Ieri il titolo Unicredit ha toccato ieri il minimo a 7,752 €, prezzi che le azioni della banca di Gae Aulenti non vedevano dall’insediamento di Andrea Orcel alla guida. Si tratta della banca che ha perso di più in Europa subito dopo l’austriaca Raiffesen Bank, persino la francese Société Générale, che è più esposta rispetto a Unicredit in Russia, non ha perso così tanto.
Numeri che se confrontati con i massimi di periodo (15,932 € toccato il 10 febbraio) portano la perdita al 51,34%. Oggi il titolo è in ripresa, ma il peso delle perdite è enorme. Si tratta di circa 17 miliardi di capitalizzazione bruciata e appare, realmente, molto esagerata.
Guardando le altre banche italiane si nota come Intesa Sanpaolo abbiamo lasciato sul tappeto il 35%, circa la stessa cifra persa da BPER, mentre meglio è andata a Banco BPM, che ha perso solo il 28%.
Dicevamo una cifra esagerata, anche perché la credit exposure a Mosca è di 14 miliardi, corrispondenti ad appena 2,5% dei crediti complessivi. Per Intesa l’esposizione è dell’1,1% a 5,57 miliardi.
Anche guardando l’esposizione al debito pubblico di Mosca, dove Unicredit registra appena 1,087 miliardi di euro, i numeri non tornano (Intesa è esposta per appena 50 milioni).
Allora perché un crollo del genere? A pesare non è tanto l’esposizione diretta, quando quella indiretta; infatti Unicredit ha in gioco vari crediti verso aziende che con la Russia ci lavorano e che potrebbero potenzialmente diventare sofferenze (benché sembrano esposizioni di buona qualità e entità contenuta), inoltre non aiuta l’ipotesi di allontanamento dell’aumento dei tassi da parte della BCE, proprio per far fronte ai costi delle sanzioni contro la Russia, che potrebbe mantenere sotto pressione tutte le banche e allontanare la ripresa economica.
Infine c’è l’incertezza di quello che sarà il PIL europeo e italiano, incertezza che certamente non aiuta nessuna azienda a operare sul lungo periodo né il mercato a ben posizionare i titoli.
La finanza, si sa, guarda oltre gli eventi e cerca di posizionarsi in anticipo su quelle che saranno le tendenze del dopo. Non sfugge quindi la rotazione in atto sui portafogli a causa della guerra tra Ucraina e Russia.
Come abbiamo avuto modo di vedere, analizzando le azioni migliori e peggiori da quando è iniziato il conflitto, ci sono delle tendenze, già avviate prima dell’inizio della guerra, che stanno accelerando.
Il volo degli energetici green
Il primo effetto che si è visto è come i grandi fondi stanno ruotando il portafoglio, puntando su quelle aziende che fanno del green il loro cavallo di battaglia per il futuro. Ecco quindi che le azioni legate alla produzione dell’energia solare e a idrogeno stanno già salendo e continueranno ancora a farlo.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche tutte quelle aziende che producono, vendono o trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL).
Il motivo è molto semplice: con le sanzioni comminate alla Russia è probabile che nei mesi a venire il Gas e il Petrolio avranno delle fiammate di prezzo, non sopportabili dal mercato che quindi cercherà delle soluzioni alternative e meno costose.
La trasformazione era già in atto nei giorni scorsi, a causa dell’elevata inflazione che stava strozzando le industrie europee, la guerra ha solo accelerato la svolta e dato l’opportunità ai fondi di investimento di allinearsi.
Questa una lista di aziende che potrebbero trarne vantaggio:
Azienda/Azione
Settore
Nazione
Air Liquide EPA: AI
Servizi
Francia
Alerion Clean Power BIT:ARN
Rinnovabili
Italia
EDP Renewables ELI: EDPR
Eolico
Spagna
Encavis ETR: ECV
Solare
Germania
ERG BIT:ERG
Rinnovabili
Italia
ITM Power LON: ITM
Idrogeno
Regno Unito
Nordex ETR: NDX1
Eolico
Germania
Orsted CPH: ORSTED
Eolico
Danimarca
Siemens Gamesa Renewable Energy BME: SGRE
Ingegneria
Spagna
Solaria Energia y Medio Ambiente BME: SLR
Solare
Spagna
Snam BIT: SRG
Idrogeno
Italia
Vestas Wind Systems CPH: VWS
Eolico
Danimarca
Voltalia EPA:VLTSA
Rinnovabili
Francia
Aziende del settore energetico green
La stabilità dell’energia fossile
Sembra assurdo, visto quanto abbiamo appena detto nel capitolo precedente, ma anche le fonti di energia vecchio stampo, quindi gas e petrolio, non dovrebbero avere grandi problemi.
Il motivo è presto detto: vero che si sta guardando sempre più al green ma è altrettanto vero che il mercato ancora richiede l’uso di gas e petrolio e sarà così per lunghi periodi ancora.
