Azione: Terna (BIT:TRN)

[pgtstock info TRN.MI]

Terna Logo

Terna S.p.A. è un gestore del sistema di trasmissione (TSO) con sede a Roma, in Italia.

Opera attraverso Terna Rete Italia, che gestisce la rete di trasmissione italiana e Terna Plus che si occupa di nuove opportunità di business e di attività non tradizionali in Italia e all’estero.

Con 74.442 chilometri di linee elettriche, pari a circa il 98% della rete italiana di trasmissione ad alta tensione, Terna è il primo operatore indipendente di rete di trasmissione elettrica in Europa e il sesto al mondo in base alle dimensioni della sua rete elettrica. Terna è quotata alla Borsa Italiana ed è inserita nell’indice FTSE MIB.

Terna è quotata alla Borsa Italiana dal 2004. Il suo azionista di riferimento è stato Cassa Depositi e Prestiti, con il 29,85% delle azioni, che nel 2014 ha ceduto a una sub-holding CDP Reti, joint venture tra CDP e State Grid Corporation of China. Il restante 70% è detenuto da altri investitori istituzionali e retail. Tra i principali azionisti della società: Blackrock Inc. con il 2,4% e Assicurazioni Generali con il 2,0%.

  • 7 azioni da comprare secondo Société Générale

    7 azioni da comprare secondo Société Générale

    La banca francese Société Générale, ha affrontato il tema dell’inflazione e della guerra in Ucraina, segnalando 7 società appartenenti al settore delle utility.

    Non si tratta necessariamente di azioni da acquistare, ma di indicazioni hold e buy per 7 utility.

    Eccole quindi, elencate una per una.

    Snam

    Rating hold (mantenere) per l’utility italiana Snam, responsabile della distribuzione del gas nel Bel Paese. Target price a 5,3 euro, sotto l’attuale prezzo (circa 5,47 €). Particolarmente interessante la cedola, con un rendimento, sul 2022 di circa il 5%.

    Terna

    Il secondo titolo è ancora italiano, si tratta di Terna, e anche in questo caso l’indicazione è Hold. Il target price è di 8,1 €, questa volta in linea con il prezzo a cui scambia attualmente. Il rendimento per la cedola, sulla previsione degli utili 2022 è del 3,9%.

    Italgas

    Prima di andare all’estero guardiamo l’ultima italiana tra le 7 società segnalate, cioè ItalGas. Primo Buy (comprare) di questo articolo, con target price di 7 euro, contro un prezzo attuale di 6,06 €. Il ritorno è quindi del 15,51%, a cui va sommato il rendimento della cedola che è previsto con un dividend yield del 4,8%.

    Pennon

    Andiamo quindi all’estero, precisamente in Gran Bretagna con Pennon. Il Rating è hold, il target price è di 1.180 pence, contro il prezzo attuale di 1.085. Il ritorno è quindi dell’8,76% a cui va aggiunto uno yield del 3,4%

    Severn Trent

    Rimaniamo in Gran Bretagna con un altro titolo hold. Severn Trend, secondo gli analisti di Société Générale, ha un target price di 3.113 pence, contro un prezzo attuale di 3.114. Target price quindi in linea con il prezzo e occhio sullo yield, che è del 3,3%.

    United Utilities

    Ultima utility britannica è United Utilities, sulla quale, però, gli analisti assegnano un giudizio Buy. Il target price è di 1.350 pence, contro il prezzo attuale di 1.119 pence, cioè con un potenziale up del 20,64%, il più alto registrato in questa lista di 7 azioni.

    Particolarmente interessante anche il rendimento della cedola 2022, che è del 3,8%.

    Red Electrica

    Chiudiamo la lista con un’azienda spagnola, Red Electrica, la quale prende rating hold e target price a 16,6 euro, contro il prezzo attuale di 19,44. Visti i prezzi in campo più che un hold sarebbe un sell, ma ci fidiamo degli analisti di Société Générale e osserviamo come il rendimento della cedola è del 5,1%, la più alta in questa breve lista.

  • Azioni difensive, quali e cosa sono

    Azioni difensive, quali e cosa sono

    Qualche tempo fa, in previsione dell’uscita dalla pandemia da Covid 19, avevamo parlato delle azioni cicliche, cioè azioni che tendono a essere soggette all’andamento del mercato, quindi a crescere nei momenti di espansione economica e deprimersi nei momenti di contrazione economica.

    Ma esiste anche l’altro lato della medaglia, cioè le azioni difensive (o anche conosciute come azioni non cicliche), cioè titoli che sono poco influenzate dal ciclo economico e hanno una buona performance, distribuendo dividendi, anche nei momenti di crisi economica, come per esempio una Stagflazione.

    Un’azione difensiva è quindi un titolo azionario è un’azione che ben performa indipendentemente dallo stato di salute dei mercati azionari. Attenzione a non confondere le azioni difensive con le azioni della difesa, che invece sono titoli di aziende impegnate in ambito militare.

    Caratteristiche delle azioni difensive

    Iniziamo quindi a comprendere quali caratteristiche deve avere un’azione per essere considerata difensiva. Innanzitutto deve avere un core business che è necessario 365 giorni l’anno, sia con la neve, con la guerra o con il sole. Per esempio, anche durante una guerra, le persone devono mangiare e curarsi, tali azioni rientrano quindi a pieno titolo nei difensivi.

    Inoltre è bene che un’azione difensiva non subisca eccessivamente la volatilità e che distribuisca dividendi costanti, ancora meglio se tra gli aristocratici dei dividendi, cioè azioni che ogni anno aumentano la loro cedola.

    Giusto per citare qualche nome: la francese Carrefour, le americane Procter & Gamble e Coca Cola oppure legate a vizi che non verranno meno con una crisi, come il fumo e quindi Philip Morris International o Altria. Questi sono solo alcuni esempi.

    C’è anche un parametro che indica quelle che sono azioni tipicamente più difensive, o quantomeno che vengono influenzate meno dalla volatilità ed è l’indicatore beta. Le azioni difensive hanno solitamente beta minore di 1, spesso addirittura minore di 0,5. Per meglio comprendere, se il mercato scende del 4% e un’azione ha un beta di 0,25 vuol dire che è scesa solo dell’1%. Lo stesso dicasi però al contrario, quindi se il mercato sale del 4% con beta 0,25 l’azione sarà salita solo dell’1%.

    Mix del portafoglio con azioni difensive

    Per le caratteristiche intrinseche delle azioni difensive, appare molto evidente come una percentuale di tali titoli dovrebbe sempre essere presente all’interno di ogni portafoglio. E qualora si andasse verso un periodo di forte stress sui mercati, i titoli difensivi dovrebbero essere qualcosa in più di qualche azione.

    Naturalmente nel momento in cui si esce da una crisi, quindi il mercato è fortemente espansivo, ci si affiderà molto di più ai titoli ciclici e meno ai difensivi.

    I mercati che possono rientrare tra i titoli difensivi

    Passiamo quindi ad analizzare i mercati che potrebbero rientrare tra i titoli difensivi. Per farlo immaginate a cosa avrete bisogno a prescindere dalla vostra situazione economica. A noi vengono in mente:

    Le abbiamo inserite in quello che per noi è l’ordine di importanza, poiché di vitto e alloggio avremo sempre e comunque necessità, della salute anche, ma in taluni casi alcune spese, in caso di crisi economica, potrebbero essere rimandate (benché sia meglio di no). Se abbiamo animali in casa è certo che dovremo alimentarli, ma possiamo dare i nostri scarti piuttosto che acquistare i cibi appositi. Prodotti per l’igiene sono fondamentali, ma in caso di necessità basta acqua e un sapone e non sono necessari prodotti supplementari su cui l’intero mercato fa business. Dell’energia c’è necessità, ma in caso di crisi ci si può limitare con l’uso (pensiamo per esempio alle richieste da parte dei governi, negli anni ’70 durante la crisi energetica, per ridurre la temperatura in casa e fare a meno di ciò che non è strettamente necessario). Infine il tabacco, che è un vizio ma in caso di grave crisi economica siamo certi che qualcuno smetterà di fumare.

    Anche se parzialmente derogabili, comunque queste spese accompagnano la vita di ognuno di noi e, tipicamente, a meno che la crisi economica non sia veramente devastante, tipicamente ci curiamo poco delle spese su queste categorie.

    Le azioni difensive, una breve lista

    Dopo aver sviscerato i mercati che sono zeppi di azioni difensive, andiamo a fare qualche nome, in questa lista di azioni difensive.

    Per fare questa lista abbiamo cercato di mixare azioni provenienti da vari mercati, principalmente americano ed europeo (compresa Svizzera e UK), inoltre abbiamo guardato solo alle aziende con un beta minore di 1 (poco volatili) ed essendo i risultati moltissimi, abbiamo limitato la lista a quelle con la capitalizzazione più alta. Ovviamente tutte queste azioni provengono dalle industrie di cui abbiamo già parlato.

