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FAANG, la bolla finanziaria dei tecnologici
I FAANG, per chi non lo sapesse, sono le azioni delle 5 maggiori aziende tecnologiche: Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google. In realtà, avendo cambiato il nome, il motore di ricerca di Mountain View dovrebbe avere una A di Alphabet (quindi dovrebbe essere FAANA) ma ciò farebbe perdere l'associazione con il termine Fang che significa dente (o zanna).
Al di là del termine con cui vengono riconosciuti, queste aziende negli ultimi mesi sono cresciute ininterrottamente e oggi hanno dei valori di capitalizzazione senza precedenti. Apple è stata la prima a superare quota 1.000 miliardi di valore, seguita dopo qualche giorno da Amazon (che poi ha ripiegato).
Questi valori sono però corretti? Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare ogni singola azienda. Per farlo partiamo dai fondamentali:
Da questi pochi dati si possono già notare alcuni aspetti importanti:
Facebook
La stella creata da Mark Zuckerberg ha brillato fino alla fine del 2017, poi una serie di eventi l'hanno fatta opacizzare. Il proprio business è completamente basato sull'advertising e poggia le radici sui propri utenti. Il caso di Cambridge Analytica ha messo a nudo il problema privacy nell'azienda di Menlo Park e il Social network ha iniziato a perdere investitori pubblicitari. Altro problema per l'azienda potrebbe essere la nuova legge sul Copyright appena approvata in Europa che costringerà la piattaforma a verificare il copyright di tutto ciò che viene caricato sul Social. Vorrà dire che Mark e soci dovranno fare dei grossi investimenti in soluzioni tecnologiche per arrivare a fare, almeno, quanto oggi già fa Youtube (che blocca video con copyright terzo). Infine Facebook sta vivendo un cortocircuito non da poco: chi investe infatti su FB Adv lo fa, nella maggior parte dei casi, per aumentare la fanbase sullo stesso social network. E su questo non vengono venduti prodotti. Ecco perché Facebook si sta tanto adoperando per fare un marketplace. Altrimenti gli investitori torneranno a investire sui motori di ricerca e portare gli utenti nel proprio sito, dove i prodotti si vendono. Se ci aggiungiamo che a livello tecnologico l'azienda ha pochi brevetti, che gli utenti più giovani stanno andando verso nuovi lidi, che WhatsApp e Instagram (che sono della stessa società) sono difficilmente monetizzabili, ecco che il quadro è completo. In caso di esplosione di una bolla, Facebook potrebbe essere molto colpita. Ma anche qualora la bolla non esplodesse, i costi non potranno che lievitare e quindi gli utili diminuire. L'ultima trimestrale potrebbe essere stata un antipasto e, a meno che nella prossima trimestrale Facebook non faccia i miracoli, le azioni sono destinate a galleggiare su questi livelli ancora per lungo tempo.Google
L'ultima nel nome FAANG ma la prima ad apparire sul mercato. Google, ribattezzata Alphabet da qualche anno oramai, è stata la prima società di questo gruppetto a essere sbarcata in borsa, nel lontano 2004. Oggi, guardando i numeri, pare essere l'azienda più stabile, con un EPS degno e con un ROE decisamente buono, l'azienda di Mountain View si presenta come una certezza per gli investitori. La capitalizzazione, se rapportata ad Amazon e Apple appare leggermente bassa ma ciò è dato dal fatto che il P/E è stato minato da multe della commissione europea negli ultimi periodi. Questo è il vero rischio per questa azienda: l'Antitrust. Oramai Google fa tutto: motore di ricerca, mail, advertising, analytics, mappe, navigazione satellitare, comparatore di prezzi, comparatore di assicurazioni, social network, video network (con Youtube), sistema operativo (Android), browser (Chrome); insomma, tanti servizi, distanti tra di loro, che interagiscono mettendosi in risalto l'un l'altro. I competitor sempre di più, però, guardano a questa interazione con sospetto e rabbia con il risultato che gli antitrust hanno iniziato ad accendere dei fari sull'azienda di Sergey Brin e Larry Page. Inoltre bisognerà vedere come finirà la questione copyright appena approvata dalla comunità europea. Infatti, insieme a Facebook, Google potrebbe essere quello maggiormente colpito ma, a differenza del Social network, Alphabet si trova già in una posizione di vantaggio: conosce già tutte le altre risorse presenti su Web, già fa un controllo del Copyright attraverso Google Images e Youtube e, infine, il suo AMP è in posizione di vantaggio rispetto a IA di Facebook. Infatti, in caso di reale approvazione della linktax (le piattaforme dovranno pagare per poter lanciare il contenuto di un editore), Google potrebbe spingere gli stessi detentori del contenuto verso la soluzione AMP, quindi essendo il contenuto caricato direttamente su Google decadrebbe la necessità di dover pagare per portare gli utenti sui siti terzi. Una eventuale esplosione di bolla finanziaria sui tecnologici impatterebbe poco per il motore di ricerca più famoso: gli utili arrivano da advertising, da vendite inApp su Android, da Youtube Music (concorrente di Spotify), da vendita di smartphone e device (chromecast, ecc) e da una serie di voci più piccole che comunque, tutte sommate, danno una base importante. Una diversificazione che mette al riparo la società da scossoni in borsa. Ovviamente in caso di bolla anche le azioni Google ne risentiranno ma in misura certamente ridotta e comunque potrebbero tornare velocemente a volare.
| Azienda | Prezzo azione | Capitalizzazione | P/E | EPS | ROE |
|---|---|---|---|---|---|
| 163 $ | 463 mld $ | 26,02 | 3,30% | 27,25 | |
| Apple | 218,37 $ | 1.054 mld $ | 23,70 | 4,21% | 36,87 |
| Amazon | 1.926 $ | 947 mld $ | 427 | 0,32% | 9,55 |
| Netflix | 368 $ | 159 mld $ | 256 | 0,34% | 20,37 |
| Alphabet | 1.186 $ | 827 mld $ | 36,14 | 1,42% | 15,42 |
- Amazon è quella che rende meno sul capitale proprio (ha basso ROE e basso EPS)
- Nonostante la poca resa di Amazon, comunque risulta essere quella più premiata dagli azionisti, si nota dal P/E
- Google è l'azienda che riesce a far rendere meglio il proprio capitale
- Netflix è la più piccola della compagnia