La carenza possibile di forniture da parte della Russia è una buona notizia per il prezzo delle materie prime, che non a caso stanno vedendo i prezzi a livelli che mancavano da molti anni. Il Gas è sui massimi di sempre e il petrolio ha appena toccato i 110$ a barile.
Nei mesi a venire queste fiammate di prezzo continueranno, permettendo alle aziende che hanno nel loro core business l’energia da fossili di allinearsi al nuovo mercato e di sviluppare le tecnologie necessarie per abbracciare ampiamente il nuovo corso.
Le aziende che non avevano investimenti importanti in Russia, quindi, accolgono con favore i prezzi che lievitano, e faranno molti più margini da reinvestire in tecnologia e impianti di nuova generazione. Un esempio è ENI, il cui prezzo, negli ultimi giorni, sta arrivando a dei prezzi che non si vedevano da tempo.
Ecco una breve lista di aziende di un certo spessore, che ancora producono molto sull’energia da fossili ma che hanno la capacità di cambiare le loro attività. Una della lista è già partita, facendo cambiare il proprio nome, da Total a TotalEnergies, così da far segnare anche simbolicamente il cambio passo.
Azione / Azienda
Nazione
BP LON: BP
Gran Bretagna
ENI BIT: ENI
Italia
Shell LON: SHEL
Olanda
TotalEnergies EPA: TTE
Francia
Azioni del settore petrolifero che vivranno un cambiamento in futuro
Le armi saranno sempre più importanti
È stata necessaria una guerra, ma finalmente l’Unione Europea si è resa conto di non poter affrontare il futuro con mille eserciti differenti, muovendo le proprie armi alla rinfusa. Si è quindi aperto un tavolo per costruire un esercito comune, non solo militarmente, ma anche in termini di politica di difesa e di adeguamento degli armamenti. Inoltre, come abbiamo visto in Russia e Ucraina, in caso di conflitto vengono anche attaccate le reti informatiche e la cybersicurezza entra, a tutti gli effetti, nella politica difensiva di un Paese.
Non è un caso che la Germania, pochi giorni fa, abbia deciso di portare la propria spesa in difesa dall’1,5 al 2% del PIL. Questa è certamente una buona notizia per le aziende che fatto della difesa il loro core business, ci si aspetta che altre nazioni seguiranno l’esempio, finché non sarà la Comunità Europea a coordinare questi investimenti.
Tra le aziende da seguire in questa sezione troviamo:
Azienda / Azione
Nazione
BAE Systems LON: BA
Regno Unito
Hensoldt ETR: HAG
Germania
Leonardo BIT: LDO
Italia
Lockheed Martin NYSE: LMT
USA
Rheinmetall ETR: RHM
Germania
Thales Group EPA: HO
Francia
Azioni legate al mondo della difesa
I minerali, tra gioie e dolori
Altro mercato impattato dalla guerra è quello dei minerali, infatti la Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di minerali di vario tipo. Con le sanzioni nei confronti del Paese dell’ex Unione Sovietica, diventa fondamentale andare a trovare i minerali necessari altrove.
Qui il mercato si spacca in due grandi parti: chi ha effettuato grandi investimenti in Russia negli anni scorsi ora è in forte difficoltà, invece chi ha impianti altrove sta gongolando osservando il futuro.
Puntare su aziende che hanno poco o nulla a che fare con la Russia, come per esempio:
Azienda / Azione
Nazione
Barrick Gold NYSE: GOLD
Canada
Coeur Mining NYSE: CDE
USA
First Majestic Silver TSE: FR
Canada
Harmony Gold Mining JSE: HAR
Sud Africa
Rio Tinto LON: RIO
UK/Australia
Le aziende minerarie con nessun interesse in Russia
Materiali per la ricostruzione
Per fortuna l’esercito russo sta colpendo solo in modo mirato, senza radere al suolo intere aree, quindi la ricostruzione sarà certamente più veloce e più semplice.
Ne potrebbero trarre vantaggio tutte quelle aziende che hanno nel loro core business la produzione di materiali per le costruzioni, a patto però che l’Ucraina rimanga libera e che (possibilmente) entri a far parte dell’Europa. Così non fosse, a causa delle sanzioni, sarà impossibile per le aziende europee partecipare alla fase di ricostruzione.
