Tag: Dividendo

I dividendi sono una parte dei profitti di un’azienda che viene distribuita agli azionisti come pagamento in denaro o in azioni. I dividendi vengono spesso considerati come un modo per gli azionisti di ottenere una parte del valore delle loro azioni, oltre alla crescita del valore delle azioni stesse.

Ci sono diversi parametri da considerare quando si valuta un dividendo di un’azione. Uno dei principali parametri è il tasso di dividendo (Pay Out Ratio o semplicemente Payout), che rappresenta la percentuale dei profitti di un’azienda che viene distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi. Ad esempio, se un’azienda ha un tasso di dividendo del 5%, significa che agli azionisti verrà distribuito un dividendo pari al 5% dei profitti dell’azienda.

Un altro parametro importante da considerare è la stabilità dei dividendi, ovvero la frequenza con cui un’azienda distribuisce i dividendi. Alcune aziende distribuiscono dividendi regolarmente, mentre altre lo fanno solo occasionalmente. Inoltre, è importante considerare la crescita dei dividendi nel tempo, ovvero se un’azienda aumenta o diminuisce il suo tasso di dividendo nel corso del tempo.

Un esempio di dividendo aristocratico è quello di un’azienda che ha una storia di distribuzione regolare e crescente dei dividendi. Ad esempio, un’azienda che ha distribuito dividendi ogni trimestre per molti anni e che ha aumentato il suo tasso di dividendo nel corso del tempo potrebbe essere considerata un’azienda con un dividendo aristocratico. Altri esempi di aziende con dividendi aristocratici sono le società di utilità, che spesso distribuiscono dividendi regolari e stabili ai loro azionisti.

È importante notare che i dividendi non sono l’unico modo per ottenere un rendimento da un’azione. Gli investitori possono anche guadagnare dall’aumento del valore delle azioni nel tempo, vendendo le loro azioni a un prezzo più alto di quello a cui le hanno acquistate. Tuttavia, i dividendi possono essere un modo interessante per ottenere un rendimento dalle azioni, soprattutto per gli investitori che cercano un reddito regolare e stabile.

  • Stellantis alla prova del Dividendo 2022

    Stellantis alla prova del Dividendo 2022

    Ci si attendeva un ammontare di 0,95 euro ad azione come dividendo per Stellantis e invece ne arriveranno 1,04 corrispondenti, al prezzo attuale dell’azione, a un dividend yield del 6,17%.

    Un anno fa era stato molto più complesso calcolare il dividendo, poiché frutto di accordi tra FCA e PSA, rivisti più volte e inclusive della distribuzione di Faurecia. Quest’anno il calcolo è molto più semplice ma è mancata la distribuzione di Comau, che invece ci aspettavamo.

    Infatti, nell’epoca in cui le società di auto si stanno spogliando di qualsiasi attività anche solo leggermente distante dal core business, come per esempio fa Volkswagen con Porsche, come ha fatto Mercedes con Daimler Truck e, soprattutto, considerando che questa è una strada aperta proprio dalla vecchia FCA, quando staccò Ferrari e continuò con Stellantis quando, un anno fa, staccò Faurecia, ci si aspettava che la casa automobilistica italo-francese avrebbe continuato su questa strada, portando la dote di Comau verso i soci. Nulla di più errato, la società specializzata nell’automazione industriale rimane nel perimetro del gruppo Stellantis.

    I conti di Stellantis

    Lasciando da parte la questione Comau, torniamo quindi ai conti di Stellantis, che hanno sorpreso tutti gli analisti. La società, nata il 17 gennaio di un anno fa dalla fusione di Peugeot e Fiat Chrysler, ha registrato utili record nel primo anno di attività.

    Ricavi a 152 miliardi, in aumento di circa il 14% e utili quasi triplicati, a 13,4 miliardi.

    Il dividendo Stellantis sui conti del 2021

    Di questi utili solo 3,3 miliardi finiranno in conto dividendo, con un payout del 24,6%, quindi fortemente sostenibile e con la possibilità di mantenere utili in cassa.

    Come già detto si tratta di un dividendo di 1,04 euro ad azione e nonostante si tratti di una bella cifretta, questa si scontra con il dividendo totale (tra Faurecia, dividendo speciale e ordinario) distribuito un anno fa che era stato:

    • per i soci FCA: 3,04 euro
    • per i soci PSA: 1,20 euro

    Ovviamente l’anno scorso è stato un anno eccezionale e se ci si limita al dividendo ordinario, che era stato di 1 miliardo, corrispondente a 0,32 euro ad azione, l’aumento quest’anno è sensibile (più che triplicato).

    L’incasso per i grandi azionisti

    I principali azionisti di Stellantis sono:

    • Exor: 14,30%
    • Famiglia Peugeot: 7,16%
    • BPIFrance: 6,15%
    • Dongfeng Motor Group: 4,44%

    A questi soci andranno, complessivamente, 1,05 miliardi del dividendo, distribuito proquota in base alle azioni possedute. Exor della famiglia agnelli è la holding che incasserà di più, portando a casa 472 milioni di euro. La famiglia Peugeot si ferma a circa la metà, con 236 milioni di euro. BPI France, che è la cassa dello Stato francese, incassa 203 milioni di euro; infine i cinesi di Donfeng Motor, che entro fine del 2022 dovrebbero vendere tutte le azioni in loro possesso, incassano 147 milioni.

    Elettrificazione auto Stellantis

    Durante la presentazione dei conti molto spazio è stato dato al tema dell’elettrificazione delle auto. Un passaggio necessario, benché il CEO Tavares più volte si sia espresso in modo contrario. Non più tardi di un mese fa affermava:

    Con l’elettrificazione la classe media non potrà più comprare auto

    Carlos Tavares, CEO di Stellantis

    Ma l’azienda non può certo rimanere fuori dal mercato e se questa è l’evoluzione bisogna seguirla. Quindi sono stati annunciati ambiziosi piani di crescita e investimenti su questo tema. Entro il 2025 saranno 30 i miliardi investiti per arrivare ad avere il controllo sulla filiera di produzione, con focus soprattutto nello sviluppo di partnership per le tecnologie delle batterie e nello sviluppo software, sempre più importante su auto che sono sempre più connesse tra di loro e con il mondo che le circonda.

  • Scrip dividend, cos’è e come funziona

    Scrip dividend, cos’è e come funziona

    Come ogni anno è in arrivo il periodo in cui le principali aziende quotate in borsa staccano il dividendo per i propri soci; nella quasi totalità dei casi questi vengono pagati attraverso contanti, in qualche caso, invece, ciò avviene attraverso l’emissione di nuove azioni che saranno distribuite. Quest’ultimo caso prende il nome di Scrip Dividend e in questo articolo andiamo ad analizzare come funziona.

    Cos’è lo Scrip Dividend

    Come già detto, non sempre le aziende pagano i propri dividendi attraverso lo stacco delle cedole, in taluni casi, anziché incidere sulla cassa dell’azienda stessa, si procede con la distribuzione di azioni.

    Ciò viene fatto, per esempio, quando un’azienda non ha prodotto utili da distribuire ma vuole comunque remunerare i propri soci.

    Un esempio emblematico avvenne qualche anno fa, quando il prezzo del petrolio scese in modo vertiginoso e le società impegnate nell’estrazione e vendita dell’oro nero si trovarono senza utili in cassa. Essendo aziende che storicamente avevano abituato gli azionisti a un flusso costante, per evitare di emettere debito, molte di essere procedettero attraverso lo scrip dividend.

