Poste Italiane S.p.A. (Poste Italiane) è il fornitore di servizi postali italiani. Oltre a fornire servizi postali, il Gruppo Poste Italiane offre servizi di comunicazione integrata, prodotti di risparmio postale, logistica, servizi finanziari e assicurativi su tutto il territorio nazionale.
Storia di Poste Italiane Prima dell’era moderna
La legge nazionale n.604 del 5 maggio 1862, (la cosiddetta Riforma Postale), ha creato un’organizzazione nazionale e centralizzata per il servizio postale con l’introduzione di una tassa generale unica per il pagamento dei servizi, i francobolli postali, su tutto il territorio del neonato Regno d’Italia. Successivamente, con il Regio Decreto 5973 del 10 marzo 1889, la Direzione Generale delle Poste e dei Telegrafi fu separata dal Ministero dei Lavori Pubblici e quindi trasformata in Ministero delle Poste e dei Telegrafi. Ad essa fu affidato l’incarico di creare una rete di uffici in Italia per l’inoltro e la ricezione di posta e telegrammi, per l’effettuazione e la ricezione di telefonate, per le operazioni finanziarie e la gestione del patrimonio. Per un certo periodo ha lavorato anche come sede distaccata per i nascenti servizi elettrici.
Nel 1917 è stato fondato il servizio di giroconto (dal 2000 comunemente noto come BancoPosta). Nel 1924, durante il periodo fascista, il Ministero delle Poste e dei Telegrafi fu ribattezzato Ministero delle Comunicazioni, diventando un importante centro di potere. La rete dei servizi fu ampliata con l’acquisizione e la realizzazione di nuove strutture logistiche. Nelle principali città furono costruiti nuovi edifici in stile funzionalista.
Con lo sviluppo della telefonia e delle comunicazioni radio, il Ministero incorporò la Società statale per i servizi telefonici (ASST) e la nascente EIAR (che sarebbe poi diventata la RAI e avrebbe gestito sia la radio che la televisione pubblica).
Gli anni ’90
Nei primi anni ’90, la pubblica amministrazione e il servizio postale italiano erano considerati irrecuperabili in termini di efficienza e redditività. Il deficit di bilancio ha aumentato i costi del personale, che nel 1986 ha assorbito circa il 93% (di cui il 16% per le pensioni) delle entrate correnti. Dal 1970 al 1985 la produttività dei dipendenti si è ridotta del 24% a scapito della qualità dei servizi forniti, generando una situazione di deficit sempre più critica.
Nel 1994, in Germania, la media regolare della posta consegnata giornalmente dopo la spedizione era di quasi l’80%, mentre in Italia il dato comparabile era inferiore al 20%. Nel 1989, il tempo medio di consegna della posta era di 8,5 giorni.
Si è cercato di contenere l’evidente divario qualitativo del servizio postale italiano rispetto al resto d’Europa, con il decreto legge n. 487 del 1° dicembre 1993, convertito dalla legge n. 71 del 29 gennaio 1994. Ciò ha portato alla trasformazione delle Poste Italiane da società indipendente a impresa pubblica, realizzando un ulteriore passo avanti nella SpA entro il 1996 (attuato dopo il 28 febbraio 1998). Il processo di trasformazione ha richiesto l’adozione del principio dell’efficienza produttiva, il recupero della qualità dei servizi e la ripresa economica e finanziaria da parte della direzione di Poste Italiane.
Ciò ha portato alla graduale riduzione del deficit di L. 4.500 miliardi, nel 1993, attraverso specifiche politiche di riduzione dei costi di produzione (di cui l’80% dovuto al costo del personale), attraverso l’aumento dei ricavi da vendita di servizi alla PA e attraverso un riordino del sistema tariffario, raggiungendo nel 2001 un utile netto.
Nel febbraio 1998 il Ministero del Tesoro (Governo Prodi I) ha nominato Corrado Passera, Amministratore Delegato della neocostituita Poste SpA italiana. Il piano industriale realizzato da Corrado Passera dal 1998 al 2002 ha comportato un taglio di personale di 22.000 unità.
Per contro, secondo alcuni dirigenti sindacali, si è assistito a una casualizzazione dei contratti per le nuove assunzioni, a casi di molestie diffuse e a dimissioni per il carico di lavoro dovuto all’eccesso di tagli di personale.
Il Fondo di solidarietà è stato utilizzato per risparmiare sul costo del lavoro e per abbassare l’età media del personale. Gli ultimi due anni di mancato contributo dei dipendenti in prepensionamento sono stati pagati con una trattenuta sulle retribuzioni dei nuovi assunti per 10 anni. L’azienda compensa queste perdite sostituendole con l’assunzione di molti giovani lavoratori sotto i 24 anni, dando loro un contratto di apprendistato di tre anni.
Gli anni 2000
Nel 2000 le Poste Italiane, attraverso la controllata SDA Express Courier, hanno acquisito il 20% del capitale sociale della società Bartolini, rendendo ufficiale il Consorzio Logistica e Pacchi con le tre maggiori società di smistamento pacchi del Paese. Anche questo accordo è stato oggetto di contestazione da parte delle aziende concorrenti in tribunale, ma si è concluso a favore del Consorzio.
Poste Italiane ha inoltre adottato un sistema di controllo per monitorare in tempo reale tutti gli uffici postali, la rete logistica e la sicurezza delle comunicazioni e delle transazioni digitali in collaborazione con lo Stato italiano, le agenzie internazionali, le università e i centri di ricerca.
L’importanza dei prodotti e dei servizi finanziari, come la carta prepagata Postepay, è aumentata negli ultimi anni. Postepay, introdotta per prima nel 2003, ha ottenuto un grande successo, soprattutto tra i più giovani, conquistando e mantenendo la prima posizione a livello europeo nel settore delle carte prepagate.
Dal 2010
Nel 2011 Poste Italiane ha acquisito UniCredit MedioCredito Centrale per 136 milioni di euro.
Il 16 maggio 2014 il Governo italiano ha approvato la vendita delle quote fino al 40% di Poste Italiane, facendo così partire la corsa all’IPO.
La società è stata costretta a chiudere 455 uffici nel 2015 a causa dei bassi profitti, secondo la decisione dell’amministratore delegato di Poste Italiane Spa Francesco Caio. Oggi, come sottolineato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante nel novembre 2018, l’intenzione della società è quella di preservare gli uffici postali e di adottare misure specifiche per le città italiane più piccole.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Italia), che ora possiede il 64,696% di Poste Italiane Spa, ha ceduto circa il 35% a Borsa Italiana. Il 25 maggio 2016, un’ulteriore quota del 35% è stata trasferita dal Ministero alla Cassa Depositi e Prestiti (CDP), divenendo l’azionista di minoranza della banca nazionale di investimento. In tal modo è stata conferita la quota di partecipazione di Poste Italiane, ma è stato anche diluito il diritto di voto in CDP.
Servizi finanziari
Una delle principali attività della società è il BancoPosta, divisione di Poste Italiane S.p.A., che funge da piattaforma di distribuzione dei servizi di risparmio postale.
La divisione bancaria, denominata BancoPosta riserva di capitale vincolata, (BancoPosta FRC) in bilancio, ha un attivo complessivo di 56 miliardi di euro al 31 dicembre 2014. Se il BancoPosta fosse una società separata, la banca si collocherebbe al decimo posto nella classifica delle banche per totale attivo. Cariparma, che si è classificata al 10° posto nella ricerca di Ricerche e Studi (società controllata da Mediobanca), aveva un totale attivo di 50.296.831.000 euro al 31 dicembre 2014.
Servizi postali
La consegna della posta, la logistica, i pacchi e il corriere espresso, sono da sempre parte integrante dell’identità di Poste Italiane e comprendono anche il Servizio Postale Universale Italiano. Nel 2018 Poste Italiane ha gestito circa 3 miliardi di invii e 127 milioni di pacchi, la società ha lanciato il nuovo modello di Joint Delivery, che ha ridisegnato il servizio introducendo le consegne pomeridiane e nei fine settimana e si è concentrata sull’ammodernamento della flotta, rendendola più rispettosa dell’ambiente con l’introduzione di 345 scooter a tre ruote completamente elettrici, con una maggiore capacità di carico per facilitare la consegna dei pacchi in città e migliorare la sicurezza sul lavoro. L’evoluzione della logistica e-commerce ha portato alla creazione di PuntoPoste, la nuova rete accessibile che completa la rete di oltre 12.800 uffici postali, consentendo il ritiro e la restituzione degli acquisti online e l’invio di pacchi preaffrancati o prepagati. Nel 2018 erano già operativi 417 punti PuntoPoste e nel 2019 la rete sarà ampliata a 3.500 unità.
Pagamenti, servizi mobili e digitali
Pagamenti, servizi mobili e digitali: A seguito delle nuove opportunità create dalla Direttiva Europea sui Servizi di Pagamento (PSD2), in vigore dal gennaio 2018, Poste Italiane ha deciso di riunire in un’unica unità i servizi di pagamento, mobili e digitali. La nuova divisione rileva le attività di telefonia mobile di PosteMobile e continua ad essere un fornitore di servizi digitali per la Pubblica Amministrazione.
Assicurazioni
Poste Italiane opera nel settore assicurativo attraverso PosteVita e Poste Assicura, offrendo prodotti assicurativi vita e infortuni. Poste Vita offre inoltre prodotti di investimento e di risparmio attraverso la piattaforma distributiva Bancoposta.
Poste Italiane in Borsa
Poste Italiane è sbarcata in borsa nel 2015 ed è quotata a Milano, con il ticket PST.
Il confronto con l’anno scorso, considerando l’arrivo del Covid 12 mesi fa, è un po’ forzato (ma lo abbiamo comunque fatto poco tempo fa); molto più utile andare a calcolare quali siano le aziende che in questo 2021 hanno meglio (o peggio) performato. Lo facciamo oggi, al giro di boa che segna il passaggio del primo semestre del 2021.
