Azione: Adidas (ETR:ADS)

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Logo Adidas

Adidas (ADS) è un gruppo di aziende che progetta, produce e vende calzature, abbigliamento e attrezzature sportive. Il suo staff globale comprende più di 60.000 dipendenti. Attraverso una catena di negozi e negozi online, il gruppo Adidas commercializza i suoi prodotti con i seguenti marchi: Adidas, Reebok (calzature, abbigliamento e hardware); e Five Ten (calzature outdoor).

Il business plan strategico dell’azienda si basa su tre elementi chiave: la velocità (veloce nel soddisfare le esigenze dei consumatori e veloce nel prendere decisioni interne); le città (ha individuato sei città chiave in cui vuole aumentare la propria quota di mercato); e l’open source (Adidas vuole essere il primo marchio sportivo che invita atleti, consumatori e partner a far parte dei suoi marchi).

Tra i maggiori concorrenti di Adidas ci sono Nike, Puma, Converse e Asics.

Chi sono le persone chiave di Adidas?

Il danese Kasper Rorsted è amministratore delegato di Adidas AG dall’ottobre 2016. In precedenza era stato CEO di Henkel AG. Tra le altre figure di spicco di Adidas vi sono anche altre figure di spicco: Roland Auschel, Membro del Comitato Esecutivo responsabile delle vendite globali; Eric Liedtke, Membro del Comitato Esecutivo responsabile dei marchi globali; e Harm Ohlmeyer, Membro del Comitato Esecutivo responsabile delle finanze.

Qual è la storia moderna di Adidas?

La storia di Adidas risale al 1924, quando Adi Dassler registrò la Gebrüder Dassler Schuhfabrik e intraprese una crociata per fornire agli atleti un equipaggiamento di alta qualità. Dopo la morte di Adi nel 1978, suo figlio Horst ha rilevato l’azienda e l’ha gestita fino alla sua morte nel 1987.

L’azienda subì una perdita record e quasi un fallimento nel 1992, ma seguì una svolta di successo e nel 1995 Adidas divenne pubblica. All’inizio degli anni 2000 l’azienda introdusse un nuovo segmento di stile di vita incentrato sull’abbigliamento streetwear di ispirazione sportiva. E nel 2006 Adidas ha acquisito Reebok, in un momento storico.

Nel 2011 è seguita l’acquisizione dello specialista dell’outdoor Five Ten.

Quali sono gli ultimi sviluppi in Adidas?

Nel 2017, nell’ambito di una strategia volta a focalizzare le proprie competenze chiave nel settore delle calzature e dell’abbigliamento, Adidas ha ceduto il marchio di hockey CCM e i marchi di golf TaylorMade, Adams Golf e Ashworth.

L’anno è stato un anno forte per l’azienda, le cui aree strategiche di crescita (Nord America, Greater China e Digital Commerce) sono state i principali driver di performance.

Il prezzo del titolo Adidas ha registrato un forte aumento negli ultimi anni, passando da 56 euro nel gennaio 2015 a 150 euro nel settembre 2016 e a oltre 200 euro nell’aprile 2018 e con il picco a 316 a gennaio 2020, prima dell’esplosione della crisi dovuta al Covid-19.

Dove opera Adidas?

Adidas ha sede a Herzogenaurach, nello stato tedesco della Baviera. L’azienda ha anche importanti hub ad Amsterdam (Paesi Bassi), Portland e Boston (USA), Hong Kong e Shanghai (Cina) e Panama. In totale, Adidas è presente in circa 160 paesi in tutto il mondo.

Dove viene commercializzata Adidas?

Le azioni Adidas sono quotate alla Borsa di Francoforte e dal 1998 fanno parte dell’indice DAX-30.

  • Azioni da comprare e tenere per sempre

    Azioni da comprare e tenere per sempre

    Nel nostro sito è già presente una sezione nella quale indichiamo le operazioni che effettuiamo sui nostri portafogli, il nostro stile è quello da cassettista, cioè acquistare un’azione, decidere un take profit e uno stop lose e mantenere in portafoglio i titoli fino al raggiungimento di un livello.

    I take e gli stop vengono aggiornati periodicamente, soprattutto in presenza di nuove trimestrali delle aziende.

    Per decidere quali aziende acquistare e quali vendere, abbiamo un calcolo che parte da 67 indicatori differenti e ci restituiscono un numero sintetico sul valore dell’azienda stessa. Lo stesso meccanismo ci indica anche, partendo dai fondamentali, quale potrebbe essere il miglior take profit; lo stop lose, invece, lo posizioniamo manualmente, a una distanza che varia tra il 20 e il 35%.

    Non vogliamo assolutamente consigliare l’acquisto di tali azioni, ma nella pagina suddetta c’è il nostro portafoglio di azioni che valgono qualcosa per noi. Ovviamente ogni lettore dovrà avere la propria idea e seguire il proprio calcolo. Noi cerchiamo di aiutare in ciò.

    Quali azioni comprare?

    Grazie a tale sistema, negli ultimi mesi, abbiamo chiuso un paio di operazioni come:

    • Adidas: entrati a 207,40 € e usciti a 290,90 € con un guadagno del 40,26% lordo
    • Hasbro: entrati a 62,53 $ e usciti a 96,76 $ con un guadagno lordo del 54,74%

    Non è ovviamente un portafoglio molto movimentato e non lo vogliamo lo sia. In questo momento abbiamo all’interno circa 42 azioni e solo 4 di queste, dal momento in cui le abbiamo comprate, sono in negativo, con il rendimento peggiore che ci sta facendo perdere solo il 4%. Tutte le restanti 38 azioni sono in positivo, con alcune che superano il rendimento teorico del 240% (Carnival al momento in cui scriviamo).

    Si tratta di un portafoglio di azioni da comprare e tenere per un lungo tempo.

    Le migliori azioni da avere

    Ma le azioni da tenere per sempre, spesso, non coincidono con le azioni migliori nel portafoglio. Per esempio, il calcolo di cui abbiamo parlato poco fa, ci segnala che le migliori aziende, tra le circa 500 che monitoriamo, sono nell’ordine:

    1. BPER Banca
    2. Unipol Gruppo
    3. BNP Paribas
    4. UnipolSai Assicurazioni
    5. Berkshire Hathaway
    6. Vertex Pharmaceuticals
    7. Credit Agricole
    8. Orange
    9. Munich Re
    10. Buzzi Unicem

    Vedremo tra un po’ le azioni da tenere per sempre, ma vi anticipiamo già che questa lista è parzialmente differente rispetto a quella delle azioni da tenere per anni.

    Quali azioni tenere per sempre?

    Come già detto, il portafoglio in sé e per sé è già impostato in modo da immaginare dei lunghi tempi all’interno dello strumento, ciò perché sono azioni che hanno ottimi fondamentali e che, prevediamo, continueranno a rendere bene nei mesi / anni a venire.

    Ci sono alcune aziende su cui abbiamo un orizzonte temporale più basso, come per esempio Mastercard, su cui siamo entrati a 298,53 $ e, considerando il prezzo attuale a 372 $, abbiamo un guadagno teorico del 24,61% che è molto vicino al prezzo di 421 $, punto in cui usciremo (ci manca quindi solo il 13% e speriamo di riuscirci nel prossimo trimestre).

    Però ci sono anche azioni da cui difficilmente usciremo per almeno i prossimi 5 anni. Teoricamente ci sono anche aziende su cui il prezzo obiettivo è così alto che continueremo a incassare cedole e probabilmente non ne usciremo mai.

    Ecco una breve lista delle azioni da tenere per sempre:

    • Netflix
    • ENI
    • Alphabet
    • Intesa San Paolo
    • Stellantis
    • Berkshire Hathaway
    • Vertex
    • Intuitive Surgical
    • Unipol Gruppo
    • Walt Disney

    Successivamente capiremo, per ognuna di queste, il perché pensiamo di tenerle per lunghissimo tempo. Come possiamo facilmente notare la lista delle azioni migliori non è la medesima delle azioni da tenere per un lungo periodo, ciò è dato da vari fattori e li analizzeremo nel dettaglio più avanti.

    Il metodo Warren Buffett

    Quello che cerchiamo di ricalcare, con questa strategia, è il metodo Warren Buffett, cioè comprare aziende dai forti fondamentali e che distribuiscono dividendi, reinvestire quest’ultimi e continuare a far crescere il portafoglio.

    Ciò non significa necessariamente non vendere, anzi, quando un’azione ha corso tanto e i fondamentali non la sostengono più è correttissimo venderla.

    Capita soventemente anche di alienare solo una quota di azioni su un titolo (vendendone per esempio il 50%) per girare il portafoglio e prendere posizione su un altro titolo che è sottostimato.

    Come dice Buffett:

    Le opportunità arrivano raramente. Quando piove oro, metti fuori un secchio, non un ditale.

    Warren Buffett

    Analisi delle azioni da tenere per sempre

    Ora, dopo aver spiegato come funziona il nostro algoritmo e aver visto le azioni migliori e quelle da tenere per sempre, andiamo ad analizzare singolarmente le azioni da tenere per un lungo periodo.

    Queste che seguono sono azioni da cui non usciremo, probabilmente, per i prossimi 5 anni (almeno).

    Netflix (NASDAQ: NFLX)

    Capitalizzazione: 221,5 miliardi di $
    P/E: 60,49
    Prezzo attuale: 499,52 $
    Target Price attuale: 615,06 $
    Nostro ingresso: 497,51 $
    Nostro Target Price: 3.975 $
    Nostro Stop Lose: 310,94 $

    Partiamo con un tecnologico, facente parte dei FAANG, cioè la società che ha inaugurato la stagione dello streaming tv flat. Lo abbiamo visto negli ultimi anni, lo streaming TV sta sostituendo la visione classica della stessa. In futuro possiamo immaginare come si guarderà la TV solo per programmi di attualità ed eventi live, mentre tutto ciò che sarà on-demand (film, serie tv, ecc) passerà da servizi di streaming.

