Tag: Guerra Ucraina-Russia

  • La guerra fa molto male a Unicredit e alle banche

    La guerra fa molto male a Unicredit e alle banche

    Ieri il titolo Unicredit ha toccato ieri il minimo a 7,752 €, prezzi che le azioni della banca di Gae Aulenti non vedevano dall’insediamento di Andrea Orcel alla guida. Si tratta della banca che ha perso di più in Europa subito dopo l’austriaca Raiffesen Bank, persino la francese Société Générale, che è più esposta rispetto a Unicredit in Russia, non ha perso così tanto.

    Numeri che se confrontati con i massimi di periodo (15,932 € toccato il 10 febbraio) portano la perdita al 51,34%. Oggi il titolo è in ripresa, ma il peso delle perdite è enorme. Si tratta di circa 17 miliardi di capitalizzazione bruciata e appare, realmente, molto esagerata.

    Guardando le altre banche italiane si nota come Intesa Sanpaolo abbiamo lasciato sul tappeto il 35%, circa la stessa cifra persa da BPER, mentre meglio è andata a Banco BPM, che ha perso solo il 28%.

    Dicevamo una cifra esagerata, anche perché la credit exposure a Mosca è di 14 miliardi, corrispondenti ad appena 2,5% dei crediti complessivi. Per Intesa l’esposizione è dell’1,1% a 5,57 miliardi.

    Anche guardando l’esposizione al debito pubblico di Mosca, dove Unicredit registra appena 1,087 miliardi di euro, i numeri non tornano (Intesa è esposta per appena 50 milioni).

    Allora perché un crollo del genere? A pesare non è tanto l’esposizione diretta, quando quella indiretta; infatti Unicredit ha in gioco vari crediti verso aziende che con la Russia ci lavorano e che potrebbero potenzialmente diventare sofferenze (benché sembrano esposizioni di buona qualità e entità contenuta), inoltre non aiuta l’ipotesi di allontanamento dell’aumento dei tassi da parte della BCE, proprio per far fronte ai costi delle sanzioni contro la Russia, che potrebbe mantenere sotto pressione tutte le banche e allontanare la ripresa economica.

    Infine c’è l’incertezza di quello che sarà il PIL europeo e italiano, incertezza che certamente non aiuta nessuna azienda a operare sul lungo periodo né il mercato a ben posizionare i titoli.

  • Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    La finanza, si sa, guarda oltre gli eventi e cerca di posizionarsi in anticipo su quelle che saranno le tendenze del dopo. Non sfugge quindi la rotazione in atto sui portafogli a causa della guerra tra Ucraina e Russia.

    Come abbiamo avuto modo di vedere, analizzando le azioni migliori e peggiori da quando è iniziato il conflitto, ci sono delle tendenze, già avviate prima dell’inizio della guerra, che stanno accelerando.

    Il volo degli energetici green

    Il primo effetto che si è visto è come i grandi fondi stanno ruotando il portafoglio, puntando su quelle aziende che fanno del green il loro cavallo di battaglia per il futuro. Ecco quindi che le azioni legate alla produzione dell’energia solare e a idrogeno stanno già salendo e continueranno ancora a farlo.

    Sulla stessa lunghezza d’onda anche tutte quelle aziende che producono, vendono o trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL).

    Il motivo è molto semplice: con le sanzioni comminate alla Russia è probabile che nei mesi a venire il Gas e il Petrolio avranno delle fiammate di prezzo, non sopportabili dal mercato che quindi cercherà delle soluzioni alternative e meno costose.

    La trasformazione era già in atto nei giorni scorsi, a causa dell’elevata inflazione che stava strozzando le industrie europee, la guerra ha solo accelerato la svolta e dato l’opportunità ai fondi di investimento di allinearsi.

    Questa una lista di aziende che potrebbero trarne vantaggio:

    Azienda/AzioneSettoreNazione
    Air Liquide
    EPA: AI
    ServiziFrancia
    Alerion Clean Power
    BIT:ARN
    RinnovabiliItalia
    EDP Renewables
    ELI: EDPR
    EolicoSpagna
    Encavis
    ETR: ECV
    SolareGermania
    ERG
    BIT:ERG
    RinnovabiliItalia
    ITM Power
    LON: ITM
    IdrogenoRegno Unito
    Nordex
    ETR: NDX1
    EolicoGermania
    Orsted
    CPH: ORSTED
    EolicoDanimarca
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    BME: SGRE
    IngegneriaSpagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    BME: SLR
    SolareSpagna
    Snam
    BIT: SRG
    IdrogenoItalia
    Vestas Wind Systems
    CPH: VWS
    EolicoDanimarca
    Voltalia
    EPA:VLTSA
    RinnovabiliFrancia
    Aziende del settore energetico green

    La stabilità dell’energia fossile

    Sembra assurdo, visto quanto abbiamo appena detto nel capitolo precedente, ma anche le fonti di energia vecchio stampo, quindi gas e petrolio, non dovrebbero avere grandi problemi.

    Il motivo è presto detto: vero che si sta guardando sempre più al green ma è altrettanto vero che il mercato ancora richiede l’uso di gas e petrolio e sarà così per lunghi periodi ancora.

    La carenza possibile di forniture da parte della Russia è una buona notizia per il prezzo delle materie prime, che non a caso stanno vedendo i prezzi a livelli che mancavano da molti anni. Il Gas è sui massimi di sempre e il petrolio ha appena toccato i 110$ a barile.

