Il Credit Suisse Group è un istituto di credito svizzero organizzato come società per azioni con quattro divisioni:
Investment Banking
Private Banking
Asset Management
Group services
Nel corso dei suoi 162 anni di storia, la società ha ricevuto numerosi premi regionali e nazionali come Best Private Bank. È stata inoltre riconosciuta come miglior Equity Manager europeo.
Il Credit Suisse Group è stato identificato come una delle banche più importanti al mondo, da cui dipende la stabilità finanziaria internazionale.
Fondata nel 1856, l’azienda ha oggi una portata globale con attività in circa 50 paesi in tutto il mondo e più di 46.000 dipendenti che lavorano nelle loro sedi.
Quotata sul mercato azionario svizzero con il ticket CSGN.
Non c’è fine al peggio in quel della Svizzera e in particolar modo nella sede centrale di Credit Suisse. La banca con sede a Zurigo ha vissuto gli ultimi 12 mesi in modo particolarmente complesso.
No, in questo caso il Covid c’entra poco, o almeno, anche la pandemia ha messo qualche ostacolo da scavalcare, ma non così alto come fatto da altri fattori.
In particolar modo tutto ha avuto inizio con lo scandalo Wirecard, scavalcato a tempo record e con poche perdite. Per l’operatore tedesco la banca helvetica aveva messo in conto una perdita di “appena” 900 milioni, poi abbattuti grazie alla vendita delle obbligazioni convertibili a investitori istituzionali.
Ripresi dalla prima botta ne arriva una ulteriore in marzo del 2021, quando l’azienda inglese Greensill va in default. Greensill che era un’impresa sul mercato della supply-chain finance, cioè la possibilità, per aziende con debiti verso terzi, di pagare i fornitori portando il debito dai fornitori stessi verso Greensill. Quest’ultima, a sua volta, cartolarizzava il debito per rivenderlo a terzi… un po’ come con i mutui subprime, quando i debitori hanno iniziato a non pagare il castello di carte è venuto giù.
Tornando a Credit Suisse, con il default di Greensill, ha perso altre centinaia di milioni (non si hanno le cifre corrette ma tutto fa pensare di aver quasi raggiunto un miliardo di dollari).
Dopo questa doppietta in Svizzera hanno provato a cambiare qualcosa: la separazione dell’asset management dalla divisione International Wealth Management. Cade anche qualche testa. Ma evidentemente il disastro più grande è ancora da vedere.
Non passano tanti giorni e alla fine di marzo 2021, quindi a soli 15 giorni dal default di Greensill, scoppia il bubbone Archegos Capital.
Riassumendo velocemente: il fondo americano era zuppo di titoli di Viacom e di Discovery, comprati con margini elevatissimi. La depressione dei prezzi di questi titoli ha portato i prime broker Goldman Sachs e Morgan Stanley a fare una margin call. In pratica le due banche americane hanno contattato Bill Hwang, numero uno di Archegos, chiedendo di iniziare a vendere delle azioni così da coprire i primi margin call, al rifiuto dello stesso, per evitare perdite maggiori, GS e MS hanno venduto in blocco le quote possedute da Archegos, così da rientrare dei loro prestiti. Deutsche Bank pare abbia capito cosa stava accadendo e velocemente si è ricoperta, mentre Nomura e Credit Suisse avrebbero dormito sonni tranquilli, portando la perdita per CS a 4,7 miliardi di dollari (per stessa ammissione della banca).
Boom…
Una tripletta che avrebbe costretto gli svizzeri a guardare meglio a cosa stava succedendo nella loro banca, trovando coperture e pezze giustificative per le operazioni di dubbia origine (e si parla di fatture false da parte di Archegos). Se ne erano forse già resi conto i due riassicuratori Tokio Marine e Marsh che a inizio marzo avevano rifiutato di assicurare il debito di Archegos posseduto in fondi di CS, costringendo quest’ultima alla vendita immediata di una parte di asset per limitare le perdite in caso di disastro (poi avvenuto).
Il risultato di tutto ciò? Credit Suisse dovrebbe chiudere il trimestre con 5 miliardi di perdita. Visti gli attivi della banca si tratta di perdite superabili con qualche trimestre, la questione di fondo invece è la credibilità della banca stessa. Chi investirà più in CS in modo tranquillo?
Quello che è successo venerdì 26 marzo in America, all’apertura dei mercati, potrebbe essere una valanga in preparazione. Il tutto è stato innescato da ordini di vendita arrivate su specifici titoli, in particolare su ViacomCbs e Discovery, ma anche su Baidu, Tencent Music, Vipshop, Farfetch, iQiyi e GSX Techedu.
Vendite distribuite in due blocchi, il primo da 6,6 miliardi e il secondo da 3,9 miliardi per un totale di 10,5 miliardi di dollari di ordini in vendita.
Qualcuno ha paragonato il fatto a quanto visto nel film Margin Call, nel quale una banca d’investimento, accortasi del buco che stavano creando i mutui subprime, ha iniziato a scaricare cartaccia verso altri investitori, in poco tempo e cercando di uscire a qualsiasi prezzo.
Naturalmente venerdì è subito partita la caccia al colpevole, con i sospetti che si sono poggiati prima su Ark Invest e poi addirittura su Credit Suisse. Lentamente però questi sospetti hanno lasciato il campo liberando completamente i primi due e spostandosi su un nome ben specifico: Archegos Capital.
Si tratta di un fondo che investe con alti livelli di margine e che, pare, non sia stato in grado di rispondere al margin call del proprio broker, il quale, su una mancata risposta positiva, ha iniziato a vendere l’intero portafoglio.
Necessità di rientrare, provocando il margin call, dovuta ai cali su quei titoli già nei giorni precedenti, nei quali, parrebbe, Archegos sarebbe stato fermo sulle proprie posizioni. Tutto ciò finché i prezzi di Viacom e Discovery non hanno raggiunto il livello di stop lose imposto dal broker, a quel punto sono scattate le vendite selvagge e i titoli hanno continuato a crollare, tirando in mezzo altro hedge con stop un po’ più bassi. Se vogliamo è uno short squeeze al contrario.
