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Come calcolare il rendimento dei BTP
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Una domanda che spesso ci pongono è quella del calcolo dei rendimenti dei BTP, infatti bisogna fare un po’ di operazioni per riuscire ad avere il rendimento netto di un Buono dello Stato.

Andiamo però con ordine e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

Cosa è un BTP

Questa è la prima domanda e se sai già di cosa stiamo parlando puoi saltare al paragrafo successivo.

BTP sta per Buono del Tesoro Poliennale, cioè il titolo attraverso il quale si acquistano quote del debito pubblico italiano.

Semplificando di molto, è come se lo Stato italiano avesse bisogno di soldi e chiedesse un mutuo, ma anziché andare in banca fa questa richiesta sul mercato, attraverso l’emissione di titoli di debito.

In pratica noi possiamo essere la banca che presta i soldi allo Stato.

Si acquistano BTP in multipli di 1.000 euro ed esiste un mercato primario, là dove lo Stato si finanzia, e un mercato secondario, là dove gli investitori cedono il credito ad altri investitori.

Quali sono i tipi di BTP disponibili

Partiamo dai BTP classici che sono i più semplici da comprendere. Per farlo prendiamo ad esempio il BTP-1MZ67 2,80 (ISIN: IT0005217390). Questo è un debito emesso dallo Stato Italiano in data 01 settembre 2016 e che va in scadenza alla data del 1 marzo 2067.

Un investitore che avesse acquistato direttamente dallo Stato avrebbe pagato 1.000 euro per riavere gli stessi mille a marzo del 2067, nel mentre, ogni sei mesi, lo Stato paga un interesse del 1,40% (2,8% annuo), quindi 14 euro lorde ogni 6 mesi. In linea teorica, dopo 35 anni il capitale sarebbe raddoppiato.

Ma non esistono solo i BTP classici, esistono anche i BTPi, cioè indicizzati all’inflazione italiana e i BTP€i, cioè indicizzati all’inflazione europea.

In questo caso, qualora il BTP dell’esempio fosse indicizzato all’inflazione italiana, avremmo a scadenza 1.000 euro, maggiorati dall’inflazione registrata in questo periodo e lo stesso dicasi anche per le cedole, quindi gli interessi, ogni anno, oltre alla base di 2,8% avrebbero anche l’aumento dell’inflazione.

Tipicamente i BTP indicizzati all’inflazione pagano un interesse più basso proprio perché non c’è la perdita di valore data dall’inflazione.

Continuando a fare un parallelo con i mutui (un po’ tirato), possiamo dire che il BTP classico sta a un mutuo a tasso fisso come un BTP indicizzato all’inflazione sta a un mutuo variabile.

Variazione del prezzo e mercato secondario

Veniamo quindi alla domanda originale, cioè come fare per calcolare il rendimento netto di un BTP.

Per fare il calcolo dobbiamo quindi introdurre il concetto di mercato secondario. Infatti, come qualsiasi bene tradato, anche i BTP hanno una variazione di prezzo data dalla domanda e dall’offerta sul mercato secondario.

Per capire quanto vale un BTP si parte da base 100. Quindi, il valore nominale di 1.000 euro equivale a 100. Subito dopo essere emesso il valore del BTP inizia a fluttuare, con la possibilità di valere di più o di meno di 100. Per esempio, in questo momento, nessun BTP italiano vale meno del valore nominale, ciò perché i tassi di interesse che pagano sono allettanti per gli investitori che vogliono un buon ritorno e, rimanendo sull’esempio di prima, il 2,8% lordo in questo momento è cosa rara (soprattutto perché i tassi di interesse fissati dalla BCE per i prestiti sono decisamente più bassi). Quindi la domanda per questi BTP è elevata e i prezzi ne risentono.

Abbiamo già detto che acquistando dallo Stato si pagherebbe il valore nominale, qualora per assurdo si potesse acquistare direttamente dalle mani dello Stato, ma così non è e anche lo Stato, quando emette un’obbligazione, la manda in asta, con il prezzo che parte da 100 e si ferma, tipicamente, all’equivalente del valore del prezzo sul mercato secondario.

In questo momento il BTP nominato in precedenza quota 127, significa che se lo Stato lo emettesse oggi, raccoglierebbe 1.270 euro per ogni titolo con valore nominale di 1.000.