Migliori e Peggiori azioni in Italia
Con spirito patriottico, datoci anche dalle belle prestazioni della nostra nazionale all’Europeo, partiamo dal Bel Paese, quindi guardiamo le migliori azioni sul FTSE MIB e quindi allarghiamo lo sguardo a tutto il paniere italiano.
Migliori azioni sul FTSE Mib nel primo semestre 2021
Titolo
Performance
Banco BPM
+51,38%
Tenaris
+38,50%
CNH Industrial
+35,54%
Poste Italiane
+34,07%
Banca Generali
+33,92%
A2A
+33,58%
UniCredit
+32,06%
Mediobanca
+31,86%
Interpump Group
+25,31%
Amplifon
+23,82%
Intesa San Paolo
+23,21%
BPER Banca
+23,00%
Campari
+21,79%
Buzzi Unicem
+21,14%
ENI
+20,94%
Migliori azioni del FTSE MIB
Migliori azioni italiane nel primo semestre del 2021
Come detto allarghiamo quindi lo sguardo e osserviamo cosa è successo sull’intero paniere di azioni italiane nel primo semestre del 2021.
Azione
Performance
Isagro
+146,22%
Alkemy
+114,69%
Tod’s
+103,62%
WeBuild
+84,43%
Unieuro
+77,91%
SABAF
+75,42%
BFF Bank
+72,37%
EL EN
+71,75%
IRCE
+71,60%
Maire Tecnimont
+69,26%
Banca Popolare di Sondrio
+68,18%
Piovan
+68,03%
Prima Industrie
+59,38%
EMAK
+58,65%
Orsero
+57,19%
15 migliori azioni italiane nel primo semestre del 2021
Peggiori azioni italiane nel primo semestre del 2021
Continuiamo con la carrellata delle azioni italiane ma questa volta passiamo alla poco invidiabile classifica delle peggiori performance sul listino milanese.
Azione
Performance
Giglio Group
-17,72%
Falck Renewables
-14,87%
Cellularline
-12,60%
EuroTech
-11,66%
Juventus F.C.
-11,61%
GVS
-8,92%
Ferrari
-8,03%
Saipem
-7,12%
Rai Way
-6,59%
Diasorin
-6,00%
Peggiori azioni italiane nel primo semestre del 2021
Migliori e Peggiori azioni in Europa nel primo semestre del 2021
Superiamo quindi i confini italiani e andiamo a dare uno sguardo a quanto successo in Europa, partendo dalle migliori aziende europee nel primo semestre del 2021.
Azione
Nazione
Performance
Entreparticuliers.com SA
Francia
+686%
Fast Finance 24 Holding AG
Germania
+472%
PetroNeft Resources plc
Irlanda
+431%
AssetCo plc
UK
+411%
Kodal Minerals PLC
UK
+338%
Evergreen SA
Francia
+331%
Tern Plc
UK
+296%
Itaconix plc
UK
+295%
Argo Blockchain
UK
+288%
Helium One Global Ltd
UK
+259%
Migliori azioni in Europa nel primo semestre del 2021
Peggiori azioni europee nel primo semestre 2021
Anche per l’Europa andiamo a vedere entrambe le facce della medaglia e, dopo aver visto le migliori azioni, andiamo a osservare quelle che sono state le peggiori 10 azioni in Europa nel primo semestre del 2021.
Azione
Nazione
Performance
Cybergun SA
Francia
-87%
Neovacs SA
Francia
-79%
Openlimit Holding AG
Svizzera
-79%
Archos SA
Francia
-79%
Hemogenyx Pharmaceuticals Plc
UK
-75%
Avenir Telecom SA
Francia
-74%
Europlasma SA
Francia
-74%
SIMEC Atlantis Energy Limited
UK
-73%
Iffe Futura SA
Spagna
-70%
Visiomed Group SA
Francia
-68%
Peggiori azioni in Europa nel primo semestre del 2021
Migliori e Peggiori titoli azionari in America nel primo semestre del 2021
Abbandoniamo quindi il Vecchio Continente per andare al di là dell’Oceano, in America, dove, come al solito, le prestazioni delle azioni lasciano abbastanza basiti.
Ecco quindi le performance delle azioni americane nel primo semestre del 2021.
Migliori azioni in America nel primo semestre 2021
Partiamo quindi con le migliori performance del mercato a stelle e strisce.
Azione
Performance
Vertex Energy
+1.342%
Cassava Sciences
+1.116%
Marin Software
+756%
Atossa Therapeutics
+660%
Express
+621%
Koss Corporation
+577%
PDS Biotechnology Corp
+447%
BSQUARE Corporation
+429%
Asensus Surgical
+417%
J.Jill Inc
+411%
Le migliori azioni americane nel primo semestre 2021
Peggiori azioni in America nel primo semestre del 2021
Infine chiudiamo l’articolo con la poco invidiabile classifica delle azioni americane che hanno perso di più durante il primo semestre del 2021. Anche qui ci sono numeri sensazionali e belle sorprese.
Azione
Performance
Odonate Therapeutics
-81%
Graybug Vision
-79%
Sigilon Therapeutics
-78%
ChemoCentryx
-77%
Immunovant
-77%
iRhythm Technologies
-72%
Frequency Therapeutics
-72%
NuZee
-70%
Lumos Pharma
-70%
Athira Pharma
-69%
Azioni americane peggiore durante il primo semestre del 2021
I motivi, per i tre soggetti, sono differenti ma riconducono tutti al medesimo scopo: controllare pubblicamente gli asset strategici dello Stato.
Infatti con Autostrade si voleva portare nel recinto pubblico la più grande rete autostradale italiana; con Telecom Italia si voleva accelerare nell’opera di merge con Open Fiber (di cdp al 50%), per arrivare alla rete unica Internet nazionale; con Euronext si volevaricontrollare Borsa Italiana, in un contesto internazionale e pan-europeo, insieme ai francesi di Caisse des Dépôts et Consignations e ai belga di Euroclear.
Queste trattative sono state ereditate dal Governo Draghi, il quale non ha ancora spostato il timone e sta facendo andare le trattative con il pilota automatico.
Cosa è Cassa Depositi e Prestiti
Le tre trattative, comunque, non rappresentano i soli interessi di Cassa Depositi e Prestiti, la quale ha asset in ogni segmento strategico del Paese.
CDP è una SpA italiana di proprietà:
83% Ministero dell’economia e delle finanze
17% Fondazioni bancarie
In questa seconda categoria si notano soprattutto:
Fondazione Monte dei Paschi di Siena
Compagnia di San Paolo
Fondazione CRT
Fondazione Cariplo
Fondazione CR Verona Vicenza Belluno e Ancona
Con il 2,57% di quote ciascuna riempiono il 12,85% di quote, lasciando fuori poco più del 5% che va ad altre decine di fondazioni.
Benché se ne senta parlare insistentemente solo da pochi anni, l’istituzione fa risalire le proprie origini al 1850 quando si chiamava Cassa Piemontese ed era di proprietà dell’allora Regno di Sardegna.
La struttura di CDP
Tra gli obiettivi principali di Cassa Depositi e Prestiti c’è quella di mantenere partecipazioni nel capitale delle medie e grandi imprese nazionali, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese.
Per fare ciò CDP ha una struttura suddivisa in segmenti ben specifici:
Le Partecipazioni quotate di Cassa Depositi e Prestiti
Le partecipazioni totali sono decine, ma quelle che ci interessano particolarmente, per il nostro articolo, sono quelle quotate in borsa.
Eccole quindi le partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti con i relativi valori.
Azienda / Azione
Quota
Valore quota
BF BIT: BFG
18,83%
122 mln di €
Eni BIT: ENI
25,96%
9,5 mlrd di €
Fincantieri BIT: FCT
71,32%
800 mln di €
Italgas BIT: IG
26,04%
1,15 mlrd di €
Poste Italiane BIT: PST
35%
4,94 mlrd di €
Saipem BIT: SPM
12,55%
280 mln di €
Snam BIT: SRG
31,35%
4,95 mlrd di €
Telecom Italia BIT: TIT
9,891%
947 mln di €
Terna BIT: TRN
29,85%
3,71 mlrd di €
Trevi Finanziaria Industriale BIT: TFI
25,67%
48 mln di €
Webuild BIT: WBD
18,68%
312 mln di €
Partecipazioni di CDP
ENI (BIT:ENI)
Iniziamo l’analisi da ENI, la società fondata da Enrico Mattei come Ente Nazionale Idrocarburi. Si tratta della quotata più importante per Cassa Depositi e Prestiti. Non stiamo qui a spiegare cosa faccia ENI, pensiamo sia chiaro a tutti che si occupa di energia e di petrolio/gas.
Quello che andiamo ad analizzare è invece il profilo societario della società, con particolare attenzione agli azionisti principali:
CDP S.p.A. – 25,96%
Ministero dell’economia e delle finanze – 4,37%
Norges Bank – 1,425%
Come possiamo vedere dalla lista delle aziende più rilevanti, CDP è affiancata dal Ministero dell’economia e finanza con una quota totale pubblica del 30,33%.
Snam (BIT: SRG)
Seconda azienda in quanto a peso specifico nel valore della quota è Snam (Società Nazionale Metanodotti). Si tratta di un’azienda attiva nel trasporto, rigassificazione e stoccaggio del metano.
Nata come ramo di ENI, l’azienda ha raggiunto un’autonomia durante gli anni e oggi è di proprietà di CDP reti. Questa la lista degli shareholders:
Come possiamo vedere ENI ha liquidato tutte le posizioni nella società ma CDP Reti possiede circa un terzo del capitale, considerando anche la quota di Banca d’Italia la quota pubblica diventa quindi del 32,37%.
