Azione: Unilever (AMS:UNA, LON:ULVR, NYSE:UN, UNA.AS, ULVR.L)

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Unilever

Unilever è il brand di due società gemelle, Unilever PLC (con sede a Londra) e Unilever NV (con sede a Rotterdam), che sono le holding di oltre 500 aziende in tutto il mondo impegnate nella produzione e vendita di saponi, alimenti e altri prodotti per il consumo domestico. I consigli di amministrazione delle due società sono identici per quanto riguarda i membri, e gli accordi reciproci equalizzano i dividendi sul capitale ordinario, cosicché le società, anche se in apparenza doppie, sono di fatto unitarie.

La moderna Unilever discende principalmente da tre società fondate nel XIX secolo. In Olanda la famiglia Jurgens era nel settore caseario da circa 50 anni quando nel 1854 due fratelli, Anton e Johannes, costituirono una società di persone, la Gebroeders Jurgens, a Oss e iniziarono a concentrarsi sull’esportazione di burro, soprattutto in Gran Bretagna. La forte richiesta di burro sempre più costoso, tuttavia, portò l’azienda nel 1871 ad iniziare la produzione della margarina di nuova invenzione. Nel frattempo, un’altra famiglia di Oss, i Van den Berghs, si era affermata a metà del secolo scorso nel commercio del burro e, negli anni Settanta del XIX secolo, iniziò a produrre anche la margarina.

Nel decennio successivo, nel 1885, in Gran Bretagna, William Hesketh Lever (poi Visconte Leverhulme), insieme al fratello James Darcy Lever, fondò la Lever Brothers per la produzione e la vendita di sapone. Fu il primo a commercializzare la saponetta confezionata a base di sego e olii vegetali e di semi di cotone e, cosa ancora più importante, introdusse una pubblicità energica, con slogan e campagne pubblicitarie a premio.

Le tre aziende sono cresciute a ritmo serrato, espandendo le loro attività nell’Europa continentale e oltreoceano, e i fratelli Jurgens e Van den Berghs si sono estesi in Gran Bretagna e in altre parti del mondo. Con la prima guerra mondiale gli inglesi producevano anche la margarina, e gli olandesi producevano anche il sapone, poiché entrambi i prodotti erano realizzati con oli e grassi simili.

Nel 1927 le due aziende olandesi si fusero per formare la Margarine Unie NV nei Paesi Bassi e la Margarine Union Limited in Gran Bretagna, si unirono con amministratori comuni e unificarono i dividendi e i valori del capitale. Nel 1928 furono introdotti altri importanti produttori europei di oli, saponi e margarine. Infine, nel 1929, la Lever Brothers e le sue consociate entrarono a far parte del gruppo e le società gemelle furono rinominate Unilever.

Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, Unilever iniziò a produrre detersivi e altri prodotti sintetici. Negli anni ’80 l’azienda ha intrapreso un programma di diversificazione più ambizioso con l’acquisto (1986) di Chesebrough-Pond’s, Inc. e di altri produttori di prodotti per la cura della persona. Unilever è stata uno dei principali produttori di profumi e cosmetici con l’acquisto di Calvin Klein, Inc., Faberge Inc. ed Elizabeth Arden nel 1989. Il gruppo di cosmetici che ne è scaturito, Unilever Cosmetics International, è stato venduto nel 2005. L’azienda ha venduto le sue specialità chimiche nel 1997 per concentrarsi sulle linee di prodotti di consumo e per la casa.

La grande maggioranza delle vendite di Unilever riguarda prodotti per la casa come saponi e detergenti, margarine, grassi da cucina, condimenti per insalate, gelati, prodotti per l’igiene personale (dentifrici, lacche per capelli, deodoranti), alimenti confezionati e trasformati e bevande. L’acquisizione da 20 miliardi di dollari della società Bestfoods, con sede nel New Jersey, nel 2000 ha reso Unilever una delle più grandi aziende alimentari del mondo. Le vendite di Unilever hanno sede principalmente in Europa, seguita dal Nord America.

Chi sono le persone chiave alla Unilever?

Paul Polman è amministratore delegato di Unilever dal gennaio 2009. Graeme Pitkethly è Chief Financial Officer. Tra le altre figure chiave della società vi sono Amanda Sourry (Presidente della divisione Foods di Unilever), Nitin Paranjpe (Presidente, Assistenza domiciliare), Kevin Havelock (Presidente, Rinfresco) e Alan Jope (Presidente, Assistenza personale).

Quali sono gli ultimi sviluppi di Unilever?

Nel 2017 c’è stata l’offerta a sorpresa, da 143 miliardi di dollari, della società alimentare statunitense Kraft Heinz Co per Unilever. L’azienda ha rifiutato fermamente l’offerta e ha fatto diverse acquisizioni in quell’anno, tra cui quella del produttore di condimenti americano Sir Kensington’s; le marche di prodotti per la cura della persona e della casa di Quala; il marchio di cosmetici Hourglass; e il business delle tisane biologiche Pukka Herbs. Poi, alla fine del 2017, Unilever ha accettato di vendere la sua margarina e diffonde il suo business a KKR per 6,83 miliardi di euro, al fine di concentrarsi su prodotti a crescita più rapida.

Al netto delle acquisizioni di quell’anno, nei risultati finanziari dell’intero anno 2017, Unilever ha registrato un aumento del 2,2% del fatturato a 50,7 miliardi di euro, con una crescita di base delle vendite del 3,5%. La società ha inoltre registrato un aumento di 110 punti base del margine operativo annuale sottostante al 17,5% e un aumento del 9% dell’utile ante imposte a 8,1 miliardi di euro.

Dove è quotata Unilever?

Le azioni Unilever sono quotate al London Stock Exchange (LSE), all’Euronext Amsterdam e al New York Stock Exchange (NYSE). Le azioni sono un componente dell’indice FTSE 100.

  • Azioni difensive, quali e cosa sono

    Azioni difensive, quali e cosa sono

    Qualche tempo fa, in previsione dell’uscita dalla pandemia da Covid 19, avevamo parlato delle azioni cicliche, cioè azioni che tendono a essere soggette all’andamento del mercato, quindi a crescere nei momenti di espansione economica e deprimersi nei momenti di contrazione economica.

    Ma esiste anche l’altro lato della medaglia, cioè le azioni difensive (o anche conosciute come azioni non cicliche), cioè titoli che sono poco influenzate dal ciclo economico e hanno una buona performance, distribuendo dividendi, anche nei momenti di crisi economica, come per esempio una Stagflazione.

    Un’azione difensiva è quindi un titolo azionario è un’azione che ben performa indipendentemente dallo stato di salute dei mercati azionari. Attenzione a non confondere le azioni difensive con le azioni della difesa, che invece sono titoli di aziende impegnate in ambito militare.

    Caratteristiche delle azioni difensive

    Iniziamo quindi a comprendere quali caratteristiche deve avere un’azione per essere considerata difensiva. Innanzitutto deve avere un core business che è necessario 365 giorni l’anno, sia con la neve, con la guerra o con il sole. Per esempio, anche durante una guerra, le persone devono mangiare e curarsi, tali azioni rientrano quindi a pieno titolo nei difensivi.

    Inoltre è bene che un’azione difensiva non subisca eccessivamente la volatilità e che distribuisca dividendi costanti, ancora meglio se tra gli aristocratici dei dividendi, cioè azioni che ogni anno aumentano la loro cedola.

    Giusto per citare qualche nome: la francese Carrefour, le americane Procter & Gamble e Coca Cola oppure legate a vizi che non verranno meno con una crisi, come il fumo e quindi Philip Morris International o Altria. Questi sono solo alcuni esempi.

    C’è anche un parametro che indica quelle che sono azioni tipicamente più difensive, o quantomeno che vengono influenzate meno dalla volatilità ed è l’indicatore beta. Le azioni difensive hanno solitamente beta minore di 1, spesso addirittura minore di 0,5. Per meglio comprendere, se il mercato scende del 4% e un’azione ha un beta di 0,25 vuol dire che è scesa solo dell’1%. Lo stesso dicasi però al contrario, quindi se il mercato sale del 4% con beta 0,25 l’azione sarà salita solo dell’1%.

