Azione: ING Group (AMS:INGA, INGA.AS)

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ING Group

ING Group NV, (Dutch ING Groep NV), è un istituto finanziario globale di origine olandese che fornisce servizi nel settore bancario, assicurativo e di gestione patrimoniale. È la più grande società di servizi finanziari dei Paesi Bassi. La sede centrale si trova ad Amsterdam, in Olanda.

Il Gruppo ING è stato creato come Internationale Nederlanden Groep (“International Netherlands Group“) un anno dopo l’abolizione delle restrizioni alle fusioni tra assicuratori e banche nel 1990 ed è il risultato di una fusione tra la compagnia di assicurazioni Nationale-Nederlanden (nata dalla fusione tra la Nationale Levensverzekering-Bank e De Nederlanden van 1845) e la società bancaria NMB Postbank Groep (nata nel 1986 dalla fusione tra NMB Bank e Postbank). A seguito della fusione, il Gruppo ING ha vissuto un decennio di rapida crescita, principalmente attraverso un’espansione autonoma, anche se ha effettuato anche importanti acquisizioni internazionali. Esempi eminenti di quest’ultima sono stati la banca d’investimento e la società di gestione patrimoniale britannica Barings (1995), l’assicuratore statunitense Equitable of Iowa Companies (1997), la banca tedesca BHF (1999) e l’assicuratore messicano Seguros Comercial América (2001).

All’inizio del 21° secolo il Gruppo ING ha continuato ad impegnarsi in una serie di vendite e acquisizioni, mantenendo una forte presenza internazionale.

Nel 2009, a causa della crescente pressione esercitata dalle autorità di regolamentazione antitrust della Commissione Europea, il Gruppo ING ha avviato una divisione tra le sue attività bancarie e assicurative.

Quotata sul mercato di Amsterdam con il ticket INGA.

  • Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).

    Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.

    In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.

    Come si sono comportate le azioni durante la guerra

    Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.

    Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.

    Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina

    Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.

    Azione% 1 settimana% inizio anno
    Maire Tecnimont (BIT:MT)-26,2%-31,9%
    Unicredit (BIT:UCG)-24,7%-21,8%
    Banco BPM (BIT:BAMI)-17,7%+8,9%
    BPER Banca (BIT:BPE)-17,7%-8,9%
    Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)-17,4%-10%
    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)-14,2%+0,86%
    Iveco (BIT:IVG)-14,1%
    Buzzi Unicem (BIT:BZU)-13,6%-14,6%
    Telecom Italia (BIT:TIT)-13,3%-20,8%
    Mediobanca (BIT:MB)-12,8%-15%
    Pirelli (BIT:PIRC)-11,9%-19,1%
    Banca IFIS (BIT:IF)-11,7%+4,5%
    DoValue (BIT:DOV)-10,6%-13,6%
    BFF Bank (BIT:BFF)-10,3%-9%
    Banca Mediolanum (BIT:BMED)-10,3%-15,2%
    Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina

    Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.

    A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.

    Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra

    Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).

    Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.

    Azione% a 1 settimana% da inizio anno
    Leonardo (BIT:LDO)+24,7%+27%
    ERG (BIT:ERG)+18,7%-0,6%
    Alerion Clean Power (BIT:ARN)+17,5%+3,2%
    Fincantieri (BIT:FCT)+16,5%+4,8%
    Terna (BIT:TRN)+9,6%+3,2%
    Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra

    Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.

    Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.

    Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina

    Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.

    Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Polymetal International
    (LON:POLY)
    -67%Cipro
    EVRAZ
    (LON:EVR)
    -63%UK
    Ferrexpo
    (LON:FXPO)
    -41%Svizzera
    Nokian Tyres
    (HEL:TYRES)
    -31%Finlandia
    Technip Energies
    (EPA:TE)
    -29%Francia
    Commerzbank
    (ETR:CBK)
    -25%Germania
    Uniper
    (FRA:UN01)
    -24,8%Germania
    Wizz Air Holdings
    (LON:WIZZ)
    -24,4%Svizzera
    Casino Guichard Perrachon
    (EPA:CO)
    -24,3%Francia
    ING Groep
    (AMS:INGA)
    -24,2%Olanda
    Mondi
    (LON:MNDI)
    -22,7%UK
    Valeo
    (EPA:FR)
    -22,2%Francia
    Rolls-Royce Holdings
    (LON:RR)
    -22%UK
    Deutsche Bank
    (ETR:DBK)
    -21,2%Germania
    Fortum
    (HEL:FORTUM)
    -20,8%Finlandia
    BNP Paribas
    (EPA:BNP)
    -19,3%Francia
    Société Générale
    (EPA:GLE)
    -19,2%Francia
    Montana Aerospace
    (SWX:AERO)
    -19,2%Svizzera
    Unicaja Banco
    (BME:UNI)
    -18,2%Spagna
    Renault
    (EPA:RNO)
    -18,2%Francia
    Le azioni peggiori in Europa durante la guerra

    Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.

    Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:

    gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan

    Descrizione di Polymetal International

    Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:

    Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.

    Descrizione di Ferrexpo

    Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.

    Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina

    Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Hensoldt
    (FRA:HAG)
    +113%Germania
    Rheinmetall
    (ETR:RHM)
    +42%Germania
    Oxford Instruments
    (LON:OXIG)
    +38%UK
    Secunet Security Networks
    (FRA:YSN)
    +36%Germania
    ITM Power
    (LON:ITM)
    +36%UK
    Vestas Wind Systems
    (CPH:VWS)
    +32%Danimarca
    Nordex
    (ETR:NDX1)
    +29%Germania
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    (BME:SGRE)
    +28%Spagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    (BME:SLR)
    +27%Spagna
    SMA Solar Technology
    (ETR:S92)
    +26%Germania
    BAE Systems
    (LON:BA)
    +26%UK
    Vallourec
    (EPA:VK)
    +25%Francia
    Voltalia
    (EPA:VLTSA)
    +24%Francia
    Thales
    (EPA:HO)
    +23,9%Francia
    Orsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    +23,3%Danimarca
    Neoen
    (EPA:NEOEN)
    +22%Francia
    Ceres Power Holdings
    (LON:CWR)
    +21,6%UK
    Bobst Group
    (SWX:BOBNN)
    +21,6%Svizzera
    EDP Renovaveis
    (BME:EDPR)
    +21,3%Spagna
    Chemring Group
    (LON:CHG)
    +21,1%UK
    Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra

    Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.

    Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:

    Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non

    Descrizione di Hensoldt

    Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina

    Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.

    Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.

    Azione% a 1 settimana
    EPAM Systems (NYSE:EPAM)-53%
    Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)-25%
    Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)-17%
    United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)-15,4%
    Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)-15%
    Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.

    Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina

    Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.

    Azione% a 1 settimana
    CarGurus (NASDAQ:CARG)+41%
    DraftKings (NASDAQ:DKNG)+37%
    Block – Square (NYSE:SQ)+30%
    First Horizon (NYSE:FHN)+29,7%
    New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)+24,1%
    Roku (NASDAQ:ROKU)+24%
    GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)+22,2%
    Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.

    Conclusione

    In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.

    I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.

    In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.

  • Azioni del settore finanziario

    Azioni del settore finanziario

    Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.

    Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:

    • Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
    • Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
    • Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
    • Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
    • Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.

    Elenco delle aziende del settore finanziario

    In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.

    NazioneSettore
    Admiral Group
    LON: ADM
    Regno UnitoAssicurazioni
    Allianz
    ETR: ALV
    GermaniaAssicurazioni
    American Express
    NYSE: AXP
    USAFinTech
    Amundi
    EPA: AMUN
    FranciaServizi finanziari
    Aon
    NYSE: AON
    Regno UnitoServizi finanziari
    Assicurazioni Generali
    BIT: G
    ItaliaAssicurazioni
    AXA
    EPA: CS
    FranciaAssicurazioni
    Aviva plc
    LON: AV
    Regno UnitoAssicurazioni
    Azimut Holding
    BIT: AZM
    ItaliaServizi finanziari
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    SpagnaBanca
    Barclays
    LON: BARC
    Regno UnitoBanca
    Berkshire Hathaway Inc
    NYSE: BRK.A
    USAServizi finanziari
    BlackRock
    NYSE: BLK
    USAServizi finanziari
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FranciaBanca
    Citigroup Inc
    NYSE: C
    USABanca
    CNP Assurances
    EPA: CNP
    FranciaAssicurazioni
    Crédit Agricole
    EPA: ACA
    FranciaBanca
    Credit Suisse
    SWX: CSGN
    SvizzeraBanca
    Deutsche Bank
    ETR: DBK
    GermaniaBanca
    Deutsche Börse
    ETR: DB1
    GermaniaServizi finanziari
    FinecoBank
    BIT: FBK
    ItaliaBanca
    Goldman Sachs Group Inc
    NYSE: GS
    USABanca
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    ItaliaFinTech
    Gruppo Santander
    BME: SAN
    SpagnaBanca
    HSBC Holdings plc
    LON: HSBA
    Regno UnitoBanca
    ING Groep
    AMS: INGA
    OlandaBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ItaliaBanca
    JPMorgan Chase & Co.
    NYSE: JPM
    USABanca
    Lloyds Banking Group PLC
    LON: LLOY
    Regno UnitoBanca
    London Stock Exchange Group
    LON: LSE
    Regno UnitoServizi finanziari
    MasterCard
    NYSE: MA
    USAFinTech
    Mediobanca
    BIT: MB
    ItaliaBanca
    Morgan Stanley
    NYSE: MS
    USABanca
    Morningstar Inc.
    NASDAQ: MORN
    USAServizi finanziari
    Munich Re
    ETR: MUV2
    GermaniaAssicurazioni
    Nasdaq
    NASDAQ: NDAQ
    USAServizi finanziari
    Nexi
    BIT: NEXI
    ItaliaFinTech
    PayPal
    NASDAQ: PYPL
    USAFinTech
    Poste italiane
    BIT: PST
    ItaliaServizi finanziari
    Royal Bank of Canada
    TSE: RY
    CanadaBanca
    Square, Inc.
    NYSE: SQ
    USAFinTech
    Société générale
    EPA: GLE
    FranciaServizi finanziari
    UBS
    SWX: UBSG
    SvizzeraBanca
    UniCredit
    BIT: UCG
    ItaliaBanca
    UnipolSai
    BIT: US
    ItaliaAssicurazioni
    Visa
    NYSE: V
    USAFinTech
    Wells Fargo & Co
    NYSE: WFC
    USAServizi finanziari
    Zurich Insurance Group
    SWX: ZURN
    SvizzeraAssicurazioni

    Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari

    Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:

    • Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto.
      Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
    • Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
    • Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
    • Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
    • Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
    • Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.

    Investire a lungo termine

    Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.

    In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.

    Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.

    Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.

  • Le banche più solide d’Europa (fonte Cet1)

    Le banche più solide d’Europa (fonte Cet1)

    Tempo fa abbiamo stilato la classifica delle banche europee più grandi, cioè quelle che superano almeno un miliardo di capitalizzazione.

    Grande però non sempre significa sicuro e per calcolare la stabilità di una banca esiste un parametro specifico: Common Equity Tier 1.

    Si tratta di un parametro (ne abbiamo già parlato) che tutti gli istituti di credito segnalano nel loro bilancio ed è richiesto dalla Banca Centrale Europea poiché, la stessa istituzione comunitaria, periodicamente fissa degli obiettivi per ognuna delle banche interessate.

    La BCE sottopone gli istituti di credito agli Srep Test (Supervisor Review and Evaluation Process), cioè delle prove che rivelano la resa delle banche in situazioni di stress finanziario ed economico e sulla base dei risultati di questi Srep test la BCE fissa degli obiettivi da raggiungere, con un floor minimo dell’8% per ogni istituto.

    Quindi, partendo dal Cet1, vediamo quali sono le grandi banche più solide d’Europa allo stato attuale.

    BancaCET1
    Danske Bank17,60
    ABN AMRO Bank NV17,30
    Natwest Group17,20
    HSBC HoLdings15,00
    ING Groep14,96
    Intesa Sanpaolo14,62
    Lloyds Banking Group14,60
    UniCredit14,54
    Standard Chartered14,30
    Barclays14,20
    Commerzbank13,40
    UBS Group13,32
    Deutsche Bank13,30
    Socièté Gènérale12,50
    Credit Suisse Group12,50
    BNP Paribas12,40
    Caixa Bank12,29
    Credit Agricole12,00
    Banco Santander11,84
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria11,63
    Grandi banche europee con CET 1 solido

    Come si può facilmente notare la lista delle 20 banche europee è composta da nomi veramente grandi della finanza ed è una selezione realizzata da S&P Global.

    Sono due le italiane in classifica, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno ottimi livelli di CET1, quindi molto solide.