    L’azienda più grande che procedette in tale modo fu Shell, che pagò i propri dividendi sotto forma di Scrip Dividend.

    Come funziona lo Scrip Dividend

    Per meglio comprendere come funziona lo Scrip Dividend facciamo un esempio pratico: diciamo che l’azienda X ha una lunga storia di stacco cedole ma in uno specifico anno non ha prodotto utili (o preferisce tenerli in cassa) e vuole comunque dare un riconoscimento agli azionisti.

    In tale caso l’azienda X procederà a un aumento di capitale gratuito, caricando sui portafogli degli azionisti dei diritti di sottoscrizione i quali, una volta convertiti, si trasformeranno in azioni vere e proprie.

    Per esempio, diciamo che l’azienda voglia erogare un dividendo del 5%, in tal caso potrebbe, ogni 20 azioni possedute, caricare un diritto di sottoscrizione che, se convertito, darà diritto a 1 azione. Un azionista che ha 20 azioni, alla fine del processo di erogazione, si ritroverà quindi con 21 azioni.

    Lo Scrip Dividend è un vero dividendo?

    A questo punto nasce una domanda lecita: si tratta di un vero dividendo?

    Cerchiamo di chiarire: quando un’azienda procede a un aumento di capitale, generalmente, il prezzo delle azioni tende a scendere. Il motivo è molto semplice: il valore dell’azienda è sempre 100, che se diviso in 100 azioni dà un valore di 1 euro ad azione; se il valore 100 viene suddiviso in 110 azioni, ogni azione varrà 0,91 euro (110 centesimi del valore).

    Finché le azioni di nuova emissione sono dei semplici diritti, le azioni sul mercato continueranno a valere 1 euro, poiché ancora le nuove azioni non sono state distribuite. Quando l’azienda distribuirà a titolo di stacco cedola tali azioni, quindi alla fine del processo di aumento del capitale, il suo valore rimarrà 100 e tutte le azioni perderanno un po’ di valore, si tratterà infatti di una torta suddivisa in più fette e ognuna di queste avrà un peso minore.

    Allo stesso modo, però, se l’azienda distribuisse il corrispettivo in contanti (quindi nel nostro caso distribuisse 9 centesimi per ognuna delle 100 azioni sul mercato), il valore stesso delle azioni andrebbe a essere ricalcolato in base allo stacco, quindi ogni azione andrebbe agli stessi 0,91 euro.

    Quindi sì, lo scrip dividend è a tutti gli effetti equiparabile a uno stacco di dividendi.

    Tassazione dello Scrip Dividend

    A questo punto qualcuno starà pensando che, non essendoci una transazione economica, si elude la tassazione del 26% che invece persiste sullo stacco di dividendi in contanti.

    Nulla di più sbagliato…

    Essendo uno stacco cedolare di un dividendo la tassazione dovrà comunque essere pagata, infatti la tassazione ignora la natura del pagamento. Che venga pagata in azioni, in contanti o in natura, un dividendo prevede una tassazione del 26%.

    Differenza tra Dividendo e Scrip Dividend

    Prima di indicare le possibilità per un’azionista, fermiamoci un attimo per comprendere la differenza tra dividendo classico in contanti e Scrip Dividend.

    L’unica vera differenza, al di là del processo di assegnazione dei diritti, è il fatto che con la distribuzione in contanti si ha della liquidità utilizzabile come meglio si preferisce. Invece, con lo Scrip Dividend, si hanno delle azioni che semplicemente vanno a fare cumulo con quelle che già avevamo in portafoglio.

    In pratica è come se incassassimo il dividendo in contanti e reinvestissimo lo stesso denaro nell’acquisto di azioni della stessa società che ha staccato la cedola. Che, se l’azienda è sana, è sempre bene fare così da sfruttare gli interessi compositi, ma in caso di Scrip il processo è automatico e ci viene “tolta” la facoltà.

    Cosa può fare un’azionista

    Nel precedente paragrafo abbiamo messo tra virgolette la parola “tolta” poiché in verità non è propriamente così. Lo Scrip Dividend indirizza la scelta dell’azionista verso l’aumento di capitale gratuito, ma rimane facoltà del socio stesso poter procedere in modo differente.

    Queste le possibilità dell’azionista:

    1. Esercitare i diritti dell’aumento di capitale, aumentando quindi il numero di azioni a sua disposizione; in tal caso si accetta lo Scrip Dividend.
    2. Vendere i diritti dell’aumento di capitale:
      1. Alla società che li emette
      2. Sul mercato

    Sull’opzione 1 c’è poco da dire, semplicemente si accetta la procedura di Scrip Dividend e si incassano le nuove azioni; tipicamente per queste operazioni non c’è nemmeno bisogno di fare nulla, poiché a scadenza dei diritti vengono automaticamente convertiti.

    L’opzione 2 invece ci riporta a una distribuzione classica del dividendo. A sua volta, la vendita dei diritti, si può dividere in due capitoli.

    Infatti si possono rivendere i diritti direttamente all’azienda che ha distribuito le cedole, la quale, se previsto dalle condizioni dell’aumento di capitale, le riacquista e vi pagherà in contanti per questo, oppure rivendere i diritti sul mercato secondario a un altro azionista che, approfittando dell’aumento di capitale, decide di entrare nell’azionariato della società.

    Nel caso in cui vogliate rivendere i diritti, in generale, sarebbe preferibile venderli direttamente alla società che li emette, poiché, se vi viene data tale possibilità, la vendita avverrà (a meno di indicazioni differenti) al 100% del valore del diritto.

    Se invece deciderete di andare sul mercato, il valore dei diritti potrebbe variare, con il rischio di incassare meno di quello che ci si aspetterebbe; inoltre i diritti di un aumento di capitale del genere, tipicamente sono illiquidi, cioè è complesso trovare compratori disposti a comprarli, per il semplice motivo che un nuovo azionista, anziché comprare i diritti, può tranquillamente andare a comprare le azioni.

    Differenza tra Scrip Dividend e Split Azionario

    Abbiamo già parlato in passato dello Split Azionario, cioè di società che decidono di frammentare le loro azioni e di distribuire le nuove ai precedenti azionisti.

    In effetti non c’è una grandissima differenza tra uno split azionario e uno Scrip Dividend, se ci mettiamo nei panni dell’azionista, se non il fatto che lo split azionario divide le azioni in almeno 2 nuove azioni, invece uno Scrip Dividend distribuisce un frammento per ognuna di esse.

    L’altra grande differenza, lato azionista, è che con lo split azionario non si pagano tasse, invece con un dividendo sì.

    Allora perché le aziende non decidono di effettuare degli split anziché degli scrip? Semplice: lo split si fa su multipli dell’azione e non su frammenti e qualora il prezzo dell’azione fosse (per esempio) di 1 euro, facendo uno split 4:1 si avrebbero 4 azioni al posto di una, con il risultato che ognuna di esse varrebbe 0,25 €, prezzi bassi che rischiano di portare l’azienda ad avere dei valori da Penny Stocks. Inoltre lo split non viene visto come uno scrip, quindi aziende abituate a distribuire dividendi verrebbero viste sotto un occhio differente.

    Alcune aziende americane, che hanno dei valori delle azioni molto alte, per migliorare l’appetito degli azionisti, procedono in tal senso, ma si tratta di aziende poco avvezze ai dividendi e comunque l’operazione si contestualizza in un’ottica differente.

  • Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Come ogni anno, il quarto lunedì del mese di maggio è dedicato ai dividendi, anche il 2021 non fa eccezione, anche se, rispetto al pre-Covid, il bottino rimane ancora magro.

