Unilever è il brand di due società gemelle, Unilever PLC (con sede a Londra) e Unilever NV (con sede a Rotterdam), che sono le holding di oltre 500 aziende in tutto il mondo impegnate nella produzione e vendita di saponi, alimenti e altri prodotti per il consumo domestico. I consigli di amministrazione delle due società sono identici per quanto riguarda i membri, e gli accordi reciproci equalizzano i dividendi sul capitale ordinario, cosicché le società, anche se in apparenza doppie, sono di fatto unitarie.
La moderna Unilever discende principalmente da tre società fondate nel XIX secolo. In Olanda la famiglia Jurgens era nel settore caseario da circa 50 anni quando nel 1854 due fratelli, Anton e Johannes, costituirono una società di persone, la Gebroeders Jurgens, a Oss e iniziarono a concentrarsi sull’esportazione di burro, soprattutto in Gran Bretagna. La forte richiesta di burro sempre più costoso, tuttavia, portò l’azienda nel 1871 ad iniziare la produzione della margarina di nuova invenzione. Nel frattempo, un’altra famiglia di Oss, i Van den Berghs, si era affermata a metà del secolo scorso nel commercio del burro e, negli anni Settanta del XIX secolo, iniziò a produrre anche la margarina.
Nel decennio successivo, nel 1885, in Gran Bretagna, William Hesketh Lever (poi Visconte Leverhulme), insieme al fratello James Darcy Lever, fondò la Lever Brothers per la produzione e la vendita di sapone. Fu il primo a commercializzare la saponetta confezionata a base di sego e olii vegetali e di semi di cotone e, cosa ancora più importante, introdusse una pubblicità energica, con slogan e campagne pubblicitarie a premio.
Le tre aziende sono cresciute a ritmo serrato, espandendo le loro attività nell’Europa continentale e oltreoceano, e i fratelli Jurgens e Van den Berghs si sono estesi in Gran Bretagna e in altre parti del mondo. Con la prima guerra mondiale gli inglesi producevano anche la margarina, e gli olandesi producevano anche il sapone, poiché entrambi i prodotti erano realizzati con oli e grassi simili.
Nel 1927 le due aziende olandesi si fusero per formare la Margarine Unie NV nei Paesi Bassi e la Margarine Union Limited in Gran Bretagna, si unirono con amministratori comuni e unificarono i dividendi e i valori del capitale. Nel 1928 furono introdotti altri importanti produttori europei di oli, saponi e margarine. Infine, nel 1929, la Lever Brothers e le sue consociate entrarono a far parte del gruppo e le società gemelle furono rinominate Unilever.
Nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale, Unilever iniziò a produrre detersivi e altri prodotti sintetici. Negli anni ’80 l’azienda ha intrapreso un programma di diversificazione più ambizioso con l’acquisto (1986) di Chesebrough-Pond’s, Inc. e di altri produttori di prodotti per la cura della persona. Unilever è stata uno dei principali produttori di profumi e cosmetici con l’acquisto di Calvin Klein, Inc., Faberge Inc. ed Elizabeth Arden nel 1989. Il gruppo di cosmetici che ne è scaturito, Unilever Cosmetics International, è stato venduto nel 2005. L’azienda ha venduto le sue specialità chimiche nel 1997 per concentrarsi sulle linee di prodotti di consumo e per la casa.
La grande maggioranza delle vendite di Unilever riguarda prodotti per la casa come saponi e detergenti, margarine, grassi da cucina, condimenti per insalate, gelati, prodotti per l’igiene personale (dentifrici, lacche per capelli, deodoranti), alimenti confezionati e trasformati e bevande. L’acquisizione da 20 miliardi di dollari della società Bestfoods, con sede nel New Jersey, nel 2000 ha reso Unilever una delle più grandi aziende alimentari del mondo. Le vendite di Unilever hanno sede principalmente in Europa, seguita dal Nord America.
Chi sono le persone chiave alla Unilever?
Paul Polman è amministratore delegato di Unilever dal gennaio 2009. Graeme Pitkethly è Chief Financial Officer. Tra le altre figure chiave della società vi sono Amanda Sourry (Presidente della divisione Foods di Unilever), Nitin Paranjpe (Presidente, Assistenza domiciliare), Kevin Havelock (Presidente, Rinfresco) e Alan Jope (Presidente, Assistenza personale).
Quali sono gli ultimi sviluppi di Unilever?
Nel 2017 c’è stata l’offerta a sorpresa, da 143 miliardi di dollari, della società alimentare statunitense Kraft Heinz Co per Unilever. L’azienda ha rifiutato fermamente l’offerta e ha fatto diverse acquisizioni in quell’anno, tra cui quella del produttore di condimenti americano Sir Kensington’s; le marche di prodotti per la cura della persona e della casa di Quala; il marchio di cosmetici Hourglass; e il business delle tisane biologiche Pukka Herbs. Poi, alla fine del 2017, Unilever ha accettato di vendere la sua margarina e diffonde il suo business a KKR per 6,83 miliardi di euro, al fine di concentrarsi su prodotti a crescita più rapida.
Al netto delle acquisizioni di quell’anno, nei risultati finanziari dell’intero anno 2017, Unilever ha registrato un aumento del 2,2% del fatturato a 50,7 miliardi di euro, con una crescita di base delle vendite del 3,5%. La società ha inoltre registrato un aumento di 110 punti base del margine operativo annuale sottostante al 17,5% e un aumento del 9% dell’utile ante imposte a 8,1 miliardi di euro.
Dove è quotata Unilever?
Le azioni Unilever sono quotate al London Stock Exchange (LSE), all’Euronext Amsterdam e al New York Stock Exchange (NYSE). Le azioni sono un componente dell’indice FTSE 100.
Qualche tempo fa, in previsione dell’uscita dalla pandemia da Covid 19, avevamo parlato delle azioni cicliche, cioè azioni che tendono a essere soggette all’andamento del mercato, quindi a crescere nei momenti di espansione economica e deprimersi nei momenti di contrazione economica.
Ma esiste anche l’altro lato della medaglia, cioè le azioni difensive (o anche conosciute come azioni non cicliche), cioè titoli che sono poco influenzate dal ciclo economico e hanno una buona performance, distribuendo dividendi, anche nei momenti di crisi economica, come per esempio una Stagflazione.
Un’azione difensiva è quindi un titolo azionario è un’azione che ben performa indipendentemente dallo stato di salute dei mercati azionari. Attenzione a non confondere le azioni difensive con le azioni della difesa, che invece sono titoli di aziende impegnate in ambito militare.
