Banco Santander è una banca internazionale che fa parte del gruppo bancario spagnolo Santander. Fornisce servizi bancari personali, commerciali, aziendali e commerciali in tutta Europa, America Latina, Nord America e Asia.
Dove ha sentito parlare di Banco Santander?
Banco Santander è una delle più grandi banche del mondo e nel 2016 Forbes Global 2000 si è classificata al 37° posto tra le maggiori aziende pubbliche al mondo.
La banca spagnola ha fatto notizia anche per le sue numerose acquisizioni di banche più piccole, tra cui l’olandese ABN AMRO Bank nel 2007 e la banca britannica Alliance & Leicester nel 2008.
Infine è stato sponsor della Ferrari in Formula 1 per molti anni, partendo dal momento in cui Alonso arrivò nel team del cavallino, fino a fine 2017.
Cosa c’è da sapere su Banco Santander
Banco Santander è stato fondato nel 1857. Nel 2016 aveva un valore di mercato di 72,5 miliardi di dollari, con 121 milioni di clienti in tutto il mondo. La sede centrale si trova a Santander, in Spagna, da cui prende il nome il gigante bancario.
Banco Santander fornisce servizi finanziari per le banche personali, aziendali e commerciali.
La società fa parte dell’Euro Stoxx 50, un indice composto dai 50 titoli più grandi e liquidi di 11 paesi della zona euro.
Abbiamo già affrontato l’indice IBEX, cioè il paniere che raccoglie le 35 aziende più degne di nota in Spagna. Però, nel Paese iberico, così come anche in Italia, per entrare nel paniere principale non basta solo la capitalizzazione, ecco quindi che nell’IBEX prendono posto aziende medio/piccole e vengono escluse aziende dalla grande capitalizzazione.
In questo articolo vogliamo invece mettere in evidenza quali siano le più grandi aziende spagnole quotate in borsa; ovviamente il mercato è quello di Madrid, con la Bolsa de Madrid.
Come detto l’ordine è dato dalla capitalizzazione di mercato, le cifre sono espresse in milioni di euro e, accanto a ogni azione, oltre al nome e al ticket stesso, è presente il settore di riferimento per le società.
Azienda / Azione
Capitalizzazione (milioni di €)
Settore
Industria De Diseño Textil (Inditex) BME: ITX
€ 112.549
Rivenditore abbigliamento
Iberdrola BME: IBE
€ 87.160
Energia
Banco Santander BME: SAN
€ 67.079
Banca
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria BME: BBVA
€ 36.686
Banca
Amadeus IT Group BME: AMS
€ 31.709
Tech
Endesa BME: ELE
€ 28.067
Energia
Cellnex Telecom BME: CLNX
€ 27.541
Wireless Telecom
Aena BME: AENA
€ 25.963
Aviazione
Caixabank BME: CABK
€ 25.938
Banca
Telefónica BME: TEF
€ 25.290
Telecomunicazioni
Siemens Gamesa Renewable Energy BME: SGRE
€ 25.236
Energia rinnovabile
Naturgy Energy Group BME: NTGY
€ 24.801
Gas Naturale
Ferrovial BME: FER
€ 20.665
Costruzioni e ingegneria
Repsol BME: REP
€ 19.045
Petrolio e Gas
Grifols BME: GRF
€ 16.294
Biofarmaceutico
Red Eléctrica De España BME: REE
€ 9.803
Energia
Acciona BME: ANA
€ 9.606
Costruzioni e ingegneria
Acs BME: ACS
€ 9.350
Costruzioni e ingegneria
Fluidra BME: FDR
€ 6.703
Edilizia
Mapfre BME: MAP
€ 6.562
Assicurativo
Enagás BME: ENG
€ 5.740
Trasporto Petrolio e Gas
Fomento de Construcciones y Contratas BME: FCC
€ 5.501
Attrezzature ambientali
Merlin Properties Socimi BME: MRL
€ 5.218
REITs Commerciale
Inmobiliaria Colonial Socimi BME: COL
€ 5.199
REITs Commerciale
Grupo Catalana Occidente BME: GCO
€ 5.002
Assicurativo
Bankinter BME: BKT
€ 4.969
Banca
Acerinox BME: ACX
€ 3.829
Acciaieria
Cie Automotive BME: CIE
€ 3.504
Parti veicoli
Banco De Sabadell BME: SAB
€ 3.278
Banca
Vidrala BME: VID
€ 3.275
Packaging
Laboratorios Farmaceuticos Rovi BME: ROVI
€ 3.265
Farmaceutico
Viscofan BME: VIS
€ 3.236
Packaging
Ebro Foods BME: EBRO
€ 3.207
Food
Corporación Financiera Alba BME: ALB
€ 3.112
Banca d’investimento
Gestamp Automoción BME: GEST
€ 3.040
Parti veicoli
Zardoya Otis BME: ZOT
€ 3.006
Ascensori
Almirall BME: ALM
€ 2.812
Farmaceutico
Compañía De Distribución Integral BME: LOG
€ 2.754
Logistica
Solaria Energia Y Medio Ambiente BME: SLR
€ 2.597
Energia rinnovabile
Euskaltel BME: EKT
€ 2.396
Telecomunicazioni
Pharma Mar BME: PHM
€ 2.166
Biofarmaceutico
Mediaset España Comunicación BME: TL5
€ 1.990
Canali TV
Nh Hotel Group BME: NHH
€ 1.903
Alberghiero
Melia Hotels International BME: MEL
€ 1.862
Alberghiero
Indra Sistemas BME: IDR
€ 1.853
Tech
Prosegur Compañía De Seguridad BME: PSG
€ 1.787
Servizi sicurezza
Sacyr Vallehermoso BME: SCYR
€ 1.658
Costruzioni e ingegneria
Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles BME: CAF
€ 1.651
Treni
Unicaja Banco BME: UNI
€ 1.588
Banca
Aziende più grandi in Spagna
Essendo ordinate per capitalizzazione di mercato, ovviamente questa classifica (stilata in data 30 aprile 2021) potrebbe variare nel tempo; nonostante ciò non ci aspettiamo certo che le aziende con maggior capitalizzazione possano uscire da tale ranking, piuttosto nella parte bassa della stessa potrebbero esserci variazioni nel tempo. Così come potrebbe variare la posizione, quindi, per esempio, tra qualche tempo Endesa potrebbe non essere più sesta e, magari, Cellnex non essere più settima.
Industria De Diseño Textil (Inditex)
Vi dice nulla questo nome? Probabilmente se seguite il mercato spagnolo sì, altrimenti vi potrebbe suonare come sconosciuto.
Vediamo però se così la riconoscete meglio: Zara, Bershka, Stradivarius, Pull and Bear, Massimo Dutti, Oysho, Uterqüe, Tempe e Lefties. Sono questi i brand popolari di Inditex, tutti nel settore moda.
Fondata da Amancio Ortega che è nella classifica dei 1o uomini più ricchi al mondo, è oramai un colosso mondiale del fashion.
Iberdrola
Poco conosciuta in Italia, dove Enel la fa da padrone, negli ultimi anni sta cercando comunque di penetrare il mercato nostrano. Si tratta di uno dei maggiori produttori al mondo di energia elettrica, con particolare attenzione al green e al gas naturale.
Nel 2010 ha fuso le proprie attività americane con UIL Holding, creando Avangrid, quotata al NYSE.
Banco Santander
Benché la sua fondazione risalga al 1857, quindi una delle banche più antiche del vecchio continente, oltre a essere una delle più grandi, in Italia è arrivata al grande pubblico grazie alla sponsorizzazione della Ferrari F1 negli anni in cui Fernando Alonso era il principale pilota.
Ha istituti guidati in tutto il mondo ed è presente in ogni Stato europeo. In Italia controlla Santander Consumer Bank S.p.a e Santander Private Banking.
Tipicamente, quando si sente parlare di settore finanziario, la mente corre velocemente agli istituti di credito. Anche se le banche sono la fetta più grande della torta, ci sono comunque varie società che possono definirsi finanziarie anche se non sono istituti bancari.
Le categorie principali del settore delle finanze può essere racchiuso in queste poche categorie:
Banche: come detto, le azioni delle banche sono quelle con la fetta più grande, le più conosciute e le più vicine alla popolazione media. Chi non conosce, per esempio, Unicredit, una delle più grandi europee, come Intesa Sanpaolo oppure le banche più piccole o ex grandi, come MPS? Eppure in questa categoria rientrano anche banche che non si rivolgono tipicamente al mercato retail, come per esempio la merchant Mediobanca o istituti rivolte principalmente al settore commerciale.
Assicurazioni: benché in Italia il settore assicurativo è stato assediato da insurance straniere, come Admiral, DirectLine, Axa, ecc, le assicurazioni sono una parte fondamentale della nostra vita. Ovviamente anche in Italia abbiamo dei campioni, come per esempio Generali, Cattolica e sempre più spesso le banche aprono e presidiano un ramo assicurativo. Proprio questa mancata divisione netta tra banche e assicurazioni fa sì che la nostra percezione sia più ristretta, rilegando le assicurazioni soprattutto al ramo RC Auto.
Servizi finanziari: esistono quindi delle aziende che si occupano di investimenti e di servizi finanziari, senza essere banche o assicurazioni. In Italia abbiamo Azimut e qualche centinaio di grosse SGR. Inoltre esistono delle società che si occupano di servizi, come per esempio può essere Euronext francese, l’agenzia di rating S&P Global o Reuters.