    CET1 delle banche italiane

    Se allarghiamo leggermente l’orizzonte alle banche di tutte le dimensioni (o lo restringiamo alla sola Italia), notiamo facilmente che nel Bel Paese ci sono degli istituti di credito molto più virtuosi rispetto alle due citate in precedenza.

    BancaCET1
    Gruppo Banca Finnat31,61
    Banco di Sardegna31,58
    Fineco Bank22,14
    Mediolanum21,90
    Creval15,50
    Banca Sella14,81
    Banca Generali14,61
    Mediobanca14,10
    Credem13,50
    BPER13,23
    Gruppo Bando Desio12,97
    Monte dei Paschi di Siena12,60
    Gruppo Banco BPM12,06
    Le banche italiane più sicure

  • Le banche che staccheranno un grande dividendo nel 2021

    Le banche che staccheranno un grande dividendo nel 2021

    Parrebbe che la Banca Centrale Europea stia andando nella direzione di non prorogare lo stop ai dividendi per il 2021.

    Una notizia molto importante per tutti quegli azionisti che in questi anni hanno fatto incetta di titoli finanziari delle banche.

    Non siamo certo al ritorno della normalità e probabilmente qualche banca deciderà comunque di attendere per staccare il proprio assegno, ma nel mentre ci sono istituti finanziari che già da tempo stanno sottolineando come, con questa notizia, tornerebbero a distribuire dividendi.

    Un caso nostrano è quello di Intesa Sanpaolo, la quale in occasione dell’acquisizione di UBI ha sottolineato come, appena la BCE autorizzasse la distribuzione, è nelle loro intenzioni distribuire il dividendo sull’utile del 2020 e anche su quello 2019 messo a riserva.

    In questo articolo andiamo quindi a vedere le prime 10 banche europee con relativo Dividend Yield basato sull’ultima distribuzione effettuata.

    Attenzione, calcolando sull’ultimo dividendo che è stato distribuito non è garanzia che il dividend yield rimanga invariato anche nel 2021, per il semplice motivo che l’istituto potrebbe decidere di distribuire un ammontare più basso del dividendo 2019.

    BancaCapitalizzazioneUltimo
    dividendo
    Dividend
    Yield
    1BNP Paribas54 mlrd3,026,98%
    2Banco Santander40,16 mlrd0,104,15%
    3Intesa Sanpaolo *37,52 mlrd0,19710,15%
    4ING Groep32,91 mlrd0,688,09%
    5Nordea Bank Abp29,85 mlrd0,405,47%
    6Crédit Agricole28,31 mlrd0,697,01%
    7KBC Bank26,44 mlrd2,504,17%
    8BBVA24,70 mlrd0,267,03%
    9Unicredit20,35 mlrd0,272,97%
    10Deutsche Bank19,47 mlrd0,111,17%

    * Intesa Sanpaolo, come già detto, distribuirà il dividendo degli ultimi due anni; nel calcolo del dividend yield, come per tutte le altre banche, abbiamo però inserito l’ultimo stacco effettuato

    Come abbiamo già detto, per alcune banche, come la nostra Intesa Sanpaolo, il dividend yield potrebbe essere sensibilmente più alto poiché distribuirà due dividendi in uno.

  • Cosa sono Eribor, Libor e quali alternative

    Cosa sono Eribor, Libor e quali alternative

    Non importa che stiate valutando le rate dell’auto, un nuovo mutuo, la surroga sul vecchio o il prestito per ristrutturare casa. Quasi certamente avete sentito parlare di Euribor e di Libor.

    Non sono gli unici tassi usati, ma questi due sono fondamentali per la vita finanziaria di milioni di noi, quantomeno perché a questi ci è attaccato il valore e il costo del nostro mutuo (o del nostro prestito).

    Capiamo quindi cosa sono l’Euribor, il Libor e le alternative attualmente sul mercato.

    Cos’è l’Euro Interbank Offer Rate (Euribor)?

    L’Euribor, o Euro Interbank Offer Rate, è un tasso di riferimento costruito a partire dal tasso di interesse medio al quale le banche della zona euro offrono prestiti a breve termine non garantiti sul mercato interbancario. Le scadenze dei prestiti utilizzati per calcolare l’Euribor variano spesso da una settimana a un anno.

    Si tratta del tasso di riferimento con cui le banche si prestano o prendono in prestito le riserve in eccesso su brevi periodi di tempo, da una settimana a 12 mesi. Questi prestiti a breve termine sono spesso strutturati come pronti contro termine (repo) e hanno lo scopo di mantenere la liquidità bancaria e di assicurare che il contante in eccesso sia in grado di generare un rendimento di interessi piuttosto che rimanere inattivo.

    Cosa dice il tasso Euribor?

    L’Euro Interbank Offer Rate (Euribor) si riferisce infatti ad un insieme di otto tassi del mercato monetario corrispondenti a diverse scadenze:

    • i tassi a una settimana
    • due settimane
    • un mese
    • due mesi
    • tre mesi
    • sei mesi
    • nove mesi
    • dodici mesi

    Tali tassi, aggiornati quotidianamente, rappresentano il tasso di interesse medio che le banche dell’area dell’euro si addebitano reciprocamente per i finanziamenti non garantiti.

    I tassi Euribor rappresentano un importante punto di riferimento per una serie di prodotti finanziari denominati in euro, tra cui mutui ipotecari, libretti di risparmio, prestiti per auto e vari titoli derivati. Il ruolo dell’Euribor nella zona euro è analogo a quello del LIBOR in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

    Chi contribuisce al tasso Euribor?

    Ci sono 20 banche del panel che contribuiscono all’Euribor. Si tratta delle istituzioni finanziarie che gestiscono il maggior volume di transazioni sul mercato monetario della zona euro. Dal 2018, queste banche del panel includono:

    • Belfius (Belgio)
    • BNP Paribas (Francia)
    • HSBC Francia
    • Natixis (Francia)
    • Crédit Agricole (Francia)
    • Société Générale (Francia)
    • Deutsche Bank (Germania)
    • DZ Bank (Germania)
    • Banca Nazionale di Grecia
    • Intesa Sanpaolo (Italia)
    • UniCredit (Italia)
    • Banque et Caisse d’Épargne de l’État (Lussemburgo)
    • ING Bank (Paesi Bassi)
    • Caixa Geral De Depósitos (Portogallo)
    • Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Spagna)
    • Banco Santander (Spagna)
    • CECABANCA (Spagna)
    • CaixaBank (Portogallo)
    • Barclays (Gran Bretagna)

    Cos’è il London InterBank Offered Rate (LIBOR)?