Poste Italiane (BIT: PST)
La società di delivery postale, Poste Italiane, è quotata da pochi anni; anche in Poste è molto forte la presenza dello Stato, non solo attraverso CDP ma anche grazie alle quote possedute dal Ministero dell’Economia e delle finanze:
Cassa Depositi e Prestiti: 35%
Ministero dell’economia e delle finanze: 29,26%
Tutti gli altri azionisti sono sotto la quota dell’1% e quindi ininfluente, lo Stato controlla quindi il 64,26% delle quote di Poste Italiane.
BF (BIT: BFG)
Dopo aver visto le prime 3 società, in ordine di valore per Cassa Depositi e Prestiti, passiamo alla lista in ordine alfabetico e la prima della lista è certamente B.F. SpA.
Il gruppo nasce intorno all’azienda Bonifiche Ferraresi S.p.A. e rappresenta la più grande azienda agricola italiana. Rispetto alle restanti aziende della lista si nota subito un’eccezione, cioè il fatto che CDP non è il socio principale, lasciando lo scettro a una fondazione bancaria, nello specifico a Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.
Ecco quindi la lista degli azionisti di BF SpA:
Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde: 20,7%
CDP Equity SpA: 18,8%
Sergio Gianfranco Dompé: 14,1%
Federico Vecchioni: 12,9%
Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca: 3,41%
Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 3,37%
Fondazione ENPAIA: 3,37%
Massimo Segre: 2,93%
Inalca SpA: 2,07%
Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici: 1,98%
In questo caso la quota in mano pubblica è rappresentata solo da quella posseduta da CDP, che rappresenta il 18,8% delle quote del capitale.
Fincantieri (BIT: FCT)
Continuando in ordine alfabetico e saltando ENI di cui abbiamo già parlato, troviamo un’altra società quotata da pochi anni, si tratta di Fincantieri, nella quale la mano pubblica conta parecchio.
Infatti, guardando la lista degli azionisti:
CDP Industria: 71,3%
Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 2,20%
Norges Bank Investment Management: 1,16%
The Vanguard Group: 0,72%
Dimensional Fund Advisors: 0,65%
Notiamo subito come CDP controlla non solo la maggioranza delle quote ma ha una partecipazione tale da poter controllare anche l’assemblea degli azionisti, fatto molto insolito per una public company.
Italgas (BIT: IG)
Torniamo sul settore energia e continuiamo a parlare dell’ex galassia ENI, lo facciamo con ItalGas, dove però, in questo caso, un’eredità dell’azienda di San Donato Milanese è ancora presente, non direttamente ma attraverso un’altra società dell’ex galassia:
In questo caso la mano pubblica conta, oltre alla presenza di CDP, anche la presenza di Snam, controllata, come abbiamo visto, dalla stessa Cassa Depositi e Prestiti.
Saipem (BIT: SPM)
Pensate che la mano di ENI sia terminata? Nulla di più sbagliato, infatti anche Saipem fa parte dell’ex galassia ENI, con l’eccezione data dal fatto che la società di San Donato Milanese ancora controlla Saipem.
Sommando quindi le quote in mano a ENI, controllata comunque dallo Stato, CDP e Banca d’Italia, la partecipazione pubblica arriva al 44,09%.
Telecom Italia (BIT: TIT)
Telecom per tanti anni è stata dimenticata dall’apparato governativo, ne avevamo anche parlato, ma con la scalata di Vivendi e, soprattutto, con l’idea di unire le reti di TIM e di Open Fiber, l’ISP è tornato di moda. Per questo motivo CDP è entrata nel capitale di Telecom e rischia, in caso di necessità per la rete unica, di incrementare le quote.
Anche in questo caso CDP è solo il secondo azionista, alle spalle dei francesi di Vivendi. Sommando le quote di CDP e di Banca d’Italia si arriva al 10,81% di quote capitale detenute dallo Stato.
Terna (BIT: TRN)
Se non fossimo passati a una lista alfabetica dopo il podio, con i 3,71 miliardi di euro di quota, avremmo Terna al quarto posto in quanto a valore totale della partecipazione Statale.
CDP Reti: 29,9%
Lazard Asset Management Pacific: 2,83%
The Vanguard Group: 1,73%
Norges Bank Investment: 1,71%
Pictet Asset Management: 1,69%
BlackRock Fund Advisors: 1,17%
Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 1,11%
Banca d’Italia: 1,02%
Anche in Terna è presente Banca d’Italia e il principale azionista è proprio CDP, sommando le due partecipazioni, la quota pubblica arriva al 30,92%.
Trevi Finanziaria Industriale (BIT: TFI)
Trevi Group si divide in due segmenti ben distinti:
Trevi
Soilmec
La prima si occupa di costruzioni di grandi opere, mentre la seconda si occupa della fornitura di sistemi di trivelle.
La partecipazione di CDP nel capitale di Trevi è modesta, si tratta infatti, in valore economico, della più piccola partecipazione tra le società quotate. Nonostante ciò, con una quota così bassa, CDP è comunque il principale azionista della società:
Come possiamo vedere, sommando le due partecipazioni di CDP, la quota sale fino al 32,7% e se aggiungiamo le quote in mano al ministero arriviamo al 37,65%.
Webuild (BIT: WBD)
Ultima della lista, in ordine alfabetico, Webuild, nata a maggio del 2020 dalle ceneri di Salini Impregilo S.p.A.
Anche qui troviamo una forte presenza dello Stato Italiano, nonostante CDP non sia il principale azionista della società:
Salini Costruttori: 44,99%
CDP Equity: 18,68%
Unicredit: 5,38%
Intesa San Paolo: 5,28%
Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 1,32%
Norges Bank Investment Management: 0,99%
Partecipazioni non quotate
Ovviamente CDP non ha quote solo in società quotate, ma anche in società private, che spesso controlla direttamente. Per chi volesse approfondire, questa è la fotografia a fine 2020.
Partecipazioni totali di Cassa Depositi e Prestiti
Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.
Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:
Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.
Elenco delle aziende del settore finanziario
In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.
Nazione
Settore
Admiral Group LON: ADM
Regno Unito
Assicurazioni
Allianz ETR: ALV
Germania
Assicurazioni
American Express NYSE: AXP
USA
FinTech
Amundi EPA: AMUN
Francia
Servizi finanziari
Aon NYSE: AON
Regno Unito
Servizi finanziari
Assicurazioni Generali BIT: G
Italia
Assicurazioni
AXA EPA: CS
Francia
Assicurazioni
Aviva plc LON: AV
Regno Unito
Assicurazioni
Azimut Holding BIT: AZM
Italia
Servizi finanziari
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria BME: BBVA
Spagna
Banca
Barclays LON: BARC
Regno Unito
Banca
Berkshire Hathaway Inc NYSE: BRK.A
USA
Servizi finanziari
BlackRock NYSE: BLK
USA
Servizi finanziari
BNP Paribas EPA: BNP
Francia
Banca
Citigroup Inc NYSE: C
USA
Banca
CNP Assurances EPA: CNP
Francia
Assicurazioni
Crédit Agricole EPA: ACA
Francia
Banca
Credit Suisse SWX: CSGN
Svizzera
Banca
Deutsche Bank ETR: DBK
Germania
Banca
Deutsche Börse ETR: DB1
Germania
Servizi finanziari
FinecoBank BIT: FBK
Italia
Banca
Goldman Sachs Group Inc NYSE: GS
USA
Banca
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
Italia
FinTech
Gruppo Santander BME: SAN
Spagna
Banca
HSBC Holdings plc LON: HSBA
Regno Unito
Banca
ING Groep AMS: INGA
Olanda
Banca
Intesa Sanpaolo BIT: ISP
Italia
Banca
JPMorgan Chase & Co. NYSE: JPM
USA
Banca
Lloyds Banking Group PLC LON: LLOY
Regno Unito
Banca
London Stock Exchange Group LON: LSE
Regno Unito
Servizi finanziari
MasterCard NYSE: MA
USA
FinTech
Mediobanca BIT: MB
Italia
Banca
Morgan Stanley NYSE: MS
USA
Banca
Morningstar Inc. NASDAQ: MORN
USA
Servizi finanziari
Munich Re ETR: MUV2
Germania
Assicurazioni
Nasdaq NASDAQ: NDAQ
USA
Servizi finanziari
Nexi BIT: NEXI
Italia
FinTech
PayPal NASDAQ: PYPL
USA
FinTech
Poste italiane BIT: PST
Italia
Servizi finanziari
Royal Bank of Canada TSE: RY
Canada
Banca
Square, Inc. NYSE: SQ
USA
FinTech
Société générale EPA: GLE
Francia
Servizi finanziari
UBS SWX: UBSG
Svizzera
Banca
UniCredit BIT: UCG
Italia
Banca
UnipolSai BIT: US
Italia
Assicurazioni
Visa NYSE: V
USA
FinTech
Wells Fargo & Co NYSE: WFC
USA
Servizi finanziari
Zurich Insurance Group SWX: ZURN
Svizzera
Assicurazioni
Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari
Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:
Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto. Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.
Investire a lungo termine
Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.
In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.
Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.
Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.
I titoli assicurativi dovrebbero trovarsi nel portafoglio di qualsiasi investitore. Ciò perché è un business remunerativo, con prospettive di lungo periodo ed è anticiclico, quindi funziona bene sia in momenti di crisi che in momenti economicamente esplosivi.
Giusto per fare un esempio: durante questa crisi dovuta al Covid la maggior parte delle assicurazioni, soprattutto sui rami RC auto, ha tirato i remi in barca, con meno incidenti e quindi meno indennizzi da pagare. Inoltre si è aperta una nuova linea di business, grazie alle assicurazioni per interruzione delle attività commerciale. Evento certamente raro, nel quale ci troviamo al momento ma che, statisticamente parlando, messo il Covid alle spalle, difficilmente capiterà di nuovo.