    In questa panoramica Netflix è ben posizionata, si tratta a tutti gli effetti della TV del futuro. Subisce la concorrenza della sola Amazon con Prime Video, che però pare molto in ritardo.

    La capitalizzazione di mercato attuale è di 221 miliardi di dollari, un decimo di quella di Apple, un settimo di quella di Alphabet; certo, rispetto a queste due ha ancora molto da dimostrare, ma Netflix è in rampa di lancio e lo si denota anche dalla fiducia che gli danno gli investitori, con un P/E oltre 60, rispetto ad Apple e Alphabet che si aggirano intorno a 35/40.

    I mercati da raggiungere sono ancora molti e anche dove è già presente, come in Italia, ancora ci sono grandi fette di mercato da colpire. In questo momento l’utente tipo di Netflix è nella fascia 25/45 medio/alto spendente ma, come già visto per Facebook in passato, il mercato dei boomer (50/70 anni) è ancora da esplorare. Inoltre ci sono anche grosse differenze in base alle regioni nelle stesse nazioni: per esempio, in Italia la penetrazione al nord è molto più ampia rispetto a quella del centro/sud.

    In Netflix la nostra operazione è partita qualche mese fa, quando siamo entrati a 497,51 $, il prezzo ha sfiorato i 600 $ e ora si aggira di nuovo intorno al nostro prezzo di ingresso. Si tratta di una buona occasione di ingresso o di aumento del volume di azioni. Reputiamo che la capitalizzazione di mercato sia ancora molto bassa e pensiamo che il valore possa fortemente aumentare, soprattutto perché i prezzi di listino di Netflix sono ancora relativamente bassi per l’offerta che ha. Infine c’è un nuovo spiraglio possibile, già percorso da Amazon e su cui Netflix potrebbe fare dei ragionamenti: gli eventi live come la trasmissione delle gare di calcio; Amazon ha acquisito la licenza per poter trasmettere delle gare per il prossimo trimestre e non è detto che Netflix non possa seguire a ruota libera, inaugurando a tutti gli effetti un nuovo mercato. In tale circostanza il marketCap di Netflix è vermanete molto basso a oggi.

    ENI (BIT: ENI)

    Capitalizzazione: 37,25 miliardi di €
    P/E: –
    Prezzo attuale: 10,30 €
    Target Price attuale: 18,06 €
    Nostro ingresso: 6,67 €
    Nostro Target Price: 23,62 $
    Nostro Stop Lose: 4,82 $

    Veniamo quindi a un’azione italiana: ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi fondato da Enrico Mattei. Storicamente ENI è sempre stata un’azione da cassettista, ciò grazie agli ottimi dividendi che ha sempre distribuito: non era insolito ricevere il 7/8% lordo di dividend yield.

    La crisi del petrolio degli ultimi 3/4 anni ha un po’ modificato le carte in tavola, facendo crollare il prezzo delle azioni e facendo abbattere il dividendo distribuito. Allo stesso tempo ENI è stata in grado di ripulire i costi, abbattendo il prezzo limite del barile dal quale fare utili. Infatti nel 2014 a ENI, per fare utili, serviva un prezzo al barile di 90 dollari; nel 2016 ne bastavano 55 e negli ultimi anni si è ancora abbassato.

    Oggi il brent prezza a circa 65 dollari al barile e quindi ENI è nelle condizioni di poter fare utili. Ciò rappresenta un’uscita da un tunnel che è durato svariati anni. Inoltre le previsioni per il futuro, sul prezzo al barile, sono in netto aumento, con le options sui future a 100$ che vengono comprati come biglietti delle lotterie.

    Forse c’è una fiammata dei prezzi e un po’ di speculazione alla base, ma una cosa rimane certa: da più punti si sta parlando di inflazione in netta crescita, ne abbiamo parlato anche noi qualche tempo fa, e questo porterà i prezzi delle materie prime ad alzarsi. Un aumento dei prezzi del petrolio sarebbe oro per il titolo ENI. Quindi a questi prezzi c’è un’ottima opportunità di acquisto.

    Dall’altro canto c’è l’evoluzione green in atto e il petrolio, tra 10/20 anni, varrà molto meno di ciò che vale oggi. In tal senso l’operazione di trasformazione di ENI è già iniziata da anni, soprattutto con gli investimenti in GNL, inoltre gli oltre 200 miliardi di euro del piano PNRR dati dal Next Generation UE, sono linfa vitale per l’azienda di Stato, che ne approfitterà per continuare con l’evoluzione.

    Il nostro portafoglio è esposto verso ENI, con il prezzo di ingresso a 6,67 euro, realizzato durante il crollo per la pandemia da Corona Virus. Stiamo già realizzando un guadagno teorico del 54% ma non siamo intenzionati a realizzare. La nostra visione riporta i prezzi dell’azione fino a 23,62 euro e questa è sostenuta dalla distribuzione dei dividendi che, nei prossimi anni, dovrebbero continuare ad aumentare. Insomma, ENI è un’azione che probabilmente non taglieremo mai dal nostro portafoglio.

    Alphabet (NASDAQ: GOOGL)

    Capitalizzazione: 1.580 miliardi di $
    P/E: 30,19
    Prezzo attuale: 2.337 $
    Target Price attuale: 2.405 $
    Nostro ingresso: 1.430,50 $
    Nostro Target Price: 4.723 $
    Nostro Stop Lose: 857,13 $

    Torniamo su un tecnologico e torniamo nel mercato degli Stati Uniti d’America. Alphabet è la capogruppo di Google e YouTube, oltre che di Nest e di un’altra serie di piccoli progetti. Come si vede anche dalla capitalizzazione di mercato, si tratta di un colosso del mercato tech.

    Benché nel nostro portafoglio sia assente solo Amazon, per gli investimenti a lungho periodo, tra i veri colossi dell’Information Technology, abbiamo scelto Alphabet anziché Facebook, Apple, Amazon e Microsoft. Il motivo è molto semplice: Google è posizionata sulle nuove tecnologie, ha un’ottima infrastruttura cloud, fa utili con servizi semplici (come Google Maps, Google for Business e Google Analytics) ed è il big player dell’advertising oltre ad avere il sistema operativo più diffuso su mobile (Android). Rispetto ad Amazon non ha i costi fisici di distribuzione di prodotti, rispetto a Microsoft ha una visione più ampia, rispetto ad Apple ha molta più varietà e rispetto a Facebook ha molti più brevetti… insomma, è in assoluto l’azienda più completa del gruppo.

    Inoltre, dando un occhio ai fondamentali, è anche l’azienda meglio posizionata e che sta crescendo di più, nonostante non sia una start-up. Poco debito, utili in costante crescita, investimenti calibrati in ricerca e sviluppo e sbaglia pochi colpi.

    Benché sia il secondo player, alle spalle di AWS di Amazon, con il cloud ha ancora molta strada da percorrere e YouTube ancora dovrà evolvere per portare maggiori introiti. Google Home e, in generale, la platea di strumenti Nest, hanno ancora ampie fette di mercato da raggiungere e, inoltre, con Stadia è entrata pesantemente sul mercato del games.

    Alphabet è presente nel nostro portafoglio da qualche mese oramai, siamo entrati a 1.430 e considerando il prezzo attuale a 2.337$ abbiamo già un guadagno teorico del 63%. Non abbiamo nessuna intenzione di vendere però, perché pensiamo che il prezzo delle azioni, nei prossimi anni, subiranno ancora rialzi. La nostra visione porta il prezzo di Alphabet fino a 4.723 $, anche se ci vorranno anni per arrivarci.

    Chi ancora non è dentro potrà ancora approfittare del prezzo attuale che, secondo il nostro algoritmo, è ancora relativamente basso in rapporto ai fondamentali dell’azienda. Certo, forse un anno fa il prezzo era decisamente migliore…

    Intesa San Paolo (BIT: ISP)

    Capitalizzazione: 45,86 miliardi di €
    P/E: 20,10
    Prezzo attuale: 2,36 €
    Target Price attuale: 2,58 €
    Nostro ingresso: 1,40 €
    Nostro Target Price: 3,78 €
    Nostro Stop Lose: 0,82 €

    Torniamo in Italia e guardiamo il miglior titolo del settore bancario, in particolare concentriamoci sulla terza banca più grande in Europa. Intesa San Paolo fino a pochi anni fa era la seconda banca italiana, alle spalle di Unicredit, negli ultimi anni una buona gestione da parte di Corrado Passera prima e Carlo Messina poi l’hanno portata a essere leader incontrastata di mercato. Ciò è stato migliorato nell’ultimo anno grazie all’operazione che le ha permesso di scalare UBI Banca.

    I fondamentali dell’azienda sono ottimi, con poco debito, un buon patrimonio netto e dei bilanci che di volta in volta continuano a stupire. L’unico neo, se vogliamo, è la poca internazionalizzazione dell’istituto, a differenza di Unicredit che, invece, è il più internazionale tra gli istituti italiani.

    Dalla sua ha una remunerazione degli azionisti continua e sempre in salita; eccezion fatta per il 2020, quando la BCE, a causa del Covid, ha bloccato la distribuzione dei dividendi, Intesa ha sempre saputo regalare gioie agli azionisti. Dividendi che comunque Intesa ha messo in cassaforte, pronta a distribuire non appena la BCE gli darà l’autorizzazione.

    L’ultima trimestrale (la 1Q2021) pubblicata pochi giorni fa, conferma che la banca è in continua scalata e difficilmente si fermerà.

    Il nostro portafoglio ha il titolo oramai da anni, con vari ingressi abbiamo mediato il prezzo medio di carico, siamo riusciti ad approfittare dell’occasione regalataci dal crollo causa Covid e oggi abbiamo un PMC di 1,40. Siamo posizionati benissimo soprattutto se consideriamo il prezzo attuale a 2,36.

