Target 2 e sistema bancario in Europa
Bandiera Europa
Target 2 e sistema bancario in Europa

C’era un tempo il semplice bonifico, funzionava in modo semplice: banca A aveva un conto all’interno di banca B e, quando qualcuno faceva un bonifico, la banca A, evidentemente la banca di questo qualcuno, spostava i soldi sul proprio conto in banca B.

Con il crescere del numero di banche questo sistema ovviamente ha presentato delle problematiche. Sono così nati dei sistemi intermedi che si occupavano di aprire conti su qualsiasi banca e scambiare i soldi in real time.

Questo per quanto riguarda l’Italia, ma se il punto si sposta a livello europeo qualcosa cambia, infatti qua è presente il sistema Target 2 (Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System) che funziona così (faccio un esempio pratico): Mario, italiano cliente di Intesa San Paolo, invia 1.000 € a George, tedesco cliente di Deutsche Bank. Questo è un caso classico ma vediamo cosa succede in mezzo: Intesa invia i soldi a Bankitalia la quale comunica alla BCE l’operazione, quest’ultima lo comunica alla Bundesbank, la banca centrale tedesca, la quale accredita alla Deutsche Bank la cifra.

Come si può notare la BCE si occupa solo di fare delle comunicazioni e non tratta, direttamente, del denaro che rimane, sul fronte italiano, in cassa alla Banca d’Italia, e sul fronte tedesco alla banca finale. Ovviamente i soldi non vengono regalati da nessuno e la BCE tiene traccia di questa situazione, sapendo che Bankitalia è debitrice di 1.000 € e BundesBank è creditrice della stessa cifra. Scattano quindi degli interessi, livellati a quelli della BCE (in questo momento 0,75%). L’Italia, che ha 1.000 € in cassa, che non dovrebbe più avere, per questo “prestito” inizia a pagare interessi annuali per 0.75% e BundesBank, che dovrebbe ricevere i soldi, ma non li riceve, essendo nella condizione di aver “prestato” questi soldi, sarà nella condizione di ricevere una “cedola” dello 0,75%.

Questo sistema è stato tante volte criticato, da vari economisti, e difeso da altri. In realtà, eccetto in alcuni casi (pensiamo per esempio a Nazioni che esportano tanto di più rispetto a quanto importano), non si tratta di un cattivo sistema poiché alla lunga tende ad autoregolarsi. Anzi, in alcuni casi può essere considerato una sorta di “scudo”: per esempio, con lo scoppio della crisi del debito, quando l’Italia rischiava (o veniva paventato) il default, tanti onesti cittadini italiani hanno spostato il proprio denaro in Germania, la fuga di capitale in un range di tempo molto ristretto avrebbe messo in difficoltà il sistema bancario italiano, ma così non è stato poiché quella liquidità è rimasta comunque nel Belpaese, in carico alla Banca centrale, che in compenso paga dazio con la cifra di interessi già citata.

Certamente alla lunga questo potrebbe diventare un problema poiché l’Italia, così facendo, ha una parte di debito pubblico (di questo si tratta a tutti gli effetti) sommerso, del quale la Banca centrale tiene conto ma non lo pubblicizza e che comunque pesa sulle tasche degli italiani.

Con lo scoppio della crisi sul debito, come già anticipato, i paesi periferici (Italia e Spagna su tutti) hanno visto la tendenza alla fuga di capitali verso la Svizzera e la Germania. La prima non è in Europa, quindi questo sistema non la tange, ma la seconda sì, i tedeschi hanno un credito con l’Europa, e indirettamente con Italia e Spagna. Questo sistema sta arricchendo la Nazione della Merkel (0,75% sulle cifre che vedremo non sono bruscolini), ma allo stesso tempo i tedeschi iniziano a temere poiché, in caso di default di uno di questi Stati, l’Europa è a rischio, e con sé anche i crediti. Certamente, se l’Europa dovesse resistere al default di una delle due Nazioni (come è successo per esempio in Grecia, affetta dallo stesso problema), ai tedeschi poco importa, poiché quest’ultimi sono in credito con la UE e non direttamente con lo Stato debitore.

Le cifre, fatte emergere da un ottimo articolo di NoiseFromAmerica (che vi invito a leggere), come dicevamo non sono bruscolini ma si parla di centinaia di miliardi di euro. Su Euro Crisis Monitor si può trovare il grafico costantemente aggiornato. In questo momento è questo:

Il debito e il saldo di Target 2

Come si nota parliamo di 250 miliardi di debito per l’Italia, quindi paghiamo circa 1,85 miliardi ogni anno di interessi. Peggio va alla Spagna che sfiora i 300 miliardi di debito e siamo a circa 2 miliardi di interessi annuali. La Germania, creditrice di circa 550 miliardi, incassa invece 4,12 miliardi di interessi annualmente.

Va detto, come anticipato, che senza questo “scudo” Italia e Spagna, così come Grecia o Cipro, con la fuga di capitali si sarebbero ritrovate in difficoltà maggiori rispetto a quelle che hanno affrontato. Va aggiunto che interessi dello 0,75%, per le Nazioni periferiche, sono ottimi; infatti quando questi Stati vanno sul mercato del credito, emettendo Bond, pagano mediamente il 3,8/4% di interessi, quindi, se proprio questi soldi son necessari, meglio così che facendo emissioni di reale debito.

Infine va segnalato che però ci ritroviamo (uso il plurale perché questi soldi pesano sulla collettività) a pagare euro di interessi (e come abbiamo visto nemmeno pochi) poiché alcuni di noi hanno preferito essere sicuri dei propri denari, facendo “ricadere” la spesa su tutti.

Queste sregolatezze tenderanno a rientrare da sole, e già si notano inversioni di tendenze sul grafico, ma comunque per xx anni abbiamo pagato e pagheremo una “tassa” mai segnalata e sommersa.

Va anche segnalato, e questo è un pericolo da osservare, che oggi i tassi della BCE sono vantaggiosi, e lo rimarranno ancora per un po’, ma nel momento in cui si vedrà la luce in fondo al tunnel, la Banca Centrale Europea alzerà questi interessi, anche oltre il 3/4% e se lo squilibrio non sarà rientrato allora ci sarà un grosso problema da affrontare.

Per maggiori dettagli vi consiglio di consultare anche le pagine Wikipedia sull’argomento, sia quella italiana che quella Inglese, più ricca di informazioni.