In questo articolo faremo una paronimica di come funziona il business insurance, andremo a vedere concetti fondamentali e consiglieremo qualche azione da non far sfuggire.
Come guadagnano le compagnie assicurative
Quando ci si trova davanti a un’azione, ogni investitore dovrebbe avere ben in mente quali sono le linee di business (o almeno il core business) di quell’azienda.
Il business assicurativo da questo punto di vista è molto semplice: i premi incassati per l’apertura delle polizze devono superare le spese per amministrative e gestionali, oltre a quelle legate ai risarcimenti.
Semplificando, e di molto, un’assicurazione che:
incassa 100 dai premi
paga 40 per dipendenti e gestione
40 per indennizzi sui danni
sarà andata in utile di 20. Questo utile è il profitto di sottoscrizione.
Ma questa è una visione parziale e molte assicurazioni si accontentano anche di andare in pareggio con il profitto di sottoscrizione.
Il secondo modo per guadagnare, per un’assicurazione, è attraverso gli investimenti. Infatti, quando prendono soldi per la sottoscrizione delle polizze, non lasciano fermo il denaro, piuttosto lo investono così da avere maggiori introiti, prima di pagare eventuali sinistri. Questo denaro viene denominato galleggiante e le assicurazioni, sapendo di poter avere necessità di questi soldi, investe in asset sicuri, come obbligazioni di grosse corporate o altri investimenti in grado di remunerare il denaro.
Un ulteriore modo per massimizzare i guadagni è quello di distribuire il rischio. Infatti esistono delle assicurazioni che hanno il compito di fare da riassicuratori, cioè un’assicurazione che ha incassato i premi acquista delle polizze che, qualora ci fossero incidenti, pagano i sinistri. Così facendo viene suddiviso l’incasso ma viene anche suddiviso il rischio di indennizzi tra varie aziende.
Naturalmente, anche le riassicurazioni, incassano i premi e pagano gli indennizzi, la differenza rispetto alle assicurazioni classiche sono i clienti, non più i consumer o le aziende ma altre assicurazioni.
Come valutare un’assicurazione
Ovviamente tutte le assicurazioni hanno le stesse metriche classiche usate per le analisi fondamentali. Il ROE, il margine netto e qualsiasi altro parametro deve essere considerato.
Tuttavia questo mercato ha delle metriche proprie che devono assolutamente essere valutate:
Rapporto sinistri/perdite: è la percentuale dei premi di un assicuratore pagati come sinistri. Ad esempio, se un assicuratore incassa 100 milioni di euro di premi e paga 70 milioni di euro per i sinistri, l’assicuratore ha un loss ratio del 70%.
Rapporto costi/benefici: è la percentuale dei premi che un assicuratore spende per gestire la propria attività. Ad esempio, le spese potrebbero includere gli stipendi dei dipendenti e le attrezzature d’ufficio. Lo stesso assicuratore che incassa 100 milioni di euro di premi e spende 20 milioni di euro ha un indice di spesa del 20%.
Rapporto combinato: è la combinazione dell’indice di sinistralità e dell’indice di spesa. Un assicuratore con 100 milioni di euro di premi e 90 milioni di euro di perdite e spese, ha un combined ratio del 90%. Un combined ratio inferiore al 100% mostra un utile di sottoscrizione ed è un segno di buona gestione del rischio.
Tipi di assicuratori
Come abbiamo già visto, le compagnie di assicurazione possono essere suddivise in sottocategorie o in funzioni, qui un breve elenco di ciò che le assicurazioni fanno:
Proprietà e infortuni: gli assicuratori Property and casualty (P&C) stipulano polizze assicurative che coprono i danni alle proprietà e forniscono una protezione di responsabilità civile.
L’assicurazione auto e quella per i proprietari di abitazione sono due forme molto comuni che avrete già sentito nominare.
Assicurazione Vita: fornisce denaro a un beneficiario designato al momento del decesso dell’assicurato. Si tratta di una forma altrettanto comune e tipicamente un utente la sottoscrive quando accende un mutuo. L’assicurazione sulla vita tutela i propri cari ai quali viene lasciato l’immobile gravato da pesi.
Ma chiunque può anche assicurarsi sulla vita per il semplice motivo di lasciare ai propri cari un tesoretto in caso di dipartita prematura.
Assicurazione salute: l’assicurazione sanitaria aiuta a coprire le spese sanitarie dell’assicurato.
Tipicamente queste assicurazioni coprono ricoveri e indennizzano sulla perdita di capacità di poter lavorare per un individuo.
In questa categoria rientrano varie sottocategorie: odontoiatrica, salute totale, ricoveri, infortuni, ecc.
Assicurazioni particolari, note anche come excess and surplus (E&S), comprendono tutto ciò che non può essere coperto da una compagnia assicurativa standard.
Ciò include situazioni difficili da valutare e può includere anche versioni ad alto rischio degli altri tipi di assicurazione. Ad esempio, l’assicurazione per chiusura delle attività a causa del Covid, di cui abbiamo parlato in apertura, rientra tra le assicurazioni E&S.
Riassicurazione: come abbiamo già visto si tratta di un’assicurazione per le compagnie di assicurazione, quindi di un modo per suddividere il rischio di pagamento. Giusto per fare un esempio: un’assicurazione che incassa un premio per perdita della casa a causa di un terremoto e che ha fatto sottoscrivere molte polizze in un’area a rischio potrebbe “cartolizzare” queste polizze e riassicurarsi. Così facendo una parte del premio viene certamente persa, ma in caso di catastrofi tali per cui si debba pagare un’intera città la società assicurativa non affronterà i costi da sola.
Le migliori azioni delle assicurazioni
Come al solito facciamo una breve lista non esaustiva delle principali assicurazioni mondiali.
Assicurazione
Ticker
Nazione
Capitalizzazione
Admiral
LON:ADM
Regno Unito
8,55 mlrd £
Aegon
AMS:AGN
Olanda
6,76 mlrd €
Ageas
EBR:AGS
Belgio
8,19 mlrd €
Aflac
NYSE:AFL
USA
32 mlrd $
AIG
NYSE:AIG
USA
34 mlrd $
Allianz
ETR:ALV
Germania
82 mlrd €
Allstate Corp
NYSE:ALL
USA
32 mlrd $
AON
NYSE:AON
Regno Unito
48 mlrd $
ASR Nederland
AMS:ASRNL
Olanda
4,5 mlrd €
Assicurazioni Generali
BIT:G
Italia
23 mlrd €
Assurant
NYSE:AIZ
USA
7,77 mlrd $
Athene Holding
NYSE:ATH
USA
8,76 mlrd $
AXA
EPA:CS
Francia
48 mlrd €
Aviva
LON:AV
Regno Unito
13 mlrd £
Beazley Group
LON:BEZ
Regno Unito
2,29 mlrd £
Cattolica Assicurazioni
BIT:CASS
Italia
879 mln €
Chubb Corp – ACE Limited
NYSE:CB
USA
69 mlrd $
CNP Assurances
EPA:CNP
Francia
9,29 mlrd €
Coface
EPA:COFA
Francia
1,32 mlrd €
Direct Line Group
LON:DLG
Regno Unito
4,15 mlrd £
Everest Re Group
NYSE:RE
USA
9,29 mlrd $
Helvetia Insurance
SWX:HELN
Svizzera
4,81 mlrd CHF
Hiscox
LON:HSX
Regno Unito
3,64 mlrd £
Investors Title Company
NASDAQ:ITIC
USA
302 mlrd $
Legal & General
LON:LGEN
Regno Unito
16 mlrd £
Markel Corporation
NYSE:MKL
USA
13 mlrd $
MetLife
NYSE:MET
USA
43 mlrd $
Munich Re
ETR:MUV2
Germania
34 mlrd €
Poste Italiane
BIT:PST
Italia
11,13 mlrd €
Powszechny Zakład Ubezp.
WSE:PZU
Polonia
22,88 mlrd €
Progressive Corporation
NYSE:PGR
USA
51,71 mlrd $
Prudential Financial
NYSE:PRU
USA
31 mlrd $
RLI Corp
NYSE:RLI
USA
4,41 mlrd $
RSA Insurance Group
LON:RSA
Regno Unito
7 mlrd £
Sampo
HEL:SAMPO
Finlandia
20 mlrd €
Scor
EPA:SCR
Francia
5,33 mlrd €
Storebrand
OSL:STB
Norvegia
29 mlrd NOK
Swiss Life Holding
SWX:SLHN
Svizzera
13 mlrd CHF
Swiss Re
SWX:SREN
Svizzera
26 mlrd CHF
The Hanover Insurance Group
NYSE:THG
USA
4,24 mlrd $
The Travelers Companies
NYSE:TRV
USA
34 mlrd $
Topdanmark
CPH:TOP
Danimarca
24 mlrd €
Tryg
CPH:TRYG
Danimarca
53 mlrd €
UnitedHealth Group
NYSE:UNH
USA
330 mlrd $
UnipolSai
BIT:US
Italia
6,27 mlrd €
Unum
NYSE:UNM
USA
4,77 mlrd $
Zurich Insurance Group
SWX:ZURN
Svizzera
54 mlrd CHF
Lista delle società di assicurazione
Assicurazioni resistenti alle crisi e con buona reddita
Si tratta di un business molto redditizio, come abbiamo avuto modo di vedere, le assicurazioni incassano dei soldi che tratterranno fino a quando un sinistro non richieda di essere pagato. Non è detto nemmeno che il sinistro sarà mai pagato (ovviamente nella legge dei grandi numeri ci sarà sempre una parte di sinistri da pagare).
Nel mentre, aspettando il sinistro, l’assicurazione investe il denaro incassato facendo ulteriori profitti.