Alcune di queste aziende possono essere:
Azienda / Azione
Nazione
Buzzi Unicem BIT: BZU
Italia
Caterpillar NYSE: CAT
USA
Cement Roadstone Holdings LON: CRH
UK
HeidelbergCement ETR: HEI
Germania
LafargeHolcim SWX: LHN
Svizzera
Saint-Gobain EPA: SGO
Francia
Schneider Electric EPA: SU
Francia
Wienerberger VIE: WIE
Austria
Aziende del settore edile e ricostruzioni
Inoltre in Russia sono presenti 4 grandi produttori di acciai, i quali vivevano con l’esportazioni verso altri mercati. Con il blocco del loro lavoro, se ne avvantaggeranno certamente i concorrenti, anche in virtù dell’aumento dei prezzi su questi materiali che è in atto da mesi oramai. Quindi:
Aziende / Azioni
Nazione
ArcelorMittal AMS:MT
Lussemburgo
Labrador Iron Ore Royalty Corporation TSE: LIF
Canada
Reliance Steel & Aluminum NYSE: RS
USA
Steel Dynamics NASDAQ: STLD
USA
Tenaris BIT: TEN
Italia
United States Steel NYSE:X
USA
Aziende siderurgiche che approfitteranno delle difficoltà russe
Una guerra è un buon momento per girare i portafogli, cedendo aziende soggette a problematiche e acquistando azioni di aziende che sul medio periodo ne possono trarre vantaggio. Tra le prime società di analisi ad aver pubblicato una lista di aziende per essere resilienti alla guerra c’è Berenberg, che ha dato 36 nomi utili per difendersi e per ripartire al di là del conflitto.
Ha suddiviso la lista in aziende cicliche, azioni difensive e altre. Noi abbiamo unito le difensive e le altre, lasciando staccate solo quelle cicliche.
Aziende cicliche
Le aziende cicliche sono aziende nativamente resilienti, cioè che in caso di crisi economica tendono a non risentirne vista la loro natura e il loro business.
Ecco la lista delle aziende suggerite da Berenberg:
Azienda / Azione
Nazione
Aalberts AMS:AALB
Olanda
Arkema EPA:AKE
Francia
Astrazeneca LON:AZN
Gran Bretagna
Brenntag ETR:BNR
Germania
Daimler truck ETR:DTG
Germania
ENCE Energía y Celulosa BME:ENC
Spagna
Eurocell LON:ECEL
Gran Bretagna
Heidelberg Cement ETR:HEI
Germania
Linde ETR:LIN
Germania
Metso Outotec HEL:MOCORP
Finlandia
QinetiQ LON:QQ
Gran Bretagna
Shell AMS:SHELL
Olanda
Solvay EBR:SOLB
Belgio
Tate & Lyle LON:TATE
Gran Bretagna
UBS SWX:UBSG
Svizzera
Unicredit BIT:UCG
Italia
Wienerberger VIE:WIE
Austria
Aziende cicliche consigliate da Berenberg
Aziende difensive e altre
Le aziende difensive sono tutte quelle aziende che durante le crisi tendono a guadagnare del valore. Pensiamo per esempio all’oro, che in termini di materia prima è lo strumento difensivo per eccellenza. Se c’è tensione sui mercati si può stare certi che l’oro ne guadagnerà, ma allo stesso tempo bisogna prestare molta attenzione, perché le azioni difensive, a differenza di quelle cicliche, quando l’orizzonte si schiarisce perderanno valore, con gli investitori che lasceranno questi titoli per andare su azioni più rischiose.
Una decisione incredibile che rischia di far registrare un default alla Russia. Secondo Bloomberg domani sarebbe in programma il pagamento di una cedola, per un bond (con scadenza 2024) emesso dalla Russia (chiamati OFZ); dal Cremlino però hanno deciso di congelare i pagamenti delle cedole per il debito emesso in rubli.
Quindi gli investitori che avessero in portafoglio dei titoli di stato russi, e che si aspettano per domani (o per i prossimi giorni) una cedola, potrebbero rimanere a bocca asciutta.
Secondo quanto calcolato da Bloomberg le cedole dovrebbero ammontare a circa 30 miliardi di dollari. L’agenzia di stampa Interfax ha battuto che il congelamento avrà una durata di 6 mesi, anche se dal Ministero delle Finanze russo non sono arrivate indicazioni chiare sulle tempistiche.
Sempre secondo l’agenzia americana, il 19,1% del debito pubblico russo è in mano a stranieri.
In caso mancato pagamento, scatterebbe il periodo di grazia di 30 giorni, scaduto il quale teoricamente il Paese sarebbe in default. Diciamo “teoricamente” perché questo non è evidentemente un semplice default e la situazione è molto più complessa.
Questo sarà probabilmente un default tecnico, vedremo per quanto tempo durerà
Nick Eisinger di Vanguard Asset Management
Nel mentre iniziano ad agitarsi anche le agenzie di rating, chiamate a ufficializzare l’eventuale default.
La possibilità che il governo russo non onorari il proprio debito in tempo e per intero aumenta la probabilità di un taglio del rating sul credito
Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).
Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.
In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.
Come si sono comportate le azioni durante la guerra
Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.
Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.
Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina
Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.
