Azione: Generali (BIT:G – G.MI)

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Assicurazioni Generali S.p.A. è una società con sede in Italia che opera nel settore assicurativo e finanziario.

Il Gruppo opera attraverso tre segmenti:

Vita
Danni (danni e infortuni)
Holding e altre attività

Il segmento Vita comprende prodotti di risparmio e protezione, sia individuali che per le famiglie, nonché prodotti con finalità di investimento per le imprese. Il segmento Danni offre diversi prodotti assicurativi relativi a infortuni, malattie e piani aziendali. Il settore Holding e altri rami comprende attività non assicurative, principalmente attività bancarie e di asset management.

La Società è attiva a livello globale ed è quotata a Milano con il ticket G, e a Francoforte con il ticket ASG. Inoltre, essendo una delle principali aziende italiane, è spesso presente nell’indice Italy 40 o FTSE MIB.

Per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2019, i ricavi di Assicurazioni Generali S.p.A. sono aumentati del 26% a 92,95 miliardi di euro. L’utile netto attribuibile agli azionisti ordinari, esclusi i componenti straordinari, è aumentato del 3% a 2,2 miliardi di euro. I ricavi riflettono l’aumento del 37% del segmento Vita a EUR69,39B, mentre quelli del segmento Danni sono aumentati del 2% a EUR23,41B.

  • Generali lancia OPA su Cattolica Assicurazioni

    Generali lancia OPA su Cattolica Assicurazioni

    Tanto tuonò che alla fine piovve, possiamo riassumere così quello che sta succedendo sulle azioni di Cattolica.

    Solo qualche mese fa le Assicurazioni Generali di Trieste salivano nel capitale di Cattolica Assicurazione fino al 24%, con un’operazione studiata tailor made che prevedeva un aumento di capitale.

    Operazione che si è conclusa dopo che Cattolica è stata trasformata in SpA e quindi con i voti che corrispondono al possesso di azioni (e diritti di voto).

    Ora Generali comunica che ha intenzione di arrivare al 100% di Cattolica con l’obiettivo di delisting, per fare ciò da Trieste decidono di pagare un premio del 15,3% sul prezzo della chiusura del 28 maggio 2021 e del 40,5% sul prezzo delle azioni come media aritmetica degli ultimi 6 mesi.

    6,75 euro ad azione messi sul piatto di ogni azionista di Cattolica, tra i quali figura anche Berkshire Hathaway, il fondo di Warren Buffett.

    Inutile dire che Cattolica è subito volata al prezzo offerto durante l’apertura, allungando il rally fino a sfiorare i 7 euro, segno che gli azionisti credono nel valore della società, forse anche oltre al valore offerto da Generali.

    Generali si aspetta di chiudere l’operazione entro il 2021 e ha previsto una spesa massima fino a 1,2 miliardi.

    Le sinergie, calcolate da Trieste, salgono fino a 80 milioni di euro annui, soprattutto contando su risparmi sui costi operativi, su quelli tecnologici e per l’estensione della capacità produttiva.

    Di contro, i costi di integrazione sono previsti in 150-200 milioni di euro.

  • Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Come ogni anno, il quarto lunedì del mese di maggio è dedicato ai dividendi, anche il 2021 non fa eccezione, anche se, rispetto al pre-Covid, il bottino rimane ancora magro.

    Il 2021, infatti, vedrà una pioggia di circa 17,3 miliardi di euro, cifra certamente più alta rispetto ai 13 miliardi del 2020, ma ancora distante dai 21 miliardi distribuiti nel 2019.

    Anche guardando dal punto di vista percentuale, il dividend yield di Piazza Affari, quest’anno, sarà intorno a 2,73%, contro l’1,92% del 2020, ma che mal si concilia con la media degli ultimi 10 anni che è stata del 3,44%.

    A pesare sui dividendi c’è ancora lo stop della BCE sulla distribuzione degli utili bancari, e su una borsa come quella milanese, dove il peso specifico dei finanziari è molto alto, questo è uno scoglio non di poco conto.

    Certamente si fa meglio a guardare il futuro, quando gli analisti, al 2024, si aspettano un ritorno del 4,38% sulla borsa italiana.

    Tornando a noi, e tornando a oggi, ecco la lista delle aziende che staccano un bel dividendo in questa giornata.

    Azioni che staccano un dividendo oggi

    Le seguenti azione staccano oggi il dividendo e lo metteranno in pagamento mercoledì:

    AzioneDividendo
    A2A€ 0,0800
    Amplifon€ 0,2200
    Anima Holding€ 0,2200
    Azimut Holding€ 1,0000
    B.F.€ 0,0150
    Banca Finnat€ 0,0025
    Banca Ifis€ 0,4700
    Banca Pop Emilia Romagna€ 0,0400
    Banca Popolare Sondrio€ 0,0600
    Banca Mediolanum€ 0,0267
    Be Shaping the Future€ 0,0300
    Brembo€ 0,2200
    Buzzi Unicem€ 0,2500
    Cairo Communication€ 0,0400
    Caltagirone€ 0,0700
    Datalogic€ 0,1700
    De’ Longhi€ 0,5400
    Dea Capital€ 0,1000
    Diasorin€ 1,0000
    El.En€ 0,4000
    Eni€ 0,2400
    Erg€ 0,7500
    Falck Renewables€ 0,0670
    Fila€ 0,1200
    First Capital€ 0,2500
    Generali€ 1,0100
    Interpump Group€ 0,2600
    Intesa Sanpaolo€ 0,0357
    Inwit€ 0,3000
    Irce€ 0,0300
    Italgas€ 0,2770
    Moncler€ 0,4500
    Pattern€ 0,0280
    Prysmian€ 0,5000
    Rai Way€ 0,2385
    Recordati€ 0,5500
    Retelit€ 0,0300
    Salcef Group€ 0,4200
    Sol€ 0,2200
    Tamburi€ 0,1000
    Technogym€ 0,2200
    Tenaris$ 0,1400
    Unipol€ 0,2800
    Unipolsai€ 0,1900
    Vianini Industria€ 0,0600
    Aziende che staccano oggi il dividendo
  • Assicurazioni Generali pagherà un dividendo di 1,47 euro nel 2021

    Assicurazioni Generali pagherà un dividendo di 1,47 euro nel 2021

    Generali, il gruppo assicurativo di Trieste, annuncia i risultati finanziari del 2020 e anticipa che pagherà un dividendo totale di 1,47 euro, da suddividere in due tranche.

    Andiamo con ordine e valutiamo il tutto.

    Risultati finanziari Generali nel 2020

    Il 2020, nonostante la pandemia da Corona Virus, si chiude con buoni risultati, nel dettaglio, l’utile netto è di 1,74 miliardi (-34,7% sul 2019) e con risultato operativo a 5,2 miliardi (+0,3%) e record per l’azienda.

    Il management ci ha tenuto a sottolineare che il record sul risultato operativo arriva grazie al contributo dei segmenti danni, asset management e holding.

    L’utile invece risente “di one-off e svalutazioni sugli investimenti, principalmente nel primo semestre 2020”.

    Utile netto che ha risentito anche del fondo internazionale per il Covid-19 e del processo di liability management, senza i quali si sarebbe chiuso a 2,08 miliardi (-12,7% sul 2019).

    Infine il Solvency Ratio che rimane stabile a 224%, numero sottolineato da Generali che lo definisce eccellente.

    Il forte recupero rispetto alla posizione del trimestre precedente è dovuto principalmente al positivo impatto derivante dall’estensione del modello interno per i rischi operativi, al favorevole andamento dei mercati finanziari e al contributo molto positivo della generazione normalizzata di capitale

    Generali sui risultati del 2019

    Dividendo Generali nel 2021

    Ed eccoci al momento forse più atteso, cioè quello del dividendo che Generali pagherà nel 2021.

    Sarà per un totale di 1,47 euro ad azione, con un dividend yield, sulla chiusura di ieri (16,62 euro), del 8,84%. Non è però tutto da ascrivere ai risultati del 2020, infatti una parte è la distribuzione del dividendo non pagato nel 2020 per i risultati 2019.

    Lo stesso dividendo sarà pagato in due tranche:

    • 26 maggio 2021: 1,01 euro (dividendo sui risultati 2020)
    • 20 ottobre 2021: 0,46 euro (dividendo rimanente sui risultati 2019)

    Visione per il 2021

    Generali ha comunicato anche una guidance per il 2021, con risultati in miglioramento, un dividendo previsto tra 4,5 e 5 miliardi di euro e un ROE maggiore di 11,5%:

    Alla luce dei risultati raggiunti a fine 2020, il gruppo conferma l’obiettivo di una crescita annua composta 2018-2021 degli utili per azione tra il 6% e l’8%. Si prevede inoltre un RoE atteso del 2021 maggiore del 11,5%, e un obiettivo di dividendi cumulati 2019-2021 tra 4,5 e 5 miliardi di euro, subordinatamente al contesto regolatorio

    Guidance 2021 Generali
  • Azioni del settore finanziario

    Azioni del settore finanziario

    Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.

    Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:

    • Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
    • Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
    • Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
    • Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
    • Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.

    Elenco delle aziende del settore finanziario

    In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.

    NazioneSettore
    Admiral Group
    LON: ADM
    Regno UnitoAssicurazioni
    Allianz
    ETR: ALV
    GermaniaAssicurazioni
    American Express
    NYSE: AXP
    USAFinTech
    Amundi
    EPA: AMUN
    FranciaServizi finanziari
    Aon
    NYSE: AON
    Regno UnitoServizi finanziari
    Assicurazioni Generali
    BIT: G
    ItaliaAssicurazioni
    AXA
    EPA: CS
    FranciaAssicurazioni
    Aviva plc
    LON: AV
    Regno UnitoAssicurazioni
    Azimut Holding
    BIT: AZM
    ItaliaServizi finanziari
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    SpagnaBanca
    Barclays
    LON: BARC
    Regno UnitoBanca
    Berkshire Hathaway Inc
    NYSE: BRK.A
    USAServizi finanziari
    BlackRock
    NYSE: BLK
    USAServizi finanziari
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FranciaBanca
    Citigroup Inc
    NYSE: C
    USABanca
    CNP Assurances
    EPA: CNP
    FranciaAssicurazioni
    Crédit Agricole
    EPA: ACA
    FranciaBanca
    Credit Suisse
    SWX: CSGN
    SvizzeraBanca
    Deutsche Bank
    ETR: DBK
    GermaniaBanca
    Deutsche Börse
    ETR: DB1
    GermaniaServizi finanziari
    FinecoBank
    BIT: FBK
    ItaliaBanca
    Goldman Sachs Group Inc
    NYSE: GS
    USABanca
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    ItaliaFinTech
    Gruppo Santander
    BME: SAN
    SpagnaBanca
    HSBC Holdings plc
    LON: HSBA
    Regno UnitoBanca
    ING Groep
    AMS: INGA
    OlandaBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ItaliaBanca
    JPMorgan Chase & Co.
    NYSE: JPM
    USABanca
    Lloyds Banking Group PLC
    LON: LLOY
    Regno UnitoBanca
    London Stock Exchange Group
    LON: LSE
    Regno UnitoServizi finanziari
    MasterCard
    NYSE: MA
    USAFinTech
    Mediobanca
    BIT: MB
    ItaliaBanca
    Morgan Stanley
    NYSE: MS
    USABanca
    Morningstar Inc.
    NASDAQ: MORN
    USAServizi finanziari
    Munich Re
    ETR: MUV2
    GermaniaAssicurazioni
    Nasdaq
    NASDAQ: NDAQ
    USAServizi finanziari
    Nexi
    BIT: NEXI
    ItaliaFinTech
    PayPal
    NASDAQ: PYPL
    USAFinTech
    Poste italiane
    BIT: PST
    ItaliaServizi finanziari
    Royal Bank of Canada
    TSE: RY
    CanadaBanca
    Square, Inc.
    NYSE: SQ
    USAFinTech
    Société générale
    EPA: GLE
    FranciaServizi finanziari
    UBS
    SWX: UBSG
    SvizzeraBanca
    UniCredit
    BIT: UCG
    ItaliaBanca
    UnipolSai
    BIT: US
    ItaliaAssicurazioni
    Visa
    NYSE: V
    USAFinTech
    Wells Fargo & Co
    NYSE: WFC
    USAServizi finanziari
    Zurich Insurance Group
    SWX: ZURN
    SvizzeraAssicurazioni

    Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari

    Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:

    • Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto.
      Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
    • Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
    • Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
    • Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
    • Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
    • Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.

    Investire a lungo termine

    Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.

    In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.

    Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.

    Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.

  • Le più grandi Aziende di Assicurazioni, investire in Azioni Assicurative

    Le più grandi Aziende di Assicurazioni, investire in Azioni Assicurative

    I titoli assicurativi dovrebbero trovarsi nel portafoglio di qualsiasi investitore. Ciò perché è un business remunerativo, con prospettive di lungo periodo ed è anticiclico, quindi funziona bene sia in momenti di crisi che in momenti economicamente esplosivi.

    Giusto per fare un esempio: durante questa crisi dovuta al Covid la maggior parte delle assicurazioni, soprattutto sui rami RC auto, ha tirato i remi in barca, con meno incidenti e quindi meno indennizzi da pagare. Inoltre si è aperta una nuova linea di business, grazie alle assicurazioni per interruzione delle attività commerciale. Evento certamente raro, nel quale ci troviamo al momento ma che, statisticamente parlando, messo il Covid alle spalle, difficilmente capiterà di nuovo.

    In questo articolo faremo una paronimica di come funziona il business insurance, andremo a vedere concetti fondamentali e consiglieremo qualche azione da non far sfuggire.

    Come guadagnano le compagnie assicurative

    Quando ci si trova davanti a un’azione, ogni investitore dovrebbe avere ben in mente quali sono le linee di business (o almeno il core business) di quell’azienda.

    Il business assicurativo da questo punto di vista è molto semplice: i premi incassati per l’apertura delle polizze devono superare le spese per amministrative e gestionali, oltre a quelle legate ai risarcimenti.

    Semplificando, e di molto, un’assicurazione che:

    • incassa 100 dai premi
    • paga 40 per dipendenti e gestione
    • 40 per indennizzi sui danni

    sarà andata in utile di 20. Questo utile è il profitto di sottoscrizione.