    AzioneSettoreSede
    Abbott Laboratories
    (NYSE:ABT)
    SaluteUSA
    AbbVie
    (NYSE:ABBV)
    SaluteUSA
    Ahold Delhaize
    (AMS:AD)
    RetailOlanda
    Alexandria Real Estate
    (NYSE:ARE)
    Real EstateUSA
    Altria Group
    (NYSE:MO)
    TabaccoUSA
    Amgen
    (NASDAQ:AMGN)
    BioTechUSA
    Archer-Daniels-Midland
    (NYSE:ADM)
    AlimentareUSA
    AstraZeneca
    (LON:AZN)
    SaluteGran Bretagna
    Beiersdorf Aktiengesellschaft
    (ETR:BEI)
    IgieneGermania
    Biogen
    (NASDAQ:BIIB)
    SaluteUSA
    Bristol-Myers Squibb
    (NYSE:BMY)
    BiofarmaceuticaUSA
    British American Tobacco
    (LON:BATS)
    TabaccoGran Bretagna
    Carl Zeiss Meditec
    (ETR:AFX)
    SaluteGermania
    Carrefour
    (EPA:CA)
    RetailFrancia
    Cellnex Telecom
    (BME:CLNX)
    TelecomunicazioniSpagna
    Church & Dwight
    (NYSE:CHD)
    Prodotti per la casaUSA
    Clorox Company
    (NYSE:CLX)
    Igiene / Aliment.USA
    Coca Cola
    (NYSE:KO)
    BevandeUSA
    Colgate-Palmolive
    (NYSE:CL)
    IgieneUSA
    Coloplast
    (CPH:COLO-B)
    SaluteDanimarca
    CVS Health
    (NYSE:CVS)
    SaluteUSA
    Danone
    (EPA:BN)
    AlimentareFrancia
    Diageo
    (LON:DGE)
    BevandeGran Bretagna
    Digital Realty Trust
    (NYSE:DLR)
    Real EstateUSA
    DSM – Koninklijke DSM
    (AMS:DSM)
    SaluteOlanda
    Duke Energy
    (NYSE:DUK)
    EnergiaUSA
    E.ON
    (ETR:EOAN)
    EnergiaGermania
    Eli Lilly
    (NYSE:LLY)
    SaluteUSA
    EnBW Energie
    (FRA:EBK)
    EnergiaGermania
    Endesa
    (BME:ELE)
    EnergiaSpagna
    Enel
    (BIT:ENEL)
    EnergiaItalia
    Equity Residential
    (NYSE:EQR)
    Real EstateUSA
    EssilorLuxottica
    (EPA:EL)
    Occhiali / VistaFrancia / Italia
    Fresenius Medical Care
    (ETR:FME)
    SaluteGermania
    GlaxoSmithKline
    (LON:GSK)
    SaluteGran Bretagna
    Heineken
    (AMS:HEIA)
    BevandeOlanda
    Hormel Foods
    (NYSE:HRL)
    AlimentareUSA
    Infrastrutture Wireless Italiane
    (BIT:INW)
    TelecomunicazioniItalia
    Johnson & Johnson
    (NYSE:JNJ)
    SaluteUSA
    Kellogg
    (NYSE:K)
    AlimentareUSA
    Keurig Dr Pepper
    (NASDAQ:KDP)
    BevandeUSA
    Kimberly-Clark
    (NYSE:KMB)
    IgieneUSA
    L’Oreal
    (EPA:OR)
    IgieneFrancia
    Lindt & Spruengli
    (SWX:LISP)
    AlimentareSvizzera
    Medtronic
    (NYSE:MDT)
    SaluteIrlanda
    Merck KGaA
    (ETR:MRK)
    SaluteGermania
    Mondelez International
    (NASDAQ:MDLZ)
    AlimentareUSA
    National Grid
    (LON:NG)
    EnergiaGran Bretagna
    Nestlé
    (SWX:NESN)
    AlimentareSvizzera
    Novo Nordisk
    (CPH:NOVO-B)
    SaluteDanimarca
    Ørsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    EnergiaDanimarca
    PepsiCo
    (NASDAQ:PEP)
    BevandeUSA
    Pernod Ricard
    (EPA:RI)
    BevandeFrancia
    Philip Morris International
    (NYSE:PM)
    TabaccoUSA
    Pfizer
    (NYSE:PFE)
    SaluteUSA
    Procter & Gamble
    (NYSE:PG)
    IgieneUSA
    Prologis
    (NYSE:PLD)
    Real EstateUSA
    Realty Income
    (NYSE:O)
    Real EstateUSA
    Reckitt Benckiser
    (LON:RKT)
    Prodotti per la casaGran Bretagna
    Recordati
    (BIT:REC)
    SaluteItalia
    Roche Holding
    (SWX:RO)
    SaluteSvizzera
    RWE
    (ETR:RWE)
    EnergiaGermania
    Sanofi
    (EPA:SAN)
    SaluteFrancia
    Sartorius Stedim Biotech
    (EPA:DIM)
    BiotechFrancia
    Siemens Healthineers
    (ETR:SHL)
    SaluteGermania
    Terna Rete Elettrica Naz.
    (BIT:TRN)
    EnergiaItalia
    Tesco
    (LON:TSCO)
    RetailGran Bretagna
    Tyson Foods
    (NYSE:TSN)
    AlimentareUSA
    Unilever
    (LON:ULVR)
    Food / IgieneUK / Olanda
    Vertex Pharmaceuticals
    (NASDAQ:VRTX)
    SaluteUSA
    Vonovia
    (FRA:VNA)
    Real EstateGermania
    Walmart
    (NYSE:WMT)
    RetailUSA
    Lista aziende difensive
  • Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).

    Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.

    In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.

    Come si sono comportate le azioni durante la guerra

    Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.

    Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.

    Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina

    Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.

    Azione% 1 settimana% inizio anno
    Maire Tecnimont (BIT:MT)-26,2%-31,9%
    Unicredit (BIT:UCG)-24,7%-21,8%
    Banco BPM (BIT:BAMI)-17,7%+8,9%
    BPER Banca (BIT:BPE)-17,7%-8,9%
    Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)-17,4%-10%
    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)-14,2%+0,86%
    Iveco (BIT:IVG)-14,1%
    Buzzi Unicem (BIT:BZU)-13,6%-14,6%
    Telecom Italia (BIT:TIT)-13,3%-20,8%
    Mediobanca (BIT:MB)-12,8%-15%
    Pirelli (BIT:PIRC)-11,9%-19,1%
    Banca IFIS (BIT:IF)-11,7%+4,5%
    DoValue (BIT:DOV)-10,6%-13,6%
    BFF Bank (BIT:BFF)-10,3%-9%
    Banca Mediolanum (BIT:BMED)-10,3%-15,2%
    Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina

    Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.

    A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.

    Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra

    Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).

    Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.

    Azione% a 1 settimana% da inizio anno
    Leonardo (BIT:LDO)+24,7%+27%
    ERG (BIT:ERG)+18,7%-0,6%
    Alerion Clean Power (BIT:ARN)+17,5%+3,2%
    Fincantieri (BIT:FCT)+16,5%+4,8%
    Terna (BIT:TRN)+9,6%+3,2%
    Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra

    Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.

    Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.

    Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina

    Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.

    Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Polymetal International
    (LON:POLY)
    -67%Cipro
    EVRAZ
    (LON:EVR)
    -63%UK
    Ferrexpo
    (LON:FXPO)
    -41%Svizzera
    Nokian Tyres
    (HEL:TYRES)
    -31%Finlandia
    Technip Energies
    (EPA:TE)
    -29%Francia
    Commerzbank
    (ETR:CBK)
    -25%Germania
    Uniper
    (FRA:UN01)
    -24,8%Germania
    Wizz Air Holdings
    (LON:WIZZ)
    -24,4%Svizzera
    Casino Guichard Perrachon
    (EPA:CO)
    -24,3%Francia
    ING Groep
    (AMS:INGA)
    -24,2%Olanda
    Mondi
    (LON:MNDI)
    -22,7%UK
    Valeo
    (EPA:FR)
    -22,2%Francia
    Rolls-Royce Holdings
    (LON:RR)
    -22%UK
    Deutsche Bank
    (ETR:DBK)
    -21,2%Germania
    Fortum
    (HEL:FORTUM)
    -20,8%Finlandia
    BNP Paribas
    (EPA:BNP)
    -19,3%Francia
    Société Générale
    (EPA:GLE)
    -19,2%Francia
    Montana Aerospace
    (SWX:AERO)
    -19,2%Svizzera
    Unicaja Banco
    (BME:UNI)
    -18,2%Spagna
    Renault
    (EPA:RNO)
    -18,2%Francia
    Le azioni peggiori in Europa durante la guerra

    Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.

    Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:

    gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan

    Descrizione di Polymetal International

    Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:

    Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.

    Descrizione di Ferrexpo

    Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.

    Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina

    Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Hensoldt
    (FRA:HAG)
    +113%Germania
    Rheinmetall
    (ETR:RHM)
    +42%Germania
    Oxford Instruments
    (LON:OXIG)
    +38%UK
    Secunet Security Networks
    (FRA:YSN)
    +36%Germania
    ITM Power
    (LON:ITM)
    +36%UK
    Vestas Wind Systems
    (CPH:VWS)
    +32%Danimarca
    Nordex
    (ETR:NDX1)
    +29%Germania
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    (BME:SGRE)
    +28%Spagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    (BME:SLR)
    +27%Spagna
    SMA Solar Technology
    (ETR:S92)
    +26%Germania
    BAE Systems
    (LON:BA)
    +26%UK
    Vallourec
    (EPA:VK)
    +25%Francia
    Voltalia
    (EPA:VLTSA)
    +24%Francia
    Thales
    (EPA:HO)
    +23,9%Francia
    Orsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    +23,3%Danimarca
    Neoen
    (EPA:NEOEN)
    +22%Francia
    Ceres Power Holdings
    (LON:CWR)
    +21,6%UK
    Bobst Group
    (SWX:BOBNN)
    +21,6%Svizzera
    EDP Renovaveis
    (BME:EDPR)
    +21,3%Spagna
    Chemring Group
    (LON:CHG)
    +21,1%UK
    Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra

    Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.

    Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:

    Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non

    Descrizione di Hensoldt

    Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina

    Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.

    Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.

    Azione% a 1 settimana
    EPAM Systems (NYSE:EPAM)-53%
    Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)-25%
    Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)-17%
    United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)-15,4%
    Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)-15%
    Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.

    Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina

    Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.

    Azione% a 1 settimana
    CarGurus (NASDAQ:CARG)+41%
    DraftKings (NASDAQ:DKNG)+37%
    Block – Square (NYSE:SQ)+30%
    First Horizon (NYSE:FHN)+29,7%
    New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)+24,1%
    Roku (NASDAQ:ROKU)+24%
    GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)+22,2%
    Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.

    Conclusione

    In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.

    I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.

    In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.

  • Partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti

    Partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti

    Cassa Depositi e Prestiti, con il Governo Conte 2, ha avuto un ruolo attivo nelle trattative per arrivare a 3 società differenti:

    I motivi, per i tre soggetti, sono differenti ma riconducono tutti al medesimo scopo: controllare pubblicamente gli asset strategici dello Stato.

    Infatti con Autostrade si voleva portare nel recinto pubblico la più grande rete autostradale italiana; con Telecom Italia si voleva accelerare nell’opera di merge con Open Fiber (di cdp al 50%), per arrivare alla rete unica Internet nazionale; con Euronext si voleva ricontrollare Borsa Italiana, in un contesto internazionale e pan-europeo, insieme ai francesi di Caisse des Dépôts et Consignations e ai belga di Euroclear.

    Queste trattative sono state ereditate dal Governo Draghi, il quale non ha ancora spostato il timone e sta facendo andare le trattative con il pilota automatico.

    Cosa è Cassa Depositi e Prestiti

    Le tre trattative, comunque, non rappresentano i soli interessi di Cassa Depositi e Prestiti, la quale ha asset in ogni segmento strategico del Paese.

    CDP è una SpA italiana di proprietà:

    • 83% Ministero dell’economia e delle finanze
    • 17% Fondazioni bancarie

    In questa seconda categoria si notano soprattutto:

    • Fondazione Monte dei Paschi di Siena
    • Compagnia di San Paolo
    • Fondazione CRT
    • Fondazione Cariplo
    • Fondazione CR Verona Vicenza Belluno e Ancona

    Con il 2,57% di quote ciascuna riempiono il 12,85% di quote, lasciando fuori poco più del 5% che va ad altre decine di fondazioni.

    Benché se ne senta parlare insistentemente solo da pochi anni, l’istituzione fa risalire le proprie origini al 1850 quando si chiamava Cassa Piemontese ed era di proprietà dell’allora Regno di Sardegna.

    La struttura di CDP

    Tra gli obiettivi principali di Cassa Depositi e Prestiti c’è quella di mantenere partecipazioni nel capitale delle medie e grandi imprese nazionali, profittevoli e ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese.

    Per fare ciò CDP ha una struttura suddivisa in segmenti ben specifici:

    • CDP Equity
    • CDP Reti
    • CDP Industria
    • SACE
    • FINTECNA
    • CDP Immobiliare
    • CDP Immobiliare SGR

    Le Partecipazioni quotate di Cassa Depositi e Prestiti

    Le partecipazioni totali sono decine, ma quelle che ci interessano particolarmente, per il nostro articolo, sono quelle quotate in borsa.

    Eccole quindi le partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti con i relativi valori.

    Azienda / AzioneQuotaValore quota
    BF
    BIT: BFG
    18,83%122 mln di €
    Eni
    BIT: ENI
    25,96%9,5 mlrd di €
    Fincantieri
    BIT: FCT
    71,32%800 mln di €
    Italgas
    BIT: IG
    26,04%1,15 mlrd di €
    Poste Italiane
    BIT: PST
    35%4,94 mlrd di €
    Saipem
    BIT: SPM
    12,55%280 mln di €
    Snam
    BIT: SRG
    31,35%4,95 mlrd di €
    Telecom Italia
    BIT: TIT
    9,891%947 mln di €
    Terna
    BIT: TRN
    29,85%3,71 mlrd di €
    Trevi Finanziaria Industriale
    BIT: TFI
    25,67%48 mln di €
    Webuild
    BIT: WBD
    18,68%312 mln di €
    Partecipazioni di CDP

    ENI (BIT:ENI)

    Iniziamo l’analisi da ENI, la società fondata da Enrico Mattei come Ente Nazionale Idrocarburi. Si tratta della quotata più importante per Cassa Depositi e Prestiti. Non stiamo qui a spiegare cosa faccia ENI, pensiamo sia chiaro a tutti che si occupa di energia e di petrolio/gas.

    Quello che andiamo ad analizzare è invece il profilo societario della società, con particolare attenzione agli azionisti principali:

    • CDP S.p.A. – 25,96%
    • Ministero dell’economia e delle finanze – 4,37%
    • Norges Bank – 1,425%

    Come possiamo vedere dalla lista delle aziende più rilevanti, CDP è affiancata dal Ministero dell’economia e finanza con una quota totale pubblica del 30,33%.

    Snam (BIT: SRG)

    Seconda azienda in quanto a peso specifico nel valore della quota è Snam (Società Nazionale Metanodotti). Si tratta di un’azienda attiva nel trasporto, rigassificazione e stoccaggio del metano.

    Nata come ramo di ENI, l’azienda ha raggiunto un’autonomia durante gli anni e oggi è di proprietà di CDP reti. Questa la lista degli shareholders:

    • CDP Reti: 31,352%
    • Romano Minozzi: 7,459%
    • BlackRock: 5,161%
    • Lazard: 5,038%
    • Minozzi Family: 2,85%
    • Snam S.p.A.: 2,75%
    • The Vanguard Group: 1,60%
    • Norges Bank Investment Management: 1,48%
    • BlackRock Fund Advisors: 1,39%
    • Banca d’Italia: 1,02%

    Come possiamo vedere ENI ha liquidato tutte le posizioni nella società ma CDP Reti possiede circa un terzo del capitale, considerando anche la quota di Banca d’Italia la quota pubblica diventa quindi del 32,37%.

    Poste Italiane (BIT: PST)

    La società di delivery postale, Poste Italiane, è quotata da pochi anni; anche in Poste è molto forte la presenza dello Stato, non solo attraverso CDP ma anche grazie alle quote possedute dal Ministero dell’Economia e delle finanze:

    • Cassa Depositi e Prestiti: 35%
    • Ministero dell’economia e delle finanze: 29,26%

    Tutti gli altri azionisti sono sotto la quota dell’1% e quindi ininfluente, lo Stato controlla quindi il 64,26% delle quote di Poste Italiane.

    BF (BIT: BFG)

    Dopo aver visto le prime 3 società, in ordine di valore per Cassa Depositi e Prestiti, passiamo alla lista in ordine alfabetico e la prima della lista è certamente B.F. SpA.

    Il gruppo nasce intorno all’azienda Bonifiche Ferraresi S.p.A. e rappresenta la più grande azienda agricola italiana. Rispetto alle restanti aziende della lista si nota subito un’eccezione, cioè il fatto che CDP non è il socio principale, lasciando lo scettro a una fondazione bancaria, nello specifico a Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde.

    Ecco quindi la lista degli azionisti di BF SpA:

    • Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde: 20,7%
    • CDP Equity SpA: 18,8%
    • Sergio Gianfranco Dompé: 14,1%
    • Federico Vecchioni: 12,9%
    • Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca: 3,41%
    • Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 3,37%
    • Fondazione ENPAIA: 3,37%
    • Massimo Segre: 2,93%
    • Inalca SpA: 2,07%
    • Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici: 1,98%

    In questo caso la quota in mano pubblica è rappresentata solo da quella posseduta da CDP, che rappresenta il 18,8% delle quote del capitale.

    Fincantieri (BIT: FCT)

    Continuando in ordine alfabetico e saltando ENI di cui abbiamo già parlato, troviamo un’altra società quotata da pochi anni, si tratta di Fincantieri, nella quale la mano pubblica conta parecchio.

    Infatti, guardando la lista degli azionisti:

    • CDP Industria: 71,3%
    • Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 2,20%
    • Norges Bank Investment Management: 1,16%
    • The Vanguard Group: 0,72%
    • Dimensional Fund Advisors: 0,65%

    Notiamo subito come CDP controlla non solo la maggioranza delle quote ma ha una partecipazione tale da poter controllare anche l’assemblea degli azionisti, fatto molto insolito per una public company.

    Italgas (BIT: IG)

    Torniamo sul settore energia e continuiamo a parlare dell’ex galassia ENI, lo facciamo con ItalGas, dove però, in questo caso, un’eredità dell’azienda di San Donato Milanese è ancora presente, non direttamente ma attraverso un’altra società dell’ex galassia:

    • CDP Reti S.p.A.: 26,05%
    • Snam: 13,50%
    • Lazard Asset Management: 8,7%
    • Romano Minozzi: 4,29%
    • Blackrock: 4,7%
    • Sun Life Financial: 3,4%

    In questo caso la mano pubblica conta, oltre alla presenza di CDP, anche la presenza di Snam, controllata, come abbiamo visto, dalla stessa Cassa Depositi e Prestiti.

    Saipem (BIT: SPM)

    Pensate che la mano di ENI sia terminata? Nulla di più sbagliato, infatti anche Saipem fa parte dell’ex galassia ENI, con l’eccezione data dal fatto che la società di San Donato Milanese ancora controlla Saipem.

