Azione: Verizon (NYSE:VZ)

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Verizon

Verizon Communications è una delle aziende leader nel settore delle tecnologie di comunicazione che fornisce prodotti e servizi digitali innovativi ai clienti di tutto il mondo. L’azienda trasforma il modo in cui le persone, le aziende e le cose si collegano tra loro.

Qual è la storia di Verizon Communications?

Verizon risale al 1877 e alla fondazione della Bell Telephone Company. Nel 1885, la società è stata costituita con il nome di American Telephone and Telegraph Company (AT&T). Un nome sotto il quale è rimasta fino al 1983, quando è stata suddivisa in 7 società regionali più piccole.

Di conseguenza, la Bell Atlantic, la società che si sarebbe poi fusa con la General Telephone and Electronics Company (GTE), fu incorporata e nel 2000 creò la Verizon Communications.

Da allora l’azienda si è sviluppata intraprendendo una serie di fusioni, acquisizioni, cessioni e partnership, tra cui grandi nomi come Yahoo!, XO Communications, Fleetmatics, AOL, Intel media assets, tra gli altri.

Cosa fa Verizon Communications?

“Verizon trasforma il modo in cui le persone, le aziende e le cose si collegano tra loro”.

L’azienda lo fa attraverso 6 settori chiave.

La sezione Wireless Network si concentra sul roll out delle tecnologie 4G, 5G e dati wireless. Nel 2015 l’azienda ha investito 11 milioni di dollari in questo settore.

Broadband & Fiber si concentra sulla fornitura di servizi a banda larga in fibra ottica al 100% ai propri clienti.

Media & Technology (alias contenuti e pubblicità) cerca di costruire i marchi che la gente ama. Formando Oath, una divisione nata a seguito delle fusioni AOL, Yahoo! e Verizon, la sezione ospita più di 50 marchi di media e tecnologia che si rivolgono a oltre 1 miliardo di persone in tutto il mondo.

La divisione Internet of Things si occupa di “connettere tutto per un domani migliore”, questa sezione lavora per portare soluzioni connesse a tutti i settori della vita.

Managed Security pone l’accento sulla sicurezza digitale e sulla protezione dagli attacchi informatici. Vantando oltre 20 anni di esperienza, questo dipartimento lavora per rafforzare le difese contro la criminalità informatica.

Il programma di innovazione lavora con le imprese e gli imprenditori per portare sul mercato le loro “soluzioni connesse non tradizionali”. Con una rete di oltre 400 membri, l’azienda si concentra sull’integrazione della tecnologia wireless.

Chi sono i principali concorrenti di Verizon?

Essendo uno dei più grandi nomi nel settore delle comunicazioni tecnologiche, Verizon ha alcuni concorrenti agguerriti. AT&T Inc. è uno dei nomi più importanti nella lista con China Mobile Ltd e la società Nippon Telegraph & Telephone che segue non molto indietro.

Come si presenta l’attività di Verizon in termini di numeri?

Con un fatturato annuo totale di 126 miliardi di dollari nel 2016, con 9,3 miliardi di dollari di dividendi pagati nello stesso anno, Verizon si posizionava al 14° posto nella classifica di Fortune.

Per l’esercizio fiscale chiuso al 31 dicembre 2019, le entrate di Verizon Communications Inc. sono aumentate dell’1% a 131,87 miliardi di dollari. L’utile netto è aumentato del 24% a 19,27 miliardi di dollari. Le entrate riflettono l’aumento del segmento Consumer dell’1% a 91,06 miliardi di dollari. L’utile netto ha beneficiato di un aumento del 3% del reddito del segmento Consumer a 28,96 mld di dollari. Il dividendo per azione è aumentato da $2,37 a $2,42. L’EPS, escluse le voci straordinarie, è aumentato da $3,76 a $4,66.

La sede centrale e il Consiglio di Amministrazione di Verizon si trovano a New York City, con direzione esecutiva e funzioni aziendali con sede a Basking Ridge, New Jersey. In totale, Verizon è presente in 150 sedi in tutto il mondo, con un focus primario sugli USA, l’azienda impiega 160 mila persone in tutte le sue sedi.

Trading Verizon

Verizon è quotata sotto il ticker VZ della Borsa di New York (NYSE), è una componente del DJIA, dell’S&P 100 e dell’S&P 500.

  • Investire nel 5G, quali azioni scegliere

    Investire nel 5G, quali azioni scegliere

    La prossima generazione di telefonia mobile, in particolar modo quando parliamo di scambio di pacchetti Internet, è certamente il 5G. Si tratta della quinta generazione di tecnologia di rete wireless, che ha latenze inferiori al suo predecessore e velocità che arrivano, nei picchi, a 100 volte più del 4G.

    Una tecnologia del genere, è inutile nasconderselo, potrebbe addirittura arrivare a minare lo strapotere delle fibre nelle case domestiche. Ovviamente questo è ben conosciuto dagli operatori che, tipicamente, hanno connessioni sia fisse che mobile e non alzano il numero di GB disponibili solo per evitare, appunto, la cannibalizzazione.