    Ma questa è una visione parziale e molte assicurazioni si accontentano anche di andare in pareggio con il profitto di sottoscrizione.

    Il secondo modo per guadagnare, per un’assicurazione, è attraverso gli investimenti. Infatti, quando prendono soldi per la sottoscrizione delle polizze, non lasciano fermo il denaro, piuttosto lo investono così da avere maggiori introiti, prima di pagare eventuali sinistri. Questo denaro viene denominato galleggiante e le assicurazioni, sapendo di poter avere necessità di questi soldi, investe in asset sicuri, come obbligazioni di grosse corporate o altri investimenti in grado di remunerare il denaro.

    Un ulteriore modo per massimizzare i guadagni è quello di distribuire il rischio. Infatti esistono delle assicurazioni che hanno il compito di fare da riassicuratori, cioè un’assicurazione che ha incassato i premi acquista delle polizze che, qualora ci fossero incidenti, pagano i sinistri. Così facendo viene suddiviso l’incasso ma viene anche suddiviso il rischio di indennizzi tra varie aziende.

    Naturalmente, anche le riassicurazioni, incassano i premi e pagano gli indennizzi, la differenza rispetto alle assicurazioni classiche sono i clienti, non più i consumer o le aziende ma altre assicurazioni.

    Come valutare un’assicurazione

    Ovviamente tutte le assicurazioni hanno le stesse metriche classiche usate per le analisi fondamentali. Il ROE, il margine netto e qualsiasi altro parametro deve essere considerato.

    Tuttavia questo mercato ha delle metriche proprie che devono assolutamente essere valutate:

    Rapporto sinistri/perdite: è la percentuale dei premi di un assicuratore pagati come sinistri. Ad esempio, se un assicuratore incassa 100 milioni di euro di premi e paga 70 milioni di euro per i sinistri, l’assicuratore ha un loss ratio del 70%.

    Rapporto costi/benefici: è la percentuale dei premi che un assicuratore spende per gestire la propria attività. Ad esempio, le spese potrebbero includere gli stipendi dei dipendenti e le attrezzature d’ufficio. Lo stesso assicuratore che incassa 100 milioni di euro di premi e spende 20 milioni di euro ha un indice di spesa del 20%.

    Rapporto combinato: è la combinazione dell’indice di sinistralità e dell’indice di spesa. Un assicuratore con 100 milioni di euro di premi e 90 milioni di euro di perdite e spese, ha un combined ratio del 90%. Un combined ratio inferiore al 100% mostra un utile di sottoscrizione ed è un segno di buona gestione del rischio.

    Tipi di assicuratori

    Come abbiamo già visto, le compagnie di assicurazione possono essere suddivise in sottocategorie o in funzioni, qui un breve elenco di ciò che le assicurazioni fanno:

    Proprietà e infortuni: gli assicuratori Property and casualty (P&C) stipulano polizze assicurative che coprono i danni alle proprietà e forniscono una protezione di responsabilità civile.

    L’assicurazione auto e quella per i proprietari di abitazione sono due forme molto comuni che avrete già sentito nominare.

    Assicurazione Vita: fornisce denaro a un beneficiario designato al momento del decesso dell’assicurato. Si tratta di una forma altrettanto comune e tipicamente un utente la sottoscrive quando accende un mutuo. L’assicurazione sulla vita tutela i propri cari ai quali viene lasciato l’immobile gravato da pesi.

    Ma chiunque può anche assicurarsi sulla vita per il semplice motivo di lasciare ai propri cari un tesoretto in caso di dipartita prematura.

    Assicurazione salute: l’assicurazione sanitaria aiuta a coprire le spese sanitarie dell’assicurato.

    Tipicamente queste assicurazioni coprono ricoveri e indennizzano sulla perdita di capacità di poter lavorare per un individuo.

    In questa categoria rientrano varie sottocategorie: odontoiatrica, salute totale, ricoveri, infortuni, ecc.

    Assicurazioni particolari, note anche come excess and surplus (E&S), comprendono tutto ciò che non può essere coperto da una compagnia assicurativa standard.

    Ciò include situazioni difficili da valutare e può includere anche versioni ad alto rischio degli altri tipi di assicurazione. Ad esempio, l’assicurazione per chiusura delle attività a causa del Covid, di cui abbiamo parlato in apertura, rientra tra le assicurazioni E&S.

    Riassicurazione: come abbiamo già visto si tratta di un’assicurazione per le compagnie di assicurazione, quindi di un modo per suddividere il rischio di pagamento. Giusto per fare un esempio: un’assicurazione che incassa un premio per perdita della casa a causa di un terremoto e che ha fatto sottoscrivere molte polizze in un’area a rischio potrebbe “cartolizzare” queste polizze e riassicurarsi. Così facendo una parte del premio viene certamente persa, ma in caso di catastrofi tali per cui si debba pagare un’intera città la società assicurativa non affronterà i costi da sola.

    Le migliori azioni delle assicurazioni

    Come al solito facciamo una breve lista non esaustiva delle principali assicurazioni mondiali.

    AssicurazioneTickerNazioneCapitalizzazione
    AdmiralLON:ADMRegno Unito8,55 mlrd £
    AegonAMS:AGNOlanda6,76 mlrd €
    AgeasEBR:AGSBelgio8,19 mlrd €
    AflacNYSE:AFLUSA32 mlrd $
    AIGNYSE:AIGUSA34 mlrd $
    AllianzETR:ALVGermania82 mlrd €
    Allstate CorpNYSE:ALLUSA32 mlrd $
    AONNYSE:AONRegno Unito48 mlrd $
    ASR NederlandAMS:ASRNLOlanda4,5 mlrd €
    Assicurazioni GeneraliBIT:GItalia23 mlrd €
    AssurantNYSE:AIZUSA7,77 mlrd $
    Athene HoldingNYSE:ATHUSA8,76 mlrd $
    AXAEPA:CSFrancia48 mlrd €
    AvivaLON:AVRegno Unito13 mlrd £
    Beazley GroupLON:BEZRegno Unito2,29 mlrd £
    Cattolica AssicurazioniBIT:CASSItalia879 mln €
    Chubb Corp – ACE LimitedNYSE:CBUSA69 mlrd $
    CNP AssurancesEPA:CNPFrancia9,29 mlrd €
    CofaceEPA:COFAFrancia1,32 mlrd €
    Direct Line GroupLON:DLGRegno Unito4,15 mlrd £
    Everest Re GroupNYSE:REUSA9,29 mlrd $
    Helvetia InsuranceSWX:HELNSvizzera4,81 mlrd CHF
    HiscoxLON:HSXRegno Unito3,64 mlrd £
    Investors Title CompanyNASDAQ:ITICUSA302 mlrd $
    Legal & GeneralLON:LGENRegno Unito16 mlrd £
    Markel CorporationNYSE:MKLUSA13 mlrd $
    MetLifeNYSE:METUSA43 mlrd $
    Munich ReETR:MUV2Germania34 mlrd €
    Poste ItalianeBIT:PSTItalia11,13 mlrd €
    Powszechny Zakład Ubezp.WSE:PZUPolonia22,88 mlrd €
    Progressive CorporationNYSE:PGRUSA51,71 mlrd $
    Prudential FinancialNYSE:PRUUSA31 mlrd $
    RLI CorpNYSE:RLIUSA4,41 mlrd $
    RSA Insurance GroupLON:RSARegno Unito7 mlrd £
    SampoHEL:SAMPOFinlandia20 mlrd €
    ScorEPA:SCRFrancia5,33 mlrd €
    StorebrandOSL:STBNorvegia29 mlrd NOK
    Swiss Life HoldingSWX:SLHNSvizzera13 mlrd CHF
    Swiss ReSWX:SRENSvizzera26 mlrd CHF
    The Hanover Insurance GroupNYSE:THGUSA4,24 mlrd $
    The Travelers CompaniesNYSE:TRVUSA34 mlrd $
    TopdanmarkCPH:TOPDanimarca24 mlrd €
    TrygCPH:TRYGDanimarca53 mlrd €
    UnitedHealth GroupNYSE:UNHUSA330 mlrd $
    UnipolSaiBIT:USItalia6,27 mlrd €
    UnumNYSE:UNMUSA4,77 mlrd $
    Zurich Insurance GroupSWX:ZURNSvizzera54 mlrd CHF
    Lista delle società di assicurazione

    Assicurazioni resistenti alle crisi e con buona reddita

    Si tratta di un business molto redditizio, come abbiamo avuto modo di vedere, le assicurazioni incassano dei soldi che tratterranno fino a quando un sinistro non richieda di essere pagato. Non è detto nemmeno che il sinistro sarà mai pagato (ovviamente nella legge dei grandi numeri ci sarà sempre una parte di sinistri da pagare).

    Nel mentre, aspettando il sinistro, l’assicurazione investe il denaro incassato facendo ulteriori profitti.

    Tra i maggiori estimatori delle assicurazioni c’è anche un volto noto come Warren Buffett, che ha la spina dorsale della sua Berkshire Hathaway che poggia proprio sulle assicurazioni.

    Inoltre le assicurazioni, come abbiamo già detto in apertura, sono resistenti alle recessioni. Anche durante una pandemia la gente ha bisogno di assicurare il proprio veicolo, e spesso le catastrofi sono il modo migliore per attrarre nuovi clienti.

    Quanti si sono assicurati contro i terremoti dopo le catastrofi naturali del centro Italia degli ultimi anni? Quanti si assicureranno contro l’interruzione delle attività durante questa pandemia mondiale?

  • Risparmio gestito, tutte le aziende in cui investire

    Risparmio gestito, tutte le aziende in cui investire

    Società di Gestione del Risparmio (SGR), sono in pratica delle aziende che gestiscono, per conto di altri, dei capitali attraverso dei fondi comuni di investimento.

    In Italia, per creare una SGR, basta un capitale minimo di 1 milione, appare chiaro quindi del perché, solo nel Bel Paese, ci siano oltre un centinaio di aziende che sono perlopiù collegate a banche, assicurazioni o fondazioni.

    Per poter aprire in Italia, una società di gestione patrimoniale deve ricevere una specifica autorizzazione da parte della Banca d’Italia.

    Lista di Società di Gestione del Risparmio

    Come abbiamo già visto sono oltre 100 le aziende legate al risparmio gestito che lavorano in Italia, ognuna ha dei portafogli più o meno grandi.

    AB GlobalAberdeen Asset ManagementAcomeA
    Adepa Italia SRLAgora Investments SGR S.p.A.Algebris Investments
    Alicanto Capital Sgr S.p.A.Alken Asset ManagementAllianz Global Investor GmbH
    Ambrosetti Asset Management SIM S.p.A.AMUNDI SGR SpAANIMA SGR SpA
    ARCA SGR SpAAristea SICArAviva Investors Luxembourg SA
    AXA Investment ManagersAZIMUT CONSULENZA SIMBANCOPOSTA FONDI SGR SpA
    BANOR SIM SpABCC RISPARMIO & PREVIDENZA S.G.R.P.ABlackRock Global Funds
    BNP Paribas Investment PARTNERS SGR SpABNY MELLON INVESTMENT MANAGEMENT EMEA LTDCA Indosuez Wealth (Europe), Italy Branch
    Camperio SIMCANDRIAMCAPITAL GROUP
    CARMIGNACChristian Brothers Inv Srvc IncCOLUMBIA THREADNEEDLE INVESTMENTS
    CONSULTINVEST ASSET MANAGEMENT SGR SpACredit Suisse Asset ManagementDIAMAN Sicav
    DNCA FINANCEDWSE.I. Sturdza Strategic Management Ltd
    Eaton Vance Advisers (Ireland) LimitedEDMOND DE ROTHSCHILD (FRANCE) SUCCURSALE ITALIANAEFG Asset Management
    EGI Funds LtdERSEL ASSET MANAGEMENT SGR SpAErste Group Bank AG
    ETF SecuritiesETHENEA INDEPENDENT INVESTORS S.AETICA SGR
    Eurizon Capital SGR S.p.A.EUROMOBILIARE ASSET MANAGEMENT SGRFIDELITY INTERNATIONAL
    FINANCIÈRE DE L’ECHIQUIERFineco Asset ManagementFRANKLIN TEMPLETON INVESTMENTS
    FundPartner Solutions (Europe) S.A.GAM (ITALIA) SGR S.P.AGENERALI INVESTMENTS EUROPE S.P.A
    GOLDMAN SACHS ASSET MANAGEMENTHedge InvestHSBC GLOBAL ASSET MANAGEMENT
    Insight Investment Mgmt LtdINVESCO ASSET MANAGEMENT SAInvest Italy Sim S.p.A.
    INVESTEC AM BECOMING NINETY ONEINVESTIRE SGR SpAInvestitori SGR S.p.A.
    Janus HendersonJCI CapitalJPMORGAN ASSET MANAGEMENT (EUROPE) S.A.R.L.
    Kairos SGRKames CapitalKBC Asset Management SA
    La FrançaiseLEGG MASON INVESTMENTSLEMANIK SICAV
    LOMBARD ODIER ASSET MANAGEMENTLyxorMDO Management Company Sa
    Mediolanum International Funds LtdMirabaud A.M.MORGAN STANLEY INVESTMENT MANAGEMENT
    MUZINICH & CO., LTD.NATIXIS GLOBAL ASSET MANAGEMENTNEUBERGER BERMAN EUROPE LIMITED
    New MillenniumNextam Partners SIM S.p.A.NN INVESTMENT PARTNERS ASSET MANAGEMENT BV – ITALIAN BRANCH
    Oaktree Capital Group, LLCODDO MERITENOld Mutual Global Investors
    Open Capital Partners SGRpAOSSIAMPensPlan Invest Sgr
    Pharus Management Lux S.A.PIONEER INVESTMENTSPOLIS FONDI SGR SpA
    RAIFFEISEN CAPITAL MANAGEMENTRobeco Luxembourg SAROTHSCHILD & CIE GESTION
    RUSSELL INVESTMENTSSCHRODERS ITALY SIM S.P.A.SELECTRA Investments Sicav
    Selectra Management CompanySociete Generale – Corporate & Investment BankingSTATE STREET GLOBAL ADVISORS
    Swan Asset Management SASwisscanto Asset Management Int. S.A.SYMPHONIA SGR
    SYZ Asset ManagementTendercapital LtdUBI PRAMERICA SGR
    UBS ASSET MANAGEMENTUnion Investment Privatfonds GmbHUNIPOLSAI INVESTIMENTI SGR SpA
    VONTOBEL ASSET MANAGEMENT S.A. MILAN BRANCHWisdomTree Hedged Commodity Securities LimitedZENIT SGR
    Lista delle aziende di Risparmio Gestito

    Società di gestione del risparmio quotate in borsa

    Per quanto possa essere stimolante guardare questi nomi e immaginare come possano lavorare, quello che interessa a noi sono le aziende quotate in borsa e quindi su cui si possa cercare di trarre guadagno.