Caratteristiche delle azioni difensive
Iniziamo quindi a comprendere quali caratteristiche deve avere un’azione per essere considerata difensiva. Innanzitutto deve avere un core business che è necessario 365 giorni l’anno, sia con la neve, con la guerra o con il sole. Per esempio, anche durante una guerra, le persone devono mangiare e curarsi, tali azioni rientrano quindi a pieno titolo nei difensivi.
Inoltre è bene che un’azione difensiva non subisca eccessivamente la volatilità e che distribuisca dividendi costanti, ancora meglio se tra gli aristocratici dei dividendi, cioè azioni che ogni anno aumentano la loro cedola.
Giusto per citare qualche nome: la francese Carrefour, le americane Procter & Gamble e Coca Cola oppure legate a vizi che non verranno meno con una crisi, come il fumo e quindi Philip Morris International o Altria. Questi sono solo alcuni esempi.
C’è anche un parametro che indica quelle che sono azioni tipicamente più difensive, o quantomeno che vengono influenzate meno dalla volatilità ed è l’indicatore beta. Le azioni difensive hanno solitamente beta minore di 1, spesso addirittura minore di 0,5. Per meglio comprendere, se il mercato scende del 4% e un’azione ha un beta di 0,25 vuol dire che è scesa solo dell’1%. Lo stesso dicasi però al contrario, quindi se il mercato sale del 4% con beta 0,25 l’azione sarà salita solo dell’1%.
Mix del portafoglio con azioni difensive
Per le caratteristiche intrinseche delle azioni difensive, appare molto evidente come una percentuale di tali titoli dovrebbe sempre essere presente all’interno di ogni portafoglio. E qualora si andasse verso un periodo di forte stress sui mercati, i titoli difensivi dovrebbero essere qualcosa in più di qualche azione.
Naturalmente nel momento in cui si esce da una crisi, quindi il mercato è fortemente espansivo, ci si affiderà molto di più ai titoli ciclici e meno ai difensivi.
I mercati che possono rientrare tra i titoli difensivi
Passiamo quindi ad analizzare i mercati che potrebbero rientrare tra i titoli difensivi. Per farlo immaginate a cosa avrete bisogno a prescindere dalla vostra situazione economica. A noi vengono in mente:
Le abbiamo inserite in quello che per noi è l’ordine di importanza, poiché di vitto e alloggio avremo sempre e comunque necessità, della salute anche, ma in taluni casi alcune spese, in caso di crisi economica, potrebbero essere rimandate (benché sia meglio di no). Se abbiamo animali in casa è certo che dovremo alimentarli, ma possiamo dare i nostri scarti piuttosto che acquistare i cibi appositi. Prodotti per l’igiene sono fondamentali, ma in caso di necessità basta acqua e un sapone e non sono necessari prodotti supplementari su cui l’intero mercato fa business. Dell’energia c’è necessità, ma in caso di crisi ci si può limitare con l’uso (pensiamo per esempio alle richieste da parte dei governi, negli anni ’70 durante la crisi energetica, per ridurre la temperatura in casa e fare a meno di ciò che non è strettamente necessario). Infine il tabacco, che è un vizio ma in caso di grave crisi economica siamo certi che qualcuno smetterà di fumare.
Anche se parzialmente derogabili, comunque queste spese accompagnano la vita di ognuno di noi e, tipicamente, a meno che la crisi economica non sia veramente devastante, tipicamente ci curiamo poco delle spese su queste categorie.
Le azioni difensive, una breve lista
Dopo aver sviscerato i mercati che sono zeppi di azioni difensive, andiamo a fare qualche nome, in questa lista di azioni difensive.
Per fare questa lista abbiamo cercato di mixare azioni provenienti da vari mercati, principalmente americano ed europeo (compresa Svizzera e UK), inoltre abbiamo guardato solo alle aziende con un beta minore di 1 (poco volatili) ed essendo i risultati moltissimi, abbiamo limitato la lista a quelle con la capitalizzazione più alta. Ovviamente tutte queste azioni provengono dalle industrie di cui abbiamo già parlato.
Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.
Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.
Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.
Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.
Azienda / Azione
MarketCap (milioni di $)
Settore / Core business
Unilever LON: ULVR
$ 153.281
Prodotti personali
Astrazeneca LON: AZN
$ 139.904
Farmaceutici
Hsbc Holdings LON: HSBA
$ 126.602
Banche
Diageo LON: DGE
$ 104.903
Distillati e vini
GlaxoSmithKline LON: GSK
$ 92.581
Farmaceutici
British American Tobacco LON: BATS
$ 84.788
Tabacco
BP LON: BP
$ 84.670
Energetici
Reckitt Benckiser Group LON: RKT
$ 63.553
Prodotti personali
London Stock Exchange LON: LSEG
$ 56.907
Borse / Scambio valori
Prudential LON: PRU
$ 55.163
Assicurativo
Glencore LON: GLEN
$ 54.004
Carbone
Vodafone Group LON: VOD
$ 53.063
Telecomunicazioni
Anglo American LON: AAL
$ 52.534
Minerali
Relx LON: REL
$ 50.024
Servizi di informazione professionale
National Grid LON: NG
$ 44.664
Energetici
Lloyds Banking Group LON: LLOY
$ 44.528
Banche
Barclays LON: BARC
$ 41.159
Banche
Compass Group LON: CPG
$ 38.748
Ristoranti e Bar
Experian LON: EXPN
$ 35.230
Finanziario
Rio Tinto LON: RIO
$ 34.576
Minerali
Natwest Group LON: NWG
$ 31.395
Banche
Ashtead Group LON: AHT
$ 28.649
Attrezzature commerciali
Ferguson LON: FERG
$ 28.142
Attrezzi per le costruzioni
Antofagasta LON: ANTO
$ 25.405
Minerali
Associated British Foods LON: ABF
$ 25.187
Food
Scottish Mortgage Investment Trust LON: SMT
$ 24.724
Finanziario
Tesco LON: TSCO
$ 23.461
Supermercati
Bae Systems LON: BA
$ 22.526
Aerospazio e difesa
BT Group LON: BT.A
$ 22.428
Telecomunicazioni
Standard Chartered LON: STAN
$ 22.344
Banche
Legal & General LON: LGEN
$ 22.325
Servizi di investimento
Aviva LON: AV
$ 21.718
Assicurativo
Ocado Group LON: OCDO
$ 21.408
Tech
Scottish and Southern Energy LON: SSE
$ 20.998
Energetici
Imperial Brands LON: IMB
$ 19.526
Tabacco
Smith & Nephew LON: SN
$ 19.043
Sistemi medici
3I Group LON: III
$ 17.050
Servizi di investimento & Fund Operators
Segro LON: SGRO
$ 16.547
REITs
WPP LON: WPP
$ 16.257
Advertising & Marketing
Aveva Group LON: AVV
$ 14.457
Tech
Next LON: NXT
$ 14.329
Rivenditori
International Consolidated Airlines LON: IAG
$ 13.925
Aerei
Persimmon LON: PSN
$ 13.801
Costruttore residenziali
Entain LON: ENT
$ 13.679
Casino & Gaming
Intertek LON: ITRK
$ 13.671
Certificazioni
Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna
Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.
Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.
Quanti marchi conoscete del mercato del food? Provate a elencarne una decina, ecco molto probabilmente almeno la metà di quelle che avete nominato sono da ricondurre a una delle 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo.
Una ricerca di Oxfam (Organizzazione mondiale contro la povertà) qualche anno fa metteva in risalto come il 70% del cibo venduto nel mondo sia da ricondurre alle 10 multinazionali più grandi (attraverso circa 500 brand differenti), quindi a quelle che vedremo a breve.
La ricerca è un po’ datata e da allora vari marchi hanno cambiato casacca, con cessioni e aggregazioni importanti, quindi non è assolutamente detto che la percentuale sia ancora del 70%; ma è indubbio che queste 10 multinazionali controllino la gran parte del mercato alimentare, qualsiasi sia la % del market share.
Quali sono le aziende più grandi nel mercato alimentare?
Si possono già notare dall’immagine di apertura, ma le mettiamo qui in risalto con relativa capitalizzazione e ticker.
Azienda
Ticker
Capitalizzazione
Nestle SA
SWX: NESN
295 mlrd CHF
The Coca-Cola Company
NYSE: KO
227 mlrd $
PepsiCo
NASDAQ: PEP
199 mlrd $
Unilever NV
AMS: UNA
134 mlrd €
Mondelēz International
NASDAQ: MDLZ
82,22 mlrd $
General Mills
NYSE: GIS
36,68 mlrd $
Danone
EPA: BN
36,31 mlrd €
Mars
–
35 mlrd $
Kellogg Company
NYSE: K
21,74 mlrd $
Associated British Foods
LON: ABF
16,77 mlrd £
Le 10 multinazionali del cibo più grandi nel mondo
Come si può notare tra le prime 4 multinazionali più grandi nel mercato alimentare ci sono due europee (Nestlé e Unilever) e due americane, concorrenti tra di loro (Coca Cola e PepsiCo).
Queste quattro staccano nettamente la quinta, Mondelēz International, che a sua volta stacca il gruppo che segue.
Tra le prime 10 multinazionali ce n’è solo una che non è quotata e si tratta dell’americana Mars.
Da quando è stata fatta questa lista da parte di Oxfarm (2014) abbiamo anche assistito alla fusione di Kraft ed Heinz per creare la Kraft Heinz Company (NASDAQ: KHC) che è una multinazionale con quasi 40 miliardi di capitalizzazione e che quindi si inserirebbe, a pieno diritto, a metà classifica di questo ranking.
Nestle SA
Chi non conosce Nestlé? Pensate di acquistare pochi prodotti da questa multinazionale? Ecco alcuni brand che potreste avere in casa:
Nescafé
Nespresso
Acqua Panna
Acqua Vera
Levissima
San Pellegrino
Nestea
Nesquik
Buitoni
Motta gelati
Fruttolo
Nidina
Purina
Orion
Lion
Questo giusto per citarne alcuni, perché la lista di brand di proprietà di Nestlé è molto più grande.
Si tratta di una multinazionale con sede in Svizzera e, vista la vicinanza con il Bel Paese, ha tantissimi interessi in Italia. Ma il suo dominio si estende in tutto il mondo, coprendo praticamente tutto il globo.
La capitalizzazione attuale di 295 miliardi di franchi svizzeri, portati in dollari, la farebbe salire a 322 miliardi di dollari, e con questo market cap si nota decisamente la differenza dalla seconda, Coca Cola, che si ferma a “soli” 227 miliardi di dollari.
The Coca-Cola Company
Chi non conosce l’americana Coca Cola? Iniziamo il paragrafo allo stesso modo di come abbiamo fatto con Nestlé, e quindi non vi stupirete se vi dicessimo che oltre all’omonima bevanda gassata c’è molto di più in questo brand.
Ecco una breve lista di marchi di proprietà di Coca Cola:
Adez
Burn
Fanta
FuzeTea
Kinley
Lilia
Nestea
Powerade
Sprite
Considerate che Wikipedia EN, per elencare tutti i brand della Coca Cola, ha creato una pagina apposita, poiché lo spazio all’interno della pagina ufficiale sarebbe stato troppo grande. Lo stesso ha fatto la Coca Cola sul suo profilo HBC.
PepsiCO
Abbastanza allineata alla Coca Cola, anche come scelte di prodotti per differenziare il portafoglio, PepsiCo ha un gran mercato soprattutto negli Stati Uniti d’America.
Società olandese che ha decine di brand di fama mondiale. Anche noi in Italia usiamo molti di questi brand:
Algida
Eldorado
Toseroni
Bertolli
Calvé
Flora
Knorr
Inoltre una parte del fatturato di Unilever viene fatto attraverso prodotti legati al mercato della pulizia, come Cif, Coccolino, Svelto, ecc.
Mondelēz International
Mai sentito parlare di Mondelēz International? Sì, avete ragione, il brand della capogruppo è poco conosciuto, ma vediamo se conoscete qualcuno dei brand che possiede:
Cipster
Fattorie Osella
Fonzies
Hag
Halls
Mikado
Milka
Oreo
Philadelphia
Ritz
Saiwa
Sottilette
Toblerone
Tuc
Yonkers
Vitasnella
Vi dicono per caso qualcosa?
In conclusione
Ci fermiamo ai primi 5 brand, tralasciando i 5 successivi, ma fidatevi che potremmo continuare così, elencando centinaia di brand di uso quotidiano che certamente avete in casa; e questi brand appartengono, in vari modi, a queste 10 multinazionali.
Giusto come esempi: l’ultima della lista, Associated British Foods, in Italia ha Twinings e un’altra ventina di brand; Danone è presente con Mellin e in passato ha avuto Galbani (oggi Lactalis), Peroni (oggi Anheuser-Busch InBev) e Star (oggi GBfoods). Come si può notare esistono altri conglomerati che non entrano tra le prime 10 ma che si spartiscono altre fette di mercato.