Questo è probabilmente solo un’inizio di ciò che potrebbe succedere visto l’enorme indebitamento a cui si sono prestati vari hedge fund e investitori in generale, anche aiutati da politiche extraespansive da parte delle banche centrali. Però, qualora l’inflazione aumentasse e il debito diventasse più costoso, di questi casi rischiamo di vederne molti di più di uno ogni tanto.
Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.
Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:
Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.
Elenco delle aziende del settore finanziario
In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.
Nazione
Settore
Admiral Group LON: ADM
Regno Unito
Assicurazioni
Allianz ETR: ALV
Germania
Assicurazioni
American Express NYSE: AXP
USA
FinTech
Amundi EPA: AMUN
Francia
Servizi finanziari
Aon NYSE: AON
Regno Unito
Servizi finanziari
Assicurazioni Generali BIT: G
Italia
Assicurazioni
AXA EPA: CS
Francia
Assicurazioni
Aviva plc LON: AV
Regno Unito
Assicurazioni
Azimut Holding BIT: AZM
Italia
Servizi finanziari
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria BME: BBVA
Spagna
Banca
Barclays LON: BARC
Regno Unito
Banca
Berkshire Hathaway Inc NYSE: BRK.A
USA
Servizi finanziari
BlackRock NYSE: BLK
USA
Servizi finanziari
BNP Paribas EPA: BNP
Francia
Banca
Citigroup Inc NYSE: C
USA
Banca
CNP Assurances EPA: CNP
Francia
Assicurazioni
Crédit Agricole EPA: ACA
Francia
Banca
Credit Suisse SWX: CSGN
Svizzera
Banca
Deutsche Bank ETR: DBK
Germania
Banca
Deutsche Börse ETR: DB1
Germania
Servizi finanziari
FinecoBank BIT: FBK
Italia
Banca
Goldman Sachs Group Inc NYSE: GS
USA
Banca
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
Italia
FinTech
Gruppo Santander BME: SAN
Spagna
Banca
HSBC Holdings plc LON: HSBA
Regno Unito
Banca
ING Groep AMS: INGA
Olanda
Banca
Intesa Sanpaolo BIT: ISP
Italia
Banca
JPMorgan Chase & Co. NYSE: JPM
USA
Banca
Lloyds Banking Group PLC LON: LLOY
Regno Unito
Banca
London Stock Exchange Group LON: LSE
Regno Unito
Servizi finanziari
MasterCard NYSE: MA
USA
FinTech
Mediobanca BIT: MB
Italia
Banca
Morgan Stanley NYSE: MS
USA
Banca
Morningstar Inc. NASDAQ: MORN
USA
Servizi finanziari
Munich Re ETR: MUV2
Germania
Assicurazioni
Nasdaq NASDAQ: NDAQ
USA
Servizi finanziari
Nexi BIT: NEXI
Italia
FinTech
PayPal NASDAQ: PYPL
USA
FinTech
Poste italiane BIT: PST
Italia
Servizi finanziari
Royal Bank of Canada TSE: RY
Canada
Banca
Square, Inc. NYSE: SQ
USA
FinTech
Société générale EPA: GLE
Francia
Servizi finanziari
UBS SWX: UBSG
Svizzera
Banca
UniCredit BIT: UCG
Italia
Banca
UnipolSai BIT: US
Italia
Assicurazioni
Visa NYSE: V
USA
FinTech
Wells Fargo & Co NYSE: WFC
USA
Servizi finanziari
Zurich Insurance Group SWX: ZURN
Svizzera
Assicurazioni
Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari
Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:
Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto. Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.
Investire a lungo termine
Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.
In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.
Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.
Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.
Il 2020 è stato certamente un anno molto particolare; il Covid, la trattativa infinita per la Brexit, la corsa al vaccino, con tutta l’attesa e quindi le approvazioni e la vendita, le mascherine, l’accordo tra FCA e Peugeot che segna la nascita di Stellantis, il caso Wirecard, l’infinita telenovela tra Atlantia e il Governo per la revoca delle concessioni autostradali, l’OPA lanciata da Intesa su UBI, oppure l’ingresso di Generali in Cattolica e l’IPO di AirBnb… insomma, un anno veramente eccezionale, in tutti i sensi, e come ogni anno straordinario (non in senso positivo ma nel senso “fuori dall’ordinario) c’è chi ha vinto e chi ha perso.
Dopo aver fatto la fotografia a metà anno, eccoci quindi qui a tirare le somme, nella speranza che il 2021 ci regali (a prescindere da come è andato per ognuno il 2020) ancora più gain e quindi porti molta più ricchezza e, si spera, più felicità.
Un 2021 che si presenta certamente con le giuste carte, a livello finanziario, per essere un anno straordinario (in questo caso sì, con senso iperpositivo): il risiko bancario è in evoluzione, così come MPS dovrà trovare un marito, UniCredit dovrà costruire una nuova strada sotto il nuovo CEO, Stellantis sta per nascere (si parla di fine gennaio) e tanto altro è alla porta, come per esempio la fusione tra Tiffany e LVMH, quella tra Slack e Salesforce, la realizzazione della rete unica sotto la guida di FiberCop o altre operazioni che arriveranno.
Inoltre il 2021 dovrà vedere il recupero totale di ciò che abbiamo perso a causa del Corona Virus, ma torniamo al 2020 e vediamo come è andato quest’anno che si appresta a concludersi.
Migliori e peggiori azioni di Piazza Affari
Partiamo dalla piazza milanese poiché, ovviamente, è quella che ci interessa più da vicino; escludiamo da queste tabelle le aziende oggetto di IPO a Piazza Affari e le matricole facenti parte dell’AIM che, per la bassa capitalizzazione che registrano, hanno dei movimenti certamente più ampi di quanto non possano essere registrate da società con più market Cap.