    Questa è una selezione delle più interessanti tra queste aziende:

    Azienda SGRTickerNazione
    Allianz Global Investor GmbHETR:ALVGermania
    AmundiEPA:AMUNFrancia
    Anima HoldingBIT:ANIMItalia
    AvivaLON:AVRegno Unito
    AXA InvestmentEPA:CSFrancia
    AzimutBIT:AZMItalia
    BancoPosta Fondi (Poste Italiane)BIT:PSTItalia
    BlackRock Global FundsNYSE:BLKUSA
    BNP Paribas InvestmentEPA:BNPFrancia
    Bank of New York Mellon InvestmentNYSE:BKUSA
    Credit Suisse Asset ManagementSWX:CSGNSvizzera
    Eaton Vance CorpNYSE:EVUSA
    EFG Asset ManagementSWX:EFGNSvizzera
    ERSTE Group BankVIE:EBSAustria
    Fineco Asset ManagementBIT:FBKItalia
    Generali InvestmentsBIT:GItalia
    Goldman Sachs Asset ManagementNYSE:GSUSA
    HSBC Global Asset ManagementLON:HSBARegno Unito
    Investec AM Becoming Ninety OneJSE:INLSud Africa
    Janus HendersonNYSE:JHGRegno Unito
    JPMorgan Asset ManagementNYSE:JPMUSA
    KBC Asset ManagementEBR:KBCBelgio
    Mediolanum International FundsBIT:BMEDItalia
    Morgan Stanley InvestmentNYSE:MSUSA
    Natixis Global Asset ManagementEPA:KNFrancia
    NN Investment PartnersAMS:NNOlanda
    Oaktree Capital ManagementNYSE:OAK-AUSA
    Raiffeisen KapitalanlageVIE:RBIAustria
    ORIX Corporation EuropeTYO:8591Giappone
    SchrodersLON:SDRRegno Unito
    Société GénéraleEPA:GLEFrancia
    State StreetNYSE:STTUSA
    Pramerica (Prudential Financial)NYSE:PRUUSA
    UBS Asset ManagementSWX:UBSGSvizzera
    Unipolsai Investimenti SgrBIT:USItalia
    Vontobel Asset ManagementSWX:VONNSvizzera
    WisdomTree InvestmentsNASDAQ:WETFUSA
    Aziende di gestione patrimoniale con attività in Italia quotate in borsa

    Eccole, la lista non è piccola e vede varie nazioni interessate. Tutte queste sono quotate in borsa e hanno l’autorizzazione da Banca d’Italia per lavorare nello Stivale.

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Generali in Cattolica e trasformazione in SpA dell’assicurazione di Verona, con OPA

    Generali in Cattolica e trasformazione in SpA dell’assicurazione di Verona, con OPA

    Il consiglio di amministrazione di Cattolica Assicurazioni ha approvato l’aumento di capitale da 500 milioni come richiesto dall’IVASS; sabato ha avuto inizio, quindi, un nuovo capitolo per l’assicurazione di Verona.

    Sarà Generali a entrare nel capitale e versare sin da subito 300 milioni, attraverso i quali il Leone di Trieste avrà il controllo sul 24,4% delle quote.

    I restanti 200 milioni arriveranno successivamente, attraverso un aumento di capitale che sarà offerto a tutti gli azionisti e che Generali, per la quota in suo possesso, dovrà sottoscrivere con ulteriori (circa) 50 milioni.

    Generali che entra nel capitale di Cattolica solo dopo il voto sulla trasformazione in SpA dell’assicurazione veronese; ciò per scongiurare quanto successo già a Berkshire Hathaway, di Warren Buffett, che nel 2017 acquistò il 9% della società, diventando l’azionista principale, ma senza il diritto di poter decidere cosa fare con la società stessa.

    Ciò è stato posssibile perché Cattolica Assicurazioni è ancora oggi una assicurazione cooperativa, dove una testa vale un voto; quindi Buffett, dall’alto del suo 9% valeva quando la signora Lia con il suo 0,001%.

    Con la trasformazione in SpA (definitiva dal 1 aprile 2021) cambia tutto ciò, il socio principale diventerà Generali, come già detto con il 24,4% e il secondo socio, fino ad aumento di capitale, sarà lo stesso Buffett che finalmente potrà esultare e dire la sua nei consigli di amministrazione.

    Warren Buffett che ovviamente, se vorrà tenere la quota del 9% dovrà partecipare all’aumento di capitale.

    Il processo ha vari ostacoli

    Benché possa sembrare tutto molto semplice quanto fino a ora esposto, nei giorni a venire, alcuni azionisti di Cattolica si sono intraversati sull’operazione.

    Sono arrivati alcuni esposti per annullare la delibera che secondo un gruppo ristretto di azionisti sarebbe stata fatta senza rispettare i tempi necessari e quindi senza permettere a tutti i soci di poter intervenire.

    Le rivelazioni dell’ex AD

    Nel mentre l’ex AD di Cattolica, Alberto Minali, lancia accuse contro il Presidente Bedoni e il management di Cattolica.

    In base alle rivelazioni fatte da Minali alla Consob, sono stati distribuiti avvisi di garanzia nei confronti del Direttore Generale Carlo Ferraresi, diventato nel mentre anche Amministratore Delegato, dello stesso Paolo Bedoni e al segretario del cda Alessandro Lai.

    I 3 sono sotto il faro della Procura di Verona con l’ipotesi di reato di illecita influenza sull’assemblea.

    Tra le accuse lanciate da Minali ci sarebbe quella di raccogliere voti a favore grazie a favori messi a disposizione solo dei soci disponibili a votare in linea con quanto desiderato dai 3.

    Accuse gravi su cui la Guardia di Finanza ci ha voluto vedere chiaro e ha perquisito le sedi di Cattolica.

    Ovviamente tutti gli attori, compresa Coldiretti tirata in ballo, sono pronte ad aderire a vie legali contro Minali.

    Generali non è turbata dalle accuse

    Tra le condizioni accettate da Cattolica c’era quella che Generali potesse tirarsi indietro in caso di fatti tali per cui il processo di trasformazione in SpA potesse essere messo a repentaglio.

    Generali in data 4 agosto 2020 ha comunque deciso di procedere per la strada dell’integrazione sottolineando come a breve arriverà la richiesta verso l’IVASS per poter salire al 24,4% di Cattolica.

    OPA Cattolica da parte di Generali

    Alla fine Generali, dopo essersi portata fino al proprio limite già previsto in Cattolica, ha deciso che l’azienda ha del potenziale e ha offerto 6,75 euro ad azione per gli azionisti di Cattolica. Ciò con l’obiettivo di arrivare al 100% e al delisting dell’assicurazione di Verona.

    Prezzo che include un premio del 15,3% sull’ultima chiusura e del 40,5% sulla media dei prezzi degli ultimi 6 mesi.

    Spesa massima di 1,2 miliardi per le Generali che, qualora l’operazione andasse a buon fine, si rafforzerebbero soprattutto al nord Italia

  • Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Esistono azioni che costantemente battono il mercato, pagando anche dei generose quote e senza fare quel fastidioso zig zig degli indici azionari.

    Stiamo parlando di azioni che pagano dividendi: Società che ricompensano i loro azionisti con pagamenti in contanti di routine solo per il possesso delle loro azioni.

    Numerosi studi hanno dimostrato che gli investitori avrebbero potuto battere il mercato sapendo solo se un’azione pagava o meno un dividendo. Se investite solo in azioni che pagano i dividendi e vi sottraete a tutti gli altri, vi ritroverete con un rendimento migliore della media, in cima alla maggior parte dei fondi comuni d’investimento gestiti in modo professionale e al mercato azionario nel suo complesso.

    Sì, guardando la storia era davvero così semplice. In più decenni i titoli a dividendo hanno semplicemente schiacciato i titoli che non pagano dividendi.

    Naturalmente, gli investitori possono fare ancora meglio scavando più a fondo del semplice dividendo.

    Esploreremo il mondo dei titoli ad alto rendimento, per gli investitori a lungo termine, e come creare un portafoglio azionario che generi un reddito passivo che possa crescere nel tempo. Cominceremo con le basi e daremo qualche nome.

    Cosa sono i dividendi?

    I dividendi sono denaro che una società paga ai propri azionisti, di solito ogni mese, trimestre o anno. Poiché molte aziende affermate guadagnano più soldi di quanti ne possano reinvestire nella loro attività, scelgono di restituire parte del denaro extra agli azionisti piuttosto che infilarlo sotto il materasso o investirlo in attività di ricerca e sviluppo non redditizie.

    I dividendi sono di solito di due tipi:

    Dividendi ordinari

    Una società paga un dividendo ordinario perché prevede di continuare a pagare lo stesso importo, o di aumentarlo, nel tempo. La maggior parte dei dividendi pagati sono dividendi ordinari, che vengono finanziati con gli utili di una società.

    Dividendi straordinari

    Si tratta di dividendi che vengono pagati sporadicamente. Una società può pagare un dividendo speciale in un anno in cui è particolarmente redditizio, dopo la vendita di un ramo d’azienda, o per approfittare di un cambiamento di politica fiscale. I dividendi straordinari sono considerati eventi unici.

    Un esempio è il dividendo da oltre 5 miliardi che Fiat Chrysler Automobiles ha intenzione di pagare poco prima dell’aggregazione con PSA Peugeot.

    Un esempio di azienda con pagamenti di dividendi ordinari

    Apple è un eccellente esempio di azienda altamente redditizia che guadagna molto di più di quanto potrebbe mai ragionevolmente reinvestire nel proprio business. Nel 2017 ha speso più di 11,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, cercando di migliorare i prodotti esistenti e di inventarne di nuovi. Nel 2018 e nel 2019 ha continuato ad aumentare questa spesa.

    Ma Apple guadagna semplicemente troppo denaro per trovare un uso produttivo per tutto questo. Il produttore di iPhone ha guadagnato più di 55 miliardi di dollari nel 2019 (erano stati 61 nel 2018), anche dopo aver speso più di 16,2 miliardi di dollari in R&S (erano stati 14,2 nel 2018), il che lo lascia con enormi quantità di denaro per cui deve trovare uno scopo.

    A un certo punto, un’azienda finisce semplicemente i buoni modi per reinvestire il suo potere di guadagno. Apple potrebbe spendere un miliardo di dollari per cercare di realizzare le migliori automobili per una futura invasione della luna? Certo, ma i rendimenti saranno probabilmente scarsi, quindi gli azionisti preferirebbero ricevere un dividendo piuttosto che veder sparire i loro soldi per stupidi progetti scientifici.

    Per questo motivo, la maggior parte delle aziende che pagano i dividendi tendono ad essere aziende a crescita più lenta, che non hanno né la necessità né il desiderio di reinvestire tutti i loro profitti nel business. Ma non pensate che questo significhi che le azioni che pagano dividendi non possano produrre buoni rendimenti, in quanto hanno categoricamente battuto il mercato su qualsiasi orizzonte di investimento sufficientemente lungo.

    Perché investire in azioni che pagano dividendi?

    Ci sono molte ragioni per amare le azioni che pagano dividendi, ma una delle ragioni più convincenti è che i dividendi azionari sono storicamente più stabili dei prezzi delle azioni.

    Nel 2008, ad esempio, l’S&P 500 ha perso il 37% del suo valore, in quanto le aspettative per gli utili aziendali sono diminuite a causa della crisi finanziaria. Nonostante il crollo dei corsi azionari, i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono effettivamente aumentati dal 2007 al 2008.

    Solo nel 2009 le società S&P 500 hanno diminuito i dividendi alla luce della profonda recessione, ma i dividendi sono diminuiti solo del 20% circa. L’anno successivo, i dividendi pagati dalle società S&P 500 hanno ricominciato ad aumentare e nel 2011 hanno raggiunto un nuovo record. I prezzi delle azioni, tuttavia, hanno raggiunto un nuovo massimo solo un anno dopo.

    Negli ultimi 60 anni, sull’S&P 500 i dividendi sono cresciuti ad un tasso annuo composto del 5,82%. Un investitore previdente che avesse investito in azioni durante la sua vita lavorativa (dal 1960 al 1995), andando in pensione nel 1995 avrebbe vissuto un pensionamento molto prospero grazie al graduale aumento dei suoi assegni dei dividendi in eccesso rispetto al tasso d’inflazione, sia durante il suo lavoro che dopo la sua pensione.

    Mentre il costo della vita è aumentato del 746% dal 1960 al 2020 i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati del 2.573%. Quindi non solo i dividendi sono aumentati nel tempo, ma sono aumentati in termini reali. Un pensionato avrebbe potuto godere di un tenore di vita più elevato man mano che invecchiava, un risultato raro per la maggior parte dei pensionati.

    Più recentemente, dal 2000, i prezzi al consumo sono aumentati del 48% a causa dell’inflazione. Nello stesso periodo i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati di quasi il 212%. Quando si tratta di investimenti a reddito protetto dall’inflazione, le azioni a dividendo sono veramente ottime.

    Volete altri motivi per preferire i dividendi ad altri tipi di investimento?

    Qualità dei guadagni

    Non è facile per un’azienda pagare e sostenere un dividendo regolare ogni singolo trimestre per anni e anni. Le aziende che pagano i dividendi hanno in genere modelli di business più duraturi, oltre a guadagni di qualità superiore, in quanto la maggior parte del loro reddito netto si presenta sotto forma di denaro contante.