Fintech: sono le ultime arrivate ma promettono di stravolgere il mercato in modo netto e definitivo. La tecnologia, applicata alla finanza, che prende appunto il nome di “fintech”, sta mettendo in campo una serie di titoli azionari che sfruttano la tecnologia per creare nuove soluzioni per il settore finanziario. Giusto per fare qualche nome: Mastercard, PayPal, Square o anche semplicemente, rimanendo sul mercato italiano, FinecoBank, che benché sia una banca a tutti gli effetti ha forti connotati tecnologici.
Blockchain: ancora molto poco usata, ma la blockchain potrebbe diventare la tecnologia del futuro per lo scambio di informazioni finanziare. Esistono già delle aziende, ma non ci sono ancora colossi mondiali.
Elenco delle aziende del settore finanziario
In questo capitolo facciamo un breve elenco (poiché parliamo di migliaia di aziende) che fanno parte del settore finanziario.
Nazione
Settore
Admiral Group LON: ADM
Regno Unito
Assicurazioni
Allianz ETR: ALV
Germania
Assicurazioni
American Express NYSE: AXP
USA
FinTech
Amundi EPA: AMUN
Francia
Servizi finanziari
Aon NYSE: AON
Regno Unito
Servizi finanziari
Assicurazioni Generali BIT: G
Italia
Assicurazioni
AXA EPA: CS
Francia
Assicurazioni
Aviva plc LON: AV
Regno Unito
Assicurazioni
Azimut Holding BIT: AZM
Italia
Servizi finanziari
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria BME: BBVA
Spagna
Banca
Barclays LON: BARC
Regno Unito
Banca
Berkshire Hathaway Inc NYSE: BRK.A
USA
Servizi finanziari
BlackRock NYSE: BLK
USA
Servizi finanziari
BNP Paribas EPA: BNP
Francia
Banca
Citigroup Inc NYSE: C
USA
Banca
CNP Assurances EPA: CNP
Francia
Assicurazioni
Crédit Agricole EPA: ACA
Francia
Banca
Credit Suisse SWX: CSGN
Svizzera
Banca
Deutsche Bank ETR: DBK
Germania
Banca
Deutsche Börse ETR: DB1
Germania
Servizi finanziari
FinecoBank BIT: FBK
Italia
Banca
Goldman Sachs Group Inc NYSE: GS
USA
Banca
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
Italia
FinTech
Gruppo Santander BME: SAN
Spagna
Banca
HSBC Holdings plc LON: HSBA
Regno Unito
Banca
ING Groep AMS: INGA
Olanda
Banca
Intesa Sanpaolo BIT: ISP
Italia
Banca
JPMorgan Chase & Co. NYSE: JPM
USA
Banca
Lloyds Banking Group PLC LON: LLOY
Regno Unito
Banca
London Stock Exchange Group LON: LSE
Regno Unito
Servizi finanziari
MasterCard NYSE: MA
USA
FinTech
Mediobanca BIT: MB
Italia
Banca
Morgan Stanley NYSE: MS
USA
Banca
Morningstar Inc. NASDAQ: MORN
USA
Servizi finanziari
Munich Re ETR: MUV2
Germania
Assicurazioni
Nasdaq NASDAQ: NDAQ
USA
Servizi finanziari
Nexi BIT: NEXI
Italia
FinTech
PayPal NASDAQ: PYPL
USA
FinTech
Poste italiane BIT: PST
Italia
Servizi finanziari
Royal Bank of Canada TSE: RY
Canada
Banca
Square, Inc. NYSE: SQ
USA
FinTech
Société générale EPA: GLE
Francia
Servizi finanziari
UBS SWX: UBSG
Svizzera
Banca
UniCredit BIT: UCG
Italia
Banca
UnipolSai BIT: US
Italia
Assicurazioni
Visa NYSE: V
USA
FinTech
Wells Fargo & Co NYSE: WFC
USA
Servizi finanziari
Zurich Insurance Group SWX: ZURN
Svizzera
Assicurazioni
Metriche importanti per l’analisi dei titoli finanziari
Le metriche non sono molto differenti rispetto agli investimenti in Istituti di credito; questi includono, oltre all’ovvio rapporto prezzo/utile (P/E), anche altre metriche da tenere ben in mente:
Return on Assets (ROA) e Return on Equity (ROE): si tratta delle metriche più utilizzate per valutare la redditività delle aziende del settore finanziario. Rappresentano, rispettivamente, i profitti annualizzati in rapporto alle attività e al patrimonio netto. Il benchmark del settore è per un ROA dell’1% e un ROE del 8%.
Margine di interesse netto: una metrica che si applica in particolar modo alle banche e rappresenta la differenza tra gli interessi incassati per l’attività di prestito e gli interessi pagati per l’attività di raccolta.
Rapporto di efficienza: per incassare 100 euro quanto spende l’azienda? Se spendesse 75 euro avremmo un rapporto di efficienza del 75%. Ovviamente più basso e meglio è.
Price-to-book (P/B): nella valutazione dei titoli finanziari, il rapporto prezzo/patrimonio (P/B), può essere utile quanto il rapporto P/E. Il P/B è il prezzo delle azioni di una società, diviso per il suo valore patrimoniale netto.
Rapporto combinato: più per le società assicurative che per quelle bancarie; il rapporto combinato è la somma di spesa per il pagamento dei sinistri (loss ratio) e per le spese aziendali (expense ratio). Naturalmente il combined ratio deve essere inferiore al 100% poiché, altrimenti, porterebbe la società a chiudere i conti in negativo.
Margine di investimento: Sempre di vitale importanza per le assicurazioni, le quali, oltre a trarre profitto dalle polizze di sottoscrizione, guadagnano anche investendo i premi raccolti in attesa di pagare i premi per i sinistri assicurativi. Questo è importante, poiché il reddito da investimenti è spesso la fonte primaria dei profitti di una compagnia di assicurazione.
Investire a lungo termine
Quando si valuta un’azione del settore finanziario è importante comprendere l’arco temporale nel quale tale azione potrà restituire buoni risultati.
In particolar modo, il settore in questione, ha andamenti lenti che modificano il prezzo dell’azione nell’arco di vari anni, quindi è fondamentale mettersi nell’ottica di investire per mantenere in portafoglio tale azione.
Esistono troppe variabili in grado di modificare il valore azionario nel breve periodo, comprese le crisi economiche, quindi è importante tenere ben in mente che il capitale potrebbe essere bloccato per vari mesi se non anni.
Tuttavia, se si dispone di un orizzonte temporale di investimento di cinque anni o più, potrebbe essere una mossa intelligente aggiungere al proprio portafoglio alcuni titoli finanziari. In particolar modo per le ricche cedole che questo settore è in grado di pagare.
Tempo fa abbiamo stilato la classifica delle banche europee più grandi, cioè quelle che superano almeno un miliardo di capitalizzazione.
Grande però non sempre significa sicuro e per calcolare la stabilità di una banca esiste un parametro specifico: Common Equity Tier 1.
Si tratta di un parametro (ne abbiamo già parlato) che tutti gli istituti di credito segnalano nel loro bilancio ed è richiesto dalla Banca Centrale Europea poiché, la stessa istituzione comunitaria, periodicamente fissa degli obiettivi per ognuna delle banche interessate.
La BCE sottopone gli istituti di credito agli Srep Test (Supervisor Review and Evaluation Process), cioè delle prove che rivelano la resa delle banche in situazioni di stress finanziario ed economico e sulla base dei risultati di questi Srep test la BCE fissa degli obiettivi da raggiungere, con un floor minimo dell’8% per ogni istituto.
Quindi, partendo dal Cet1, vediamo quali sono le grandi banche più solide d’Europa allo stato attuale.
Banca
CET1
Danske Bank
17,60
ABN AMRO Bank NV
17,30
Natwest Group
17,20
HSBC HoLdings
15,00
ING Groep
14,96
Intesa Sanpaolo
14,62
Lloyds Banking Group
14,60
UniCredit
14,54
Standard Chartered
14,30
Barclays
14,20
Commerzbank
13,40
UBS Group
13,32
Deutsche Bank
13,30
Socièté Gènérale
12,50
Credit Suisse Group
12,50
BNP Paribas
12,40
Caixa Bank
12,29
Credit Agricole
12,00
Banco Santander
11,84
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria
11,63
Grandi banche europee con CET 1 solido
Come si può facilmente notare la lista delle 20 banche europee è composta da nomi veramente grandi della finanza ed è una selezione realizzata da S&P Global.
Sono due le italiane in classifica, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che hanno ottimi livelli di CET1, quindi molto solide.
CET1 delle banche italiane
Se allarghiamo leggermente l’orizzonte alle banche di tutte le dimensioni (o lo restringiamo alla sola Italia), notiamo facilmente che nel Bel Paese ci sono degli istituti di credito molto più virtuosi rispetto alle due citate in precedenza.
Parrebbe che la Banca Centrale Europea stia andando nella direzione di non prorogare lo stop ai dividendi per il 2021.
Una notizia molto importante per tutti quegli azionisti che in questi anni hanno fatto incetta di titoli finanziari delle banche.
Non siamo certo al ritorno della normalità e probabilmente qualche banca deciderà comunque di attendere per staccare il proprio assegno, ma nel mentre ci sono istituti finanziari che già da tempo stanno sottolineando come, con questa notizia, tornerebbero a distribuire dividendi.
Un caso nostrano è quello di Intesa Sanpaolo, la quale in occasione dell’acquisizione di UBI ha sottolineato come, appena la BCE autorizzasse la distribuzione, è nelle loro intenzioni distribuire il dividendo sull’utile del 2020 e anche su quello 2019 messo a riserva.