    Nei mesi a venire queste fiammate di prezzo continueranno, permettendo alle aziende che hanno nel loro core business l’energia da fossili di allinearsi al nuovo mercato e di sviluppare le tecnologie necessarie per abbracciare ampiamente il nuovo corso.

    Le aziende che non avevano investimenti importanti in Russia, quindi, accolgono con favore i prezzi che lievitano, e faranno molti più margini da reinvestire in tecnologia e impianti di nuova generazione. Un esempio è ENI, il cui prezzo, negli ultimi giorni, sta arrivando a dei prezzi che non si vedevano da tempo.

    Ecco una breve lista di aziende di un certo spessore, che ancora producono molto sull’energia da fossili ma che hanno la capacità di cambiare le loro attività. Una della lista è già partita, facendo cambiare il proprio nome, da Total a TotalEnergies, così da far segnare anche simbolicamente il cambio passo.

    Azione / AziendaNazione
    BP
    LON: BP
    Gran Bretagna
    ENI
    BIT: ENI
    Italia
    Shell
    LON: SHEL
    Olanda
    TotalEnergies
    EPA: TTE
    Francia
    Azioni del settore petrolifero che vivranno un cambiamento in futuro

    Le armi saranno sempre più importanti

    È stata necessaria una guerra, ma finalmente l’Unione Europea si è resa conto di non poter affrontare il futuro con mille eserciti differenti, muovendo le proprie armi alla rinfusa. Si è quindi aperto un tavolo per costruire un esercito comune, non solo militarmente, ma anche in termini di politica di difesa e di adeguamento degli armamenti. Inoltre, come abbiamo visto in Russia e Ucraina, in caso di conflitto vengono anche attaccate le reti informatiche e la cybersicurezza entra, a tutti gli effetti, nella politica difensiva di un Paese.

    Non è un caso che la Germania, pochi giorni fa, abbia deciso di portare la propria spesa in difesa dall’1,5 al 2% del PIL. Questa è certamente una buona notizia per le aziende che fatto della difesa il loro core business, ci si aspetta che altre nazioni seguiranno l’esempio, finché non sarà la Comunità Europea a coordinare questi investimenti.

    Tra le aziende da seguire in questa sezione troviamo:

    Azienda / AzioneNazione
    BAE Systems
    LON: BA
    Regno Unito
    Hensoldt
    ETR: HAG
    Germania
    Leonardo
    BIT: LDO
    Italia
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    USA
    Rheinmetall
    ETR: RHM
    Germania
    Thales Group
    EPA: HO
    Francia
    Azioni legate al mondo della difesa

    I minerali, tra gioie e dolori

    Altro mercato impattato dalla guerra è quello dei minerali, infatti la Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di minerali di vario tipo. Con le sanzioni nei confronti del Paese dell’ex Unione Sovietica, diventa fondamentale andare a trovare i minerali necessari altrove.

    Qui il mercato si spacca in due grandi parti: chi ha effettuato grandi investimenti in Russia negli anni scorsi ora è in forte difficoltà, invece chi ha impianti altrove sta gongolando osservando il futuro.

    Puntare su aziende che hanno poco o nulla a che fare con la Russia, come per esempio:

    Azienda / AzioneNazione
    Barrick Gold
    NYSE: GOLD
    Canada
    Coeur Mining
    NYSE: CDE
    USA
    First Majestic Silver
    TSE: FR
    Canada
    Harmony Gold Mining
    JSE: HAR
    Sud Africa
    Rio Tinto
    LON: RIO
    UK/Australia
    Le aziende minerarie con nessun interesse in Russia

    Materiali per la ricostruzione

    Per fortuna l’esercito russo sta colpendo solo in modo mirato, senza radere al suolo intere aree, quindi la ricostruzione sarà certamente più veloce e più semplice.

    Ne potrebbero trarre vantaggio tutte quelle aziende che hanno nel loro core business la produzione di materiali per le costruzioni, a patto però che l’Ucraina rimanga libera e che (possibilmente) entri a far parte dell’Europa. Così non fosse, a causa delle sanzioni, sarà impossibile per le aziende europee partecipare alla fase di ricostruzione.

    Alcune di queste aziende possono essere:

    Azienda / AzioneNazione
    Buzzi Unicem
    BIT: BZU
    Italia
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    USA
    Cement Roadstone Holdings
    LON: CRH
    UK
    HeidelbergCement
    ETR: HEI
    Germania
    LafargeHolcim
    SWX: LHN
    Svizzera
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    Francia
    Schneider Electric
    EPA: SU
    Francia
    Wienerberger
    VIE: WIE
    Austria
    Aziende del settore edile e ricostruzioni

    Inoltre in Russia sono presenti 4 grandi produttori di acciai, i quali vivevano con l’esportazioni verso altri mercati. Con il blocco del loro lavoro, se ne avvantaggeranno certamente i concorrenti, anche in virtù dell’aumento dei prezzi su questi materiali che è in atto da mesi oramai. Quindi:

    Aziende / AzioniNazione
    ArcelorMittal
    AMS:MT
    Lussemburgo
    Labrador Iron Ore Royalty Corporation
    TSE: LIF
    Canada
    Reliance Steel & Aluminum
    NYSE: RS
    USA
    Steel Dynamics
    NASDAQ: STLD
    USA
    Tenaris
    BIT: TEN
    Italia
    United States Steel
    NYSE:X
    USA
    Aziende siderurgiche che approfitteranno delle difficoltà russe
  • La lista di azioni per difendersi durante la Guerra

    La lista di azioni per difendersi durante la Guerra

    Una guerra è un buon momento per girare i portafogli, cedendo aziende soggette a problematiche e acquistando azioni di aziende che sul medio periodo ne possono trarre vantaggio. Tra le prime società di analisi ad aver pubblicato una lista di aziende per essere resilienti alla guerra c’è Berenberg, che ha dato 36 nomi utili per difendersi e per ripartire al di là del conflitto.