Tra i maggiori estimatori delle assicurazioni c’è anche un volto noto come Warren Buffett, che ha la spina dorsale della sua Berkshire Hathaway che poggia proprio sulle assicurazioni.
Inoltre le assicurazioni, come abbiamo già detto in apertura, sono resistenti alle recessioni. Anche durante una pandemia la gente ha bisogno di assicurare il proprio veicolo, e spesso le catastrofi sono il modo migliore per attrarre nuovi clienti.
Quanti si sono assicurati contro i terremoti dopo le catastrofi naturali del centro Italia degli ultimi anni? Quanti si assicureranno contro l’interruzione delle attività durante questa pandemia mondiale?
Società di Gestione del Risparmio (SGR), sono in pratica delle aziende che gestiscono, per conto di altri, dei capitali attraverso dei fondi comuni di investimento.
In Italia, per creare una SGR, basta un capitale minimo di 1 milione, appare chiaro quindi del perché, solo nel Bel Paese, ci siano oltre un centinaio di aziende che sono perlopiù collegate a banche, assicurazioni o fondazioni.
Per poter aprire in Italia, una società di gestione patrimoniale deve ricevere una specifica autorizzazione da parte della Banca d’Italia.
Lista di Società di Gestione del Risparmio
Come abbiamo già visto sono oltre 100 le aziende legate al risparmio gestito che lavorano in Italia, ognuna ha dei portafogli più o meno grandi.
AB Global
Aberdeen Asset Management
AcomeA
Adepa Italia SRL
Agora Investments SGR S.p.A.
Algebris Investments
Alicanto Capital Sgr S.p.A.
Alken Asset Management
Allianz Global Investor GmbH
Ambrosetti Asset Management SIM S.p.A.
AMUNDI SGR SpA
ANIMA SGR SpA
ARCA SGR SpA
Aristea SICAr
Aviva Investors Luxembourg SA
AXA Investment Managers
AZIMUT CONSULENZA SIM
BANCOPOSTA FONDI SGR SpA
BANOR SIM SpA
BCC RISPARMIO & PREVIDENZA S.G.R.P.A
BlackRock Global Funds
BNP Paribas Investment PARTNERS SGR SpA
BNY MELLON INVESTMENT MANAGEMENT EMEA LTD
CA Indosuez Wealth (Europe), Italy Branch
Camperio SIM
CANDRIAM
CAPITAL GROUP
CARMIGNAC
Christian Brothers Inv Srvc Inc
COLUMBIA THREADNEEDLE INVESTMENTS
CONSULTINVEST ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Credit Suisse Asset Management
DIAMAN Sicav
DNCA FINANCE
DWS
E.I. Sturdza Strategic Management Ltd
Eaton Vance Advisers (Ireland) Limited
EDMOND DE ROTHSCHILD (FRANCE) SUCCURSALE ITALIANA
EFG Asset Management
EGI Funds Ltd
ERSEL ASSET MANAGEMENT SGR SpA
Erste Group Bank AG
ETF Securities
ETHENEA INDEPENDENT INVESTORS S.A
ETICA SGR
Eurizon Capital SGR S.p.A.
EUROMOBILIARE ASSET MANAGEMENT SGR
FIDELITY INTERNATIONAL
FINANCIÈRE DE L’ECHIQUIER
Fineco Asset Management
FRANKLIN TEMPLETON INVESTMENTS
FundPartner Solutions (Europe) S.A.
GAM (ITALIA) SGR S.P.A
GENERALI INVESTMENTS EUROPE S.P.A
GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENT
Hedge Invest
HSBC GLOBAL ASSET MANAGEMENT
Insight Investment Mgmt Ltd
INVESCO ASSET MANAGEMENT SA
Invest Italy Sim S.p.A.
INVESTEC AM BECOMING NINETY ONE
INVESTIRE SGR SpA
Investitori SGR S.p.A.
Janus Henderson
JCI Capital
JPMORGAN ASSET MANAGEMENT (EUROPE) S.A.R.L.
Kairos SGR
Kames Capital
KBC Asset Management SA
La Française
LEGG MASON INVESTMENTS
LEMANIK SICAV
LOMBARD ODIER ASSET MANAGEMENT
Lyxor
MDO Management Company Sa
Mediolanum International Funds Ltd
Mirabaud A.M.
MORGAN STANLEY INVESTMENT MANAGEMENT
MUZINICH & CO., LTD.
NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENT
NEUBERGER BERMAN EUROPE LIMITED
New Millennium
Nextam Partners SIM S.p.A.
NN INVESTMENT PARTNERS ASSET MANAGEMENT BV – ITALIAN BRANCH
Oaktree Capital Group, LLC
ODDO MERITEN
Old Mutual Global Investors
Open Capital Partners SGRpA
OSSIAM
PensPlan Invest Sgr
Pharus Management Lux S.A.
PIONEER INVESTMENTS
POLIS FONDI SGR SpA
RAIFFEISEN CAPITAL MANAGEMENT
Robeco Luxembourg SA
ROTHSCHILD & CIE GESTION
RUSSELL INVESTMENTS
SCHRODERS ITALY SIM S.P.A.
SELECTRA Investments Sicav
Selectra Management Company
Societe Generale – Corporate & Investment Banking
STATE STREET GLOBAL ADVISORS
Swan Asset Management SA
Swisscanto Asset Management Int. S.A.
SYMPHONIA SGR
SYZ Asset Management
Tendercapital Ltd
UBI PRAMERICA SGR
UBS ASSET MANAGEMENT
Union Investment Privatfonds GmbH
UNIPOLSAI INVESTIMENTI SGR SpA
VONTOBEL ASSET MANAGEMENT S.A. MILAN BRANCH
WisdomTree Hedged Commodity Securities Limited
ZENIT SGR
Lista delle aziende di Risparmio Gestito
Società di gestione del risparmio quotate in borsa
Per quanto possa essere stimolante guardare questi nomi e immaginare come possano lavorare, quello che interessa a noi sono le aziende quotate in borsa e quindi su cui si possa cercare di trarre guadagno.
Questa è una selezione delle più interessanti tra queste aziende:
Azienda SGR
Ticker
Nazione
Allianz Global Investor GmbH
ETR:ALV
Germania
Amundi
EPA:AMUN
Francia
Anima Holding
BIT:ANIM
Italia
Aviva
LON:AV
Regno Unito
AXA Investment
EPA:CS
Francia
Azimut
BIT:AZM
Italia
BancoPosta Fondi (Poste Italiane)
BIT:PST
Italia
BlackRock Global Funds
NYSE:BLK
USA
BNP Paribas Investment
EPA:BNP
Francia
Bank of New York Mellon Investment
NYSE:BK
USA
Credit Suisse Asset Management
SWX:CSGN
Svizzera
Eaton Vance Corp
NYSE:EV
USA
EFG Asset Management
SWX:EFGN
Svizzera
ERSTE Group Bank
VIE:EBS
Austria
Fineco Asset Management
BIT:FBK
Italia
Generali Investments
BIT:G
Italia
Goldman Sachs Asset Management
NYSE:GS
USA
HSBC Global Asset Management
LON:HSBA
Regno Unito
Investec AM Becoming Ninety One
JSE:INL
Sud Africa
Janus Henderson
NYSE:JHG
Regno Unito
JPMorgan Asset Management
NYSE:JPM
USA
KBC Asset Management
EBR:KBC
Belgio
Mediolanum International Funds
BIT:BMED
Italia
Morgan Stanley Investment
NYSE:MS
USA
Natixis Global Asset Management
EPA:KN
Francia
NN Investment Partners
AMS:NN
Olanda
Oaktree Capital Management
NYSE:OAK-A
USA
Raiffeisen Kapitalanlage
VIE:RBI
Austria
ORIX Corporation Europe
TYO:8591
Giappone
Schroders
LON:SDR
Regno Unito
Société Générale
EPA:GLE
Francia
State Street
NYSE:STT
USA
Pramerica (Prudential Financial)
NYSE:PRU
USA
UBS Asset Management
SWX:UBSG
Svizzera
Unipolsai Investimenti Sgr
BIT:US
Italia
Vontobel Asset Management
SWX:VONN
Svizzera
WisdomTree Investments
NASDAQ:WETF
USA
Aziende di gestione patrimoniale con attività in Italia quotate in borsa
Eccole, la lista non è piccola e vede varie nazioni interessate. Tutte queste sono quotate in borsa e hanno l’autorizzazione da Banca d’Italia per lavorare nello Stivale.
Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.
In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.
Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.
Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?
Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?
Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.
Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)
Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.
Azioni
Ticket
Performance
Amplifon
BIT:AMP
119,00%
STMicroelectronics
BIT:STM
81,03%
Fiat Chrysler Automobiles
BIT:FCA
75,59%
Prysmian
BIT:PRY
73,82%
Davide Campari
BIT:CPR
72,49%
Interpump Group
BIT:IP
64,87%
Banca Generali
BIT:BGN
63,18%
FinecoBank Banca Fineco
BIT:FBK
61,76%
DiaSorin
BIT:DIA
60,76%
Mediobanca
BIT:MB
60,04%
Banco BPM
BIT:BAMI
55,56%
Banca Mediolanum
BIT:BMED
54,29%
Moncler
BIT:MONC
49,98%
Nexi
BIT:NEXI
48,55%
Enel
BIT:ENEL
47,36%
CNH Industrial
BIT:CNHI
46,35%
Azimut Holding
BIT:AZM
45,15%
FTSE MIB (benchmark indice)
–
44,30%
Atlantia
BIT:ATL
43,47%
Ferrari
BIT:RACE
43,44%
Recordati
BIT:REC
42,91%
Buzzi Unicem
BIT:BZU
42,38%
Tenaris
VIE:TEN
36,97%
InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)
BIT:INW
35,24%
Unipol Gruppo
BIT:UNI
33,94%
Pirelli & C.