    • ENI: 30,54%
    • CDP Industria: 12,55
    • Marathon Asset Management: 5%
    • Eleva Capital: 3,07
    • Banca d’Italia: 1%
    • Unicredit Bank: 1%

    Sommando quindi le quote in mano a ENI, controllata comunque dallo Stato, CDP e Banca d’Italia, la partecipazione pubblica arriva al 44,09%.

    Telecom Italia (BIT: TIT)

    Telecom per tanti anni è stata dimenticata dall’apparato governativo, ne avevamo anche parlato, ma con la scalata di Vivendi e, soprattutto, con l’idea di unire le reti di TIM e di Open Fiber, l’ISP è tornato di moda. Per questo motivo CDP è entrata nel capitale di Telecom e rischia, in caso di necessità per la rete unica, di incrementare le quote.

    • Vivendi: 23,75%
    • Cassa Depositi e Prestiti: 9,81%
    • Canada Pension Plan Investment Board: 3,24%
    • Bjorgolfsson Bjorgolfur Thor Family: 2,96%
    • The Vanguard Group: 1,64%
    • Eleva Capital: 1,39%
    • Telecom Italia S.p.A.: 1,05%
    • Norges Bank Investment Management: 1,04%
    • Henderson Global Investors: 1,04%
    • Banca d’Italia: 1%

    Anche in questo caso CDP è solo il secondo azionista, alle spalle dei francesi di Vivendi. Sommando le quote di CDP e di Banca d’Italia si arriva al 10,81% di quote capitale detenute dallo Stato.

    Terna (BIT: TRN)

    Se non fossimo passati a una lista alfabetica dopo il podio, con i 3,71 miliardi di euro di quota, avremmo Terna al quarto posto in quanto a valore totale della partecipazione Statale.

    • CDP Reti: 29,9%
    • Lazard Asset Management Pacific: 2,83%
    • The Vanguard Group: 1,73%
    • Norges Bank Investment: 1,71%
    • Pictet Asset Management: 1,69%
    • BlackRock Fund Advisors: 1,17%
    • Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 1,11%
    • Banca d’Italia: 1,02%

    Anche in Terna è presente Banca d’Italia e il principale azionista è proprio CDP, sommando le due partecipazioni, la quota pubblica arriva al 30,92%.

    Trevi Finanziaria Industriale (BIT: TFI)

    Trevi Group si divide in due segmenti ben distinti:

    • Trevi
    • Soilmec

    La prima si occupa di costruzioni di grandi opere, mentre la seconda si occupa della fornitura di sistemi di trivelle.

    La partecipazione di CDP nel capitale di Trevi è modesta, si tratta infatti, in valore economico, della più piccola partecipazione tra le società quotate. Nonostante ciò, con una quota così bassa, CDP è comunque il principale azionista della società:

    • Polaris Capital Management: 25,7%
    • CDP Equity SpA (Private Equity): 25,7%
    • CDP Investimenti SGR SpA: 6,99%
    • Intesa Sanpaolo S.p.A.: 6,91
    • Ministero di Economia e Finanza: 4,95%
    • Banco BPM S.p.A.: 4,57%
    • UniCredit S.p.A.: 4,32%
    • Credit Suisse Asset Management (Schweiz) AG: 1,85%

    Come possiamo vedere, sommando le due partecipazioni di CDP, la quota sale fino al 32,7% e se aggiungiamo le quote in mano al ministero arriviamo al 37,65%.

    Webuild (BIT: WBD)

    Ultima della lista, in ordine alfabetico, Webuild, nata a maggio del 2020 dalle ceneri di Salini Impregilo S.p.A.

    Anche qui troviamo una forte presenza dello Stato Italiano, nonostante CDP non sia il principale azionista della società:

    • Salini Costruttori: 44,99%
    • CDP Equity: 18,68%
    • Unicredit: 5,38%
    • Intesa San Paolo: 5,28%
    • Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri: 1,32%
    • Norges Bank Investment Management: 0,99%

    Partecipazioni non quotate

    Ovviamente CDP non ha quote solo in società quotate, ma anche in società private, che spesso controlla direttamente. Per chi volesse approfondire, questa è la fotografia a fine 2020.

    Partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti
    Partecipazioni totali di Cassa Depositi e Prestiti

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Migliori e peggiori azioni dei primi 6 mesi del 2020

    Migliori e peggiori azioni dei primi 6 mesi del 2020

    UPDATE: Leggi l’articolo sulle migliori e peggiori azioni del 2020.

    Siamo finalmente al giro di boa di questo 2020 che ha regalato, fino a qui, più delusioni che successi.

    Anno bisesto anno funesto dice un antico adagio e mai come questo 2020 questo detto è realistico.

    Nella speranza, quindi, che gli ultimi 6 mesi dell’anno ci regalino gain consistenti e nessuna sorpresa dal punto di vista della pandemia, vediamo quali titoli azionari se ne sono infischiati del Covid e quali invece hanno subito pesanti perdite.

    Quelli che seguono sono le performance YTD (Year to Date) registrati all’apertura dei mercati di stamane 1 luglio; quindi con il taglio perfetto dei 6 mesi.

    Andamento Indici finanziari nel primo semestre del 2020

    Per avere un riferimento benchmark partiamo dall’andamento degli indici finanziari nel primo semestre del 2020.

    IndicePerformanceArea
    NASDAQ12,11%Stati Uniti
    S&P 500-4,04%Stati Uniti
    Nikkei-5,68%Giappone
    DAX 30-7,08%Germania
    Dow Jones-9,55%Stati Uniti
    EU Stoxx 50-13,65%Europa
    CAC 40-17,43%Francia
    FTSE 100-18,20%Regno Unito
    IBEX 35-24,27%Spagna
    FTSE MIB-26,90%Italia
    Andamento degli indici finanziari principali nel primo semestre del 2020

    Migliori azioni FTSE MIB nei primi 6 mesi del 2020

    Partiamo con i migliori titoli sul FTSE Mib, indice di riferimento per la Borsa Italiana.

    In cima troviamo DiaSorin che, non a caso, è attiva nella filiera dei test per il Covid-19.

    In seconda posizione Nexi, attiva nella filiera dei pagamenti con carta di credito e al centro di movimenti azionari consistenti.

    Al terzo ancora un’azienda pharma, cioè Recordati.

    AzionePerformance
    DiaSorin47,66%
    Nexi24,39%
    Recordati18,31%
    Fineco Bank12,39%
    Enel8,57%
    InWit8,53%
    Terna2,75%
    Ferrari2,67%
    Performance azionarie migliori nel primo semestre del 2020 sul FTSE MIB

    Peggiori titoli del FTSE Mib nel primo semestre del 2020

    Quando passiamo ai titoli peggiori notiamo che nelle prime 5 posizioni ci sono ben 3 titoli energetici, i quali sono stati colpiti dal crollo del prezzo del petrolio.

    Tra le altre 2 aziende Tenaris e Leonardo, Tenaris particolarmente colpita poiché produce tubi che servono anche nelle pipeline del trasporto del greggio.

    AzionePerformance
    Saipem-49,06%
    Leonardo-43,54%
    Tenaris-42,81%
    ENI-38,68%
    Telecom Italia-37,15%
    Unicredit-37,11%
    CNH Industrial-36,38%
    Mediobanca-34,89%
    Banco BPM-34,52%
    Unipol-32,28
    I peggiori titoli del FTSE MIB nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori azioni italiani nei primi 6 mesi del 2020

    Proviamo ad allargare lo sguardo a tutti i titoli italiani, e non solo a quelli che fanno parte del FTSE MIB, e notiamo subito come i primi due titoli per performance non fanno parte dell’indice principale di Piazza Affari.

    TitoloPerformance
    Digital Bros71,88%
    Innovatec50,33%
    Diasorin47,66%
    WIIT41,61%
    ItalMobiliare25,73%
    Nexi24,39%
    De Longhi23,71%
    La Doria21,54%
    Recordati18,31%
    Carel Industries17,89%
    Falck Renewables14,29%
    Banca MPS12,80%
    SeSa12,49%
    Fineco Bank12,39%
    Avio10,65%
    Le azioni italiane migliori da gennaio a giugno del 2020

    Peggiori azioni italiane nei primi 6 mesi del 2020

    Anche tra i peggiori titoli, nelle prime 5 posizioni non ci sono azioni che fanno parte del paniere principale (BPER ne ha fatto parte fino a un mese fa, poi è stata esclusa).

    AzioniPerformance
    Mondadori Editore-53,4%
    Aeffe-51,55%
    Saras-51,19%
    BPER Banca-50,66%
    Autogrill-49,86%
    Saipem-49,06%
    Cairo Communication-46%
    Sogefi-45,24%
    Fiera Milano-44,71%
    Unieuro-44,25%
    Leonardo-43,54%
    IGD Siiq-43,47%
    Tenaris-42,81%
    Mediaset-40,49%
    Banca Ifis-38,93%
    Le peggiori azioni italiane nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori azioni europee nei primi 6 mesi del 2020

    Allarghiamo ancora lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata alle azioni dell’Europa; quindi guardiamo a Euronext, Equiduct, IBEX e tutte le borse comunicatarie.

    Sì, avete letto bene, non è una virgola ma un punto. L’azienda che ha avuto il miglior incremento è francese, si chiama Novacyt e ha avuto un aumento del 1.568 %.