Azione
% 1 settimana
% inizio anno
Maire Tecnimont (BIT:MT)
-26,2%
-31,9%
Unicredit (BIT:UCG)
-24,7%
-21,8%
Banco BPM (BIT:BAMI)
-17,7%
+8,9%
BPER Banca (BIT:BPE)
-17,7%
-8,9%
Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)
-17,4%
-10%
Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)
-14,2%
+0,86%
Iveco (BIT:IVG)
-14,1%
–
Buzzi Unicem (BIT:BZU)
-13,6%
-14,6%
Telecom Italia (BIT:TIT)
-13,3%
-20,8%
Mediobanca (BIT:MB)
-12,8%
-15%
Pirelli (BIT:PIRC)
-11,9%
-19,1%
Banca IFIS (BIT:IF)
-11,7%
+4,5%
DoValue (BIT:DOV)
-10,6%
-13,6%
BFF Bank (BIT:BFF)
-10,3%
-9%
Banca Mediolanum (BIT:BMED)
-10,3%
-15,2%
Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina
Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.
A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.
Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra
Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).
Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.
Azione
% a 1 settimana
% da inizio anno
Leonardo (BIT:LDO)
+24,7%
+27%
ERG (BIT:ERG)
+18,7%
-0,6%
Alerion Clean Power (BIT:ARN)
+17,5%
+3,2%
Fincantieri (BIT:FCT)
+16,5%
+4,8%
Terna (BIT:TRN)
+9,6%
+3,2%
Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra
Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.
Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.
Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina
Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.
Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.
Azione
% a 1 settimana
Nazione
Polymetal International (LON:POLY)
-67%
Cipro
EVRAZ (LON:EVR)
-63%
UK
Ferrexpo (LON:FXPO)
-41%
Svizzera
Nokian Tyres (HEL:TYRES)
-31%
Finlandia
Technip Energies (EPA:TE)
-29%
Francia
Commerzbank (ETR:CBK)
-25%
Germania
Uniper (FRA:UN01)
-24,8%
Germania
Wizz Air Holdings (LON:WIZZ)
-24,4%
Svizzera
Casino Guichard Perrachon (EPA:CO)
-24,3%
Francia
ING Groep (AMS:INGA)
-24,2%
Olanda
Mondi (LON:MNDI)
-22,7%
UK
Valeo (EPA:FR)
-22,2%
Francia
Rolls-Royce Holdings (LON:RR)
-22%
UK
Deutsche Bank (ETR:DBK)
-21,2%
Germania
Fortum (HEL:FORTUM)
-20,8%
Finlandia
BNP Paribas (EPA:BNP)
-19,3%
Francia
Société Générale (EPA:GLE)
-19,2%
Francia
Montana Aerospace (SWX:AERO)
-19,2%
Svizzera
Unicaja Banco (BME:UNI)
-18,2%
Spagna
Renault (EPA:RNO)
-18,2%
Francia
Le azioni peggiori in Europa durante la guerra
Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.
Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:
gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan
Descrizione di Polymetal International
Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:
Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.
Descrizione di Ferrexpo
Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.
Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina
Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.
Azione
% a 1 settimana
Nazione
Hensoldt (FRA:HAG)
+113%
Germania
Rheinmetall (ETR:RHM)
+42%
Germania
Oxford Instruments (LON:OXIG)
+38%
UK
Secunet Security Networks (FRA:YSN)
+36%
Germania
ITM Power (LON:ITM)
+36%
UK
Vestas Wind Systems (CPH:VWS)
+32%
Danimarca
Nordex (ETR:NDX1)
+29%
Germania
Siemens Gamesa Renewable Energy (BME:SGRE)
+28%
Spagna
Solaria Energia y Medio Ambiente (BME:SLR)
+27%
Spagna
SMA Solar Technology (ETR:S92)
+26%
Germania
BAE Systems (LON:BA)
+26%
UK
Vallourec (EPA:VK)
+25%
Francia
Voltalia (EPA:VLTSA)
+24%
Francia
Thales (EPA:HO)
+23,9%
Francia
Orsted – Dong Energy (CPH:ORSTED)
+23,3%
Danimarca
Neoen (EPA:NEOEN)
+22%
Francia
Ceres Power Holdings (LON:CWR)
+21,6%
UK
Bobst Group (SWX:BOBNN)
+21,6%
Svizzera
EDP Renovaveis (BME:EDPR)
+21,3%
Spagna
Chemring Group (LON:CHG)
+21,1%
UK
Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra
Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.
Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:
Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non
Descrizione di Hensoldt
Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina
Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.
Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.
Azione
% a 1 settimana
EPAM Systems (NYSE:EPAM)
-53%
Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)
-25%
Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)
-17%
United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)
-15,4%
Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)
-15%
Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina
La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.
Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina
Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.
Azione
% a 1 settimana
CarGurus (NASDAQ:CARG)
+41%
DraftKings (NASDAQ:DKNG)
+37%
Block – Square (NYSE:SQ)
+30%
First Horizon (NYSE:FHN)
+29,7%
New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)
+24,1%
Roku (NASDAQ:ROKU)
+24%
GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)
+22,2%
Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina
Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.
Conclusione
In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.
I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.
In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.
Si moltiplicano le operazioni di svendita da parte di player mondiali nei confronti di titoli russi. L’annuncio più importante è forse arrivato nel weekend, quando la Norvegese Norges Bank, il più grande fondo sovrano del mondo, ha annunciato che avrebbe venduto tutte le azioni russe possedute in portafoglio.
