche se la riduzione dei costi di finanziamento può essere interessante per i consumatori, essa influisce anche sui rendimenti di alcuni titoli. Alcuni fondi comuni d’investimento possono essere collegati al LIBOR, per cui i loro rendimenti possono diminuire al variare del LIBOR.
Come viene calcolato il LIBOR?
L’ICE Benchmark Administration (IBA) ha costituito un panel designato di banche globali per ogni valuta. Ad esempio, 16 grandi banche, tra cui:
Bank of America
Barclays
Citibank
Deutsche Bank
JPMorgan Chase
UBS
costituiscono il panel per il LIBOR in dollari USA.
Solo le banche che hanno un ruolo significativo nel mercato di Londra sono considerate idonee a far parte del panel ICE LIBOR e il processo di selezione si svolge annualmente.
Dall’aprile 2018 l’IBA ha presentato una nuova proposta per rafforzare la metodologia di calcolo del LIBOR. Ha suggerito l’utilizzo di un metodo standardizzato, basato su transazioni, basato su dati e stratificato, chiamato Waterfall Methodology per la determinazione del LIBOR.
Il primo livello basato sulle transazioni prevede l’adozione di un prezzo medio ponderato in base al volume (VWAP) di tutte le transazioni ammissibili che una banca del panel può aver assegnato una ponderazione più elevata per le transazioni prenotate più prossime alle 11:00, ora di Londra.
Il secondo livello basato sulle transazioni prevedeva l’acquisizione di dati derivati da transazioni da parte di una banca del panel se questa non disponeva di un numero sufficiente di transazioni idonee per effettuare una richiesta di livello 1.
Il terzo livello (esperto di giudizio) entra in gioco quando una banca del panel non effettua una presentazione di livello 1 o di livello 2. Essa presenta il tasso al quale potrebbe finanziarsi alle 11:00, ora di Londra, con riferimento al mercato del finanziamento all’ingrosso non garantito.
L’IBA calcola il tasso LIBOR utilizzando un approccio di media troncata applicato a tutte le risposte ricevute. La media troncata è un metodo di calcolo della media, che elimina una piccola percentuale specifica dei valori più grandi e più piccoli prima di calcolare la media. Per il LIBOR, i valori nel quartile più alto e in quello più basso vengono eliminati e la media viene eseguita sui numeri rimanenti.
Usi del LIBOR
LIBOR è utilizzato in tutto il mondo in un’ampia varietà di prodotti finanziari. Essi includono quanto segue:
Prodotti interbancari standard come i forward rate agreement (FRA), interest rate swaps, interest rate futures, opzioni e swaptions, in cui le opzioni forniscono agli acquirenti il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo o un prodotto di tasso d’interesse
Prodotti commerciali come certificati di deposito e notes a tasso variabile, mutui ipotecari a tasso variabile e prestiti sindacati, che sono prestiti offerti da un gruppo di finanziatori
Prodotti ibridi come i collateralized debt obligations (CDO), i collateralized mortgage obligations (CMO), e un’ampia varietà di note di rateizzazione, callable notes e perpetual notes
Prodotti legati al credito al consumo come mutui individuali e prestiti per studenti.
Il LIBOR viene utilizzato anche come indicatore standard delle aspettative del mercato per i tassi di interesse finalizzati dalle banche centrali. Esso rappresenta i premi di liquidità per vari strumenti negoziati sui mercati monetari, nonché un indicatore dello stato di salute del sistema bancario nel suo complesso. Molti prodotti derivati sono creati, lanciati e negoziati con riferimento al LIBOR, il quale viene utilizzato anche come tasso di riferimento per altri processi standard come la compensazione, il rilevamento dei prezzi e la valutazione dei prodotti.
La differenza tra Euribor e Libor
A questo punto dell’articolo dovrebbe già essere molto chiara qual è la differenza tra Euribor e Libor.