    Il 2021, infatti, vedrà una pioggia di circa 17,3 miliardi di euro, cifra certamente più alta rispetto ai 13 miliardi del 2020, ma ancora distante dai 21 miliardi distribuiti nel 2019.

    Anche guardando dal punto di vista percentuale, il dividend yield di Piazza Affari, quest’anno, sarà intorno a 2,73%, contro l’1,92% del 2020, ma che mal si concilia con la media degli ultimi 10 anni che è stata del 3,44%.

    A pesare sui dividendi c’è ancora lo stop della BCE sulla distribuzione degli utili bancari, e su una borsa come quella milanese, dove il peso specifico dei finanziari è molto alto, questo è uno scoglio non di poco conto.

    Certamente si fa meglio a guardare il futuro, quando gli analisti, al 2024, si aspettano un ritorno del 4,38% sulla borsa italiana.

    Tornando a noi, e tornando a oggi, ecco la lista delle aziende che staccano un bel dividendo in questa giornata.

    Azioni che staccano un dividendo oggi

    Le seguenti azione staccano oggi il dividendo e lo metteranno in pagamento mercoledì:

    AzioneDividendo
    A2A€ 0,0800
    Amplifon€ 0,2200
    Anima Holding€ 0,2200
    Azimut Holding€ 1,0000
    B.F.€ 0,0150
    Banca Finnat€ 0,0025
    Banca Ifis€ 0,4700
    Banca Pop Emilia Romagna€ 0,0400
    Banca Popolare Sondrio€ 0,0600
    Banca Mediolanum€ 0,0267
    Be Shaping the Future€ 0,0300
    Brembo€ 0,2200
    Buzzi Unicem€ 0,2500
    Cairo Communication€ 0,0400
    Caltagirone€ 0,0700
    Datalogic€ 0,1700
    De’ Longhi€ 0,5400
    Dea Capital€ 0,1000
    Diasorin€ 1,0000
    El.En€ 0,4000
    Eni€ 0,2400
    Erg€ 0,7500
    Falck Renewables€ 0,0670
    Fila€ 0,1200
    First Capital€ 0,2500
    Generali€ 1,0100
    Interpump Group€ 0,2600
    Intesa Sanpaolo€ 0,0357
    Inwit€ 0,3000
    Irce€ 0,0300
    Italgas€ 0,2770
    Moncler€ 0,4500
    Pattern€ 0,0280
    Prysmian€ 0,5000
    Rai Way€ 0,2385
    Recordati€ 0,5500
    Retelit€ 0,0300
    Salcef Group€ 0,4200
    Sol€ 0,2200
    Tamburi€ 0,1000
    Technogym€ 0,2200
    Tenaris$ 0,1400
    Unipol€ 0,2800
    Unipolsai€ 0,1900
    Vianini Industria€ 0,0600
    Aziende che staccano oggi il dividendo
  • Stellantis distribuisce le azioni Faurecia

    Stellantis distribuisce le azioni Faurecia

    Torniamo a parlare di dividendi di Stellantis e in particolare, come avevamo già anticipato a gennaio, della distribuzione delle azioni Faurecia verso gli azionisti della stessa Stellantis. Una distribuzione che, come abbiamo detto, farà diventare Exor principale azionista dell’azienda di componentistica francese.

    I calcoli li avevamo già fatti e li avevamo ripetuti pochi giorni fa, in occasione dell’annuncio del dividendo ordinario da 1 miliardo; l’annuncio non si discosta di tanto da quello che avevamo detto, ora però vengono aggiunte le date e i dettagli.

    Andiamo quindi subito al sodo, dicendo che saranno distribuiti:

    • 0,017029 azioni ordinarie di Faurecia
    • Euro 0,096677 di dividendo straordinario

    Per ogni azione Stellantis che si ha in portafoglio.

    Le date ex dividendo è quella di lunedì 15 marzo 2021, mentre il record date è martedì 16 marzo 2021. Infine la consegna delle azioni e il pagamento del dividendo avverrà lunedì 22 marzo 2021.

    Qualora si abbiano azioni Stellantis sul mercato francese o italiano le date sono quelle appena dette, mentre, se si hanno azioni Stellantis in dollari, quindi sul mercato di Wall Street, la data di pagamento è giovedì 1 aprile 2021.

    Le azioni totali che saranno distribuite sono 54.297.006 azioni ordinarie di Faurecia, il dividendo è di 308 milioni ed è il corrispettivo incassato da Peugeot a settembre, quando si decise, insieme a Fiat Chrysler Automobiles, per non incorrere in problemi con l’antitrust, di cedere sul mercato il 7% della quota Faurecia che era nel portafoglio di Peugeot.

  • Stellantis pronta al dividendo da 1 miliardo (0,32 euro ad azione)

    Stellantis pronta al dividendo da 1 miliardo (0,32 euro ad azione)

    In attesa del cda dell’8 marzo, il quale deciderà il futuro delle azioni Faurecia, come avevamo già anticipato in gennaio, quando Stellantis aveva appena preso vita, arriva una decisione importante, o almeno, rispetto a quello che sapevamo, sono state segnate sul calendario delle date.

    Dividendo da 1 miliardo per Stellantis

    Partiamo proprio dalla parte più interessante per gli azionisti, cioè la distribuzione di un dividendo da 1 miliardo che era già stato annunciato con gli accordi di settembre scorso, quando veniva dato facoltà alle aziende di distribuire un dividendo da 500 milioni ciascuno o, dopo l’aggregazione, da un miliardo in totale.

    Visto il numero di azioni circolanti, si tratta di un dividendo da 0,32 euro ad azione, che con il prezzo attuale di Stellantis, significa un dividend yield del 2,25%.

    I conti di Stellantis sul 2020

    L’anticipazione arriva in occasione della comunicazione dei conti aziendali del 2020, che vedrà una call oggi alle 15.30.

    Conti che hanno visto la nuova nata registrare comunque utile nonostante la pessima annata dovuta alla pandemia da Corona Virus.

    Nel dettaglio, avendo chiuso il 2020 con due società distinte (l’aggregazione è avvenuta nella prima metà di gennaio), bisogna osservare sia i conti di FCA che quelli di PSA per comprendere la portata dei bilanci.

    I conti di FCA nel 2020

    Partiamo dal lato italo-americano della nuova società, cioè Fiat Chrysler Automobiles, che ha chiuso l’anno scorso con ricavi per 86,68 miliardi di euro, in deciso calo rispetto al 2019, quando si registrò un fatturato da 108,19 miliardi. Siamo quindi in presenza di uno storno di circa il 20%.

    Il reddito operativo adjusted fa persino peggio, registrando un calo del 44% passando dai 6,67 miliardi del 2019 ai 3,74 del 2020.

    L’utile netto, di conseguenza, precipita chiudendo a 34 milioni di euro che, per un’azienda del genere, significa quasi chiusura in pareggio.

    Di contro, l’utile netto adjusted rimane a 1,19 euro ad azione, dimostrando che nell’anima FCA di Stellantis c’è comunque del valore.

    I conti di Peugeot nel 2020

    Ed eccoci infine ai dati di Peugeot nel 2020, la quale, se guardiamo al solo utile netto, ha fatto si che Stellantis non partisse con il piede sbagliato.

    Utile netto pari a 2,2 miliardi per i francesi, che avevano registrato 3,5 miliardi nel 2019, quindi con un calo del 37%.

    Ulteriore dividendo e azioni Faurecia

    Al di là dei conti e del miliardo che sarà distribuito, c’è da considerare, per gli azionisti, come l’8 marzo sarà deciso di distribuire un ulteriore dividendo straordinario da 308 milioni (o 0,098 ad azione circa), legato alla vendita di una parte di azioni che PSA deteneva in Faurecia.