Tralasciando poi i brand per cui queste 10 multinazionali fanno solo una parte di lavoro. Per esempio, tra i brand con cui lavora, Coca Cola ha la “nostra” Campari, società indipendente e quotata in borsa; per l’azienda di Sesto San Giovanni la Coca Cola fa solo una parte di distribuzione.
Questo esempio, però, è emblematico per capire come queste multinazionali hanno al proprio interno centinaia di brand e facciano fatturato anche con parte dei brand che non sono di loro proprietà.
Parlare di Dividendi Aristocratici in un anno come il 2020, cioè con la pandemia di Covid in atto e con le aziende che per far fronte alle esigenze di liquidità cercano di tenere più cassa possibile è un esercizio non semplice.
Eppure c’è una ristretta cerchia di titoli che continua a far parte di questa Elite e che, anche nel 2020, hanno continuato ad aumentare i propri dividendi.
Cosa sono i Dividendi Aristocratici?
Per far parte di questa ristretta lista bisogna soddisfare 3 criteri fondamentali:
Avere un trackrecord di aumenti dei dividendi almeno per 25 anni
Avere una dimensione e una liquidità soddisfacente
Il punto 3 in realtà è quasi sempre soddisfatto perché le regole di grandezza e di liquidità sono già soddisfatte per rientrare nell’indice di Standard & Poor’s.
Azioni con Dividendi Aristocratici
La lista, per ovvi motivi, deve essere continuamente aggiornata e questa fa riferimento a ottobre del 2020, con la lista di titoli appartenenti alla classe dei dividendi aristocratici.
Titolo
Ticket
3M Company
MMM
A.O. Smith
AOS
Abbott Laboratories
ABT
AbbVie Inc.
ABBV
Aflac
AFL
Air Products & Chemicals Inc
APD
Albemarle Corporation
ALB
Amcor plc
AMCR
Archer Daniels Midland
ADM
AT&T
T
Atmos Energy
ATO
Automatic Data Processing
ADP
Becton Dickinson
BDX
Brown-Forman (Class B shares)
BF-B
Cardinal Health Inc.
CAH
Caterpillar Inc.
CAT
Chevron Corp.
CVX
Chubb Limited
CB
Cincinnati Financial Corp
CINF
Cintas Corp
CTAS
The Clorox Company
CLX
Coca-Cola Co
KO
Colgate-Palmolive
CL
Consolidated Edison Inc
ED
Dover Corp
DOV
Ecolab Inc
ECL
Emerson Electric
EMR
Essex Property Trust
ESS
Expeditors International of Washington
EXPD
Exxon Mobil Corp
XOM
Federal Realty Investment Trust
FRT
Franklin Resources
BEN
General Dynamics
GD
Genuine Parts Company
GPC
Hormel Foods Corp
HRL
Illinois Tool Works
ITW
Johnson & Johnson
JNJ
Kimberly-Clark
KMB
Leggett & Platt
LEG
Linde plc
LIN
Lowe’s Companies, Inc.
LOW
McCormick & Company
MKC
McDonald’s
MCD
Medtronic
MDT
Nucor
NUE
Pentair
PNR
People’s United Financial
PBCT
PepsiCo
PEP
PPG Industries
PPG
Procter & Gamble
PG
Raytheon Technologies
RTX
Realty Income
O
Roper Technologies
ROP
S&P Global (formalmente McGraw Hill Financial, Inc.)
SPGI
Sherwin-Williams
SHW
Stanley Black & Decker Inc.
SWK
Sysco
SYY
T. Rowe Price
TROW
Target Corporation
TGT
VF Corporation
VFC
Walgreens Boots Alliance
WBA
Walmart
WMT
W. W. Grainger
GWW
Lista di titolo appartenenti ai dividendi aristocratici
Come si può facilmente notare, sono presenti titoli di colossi, come Coca Cola e McDonald’s e altri titoli meno conosciuti, soprattutto nel vecchio continente.
Dividendi Aristocratici in Europa e in Italia
Evidentemente se vogliamo trovare gli equivalenti dei dividend aristocratics americani in Europa, quindi i dividendi aristocratici europei, dobbiamo abbandonare qualche parametro, come per esempio la presenza nell’S&P 500 (che include solo titoli americani); inoltre, per allungare un po’ la lista e arrivare almeno a 30 titoli, abbassiamo la soglia del numero di anni di dividendo, portandola a 20.
Quello che ne esce è il seguente quadro.
Azienda
Paese
Ticker
Anni di aumento
Nestle SA
CH
SWX:NESN
61
Unilever NV
NL
AMS:UNA
54
Muenchener Rueckvrschrng Gslchft AG Mnch
DE
ETR:MUV2
50
Halma plc
UK
LON:HLMA
42
Total SA
FR
EPA:FP
38
Groep Brussel Lambert NV
BE
EBR:GBLB
34
L’Oreal SA
FR
EPA:OR
32
Danone SA
FR
EPA:BN
32
Coloplast A/S
DK
CPH:COLO-B
31
Wolters Kluwer
NL
AMS:WKL
30
Roche Holding Ltd. Genussscheine
CH
SWX:ROG
30
Spirax-Sarco Engineering plc
UK
LON:SPX
29
Diageo plc
UK
LON:DGE
29
Henkel AG & Co KGaA
DE
ETR:HEN3
29
SAP SE
DE
ETR:SAP
28
Croda International plc
UK
LON:CRDA
28
Koninklijke DSM N.V.
NL
AMS:DSM
27
Philips NV
NL
AMS:PHIA
26
Siemens AG
DE
ETR:SIE
26
ASSA ABLOY AB
SW
STO:ASSA-B
25
Red Electrica Corporacion SA
ES
BME:REE
25
Novartis AG
CH
SWX:NOVN
24
Lindt & Sprüngli AG
CH
SWX:LISN
24
Novo Nordisk A/S
DK
CPH:NOVO-B
23
Fresenius Medical Care AG & Co. KGaA
DE
ETR:FME
23
Hermes International SCA
FR
EPA:RMS
22
Sanofi SA
FR
EPA:SAN
21
British American Tabacco
UK
LON:BATS
20
Lista dei dividendi aristocratici europei
Come si può notare mancano completamente le aziende italiane. Benché tante aziende italiane distribuiscono dividendi, per motivi differenti, in questo momento nessuna azione ha un trackrecord di almeno 20 anni.