Stesso dicasi dell’acquisto sul mercato secondario: lo volessimo acquistare da un investitore terzo pagheremmo 1.270 euro per un’obbligazione che a scadenza restituirà 1.000 euro.

Dove sta quindi il guadagno? Semplice, nelle cedole che ogni anno paga.

Calcolo del rendimento netto di un BTP

A questo punto, con quello che abbiamo già detto in mente, andiamo quindi a fare un esempio concreto.

Per fare l’esempio prendiamo lo stesso BTP-1MZ67 2,80, quindi un classico bond italiano.

Abbiamo già detto che acquistandolo oggi si pagherebbe 1.270 euro per ogni titolo. Diciamo che abbiamo dei risparmi da parte e ne acquistiamo 10, per un valore totale di 12.700 euro.

Ce ne dimentichiamo e il primo settembre del 2021 ci arriva la prima cedola di 140 euro (rendimento di 2,8% sul valore nominale, suddiviso in due pagamenti semestrali).

A questi 140 euro vanno però tolte le tasse che, sui BTP, sono del 12,5%. Significa che incasseremmo 122,50 euro. Stesso succede ogni primo marzo e ogni primo settembre fino a scadenza che è a marzo del 2067. A scadenza, oltre alla cedola, ci verrà restituito anche il capitale calcolato sul valore nominale, quindi 1.000 euro per ogni titolo e avendone 10 ci tornerebbero 10 mila euro, con una perdita di 2.700 euro che abbiamo pagato oggi e che andrebbe via via a perdersi.

Rendimento annuo netto per un BTP

Quindi quale sarebbe il rendimento netto in termini percentuali del nostro investimento?

Presto detto: da oggi al primo marzo del 2067 mancano ancora 46 anni. Significa che dobbiamo prendere la parte che perdiamo (2.700 euro) e dividerla per gli anni, avremmo quindi una perdita di valore spalmata negli anni di 58,70 euro. A questi vanno sommati però gli introiti derivanti dalle cedole (280 euro l’anno sui nostri 10 titoli), epurati dalle tasse, quindi rimarrebbero 245 euro.

Si fa presto a considerare 245 euro meno 58,70 con un risultato di 186,3 euro di guadagno annuo, che significa un ritorno del 1,86% annuo. Ecco il nostro rendimento annuo netto medio.

Lo stesso calcolo si può fare anche sul valore base 100: se in questo momento costa 127, si divide -27 per 46 e si ha -0,58 ai quali si sommano 2,45 (il netto di 2,8 pulito dal 12,5% delle tasse) con un risultato di 1,86%.

E se cedessimo il BTP prima?

Ora diciamo che Mario Draghi sarà il salvatore della Patria e che tutto ciò che dovrà fare gli riuscirà in sei mesi da oggi. A quel punto diminuisce il pericolo di default per l’Italia e gli investitori saranno più propensi ad acquistare BTP italiani, con il risultato che i rendimenti diminuiranno e il valore del BTP aumenterà.

Diciamo per esempio che su base 100 il BTP dell’esempio arriverà a 180, avremmo che -80 / 45,5 = -1,75 ai quali sommiamo 2,45% netto di cedola e il risultato, per chi acquisterà il BTP tra 6 mesi, sarà un rendimento medio annuo dello 0,70%.

Ma noi abbiamo acquistato oggi a 127 e quindi il nostro rendimento non cambia. Inoltre se volessimo noi cedere il nostro BTP avremmo, per i nostri 10 titoli, 18.000 euro con un gain nel momento in cui cediamo i titoli di 5.300 euro (4.637 euro di netto), con l’aggiunta inoltre della cedola per 6 mesi che vale 122,50 euro. Questo porterebbe il nostro ritorno totale netto a 4.760 euro o 37,4%.

Conclusione

In questo articolo abbiamo analizzato come calcolare il ritorno totale netto a scadenza di un BTP, inoltre abbiamo analizzato come la possibile variazione del ritorno sul prezzo nominale possa velocemente farci guadagnare (o perdere) del valore, ciò qualora vendessimo i titoli prima della scadenza originale.

In generale, non sapendo dove andrà il prezzo del titolo in futuro, si calcola il rendimento a scadenza, cedendo i titoli qualora il loro valore porta un forte guadagno in breve tempo (come nel caso che abbiamo visto).