Cioè, le principali:
Euribor è solo europeo
Libor è mondiale
Euribor è legato al tasso applicato da 20 banche
Libor è legato al tasso di molte più banche
Euribor è solo il tasso in euro
Libor è in più valute, quindi viene pubblicato per valuta
Eliminazione graduale del LIBOR
Sebbene il LIBOR sia stato utilizzato fin dagli anni ’80, negli ultimi anni sono state avviate riforme normative per riformare i tassi di riferimento e, in ultima analisi, sostituire il LIBOR come tasso debitore interbancario. Si prevede che le autorità di regolamentazione del Regno Unito non richiederanno più alle banche di pubblicare i tassi LIBOR dopo il 2021.
Il nuovo sistema è stato concepito per sostituire le congetture sui tassi d’interesse predominanti nel LIBOR e per utilizzare invece i tassi di transazione effettivi.
L’alternativa a Euribor e Libor
Benché siano due tassi enormi e dagli ampi usi, Euribor e Libor non sono gli unici tassi esistenti nel mondo.
Equivalenti LIBOR
Sebbene il LIBOR sia accettato a livello globale, esistono altri tassi d’interesse regionali simili che vengono seguiti in tutto il mondo.
Ad esempio, l’Europa, come abbiamo visto, ha l’European Interbank Offered Rate (EURIBOR), il Giappone ha il Tokyo Interbank Offered Rate (TIBOR), la Cina ha lo Shanghai Interbank Offered Rate (SHIBOR) e l’India ha il Mumbai Interbank Offered Rate (MIBOR).
Cosa è il SOFR
Il tasso di finanziamento garantito overnight (SOFR) sostituirà probabilmente il LIBOR. Il SOFR è anche un tasso d’interesse di riferimento utilizzato per i prestiti denominati in dollari e i contratti derivati. Il SOFR è diverso dal LIBOR in quanto si basa su transazioni effettive osservate sul mercato del Tesoro statunitense, mentre il LIBOR utilizza stime dei tassi di finanziamento.
Tuttavia, è probabile che il SOFR venga utilizzato negli Stati Uniti, ma in altri paesi stanno valutando l’opportunità di utilizzare la propria versione di un tasso di riferimento per quando il LIBOR verrà gradualmente eliminato.
Cosa è l’EONIA
L’Eonia, o Euro Overnight Index Average, è anche un tasso di riferimento giornaliero che esprime la media ponderata dei prestiti interbancari overnight non garantiti nell’Unione Europea e nell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Viene calcolato dalla Banca Centrale Europea (BCE) sulla base dei prestiti concessi da 28 banche del panel.
La differenza tra Euribor ed Eonia
L’Eonia è simile all’Euribor come tasso utilizzato nei prestiti interbancari europei. Entrambi i benchmark sono offerti dall’Istituto europeo dei mercati monetari (EMMI). La principale differenza tra l’Eonia e l’Euribor è la scadenza dei prestiti su cui si basano. L’Eonia è un tasso overnight, mentre l’Euribor è in realtà otto diversi tassi basati su prestiti con scadenze che variano da una settimana a 12 mesi.
Anche le banche del panel che contribuiscono ai tassi sono diverse: solo 20 banche contribuiscono all’Euribor, invece di 28. Infine, l’Euribor è calcolato dalla Global Rate Set Systems Ltd., non dalla BCE.
Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.
S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.
L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.
L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.
L’indice globale Dow Jones Global Titans 50
S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.
Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.
S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.
La composizione dell’indice
Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.
L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.
Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.
Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.