Attenzione, calcolando sull’ultimo dividendo che è stato distribuito non è garanzia che il dividend yield rimanga invariato anche nel 2021, per il semplice motivo che l’istituto potrebbe decidere di distribuire un ammontare più basso del dividendo 2019.
Banca
Capitalizzazione
Ultimo dividendo
Dividend Yield
1
BNP Paribas
54 mlrd
3,02
6,98%
2
Banco Santander
40,16 mlrd
0,10
4,15%
3
Intesa Sanpaolo *
37,52 mlrd
0,197
10,15%
4
ING Groep
32,91 mlrd
0,68
8,09%
5
Nordea Bank Abp
29,85 mlrd
0,40
5,47%
6
Crédit Agricole
28,31 mlrd
0,69
7,01%
7
KBC Bank
26,44 mlrd
2,50
4,17%
8
BBVA
24,70 mlrd
0,26
7,03%
9
Unicredit
20,35 mlrd
0,27
2,97%
10
Deutsche Bank
19,47 mlrd
0,11
1,17%
* Intesa Sanpaolo, come già detto, distribuirà il dividendo degli ultimi due anni; nel calcolo del dividend yield, come per tutte le altre banche, abbiamo però inserito l’ultimo stacco effettuato
Come abbiamo già detto, per alcune banche, come la nostra Intesa Sanpaolo, il dividend yield potrebbe essere sensibilmente più alto poiché distribuirà due dividendi in uno.
Non importa che stiate valutando le rate dell’auto, un nuovo mutuo, la surroga sul vecchio o il prestito per ristrutturare casa. Quasi certamente avete sentito parlare di Euribor e di Libor.
Non sono gli unici tassi usati, ma questi due sono fondamentali per la vita finanziaria di milioni di noi, quantomeno perché a questi ci è attaccato il valore e il costo del nostro mutuo (o del nostro prestito).
Capiamo quindi cosa sono l’Euribor, il Libor e le alternative attualmente sul mercato.
Cos’è l’Euro Interbank Offer Rate (Euribor)?
L’Euribor, o Euro Interbank Offer Rate, è un tasso di riferimento costruito a partire dal tasso di interesse medio al quale le banche della zona euro offrono prestiti a breve termine non garantiti sul mercato interbancario. Le scadenze dei prestiti utilizzati per calcolare l’Euribor variano spesso da una settimana a un anno.
Si tratta del tasso di riferimento con cui le banche si prestano o prendono in prestito le riserve in eccesso su brevi periodi di tempo, da una settimana a 12 mesi. Questi prestiti a breve termine sono spesso strutturati come pronti contro termine (repo) e hanno lo scopo di mantenere la liquidità bancaria e di assicurare che il contante in eccesso sia in grado di generare un rendimento di interessi piuttosto che rimanere inattivo.
Cosa dice il tasso Euribor?
L’Euro Interbank Offer Rate (Euribor) si riferisce infatti ad un insieme di otto tassi del mercato monetario corrispondenti a diverse scadenze:
i tassi a una settimana
due settimane
un mese
due mesi
tre mesi
sei mesi
nove mesi
dodici mesi
Tali tassi, aggiornati quotidianamente, rappresentano il tasso di interesse medio che le banche dell’area dell’euro si addebitano reciprocamente per i finanziamenti non garantiti.
I tassi Euribor rappresentano un importante punto di riferimento per una serie di prodotti finanziari denominati in euro, tra cui mutui ipotecari, libretti di risparmio, prestiti per auto e vari titoli derivati. Il ruolo dell’Euribor nella zona euro è analogo a quello del LIBOR in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Chi contribuisce al tasso Euribor?
Ci sono 20 banche del panel che contribuiscono all’Euribor. Si tratta delle istituzioni finanziarie che gestiscono il maggior volume di transazioni sul mercato monetario della zona euro. Dal 2018, queste banche del panel includono:
Belfius (Belgio)
BNP Paribas (Francia)
HSBC Francia
Natixis (Francia)
Crédit Agricole (Francia)
Société Générale (Francia)
Deutsche Bank (Germania)
DZ Bank (Germania)
Banca Nazionale di Grecia
Intesa Sanpaolo (Italia)
UniCredit (Italia)
Banque et Caisse d’Épargne de l’État (Lussemburgo)
ING Bank (Paesi Bassi)
Caixa Geral De Depósitos (Portogallo)
Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Spagna)
Banco Santander (Spagna)
CECABANCA (Spagna)
CaixaBank (Portogallo)
Barclays (Gran Bretagna)
Cos’è il London InterBank Offered Rate (LIBOR)?
Il London Interbank Offered Rate (LIBOR) è un tasso d’interesse di riferimento al quale le principali banche mondiali si concedono reciprocamente prestiti nel mercato interbancario internazionale per prestiti a breve termine.
Il LIBOR è un tasso d’interesse di riferimento accettato a livello globale che indica i costi di prestito tra le banche. Il tasso viene calcolato e pubblicato ogni giorno dall’Intercontinental Exchange (ICE).
Cosa dice il LIBOR
Il LIBOR è il tasso d’interesse medio al quale le principali banche mondiali prendono in prestito l’una dall’altra. Si basa su cinque valute, tra cui il dollaro statunitense, l’euro, la sterlina britannica, lo yen giapponese e il franco svizzero, e serve sette diverse scadenze:
entro una settimana
una settimana
un mese
due mesi
tre mesi
sei mesi
12 mesi
La combinazione di cinque valute e sette scadenze porta a un totale di 35 diversi tassi LIBOR calcolati e riportati ogni giorno lavorativo.
Il tasso più comunemente quotato è il tasso a tre mesi del dollaro statunitense, solitamente indicato come tasso LIBOR corrente.
Ogni giorno, l’ICE chiede alle principali banche mondiali quanto chiederebbero alle altre banche per i prestiti a breve termine.
L’associazione estrae le cifre più alte e più basse, quindi calcola la media a partire dalle cifre rimanenti. Questo è noto come la media tagliata. Questo tasso viene pubblicato ogni mattina come tasso giornaliero, quindi non è una cifra statica. Una volta calcolati e finalizzati i tassi per ogni scadenza e valuta, vengono annunciati e pubblicati una volta al giorno alle 11:55 circa, ora di Londra, dall’IBA.
Il LIBOR è anche la base per i prestiti al consumo nei Paesi di tutto il mondo, quindi ha un impatto sui consumatori tanto quanto sulle istituzioni finanziarie. I tassi d’interesse su vari prodotti di credito come le carte di credito, i prestiti per auto e i mutui a tasso variabile variano in base al tasso interbancario. Questa variazione del tasso contribuisce a determinare la facilità di prestito tra banche e consumatori.
Ma c’è un lato negativo nell’utilizzo del tasso LIBOR. Anche se la riduzione dei costi di finanziamento può essere interessante per i consumatori, essa influisce anche sui rendimenti di alcuni titoli. Alcuni fondi comuni d’investimento possono essere collegati al LIBOR, per cui i loro rendimenti possono diminuire al variare del LIBOR.
Come viene calcolato il LIBOR?
L’ICE Benchmark Administration (IBA) ha costituito un panel designato di banche globali per ogni valuta. Ad esempio, 16 grandi banche, tra cui:
Bank of America
Barclays
Citibank
Deutsche Bank
JPMorgan Chase
UBS
costituiscono il panel per il LIBOR in dollari USA.
Solo le banche che hanno un ruolo significativo nel mercato di Londra sono considerate idonee a far parte del panel ICE LIBOR e il processo di selezione si svolge annualmente.
Dall’aprile 2018 l’IBA ha presentato una nuova proposta per rafforzare la metodologia di calcolo del LIBOR. Ha suggerito l’utilizzo di un metodo standardizzato, basato su transazioni, basato su dati e stratificato, chiamato Waterfall Methodology per la determinazione del LIBOR.
Il primo livello basato sulle transazioni prevede l’adozione di un prezzo medio ponderato in base al volume (VWAP) di tutte le transazioni ammissibili che una banca del panel può aver assegnato una ponderazione più elevata per le transazioni prenotate più prossime alle 11:00, ora di Londra.
Il secondo livello basato sulle transazioni prevedeva l’acquisizione di dati derivati da transazioni da parte di una banca del panel se questa non disponeva di un numero sufficiente di transazioni idonee per effettuare una richiesta di livello 1.
Il terzo livello (esperto di giudizio) entra in gioco quando una banca del panel non effettua una presentazione di livello 1 o di livello 2. Essa presenta il tasso al quale potrebbe finanziarsi alle 11:00, ora di Londra, con riferimento al mercato del finanziamento all’ingrosso non garantito.
L’IBA calcola il tasso LIBOR utilizzando un approccio di media troncata applicato a tutte le risposte ricevute. La media troncata è un metodo di calcolo della media, che elimina una piccola percentuale specifica dei valori più grandi e più piccoli prima di calcolare la media. Per il LIBOR, i valori nel quartile più alto e in quello più basso vengono eliminati e la media viene eseguita sui numeri rimanenti.
Usi del LIBOR
LIBOR è utilizzato in tutto il mondo in un’ampia varietà di prodotti finanziari. Essi includono quanto segue:
Prodotti interbancari standard come i forward rate agreement (FRA), interest rate swaps, interest rate futures, opzioni e swaptions, in cui le opzioni forniscono agli acquirenti il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un titolo o un prodotto di tasso d’interesse
Prodotti commerciali come certificati di deposito e notes a tasso variabile, mutui ipotecari a tasso variabile e prestiti sindacati, che sono prestiti offerti da un gruppo di finanziatori
Prodotti ibridi come i collateralized debt obligations (CDO), i collateralized mortgage obligations (CMO), e un’ampia varietà di note di rateizzazione, callable notes e perpetual notes
Prodotti legati al credito al consumo come mutui individuali e prestiti per studenti.