Solo un paio di anni fa Milano Finanza aveva pubblicato la lista dei sacerdoti del dividendo nel quale si notava qualche titolo che puntava ai 20 anni:
Peccato che Atlantia già nel 2018 abbia diminuito la somma del dividendo, ERG l’abbia fatto nel 2017, Recordati non ha ancora tagliato ma si aspetta il saldo per il 2020 e Sol è l’unica ancora in pista, ma ha una capitalizzazione tale per cui non può essere aggiunta alla lista precedente.
Insomma, la lista dei dividendi aristocratici italiani deve essere ancora costruita, ma serviranno anni.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
Euronext è la più grande borsa valori d’Europa e la sesta al mondo. È stata creata originariamente dalle fusioni delle borse di Amsterdam, Parigi e Bruxelles.
Nel corso degli anni si è fusa con diverse altre borse, in particolare con la Borsa di New York, prima di essere acquisita dalla Borsa Intercontinentale.
Nel 2014, Euronext è stata scorporata per tornare ad essere un’entità indipendente.
Euronext ha quindi al proprio interno questi indici:
AEX di Amsterdam
BEL 20 di Bruxelles
CAC 40 di Parigi
PSI 20 di Lisbona
Euronext 100 blue-chip paneuropeo
Euronext include inoltre le borse di Irlanda e di Oslo.
Euronext 100
All’interno di Euronext esiste quindi un indice che raccoglie le 100 azioni con maggiore capitalizzazione e più attivamente negoziati su Euronext.
I componenti dell’indice Euronext 100 cambiano trimestralmente e questa è la lista a giugno del 2020.
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.
Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.
Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.
Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.
Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.
Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.
Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:
Lipton
Algida
Bertolli
Calvé
Knor
Cif
Coccolino
Svelto
Dove
Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.
Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.
Da dove nasce la protesta?
La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.
A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.
La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.
La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.
Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits
Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.
Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:
Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni
Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook
Oppure la divisione americana di Honda che dice:
Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo
Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook
Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:
Unilever
Coca Cola
Starbucks
Levi Strauss
Honda (divisione americana)
North Face
Patagonia
Mozilla
Upwork
Arc’teryx
Ben & Jerry’s
Beam Suntory
Dashlane
Eddie Bauer
Eileen Fisher
Hershey’s
JanSport
Magnolia Pictures
REI
Verizon
Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.
Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:
Ford
Adidas
HP
Lego
Microsoft
Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.
Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.
Le aziende del segmento dei beni di prima necessità sono tra i marchi più riconoscibili sul mercato azionario. Le loro attività sono relativamente facili da capire e la maggior parte degli investitori sono probabilmente clienti abituali di molte delle aziende dietro le azioni. Questi fattori rendono il settore un luogo attraente per prendere in considerazione l’acquisto di azioni individuali.
Tuttavia, investire nello spazio dei beni di consumo di base comporta rischi specifici e compromessi che dovreste conoscere prima di aggiungerli al vostro portafoglio. Di seguito, daremo un’occhiata completa al segmento, dal settore più ampio fino ad alcuni interessanti modi per ottenere un’esposizione a questa importante parte dell’economia mondiale.
Cos’è un titolo di base per i consumatori?
I beni di consumo di base sono prodotti che tendono a figurare in cima alla lista della spesa di una persona. Si estendono a nicchie come il cibo, le bevande, la cura della casa e della persona e il tabacco. Questi prodotti sono chiamati “prodotti di base” per indicare che sono una parte essenziale del budget mensile della maggior parte dei consumatori. A differenza delle spese per le vacanze e per la ristrutturazione della casa, che possono essere rimandate durante i periodi di magra congiuntura economica, una famiglia tipica destina sempre denaro contante a generi di prima necessità come generi alimentari, igiene personale e prodotti per la pulizia della casa.
I beni di prima necessità per i consumatori si differenziano dall’industria “discrezionale”, soprattutto a causa di questa priorità di spesa non negoziabile. La spesa discrezionale, come suggerisce il nome, comporta acquisti come l’intrattenimento e la ristorazione fuori casa, che sono suscettibili di ampie oscillazioni della domanda dei consumatori che seguono i cambiamenti dell’economia in generale. La domanda di cose come la carta igienica e lo shampoo, invece, non scompare quando arriva la recessione.
I prodotti di base per i consumatori sono un buon investimento?
Ci sono diverse caratteristiche che rendono i beni di consumo di base interessanti piattaforme per generare solidi ritorni di investimento a lungo termine. Come già detto, le aziende sono protette dalle oscillazioni della domanda a breve termine trainate dall’economia, e quindi tendono a crescere costantemente, indipendentemente dallo stato dell’economia. Ecco perché le azioni di questa nicchia sono talvolta definite “difensive” o “a prova di recessione”. Questa reputazione di affidabilità è rafforzata dal fatto che le azioni spesso pagano dividendi generosi che hanno una lunga storia di crescita ogni anno. Insieme alle sue vendite protette, il pagamento di dividendi in crescita può rendere una raccolta di beni di consumo una forza stabilizzante nel portafoglio di un investitore. Funzionano particolarmente bene come peso di bilanciamento rispetto alle azioni in crescita.
Anche le preferenze dei consumatori sono simili in tutto il mondo, e questo significa che le aziende di successo in questo spazio hanno l’opportunità di beneficiare di enormi economie di scala. Il loro uso ripetitivo, nel frattempo, fornisce un flusso costante di domanda e la prospettiva di un profondo legame con i consumatori che può durare decenni. Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni dei marchi più preziosi del pianeta, come Coca-Cola, Colgate-Palmolive e Procter & Gamble’s (Pampers), siano tutti beni di prima necessità per i consumatori.
A fini di investimento, le scorte di beni di consumo di base comprendono i produttori di questi beni, oltre ai distributori e alle catene di vendita al dettaglio che sostengono le loro attività.
Informazioni sul settore
I beni di consumo di base si estendono su sei settori:
bevande (compresi birra e alcolici)
alimenti freschi
prodotti alimentari
prodotti per la casa
prodotti personali
tabacco
Insieme, essi costituiscono uno degli 11 principali gruppi industriali che compongono l’economia. A metà del 2019, le azioni di beni di consumo di base rappresentavano 3,6 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, collocandosi al sesto posto per dimensioni relative, dietro alle tecnologie informatiche (8,3 trilioni di dollari), finanziarie (7,1 trilioni di dollari), sanitarie (5,6 trilioni di dollari), discrezionali per i consumatori (5,4 trilioni di dollari) e dei servizi di comunicazione (4,6 trilioni di dollari).