    Ha suddiviso la lista in aziende cicliche, azioni difensive e altre. Noi abbiamo unito le difensive e le altre, lasciando staccate solo quelle cicliche.

    Aziende cicliche

    Le aziende cicliche sono aziende nativamente resilienti, cioè che in caso di crisi economica tendono a non risentirne vista la loro natura e il loro business.

    Ecco la lista delle aziende suggerite da Berenberg:

    Azienda / AzioneNazione
    Aalberts
    AMS:AALB
    Olanda
    Arkema
    EPA:AKE
    Francia
    Astrazeneca
    LON:AZN
    Gran Bretagna
    Brenntag
    ETR:BNR
    Germania
    Daimler truck
    ETR:DTG
    Germania
    ENCE Energía y Celulosa
    BME:ENC
    Spagna
    Eurocell
    LON:ECEL
    Gran Bretagna
    Heidelberg Cement
    ETR:HEI
    Germania
    Linde
    ETR:LIN
    Germania
    Metso Outotec
    HEL:MOCORP
    Finlandia
    QinetiQ
    LON:QQ
    Gran Bretagna
    Shell
    AMS:SHELL
    Olanda
    Solvay
    EBR:SOLB
    Belgio
    Tate & Lyle
    LON:TATE
    Gran Bretagna
    UBS
    SWX:UBSG
    Svizzera
    Unicredit
    BIT:UCG
    Italia
    Wienerberger
    VIE:WIE
    Austria
    Aziende cicliche consigliate da Berenberg

    Aziende difensive e altre

    Le aziende difensive sono tutte quelle aziende che durante le crisi tendono a guadagnare del valore. Pensiamo per esempio all’oro, che in termini di materia prima è lo strumento difensivo per eccellenza. Se c’è tensione sui mercati si può stare certi che l’oro ne guadagnerà, ma allo stesso tempo bisogna prestare molta attenzione, perché le azioni difensive, a differenza di quelle cicliche, quando l’orizzonte si schiarisce perderanno valore, con gli investitori che lasceranno questi titoli per andare su azioni più rischiose.

    Azienda / AzioneNazione
    Aegon
    AMS:AGN
    Olanda
    Allianz
    ETR:ALV
    Germania
    ASML
    AMS:ASML
    Olanda
    Aurelius
    ETR:AR4
    Germania
    B&M
    LON:BME
    Lussemburgo
    Datagroup
    ETR:D6H
    Germania
    Dunelm
    LON:DNLM
    Gran Bretagna
    EssilorLuxottica
    EPA:EL
    Francia
    Freenet
    ETR:FNTN
    Germania
    Fresenius Medical care
    ETR:FME
    Germania
    Fresenius SE
    ETR:FRE
    Germania
    KPN
    AMS:KPN
    Olanda
    Marks & Spencer
    LON:MKS
    Gran Bretagna
    Novartis
    SWX:NOVN
    Svizzera
    Rheinmetall
    ETR:RHM
    Germania
    Sampo
    HEL:SAMPO
    Finlandia
    Unite Group
    LON:UTG
    Gran Bretagna
    Veolia
    EPA:VIE
    Francia
    Aziende difensive consigliate da Berenberg
  • La Russia decide di non pagare le cedole dei propri bond

    La Russia decide di non pagare le cedole dei propri bond

    Una decisione incredibile che rischia di far registrare un default alla Russia. Secondo Bloomberg domani sarebbe in programma il pagamento di una cedola, per un bond (con scadenza 2024) emesso dalla Russia (chiamati OFZ); dal Cremlino però hanno deciso di congelare i pagamenti delle cedole per il debito emesso in rubli.

    Quindi gli investitori che avessero in portafoglio dei titoli di stato russi, e che si aspettano per domani (o per i prossimi giorni) una cedola, potrebbero rimanere a bocca asciutta.

    Secondo quanto calcolato da Bloomberg le cedole dovrebbero ammontare a circa 30 miliardi di dollari. L’agenzia di stampa Interfax ha battuto che il congelamento avrà una durata di 6 mesi, anche se dal Ministero delle Finanze russo non sono arrivate indicazioni chiare sulle tempistiche.

    Sempre secondo l’agenzia americana, il 19,1% del debito pubblico russo è in mano a stranieri.

    In caso mancato pagamento, scatterebbe il periodo di grazia di 30 giorni, scaduto il quale teoricamente il Paese sarebbe in default. Diciamo “teoricamente” perché questo non è evidentemente un semplice default e la situazione è molto più complessa.

    Questo sarà probabilmente un default tecnico, vedremo per quanto tempo durerà

    Nick Eisinger di Vanguard Asset Management

    Nel mentre iniziano ad agitarsi anche le agenzie di rating, chiamate a ufficializzare l’eventuale default.

    La possibilità che il governo russo non onorari il proprio debito in tempo e per intero aumenta la probabilità di un taglio del rating sul credito

    Nota di Moody’s
  • Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).

    Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.

    In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.

    Come si sono comportate le azioni durante la guerra

    Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.

    Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.

    Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina

    Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.

    Azione% 1 settimana% inizio anno
    Maire Tecnimont (BIT:MT)-26,2%-31,9%
    Unicredit (BIT:UCG)-24,7%-21,8%
    Banco BPM (BIT:BAMI)-17,7%+8,9%
    BPER Banca (BIT:BPE)-17,7%-8,9%
    Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)-17,4%-10%
    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)-14,2%+0,86%
    Iveco (BIT:IVG)-14,1%
    Buzzi Unicem (BIT:BZU)-13,6%-14,6%
    Telecom Italia (BIT:TIT)-13,3%-20,8%
    Mediobanca (BIT:MB)-12,8%-15%
    Pirelli (BIT:PIRC)-11,9%-19,1%
    Banca IFIS (BIT:IF)-11,7%+4,5%
    DoValue (BIT:DOV)-10,6%-13,6%
    BFF Bank (BIT:BFF)-10,3%-9%
    Banca Mediolanum (BIT:BMED)-10,3%-15,2%
    Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina

    Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.

    A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.

    Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra

    Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).

    Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.

    Azione% a 1 settimana% da inizio anno
    Leonardo (BIT:LDO)+24,7%+27%
    ERG (BIT:ERG)+18,7%-0,6%
    Alerion Clean Power (BIT:ARN)+17,5%+3,2%
    Fincantieri (BIT:FCT)+16,5%+4,8%
    Terna (BIT:TRN)+9,6%+3,2%
    Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra

    Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.

    Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.

    Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina

    Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.

    Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Polymetal International
    (LON:POLY)
    -67%Cipro
    EVRAZ
    (LON:EVR)
    -63%UK
    Ferrexpo
    (LON:FXPO)
    -41%Svizzera
    Nokian Tyres
    (HEL:TYRES)
    -31%Finlandia
    Technip Energies
    (EPA:TE)
    -29%Francia
    Commerzbank
    (ETR:CBK)
    -25%Germania
    Uniper
    (FRA:UN01)
    -24,8%Germania
    Wizz Air Holdings
    (LON:WIZZ)
    -24,4%Svizzera
    Casino Guichard Perrachon
    (EPA:CO)
    -24,3%Francia
    ING Groep
    (AMS:INGA)
    -24,2%Olanda
    Mondi
    (LON:MNDI)
    -22,7%UK
    Valeo
    (EPA:FR)
    -22,2%Francia
    Rolls-Royce Holdings
    (LON:RR)
    -22%UK
    Deutsche Bank
    (ETR:DBK)
    -21,2%Germania
    Fortum
    (HEL:FORTUM)
    -20,8%Finlandia
    BNP Paribas
    (EPA:BNP)
    -19,3%Francia
    Société Générale
    (EPA:GLE)
    -19,2%Francia
    Montana Aerospace
    (SWX:AERO)
    -19,2%Svizzera
    Unicaja Banco
    (BME:UNI)
    -18,2%Spagna
    Renault
    (EPA:RNO)
    -18,2%Francia
    Le azioni peggiori in Europa durante la guerra

    Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.

    Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:

    gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan

    Descrizione di Polymetal International

    Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:

    Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.

    Descrizione di Ferrexpo

    Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.

    Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina

    Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Hensoldt
    (FRA:HAG)
    +113%Germania
    Rheinmetall
    (ETR:RHM)
    +42%Germania
    Oxford Instruments
    (LON:OXIG)
    +38%UK
    Secunet Security Networks
    (FRA:YSN)
    +36%Germania
    ITM Power
    (LON:ITM)
    +36%UK
    Vestas Wind Systems
    (CPH:VWS)
    +32%Danimarca
    Nordex
    (ETR:NDX1)
    +29%Germania
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    (BME:SGRE)
    +28%Spagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    (BME:SLR)
    +27%Spagna
    SMA Solar Technology
    (ETR:S92)
    +26%Germania
    BAE Systems
    (LON:BA)
    +26%UK
    Vallourec
    (EPA:VK)
    +25%Francia
    Voltalia
    (EPA:VLTSA)
    +24%Francia
    Thales
    (EPA:HO)
    +23,9%Francia
    Orsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    +23,3%Danimarca
    Neoen
    (EPA:NEOEN)
    +22%Francia
    Ceres Power Holdings
    (LON:CWR)
    +21,6%UK
    Bobst Group
    (SWX:BOBNN)
    +21,6%Svizzera
    EDP Renovaveis
    (BME:EDPR)
    +21,3%Spagna
    Chemring Group
    (LON:CHG)
    +21,1%UK
    Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra

    Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.

    Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:

    Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non

    Descrizione di Hensoldt

    Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina

    Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.

    Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.

    Azione% a 1 settimana
    EPAM Systems (NYSE:EPAM)-53%
    Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)-25%
    Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)-17%
    United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)-15,4%
    Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)-15%
    Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.

    Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina

    Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.

    Azione% a 1 settimana
    CarGurus (NASDAQ:CARG)+41%
    DraftKings (NASDAQ:DKNG)+37%
    Block – Square (NYSE:SQ)+30%
    First Horizon (NYSE:FHN)+29,7%
    New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)+24,1%
    Roku (NASDAQ:ROKU)+24%
    GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)+22,2%
    Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.

    Conclusione

    In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.

    I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.

    In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.