    AzionePerformanceNazione
    Novacyt1.568%Francia
    Deoleo545%Spagna
    Amoeba428%Francia
    Naga Group332%Germania
    Groupe Actiplay277%Francia
    Neovacs271%Francia
    Intrasense267%Francia
    McPhy Energy266%Francia
    Northern Data263%Germania
    Lleida Networks Serveis262%Spagna
    Theranexus250%Francia
    Biophytis235%Francia
    NEXR Technologies227%Germania
    Biosynex222%Francia
    Inventiva209%Francia
    I migliori titoli europei nel primo semestre del 2020

    Peggiori azioni europee nei primi 6 mesi del 2020

    Nella classifica delle peggiori azioni a livello europeo si nota subito che la prima in classifica non è sorprendentemente Wirecard, al centro di uno scandalo senza limiti, ma un’azienda francese che porta il nome di Cybergun.

    AzioniPerformanceNazione
    Cybergun-96%Francia
    Wirecard-95%Germania
    Vapiano-92%Germania
    Curasan-90%Germania
    Technicolor-85%Francia
    TOM TAILOR Holding-83%Germania
    Nanogate-81%Germania
    Europlasma-77%Francia
    Genfit-71%Francia
    Banco de Sabadell-70%Spagna
    Le aziende peggiori in borsa nei primi sei mesi del 2020

    Migliori azioni britanniche nei primi 6 mesi del 2020

    La Gran Bretagna è stata nella Comunità Europea fino al primo febbraio del 2020, quindi in modo parziale dovrebbe entrare nella precedente lista; ma considerando che la Brexit ha essa stessa un effetto sull’economia e quindi sul valore delle azioni, abbiamo deciso di fare due liste a parte.

    AzioniPerformance
    All Asia Asset Capital Limited625%
    PowerHouse Energy Group586%
    Greatland Gold567%
    EQTEC548%
    Dev Clever Holdings412%
    Genedrive353%
    Best of the Best342%
    Altyn294%
    Velocys277%
    ITM Power271%
    Le aziende del Regno Unito che hanno meglio performato in borsa durante il primo semestre del 2020

    Peggiori azioni britanniche nei primi 6 mesi del 2020

    La peggior azienda britannica non arriva al livello delle europee ma poco ci manca. Se infatti Wirecard e Cybergun si fermano nell’intorno del -95%, Amigo Holdings arriva al -91%.

    AzionePerformance
    Amigo Holdings-91%
    Coro Energy-83%
    Hyve Group-83%
    Hurricane Energy-83%
    Attis Oil & Gas-82%
    French Connection Group-81%
    Iconic Labs-81%
    Petra Diamonds-79%
    N Brown Group-78%
    Mercantile Ports and Logistics-77%
    I peggiori titoli dell’LSE nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori titoli degli Stati Uniti nel primo semestre 2020

    Anziché allargare lo sguardo proviamo ad andare al di là dell’oceano, passando dall’altra parte dell’Atlantico.

    Anche qui cifre da capogiro, con la migliore azienda che supera i 2.000%.

    AzionePerformance
    Vaxart2.037%
    Novavax2.001%
    Co-Diagnostics1.848%
    Genprex884%
    Inovio Pharmaceuticals860%
    Allied Healthcare Products773%
    Genius Brands International758%
    Waitr Holdings742%
    Adaptimmune Therapeutics674%
    Veritone580%
    I migliori titoli di NYSE e NASDAQ durante i primi 6 mesi del 2020

    Peggiori azioni Stati Uniti nel primo semestre del 2020

    In cima alla classifica delle peggiori azioni americane troviamo Hertz che pochi giorni fa ha alzato bandiera bianca facendo appello alle regole del fallimento per la controllata americana.

    AzioniPerformance
    Hertz Global Holdings-91%
    Valaris-89%
    Pacific Drilling-88%
    California Resources Corporation-86%
    Borr Drilling-86%
    Sundance Energy-85%
    Novan-84%
    Tellurian-84%
    Whiting Petroleum Corporation-84%
    Second Sight Medical Products-83%
    Le peggiori aziende americane in borsa durante il periodo di Covid-19 (primi 6 mesi del 2020)
  • Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:

    1. vendite
    2. profitti
    3. attività
    4. valore di mercato

    La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.

    Metodologia

    Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.

    Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.

    Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.

    I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.

    Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).

    Raccolta dei dati

    I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.

    La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.

    Analisi dei dati

    Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.

    Critiche/Limitazioni

    Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.

    Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:

    • la selezione delle metriche
    • il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
    • l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.

    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000

    Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.

    Pos.AziendaTicket
    97EnelENEL
    125Intesa San PaoloISP
    140GeneraliG
    202UnicreditUCG
    315Poste ItalianePST
    468ENIENI
    520AtlantiaATL
    546Telecom ItaliaTIT
    683UnipolUNI
    861LeonardoLDO
    880SnamSRG
    941Banco BPMBAMI
    1075MediobancaMB
    1080TernaTRN
    1149FerrariRACE
    1275Banca MediolanumBMED
    1445BPER BancaBPE
    1474Cattolica AssicurazioniCASS
    1493UBI BancaUBI
    1569Banca MPSBMPS
    1800Fineco BankFBK
    1813Credito EmilianoCE
    1891PirelliPIRC
    1895Banca Popolare di SondrioBPSO
    1933SaipemSPM
    1963Prysmian
    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020

    Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:

    Pos.AziendaTicketSede
    223Fiat Chrysler AutomobilesFCAGran Bretagna
    304EssilorLuxotticaELFrancia
    528CNH IndustrialCNHIGran Bretagna
    558ExorEXOOlanda
    1810TenarisTENLussemburgo
    Aziende italiane con sede all’estero

    Top Ten Forbes Global 2000 del 2020

    Pos.AziendaNazione
    1ICBCCina
    2China Construction BankCina
    3JPMorgan ChaseUSA
    4Berkshire HathawayUSA
    5Agricultural Bank of ChinaCina
    6Saudi Oil Company (Saudi Aramco)Arabia Saudita
    7Ping An Insurance GroupCina
    8Bank of AmericaUSA
    9AppleUSA
    10Bank of ChinaCina
    Top ten nella classifica Forbes Global 2000

    Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    23Volkswagen
    25Allianz
    62Siemens
    69Deutsche Telekom
    75BMW Group
    102Bayer
    107BASF
    150SAP
    185Deutsche Post
    206Munich Re
    Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    29Total
    42BNP Paribas
    64Axa Group
    73LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    112EDF
    117Sanofi
    118Crédit Agricole
    137Vinci
    156Orange
    176L’Oréal
    Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.

    PosAzienda
    3JPMorgan Chase
    4Berkshire Hathaway
    8Bank of America
    9Apple
    11AT&T
    13Alphabet (Google)
    14ExxonMobile
    15Microsoft
    17Wells Fargo
    18Citigroup
    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
  • Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.

    In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:

    1. Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
    2. L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.

    Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.

    Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).

    Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.

    Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?

    La lista degli indici principali è relativamente breve e include:

    • FTSE MIB
    • FTSE Italia Mid Cap
    • FTSE Italia STAR
    • FTSE Italia Small Cap
    • FTSE Italia All-Share
    • FTSE AIM Italia

    FTSE MIB

    Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.

    Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.

    La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1Enel67
    2ENI30,7
    3Ferrari28,6
    4Intesa San Paolo27
    5Generali20
    6STMicroElectronics19,7
    7Unicredit16,6
    8Snam13,7
    9Fiat Chrysler Auto12,6
    10Atlantia12,4
    11Terna12
    12Exor11,9
    13Poste Italiane10,3
    14Diasorin10,2
    15Nexi8,8
    16Recordati8,6
    17Moncler8,5
    18Davide Campari8,1
    19CNH Industrial7,7
    20Telecom Italia7,1
    21Tenaris6,7
    22Fineco Bank6,1
    23InWit5,5
    24Amplifon5,28
    25Prysmian5,1
    26Mediobanca5,1
    27HERA5
    28Banca Mediolanum4,4
    29A2A3,9
    30ItalGas3,88
    31Pirelli3,82
    32Buzzi Unicem3,33
    33Leonardo3,3
    34Interpump Group3,0
    35UBI Banca2,9
    36Banca Generali2,7
    37Unipol2,3
    38Saipem2,1
    39Azimut2,1
    40Banco BPM1,7
    Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020

    Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.

    ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.

    Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.

    Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.

    Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.

    FTSE Italia Mid Cap

    Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.

    Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.

    Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1UnipolSai5,8
    2Acea3,7
    3Iren2,9
    4Reply2,9
    5Brembo2,9
    6ERG2,8
    7De Longhi2,8
    8ASTM2,7
    9Salvatore Ferragamo2,4
    10IMA2,3
    11ENAV2,2
    12Brunello Cucinelli1,9
    13Mediaset1,8
    14TechnoGym1,5
    15BPER Banca1,3
    I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap

    FTSE Italia Small Cap

    Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.

    Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.

    Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.

    Ecco qualche brand molto conosciuto:

    AstaldiBeghelliBialetti
    BrioschiePriceGabetti
    Geoxil Sole 24 OreLazio calcio
    PininfarinaPiquadroAS Roma
    TiscaliUnieuroZucchi
    Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap

    FTSE Italia All-Share

    Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.

    Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.

    FTSE Italia STAR

    STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.

    Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.

    FTSE AIM Italia

    Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.

    Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.

    FTSE Italia Brands

    Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.

    Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?

    • Ferrari
    • Juventus
    • Brembo
    • Brunello Cuccinelli
    • Campari
    • Moncler
    • Piaggio
    • Autogrill
    • Tod’s
    • ecc

    Indici Settoriali di Borsa Italiana

    Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.