    Il London Interbank Offered Rate (LIBOR) è un tasso d’interesse di riferimento al quale le principali banche mondiali si concedono reciprocamente prestiti nel mercato interbancario internazionale per prestiti a breve termine.

    Il LIBOR è un tasso d’interesse di riferimento accettato a livello globale che indica i costi di prestito tra le banche. Il tasso viene calcolato e pubblicato ogni giorno dall’Intercontinental Exchange (ICE).

    Cosa dice il LIBOR

    Il LIBOR è il tasso d’interesse medio al quale le principali banche mondiali prendono in prestito l’una dall’altra. Si basa su cinque valute, tra cui il dollaro statunitense, l’euro, la sterlina britannica, lo yen giapponese e il franco svizzero, e serve sette diverse scadenze:

    • entro una settimana
    • una settimana
    • un mese
    • due mesi
    • tre mesi
    • sei mesi
    • 12 mesi

    La combinazione di cinque valute e sette scadenze porta a un totale di 35 diversi tassi LIBOR calcolati e riportati ogni giorno lavorativo.

    Il tasso più comunemente quotato è il tasso a tre mesi del dollaro statunitense, solitamente indicato come tasso LIBOR corrente.

    Ogni giorno, l’ICE chiede alle principali banche mondiali quanto chiederebbero alle altre banche per i prestiti a breve termine.

    L’associazione estrae le cifre più alte e più basse, quindi calcola la media a partire dalle cifre rimanenti. Questo è noto come la media tagliata. Questo tasso viene pubblicato ogni mattina come tasso giornaliero, quindi non è una cifra statica. Una volta calcolati e finalizzati i tassi per ogni scadenza e valuta, vengono annunciati e pubblicati una volta al giorno alle 11:55 circa, ora di Londra, dall’IBA.

    Il LIBOR è anche la base per i prestiti al consumo nei Paesi di tutto il mondo, quindi ha un impatto sui consumatori tanto quanto sulle istituzioni finanziarie. I tassi d’interesse su vari prodotti di credito come le carte di credito, i prestiti per auto e i mutui a tasso variabile variano in base al tasso interbancario. Questa variazione del tasso contribuisce a determinare la facilità di prestito tra banche e consumatori.

    Ma c’è un lato negativo nell’utilizzo del tasso LIBOR. Anche se la riduzione dei costi di finanziamento può essere interessante per i consumatori, essa influisce anche sui rendimenti di alcuni titoli. Alcuni fondi comuni d’investimento possono essere collegati al LIBOR, per cui i loro rendimenti possono diminuire al variare del LIBOR.

    Come viene calcolato il LIBOR?

    L’ICE Benchmark Administration (IBA) ha costituito un panel designato di banche globali per ogni valuta. Ad esempio, 16 grandi banche, tra cui:

    • Bank of America
    • Barclays
    • Citibank
    • Deutsche Bank
    • JPMorgan Chase
    • UBS

    costituiscono il panel per il LIBOR in dollari USA.

    Solo le banche che hanno un ruolo significativo nel mercato di Londra sono considerate idonee a far parte del panel ICE LIBOR e il processo di selezione si svolge annualmente.

    Dall’aprile 2018 l’IBA ha presentato una nuova proposta per rafforzare la metodologia di calcolo del LIBOR. Ha suggerito l’utilizzo di un metodo standardizzato, basato su transazioni, basato su dati e stratificato, chiamato Waterfall Methodology per la determinazione del LIBOR.

    Il primo livello basato sulle transazioni prevede l’adozione di un prezzo medio ponderato in base al volume (VWAP) di tutte le transazioni ammissibili che una banca del panel può aver assegnato una ponderazione più elevata per le transazioni prenotate più prossime alle 11:00, ora di Londra.

    Il secondo livello basato sulle transazioni prevedeva l’acquisizione di dati derivati da transazioni da parte di una banca del panel se questa non disponeva di un numero sufficiente di transazioni idonee per effettuare una richiesta di livello 1.

    Il terzo livello (esperto di giudizio) entra in gioco quando una banca del panel non effettua una presentazione di livello 1 o di livello 2. Essa presenta il tasso al quale potrebbe finanziarsi alle 11:00, ora di Londra, con riferimento al mercato del finanziamento all’ingrosso non garantito.

    L’IBA calcola il tasso LIBOR utilizzando un approccio di media troncata applicato a tutte le risposte ricevute. La media troncata è un metodo di calcolo della media, che elimina una piccola percentuale specifica dei valori più grandi e più piccoli prima di calcolare la media. Per il LIBOR, i valori nel quartile più alto e in quello più basso vengono eliminati e la media viene eseguita sui numeri rimanenti.

    Usi del LIBOR

    LIBOR è utilizzato in tutto il mondo in un’ampia varietà di prodotti finanziari. Essi includono quanto segue:

    • Prodotti interbancari standard come i forward rate agreement (FRA), interest rate swaps, interest rate futures, opzioni e swaptions, in cui le opzioni forniscono agli acquirenti il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo o un prodotto di tasso d’interesse
    • Prodotti commerciali come certificati di deposito e notes a tasso variabile, mutui ipotecari a tasso variabile e prestiti sindacati, che sono prestiti offerti da un gruppo di finanziatori
    • Prodotti ibridi come i collateralized debt obligations (CDO), i collateralized mortgage obligations (CMO), e un’ampia varietà di note di rateizzazione, callable notes e perpetual notes
    • Prodotti legati al credito al consumo come mutui individuali e prestiti per studenti.

    Il LIBOR viene utilizzato anche come indicatore standard delle aspettative del mercato per i tassi di interesse finalizzati dalle banche centrali. Esso rappresenta i premi di liquidità per vari strumenti negoziati sui mercati monetari, nonché un indicatore dello stato di salute del sistema bancario nel suo complesso. Molti prodotti derivati sono creati, lanciati e negoziati con riferimento al LIBOR, il quale viene utilizzato anche come tasso di riferimento per altri processi standard come la compensazione, il rilevamento dei prezzi e la valutazione dei prodotti.

    La differenza tra Euribor e Libor

    A questo punto dell’articolo dovrebbe già essere molto chiara qual è la differenza tra Euribor e Libor.