    In Italia già dal 2020 sono attive delle reti 5G, in particolar modo sono le due aziende più grandi, Vodafone e TIM, che stanno allargando le proprie antenne. Negli Stati Uniti invece è stata T-Mobile ad anticipare la concorrenza, ciò grazie soprattutto al fattore di scala e al risparmio avuto con il merge tra questa e Sprint Corporation; in ogni nazione, comunque, c’è almeno un operatore che è stato pioniere.

    I migliori titoli del 5G

    I fornitori di reti mobili come T-Mobile, Vodafone, TIM, Orange e Verizon, sono ottimi veicoli per iniziare a investire sul 5G, ma gli investitori dovrebbero guardare al mercato della filiera, in particolar modo a quello delle torri e attrezzature per realizzare ottimi gain.

    Nel 5G lavorano infatti molte aziende che sostanzialmente possono essere suddivise in:

    Un piccolo investitore potrebbe avere qualche difficoltà a costruire un portafoglio con almeno un paio di aziende in ognuna di questi punti, per questo motivo sono nate come funghi decine di ETF che nei componenti hanno proprio le aziende della filiera del 5G.

    Produttori di chip 5G (produttori di semiconduttori)

    Non esiste tecnologia, al giorno d’oggi, che non abbia alla base i chip, quindi anche la tecnologia del 5G fa largo uso di semiconduttori.

    Tra queste aziende troviamo, giusto come esempio, Qualcomm, Skyworks Solutions, Intel, Advanced Micro Devices, NVIDIA oltre a una serie di produttori asiatici.

    Non a caso tra i produttori mettiamo NVIDIA, poiché il 5G potrebbe iniziare a fare largo uso di GPU, potenza di calcolo delle schede video. Inoltre proprio i videogiocatori, vista la latenza bassa della rete, potrebbero fare grande uso di 5G con impatti positivi per il produttore di schede video, nel suo mercato di riferimento.

    Azioni legate alle infrastrutture del 5G

    Oltre ai chip, anche i produttori di attrezzatura per networking avranno un grande vantaggio, ovviamente per arrivare agli utenti finali le connettività 5G dovranno passare attraverso infrastrutture di rete.

    Tra le infrastrutture di rete troviamo certamente gestori di Torri WiFi, come per esempio la spagnola Cellnex, ma anche produttori di dispositivi per networking, come Cisco ed Ericsson, piuttosto che connettività in fibra ottica, poiché il 5G collega solo l’ultimo miglio, cioè dal nostro device fino all’antenna, però le antenne tra di loro sono connesse attraverso reti in fibra e qui potrebbe entrare in gioco un’azienda italiana, come Prysmian, uno dei leader mondiali in questo settore.

    Un’ulteriore azienda interessante per quanto riguarda la connettività è l’americana Corning, produttore di vetro e ceramica per ambiti industriali in origine e che si sta convertendo sempre più alle reti. Riprova ne è la collaborazione con Qualcomm per fornire attrezzatura di rete all’interno di edifici e torri.

    Tra le infrastrutture poi non possiamo dimenticare il mondo del cloud, poiché connettività sempre più veloce e mobile, insieme a device e smartphone che registrano a risoluzioni sempre maggiori, portano a backup e streaming di video e immagini sempre più pesanti e sempre più complesse da gestire. In questo caso un grande vantaggio soprattutto per i big della tecnologia, come per esempio Amazon (con AWS), Google (Google Cloud), Microsoft (Azure) e Apple (iCloud), ma anche per piccoli come per esempio DropBox piuttosto che la semisconosciuta Arista Networks, la quale gestisce data center.

    Azioni immobiliari (principalmente torri)

    Abbiamo già parlato della spagnola Cellnex che è leader indiscusso di questo segmento, quello che non abbiamo detto è che, spesso, le torri WiFi vengono installate in immobili locati con contratti per lunghe durate.

    In questo segmento spiccano principalmente le aziende di gestione torri al di là dell’oceano, come per esempio American Tower, Crown Castle e Digital Realty Trust, i quali sono a tutti gli effetti dei Real Estate Investiments Trust (REITs).

    Chi gestisce immobili industriali adatti allo scopo avrà solo da guadagnarci dall’installazione di nuovi siti per le antenne 5G.

    Tutte le azioni di aziende che hanno interessi nel 5G

    Ed eccola una lista che vuole cercare di essere più esaustiva possibile, con la lista di tutte quelle azioni legate ad aziende che hanno grandi interessi grazie al 5G.