Il LIBOR viene utilizzato anche come indicatore standard delle aspettative del mercato per i tassi di interesse finalizzati dalle banche centrali. Esso rappresenta i premi di liquidità per vari strumenti negoziati sui mercati monetari, nonché un indicatore dello stato di salute del sistema bancario nel suo complesso. Molti prodotti derivati sono creati, lanciati e negoziati con riferimento al LIBOR, il quale viene utilizzato anche come tasso di riferimento per altri processi standard come la compensazione, il rilevamento dei prezzi e la valutazione dei prodotti.
La differenza tra Euribor e Libor
A questo punto dell’articolo dovrebbe già essere molto chiara qual è la differenza tra Euribor e Libor.
Cioè, le principali:
Euribor è solo europeo
Libor è mondiale
Euribor è legato al tasso applicato da 20 banche
Libor è legato al tasso di molte più banche
Euribor è solo il tasso in euro
Libor è in più valute, quindi viene pubblicato per valuta
Eliminazione graduale del LIBOR
Sebbene il LIBOR sia stato utilizzato fin dagli anni ’80, negli ultimi anni sono state avviate riforme normative per riformare i tassi di riferimento e, in ultima analisi, sostituire il LIBOR come tasso debitore interbancario. Si prevede che le autorità di regolamentazione del Regno Unito non richiederanno più alle banche di pubblicare i tassi LIBOR dopo il 2021.
Il nuovo sistema è stato concepito per sostituire le congetture sui tassi d’interesse predominanti nel LIBOR e per utilizzare invece i tassi di transazione effettivi.
L’alternativa a Euribor e Libor
Benché siano due tassi enormi e dagli ampi usi, Euribor e Libor non sono gli unici tassi esistenti nel mondo.
Equivalenti LIBOR
Sebbene il LIBOR sia accettato a livello globale, esistono altri tassi d’interesse regionali simili che vengono seguiti in tutto il mondo.
Ad esempio, l’Europa, come abbiamo visto, ha l’European Interbank Offered Rate (EURIBOR), il Giappone ha il Tokyo Interbank Offered Rate (TIBOR), la Cina ha lo Shanghai Interbank Offered Rate (SHIBOR) e l’India ha il Mumbai Interbank Offered Rate (MIBOR).
Cosa è il SOFR
Il tasso di finanziamento garantito overnight (SOFR) sostituirà probabilmente il LIBOR. Il SOFR è anche un tasso d’interesse di riferimento utilizzato per i prestiti denominati in dollari e i contratti derivati. Il SOFR è diverso dal LIBOR in quanto si basa su transazioni effettive osservate sul mercato del Tesoro statunitense, mentre il LIBOR utilizza stime dei tassi di finanziamento.
Tuttavia, è probabile che il SOFR venga utilizzato negli Stati Uniti, ma in altri paesi stanno valutando l’opportunità di utilizzare la propria versione di un tasso di riferimento per quando il LIBOR verrà gradualmente eliminato.
Cosa è l’EONIA
L’Eonia, o Euro Overnight Index Average, è anche un tasso di riferimento giornaliero che esprime la media ponderata dei prestiti interbancari overnight non garantiti nell’Unione Europea e nell’Associazione Europea di Libero Scambio (EFTA). Viene calcolato dalla Banca Centrale Europea (BCE) sulla base dei prestiti concessi da 28 banche del panel.
La differenza tra Euribor ed Eonia
L’Eonia è simile all’Euribor come tasso utilizzato nei prestiti interbancari europei. Entrambi i benchmark sono offerti dall’Istituto europeo dei mercati monetari (EMMI). La principale differenza tra l’Eonia e l’Euribor è la scadenza dei prestiti su cui si basano. L’Eonia è un tasso overnight, mentre l’Euribor è in realtà otto diversi tassi basati su prestiti con scadenze che variano da una settimana a 12 mesi.
Anche le banche del panel che contribuiscono ai tassi sono diverse: solo 20 banche contribuiscono all’Euribor, invece di 28. Infine, l’Euribor è calcolato dalla Global Rate Set Systems Ltd., non dalla BCE.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.
Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.
I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.
A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:
Partito Libertario: Jo Jorgensen
Partito Verde: Howie Hawkins
Partito della Costituzione: Don Blankenship
Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
Partito proibizionista: Phil Collins
Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
Pane e Rose: Jerome Segal
Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)
Come seguire le elezioni americane
Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.
Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.
Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.
Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.
Le idee economiche di Biden e di Trump
Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.
Idee economiche Trump
L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.
Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.
Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.
Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.
Idee economiche Biden
Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.
Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.
Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.
In caso di vittoria di Donald Trump
Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.
Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.
Settore energia con Trump
In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.
In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.
Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.
Settore automobilistico con Trump
Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.
Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.
Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.
Comparto lusso con Trump
Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.
Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.
In caso di vittoria di Joe Biden
Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.
Comparto energetico con Biden
La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.
Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.
A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.
Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.
Comparto auto con Biden
Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.
Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.
Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.
Settore del lusso con Biden
Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.
Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.
Chi non ha influenze dalle elezioni americane?
Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.
Settore edile
Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.
Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.
Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.
Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.
Comparto farmaceutico
L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.
Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.
Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.
Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.
Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.
Settore bancario e finanziario
Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.
C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.
Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.
Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.
Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.
Comparto Tech
Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.
Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.
Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.
Ogni anno viene pubblicata la classifica delle Migliori aziende in cui lavorare; esistono varie versioni ma i dati provengono sempre dalla medesima azienda di consulenza, che porta il nome di Great Place to Work.
I dati raccolti vengono condivisi con Fortune che, sulla base della granularità fornita, crea la propria classifica delle 100 Best Companies to Work For.
Andiamo con ordine e vediamo le varie versioni, compresa quella italiana.
World’s Best Workplaces nel 2020
Questa è la classifica originale, redatta direttamente da Great Place to Work, che come detto prende in considerazione vari parametri, come il numero di persone cercate, il turn-over, la soddisfazione dei dipendenti e un’altra serie di parametri.
Ecco la classifica delle prime 25 aziende:
Pos.
Azienda
Nazionalità
Settore
1
Cisco
USA
Information technology
2
DHL Express
Germania
Trasporti
3
Hilton
USA
Ospitalità
4
Salesforce
USA
Information technology
5
Stryker
USA
Sanità
6
Mars Inc.
USA
Manifatturiero e Produzione
7
The Adecco Group
Svizzera
Servizi professionali / Lavoro
8
Mercado Libre
Argentina
Information Technology
9
SAS
USA
Information Technology
10
EY
Inghilterra
Servizi professionali
11
Intuit Inc.
USA
Information Technology
12
SAP SE
Germania
Information Technology
13
Adobe
USA
Information Technology
14
Admiral Group
Galles
Servizi finanziari e assicurativi
15
AbbVie
USA
Biotecnologie / farmaceutica
16
Daimler Mobility AG
Germania
Servizi finanziari e assicurativi
17
Dell Tech
USA
Information Technology
18
Cadence
USA
Elettronica
19
Marriott International
USA
Ospitalità
20
Volvo Group
Svezia
Manifatturiero e produzione
21
Roche
Svizzera
Biotecnologie / farmaceutica
22
Deloitte
Inghilterra
Servizi professionali
23
Santander
Spagna
Servizi finanziari e assicurativi
24
Natura
Brasile
Manifatturiero e produzione
25
Scotiabank
Canada
Servizi finanziari e assicurativi
Classifica 2020 World’s Best Workplaces
Si nota una forte presenza di aziende legate all’IT, oltre a una sovrabbondanza di aziende americane. Inoltre, ahimé, si nota anche l’assenza di aziende italiane nei primi 25 al mondo.
Best Workplaces Italia
Andiamole quindi a vedere queste aziende italiane, in una classifica a loro dedicate e purtroppo notiamo già che nel ranking trovano posto solo 14 aziende.
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Pochi giorni fa abbiamo parlato del settore finanziario e di cosa valutare per investire negli istituti di credito.
Abbiamo anche inserito in quell’articolo una lista delle migliori banche italiane, americane ed europee; su quest’ultime però abbiamo considerato l’Europa continentale, quindi includendo anche banche inglesi e svizzere.
Il problema con la Svizzera e con il Regno Unito nasce quando si decide di acquistare degli asset, ciò poiché bisogna considerare, al di là del rischio insito nello strumento, anche il rischio cambio.
Per questo motivo, in questo articolo vogliamo fare una lista delle migliori banche europee, concentrandoci in modo particolare su quegli istituti di credito che hanno una capitalizzazione che supera 1 miliardo di euro e che possono essere acquistate in euro.
Le banche più grandi in Europa
Pos.