    Mix del portafoglio con azioni difensive

    Per le caratteristiche intrinseche delle azioni difensive, appare molto evidente come una percentuale di tali titoli dovrebbe sempre essere presente all’interno di ogni portafoglio. E qualora si andasse verso un periodo di forte stress sui mercati, i titoli difensivi dovrebbero essere qualcosa in più di qualche azione.

    Naturalmente nel momento in cui si esce da una crisi, quindi il mercato è fortemente espansivo, ci si affiderà molto di più ai titoli ciclici e meno ai difensivi.

    I mercati che possono rientrare tra i titoli difensivi

    Passiamo quindi ad analizzare i mercati che potrebbero rientrare tra i titoli difensivi. Per farlo immaginate a cosa avrete bisogno a prescindere dalla vostra situazione economica. A noi vengono in mente:

    Le abbiamo inserite in quello che per noi è l’ordine di importanza, poiché di vitto e alloggio avremo sempre e comunque necessità, della salute anche, ma in taluni casi alcune spese, in caso di crisi economica, potrebbero essere rimandate (benché sia meglio di no). Se abbiamo animali in casa è certo che dovremo alimentarli, ma possiamo dare i nostri scarti piuttosto che acquistare i cibi appositi. Prodotti per l’igiene sono fondamentali, ma in caso di necessità basta acqua e un sapone e non sono necessari prodotti supplementari su cui l’intero mercato fa business. Dell’energia c’è necessità, ma in caso di crisi ci si può limitare con l’uso (pensiamo per esempio alle richieste da parte dei governi, negli anni ’70 durante la crisi energetica, per ridurre la temperatura in casa e fare a meno di ciò che non è strettamente necessario). Infine il tabacco, che è un vizio ma in caso di grave crisi economica siamo certi che qualcuno smetterà di fumare.

    Anche se parzialmente derogabili, comunque queste spese accompagnano la vita di ognuno di noi e, tipicamente, a meno che la crisi economica non sia veramente devastante, tipicamente ci curiamo poco delle spese su queste categorie.

    Le azioni difensive, una breve lista

    Dopo aver sviscerato i mercati che sono zeppi di azioni difensive, andiamo a fare qualche nome, in questa lista di azioni difensive.

    Per fare questa lista abbiamo cercato di mixare azioni provenienti da vari mercati, principalmente americano ed europeo (compresa Svizzera e UK), inoltre abbiamo guardato solo alle aziende con un beta minore di 1 (poco volatili) ed essendo i risultati moltissimi, abbiamo limitato la lista a quelle con la capitalizzazione più alta. Ovviamente tutte queste azioni provengono dalle industrie di cui abbiamo già parlato.

    AzioneSettoreSede
    Abbott Laboratories
    (NYSE:ABT)
    SaluteUSA
    AbbVie
    (NYSE:ABBV)
    SaluteUSA
    Ahold Delhaize
    (AMS:AD)
    RetailOlanda
    Alexandria Real Estate
    (NYSE:ARE)
    Real EstateUSA
    Altria Group
    (NYSE:MO)
    TabaccoUSA
    Amgen
    (NASDAQ:AMGN)
    BioTechUSA
    Archer-Daniels-Midland
    (NYSE:ADM)
    AlimentareUSA
    AstraZeneca
    (LON:AZN)
    SaluteGran Bretagna
    Beiersdorf Aktiengesellschaft
    (ETR:BEI)
    IgieneGermania
    Biogen
    (NASDAQ:BIIB)
    SaluteUSA
    Bristol-Myers Squibb
    (NYSE:BMY)
    BiofarmaceuticaUSA
    British American Tobacco
    (LON:BATS)
    TabaccoGran Bretagna
    Carl Zeiss Meditec
    (ETR:AFX)
    SaluteGermania
    Carrefour
    (EPA:CA)
    RetailFrancia
    Cellnex Telecom
    (BME:CLNX)
    TelecomunicazioniSpagna
    Church & Dwight
    (NYSE:CHD)
    Prodotti per la casaUSA
    Clorox Company
    (NYSE:CLX)
    Igiene / Aliment.USA
    Coca Cola
    (NYSE:KO)
    BevandeUSA
    Colgate-Palmolive
    (NYSE:CL)
    IgieneUSA
    Coloplast
    (CPH:COLO-B)
    SaluteDanimarca
    CVS Health
    (NYSE:CVS)
    SaluteUSA
    Danone
    (EPA:BN)
    AlimentareFrancia
    Diageo
    (LON:DGE)
    BevandeGran Bretagna
    Digital Realty Trust
    (NYSE:DLR)
    Real EstateUSA
    DSM – Koninklijke DSM
    (AMS:DSM)
    SaluteOlanda
    Duke Energy
    (NYSE:DUK)
    EnergiaUSA
    E.ON
    (ETR:EOAN)
    EnergiaGermania
    Eli Lilly
    (NYSE:LLY)
    SaluteUSA
    EnBW Energie
    (FRA:EBK)
    EnergiaGermania
    Endesa
    (BME:ELE)
    EnergiaSpagna
    Enel
    (BIT:ENEL)
    EnergiaItalia
    Equity Residential
    (NYSE:EQR)
    Real EstateUSA
    EssilorLuxottica
    (EPA:EL)
    Occhiali / VistaFrancia / Italia
    Fresenius Medical Care
    (ETR:FME)
    SaluteGermania
    GlaxoSmithKline
    (LON:GSK)
    SaluteGran Bretagna
    Heineken
    (AMS:HEIA)
    BevandeOlanda
    Hormel Foods
    (NYSE:HRL)
    AlimentareUSA
    Infrastrutture Wireless Italiane
    (BIT:INW)
    TelecomunicazioniItalia
    Johnson & Johnson
    (NYSE:JNJ)
    SaluteUSA
    Kellogg
    (NYSE:K)
    AlimentareUSA
    Keurig Dr Pepper
    (NASDAQ:KDP)
    BevandeUSA
    Kimberly-Clark
    (NYSE:KMB)
    IgieneUSA
    L’Oreal
    (EPA:OR)
    IgieneFrancia
    Lindt & Spruengli
    (SWX:LISP)
    AlimentareSvizzera
    Medtronic
    (NYSE:MDT)
    SaluteIrlanda
    Merck KGaA
    (ETR:MRK)
    SaluteGermania
    Mondelez International
    (NASDAQ:MDLZ)
    AlimentareUSA
    National Grid
    (LON:NG)
    EnergiaGran Bretagna
    Nestlé
    (SWX:NESN)
    AlimentareSvizzera
    Novo Nordisk
    (CPH:NOVO-B)
    SaluteDanimarca
    Ørsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    EnergiaDanimarca
    PepsiCo
    (NASDAQ:PEP)
    BevandeUSA
    Pernod Ricard
    (EPA:RI)
    BevandeFrancia
    Philip Morris International
    (NYSE:PM)
    TabaccoUSA
    Pfizer
    (NYSE:PFE)
    SaluteUSA
    Procter & Gamble
    (NYSE:PG)
    IgieneUSA
    Prologis
    (NYSE:PLD)
    Real EstateUSA
    Realty Income
    (NYSE:O)
    Real EstateUSA
    Reckitt Benckiser
    (LON:RKT)
    Prodotti per la casaGran Bretagna
    Recordati
    (BIT:REC)
    SaluteItalia
    Roche Holding
    (SWX:RO)
    SaluteSvizzera
    RWE
    (ETR:RWE)
    EnergiaGermania
    Sanofi
    (EPA:SAN)
    SaluteFrancia
    Sartorius Stedim Biotech
    (EPA:DIM)
    BiotechFrancia
    Siemens Healthineers
    (ETR:SHL)
    SaluteGermania
    Terna Rete Elettrica Naz.
    (BIT:TRN)
    EnergiaItalia
    Tesco
    (LON:TSCO)
    RetailGran Bretagna
    Tyson Foods
    (NYSE:TSN)
    AlimentareUSA
    Unilever
    (LON:ULVR)
    Food / IgieneUK / Olanda
    Vertex Pharmaceuticals
    (NASDAQ:VRTX)
    SaluteUSA
    Vonovia
    (FRA:VNA)
    Real EstateGermania
    Walmart
    (NYSE:WMT)
    RetailUSA
    Lista aziende difensive
  • Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.

    Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.

    Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.

    Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.

    Azienda / AzioneMarketCap
    (milioni di $)
    Settore / Core business
    Unilever
    LON: ULVR
    $ 153.281Prodotti personali
    Astrazeneca
    LON: AZN
    $ 139.904Farmaceutici
    Hsbc Holdings
    LON: HSBA
    $ 126.602Banche
    Diageo
    LON: DGE
    $ 104.903Distillati e vini
    GlaxoSmithKline
    LON: GSK
    $ 92.581Farmaceutici
    British American Tobacco
    LON: BATS
    $ 84.788Tabacco
    BP
    LON: BP
    $ 84.670Energetici
    Reckitt Benckiser Group
    LON: RKT
    $ 63.553Prodotti personali
    London Stock Exchange
    LON: LSEG
    $ 56.907Borse / Scambio valori
    Prudential
    LON: PRU
    $ 55.163Assicurativo
    Glencore
    LON: GLEN
    $ 54.004Carbone
    Vodafone Group
    LON: VOD
    $ 53.063Telecomunicazioni
    Anglo American
    LON: AAL
    $ 52.534Minerali
    Relx
    LON: REL
    $ 50.024Servizi di informazione professionale
    National Grid
    LON: NG
    $ 44.664Energetici
    Lloyds Banking Group
    LON: LLOY
    $ 44.528Banche
    Barclays
    LON: BARC
    $ 41.159Banche
    Compass Group
    LON: CPG
    $ 38.748Ristoranti e Bar
    Experian
    LON: EXPN
    $ 35.230Finanziario
    Rio Tinto
    LON: RIO
    $ 34.576Minerali
    Natwest Group
    LON: NWG
    $ 31.395Banche
    Ashtead Group
    LON: AHT
    $ 28.649Attrezzature commerciali
    Ferguson
    LON: FERG
    $ 28.142Attrezzi per le costruzioni
    Antofagasta
    LON: ANTO
    $ 25.405Minerali
    Associated British Foods
    LON: ABF
    $ 25.187Food
    Scottish Mortgage Investment Trust
    LON: SMT
    $ 24.724Finanziario
    Tesco
    LON: TSCO
    $ 23.461Supermercati
    Bae Systems
    LON: BA
    $ 22.526Aerospazio e difesa
    BT Group
    LON: BT.A
    $ 22.428Telecomunicazioni
    Standard Chartered
    LON: STAN
    $ 22.344Banche
    Legal & General
    LON: LGEN
    $ 22.325Servizi di investimento
    Aviva
    LON: AV
    $ 21.718Assicurativo
    Ocado Group
    LON: OCDO
    $ 21.408Tech
    Scottish and Southern Energy
    LON: SSE
    $ 20.998Energetici
    Imperial Brands
    LON: IMB
    $ 19.526Tabacco
    Smith & Nephew
    LON: SN
    $ 19.043Sistemi medici
    3I Group
    LON: III
    $ 17.050Servizi di investimento & Fund Operators
    Segro
    LON: SGRO
    $ 16.547REITs
    WPP
    LON: WPP
    $ 16.257Advertising & Marketing
    Aveva Group
    LON: AVV
    $ 14.457Tech
    Next
    LON: NXT
    $ 14.329Rivenditori
    International Consolidated Airlines
    LON: IAG
    $ 13.925Aerei
    Persimmon
    LON: PSN
    $ 13.801Costruttore residenziali
    Entain
    LON: ENT
    $ 13.679Casino & Gaming
    Intertek
    LON: ITRK
    $ 13.671Certificazioni
    Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna

    Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.

    Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.

  • Le 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo

    Le 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo

    Quanti marchi conoscete del mercato del food? Provate a elencarne una decina, ecco molto probabilmente almeno la metà di quelle che avete nominato sono da ricondurre a una delle 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo.

    Una ricerca di Oxfam (Organizzazione mondiale contro la povertà) qualche anno fa metteva in risalto come il 70% del cibo venduto nel mondo sia da ricondurre alle 10 multinazionali più grandi (attraverso circa 500 brand differenti), quindi a quelle che vedremo a breve.

    La ricerca è un po’ datata e da allora vari marchi hanno cambiato casacca, con cessioni e aggregazioni importanti, quindi non è assolutamente detto che la percentuale sia ancora del 70%; ma è indubbio che queste 10 multinazionali controllino la gran parte del mercato alimentare, qualsiasi sia la % del market share.

    Quali sono le aziende più grandi nel mercato alimentare?

    Si possono già notare dall’immagine di apertura, ma le mettiamo qui in risalto con relativa capitalizzazione e ticker.

    AziendaTickerCapitalizzazione
    Nestle SASWX: NESN295 mlrd CHF
    The Coca-Cola CompanyNYSE: KO227 mlrd $
    PepsiCoNASDAQ: PEP199 mlrd $
    Unilever NVAMS: UNA134 mlrd €
    Mondelēz InternationalNASDAQ: MDLZ82,22 mlrd $
    General MillsNYSE: GIS36,68 mlrd $
    DanoneEPA: BN36,31 mlrd €
    Mars35 mlrd $
    Kellogg CompanyNYSE: K21,74 mlrd $
    Associated British FoodsLON: ABF16,77 mlrd £
    Le 10 multinazionali del cibo più grandi nel mondo

    Come si può notare tra le prime 4 multinazionali più grandi nel mercato alimentare ci sono due europee (Nestlé e Unilever) e due americane, concorrenti tra di loro (Coca Cola e PepsiCo).

    Queste quattro staccano nettamente la quinta, Mondelēz International, che a sua volta stacca il gruppo che segue.

    Tra le prime 10 multinazionali ce n’è solo una che non è quotata e si tratta dell’americana Mars.

    Da quando è stata fatta questa lista da parte di Oxfarm (2014) abbiamo anche assistito alla fusione di Kraft ed Heinz per creare la Kraft Heinz Company (NASDAQ: KHC) che è una multinazionale con quasi 40 miliardi di capitalizzazione e che quindi si inserirebbe, a pieno diritto, a metà classifica di questo ranking.

    Nestle SA

    Chi non conosce Nestlé? Pensate di acquistare pochi prodotti da questa multinazionale? Ecco alcuni brand che potreste avere in casa:

    • Nescafé
    • Nespresso
    • Acqua Panna
    • Acqua Vera
    • Levissima
    • San Pellegrino
    • Nestea
    • Nesquik
    • Buitoni
    • Motta gelati
    • Fruttolo
    • Nidina
    • Purina
    • Orion
    • Lion

    Questo giusto per citarne alcuni, perché la lista di brand di proprietà di Nestlé è molto più grande.

    Si tratta di una multinazionale con sede in Svizzera e, vista la vicinanza con il Bel Paese, ha tantissimi interessi in Italia. Ma il suo dominio si estende in tutto il mondo, coprendo praticamente tutto il globo.

    La capitalizzazione attuale di 295 miliardi di franchi svizzeri, portati in dollari, la farebbe salire a 322 miliardi di dollari, e con questo market cap si nota decisamente la differenza dalla seconda, Coca Cola, che si ferma a “soli” 227 miliardi di dollari.

    The Coca-Cola Company

    Chi non conosce l’americana Coca Cola? Iniziamo il paragrafo allo stesso modo di come abbiamo fatto con Nestlé, e quindi non vi stupirete se vi dicessimo che oltre all’omonima bevanda gassata c’è molto di più in questo brand.

    Ecco una breve lista di marchi di proprietà di Coca Cola:

    • Adez
    • Burn
    • Fanta
    • FuzeTea
    • Kinley
    • Lilia
    • Nestea
    • Powerade
    • Sprite

    Considerate che Wikipedia EN, per elencare tutti i brand della Coca Cola, ha creato una pagina apposita, poiché lo spazio all’interno della pagina ufficiale sarebbe stato troppo grande. Lo stesso ha fatto la Coca Cola sul suo profilo HBC.

    PepsiCO

    Abbastanza allineata alla Coca Cola, anche come scelte di prodotti per differenziare il portafoglio, PepsiCo ha un gran mercato soprattutto negli Stati Uniti d’America.