    Inoltre saranno distribuite le azioni della casa di componenti francese che dovrebbero seguire il rapporto di 1,74 azioni ogni 100 di Stellantis possedute.

  • Posizioni short e dividendo, cosa succede?

    Posizioni short e dividendo, cosa succede?

    Per far capire al meglio la logica alla base di quanto diciamo, prendiamo in esame un caso reale, con i dati di una delle principali banche italiane.

    Gli ultimi dati di Unicredit, che chiude il 2020 con un rosso di 2,78 miliardi, portano a pensare alla banca di Gae Aulenti come un’ottima opportunità per andare short.

    Al di là della convenienza nell’operazione, c’è però un aspetto da tenere in considerazione, cioè lo stacco del dividendo.

    Unicredit come caso pratico

    Prendiamo come semplice esempio Unicredit per far meglio comprendere cosa possa succedere alle posizioni short in caso di stacco di dividendo.

    Il 2020 si chiude per la banca in modo contrastato, con una perdita importante (2,78 miliardi di euro) figlia degli accantonamenti per impatti da Covid.

    In generale, lasciando stare gli ultimi dati, in considerazione di quanto avevamo detto poco tempo fa sulla stessa banca, e quindi sulla resa nel tempo dell’istituto di credito, poniamo di voler aprire una posizione short pensando che il nuovo processo, con l’eventuale integrazione di MPS (altra banca che perde denaro da anni), e al fatto che da anni si prova a risanare l’istituto con scarsi risultati.

    Attenzione, non stiamo consigliando di andare short, ma ci serve un’azienda in perdita che stacchi un dividendo come caso studio. Quindi lungi da noi consigliare una posizione del genere.

    Cosa succede alle posizioni short in caso di stacco del dividendo?

    Fatte le dovute premesse e precisazioni, ponendo di voler aprire una posizione short su Unicredit, va considerato che questa azienda staccherà un dividendo in contanti da 300 milioni durante il 2021. Considerando che Unicredit ha 2.237,26 milioni di azioni, quindi un dividendo da 300 milioni di euro, diviso per il numero di azioni, equivale a uno stacco di 0,1341 euro per azione.

    Il prezzo attuale di Unicredit si aggira intorno a 8,50 euro; poniamo il caso che la nostra valutazione dica che l’azienda è sopravvalutata e quindi ci aspettiamo un calo del valore delle azioni. Poniamo che, dopo aver analizzato i fondamentali e averla messa a paragone con la principale competitor, Intesa Sanpaolo, decidiate di andare in short perché pensate che il vero valore di Unicredit sia (per esempio) 7 euro.

    Apriamo quindi, per esempio, una posizione in short da 1.000 azioni, equivalente a 8.500 euro.

    Ora, per il prossimo mese, l’azione continua a girare intorno a 8,5 euro, quindi teoricamente non c’è stato nessun guadagno e nessuna perdita potenziale, però, a distanza di un mese, viene staccato il dividendo di cui sopra e quindi l’azione, da 8,5 euro, passa a 8,366 euro. A questo punto voi avreste, sulla vostra posizione, un guadagno di 134 euro.

    Corriamo quindi a fare short su azioni che stanno per staccare un dividendo? No…

    Voi siete in grado di fare uno short su un’azione perché quelle azioni vi sono state prestate da qualcun altro. Quindi, chi vi presta le azioni, ha il pieno diritto di ricevere il suo dividendo, e chi lo paga tale dividendo? Voi…

    Quindi, ricapitolando, investitore X ha in portafoglio 1.000 azioni (non importa a quanto le ha acquistate) e ha diritto a 134 euro di dividendo (che poi verrà tassato); voi prendete in prestito tali azioni per fare lo short (i prestiti delle azioni vengono gestititi dal vostro broker) e quindi quelle azioni, teoricamente, vanno a qualcun altro (investitore Y) che nel mentre ha aperto una posizione long di 1.000 azioni (voi avete venduto a Y le 1.000 azioni).

    A questo punto ci troviamo con X e Y che hanno entrambi 1.000 long su Unicredit e voi che avete -1.000 azioni nel vostro portafoglio. Ovviamente Unicredit paga il dividendo per 1.000 e non per 2.000, quindi paga il dividendo all’investitore Y, che dal suo punto di vista è l’unico ad avere le azioni. Chi paga il dividendo all’investitore X che ha prestato le azioni a voi per venderle? Voi…

    Nel vostro caso è vero che la posizione passa immediatamente da 8,5 ad azione a 8,366 euro ad azione, quindi facendovi registrare un utile potenziale di 134 euro. Ma il vostro broker dovrà pagare il dividendo a colui il quale vi ha prestato le azioni, che nel registro di Unicredit non esiste più (perché le sue azioni le avete vendute voi).

    I broker tipicamente hanno due tipi di comportamento:

    • Abbassano il vostro prezzo medio di ingresso da 8,50 a 8,366 e quindi a voi risulterà ancora 0, ma il vostro utile verrà girato a chi vi ha prestato le azioni
    • Mantengono i prezzi di ingresso e uscita per voi intatti ma vi prelevano dal conto 134 euro per pagare il dividendo a colui il quale vi ha prestato i titoli

    In taluni casi, tipicamente con broker di basso livello, vi arriva una mail a distanza di qualche giorno, nella quale vi si chiede di chiudere la posizione.

    Tutti questi movimenti per voi sono totalmente trasparenti (eccetto il caso in cui dobbiate chiudere), chi vi ha prestato le azioni non si renderà conto di nulla e il vostro broker si occuperà di mettere tutto apposto.

    Chi va in short guadagna da uno stacco dividendo?

    Come abbiamo visto no, perché comunque voi dovrete ripagare il dividendo a colui il quale vi ha messo a disposizione i propri titoli.

    Quindi non pensate di fare i furbi perché non funziona affatto.

    Come guadagnare con lo short?

    Solo ed esclusivamente con il calo naturale del prezzo delle azioni.

    Se avete acquistato le azioni a 8,5 e siete sicuri di venderle a 7, allora il vostro guadagno sarà nel calo del prezzo delle azioni.

    Attenzione però, perché se la società dovesse decidere di pagare un dividendo da 1,5 euro, quindi portando immediatamente il prezzo da 8,5 a 7 euro, voi uscite dall’azione ma in realtà non avrete guadagnato nulla. Abbiamo già visto il perché.

    Importante quindi, soprattutto se si va in short a leva, avere ben chiaro quale sarà il comportamento dell’azione per evitare di ritrovarvi fuori, senza gain e con il costo delle commissioni.

  • Enel e Snam staccano un acconto sul dividendo

    Enel e Snam staccano un acconto sul dividendo

    Ieri non è stata solo la giornata di Stellantis, per quanto l’ex FCA ha assorbito le attenzioni del mercato (fusione tra FCA e PSA), ci sono state altre due aziende che hanno avuto un ruolo importante.

    Si tratta di due utilities che hanno staccato un acconto sul dividendo del 2020: Snam ed Enel.

    Partiamo dalla più grande, quindi da Enel, che ha staccato un acconto di 0,175 euro, con data ex dividend al 18 gennaio e pagamento al 20 gennaio. Si tratta dell’1,97% di dividend yield, in attesa del saldo che, come al solito, sarà pagato a maggio. Il dividendo totale, come da piano industriale, sarà del 70% di payout, cioè dell’utile totale del 2020.