    La nostra visione dice che il prezzo di Intesa, visti i fondamentali, è ancora basso e che un’uscita possibile, stando a questi dati, potrà arrivare solo a 3,78 euro. C’è da dire che la distribuzione dei dividendi continua ad agire sul prezzo tenendo bassi gli exploit, quindi difficilmente l’azione raggiungerà quel prezzo, ciò ci va benissimo poiché guardando la politica di dividendi dell’azienda e il nostro PMC riusciremo a ripagarci l’investimento entro pochi anni, tutto ciò che arriverà successivamente sarà certamente un guadagno.

    Infine, nell’ottica di cavalcare l’inflazione che sta per abbattersi sulle nostre teste, i titoli finanziari sono una delle migliori scelte, questo giustifica ancora di più il nostro investimento in ISP.

    Stellantis (BIT: STLA)

    Capitalizzazione: 47 miliardi di €
    P/E: –
    Prezzo attuale: 15,00 €
    Target Price attuale: 19,72 €
    Nostro ingresso: 6,64 €
    Nostro Target Price: 41,71 €
    Nostro Stop Lose: 5,21 €

    Come per Intesa San Paolo, anche per Stellantis abbiamo nel tempo mediato il prezzo, essendo posizionati oramai da anni (all’incirca dal momento in cui Sergio Marchionne annunciava l’azzeramento del debito) su quella che fu FCA e che ora è Stellantis, grazie alla fusione con Peugeot.

    Metà del nostro prezzo di ingresso è già stato ripagato dalla distribuzione, ordinaria e straordinaria, dovute alla fusione con PSA. Quindi il nostro investimento, al di là del prezzo attuale, è già stato vincente. Se aggiungiamo che oggi scambia a 15 euro, con un guadagno teorico del 126% al quale vanno aggiunti i dividendi ricevuti negli ultimi 2/3 anni allora possiamo dire che anche Stellantis fallisse, noi comunque ne saremmo usciti vincitori.

    Ma Stellantis ha una visione ben lontana dal fallimento e il nostro algoritmo ci dice che il prezzo è ancora fortemente sottovalutato. Stessa view paiono averla gli analisti che danno un prezzo obiettivo per Stellantis con un premio del 31,5% rispetto ai prezzi attuali.

    Carlos Taveres, attuale CEO di Stellantis, ha già dimostrato, prima con Peugeot e poi con Opel, di riuscire a risanare situazioni complesse e di essere in grado di avere un occhio lungo sul futuro, per questo motivo pensiamo che Stellantis non possa fare altro che salire nei prossimi mesi/anni. Inoltre l’attenzione per gli analisti e i dividendi distribuiti sono un ottimo incentivo.

    Come già accennato, abbiamo un prezzo medio di carico di 6,64 euro e un target a 41,71 euro, forse un po’ alto ma per il semplice motivo che venderemo Stellantis proprio se non ha più senso tenerla in portafoglio.

    Berkshire Hathaway (NYSE: BRK.B)

    Capitalizzazione: 661 miliardi di $
    P/E: 6,60
    Prezzo attuale: 290 $ / 435.000 $
    Target Price attuale: 443.000 $
    Nostro ingresso: 262,69 $
    Nostro Target Price: 538 $
    Nostro Stop Lose: 118,02 $

    Potevamo seguire il metodo Warren Buffett senza possedere e ammirare l’azione da lui posseduta? Certo che no…

    Ecco, chi non conosce Berkshire Hathaway deve sapere che le azioni originali sono quelli di classe A, su cui Buffett non ha mai voluto effettuare split, nemmeno in presenza di problemi tecnici da parte del Nasdaq, da qualche anno però sono state quotate anche le azioni di classe B, non tanto perché Buffett volesse offrire le proprie azioni a chiunque, ma per evitare che player potessero realizzare split non ufficiali e guadagnare alle spalle dell’oracolo di Omah.

    Da ciò nasce la doppia valutazione di Berkshire Hathaway:

    • Classe A: attualmente quota a 435 mila dollari ad azione e ha in circolazione 580 mila azioni
    • Classe B: attualmente quota a 290$ e ha in circolazione circa 1.250 milioni di azioni

    Naturalmente con il nostro portafoglio non ci possiamo permettere il lusso di acquistare solo un’azione di classe A di Berkshire Hathaway e non differenziare su altre azioni, quindi abbiamo optato per le classe B, decisamente più alla portata.

    Il motivo dell’acquisto e del perché in questa lista di azioni da tenere per sempre è chiaro: ci ispiriamo alla sua metodologia e quindi pensiamo che i risultati ottenuti fin qua siano stratosferici: negli ultimi 20 anni ha una resa percentuale del proprio portafoglio del 20% medio annuo. In pratica, se iniziate oggi con 10 mila euro investiti, con questa resa, tra 20 anni avreste 383 mila euro. Bel risultato no!? Beh, questa è la resa degli ultimi anni, ma Berkshire Hathaway è attiva dagli anni ’60…

    Il nostro ingresso in questa azione è relativamente recente, effettuato ad aprile del 2021, con prezzo di ingresso di 262,69 $, grazie alla buona trimestrale pubblicata a inizio maggio siamo già a un guadagno teorico del 10%, ma siamo assolutamente certi che questa azione avrà ancora tanto fiato per correre.

    Vertex Pharmaceuticals (NASDAQ: VRTX)

    Capitalizzazione: 55 miliardi di $
    P/E: 20,28
    Prezzo attuale: 213 $
    Target Price attuale: 285,09 $
    Nostro ingresso: 221,32 $
    Nostro Target Price: 592 $
    Nostro Stop Lose: 125,13 $

    Per differenziare il nostro portafoglio portiamo in esame un titolo azionario del settore salute, nel dettaglio evitiamo qualsiasi azione legata ai vaccini, che potrebbero essere un boomerang e invece mettiamo in portafoglio un’azione che sviluppa medicinali principalmente per malattie rare.

    Vertex non solo sviluppa normali farmaci, ma è addentrata nel mercato delle biotecnologiche, quindi con ottime prospettive per il futuro. Ha vari preparati allo stadio 2 e 3 di test e presto potrebbe presentarsi sul mercato con novità molto importanti.

    Il nostro algoritmo ce la segnala come una delle più promettenti del panorama medico, con ottimi fondamentali e buona capacità di crescita. Siamo entrati in questa azione circa un anno fa a 227 $, poi abbiamo mediato qualche tempo dopo con prezzi un po’ più bassi e il nostro prezzo medio di carico è attualmente a 221,32 $. Allo stato attuale stiamo perdendo il 3,75%, quindi siamo ancora in un buon punto di ingresso per chi volesse affacciarsi su questo titolo.

    Come sempre abbiamo un nostro prezzo obiettivo (592 $) decisamente più alto rispetto al target medio che gli assegnano gli analisti oggi (285,09 $). Per noi è un’azione che nei prossimi mesi regalerà grandi soddisfazioni, quindi è un’azione che visto il basso debito, il continuo sviluppo grazie all’area ricerca e le buone prospettive dei medicinali che si trovano all’ultima fase di sviluppo, potrebbe rapidamente crescere. Ciò gli viene riconosciuto anche dagli analisti, che non sono così spinti come lo siamo noi, ma comunque riconoscono un possibile premio del 29%.

    Intuitive Surgical (NASDAQ: ISRG)

    Capitalizzazione: 99,8 miliardi di $
    P/E: 86,86
    Prezzo attuale: 842 $
    Target Price attuale: 871,13 $
    Nostro ingresso: 759,50 $
    Nostro Target Price: 2.812 $
    Nostro Stop Lose: 455,60 $

    Rimaniamo nel settore sanitario ma spostiamoci dai farmaci alla tecnologia. Intuitive Surgical è un’azienda americana che produce il da Vinci un sistema di assistenza chirurgica. In pratica grazie al da Vinci di Intuitive è possibile realizzare, da parte di chirurghi, operazioni molto complesse e che richiedono la precisione al millimetro.

    Negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di questa tecnologia, Intuitive Surgical è cresciuta in modo continuo, nell’ultimo anno, con le cliniche impegnate sul Covid e molto meno su operazioni procrastinabili, le vendite di nuovi sistemi sono un po’ rallentate. Ora, con l’uscita dall’emergenza pandemia, ci si aspetta un buon ritorno per Intuitive, con l’installazione di sistemi di assistenza che costano vari milioni di dollari.

    In questo campo Intuitive Surgical ha praticamente il monopolio e all’orizzonte non si notano concorrenti degni di nota, quindi, tra nuove installazione e manutenzione di sistemi installati, che hanno cicli di vita decennali, non ci sono nubi all’orizzonte di questa società.

    Il nostro algoritmo la piazza molto bene, grazie ai buoni fondamentali, anche se i risultati dell’ultimo anno hanno un po’ abbassato il rating facendola scivolare fuori dalle aziende migliori.

    Il nostro ingresso risale a circa un anno fa, quando entrammo nell’azione con un prezzo di 759,50 $, il quale ci sta facendo guadagnare un teorico 11%. Il nostro prezzo obiettivo è molto lontano e siamo tranquilli che l’assenza di concorrenza e l’essenzialità delle operazioni ci permetteranno di raggiungerlo tra qualche anno.

    Unipol Gruppo (BIT: UNI)

    Capitalizzazione: 3,46 miliardi di €
    P/E: 4,88
    Prezzo attuale: 4,8 €
    Target Price attuale: 4,89 €
    Nostro ingresso: 4,34 €
    Nostro Target Price: 13,17 €
    Nostro Stop Lose: 2,60 €

    Tornando a casa nostra, degna di nota è il Gruppo Unipol, il quale ha al proprio interno partecipazioni in UnipolSai e in BPER Banca, tutti e 3 i titoli facenti parte del gruppo dei migliori secondo il nostro algoritmo. Il nostro ingresso in questa azione risale a febbraio del 2021, quando abbiamo comprato per 4,34 €, il che ci garantisce già un gain teorico del 10,37%; anche per Unipol nessuna intenzione di cedere azioni poiché all’orizzonte ci sono ottime prospettive.