L’industria ha la reputazione di superare gli altri settori durante le prime fasi di rallentamento economico e di recessione. Al contrario, tende a ritardare altre parti dell’economia in periodi di forte crescita economica. Ciò avviene perché la natura difensiva di questi titoli attrae gli investitori durante i periodi di debolezza economica, mentre la gente si orienta maggiormente verso le imprese ad alta crescita durante i periodi di boom.
Le principali tendenze che influenzano il settore sono i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, e i cambiamenti in questo caso richiedono alle aziende di lavorare costantemente per rimanere rilevanti. Un importante cambiamento recente è stato l’allontanamento da quelli che sono percepiti come ingredienti innaturali nei cibi e nelle bevande. Questo cambiamento della domanda ha fatto crescere marchi globali come la Diet Coke e ha costretto molte aziende dell’industria alimentare confezionata a riorganizzare il loro intero portafoglio. Un esempio ne è PepsiCo, che negli ultimi anni ha acquisito vari marchi di prodotti naturali.
Metriche di investimento da conoscere
Quando si investe in un’azione di beni di consumo di base, ci sono alcune importanti metriche che dovreste conoscere. Alcune di esse si applicano a produttori come Coca-Cola, mentre altre si applicano a rivenditori come Carrefour.
Monitoraggio delle entrate
In generale, le aziende di beni di prima necessità godono di tassi di crescita costanti ma non spettacolari se paragonati ad altri settori come il software e l’elettronica di consumo. Le metriche chiave da conoscere in questo settore sono le vendite organiche, le vendite nei negozi comparabili e la quota di mercato.
Vendite organiche
Le vendite organiche, a volte chiamate vendite di base, rappresentano la variazione dei ricavi rispetto al periodo dell’anno precedente, dopo aver contabilizzato questioni temporanee come le vendite o gli acquisti di marchi, i cambiamenti dei tassi di cambio e gli oneri non monetari. La crescita delle vendite inorganiche può essere fortemente influenzata nel breve termine dall’acquisto di un nuovo franchising, ma tali guadagni non hanno lo stesso valore di quando un’azienda riesce ad aumentare la domanda dei propri prodotti core.
Due sono le principali tendenze di questa metrica: i volumi di vendita e i prezzi. In questo modo, le vendite organiche catturano la risonanza dei prodotti di un’azienda con i consumatori. Più alto è meglio, e gli investitori di solito cercano azioni che possano costantemente superare i concorrenti con un aumento equilibrato dei volumi e dei prezzi. Questo successo a lungo termine è indice di vantaggi competitivi duraturi. I tassi di vendita organici si applicano ai produttori di beni di consumo di base come Procter & Gamble.
Vendite in punti vendita comparabili
Questa metrica viene utilizzata dai rivenditori per esprimere la crescita annuale dopo l’adeguamento per l’apertura o la chiusura dei punti vendita. In questo modo, descrive lo slancio operativo fondamentale del business. Le vendite in punti vendita comparabili forti e in accelerazione, o comps, indicano che un’azienda sta attirando un forte traffico di clienti e si sta distinguendo in un settore della vendita al dettaglio competitivo.
L’indebolimento dei comps, d’altra parte, implica sfide commerciali sempre più impegnative.
Quota di mercato
Questa metrica si riferisce alla percentuale delle vendite complessive di un settore che un’azienda è responsabile di consegnare in un determinato periodo. È insolito vedere i produttori di beni di prima necessità mantenere posizioni dominanti sul mercato di oltre il 30% o più dell’industria globale per prodotti come dentifricio, pannolini o bibite gassate. Questo posizionamento è prezioso per molte ragioni. Si traduce in maggiori profitti ed è più facile da difendere dalle minacce della concorrenza, ad esempio. Un posizionamento del marchio leader rende più facile assicurare molto spazio sugli scaffali anche presso i rivenditori. Le aziende di beni di consumo di base puntano sempre a far crescere le vendite a un ritmo più veloce rispetto al settore più ampio, aumentando così la quota di mercato nel tempo.
Profitti e ritorni
Le migliori aziende di beni di prima necessità per il settore dei beni di consumo sono leader di mercato grazie ai loro marchi di valore, alle loro ampie basi di vendita e alla loro efficiente struttura operativa. Quando si giudica il potere reddituale di queste aziende, le due metriche chiave da conoscere sono il margine di profitto lordo e il margine di profitto operativo.
Margine di profitto lordo
Il margine lordo è ciò che rimane dopo che un’azienda paga i costi iniziali di produzione e distribuzione del suo prodotto. Agli investitori piace vedere un margine che è sia superiore a quello dei concorrenti che, idealmente, in aumento o stabile. La forza di questa metrica si traduce direttamente in guadagni più alti e dimostra che un titolo di consumo ha potere di prezzo.
Margine di profitto operativo
Il margine operativo è ciò che rimane dopo che le spese generali e le spese di vendita vengono dedotte dai profitti lordi. È una metrica dei profitti più descrittiva rispetto all’utile netto, perché non è influenzata, tra le altre cose, dalle variazioni del pagamento delle imposte. Un’azienda efficiente mostrerà un margine operativo più elevato rispetto ai suoi colleghi.
Rendimenti per gli azionisti
Poiché si tratta di imprese mature ed efficienti con modeste opportunità di crescita, i titoli di consumo di base tendono a generare molta liquidità, gran parte della quale viene restituita agli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Questa è una differenza fondamentale se paragonata alle azioni di crescita, che tendono a destinare ogni anno una parte maggiore dei loro guadagni all’espansione del business e quindi a fornire meno liquidità agli investitori.
I dividendi sono pagamenti ricorrenti in contanti che di solito avvengono ogni trimestre. Gli investitori cercano azioni che paghino un rendimento solido, sostenuto da un’ampia liquidità. È anche importante che il dividendo abbia una lunga storia di crescita ogni anno. I cosiddetti “aristocratici del dividendo” sono aziende che hanno incrementato il loro payout per almeno 25 anni consecutivi, e questa lista d’elite comprende molti giganti dei beni di prima necessità.
La spesa per il riacquisto di azioni è un altro modo chiave con cui le aziende restituiscono denaro agli azionisti, anche se è meno diretto del pagamento dei dividendi. Nel riacquistare le proprie azioni, un gigante dei beni di prima necessità abbassa il numero delle azioni in circolazione e quindi aumenta il valore delle azioni rimanenti, poiché il pool più piccolo significa che ogni azione residua rappresenta una parte maggiore del business.