    Reddito

    La maggior parte delle persone compra azioni per guadagnare soldi dai guadagni in conto capitale, o dal valore crescente dei prezzi delle azioni nel tempo.

    Ma i titoli che pagano dividendi offrono il meglio di entrambe le soluzioni, offrendo il potenziale di guadagno in conto capitale, oltre al regolare reddito da dividendi.

    Gli investitori in dividendi non devono affrontare la difficile scelta di decidere quando vendere le azioni per finanziare le spese post-pensionamento, poiché il loro portafoglio genera entrate derivanti dal pagamento dei dividendi.

    Manager disciplinati

    Le aziende che promettono ai loro soci pagamenti regolari in contanti hanno meno possibilità di commettere errori non forzati acquisendo concorrenti a prezzi elevati, o lanciando i contanti degli azionisti in progetti con rendimenti discutibili.

    Meno volatilità

    Le azioni che pagano dividendi tendono ad essere meno volatili rispetto alle azioni che non pagano dividendi, il che significa che la differenza tra i loro alti e bassi è minore rispetto agli alti e bassi delle aziende che non pagano dividendi. In uno studio intitolato “What Difference Do Dividend Do Dividends Make?”, i ricercatori hanno notato che le azioni che pagano dividendi producono rendimenti più elevati, ma hanno anche zigzagato in misura molto minore rispetto alle azioni che non pagano dividendi.

    Analisi dei dividendi

    Anche se le aziende che pagano i dividendi hanno storicamente superato le aziende che non pagano dividendi, ciò non significa che si debbano acquistare tutte le azioni che pagano dividendi, o acquistare un’azione semplicemente perché paga un dividendo più alto di un’altra azione. Gli investitori dovrebbero analizzare qualsiasi società che paga i dividendi con lo stesso rigore che applicherebbero a qualsiasi società che non sottopone i propri investitori a regolari controlli dei dividendi.

    Detto questo, ci sono alcune metriche e attributi che sono unici per investire i dividendi. Ecco tre aspetti a cui gli investitori pensano quando guardano un titolo a dividendo.

    1. Rendimento dei dividendi (dividend yield)

    Questa è la metrica più semplicistica per capire un’azione che paga i dividendi. Per calcolare il rendimento dei dividendi, si dividono i pagamenti dei dividendi annuali dell’azienda per azione per il prezzo delle azioni. Quindi, se un’azione paga 1 euro di dividendi annuali e viene scambiata per 10 euro per azione, ha un dividend yield del 10%.

    Gli investitori utilizzano spesso i rendimenti da dividendi per confrontare il potenziale di reddito delle azioni con altri investimenti che producono reddito, come le obbligazioni. Con un dividend yield in mano, è facile capire quanto si potrebbe guadagnare investendo 10.000 euro in un determinato titolo o fondo azionario e confrontarlo con le alternative.

    2. Rapporti di distribuzione dei dividendi (payout ratio)

    Gli indici di pagamento sono importanti per comprendere la capacità di un’azienda di permettersi il suo attuale dividendo. Il classico rapporto di distribuzione dei dividendi è calcolato dividendo i dividendi annuali di un’azienda per azione per il suo utile per azione. Quindi, se nel corso di un anno una società guadagna 5 euro per azione e paga 2 euro di dividendi, il suo payout ratio sarebbe del 40%.

    Alcuni investitori fanno un passo avanti in questo calcolo calcolando un payout ratio basato sul free cash flow, piuttosto che sull’utile netto. Fare questo è facile come dividere i dividendi di una società per azione per il suo free cash flow per azione per arrivare a una stima più prudente della sua capacità di pagare i dividendi.

    Nei settori ad alta intensità di capitale (aziende che richiedono molti investimenti per crescere), il calcolo di un rapporto di distribuzione dei dividendi basato sul free cash flow può avere più senso. Ad esempio, l’operatore di navi da crociera Carnival spende molto per costruire nuove navi per riparare, sostituire ed espandere la sua flotta. Poiché una nave da crociera può costare fino a 1 miliardo di dollari o più, le compagnie di crociera devono reinvestire una quota maggiore dei loro guadagni per mantenere e far crescere le loro flotte.

    Negli ultimi 5 anni, Carnival ha guadagnato 13,2 miliardi di dollari di utile netto. Tuttavia, poiché spende molto per espandere, riparare e sostituire la sua flotta, nello stesso periodo ha generato solo 3,9 miliardi di dollari di free cash flow cumulativo. La compagnia potrebbe trasportare il 40% di passeggeri in più nel 2020 rispetto al 2015, ma tale espansione è costata miliardi di dollari per l’acquisto delle navi per farlo.

    Il conto economico di un’azienda appianerà questi importanti investimenti in più anni. Se una compagnia di crociera acquistasse oggi una nave da un miliardo di dollari, ridurrebbe il suo flusso di cassa libero di un miliardo di dollari nell’anno in corso. Tuttavia, sul conto economico, l’acquisto verrebbe spesato in 30 anni, con una spesa di circa 28 milioni di dollari all’anno per i prossimi tre decenni, fino a quando la nave non sarà venduta per la rottamazione.

    Per questo motivo, non è raro che le aziende ad alta intensità di capitale guadagnino molto di più nell’utile netto rispetto al free cash flow, soprattutto se sono in crescita. I contabili spesso dicono che “non si possono pagare le bollette con il reddito netto”, ed è per questo che gli investitori che si preoccupano dei dividendi spesso sostituiscono il reddito netto con il free cash flow nel calcolo del payout ratio di un’azienda.

    3. Politica dei dividendi

    Molte aziende hanno una politica dei dividendi dichiarata o implicita che può essere ricavata da una combinazione di rapporti sugli utili, conferenze telefoniche o comportamenti storici. Una società può puntare in modo specifico ad un determinato payout ratio, dichiarando al mercato che intende restituire agli investitori una certa percentuale del proprio reddito sotto forma di dividendo nel tempo.

    ENI, la nostra società petrolifera, partecipata dal Ministero delle finanze, ha come obiettivo quello di aumentare ogni anno l’ammontare del dividendo, cercando di renderlo sempre sostenibile. Una politica iniziata dopo il crollo del petrolio del 2015 e che viene mantenuta negli anni.

    Generali, leader italiano sulle assicurazioni, ha una politica payout ratio compreso tra il 55% e il 65% per ogni anno.

    Tipicamente queste indicazioni vengono fornite insieme al piano industriale a 3 o 5 anni, che ogni azienda presenta allo scadere del precedente o al mutare in modo sensibile degli obiettivi.

    Reinvestire i proventi da dividendi nella stessa azienda

    Un’ottica strategia per far aumentare costantemente il rendimento è quello di reinvestire quanto guadagnato dai dividendi direttamente nella stessa azienda che li ha portati.

    Facciamo un esempio: investiamo 10 mila euro in azioni ENI a un prezzo di 9 euro ad azione, significa che acquistiamo 1.111 azioni circa. Al primo stacco (ENI ne fa due all’anno ma per semplicità di calcolo sommiamo i due) con dividendo 2020 sull’esercizio 2019, il rendimento è di 0,86, quindi con un dividend yield sul nostro prezzo di acquisto del 9,55% lordo.

    Avremo da questo stacco 955,46 euro lorde che diventano 707 al netto delle tasse (in Italia i dividendi vengono tassati al 26%). Reinvestendo questi 707 euro in azioni ENI, al netto delle variazioni di prezzo (per semplicità di calcolo teniamo il prezzo costante), avremo altre 78 azioni nuove di zecca.

    ENI ogni anno aumenta leggermente il dividendo, il 2020 si presenta come un brutto anno visto il prezzo del petrolio e quindi diciamo che lo aumenta di un solo centesimo. Nel 2021 pagherà 0,87 che per noi significa una reddita lorda 1.034,43 euro [(1.111 + 78) * 0,87] e netta di 765,47 che reinvestiremo ancora per acquistare 85 azioni.

    A questo punto avremo nel 2022 azioni 1.274 con un controvalore di 11.466 euro e un dividendo da staccare ancora di (ipotizziamo un nuovo centesimo di aumento, quindi 0,88 euro ad azione) 1.121 (830 nette) per un totale di 12.295 euro a fronte di 10 mila investiti. Posto che le azioni le acquistare a giugno del 2020 e venduto tutto a giugno del 2022 avremmo in 2 anni un guadagno del 22,95% e una resa media annuale di circa l’11,5% netta.

    Provate a continuare con questo esempio per i prossimi 20 anni e magari aggiungeteci anche l’inflazione che probabilmente farà aumentare il costo dell’azione.

    Esce un rendimento di tutto rispetto, soprattutto considerando che attualmente ENI è sotto pressione a causa di Corona Virus e prezzo del petrolio particolarmente basso.

    Costruire un portafoglio di dividendi fai da te

    Un errore comune dei nuovi investitori di dividendi è quello di concentrarsi solo sul potenziale di reddito e di ignorare altri importanti principi d’investimento, come l’importanza della diversificazione. Poiché alcuni tipi di società pagano rendimenti più alti di altri, la costruzione di un portafoglio basato sui rendimenti creerà un portafoglio che sarà fortemente investito solo in una piccola porzione del mercato azionario.

    Ha invece senso acquistare azioni con dividendi che si trovano in diversi settori del mercato azionario. Qui di seguito, abbiamo un portafoglio illustrativo utilizzando società grandi che compongono il mercato azionario nel suo complesso.

    Si noti che comprende aziende con diverse linee di business, da quella che fa soldi dai contenuti (Disney) fino alle banche (Intesa San Paolo), dagli energetici (ENI) e un tecnologico (Apple).

    Il calcolo del Dividend Yield è basato considerando lo stacco del 2019 poiché nel 2020, causa Covid-19, tante aziende hanno straordinariamente bloccato il pagamento dei dividendi. Il Dividend Yield è al lordo delle tasse.

    AziendaDividend YieldSettore
    ENI9,67%Energetici
    Walt Disney1,50%Intrattenimento
    Intesa Sanpaolo11,49%Finanziario
    Apple0,85%Tecnologia
    Generali6,98%Assicurativo
    Azimut6,44%Finanziario
    Enel4,37%Energetici
    FCA15,39%Industriale
    Bayer4,06%Industriale
    Carnival10,52%Travel
    Dividend Yield di alcune aziende al 18/06/2020

    Come detto, alcune aziende, come FCA e Intesa per esempio, non hanno staccato dividendi nel 2020 per l’emergenza Corona Virus. Alcuni l’hanno solo rimandata, altri l’hanno completamente annullata.

    In questo momento i Yield sono particolarmente vantaggiosi perché i prezzi sono sotto pressione proprio per il Covid.

    È importante sottolineare che consideriamo tutti questi elementi come scorte sicure di blue chip con vari rami d’attività e fonti di reddito affidabili.

    La diversificazione è tutto nel mercato azionario. È normale che i settori o le industrie attraversino cicli di sovraperformance e sottoperformance estreme. Le scorte di energia sono state frantumate nel 2015, quando i prezzi del petrolio e del gas sono crollati. Un anno dopo, il settore è stato il protagonista assoluto, generando il miglior ritorno di tutti e 10 i settori di mercato. Non è una cosa fuori dal comune.

    Avere investimenti in diversi settori può aiutare ad ammortizzare il rendimento del vostro portafoglio nel tempo. Quando i titoli finanziari erano in ritardo nel 2011, i titoli delle utilities erano i più performanti. L’anno successivo, le azioni finanziarie sono tornate al top, e le utilities sono state le peggiori performer.

    Un investitore che possedeva solo beni finanziari o solo servizi di pubblica utilità avrebbe fatto un anno a vuoto. L’investitore che possedeva azioni in entrambi i settori avrebbe navigato tra gli alti e bassi senza troppe emozioni, il che è una buona cosa quando si cerca un rendimento costante.

    Costruire un portafoglio dividendi con fondi

    Gli investitori che vogliono avere un assaggio delle azioni che pagano i dividendi senza scegliere le proprie azioni possono preferire investire in fondi comuni d’investimento e fondi negoziati in borsa (ETF) specializzati in azioni che pagano i dividendi. Investire in un fondo di dividendo è un ottimo modo per beneficiare dei dividendi senza dover selezionare i singoli titoli e gestirli da soli.

    Le regole di base per l’investimento dei dividendi

    L’investimento in dividendi può essere gratificante. Ma ci sono alcune cose da tenere sempre a mente se si sceglie di creare un proprio portafoglio di singoli titoli. Ecco alcune semplici – ma importanti – regole di base per investire in azioni a dividendo:

    • Non comprare un’azione solo per il suo dividendo. Un buon dividendo non è mai un motivo per investire in un cattivo affare. Nel lungo periodo, la performance dell’azienda è ciò che in ultima analisi determina il rendimento di un’azione e la capacità dell’azienda di pagare un dividendo.
    • Non mettete troppo l’accento sulla resa. Mentre un titolo che rende il 3% può essere otticamente più attraente di un titolo che rende il 2%, i coefficienti di rendimento possono essere responsabili della differenza. Un’azione con un rendimento più basso che ha un basso rapporto di payout può offrire di più in termini di crescita dei dividendi e, in ultima analisi, un rendimento più elevato nel tempo.
    • Se scegliete un fondo, non ignorare le commissioni. Uno dei maggiori predittori dei rendimenti futuri di un fondo è la commissione che esso addebita per investire in esso. Le commissioni sono quantificate come rapporto costi/benefici, che riporta i costi annuali in percentuale dell’importo investito. Le spese sono particolarmente importanti per i fondi a dividendo, poiché le commissioni vengono sottratte dai dividendi che il fondo trasferisce ai suoi investitori. Se un fondo possiede azioni con un rendimento del 2%, ma il fondo applica commissioni dell’1,5% all’anno, gli investitori riceveranno solo un rendimento dello 0,5%. I costi contano sempre, ma contano davvero per un portafoglio di reddito.

    Infine, e soprattutto, ricordate che investire è un gioco a lungo termine. Solo perché puoi comprare un’azione e venderla un minuto dopo per un guadagno dello 0,1% non significa che devi farlo. Trattate le azioni come se foste proprietari di qualsiasi altra attività: qualcosa da tenere in mano per il lungo periodo, piuttosto che girare per un euro veloce.

  • Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:

    1. vendite
    2. profitti
    3. attività
    4. valore di mercato

    La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.

    Metodologia

    Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.

    Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.

    Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.

    I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.

    Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).

    Raccolta dei dati

    I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.

    La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.

    Analisi dei dati

    Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.

    Critiche/Limitazioni

    Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.

    Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:

    • la selezione delle metriche
    • il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
    • l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.

    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000

    Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.

    Pos.AziendaTicket
    97EnelENEL
    125Intesa San PaoloISP
    140GeneraliG
    202UnicreditUCG
    315Poste ItalianePST
    468ENIENI
    520AtlantiaATL
    546Telecom ItaliaTIT
    683UnipolUNI
    861LeonardoLDO
    880SnamSRG
    941Banco BPMBAMI
    1075MediobancaMB
    1080TernaTRN
    1149FerrariRACE
    1275Banca MediolanumBMED
    1445BPER BancaBPE
    1474Cattolica AssicurazioniCASS
    1493UBI BancaUBI
    1569Banca MPSBMPS
    1800Fineco BankFBK
    1813Credito EmilianoCE
    1891PirelliPIRC
    1895Banca Popolare di SondrioBPSO
    1933SaipemSPM
    1963Prysmian
    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020

    Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:

    Pos.AziendaTicketSede
    223Fiat Chrysler AutomobilesFCAGran Bretagna
    304EssilorLuxotticaELFrancia
    528CNH IndustrialCNHIGran Bretagna
    558ExorEXOOlanda
    1810TenarisTENLussemburgo
    Aziende italiane con sede all’estero

    Top Ten Forbes Global 2000 del 2020

    Pos.AziendaNazione
    1ICBCCina
    2China Construction BankCina
    3JPMorgan ChaseUSA
    4Berkshire HathawayUSA
    5Agricultural Bank of ChinaCina
    6Saudi Oil Company (Saudi Aramco)Arabia Saudita
    7Ping An Insurance GroupCina
    8Bank of AmericaUSA
    9AppleUSA
    10Bank of ChinaCina
    Top ten nella classifica Forbes Global 2000

    Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    23Volkswagen
    25Allianz
    62Siemens
    69Deutsche Telekom
    75BMW Group
    102Bayer
    107BASF
    150SAP
    185Deutsche Post
    206Munich Re
    Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    29Total
    42BNP Paribas
    64Axa Group
    73LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    112EDF
    117Sanofi
    118Crédit Agricole
    137Vinci
    156Orange
    176L’Oréal
    Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.

    PosAzienda
    3JPMorgan Chase
    4Berkshire Hathaway
    8Bank of America
    9Apple
    11AT&T
    13Alphabet (Google)
    14ExxonMobile
    15Microsoft
    17Wells Fargo
    18Citigroup
    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
  • Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.

    In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:

    1. Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
    2. L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.

    Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.

    Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).

    Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.

    Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?

    La lista degli indici principali è relativamente breve e include:

    • FTSE MIB
    • FTSE Italia Mid Cap
    • FTSE Italia STAR
    • FTSE Italia Small Cap
    • FTSE Italia All-Share
    • FTSE AIM Italia

    FTSE MIB

    Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.

    Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.

    La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1Enel67
    2ENI30,7
    3Ferrari28,6
    4Intesa San Paolo27
    5Generali20
    6STMicroElectronics19,7
    7Unicredit16,6
    8Snam13,7
    9Fiat Chrysler Auto12,6
    10Atlantia12,4
    11Terna12
    12Exor11,9
    13Poste Italiane10,3
    14Diasorin10,2
    15Nexi8,8
    16Recordati8,6
    17Moncler8,5
    18Davide Campari8,1
    19CNH Industrial7,7
    20Telecom Italia7,1
    21Tenaris6,7
    22Fineco Bank6,1
    23InWit5,5
    24Amplifon5,28
    25Prysmian5,1
    26Mediobanca5,1
    27HERA5
    28Banca Mediolanum4,4
    29A2A3,9
    30ItalGas3,88
    31Pirelli3,82
    32Buzzi Unicem3,33
    33Leonardo3,3
    34Interpump Group3,0
    35UBI Banca2,9
    36Banca Generali2,7
    37Unipol2,3
    38Saipem2,1
    39Azimut2,1
    40Banco BPM1,7
    Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020

    Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.

    ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.

    Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.

    Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.

    Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.

    FTSE Italia Mid Cap

    Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.

    Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.

    Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1UnipolSai5,8
    2Acea3,7
    3Iren2,9
    4Reply2,9
    5Brembo2,9
    6ERG2,8
    7De Longhi2,8
    8ASTM2,7
    9Salvatore Ferragamo2,4
    10IMA2,3
    11ENAV2,2
    12Brunello Cucinelli1,9
    13Mediaset1,8
    14TechnoGym1,5
    15BPER Banca1,3
    I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap

    FTSE Italia Small Cap

    Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.

    Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.

    Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.

    Ecco qualche brand molto conosciuto:

    AstaldiBeghelliBialetti
    BrioschiePriceGabetti
    Geoxil Sole 24 OreLazio calcio
    PininfarinaPiquadroAS Roma
    TiscaliUnieuroZucchi
    Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap

    FTSE Italia All-Share

    Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.

    Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.

    FTSE Italia STAR

    STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.

    Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.

    FTSE AIM Italia

    Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.

    Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.

    FTSE Italia Brands

    Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.

    Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?

    • Ferrari
    • Juventus
    • Brembo
    • Brunello Cuccinelli
    • Campari
    • Moncler
    • Piaggio
    • Autogrill
    • Tod’s
    • ecc

    Indici Settoriali di Borsa Italiana

    Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.

    Questa la lista degli indici settoriali italiani:

    • Ftse Italia Oil & Gas Producers
    • Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
    • Ftse Italia Chemicals
    • Ftse Italia Industrial Metals & Mining
    • Ftse Italia Construction & Materials
    • Ftse Italia Aerospace & Defense
    • Ftse Italia General Industrials
    • Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
    • Ftse Italia Industrial Engineering
    • Ftse Italia Industrial Transportation
    • Ftse Italia Support Services
    • Ftse Italia Automobiles & Parts
    • Ftse Italia Beverages
    • Ftse Italia Food Producers
    • Ftse Italia Household Goods & Home Construction
    • Ftse Italia Leisure Goods
    • Ftse Italia Personal Goods
    • Ftse Italia Health Care Equipment & Services
    • Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
    • Ftse Italia Food & Drug Retailers
    • Ftse Italia General Retailers
    • Ftse Italia Media
    • Ftse Italia Travel & Leisure
    • Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
    • Ftse Italia Mobile Telecommunications
    • Ftse Italia Electricity
    • Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
    • Ftse Italia Banks
    • Ftse Italia Nonlife Insurance
    • Ftse Italia Life Insurance
    • Ftse Italia Real Estate Investment & Services
    • Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
    • Ftse Italia Financial Services
    • Ftse Italia Software & Computer Services
    • Ftse Italia Technology Hardware & Equipment

    Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.

    Come investire sugli indici italiani

    Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.

    Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.

    Per esempio:

    • FTSE Italia Mid Cap:
      • iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
      • Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
    • FTSE Italia Small Cap:
      • Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
      • MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS

    In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.

  • Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Ogni anno, nel mese di maggio, c’è un giorno ricco di stacchi di divendo. Tipicamente è il terzo lunedì di maggio e anche quest’anno non fa differenza, benché il bottino sia magro. Sì, poiché in questa data tipicamente si registrano gli stacchi da parte delle aziende industriali, dei finanziari (banche e assicurazioni) e dei servizi, ma quest’anno, con la crisi da Covid-19, tante aziende hanno deciso di posticipare o annullare il dividendo, tenendo quanto più possibile in cassa per affrontare al meglio i tempi che verranno.

    Ci sono però delle aziende che non si sono fatte influenzare e hanno comunque deciso di confermare lo stacco.

    Ecco di seguito le più importanti o le più generose che il 18 maggio registreranno lo stacco, per metterlo in pagamento il 20 maggio, quindi solo 2 giorni dopo.

    AziendaDividendoDividend Yield
    A2A0,0775 €6,00%
    Anima Holding0,2050 €6,10%
    Azimut1 €6,70%
    Buzzi Unicem0,15 € (0,174 € la RSP)0,93% (1,08%)
    ENI*0,43 €5,00%
    ERG0,75 €4,35%
    Generali Assicurazioni *0,50 €3,90%
    ItalGas0,2560 €5,18%
    Prysmian0,25 €1,4%
    RCS0,03 €4,70%
    Recordati0,52 €1,20%
    Saipem0,01 €0,45%
    UnipolSai0,16 €7,40%
    Una selezione di aziende che staccano il dividendo il 18 maggio 2020

    * Aziende che staccano un dividendo parziale (saldo o prima tranche)

    Come si può notare hanno dei ritorni molto differenti, al di là dell’importo totale del dividendo, che lascia il tempo che trova (a parità di importo investito dipende dalla % di Yield per avere il ritorno), il Dividend Yield varia tanto e si passa dal 7,4% di UnipolSai allo 0,45% di Saipem.

  • Cos’è il Fortune Global 500?

    Cos’è il Fortune Global 500?

    L’indice Fortune Global 500, noto anche come Global 500, è una classifica annuale delle prime 500 aziende del mondo, misurata in base ai ricavi. La lista viene compilata e pubblicata annualmente dalla rivista Fortune.

    Metodologia

    Fino al 1989, elencava solo le società industriali non statunitensi sotto il titolo “International 500”, mentre la Fortune 500 conteneva e contiene ancora esclusivamente società statunitensi. Nel 1990, le società statunitensi sono state aggiunte per compilare una lista veramente globale di società industriali di primo piano in base alle vendite. Dal 1995, l’elenco ha avuto la sua forma attuale, elencando anche le principali società finanziarie e fornitori di servizi in base alle entrate.

    Distribuzione geografica

    Dal 2001 si è verificato un significativo cambiamento nella distribuzione geografica delle aziende nella classifica Global 500. Il numero di società con sede nel Nord America è diminuito da 215 nel 2001 a 143 nel 2017 e il contributo delle società con sede in Asia è aumentato rapidamente da 116 nel 2001 a 197 nel 2017. La maggior parte di questa crescita è dovuta al rapido aumento del numero di società cinesi Global 500, di cui 109 nel 2017, in aumento rispetto alle sole 10 del 2001. Nello stesso periodo è diminuita anche la quota delle società con sede in Europa, passata da 158 a 143.

    Top 10 aziende Fortune Global 500

    Di seguito è riportato l’elenco delle prime 10 aziende

    Pos.2019201820172016
    1WalMartWalMartWalMartWalMart
    2Sinopec GroupState GridState GridState Grid
    3Royal Dutch ShellSinopec GroupSinopec GroupChina National Petroleum
    4China National PetroleumChina National PetroleumChina National PetroleumSinopec Group
    5State GridRoyal Dutch ShellToyota MotorRoyal Dutch Shell
    6Saudi AramcoToyota MotorVolskwagenExxon Mobil
    7BPVolkswagenRoyal Dutch ShellVolskwagen
    8Exxon MobilBPBerkshire HathawayToyota Motor
    9VolkswagenExxon MobilAppleApple
    10Toyota MotorBerkshire HathawayExxon MobilBP
    Top ten delle aziende secondo la classifica Fortune Global 500

    Aziende italiane presenti nel Global 500

    Se alle europee toccano appena 143 posti le aziende italiane certo non brillano.

    Nel 2019 le aziende italiane erano solo 6, in netto calo rispetto al 1999 quando erano ben 11.

    Pos.2019201820172016
    1ENI (83)Assicurazioni Generali (59)Assicurazioni Generali (57)Exor Group (19)
    2Enel (89)Enel (83)Enel (84)Assicurazioni Generali (49)
    3Assicurazioni Generali (92)ENI (89)ENI (132)ENI (65)
    4Intesa San Paolo (315)Poste Italiane (304)Poste Italiane (285)Enel (78)
    5Poste Italiane (355)Intesa San Paolo (324)Intesa San Paolo (292)Intesa San Paolo (224)
    6Unicredit Group (435)Unicredit Group (402)Unicredit Group (328)Unicredit Group (300)
    7Telecom Italia (493)Poste Italiane (305)
    8Telecom Italia (404)
    9Unipol Group (491)
    La classifica delle aziende italiane presenti sulla lista Fortune Global 500
  • Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Usare i dividendi come spina dorsale di un portafoglio diversificato è una cosa meravigliosa. Tuttavia, i nuovi investitori potrebbero avere qualche domanda sui dividendi. Ma sapere cos’è un dividendo e come funzionano i dividendi è solo metà della battaglia, poiché sapere come utilizzare al meglio i dividendi può indirizzarvi verso la vera libertà finanziaria.

    Ecco una guida all’investimento dei dividendi che vi fornirà una comprensione di base di cosa sono i dividendi e vi aiuterà a creare la vostra strategia di portafoglio dei dividendi.

    Cos’è un dividendo?

    Un investimento azionario è, al suo interno, un credito sul flusso di cassa generato da un’azienda, o il denaro generato dall’azienda.

    Ci sono diversi modi per beneficiare di questi flussi di cassa: le due fonti principali sono l’aumento dei prezzi delle azioni dovuto alla crescita dell’attività, chiamato apprezzamento del capitale, e le distribuzioni di cassa finanziate dai flussi di cassa generati dall’attività. I dividendi sono una forma di distribuzione di cassa e rappresentano un ritorno tangibile che si può poi utilizzare per altri scopi.

    Una società che paga i dividendi è, in sostanza, l’emittente di un assegno ai propri azionisti con i profitti che genera. Per gli investitori che utilizzano un broker, che è la maggior parte degli investitori, quell’assegno sarà semplicemente un deposito che appare sul vostro estratto conto di intermediazione.

    I dividendi sono generalmente pagati agli azionisti a intervalli regolari, e il trimestrale è il momento più frequente negli Stati Uniti, mentre in Italia la maggior parte delle aziende paga annualmente (tipicamente a Maggio), anche se negli ultimi anni sta prendendo piede l’anticipo sul dividendo che fa diventare, sostanzialmente, il pagamento semestrale.

    In alcuni casi i dividendi possono essere pagati anche mensilmente e, in caso di operazioni straordinarie, anche una tantum.