    Oltre al fatto che il gruppo assicurativo/bancario ha fondamentali perfetti, con un patrimonio netto (7,6 miliardi) che supera la capitalizzazione (3,46 miliardi), quindi è certamente sottostimato, soprattutto se consideriamo che il debito è assolutamente sostenibile in rapporto ai ricavi e agli utili.

    Inoltre, guardando un po’ più in là, la banca partecipata (BPER Banca) è in un gioco di strategie che la porterà certamente ad andare in sposa a qualche altra banca (probabilmente Banco BPM), così da creare il vero terzo polo del Paese. Posizione di vantaggio per il gruppo Unipol, che a quel punto potrebbe far entrare il polo assicurativo UnipolSai all’interno di un player di tutto rispetto.

    Da non dimenticare infine la continua distribuzione di dividendi, con Yield che difficilmente scende sotto il 5%.

    Walt Disney (NYSE: DIS)

    Capitalizzazione: 330 miliardi di $
    P/E: –
    Prezzo attuale: 181,8 $
    Target Price attuale: 209,42 $
    Nostro ingresso: 133,26 $
    Nostro Target Price: 362 $
    Nostro Stop Lose: 82 $

    Eccoci qui arrivati all’ultimo della lista di azioni da comprare e tenere per sempre (o quasi). Walt Disney è un colosso dell’intrattenimento e benché nell’ultimo anno i suoi parchi divertimento abbiano avuto qualche problema a causa del Corona Virus, nuove revenue stream stanno crescendo facendo sì che la Disney diventi a tutti gli effetti un colosso differenziato nell’intrattenimento per grandi e piccini.

    Ci riferiamo in modo particolare alla piattaforma Disney+, in grado di diventare, in breve tempo, la tv di riferimento per i bimbi. Ciò che Netflix è per gli adulti Disney+ lo è per i bimbi. Ma non solo… perché Disney+ ha ambizione di essere anche qualcosa in più, non a caso l’ultimo film che ha vinto gli Oscar 2021 (Nomadland) è distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures e si trova solo su Disney+.

    Casa di produzione, marchi di proprietà, licenze da riscuotere per ogni uso di un proprio personaggio, streaming tv e parchi divertimento… Walt Disney Company è in assoluto una delle migliori aziende dell’intrattenimento e ciò si denota dai fondamentali, con bilanci sempre migliori, trimestre dopo trimestre.

    Ciò gli viene riconosciuto dagli analisti, che infatti hanno un premio del 15,5% sui prezzi attuali e glielo riconosciamo anche noi che, in ottica cassettista, ci libereremmo del titolo solo se raggiungesse velocemente i 362 $. Altrimenti continuiamo a goderci i dividendi e a osservare il verde del risultato che in questo momento segna +36,4%.

    I titoli migliori che non avremo per sempre

    Dopo aver terminato la carrellata dei titoli azionari da tenere per sempre, non possiamo non tornare su quelli che sono i titoli migliori, secondo il nostro algoritmo, ma che noi non terremo per sempre, anzi, ci aspettiamo che nei prossimi mesi raggiungano il nostro target price e quindi verranno ceduti.

    Ricapitoliamo la lista per evitare che dobbiate tornare in cima all’articolo:

    1. BPER Banca
    2. Unipol Gruppo
    3. BNP Paribas
    4. UnipolSai Assicurazioni
    5. Berkshire Hathaway
    6. Vertex Pharmaceuticals
    7. Credit Agricole
    8. Orange
    9. Munich Re
    10. Buzzi Unicem

    Questi sono i titoli migliori secondo il nostro algoritmo. Di questi, abbiamo visto, come quelli che terremo per sempre sono: Unipol Gruppo, Berkshire Hathaway e Vertex Pharmaceuticals. Ne rimangono quindi sette, che reputiamo molto interessanti (e infatti li abbiamo acquistati) ma altrettanto velocemente (arco temporale massimo di 12 mesi) li venderemo.

    BPER Banca e UnipolSai

    Partiamo dai primi 2, con BPER che secondo il nostro algoritmo è in assoluto l’azienda più sottovalutata tra le 500 circa che analizziamo. Ovviamente l’abbiamo acquistata e abbiamo un target price abbastanza alla portata, soprattutto perché pensiamo che le voci di fusione tra BPER e BPM faranno sì che presto la banca emiliana vada in rally e arrivi a livelli ben più alti di quanto visto fino a ora.

    Discorso simile per UnipolSai, certamente la miglior assicurazione che abbiamo in lista, seguita a poca distanza da Axa, ma che terremo poco in portafoglio.

    Entrambi i titoli, inoltre, sono nella galassia di Unipol Gruppo, candidato a rimanere per sempre nel nostro portafoglio, quindi mantenere la capogruppo e 2 società satellite sarebbe un po’ tanto. Nell’ottica di diversificazione, quindi, approfittiamo dei prezzi bassi di UnipolSai e di BPER ma terremo sul lungo periodo solo Unipol Gruppo.

    BNP Paribas e Credit Agricole

    Discorso parzialmente simile per BNP Paribas e Credit Agricole: i titoli si trovano nel nostro portafoglio ma l’orizzonte temporale per la cessione è a 12 mesi. Non perché non crediamo nelle banche francesi, ma per il semplice motivo che preferiamo avere la miglior banca italiana, quindi Intesa San Paolo, e per una questione di differenziazione del portafoglio un assicurativo e un bancario ci bastavano.

    Intesa ha più prospettive di crescita rispetto a BNP, forse uguali a Credit Agricole, che continua a fare acquisizione, come l’ultima in Italia: il Creval.

    Stiamo comunque parlando di 3 tra le banche migliori in Europa, con BNP che occupa stabilmente il primo posto in termini di capitalizzazione.

    Orange

    Per fondamentali meriterebbe di stare a piena regola tra i titoli azionari da tenere per sempre, la questione è che il mercato degli ISP è in continuo movimento e l’azienda leader di oggi potrebbe non esserlo più tra un paio d’anni (per esempi vedere cosa è successo in Italia con l’arrivo di Iliad).

    In questo momento approfittiamo della segnalazione del nostro algoritmo e cerchiamo nel giro di pochi mesi di ricavarne il più possibile; non è detto che non questa azione non ci faccia compagnia per qualche anno, ma certamente la sua presenza nel nostro portafoglio sarà attenzionata continuamente, per capire se i fondamentali saranno ancora stabili.

    Munich Re

    Munich Re è un titolo tedesco assicurativo, escluso dalla lista dei “per sempre” per il semplice motivo che il nostro algoritmo ci segnala come migliore Unipol.

    Certo è che con questi fondamentali farà una bella presenza nel nostro portafoglio e i generosi dividendi che stacca sono particolarmente preziosi. Ci accompagnerà per un po’ di tempo.

    Buzzi Unicem

    Il decimo miglior titolo segnalatoci dal nostro algoritmo è un industriale italiano che lavora molto all’estero e in particolare negli Stati Uniti. Buzzi Unicem rientra in questa particolare classifica dei migliori, oltre che per gli ottimi fondamentali, perché i nuovi piani di sviluppo varati in America e in Europa, puntano moltissimo sullo sviluppo edile e cantieristico, con ottimi ritorno in vista per Buzzi Unicem.

    Non è un titolo da “per sempre” perché vive di fiammate e benché in questo momento si trovi nel momento di gloria tra qualche anno potrebbe non essere più tra i migliori. Nel mentre ce lo godiamo nel nostro portafoglio e attendiamo i ritorni, per i prossimi 2/3 anni, dati dai piani emergenziali made in USA e in Europa.

  • Le 50 aziende più grandi in Germania

    Le 50 aziende più grandi in Germania

    Continuiamo con la nostra panoramica per mettere in evidenza le aziende più grandi per ogni singola nazione e, dopo aver trattato le più grandi aziende francesi e le più grandi aziende spagnole, eccoci davanti alle più grandi aziende quotate in Germania.

    Il paniere di riferimento è il DAX30, che include, appunto, le 30 aziende più meritevoli di terra teutonica. Ma le prime 30 della nostra lista non corrispondono precisamente con le componenti del DAX, per il semplice motivo che la capitalizzazione di mercato non è l’unico fattore per essere promosso nel DAX.

    Eccole quindi, le 50 aziende quotate più grandi della Germania, ordinate per capitalizzazione di mercato, espressa in dollari così da uniformare tutti i mercati (Svizzera, Regno Unito, Europa e America).