Se andiamo a guardare le partecipazioni di Norges Bank, notiamo subito come il fondo scandinavo possiede vari titoli russi, tra cui spicca 0,69% di Gazprom, ma non solo.
Ecco la lista di partecipazioni di Norges Bank in Russia:
Azienda
Quota
Azioni
Valore (x 1 mlrd. di Rubli)
Gazprom
0,69%
162.565.602
38,7 mlrd RUB
NK Lukoil
0,91%
6.297.978
30,91 mlrd RUB
Sberbank Rossii
0,89%
193.015.556
25,3 mlrd RUB
AK Alrosa
1,03%
75.670.543
6 mlrd RUB
PhosAgro
0,64%
830.201
4,2 mlrd RUB
Magnit
0,96%
979.944
3,1 mlrd RUB
Inter RAO YEES
0,79%
826.646.324
2,1 mlrd RUB
AFK Sistema
1,31%
126.492.638
1,6 mlrd RUB
Azioni russe possedute da Norges Bank
Si tratta di partecipazioni per circa 112 miliardi di Rubli, che una settimana fa, quindi prima dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina, avevano un valore di 1,45 miliardi di dollari e che oggi, a causa del crollo del Rublo, valgono 1,14 miliardi di $. Insomma, Norges bank, solo per effetto dei cambi, ha già perso circa 400 milioni di dollari e, quando effettuerà effettivamente le cessioni, presumibilmente questa cifra andrà a crescere.
BP ed Equinor come Norges Bank
Ma Norges Bank non è l’unica. Sempre rimanendo in Norvegia, anche se di più piccolo impatto, si registra la stessa decisione da parte di Equinor, che ha deciso di abbandonare tutte le Joint Venture in Russia.
Uscendo dalla Norvegia, c’è da registrare la posizione della britannica BP, presente nell’azionariato di Rosneft, con una quota del 19,70% e che deciso di liquidare tutta la propria quota.
La reazione russa alla vendita di azioni
Non si è fatta attendere la risposta della Russia di Putin che oggi, in virtù di questi movimenti annunciati nel weekend, ha deciso di non aprire la borsa. Moscow Exchange che è quindi rimasto chiuso ma che ha un appuntamento già fissato in agenda, all’apertura delle contrattazioni.
Inoltre è stato fatto divieto di apertura di posizioni nette corte sui titoli russi, così da evitare speculatori che possano affondare ancora di più le quotazioni delle azioni russe.
Era certamente prevedibile a causa della guerra tra Ucraina e Russia: le azioni della difesa, con una guerra in corso all’interno dell’Europa geografica, stanno registrando un grande aumento. Il caso più emblematico, per il mercato italiano, è certamente Leonardo, che oggi sta crescendo del 17%, ma spostando lo sguardo all’Europa possiamo anche notare il caso della francese Thales (+13%) o della britannica BAE Systems (+14%). In attesa dell’apertura dei mercati americani dove l’attenzione sarà posta sui titoli Lockheed Martin, Leidos Holdings e Raytheon Technologies.
Aumenti dovuti alla necessità, da parte degli Stati, di aumentare la spesa in armamenti, come già deciso, per esempio, dalla Germania che porterà l’impegno per la difesa dal 1,5% del PIL al 2% dello stesso PIL. Un impegno calcolabile in circa 20 miliardi ulteriori di spesa annuale.
Ma tralasciando la Germania, tutte le Nazioni stanno dando assistenza bellica all’Ucraina e quindi tutte dovranno rimpolpare i propri armamenti. Inoltre nel Vecchio Continente torna di forte attualità la costituzione di una Difesa unica per difendere i confini.
Con le minacce nucleari poste sul tavolo da Putin, non rimane altro che prepararsi alla guerra e non c’è altro modo che sfoggiare le armi per mantenere la pace.
Anche in Russia, ovviamente, esiste un indice azionario che raccoglie le principali azioni del mercato della Russia, il suo nome è MOEX e in questi giorni di guerra tra Ucraina e Russia sta subendo dei crolli record per qualsiasi borsa del mondo.
Un mercato esotico per gli italiani, che per fortuna investono poco nel mercato russo, ma comunque tra i titoli del Moex sono presenti alcuni titoli considerati come dei big europei; un esempio è Gazprom, la principale azienda energetica del Paese.