Migliori azioni di Borsa Italiana del 2020
Eccole quindi le migliori aziende di Piazza Affari, quelle cioè che hanno registrato le migliori performance sulla Borsa di Milano.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Alerion Clean Power BIT: ARN
236%
1,93%
530
Tiscali BIT: TIS
177%
–
153
Seri Industrial BIT: SERI
161%
–
203
Sesa BIT: SES
122%
–
1.639
Gabetti Property Solutions BIT: GAB
115%
–
37
Esprinet BIT: PRT
103%
–
538
Tinexta BIT: TNXT
87%
–
1.025
Wiit SpA BIT: WIIT
75%
0,93%
428
FullSix BIT: FUL
74%
–
14
Digital Bros SpA BIT: DIB
71%
0,70%
305
PharmaNutra SpA BIT: PHN
69%
1,16%
383
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
69%
0,35%
1.356
Credito Valtellinese BIT: CVAL
62%
–
813
EEMS Italia SpA BIT: EEMS
56%
–
4
Piteco SpA BIT: PITE
49%
1,58%
192
Ambienthesis SpA BIT: ATH
48%
1,50%
65
DiaSorin BIT: DIA
44%
0,57%
9.360
Risanamento BIT: RN
44%
–
97
La Doria S.p.A. BIT: LD
43%
1,37%
414
Interpump Group BIT: IP
41%
0,63%
4.338
Retelit BIT: LIT
40%
0,89%
367
Migliori azioni per performance nel 2020 su Piazza Affari
Peggiori azioni italiane nel 2020
Passiamo quindi a quelle che hanno registrato un anno negativo, in particolar modo vediamo le azioni che sono andate peggio sulla Borsa Italiana quest’anno.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Bioera SpA BIT: BIE
-62%
–
3
Tesmec BIT: TES
-61%
–
49
Fidia SpA BIT: FDA
-59%
–
8
Saras BIT: SRS
-59%
–
560
ePrice BIT: EPR
-56%
–
24
Cairo Communication BIT: CAI
-55%
–
162
A.S. Roma SpA BIT: ASR
-54%
–
196
BPER Banca BIT: BPE
-50%
–
2.120
Netweek SpA BIT: NTW
-50%
–
11
Saipem SpA BIT: SPM
-50%
0,46%
2.199
Monrif BIT: MON
-48%
–
16
Fiera Milano BIT: FM
-47%
4,51%
207
Astaldi BIT: AST
-46%
–
444
OVS BIT: OVS
-46%
–
246
RCS MediaGroup BIT: RCS
-44%
–
292
Aeffe BIT: AEF
-44%
–
120
Aedes BIT: AED
-44%
–
21
Mondo TV BIT: MTV
-44%
–
46
Leonardo BIT: LDO
-43%
2,36%
3.424
Bialetti Industrie BIT: BIA
-43%
–
17
Le azioni peggiori di Borsa Italiana nel 2020
Migliori e peggiori azioni in Europa
Dopo aver visto il listino italiano, allarghiamo l’orizzonte e diamo un’occhiata a cosa succede in Europa, limitando lo sguardo a quelle nazioni facenti parte del gruppo dei 27, quindi esclusa la Svizzera e la Gran Bretagna che sono fuori dalla moneta unica e dalla Comunità Europea.
Inoltre, come fatto anche per il listino italiano, per evitare di avere grandi numeri da aziende con piccole capitalizzazioni, abbiamo limitato lo sguardo a quelle compagnie che hanno almeno 400 milioni di capitalizzazione.
Migliori azioni in Europa nel 2020
Eccole quindi le aziende che nel vecchio continente hanno sopraperformato qualsiasi indice.
Si denota subito come francesi, tedesche e olandesi hanno fatto da padrone.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Novacyt EPA: ALNOV
5.337%
–
649
S&O Agrar FRA: H2O
2.336%
–
641
Westwing Group AG ETR: WEW
791%
–
661
McPhy Energy SAS EPA: MCPHY
772%
–
901
Alfen NV AMS: ALFEN
386%
–
1.738
home24 ETR: H24
314%
–
588
GLOBAL FASHION GROUP SA ETR: GFG
305%
–
2.013
Northern Data AG ETR: NB2
300%
–
995
AB Science SA EPA: AB
274%
–
903
Fastned BV AMS: FAST
255%
–
723
Solaria Energia y Medio Ambiente SA BME: SLR
233%
–
2.836
Hellofresh SE ETR: HFG
218%
–
10.319
Inventiva SA EPA: IVA
192%
–
412
Valneva SE EPA: VLA
191%
–
681
Akasol ETR: ASL
180%
–
585
Qt Group Oyj HEL: QTCOM
173%
–
1.408
ABO Wind AG ETR: AB9
171%
0,90%
408
Adyen NV AMS: ADYEN
169%
–
59.691
VERBIO Vereinigte BioEnergie AG ETR: VBK
164%
0,65%
1.950
Energiekontor AG ETR: EKT
160%
0,72%
791
va Q tec AG ETR: VQT
146%
–
436
flatexDEGIRO AG ETR: FTK
142%
–
1.623
Grenergy Renovables SL BME: GRE
131%
–
846
Le migliori azioni in Europa nel 2020
Azioni peggiori in Europa nel 2020
Passiamo quindi alle peggiori azioni in Europa nel 2020, notiamo subito che manca Wirecard, che ha registrato performance imbarazzanti (circa -99%), ciò, come spiegato, è causato dal fatto che abbiamo limitato il market cap delle aziende analizzate, ciò per evitare di avere in lista solo azioni da pochi milioni di euro.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
CGG EPA: CGG
-71%
–
578
Banco Sabadell BME: SAB
-64%
5,48%
2.053
International Airlines Group BME: IAG
-60%
5,29%
8.976
GRENKE AG ETR: GLJ
-58%
2,08%
1.790
Elior Group EPA: ELIOR
-57%
5,18%
975
Galápagos NV AMS: GLPG
-56%
–
5.314
Akka Technologies EPA: AKA
-56%
–
585
TUI ETR: TUI1
-55%
–
2.969
Técnicas Reunidas BME: TRE
-55%
–
588
AURELIUS Equity Opport. SE&Co ETR: AR4
-55%
–
536
Unibail Rodamco Westfield AMS: URW
-53%
8,25%
9.059
ABN AMRO AMS: ABN
-50%
7,41%
3.811
Fugro AMS: FUR
-48%
–
791
Schlumberger EPA: SLB
-46%
2,31%
24.653
Telefónica BME: TEF
-45%
11,79%
18.454
Klépierre EPA: LI
-45%
11,83%
5.577
Wereldhave NV AMS: WHA
-44%
16,99%
448
Société générale EPA: GLE
-44%
–
14.741
Royal Dutch Shell Plc AMS: RDSA
-43%
5,63%
113.622
Mercialys SA EPA: MERY
-41%
6,66%
663
Carmila SA EPA: CARM
-41%
8,49%
1.677
Galp Energia ELI: GALP
-40%
7,92%
6.813
Le Azioni peggiori in Europa, nel 2020, per performance
Azioni Americane nel 2020
Se si parla di mercati finanziari, ovviamente, non si può ignorare l’America, dove Nasdaq e NYSE rappresentano, a livello global, le piazze finanziarie più importanti.