    AzioniSettore
    Akamai
    NASDAQ: AKAM
    CDN
    Alphabet Inc (Google Cloud)
    NASDAQ: GOOGL
    Cloud
    Altice Europe
    AMS: ATC
    ISP
    Amazon (AWS)
    NASDAQ: AMZN
    Cloud
    American Tower Corp
    NYSE: AMT
    Torri
    Apple (iCloud)
    NASDAQ: AAPL
    Cloud
    AT&T Inc.
    NYSE: T
    ISP
    BCE Inc
    TSE: BCE
    ISP
    Broadcom
    NASDAQ: AVGO
    Chipset
    BT Group PLC
    LON: BT.A
    ISP
    Cable One
    NYSE: CABO
    Cavi e Fibra
    CenturyLink
    NYSE: LUMN
    ISP
    Cellnex Telecom
    BME: CLNX
    Torri
    Cisco Systems
    NASDAQ: CSCO
    Networking
    CloudFlare
    NYSE: NET
    CDN
    Corning Incorporated
    NYSE: GLW
    Cavi e Fibra
    Crown Castle International Corp
    NYSE: CCI
    Torri
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    ISP
    Digital Realty Trust
    NYSE: DLR
    Torri
    Dropbox Inc
    NASDAQ: DBX
    Cloud
    Ericsson Telefonaktiebolaget LM
    STO: ERIC-B
    Networking
    FoxConn
    TPE: 2354
    Chipset
    IBM (IBM Cloud)
    NYSE: IBM
    Cloud
    Iliad
    EPA: ILD
    ISP
    Intel
    NASDAQ: INTC
    Chipset
    Inwit
    BIT: INW
    Torri
    Lumen Technologies
    NYSE: LUMN
    Torri
    MediaTek
    TPE: 2454
    Chipset
    Micron Technology
    NASDAQ: MU
    Chipset
    Microsoft (Azure Platform)
    NASDAQ: MSFT
    Cloud
    Motorola Solutions
    NYSE: MSI
    Networking
    Nexans
    EPA: NEX
    Cavi e Fibra
    NKT
    CPH: NKT
    Cavi e Fibra
    Nokia
    HEL: NOKIA
    Networking
    NVIDIA (ARM)
    NASDAQ: NVDA
    Chipset
    Orange
    EPA: ORA
    ISP
    Prysmian
    BIT: PRY
    Cavi e Fibra
    Qorvo
    NASDAQ: QRVO
    Networking
    Qualcomm
    NASDAQ: QCOM
    Chipset
    Skyworks Solutions
    NASDAQ: SWKS
    Networking
    STMicroelectronics
    BIT: STM
    Chipset
    T-Mobile US
    NASDAQ: TMUS
    ISP
    Telecom Italia SpA
    BIT: TIT
    ISP
    Telefónica
    BME: TEF
    ISP
    Telephone and Data Systems, Inc.
    NYSE: TDS
    Torri
    TSMC
    TPE: 2330
    Chipset
    Verizon Communications
    NYSE: VZ
    ISP
    Vodafone
    LON: VOD
    ISP

    Investire nel 5G per il lungo termine

    Quello del 5G è un mercato agli inizi, ma nonostante ciò, poiché gli attori sono tutti player già presenti nel 4G, questo mercato non soffre certamente dei problemi dati da industrie immature.

    Non vi è dubbio che il 5G è il futuro della connettività mondiale, come lo è stato il 4G fino a oggi. Investire nelle aziende migliori su questo mercato porterà solo vantaggi sul lungo periodo.

  • Warren Buffett acquista Verizon e Chevron, vendendo Apple

    Warren Buffett acquista Verizon e Chevron, vendendo Apple

    Come si legge nell’ultimo report 13F di Berkshire Hathaway, l’oracolo di Omaha ha deciso di alleggerire la propria quota in Apple, cedendo 57 milioni di azioni, e ha acquistato, tra le new entry del proprio portafoglio, Verizon e Chevron.

    Apple e Warren Buffett

    Quello operato su Apple è semplicemente un leggero ritocco, infatti le 57 milioni di azioni cedute sono quasi nulla in confronto alle 887 milioni ancora in portafoglio.

    La presenza di Apple, nel portafoglio di Warren Buffett, scende così dal 47,78% al 43,62%, rimanendo quindi ancora l’azione preferita o di riferimento.

    Nulla di cui preoccuparsi al momento, una semplice correzione con un alleggerimento del 6%. La mela è ancora l’amore di Warren.

    Le novità Verizon e Chevron

    Particolarmente interessante è invece il destino dei soldi incassati dalla cessione di quote Apple, infatti il Berkshire ha fatto entrare nel portafoglio due novità: Verizon e Chevron.

    Un tecnologico con forte propensione sulla comunicazione e un energetico.

    Soprattutto la quota acquistata in Verizon è particolarmente corposa, andando a raccattare quasi 147 milioni di azioni, l’azione occupa il sesto posto nel portafoglio, con una quota del 3,19% del portafoglio di Buffett. Un investimento da 8,7 miliardi di dollari che rappresenta una forte scommessa sul titolo.

    Meno soldi invece su Chevron, per quale il fondo ha speso 4 miliardi, andando a far occupare la nona posizione del portafoglio di Buffett con una quota dell’1,5%… normale amministrazione quindi.

    La cessione di Wells Fargo

    Poco allegri invece saranno gli azionisti della banca Wells Fargo, considerando che qui la cessione è sostanziosa e non prelude a nulla di buono.

    Berkshire Hathaway ha alleggerito del 58% la propria posizione nell’istituto di credito, cedendo quasi 75 milioni di azioni e mantenendone in portafoglio solo 52 milioni. Un calo non indifferente che potrebbe portare a maggiori riduzioni nel trimestre in corso.

    La banca occupava circa il 3% del portafoglio a giugno del 2020, portato all’1,31% del portafoglio il 30 settembre 2020 e quindi allo 0,59% al 31 dicembre 2020.