    In Europa è presente con meno brand e questa è una lista dei maggiori:

    • Pepsi
    • 7up
    • Lays
    • Gatorade
    • Quaker
    • Lipton
    • Tropicana
    • Looza
    • Walkers

    Unilever NV

    Società olandese che ha decine di brand di fama mondiale. Anche noi in Italia usiamo molti di questi brand:

    • Algida
    • Eldorado
    • Toseroni
    • Bertolli
    • Calvé
    • Flora
    • Knorr

    Inoltre una parte del fatturato di Unilever viene fatto attraverso prodotti legati al mercato della pulizia, come Cif, Coccolino, Svelto, ecc.

    Mondelēz International

    Mai sentito parlare di Mondelēz International? Sì, avete ragione, il brand della capogruppo è poco conosciuto, ma vediamo se conoscete qualcuno dei brand che possiede:

    • Cipster
    • Fattorie Osella
    • Fonzies
    • Hag
    • Halls
    • Mikado
    • Milka
    • Oreo
    • Philadelphia
    • Ritz
    • Saiwa
    • Sottilette
    • Toblerone
    • Tuc
    • Yonkers
    • Vitasnella

    Vi dicono per caso qualcosa?

    In conclusione

    Ci fermiamo ai primi 5 brand, tralasciando i 5 successivi, ma fidatevi che potremmo continuare così, elencando centinaia di brand di uso quotidiano che certamente avete in casa; e questi brand appartengono, in vari modi, a queste 10 multinazionali.

    Giusto come esempi: l’ultima della lista, Associated British Foods, in Italia ha Twinings e un’altra ventina di brand; Danone è presente con Mellin e in passato ha avuto Galbani (oggi Lactalis), Peroni (oggi Anheuser-Busch InBev) e Star (oggi GBfoods). Come si può notare esistono altri conglomerati che non entrano tra le prime 10 ma che si spartiscono altre fette di mercato.

    Tralasciando poi i brand per cui queste 10 multinazionali fanno solo una parte di lavoro. Per esempio, tra i brand con cui lavora, Coca Cola ha la “nostra” Campari, società indipendente e quotata in borsa; per l’azienda di Sesto San Giovanni la Coca Cola fa solo una parte di distribuzione.

    Questo esempio, però, è emblematico per capire come queste multinazionali hanno al proprio interno centinaia di brand e facciano fatturato anche con parte dei brand che non sono di loro proprietà.

  • Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Parlare di Dividendi Aristocratici in un anno come il 2020, cioè con la pandemia di Covid in atto e con le aziende che per far fronte alle esigenze di liquidità cercano di tenere più cassa possibile è un esercizio non semplice.

    Eppure c’è una ristretta cerchia di titoli che continua a far parte di questa Elite e che, anche nel 2020, hanno continuato ad aumentare i propri dividendi.

    Cosa sono i Dividendi Aristocratici?

    Per far parte di questa ristretta lista bisogna soddisfare 3 criteri fondamentali:

    1. Far parte dell’S&P 500
    2. Avere un trackrecord di aumenti dei dividendi almeno per 25 anni
    3. Avere una dimensione e una liquidità soddisfacente

    Il punto 3 in realtà è quasi sempre soddisfatto perché le regole di grandezza e di liquidità sono già soddisfatte per rientrare nell’indice di Standard & Poor’s.

    Azioni con Dividendi Aristocratici

    La lista, per ovvi motivi, deve essere continuamente aggiornata e questa fa riferimento a ottobre del 2020, con la lista di titoli appartenenti alla classe dei dividendi aristocratici.

    TitoloTicket
    3M CompanyMMM
    A.O. SmithAOS
    Abbott LaboratoriesABT
    AbbVie Inc.ABBV
    AflacAFL
    Air Products & Chemicals IncAPD
    Albemarle CorporationALB
    Amcor plcAMCR
    Archer Daniels MidlandADM
    AT&TT
    Atmos EnergyATO
    Automatic Data ProcessingADP
    Becton DickinsonBDX
    Brown-Forman (Class B shares)BF-B
    Cardinal Health Inc.CAH
    Caterpillar Inc.CAT
    Chevron Corp.CVX
    Chubb LimitedCB
    Cincinnati Financial CorpCINF
    Cintas CorpCTAS
    The Clorox CompanyCLX
    Coca-Cola CoKO
    Colgate-PalmoliveCL
    Consolidated Edison IncED
    Dover CorpDOV
    Ecolab IncECL
    Emerson ElectricEMR
    Essex Property TrustESS
    Expeditors International of WashingtonEXPD
    Exxon Mobil CorpXOM
    Federal Realty Investment TrustFRT
    Franklin ResourcesBEN
    General DynamicsGD
    Genuine Parts CompanyGPC
    Hormel Foods CorpHRL
    Illinois Tool WorksITW
    Johnson & JohnsonJNJ
    Kimberly-ClarkKMB
    Leggett & PlattLEG
    Linde plcLIN
    Lowe’s Companies, Inc.LOW
    McCormick & CompanyMKC
    McDonald’sMCD
    MedtronicMDT
    NucorNUE
    PentairPNR
    People’s United FinancialPBCT
    PepsiCoPEP
    PPG IndustriesPPG
    Procter & GamblePG
    Raytheon TechnologiesRTX
    Realty IncomeO
    Roper TechnologiesROP
    S&P Global (formalmente McGraw Hill Financial, Inc.)SPGI
    Sherwin-WilliamsSHW
    Stanley Black & Decker Inc.SWK
    SyscoSYY
    T. Rowe PriceTROW
    Target CorporationTGT
    VF CorporationVFC
    Walgreens Boots AllianceWBA
    WalmartWMT
    W. W. GraingerGWW
    Lista di titolo appartenenti ai dividendi aristocratici

    Come si può facilmente notare, sono presenti titoli di colossi, come Coca Cola e McDonald’s e altri titoli meno conosciuti, soprattutto nel vecchio continente.

    Dividendi Aristocratici in Europa e in Italia

    Evidentemente se vogliamo trovare gli equivalenti dei dividend aristocratics americani in Europa, quindi i dividendi aristocratici europei, dobbiamo abbandonare qualche parametro, come per esempio la presenza nell’S&P 500 (che include solo titoli americani); inoltre, per allungare un po’ la lista e arrivare almeno a 30 titoli, abbassiamo la soglia del numero di anni di dividendo, portandola a 20.

    Quello che ne esce è il seguente quadro.

    AziendaPaeseTickerAnni di
    aumento
    Nestle SACHSWX:NESN61
    Unilever NVNLAMS:UNA54
    Muenchener Rueckvrschrng Gslchft AG MnchDEETR:MUV250
    Halma plcUKLON:HLMA42
    Total SAFREPA:FP38
    Groep Brussel Lambert NVBEEBR:GBLB34
    L’Oreal SAFREPA:OR32
    Danone SAFREPA:BN32
    Coloplast A/SDKCPH:COLO-B31
    Wolters KluwerNLAMS:WKL30
    Roche Holding Ltd. GenussscheineCHSWX:ROG30
    Spirax-Sarco Engineering plcUKLON:SPX29
    Diageo plcUKLON:DGE29
    Henkel AG & Co KGaADEETR:HEN329
    SAP SEDEETR:SAP28
    Croda International plcUKLON:CRDA28
    Koninklijke DSM N.V.NLAMS:DSM27
    Philips NVNLAMS:PHIA26
    Siemens AGDEETR:SIE26
    ASSA ABLOY ABSWSTO:ASSA-B25
    Red Electrica Corporacion SAESBME:REE25
    Novartis AGCHSWX:NOVN24
    Lindt & Sprüngli AGCHSWX:LISN24
    Novo Nordisk A/SDKCPH:NOVO-B23
    Fresenius Medical Care AG & Co. KGaADEETR:FME23
    Hermes International SCAFREPA:RMS22
    Sanofi SAFREPA:SAN21
    British American TabaccoUKLON:BATS20
    Lista dei dividendi aristocratici europei

    Come si può notare mancano completamente le aziende italiane. Benché tante aziende italiane distribuiscono dividendi, per motivi differenti, in questo momento nessuna azione ha un trackrecord di almeno 20 anni.