    Passando a Snam, che nell’ultimo anno si è contraddistinta per aver investito sull’idrogeno, tecnologia che potrebbe rappresentare il futuro dell’energia, le date sono le medesime, quindi ex-dividend il 18 gennaio e pagamento al 20 gennaio, ma cambia ovviamente l’ammontare del saldo che è di 0,0998 euro; saldo che rappresenta, sul prezzo di chiusura di venerdì scorso, un dividend yield del 2,18%. Anche in questo caso, l’acconto anticipa solo il saldo che verrà pagato nel mese di giugno.

  • Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Parlare di Dividendi Aristocratici in un anno come il 2020, cioè con la pandemia di Covid in atto e con le aziende che per far fronte alle esigenze di liquidità cercano di tenere più cassa possibile è un esercizio non semplice.

    Eppure c’è una ristretta cerchia di titoli che continua a far parte di questa Elite e che, anche nel 2020, hanno continuato ad aumentare i propri dividendi.

    Cosa sono i Dividendi Aristocratici?

    Per far parte di questa ristretta lista bisogna soddisfare 3 criteri fondamentali:

    1. Far parte dell’S&P 500
    2. Avere un trackrecord di aumenti dei dividendi almeno per 25 anni
    3. Avere una dimensione e una liquidità soddisfacente

    Il punto 3 in realtà è quasi sempre soddisfatto perché le regole di grandezza e di liquidità sono già soddisfatte per rientrare nell’indice di Standard & Poor’s.

    Azioni con Dividendi Aristocratici

    La lista, per ovvi motivi, deve essere continuamente aggiornata e questa fa riferimento a ottobre del 2020, con la lista di titoli appartenenti alla classe dei dividendi aristocratici.

    TitoloTicket
    3M CompanyMMM
    A.O. SmithAOS
    Abbott LaboratoriesABT
    AbbVie Inc.ABBV
    AflacAFL
    Air Products & Chemicals IncAPD
    Albemarle CorporationALB
    Amcor plcAMCR
    Archer Daniels MidlandADM
    AT&TT
    Atmos EnergyATO
    Automatic Data ProcessingADP
    Becton DickinsonBDX
    Brown-Forman (Class B shares)BF-B
    Cardinal Health Inc.CAH
    Caterpillar Inc.CAT
    Chevron Corp.CVX
    Chubb LimitedCB
    Cincinnati Financial CorpCINF
    Cintas CorpCTAS
    The Clorox CompanyCLX
    Coca-Cola CoKO
    Colgate-PalmoliveCL
    Consolidated Edison IncED
    Dover CorpDOV
    Ecolab IncECL
    Emerson ElectricEMR
    Essex Property TrustESS
    Expeditors International of WashingtonEXPD
    Exxon Mobil CorpXOM
    Federal Realty Investment TrustFRT
    Franklin ResourcesBEN
    General DynamicsGD
    Genuine Parts CompanyGPC
    Hormel Foods CorpHRL
    Illinois Tool WorksITW
    Johnson & JohnsonJNJ
    Kimberly-ClarkKMB
    Leggett & PlattLEG
    Linde plcLIN
    Lowe’s Companies, Inc.LOW
    McCormick & CompanyMKC
    McDonald’sMCD
    MedtronicMDT
    NucorNUE
    PentairPNR
    People’s United FinancialPBCT
    PepsiCoPEP
    PPG IndustriesPPG
    Procter & GamblePG
    Raytheon TechnologiesRTX
    Realty IncomeO
    Roper TechnologiesROP
    S&P Global (formalmente McGraw Hill Financial, Inc.)SPGI
    Sherwin-WilliamsSHW
    Stanley Black & Decker Inc.SWK
    SyscoSYY
    T. Rowe PriceTROW
    Target CorporationTGT
    VF CorporationVFC
    Walgreens Boots AllianceWBA
    WalmartWMT
    W. W. GraingerGWW
    Lista di titolo appartenenti ai dividendi aristocratici

    Come si può facilmente notare, sono presenti titoli di colossi, come Coca Cola e McDonald’s e altri titoli meno conosciuti, soprattutto nel vecchio continente.

    Dividendi Aristocratici in Europa e in Italia

    Evidentemente se vogliamo trovare gli equivalenti dei dividend aristocratics americani in Europa, quindi i dividendi aristocratici europei, dobbiamo abbandonare qualche parametro, come per esempio la presenza nell’S&P 500 (che include solo titoli americani); inoltre, per allungare un po’ la lista e arrivare almeno a 30 titoli, abbassiamo la soglia del numero di anni di dividendo, portandola a 20.

    Quello che ne esce è il seguente quadro.

    AziendaPaeseTickerAnni di
    aumento
    Nestle SACHSWX:NESN61
    Unilever NVNLAMS:UNA54
    Muenchener Rueckvrschrng Gslchft AG MnchDEETR:MUV250
    Halma plcUKLON:HLMA42
    Total SAFREPA:FP38
    Groep Brussel Lambert NVBEEBR:GBLB34
    L’Oreal SAFREPA:OR32
    Danone SAFREPA:BN32
    Coloplast A/SDKCPH:COLO-B31
    Wolters KluwerNLAMS:WKL30
    Roche Holding Ltd. GenussscheineCHSWX:ROG30
    Spirax-Sarco Engineering plcUKLON:SPX29
    Diageo plcUKLON:DGE29
    Henkel AG & Co KGaADEETR:HEN329
    SAP SEDEETR:SAP28
    Croda International plcUKLON:CRDA28
    Koninklijke DSM N.V.NLAMS:DSM27
    Philips NVNLAMS:PHIA26
    Siemens AGDEETR:SIE26
    ASSA ABLOY ABSWSTO:ASSA-B25
    Red Electrica Corporacion SAESBME:REE25
    Novartis AGCHSWX:NOVN24
    Lindt & Sprüngli AGCHSWX:LISN24
    Novo Nordisk A/SDKCPH:NOVO-B23
    Fresenius Medical Care AG & Co. KGaADEETR:FME23
    Hermes International SCAFREPA:RMS22
    Sanofi SAFREPA:SAN21
    British American TabaccoUKLON:BATS20
    Lista dei dividendi aristocratici europei

    Come si può notare mancano completamente le aziende italiane. Benché tante aziende italiane distribuiscono dividendi, per motivi differenti, in questo momento nessuna azione ha un trackrecord di almeno 20 anni.

    Solo un paio di anni fa Milano Finanza aveva pubblicato la lista dei sacerdoti del dividendo nel quale si notava qualche titolo che puntava ai 20 anni:

    Dividendi aristocratici italiani

    Peccato che Atlantia già nel 2018 abbia diminuito la somma del dividendo, ERG l’abbia fatto nel 2017, Recordati non ha ancora tagliato ma si aspetta il saldo per il 2020 e Sol è l’unica ancora in pista, ma ha una capitalizzazione tale per cui non può essere aggiunta alla lista precedente.

    Insomma, la lista dei dividendi aristocratici italiani deve essere ancora costruita, ma serviranno anni.

  • STM ed ENI staccano un acconto sul dividendo

    STM ed ENI staccano un acconto sul dividendo

    Giornata di dividendo oggi per due titoli del FSTE Mib: ENI e STM.

    L’azienda petrolifera, dopo l’annuncio del taglio al dividendo annuale, si presenta con il primo acconto della nuova politica. Saranno 0,12 euro per ogni azione posseduta, con data di pagamento fissato a mercoledì 23 settembre.

    STM, azienda impegnata nella produzione di microprocessori, straccherà invece 0,042 $ per ogni azione. Anche per questa azienda la data di pagamento è fissata a mercoledì 23 settembre.