    Cioè, le principali:

    • Euribor è solo europeo
    • Libor è mondiale
    • Euribor è legato al tasso applicato da 20 banche
    • Libor è legato al tasso di molte più banche
    • Euribor è solo il tasso in euro
    • Libor è in più valute, quindi viene pubblicato per valuta

    Eliminazione graduale del LIBOR

    Sebbene il LIBOR sia stato utilizzato fin dagli anni ’80, negli ultimi anni sono state avviate riforme normative per riformare i tassi di riferimento e, in ultima analisi, sostituire il LIBOR come tasso debitore interbancario. Si prevede che le autorità di regolamentazione del Regno Unito non richiederanno più alle banche di pubblicare i tassi LIBOR dopo il 2021.

    Il nuovo sistema è stato concepito per sostituire le congetture sui tassi d’interesse predominanti nel LIBOR e per utilizzare invece i tassi di transazione effettivi.

    L’alternativa a Euribor e Libor

    Benché siano due tassi enormi e dagli ampi usi, Euribor e Libor non sono gli unici tassi esistenti nel mondo.

    Equivalenti LIBOR

    Sebbene il LIBOR sia accettato a livello globale, esistono altri tassi d’interesse regionali simili che vengono seguiti in tutto il mondo.

    Ad esempio, l’Europa, come abbiamo visto, ha l’European Interbank Offered Rate (EURIBOR), il Giappone ha il Tokyo Interbank Offered Rate (TIBOR), la Cina ha lo Shanghai Interbank Offered Rate (SHIBOR) e l’India ha il Mumbai Interbank Offered Rate (MIBOR).

    Cosa è il SOFR

    Il tasso di finanziamento garantito overnight (SOFR) sostituirà probabilmente il LIBOR. Il SOFR è anche un tasso d’interesse di riferimento utilizzato per i prestiti denominati in dollari e i contratti derivati. Il SOFR è diverso dal LIBOR in quanto si basa su transazioni effettive osservate sul mercato del Tesoro statunitense, mentre il LIBOR utilizza stime dei tassi di finanziamento.

    Tuttavia, è probabile che il SOFR venga utilizzato negli Stati Uniti, ma in altri paesi stanno valutando l’opportunità di utilizzare la propria versione di un tasso di riferimento per quando il LIBOR verrà gradualmente eliminato.

    Cosa è l’EONIA

    L’Eonia, o Euro Overnight Index Average, è anche un tasso di riferimento giornaliero che esprime la media ponderata dei prestiti interbancari overnight non garantiti nell’Unione Europea e nell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Viene calcolato dalla Banca Centrale Europea (BCE) sulla base dei prestiti concessi da 28 banche del panel.

    La differenza tra Euribor ed Eonia

    L’Eonia è simile all’Euribor come tasso utilizzato nei prestiti interbancari europei. Entrambi i benchmark sono offerti dall’Istituto europeo dei mercati monetari (EMMI). La principale differenza tra l’Eonia e l’Euribor è la scadenza dei prestiti su cui si basano. L’Eonia è un tasso overnight, mentre l’Euribor è in realtà otto diversi tassi basati su prestiti con scadenze che variano da una settimana a 12 mesi.

    Anche le banche del panel che contribuiscono ai tassi sono diverse: solo 20 banche contribuiscono all’Euribor, invece di 28. Infine, l’Euribor è calcolato dalla Global Rate Set Systems Ltd., non dalla BCE.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext è la più grande borsa valori d’Europa e la sesta al mondo. È stata creata originariamente dalle fusioni delle borse di Amsterdam, Parigi e Bruxelles.

    Nel corso degli anni si è fusa con diverse altre borse, in particolare con la Borsa di New York, prima di essere acquisita dalla Borsa Intercontinentale.

    Nel 2014, Euronext è stata scorporata per tornare ad essere un’entità indipendente.

    Euronext ha quindi al proprio interno questi indici:

    • AEX di Amsterdam
    • BEL 20 di Bruxelles
    • CAC 40 di Parigi
    • PSI 20 di Lisbona
    • Euronext 100 blue-chip paneuropeo

    Euronext include inoltre le borse di Irlanda e di Oslo.

    Euronext 100

    All’interno di Euronext esiste quindi un indice che raccoglie le 100 azioni con maggiore capitalizzazione e più attivamente negoziati su Euronext.

    I componenti dell’indice Euronext 100 cambiano trimestralmente e questa è la lista a giugno del 2020.

    AziendaNazione
    ABN AmroOlanda
    AccorFrancia
    AdyenOlanda
    Aegon NVOlanda
    Ageas SABelgio
    Ahold DelhaizeOlanda
    Allied Irish Banks – AIBIrlanda
    Air LiquideFrancia
    Airbus GroupFrancia
    Akzo NobelOlanda
    AlstomFrancia
    AmundiFrancia
    Anheuser Busch InbevBelgio
    ArcelorMittalLussemburgo
    ArkemaFrancia
    ASML HoldingOlanda
    AtosFrancia
    AxaFrancia
    BiomerieuxFrancia
    BNP ParibasFrancia
    BouyguesFrancia
    Bureau VeritaFrancia
    CapgeminiFrancia
    CarrefourFrancia
    CovivioFrancia
    Crédit AgricoleFrancia
    Cement Roadstone Holdings – CRHIrlanda
    DanoneFrancia
    Dassault SystemesFrancia
    EdenredFrancia
    Energias de PortugalPortogallo
    EiffageFrancia
    Electricite de FranceFrancia
    EngieFrancia
    EssilorLuxotticaFrancia
    Etablissementen Franz ColruytBelgio
    Eurofins ScientificFrancia
    GalapagosOlanda
    Galp EnergiaPortogallo
    Groupe Bruxelles Lambert – GBLBelgio
    GecinaFrancia
    GetlinkFrancia
    Groupe SEBFrancia
    HeinekenOlanda
    IcadeFrancia
    ING GroepOlanda
    IpsenFrancia
    J MartinsPortogallo
    KBC BankBelgio
    KeringFrancia
    Kerry GroupIrlanda
    KingspanIrlanda
    KlepierreFrancia
    Koninklijke DSMOlanda
    Koninklijke KPNOlanda
    L’OréalFrancia
    LegrandFrancia
    LVMH Louis VuittonFrancia
    MichelinFrancia
    NatixisFrancia
    NN GroupOlanda
    OrangeFrancia
    OrpeaFrancia
    Pernod RicardFrancia
    PeugeotFrancia
    PhilipsOlanda
    ProximusBelgio
    PublicisFrancia
    RandstadOlanda
    RelxOlanda
    RenaultFrancia
    Royal Dutch ShellOlanda
    RyanairIrlanda
    SafranFrancia
    Saint GobainFrancia
    SanofiFrancia
    Sartorius StedimFrancia
    Schneider ElectricFrancia
    SCORFrancia
    SESFrancia
    Société GénéraleFrancia
    SodexoFrancia
    SolvayBelgio
    STMicroelectronicsFrancia / Italia
    SuezFrancia
    TechnipFMCFrancia
    TeleperformanceFrancia
    ThalesFrancia
    TotalFrancia
    Ubisoft EntertainmentFrancia
    UCBBelgio
    UmicoreBelgio
    UnileverOlanda
    ValeoFrancia
    Veolia EnvironnementFrancia
    VinciFrancia
    VivendiFrancia
    WFD Unibail RodamcoOlanda
    Wolters KluwerOlanda
    WorldlineFrancia
    Lista componenti Euronext 100 a giugno 2020
  • Le banche europee più grandi (con oltre 1 miliardo di capitalizzazione)