    Solo un paio di anni fa Milano Finanza aveva pubblicato la lista dei sacerdoti del dividendo nel quale si notava qualche titolo che puntava ai 20 anni:

    Dividendi aristocratici italiani

    Peccato che Atlantia già nel 2018 abbia diminuito la somma del dividendo, ERG l’abbia fatto nel 2017, Recordati non ha ancora tagliato ma si aspetta il saldo per il 2020 e Sol è l’unica ancora in pista, ma ha una capitalizzazione tale per cui non può essere aggiunta alla lista precedente.

    Insomma, la lista dei dividendi aristocratici italiani deve essere ancora costruita, ma serviranno anni.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext è la più grande borsa valori d’Europa e la sesta al mondo. È stata creata originariamente dalle fusioni delle borse di Amsterdam, Parigi e Bruxelles.

    Nel corso degli anni si è fusa con diverse altre borse, in particolare con la Borsa di New York, prima di essere acquisita dalla Borsa Intercontinentale.

    Nel 2014, Euronext è stata scorporata per tornare ad essere un’entità indipendente.

    Euronext ha quindi al proprio interno questi indici:

    • AEX di Amsterdam
    • BEL 20 di Bruxelles
    • CAC 40 di Parigi
    • PSI 20 di Lisbona
    • Euronext 100 blue-chip paneuropeo

    Euronext include inoltre le borse di Irlanda e di Oslo.

    Euronext 100

    All’interno di Euronext esiste quindi un indice che raccoglie le 100 azioni con maggiore capitalizzazione e più attivamente negoziati su Euronext.

    I componenti dell’indice Euronext 100 cambiano trimestralmente e questa è la lista a giugno del 2020.

    AziendaNazione
    ABN AmroOlanda
    AccorFrancia
    AdyenOlanda
    Aegon NVOlanda
    Ageas SABelgio
    Ahold DelhaizeOlanda
    Allied Irish Banks – AIBIrlanda
    Air LiquideFrancia
    Airbus GroupFrancia
    Akzo NobelOlanda
    AlstomFrancia
    AmundiFrancia
    Anheuser Busch InbevBelgio
    ArcelorMittalLussemburgo
    ArkemaFrancia
    ASML HoldingOlanda
    AtosFrancia
    AxaFrancia
    BiomerieuxFrancia
    BNP ParibasFrancia
    BouyguesFrancia
    Bureau VeritaFrancia
    CapgeminiFrancia
    CarrefourFrancia
    CovivioFrancia
    Crédit AgricoleFrancia
    Cement Roadstone Holdings – CRHIrlanda
    DanoneFrancia
    Dassault SystemesFrancia
    EdenredFrancia
    Energias de PortugalPortogallo
    EiffageFrancia
    Electricite de FranceFrancia
    EngieFrancia
    EssilorLuxotticaFrancia
    Etablissementen Franz ColruytBelgio
    Eurofins ScientificFrancia
    GalapagosOlanda
    Galp EnergiaPortogallo
    Groupe Bruxelles Lambert – GBLBelgio
    GecinaFrancia
    GetlinkFrancia
    Groupe SEBFrancia
    HeinekenOlanda
    IcadeFrancia
    ING GroepOlanda
    IpsenFrancia
    J MartinsPortogallo
    KBC BankBelgio
    KeringFrancia
    Kerry GroupIrlanda
    KingspanIrlanda
    KlepierreFrancia
    Koninklijke DSMOlanda
    Koninklijke KPNOlanda
    L’OréalFrancia
    LegrandFrancia
    LVMH Louis VuittonFrancia
    MichelinFrancia
    NatixisFrancia
    NN GroupOlanda
    OrangeFrancia
    OrpeaFrancia
    Pernod RicardFrancia
    PeugeotFrancia
    PhilipsOlanda
    ProximusBelgio
    PublicisFrancia
    RandstadOlanda
    RelxOlanda
    RenaultFrancia
    Royal Dutch ShellOlanda
    RyanairIrlanda
    SafranFrancia
    Saint GobainFrancia
    SanofiFrancia
    Sartorius StedimFrancia
    Schneider ElectricFrancia
    SCORFrancia
    SESFrancia
    Société GénéraleFrancia
    SodexoFrancia
    SolvayBelgio
    STMicroelectronicsFrancia / Italia
    SuezFrancia
    TechnipFMCFrancia
    TeleperformanceFrancia
    ThalesFrancia
    TotalFrancia
    Ubisoft EntertainmentFrancia
    UCBBelgio
    UmicoreBelgio
    UnileverOlanda
    ValeoFrancia
    Veolia EnvironnementFrancia
    VinciFrancia
    VivendiFrancia
    WFD Unibail RodamcoOlanda
    Wolters KluwerOlanda
    WorldlineFrancia
    Lista componenti Euronext 100 a giugno 2020
  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.

    Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.

    Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.

    Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.

    Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.

    Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.

    Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:

    • Lipton
    • Algida
    • Bertolli
    • Calvé
    • Knor
    • Cif
    • Coccolino
    • Svelto
    • Dove

    Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.

    Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.

    Da dove nasce la protesta?

    La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.

    A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.

    La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.

    La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.

    Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits

    Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.

    Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:

    Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni

    Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook

    Oppure la divisione americana di Honda che dice:

    Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo

    Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook

    Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:

    • Unilever
    • Coca Cola
    • Starbucks
    • Levi Strauss
    • Honda (divisione americana)
    • North Face
    • Patagonia
    • Mozilla
    • Upwork
    • Arc’teryx
    • Ben & Jerry’s
    • Beam Suntory
    • Dashlane
    • Eddie Bauer
    • Eileen Fisher
    • Hershey’s
    • JanSport
    • Magnolia Pictures
    • REI
    • Verizon

    Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.

    Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:

    • Ford
    • Adidas
    • HP
    • Lego
    • Microsoft

    Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.

    Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.

  • Azioni legate ai beni di consumo, cosa sapere per investire

    Azioni legate ai beni di consumo, cosa sapere per investire

    Le aziende del segmento dei beni di prima necessità sono tra i marchi più riconoscibili sul mercato azionario. Le loro attività sono relativamente facili da capire e la maggior parte degli investitori sono probabilmente clienti abituali di molte delle aziende dietro le azioni. Questi fattori rendono il settore un luogo attraente per prendere in considerazione l’acquisto di azioni individuali.

    Tuttavia, investire nello spazio dei beni di consumo di base comporta rischi specifici e compromessi che dovreste conoscere prima di aggiungerli al vostro portafoglio. Di seguito, daremo un’occhiata completa al segmento, dal settore più ampio fino ad alcuni interessanti modi per ottenere un’esposizione a questa importante parte dell’economia mondiale.

    Cos’è un titolo di base per i consumatori?

    I beni di consumo di base sono prodotti che tendono a figurare in cima alla lista della spesa di una persona. Si estendono a nicchie come il cibo, le bevande, la cura della casa e della persona e il tabacco. Questi prodotti sono chiamati “prodotti di base” per indicare che sono una parte essenziale del budget mensile della maggior parte dei consumatori. A differenza delle spese per le vacanze e per la ristrutturazione della casa, che possono essere rimandate durante i periodi di magra congiuntura economica, una famiglia tipica destina sempre denaro contante a generi di prima necessità come generi alimentari, igiene personale e prodotti per la pulizia della casa.

    I beni di prima necessità per i consumatori si differenziano dall’industria “discrezionale”, soprattutto a causa di questa priorità di spesa non negoziabile. La spesa discrezionale, come suggerisce il nome, comporta acquisti come l’intrattenimento e la ristorazione fuori casa, che sono suscettibili di ampie oscillazioni della domanda dei consumatori che seguono i cambiamenti dell’economia in generale. La domanda di cose come la carta igienica e lo shampoo, invece, non scompare quando arriva la recessione.

    I prodotti di base per i consumatori sono un buon investimento?

    Ci sono diverse caratteristiche che rendono i beni di consumo di base interessanti piattaforme per generare solidi ritorni di investimento a lungo termine. Come già detto, le aziende sono protette dalle oscillazioni della domanda a breve termine trainate dall’economia, e quindi tendono a crescere costantemente, indipendentemente dallo stato dell’economia. Ecco perché le azioni di questa nicchia sono talvolta definite “difensive” o “a prova di recessione”. Questa reputazione di affidabilità è rafforzata dal fatto che le azioni spesso pagano dividendi generosi che hanno una lunga storia di crescita ogni anno. Insieme alle sue vendite protette, il pagamento di dividendi in crescita può rendere una raccolta di beni di consumo una forza stabilizzante nel portafoglio di un investitore. Funzionano particolarmente bene come peso di bilanciamento rispetto alle azioni in crescita.