    JPMorgan, Pfizer e le altre uscite

    Escono definitivamente dal portafoglio invece delle quote minori possedute ancora in:

    • PNC Financial
    • JPMorgan
    • M&T Bank
    • Barrick Gold
    • Pfizer

    Nel precedente report 13F nessuna di queste azioni superava lo 0,15% del portafoglio di Buffett, quindi si tratta di cessioni marginali.

    General Motors e altri alleggerimenti

    Apple però non è l’unica azione su cui il portafoglio è stato alleggerito, tra le altre ci sono nomi pesanti, come quello di General Motors (-9%) e soprattutto Suncor Energy (-27%).

    Questa la lista completa degli alleggerimenti:

    • Wells Fargo (-58%)
    • Suncor Energy (-27%)
    • Liberty Latin America (-10%)
    • General Motors (-9%)
    • Apple (-6%)
    • U.S. Bancorp (-0,62%)

    Si vola in T-Mobile e altre

    Lasciamo quindi le azioni su cui si sono registrati movimenti in uscita e concentriamoci su quelle azioni che hanno registrato movimenti in ingresso.

    Abbiamo già detto delle new entry Verizon e Chevron, alle quali va aggiunta EW Scripps, nuovo ingresso con lo 0,14% del portafoglio del fondo e in Marsh & McLennan (0,19%).

    Ma è soprattutto T-Mobile a volare, con un incremento di azioni pari al +117%. Infatti nell’ultimo trimestre Warren Buffett ha acquistato ben 2,8 milioni di azioni della compagnia, portando il peso nel portafoglio dallo 0,12% allo 0,26%.

    Tra gli incrementi troviamo anche due farmaceutici come Merck e AbbVie. Questa la lista completa:

    • T-Mobile (+117%)
    • Kroger (+34%)
    • Merck (+28%)
    • AbbVie (+20%)
    • Bristol-Myers Squibb (+11%)
    • Restoration Hardware Holdings (+1%)
  • Investire nelle azioni del mercato delle telecomunicazioni

    Investire nelle azioni del mercato delle telecomunicazioni

    Il settore delle telecomunicazioni può essere suddiviso in due grandi sottosegmenti:

    • Le aziende di tecnologia, conosciute come aziende IT
    • Le società di telecomunicazioni che forniscono infrastrutture e servizi per la connettività

    Delle società di tecnologia abbiamo già ampiamente parlato, quindi in questo articolo ci concentriamo sulle società di telecomunicazioni, cioè quelle aziende che ci permettono di navigare su Internet grazie al loro core business che è concentrato sulla connettività e sul networking.

    Azioni delle aziende di Telecomunicazioni

    SettoreNazione
    Akamai Technologies
    NASDAQ: AKAM
    DeliveryUSA
    Amazon.com
    NASDAQ: AMZN
    NetworkingUSA
    American Tower Corp
    NYSE: AMT
    TorriUSA
    AT&T Inc.
    NYSE: T
    ISPUSA
    Cellnex Telecom
    BME: CLNX
    TorriSpagna
    Cisco Systems
    NASDAQ: CSCO
    NetworkingUSA
    CloudFlare
    NYSE: NET
    DeliveryUSA
    Crown Castle International Corp
    NYSE: CCI
    TorriUSA
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    ISPGermania
    Ericsson Telefonaktiebolaget LM
    STO: ERIC-B
    NetworkingSvezia
    Iliad
    EPA: ILD
    ISPFrancia
    Inwit
    BIT: INW
    TorriItalia
    Lumen Technologies
    NYSE: LUMN
    TorriUSA
    Motorola Solutions
    NYSE: MSI
    NetworkingUSA
    Nokia
    HEL: NOKIA
    NetworkingFinlandia
    Orange
    EPA: ORA
    ISPFrancia
    T-Mobile US
    NASDAQ: TMUS
    ISPUSA
    Telecom Italia SpA
    BIT: TIT
    ISPItalia
    Telefónica
    BME: TEF
    ISPSpagna
    Telephone and Data Systems, Inc.
    NYSE: TDS
    TorriUSA
    Verizon Communications
    NYSE: VZ
    ISPUSA
    VMware Inc.
    NYSE: VMW
    NetworkingUSA
    Vodafone
    LON: VOD
    ISPRegno Unito
    Azioni di aziende delle Telecomunicazioni

    Come analizzare le azioni delle telecomunicazioni

    Essendo un macrosettore all’interno delle aziende che fanno telecomunicazioni possiamo trovare molte compagnie differenti che prestano i loro servizi in modo parallelo. Possiamo per esempio incontrare le ISP (come Telecom, Iliad, Vodafone, ecc) oppure società di networking (come per esempio Cisco) oppure società che si occupano di servizi di Cloud/Network/Delivery (come AWS di Amazon, Cloudflare, Akamai, ecc), infine le torri wireless, che sono la base hardware per le trasmissioni (come Cellnext oppure InWit).

    Alcune di queste aziende hanno un andamento costante e difficilmente le vedrete tra le peggiori o le migliori azioni su un dato mercato. Sono aziende per lo più anticicliche poiché la connettività a Internet serve sia in momenti di crisi che in momenti di economia prosperosa.