    Aziende più grandi in Germania

    Azienda / AzioneCapitalizzazione
    (in milioni di $)
    Settore / Core Business
    Sap
    ETR: SAP
    $ 165.677Tech
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    $ 147.537Costruttore veicoli
    Siemens
    ETR: SIE
    $ 133.443Beni di consumo
    Allianz
    ETR: ALV
    $ 107.262Assicurativo
    Daimler
    ETR: DAI
    $ 95.298Costruttore veicoli
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    $ 91.297Telecomunicazioni
    Merck Kgaa
    ETR: MRK
    $ 76.438Farmaceutici
    BASF
    ETR: BAS
    $ 74.115Prodotti Chimici
    Deutsche Post
    ETR: DPW
    $ 72.814Logistica
    BMW
    ETR: BMW
    $ 65.128Costruttore veicoli
    Siemens Healthineers
    ETR: SHL
    $ 64.142Tecnologia Medica
    Bayer
    ETR: BAYN
    $ 63.604Farmaceutici
    Adidas
    ETR: ADS
    $ 60.260Calzature e accessori
    Infineon Technologies
    ETR: IFX
    $ 52.517Semiconduttori
    Henkel
    ETR: HEN3
    $ 45.874Casalinghi
    Münchener Rückversicherungs
    ETR: MUV2
    $ 40.557Assicurativo
    Delivery Hero
    ETR: DHER
    $ 39.543Servizi Internet
    Vonovia
    ETR: VNA
    $ 37.195Costruttore immobili residenziali
    Sartorius Aktiengesellschaft
    ETR: SRT
    $ 35.951Sistemi diagnostici
    Porsche Automobil Holding
    ETR: PAH3
    $ 32.264Costruttore veicoli
    Hapag-Lloyd Aktiengesellschaft
    ETR: HLAG
    $ 31.989Logistica
    Deutsche Börse
    ETR: DB1
    $ 31.636Borse / Scambio valori
    E.On
    ETR: EOAN
    $ 31.447Energetici
    Deutsche Bank
    ETR: DBK
    $ 28.803Banche
    Fresenius Se
    ETR: FRE
    $ 27.418Ospedali
    Continental
    ETR: CON
    $ 27.101Accessori per veicoli
    Zalando
    ETR: ZAL
    $ 26.351Abbigliamento e accessori
    Enbw Energie Baden-Württemberg
    ETR: EBK
    $ 26.326Energetici
    Rwe
    ETR: RWE
    $ 25.656Energetici
    Beiersdorf Aktiengesellschaft
    ETR: BEI
    $ 25.620Prodotti personali
    Siemens Energy
    ETR: ENR
    $ 23.777Energia rinnovabile
    Fresenius Medical Care
    ETR: FME
    $ 23.309Servizi medici
    Hannover Rück
    ETR: HNR1
    $ 22.312Assicurativo
    Knorr-Bremse Aktiengesellschaft
    ETR: KBX
    $ 19.779Macchinari/Veicoli pesanti
    Deutsche Wohnen
    ETR: DWNI
    $ 18.609Costruttore immobili residenziali
    Heidelbergcement
    ETR: HEI
    $ 18.192Materiali da costruzione
    Symrise
    ETR: SY1
    $ 17.496Prodotti Chimici
    Evonik Industries
    ETR: EVK
    $ 16.324Prodotti Chimici
    Vantage Towers
    ETR: VTWR
    $ 15.801Telecomunicazioni
    Puma
    ETR: PUM
    $ 15.784Calzature
    Carl Zeiss Meditec
    ETR: AFX
    $ 15.767Tecnologia Medica
    Hellofresh
    ETR: HFG
    $ 14.406Supermercati
    Traton
    ETR: 8TRA
    $ 14.279Autobus
    Brenntag
    ETR: BNR
    $ 13.880Prodotti Chimici
    Mtu Aero Engines
    ETR: MTX
    $ 13.452Parti di Aerei
    Uniper
    ETR: UN01
    $ 13.356Energetici
    Kion Group
    ETR: KGX
    $ 13.079Macchinari/Veicoli pesanti
    Covestro
    ETR: 1COV
    $ 12.645Plastica
    Auto1 Group
    ETR: AG1
    $ 11.811Rivenditori privati
    Aziende più grandi in Germania

    Ovviamente, essendo classificate per capitalizzazione, potrebbe succedere che qualcuna di queste aziende possa uscire da questa lista nei prossimi mesi, per lasciare spazio a qualcun’altra. Le capitalizzazioni si riferiscono al valore di borsa del 3 maggio 2021.

    Struttura della borsa tedesca

    La borsa tedesca, gestita da Deutsche Börse Ag, è un reticolo di mercati finanziari, composti da:

    • Berliner Börse
    • Börse Düsseldorf
    • Hamburg Stock Exchange
    • Börse München
    • Börse Stuttgart
    • Frankfurt Stock Exchange

    I titoli azionari sono per la maggiore in quest’ultima piazza, cioè nella borsa di Francoforte, la quale, a sua volta, si divide in due segmenti:

    1. Xetra: il mercato di riferimento per azioni e fondi
    2. Börse Frankfurt: la piazza principale per investitori privati

  • Azioni della Moda, come investire nel mercato dell’abbigliamento

    Azioni della Moda, come investire nel mercato dell’abbigliamento

    Che ci sia una crisi economica mondiale o che sia un momento d’oro per l’economia, una cosa certamente non cambierà mai: dovremo vestirci. Quindi, a meno che il naturismo non prenda piede improvvisamente (dubitiamo), allora le aziende che producono e vendono capi d’abbigliamento avranno comunque del futuro.

    Certo, ci sono casi e casi, con alcuni brand che rappresentano mode pronte a terminare, ma ci sono anche brand che vivono da secoli senza alcun particolare problema.

    Ovviamente la compravendita di abbigliamento è sempre esistita, ma come la conosciamo adesso ha avuto origine da un’intuizione di Charles Frederick Worth, che ha avuto l’idea di cucire il proprio brand sui suoi abiti. Da allora i brand hanno avuto sempre più spazio e, benché il modo di venderli sia cambiato nel tempo, i capi d’abbigliamento hanno sempre rappresentato una base solida dell’economia mondiale.

    Appare quindi chiaro che qualsiasi portafoglio ben bilanciato debba avere al proprio interno qualche azione di questo settore.

    Le aziende della Moda in Borsa

    Con queste idee ben chiare in mente, andiamo quindi a tracciare una lista, più completa possibile, delle aziende del settore Moda.

    AzioneSettoreSede
    Adidas
    ETR: ADS
    SportGermania
    Aeffe
    BIT: AEF
    LussoItalia
    Asics
    TYO: 7936
    SportGiappone
    BasicNet
    BIT: BAN
    CalzatureItalia
    Brunello Cucinelli
    BIT: BC
    LussoItalia
    Burberry
    LON: BRBY
    LussoRegno Unito
    Capri Holdings
    NYSE: CPRI
    LussoUSA
    Canada Goose
    TSE: GOOS
    InvernaleCanada
    Carter’s
    NYSE: CRI
    BimboUSA
    Christian Dior
    EPA: CDI
    LussoFrancia
    Columbia Sportswear
    NASDAQ: COLM
    SportUSA
    CSP International Fashion
    BIT: CSP
    IntimoItalia
    EssilorLuxottica
    EPA: EL
    OcchialiFrancia
    Foot Locker
    NYSE: FL
    SportUSA
    GAP
    NYSE: GPS
    Casual / UrbanUSA
    Geox
    BIT: GEO
    CalzatureItalia
    H&M
    STO: HM-B
    Casual / UrbanSvezia
    Hermès
    EPA: RMS
    LussoFrancia
    Hugo Boss
    ETR: BOSS
    CasualGermania
    Inditex
    BME: ITX
    Casual / UrbanSpagna
    Kering
    EPA: KER
    LussoFrancia
    JD Sports Fashion
    LON: JD
    SportRegno Unito
    Levi Strauss
    NYSE: LEVI
    CasualUSA
    Lululemon Athletica
    NASDAQ: LULU
    SportUSA
    LVMH
    EPA: MC
    LussoFrancia
    Moncler
    BIT: MONC
    CasualItalia
    Monnalisa
    BIT: MNL
    BimboItalia
    Next
    LON: NXT
    CasualRegno Unito
    Nike
    NYSE: NKE
    SportUSA
    OVS
    BIT: OVS
    CasualItalia
    Prada
    HKG: 1913
    LussoItalia
    Puma
    ETR: PUM
    SportGermania
    PVH
    NYSE: PVH
    CasualUSA
    Ralph Lauren
    NYSE: RL
    CasualUSA
    Safilo Group
    BIT: SFL
    OcchialiItalia
    Salvatore Ferragamo
    BIT: SFER
    LussoItalia
    Skechers
    NYSE: SKX
    SportUSA
    Stitch Fix
    NASDAQ: SFIX
    Casual / UrbanUSA
    Tapestry
    NYSE: TPR
    LussoUSA
    The Children’s Place
    NASDAQ: PLCE
    BimboUSA
    TJX Companies
    NYSE: TJX
    UrbanUSA
    Tod’s
    BIT: TOD
    CalzatureItalia
    Under Armour
    NYSE: UAA
    SportUSA
    VF Corporation
    NYSE: VFC
    Casual / UrbanUSA
    Vince Holding
    NYSE: VNCE
    LussoUSA
    Aziende della Moda quotate in borsa

    Vendita dell’abbigliamento

    Come praticamente qualsiasi altra industria, in questo momento anche l’abbigliamento è alle prese con una rivoluzione tecnologica senza precedenti. Non si tratta solo di digital, poiché la trasformazione dei canali di vendita sta portando alla conseguente chiusura degli store fisici.

    Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di vari portali E-Commerce in grado di trasformare le vendite e adattarsi perfettamente alle richieste dell’utenza. Siti Web che hanno stravolto il modo in cui i consumatori guardano ai brand; qualche esempio? ASOS, Zalando e YNAP.

  • Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Una crisi economica o una semplice recessione ha impatti differenti sulle aziende in base al core business delle stesse. Infatti, in periodi di crisi, ci sono aziende che subiscono il crollo economico, mentre altre aziende, per la loro natura, non ne risentono. Di base questo è il concetto di ciclicità delle azioni.

    Proprio la crisi dovuta alla pandemia del corona virus ci sta facendo ben vedere quali siano le aziende più vulnerabili.

    Cos’è un titolo ciclico?

    Un titolo ciclico (un’azione o qualsiasi tipo di strumento) è un’entità che segue il ciclo economico, quindi tende a essere rialzista in fasi di espansione economica e tende a essere ribassista in fasi di recessioni.

    Il trend rialzista o ribassista ovviamente non è dato dalle performance finanziarie fini a sé stesse ma per il fatto che il business della società, in periodi di crisi economica, subisce l’andamento generale. Allo stesso tempo, in fase di espansione queste aziende avranno molti più clienti.