    Per facilitare l’elaborazione dei dividendi, ci sono alcune date chiave da osservare, in particolare la data di stacco del dividendo, che è il primo giorno di negoziazione in cui il pagamento di un futuro dividendo non è incluso nel prezzo di un’azione. Dopo la data di stacco del dividendo, un’azione negozia come se avesse già pagato il dividendo. Se si acquista l’azione prima di tale data, si ottiene il dividendo. Se si acquista l’azione dopo la data di pagamento del dividendo, non si riceve il dividendo.

    Tutto questo può sembrare un po’ complicato in questo momento, ma dopo aver passato un po’ di tempo a capire i dividendi, vedrete che è abbastanza facile farsi un’idea. Nonostante la loro semplicità, tuttavia, possono avere un impatto enorme sulla vostra vita finanziaria.

    Un esempio del mondo reale vi sarà probabilmente d’aiuto in questo caso. ENI (BIT:ENI) paga i dividendi annualmente (a maggio) con anticipo nell’autunno precedente (tipicamente tra settembre e ottobre). Tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2019, le azioni della società sono scese di circa il 17%, mentre i dividendi sono rimasti pressapoco costanti, con un ritorno medio del 6% lordo annuo. Gli investitori che hanno preso quei dividendi ed hanno acquistato più azioni ENI (noto come reinvestimento) avrebbero ottenuto un guadagno nell’arco di 10 anni del 25%. Questo perché hanno acquistato azioni per tutto il tempo, aumentando il loro investimento con i dividendi ricevuti.

    I dividendi sono una buona cosa?

    Per alcuni investitori, i dividendi sono ottimi… per altri, i dividendi sono una seccatura. Alla fine, se pensate che i dividendi siano buoni o cattivi dipenderà davvero dal vostro approccio all’investimento e dal vostro temperamento. Ad esempio, alcuni investitori utilizzano i dividendi per integrare l’assegno della previdenza sociale durante il pensionamento. Tali investitori amano i dividendi. Altri investitori, quelli che vogliono evitare le tasse o che stanno ancora costruendo qualcosa appena partito, potrebbero preferire che una società reinvestisse tutto il suo contante nell’attività per stimolare livelli di crescita più elevati. Investitori come questi potrebbero considerare i dividendi uno spreco di denaro.

    Alcuni investitori potrebbero anche preferire che il denaro venga utilizzato per riacquistare azioni invece di pagare i dividendi. Il riacquisto di azioni è un altro modo in cui le aziende possono restituire denaro agli azionisti senza distribuire effettivamente il denaro agli azionisti. La partecipazione azionaria in una società è ripartita sul numero totale di azioni emesse da una società. Riducendo il numero di azioni in circolazione attraverso il riacquisto e successivo annullamento, l’azienda può distribuire gli utili su una base azionaria più piccola. Così a ogni azione viene assegnata una parte più grande dei guadagni della società, il che, a sua volta, aumenta la crescita degli utili per azione. Poiché gli utili sono un parametro fondamentale per la valutazione del successo dell’azienda da parte degli investitori, gli utili più elevati portano generalmente ad un aumento del prezzo delle azioni.

    Ad alcune aziende piace utilizzare i riacquisti di azioni perché non devono completare i riacquisti anche se li annunciano. Ciò offre una maggiore flessibilità nel caso in cui il contesto aziendale cambi. Gli investitori tendono a reagire male se il pagamento dei dividendi viene ridotto anche se un’azienda si trova ad affrontare tempi difficili.

    Come si decidono i dividendi?

    Al livello più elementare, l’amministratore delegato di una società presenta una raccomandazione al consiglio di amministrazione su quella che ritiene essere una politica dei dividendi appropriata. Spesso non c’è una politica pubblica specifica da seguire, ma solo la storia dei dividendi. Ma alcune società rendono pubblici i loro obiettivi in materia di dividendi. Ad esempio, alcune società si prefiggono una percentuale di utili o di flusso di cassa. Assicurazioni Generali, ad esempio, punta a tenere un payout compreso tra 55% e 65% del flusso di cassa, una misura che mostra quanto denaro potrebbe pagare se lo volesse. Detto questo, l’intento è quello di continuare a far crescere il dividendo insieme alla crescita della partnership, in modo che si aggiri intorno a quell’obiettivo nel tempo. Si dovrebbe verificare se una società ha una politica dichiarata, ma spesso si rimane bloccati con nient’altro che la storia.

    È importante notare che non è il CEO a prendere la decisione finale, ma il consiglio di amministrazione. Questo insieme di individui comprende i rappresentanti eletti degli azionisti. Essi sono effettivamente il capo del CEO e hanno l’ultima parola su questioni chiave, incluso come dovrebbero essere utilizzati i profitti di una società. Così il consiglio di amministrazione prende il consiglio del CEO, lo discute e vota su quello che ritiene che il dividendo dovrebbe essere. I tipi di questioni che un consiglio di amministrazione può prendere in considerazione includono, ma non si limitano a: la redditività della società, la liquidità disponibile, la leva finanziaria e le future esigenze di capitale.

    Una questione chiave da tenere a mente in questo caso è che, mentre i guadagni di una società sono una considerazione importante in questo processo, i dividendi in realtà escono dal flusso di cassa. I guadagni sono una misura contabile dettata da un insieme standard di regole che cercano di legare i ricavi e i guadagni a specifici periodi di tempo. Il denaro che entra ed esce dall’azienda, o flusso di cassa, non funziona allo stesso modo. Per esempio, un grande investimento di capitale come un camion (è giusto un esempio) sarà pagato al momento dell’acquisto, riducendo la liquidità che un’azienda ha il giorno dell’acquisto. Ma a fini di guadagno, il costo sarà ripartito su tutta la vita utile del camion, dal momento che ogni trimestre viene usato un po’ di più. Questo si chiama deprezzamento (ammortamento in Italia), e non ha alcun impatto sul flusso di cassa, ma può essere un problema notevole per i guadagni.

    Dal momento che i dividendi sono pagati dalla cassa di una società e hanno un impatto sulla liquidità, con un impatto minimo o nullo sugli utili, il rendiconto finanziario è il luogo in cui si riflette il pagamento dei dividendi. Questo rendiconto finanziario tiene traccia della liquidità che entra ed esce dalla società in un determinato periodo di tempo. Tornando all’esempio del camion di cui sopra, i guadagni di un’azienda possono essere abbassati dalle spese di ammortamento per quella spesa per anni, ma la liquidità che entra ed esce dall’azienda non ne risente perché il denaro è già stato speso. Quindi la liquidità che un’azienda ha a disposizione può in realtà essere maggiore in un determinato periodo rispetto ai guadagni che l’azienda dichiara. Questo aiuta a spiegare come un’azienda possa pagare più dividendi di quanto guadagna, dal momento che gli oneri non monetari, come l’ammortamento, possono ridurre i guadagni, pur avendo un impatto minimo o nullo sulla liquidità che un’azienda sta generando.

    In fin dei conti, il rendiconto finanziario è più vicino a come si potrebbe guardare alle proprie finanze. Mentre il conto economico è importante, il rendiconto finanziario è il modo migliore per vedere se un’azienda può effettivamente permettersi il dividendo che sta pagando.

    Alcune date dei dividendi

    Ci sono alcuni importanti problemi di elaborazione quando si tratta di dividendi, in gran parte legati alla tempistica. La prima è la data di dichiarazione, ovvero quando una società annuncia al mercato i propri piani di dividendo. In questa dichiarazione, oltre all’importo effettivo dei dividendi, viene riportata la data di registrazione, la data di stacco e la data di pagamento. Per comprendere questo processo, può essere utile guardare a un esempio reale.

    Il 31 ottobre 2018, la ExxonMobil ha pubblicato un comunicato stampa che informa gli investitori ed il pubblico della sua intenzione di pagare un dividendo del quarto trimestre di 0,82 dollari per azione. Il comunicato stampa era la dichiarazione del dividendo. Oltre all’importo, la società ha anche comunicato che il dividendo sarebbe stato pagato il 10 dicembre agli azionisti di riferimento a partire dal 13 novembre. La data di pagamento è il giorno in cui gli azionisti riceveranno il dividendo. La data di registrazione è effettivamente il giorno in cui la società fa la lista di tutti i suoi azionisti.

    L’unica data che non è stata inclusa nel comunicato è la data di stacco della cedola, che è generalmente due giorni lavorativi prima della data di registrazione per tenere conto del tempo necessario per liquidare le transazioni azionarie (in questo caso, la data dell’ex dividendo era il 9 novembre a causa di un fine settimana). Questa data non era nel comunicato stampa, ma è stata riportata sul sito web della società. Acquistate le azioni prima di tale data e avrete diritto al dividendo; acquistate dopo la data di registrazione e il precedente proprietario riceverà il dividendo. In effetti, la data di scadenza è la data specifica in cui le azioni saranno scambiate senza il dividendo incluso nel prezzo.

    Per la maggior parte degli investitori, in particolare per quelli con una visione a lungo termine, queste date non saranno un problema troppo grande. Tuttavia, se state cercando di acquistare un’azione, potreste voler ricontrollare le date per ogni evenienza. Preferireste ricevere un dividendo piuttosto che perderlo di un giorno o due perché avete procrastinato.

    Alcuni investitori, nel frattempo, tentano di catturare i dividendi investendo intorno a queste date. La distribuzione dei dividendi è una strategia in cui gli investitori detengono le azioni solo per un periodo di tempo sufficiente a ricevere l’esborso prima di passare ad un’altra azione. In questo modo, l’investitore può investire in molte azioni con gli stessi soldi e “catturare” più dividendi. Anche se questa sembra una grande idea, è complicata e richiede tempo.

    C’è un’altra tecnicità che complica l’approccio di cattura dei dividendi: I dividendi sono tecnicamente un ritorno di utili non distribuiti (una voce di bilancio). Come tale, il prezzo delle azioni dovrebbe logicamente scendere di un importo pari all’ammontare del dividendo una volta raggiunta la data di stacco del dividendo. C’è anche il rischio che il prezzo del titolo possa essere mosso da notizie o eventi aziendali nel mercato più ampio durante il periodo di detenzione. In questo modo si genererà un reddito dal dividendo che si incassa, ma si potrebbe finire con una perdita di capitale di compensazione quando si vendono le azioni. È molto probabile che il beneficio netto sarà inferiore a quanto si potrebbe sperare, e quindi la maggior parte degli investitori non dovrebbe essere coinvolta nella distribuzione dei dividendi.

    Alcune metriche chiave per i dividendi

    Ora che avete le date importanti da tenere a mente, vorrete capire alcune delle metriche chiave che vedrete nella ricerca dei titoli a dividendo. La più importante è il dividend yield. Questo viene generato prendendo il pagamento del dividendo più recente e moltiplicandolo per la frequenza dei dividendi (quante volte all’anno il dividendo viene pagato) e poi dividendo per il prezzo corrente delle azioni.

    Più alto è il rendimento, meglio è per la maggior parte degli investitori di reddito, ma solo fino a un certo punto. Rendimenti anormalmente elevati possono indicare livelli di rischio più elevati. Un buon punto di riferimento per gli investitori è quello di confrontare il rendimento di un’azione con quello dell’indice S&P 500 per capire se è alto o basso, poiché le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo. I rendimenti dovrebbero anche essere confrontati con quelli dei diretti concorrenti per avere un’idea di quanto sia alto o basso il rendimento, dato che alcuni settori tendono ad offrire rendimenti più alti di altri. Si noti che alcuni servizi di dati forniranno un rendimento da dividendo trailing, che prende i dividendi storici che sono stati pagati (di solito negli ultimi 12 mesi) invece di guardare il dividendo corrente e moltiplicare per la frequenza.

    Un’altra metrica su cui gli investitori si concentrano è il payout ratio. Questo può essere ricavato prendendo il dividendo e dividendo per l’utile per azione della società. Anche se i dividendi non vengono pagati con i guadagni, questo dà un’idea di quanto facilmente una società può permettersi il suo dividendo. Più basso è il payout ratio, meglio è, con coefficienti superiori al 100% meritevoli di ulteriore ricerca (si noti che alcuni settori, come i fondi di investimento immobiliare, hanno quasi sempre payout ratio superiori al 100% a causa delle pesanti spese di ammortamento). Questo dato può essere calcolato in diversi periodi di tempo, ma di solito viene considerato trimestralmente, nell’arco dei 12 mesi successivi, o annualmente.

    Alcuni investitori considerano anche il rendimento sul prezzo di acquisto. Si calcola il rendimento sul prezzo di acquisto prendendo il dividendo corrente per azione e dividendolo per il costo medio per azione. Questo è un numero che, ovviamente, è specifico per ogni singolo investitore. È il più appropriato per gli investitori che hanno posseduto un’azione che paga il dividendo per un periodo di tempo molto lungo e per coloro che hanno utilizzato la media del costo del dollaro per creare la loro posizione. Ad esempio, se si fosse acquistata Microsoft Corporation il primo giorno lavorativo del 1995 per 26,95 dollari (il prezzo più alto di quel giorno), il dividendo era uno scarso 0,32 dollari per azione all’anno, fornendo agli investitori un rendimento da dividendo di circa l’1,2%. Alla fine del 2018, il dividendo era cresciuto fino a 1,68 dollari per azione all’anno. Questo è un rendimento sul prezzo di acquisto del 6,2%.

    Con quale frequenza vengono pagati i dividendi?

    Il dividend yield e il payout ratio portano un elemento di tempo nella discussione sui dividendi. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle aziende paga quattro dividendi all’anno, o uno ogni trimestre. Questa, tuttavia, è solo un’opzione. Alcune società, come Realty Income, un fondo di investimento immobiliare, pagano i dividendi mensilmente (Non ci sono troppi dividendi mensili, il che è un peccato, dato che gli assegni dei dividendi di queste società finiscono per imitare da vicino una normale busta paga, semplificando così il processo di budgeting per gli investitori).

    Altre pagano due volte all’anno, o semestralmente. Un esempio è la Disney, che paga a gennaio e luglio. Molte aziende europee, invece, pagano solo due volte all’anno, con un piccolo acconto seguito da un pagamento “finale” più grande. La maggior parte delle aziende statunitensi paga lo stesso importo ogni volta. Alcune aziende pagano solo una volta all’anno, come la Cintas, che tende ad aspettare fino alla fine dell’anno solare per pagare il suo dividendo annuale.