    Titoli che oggi in borsa stanno registrando una pessima giornata, con un passivo che va oltre la perdita del listino principale. Giornata particolarmente nera un po’ per tutti i titoli di Piazza Affari, a causa delle pessime notizie in arrivo dal fronte Covid.

  • Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Costruire un Portafoglio basato sui Dividendi

    Esistono azioni che costantemente battono il mercato, pagando anche dei generose quote e senza fare quel fastidioso zig zig degli indici azionari.

    Stiamo parlando di azioni che pagano dividendi: Società che ricompensano i loro azionisti con pagamenti in contanti di routine solo per il possesso delle loro azioni.

    Numerosi studi hanno dimostrato che gli investitori avrebbero potuto battere il mercato sapendo solo se un’azione pagava o meno un dividendo. Se investite solo in azioni che pagano i dividendi e vi sottraete a tutti gli altri, vi ritroverete con un rendimento migliore della media, in cima alla maggior parte dei fondi comuni d’investimento gestiti in modo professionale e al mercato azionario nel suo complesso.

    Sì, guardando la storia era davvero così semplice. In più decenni i titoli a dividendo hanno semplicemente schiacciato i titoli che non pagano dividendi.

    Naturalmente, gli investitori possono fare ancora meglio scavando più a fondo del semplice dividendo.

    Esploreremo il mondo dei titoli ad alto rendimento, per gli investitori a lungo termine, e come creare un portafoglio azionario che generi un reddito passivo che possa crescere nel tempo. Cominceremo con le basi e daremo qualche nome.

    Cosa sono i dividendi?

    I dividendi sono denaro che una società paga ai propri azionisti, di solito ogni mese, trimestre o anno. Poiché molte aziende affermate guadagnano più soldi di quanti ne possano reinvestire nella loro attività, scelgono di restituire parte del denaro extra agli azionisti piuttosto che infilarlo sotto il materasso o investirlo in attività di ricerca e sviluppo non redditizie.

    I dividendi sono di solito di due tipi:

    Dividendi ordinari

    Una società paga un dividendo ordinario perché prevede di continuare a pagare lo stesso importo, o di aumentarlo, nel tempo. La maggior parte dei dividendi pagati sono dividendi ordinari, che vengono finanziati con gli utili di una società.

    Dividendi straordinari

    Si tratta di dividendi che vengono pagati sporadicamente. Una società può pagare un dividendo speciale in un anno in cui è particolarmente redditizio, dopo la vendita di un ramo d’azienda, o per approfittare di un cambiamento di politica fiscale. I dividendi straordinari sono considerati eventi unici.

    Un esempio è il dividendo da oltre 5 miliardi che Fiat Chrysler Automobiles ha intenzione di pagare poco prima dell’aggregazione con PSA Peugeot.

    Un esempio di azienda con pagamenti di dividendi ordinari

    Apple è un eccellente esempio di azienda altamente redditizia che guadagna molto di più di quanto potrebbe mai ragionevolmente reinvestire nel proprio business. Nel 2017 ha speso più di 11,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, cercando di migliorare i prodotti esistenti e di inventarne di nuovi. Nel 2018 e nel 2019 ha continuato ad aumentare questa spesa.

    Ma Apple guadagna semplicemente troppo denaro per trovare un uso produttivo per tutto questo. Il produttore di iPhone ha guadagnato più di 55 miliardi di dollari nel 2019 (erano stati 61 nel 2018), anche dopo aver speso più di 16,2 miliardi di dollari in R&S (erano stati 14,2 nel 2018), il che lo lascia con enormi quantità di denaro per cui deve trovare uno scopo.

    A un certo punto, un’azienda finisce semplicemente i buoni modi per reinvestire il suo potere di guadagno. Apple potrebbe spendere un miliardo di dollari per cercare di realizzare le migliori automobili per una futura invasione della luna? Certo, ma i rendimenti saranno probabilmente scarsi, quindi gli azionisti preferirebbero ricevere un dividendo piuttosto che veder sparire i loro soldi per stupidi progetti scientifici.

    Per questo motivo, la maggior parte delle aziende che pagano i dividendi tendono ad essere aziende a crescita più lenta, che non hanno né la necessità né il desiderio di reinvestire tutti i loro profitti nel business. Ma non pensate che questo significhi che le azioni che pagano dividendi non possano produrre buoni rendimenti, in quanto hanno categoricamente battuto il mercato su qualsiasi orizzonte di investimento sufficientemente lungo.

    Perché investire in azioni che pagano dividendi?

    Ci sono molte ragioni per amare le azioni che pagano dividendi, ma una delle ragioni più convincenti è che i dividendi azionari sono storicamente più stabili dei prezzi delle azioni.

    Nel 2008, ad esempio, l’S&P 500 ha perso il 37% del suo valore, in quanto le aspettative per gli utili aziendali sono diminuite a causa della crisi finanziaria. Nonostante il crollo dei corsi azionari, i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono effettivamente aumentati dal 2007 al 2008.

    Solo nel 2009 le società S&P 500 hanno diminuito i dividendi alla luce della profonda recessione, ma i dividendi sono diminuiti solo del 20% circa. L’anno successivo, i dividendi pagati dalle società S&P 500 hanno ricominciato ad aumentare e nel 2011 hanno raggiunto un nuovo record. I prezzi delle azioni, tuttavia, hanno raggiunto un nuovo massimo solo un anno dopo.

    Negli ultimi 60 anni, sull’S&P 500 i dividendi sono cresciuti ad un tasso annuo composto del 5,82%. Un investitore previdente che avesse investito in azioni durante la sua vita lavorativa (dal 1960 al 1995), andando in pensione nel 1995 avrebbe vissuto un pensionamento molto prospero grazie al graduale aumento dei suoi assegni dei dividendi in eccesso rispetto al tasso d’inflazione, sia durante il suo lavoro che dopo la sua pensione.

    Mentre il costo della vita è aumentato del 746% dal 1960 al 2020 i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati del 2.573%. Quindi non solo i dividendi sono aumentati nel tempo, ma sono aumentati in termini reali. Un pensionato avrebbe potuto godere di un tenore di vita più elevato man mano che invecchiava, un risultato raro per la maggior parte dei pensionati.

    Più recentemente, dal 2000, i prezzi al consumo sono aumentati del 48% a causa dell’inflazione. Nello stesso periodo i dividendi pagati dalle società S&P 500 sono aumentati di quasi il 212%. Quando si tratta di investimenti a reddito protetto dall’inflazione, le azioni a dividendo sono veramente ottime.

    Volete altri motivi per preferire i dividendi ad altri tipi di investimento?

    Qualità dei guadagni

    Non è facile per un’azienda pagare e sostenere un dividendo regolare ogni singolo trimestre per anni e anni. Le aziende che pagano i dividendi hanno in genere modelli di business più duraturi, oltre a guadagni di qualità superiore, in quanto la maggior parte del loro reddito netto si presenta sotto forma di denaro contante.

    Reddito

    La maggior parte delle persone compra azioni per guadagnare soldi dai guadagni in conto capitale, o dal valore crescente dei prezzi delle azioni nel tempo.

    Ma i titoli che pagano dividendi offrono il meglio di entrambe le soluzioni, offrendo il potenziale di guadagno in conto capitale, oltre al regolare reddito da dividendi.

    Gli investitori in dividendi non devono affrontare la difficile scelta di decidere quando vendere le azioni per finanziare le spese post-pensionamento, poiché il loro portafoglio genera entrate derivanti dal pagamento dei dividendi.