    Questa la lista degli indici settoriali italiani:

    • Ftse Italia Oil & Gas Producers
    • Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
    • Ftse Italia Chemicals
    • Ftse Italia Industrial Metals & Mining
    • Ftse Italia Construction & Materials
    • Ftse Italia Aerospace & Defense
    • Ftse Italia General Industrials
    • Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
    • Ftse Italia Industrial Engineering
    • Ftse Italia Industrial Transportation
    • Ftse Italia Support Services
    • Ftse Italia Automobiles & Parts
    • Ftse Italia Beverages
    • Ftse Italia Food Producers
    • Ftse Italia Household Goods & Home Construction
    • Ftse Italia Leisure Goods
    • Ftse Italia Personal Goods
    • Ftse Italia Health Care Equipment & Services
    • Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
    • Ftse Italia Food & Drug Retailers
    • Ftse Italia General Retailers
    • Ftse Italia Media
    • Ftse Italia Travel & Leisure
    • Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
    • Ftse Italia Mobile Telecommunications
    • Ftse Italia Electricity
    • Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
    • Ftse Italia Banks
    • Ftse Italia Nonlife Insurance
    • Ftse Italia Life Insurance
    • Ftse Italia Real Estate Investment & Services
    • Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
    • Ftse Italia Financial Services
    • Ftse Italia Software & Computer Services
    • Ftse Italia Technology Hardware & Equipment

    Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.

    Come investire sugli indici italiani

    Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.

    Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.

    Per esempio:

    • FTSE Italia Mid Cap:
      • iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
      • Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
    • FTSE Italia Small Cap:
      • Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
      • MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS

    In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.

  • Investire nel settore dell’energia

    Investire nel settore dell’energia

    Non si può considerare il settore dell’energia come un’unica entità, perché il termine “energia” copre molti terreni, dalle trivelle petrolifere alle aziende elettriche. Ma se si scava e si osservano i componenti del settore energetico, si trovano opportunità di investimento per qualsiasi tipo di investitore azionario. Ecco un primo passo per capire meglio il settore dell’energia, compresa una breve lista di alcune azioni del settore energetico che potreste voler guardare oggi.

    Il settore dell’energia in dettaglio

    L’espressione “energia” è spesso usata per riferirsi al petrolio, che è stato a lungo una delle più importanti risorse energetiche globali. Tuttavia, non è l’unica fonte di energia al mondo e il petrolio non è l’unico investimento energetico che si dovrebbe considerare. Ma iniziamo da lì e poi passiamo ad altri modi per giocare al settore energetico in senso lato.

    Trivellazioni di petrolio e gas naturale (upstream)

    Per ottenere petrolio e gas naturale in genere è necessario praticare un foro e pompare i combustibili dal terreno. La notevole eccezione è rappresentata dalle sabbie bituminose, come quelle che si trovano in Canada, che vengono estratte e poi lavorate per separare il petrolio dalla terra che è stata scavata. Le sabbie bituminose sono definite upstream nell’industria petrolifera e del gas.

    Ci sono molte aziende che si concentrano solo sulla ricerca del petrolio e sull’estrazione. E c’è una grande varietà anche all’interno di questo spazio, in quanto comprende aziende molto piccole disposte ad assumersi rischi materiali (spesso chiamati wildcatters) fino alle grandi multinazionali come la Royal Dutch Shell (piuttosto che la nostra ENI) che sono gestite in modo più conservativo.

    La produzione, o la quantità di petrolio e gas che un’azienda sta tirando fuori dal terreno, è uno dei fattori più importanti da esaminare. Una produzione costante o in crescita dovrebbe essere la preferenza nella maggior parte dei casi. La produzione deve essere confrontata con le riserve, o quanto petrolio e gas è ancora nel terreno da estrarre. Una società che non trova nuovo petrolio e gas per sostituire quello che sta producendo, attraverso la spesa per l’esplorazione e lo sviluppo, si preparerà per un futuro buio.

    In tutto questo è importante anche il prezzo del petrolio e del gas naturale a cui un perforatore può trarre profitto. Il petrolio e il gas sono materie prime che attraversano alti e bassi spesso volatili (ne abbiamo già parlato a causa del prezzo del petrolio sotto zero), causando picchi e cali nelle linee di punta dei produttori di petrolio e gas. I prezzi delle materie prime sono vitali, anche se c’è poco che una società possa fare per controllarli. È un problema se i costi di produzione di un’azienda sono più alti di quelli che può ottenere per il petrolio che produce.

    Per esempio, quando i prezzi del petrolio hanno sfondato quota 50 dollari al barile a metà del 2014, molte trivelle petrolifere stavano iniziando a scrivere i bilanci in rosso e negli anni a venire tante piccole realtà, molto esposte sul fronte debito, hanno chiuso battenti. Le grandi multinazionali stesse hanno dovuto ottimizzare i processi per migliorare il prezzo di produzione.

    A volte chiamato prezzo di pareggio, la chiave è che i prezzi delle materie prime del petrolio e del gas sono abbastanza alti da coprire sia i costi di perforazione che quelli di esplorazione. Per le aziende che pagano un dividendo, dovrebbero essere coperte anche le distribuzioni agli azionisti.

    Condotte e lavorazione (midstream)

    Una volta che il petrolio e il gas naturale vengono estratti dal terreno, devono essere spostati dal pozzo al luogo in cui vengono utilizzati e trasformati dal loro stato grezzo (petrolio greggio, per esempio) in uno utilizzabile (benzina e carburante per jet). È qui che entra in gioco il settore midstream. Questa è la parte iniziale del segmento downstream dell’industria petrolifera e del gas. Le aziende di questo settore sono spesso strutturate come società in accomandita semplice, con contratti a lungo termine a pagamento per l’utilizzo di oleodotti e impianti di lavorazione utilizzati per sostenere le distribuzioni ai detentori di quote. Un esempio di una grande partnership midstream è il gigante dell’industria Enterprise Products Partners LP. Tuttavia, ci sono molte aziende regolari che operano anche nel settore midstream, tra cui anche Kinder Morgan, Inc.

    Alcuni fattori chiave da esaminare nel settore midstream sono le dimensioni e la portata di una società (le società più grandi possono avere vantaggi di scala), la percentuale del suo business che è basata su commissioni (in contrapposizione ai ricavi legati alla volatilità dei prezzi delle materie prime) e, per quelle società che pagano dividendi, la copertura della distribuzione. Poiché qui le aziende crescono generalmente espandendo la loro raccolta di beni, che può includere costruzioni e acquisizioni a terra, vorrete anche tenere d’occhio i piani di spesa in conto capitale.

    La leva finanziaria e le emissioni di azioni sono ulteriori fattori da tenere d’occhio, dato che molte società midstream trasferiscono una parte significativa del loro flusso di cassa agli azionisti tramite distribuzioni e dividendi. Le vendite di quote possono diluire gli attuali detentori di quote e, se il rendimento è significativo al momento della vendita, aumentare il costo del capitale. Il debito, nel frattempo, può essere uno strumento utile, ma può anche aumentare il rischio se la leva finanziaria diventa eccessiva.

    Prodotti chimici e raffinazione (downstream)

    C’è un po’ di sovrapposizione a questo punto, mentre ci spostiamo più a valle. Molte aziende midstream possiedono tubi e impianti di lavorazione, guadagnando denaro per spostare petrolio e gas naturale e trasformando questi prodotti in materie prime più utilizzabili. Tuttavia, ci sono alcune aziende, come la nostra Saras, che si concentrano principalmente sul lato della lavorazione nello spazio a valle.

    I fattori chiave da tenere d’occhio sono la produzione, o la quantità di petrolio e gas in lavorazione, e i margini.

    A differenza delle società midstream che di solito applicano tariffe per l’utilizzo dei loro beni, che spesso includono gli impianti di lavorazione, i raffinatori in genere guadagnano sulla differenza, o sullo spread, tra il costo di acquisto e di lavorazione del petrolio e del gas naturale e i prezzi di mercato dei prodotti creati. I prodotti chimici speciali tendono ad avere margini più ampi rispetto ai materiali di base come la benzina. Anche la scomposizione dei prodotti che vengono realizzati dovrebbe essere un aspetto a cui prestare attenzione, dato che molti raffinatori producono sia prodotti di base che prodotti speciali. Detto questo, i prezzi su entrambi i lati del business possono essere volatili, portando a grandi oscillazioni nella redditività.

    Inoltre, i raffinatori hanno spesso rapporti con i luoghi in cui vengono venduti i prodotti, in particolare con le stazioni di servizio. Questi possono consistere in accordi di fornitura silenziosi, nell’uso del nome di un raffinatore sulla stazione di servizio o nella proprietà totale delle stazioni di servizio.

    Aziende energetiche integrate

    Così abbiamo tolto petrolio e gas naturale dal terreno, lo abbiamo spostato nei siti di lavorazione, lo abbiamo lavorato e lo abbiamo venduto. Ci sono aziende che si concentrano su ogni fase del processo, ma ci sono anche aziende energetiche che fanno tutto sotto lo stesso tetto, come il gigante dell’energia integrata ExxonMobil Corporation. Il vantaggio del modello integrato è la scala e la diversificazione. Ad esempio, quando i prezzi del petrolio sono in calo, il settore della raffinazione beneficerà probabilmente dei bassi costi dei fattori produttivi. Questo aiuta a pareggiare le prestazioni delle aziende del settore dell’energia integrata.

    Tutti i fattori che hanno un impatto sulle società di trivellazione, di oleodotti e di lavorazione/raffinazione saranno importanti da tenere d’occhio presso le compagnie petrolifere integrate. Detto questo, in questa sede si vorrà tenere d’occhio i guasti effettivi all’interno di ogni azienda. Alcune hanno più esposizione alle operazioni upstream e altre hanno più esposizione alle operazioni downstream. Ma assicuratevi di monitorare la produzione, le riserve e i piani di spesa in conto capitale. Anche i punti di pareggio sono importanti, anche se spesso queste gigantesche società internazionali hanno abbastanza forza finanziaria da utilizzare il debito per aiutarle a superare i periodi di bassi prezzi del petrolio e del gas naturale.