Anche per il mercato americano abbiamo preso in esame solo le aziende con una capitalizzazione maggiore di 1 miliardo.
Migliori Azioni in America nel 2020
Eccole quindi le azioni migliori del mercato americano nel 2020. Anche in America si notano performance stellari per le migliori, con particolare aumento per le aziende tecnologiche e farmaceutiche. Si nota anche Nio, società cinese produttrice di veicoli elettrici.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Novavax NASDAQ: NVAX
3.149%
–
6.739
Blink Charging Co NASDAQ: BLNK
2.561%
–
1.308
Nio Inc NYSE: NIO
1.038%
–
58.818
Plug Power Inc NASDAQ: PLUG
1.025%
–
12.888
GrowGeneration Corp NASDAQ: GRWG
858%
–
1.718
Celsius Holdings Inc. NASDAQ: CELH
814%
–
2.589
Arcturus Therapeutics Holdings Inc NASDAQ: ARCT
802%
–
2.077
Fiverr NYSE: FVRR
800%
–
6.080
Digital Turbine Inc NASDAQ: APPS
721%
–
4.252
Overstock.com Inc NASDAQ: OSTK
705%
–
1.987
Twist Bioscience Corp NASDAQ: TWST
681%
–
6.473
Workhorse Group NASDAQ: WKHS
655%
–
2.266
Seres Therapeutics Inc NASDAQ: MCRB
603%
–
1.813
Enphase Energy NASDAQ: ENPH
594%
–
18.754
eXp World Holdings Inc NASDAQ: EXPI
593%
–
4.501
IAC/InterActiveCorp NASDAQ: IAC
567%
–
12.535
Jumia Technologies AG NYSE: JMIA
548%
–
2.899
Farfetch NYSE: FTCH
518%
–
17.802
Owens & Minor Inc. NYSE: OMI
486%
0,033%
1.824
SunPower NASDAQ: SPWR
484%
–
4.160
Ocular Therapeutix Inc NASDAQ: OCUL
458%
–
1.361
Gravity Corporation NASDAQ: GRVY
436%
–
1.149
Daqo New Energy Corp NYSE: DQ
434%
–
3.115
Switchback Energy Acquisition NYSE: SBE
432%
–
2.853
Pacific Biosciences NASDAQ: PACB
427%
–
4.131
Fate Therapeutics Inc NASDAQ: FATE
408%
–
7.104
CloudFlare NYSE: NET
398%
–
21.372
SunRun NASDAQ: RUN
396%
–
11.093
Fubotv Inc NYSE: FUBO
396%
–
2.443
Migliori azioni per performance in America nel 2020
Azioni peggiori in America nel 2020
Ovviamente nemmeno in America è tutto oro, ed ecco la lista delle peggiori azioni americane nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
CVR Energy Inc. NYSE: CVI
-63%
–
1.206
Momo Inc NASDAQ: MOMO
-59%
–
2.246
Carnival Corporation & plc NYSE: CCL
-59%
–
18.037
Norwegian Cruise Line NYSE: NCLH
-57%
–
6.349
Macerich Co NYSE: MAC
-57%
5,50%
1.433
Occidental Petroleum NYSE: OXY
-57%
0,23%
13.466
ChampionX Corp NYSE: CHX
-55%
–
2.440
Phillips 66 NYSE: PSX
-55%
12,82%
5.102
Two Harbors Investment Corp NYSE: TWO
-55%
10,40%
1.465
Murphy Oil NYSE: MUR
-54%
4,11%
1.529
EPR Properties NYSE: EPR
-54%
–
1.968
ViaSat NASDAQ: VSAT
-54%
–
1.864
Plains All American Pipeline NASDAQ: PAA
-51%
–
5.276
Continental Resources NYSE: CLR
-51%
–
4.995
Cinemark Holdings, Inc. NYSE: CNK
-51%
–
1.597
Marathon Oil NYSE: MRO
-51%
1,81%
4.283
United Continental Holdings NASDAQ: UAL
-50%
–
10.361
EchoStar NASDAQ: SATS
-50%
–
1.719
Frontline NYSE: FRO
-50%
32,93%
1.011
Azul SA NYSE: AZUL
-50%
–
1.951
Shell Midstream Partners LP NYSE: SHLX
-50%
18,25%
3.244
HollyFrontier NYSE: HFC
-50%
5,52%
3.361
Energy Transfer LP Unit NYSE: ET
-49%
9,47%
14.218
Sabre Corp NASDAQ: SABR
-49%
–
2.950
ONEOK, Inc. NYSE: OKE
-48%
9,64%
14.111
Diamondback Energy Inc NASDAQ: FANG
-48%
3,15%
6.158
Performance peggiore delle azioni in America nel 2020
Azioni britanniche e svizzere nel 2020
Come avevamo anticipato nel capitolo riguardante l’Europa, per il Regno Unito e per la Svizzera abbiamo fatto due classifiche a parte, poiché, benché a livello geografico le aziende in questione siano europee, a livello monetario e politico si tratta di mondi completamente differenti.
In Inghilterra abbiamo ovviamente cifre in GBP, in Svizzera vige il franco CHF.
Per la Gran Bretagna abbiamo messo un limite sulle aziende con un Market Cap di almeno 400 milioni di GBP; per la Svizzera abbiamo presi in esame solo l’indice principale, cioè lo SMI.