    Manager disciplinati

    Le aziende che promettono ai loro soci pagamenti regolari in contanti hanno meno possibilità di commettere errori non forzati acquisendo concorrenti a prezzi elevati, o lanciando i contanti degli azionisti in progetti con rendimenti discutibili.

    Meno volatilità

    Le azioni che pagano dividendi tendono ad essere meno volatili rispetto alle azioni che non pagano dividendi, il che significa che la differenza tra i loro alti e bassi è minore rispetto agli alti e bassi delle aziende che non pagano dividendi. In uno studio intitolato “What Difference Do Dividend Do Dividends Make?”, i ricercatori hanno notato che le azioni che pagano dividendi producono rendimenti più elevati, ma hanno anche zigzagato in misura molto minore rispetto alle azioni che non pagano dividendi.

    Analisi dei dividendi

    Anche se le aziende che pagano i dividendi hanno storicamente superato le aziende che non pagano dividendi, ciò non significa che si debbano acquistare tutte le azioni che pagano dividendi, o acquistare un’azione semplicemente perché paga un dividendo più alto di un’altra azione. Gli investitori dovrebbero analizzare qualsiasi società che paga i dividendi con lo stesso rigore che applicherebbero a qualsiasi società che non sottopone i propri investitori a regolari controlli dei dividendi.

    Detto questo, ci sono alcune metriche e attributi che sono unici per investire i dividendi. Ecco tre aspetti a cui gli investitori pensano quando guardano un titolo a dividendo.

    1. Rendimento dei dividendi (dividend yield)

    Questa è la metrica più semplicistica per capire un’azione che paga i dividendi. Per calcolare il rendimento dei dividendi, si dividono i pagamenti dei dividendi annuali dell’azienda per azione per il prezzo delle azioni. Quindi, se un’azione paga 1 euro di dividendi annuali e viene scambiata per 10 euro per azione, ha un dividend yield del 10%.

    Gli investitori utilizzano spesso i rendimenti da dividendi per confrontare il potenziale di reddito delle azioni con altri investimenti che producono reddito, come le obbligazioni. Con un dividend yield in mano, è facile capire quanto si potrebbe guadagnare investendo 10.000 euro in un determinato titolo o fondo azionario e confrontarlo con le alternative.

    2. Rapporti di distribuzione dei dividendi (payout ratio)

    Gli indici di pagamento sono importanti per comprendere la capacità di un’azienda di permettersi il suo attuale dividendo. Il classico rapporto di distribuzione dei dividendi è calcolato dividendo i dividendi annuali di un’azienda per azione per il suo utile per azione. Quindi, se nel corso di un anno una società guadagna 5 euro per azione e paga 2 euro di dividendi, il suo payout ratio sarebbe del 40%.

    Alcuni investitori fanno un passo avanti in questo calcolo calcolando un payout ratio basato sul free cash flow, piuttosto che sull’utile netto. Fare questo è facile come dividere i dividendi di una società per azione per il suo free cash flow per azione per arrivare a una stima più prudente della sua capacità di pagare i dividendi.

    Nei settori ad alta intensità di capitale (aziende che richiedono molti investimenti per crescere), il calcolo di un rapporto di distribuzione dei dividendi basato sul free cash flow può avere più senso. Ad esempio, l’operatore di navi da crociera Carnival spende molto per costruire nuove navi per riparare, sostituire ed espandere la sua flotta. Poiché una nave da crociera può costare fino a 1 miliardo di dollari o più, le compagnie di crociera devono reinvestire una quota maggiore dei loro guadagni per mantenere e far crescere le loro flotte.

    Negli ultimi 5 anni, Carnival ha guadagnato 13,2 miliardi di dollari di utile netto. Tuttavia, poiché spende molto per espandere, riparare e sostituire la sua flotta, nello stesso periodo ha generato solo 3,9 miliardi di dollari di free cash flow cumulativo. La compagnia potrebbe trasportare il 40% di passeggeri in più nel 2020 rispetto al 2015, ma tale espansione è costata miliardi di dollari per l’acquisto delle navi per farlo.

    Il conto economico di un’azienda appianerà questi importanti investimenti in più anni. Se una compagnia di crociera acquistasse oggi una nave da un miliardo di dollari, ridurrebbe il suo flusso di cassa libero di un miliardo di dollari nell’anno in corso. Tuttavia, sul conto economico, l’acquisto verrebbe spesato in 30 anni, con una spesa di circa 28 milioni di dollari all’anno per i prossimi tre decenni, fino a quando la nave non sarà venduta per la rottamazione.

    Per questo motivo, non è raro che le aziende ad alta intensità di capitale guadagnino molto di più nell’utile netto rispetto al free cash flow, soprattutto se sono in crescita. I contabili spesso dicono che “non si possono pagare le bollette con il reddito netto”, ed è per questo che gli investitori che si preoccupano dei dividendi spesso sostituiscono il reddito netto con il free cash flow nel calcolo del payout ratio di un’azienda.

    3. Politica dei dividendi

    Molte aziende hanno una politica dei dividendi dichiarata o implicita che può essere ricavata da una combinazione di rapporti sugli utili, conferenze telefoniche o comportamenti storici. Una società può puntare in modo specifico ad un determinato payout ratio, dichiarando al mercato che intende restituire agli investitori una certa percentuale del proprio reddito sotto forma di dividendo nel tempo.

    ENI, la nostra società petrolifera, partecipata dal Ministero delle finanze, ha come obiettivo quello di aumentare ogni anno l’ammontare del dividendo, cercando di renderlo sempre sostenibile. Una politica iniziata dopo il crollo del petrolio del 2015 e che viene mantenuta negli anni.

    Generali, leader italiano sulle assicurazioni, ha una politica payout ratio compreso tra il 55% e il 65% per ogni anno.

    Tipicamente queste indicazioni vengono fornite insieme al piano industriale a 3 o 5 anni, che ogni azienda presenta allo scadere del precedente o al mutare in modo sensibile degli obiettivi.

    Reinvestire i proventi da dividendi nella stessa azienda

    Un’ottica strategia per far aumentare costantemente il rendimento è quello di reinvestire quanto guadagnato dai dividendi direttamente nella stessa azienda che li ha portati.

    Facciamo un esempio: investiamo 10 mila euro in azioni ENI a un prezzo di 9 euro ad azione, significa che acquistiamo 1.111 azioni circa. Al primo stacco (ENI ne fa due all’anno ma per semplicità di calcolo sommiamo i due) con dividendo 2020 sull’esercizio 2019, il rendimento è di 0,86, quindi con un dividend yield sul nostro prezzo di acquisto del 9,55% lordo.

    Avremo da questo stacco 955,46 euro lorde che diventano 707 al netto delle tasse (in Italia i dividendi vengono tassati al 26%). Reinvestendo questi 707 euro in azioni ENI, al netto delle variazioni di prezzo (per semplicità di calcolo teniamo il prezzo costante), avremo altre 78 azioni nuove di zecca.

    ENI ogni anno aumenta leggermente il dividendo, il 2020 si presenta come un brutto anno visto il prezzo del petrolio e quindi diciamo che lo aumenta di un solo centesimo. Nel 2021 pagherà 0,87 che per noi significa una reddita lorda 1.034,43 euro [(1.111 + 78) * 0,87] e netta di 765,47 che reinvestiremo ancora per acquistare 85 azioni.