    Anche le preferenze dei consumatori sono simili in tutto il mondo, e questo significa che le aziende di successo in questo spazio hanno l’opportunità di beneficiare di enormi economie di scala. Il loro uso ripetitivo, nel frattempo, fornisce un flusso costante di domanda e la prospettiva di un profondo legame con i consumatori che può durare decenni. Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni dei marchi più preziosi del pianeta, come Coca-Cola, Colgate-Palmolive e Procter & Gamble’s (Pampers), siano tutti beni di prima necessità per i consumatori.

    A fini di investimento, le scorte di beni di consumo di base comprendono i produttori di questi beni, oltre ai distributori e alle catene di vendita al dettaglio che sostengono le loro attività.

    Informazioni sul settore

    I beni di consumo di base si estendono su sei settori:

    1. bevande (compresi birra e alcolici)
    2. alimenti freschi
    3. prodotti alimentari
    4. prodotti per la casa
    5. prodotti personali
    6. tabacco

    Insieme, essi costituiscono uno degli 11 principali gruppi industriali che compongono l’economia. A metà del 2019, le azioni di beni di consumo di base rappresentavano 3,6 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, collocandosi al sesto posto per dimensioni relative, dietro alle tecnologie informatiche (8,3 trilioni di dollari), finanziarie (7,1 trilioni di dollari), sanitarie (5,6 trilioni di dollari), discrezionali per i consumatori (5,4 trilioni di dollari) e dei servizi di comunicazione (4,6 trilioni di dollari).

    L’industria ha la reputazione di superare gli altri settori durante le prime fasi di rallentamento economico e di recessione. Al contrario, tende a ritardare altre parti dell’economia in periodi di forte crescita economica. Ciò avviene perché la natura difensiva di questi titoli attrae gli investitori durante i periodi di debolezza economica, mentre la gente si orienta maggiormente verso le imprese ad alta crescita durante i periodi di boom.

    Le principali tendenze che influenzano il settore sono i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, e i cambiamenti in questo caso richiedono alle aziende di lavorare costantemente per rimanere rilevanti. Un importante cambiamento recente è stato l’allontanamento da quelli che sono percepiti come ingredienti innaturali nei cibi e nelle bevande. Questo cambiamento della domanda ha fatto crescere marchi globali come la Diet Coke e ha costretto molte aziende dell’industria alimentare confezionata a riorganizzare il loro intero portafoglio. Un esempio ne è PepsiCo, che negli ultimi anni ha acquisito vari marchi di prodotti naturali.

    Metriche di investimento da conoscere

    Quando si investe in un’azione di beni di consumo di base, ci sono alcune importanti metriche che dovreste conoscere. Alcune di esse si applicano a produttori come Coca-Cola, mentre altre si applicano a rivenditori come Carrefour.

    Monitoraggio delle entrate

    In generale, le aziende di beni di prima necessità godono di tassi di crescita costanti ma non spettacolari se paragonati ad altri settori come il software e l’elettronica di consumo. Le metriche chiave da conoscere in questo settore sono le vendite organiche, le vendite nei negozi comparabili e la quota di mercato.

    Vendite organiche

    Le vendite organiche, a volte chiamate vendite di base, rappresentano la variazione dei ricavi rispetto al periodo dell’anno precedente, dopo aver contabilizzato questioni temporanee come le vendite o gli acquisti di marchi, i cambiamenti dei tassi di cambio e gli oneri non monetari. La crescita delle vendite inorganiche può essere fortemente influenzata nel breve termine dall’acquisto di un nuovo franchising, ma tali guadagni non hanno lo stesso valore di quando un’azienda riesce ad aumentare la domanda dei propri prodotti core.

    Due sono le principali tendenze di questa metrica: i volumi di vendita e i prezzi. In questo modo, le vendite organiche catturano la risonanza dei prodotti di un’azienda con i consumatori. Più alto è meglio, e gli investitori di solito cercano azioni che possano costantemente superare i concorrenti con un aumento equilibrato dei volumi e dei prezzi. Questo successo a lungo termine è indice di vantaggi competitivi duraturi. I tassi di vendita organici si applicano ai produttori di beni di consumo di base come Procter & Gamble.

    Vendite in punti vendita comparabili

    Questa metrica viene utilizzata dai rivenditori per esprimere la crescita annuale dopo l’adeguamento per l’apertura o la chiusura dei punti vendita. In questo modo, descrive lo slancio operativo fondamentale del business. Le vendite in punti vendita comparabili forti e in accelerazione, o comps, indicano che un’azienda sta attirando un forte traffico di clienti e si sta distinguendo in un settore della vendita al dettaglio competitivo.

    L’indebolimento dei comps, d’altra parte, implica sfide commerciali sempre più impegnative.

    Quota di mercato

    Questa metrica si riferisce alla percentuale delle vendite complessive di un settore che un’azienda è responsabile di consegnare in un determinato periodo. È insolito vedere i produttori di beni di prima necessità mantenere posizioni dominanti sul mercato di oltre il 30% o più dell’industria globale per prodotti come dentifricio, pannolini o bibite gassate. Questo posizionamento è prezioso per molte ragioni. Si traduce in maggiori profitti ed è più facile da difendere dalle minacce della concorrenza, ad esempio. Un posizionamento del marchio leader rende più facile assicurare molto spazio sugli scaffali anche presso i rivenditori. Le aziende di beni di consumo di base puntano sempre a far crescere le vendite a un ritmo più veloce rispetto al settore più ampio, aumentando così la quota di mercato nel tempo.

    Profitti e ritorni

    Le migliori aziende di beni di prima necessità per il settore dei beni di consumo sono leader di mercato grazie ai loro marchi di valore, alle loro ampie basi di vendita e alla loro efficiente struttura operativa. Quando si giudica il potere reddituale di queste aziende, le due metriche chiave da conoscere sono il margine di profitto lordo e il margine di profitto operativo.

    Margine di profitto lordo

    Il margine lordo è ciò che rimane dopo che un’azienda paga i costi iniziali di produzione e distribuzione del suo prodotto. Agli investitori piace vedere un margine che è sia superiore a quello dei concorrenti che, idealmente, in aumento o stabile. La forza di questa metrica si traduce direttamente in guadagni più alti e dimostra che un titolo di consumo ha potere di prezzo.

    Margine di profitto operativo

    Il margine operativo è ciò che rimane dopo che le spese generali e le spese di vendita vengono dedotte dai profitti lordi. È una metrica dei profitti più descrittiva rispetto all’utile netto, perché non è influenzata, tra le altre cose, dalle variazioni del pagamento delle imposte. Un’azienda efficiente mostrerà un margine operativo più elevato rispetto ai suoi colleghi.

    Rendimenti per gli azionisti

    Poiché si tratta di imprese mature ed efficienti con modeste opportunità di crescita, i titoli di consumo di base tendono a generare molta liquidità, gran parte della quale viene restituita agli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Questa è una differenza fondamentale se paragonata alle azioni di crescita, che tendono a destinare ogni anno una parte maggiore dei loro guadagni all’espansione del business e quindi a fornire meno liquidità agli investitori.

    I dividendi sono pagamenti ricorrenti in contanti che di solito avvengono ogni trimestre. Gli investitori cercano azioni che paghino un rendimento solido, sostenuto da un’ampia liquidità. È anche importante che il dividendo abbia una lunga storia di crescita ogni anno. I cosiddetti “aristocratici del dividendo” sono aziende che hanno incrementato il loro payout per almeno 25 anni consecutivi, e questa lista d’elite comprende molti giganti dei beni di prima necessità.

    La spesa per il riacquisto di azioni è un altro modo chiave con cui le aziende restituiscono denaro agli azionisti, anche se è meno diretto del pagamento dei dividendi. Nel riacquistare le proprie azioni, un gigante dei beni di prima necessità abbassa il numero delle azioni in circolazione e quindi aumenta il valore delle azioni rimanenti, poiché il pool più piccolo significa che ogni azione residua rappresenta una parte maggiore del business.