Questa la lista completa a giugno del 2020
Azienda
Nazione
Capitalizzazione (mlrd $)
Apple
USA
1.578
Microsoft
USA
1.564
Alphabet
USA
1.001
Berkshire Hathaway
USA
434
Johnson & Johnson
USA
372
Samsung
Sud Korea
368
Walmart
USA
338
Nestlé
Svizzera
310
Mastercard
USA
303
Procter & Gamble
USA
299
Roche
Svizzera
296
JPMorgan Chase
USA
282
Intel
USA
250
NVidia
USA
236
Verizon
USA
227
AT&T
USA
214
Toyota
Giappone
206
The Walt Disney Company
USA
205
Bank of America
USA
202
Merck
USA
199
The Coca Cola
USA
193
Cisco Systems
USA
193
Novartis
Svizzera
192
Pfizer
USA
192
Exxon Mobil
USA
186
PepsiCo
USA
184
AbbVie
USA
174
Oracle
USA
172
Chevron
USA
165
Abbott Laboratories
USA
163
Amgen
USA
152
McDonald’s
USA
136
Sanofi
Francia
128
Royal Dutch Shell
Olanda
124
Philip Morris
USA
110
IBM
USA
106
Citigroup
USA
105
Qualcomm
USA
103
The Boeing Company
USA
102
GlaxoSmithKline
Gran Bretagna
101
Total
Francia
101
BHP
Gran Bretagna
100
HSBC
Gran Bretagna
97
Siemens
Germania
95
3M
USA
90
British American Tobacco
Gran Bretagna
87
BP
Gran Bretagna
77
Anheuser-Busch InBev
USA
76
Allianz
Germania
71
Gazprom
Russia
65
General Electric
USA
60
BASF
Germania
52
Conoco Phillips
USA
45
Vodafone
Gran Bretagna
43
Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.
Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).
Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.
Come fanno soldi le banche
Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?
Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.
Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.
Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.
La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.
Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.
Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.
Storia delle azioni delle banche
Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.
Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.
La Grande Depressione
Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.
Crisi S&L degli anni ’80
Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.
Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.
Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.
Crisi finanziaria del 2008
Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.
Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.
La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.
Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?
In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.
Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.
In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.
A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.
In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.
Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.
Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.
Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Le banche più grandi in Italia
Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Intesa Sanpaolo
29,52
Unicredit
18,44
Poste Italiane
10,96
Mediobanca
6,37
Banca Mediolanum
4,76
Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione
Top 10 banche in Europa
Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Nazione
HSBC
87,22
Gran Bretagna
BNP Paribas
44,76
Francia
Banco Santander
36,33
Spagna
Lloyds Banking
25,49
Gran Bretagna
ING Groep
25,05
Olanda
Credit Agricole
23,76
Francia
Credit Suisse Group
23,43
Svizzera
Barclays
22,85
Gran Bretagna
Deutsche Bank
17,08
Germania
The Royal Bank of Scotland Group
16,5
Gran Bretagna
Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale
Le grandi banche americane
Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di $)
JP Morgan
268,64
Bank of America
193,58
Wells Fargo
100,65
Citigroup
98,4
Morgan Stanley
66,81
The Goldman Sachs Group
62,46
U.S. Bancorp
51,77
The Bank of New York Mellon
30,48
Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione
Come calcolare i rapporti di redditività per una banca
Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.
Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:
Return on Equity (ROE)
Return on Assets (ROA)
Margine di interesse netto (NIM)
Rapporto di efficienza
Metrica
Benckmark
Return on Equity (ROE)
Almeno 6%
Return on Assets (ROA)
Almeno 0,5%
Margine di interesse netto (NIM)
Almeno 1%
Rapporto di efficienza
Al massimo 60%
Parametri per la valutazione di una banca
Rendimento del capitale proprio
Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.
Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.
ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100
Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.
In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.
Return on Assets (ROA)
Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)
Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100
Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.
Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.
Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.
Margine di interesse netto
Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.
Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100
Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.
In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.
Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).
Rapporto di efficienza
Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.
Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100
Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.
Come valutare il rischio di una banca
Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.
Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:
Rapporto di non-performing loan (NPL)
Copertura dei crediti inesigibili
Oneri netti (Sottufficiali)
Tasso non-performing loan (NPL)
Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.
Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.
Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100
Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.
Copertura dei crediti in sofferenza
Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.
Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza
Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.
Oneri netti
Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.
Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100
Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).
Valorizzare le azioni di una banca
Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).
Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.
Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.
Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.
L’ascesa di fintech
Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.
Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.
Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.
È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.
È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.
Dividendi
I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.
È un buon momento per acquistare azioni bancarie?
Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.
Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.
A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.
Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:
vendite
profitti
attività
valore di mercato
La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.
Metodologia
Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.
Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.
Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.
I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.
Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).
Raccolta dei dati
I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.
La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.
Analisi dei dati
Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.
Critiche/Limitazioni
Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.
Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:
la selezione delle metriche
il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000
Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.
Pos.