BIT:PIRC
32,60%
Poste Italiane
BIT:PST
32,46%
Intesa Sanpaolo
BIT:ISP
31,43%
Exor
BIT:EXO
29,93%
Terna – Rete Elettrica Nazionale
BIT:TRN
29,81%
Snam
BIT:SRG
29,63%
Italgas
BIT:IG
24,24%
Assicurazioni Generali
BIT:G
23,63%
UniCredit
BIT:UCG
23,15%
Eni
BIT:ENI
22,80%
Telecom Italia
BIT:TIT
20,69%
A2A
BIT:A2A
19,42%
Leonardo
BIT:LDO
6,18%
HERA
BIT:HER
0,97%
Saipem
BIT:SPM
-1,52%
Bper Banca
BIT:BPE
-16,46%
Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020
Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.
Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.
Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.
In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.
Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).
Aziende
Ticket
Performance
DiaSorin
BIT:DIA
43,10%
Amplifon
BIT:AMP
19,67%
Interpump Group
BIT:IP
14,71%
Recordati
BIT:REC
12,17%
Davide Campari
BIT:CPR
11,64%
FinecoBank Banca Fineco
BIT:FBK
10,01%
Prysmian
BIT:PRY
6,92%
Moncler
BIT:MONC
5,23%
Ferrari
BIT:RACE
4,67%
Fiat Chrysler Automobiles
BIT:FCA
2,61%
STMicroelectronics
BIT:STM
2,27%
CNH Industrial
BIT:CNHI
0,00%
InWIT – Infrastrutture Wireless Italiane
BIT:INW
-4,51%
Enel
BIT:ENEL
-5,60%
Terna – Rete Elettrica Nazionale
BIT:TRN
-7,66%
Buzzi Unicem
BIT:BZU
-7,78%
Nexi
BIT:NEXI
-9,64%
Snam
BIT:SRG
-10,78%
Banca Generali
BIT:BGN
-12,97%
Pirelli & C.
BIT:PIRC
-13,14%
Banca Mediolanum
BIT:BMED
-13,50%
FTSE MIB Indice (benchmark)
–
-15,15%
Italgas
BIT:IG
-15,26%
Mediobanca
BIT:MB
-24,82%
Exor
BIT:EXO
-25,01%
Poste Italiane
BIT:PST
-25,20%
Assicurazioni Generali
BIT:G
-26,01%
Banco BPM
BIT:BAMI
-26,02%
Azimut Holding
BIT:AZM
-27,70%
Intesa Sanpaolo
BIT:ISP
-29,23%
HERA
BIT:HER
-30,04%
Telecom Italia
BIT:TIT
-32,69%
Unipol Gruppo
BIT:UNI
-33,27%
Tenaris
VIE:TEN
-34,85%
A2A
BIT:A2A
-35,26%
Atlantia
BIT:ATL
-36,14%
Eni
BIT:ENI
-38,41%
UniCredit
BIT:UCG
-41,26%
Saipem
BIT:SPM
-48,81%
Leonardo
BIT:LDO
-49,64%
Bper Banca
BIT:BPE
-52,69%
Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)
Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.
Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.
Spostare persone e cose da un luogo all’altro è un grande business, e molte aziende di trasporto diverse puntano ad accaparrarsi una grande fetta di questo enorme mercato. Investendo nelle azioni di queste aziende, si può trarre profitto dal trasporto.
In questo momento, l’industria dei trasporti è stata seriamente perturbata dal Corona Virus. Di seguito, esamineremo più da vicino le azioni di trasporto e il modo migliore per investire in esse alla luce della pandemia.
Cosa sono le azioni della logistica?
Le azioni del mercato dei trasporti rientrano nel settore industriale, che comprende un’ampia gamma di produttori di attrezzature pesanti e fornitori di servizi chiave per le imprese. Troverete le seguenti attività nel settore dei trasporti:
Compagnie aeree, che trasportano passeggeri
Compagnie di trasporto aereo, che trasportano merci
Le ferrovie, che trasportano passeggeri e merci in treno
Aziende di autotrasporti, che trasportano merci su strada
Le compagnie di navigazione marittima, che movimentano i prodotti via mare
Le aziende di logistica, che escogitano la migliore combinazione di mezzi di trasporto per spostare le cose in modo rapido ed efficiente
Fornitori di servizi che aiutano altre aziende con tutte queste modalità di trasporto, come gli operatori aeroportuali, i porti marittimi e le compagnie di pedaggio private
Alcune aziende che muovono le cose non vengono trattate come azioni di trasporto. Per esempio, le compagnie di oleodotti che trasportano petrolio greggio, gas naturale e acqua sono considerate azioni di energia o di servizi pubblici.
Alcune azioni del settore trasporti di alto livello
Tra le azioni legate al business dei trasporti più conosciute ci sono le seguenti:
United Parcel Service (NYSE:UPS): colosso nella consegna dei pacchi, UPS ha visto un grande incremento di attività grazie all’ascesa dell’e-commerce. Non solo spedisce ogni anno miliardi di pacchi e documenti via terra, mare e aria, ma UPS gestisce anche una rete di negozi, centri clienti e drop box ad uso dei clienti
FedEx (NYSE:FDX): parlando del mercato dei servizi overnight di posta non possiamo non nominare FedEx, la quale, nonostante sia impegnata nella logistica dei pacchi, ha la terza flotta mondiale in quanto a numero di aerei, seconda solo a Delta ed American Airlines.
Union Pacific (NYSE:UNP): questa ferrovia ha una vasta rete di binari nei due terzi occidentali degli Stati Uniti, con diverse rotte che vanno dal fiume Mississippi all’Oceano Pacifico. La Union Pacific spedisce tutto, dal carbone e dai prodotti chimici alle colture e alle automobili
Deutsche Post DHL (ETR:DPW): lasciamo l’America e veniamo nel vecchio continente, dove il mercato è molto frammentato. C’è però un’azienda che lentamente si sta imponendo come la UPS europea e si tratta di DHL, ramo di Deutsche Post.
Poste Italiane (BIT:PST): se parliamo di business del trasporto non possiamo dimenticare la nostra Posta. Benché negli ultimi anni il proprio core business si sta sempre più spostando verso i servizi bancari e finanziari, comunque le Poste sono ancora oggi la rete più distribuita in Italia.
Gruppo FNM (BIT:FNM): rimanendo sempre in Italia abbiamo il secondo vettore ferroviario alle spalle di Ferrovie dello Stato. Ferrovie Nord Milano è posseduta per metà dalla Regione Lombardia ed è un’azienda fondamentale per gli spostamenti di persone nell’area economicamente più sviluppata del Paese.
J.B. Hunt Transport Services (NASDAQ:JBHT): torniamo dall’altra parte dell’oceano e con una vasta rete di autotrasporti, J.B. Hunt serve gli Stati Uniti, il Canada e il Messico. J.B. Hunt si avvale anche di partner per offrire trasporti diversi dall’autotrasporto
Kirby (NYSE:KEX): è il principale operatore di tank-barge negli Stati Uniti, che utilizza l’intero spartiacque del fiume Mississippi come canale per il trasporto di merci attraverso il cuore del paese. Kirby serve anche le coste occidentali, orientali e del Golfo insieme all’Alaska e alle Hawaii per la consegna di liquidi alla rinfusa ai clienti
Maersk (CPH:MAERSK-A): anziché saltare da un lato all’altro dell’oceano, questa volta rimaniamo in mare aperto con un’azienda che ha il proprio core business nel segmento dei trasporti marittimi. Si tratta di una holding danese, conosciuta dal grande pubblico grazie soprattutto ai container con il logo enorme stampato sopra
Lufthansa Group (ETR:LHA): prendiamo come esempio quella con la flotta più grande in Europa, ma potremmo anche mettere nella lista la anglo-iberica IAG, piuttosto che la low cost Ryanair o la franco-olandese Air France-KLM. Volando (è il caso di dirlo) dall’altra parte dell’oceano non possiamo non nominare American Airlines, Delta Air Lines e United Airlines
Come valutare le migliori scorte di trasporto
Vedrete alcuni aspetti comuni se investirete in azioni di trasporto. Per valutare come si comporteranno queste aziende, tenete presente quanto segue.
Costi del carburante
Le aziende di trasporto usano molta energia per portare le cose dove devono andare. Sono quindi sensibili ai prezzi del petrolio greggio e ai costi del carburante. Sia che utilizzino jet fuel per aerei, diesel per camion e treni, o una combinazione di elettricità e gas naturale per far funzionare attrezzature aggiornate, le migliori aziende di trasporto cercano di essere il più possibile efficienti dal punto di vista dei consumi.
Debito
È costoso per le aziende di trasporto acquistare l’attrezzatura di cui hanno bisogno. Finanziare gli acquisti attraverso il debito a lungo termine può essere intelligente, ma le migliori aziende evitano che i loro livelli di debito diventino insostenibili.
Forza economica
Quando l’economia è forte, le aziende di trasporto tendono a fare bene, perché molte persone e imprese vogliono spedire oggetti. Ma la domanda di spedizione può diminuire drasticamente durante i periodi di crisi economica. Gli investitori devono abituarsi agli alti e bassi dell’industria dei trasporti in risposta alle mutevoli condizioni dell’economia globale.
Concorrenza
È comune che diverse aziende si battano per lo stesso gruppo di clienti. Per esempio, anche solo negli Stati Uniti, si trovano vettori come American Airlines Group (NASDAQ:AAL), Southwest Airlines (NYSE:LUV), Delta Air Lines (NYSE: DAL) e JetBlue (NASDAQ:JBLU) che combattono l’uno contro l’altro e i loro pari. Come per altre azioni di trasporto, il confronto di metriche chiave come la capacità e la redditività può essere utile per valutare se uno stock è migliore di un altro.