    Rischi legati all’investimento in azioni di beni di consumo di base

    Come per tutti i titoli, anche per gli investimenti in beni di consumo di base ci sono dei rischi. Queste aziende sono resistenti ai forti cali della domanda durante le recessioni, ma i loro tassi di crescita sono ancora legati a tendenze economiche più ampie, come la crescita globale della popolazione e dei salari. Una grande recessione che colpisca più mercati geografici contemporaneamente ostacolerebbe necessariamente i guadagni e gli incrementi delle vendite.

    L’enorme dimensione di queste imprese è normalmente un punto di forza competitivo, ma può diventare una debolezza durante i periodi di cambiamenti fondamentali della domanda dei consumatori. Sia Coca-Cola che Procter & Gamble, ad esempio, hanno passato anni a ristrutturare i loro portafogli e a modificare le loro strutture operative per competere meglio nei nuovi ambienti di vendita, mentre i rivali più piccoli si sono adattati più rapidamente. Non c’è alcuna garanzia che un titolo di consumo di base rimanga in anticipo sulla prossima tendenza del mercato.

    C’è anche una buona probabilità che un determinato titolo di beni di consumo di base subisca un lungo periodo di crescita lenta che a malapena corrisponde alle tendenze più ampie del settore, che sono già modeste. Negli ultimi anni, gli investitori hanno visto all’opera molti esempi di questo triste processo. Mentre ognuno di questi giganti ha protetto il pagamento dei dividendi e ha inviato molti contanti agli azionisti nell’ultimo decennio, i rendimenti sono stati inferiori rispetto ad altre nicchie ad alta crescita.

    Le più grandi azioni di beni di consumo di base

    Gli investitori non mancano di opzioni quando si pensa di investire nei beni di prima necessità, ma qui ci sono alcuni nomi degni di nota nei segmenti della produzione e della vendita al dettaglio. Di seguito, daremo un’occhiata più da vicino a una di queste aziende che hanno recentemente realizzato performance di market-changing.

    NomeTicketCapitalizzazioneP/E
    Procter & GambleNYSE:PG287 mlrd $61,5
    Coca-ColaNYSE:KO202 mlrd $20,3
    PepsiCoNASDAQ:PEP183 mlrd $25,6
    WalmartNYSE:WMT351 mlrd $23,5
    Colgate-PalmoliveNYSE:CL61,7 mlrd $24,5
    HeinekenAMS:HEIA49 mlrd €29,5
    UnileverAMS:UNA124 mlrd €21,6
    CarrefourEPA:CA10,5 mlrd €14,5
    CampariBIT:CPR8,6 mlrd €28,0
    NestlèSWX:NESN307 mlrd CHF24,0

    Procter & Gamble

    Per molti versi, Procter & Gamble è la società prototipale di beni di consumo di base. La maggior parte dei suoi oltre 60 marchi sono considerati prodotti essenziali per le persone di tutto il mondo, che si tratti di rasoi Gillette, shampoo Head & Shoulders o Pampers.

    Il tasso di crescita di P&G è stato testardamente lento nei tre anni successivi al lancio di un riavvio del portafoglio nel 2012, ma ultimamente le tendenze sono migliorate.

    P&G ha guadagnato quote di mercato nei segmenti dei tessuti e dell’assistenza domiciliare, ma ha perso terreno in settori come la toelettatura e la cura dei bambini.

    Le efficienti operazioni dell’azienda illustrano il motivo per cui molti investitori la considerano tra le aziende più sicure. P&G stanzia regolarmente miliardi di dollari per il riacquisto di azioni ogni anno e per l’incremento del dividendo, che ha una delle più lunghe fasi di crescita del mercato. Il suo modesto tasso di crescita potrebbe non far girare la testa, ma questo titolo potrebbe giocare un ruolo importante in un portafoglio ben diversificato.

    ETF di base per i consumatori e fondi indicizzati

    Se non siete interessati a scegliere specifici potenziali vincitori, potreste preferire semplicemente possedere una selezione dell’intero gruppo industriale. Fortunatamente, ci sono molti fondi tra cui scegliere per raggiungere questo obiettivo, compresi i fondi negoziati in borsa (ETF) e i fondi indicizzati. Di seguito ne riportiamo alcuni tra i più grandi. Come al solito, quando si valutano gli ETF, è importante cercare una buona copertura del settore abbinata a basse commissioni.

    NomeTicketCommissioni
    Consumer Staples Select SPDR FundNYSEMKT:XLP0,13%
    iShares U.S. Consumer Goods ETFNYSEMKT:IYK0,43%
    Vanguard Consumer Staples ETFNYSEMKT:VDC0,10%
    ETF con azioni di beni di consumo come componenti

    Fondi come questi offrono la maggior parte dei vantaggi del settore dei beni di prima necessità, tra cui una performance costante durante le fasi di contrazione del mercato e rendimenti dei dividendi superiori alla media. Dal momento che si concentrano anche sui maggiori player, è probabile che otterrete un’esposizione ai giganti globali, tra cui P&G, Coca-Cola, PepsiCo e Altria Group.

    Che si tratti di singoli titoli come Heineken o di un ETF come il fondo di beni di consumo di Vanguard, gli elementi di questo gruppo industriale meritano un posto nel portafoglio di quasi tutti gli investitori. Acquistate alcune società di qualità, o un fondo indicizzato diversificato, e preparatevi meglio ad affrontare la prossima flessione del mercato. Nel frattempo, è possibile riscuotere dividendi sani che aiutano a compensare il fatto che il segmento dei beni di prima necessità tende a rimanere indietro rispetto ad altri settori durante le fasi di ripresa ciclica. Questo attraente mix di crescita, reddito e stabilità garantirà probabilmente che questa nicchia di mercato rimanga popolare tra gli investitori per i decenni a venire.

  • Cosa è il FTSE All-Share Index

    Cosa è il FTSE All-Share Index

    L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).

    Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.

    L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.

    La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.

    Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share

    Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.

    Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.

    Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:

    • BP
    • Royal Dutch Shell
    • Unilever
    • AstraZeneca
    • HSBC Hldgs
    • Barclays
    • EasyJet
    • Vodafone
    • Admiral
    • Aviva
    • Rolls-Royce Holdings

    FTSE All-Share italiano

    Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.

    La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.

  • Cosa è l’Euro Stoxx 50

    Cosa è l’Euro Stoxx 50

    L’indice EUROSTOXX 50 (talvolta chiamato Dow Jones EUROSTOXX 50) è l’indice Blue-chip leader in Europa per l’Eurozona e fornisce una rappresentazione dei leader nell’Eurozona.

    Contiene aziende leader nei loro settori e contiene 50 azioni di 11 paesi dell’Eurozona: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

    Ulteriori derivati sono i seguenti indici di singoli paesi: L’EUROSTOXX 50 Subindex Francia, l’EUROSTOXX 50 Subindex Italia e l’EUROSTOXX 50 Subindex Spagna, composti da componenti provenienti rispettivamente da Francia, Italia e Spagna.

    Dove hai sentito parlare dell’indice EUROSTOXX 50?

    Se sei un investitore, potresti essere stato informato della creazione dell’indice EUROSTOXX 50 nel 1998 e del suo successivo ruolo nel valutare il sentiment del mercato azionario all’interno dell’Eurozona. Il vostro consulente finanziario potrebbe avervi suggerito un investimento nell’indice EUROSTOXX 50 come un buon modo per ottenere un’esposizione alle grandi imprese nell’area della moneta unica.

    Cosa dovete sapere sull’Indice EUROSTOXX 50

    L’Indice EUROSTOXX 50 è stato progettato da STOXX, un fornitore di indici di proprietà del Gruppo Deutsche Börse, ed è l’equivalente europeo dell’Indice Dow Jones 30. È l’indice leader delle 50 maggiori aziende blue-chip con sede in 12 paesi della zona euro.

    L’EUROSTOXX 50 dichiara che il suo obiettivo è quello di presentare l’80% di ogni gruppo industriale in ogni mercato, e di conseguenza l’80% dei titoli d’investimento di ogni mercato. I trader e le aziende internazionali possono negoziare e acquistare azioni attraverso stock option, contratti a termine e ETF (exchange-traded funds).