Azienda
Ticket
97
Enel
ENEL
125
Intesa San Paolo
ISP
140
Generali
G
202
Unicredit
UCG
315
Poste Italiane
PST
468
ENI
ENI
520
Atlantia
ATL
546
Telecom Italia
TIT
683
Unipol
UNI
861
Leonardo
LDO
880
Snam
SRG
941
Banco BPM
BAMI
1075
Mediobanca
MB
1080
Terna
TRN
1149
Ferrari
RACE
1275
Banca Mediolanum
BMED
1445
BPER Banca
BPE
1474
Cattolica Assicurazioni
CASS
1493
UBI Banca
UBI
1569
Banca MPS
BMPS
1800
Fineco Bank
FBK
1813
Credito Emiliano
CE
1891
Pirelli
PIRC
1895
Banca Popolare di Sondrio
BPSO
1933
Saipem
SPM
1963
Prysmian
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020
Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:
Pos.
Azienda
Ticket
Sede
223
Fiat Chrysler Automobiles
FCA
Gran Bretagna
304
EssilorLuxottica
EL
Francia
528
CNH Industrial
CNHI
Gran Bretagna
558
Exor
EXO
Olanda
1810
Tenaris
TEN
Lussemburgo
Aziende italiane con sede all’estero
Top Ten Forbes Global 2000 del 2020
Pos.
Azienda
Nazione
1
ICBC
Cina
2
China Construction Bank
Cina
3
JPMorgan Chase
USA
4
Berkshire Hathaway
USA
5
Agricultural Bank of China
Cina
6
Saudi Oil Company (Saudi Aramco)
Arabia Saudita
7
Ping An Insurance Group
Cina
8
Bank of America
USA
9
Apple
USA
10
Bank of China
Cina
Top ten nella classifica Forbes Global 2000
Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
23
Volkswagen
25
Allianz
62
Siemens
69
Deutsche Telekom
75
BMW Group
102
Bayer
107
BASF
150
SAP
185
Deutsche Post
206
Munich Re
Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
29
Total
42
BNP Paribas
64
Axa Group
73
LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
112
EDF
117
Sanofi
118
Crédit Agricole
137
Vinci
156
Orange
176
L’Oréal
Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020
Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.
Pos
Azienda
3
JPMorgan Chase
4
Berkshire Hathaway
8
Bank of America
9
Apple
11
AT&T
13
Alphabet (Google)
14
ExxonMobile
15
Microsoft
17
Wells Fargo
18
Citigroup
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.
Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.
L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.
I titoli azionari nell’S&P 100
I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.
Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:
Ticker
Azienda
Market Cap
P/E
Div. Yield
AAPL
Apple Inc
1.673.443.328
30,66
0,84%
MSFT
Microsoft Corp
1.546.415.104
36,76
0,98%
AMZN
Amazon.com Inc
1.496.278.016
143,76
0,00%
GOOG
Alphabet Cl C
1.036.215.680
30,55
0,00%
GOOGL
Alphabet Cl A
1.034.113.216
30,61
0,00%
FB
Facebook Inc
686.434.112
32,92
0,00%
BRK.B
Berkshire Hathaway Cl B
464.160.960
19,19
0,00%
JNJ
Johnson & Johnson
393.213.152
16,70
2,72%
V
Visa Inc
376.066.464
34,54
0,61%
WMT
Wal-Mart Stores
374.615.392
26,45
1,64%
PG
Procter & Gamble Company
308.861.248
24,60
2,54%
JPM
JP Morgan Chase & Company
304.732.768
13,46
3,61%
MA
Mastercard Inc
300.469.280
39,04
0,52%
UNH
Unitedhealth Group Inc
291.294.912
16,33
1,64%
HD
Home Depot
277.570.944
25,63