Rischi legati all’investimento in azioni di beni di consumo di base
Come per tutti i titoli, anche per gli investimenti in beni di consumo di base ci sono dei rischi. Queste aziende sono resistenti ai forti cali della domanda durante le recessioni, ma i loro tassi di crescita sono ancora legati a tendenze economiche più ampie, come la crescita globale della popolazione e dei salari. Una grande recessione che colpisca più mercati geografici contemporaneamente ostacolerebbe necessariamente i guadagni e gli incrementi delle vendite.
L’enorme dimensione di queste imprese è normalmente un punto di forza competitivo, ma può diventare una debolezza durante i periodi di cambiamenti fondamentali della domanda dei consumatori. Sia Coca-Cola che Procter & Gamble, ad esempio, hanno passato anni a ristrutturare i loro portafogli e a modificare le loro strutture operative per competere meglio nei nuovi ambienti di vendita, mentre i rivali più piccoli si sono adattati più rapidamente. Non c’è alcuna garanzia che un titolo di consumo di base rimanga in anticipo sulla prossima tendenza del mercato.
C’è anche una buona probabilità che un determinato titolo di beni di consumo di base subisca un lungo periodo di crescita lenta che a malapena corrisponde alle tendenze più ampie del settore, che sono già modeste. Negli ultimi anni, gli investitori hanno visto all’opera molti esempi di questo triste processo. Mentre ognuno di questi giganti ha protetto il pagamento dei dividendi e ha inviato molti contanti agli azionisti nell’ultimo decennio, i rendimenti sono stati inferiori rispetto ad altre nicchie ad alta crescita.
Le più grandi azioni di beni di consumo di base
Gli investitori non mancano di opzioni quando si pensa di investire nei beni di prima necessità, ma qui ci sono alcuni nomi degni di nota nei segmenti della produzione e della vendita al dettaglio. Di seguito, daremo un’occhiata più da vicino a una di queste aziende che hanno recentemente realizzato performance di market-changing.
Nome
Ticket
Capitalizzazione
P/E
Procter & Gamble
NYSE:PG
287 mlrd $
61,5
Coca-Cola
NYSE:KO
202 mlrd $
20,3
PepsiCo
NASDAQ:PEP
183 mlrd $
25,6
Walmart
NYSE:WMT
351 mlrd $
23,5
Colgate-Palmolive
NYSE:CL
61,7 mlrd $
24,5
Heineken
AMS:HEIA
49 mlrd €
29,5
Unilever
AMS:UNA
124 mlrd €
21,6
Carrefour
EPA:CA
10,5 mlrd €
14,5
Campari
BIT:CPR
8,6 mlrd €
28,0
Nestlè
SWX:NESN
307 mlrd CHF
24,0
Procter & Gamble
Per molti versi, Procter & Gamble è la società prototipale di beni di consumo di base. La maggior parte dei suoi oltre 60 marchi sono considerati prodotti essenziali per le persone di tutto il mondo, che si tratti di rasoi Gillette, shampoo Head & Shoulders o Pampers.
Il tasso di crescita di P&G è stato testardamente lento nei tre anni successivi al lancio di un riavvio del portafoglio nel 2012, ma ultimamente le tendenze sono migliorate.
P&G ha guadagnato quote di mercato nei segmenti dei tessuti e dell’assistenza domiciliare, ma ha perso terreno in settori come la toelettatura e la cura dei bambini.
Le efficienti operazioni dell’azienda illustrano il motivo per cui molti investitori la considerano tra le aziende più sicure. P&G stanzia regolarmente miliardi di dollari per il riacquisto di azioni ogni anno e per l’incremento del dividendo, che ha una delle più lunghe fasi di crescita del mercato. Il suo modesto tasso di crescita potrebbe non far girare la testa, ma questo titolo potrebbe giocare un ruolo importante in un portafoglio ben diversificato.
ETF di base per i consumatori e fondi indicizzati
Se non siete interessati a scegliere specifici potenziali vincitori, potreste preferire semplicemente possedere una selezione dell’intero gruppo industriale. Fortunatamente, ci sono molti fondi tra cui scegliere per raggiungere questo obiettivo, compresi i fondi negoziati in borsa (ETF) e i fondi indicizzati. Di seguito ne riportiamo alcuni tra i più grandi. Come al solito, quando si valutano gli ETF, è importante cercare una buona copertura del settore abbinata a basse commissioni.
Nome
Ticket
Commissioni
Consumer Staples Select SPDR Fund
NYSEMKT:XLP
0,13%
iShares U.S. Consumer Goods ETF
NYSEMKT:IYK
0,43%
Vanguard Consumer Staples ETF
NYSEMKT:VDC
0,10%
ETF con azioni di beni di consumo come componenti
Fondi come questi offrono la maggior parte dei vantaggi del settore dei beni di prima necessità, tra cui una performance costante durante le fasi di contrazione del mercato e rendimenti dei dividendi superiori alla media. Dal momento che si concentrano anche sui maggiori player, è probabile che otterrete un’esposizione ai giganti globali, tra cui P&G, Coca-Cola, PepsiCo e Altria Group.
Che si tratti di singoli titoli come Heineken o di un ETF come il fondo di beni di consumo di Vanguard, gli elementi di questo gruppo industriale meritano un posto nel portafoglio di quasi tutti gli investitori. Acquistate alcune società di qualità, o un fondo indicizzato diversificato, e preparatevi meglio ad affrontare la prossima flessione del mercato. Nel frattempo, è possibile riscuotere dividendi sani che aiutano a compensare il fatto che il segmento dei beni di prima necessità tende a rimanere indietro rispetto ad altri settori durante le fasi di ripresa ciclica. Questo attraente mix di crescita, reddito e stabilità garantirà probabilmente che questa nicchia di mercato rimanga popolare tra gli investitori per i decenni a venire.
L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).
Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.
L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.
La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.
Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share
Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.
Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.
Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:
BP
Royal Dutch Shell
Unilever
AstraZeneca
HSBC Hldgs
Barclays
EasyJet
Vodafone
Admiral
Aviva
Rolls-Royce Holdings
FTSE All-Share italiano
Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.
La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.
L’indice EUROSTOXX 50 (talvolta chiamato Dow Jones EUROSTOXX 50) è l’indice Blue-chip leader in Europa per l’Eurozona e fornisce una rappresentazione dei leader nell’Eurozona.