  • Norges bank svende le proprietà russe

    Norges bank svende le proprietà russe

    Si moltiplicano le operazioni di svendita da parte di player mondiali nei confronti di titoli russi. L’annuncio più importante è forse arrivato nel weekend, quando la Norvegese Norges Bank, il più grande fondo sovrano del mondo, ha annunciato che avrebbe venduto tutte le azioni russe possedute in portafoglio.

    Se andiamo a guardare le partecipazioni di Norges Bank, notiamo subito come il fondo scandinavo possiede vari titoli russi, tra cui spicca 0,69% di Gazprom, ma non solo.

    Ecco la lista di partecipazioni di Norges Bank in Russia:

    AziendaQuotaAzioniValore
    (x 1 mlrd. di Rubli)
    Gazprom0,69%162.565.60238,7 mlrd RUB
    NK Lukoil0,91%6.297.97830,91 mlrd RUB
    Sberbank Rossii0,89%193.015.55625,3 mlrd RUB
    AK Alrosa1,03%75.670.5436 mlrd RUB
    PhosAgro0,64%830.2014,2 mlrd RUB
    Magnit0,96%979.9443,1 mlrd RUB
    Inter RAO YEES0,79%826.646.3242,1 mlrd RUB
    AFK Sistema1,31%126.492.6381,6 mlrd RUB
    Azioni russe possedute da Norges Bank

    Si tratta di partecipazioni per circa 112 miliardi di Rubli, che una settimana fa, quindi prima dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina, avevano un valore di 1,45 miliardi di dollari e che oggi, a causa del crollo del Rublo, valgono 1,14 miliardi di $. Insomma, Norges bank, solo per effetto dei cambi, ha già perso circa 400 milioni di dollari e, quando effettuerà effettivamente le cessioni, presumibilmente questa cifra andrà a crescere.

    BP ed Equinor come Norges Bank

    Ma Norges Bank non è l’unica. Sempre rimanendo in Norvegia, anche se di più piccolo impatto, si registra la stessa decisione da parte di Equinor, che ha deciso di abbandonare tutte le Joint Venture in Russia.

    Uscendo dalla Norvegia, c’è da registrare la posizione della britannica BP, presente nell’azionariato di Rosneft, con una quota del 19,70% e che deciso di liquidare tutta la propria quota.

    La reazione russa alla vendita di azioni

    Non si è fatta attendere la risposta della Russia di Putin che oggi, in virtù di questi movimenti annunciati nel weekend, ha deciso di non aprire la borsa. Moscow Exchange che è quindi rimasto chiuso ma che ha un appuntamento già fissato in agenda, all’apertura delle contrattazioni.

    Inoltre è stato fatto divieto di apertura di posizioni nette corte sui titoli russi, così da evitare speculatori che possano affondare ancora di più le quotazioni delle azioni russe.

  • Leonardo (e le azioni della difesa) in grande spolvero

    Leonardo (e le azioni della difesa) in grande spolvero

    Era certamente prevedibile a causa della guerra tra Ucraina e Russia: le azioni della difesa, con una guerra in corso all’interno dell’Europa geografica, stanno registrando un grande aumento. Il caso più emblematico, per il mercato italiano, è certamente Leonardo, che oggi sta crescendo del 17%, ma spostando lo sguardo all’Europa possiamo anche notare il caso della francese Thales (+13%) o della britannica BAE Systems (+14%). In attesa dell’apertura dei mercati americani dove l’attenzione sarà posta sui titoli Lockheed Martin, Leidos Holdings e Raytheon Technologies.

    Aumenti dovuti alla necessità, da parte degli Stati, di aumentare la spesa in armamenti, come già deciso, per esempio, dalla Germania che porterà l’impegno per la difesa dal 1,5% del PIL al 2% dello stesso PIL. Un impegno calcolabile in circa 20 miliardi ulteriori di spesa annuale.

    Ma tralasciando la Germania, tutte le Nazioni stanno dando assistenza bellica all’Ucraina e quindi tutte dovranno rimpolpare i propri armamenti. Inoltre nel Vecchio Continente torna di forte attualità la costituzione di una Difesa unica per difendere i confini.

    Con le minacce nucleari poste sul tavolo da Putin, non rimane altro che prepararsi alla guerra e non c’è altro modo che sfoggiare le armi per mantenere la pace.

  • MOEX, indice delle azioni del mercato della Russia

    MOEX, indice delle azioni del mercato della Russia

    Anche in Russia, ovviamente, esiste un indice azionario che raccoglie le principali azioni del mercato della Russia, il suo nome è MOEX e in questi giorni di guerra tra Ucraina e Russia sta subendo dei crolli record per qualsiasi borsa del mondo.

    Un mercato esotico per gli italiani, che per fortuna investono poco nel mercato russo, ma comunque tra i titoli del Moex sono presenti alcuni titoli considerati come dei big europei; un esempio è Gazprom, la principale azienda energetica del Paese.