2,33%
INTC
Intel Corp
250.398.752
10,83
2,24%
NVDA
Nvidia Corp
249.314.864
75,90
0,16%
NFLX
Netflix Inc
231.948.224
105,92
0,00%
VZ
Verizon Communications Inc
230.817.424
11,31
4,47%
T
AT&T Inc
218.294.560
8,43
6,93%
DIS
Walt Disney Company
215.722.464
26,57
1,46%
BAC
Bank of America Corp
207.607.360
9,35
2,93%
ADBE
Adobe Systems Inc
204.476.400
56,38
0,00%
MRK
Merck & Company
200.413.632
14,52
3,07%
PYPL
Paypal Holdings
199.353.888
77,86
0,00%
KO
Coca-Cola Company
198.209.232
21,68
3,53%
PFE
Pfizer Inc
197.752.080
12,32
4,26%
CSCO
Cisco Systems Inc
193.296.704
15,68
3,10%
CMCSA
Comcast Corp A
191.864.864
13,67
2,19%
XOM
Exxon Mobil Corp
187.225.168
18,99
7,80%
PEP
Pepsico Inc
185.758.512
24,76
3,06%
ORCL
Oracle Corp
171.293.824
16,18
1,70%
ABT
Abbott Laboratories
170.516.656
29,67
1,49%
CRM
Salesforce.com Inc
167.144.512
232,21
0,00%
CVX
Chevron Corp
164.966.272
13,39
5,80%
LLY
Eli Lilly and Company
157.814.256
25,61
1,79%
TMO
Thermo Fisher Scientific Inc
154.986.672
31,49
0,22%
NKE
Nike Inc
151.242.608
53,85
0,99%
AMGN
Amgen Inc
150.120.640
16,41
2,53%
ABBV
Abbvie Inc
147.556.048
10,90
4,70%
COST
Costco Wholesale
144.056.032
38,85
0,86%
MCD
McDonald’s Corp
141.959.712
25,23
2,61%
ACN
Accenture Plc
139.525.296
28,76
1,46%
BMY
Bristol-Myers Squibb Company
134.222.768
11,20
3,04%
DHR
Danaher Corp
131.697.048
40,24
0,38%
NEE
Nextera Energy
131.358.600
30,26
2,16%
CHTR
Charter Communicatio
130.687.848
65,25
0,00%
MDT
Medtronic Inc
128.429.376
21,17
2,39%
TXN
Texas Instruments
121.311.232
25,71
2,72%
UNP
Union Pacific Corp
120.018.320
20,25
2,22%
PM
Philip Morris International Inc
117.329.744
14,10
6,24%
AMT
American Tower Corp
114.142.432
31,84
1,71%
IBM
International Business Machines
110.107.496
9,92
5,30%
LOW
Lowe’s Companies
107.776.680
22,52
1,56%
HON
Honeywell International Inc
107.438.896
17,98
2,37%
C
Citigroup Inc
107.129.840
9,53
3,94%
WFC
Wells Fargo & Company
104.385.920
21,13
8,05%
UPS
United Parcel Service
103.236.832
16,35
3,39%
LMT
Lockheed Martin Corp
102.605.560
16,55
2,63%
QCOM
Qualcomm Inc
102.593.432
34,92
2,81%
BA
Boeing Company
100.844.880
552,76
0,00%
GILD
Gilead Sciences Inc
96.135.152
12,46
3,55%
MMM
3M Company
92.318.952
17,92
3,69%
BLK
Blackrock
87.460.384
19,95
2,55%
SBUX
Starbucks Corp
86.909.840
29,19
2,17%
CVS
CVS Corp
84.947.840
8,76
3,10%
MS
Morgan Stanley
82.942.528
11,09
2,73%
AXP
American Express Company
77.534.808
11,93
1,77%
MO
Altria Group
77.085.104
9,56
8,20%
MDLZ
Mondelez Intl Inc
76.003.296
20,94
2,17%
CAT
Caterpillar Inc
74.994.080
14,23
2,98%
GS
Goldman Sachs Group
73.822.224
11,51
2,31%
BKNG
Booking Holdings Inc
71.497.840
18,74
0,00%
CL
Colgate-Palmolive Company
64.222.472
25,67
2,36%
GE
General Electric Company
61.667.000
12,31
0,56%
TGT
Target Corp
60.976.828
22,28
2,17%
DUK
Duke Energy Corp
59.574.536
16,22
4,70%
SO
Southern Company
56.803.556
16,62
4,83%
USB
U.S. Bancorp
56.576.216
11,20
4,46%
RTX
Raytheon Technologies Corp.