Banca (ticket)
Nazione
Capitalizzazione (in miliardi di €)
1
BNP Paribas (EPA:BNP)
Francia
43,87
2
Banco Santander (BME:SAN)
Spagna
35,39
3
Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)
Italia
29,46
4
Nordea Bank Abp (HEL:NDA-FI)
Finlandia
25,18
5
ING Groep (AMS:INGA)
Olanda
24,42
6
Crédit Agricole (EPA:ACA)
Francia
23,31
7
KBC Bank (EBR:KBC)
Belgio
22,01
8
BBVA (BME:BBVA)
Spagna
21,02
9
Unicredit (BIT:UCG)
Italia
18,44
10
Deutsche Bank (ETR:DBK)
Germania
17,16
11
Société Générale (EPA:GLE)
Francia
12,22
12
Caixa Bank (BMW:CABK)
Spagna
11,32
13
Poste Italiane (BIT:PST)
Italia
10,55
14
Erste Bank (VIE:EBS)
Austria
9,28
15
Natixis (EPA:KN)
Francia
7,01
16
Mediobanca (BIT:MB)
Italia
6,05
17
Raiffeisen Bank (VIE:RBI)
Austria
5,50
18
Commerzbank (ETR:CBK)
Germania
4,83
19
Banca Mediolanum (BIT:BMED)
Italia
4,80
20
Bankinter (BME:BKT)
Spagna
3,82
21
ABN Amro Bank (AMS:ABN)
Olanda
3,61
22
UBI Banca (BIT:UBI)
Italia
3,24
23
Banca Generali (BIT:BGN)
Italia
3,10
24
Allied Irish Banks (LON:AIBG)
Irlanda
3,03
25
Bankia (BMW:BKIA)
Spagna
2,96
26
Banco BPM (BIT:BAMI)
Italia
2,03
27
Bank of Ireland Group (LON:BIRG)
Irlanda
1,96
28
Comdirect Bank (ETR:COM)
Germania
1,92
29
Banco Sabadell (BME:SAB)
Spagna
1,80
30
Banco Comercial Portugues (ELI:BCP)
Portogallo
1,69
31
Alpha Bank (FRA:ACBB)
Grecia
1,32
32
Aareal Bank (ETR:ARL)
Germania
1,04
Banche della Comunità Europea con capitalizzazione maggiore a 1 miliardo al 24/06/2020
Da questa lista si può notare subito una serie di cose.
Innanzitutto la prima banca tedesca che si ritrova solo alla decima posizione; può far strano considerando che la Germania è unanimemente considerata la locomotiva economica d’Europa. Eppure, se analizziamo il mercato finanziario tedesco, ci accorgiamo subito della presenza delle Landers Bank, cioè istituti di credito molto piccoli che lavorano in un solo (o in pochi) lander (regioni) e che quindi non hanno una grande capitalizzazione.
Esisterebbe in realtà Deutsche Post, che fa anche servizio bancario, un po’ come la nostra Poste Italiane; ma a differenza del servizio italiano, Deutsche Post è ancora molto legata al business della corrispondenza, soprattutto attraverso DHL, ha quindi poco senso inserirla in questa lista.
Si denota dalla lista anche la forte presenza di banche francesi tra quelle più grandi. Se prendiamo la lista delle banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione troviamo.
Nazione
Num. Banche
Totale Capit.
Francia
3
79,40
Spagna
3
67,73
Italia
3
58,45
Banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione suddivise per nazione
Insomma, la Francia concentra poche banche ad alta capitalizzazione; la Germania ha tantissime banche a bassissima capitalizzazione (e ciò le permette di sfuggire spesso ai radar della BCE), posizionando solo Deutsche Bank tra le più grandi; l’Italia ha due grosse banche che hanno condensato capitalizzazione e sulla parte bassa della lista ha una grande presenza con banche di media grandezza; ignoriamo volontariamente la capitalizzazione di Poste Italiane, che supera i 10 miliardi ma che come ben sappiamo non è formata solo dal servizio bancario.
In Olanda ING vede molto distanziata ABN Amro mentre in tutte le altre nazioni difficilmente si supera una banca con capitalizzazione significativa.
Non c’è da meravigliarsi che Warren Buffett ami le azioni delle banche. Il leggendario investitore miliardario ha più del 30% del suo portafoglio al Berkshire Hathaway dedicato a questo unico settore.
Il motivo è semplice: i titoli bancari possiedono molti dei must da considerare per Buffett. In primo luogo, gli istituti bancari sono al servizio di un importante bisogno della società che non andrà mai via. In secondo luogo, i modelli di business bancari sono relativamente semplici da comprendere, un requisito chiave della filosofia di investimento di Buffett. Terzo, nonostante la salute di molte banche sia migliorata drasticamente dalla crisi finanziaria del 2008, alcuni titoli bancari sono ancora negoziati a prezzi stracciati (un indicatore chiave che è il momento migliore per investire).
Esaminiamo le basi dell’investimento in azioni bancarie, la storia delle azioni bancarie e come sapere quando ne è stata trovata una in cui vale la pena investire.
Come fanno soldi le banche
Le banche guadagnano denaro prestando denaro a un tasso superiore a quello che pagano ai depositanti. Semplice no?
Le banche raccolgono gli interessi (il denaro che un mutuatario paga per la possibilità di utilizzare il denaro della banca) sui prestiti e pagano gli interessi (il denaro che una banca paga ai depositanti per consentire la detenzione del loro denaro). La differenza tra questi due tassi è nota come margine di interesse netto (o “spread”) ed è il modo in cui le banche tradizionali guadagnano denaro.
Ma come vengono fissati esattamente i tassi di interesse? Una chiave sono le banche centrali, infatti sia la Federal Reserve che la BCE stabiliscono i tassi che le banche usano per prestarsi a vicenda denaro, questo tasso è noto come LIBOR o tasso interbancario.
Utilizzando il LIBOR come parametro di riferimento, le banche adeguano poi i tassi dei prestiti al consumo verso l’alto o verso il basso. Generalmente, quando la BCE aumenta i tassi di interesse, i tassi che le banche applicano sui prestiti crescono più velocemente del tasso pagato sui depositi. Di conseguenza, un ambiente di tassi d’interesse in aumento rende più facile per le banche trarre profitto.
La maggior parte delle banche tradizionali ora guadagnano anche da redditi non derivanti da interessi, un modo per diversificare il loro flusso di entrate anche quando i tassi d’interesse sono bassi. Tra questi vi sono spese come le commissioni di transazione, le spese di scoperto, le spese di mutuo, le commissioni di negoziazione e una lista di altre fonti che possono costituire una quantità significativa di entrate per alcune banche.
Altra entrata consistente per le banche sono i rami vita, cioè tutto quel mondo delle assicurazioni e dei piani pensionistici che permettono di raccogliere denaro da investire e restituire un domani.
Comprendere come una banca guadagna denaro aiuta a prevedere come gli eventi di mercato, come le flessioni del ciclo del credito o gli aumenti dei tassi di interesse, avranno probabilmente un impatto su una banca piuttosto che su un’altra.
Storia delle azioni delle banche
Nei più di 200 anni di storia dell’industria finanziaria, gli Stati Uniti hanno sperimentato quasi 14 grandi default bancari, o circa uno ogni 16 anni.
Anche in Italia, come ci dimostrano le cronache degli ultimi anni, ci sono sempre più banche che vanno in difficoltà ma, a differenza degli USA, in Italia esiste una rete di salvataggio che attira verso di sé gli asset migliori e fa cadere nell’oblio solo alcuni debiti.
La Grande Depressione
Il disastro finanziario più notevole fu la Grande Depressione del 1934. Il crollo del mercato azionario del 1929 portò al panico diffuso, inducendo gli investitori a vendere 12,9 milioni di azioni in un giorno, più del triplo del volume medio giornaliero. I timori per l’economia portarono i consumatori a ritirare a frotte il denaro dalle istituzioni finanziarie, causando il fallimento delle banche. L’aumento dei tassi di interesse non è stato sufficiente a convincere i depositanti a tornare alle banche. Piuttosto, hanno scambiato i loro dollari con l’oro, il che ha creato un’offerta di denaro in calo che la Federal Reserve non è riuscita a reintegrare. Questo svalutava enormemente il dollaro. Il prodotto interno lordo è stato dimezzato da 103 a 55 miliardi di dollari. La disoccupazione è salita a quasi il 25% costringendo molti americani alla povertà. Senza dubbio, questo è stato il peggior disastro economico della storia americana.
Crisi S&L degli anni ’80
Sebbene la crisi del credito del 2008 sia fresca nella mente della maggior parte degli investitori, un’altra crisi bancaria degli anni ’80 è stata altrettanto paralizzante.
Non c’è stato un vero unico motivo che ha portato all’esplosione dei fallimenti bancari negli anni ’80. La crisi bancaria degli anni ’80, o crisi del Savings & Loan (S&L), è stata una perfetta tempesta di diverse forze: l’aumento dei tassi di interesse ha spinto i depositanti a prelevare denaro dalle piccole S&L e a investire in conti del mercato monetario a più alto rendimento. Per compensare le perdite derivanti dalla fuga dei depositanti, il governo federale ha allentato le restrizioni normative delle banche, consentendo in ultima analisi alle S&L di finanziare prestiti ad alto rischio e speculativi in immobili e obbligazioni spazzatura.
Il risultato finale è stato un’insolvenza massiccia. Oltre 700 tra S&L e banche commerciali con un patrimonio di oltre 407 miliardi di dollari sono state chiuse alla fine degli anni Ottanta. Il Financial Institutions Reform, Recovery, and Enforcement Act del 1989 (FIRREA) è stato approvato e ha portato con sé, tra le altre cose, la supervisione della Federal Depositors and Insurance Corporation (FDIC) volta a prevenire futuri disastri finanziari. E, a detta di tutti i conti, l’aumento dei regolamenti ha avuto successo. Beh, almeno fino al 2008.
Crisi finanziaria del 2008
Simile alla crisi S&L, la crisi finanziaria del 2008 è stata una perfetta tempesta di deregolamentazione, tassi di interesse in aumento e speculazioni ad alto rischio da parte delle banche. Per poter competere con le banche estere, le banche statunitensi hanno esercitato pressioni per la possibilità di investire i depositi in derivati. Le banche hanno ottenuto il loro desiderio quando il Gramm-Leach-Bliley Act del 1999 ha abrogato il Glass-Stegall Act del 1933. Quest’ultimo regolamento proteggeva i fondi dei depositanti dall’essere utilizzati per investimenti rischiosi, mentre il primo regolamento spalancava le porte alle banche per investire in prestiti subprime e tossici. Ciò ha portato a quasi 22 trilioni di dollari in perdite e anni di recupero.