    Spesso sono aziende che pagano ricchi dividendi poiché, eccetto rari casi, si tratta di un business remunerativo. Allo stesso tempo, però, gli investitori dovrebbero tenere sotto controllo i debiti di tale aziende poiché per creare infrastrutture adeguate è necessario realizzare debiti che saranno ripagati in anni di attività.

    Infine attenzione va data a quelle aziende che tendono a espandersi attraverso acquisizioni di clienti o di partner, se non addirittura di competitor; un caso emblematico è quello della spagnola Cellnex che negli ultimi anni è particolarmente attiva nell’acquisizione di attività legata alle torri in tutta Europa.

    Il settore delle telecomunicazioni ha un grande potenziale di crescita

    Grazie alle necessità di avere sempre maggiore connettività, data da servizi di streaming e da evoluzioni tecnologiche, queste aziende continueranno nel tempo ad avere un ruolo centrale e fondamentale, è importante però che tali aziende continuino a investire nell’innovazione. Pensate per esempio cosa ne sarà di una qualsiasi azienda che dovesse decidere di non investire nel prossimo 5G, probabilmente tra qualche anno avrà un’emorragia di clienti e avrà i conti che caleranno a picco. Allo stesso tempo aziende molto indebitate potrebbero avere problemi nel creare nuove reti adeguate ai tempi moderni.

    Tempi moderni che, come detto, continueranno a spingere nella direzione dell’innovazione e della necessità di avere aziende di telecomunicazioni performanti.

  • Dow Jones Global Titans 50 Index

    Dow Jones Global Titans 50 Index

    Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.

    S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.

    L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.

    L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.

    L’indice globale Dow Jones Global Titans 50

    S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.

    Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.

    S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.

    La composizione dell’indice

    Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.

    L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.

    Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.

    Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.

    Questa la lista completa a giugno del 2020

    AziendaNazioneCapitalizzazione
    (mlrd $)
    AppleUSA1.578
    MicrosoftUSA1.564
    AlphabetUSA1.001
    Berkshire HathawayUSA434
    Johnson & JohnsonUSA372
    SamsungSud Korea368
    WalmartUSA338
    NestléSvizzera310
    MastercardUSA303
    Procter & GambleUSA299
    RocheSvizzera296
    JPMorgan ChaseUSA282
    IntelUSA250
    NVidiaUSA236
    VerizonUSA227
    AT&TUSA214
    ToyotaGiappone206
    The Walt Disney CompanyUSA205
    Bank of AmericaUSA202
    MerckUSA199
    The Coca ColaUSA193
    Cisco SystemsUSA193
    NovartisSvizzera192
    PfizerUSA192
    Exxon MobilUSA186
    PepsiCoUSA184
    AbbVieUSA174
    OracleUSA172
    ChevronUSA165
    Abbott LaboratoriesUSA163
    AmgenUSA152
    McDonald’sUSA136
    SanofiFrancia128
    Royal Dutch ShellOlanda124
    Philip MorrisUSA110
    IBMUSA106
    CitigroupUSA105
    QualcommUSA103
    The Boeing CompanyUSA102
    GlaxoSmithKlineGran Bretagna101
    TotalFrancia101
    BHPGran Bretagna100
    HSBCGran Bretagna97
    SiemensGermania95
    3MUSA90
    British American TobaccoGran Bretagna87
    BPGran Bretagna77
    Anheuser-Busch InBevUSA76
    AllianzGermania71
    GazpromRussia65
    General ElectricUSA60
    BASFGermania52
    Conoco PhillipsUSA45
    VodafoneGran Bretagna43
    Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.

    Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.

    Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.

    Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.

    Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.

    Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.

    Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:

    • Lipton
    • Algida
    • Bertolli
    • Calvé
    • Knor
    • Cif
    • Coccolino
    • Svelto
    • Dove

    Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.

    Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.

    Da dove nasce la protesta?

    La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.

    A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.

    La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.

    La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.

    Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits

    Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.

    Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:

    Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni

    Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook

    Oppure la divisione americana di Honda che dice:

    Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo

    Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook

    Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:

    • Unilever
    • Coca Cola
    • Starbucks
    • Levi Strauss
    • Honda (divisione americana)
    • North Face
    • Patagonia
    • Mozilla
    • Upwork
    • Arc’teryx
    • Ben & Jerry’s
    • Beam Suntory
    • Dashlane
    • Eddie Bauer
    • Eileen Fisher
    • Hershey’s
    • JanSport
    • Magnolia Pictures
    • REI
    • Verizon

    Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.

    Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:

    • Ford
    • Adidas
    • HP
    • Lego
    • Microsoft

    Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.

    Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.

  • Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.

    Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.

    L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.

    I titoli azionari nell’S&P 100

    I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.

    Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:

    TickerAziendaMarket CapP/EDiv. Yield
    AAPLApple Inc1.673.443.32830,660,84%
    MSFTMicrosoft Corp1.546.415.10436,760,98%
    AMZNAmazon.com Inc1.496.278.016143,760,00%
    GOOGAlphabet Cl C1.036.215.68030,550,00%
    GOOGLAlphabet Cl A1.034.113.21630,610,00%
    FBFacebook Inc686.434.11232,920,00%
    BRK.BBerkshire Hathaway Cl B464.160.96019,190,00%
    JNJJohnson & Johnson393.213.15216,702,72%
    VVisa Inc376.066.46434,540,61%
    WMTWal-Mart Stores374.615.39226,451,64%
    PGProcter & Gamble Company308.861.24824,602,54%
    JPMJP Morgan Chase & Company304.732.76813,463,61%
    MAMastercard Inc300.469.28039,040,52%
    UNHUnitedhealth Group Inc291.294.91216,331,64%
    HDHome Depot277.570.94425,632,33%
    INTCIntel Corp250.398.75210,832,24%
    NVDANvidia Corp249.314.86475,900,16%
    NFLXNetflix Inc231.948.224105,920,00%
    VZVerizon Communications Inc230.817.42411,314,47%
    TAT&T Inc218.294.5608,436,93%
    DISWalt Disney Company215.722.46426,571,46%
    BACBank of America Corp207.607.3609,352,93%
    ADBEAdobe Systems Inc204.476.40056,380,00%
    MRKMerck & Company200.413.63214,523,07%
    PYPLPaypal Holdings199.353.88877,860,00%
    KOCoca-Cola Company198.209.23221,683,53%
    PFEPfizer Inc197.752.08012,324,26%
    CSCOCisco Systems Inc193.296.70415,683,10%
    CMCSAComcast Corp A191.864.86413,672,19%
    XOMExxon Mobil Corp187.225.16818,997,80%
    PEPPepsico Inc185.758.51224,763,06%
    ORCLOracle Corp171.293.82416,181,70%
    ABTAbbott Laboratories170.516.65629,671,49%
    CRMSalesforce.com Inc167.144.512232,210,00%
    CVXChevron Corp164.966.27213,395,80%
    LLYEli Lilly and Company157.814.25625,611,79%
    TMOThermo Fisher Scientific Inc154.986.67231,490,22%
    NKENike Inc151.242.60853,850,99%
    AMGNAmgen Inc150.120.64016,412,53%
    ABBVAbbvie Inc147.556.04810,904,70%
    COSTCostco Wholesale144.056.03238,850,86%
    MCDMcDonald’s Corp141.959.71225,232,61%
    ACNAccenture Plc139.525.29628,761,46%
    BMYBristol-Myers Squibb Company134.222.76811,203,04%
    DHRDanaher Corp131.697.04840,240,38%
    NEENextera Energy131.358.60030,262,16%
    CHTRCharter Communicatio130.687.84865,250,00%
    MDTMedtronic Inc128.429.37621,172,39%
    TXNTexas Instruments121.311.23225,712,72%
    UNPUnion Pacific Corp120.018.32020,252,22%
    PMPhilip Morris International Inc117.329.74414,106,24%
    AMTAmerican Tower Corp114.142.43231,841,71%
    IBMInternational Business Machines110.107.4969,925,30%
    LOWLowe’s Companies107.776.68022,521,56%
    HONHoneywell International Inc107.438.89617,982,37%
    CCitigroup Inc107.129.8409,533,94%
    WFCWells Fargo & Company104.385.92021,138,05%
    UPSUnited Parcel Service103.236.83216,353,39%
    LMTLockheed Martin Corp102.605.56016,552,63%
    QCOMQualcomm Inc102.593.43234,922,81%
    BABoeing Company100.844.880552,760,00%
    GILDGilead Sciences Inc96.135.15212,463,55%
    MMM3M Company92.318.95217,923,69%
    BLKBlackrock87.460.38419,952,55%
    SBUXStarbucks Corp86.909.84029,192,17%
    CVSCVS Corp84.947.8408,763,10%
    MSMorgan Stanley82.942.52811,092,73%
    AXPAmerican Express Company77.534.80811,931,77%
    MOAltria Group77.085.1049,568,20%
    MDLZMondelez Intl Inc76.003.29620,942,17%
    CATCaterpillar Inc74.994.08014,232,98%
    GSGoldman Sachs Group73.822.22411,512,31%
    BKNGBooking Holdings Inc71.497.84018,740,00%
    CLColgate-Palmolive Company64.222.47225,672,36%
    GEGeneral Electric Company61.667.00012,310,56%
    TGTTarget Corp60.976.82822,282,17%
    DUKDuke Energy Corp59.574.53616,224,70%
    SOSouthern Company56.803.55616,624,83%
    USBU.S. Bancorp56.576.21611,204,46%
    RTXRaytheon Technologies Corp.54.022.4607,743,02%
    BIIBBiogen Inc45.617.2967,900,00%
    COPConocophillips44.602.15613,694,04%
    FDXFedex Corp43.393.62816,971,61%
    GDGeneral Dynamics Corp42.602.32012,303,02%
    KHCKraft Heinz Company42.031.05611,974,83%
    DDDu Pont De.Nemours Inc40.197.40014,752,19%
    GMGeneral Motors Company38.424.3926,675,65%
    EMREmerson Electric Company37.724.56817,823,14%
    EXCExelon Corp37.085.97211,824,02%
    WBAWalgreens Boots Alliance35.831.1807,904,50%
    METMetlife Inc35.150.9206,224,76%
    KMIKinder Morgan33.899.69215,917,02%
    BKBank of New York Mellon Corp32.531.1788,903,36%
    DOWDow Inc32.466.24213,806,46%
    COFCapital One Financial Corp28.848.44210,342,51%
    ALLAllstate Corp28.776.1667,712,40%
    AIGAmerican International Group28.043.63610,154,03%
    FFord Motor Company27.282.48812,250,00%
    SLBSchlumberger N.V.26.118.64013,312,65%
    SPGSimon Property Group20.155.8645,657,81%
    OXYOccidental Petroleum Corp15.309.30666,080,23%
    Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020

    Storia del S&P100

    L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.

    Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.

    La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.

    Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.

  • Dow Jones, indice americano più antico

    Dow Jones, indice americano più antico

    Il Dow Jones Industrial Average, spesso indicato come “il Dow Jones”, è un indice ponderato in base al prezzo che tiene traccia del valore di 30 società di proprietà pubblica quotate al NASDAQ e alla Borsa di New York (NYSE).

    L’indice Dow Jones è diventato una sorta di microcosmo per i mercati finanziari globali, poiché è cresciuto fino a diventare uno degli indici più antichi e più seguiti al mondo. È spesso visto dagli investitori e dai commentatori dei media come una sintesi generale della performance del mercato azionario statunitense.

    L’indice comprende alcune delle più grandi società mondiali per capitalizzazione di mercato, tra cui Apple (AAPL), ExxonMobil (XOM) e The Walt Disney Company (DIS).

    Come negoziare il CFD Dow Jones

    Il prezzo Dow fornisce tipicamente ai trader un elevato grado di liquidità; risponde bene alla volatilità dei mercati americani, all’analisi tecnica e ai livelli di supporto e resistenza del benchmark, e anche a quelli che i trader considerano importanti livelli “psicologici”.

    Come anche per il Nasdaq 100 e per l’S&P500, fare trading su un indice come il Dow Jones significa fare trading su un paniere di titoli, senza doversi necessariamente concentrare su un settore o su uno strumento.

    Come viene calcolato il Dow Jones?

    A differenza di altri indici principali come il FTSE 100 o il NASDAQ 100, il Dow è un indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più alti hanno un peso maggiore nell’indice.

    Per calcolare il Dow, la somma dei prezzi di tutte le 30 azioni quotate sull’indice viene divisa per un divisore, chiamato “Dow Divisor“.

    Nel corso del tempo, il divisore è stato adeguato per tener conto delle aggiunte e delle sottrazioni (come le fusioni e i frazionamenti azionari) che hanno influenzato l’indice, garantendo che il valore numerico del Dow non venga influenzato.

    Ad esempio, il 26 giugno 2018 il divisore Dow era pari a 0,14748071991788. A questo valore, ogni variazione di prezzo di 1 dollaro in un determinato titolo all’interno della media equivale a un movimento di prezzo di 6,781 (o 1 ÷ 0,14748071991788).

    Aziende e titoli sul Dow

    Un elenco esemplificativo delle attuali società che sono state incluse nell’indice Dow Jones:

    BoeingGeneral ElectricApple
    Walt DisneyCoca ColaAmerican Express
    Goldman SachsCisco SystemsNike
    JPMorgan ChaseDelta Air LinesFedEx
    IntelJohnson & JohnsonMcDonald’s
    3MMicrosoftPfizer
    Procter & GambleVisaVerizon
    Un estratto dei componenti del Dow Jones

    La ExxonMobil è stata inclusa nell’indice Dow Jones dal 1° ottobre 1928, quando era allora nota come Standard Oil of New Jersey.

    Se si commercia il Dow, si noterà che esso comprende aziende di un’ampia gamma di settori diversi, tra cui la tecnologia, le materie prime, la sanità e la produzione. Apple, la prima società al mondo con una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, è inclusa nell’indice Dow Jones.

    Storia della media industriale Dow Jones

    La media industriale Dow Jones Industrial Average risale al 26 maggio 1896 quando Charles Dow, fondatore della Dow Jones and Co. e poi redattore del Wall Street Journal, compilò e pubblicò per la prima volta la media per servire da indicatore della performance del mercato azionario americano.

    Dow calcolò quella che divenne la prima media su 12 azioni puramente industriali, nessuna delle quali rimane come parte dell’indice. La General Electric, che è ancora in funzione e faceva parte della media originale, è stata rimossa dall’indice nel 2018.

    Il maggior guadagno percentuale in un giorno sull’indice Dow Jones ha avuto luogo durante il mercato dell’orso degli anni ’30. Ha guadagnato 8,26 punti e ha chiuso a 62,10 il 15 marzo 1933.

    Il Dow Jones, come i principali indici mondiali, ha raggiunto il suo massimo poco prima della crisi dovuta al Covid-19. Durante i mesi di marzo e aprile 2020 il crollo dovuto al Corona Virus.

    Gli indici Dow-nominati Dow si sono espansi nel corso degli anni fino a comprendere il Dow Jones Transportation Average e il Dow Jones Utility Average.

    Orari di trading Dow Jones

    Le società Dow sono tutte quotate alla Borsa di New York (NYSE) o al NASDAQ, entrambe quotate tra le 09:30 e le 16:30 EST ogni giorno della settimana.