    Esempi di industrie e settori ciclici

    Di base la maggior parte delle industrie comunemente conosciute sono cicliche, quindi fare una lista esaustiva è praticamente impossibile. Giusto come esempio, però, possiamo elencarne qualcuna che subisce a pieno la ciclicità dell’economia:

    • Compagnie aeree: in tempi difficili i viaggi non strettamente necessari sono la prima cosa che aziende e individui tendono a tagliare. Quando l’economia prospera, invece, si tende a viaggiare di più, soprattutto per piacere
    • Hotel e Turismo: un settore che è speculare rispetto alle compagnie aeree, con i clienti che non viaggiano c’è meno bisogno di hotel
    • Ristoranti: non lo inseriamo nel capitolo turismo poiché la maggior parte di essi si rivolgono a clienti di prossimità, quindi non turisti. In una fase di crisi economica, così come per i beni discrezionali, i clienti tendono a mangiare più spesso a casa e meno al ristorante
    • Beni discrezionali: è vero che il lusso top non conosce crisi, ma è altrettanto vero che esistono un’infinità di brand che non si rivolgono solo a top spender
    • Automobili: non c’è nulla di meglio dell’incertezza per bloccare le grandi spese; in fasi complesse le persone tendono ad accumulare denaro piuttosto che spenderlo (facendo aggravare la crisi), le automobili sono tra le prime vittime: perché cambiarla se la vecchia ancora può fare un anno?
    • Tecnologia: gran parte dei titoli tecnologici, soprattutto quelli legati all’hardware sono ciclici. Se escludiamo i portali Web, che viene usata a prescindere dalle fasi economiche, la maggior parte dei titoli tecnologici sono ciclici. Si può rimandare il rinnovo del parco PC per un’azienda? Si può aspettare per acquistare l’ultimo iPhone o un nuovo iPad?
    • Banche: in crisi i tassi di interesse tendono a crollare, facendo diminuire i margini di interesse per gli istituti bancari, inoltre meno persone si impegnano finanziariamente in mutui e prestiti e, se ciò non bastasse, l’aumento di fallimenti e di difficoltà porterà tanti crediti in sofferenza.
    • Industriali: abbiamo già detto che in tempi difficili le persone contraggono le spese e ciò è un disastro per le aziende dell’industria pesante e delle materie prime, che vedono contrarre la domanda di produzione.

    Esempio di industrie e settori non ciclici

    I titoli difensivi appartengono invece a società che non subiscono i cambiamenti di tendenza nell’economia. Si tratta di aziende che navigano senza particolari variazioni sia in momenti di recessione che in momenti di espansione.

    Un classico esempio sono i produttori e i rivenditori di prodotti non discrezionali: i supermercati, i produttori alimentari, la salute; cioè tutte quelle aziende di cui c’è bisogno sia quando si è in recessione che quando si è in espansione.

    Un ulteriore esempio sono le utilities, poiché, qualsiasi sia la situazione economica, le persone hanno necessità di elettricità e di spostamenti. Questo paragrafo è generale e ovviamente non riferito alla crisi dovuta da Covid, la quale è leggermente differente rispetto a una crisi per un ciclo economico classico.

    Esempi di azioni cicliche e difensive

    Giusto per dare un’idea concreta, citiamo solo alcune aziende che possono rientrare nella categoria di ciclicità o difensivi.

    Azioni cicliche

    • Intesa Sanpaolo
    • Apple
    • Stellantis
    • Lufthansa
    • Intel
    • Netflix

    Azioni difensive

    • Enel
    • ENI
    • Carrefour
    • Amazon
    • Coca Cola
    • Nestlé

    Ovviamente, come abbiamo avuto modo di dire più volte, la ciclicità o meno dipendono dalla natura della crisi economica, come abbiamo per esempio visto la crisi da Covid ha un po’ sovvertito queste idee, con Netflix che anziché essere ciclico è diventato un titolo difensivo, poiché il lockdown ha spinto maggiori abbonamenti.

    Nessuna di queste aziende elencate, ma in generale nessuna impresa, è totalmente ciclica o totalmente difensiva, anche perché serve comunque capacità di adattamento alla nuova situazione e alle circostanze.

    Comunque, in linea generale, giusto per farsi l’idea, questi sono titoli che tendenzialmente sono ciclici o difensivi.

    Quando acquistare titoli ciclici?

    Avessimo una sfera di cristallo la risposta sarebbe semplice: i titoli ciclici vanno acquistati alla fine della crisi, quando il mercato sta ripartendo, e vanno vendute quando una crisi sta iniziando.

    Come al solito, un investitore non è uno stratega ma semplicemente un soggetto che cerca di portare vantaggio verso il portafoglio. Per farlo la strada migliore è quella di mixare questi titoli, così che al calo di un’azione corrisponda l’aumento di un’altra.

    Lista completa di azioni cicliche

    Dopo aver visto un breve esempio delle azioni cicliche, proviamo a fare una lista completa, così come segnalata dalla comunità finanziaria. Questa lista corrisponde alle 50 azioni cicliche più grandi in termini di capitalizzazione sui mercati americani ed europei (compresa Svizzera e UK).

    AzioneIndustriaNazione
    Adidas
    (ETR:ADS)
    ModaGermania
    Apple
    (NASDAQ:AAPL)
    HardwareUSA
    Aptiv – Delphi Automotive
    (NYSE:APTV)
    Auto PartsIrlanda
    AutoZone
    (NYSE:AZO)
    Auto PartsUSA
    Bayerische Motoren Werke
    (ETR:BMW)
    AutomobilisticaGermania
    Capri Holdings
    (NYSE:CPRI)
    ModaUSA
    Carnival
    (NYSE:CCL)
    TurismoUSA
    Christian Dior
    (EPA:CDI)
    Moda / LussoFrancia
    Compagnie Financiere Richemont
    (SWX:CFR)
    GioielliSvizzera
    Continental
    (ETR:CON)
    Auto PartsGermania
    Daimler Truck Holding
    (FRA:DTG)
    Mezzi pesantiGermania
    Ferrari
    (BIT:RACE)
    Auto / LussoItalia
    Ford Motor
    (NYSE:F)
    AutomobilisticaUSA
    General Motors
    (NYSE:GM)
    AutomobilisticaUSA
    Genuine Parts
    (NYSE:GPC)
    Auto PartsUSA
    Hasbro
    (NASDAQ:HAS)
    GamesUSA
    Hella KGaA
    (FRA:HLE)
    Auto PartsGermania
    Hermes International
    (EPA:RMS)
    Lusso / ModaFrancia
    Hunter Douglas
    (AMS:HDG)
    ArredamentoOlanda
    Illinois Tool Works
    (NYSE:ITW)
    RetailUSA
    Levi Strauss
    (NYSE:LEVI)
    ModaUSA
    LKQ Corporation
    (NASDAQ:LKQ)
    Auto PartsUSA
    Lucid Group
    (NASDAQ:LCID)
    AutomobilisticaUSA
    Lufthansa
    (ETR:LHA)
    ViaggiGermania
    LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    (EPA:MC)
    Lusso / ModaFrancia
    Mattel
    (NASDAQ:MAT)
    GamesUSA
    Melrose Industries
    (LON:MRO)
    IngegneriaRegno Unito
    Mercedes-Benz Group
    (ETR:MBG)
    AutomobilisticaGermania
    Michelin
    (EPA:ML)
    Auto PartsFrancia
    Mohawk Industries
    (NYSE:MHK)
    ArredamentoUSA
    Moncler
    (BIT:MONC)
    ModaItalia
    Nike
    (NYSE:NKE)
    ModaUSA
    O’Reilly Automotive
    (NASDAQ:ORLY)
    Auto PartsUSA
    Oshkosh Corporation
    (NYSE:OSK)
    Mezzi pesantiUSA
    Paccar
    (NASDAQ:PCAR)
    Mezzi pesantiUSA
    Peloton Interactive
    (NASDAQ:PTON)
    SportUSA
    Pool Corporation
    (NASDAQ:POOL)
    Tempo liberoUSA
    Porsche Automobil Holding
    (ETR:PAH3)
    AutomobilisticaGermania
    Puma
    (ETR:PUM)
    ModaGermania
    Renault
    (EPA:RNO)
    AutomobilisticaFrancia
    Rivian Automotive
    (NASDAQ:RIVN)
    AutomobilisticaUSA
    SEB
    (EPA:SK)
    ElettrodomesticiFrancia
    Snap-on
    (NYSE:SNA)
    Mezzi industrialiUSA
    Somfy
    (EPA:SO)
    Mezzi industrialiFrancia
    Stellantis
    (BIT:STLA)
    AutomobilisticaOlanda
    Stanley Black & Decker
    (NYSE:SWK)
    Mezzi industrialiUSA
    Swatch Group
    (SWX:UHR)
    Lusso / ModaSvizzera
    Traton
    (FRA:8TRA)
    Mezzi pesantiGermania
    V.F. Corporation
    (NYSE:VFC)
    ModaUSA
    Volkswagen
    (ETR:VOW3)
    AutomobilisticaGermania
    Whirlpool
    (NYSE:WHR)
    ElettrodomesticiUSA
    Lista azioni cicliche
  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

    Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.

    I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.

    A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:

    • Partito Libertario: Jo Jorgensen
    • Partito Verde: Howie Hawkins
    • Partito della Costituzione: Don Blankenship
    • Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
    • Partito proibizionista: Phil Collins
    • Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
    • Pane e Rose: Jerome Segal
    • Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
    • Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
    • Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
    • Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)

    Come seguire le elezioni americane

    Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.

    Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.

    Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.

    Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.

    Le idee economiche di Biden e di Trump

    Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.

    Idee economiche Trump

    L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.

    Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.

    Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.

    Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.

    Idee economiche Biden

    Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.

    Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.

    Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.

    In caso di vittoria di Donald Trump

    Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.

    Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.

    Settore energia con Trump

    In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.

    In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.

    Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.

    Settore automobilistico con Trump

    Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.

    Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.

    Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.

    Comparto lusso con Trump

    Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.

    Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.

    In caso di vittoria di Joe Biden

    Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.

    Comparto energetico con Biden

    La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.

    Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.

    A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.

    Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.

    Comparto auto con Biden

    Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.

    Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.

    Ci sarebbe spazio anche per quella Volkswagen che recentemente ha messo sul piatto 60 miliardi per la trasformazione green della propria linea.

    Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.

    Settore del lusso con Biden

    Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.

    Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.

    Chi non ha influenze dalle elezioni americane?

    Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.

    Settore edile

    Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.

    Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.

    Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.

    Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.

    Comparto farmaceutico

    L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.

    Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.

    Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.

    Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.

    Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.

    Settore bancario e finanziario

    Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.

    C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.

    Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.

    Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.

    Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.

    Comparto Tech

    Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.

    Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.

    Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.

  • Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.

    Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.

    Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.

    Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.

    Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.

    Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.

    Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:

    • Lipton
    • Algida
    • Bertolli
    • Calvé
    • Knor
    • Cif
    • Coccolino
    • Svelto
    • Dove

    Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.

    Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.

    Da dove nasce la protesta?

    La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.

    A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.

    La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.

    La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.

    Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits

    Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.

    Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:

    Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni

    Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook

    Oppure la divisione americana di Honda che dice:

    Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo

    Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook

    Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:

    • Unilever
    • Coca Cola
    • Starbucks
    • Levi Strauss
    • Honda (divisione americana)
    • North Face
    • Patagonia
    • Mozilla
    • Upwork
    • Arc’teryx
    • Ben & Jerry’s
    • Beam Suntory
    • Dashlane
    • Eddie Bauer
    • Eileen Fisher
    • Hershey’s
    • JanSport
    • Magnolia Pictures
    • REI
    • Verizon

    Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.

    Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:

    • Ford
    • Adidas
    • HP
    • Lego
    • Microsoft

    Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.

    Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.

  • Cosa è l’Euro Stoxx 50

    Cosa è l’Euro Stoxx 50

    L’indice EUROSTOXX 50 (talvolta chiamato Dow Jones EUROSTOXX 50) è l’indice Blue-chip leader in Europa per l’Eurozona e fornisce una rappresentazione dei leader nell’Eurozona.

    Contiene aziende leader nei loro settori e contiene 50 azioni di 11 paesi dell’Eurozona: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

    Ulteriori derivati sono i seguenti indici di singoli paesi: L’EUROSTOXX 50 Subindex Francia, l’EUROSTOXX 50 Subindex Italia e l’EUROSTOXX 50 Subindex Spagna, composti da componenti provenienti rispettivamente da Francia, Italia e Spagna.

    Dove hai sentito parlare dell’indice EUROSTOXX 50?

    Se sei un investitore, potresti essere stato informato della creazione dell’indice EUROSTOXX 50 nel 1998 e del suo successivo ruolo nel valutare il sentiment del mercato azionario all’interno dell’Eurozona. Il vostro consulente finanziario potrebbe avervi suggerito un investimento nell’indice EUROSTOXX 50 come un buon modo per ottenere un’esposizione alle grandi imprese nell’area della moneta unica.

    Cosa dovete sapere sull’Indice EUROSTOXX 50

    L’Indice EUROSTOXX 50 è stato progettato da STOXX, un fornitore di indici di proprietà del Gruppo Deutsche Börse, ed è l’equivalente europeo dell’Indice Dow Jones 30. È l’indice leader delle 50 maggiori aziende blue-chip con sede in 12 paesi della zona euro.

    L’EUROSTOXX 50 dichiara che il suo obiettivo è quello di presentare l’80% di ogni gruppo industriale in ogni mercato, e di conseguenza l’80% dei titoli d’investimento di ogni mercato. I trader e le aziende internazionali possono negoziare e acquistare azioni attraverso stock option, contratti a termine e ETF (exchange-traded funds).

    A differenza dell’analogo indice statunitense compilato da Dow Jones, l’indice EUROSTOXX 50 limita l’adesione alle società dei paesi che hanno adottato la moneta unica, l’euro. Ciò significa che nell’indice non ci sono società britanniche.

    L’EUROSTOXX 50 è concesso in licenza alle società di servizi finanziari per l’utilizzo nella costruzione di prodotti che tracciano l’indice e viene utilizzato dai gestori di fondi come benchmark per valutare la loro performance. Tra le società presenti nell’indice figurano aziende leader come:

    • Deutsche Bank
    • BMW
    • Adidas
    • Volkswagen
    • Vivendi
    • Intesa San Paolo
    • Santander
    • Orange
    • ENI
    • Enel
    • Danone
    • Axa

    A gennaio del 2020 i top 10 componenti dell’EUROSTOXX 50 comprendevano:

    • Total SA
    • SAP SE
    • ASML Holding NV
    • LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SE
    • Linde PLC
    • Sanofi SA
    • Siemens AG
    • Allianz SE
    • Airbus SE
    • Unilever NV

    Come vengono scelte le aziende per EUROSTOXX 50?

    L’Indice EUROSTOXX 50 rappresenta le aziende blue-chip di 12 paesi della zona euro con il più alto valore di mercato per azione. Le società “blue-chip” sono semplicemente società che sono finanziariamente stabili e che ottengono continuamente buoni risultati sul mercato azionario, portando di solito rendimenti elevati agli investitori che hanno acquistato le loro azioni.

    La composizione dell’indice varia a seconda dell’aumento e del calo dei valori delle società. Le modifiche vengono tipicamente apportate all’indice EUROSTOXX 50 quando un’azienda non è più una rappresentazione accurata dell’economia a causa di un periodo di significativo disagio finanziario, o per rappresentare meglio l’economia dopo che si è verificato un significativo cambiamento nel suo complesso.

    Come viene calcolato?

    L’Indice EUROSTOXX 50 è il cosiddetto indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più elevati hanno un peso maggiore nell’indice. I 40 titoli più preziosi della lista di selezione sono automaticamente inclusi nell’EUROSTOXX 50, tra cui Allianz, Daimler e Siemens. Le società rimanenti, che riempiranno la lista a capacità, cambiano di anno in anno, per riflettere quanto sia desiderabile investire in virtù del loro valore di mercato.

    I calcoli per questi indici utilizzano la formula di Laspeyres, che misura le variazioni di prezzo rispetto a un peso base fisso di quantità.

    I calcoli per i valori delle azioni vengono effettuati ogni 15 secondi tra le 09.00 CET e le 18.00 CET per le varianti Euro e Dollaro USA di qualsiasi tipo di rendimento. Le varianti in sterline britanniche sono disponibili solo come calcoli di fine giornata (18.00 CET).

    Cosa determina il prezzo di EUROSTOXX 50?

    In termini semplici, il prezzo delle società della zona euro quotate sull’indice EUROSTOXX è ciò che controlla il prezzo. Poiché molte delle società quotate sono francesi e tedesche, la volatilità dell’economia di questi paesi influenzerà l’Indice EUROSTOXX. Poiché l’indice è composto da 50 società, il prezzo di una di queste società probabilmente non influenzerà l’indice in modo significativo, poiché le variazioni dei prezzi delle altre società si equilibreranno con esso e si livelleranno. Tuttavia, una seria azione dei prezzi in tutti i paesi europei farà muovere questo indice, e anche le recessioni economiche lo influenzeranno.

    Da quando l’indice EUROSTOXX 50 è stato fondato nel 1998, c’è stata l’opportunità di vedere come se la cava in tempi di crisi, quanto è volatile e cosa lo colpisce in particolare. Dal 2008 è evidente che in tempi di crisi nell’Eurozona, l’Indice EUROSTOXX 50 ha rispecchiato questa volatilità.

    Come si investe in EUROSTOXX 50?

    Il modo più semplice per investire nell’EUROSTOXX 50 è tramite gli ETF. Gli ETF possono essere acquistati e venduti come normali azioni sul mercato azionario, il che li rende diversi dai fondi comuni d’investimento. Di solito hanno anche tassi di commissione molto bassi o nulli, il che li rende più accessibili al commercio rispetto ai fondi indicizzati o ai fondi comuni d’investimento. I due ETF EUROSTOXX 50 più popolari sono SPDR EUROSTOXX 50 ETF e iShares EUROSTOXX 50 ETF.

    Molti trader e investitori acquistano e vendono sulla base dell’EUROSTOXX 50 in quanto il mercato considera questo indice come una presentazione generale della salute economica dell’Europa.

    Perché EUROSTOXX 50 è utile agli investitori?

    L’indice EUROSTOXX 50 è stato introdotto come un comodo strumento di benchmarking della performance delle 50 maggiori società della zona euro quotate in borsa. In questo modo, gli investitori sanno quale sia il capitale di mercato delle aziende giorno per giorno, aiutandoli a decidere su quali siano le aziende più fruttuose in cui investire.

    Tutti i componenti dell’€Stoxx 50

    A questo punto non ci rimane che elencare tutti i 50 titoli azionari facenti parte dello STOXX 50 Europa.

    AzionePaeseSettore
    Adidas
    ETR: ADS
    DEAbbigliamento
    Adyen
    AMS: ADYEN
    NLBeni industriali
    Ahold Delhaize
    AMS: AD
    NLPersonal Care
    Air Liquide
    EPA: AI
    FRChimica
    Airbus
    EPA: AIR
    FRBeni industriali
    Allianz
    ETR: ALV
    DEAssicurazione
    Anheuser-Busch InBev
    EBR: ABI
    BEFood & Beverage
    ASML Holding
    AMS: ASML
    NLTechnology
    AXA
    EPA: CS
    FRAssicurazione
    BASF
    ETR: BAS
    DEChimica
    Bayer
    ETR: BAYN
    DESalute
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    ESBanca
    Banco Santander
    BME: SAN
    ESBanca
    BMW
    ETR: BMW
    DEAutomobili
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FRBanca
    CRH
    LON: CRH
    IECostruzioni e materiali
    Danone
    EPA: BN
    FRFood & Beverage
    Deutsche Boerse
    ETR: DB1
    DEFinanziario
    Deutsche Post
    ETR: DPW
    DELogistica
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    DETelecomunicazioni
    ENEL
    BIT: ENEL
    ITUtility
    ENI
    BIT: ENI
    ITEnergia
    EssilorLuxottica
    EPA: EL
    FRSalute
    Flutter Entertainment
    LON: FLTR
    IEViaggi
    Hermes International
    EPA: RMS
    FRLusso
    Iberdrola
    BME: IBE
    ESUtility
    Industria de Diseno Textil
    BME: ITX
    ESAbbigliamento
    Infineon Tech
    ETR: IFX
    DETechnology
    ING
    AMS: INGA
    NLBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ITBanca
    Kering
    EPA: KER
    FRLusso
    Kone
    HEL: KNEBV
    FIBeni industriali
    L’Oreal
    EPA: OR
    FRBeauty
    Linde
    ETR: LIN
    DEChimica
    LVMH Moet Hennessy
    EPA: MC
    FRLusso
    Mercedes-Benz Group
    FRA: MBG
    DEAutomobili
    Muenchener Rueck
    ETR: MUV2
    DEAssicurazione
    Pernod Ricard
    EPA: RI
    FRFood & Beverage
    Philips
    AMS: PHIA
    NLSalute
    Prosus
    AMS: PRX
    NLTechnology
    Safran
    EPA: SAF
    FRBeni industriali
    Sanofi
    EPA: SAN
    FRSalute
    SAP
    ETR: SAP
    DETechnology
    Schneider Electric
    EPA: SU
    FRBeni industriali
    Siemens
    ETR: SIE
    DEBeni industriali
    Stellantis
    BIT: STLA
    ITAutomobili
    Total Energies
    EPA: TTE
    FREnergia
    Vinci
    EPA: DG
    FRCostruzioni e materiali
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    DEAutomobili
    Vonovia
    ETR: VNA
    DEReal Estate
  • Indice DAX30, come investire