Il Dodd-Frank Act, firmato nel 2010, è stato una risposta diretta alla crisi finanziaria del 2008. Una delle disposizioni chiave è nota come la Volker Rule (Titolo VI della legge), che limita le modalità di investimento dei depositi da parte delle banche, limita il trading speculativo e regola i derivati, come i credit default swap. Inoltre, le banche con più di 50 miliardi di dollari di attività sono ora tenute a sottoporsi a regolari stress test per vedere come una banca potrebbe sopravvivere a ipotetiche crisi economiche.
La crisi del 2008 è arrivata anche in Europa, dove, come già detto, le banche sono piuttosto tutelate perché considerate sistemiche; nonostante ciò, però, negli ultimi 12 anni la lista degli istituti bancari “assorbiti” o per i quali è servito un paracadute è lunga.
Quali sono i diversi tipi di azioni bancarie?
In generale, ci sono tre diversi tipi di banche: banche commerciali, banche d’investimento e banche universali.
Le banche commerciali sono ciò a cui la maggior parte delle persone pensa quando sente la parola “banca”. Il loro pane e burro è costruito intorno al core business di una banca: raccogliere depositi dai clienti, concedere prestiti ad altri clienti e trarre profitto dalla differenza tra loro. Banche come la Wells Fargo e la U.S. Bancorp costituiscono questa classe di banche commerciali.
In Italia di banche commerciali pure praticamente non ne abbiamo.
A differenza delle banche commerciali, le banche d’investimento, come Morgan Stanley e Goldman Sachs, concentrano il loro core business sulla fornitura di servizi finanziari ad altre società, aziende e governi. Inoltre, forniscono anche servizi come la facilitazione di complesse transazioni finanziarie, la fornitura di servizi di consulenza, le operazioni di negoziazione di titoli e la gestione patrimoniale. Quando una società annuncia un’offerta pubblica iniziale (IPO), quando inizia a vendere azioni ai mercati pubblici, queste banche sono quelle dietro le transazioni.
In Italia la più grande banca, storicamente parlando, che fa questo lavoro è Mediobanca.
Le banche più grandi negli Stati Uniti sono le banche universali e comprendono società come Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase. Queste banche offrono le tradizionali offerte di depositi e prestiti insieme a servizi di investment banking, gestione patrimoniale e consulenza. Offrono il vantaggio di un flusso di ricavi diversificato in diversi segmenti di business.
Questa tipologia è la più diffusa in Italia, con banche, anche medio/piccole, che oltre a fare il mero servizio commerciale, propongono ai loro clienti investimenti, consulenza, assicurazioni, ecc.
Alcune di queste banche hanno un respiro internazionale, in Italia per esempio abbiamo Unicredit e Intesa Sanpaolo.
Le banche più grandi in Italia
Di seguito una lista delle 5 banche più grandi in Italia in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Intesa Sanpaolo
29,52
Unicredit
18,44
Poste Italiane
10,96
Mediobanca
6,37
Banca Mediolanum
4,76
Le 5 banche italiane più grandi in termini di capitalizzazione
Top 10 banche in Europa
Dopo aver visto l’Italia allarghiamo lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata all’Europa.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di €)
Nazione
HSBC
87,22
Gran Bretagna
BNP Paribas
44,76
Francia
Banco Santander
36,33
Spagna
Lloyds Banking
25,49
Gran Bretagna
ING Groep
25,05
Olanda
Credit Agricole
23,76
Francia
Credit Suisse Group
23,43
Svizzera
Barclays
22,85
Gran Bretagna
Deutsche Bank
17,08
Germania
The Royal Bank of Scotland Group
16,5
Gran Bretagna
Le 10 banche più grandi dell’Europa continentale
Le grandi banche americane
Queste invece sono le maggiori banche d’America, sempre in termini di capitalizzazione.
Banca
Capitalizzazione (in miliardi di $)
JP Morgan
268,64
Bank of America
193,58
Wells Fargo
100,65
Citigroup
98,4
Morgan Stanley
66,81
The Goldman Sachs Group
62,46
U.S. Bancorp
51,77
The Bank of New York Mellon
30,48
Le maggiori banche americane in termini di capitalizzazione
Come calcolare i rapporti di redditività per una banca
Poiché molte banche generano profitti principalmente dalle attività di prestito, è importante sapere quali sono le metriche finanziarie che danno il miglior quadro di quanto sia realmente redditizia una banca.
Qui ci sono 4 metriche chiave di redditività per analizzare i titoli bancari tradizionali:
Return on Equity (ROE)
Return on Assets (ROA)
Margine di interesse netto (NIM)
Rapporto di efficienza
Metrica
Benckmark
Return on Equity (ROE)
Almeno 6%
Return on Assets (ROA)
Almeno 0,5%
Margine di interesse netto (NIM)
Almeno 1%
Rapporto di efficienza
Al massimo 60%
Parametri per la valutazione di una banca
Rendimento del capitale proprio
Il ROE è l’utile che una società genera come percentuale del patrimonio netto o l’importo che verrebbe restituito agli azionisti se tutte le attività fossero vendute e i debiti fossero rimborsati. Quanto più alto è il ROE, tanto più efficiente è il capitale azionario che un’azienda mette al lavoro.
Il calcolo del ROE richiede semplicemente di dividere l’utile netto per il patrimonio netto totale e di moltiplicarlo per 100.
ROE = Utile netto / Totale del patrimonio netto x 100
Prendendo come esempio Intesa Sanpaolo, per l’esercizio 2019 ha un utile netto di 4.182 milioni di € mentre il patrimonio netto è di 31.313 milioni di €, il ché significa che il ROE è di 7,49.
In generale, un ROE di almeno il 6% è considerato abbastanza buono. Il confronto tra il ROE di Intesa e la media del settore dell’6,4% suggerisce che Intesa Sanpaolo sta generando profitti in modo più efficiente rispetto ai suoi omologhi.
Return on Assets (ROA)
Un’altra misura di redditività è il rendimento delle attività ROA. Il ROA è una percentuale dell’utile complessivo, o reddito netto, che una società realizza rispetto al totale delle sue attività (che include i prestiti con interessi, titoli, liquidità, ecc.)
Rendimento delle attività = Utile netto / Totale attività x 100
Nel 2019, Intesa Sanpaolo ha generato un utile netto di 4.182 milioni di euro con un patrimonio attivo di 816.102 milioni di euro. Dividendo queste due cifre e moltiplicandole per 100 si ottiene un ROA dello 0,5125%.
Un buon benchmark per le azioni bancarie è un ROA di almeno lo 0,50%. Anche se questo può sembrare basso rispetto ad altri settori industriali (come le azioni di software che possono avere un ROA medio verso l’alto del 13%) è importante esaminare il ROA in relazione alle altre azioni bancarie, che alla fine del 2019 avevano un ROA medio dello 0,48%.
Un ROE elevato segnala che il management sta effettivamente generando dei ritorni dagli investimenti degli azionisti in modo specifico. Ma il ROA misura quanto bene le banche utilizzano tutte le loro risorse finanziarie (sia il debito che il capitale proprio) per generare profitti. Un ROA leggermente inferiore alla media indica che il management potrebbe non utilizzare le proprie risorse in modo così efficace come un ROE elevato potrebbe indicare. Quindi assicuratevi di esaminare sia il ROA che il ROE insieme.
Margine di interesse netto
Una misura chiave della redditività di una banca è il margine di interesse netto (NIM). In parole povere, il margine di interesse netto è la differenza tra l’interesse che una banca riceve e l’interesse che una banca paga in relazione al totale degli attivi generatori di interessi.
Margine netto d’interesse = (Interessi attivi da prestiti – interessi passivi ai depositanti) / Totale degli attivi generatori di interessi x 100
Il NIM tende a muoversi in tandem con i tassi di interesse. Con l’aumento dei tassi di interesse, aumentano anche i margini di interesse bancari.
In generale, un NIM di almeno il 3% (e in costante aumento) è un buon segno che un’azienda sta gestendo con profitto il proprio patrimonio.
Le banche possono migliorare il NIM aumentando il numero di mutuatari disposti a pagare tassi di interesse più alti (crescita dei prestiti) o aumentando il numero di depositanti disposti ad accettare tassi di interesse più bassi (crescita dei depositi). Per gli investitori, un margine di interesse netto positivo e in miglioramento è un buon segno. Ma attenzione dell’acquirente (un rapido fluttuare o un forte aumento del NIM potrebbe essere un segno che una banca potrebbe inseguire i profitti a scapito della qualità).
Rapporto di efficienza
Quando si valuta la redditività di una banca, è importante considerarla nel contesto di quanto una banca sia efficiente nel generare i propri ricavi. Un indice metrico chiamato indice di efficienza fa proprio questo. Si calcola prendendo i costi operativi della banca, noti come costi non legati agli interessi, e dividendoli per i ricavi netti che essa genera.
Rapporto di efficienza = Spese infruttifere / Ricavi netti x 100
Le banche meglio gestite tendono a mantenere l’efficienza al di sotto del 60%, poiché un indice di efficienza inferiore indica che una banca è abilmente in grado di trasformare le risorse in ricavi. Inoltre, le banche più efficienti tendono ad avere meno inadempienze sui prestiti.