    Per calcolare correttamente il rendimento dei dividendi e i rapporti di pagamento di queste società, è necessario prendere in considerazione la frequenza dei dividendi. Si noti che alcuni servizi di dati non riescono a fare questo passo, portando a dati errati. Per questo motivo si dovrebbe sempre andare sul sito web di una società per ricontrollare le statistiche sui dividendi che sembrano inusuali.

    C’è anche un’altra cosa da tenere a mente. A volte le aziende pagano dividendi speciali. Si tratta di pagamenti che vengono effettuati al di fuori del loro tipico schema dei dividendi. Un esempio è la “nostra” FCA (Fiat) che ha pagato un dividendo straordinario nel 2019 a seguito della cessione di Magneti Marelli e, se andrà in porto l’unione con PSA, ne pagherà un altro nel 2021. Tali dividendi non dovrebbero essere considerati nel rapporto di rendimento o di pagamento, in quanto si tratta di eventi insoliti. Detto questo, alcune società hanno una storia di pagamenti di dividendi speciali su base regolare.

    Non tutti i dividendi sono pagati in contanti

    A complicare ulteriormente le cose, non sempre i dividendi vengono pagati in contanti. A volte una società paga un dividendo azionario, attraverso il quale emette per ogni investitore ulteriori azioni della società. Un grande esempio è quello di Azimut, che per qualche anno ha pagato una parte in contanti e una parte con l’emissione di nuove azioni. Il vantaggio netto per gli investitori è che il numero di azioni che possiedono aumenta nel tempo.

    Altre volte, lo spin-off avviene tramite un dividendo azionario in una nuova società. Questo accade quando una società dà agli azionisti azioni appena create in una delle sue divisioni operative in modo da poter rompere la divisione come propria società pubblica. Uno degli esempi classici di questo è stata la scissione del 1984 di AT&T, amorevolmente chiamata Ma Bell, in una società a lunga distanza con lo stesso nome e sette cosiddette Baby Bells. I Baby Bells erano proprietari delle compagnie telefoniche locali che servivano varie regioni degli Stati Uniti. Per ogni 10 azioni di AT&T, gli investitori ricevevano una quota di ciascuna delle sette compagnie telefoniche regionali. Questa mossa ha portato la AT&T da una società a otto.

    Detto questo, i dividendi azionari non sono generalmente la norma, anche se un piccolo numero di società ha una lunga storia di pagamenti regolari di dividendi azionari.

    Cos’è una riduzione dei dividendi?

    Finora tutto bene, ma i dividendi non sempre salgono. A volte, quando un’azienda ha problemi finanziari, deve tagliare i dividendi. Gli investitori di solito non amano i tagli dei dividendi, come si è detto, e vendono le aziende che tagliano o che ritengono possano tagliare. Per questo motivo è necessario usare cautela quando si guardano le aziende con alti rendimenti e alti rapporti di payout, in quanto entrambi potrebbero essere un segno che il dividendo attuale non è sostenibile.

    Detto questo, alcune aziende hanno dividendi variabili, quindi ci si aspetta che i loro dividendi vadano su e giù nel tempo. I cambiamenti dei dividendi in aziende come questa devono essere considerati in modo diverso perché la politica dei dividendi è spesso più importante del pagamento dei dividendi. La già citata Generali è un buon esempio in questo caso. L’azienda non ha caso ha comunicato un range da 55% a 65%, poiché in questo range può “giocare” cercando di far registrare sempre una crescita del dividendo. Ma se gli utili dell’azienda un anno dovessero crollare (e il 2020 con il Covid-19 può essere un ottimo esempio)? Ovviamente se Generali terrà fede alla politica di Payout il dividendo che distribuirà sarà minore rispetto all’anno precedente.

    Il motivo è molto vicino e la causa è la medesima (il Covid-19) per Intesa San Paolo che ha deciso (su consiglio della BCE) di non staccare dividendi nel 2020, su utili del 2019, per mantenere in cassa quanta più liquidità possibile e affrontare adeguatamente il virus e la crisi seguente. Intesa San Paolo è sempre stata una buona pagatrice di dividendi e chi ha acquistato l’azione con questo solo intento potrebbe essere rimasto spiazzato.

    Cos’è un DRIP?

    Un acronimo che sentirete spesso associare ai dividendi è DRIP, che sta per piano di reinvestimento dei dividendi. Molte aziende consentono di acquistare azioni direttamente da loro e di utilizzare i dividendi per acquistare automaticamente ulteriori azioni nel tempo. A volte le aziende offrono incentivi per questo, come ad esempio prezzi di reinvestimento leggermente al di sotto del mercato, e di solito queste transazioni non incorrono in commissioni di intermediazione. Alcune società richiedono l’acquisto di azioni da terzi e il trasferimento delle azioni al piano della società. Il grosso problema in questo caso, tuttavia, è che si utilizza il dividendo per acquistare altre azioni. In pratica si tratta di una ripartizione degli acquisti nel tempo.

    Questo è un servizio che molti broker offrono oggi gratuitamente (senza l’incentivo di prezzi inferiori al mercato). Così si può spesso fare la stessa cosa senza la necessità di aprire e monitorare più conti con diverse società, che è quello che vi rimarrebbe se vi iscriveste a più piani DRIP sponsorizzati da più società. Se volete mantenere la vostra vita il più semplice possibile, chiedete al vostro broker se offre il reinvestimento gratuito dei dividendi.

    Questo servizio in Italia ancora non è diffuso, non lo offre praticamente nessuno, ma ciò non esclude che potrebbe essere “fatto in casa” con il riacquisto di azioni dell’azienda che ha distribuito il dividendo.

    Cosa sono i re dei dividendi, gli aristocratici, i campioni, gli sfidanti e i contendenti?

    L’investimento su dividendi è una cosa importante e gli investitori hanno iniziato a usare termini brevi per descrivere le società che investono in dividendi.

    Re, Aristocratici, Campioni, Sfidanti e Concorrenti sono alcuni dei termini “da conoscere” con cui vorrai essere pratico. Ognuno di essi rappresenta una diversa serie di escursioni annuali dei dividendi:

    Nome dell’azionePerformance
    Dividend Kings50+ anni di aumenti sui dividendi
    Dividend Aristocrats25+ anni di aumenti
    Dividend Champions20+ anni di incremento
    Dividend ChallengersDai 10 ai 20 anni di aumento
    Dividend Achievers10+ ma meno di 20 anni
    Dividend ContendersDai 5 ai 9 anni di aumenti
    Nomi e traguardi sull’aumento costante del valore dei dividendi per un’azienda

    Tutti questi termini sono associati a chi paga i dividendi da lungo tempo. Alcune sono liste formali gestite da società come Standard & Poor’s (e utilizzate per creare prodotti d’investimento come i fondi negoziati in borsa o gli ETF), mentre altre sono liste informali gestite da volontari e disponibili gratuitamente su siti web.

    Liste come queste sono un ottimo punto di partenza per la ricerca di azioni con dividendi, dal momento che le aziende con una lunga storia di dividendi crescenti hanno dimostrato di dare un valore elevato alla ricompensa degli investitori.

    Cos’è un dividend trap?

    Un dividend trap è l’ennesimo termine che si sente dire per descrivere un titolo a dividendo, solo che questo non è affatto positivo. In sostanza, un dividend trap è un’azione con un alto rendimento sostenuta da un dividendo che sembra insostenibile. Un buon esempio è quello delle telecomunicazioni rurali Frontier Communications (NASDAQ:FTR). Nel 2017, l’azienda ha pagato quattro dividendi trimestrali di 0,60 dollari per azione, nonostante il fatto che per tutto il tempo ha sanguinato inchiostro rosso. In assenza di utili, il suo indice di copertura dei dividendi era in realtà negativo. La sua attività era in difficoltà da tempo sotto il peso del peggioramento dei risultati finanziari e del pesante carico di debito lasciato dalle acquisizioni.

    La società ha finito per eliminare il dividendo nel 2018. Tuttavia, con il progredire del 2017, il dividend yield è passato da circa il 10% a un incredibile 50%, mentre il titolo è sceso da oltre 50 dollari per azione a circa 6,75 dollari. Un rendimento del 10% è elevato e merita una maggiore attenzione, in particolare in una società con un alto livello di leva finanziaria. Ma un rendimento del 50% è completamente ridicolo (il mercato azionario stava inviando un segnale d’allarme molto forte). Prima di saltare su un grosso dividendo, assicuratevi di fare una piccola ricerca per assicurarvi che l’alto rendimento non sia il risultato di problemi finanziari materiali e, altrettanto importante, un’alta probabilità di un taglio dei dividendi. Volete fare del vostro meglio per evitare trappole per i dividendi come Frontier.

    I dividendi vi dicono qualcosa sulla valutazione?

    Spesso gli investitori guardano il rapporto prezzo/utile per vedere se un’azione è scambiata a basso costo o ricca. Il P/E è solo il prezzo diviso per i guadagni, proprio come il rendimento di un dividendo è semplicemente il pagamento di un dividendo diviso per il prezzo dell’azione. Sono entrambe misure relative. P/E ti dice quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro che un’azienda guadagna, e il dividend yield, approssimativamente, ti dice il livello di generazione di reddito che gli investitori si aspettano da un’azienda nel tempo.

    A dire il vero, il P/E e il dividend yield non ti dicono molto sulla valutazione. Tuttavia, quando li si confronta con la storia di una società o con un gruppo più ampio (come un indice o i benchmark del settore diretto), si possono iniziare a vedere i modelli di valutazione.

    Ad esempio, il dividendo di Hormel Foods ha raggiunto un picco superiore al 2% alla fine del 2017, verso la fascia alta del range di rendimento storico dell’azienda. Il suo P/E all’epoca era di circa 19, essendo sceso da oltre 30 all’inizio del 2016. In sostanza, il dividend yield stava raccontando una storia simile al rapporto P/E.

    Di solito ci sono ragioni per cui le aziende commerciano con valutazioni basse; in questo caso, uno spostamento delle abitudini di acquisto dei consumatori verso il cibo fresco rispetto al cibo preconfezionato che dominava il portafoglio di Hormel aveva spaventato Wall Street. Ma per gli investitori a lungo termine, un elevato rendimento relativo dei dividendi può essere un’opportunità di acquisto. Hormel, per riferimento, ha iniziato a spostare il suo business mix attraverso acquisizioni che hanno aumentato la sua scala in categorie fresche, in particolare nella gastronomia. Alla fine del 2018, il rendimento di Hormel era pari a circa l’1,8% e il P/E era tornato a circa 22.

    Imposte sui dividendi: Lo Zio Sam riceve il suo obolo

    Nessuna discussione sui dividendi sarebbe completa senza menzionare le tasse. Il governo vuole ottenere il dovuto di questi pagamenti. Riceverete dei moduli fiscali dal vostro broker o dal vostro piano DRIP che descrivono i dividendi che avete ricevuto in un determinato anno e che devono essere inclusi nel vostro reddito quando fate le tasse.

    Detto questo, le leggi fiscali cambiano nel tempo, quindi l’aliquota fiscale che pagherete sul reddito da dividendi varierà. I dividendi spesso ricevono un trattamento fiscale preferenziale. Tutti i dividendi, invece, non sono creati allo stesso modo. Alcune società includono la restituzione del capitale nei loro dividendi. Tali dividendi sono considerati un ritorno di una parte del vostro investimento originale e non vengono tassati quando li ricevete. Riducono la vostra base di costo al momento della vendita, aumentando così le vostre plusvalenze (che è la differenza tra ciò che avete pagato per un investimento e ciò per cui lo avete venduto, supponendo che abbiate realizzato un profitto sulla transazione).

    Altre società, in particolare i trust di investimento immobiliare, sono strutturati come entità passanti, perché passano gran parte del loro reddito agli investitori in cambio di evitare la tassazione a livello aziendale. La maggior parte, se non tutti i dividendi che pagano sono trattati come reddito regolare, proprio come il vostro stipendio. Questi tipi di dividendi sono spesso indicati come non qualificati.

    I dividendi qualificati, invece, sono la norma. Questo tipo di dividendi viene pagato dalla maggior parte delle società statunitensi e viene tassato ad aliquote speciali.

    Le tasse sono un argomento complesso, ed è necessario consultare un commercialista per una discussione approfondita. Ma state certi che dovete far sapere allo Zio Sam dei vostri dividendi.

    Le tasse sui dividendi in Italia

    Nel paragrafo precedente abbiamo generalizzato e fatto particolarmente riferimento al mercato americano (ed è corretto così considerando che si tratta della piazza maggiore al mondo), ma per chi volesse investire solo in Italia è importante sapere che la tassazione sui dividendi è uguale a quella sulle plusvalenze e cioè il 26%.

    In pratica, se avete in portafoglio 2.000 azioni ENI che pagano 0,86 euro / anno avrete un ritorno lordo di 1.720 euro, ma al netto ne rimarranno 1.445. Che voi abbiate adottato una gestione amministrata o una gestione autonoma della tassazione, i dividendi vengono bloccati alla fonte, quindi il vostro istituto di credito vi aggiungerà 2 voci al vostro estratto conto:

    1. Pagamento del dividendo Italia di 1.720 euro
    2. Tassa su Dividendo Italia -275 euro
  • Bankitalia SpA, la Banca d’Italia è pubblica

    Bankitalia SpA, la Banca d’Italia è pubblica

    Nell’ultimo articolo, nel quale parlavamo dei guadagni della BCE, segnalavamo come la composizione della Banca d’Italia fosse fatta da aziende private.