    Le banche europee più grandi (con oltre 1 miliardo di capitalizzazione)

    Pochi giorni fa abbiamo parlato del settore finanziario e di cosa valutare per investire negli istituti di credito.

    Abbiamo anche inserito in quell’articolo una lista delle migliori banche italiane, americane ed europee; su quest’ultime però abbiamo considerato l’Europa continentale, quindi includendo anche banche inglesi e svizzere.

    Il problema con la Svizzera e con il Regno Unito nasce quando si decide di acquistare degli asset, ciò poiché bisogna considerare, al di là del rischio insito nello strumento, anche il rischio cambio.

    Per questo motivo, in questo articolo vogliamo fare una lista delle migliori banche europee, concentrandoci in modo particolare su quegli istituti di credito che hanno una capitalizzazione che supera 1 miliardo di euro e che possono essere acquistate in euro.

    Le banche più grandi in Europa

    Pos.Banca (ticket)NazioneCapitalizzazione
    (in miliardi di €)
    1BNP Paribas (EPA:BNP)Francia43,87
    2Banco Santander (BME:SAN)Spagna35,39
    3Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)Italia29,46
    4Nordea Bank Abp (HEL:NDA-FI)Finlandia25,18
    5ING Groep (AMS:INGA)Olanda24,42
    6Crédit Agricole (EPA:ACA)Francia23,31
    7KBC Bank (EBR:KBC)Belgio22,01
    8BBVA (BME:BBVA)Spagna21,02
    9Unicredit (BIT:UCG)Italia18,44
    10Deutsche Bank (ETR:DBK)Germania17,16
    11Société Générale (EPA:GLE)Francia12,22
    12Caixa Bank (BMW:CABK)Spagna11,32
    13Poste Italiane (BIT:PST)Italia10,55
    14Erste Bank (VIE:EBS)Austria9,28
    15Natixis (EPA:KN)Francia7,01
    16Mediobanca (BIT:MB)Italia6,05
    17Raiffeisen Bank (VIE:RBI)Austria5,50
    18Commerzbank (ETR:CBK)Germania4,83
    19Banca Mediolanum (BIT:BMED)Italia4,80
    20Bankinter (BME:BKT)Spagna3,82
    21ABN Amro Bank (AMS:ABN)Olanda3,61
    22UBI Banca (BIT:UBI)Italia3,24
    23Banca Generali (BIT:BGN)Italia3,10
    24Allied Irish Banks (LON:AIBG)Irlanda3,03
    25Bankia (BMW:BKIA)Spagna2,96
    26Banco BPM (BIT:BAMI)Italia2,03
    27Bank of Ireland Group (LON:BIRG)Irlanda1,96
    28Comdirect Bank (ETR:COM)Germania1,92
    29Banco Sabadell (BME:SAB)Spagna1,80
    30Banco Comercial Portugues (ELI:BCP)Portogallo1,69
    31Alpha Bank (FRA:ACBB)Grecia1,32
    32Aareal Bank (ETR:ARL)Germania1,04
    Banche della Comunità Europea con capitalizzazione maggiore a 1 miliardo al 24/06/2020

    Da questa lista si può notare subito una serie di cose.

    Innanzitutto la prima banca tedesca che si ritrova solo alla decima posizione; può far strano considerando che la Germania è unanimemente considerata la locomotiva economica d’Europa. Eppure, se analizziamo il mercato finanziario tedesco, ci accorgiamo subito della presenza delle Landers Bank, cioè istituti di credito molto piccoli che lavorano in un solo (o in pochi) lander (regioni) e che quindi non hanno una grande capitalizzazione.

    Esisterebbe in realtà Deutsche Post, che fa anche servizio bancario, un po’ come la nostra Poste Italiane; ma a differenza del servizio italiano, Deutsche Post è ancora molto legata al business della corrispondenza, soprattutto attraverso DHL, ha quindi poco senso inserirla in questa lista.

    Si denota dalla lista anche la forte presenza di banche francesi tra quelle più grandi. Se prendiamo la lista delle banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione troviamo.

    NazioneNum. BancheTotale Capit.
    Francia379,40
    Spagna367,73
    Italia358,45
    Banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione suddivise per nazione

    Insomma, la Francia concentra poche banche ad alta capitalizzazione; la Germania ha tantissime banche a bassissima capitalizzazione (e ciò le permette di sfuggire spesso ai radar della BCE), posizionando solo Deutsche Bank tra le più grandi; l’Italia ha due grosse banche che hanno condensato capitalizzazione e sulla parte bassa della lista ha una grande presenza con banche di media grandezza; ignoriamo volontariamente la capitalizzazione di Poste Italiane, che supera i 10 miliardi ma che come ben sappiamo non è formata solo dal servizio bancario.

    In Olanda ING vede molto distanziata ABN Amro mentre in tutte le altre nazioni difficilmente si supera una banca con capitalizzazione significativa.

  • Azioni bancarie, cosa sapere per investire sugli istituti di credito

    Azioni bancarie, cosa sapere per investire sugli istituti di credito

    Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.

    Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).

    Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.

    Come fanno soldi le banche

    Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?

    Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.

    Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.

    Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.

    La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.

    Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.

    Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.

    Storia delle azioni delle banche

    Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.

    Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.

    La Grande Depressione

    Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.

    Crisi S&L degli anni ’80

    Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.

    Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.

    Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.

    Crisi finanziaria del 2008

    Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.

    Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.

    La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.

    Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?

    In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.

    Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.

    In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.