    È interessante notare che sono le aziende energetiche integrate dove stiamo iniziando a vedere una convergenza tra il lato del petrolio e del gas naturale dell’industria energetica e il lato elettrico, un’altra importante componente del quadro generale dell’energia. Ad esempio, la francese Total SA ha recentemente accettato di acquistare un’azienda elettrica e di gas naturale, mentre sta perseguendo l’obiettivo di diversificare il proprio business al di là del petrolio.

    Curioso anche il caso di ERG, azienda ligure che ha convertito praticamente tutta la linea da produzione “sporca” (petrolio) a green energy (eolico).

    Utility per l’elettricità e il gas naturale

    Il petrolio e il gas naturale non coprono l’intero spettro dell’energia che usiamo e consumiamo ogni giorno per un lungo periodo. Sono importanti, ma svegliarsi con l’acqua calda, una casa riscaldata e l’illuminazione (per non parlare di tutti i gadget elettronici completamente alimentati che usiamo) è legato alla vostra azienda elettrica locale.

    Di solito queste aziende ricevono un monopolio per la produzione e la fornitura di energia elettrica in una regione specifica in cambio dell’approvazione delle tariffe che i clienti pagano da parte delle autorità di regolamentazione. Detto questo, ci sono anche produttori di energia non regolamentati, a volte chiamati produttori di energia indipendenti, che vendono elettricità alle utility in base alla domanda e all’offerta o con contratti a lungo termine. E ci sono aziende che possiedono solo i beni di trasmissione che vengono utilizzati per spostare l’elettricità in tutto il paese (di solito a un prezzo fisso), senza alcuna esposizione alle centrali elettriche.

    Ci sono anche utility che non si concentrano sull’elettricità, ma sulla fornitura di gas naturale. Le utility del gas naturale operano secondo lo stesso modello di base delle utility elettriche, dove viene concesso un monopolio in cambio di una regolamentazione. Come per le società integrate di petrolio e gas naturale, tuttavia, ci sono grandi e diversificate utility che fanno tutto questo, come l’americana Duke Energy, che possiede utility elettriche, utility a gas naturale e asset energetici indipendenti (in gran parte rinnovabili).

    Un fattore chiave da considerare per i produttori di energia elettrica è la loro fonte di combustibile. L’elettricità è stata storicamente generata dalla combustione di carbone, gas naturale e persino petrolio. Questi sono combustibili a base di carbonio che tendono ad essere relativamente sporchi (il gas è il più pulito del gruppo). Tuttavia, l’elettricità viene generata anche attraverso le centrali nucleari (solo all’estero), sfruttando i raggi del sole (solare), utilizzando il vento (turbine eoliche) e l’acqua che scorre attraverso i fiumi (idroelettrica). Questi ultimi tre sono una componente sempre più importante della rete elettrica, poiché il mondo cerca di concentrarsi su opzioni energetiche più pulite. In questo caso si vorrà prestare attenzione al mix, dato che la produzione si sposta sempre più verso opzioni più pulite. Le aziende con un’esposizione significativa ai combustibili tradizionali potrebbero trovarsi in una posizione di svantaggio sul mercato azionario e, forse, con i loro regolatori.

    I servizi pubblici regolamentati stanno passando a opzioni energetiche più pulite da molti anni. Il più grande cambiamento degli ultimi tempi è stato il passaggio dal carbone al gas naturale, che molti considerano un combustibile di transizione tra oggi e un momento in cui l’energia rinnovabile contribuisce maggiormente alla rete elettrica. Questo cambiamento incide su un aspetto importante dello spazio di utilità regolato: Le tariffe vengono generalmente approvate in base alla spesa di una utility. Quindi la costruzione di nuovi impianti di generazione e di linee elettriche e l’aggiornamento di quelli esistenti aumentano le probabilità che un’azienda di servizi pubblici ottenga l’approvazione delle tariffe. In altre parole, in questo caso è necessario prestare attenzione ai piani di spesa in conto capitale. Anche i rapporti con le autorità di regolamentazione sono importanti, con rapporti di regolamentazione in alcune regioni più costruttivi che in altre.

    L’esecuzione di grandi progetti è un’altra area su cui concentrarsi, poiché la costruzione di centrali elettriche può costare somme enormi e richiedere molti anni. I problemi possono essere materiali. Ad esempio, SCANA Corporation è stata in passato costretta a interrompere la costruzione di una centrale nucleare nel bel mezzo del progetto quando il suo appaltatore è fallito. L’azienda si trova ad affrontare un notevole contraccolpo normativo e di clienti, oltre a un notevole impatto finanziario materiale derivante da questa decisione, fino alla cessione dell’azienda a Dominion Energy nel 2019, perché gravata dai debiti.

    Con i generatori di energia elettrica non regolamentati, nel frattempo, si vorrà prestare attenzione al modo in cui vendono l’energia. I contratti a lungo termine garantiranno la massima stabilità, ma operare sul mercato dell’energia elettrica in loco può portare a profitti sovradimensionati nei periodi di picco della domanda. Purtroppo, i prezzi dell’elettricità sul mercato spot sono stati relativamente bassi per molti anni, al di fuori di brevi picchi, rendendo più difficile per queste aziende ottenere profitti. Detto questo, c’è un cambiamento in atto anche qui, con la generazione di energia rinnovabile che sposta le opzioni del carbonio. I generatori di energia elettrica non regolamentati con una produzione di materiali a base di carbonio potrebbero finire con beni che hanno poco valore, dato che i clienti richiedono opzioni di energia più pulite.

    Scorte minerarie

    Il carbone e l’uranio utilizzato nelle centrali nucleari vengono estratti dal terreno. E alcune delle società che estraggono questi materiali hanno sempre più spostato i loro modelli di business insieme ai loro clienti delle utilities. Per esempio, la “vecchia” CONSOL Energy ha iniziato a dismettere i propri asset di carbone (che è stato il cuore del business per oltre 100 anni), mentre iniziava a trivellare per il gas naturale. Alla fine si è divisa, con il business del carbone che ha preso il nome di CONSOL e il business del gas che si è rinominato CNX Resources Corporation (NYSE:CNX).

    Il punto qui è che solo perché una società non è tecnicamente nel settore energetico non significa che il settore energetico non sia un’area importante da monitorare. Come altro esempio, uno squilibrio della domanda di offerta nel mercato dell’uranio sta portando il caos alla Cameco Corp (NYSE:CCJ), la maggior produttrice al mondo di questo materiale, poiché i bassi prezzi delle materie prime rendono sempre più difficile trasformare un profitto. Ciò è in parte dovuto alla sovrapproduzione del settore minerario, ma anche alla domanda da parte dei clienti dei servizi pubblici. La domanda di energia nucleare è diminuita dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, anche se le tendenze a lungo termine delle costruzioni in luoghi come la Cina e l’India suggeriscono che si riprenderà in futuro.

    Se torniamo al petrolio e al gas naturale per un secondo, si vorrà anche monitorare l’impatto che i prezzi dell’energia hanno nello spazio dei servizi di perforazione. Aziende come Helmerich & Payne (NYSE:HP) costruiscono, affittano e gestiscono impianti di trivellazione. Quando i prezzi del petrolio diminuiscono, anche la domanda di prodotti e servizi di questa società tende a diminuire.

    Alla fine, l’energia è un termine incredibilmente ampio per un settore che tocca un’enorme porzione della nostra vita quotidiana e ampie fasce del mondo degli affari.

    Le grandi tendenze energetiche oggi

    Detto questo, è necessario tenersi al passo con l’industria dell’energia che cambia nel tempo. Anche se ogni industria cambia con il passare del tempo, c’è un grande cambiamento in corso in questo momento nello spazio energetico. Ecco alcune delle questioni chiave da monitorare.

    Muoversi verso l’energia pulita

    A questo punto, non dovreste più avere dubbi sulla più grande tendenza dell’industria energetica: uno spostamento verso carburanti più puliti. Per le aziende impegnate nel settore del petrolio e del gas naturale, questo è potenzialmente un problema molto grande. Ciò che vendono è, di fatto, reso obsoleto. È un po’ un’iperbole, però, perché il mondo è lontano decenni dal giorno in cui non ha più bisogno di petrolio e gas naturale.

    Dove l’impatto è stato più significativo è stato nell’industria mineraria del carbone, poiché le centrali a carbone hanno perso quote materiali della rete elettrica statunitense. È probabile che l’energia a carbone sarà relativamente debole anche a livello globale, dato che i paesi di tutto il mondo si orientano sempre più verso fonti di combustibile più pulite.

    Detto questo, il gas naturale ha in realtà visto un netto beneficio dall’allontanamento dal carbone, anche se è un combustibile a base di carbonio. Questo perché il gas naturale brucia in modo più pulito rispetto al carbone e le opzioni di energia rinnovabile non sono ancora abbastanza consistenti da compensare il declino del carbone. Questo ha lasciato che il gas naturale raccogliesse gran parte della quota di carbone nella rete elettrica durante la transizione verso le fonti di energia rinnovabile. Questo aiuta a spiegare perché alcune delle più grandi aziende energetiche integrate si concentrano sempre più sul gas naturale e, nello specifico, sul gas naturale liquefatto (GNL) (l’unico modo per trasportare il combustibile attraverso gli oceani o verso luoghi che i gasdotti non raggiungono).