    Le azioni russe

    Entrando un po’ più nel dettaglio, questa è la lista completa dei componenti del Moscow Exchange:

    AzioneSettore
    Acron
    (MCX:AKRN)
    Minerali / Fertilizzanti
    Aeroflot
    (MCX:AFLT)
    Compagnia aerea
    Akb Primor’ye Pao
    (MCX:PRMB)
    Banca
    Alrosa
    (MCX:ALRS)
    Minerali / Diamanti
    Ank Bashneft
    (MCX:BANE)
    Petrolio
    Aviakompaniya Utair Pao
    (MCX:UTAR)
    Compagnia aerea
    Bank Uralsib Pao
    (MCX:USBN)
    Banca
    Chelyabinskiy kuznechno-prssvy zavod PAO
    (MCX:CHKZ)
    Auto parts
    Dal’nevostochnaya
    (MCX:DVEC)
    Banca
    Enel Rossiya Pao
    (MCX:ENRU)
    Energia
    Federal Grid
    (MCX:FEES)
    Energia
    Federal Hydro
    (MCX:HYDR)
    Energia
    Gazprom
    (MCX:GAZP)
    Energia
    GK Samolet
    (MCX:SMLT)
    Real Estate
    Inter RAO
    (MCX:IRAO)
    Energia
    Kazan Sintez
    (MCX:KZOS)
    Chimica
    Korporatsiya Vsmpo Avisma
    (MCX:VSMO)
    Minerali / Titanio
    Kvadra-Generiruyushchaya Kompaniya PAO
    (MCX:TGKD)
    Energia
    LSR Group
    (MCX:LSRG)
    Materiali da costruzione
    Lukoil
    (MCX:LKOH)
    Petrolio
    M Video
    (MCX:MVID)
    Retail / Elettronica
    Magnit
    (MCX:MGNT)
    Retail / Food
    Magnitogorsk Iron & Steel Works
    (MCX:MAGN)
    Acciaieria
    Mechel
    (MCX:MTLR)
    Acciaieria
    MRSK Urala OAO
    (MCX:MRKU)
    Energia
    Mobile Telesystems
    (MCX:MTSS)
    Telecomunicazioni
    Moscow Exchange
    (MCX:MOEX)
    Borsa
    Moskovskaya Gorodskaya Telefonnaya Pao
    (MCX:MGTS)
    Telecomunicazioni
    Moskovskiy Kreditnyi Bank PAO
    (MCX:CBOM)
    Banca
    Mostotrest Pao
    (MCX:MSTT)
    Costruttore
    Norilsk Nickel
    (MCX:GMKN)
    Minerali / Nichel
    Novatek
    (MCX:NVTK)
    Energia
    Novolipetsk Steel
    (MCX:NLMK)
    Acciaieria
    Novorossiysk Commercial Sea Port
    (MCX:NMTP)
    Logistica / Porti
    Ob’yedinennye
    (MCX:UCSS)
    Finanziario
    Obyedinennaya
    (MCX:UNAC)
    Aeronautica
    PhosAgro
    (MCX:PHOR)
    Minerali / Fertilizzanti
    PIK Group
    (MCX:PIKK)
    Real Estate
    Polymetal International
    (MCX:POLY)
    Minerali / Metalli preziosi
    Polyus
    (MCX:PLZL)
    Minerali / Oro
    Raspadskaya
    (MCX:RASP)
    Minerali / Carbone
    Renaissance Insurance Group
    (MCX:RENI)
    Assicurativo
    Rosneft
    (MCX:ROSN)
    Petrolio
    Rosseti
    (MCX:RSTI)
    Energia
    Rosseti Kuban’ Pao
    (MCX:KUBE)
    Energia
    Rosseti Severnyi Kavkaz Pao
    (MCX:MRKK)
    Energia
    Rosseti Sibir’ Pao
    (MCX:MKRS)
    Energia
    Rostelecom
    (MCX:RTKM)
    Telecomunicazioni
    Rusolovo Pao
    (MCX:ROLO)
    Minerali / Metalli
    Sberbank
    (MCX:SBER)
    Banca
    Severstal
    (MCX:CHMF)
    Acciaieria
    Sfi Pao
    (MCX:SFIN)
    Finanziario
    Sistema
    (MCX:AFKS)
    Conglomerato
    Slavneft’ Y
    (MCX:JNOS)
    Petrolio
    Sovkomflot Pao
    (MCX:FLOT)
    Logistica / Navale
    Surgutneftegas
    (MCX:SNGS)
    Energia
    Tatneft
    (MCX:TATN)
    Petrolio
    Tattelekom Pao
    (MCX:TTLK)
    Telecomunicazioni
    TMK Group
    (MCX:TRMK)
    Tubi
    Transneft
    (MCX:TRNFP)
    Energia
    United Wagon
    (MCX:UWGN)
    Logistica / Ferrovia
    Var’yeganneftegaz Pao
    (MCX:VJGZ)
    Petrolio / Gas
    VTB Bank
    (MCX:VTBR)
    Banca
    Yandex
    (MCX:YNDX)
    Tech
    Componenti del Moex, indice azionario russo

    Come si può notare dalla lista, la Russia basa la propria economia su due mercati principali:

    1. Energia
    2. Minerali

    Ricca di petrolio, gas e minerali di vario genere, l’indotto di questi mercati ha sviluppato ulteriori aree molto importanti, come per esempio quello della logistica e degli acciai.

    Nella lista si trovano alcuni nomi molto noti, il primo che balza all’occhio per noi italiani è quello di Enel Rossiya Pao, laddove Enel non è una casualità ma è data dal fatto che la compagnia energetica italiana controlla il 56% della società.

    Altri nomi molto noti sono la già citata Gazprom, azienda statale di gestione e vendita del gas, Lukoil, azienda petrolifera con interessi in tutto il globo e Yandex, uno dei principali concorrenti di Google.