COVID-19
La pandemia di coronavirus ha sconvolto il settore dei trasporti sia a livello nazionale che globale. L’aviazione, ad esempio, è stata colpita duramente come requisiti normativi (compresi i mandati governativi per servire alcune città e volare su rotte specifiche) in conflitto con le restrizioni di viaggio e la mancanza di domanda. Tutte le principali compagnie aeree statunitensi hanno sospeso i loro dividendi in risposta all’emergenza.
Nel frattempo, gli ordini di soggiorno a domicilio e le chiusure di attività hanno incrementato la domanda di servizi di spedizione per l’e-commerce, ma hanno danneggiato le spedizioni business-to-business. Questa è stata una benedizione mista per gli spedizionieri come UPS, che continuano a costruire le loro reti di e-commerce.
D’altro canto ci sono aziende di trasporto, come quelle legate alle crociere (Carnival, Norwegian Cruise e Royal Caribbean), che hanno bloccato le loro navi in porto e non hanno idea di quando potranno tornare a lavorare a pieno regime.
Poiché gli effetti di COVID-19 si ripercuotono sull’economia globale, gli investitori del settore dei trasporti dovrebbero essere pronti a fare i conti con i colpi.
Le azioni della logistica fanno per voi?
I titoli legati al mondo della logistica possono dare un prezioso contributo al vostro portafoglio azionario. Con un’esposizione diretta allo stato dell’economia, i titoli di trasporto hanno la reputazione di segnalare se ci si trova di fronte a tempi buoni o cattivi. Questo però vuol dire spesso anticipare i restanti mercati, quindi un investitore deve essere conscio del fatto che potrebbe avere perdine o guadagni senza preavvisi.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
Pochi giorni fa abbiamo parlato del settore finanziario e di cosa valutare per investire negli istituti di credito.
Abbiamo anche inserito in quell’articolo una lista delle migliori banche italiane, americane ed europee; su quest’ultime però abbiamo considerato l’Europa continentale, quindi includendo anche banche inglesi e svizzere.
Il problema con la Svizzera e con il Regno Unito nasce quando si decide di acquistare degli asset, ciò poiché bisogna considerare, al di là del rischio insito nello strumento, anche il rischio cambio.
Per questo motivo, in questo articolo vogliamo fare una lista delle migliori banche europee, concentrandoci in modo particolare su quegli istituti di credito che hanno una capitalizzazione che supera 1 miliardo di euro e che possono essere acquistate in euro.
Le banche più grandi in Europa
Pos.
Banca (ticket)
Nazione
Capitalizzazione (in miliardi di €)
1
BNP Paribas (EPA:BNP)
Francia
43,87
2
Banco Santander (BME:SAN)
Spagna
35,39
3
Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)
Italia
29,46
4
Nordea Bank Abp (HEL:NDA-FI)
Finlandia
25,18
5
ING Groep (AMS:INGA)
Olanda
24,42
6
Crédit Agricole (EPA:ACA)
Francia
23,31
7
KBC Bank (EBR:KBC)
Belgio
22,01
8
BBVA (BME:BBVA)
Spagna
21,02
9
Unicredit (BIT:UCG)
Italia
18,44
10
Deutsche Bank (ETR:DBK)
Germania
17,16
11
Société Générale (EPA:GLE)
Francia
12,22
12
Caixa Bank (BMW:CABK)
Spagna
11,32
13
Poste Italiane (BIT:PST)
Italia
10,55
14
Erste Bank (VIE:EBS)
Austria
9,28
15
Natixis (EPA:KN)
Francia
7,01
16
Mediobanca (BIT:MB)
Italia
6,05
17
Raiffeisen Bank (VIE:RBI)
Austria
5,50
18
Commerzbank (ETR:CBK)
Germania
4,83
19
Banca Mediolanum (BIT:BMED)
Italia
4,80
20
Bankinter (BME:BKT)
Spagna
3,82
21
ABN Amro Bank (AMS:ABN)
Olanda
3,61
22
UBI Banca (BIT:UBI)
Italia
3,24
23
Banca Generali (BIT:BGN)
Italia
3,10
24
Allied Irish Banks (LON:AIBG)
Irlanda
3,03
25
Bankia (BMW:BKIA)
Spagna
2,96
26
Banco BPM (BIT:BAMI)
Italia
2,03
27
Bank of Ireland Group (LON:BIRG)
Irlanda
1,96
28
Comdirect Bank (ETR:COM)
Germania
1,92
29
Banco Sabadell (BME:SAB)
Spagna
1,80
30
Banco Comercial Portugues (ELI:BCP)
Portogallo
1,69
31
Alpha Bank (FRA:ACBB)
Grecia
1,32
32
Aareal Bank (ETR:ARL)
Germania
1,04
Banche della Comunità Europea con capitalizzazione maggiore a 1 miliardo al 24/06/2020
Da questa lista si può notare subito una serie di cose.
Innanzitutto la prima banca tedesca che si ritrova solo alla decima posizione; può far strano considerando che la Germania è unanimemente considerata la locomotiva economica d’Europa. Eppure, se analizziamo il mercato finanziario tedesco, ci accorgiamo subito della presenza delle Landers Bank, cioè istituti di credito molto piccoli che lavorano in un solo (o in pochi) lander (regioni) e che quindi non hanno una grande capitalizzazione.
Esisterebbe in realtà Deutsche Post, che fa anche servizio bancario, un po’ come la nostra Poste Italiane; ma a differenza del servizio italiano, Deutsche Post è ancora molto legata al business della corrispondenza, soprattutto attraverso DHL, ha quindi poco senso inserirla in questa lista.
Si denota dalla lista anche la forte presenza di banche francesi tra quelle più grandi. Se prendiamo la lista delle banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione troviamo.
Nazione
Num. Banche
Totale Capit.
Francia
3
79,40
Spagna
3
67,73
Italia
3
58,45
Banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione suddivise per nazione
Insomma, la Francia concentra poche banche ad alta capitalizzazione; la Germania ha tantissime banche a bassissima capitalizzazione (e ciò le permette di sfuggire spesso ai radar della BCE), posizionando solo Deutsche Bank tra le più grandi; l’Italia ha due grosse banche che hanno condensato capitalizzazione e sulla parte bassa della lista ha una grande presenza con banche di media grandezza; ignoriamo volontariamente la capitalizzazione di Poste Italiane, che supera i 10 miliardi ma che come ben sappiamo non è formata solo dal servizio bancario.
In Olanda ING vede molto distanziata ABN Amro mentre in tutte le altre nazioni difficilmente si supera una banca con capitalizzazione significativa.
Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.
Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).
Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.
Come fanno soldi le banche
Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?
Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.
Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.
Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.
La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.
Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.
Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.
Storia delle azioni delle banche
Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.
Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.
La Grande Depressione
Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.
Crisi S&L degli anni ’80
Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.
Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.
Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.
Crisi finanziaria del 2008
Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.
Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.
La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.
Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?
In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.
Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.
In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.
A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.
In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.
Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.
Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.
Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Le banche più grandi in Italia
Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Intesa Sanpaolo
29,52
Unicredit
18,44
Poste Italiane
10,96
Mediobanca
6,37
Banca Mediolanum
4,76
Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione
Top 10 banche in Europa
Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Nazione
HSBC
87,22
Gran Bretagna
BNP Paribas
44,76
Francia
Banco Santander
36,33
Spagna
Lloyds Banking
25,49
Gran Bretagna
ING Groep
25,05
Olanda
Credit Agricole
23,76
Francia
Credit Suisse Group
23,43
Svizzera
Barclays
22,85
Gran Bretagna
Deutsche Bank
17,08
Germania
The Royal Bank of Scotland Group
16,5
Gran Bretagna
Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale
Le grandi banche americane
Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di $)
JP Morgan
268,64
Bank of America
193,58
Wells Fargo
100,65
Citigroup
98,4
Morgan Stanley
66,81
The Goldman Sachs Group
62,46
U.S. Bancorp
51,77
The Bank of New York Mellon
30,48
Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione
Come calcolare i rapporti di redditività per una banca
Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.
Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:
Return on Equity (ROE)
Return on Assets (ROA)
Margine di interesse netto (NIM)
Rapporto di efficienza
Metrica
Benckmark
Return on Equity (ROE)
Almeno 6%
Return on Assets (ROA)
Almeno 0,5%
Margine di interesse netto (NIM)
Almeno 1%
Rapporto di efficienza
Al massimo 60%
Parametri per la valutazione di una banca
Rendimento del capitale proprio
Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.
Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.
ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100
Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.
In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.
Return on Assets (ROA)
Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)
Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100
Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.
Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.
Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.
Margine di interesse netto
Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.
Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100
Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.
In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.
Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).
Rapporto di efficienza
Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.
Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100
Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.
Come valutare il rischio di una banca
Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.
Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:
Rapporto di non-performing loan (NPL)
Copertura dei crediti inesigibili
Oneri netti (Sottufficiali)
Tasso non-performing loan (NPL)
Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.
Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.
Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100
Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.
Copertura dei crediti in sofferenza
Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.
Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza
Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.
Oneri netti
Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.
Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100
Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).
Valorizzare le azioni di una banca
Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).
Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.
Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.
Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.
L’ascesa di fintech
Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.
Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.
Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.
È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.
È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.
Dividendi
I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.
È un buon momento per acquistare azioni bancarie?
Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.
Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.
A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.
Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:
vendite
profitti
attività
valore di mercato
La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.
Metodologia
Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.
Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.
Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.
I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.
Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).
Raccolta dei dati
I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.
La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.
Analisi dei dati
Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.
Critiche/Limitazioni
Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.
Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:
la selezione delle metriche
il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000
Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.
Pos.