Azioni migliori Gran Bretagna 2020
Eccole le migliori azioni nel Regno Unito nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Greatland Gold plc LON: GGP
1.975%
–
1.600
ITM Power LON: ITM
572%
–
2.908
Ceres Power Holdings plc LON: CWR
385%
–
2.408
AO World PLC LON: AO
349%
–
2.146
AFC Energy plc LON: AFC
304%
–
494
MaxCyte Inc LON: MXCT
302%
–
426
CMC Markets LON: CMCX
185%
5,11%
1.346
Naked Wines PLC LON: WINE
178%
0,32%
508
Premier Foods Plc LON: PFD
169%
–
962
Indivior PLC LON: INDV
163%
–
833
S4 Capital PLC LON: SFOR
163%
–
2.986
BATM Advanced Communications LON: BVC
161%
–
476
Ergomed PLC LON: ERGO
153%
–
537
Frontier Developments LON: FDEV
151%
–
1.332
Petropavlovsk PLC LON: POG
145%
–
1.376
Tremor International Ltd LON: TRMR
141%
–
571
Codemasters LON: CDM
137%
–
1.121
Team17 LON: TM17
117%
–
1.181
Luceco PLC LON: LUCE
105%
0,91%
461
Volex PLC LON: VLX
105%
0,98%
530
Ferrexpo Plc LON: FXPO
103%
3,40%
1.948
Clipper Logistics PLC LON: CLG
100%
1,77%
647
Pan African Resources plc LON: PAF
98%
2,90%
509
Keywords Studios PLC LON: KWS
92%
0,02%
2.372
Impax Asset Management Group Plc LON: IPX
85%
1,19%
1.039
Games Workshop Group PLC LON: GAW
85%
1,64%
4.085
Sumo Group PLC LON: SUMO
82%
–
618
Fresnillo plc LON: FRES
78%
0,99%
9.288
Ocado LON: OCDO
76%
–
18.634
888 Holdings LON: 888
76%
2,40%
1.192
Migliori Azioni nel Regno Unito nel 2020
Peggiori Azioni del Regno Unito nel 2020
Ed ecco le peggiori azioni del Regno Unito nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Hammerson LON: HMSO
-81%
0,74%
1.212
Capita LON: CPI
-76%
–
720
SIG plc LON: SHI
-72%
–
427
Cineworld LON: CINE
-70%
13,54%
997
Petrofac LON: PFC
-63%
–
550
The Restaurant Group LON: RTN
-59%
3,12%
439
Micro Focus LON: MCRO
-58%
–
1.652
Greencore Group plc LON: GNC
-56%
–
683
James Fisher & Sons plc LON: FSJ
-55%
0,88%
504
Babcock International LON: BAB
-55%
–
1.599
Go-Ahead Group plc LON: GOG
-54%
–
485
Network International Holdings PLC LON: NETW
-53%
–
1.863
Tullow Oil LON: TLW
-52%
–
478
Stagecoach Group LON: SGC
-52%
–
473
Rolls-Royce Holdings LON: RR
-51%
–
10.713
Centrica LON: CNA
-50%
–
2.888
Rank Group PLC LON: RNK
-49%
1,97%
735
Select Service Partner LON: SSPG
-48%
1,78%
2.005
National Express Group LON: NEX
-48%
–
1.664
C&C Group Plc LON: CCR
-47%
–
750
Mitchells & Butlers LON: MAB
-46%
–
1.177
Senior plc LON: SNR
-45%
–
440
Aston Martin LON: AML
-45%
–
2.330
Equiniti Group PLC LON: EQN
-45%
–
459
BP plc LON: BP
-44%
9,30%
59.498
Investec plc LON: INVP
-43%
2,80%
2.177
Azioni peggiori nel 2020 nel Regno Unito
Migliori azioni in Svizzera nel 2020
Come detto abbiamo analizzato solo le 20 aziende dell’indice SMI, ecco perché la lista è decisamente più corta.
Ecco quindi le migliori azioni svizzere del 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Lonza SWX: LONN
60%
0,48%
38.901
Sika SWX: SIKA
33%
0,95%
31.585
Kuehne Nagel SWX: KNIN
24%
1,97%
22.421
Givaudan SWX: GIVN
22%
1,67%
31.620
Migliori azioni nel 2020 in Svizzera
Peggiori azioni in Svizzera nel 2020
E sempre sullo SMI, ecco le peggiori azioni svizzere del 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Swiss Re SWX: SREN
-23,39%
7,08%
24.347
Swiss Life Holding AG SWX: SLHN
-13,94%
3,64%
12.161
Credit Suisse Group AG SWX: CSGN
-12,51%
1,21%
25.855
Novartis AG SWX: NOVN
-12,00%
3,65%
183.710
Peggiori azioni nel 2020 in Svizzera
Mercati migliori e peggiori del 2020
Dalle liste appare chiaro come a beneficiare di questo 2020 sono state aziende tecnologiche che adottano soluzioni per il lavoro o la comunicazione a distanza.
Grande ondata di acquisti anche su aziende con un core business legato al green e all’oro.
Tra le peggiori ci sono aziende di trasporti, di turismo e quelle aziende che sono state “congelate” a causa dei vari lockdown.
Quando il mercato si ristabilirà, e in alcuni casi già da ora, le azioni che potranno crescere maggiormente saranno quelle che hanno subito maggiori problemi a causa del virus. Qualche esempio? Carnival, Norwegian Cruise o Cinemark Holdings, ma sono solo degli esempi.
Società di Gestione del Risparmio (SGR), sono in pratica delle aziende che gestiscono, per conto di altri, dei capitali attraverso dei fondi comuni di investimento.
In Italia, per creare una SGR, basta un capitale minimo di 1 milione, appare chiaro quindi del perché, solo nel Bel Paese, ci siano oltre un centinaio di aziende che sono perlopiù collegate a banche, assicurazioni o fondazioni.
Per poter aprire in Italia, una società di gestione patrimoniale deve ricevere una specifica autorizzazione da parte della Banca d’Italia.
Lista di Società di Gestione del Risparmio
Come abbiamo già visto sono oltre 100 le aziende legate al risparmio gestito che lavorano in Italia, ognuna ha dei portafogli più o meno grandi.
AB Global
Aberdeen Asset Management
AcomeA
Adepa Italia SRL
Agora Investments SGR S.p.A.
Algebris Investments
Alicanto Capital Sgr S.p.A.
Alken Asset Management
Allianz Global Investor GmbH
Ambrosetti Asset Management SIM S.p.A.