54.022.460
7,74
3,02%
BIIB
Biogen Inc
45.617.296
7,90
0,00%
COP
Conocophillips
44.602.156
13,69
4,04%
FDX
Fedex Corp
43.393.628
16,97
1,61%
GD
General Dynamics Corp
42.602.320
12,30
3,02%
KHC
Kraft Heinz Company
42.031.056
11,97
4,83%
DD
Du Pont De.Nemours Inc
40.197.400
14,75
2,19%
GM
General Motors Company
38.424.392
6,67
5,65%
EMR
Emerson Electric Company
37.724.568
17,82
3,14%
EXC
Exelon Corp
37.085.972
11,82
4,02%
WBA
Walgreens Boots Alliance
35.831.180
7,90
4,50%
MET
Metlife Inc
35.150.920
6,22
4,76%
KMI
Kinder Morgan
33.899.692
15,91
7,02%
BK
Bank of New York Mellon Corp
32.531.178
8,90
3,36%
DOW
Dow Inc
32.466.242
13,80
6,46%
COF
Capital One Financial Corp
28.848.442
10,34
2,51%
ALL
Allstate Corp
28.776.166
7,71
2,40%
AIG
American International Group
28.043.636
10,15
4,03%
F
Ford Motor Company
27.282.488
12,25
0,00%
SLB
Schlumberger N.V.
26.118.640
13,31
2,65%
SPG
Simon Property Group
20.155.864
5,65
7,81%
OXY
Occidental Petroleum Corp
15.309.306
66,08
0,23%
Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020
Storia del S&P100
L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.
Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.
La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.
Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.
Le banche sono istituzioni finanziarie che forniscono un’ampia gamma di prodotti e servizi, tra cui la gestione dei depositi, i prestiti, la gestione patrimoniale, il cambio valuta e l’investment banking.
Tra i clienti di queste banche figurano i singoli consumatori, le imprese e molti altri tipi di clienti istituzionali. La definizione di banca commerciale si è evoluta notevolmente negli ultimi decenni. Oggi le grandi banche si rivolgono ai loro clienti tradizionali, che comprendono i clienti individuali e le grandi e piccole imprese, offrendo conti di risparmio e conti correnti, certificati di deposito, prestiti e servizi simili.
Molte di esse hanno anche imprese che operano come banche d’investimento, e lavorano con clienti aziendali e istituzionali fornendo la sottoscrizione di offerte di azioni, intermediazione e consulenza in materia di M&A.
Di seguito, daremo un’occhiata alle prime 10 banche quotate in borsa, misurate in base ai ricavi di 12 mesi. Tutti i dati sono al 30 marzo 2020.
Agricultural Bank of China Ltd. (ACGBY)
Ricavi (TTM): $89.7B
Reddito netto (TTM): $30.9B
Cap di mercato: $131.5B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -14,1%.
Rapporto PE (TTM): 4,4
Agricultural Bank of China è un’istituzione statale che fornisce non solo servizi bancari personali e aziendali, ma offre anche una suite speciale di prodotti per i clienti agricoli, come le piccole operazioni agricole e le grandi aziende agricole all’ingrosso.
Japan Post Holdings Co. Ltd. (JPHLF)
Ricavi (TTM): $112.3B
Reddito netto (TTM): $4.7B
Cap di mercato: $34.4B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -28.3%.
Rapporto PE (TTM): 7,4
Unico tra molte delle società di questa lista, Japan Post Holdings Co. Ltd. opera sia nel settore bancario che in quello delle assicurazioni sulla vita, della logistica e di altre attività. La società è anche nota per la sua filiale Japan Post, che si occupa della consegna della posta e della gestione degli uffici postali in Giappone, nonché per la Japan Post Bank, la filiale bancaria della società.
Bank of America Corp. (BAC)
Ricavi (TTM): 91,2 miliardi di dollari
Reddito netto (TTM): $27.4B
Cap di mercato: $188.5B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -18.2%
Rapporto PE (TTM): 7,9
Bank of America è una banca statunitense che offre servizi per clienti individuali e aziende di tutte le dimensioni. Oltre ai depositi e ai conti correnti attraverso la sua filiale Consumer Banking, Bank of America fornisce una varietà di servizi commerciali e di gestione patrimoniale anche attraverso le sue filiali Global.