Contiene aziende leader nei loro settori e contiene 50 azioni di 11 paesi dell’Eurozona: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
Ulteriori derivati sono i seguenti indici di singoli paesi: L’EUROSTOXX 50 Subindex Francia, l’EUROSTOXX 50 Subindex Italia e l’EUROSTOXX 50 Subindex Spagna, composti da componenti provenienti rispettivamente da Francia, Italia e Spagna.
Dove hai sentito parlare dell’indice EUROSTOXX 50?
Se sei un investitore, potresti essere stato informato della creazione dell’indice EUROSTOXX 50 nel 1998 e del suo successivo ruolo nel valutare il sentiment del mercato azionario all’interno dell’Eurozona. Il vostro consulente finanziario potrebbe avervi suggerito un investimento nell’indice EUROSTOXX 50 come un buon modo per ottenere un’esposizione alle grandi imprese nell’area della moneta unica.
Cosa dovete sapere sull’Indice EUROSTOXX 50
L’Indice EUROSTOXX 50 è stato progettato da STOXX, un fornitore di indici di proprietà del Gruppo Deutsche Börse, ed è l’equivalente europeo dell’Indice Dow Jones 30. È l’indice leader delle 50 maggiori aziende blue-chip con sede in 12 paesi della zona euro.
L’EUROSTOXX 50 dichiara che il suo obiettivo è quello di presentare l’80% di ogni gruppo industriale in ogni mercato, e di conseguenza l’80% dei titoli d’investimento di ogni mercato. I trader e le aziende internazionali possono negoziare e acquistare azioni attraverso stock option, contratti a termine e ETF (exchange-traded funds).
A differenza dell’analogo indice statunitense compilato da Dow Jones, l’indice EUROSTOXX 50 limita l’adesione alle società dei paesi che hanno adottato la moneta unica, l’euro. Ciò significa che nell’indice non ci sono società britanniche.
L’EUROSTOXX 50 è concesso in licenza alle società di servizi finanziari per l’utilizzo nella costruzione di prodotti che tracciano l’indice e viene utilizzato dai gestori di fondi come benchmark per valutare la loro performance. Tra le società presenti nell’indice figurano aziende leader come:
Deutsche Bank
BMW
Adidas
Volkswagen
Vivendi
Intesa San Paolo
Santander
Orange
ENI
Enel
Danone
Axa
A gennaio del 2020 i top 10 componenti dell’EUROSTOXX 50 comprendevano:
Total SA
SAP SE
ASML Holding NV
LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SE
Linde PLC
Sanofi SA
Siemens AG
Allianz SE
Airbus SE
Unilever NV
Come vengono scelte le aziende per EUROSTOXX 50?
L’Indice EUROSTOXX 50 rappresenta le aziende blue-chip di 12 paesi della zona euro con il più alto valore di mercato per azione. Le società “blue-chip” sono semplicemente società che sono finanziariamente stabili e che ottengono continuamente buoni risultati sul mercato azionario, portando di solito rendimenti elevati agli investitori che hanno acquistato le loro azioni.
La composizione dell’indice varia a seconda dell’aumento e del calo dei valori delle società. Le modifiche vengono tipicamente apportate all’indice EUROSTOXX 50 quando un’azienda non è più una rappresentazione accurata dell’economia a causa di un periodo di significativo disagio finanziario, o per rappresentare meglio l’economia dopo che si è verificato un significativo cambiamento nel suo complesso.
Come viene calcolato?
L’Indice EUROSTOXX 50 è il cosiddetto indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più elevati hanno un peso maggiore nell’indice. I 40 titoli più preziosi della lista di selezione sono automaticamente inclusi nell’EUROSTOXX 50, tra cui Allianz, Daimler e Siemens. Le società rimanenti, che riempiranno la lista a capacità, cambiano di anno in anno, per riflettere quanto sia desiderabile investire in virtù del loro valore di mercato.
I calcoli per questi indici utilizzano la formula di Laspeyres, che misura le variazioni di prezzo rispetto a un peso base fisso di quantità.
I calcoli per i valori delle azioni vengono effettuati ogni 15 secondi tra le 09.00 CET e le 18.00 CET per le varianti Euro e Dollaro USA di qualsiasi tipo di rendimento. Le varianti in sterline britanniche sono disponibili solo come calcoli di fine giornata (18.00 CET).
Cosa determina il prezzo di EUROSTOXX 50?
In termini semplici, il prezzo delle società della zona euro quotate sull’indice EUROSTOXX è ciò che controlla il prezzo. Poiché molte delle società quotate sono francesi e tedesche, la volatilità dell’economia di questi paesi influenzerà l’Indice EUROSTOXX. Poiché l’indice è composto da 50 società, il prezzo di una di queste società probabilmente non influenzerà l’indice in modo significativo, poiché le variazioni dei prezzi delle altre società si equilibreranno con esso e si livelleranno. Tuttavia, una seria azione dei prezzi in tutti i paesi europei farà muovere questo indice, e anche le recessioni economiche lo influenzeranno.
Da quando l’indice EUROSTOXX 50 è stato fondato nel 1998, c’è stata l’opportunità di vedere come se la cava in tempi di crisi, quanto è volatile e cosa lo colpisce in particolare. Dal 2008 è evidente che in tempi di crisi nell’Eurozona, l’Indice EUROSTOXX 50 ha rispecchiato questa volatilità.
Come si investe in EUROSTOXX 50?
Il modo più semplice per investire nell’EUROSTOXX 50 è tramite gli ETF. Gli ETF possono essere acquistati e venduti come normali azioni sul mercato azionario, il che li rende diversi dai fondi comuni d’investimento. Di solito hanno anche tassi di commissione molto bassi o nulli, il che li rende più accessibili al commercio rispetto ai fondi indicizzati o ai fondi comuni d’investimento. I due ETF EUROSTOXX 50 più popolari sono SPDR EUROSTOXX 50 ETF e iShares EUROSTOXX 50 ETF.
Molti trader e investitori acquistano e vendono sulla base dell’EUROSTOXX 50 in quanto il mercato considera questo indice come una presentazione generale della salute economica dell’Europa.
Perché EUROSTOXX 50 è utile agli investitori?
L’indice EUROSTOXX 50 è stato introdotto come un comodo strumento di benchmarking della performance delle 50 maggiori società della zona euro quotate in borsa. In questo modo, gli investitori sanno quale sia il capitale di mercato delle aziende giorno per giorno, aiutandoli a decidere su quali siano le aziende più fruttuose in cui investire.
Tutti i componenti dell’€Stoxx 50
A questo punto non ci rimane che elencare tutti i 50 titoli azionari facenti parte dello STOXX 50 Europa.