AMUNDI SGR SpA
ANIMA SGR SpA
ARCA SGR SpA
Aristea SICAr
Aviva Investors Luxembourg SA
AXA Investment Managers
AZIMUT CONSULENZA SIM
BANCOPOSTA FONDI SGR SpA
BANOR SIM SpA
BCC RISPARMIO & PREVIDENZA S.G.R.P.A
BlackRock Global Funds
BNP Paribas Investment PARTNERS SGR SpA
BNY MELLON INVESTMENT MANAGEMENT EMEA LTD
CA Indosuez Wealth (Europe), Italy Branch
Camperio SIM
CANDRIAM
CAPITAL GROUP
CARMIGNAC
Christian Brothers Inv Srvc Inc
COLUMBIA THREADNEEDLE INVESTMENTS
CONSULTINVEST ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Credit Suisse Asset Management
DIAMAN Sicav
DNCA FINANCE
DWS
E.I. Sturdza Strategic Management Ltd
Eaton Vance Advisers (Ireland) Limited
EDMOND DE ROTHSCHILD (FRANCE) SUCCURSALE ITALIANA
EFG Asset Management
EGI Funds Ltd
ERSEL ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Erste Group Bank AG
ETF Securities
ETHENEA INDEPENDENT INVESTORS S.A
ETICA SGR
Eurizon Capital SGR S.p.A.
EUROMOBILIARE ASSET MANAGEMENT SGR
FIDELITY INTERNATIONAL
FINANCIÈRE DE L’ECHIQUIER
Fineco Asset Management
FRANKLIN TEMPLETON INVESTMENTS
FundPartner Solutions (Europe) S.A.
GAM (ITALIA) SGR S.P.A
GENERALI INVESTMENTS EUROPE S.P.A
GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENT
Hedge Invest
HSBC GLOBAL ASSET MANAGEMENT
Insight Investment Mgmt Ltd
INVESCO ASSET MANAGEMENT SA
Invest Italy Sim S.p.A.
INVESTEC AM BECOMING NINETY ONE
INVESTIRE SGR SpA
Investitori SGR S.p.A.
Janus Henderson
JCI Capital
JPMORGAN ASSET MANAGEMENT (EUROPE) S.A.R.L.
Kairos SGR
Kames Capital
KBC Asset Management SA
La Française
LEGG MASON INVESTMENTS
LEMANIK SICAV
LOMBARD ODIER ASSET MANAGEMENT
Lyxor
MDO Management Company Sa
Mediolanum International Funds Ltd
Mirabaud A.M.
MORGAN STANLEY INVESTMENT MANAGEMENT
MUZINICH & CO., LTD.
NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENT
NEUBERGER BERMAN EUROPE LIMITED
New Millennium
Nextam Partners SIM S.p.A.
NN INVESTMENT PARTNERS ASSET MANAGEMENT BV – ITALIAN BRANCH
Oaktree Capital Group, LLC
ODDO MERITEN
Old Mutual Global Investors
Open Capital Partners SGRpA
OSSIAM
PensPlan Invest Sgr
Pharus Management Lux S.A.
PIONEER INVESTMENTS
POLIS FONDI SGR SpA
RAIFFEISEN CAPITAL MANAGEMENT
Robeco Luxembourg SA
ROTHSCHILD & CIE GESTION
RUSSELL INVESTMENTS
SCHRODERS ITALY SIM S.P.A.
SELECTRA Investments Sicav
Selectra Management Company
Societe Generale – Corporate & Investment Banking
STATE STREET GLOBAL ADVISORS
Swan Asset Management SA
Swisscanto Asset Management Int. S.A.
SYMPHONIA SGR
SYZ Asset Management
Tendercapital Ltd
UBI PRAMERICA SGR
UBS ASSET MANAGEMENT
Union Investment Privatfonds GmbH
UNIPOLSAI INVESTIMENTI SGR SpA
VONTOBEL ASSET MANAGEMENT S.A. MILAN BRANCH
WisdomTree Hedged Commodity Securities Limited
ZENIT SGR
Lista delle aziende di Risparmio Gestito
Società di gestione del risparmio quotate in borsa
Per quanto possa essere stimolante guardare questi nomi e immaginare come possano lavorare, quello che interessa a noi sono le aziende quotate in borsa e quindi su cui si possa cercare di trarre guadagno.
Questa è una selezione delle più interessanti tra queste aziende:
Azienda SGR
Ticker
Nazione
Allianz Global Investor GmbH
ETR:ALV
Germania
Amundi
EPA:AMUN
Francia
Anima Holding
BIT:ANIM
Italia
Aviva
LON:AV
Regno Unito
AXA Investment
EPA:CS
Francia
Azimut
BIT:AZM
Italia
BancoPosta Fondi (Poste Italiane)
BIT:PST
Italia
BlackRock Global Funds
NYSE:BLK
USA
BNP Paribas Investment
EPA:BNP
Francia
Bank of New York Mellon Investment
NYSE:BK
USA
Credit Suisse Asset Management
SWX:CSGN
Svizzera
Eaton Vance Corp
NYSE:EV
USA
EFG Asset Management
SWX:EFGN
Svizzera
ERSTE Group Bank
VIE:EBS
Austria
Fineco Asset Management
BIT:FBK
Italia
Generali Investments
BIT:G
Italia
Goldman Sachs Asset Management
NYSE:GS
USA
HSBC Global Asset Management
LON:HSBA
Regno Unito
Investec AM Becoming Ninety One
JSE:INL
Sud Africa
Janus Henderson
NYSE:JHG
Regno Unito
JPMorgan Asset Management
NYSE:JPM
USA
KBC Asset Management
EBR:KBC
Belgio
Mediolanum International Funds
BIT:BMED
Italia
Morgan Stanley Investment
NYSE:MS
USA
Natixis Global Asset Management
EPA:KN
Francia
NN Investment Partners
AMS:NN
Olanda
Oaktree Capital Management
NYSE:OAK-A
USA
Raiffeisen Kapitalanlage
VIE:RBI
Austria
ORIX Corporation Europe
TYO:8591
Giappone
Schroders
LON:SDR
Regno Unito
Société Générale
EPA:GLE
Francia
State Street
NYSE:STT
USA
Pramerica (Prudential Financial)
NYSE:PRU
USA
UBS Asset Management
SWX:UBSG
Svizzera
Unipolsai Investimenti Sgr
BIT:US
Italia
Vontobel Asset Management
SWX:VONN
Svizzera
WisdomTree Investments
NASDAQ:WETF
USA
Aziende di gestione patrimoniale con attività in Italia quotate in borsa
Eccole, la lista non è piccola e vede varie nazioni interessate. Tutte queste sono quotate in borsa e hanno l’autorizzazione da Banca d’Italia per lavorare nello Stivale.