    È possibile negoziare l’indice Dow Jones 24 ore su 24 da lunedì a venerdì.

  • S&P 500 cosa è l’indice americano e come funziona

    S&P 500 cosa è l’indice americano e come funziona

    L’S&P 500, noto anche come Standard & Poor’s 500, è un indice del mercato azionario che traccia l’andamento dei prezzi dei titoli delle prime 500 società statunitensi.

    Poiché le attività dell’indice comprendono un totale approssimativo di 2,2 trilioni di dollari, l’indice S&P 500, insieme al Dow Jones Industrial Average (DJIA), è spesso utilizzato come indicatore della performance e della forza dell’economia statunitense.

    Come negoziare il CFD S&P 500

    Il prezzo S&P 500 fornisce tipicamente ai trader un alto grado di liquidità, lunghe ore di trading e spread di trading ristretti. Oggi è possibile negoziare l’indice S&P 500 utilizzando i CFD (contratti per differenza). L’utilizzo dei CFD per negoziare l’S&P 500 vi permetterà di andare lungo o corto senza dover trattare con gli scambi convenzionali.

    Poiché l’indice traccia un ‘paniere’ di 500 aziende statunitensi, ai trader che trattano l’S&P 500 viene data un’esposizione diversificata ad un mercato azionario statunitense (un’esposizione che è ampiamente coperta da analisti che conducono approfondite ricerche tecniche e fondamentali sulla sua performance).

    Inoltre, essendo uno degli indici che include più azioni, viene comunemente considerando un ottimo strumento di diversificazione; infatti tra i 500 titoli presenti ci sarà sempre varietà di andamento anche in periodi di crisi.

    Come viene calcolato l’S&P 500?

    Le aziende che fanno trading sull’indice S&P 500 vengono selezionate da un comitato che valuta il merito dell’azienda secondo otto criteri primari. Questi sono:

    • Capitalizzazione di mercato
    • Liquidità
    • Domicilio
    • Quota pubblica
    • Classificazione dei settori
    • Attuabilità finanziaria
    • Durata delle negoziazioni in borsa

    Inoltre, ogni azienda deve soddisfare i seguenti requisiti di liquidità:

    • Una capitalizzazione di mercato maggiore o uguale a 6,1 miliardi di dollari
    • Volume minimo mensile di negoziazione di 250.000 azioni per ciascuno dei sei mesi precedenti la data di valutazione

    Le aziende S&P 500 sono selezionate per essere rappresentative dei settori dell’economia statunitense (ad esempio, tecnologia, sanità, industria, materie prime).

    L’S&P 500 è ponderato in base alla capitalizzazione, il che significa che le aziende con maggiori capitalizzazioni di mercato avranno una maggiore influenza sul prezzo dell’S&P 500.

    Come la media industriale Dow Jones Industrial Average, il valore dell’indice S&P 500 è calcolato attraverso la somma della capitalizzazione di mercato di tutti i 500 titoli che vengono divisi dal Divisore, dove il Divisore è considerato pari a circa 8,9 miliardi. Il Divisor viene rettificato in caso di frazionamenti azionari o fusioni per garantire che il valore numerico dell’indice non sia influenzato.

    Aziende nell’S&P 500

    Se commerciate l’S&P 500, noterete che comprende aziende di un’ampia gamma di settori diversi, tra cui tecnologia, materie prime, salute e produzione. Apple, la prima società al mondo con una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, è inclusa nell’indice S&P 500.

    Nello stesso indice, giusto come esempi, sono incluse anche:

    • 3M
    • Johnson&Johnson
    • WalMart
    • Visa
    • Mastercard
    • Procter&Gamble
    • Verizon
    • AT&T
    • Exxon Mobil
    • FedEx
    • Ford
    • Carnival
    • Coca Cola
    • Walt Disney
    • Bank of America
    • Nike
    • McDonalds

    Storia dell’S&P 500

    L’indice S&P 500 è stato pubblicato per la prima volta nella sua forma attuale il 4 marzo 1957 da Standard & Poor’s, una società di informazioni e analisi finanziarie. Iniziò come “Composite Index” – il primo indice azionario di S&P – nel 1923, seguendo un numero limitato di azioni.

    Nel 1926, l’indice S&P Composite Index si espanse fino a comprendere 90 azioni, prima di salire a 500 nel 1957.

    Fin dall’inizio, è stato ampiamente utilizzato come misura generale dei prezzi delle azioni grazie alla sua inclusione sia delle azioni di crescita che di quelle di valore.

    Il massimo dell’indice è stato raggiunto a febbraio del 2020, poco prima dell’esplosione della crisi dovuta al Covid-19; in tale occasione l’indice è arrivato a sfiorare 3.400.

    Orario di trading dell’S&P 500

    Poiché le aziende dell’S&P 500 operano sul NASDAQ e sulla Borsa di New York, ai trader piace negoziare l’indice S&P 500 durante le principali ore di mercato tra le 09:30 e le 16:30 EST. Il trading durante queste ore spesso offre una maggiore liquidità e spread più ristretti.

    Tuttavia, è possibile negoziare l’S&P 500 24 ore su 24 da lunedì a venerdì.