Le azioni russe
Entrando un po’ più nel dettaglio, questa è la lista completa dei componenti del Moscow Exchange:
Azione
Settore
Acron (MCX:AKRN)
Minerali / Fertilizzanti
Aeroflot (MCX:AFLT)
Compagnia aerea
Akb Primor’ye Pao (MCX:PRMB)
Banca
Alrosa (MCX:ALRS)
Minerali / Diamanti
Ank Bashneft (MCX:BANE)
Petrolio
Aviakompaniya Utair Pao (MCX:UTAR)
Compagnia aerea
Bank Uralsib Pao (MCX:USBN)
Banca
Chelyabinskiy kuznechno-prssvy zavod PAO (MCX:CHKZ)
Auto parts
Dal’nevostochnaya (MCX:DVEC)
Banca
Enel Rossiya Pao (MCX:ENRU)
Energia
Federal Grid (MCX:FEES)
Energia
Federal Hydro (MCX:HYDR)
Energia
Gazprom (MCX:GAZP)
Energia
GK Samolet (MCX:SMLT)
Real Estate
Inter RAO (MCX:IRAO)
Energia
Kazan Sintez (MCX:KZOS)
Chimica
Korporatsiya Vsmpo Avisma (MCX:VSMO)
Minerali / Titanio
Kvadra-Generiruyushchaya Kompaniya PAO (MCX:TGKD)
Energia
LSR Group (MCX:LSRG)
Materiali da costruzione
Lukoil (MCX:LKOH)
Petrolio
M Video (MCX:MVID)
Retail / Elettronica
Magnit (MCX:MGNT)
Retail / Food
Magnitogorsk Iron & Steel Works (MCX:MAGN)
Acciaieria
Mechel (MCX:MTLR)
Acciaieria
MRSK Urala OAO (MCX:MRKU)
Energia
Mobile Telesystems (MCX:MTSS)
Telecomunicazioni
Moscow Exchange (MCX:MOEX)
Borsa
Moskovskaya Gorodskaya Telefonnaya Pao (MCX:MGTS)
Telecomunicazioni
Moskovskiy Kreditnyi Bank PAO (MCX:CBOM)
Banca
Mostotrest Pao (MCX:MSTT)
Costruttore
Norilsk Nickel (MCX:GMKN)
Minerali / Nichel
Novatek (MCX:NVTK)
Energia
Novolipetsk Steel (MCX:NLMK)
Acciaieria
Novorossiysk Commercial Sea Port (MCX:NMTP)
Logistica / Porti
Ob’yedinennye (MCX:UCSS)
Finanziario
Obyedinennaya (MCX:UNAC)
Aeronautica
PhosAgro (MCX:PHOR)
Minerali / Fertilizzanti
PIK Group (MCX:PIKK)
Real Estate
Polymetal International (MCX:POLY)
Minerali / Metalli preziosi
Polyus (MCX:PLZL)
Minerali / Oro
Raspadskaya (MCX:RASP)
Minerali / Carbone
Renaissance Insurance Group (MCX:RENI)
Assicurativo
Rosneft (MCX:ROSN)
Petrolio
Rosseti (MCX:RSTI)
Energia
Rosseti Kuban’ Pao (MCX:KUBE)
Energia
Rosseti Severnyi Kavkaz Pao (MCX:MRKK)
Energia
Rosseti Sibir’ Pao (MCX:MKRS)
Energia
Rostelecom (MCX:RTKM)
Telecomunicazioni
Rusolovo Pao (MCX:ROLO)
Minerali / Metalli
Sberbank (MCX:SBER)
Banca
Severstal (MCX:CHMF)
Acciaieria
Sfi Pao (MCX:SFIN)
Finanziario
Sistema (MCX:AFKS)
Conglomerato
Slavneft’ Y (MCX:JNOS)
Petrolio
Sovkomflot Pao (MCX:FLOT)
Logistica / Navale
Surgutneftegas (MCX:SNGS)
Energia
Tatneft (MCX:TATN)
Petrolio
Tattelekom Pao (MCX:TTLK)
Telecomunicazioni
TMK Group (MCX:TRMK)
Tubi
Transneft (MCX:TRNFP)
Energia
United Wagon (MCX:UWGN)
Logistica / Ferrovia
Var’yeganneftegaz Pao (MCX:VJGZ)
Petrolio / Gas
VTB Bank (MCX:VTBR)
Banca
Yandex (MCX:YNDX)
Tech
Componenti del Moex, indice azionario russo
Come si può notare dalla lista, la Russia basa la propria economia su due mercati principali:
Ricca di petrolio, gas e minerali di vario genere, l’indotto di questi mercati ha sviluppato ulteriori aree molto importanti, come per esempio quello della logistica e degli acciai.
Nella lista si trovano alcuni nomi molto noti, il primo che balza all’occhio per noi italiani è quello di Enel Rossiya Pao, laddove Enel non è una casualità ma è data dal fatto che la compagnia energetica italiana controlla il 56% della società.
Altri nomi molto noti sono la già citata Gazprom, azienda statale di gestione e vendita del gas, Lukoil, azienda petrolifera con interessi in tutto il globo e Yandex, uno dei principali concorrenti di Google.
L’attuale tensione tra Russia e Ucraina sta funzionando da catalizzatore per le quotazioni del greggio. Petrolio che era già sotto osservazione a causa dell’uscita dalla pandemia con conseguente ripresa dell’uso del fossile. Da inizio anno il prezzo dell’oro nero è già salito dell’22% e se allarghiamo l’orizzonte, prendendo in esame la data del 1 gennaio 2020, quindi prima dell’inizio della pandemia, il petrolio è in progressione del 43%.