Azienda
Ticket
97
Enel
ENEL
125
Intesa San Paolo
ISP
140
Generali
G
202
Unicredit
UCG
315
Poste Italiane
PST
468
ENI
ENI
520
Atlantia
ATL
546
Telecom Italia
TIT
683
Unipol
UNI
861
Leonardo
LDO
880
Snam
SRG
941
Banco BPM
BAMI
1075
Mediobanca
MB
1080
Terna
TRN
1149
Ferrari
RACE
1275
Banca Mediolanum
BMED
1445
BPER Banca
BPE
1474
Cattolica Assicurazioni
CASS
1493
UBI Banca
UBI
1569
Banca MPS
BMPS
1800
Fineco Bank
FBK
1813
Credito Emiliano
CE
1891
Pirelli
PIRC
1895
Banca Popolare di Sondrio
BPSO
1933
Saipem
SPM
1963
Prysmian
Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020
Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:
Pos.
Azienda
Ticket
Sede
223
Fiat Chrysler Automobiles
FCA
Gran Bretagna
304
EssilorLuxottica
EL
Francia
528
CNH Industrial
CNHI
Gran Bretagna
558
Exor
EXO
Olanda
1810
Tenaris
TEN
Lussemburgo
Aziende italiane con sede all’estero
Top Ten Forbes Global 2000 del 2020
Pos.
Azienda
Nazione
1
ICBC
Cina
2
China Construction Bank
Cina
3
JPMorgan Chase
USA
4
Berkshire Hathaway
USA
5
Agricultural Bank of China
Cina
6
Saudi Oil Company (Saudi Aramco)
Arabia Saudita
7
Ping An Insurance Group
Cina
8
Bank of America
USA
9
Apple
USA
10
Bank of China
Cina
Top ten nella classifica Forbes Global 2000
Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
23
Volkswagen
25
Allianz
62
Siemens
69
Deutsche Telekom
75
BMW Group
102
Bayer
107
BASF
150
SAP
185
Deutsche Post
206
Munich Re
Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020
Pos.
Azienda
29
Total
42
BNP Paribas
64
Axa Group
73
LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
112
EDF
117
Sanofi
118
Crédit Agricole
137
Vinci
156
Orange
176
L’Oréal
Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020
Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.
Pos
Azienda
3
JPMorgan Chase
4
Berkshire Hathaway
8
Bank of America
9
Apple
11
AT&T
13
Alphabet (Google)
14
ExxonMobile
15
Microsoft
17
Wells Fargo
18
Citigroup
Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.
In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:
Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.
Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.
Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).
Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.
Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?
La lista degli indici principali è relativamente breve e include:
FTSE MIB
FTSE Italia Mid Cap
FTSE Italia STAR
FTSE Italia Small Cap
FTSE Italia All-Share
FTSE AIM Italia
FTSE MIB
Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.
Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.
La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.
Pos.
Azienda
Capitaliz. (miliardi di €)
1
Enel
67
2
ENI
30,7
3
Ferrari
28,6
4
Intesa San Paolo
27
5
Generali
20
6
STMicroElectronics
19,7
7
Unicredit
16,6
8
Snam
13,7
9
Fiat Chrysler Auto
12,6
10
Atlantia
12,4
11
Terna
12
12
Exor
11,9
13
Poste Italiane
10,3
14
Diasorin
10,2
15
Nexi
8,8
16
Recordati
8,6
17
Moncler
8,5
18
Davide Campari
8,1
19
CNH Industrial
7,7
20
Telecom Italia
7,1
21
Tenaris
6,7
22
Fineco Bank
6,1
23
InWit
5,5
24
Amplifon
5,28
25
Prysmian
5,1
26
Mediobanca
5,1
27
HERA
5
28
Banca Mediolanum
4,4
29
A2A
3,9
30
ItalGas
3,88
31
Pirelli
3,82
32
Buzzi Unicem
3,33
33
Leonardo
3,3
34
Interpump Group
3,0
35
UBI Banca
2,9
36
Banca Generali
2,7
37
Unipol
2,3
38
Saipem
2,1
39
Azimut
2,1
40
Banco BPM
1,7
Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020
Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.
ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.
Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.
Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.
Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.
FTSE Italia Mid Cap
Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.
Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.
Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.
Pos.
Azienda
Capitaliz. (miliardi di €)
1
UnipolSai
5,8
2
Acea
3,7
3
Iren
2,9
4
Reply
2,9
5
Brembo
2,9
6
ERG
2,8
7
De Longhi
2,8
8
ASTM
2,7
9
Salvatore Ferragamo
2,4
10
IMA
2,3
11
ENAV
2,2
12
Brunello Cucinelli
1,9
13
Mediaset
1,8
14
TechnoGym
1,5
15
BPER Banca
1,3
I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap
FTSE Italia Small Cap
Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.
Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.
Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.
Ecco qualche brand molto conosciuto:
Astaldi
Beghelli
Bialetti
Brioschi
ePrice
Gabetti
Geox
il Sole 24 Ore
Lazio calcio
Pininfarina
Piquadro
AS Roma
Tiscali
Unieuro
Zucchi
Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap
FTSE Italia All-Share
Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.
Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.
FTSE Italia STAR
STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.
Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.
FTSE AIM Italia
Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.
Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.
FTSE Italia Brands
Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.
Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?
Ferrari
Juventus
Brembo
Brunello Cuccinelli
Campari
Moncler
Piaggio
Autogrill
Tod’s
ecc
Indici Settoriali di Borsa Italiana
Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.
Questa la lista degli indici settoriali italiani:
Ftse Italia Oil & Gas Producers
Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
Ftse Italia Chemicals
Ftse Italia Industrial Metals & Mining
Ftse Italia Construction & Materials
Ftse Italia Aerospace & Defense
Ftse Italia General Industrials
Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
Ftse Italia Industrial Engineering
Ftse Italia Industrial Transportation
Ftse Italia Support Services
Ftse Italia Automobiles & Parts
Ftse Italia Beverages
Ftse Italia Food Producers
Ftse Italia Household Goods & Home Construction
Ftse Italia Leisure Goods
Ftse Italia Personal Goods
Ftse Italia Health Care Equipment & Services
Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
Ftse Italia Food & Drug Retailers
Ftse Italia General Retailers
Ftse Italia Media
Ftse Italia Travel & Leisure
Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
Ftse Italia Mobile Telecommunications
Ftse Italia Electricity
Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
Ftse Italia Banks
Ftse Italia Nonlife Insurance
Ftse Italia Life Insurance
Ftse Italia Real Estate Investment & Services
Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
Ftse Italia Financial Services
Ftse Italia Software & Computer Services
Ftse Italia Technology Hardware & Equipment
Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.
Come investire sugli indici italiani
Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.
Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.
Per esempio:
FTSE Italia Mid Cap:
iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
FTSE Italia Small Cap:
Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS
In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.
L’indice Fortune Global 500, noto anche come Global 500, è una classifica annuale delle prime 500 aziende del mondo, misurata in base ai ricavi. La lista viene compilata e pubblicata annualmente dalla rivista Fortune.
Metodologia
Fino al 1989, elencava solo le società industriali non statunitensi sotto il titolo “International 500”, mentre la Fortune 500 conteneva e contiene ancora esclusivamente società statunitensi. Nel 1990, le società statunitensi sono state aggiunte per compilare una lista veramente globale di società industriali di primo piano in base alle vendite. Dal 1995, l’elenco ha avuto la sua forma attuale, elencando anche le principali società finanziarie e fornitori di servizi in base alle entrate.
Distribuzione geografica
Dal 2001 si è verificato un significativo cambiamento nella distribuzione geografica delle aziende nella classifica Global 500. Il numero di società con sede nel Nord America è diminuito da 215 nel 2001 a 143 nel 2017 e il contributo delle società con sede in Asia è aumentato rapidamente da 116 nel 2001 a 197 nel 2017. La maggior parte di questa crescita è dovuta al rapido aumento del numero di società cinesi Global 500, di cui 109 nel 2017, in aumento rispetto alle sole 10 del 2001. Nello stesso periodo è diminuita anche la quota delle società con sede in Europa, passata da 158 a 143.
Top 10 aziende Fortune Global 500
Di seguito è riportato l’elenco delle prime 10 aziende
Pos.
2019
2018
2017
2016
1
WalMart
WalMart
WalMart
WalMart
2
Sinopec Group
State Grid
State Grid
State Grid
3
Royal Dutch Shell
Sinopec Group
Sinopec Group
China National Petroleum
4
China National Petroleum
China National Petroleum
China National Petroleum
Sinopec Group
5
State Grid
Royal Dutch Shell
Toyota Motor
Royal Dutch Shell
6
Saudi Aramco
Toyota Motor
Volskwagen
Exxon Mobil
7
BP
Volkswagen
Royal Dutch Shell
Volskwagen
8
Exxon Mobil
BP
Berkshire Hathaway
Toyota Motor
9
Volkswagen
Exxon Mobil
Apple
Apple
10
Toyota Motor
Berkshire Hathaway
Exxon Mobil
BP
Top ten delle aziende secondo la classifica Fortune Global 500
Aziende italiane presenti nel Global 500
Se alle europee toccano appena 143 posti le aziende italiane certo non brillano.
Nel 2019 le aziende italiane erano solo 6, in netto calo rispetto al 1999 quando erano ben 11.
Pos.
2019
2018
2017
2016
1
ENI (83)
Assicurazioni Generali (59)
Assicurazioni Generali (57)
Exor Group (19)
2
Enel (89)
Enel (83)
Enel (84)
Assicurazioni Generali (49)
3
Assicurazioni Generali (92)
ENI (89)
ENI (132)
ENI (65)
4
Intesa San Paolo (315)
Poste Italiane (304)
Poste Italiane (285)
Enel (78)
5
Poste Italiane (355)
Intesa San Paolo (324)
Intesa San Paolo (292)
Intesa San Paolo (224)
6
Unicredit Group (435)
Unicredit Group (402)
Unicredit Group (328)
Unicredit Group (300)
7
Telecom Italia (493)
Poste Italiane (305)
8
Telecom Italia (404)
9
Unipol Group (491)
La classifica delle aziende italiane presenti sulla lista Fortune Global 500