Come valutare il rischio di una banca
Una banca è buona solo quanto la qualità dei suoi prestiti. Più è rischioso il portafoglio prestiti, maggiore è il rischio di insolvenza che mette a repentaglio i profitti a lungo termine di una banca.
Qui ci sono 3 metriche chiave per il rischio bancario da usare quando si analizzano i titoli bancari:
Rapporto di non-performing loan (NPL)
Copertura dei crediti inesigibili
Oneri netti (Sottufficiali)
Tasso non-performing loan (NPL)
Per ovvie ragioni, una percentuale crescente di crediti in sofferenza (NPL), o di crediti scaduti da almeno 90 giorni e prossimi all’insolvenza, non è mai segno di un portafoglio crediti sano.
Il calcolo del rapporto di NPL è relativamente semplice. È sufficiente dividere il totale delle sofferenze per l’importo totale dei crediti in essere nel portafoglio della banca.
Rapporto NPL = Totale crediti in sofferenza/totale crediti in essere x 100
Idealmente, più bassa è la percentuale di prestiti in sofferenza, meglio è. Un rapporto di NPL superiore al 5% dovrebbe essere motivo di preoccupazione per l’investitore.
Copertura dei crediti in sofferenza
Non tutti i prestiti concessi da una banca vengono rimborsati. Le banche fanno un accantonamento nel loro bilancio per queste inadempienze, chiamato copertura dei crediti inesigibili o fondo svalutazione crediti.
Copertura dei crediti in sofferenza = Fondo svalutazione crediti/Totale Crediti in sofferenza
Idealmente, il buffer stabilito per tenere conto delle inevitabili inadempienze sui prestiti dovrebbe essere almeno del 50% per garantire che la banca sia adeguatamente preparata ad affrontare le crisi economiche. Più copertura c’è, meglio è.
Oneri netti
Un charge-off è una dichiarazione della banca secondo la quale è improbabile che il denaro prestato venga riscosso. In generale, si tratta di un debito inadempiente che ha superato i 6 mesi senza pagamento. Il tasso netto di charge-off, che è un charge-off netto diviso per il totale dei prestiti, rappresenta la percentuale del totale dei prestiti che difficilmente saranno rimborsati.
Tasso di addebito netto = Totale addebito netto/totale dei prestiti x 100
Ovviamente, più basso è il tasso netto di charge-off, meglio è. Ma è importante considerare questo numero nel contesto dell’attuale ciclo del credito (il numero di prestiti che non vengono rimborsati tende ad aumentare quando l’economia è in difficoltà, quindi si vogliono vedere i tassi netti di charge-off in tutte le banche per vedere dove una banca cade rispetto ai suoi pari).
Valorizzare le azioni di una banca
Il rapporto prezzo/utili è un utile parametro per capire quanto un titolo sia economico o costoso rispetto ai suoi guadagni. Ma per le azioni bancarie, una migliore metrica da utilizzare è il rapporto prezzo-valore contabile (P/TBV).
Il P/TBV misura a quanto una banca sta negoziando rispetto alle sue attività effettive. Ciò è in contrasto con il rapporto prezzo/valore contabile (P/B) che tiene conto delle attività immateriali, o di quelle prive di sostanza fisica come brevetti, marchi e avviamento. Il sistema metrico decimale P/TBV elimina tali attività a favore di quelle che potrebbero essere ragionevolmente vendute se la società chiudesse i battenti e vendesse le sue attività.
Le banche generalmente scambiano tra la metà del valore contabile e il doppio del valore contabile. Come regola generale, le banche che negoziano oltre 2,0 volte il valore contabile possono avere un potenziale di rialzo limitato e un elevato rischio di ribasso.
Valutare se si è disposti o meno a pagare di più per una banca rispetto a un’altra si riduce al fatto che si ritiene che la banca abbia buoni guadagni, buone opportunità di crescita, e che sia meno rischiosa nella sua ricerca di crescere rispetto ai suoi concorrenti. Tenete a mente, però, che alla fine si ottiene ciò per cui si paga. Alcune banche sono a buon mercato perché cercano di far crescere il loro portafoglio prestiti a scapito della qualità, il che significa che il rischio di inadempienza aumenta e mette a repentaglio i profitti futuri. Altre sono a buon mercato a causa di pratiche di gestione discutibili. Fate i vostri compiti e considerate se un titolo bancario a basso costo vale davvero un investimento a lungo termine.
L’ascesa di fintech
Le banche non sono note come innovative. I loro processi lenti, le commissioni elevate e le pratiche di prestito talvolta discutibili hanno creato un settore maturo per essere interrotto. Fintech, acronimo di tecnologie finanziarie, potrebbe essere il perturbatore che fa proprio questo.
Fintech comprende un’ampia gamma di applicazioni, molte delle quali le banche hanno già iniziato ad adottare sistemi di carte abilitate ai chip e applicazioni di mobile banking. Ma la vera pressione viene da approcci più innovativi al modo in cui le banche si rapportano con i consumatori: prestiti e pagamenti peer-to-peer (P2P), robo-advisor e broker che offrono scambi azionari a basso costo.
Start-ups dallo stile innovativo stanno nascendo e sfruttando molte di queste aree come The Lending Club, Square, e Robinhood, per citarne alcune.
È difficile per le banche adattare i vecchi sistemi a questi nuovi e più agili attori tecnologici, ma questo non significa che le banche se ne stiano in disparte. Ad esempio, Bank of America e altre grandi banche hanno recentemente iniziato a integrare il provider di telefonia mobile peer-to-peer, Zelle, nella loro piattaforma di banking online, consentendo ai clienti di inviare pagamenti ad amici e familiari direttamente tramite l’applicazione mobile.
È in discussione la possibilità che fintech riveda completamente il modello di business bancario. Quello che sappiamo è che le aziende fintech stanno costringendo le banche a intensificare il loro gioco o a rischiare di diventare obsolete.
Dividendi
I titoli bancari sono un ottimo investimento per gli investitori in cerca di reddito. Sebbene molte banche abbiano tagliato i dividendi quasi a zero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (e per il 2020 non ne vedremo a causa del Covid e dell’indicazione della BCE di non distribuirli), i dividendi sono in costante aumento con il miglioramento dell’economia. Attualmente, il rendimento medio dei dividendi per il settore dei servizi finanziari è dell’1,87% rispetto all’1,89% dell’S&P 500.
È un buon momento per acquistare azioni bancarie?
Le azioni bancarie sono state tra le più performanti negli ultimi anni.
Le banche sono ora più snelle, più efficienti e meglio attrezzate per gestire il rischio di insolvenza che deriva dai grandi portafogli di prestiti. Con il potenziale di un ambiente normativo e di tassi d’interesse più favorevole, ora potrebbe essere il momento migliore per investire in azioni bancarie.
A maggior ragione se pensiamo che il lockdown e il Corona Virus hanno messo sotto pressione i titoli bancari, senza un reale giustificato motivo al momento. Gli effetti del Covid saranno ancora tutti da vedere.
L’indice EUROSTOXX 50 (talvolta chiamato Dow Jones EUROSTOXX 50) è l’indice Blue-chip leader in Europa per l’Eurozona e fornisce una rappresentazione dei leader nell’Eurozona.
Contiene aziende leader nei loro settori e contiene 50 azioni di 11 paesi dell’Eurozona: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
Ulteriori derivati sono i seguenti indici di singoli paesi: L’EUROSTOXX 50 Subindex Francia, l’EUROSTOXX 50 Subindex Italia e l’EUROSTOXX 50 Subindex Spagna, composti da componenti provenienti rispettivamente da Francia, Italia e Spagna.
Dove hai sentito parlare dell’indice EUROSTOXX 50?
Se sei un investitore, potresti essere stato informato della creazione dell’indice EUROSTOXX 50 nel 1998 e del suo successivo ruolo nel valutare il sentiment del mercato azionario all’interno dell’Eurozona. Il vostro consulente finanziario potrebbe avervi suggerito un investimento nell’indice EUROSTOXX 50 come un buon modo per ottenere un’esposizione alle grandi imprese nell’area della moneta unica.
Cosa dovete sapere sull’Indice EUROSTOXX 50
L’Indice EUROSTOXX 50 è stato progettato da STOXX, un fornitore di indici di proprietà del Gruppo Deutsche Börse, ed è l’equivalente europeo dell’Indice Dow Jones 30. È l’indice leader delle 50 maggiori aziende blue-chip con sede in 12 paesi della zona euro.
L’EUROSTOXX 50 dichiara che il suo obiettivo è quello di presentare l’80% di ogni gruppo industriale in ogni mercato, e di conseguenza l’80% dei titoli d’investimento di ogni mercato. I trader e le aziende internazionali possono negoziare e acquistare azioni attraverso stock option, contratti a termine e ETF (exchange-traded funds).
A differenza dell’analogo indice statunitense compilato da Dow Jones, l’indice EUROSTOXX 50 limita l’adesione alle società dei paesi che hanno adottato la moneta unica, l’euro. Ciò significa che nell’indice non ci sono società britanniche.
L’EUROSTOXX 50 è concesso in licenza alle società di servizi finanziari per l’utilizzo nella costruzione di prodotti che tracciano l’indice e viene utilizzato dai gestori di fondi come benchmark per valutare la loro performance. Tra le società presenti nell’indice figurano aziende leader come:
Deutsche Bank
BMW
Adidas
Volkswagen
Vivendi
Intesa San Paolo
Santander
Orange
ENI
Enel
Danone
Axa
A gennaio del 2020 i top 10 componenti dell’EUROSTOXX 50 comprendevano:
Total SA
SAP SE
ASML Holding NV
LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton SE
Linde PLC
Sanofi SA
Siemens AG
Allianz SE
Airbus SE
Unilever NV
Come vengono scelte le aziende per EUROSTOXX 50?