Le scorte di petrolio, al momento, sono ai punti più bassi dal 2015, con la domanda che sta riprendendo vigore. L’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina aggiunge incertezza e volatilità, soprattutto perché circa il 13% del petrolio usato nel mondo arriva proprio dalla Russia.
Il blocco delle esportazioni di petrolio dalla Russia, misura già paventata ma ancora non attuata, metterebbe quindi sotto stress il prezzo del greggio.
I maggiori produttori di petrolio al mondo
Guardando alla lista dei maggiori produttori al mondo di petrolio, troviamo(aggiornata al 2020):
Stati Uniti: 19,5 milioni di barili al giorno
Arabia Saudita: 11,8 mil. barili / giorno
Russia: 11,5
Canada: 5,5
Cina: 4,9
Iraq: 4,7
Emirati Arabi Uniti: 4
Brasile: 3,7
Iran: 3,2
Kuwait: 2,9
Venezuela: 2,2
Messico: 2,2
Nigeria: 2
Angola: 1,8
Norvegia: 1,6
L’Iran era sulla via della libertà grazie agli accordi sul nucleare, con l’uscita dalle sanzioni accumulate negli anni scorsi. Peccato che nei giorni scorsi lo stesso Iran ha “simpatizzato” con la Russia e quindi tutto il processo rischia nuovamente di bloccarsi.
Previsioni del petrolio per il 2022
Guardando a ciò che dicono gli analisti, da registrare la posizione più netta che arriva da State Street, i quali prevedevano, per il 2022, un aumento del prezzo del petrolio fino a 150 dollari a barile.
Più cauta invece Credit Suisse, che prevedeva il prezzo aggirarsi sui 90 dollari nel breve, per poi scendere a 80/70 dollari durante il corso dell’anno, grazie alla crescita costante di offerta, in qualche modo controllata dal cartello dell’OPEC+.
Previsioni Petrolio sul lungo periodo
Da non dimenticare inoltre l’indirizzo sul lungo periodo, che vede la domanda spostarsi dai fossili verso energia rinnovabile. Ciò incide anche sul petrolio, visto negli anni a venire sempre più come fonte supplementare e sempre meno come fonte fondamentale per lo spostamento del globo.
Anche qui certamente l’OPEC non starà a guardare e potrebbe succedere che il continuo disimpegno del petrolio possa portare allo spegnimento di impianti minori, con la conseguenza che la domanda rimanga più sostenuta rispetto all’offerta, che prevede lunghi periodi di operazioni per essere incrementata/decrementata.
Le nazioni che producono petrolio non hanno intenzione di abbattere il costo del greggio, pena la vendita a prezzo più basso del costo di produzione, quindi inizieranno ad abbandonare dei siti che hanno una bassa capacità produttiva. Ciò inciderà sull’offerta globale, benché, viste anche le problematiche dell’energia verde e l’immaturità dell’idrogeno, la domanda potrebbe rimanere elevata ancora per un lungo periodo.
Come si muoverà il prezzo del petrolio
Viste tutte le carte sul tavolo e i poteri in gioco, è probabile che vivremo dei periodi di grande volatilità, con momenti di carenza del greggio seguiti da periodi con grande disponibilità.
Ciò sarà un fattore fondamentale per i prezzi che quindi, man mano che gli anni passeranno, saranno sull’ottovolante dell’incertezza e della volatilità.
Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:
Buzzi Unicem
Intesa Sanpaolo
Pirelli
Unicredit
In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.
Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:
Francia
BNP Paribas
Compagnie de Saint Gobain
Renault
Societe Generale
Germania
Delivery Hero
Deutsche Bank
HeidelbergCement
Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.
Passando agli indici:
€STOXX 50: -4,36%
DAX: -4,28%
CAC40: -4,21%
FTSE MIB: -4,16%
IBEX: -3,66%
MOEX (Russia): -29,57%
Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina
Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.
Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.
Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.
Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.
Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.
Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina
La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.
Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.
Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.
Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.
La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.
Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.
Quello che stiamo vivendo è certamente un momento storico di cui si leggerà sui libri di storia, al di là di come andrà a finire questa storia, quello che è già successo può essere messo, a tutti gli effetti, tra gli scaffali della memoria.
La guerra tra Russia e Ucraina non inizia certo oggi, ma è da oramai circa 8 anni che si combatte su quel confine. Donbass e Crimea sono stati solo gli antipasti, ma la guerra ora sta diventando totale e il rischio di escalation è altissimo.
Sono molti gli interessi in ballo, sia da una parte che dall’altra e se la diplomazia l’avrà vinta, questa guerra non sarà certamente terminata ma solo rimandata.
Crollo borse a causa del conflitto tra Ucraina e Russia
Ma veniamo a ciò che è certamente di nostro interesse e cioè la borsa. Stamane i mercati si sono svegliati tutti molto nervosi, ciò a causa dell’escalation registratasi nel weekend. In caso di conflitto bellico, infatti, il G7 ha già annunciato forti ritorsioni verso la Russia, la quale certamente non starà a guardare.