    Indice DAX30, come investire

    Il Deutscher Aktienindex, o DAX, traccia il valore delle 30 maggiori società quotate alla Borsa di Francoforte (FSE) e questo è rappresentato in tempo reale dal prezzo DAX.

    Poiché le società quotate che compongono l’indice DAX 30 rappresentano circa il 75% del limite di mercato totale del FSE, il DAX è spesso visto come uno strumento di misura per l’economia tedesca.

    L’economia tedesca è la più grande dell’Unione Europea e la quinta economia più grande a livello globale. È un mercato attivo e liquido.

    Come negoziare il CFD DAX

    Il prezzo DAX fornisce tipicamente ai trader un alto grado di liquidità, lunghi orari di negoziazione e spread di negoziazione ristretti. Oggi è possibile negoziare l’indice DAX utilizzando i CFD (contratti per differenza) o i futures. L’utilizzo dei CFD per negoziare il DAX vi permetterà di andare lungo o corto senza dover trattare con le borse convenzionali, come l’Eurex.

    I trader si divertono a fare trading con il DAX perché spesso le tendenze possono essere facilmente individuabili sui grafici in tempo reale. I trader che fanno trading con il DAX 30 spesso trovano che le tendenze siano ben definite in una varietà di tempi, rendendo il DAX popolare tra i trader di CFD di tutto il mondo.

    Come viene calcolato il DAX?

    Per poter operare sull’indice DAX 30, una società deve negoziare almeno il 15% del proprio market cap pubblicamente ed essere quotata per almeno tre anni. Devono anche:

    • Appartenere al segmento “Prime Standard” dell’FSE
    • Rappresentare l’economia tedesca

    L’indice DAX è ponderato in base alla capitalizzazione, il che significa che le aziende che hanno limiti di mercato più elevati avranno una maggiore influenza sul prezzo delle azioni del DAX. Allo stesso tempo, nessuna società può avere una ponderazione superiore al 10% per operare sul DAX.

    Le aziende che negoziano sul DAX tedesco vengono riviste trimestralmente – vengono aggiunte o rimosse in base alle dimensioni del loro portafoglio ordini e al loro market cap.

    I prezzi utilizzati per formulare l’indice DAX sono calcolati attraverso la piattaforma di trading Xetra. Questo rende l’indice un mercato molto liquido – un’altra ragione per cui ai trader piace fare trading sul DAX.

    Come operare con un CFD sul DAX

    Facendo trading con i CFD sull’indice DAX 30, non si acquista l’attività sottostante in sé, il che significa che non si è legati ad essa. Si specula solo sull’aumento o sulla diminuzione del prezzo delle sue azioni. Il trading con i CFD non è diverso dal trading tradizionale in termini di strategie associate. Un investitore di CFD può andare short o long, impostare stop e limitare le perdite e applicare scenari di trading che si allineano ai suoi obiettivi. Quindi, sia che il vostro punto di vista sia positivo o negativo, potete fare trading DAX in entrambe le direzioni.

    Aziende sul DAX

    Se commerciate DAX, noterete che le società quotate in borsa sono molto pesanti in termini di produzione. Il DAX 30 è composto per lo più da produttori di automobili e di prodotti chimici.

    I tre grandi produttori di automobili – Daimler (società madre di Mercedes-Benz), BMW e Volkswagen – detengono una parte significativa del peso del DAX.

    Le società incluse nell’indice DE30 sono imprese multinazionali che influenzano sia l’economia nazionale tedesca che quella globale. Le componenti dell’indice abbracciano un’ampia gamma di settori. Ad esempio, Allianz SE (ALV) è una società di servizi finanziari globale che si concentra sulla fornitura ai clienti di prodotti assicurativi e di gestione patrimoniale. Bayer AG (BAYN) è una società farmaceutica e di salute dei consumatori, nota per i suoi prodotti per il trattamento del dolore e l’allergia. Adidas AG (ADS) sviluppa, produce e commercializza abbigliamento, calzature e attrezzature per l’atletica leggera.

    Le aziende che operano sul DAX tedesco sono sottoposte a revisione trimestrale.

    Come già detto le aziende che si trovano sul DAX sono simbolo dell’economia tedesca nel mondo e sono le top 30 aziende della Germania. Le aziende vengono rivalutate ogni trimestre.

    AzioneTicketCapitaliz.
    (mlrd €)
    AdidasETR:ADS53,2
    AllianzETR:ALV80,1
    BASFETR:BAS52,6
    BayerETR:BAYN64,2
    BeiersdorfETR:BEI25,0
    BMWETR:BMW37,5
    ContinentalETR:CON18,3
    CovestroETR:1COV6,7
    DaimlerETR:DAI42,2
    Deutsche BankETR:DBK17,7
    Deutsche BorseETR:DB129,7
    Deutsche PostETR:DPW39,2
    Deutsche TelekomETR:DTE72,4
    E.ONETR:EOAN26,5
    Fresenius MedicalETR:FME23,9
    Fresenius SEETR:FRE25,2
    HeidelbergcementETR:HEI10,4
    HenkelETR:HEN335,8
    InfineonETR:IFX28,1
    Linde PLCETR:LIN103
    LufthansaETR:LHA5,2
    MerckETR:MRK13,5
    Mtu Aero EnginesETR:MTX9,4
    Munich ReETR:MUV233,7
    RWEETR:RWE18,7
    SAPETR:SAP150
    SiemensETR:SIE92,1
    VolkswagenETR:VOW377,9
    Vonovia SEETR:VNA29,6
    WirecardETR:WDI11,0
    Componenti DAX30 al 07/06/2020

    Storia del DAX

    L’indice DAX è stato pubblicato per la prima volta alla Borsa di Francoforte il 1° luglio 1988 con un livello di partenza di 1.163 punti. A Frank Mella, che all’epoca era redattore del giornale tedesco Börsen-Zeitung, viene attribuita l’invenzione del DAX, dopo che il suo editore gli affidò l’incarico di ideare un indice della borsa tedesca.

    Il gestore del DAX 30, Deutsche Börse, ha aggiunto diversi indici correlati dal 1988. Tra questi vi sono l’MDAX, che rappresenta le 50 maggiori aziende dopo il DAX; il TecDAX, che rappresenta le 30 maggiori aziende tecnologiche al di fuori del DAX; e l’HDAX, che combina il DAX, MDAX e TecDAX.

    Il prezzo delle azioni DAX tende spesso ad essere notevolmente volatile rispetto alle sue controparti britanniche e statunitensi, rendendo il trading DAX un’opportunità interessante per i trader. Come per qualsiasi operazione di trading, tuttavia, non è esente da rischi.

    Secondo il grafico storico dell’indice DAX, nel corso dei decenni di attività, l’indice ha registrato una forte volatilità, caratterizzata da molteplici fluttuazioni di prezzo.

    Il suo primo significativo crollo è avvenuto il 16 ottobre 1989, sulla scia del crollo del mercato azionario di Wall Street. L’indice tedesco ha perso circa il 13% del suo valore in un solo giorno, seguito da perdite multiple e ripide.

    Poco dopo, il DE30 ha guadagnato un momentum al rialzo, con il suo prezzo che è salito costantemente nel corso del decennio successivo per poi raggiungere il picco di 7.976 nel marzo 2000. In questo periodo, l’entusiasmo per i titoli tecnologici ha iniziato a vacillare, con molti investitori in corsa per l’uscita. Il DAX è sceso sotto i 2.200 nel marzo 2003, un minimo che non si vedeva dalla fine del 1995.

    L’economia globale si è poi ripresa, ma ci è voluto fino all’estate del 2007 prima che l’indice Germany 30 raggiungesse nuovamente il record di 8.000 unità del 2000. Questa salita si è conclusa durante la famigerata crisi finanziaria del 2008. Nell’ottobre 2008, il DAX ha iniziato a calare di valore e il 9 marzo 2009 ha perso il 56% rispetto ai massimi del 2007.

    Nel giugno 2014, dopo che la Banca Centrale Europea ha deciso di seguire la politica del denaro a basso costo, il DAX è salito per la prima volta a 10.000 punti.

    Nel gennaio 2018 l’indice è salito a 13.559, ma ha chiuso l’anno a 10.380. Nel febbraio 2020, il suo valore ha raggiunto i 13.797. A marzo, tuttavia, il prezzo dell’indice ha registrato un forte calo, scendendo a 8.441.

    Orari di trading DAX

    I principali orari di negoziazione per l’indice DAX 30 sono compresi tra le 09:00 e le 17:30 CET, anche se Deutsche Börse calcola anche il DAX anticipato (08:00 – 09:00 CET) e il DAX ritardato (17:30 – 22:00 CET) per le negoziazioni fuori orario.