Tempo fa abbiamo stilato la classifica delle banche europee più grandi, cioè quelle che superano almeno un miliardo di capitalizzazione.
Grande però non sempre significa sicuro e per calcolare la stabilità di una banca esiste un parametro specifico: Common Equity Tier 1.
Si tratta di un parametro (ne abbiamo già parlato) che tutti gli istituti di credito segnalano nel loro bilancio ed è richiesto dalla Banca Centrale Europea poiché, la stessa istituzione comunitaria, periodicamente fissa degli obiettivi per ognuna delle banche interessate.
La BCE sottopone gli istituti di credito agli Srep Test (Supervisor Review and Evaluation Process), cioè delle prove che rivelano la resa delle banche in situazioni di stress finanziario ed economico e sulla base dei risultati di questi Srep test la BCE fissa degli obiettivi da raggiungere, con un floor minimo dell’8% per ogni istituto.
Quindi, partendo dal Cet1, vediamo quali sono le grandi banche più solide d’Europa allo stato attuale.
Banca
CET1
Danske Bank
17,60
ABN AMRO Bank NV
17,30
Natwest Group
17,20
HSBC HoLdings
15,00
ING Groep
14,96
Intesa Sanpaolo
14,62
Lloyds Banking Group
14,60
UniCredit
14,54
Standard Chartered
14,30
Barclays
14,20
Commerzbank
13,40
UBS Group
13,32
Deutsche Bank
13,30
Socièté Gènérale
12,50
Credit Suisse Group
12,50
BNP Paribas
12,40
Caixa Bank
12,29
Credit Agricole
12,00
Banco Santander
11,84
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
11,63
Grandi banche europee con CET 1 solido
Come si può facilmente notare la lista delle 20 banche europee è composta da nomi veramente grandi della finanza ed è una selezione realizzata da S&P Global.
Sono due le italiane in classifica, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno ottimi livelli di CET1, quindi molto solide.
CET1 delle banche italiane
Se allarghiamo leggermente l’orizzonte alle banche di tutte le dimensioni (o lo restringiamo alla sola Italia), notiamo facilmente che nel Bel Paese ci sono degli istituti di credito molto più virtuosi rispetto alle due citate in precedenza.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
L’operazione portata a termine da Intesa Sanpaolo, che nei mesi scorsi ha assorbito il 100% di UBI Banca, ha certamente fatto partire un possibile risiko bancario, il quale non si è fermato solo nel Belpaese.
Infatti, se è vero che l’operazione Caixa Bank – Bankia è quasi alle battute finali, è anche vero che addirittura in Svizzera si vocifera la fusione tra due colossi della portata di UBS-Credit Suisse, con stop e ripartenze.
Appare evidente come in Europa si sta andando verso la direzione “più grande è migliore”. Tornando a casa nostra, quindi, appare altrettanto evidente come c’è una big che negli ultimi anni non ha guadagnato in grandezza ma addirittura ha perso valore. Porta il nome di Unicredit ed è al centro di rumor su possibili operazioni con altre banche.
Quali sono queste altre banche? Presto detto: sono due le prede possibili, per motivi differenti.
Monte dei Paschi di Siena: la banca toscana è in mano dello Stato in questo momento e l’Europa ha chiesto di decidere se nazionalizzarla, facendola diventare a tutti gli effetti una banca pubblica, oppure cederla.
Banco BPM: situazione molto differente per BPM, la quale ha conti in ordine, fin troppo in ordine, un valore basso di capitalizzazione e un azionariato troppo diffuso. Per certi versi ricorda proprio il profilo di UBI Banca prima dell’arrivo di Intesa.
Le voci di fusione tra MPS e Unicredit
Fermo restando che se ne parla da prima dell’estate, ma in questi giorni sono tornati alla ribalta i rumor.
Il primo chiacchiericcio, di qualche giorno fa, voleva MPS data in dote a Unicredit. Addirittura c’era chi sosteneva che Unicredit avesse chiesto di poter fare un’operazione copia di quanto fatto da Intesa con le banche venete in difficoltà (Banca Veneta e Banca Popolare di Vicenza), cioè la cessione a una cifra simbolica (1 euro nel caso delle venete) con l’accollo da parte dell’acquirente dell’onere delle pulizie, a fronte di un grosso sconto sulle imposte fiscali per gli anni a venire.
Tale rumor è girato un paio di giorni e poi si è spento da solo.
Unicredit acquisisce Banco BPM?
Ieri però è stato il turno di Banco BPM, la quale sarebbe entrata nell’orbita della stessa Unicredit, secondo un rumor lanciato da Milano Finanza.
Un’operazione che avrebbe molto senso per svariate ragioni:
Unicredit acquisendo Banco BPM si riavvicinerebbe alla quota di mercato di Intesa (circa 20%)
Unicredit, per la storia che ha avuto, è molto forte al centro e al sud Italia (eredità di Banco di Roma, Capitalia, Banco di Sicilia), BPM è forte al nord Italia e quindi darebbe uno slancio a un mercato che per Unicredit latita
BPM capitalizza meno del proprio valore di patrimonio netto, il che significherebbe avere del badwill positivo con il quale finanziare l’operazione (come fatto da ISP con UBI)
L’azionariato di BPM è molto frazionato: basti pensare che solo due azionisti superano il 2% di quota:
4,99% per Capital Research and Management Company
2,57% per Invesco Ltd
Appare evidente quindi che con zero azionisti con la forza di opporsi e di ostacolare l’operazione, con un goodwill niente male e con una posizione di mercato allettante, sarebbe l’operazione perfetta.
Cosa c’è di vero?
Difficile dirlo, però c’è da dire che il mercato crede più all’operazione BMP/Unicredit che a quella che includerebbe MPS. Almeno guardando le reazioni di BPM e di MPS nel giorno dell’uscita dei rumor, con BPM in gran spolvero ed MPS che quasi non ha avuto scossoni.
C’è da dire che l’operazione con BPM ha un senso economico, invece l’operazione con MPS, a meno di regalo enorme da parte dello Stato (e questo governo non pare intenzionato a fare regali), è veramente insensata, sia per una questione puramente economica, sia per la sovrapposizione in molti mercati.