    Produzione di energia elettrica

    La questione a più lungo termine in tutto questo è la rapida crescita dell’energia rinnovabile. Si parte da una base incredibilmente piccola, quindi la crescita non sarà sempre così robusta come lo è oggi. Ma questi sono ancora i primi giorni della transizione, permettendo alle aziende che arrivano in anticipo un’enorme pista libera per crescere. Si può investire in questo spazio in diversi modi, dalle utility diversificate come NextEra Energy, che ottiene quasi la metà dei suoi ricavi da energia rinnovabile, o con aziende come Brookfield Renewable Partners LP (NYSE:BEP) , che è strettamente focalizzata sull’energia rinnovabile. Si noti che il core business di Brookfield è costituito da centrali idroelettriche ben consolidate, ma è probabile che l’espansione della partnership si estenda sempre più nello spazio solare ed eolico.

    Inoltre c’è anche la già citata ERG, azienda tutta italiana, con una relativa piccola capitalizzazione e che ha tanto da correre.

    Conservazione e stoccaggio

    Lo spostamento verso le energie rinnovabili è più profondo di un semplice spostamento dai combustibili al carbonio (tocca anche il lato del consumo dell’equazione). Per esempio, lo spostamento verso le automobili elettriche e i camion spinti da aziende come Tesla (NASDAQ:TSLA). Anche i miglioramenti dell’efficienza sono un aspetto notevole del cambiamento, come dimostrano le lampadine a incandescenza che lasciano il posto a lampadine fluorescenti più efficienti, che lasciano il posto a lampadine a LED ancora più efficienti. Infatti, uno degli obiettivi primari del gigante industriale Eaton Corp. (NYSE:ETN) è quello di aiutare i clienti a fare un uso migliore dell’energia. E anche se non produce lampadine, ora fa un uso pesante di lampadine a LED nei suoi progetti di illuminazione su larga scala (pensiamo all’illuminazione degli stadi sportivi), e recentemente ha creato una divisione per servire i produttori di auto elettriche.

    Quindi, mentre si pensa all’industria dell’energia, si dovrebbe pensare a cosa succede dopo che l’energia viene generata. Ciò significa consumo, come già detto, ma anche il fatto che il petrolio, il gas naturale e la benzina sono facili da immagazzinare. È molto più difficile immagazzinare l’elettricità. Ma oggi aziende come Tesla o la global utility AES Corporation (NYSE:AES) stanno cercando di creare batterie in grado di immagazzinare energia rispettivamente a livello domestico e di utility.

    Energia solare sul tetto

    Un’altra questione chiave da monitorare è la tendenza sempre più evidente di chi produce il proprio potere energetico. Ciò significa in gran parte mettere pannelli solari sopra le case. Il costo dei pannelli solari è diminuito, mentre la loro efficienza è aumentata a causa dell’intensa concorrenza e dei rapidi progressi tecnologici. Questo ha reso difficile per i produttori di pannelli ottenere una redditività duratura.

    Gli installatori di pannelli solari sono stati in grado di capitalizzare su queste tendenze, tuttavia, poiché il costo per mettere i pannelli solari su un tetto sta diminuendo insieme ai prezzi dei pannelli solari. Ogni nuova installazione di pannelli solari, nel frattempo, significa potenzialmente una minore domanda per l’utenza locale. A peggiorare le cose, in alcuni casi, le utility sono costrette ad acquistare energia extra dai clienti a tassi più alti del costo di generazione dell’utility. Questo è noto come generazione distribuita. Anche se oggi è un problema relativamente piccolo su scala globale, è qualcosa che gli investitori vorranno tenere d’occhio a lungo termine.

    I migliori titoli energetici da considerare

    Vale la pena di investire nello spazio dell’energia? La risposta è sì, ma è necessario considerare attentamente quali sono i titoli più adatti al proprio portafoglio. L’industria dell’energia comprende un’enorme collezione di aziende e quasi ogni investitore dovrebbe essere in grado di trovare qualcosa di proprio gradimento nello spazio.

    NomeCapitalizzazioneSotto insieme di energia
    ENI29,25 mlrdEnergia integrata
    Total85,26 mlrdEnergia intregrata
    ExxonMobil188 mlrdEnergia integrata
    Royal Dutch Shell112 mlrdEnergia integrata
    BP62 mlrdPetrolio
    ERG2,5 mlrdEolico ed energia green
    Snam13,25 mlrdGas Naturale
    ItalGas3,85 mlrdGas Naturale
    Saipem2,14 mlrdUtility
    Terna11,15 mlrdEnergia Elettrica
    Enel61,5 mlrdEnergia Elettrica
    Saras655 milioniRaffinazione
    Cameco Corp.4 mlrdUranio
    Helmerich & Payne, Inc2 mlrdUpstream
    Brookfield Renewable12 mlrdEnergia green
    Eaton Corp.32 mlrdEnergia Elettrica
    AES Corp.8,20 mlrdEnergia Elettrica
    Tesla151 mlrdProduttore di batterie e di auto
    ConocoPhillips46 mlrdUpstream
    Una lista di aziende europee e americane impegnate nel mondo dell’energia

    La stessa diversità di opzioni di investimento vive nello spazio di trivellazione del petrolio e del gas naturale upstream. Ad esempio, la ConocoPhillips ha un’ampia portata, con operazioni in 17 paesi in tutto il mondo. Dopo aver scisso i suoi asset di raffinazione (le sue operazioni downstream), è una perforatrice pura. Inoltre, ha un costo medio di fornitura inferiore ai 35 dollari al barile. Anche se al momento il piano è per una spesa disciplinata e una riduzione del debito, l’aumento del prezzo del petrolio porterà probabilmente ad un aumento del prezzo delle azioni di questo perforatore. Gli investitori beneficeranno anche dell’obiettivo della società di restituire il 30% al 40% del flusso di cassa delle operazioni agli azionisti tramite dividendi (il rendimento è un modesto 1,6%) e riacquisti di azioni. Se si pensa che il petrolio e il gas naturale si stiano dirigendo verso l’alto, questa è una buona opzione da prendere in considerazione.

    All’altra estremità dello spettro sarebbe una società come la ExxonMobil. Il rendimento si aggira attualmente intorno al 4%, con una storia di oltre 30 anni di aumento dei dividendi annuali alle spalle. Il gigante petrolifero integrato ha tra i bilanci meno sfruttati dei suoi pari e una lunga storia di gestione prudente. L’aumento dei prezzi del petrolio non ha aiutato l’azienda tanto quanto i suoi pari, tuttavia, in quanto è rimasta indietro nella crescita della produzione e i suoi rendimenti sul capitale impiegato sono scesi dai livelli leader del settore alla semplice metà del pacchetto. Sta lavorando per affrontare questi problemi, ma nel suo modo tipicamente lento e deliberato. Mentre il management lavora per trasformare la nave, gli investitori conservatori possono ottenere un rendimento decente da un’azienda che sbaglia dalla parte della sicurezza ogni volta che ne ha l’occasione.

    Total, nel frattempo, sta cominciando a spingere in nuovi spazi mentre cerca di allontanarsi dalla sua storia di petrolio e gas. Anche se Total è un’azienda grande e diversificata che adotta un approccio ampiamente misurato nel settore delle utility, ciò non significa che la sua spesa sarà pari al previsto.

    ETF negoziati in borsa

    Non tutti, però, vogliono fare il raccoglitore di azioni. È comprensibile, e ci sono anche opzioni per gli investitori orientati all’indice. Ad esempio, se siete appassionati di azioni midstream (forse per i loro rendimenti relativamente alti), dovreste guardare l’Alerian MLP ETF (NYSEMKT:AMLP). Questo fondo quotato in borsa (ETF) segue un ampio paniere di partnership midstream e offre un rendimento impressionante dell’8%. Se siete alla ricerca di investimenti midstream sicuri, vi trovereste meglio con Enterprise Products Partners. Ma se volete possedere una collezione di azioni midstream senza dover fare molto lavoro, l’ETF MLP Alerian è un’opzione solida.

    Sul lato upstream, si potrebbe acquistare l’ETF SPDR Oil & Gas Exploration & Production ETF (NYSEMKT:XOP). Questo fondo quotato in borsa è fortemente focalizzato su società di esplorazione e produzione più piccole, ma comprende anche alcuni giganti integrati e alcuni raffinatori. Se i prezzi del petrolio sono in aumento, ne dovrebbe trarre vantaggio. Ma per i tipi più conservatori che cercano di concentrarsi su società energetiche integrate come Exxon ed ENI, iShares Global Energy ETF (NYSEMKT:IXC) sarebbe più adatto. Circa il 50% delle sue attività si trova in stock globali più grandi di petrolio e gas naturale.

    Sul lato delle utility, Vanguard Utilities ETF (NYSEMKT:VPU) fornisce un’ampia esposizione a questo pezzo del settore energetico. Con 74 partecipazioni, si otterrà sicuramente una diversificazione, ma non aspettatevi grandi emozioni. Detto questo, il rendimento attuale si aggira intorno al 2%, il che è modestamente allettante se si è un investitore di reddito. Anche nello spazio dei fondi negoziati in borsa ci sono molte opzioni del settore energetico da prendere in considerazione.

    È tempo di tuffarsi con energia

    L’energia è un’industria diversificata e in continua evoluzione. C’è qualcosa per ogni tipo di investitore se ci si prende il tempo di scavare un po’ più a fondo. Detto questo, tenete a mente le dinamiche di cambiamento dell’industria energetica mentre fate le vostre ricerche. Alcune aziende saranno meglio posizionate a lungo termine rispetto ad altre; altre stanno attuando il cambiamento; altre ancora saranno cambiate o affossate dall’innovazione.