  • Previsioni 2022 sul Petrolio

    Previsioni 2022 sul Petrolio

    L’attuale tensione tra Russia e Ucraina sta funzionando da catalizzatore per le quotazioni del greggio. Petrolio che era già sotto osservazione a causa dell’uscita dalla pandemia con conseguente ripresa dell’uso del fossile. Da inizio anno il prezzo dell’oro nero è già salito dell’22% e se allarghiamo l’orizzonte, prendendo in esame la data del 1 gennaio 2020, quindi prima dell’inizio della pandemia, il petrolio è in progressione del 43%.

    Le scorte di petrolio, al momento, sono ai punti più bassi dal 2015, con la domanda che sta riprendendo vigore. L’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina aggiunge incertezza e volatilità, soprattutto perché circa il 13% del petrolio usato nel mondo arriva proprio dalla Russia.

    Il blocco delle esportazioni di petrolio dalla Russia, misura già paventata ma ancora non attuata, metterebbe quindi sotto stress il prezzo del greggio.

    I maggiori produttori di petrolio al mondo

    Guardando alla lista dei maggiori produttori al mondo di petrolio, troviamo(aggiornata al 2020):

    1. Stati Uniti: 19,5 milioni di barili al giorno
    2. Arabia Saudita: 11,8 mil. barili / giorno
    3. Russia: 11,5
    4. Canada: 5,5
    5. Cina: 4,9
    6. Iraq: 4,7
    7. Emirati Arabi Uniti: 4
    8. Brasile: 3,7
    9. Iran: 3,2
    10. Kuwait: 2,9
    11. Venezuela: 2,2
    12. Messico: 2,2
    13. Nigeria: 2
    14. Angola: 1,8
    15. Norvegia: 1,6

    L’Iran era sulla via della libertà grazie agli accordi sul nucleare, con l’uscita dalle sanzioni accumulate negli anni scorsi. Peccato che nei giorni scorsi lo stesso Iran ha “simpatizzato” con la Russia e quindi tutto il processo rischia nuovamente di bloccarsi.

    Previsioni del petrolio per il 2022

    Guardando a ciò che dicono gli analisti, da registrare la posizione più netta che arriva da State Street, i quali prevedevano, per il 2022, un aumento del prezzo del petrolio fino a 150 dollari a barile.

    Più cauta invece Credit Suisse, che prevedeva il prezzo aggirarsi sui 90 dollari nel breve, per poi scendere a 80/70 dollari durante il corso dell’anno, grazie alla crescita costante di offerta, in qualche modo controllata dal cartello dell’OPEC+.

    Previsioni Petrolio sul lungo periodo

    Da non dimenticare inoltre l’indirizzo sul lungo periodo, che vede la domanda spostarsi dai fossili verso energia rinnovabile. Ciò incide anche sul petrolio, visto negli anni a venire sempre più come fonte supplementare e sempre meno come fonte fondamentale per lo spostamento del globo.

    Anche qui certamente l’OPEC non starà a guardare e potrebbe succedere che il continuo disimpegno del petrolio possa portare allo spegnimento di impianti minori, con la conseguenza che la domanda rimanga più sostenuta rispetto all’offerta, che prevede lunghi periodi di operazioni per essere incrementata/decrementata.

    Le nazioni che producono petrolio non hanno intenzione di abbattere il costo del greggio, pena la vendita a prezzo più basso del costo di produzione, quindi inizieranno ad abbandonare dei siti che hanno una bassa capacità produttiva. Ciò inciderà sull’offerta globale, benché, viste anche le problematiche dell’energia verde e l’immaturità dell’idrogeno, la domanda potrebbe rimanere elevata ancora per un lungo periodo.

    Come si muoverà il prezzo del petrolio

    Viste tutte le carte sul tavolo e i poteri in gioco, è probabile che vivremo dei periodi di grande volatilità, con momenti di carenza del greggio seguiti da periodi con grande disponibilità.

    Ciò sarà un fattore fondamentale per i prezzi che quindi, man mano che gli anni passeranno, saranno sull’ottovolante dell’incertezza e della volatilità.

  • Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:

    • Buzzi Unicem
    • Intesa Sanpaolo
    • Pirelli
    • Unicredit

    In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.

    Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:

    • Francia
      • BNP Paribas
      • Compagnie de Saint Gobain
      • Renault
      • Societe Generale
    • Germania
      • Delivery Hero
      • Deutsche Bank
      • HeidelbergCement

    Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.

    Passando agli indici:

    • €STOXX 50: -4,36%
    • DAX: -4,28%
    • CAC40: -4,21%
    • FTSE MIB: -4,16%
    • IBEX: -3,66%
    • MOEX (Russia): -29,57%

    Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina

    Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.

    Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.

    Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.

    Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.

    Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.

    Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina

    La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.

    Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.

    Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.

    Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.

    La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.

    Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.

  • Borse sottozero a causa dei venti di guerra tra Russia e Ucraina

    Borse sottozero a causa dei venti di guerra tra Russia e Ucraina

    Quello che stiamo vivendo è certamente un momento storico di cui si leggerà sui libri di storia, al di là di come andrà a finire questa storia, quello che è già successo può essere messo, a tutti gli effetti, tra gli scaffali della memoria.

    La guerra tra Russia e Ucraina non inizia certo oggi, ma è da oramai circa 8 anni che si combatte su quel confine. Donbass e Crimea sono stati solo gli antipasti, ma la guerra ora sta diventando totale e il rischio di escalation è altissimo.