In tutto ciò, il CEO di Unicredit, Jean Pierre Mustier, pare riluttante a qualsiasi operazione di questa portata. Inoltre già in mattinata BPM ha smentito che ci siano operazioni del genere sul tavolo.
Esistono alcune società, spesso a caratura globale, che per un motivo o per un altro non vengono in mente appena si pensa a un investimento in borsa.
Eppure alcune di queste sono addirittura leader nei propri settori e hanno dei fondamentali ottimi; si tratta quindi di buone possibilità di investimento.
L’articolo precedente, dando un’occhio attento a tutte le maggiori società, ha fatto emergere solo qualche possibile nome, come per esempio i leader delle spedizioni UPS e DHL, piuttosto che la catena inglese Tesco, la farmaceutica McKesson oppure, guardando a brand molto conosciuti in Italia, la banca spagnola Santander, che è stata anche sponsor della Ferrari in F1, o ancora le francesi Christian Dior, Vinci e Finatis.
Insomma società globali, con numeri enormi, che però non vengono immediatamente in mente.
Se vi chiedessi 10 azioni a livello globale sono sicuro che mi rispondereste con Apple, Microsoft, Facebook, Netflix, Volkswagen, Amazon… e come darvi torto!? Queste aziende sono in qualunque cosa facciamo. Ma potrebbero non essere la scelta migliore.
Ottime aziende con azioni spesso dimenticate
Proviamo quindi a stilare una lista di aziende occidentali e teniamo lo stesso passo tenuto nell’altro articolo, quindi continuiamo sulla lista Global 500 di Fortune.
Proviamo quindi a togliere quel leggero patino di polvere che ci permetterà, magari, di conoscere azioni e aziende insospettabili, che magari usiamo tutti i giorni e che forse non abbiamo mai considerato in ottica di investimento.
Da questa lista escludiamo volontariamente tutte le aziende italiane poiché diamo per presupposto che qualsiasi investitore italiano conosca benissimo il mercato su cui si muove.
Azienda
Nazione
Natixis
Francia
Cisco Systems
USA
Saint-Gobain
Francia
Orange
Francia
Cigna
USA
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA)
Spagna
American International Group
USA
Zurich Insurance Group
Svizzera
HCA Healthcare
USA
Bayer
Germania
Bunge
USA
CNP Assurances
Francia
Volvo
Svezia
Charter Communications
USA
Metro
Germania
UBS Group
Svizzera
Best Buy
USA
Merck
USA
Sanofi
Francia
Honeywell International
USA
Maersk Group
Danimarca
Accenture
Irlanda
Oracle
USA
Barclays
Gran Bretagna
ABB
Svizzera
Swiss Re
Svizzera
E.ON
Germania
Lloyds Banking Group
Gran Bretagna
Credit Suisse Group
Svizzera
3M
USA
British American Tobacco
Gran Bretagna
L’Oréal
Francia
Air France-KLM Group
Francia
Compass Group
Gran Bretagna
BT Group
Gran Bretagna
Inditex
Spagna
Abbott Laboratories
USA
Schneider Electric
Francia
Philip Morris International
USA
SAP
Germania
Danone
Francia
International Airlines Group (IAG)
Spagna / GB
Adecco Group
Svizzera
Randstad
Olanda
Mapfre Group
Spagna
Nokia
Finlandia
Heineken Holding
Olanda
Kraft Heinz
USA
Michelin
Francia
U.S. Bancorp
USA
Safran
Francia
Air Liquide
Francia
Abbiamo fatto una breve lista, con alcuni marchi più conosciuti e altri un po’ meno.
Quasi tutte queste aziende hanno degli ottimi fondamentali e potrebbero essere delle buone occasioni di investimento.
Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.
Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).
Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.
Come fanno soldi le banche
Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?
Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.
Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.
Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.
La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.
Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.
Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.
Storia delle azioni delle banche
Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.
Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.
La Grande Depressione
Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.
Crisi S&L degli anni ’80
Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.
Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.
Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.
Crisi finanziaria del 2008
Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.
Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.
La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.
Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?
In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.
Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.
In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.
A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.
In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.
Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.
Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.
Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Le banche più grandi in Italia
Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Intesa Sanpaolo
29,52
Unicredit
18,44
Poste Italiane
10,96
Mediobanca
6,37
Banca Mediolanum
4,76
Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione
Top 10 banche in Europa
Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Nazione
HSBC
87,22
Gran Bretagna
BNP Paribas
44,76
Francia
Banco Santander
36,33
Spagna
Lloyds Banking
25,49
Gran Bretagna
ING Groep
25,05
Olanda
Credit Agricole
23,76
Francia
Credit Suisse Group
23,43
Svizzera
Barclays
22,85
Gran Bretagna
Deutsche Bank
17,08
Germania
The Royal Bank of Scotland Group
16,5
Gran Bretagna
Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale
Le grandi banche americane
Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di $)
JP Morgan
268,64
Bank of America
193,58
Wells Fargo
100,65
Citigroup
98,4
Morgan Stanley
66,81
The Goldman Sachs Group
62,46
U.S. Bancorp
51,77
The Bank of New York Mellon
30,48
Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione
Come calcolare i rapporti di redditività per una banca
Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.
Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:
Return on Equity (ROE)
Return on Assets (ROA)
Margine di interesse netto (NIM)
Rapporto di efficienza
Metrica
Benckmark
Return on Equity (ROE)
Almeno 6%
Return on Assets (ROA)
Almeno 0,5%
Margine di interesse netto (NIM)
Almeno 1%
Rapporto di efficienza
Al massimo 60%
Parametri per la valutazione di una banca
Rendimento del capitale proprio
Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.
Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.
ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100
Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.
In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.
Return on Assets (ROA)
Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)
Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100
Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.
Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.
Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.
Margine di interesse netto
Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.
Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100
Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.
In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.
Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).
Rapporto di efficienza
Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.
Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100
Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.
Come valutare il rischio di una banca
Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.
Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:
Rapporto di non-performing loan (NPL)
Copertura dei crediti inesigibili
Oneri netti (Sottufficiali)
Tasso non-performing loan (NPL)
Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.
Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.
Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100
Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.
Copertura dei crediti in sofferenza
Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.
Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza
Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.
Oneri netti
Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.
Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100
Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).
Valorizzare le azioni di una banca
Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).
Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.
Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.
Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.
L’ascesa di fintech
Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.
Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.
Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.
È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.
È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.
Dividendi
I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.
È un buon momento per acquistare azioni bancarie?
Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.
Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.
A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.