    Questa la lista completa della composizione alla Banca d’Italia in questo momento:

    BancaQuote% QuoteVoti
    Intesa Sanpaolo S.p.A.9103530,3450%50
    UniCredit S.p.A.6634222,1140%50
    Assicurazioni Generali S.p.A.190006,3333%42
    Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A.186026,2007%41
    INPS150005,0000%34
    Banca Carige S.p.A. – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia118693,9563%27
    Banca Nazionale del Lavoro S.p.A.85002,8333%21
    Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.75002,5000%19
    Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A.63002,1000%16
    Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A.60942,0313%16
    Cassa di Risparmio di Firenze S.p.A.56561,8853%15
    Fondiaria – SAI S.p.A.40001,3333%12
    Allianz Società per Azioni40001,3333%12
    Banco Popolare s.c.36681,2227%11
    Cassa di Risparmio del Veneto S.p.A.36101,2033%11
    Cassa di Risparmio di Asti S.p.A.28000,9333%9
    Cassa di Risparmio di Venezia S.p.A.26260,8753%9
    Banca delle Marche S.p.A.24590,8197%8
    INAIL20000,6667%8
    Milano Assicurazioni20000,6667%8
    Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia S.p.A. (CARIFVG S.P.A.)18690,6230%7
    Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia S.p.A.11260,3753%6
    Casse di Risparmio dell’Umbria S.p.A.11060,3687%6
    Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A.9490,3163%5
    Banca di Legnano S.p.A.8730,2910%5
    Cassa di Risparmio di Ravenna S.p.A.7690,2563%5
    Banca Regionale Europea S.p.A.7590,2530%5
    Cassa di Risparmio di Fossano S.p.A.7500,2500%5
    Banca Popolare di Vicenza S.c.p.A.6870,2290%5
    Cassa di Risparmio di Cesena S.p.A.6750,2250%5
    Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno S.p.A.6530,2177%5
    Cassa di Risparmio di S. Miniato S.p.A.6520,2173%5
    Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna S.p.A.6050,2017%5
    Banca Carime S.p.A.5000,1667%5
    Società Reale Mutua Assicurazioni5000,1667%5
    Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana S.p.A.4800,1600%4
    Banca CARIM – Cassa di Risparmio di Rimini S.p.A.3930,1310%3
    Cassa di Risparmio di Bolzano S.p.A.3770,1257%3
    Cassa di Risparmio di Bra S.p.A.3290,1097%3
    Cassa di Risparmio di Cento S.p.A.3110,1037%3
    CARISPAQ – Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila S.p.A.3000,1000%3
    Cassa di Risparmio della Spezia S.p.A.2660,0887%2
    Cassa di Risparmio della Provincia di Viterbo S.p.A.2510,0837%2
    Cassa di Risparmio di Orvieto S.p.A.2370,0790%2
    Banca Cassa di Risparmio di Savigliano S.p.A.2000,0667%2
    Cassa di Risparmio di Volterra S.p.A.1940,0647%1
    Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti S.p.A.1510,0503%1
    Banca Popolare dell’Emilia Romagna S.c.1300,0433%1
    Cassa di Risparmio di Fermo S.p.A.1300,0433%1
    Cassa di Risparmio di Savona S.p.A.1230,0410%1
    TERCAS – Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo S.p.A.1150,0383%1
    Cassa di Risparmio di Civitavecchia S.p.A.1110,0370%1
    Credito Valtellinese S.c.1010,0337%1
    Cassa di Risparmio di Carrara S.p.A.1010,0337%1
    CARILO – Cassa di Risparmio di Loreto S.p.A.1000,0333%1
    Cassa di Risparmio della Repubblica di S. Marino S.p.A.360,0120%
    Banca CARIPE S.p.A.80,0027%
    Banca Monte Parma S.p.A.80,0027%
    Cassa di Risparmio di Rieti S.p.A.80,0027%
    Cassa di Risparmio di Saluzzo S.p.A.40,0013%
    Banca del Monte di Lucca S.p.A.20,0007%

    Faccio questo articolo perché mi è stato chiesto che senso ha avere delle aziende private nella composizione della Banca Centrale Nazionale se poi queste non prendono parte ai guadagni in pari parte in base alla quota. E qualcuno mi ha segnalato un post di Grillo che nel 2005 parlava di Bankitalia SpA.

    Innanzitutto va detto che tutte le banche e i gruppi bancari prendono parte a questa composizione, nessuna esclusa, come si vede dalla lista stessa.

    Nonostante prendano parte alla composizione, queste banche:

    • Non prendono parte al profitto se non in piccolissima parte, come visto nell’altro articolo lo 0,0013%, corrispondente a 15.600 €
    • Non decidono il direttivo della Banca di Via Nazionale che è a nomina pubblica
    • Non possono scambiare quote se non su indicazione del direttivo della Banca centrale (che come abbiamo visto è a nomina pubblica) per modifiche della composizione delle banche stesse, come fusioni, fallimenti, ecc

    Che guadagno hanno le banche? Nessuno, infatti gli AD di vari istituti hanno più volte espresso il desiderio di uscire da questa composizione e poter riavere i propri soldi in base alla percentuale, come chiesto da Passera (Intesa San Paolo) qualche anno fa, prima di diventare ministro:

    La quota Bankitalia? La venderemmo… Abbiamo fatto di tutto per venderla. Non ci possono dire che ce la teniamo stretta.

    Le banche sono obbligate a essere presenti nella composizione. Inoltre c’è anche una questione storica che risale all’unione dell’Italia. Infatti, prima di riunificare la Nazione, ogni Stato aveva una propria banca che emetteva moneta; questi enti erano:

    • Banca Nazionale di Torino (la banca del Regno Sabaudo)
    • Due banche in Toscana
    • Banca di Napoli
    • Banca Romana
    • Banco di Sicilia

    Nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia e la presa di Roma, queste erano le banche in grado di emettere moneta. Non venne creata immediatamente l’attuale Zecca d’Oro anche per una questione logistica, appunto per non spostare soldi dal nord al sud Italia.

    Oltre a tali banche c’erano anche altri istituti privati e con lo spostamento della capitale d’Italia a Roma furono fatti molti investimenti nella città, creando una bolla speculativa che trascinò nel baratro la finanza del Bel Paese; molti istituti ebbero problemi e tra queste ci fu la Banca Romana la quale, per uscire dalla crisi, decise autonomamente, senza comunicarlo al governo, di stampare nuovo conio. Addirittura, l’ex Banca Vaticana fece due filiere stampando due serie di monete con lo stesso numero, a tutti gli effetti emise soldi falsi. Questo creò uno scandalo che costrinse alle dimissioni di Giolitti, allora capo del governo.

    Per ovviare a questi problemi furono riuniti gli istituti e nacque la Banca d’Italia. Appunto, una banca pubblica che era composta da privati. Con il tempo, man mano, entrarono all’interno della composizione di Bankitalia tutte le banche italiane.

    Sull’argomento se ne sono occupati in tanti, ma quello che voglio segnalare è questo video di LeFouReloaded, molto esplicativo.

  • I guadagni della BCE dove vanno?

    I guadagni della BCE dove vanno?

    Beppe Grillo ha fatto una campagna elettorale basato sui guadagni delle banche e dei banchieri. Non voglio entrare sul merito dei banchieri ma su quello delle banche. La tesi più volte proposta è quella del signoraggio bancario, basato sulla stampa della moneta e della banconota, fatta dalla BCE.

    Il comico ha chiesto più volte che fosse lo Stato a poter emettere moneta (sovranità monetaria), e non una Banca centrale.

    Prima di iniziare, però, bisogna fare delle doverose premesse:

    • La BCE si occupa della stampa delle banconote
    • La moneta viene stampata dalla zecca dei vari Stati
    • Bisogna sottolineare cosa è il signoraggio

    Grazie ai primi due punti già si può notare come ciò che viene detto da Grillo, e sostenuto da qualche ignorante, viene smentito. Infatti non è la sola BCE a stampare soldi, anche le Nazioni hanno un ruolo attivo, anche se minoritario. La zecca dello Stato, per esempio, produce le monetine che abbiamo nei nostri portafogli, ovviamente non può produrne a proprio piacimento, essendo in un sistema monetario condiviso, ma deve seguire delle indicazioni date dall’Europa.

    Sul terzo punto, cioè quello del cosa è il signoraggio monetario, facciamo un paragrafetto, prendo in esame solo la BCE, ma è lo stesso anche per le banche centrali nazionali (BCN). Quando la Banca Centrale Europea crea banconote, questa ha un costo di produzione: facciamo per esempio che per stampare una singola banconota da 5€ la BCE paghi 0,1€, ovviamente il prodotto di questo lavoro ha valore nominale di 5€, quindi un guadagno di 4,9€ e questo è un reddito dato dal signoraggio, in pratica un guadagno per chi stampa. La banca poi presta questi soldi alle banche private (o agli enti che ne avessero bisogno) che corrispondono, per questo prestito, un interesse dello 0,75% (in questo momento questo è il tasso dei prestiti BCE). Quindi, la banca centrale, a fronte di un costo (per esempio) di 0,1 € ha un guadagno di 4,9€ + 0,75% annuo sul valore nominale, quindi dopo il primo anno ha un guadagno di 4,9 + 0,0375 = 4,9375€ per ogni banconota da 5€ emessa.

    La tesi dei complottisti è che questo è un chiaro vantaggio per la BCE e che i soldi sono dello Stato, quindi dei cittadini che compongono questo Stato. In questo caso, la tesi è che questo guadagno è dell’Europa e quindi andrebbe distribuito agli Europei.

    Qui veniamo alla domanda principale di questo articolo, cioè: i guadagni della BCE a chi vanno a finire? Chi beneficia dell’attività della BCE? In questa domanda non ci mettiamo solo i guadagni da signoraggio, ma anche quelli dati dalle varie attività. Cioè, sono i banchieri e i proprietari della BCE a guadagnarci? E noi stiamo assistendo in silenzio a tutto questo?

    La BCE è di proprietà, al 100%, delle BCN, quindi ogni banca centrale ha un pezzetto di BCE. La BCE è come se fosse una società per azioni, ma queste azioni sono in mano delle varie banche centrali nazionali. Quindi i guadagni della BCE vanno ai propri azionisti, agli istituti centrali che in Italia si chiama Banca d’Italia.

    Precisamente, queste sono le 5 BCN più pesanti all’interno del board della BCE:

    • Deutsche Bundesbank con 18,94%
    • Bank of England con 14,52%
    • Banque de France con 14,22%
    • Banca d’Italia con 12,5%
    • Banco de España con 8,30%

    In pratica i primi 5 paesi d’Europa possiedono il 68,5% della BCE. Ovviamente queste percentuali non sono messe lì a caso, ma è quanto ogni Stato ha versato nel momento della formazione della Banca Centrale Europea o quando gli è stato richiesto, ne consegue che se l’Italia ha il 12,5% della proprietà della BCE avrà diritto alla stessa percentuale sugli utili della banca.

    Quindi, ricapitolando, il signoraggio, così come tutte le altre attività della BCE producono un “fatturato”, a questo bisogna togliere le spese sostenute (219 milioni di euro nel 2012), come i funzionari (sul peso di queste spese ne parleremo in altro articolo) e la gestione delle strutture, rimane quindi un utile che viene spartito tra gli “azionisti” in base al peso di ognuno all’interno del board.

    In realtà solo il 46% dell’utile viene suddiviso, poiché il restante rimane a disposizione di una riserva della BCE, in pratica viene riutilizzato per continuare le attività della banca, o viene utilizzato per le spese. Il bilancio 2012 della BCE parla di utile di 2.164 milioni di euro (1.894 milioni nel 2011), di questi:

    • 219 milioni sono state spese attive
    • 947 milioni sono rimasti nelle riserve e saranno utilizzati come prestiti (un caso è per esempio quello di Cipro)
    • 998 milioni sono stati invece distribuiti. All’Italia, di questi soldi son toccati quasi 125 milioni di euro.

    I malpensanti, però, staranno già pensando che la Banca d’Italia è una SpA di proprietà delle varie banche private. E questo è anche vero, ma gli utili della BCN, almeno qui nel Bel Paese, sono versati in gran parte nelle casse dello Stato. Per esempio, come si evince dal bilancio 2011 dell’istituto (uso il 2011 poiché il bilancio 2012 sarà presentato a fine maggio 2013), il malloppo recuperato dalla banca (1.129.175.577 di euro) è stato così suddiviso:

    • alle riserve ordinarie e straordinarie (quindi rimasti all’interno della Banca d’Italia): 39,999% – 451.670.230
    • alle banche private, azioniste della BCN: 0,0013% – 15.600
    • allo Stato il restante 59,999% – 677.489.747

    Sì, avete letto bene, i privati hanno percepito 15.600 euro. In pratica tutte insieme potrebbero acquistare una Fiat Grande Punto (e nemmeno full optional).

    Insomma, il reddito utile della BCE passa, in parte, alla banca centrale italiana la quale distribuisce una minima parte, rafforza le riserve e poi versa il resto allo Stato. Quest’ultimo, con quei soldi in ingresso, ci paga normali attività (pensioni, stipendi, interessi sul debito pubblico, ecc), quindi sostanzialmente, accorciando il giro, la ricchezza creata (anche) grazie al signoraggio viene ridistribuita tra la popolazione, o va a pagare servizi utili per i cittadini.

    Le riserve che rimangono in pancia servono per poter finanziare regioni (nel caso di Bankitalia) o Stati (nel caso della BCE) in dissesto e per garantire i cittadini (come i depositi sotto i 100 mila euro che in Italia sono garantiti anche in caso di fallimento dello Stato o di una banca). Tra le altre cose le varie BCN devono anche fare i conti con dei debiti nascosti, dei quali abbiamo già parlato e i quali producono fuoriuscita di interessi annualmente.

    In tutto ciò, le banche private sbandierate da alcuni politici e da complottisti, sono proprietarie della Banca d’Italia con queste percentuali:

    • Intesa Sanpaolo S.p.A. – 30,3%
    • UniCredito Italiano S.p.A. – 22,1%
    • Assicurazioni Generali S.p.A. – 6,3%
    • Cassa di Risparmio in Bologna S.p.A. – 6,2%
    • INPS – 5,0%
    • Banca Carige S.p.A. – 4,0%
    • Banca Nazionale del Lavoro S.p.A. – 2,8%
    • Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. – 2,5%
    • Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A. – 2,1%
    • Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. – 2,0%

    Ma, come abbiamo visto, non hanno alcun diritto a eventuali dividendi e in compenso, nel malaugurato caso di bilancio negativo della Banca d’Italia, potrebbero essere costrette a finanziare il debito.