Verranno impattate tutte quelle aziende che scambiano con la Russia, quindi l’export europeo verso il Cremlino. I mercati più impattati potrebbero essere quelli industriali, in particolar modo quelli dell’auto.
Passando invece al tema import, l’Europa si scalda grazie al gas russo: abbiamo avuto già un antipasto di cosa significhi rallentare i gasdotti russi verso l’Europa, con il prezzo del gas che è volato alle stelle. Se si dovesse andare veramente in guerra il prezzo del gas raggiungerà prezzi mostruosamente più alti, ciò avrà un impatto su tutti e tutto, ma principalmente sulle aziende che usano il gas nelle lavorazioni.
Sarebbero fortemente colpite anche le aziende finanziarie, principalmente le banche, non perché lavorino con il gas, ma perché il sistema economico si basa anche attraverso i prestiti ad aziende. Se tra queste aziende ci sono piccoli o medie imprese che hanno nel gas il loro principale costo, quest’ultime rischierebbero guai seri, con l’impossibilità di restituire il denaro.
Inoltre il caro energia impatta direttamente sull’inflazione, l’abbiamo già visto in questi mesi, e un’inflazione che galoppa, magari a ritmi anche più alti di quanto abbiamo già visto, potrebbe mettere in difficoltà molte persone, quindi incapaci di pagare un mutuo, per esempio.
Insomma, la guerra è alle porte dell’Europa, ma benché potremmo non vederne direttamente gli sviluppi, certamente sentiremmo gli effetti.
Titoli più penalizzati
Il FTSE MIB oggi sta perdendo il 3,5%, allineato dal DAX tedesco e al CAC francese. Tra i titoli che stanno perdendo di più troviamo:
BPER Banca: -6%
EXOR: -4,4%
Intesa San Paolo: -5,4%
Interpump Group: -4,5%
Iveco: -4,3%
Stellantis: -4,6%
Unicredit: -5,4%
Pirelli: -4,8%
Unica azienda in positivo, nel momento in cui scriviamo, Snam che registra +1,27%.
Per quanto riguarda le materie prime, abbiamo il Gas Naturale in aumento del 7%, mentre le altre materie prime scambiano su territorio neutro.
Le potenze in gioco
Da una parte c’è la Russia, dall’altra la Nato a guida fortemente americana, non a caso i colloqui per evitare una guerra sono tra Biden e Putin. In mezzo c’è il campo di battaglia (l’Ucraina) e l’Europa. Osservatore speciale la Cina.
Prendiamo in ipotesi la condizione peggiore, cioè che la Russia invada l’Ucraina: a quel punto ci sarebbe una pronta risposta, in termini economici, da parte del G7, e in termini militari, se si dovesse arrivare a questo, da parte della Nato. Il campo di battaglia, come già detto, sarebbe la povera Ucraina che si ritrova in mezzo.
L’Europa, per una questione geografica, sarebbe tra i due fuochi, poiché da una parte non può fare a meno del gas russo e, in parte, dell’export verso la Russia, dall’altra non può certo abbandonare gli alleati americani (nella Nato ci sono tutte le nazioni europee). In caso di impegno militare (poco possibile al momento), le basi militari NATO si trovano sparse in tutta Europa, Italia compresa (Vicenza, Capodichino, Livorno, Gaeta, ecc).
La Cina ha scambi con tutti gli attori in campo ma, per una questione politica, sicuramente sarebbe più vicina alla Russia che alla Nato.
Nocciolo del conflitto
Tornando un attimo al nocciolo del conflitto, la questione di fondo è che l’Ucraina vuole entrare a far parte della Nato, ma la Russia non accetterà mai l’estensione del confine Nato con il proprio Paese.
A oggi il Cremlino confina con la Nato attraverso Estonia e Lettonia, due piccole nazioni. Se si aggiungesse l’Ucraina, il confine Nato sarebbe molto più ampio, quindi, secondo la Russia, con un pericolo maggiore.
Ma soprattutto, e qui è il vero nocciolo, con la Crimea che è una terra ancora ambita, l’Ucraina che si vota alla Nato significherebbe un duro colpo per i russi.
La guerra in Crimea è ancora fresca, la Russia ha sostanzialmente colonizzato quei terreni, togliendoli dal controllo dell’Ucraina. Un referendum del 2014, mai riconosciuto dall’ONU né dall’Ucraina, ha portato gli abitanti della Crimea a decidere di entrare nella Federazione russa come Repubblica autonoma. Dal 2014 in Crimea la Russia decide (quasi) tutto, ma de facto la Crimea è ancora una regione dell’Ucraina.
Se l’Ucraina entrasse nella Nato, le verrebbe immediatamente restituita la Crimea, con l’effetto per la Russia di perdere molta costa a sud, per l’accesso al Mar Nero e quindi al mediterraneo.