L’Indice EUROSTOXX 50 rappresenta le aziende blue-chip di 12 paesi della zona euro con il più alto valore di mercato per azione. Le società “blue-chip” sono semplicemente società che sono finanziariamente stabili e che ottengono continuamente buoni risultati sul mercato azionario, portando di solito rendimenti elevati agli investitori che hanno acquistato le loro azioni.
La composizione dell’indice varia a seconda dell’aumento e del calo dei valori delle società. Le modifiche vengono tipicamente apportate all’indice EUROSTOXX 50 quando un’azienda non è più una rappresentazione accurata dell’economia a causa di un periodo di significativo disagio finanziario, o per rappresentare meglio l’economia dopo che si è verificato un significativo cambiamento nel suo complesso.
Come viene calcolato?
L’Indice EUROSTOXX 50 è il cosiddetto indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più elevati hanno un peso maggiore nell’indice. I 40 titoli più preziosi della lista di selezione sono automaticamente inclusi nell’EUROSTOXX 50, tra cui Allianz, Daimler e Siemens. Le società rimanenti, che riempiranno la lista a capacità, cambiano di anno in anno, per riflettere quanto sia desiderabile investire in virtù del loro valore di mercato.
I calcoli per questi indici utilizzano la formula di Laspeyres, che misura le variazioni di prezzo rispetto a un peso base fisso di quantità.
I calcoli per i valori delle azioni vengono effettuati ogni 15 secondi tra le 09.00 CET e le 18.00 CET per le varianti Euro e Dollaro USA di qualsiasi tipo di rendimento. Le varianti in sterline britanniche sono disponibili solo come calcoli di fine giornata (18.00 CET).
Cosa determina il prezzo di EUROSTOXX 50?
In termini semplici, il prezzo delle società della zona euro quotate sull’indice EUROSTOXX è ciò che controlla il prezzo. Poiché molte delle società quotate sono francesi e tedesche, la volatilità dell’economia di questi paesi influenzerà l’Indice EUROSTOXX. Poiché l’indice è composto da 50 società, il prezzo di una di queste società probabilmente non influenzerà l’indice in modo significativo, poiché le variazioni dei prezzi delle altre società si equilibreranno con esso e si livelleranno. Tuttavia, una seria azione dei prezzi in tutti i paesi europei farà muovere questo indice, e anche le recessioni economiche lo influenzeranno.
Da quando l’indice EUROSTOXX 50 è stato fondato nel 1998, c’è stata l’opportunità di vedere come se la cava in tempi di crisi, quanto è volatile e cosa lo colpisce in particolare. Dal 2008 è evidente che in tempi di crisi nell’Eurozona, l’Indice EUROSTOXX 50 ha rispecchiato questa volatilità.
Come si investe in EUROSTOXX 50?
Il modo più semplice per investire nell’EUROSTOXX 50 è tramite gli ETF. Gli ETF possono essere acquistati e venduti come normali azioni sul mercato azionario, il che li rende diversi dai fondi comuni d’investimento. Di solito hanno anche tassi di commissione molto bassi o nulli, il che li rende più accessibili al commercio rispetto ai fondi indicizzati o ai fondi comuni d’investimento. I due ETF EUROSTOXX 50 più popolari sono SPDR EUROSTOXX 50 ETF e iShares EUROSTOXX 50 ETF.
Molti trader e investitori acquistano e vendono sulla base dell’EUROSTOXX 50 in quanto il mercato considera questo indice come una presentazione generale della salute economica dell’Europa.
Perché EUROSTOXX 50 è utile agli investitori?
L’indice EUROSTOXX 50 è stato introdotto come un comodo strumento di benchmarking della performance delle 50 maggiori società della zona euro quotate in borsa. In questo modo, gli investitori sanno quale sia il capitale di mercato delle aziende giorno per giorno, aiutandoli a decidere su quali siano le aziende più fruttuose in cui investire.
Tutti i componenti dell’€Stoxx 50
A questo punto non ci rimane che elencare tutti i 50 titoli azionari facenti parte dello STOXX 50 Europa.
L’IBEX 35 è un indice delle 35 maggiori e più attivamente negoziate società quotate sul mercato azionario spagnolo.
Fondato nel 1992, l’IBEX 35 funge da indice di riferimento nazionale e internazionale e da indicatore principale della performance del mercato azionario spagnolo.
L’IBEX 35 (SP35) comprende le azioni più grandi e liquide del mercato locale, dominato dalle società finanziarie, immobiliari, petrolifere ed energetiche e dalle società di beni di consumo.
Tra le più note componenti dell’indice figurano la holding di compagnie aeree IAG, l’operatore aeroportuale AENA, le società di servizi pubblici Endesa e Iberdrola, il colosso siderurgico e minerario ArcelorMittal e le principali banche Bankinter, BBVA, Bankia, Banco de Sabadell, Banco Santander e CaixaBank.
L’IBEX serve anche come attività sottostante per un’ampia gamma di strumenti finanziari derivati. L’IBEX 35 è noto per il suo volume e la sua volatilità, e attira numerosi trader giornalieri che cercano di trarre profitto dai movimenti dei prezzi a breve termine.
Come viene calcolato l’IBEX 35?
Come altri popolari indici del mercato azionario, l’indice IBEX 35 tiene traccia di un paniere di singole aziende e le variazioni dei loro prezzi delle azioni influenzeranno l’indice per tutta la giornata di trading.
L’indice IBEX è denominato in euro e calcolato in tempo reale durante le ore di trading della Borsa di Madrid (MSE) all’interno del fuso orario europeo.
L’indice pondera le sue componenti in base alla loro capitalizzazione di mercato, rettificata da un fattore di fluttuazione libera. Pertanto, le componenti più grandi godono di una ponderazione percentuale più elevata, mentre quelle più piccole hanno un impatto minore. Tuttavia, l’IBEX 35 non ha un limite massimo di ponderazione per una componente, a differenza di molti altri indici di borsa.
Criteri di ammissione all’IBEX 35
I componenti dell’IBEX 35 sono generalmente rivisti due volte l’anno, a giugno e dicembre, dalla società spagnola Bolsas y Mercados Españoles (BME).
Tradizionalmente, l’indice è composto dalle 35 società con il più alto volume di scambi in euro nei sei mesi precedenti, a condizione che il limite medio di mercato di ogni azione sia almeno lo 0,3% della capitalizzazione di mercato totale dell’indice.
Trading Spagna 35 – CFD SP35
L’utilizzo dei CFD per negoziare l’IBEX 35 vi permetterà di andare lungo o corto il mercato senza dover trattare con le borse convenzionali.
Non importa se avete una visione positiva o negativa delle previsioni e delle previsioni di IBEX 35, potete provare a trarre profitto dai movimenti futuri dei prezzi al rialzo o al ribasso.
L’indice ha un buon volume e una buona volatilità in quanto è composto da un’ampia sezione trasversale di strumenti di trading liquidi.
Le attività sull’IBEX 35
Nei capitoli precedenti abbiamo già elencato una serie di strumenti che si trovano sull’IBEX 35. Qui di seguito il riassunto dei principali:
IAG
AENA
Endesa
Iberdrola
ArcelorMittal
Bankinter
BBVA
Bankia
Banco de Sabadell
Banco Santander
CaixaBank
Repsol
Telefonica
Storia dell’indice IBEX 35
Mantenuto e regolato dalla società spagnola Bolsas y Mercados Españoles (BME), l’indice IBEX 35 è stato pubblicato per la prima volta nella sua forma attuale il 14 gennaio 1992.
Storicamente, l’indice azionario spagnolo IBEX 35 ha raggiunto il massimo storico di 15.945 nel novembre 2007. Il minimo storico dell’IBEX di 1.873,58 è stato raggiunto nell’ottobre 1992.
Quali sono i principali indici relativi all’indice IBEX 35?
Anche se l’IBEX 35 è l’indice più frequentemente quotato per il mercato azionario spagnolo, ci sono una serie di altri indici, che includono società a media e piccola capitalizzazione.
Questi includono:
L’indice generale della Borsa di Madrid (IGBM)
L’indice generale della Borsa Valenciana
BCN-100 di Barcellona (un indice ponderato delle 100 azioni più negoziate della borsa catalana)
Qual è l’esposizione delle aziende IBEX 35 in Catalogna?
Nel 2017, l’IBEX 35 ha suscitato molte preoccupazioni in risposta alla potenziale secessione della Catalogna dalla Spagna. Alcuni esperti hanno addirittura consigliato ai loro clienti di evitare le azioni quotate alla Borsa di Madrid.
Tuttavia, la maggior parte delle società IBEX 35 non mostra alti livelli di esposizione alla Catalogna. Secondo la ricerca, condotta dalla Bolsas y Mercados Españoles (BME), le società IBEX 35 ottengono solo il 34% dei loro ricavi in Spagna. Ad esempio, Santander (il principale componente di IBEX 35 per cap di mercato) realizza il doppio dei profitti in America Latina, rispetto al proprio paese. Pertanto, i timori e le voci sulla Catalogna possono essere sopravvalutati.
Orari di trading di IBEX 35
Le società IBEX 35 sono tutte quotate alla Bolsa de Madrid, la principale borsa valori spagnola, aperta dal lunedì al venerdì. I principali orari di negoziazione per l’IBEX 35 sono tra le 9:00 e le 17:35 (GMT+01:00) 5 giorni alla settimana.