    A differenza dell’analogo indice statunitense compilato da Dow Jones, l’indice EUROSTOXX 50 limita l’adesione alle società dei paesi che hanno adottato la moneta unica, l’euro. Ciò significa che nell’indice non ci sono società britanniche.

    L’EUROSTOXX 50 è concesso in licenza alle società di servizi finanziari per l’utilizzo nella costruzione di prodotti che tracciano l’indice e viene utilizzato dai gestori di fondi come benchmark per valutare la loro performance. Tra le società presenti nell’indice figurano aziende leader come:

    • Deutsche Bank
    • BMW
    • Adidas
    • Volkswagen
    • Vivendi
    • Intesa San Paolo
    • Santander
    • Orange
    • ENI
    • Enel
    • Danone
    • Axa

    A gennaio del 2020 i top 10 componenti dell’EUROSTOXX 50 comprendevano:

    • Total SA
    • SAP SE
    • ASML Holding NV
    • LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SE
    • Linde PLC
    • Sanofi SA
    • Siemens AG
    • Allianz SE
    • Airbus SE
    • Unilever NV

    Come vengono scelte le aziende per EUROSTOXX 50?

    L’Indice EUROSTOXX 50 rappresenta le aziende blue-chip di 12 paesi della zona euro con il più alto valore di mercato per azione. Le società “blue-chip” sono semplicemente società che sono finanziariamente stabili e che ottengono continuamente buoni risultati sul mercato azionario, portando di solito rendimenti elevati agli investitori che hanno acquistato le loro azioni.

    La composizione dell’indice varia a seconda dell’aumento e del calo dei valori delle società. Le modifiche vengono tipicamente apportate all’indice EUROSTOXX 50 quando un’azienda non è più una rappresentazione accurata dell’economia a causa di un periodo di significativo disagio finanziario, o per rappresentare meglio l’economia dopo che si è verificato un significativo cambiamento nel suo complesso.

    Come viene calcolato?

    L’Indice EUROSTOXX 50 è il cosiddetto indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più elevati hanno un peso maggiore nell’indice. I 40 titoli più preziosi della lista di selezione sono automaticamente inclusi nell’EUROSTOXX 50, tra cui Allianz, Daimler e Siemens. Le società rimanenti, che riempiranno la lista a capacità, cambiano di anno in anno, per riflettere quanto sia desiderabile investire in virtù del loro valore di mercato.

    I calcoli per questi indici utilizzano la formula di Laspeyres, che misura le variazioni di prezzo rispetto a un peso base fisso di quantità.

    I calcoli per i valori delle azioni vengono effettuati ogni 15 secondi tra le 09.00 CET e le 18.00 CET per le varianti Euro e Dollaro USA di qualsiasi tipo di rendimento. Le varianti in sterline britanniche sono disponibili solo come calcoli di fine giornata (18.00 CET).

    Cosa determina il prezzo di EUROSTOXX 50?

    In termini semplici, il prezzo delle società della zona euro quotate sull’indice EUROSTOXX è ciò che controlla il prezzo. Poiché molte delle società quotate sono francesi e tedesche, la volatilità dell’economia di questi paesi influenzerà l’Indice EUROSTOXX. Poiché l’indice è composto da 50 società, il prezzo di una di queste società probabilmente non influenzerà l’indice in modo significativo, poiché le variazioni dei prezzi delle altre società si equilibreranno con esso e si livelleranno. Tuttavia, una seria azione dei prezzi in tutti i paesi europei farà muovere questo indice, e anche le recessioni economiche lo influenzeranno.

    Da quando l’indice EUROSTOXX 50 è stato fondato nel 1998, c’è stata l’opportunità di vedere come se la cava in tempi di crisi, quanto è volatile e cosa lo colpisce in particolare. Dal 2008 è evidente che in tempi di crisi nell’Eurozona, l’Indice EUROSTOXX 50 ha rispecchiato questa volatilità.

    Come si investe in EUROSTOXX 50?

    Il modo più semplice per investire nell’EUROSTOXX 50 è tramite gli ETF. Gli ETF possono essere acquistati e venduti come normali azioni sul mercato azionario, il che li rende diversi dai fondi comuni d’investimento. Di solito hanno anche tassi di commissione molto bassi o nulli, il che li rende più accessibili al commercio rispetto ai fondi indicizzati o ai fondi comuni d’investimento. I due ETF EUROSTOXX 50 più popolari sono SPDR EUROSTOXX 50 ETF e iShares EUROSTOXX 50 ETF.

    Molti trader e investitori acquistano e vendono sulla base dell’EUROSTOXX 50 in quanto il mercato considera questo indice come una presentazione generale della salute economica dell’Europa.

    Perché EUROSTOXX 50 è utile agli investitori?

    L’indice EUROSTOXX 50 è stato introdotto come un comodo strumento di benchmarking della performance delle 50 maggiori società della zona euro quotate in borsa. In questo modo, gli investitori sanno quale sia il capitale di mercato delle aziende giorno per giorno, aiutandoli a decidere su quali siano le aziende più fruttuose in cui investire.

    Tutti i componenti dell’€Stoxx 50

    A questo punto non ci rimane che elencare tutti i 50 titoli azionari facenti parte dello STOXX 50 Europa.

    AzionePaeseSettore
    Adidas
    ETR: ADS
    DEAbbigliamento
    Adyen
    AMS: ADYEN
    NLBeni industriali
    Ahold Delhaize
    AMS: AD
    NLPersonal Care
    Air Liquide
    EPA: AI
    FRChimica
    Airbus
    EPA: AIR
    FRBeni industriali
    Allianz
    ETR: ALV
    DEAssicurazione
    Anheuser-Busch InBev
    EBR: ABI
    BEFood & Beverage
    ASML Holding
    AMS: ASML
    NLTechnology
    AXA
    EPA: CS
    FRAssicurazione
    BASF
    ETR: BAS
    DEChimica
    Bayer
    ETR: BAYN
    DESalute
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
    BME: BBVA
    ESBanca
    Banco Santander
    BME: SAN
    ESBanca
    BMW
    ETR: BMW
    DEAutomobili
    BNP Paribas
    EPA: BNP
    FRBanca
    CRH
    LON: CRH
    IECostruzioni e materiali
    Danone
    EPA: BN
    FRFood & Beverage
    Deutsche Boerse
    ETR: DB1
    DEFinanziario
    Deutsche Post
    ETR: DPW
    DELogistica
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    DETelecomunicazioni
    ENEL
    BIT: ENEL
    ITUtility
    ENI
    BIT: ENI
    ITEnergia
    EssilorLuxottica
    EPA: EL
    FRSalute
    Flutter Entertainment
    LON: FLTR
    IEViaggi
    Hermes International
    EPA: RMS
    FRLusso
    Iberdrola
    BME: IBE
    ESUtility
    Industria de Diseno Textil
    BME: ITX
    ESAbbigliamento
    Infineon Tech
    ETR: IFX
    DETechnology
    ING
    AMS: INGA
    NLBanca
    Intesa Sanpaolo
    BIT: ISP
    ITBanca
    Kering
    EPA: KER
    FRLusso
    Kone
    HEL: KNEBV
    FIBeni industriali
    L’Oreal
    EPA: OR
    FRBeauty
    Linde
    ETR: LIN
    DEChimica
    LVMH Moet Hennessy
    EPA: MC
    FRLusso
    Mercedes-Benz Group
    FRA: MBG
    DEAutomobili
    Muenchener Rueck
    ETR: MUV2
    DEAssicurazione
    Pernod Ricard
    EPA: RI
    FRFood & Beverage
    Philips
    AMS: PHIA
    NLSalute
    Prosus
    AMS: PRX
    NLTechnology
    Safran
    EPA: SAF
    FRBeni industriali
    Sanofi
    EPA: SAN
    FRSalute
    SAP
    ETR: SAP
    DETechnology
    Schneider Electric
    EPA: SU
    FRBeni industriali
    Siemens
    ETR: SIE
    DEBeni industriali
    Stellantis
    BIT: STLA
    ITAutomobili
    Total Energies
    EPA: TTE
    FREnergia
    Vinci
    EPA: DG
    FRCostruzioni e materiali
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    DEAutomobili
    Vonovia
    ETR: VNA
    DEReal Estate