    A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.

    In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.

    Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.

    Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.

    Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.

    Le banche più grandi in Italia

    Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.

    BancaCapitalizzazione
    (in miliardi di €)
    Intesa Sanpaolo29,52
    Unicredit18,44
    Poste Italiane10,96
    Mediobanca6,37
    Banca Mediolanum4,76
    Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione

    Top 10 banche in Europa

    Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.

    BancaCapitalizzazione
    (in miliardi di €)
    Nazione
    HSBC87,22Gran Bretagna
    BNP Paribas44,76Francia
    Banco Santander36,33Spagna
    Lloyds Banking25,49Gran Bretagna
    ING Groep25,05Olanda
    Credit Agricole23,76Francia
    Credit Suisse Group23,43Svizzera
    Barclays22,85Gran Bretagna
    Deutsche Bank17,08Germania
    The Royal Bank of Scotland Group16,5Gran Bretagna
    Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale

    Le grandi banche americane

    Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.

    BancaCapitalizzazione
    (in miliardi di $)
    JP Morgan268,64
    Bank of America193,58
    Wells Fargo100,65
    Citigroup98,4
    Morgan Stanley66,81
    The Goldman Sachs Group62,46
    U.S. Bancorp51,77
    The Bank of New York Mellon30,48
    Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione

    Come calcolare i rapporti di redditività per una banca

    Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.

    Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:

    1. Return on Equity (ROE)
    2. Return on Assets (ROA)
    3. Margine di interesse netto (NIM)
    4. Rapporto di efficienza
    MetricaBenckmark
    Return on Equity (ROE)Almeno 6%
    Return on Assets (ROA)Almeno 0,5%
    Margine di interesse netto (NIM)Almeno 1%
    Rapporto di efficienzaAl massimo 60%
    Parametri per la valutazione di una banca

    Rendimento del capitale proprio

    Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.

    Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.

    ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100

    Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.

    In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.

    Return on Assets (ROA)

    Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)

    Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100

    Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.

    Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.

    Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.

    Margine di interesse netto

    Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.

    Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100

    Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.

    In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.

    Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).

    Rapporto di efficienza

    Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.

    Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100

    Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.

    Come valutare il rischio di una banca

    Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.

    Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:

    1. Rapporto di non-performing loan (NPL)
    2. Copertura dei crediti inesigibili
    3. Oneri netti (Sottufficiali)

    Tasso non-performing loan (NPL)

    Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.

    Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.

    Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100

    Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.

    Copertura dei crediti in sofferenza

    Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.

    Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza

    Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.

    Oneri netti

    Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.

    Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100

    Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).

    Valorizzare le azioni di una banca

    Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).

    Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.

    Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.

    Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.

    L’ascesa di fintech

    Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.

    Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.

    Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.

    È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.

    È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.

    Dividendi

    I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.

    È un buon momento per acquistare azioni bancarie?

    Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.

    Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.

    A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.

  • Cosa è l’Euro Stoxx 50

    Cosa è l’Euro Stoxx 50

    L’indice EUROSTOXX 50 (talvolta chiamato Dow Jones EUROSTOXX 50) è l’indice Blue-chip leader in Europa per l’Eurozona e fornisce una rappresentazione dei leader nell’Eurozona.

    Contiene aziende leader nei loro settori e contiene 50 azioni di 11 paesi dell’Eurozona: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

    Ulteriori derivati sono i seguenti indici di singoli paesi: L’EUROSTOXX 50 Subindex Francia, l’EUROSTOXX 50 Subindex Italia e l’EUROSTOXX 50 Subindex Spagna, composti da componenti provenienti rispettivamente da Francia, Italia e Spagna.

    Dove hai sentito parlare dell’indice EUROSTOXX 50?

    Se sei un investitore, potresti essere stato informato della creazione dell’indice EUROSTOXX 50 nel 1998 e del suo successivo ruolo nel valutare il sentiment del mercato azionario all’interno dell’Eurozona. Il vostro consulente finanziario potrebbe avervi suggerito un investimento nell’indice EUROSTOXX 50 come un buon modo per ottenere un’esposizione alle grandi imprese nell’area della moneta unica.

    Cosa dovete sapere sull’Indice EUROSTOXX 50

    L’Indice EUROSTOXX 50 è stato progettato da STOXX, un fornitore di indici di proprietà del Gruppo Deutsche Börse, ed è l’equivalente europeo dell’Indice Dow Jones 30. È l’indice leader delle 50 maggiori aziende blue-chip con sede in 12 paesi della zona euro.

    L’EUROSTOXX 50 dichiara che il suo obiettivo è quello di presentare l’80% di ogni gruppo industriale in ogni mercato, e di conseguenza l’80% dei titoli d’investimento di ogni mercato. I trader e le aziende internazionali possono negoziare e acquistare azioni attraverso stock option, contratti a termine e ETF (exchange-traded funds).

    A differenza dell’analogo indice statunitense compilato da Dow Jones, l’indice EUROSTOXX 50 limita l’adesione alle società dei paesi che hanno adottato la moneta unica, l’euro. Ciò significa che nell’indice non ci sono società britanniche.

    L’EUROSTOXX 50 è concesso in licenza alle società di servizi finanziari per l’utilizzo nella costruzione di prodotti che tracciano l’indice e viene utilizzato dai gestori di fondi come benchmark per valutare la loro performance. Tra le società presenti nell’indice figurano aziende leader come:

    • Deutsche Bank
    • BMW
    • Adidas
    • Volkswagen
    • Vivendi
    • Intesa San Paolo
    • Santander
    • Orange
    • ENI
    • Enel
    • Danone
    • Axa

    A gennaio del 2020 i top 10 componenti dell’EUROSTOXX 50 comprendevano:

    • Total SA
    • SAP SE
    • ASML Holding NV
    • LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SE
    • Linde PLC
    • Sanofi SA
    • Siemens AG
    • Allianz SE
    • Airbus SE
    • Unilever NV

    Come vengono scelte le aziende per EUROSTOXX 50?

    L’Indice EUROSTOXX 50 rappresenta le aziende blue-chip di 12 paesi della zona euro con il più alto valore di mercato per azione. Le società “blue-chip” sono semplicemente società che sono finanziariamente stabili e che ottengono continuamente buoni risultati sul mercato azionario, portando di solito rendimenti elevati agli investitori che hanno acquistato le loro azioni.

    La composizione dell’indice varia a seconda dell’aumento e del calo dei valori delle società. Le modifiche vengono tipicamente apportate all’indice EUROSTOXX 50 quando un’azienda non è più una rappresentazione accurata dell’economia a causa di un periodo di significativo disagio finanziario, o per rappresentare meglio l’economia dopo che si è verificato un significativo cambiamento nel suo complesso.