    Sono molti gli interessi in ballo, sia da una parte che dall’altra e se la diplomazia l’avrà vinta, questa guerra non sarà certamente terminata ma solo rimandata.

    Crollo borse a causa del conflitto tra Ucraina e Russia

    Ma veniamo a ciò che è certamente di nostro interesse e cioè la borsa. Stamane i mercati si sono svegliati tutti molto nervosi, ciò a causa dell’escalation registratasi nel weekend. In caso di conflitto bellico, infatti, il G7 ha già annunciato forti ritorsioni verso la Russia, la quale certamente non starà a guardare.

    Verranno impattate tutte quelle aziende che scambiano con la Russia, quindi l’export europeo verso il Cremlino. I mercati più impattati potrebbero essere quelli industriali, in particolar modo quelli dell’auto.

    Passando invece al tema import, l’Europa si scalda grazie al gas russo: abbiamo avuto già un antipasto di cosa significhi rallentare i gasdotti russi verso l’Europa, con il prezzo del gas che è volato alle stelle. Se si dovesse andare veramente in guerra il prezzo del gas raggiungerà prezzi mostruosamente più alti, ciò avrà un impatto su tutti e tutto, ma principalmente sulle aziende che usano il gas nelle lavorazioni.

    Sarebbero fortemente colpite anche le aziende finanziarie, principalmente le banche, non perché lavorino con il gas, ma perché il sistema economico si basa anche attraverso i prestiti ad aziende. Se tra queste aziende ci sono piccoli o medie imprese che hanno nel gas il loro principale costo, quest’ultime rischierebbero guai seri, con l’impossibilità di restituire il denaro.

    Inoltre il caro energia impatta direttamente sull’inflazione, l’abbiamo già visto in questi mesi, e un’inflazione che galoppa, magari a ritmi anche più alti di quanto abbiamo già visto, potrebbe mettere in difficoltà molte persone, quindi incapaci di pagare un mutuo, per esempio.

    Insomma, la guerra è alle porte dell’Europa, ma benché potremmo non vederne direttamente gli sviluppi, certamente sentiremmo gli effetti.

    Titoli più penalizzati

    Il FTSE MIB oggi sta perdendo il 3,5%, allineato dal DAX tedesco e al CAC francese. Tra i titoli che stanno perdendo di più troviamo:

    • BPER Banca: -6%
    • EXOR: -4,4%
    • Intesa San Paolo: -5,4%
    • Interpump Group: -4,5%
    • Iveco: -4,3%
    • Stellantis: -4,6%
    • Unicredit: -5,4%
    • Pirelli: -4,8%

    Unica azienda in positivo, nel momento in cui scriviamo, Snam che registra +1,27%.

    Per quanto riguarda le materie prime, abbiamo il Gas Naturale in aumento del 7%, mentre le altre materie prime scambiano su territorio neutro.

    Le potenze in gioco

    Da una parte c’è la Russia, dall’altra la Nato a guida fortemente americana, non a caso i colloqui per evitare una guerra sono tra Biden e Putin. In mezzo c’è il campo di battaglia (l’Ucraina) e l’Europa. Osservatore speciale la Cina.

    Prendiamo in ipotesi la condizione peggiore, cioè che la Russia invada l’Ucraina: a quel punto ci sarebbe una pronta risposta, in termini economici, da parte del G7, e in termini militari, se si dovesse arrivare a questo, da parte della Nato. Il campo di battaglia, come già detto, sarebbe la povera Ucraina che si ritrova in mezzo.

    L’Europa, per una questione geografica, sarebbe tra i due fuochi, poiché da una parte non può fare a meno del gas russo e, in parte, dell’export verso la Russia, dall’altra non può certo abbandonare gli alleati americani (nella Nato ci sono tutte le nazioni europee). In caso di impegno militare (poco possibile al momento), le basi militari NATO si trovano sparse in tutta Europa, Italia compresa (Vicenza, Capodichino, Livorno, Gaeta, ecc).

    La Cina ha scambi con tutti gli attori in campo ma, per una questione politica, sicuramente sarebbe più vicina alla Russia che alla Nato.

    Nocciolo del conflitto

    Tornando un attimo al nocciolo del conflitto, la questione di fondo è che l’Ucraina vuole entrare a far parte della Nato, ma la Russia non accetterà mai l’estensione del confine Nato con il proprio Paese.

    A oggi il Cremlino confina con la Nato attraverso Estonia e Lettonia, due piccole nazioni. Se si aggiungesse l’Ucraina, il confine Nato sarebbe molto più ampio, quindi, secondo la Russia, con un pericolo maggiore.

    Ma soprattutto, e qui è il vero nocciolo, con la Crimea che è una terra ancora ambita, l’Ucraina che si vota alla Nato significherebbe un duro colpo per i russi.

    La guerra in Crimea è ancora fresca, la Russia ha sostanzialmente colonizzato quei terreni, togliendoli dal controllo dell’Ucraina. Un referendum del 2014, mai riconosciuto dall’ONU né dall’Ucraina, ha portato gli abitanti della Crimea a decidere di entrare nella Federazione russa come Repubblica autonoma. Dal 2014 in Crimea la Russia decide (quasi) tutto, ma de facto la Crimea è ancora una regione dell’Ucraina.

    Se l’Ucraina entrasse nella Nato, le verrebbe immediatamente restituita la Crimea, con l’effetto per la Russia di perdere molta costa a sud, per l’accesso al Mar Nero e quindi al mediterraneo.