JPMorgan Chase & Co. (JPM)
Ricavi (TTM): 114,6 miliardi di dollari
Reddito netto (TTM): $36.4B
Cap di mercato: $280.1B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -5,8%.
Rapporto PE (TTM): 8,5
JPMorgan Chase & Co. è una holding multinazionale di banche e servizi finanziari che si occupa, tra le altre offerte, di prestiti aziendali, gestione patrimoniale, gestione patrimoniale, investimenti e servizi bancari al consumo. In risposta a COVID-19, JPMorgan Chase ha recentemente annunciato piani per cercare fino a 10 miliardi di dollari in fondi da fondi pensione e altri clienti per investimenti alternativi come i prestiti a leva finanziaria e alcuni tipi di immobili
Credit Agricole SA (CRARY)
Ricavi (TTM): 83,4 miliardi di dollari
Reddito netto (TTM): $5.4B
Cap di mercato: $22.3B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -32.4%
Rapporto PE (TTM): 4,7
Credit Agricole SA, l’unica banca con sede in Europa nella top 10, è la più grande istituzione finanziaria cooperativa al mondo da parte di AUM. L’azienda ha una storia di servizio ai clienti agricoli, ma ora serve una varietà di clienti individuali e commerciali.
Bank Of China Ltd. (BACHF)
Ricavi (TTM): 79,4 miliardi di dollari
Reddito netto (TTM): $27.2B
Cap di mercato: $109.1B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -12,7%.
Rapporto PE (TTM): 4,2
Bank Of China si concentra principalmente sulle attività bancarie commerciali, come depositi e prelievi, e sui cambi. La banca ha anche la licenza per l’emissione di banconote a Hong Kong e Macao.
China Construction Bank Corp. (CICHY)
Ricavi (TTM): $102.2B
Reddito netto (TTM): $38.7B
Cap di mercato: $196.6B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -3,7%.
Rapporto PE (TTM): 5,2
La seconda banca cinese nella nostra top 10 è China Construction Bank Corp. Fornisce servizi bancari per le imprese come l’e-banking, linee di credito e prestiti commerciali. China Construction Bank fornisce anche servizi bancari personali attraverso un segmento separato, offrendo prestiti personali, depositi, gestione patrimoniale e carte di credito.
Citigroup Inc. (C)
Ricavi (TTM): $74.3B
Reddito netto (TTM): $19.4B
Cap di mercato: $91.9B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -25.9%
Rapporto PE (TTM): 5,4
Citigroup è una banca d’investimento multinazionale e una società di servizi finanziari che offre servizi mobiliari, servizi finanziari istituzionali, retail banking globale e altro ancora.
Industrial and Commercial Bank Of China Ltd. (IDCBY)
Ricavi (TTM): $123,6B
Reddito netto (TTM): $45.3B
Cap di mercato: $231.8B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -6,9%.
Rapporto PE (TTM): 5,2
La più grande banca al mondo in termini di patrimonio totale in gestione (AUM) è la Industrial and Commercial Bank Of China Ltd. (Banca Industriale e Commerciale della Cina). Questa istituzione fornisce carte di credito e prestiti, finanziamenti per le imprese e servizi di gestione del denaro per le aziende e i privati con un elevato patrimonio netto. Sebbene sia una banca commerciale, è di proprietà dello Stato.
Wells Fargo & Co. (WFC)
Ricavi (TTM): 82,0 miliardi di dollari
Reddito netto (TTM): $19.6B
Cap di mercato: $123.8B
Rendimento totale di 1 anno di trailing: -35,4%.
Rapporto PE (TTM): 7,5
Wells Fargo offre una serie di servizi finanziari per clienti individuali e aziendali. Negli ultimi anni, la società è stata coinvolta in uno scandalo di conti falsi che ha danneggiato un numero maggiore di clienti individuali delle banche, con il governo degli Stati Uniti che ha recentemente multato la Wells Fargo per 3 miliardi di dollari nell’ambito del procedimento in corso.