    Come viene calcolato?

    L’Indice EUROSTOXX 50 è il cosiddetto indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più elevati hanno un peso maggiore nell’indice. I 40 titoli più preziosi della lista di selezione sono automaticamente inclusi nell’EUROSTOXX 50, tra cui Allianz, Daimler e Siemens. Le società rimanenti, che riempiranno la lista a capacità, cambiano di anno in anno, per riflettere quanto sia desiderabile investire in virtù del loro valore di mercato.

    I calcoli per questi indici utilizzano la formula di Laspeyres, che misura le variazioni di prezzo rispetto a un peso base fisso di quantità.

    I calcoli per i valori delle azioni vengono effettuati ogni 15 secondi tra le 09.00 CET e le 18.00 CET per le varianti Euro e Dollaro USA di qualsiasi tipo di rendimento. Le varianti in sterline britanniche sono disponibili solo come calcoli di fine giornata (18.00 CET).

    Cosa determina il prezzo di EUROSTOXX 50?

    In termini semplici, il prezzo delle società della zona euro quotate sull’indice EUROSTOXX è ciò che controlla il prezzo. Poiché molte delle società quotate sono francesi e tedesche, la volatilità dell’economia di questi paesi influenzerà l’Indice EUROSTOXX. Poiché l’indice è composto da 50 società, il prezzo di una di queste società probabilmente non influenzerà l’indice in modo significativo, poiché le variazioni dei prezzi delle altre società si equilibreranno con esso e si livelleranno. Tuttavia, una seria azione dei prezzi in tutti i paesi europei farà muovere questo indice, e anche le recessioni economiche lo influenzeranno.

    Da quando l’indice EUROSTOXX 50 è stato fondato nel 1998, c’è stata l’opportunità di vedere come se la cava in tempi di crisi, quanto è volatile e cosa lo colpisce in particolare. Dal 2008 è evidente che in tempi di crisi nell’Eurozona, l’Indice EUROSTOXX 50 ha rispecchiato questa volatilità.

    Come si investe in EUROSTOXX 50?

    Il modo più semplice per investire nell’EUROSTOXX 50 è tramite gli ETF. Gli ETF possono essere acquistati e venduti come normali azioni sul mercato azionario, il che li rende diversi dai fondi comuni d’investimento. Di solito hanno anche tassi di commissione molto bassi o nulli, il che li rende più accessibili al commercio rispetto ai fondi indicizzati o ai fondi comuni d’investimento. I due ETF EUROSTOXX 50 più popolari sono SPDR EUROSTOXX 50 ETF e iShares EUROSTOXX 50 ETF.

    Molti trader e investitori acquistano e vendono sulla base dell’EUROSTOXX 50 in quanto il mercato considera questo indice come una presentazione generale della salute economica dell’Europa.

    Perché EUROSTOXX 50 è utile agli investitori?

    L’indice EUROSTOXX 50 è stato introdotto come un comodo strumento di benchmarking della performance delle 50 maggiori società della zona euro quotate in borsa. In questo modo, gli investitori sanno quale sia il capitale di mercato delle aziende giorno per giorno, aiutandoli a decidere su quali siano le aziende più fruttuose in cui investire.

    Tutti i componenti dell’€Stoxx 50

    A questo punto non ci rimane che elencare tutti i 50 titoli azionari facenti parte dello STOXX 50 Europa.

    AzionePaeseSettore
    Adidas
    ETR: ADS
    DEAbbigliamento
    Adyen
    AMS: ADYEN
    NLBeni industriali
    Ahold Delhaize
    AMS: AD
    NLPersonal Care
    Air Liquide
    EPA: AI
    FRChimica
    Airbus
    EPA: AIR
    FRBeni industriali
    Allianz
    ETR: ALV
    DEAssicurazione
    Anheuser-Busch InBev
    EBR: ABI
    BEFood & Beverage
    ASML Holding
    AMS: ASML
    NLTechnology
    AXA
    EPA: CS
    FRAssicurazione
    BASF
    ETR: BAS
    DEChimica
    Bayer
    ETR: BAYN
    DESalute
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    ESBanca
    Banco Santander
    BME: SAN
    ESBanca
    BMW
    ETR: BMW
    DEAutomobili
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FRBanca
    CRH
    LON: CRH
    IECostruzioni e materiali
    Danone
    EPA: BN
    FRFood & Beverage
    Deutsche Boerse
    ETR: DB1
    DEFinanziario
    Deutsche Post
    ETR: DPW
    DELogistica
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    DETelecomunicazioni
    ENEL
    BIT: ENEL
    ITUtility
    ENI
    BIT: ENI
    ITEnergia
    EssilorLuxottica
    EPA: EL
    FRSalute
    Flutter Entertainment
    LON: FLTR
    IEViaggi
    Hermes International
    EPA: RMS
    FRLusso
    Iberdrola
    BME: IBE
    ESUtility
    Industria de Diseno Textil
    BME: ITX
    ESAbbigliamento
    Infineon Tech
    ETR: IFX
    DETechnology
    ING
    AMS: INGA
    NLBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ITBanca
    Kering
    EPA: KER
    FRLusso
    Kone
    HEL: KNEBV
    FIBeni industriali
    L’Oreal
    EPA: OR
    FRBeauty
    Linde
    ETR: LIN
    DEChimica
    LVMH Moet Hennessy
    EPA: MC
    FRLusso
    Mercedes-Benz Group
    FRA: MBG
    DEAutomobili
    Muenchener Rueck
    ETR: MUV2
    DEAssicurazione
    Pernod Ricard
    EPA: RI
    FRFood & Beverage
    Philips
    AMS: PHIA
    NLSalute
    Prosus
    AMS: PRX
    NLTechnology
    Safran
    EPA: SAF
    FRBeni industriali
    Sanofi
    EPA: SAN
    FRSalute
    SAP
    ETR: SAP
    DETechnology
    Schneider Electric
    EPA: SU
    FRBeni industriali
    Siemens
    ETR: SIE
    DEBeni industriali
    Stellantis
    BIT: STLA
    ITAutomobili
    Total Energies
    EPA: TTE
    FREnergia
    Vinci
    EPA: DG
    FRCostruzioni e materiali
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    DEAutomobili
    Vonovia
    ETR: VNA
    DEReal Estate