    A questo punto avremo nel 2022 azioni 1.274 con un controvalore di 11.466 euro e un dividendo da staccare ancora di (ipotizziamo un nuovo centesimo di aumento, quindi 0,88 euro ad azione) 1.121 (830 nette) per un totale di 12.295 euro a fronte di 10 mila investiti. Posto che le azioni le acquistare a giugno del 2020 e venduto tutto a giugno del 2022 avremmo in 2 anni un guadagno del 22,95% e una resa media annuale di circa l’11,5% netta.

    Provate a continuare con questo esempio per i prossimi 20 anni e magari aggiungeteci anche l’inflazione che probabilmente farà aumentare il costo dell’azione.

    Esce un rendimento di tutto rispetto, soprattutto considerando che attualmente ENI è sotto pressione a causa di Corona Virus e prezzo del petrolio particolarmente basso.

    Costruire un portafoglio di dividendi fai da te

    Un errore comune dei nuovi investitori di dividendi è quello di concentrarsi solo sul potenziale di reddito e di ignorare altri importanti principi d’investimento, come l’importanza della diversificazione. Poiché alcuni tipi di società pagano rendimenti più alti di altri, la costruzione di un portafoglio basato sui rendimenti creerà un portafoglio che sarà fortemente investito solo in una piccola porzione del mercato azionario.

    Ha invece senso acquistare azioni con dividendi che si trovano in diversi settori del mercato azionario. Qui di seguito, abbiamo un portafoglio illustrativo utilizzando società grandi che compongono il mercato azionario nel suo complesso.

    Si noti che comprende aziende con diverse linee di business, da quella che fa soldi dai contenuti (Disney) fino alle banche (Intesa San Paolo), dagli energetici (ENI) e un tecnologico (Apple).

    Il calcolo del Dividend Yield è basato considerando lo stacco del 2019 poiché nel 2020, causa Covid-19, tante aziende hanno straordinariamente bloccato il pagamento dei dividendi. Il Dividend Yield è al lordo delle tasse.

    AziendaDividend YieldSettore
    ENI9,67%Energetici
    Walt Disney1,50%Intrattenimento
    Intesa Sanpaolo11,49%Finanziario
    Apple0,85%Tecnologia
    Generali6,98%Assicurativo
    Azimut6,44%Finanziario
    Enel4,37%Energetici
    FCA15,39%Industriale
    Bayer4,06%Industriale
    Carnival10,52%Travel
    Dividend Yield di alcune aziende al 18/06/2020

    Come detto, alcune aziende, come FCA e Intesa per esempio, non hanno staccato dividendi nel 2020 per l’emergenza Corona Virus. Alcuni l’hanno solo rimandata, altri l’hanno completamente annullata.

    In questo momento i Yield sono particolarmente vantaggiosi perché i prezzi sono sotto pressione proprio per il Covid.

    È importante sottolineare che consideriamo tutti questi elementi come scorte sicure di blue chip con vari rami d’attività e fonti di reddito affidabili.

    La diversificazione è tutto nel mercato azionario. È normale che i settori o le industrie attraversino cicli di sovraperformance e sottoperformance estreme. Le scorte di energia sono state frantumate nel 2015, quando i prezzi del petrolio e del gas sono crollati. Un anno dopo, il settore è stato il protagonista assoluto, generando il miglior ritorno di tutti e 10 i settori di mercato. Non è una cosa fuori dal comune.

    Avere investimenti in diversi settori può aiutare ad ammortizzare il rendimento del vostro portafoglio nel tempo. Quando i titoli finanziari erano in ritardo nel 2011, i titoli delle utilities erano i più performanti. L’anno successivo, le azioni finanziarie sono tornate al top, e le utilities sono state le peggiori performer.

    Un investitore che possedeva solo beni finanziari o solo servizi di pubblica utilità avrebbe fatto un anno a vuoto. L’investitore che possedeva azioni in entrambi i settori avrebbe navigato tra gli alti e bassi senza troppe emozioni, il che è una buona cosa quando si cerca un rendimento costante.

    Costruire un portafoglio dividendi con fondi

    Gli investitori che vogliono avere un assaggio delle azioni che pagano i dividendi senza scegliere le proprie azioni possono preferire investire in fondi comuni d’investimento e fondi negoziati in borsa (ETF) specializzati in azioni che pagano i dividendi. Investire in un fondo di dividendo è un ottimo modo per beneficiare dei dividendi senza dover selezionare i singoli titoli e gestirli da soli.

    Le regole di base per l’investimento dei dividendi

    L’investimento in dividendi può essere gratificante. Ma ci sono alcune cose da tenere sempre a mente se si sceglie di creare un proprio portafoglio di singoli titoli. Ecco alcune semplici – ma importanti – regole di base per investire in azioni a dividendo:

    • Non comprare un’azione solo per il suo dividendo. Un buon dividendo non è mai un motivo per investire in un cattivo affare. Nel lungo periodo, la performance dell’azienda è ciò che in ultima analisi determina il rendimento di un’azione e la capacità dell’azienda di pagare un dividendo.
    • Non mettete troppo l’accento sulla resa. Mentre un titolo che rende il 3% può essere otticamente più attraente di un titolo che rende il 2%, i coefficienti di rendimento possono essere responsabili della differenza. Un’azione con un rendimento più basso che ha un basso rapporto di payout può offrire di più in termini di crescita dei dividendi e, in ultima analisi, un rendimento più elevato nel tempo.
    • Se scegliete un fondo, non ignorare le commissioni. Uno dei maggiori predittori dei rendimenti futuri di un fondo è la commissione che esso addebita per investire in esso. Le commissioni sono quantificate come rapporto costi/benefici, che riporta i costi annuali in percentuale dell’importo investito. Le spese sono particolarmente importanti per i fondi a dividendo, poiché le commissioni vengono sottratte dai dividendi che il fondo trasferisce ai suoi investitori. Se un fondo possiede azioni con un rendimento del 2%, ma il fondo applica commissioni dell’1,5% all’anno, gli investitori riceveranno solo un rendimento dello 0,5%. I costi contano sempre, ma contano davvero per un portafoglio di reddito.

    Infine, e soprattutto, ricordate che investire è un gioco a lungo termine. Solo perché puoi comprare un’azione e venderla un minuto dopo per un guadagno dello 0,1% non significa che devi farlo. Trattate le azioni come se foste proprietari di qualsiasi altra attività: qualcosa da tenere in mano per il lungo periodo, piuttosto che girare per un euro veloce.

  • Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Ogni anno, nel mese di maggio, c’è un giorno ricco di stacchi di divendo. Tipicamente è il terzo lunedì di maggio e anche quest’anno non fa differenza, benché il bottino sia magro. Sì, poiché in questa data tipicamente si registrano gli stacchi da parte delle aziende industriali, dei finanziari (banche e assicurazioni) e dei servizi, ma quest’anno, con la crisi da Covid-19, tante aziende hanno deciso di posticipare o annullare il dividendo, tenendo quanto più possibile in cassa per affrontare al meglio i tempi che verranno.

    Ci sono però delle aziende che non si sono fatte influenzare e hanno comunque deciso di confermare lo stacco.

    Ecco di seguito le più importanti o le più generose che il 18 maggio registreranno lo stacco, per metterlo in pagamento il 20 maggio, quindi solo 2 giorni dopo.

    AziendaDividendoDividend Yield
    A2A0,0775 €6,00%
    Anima Holding0,2050 €6,10%
    Azimut1 €6,70%
    Buzzi Unicem0,15 € (0,174 € la RSP)0,93% (1,08%)
    ENI*0,43 €5,00%
    ERG0,75 €4,35%
    Generali Assicurazioni *0,50 €3,90%
    ItalGas0,2560 €5,18%
    Prysmian0,25 €1,4%
    RCS0,03 €4,70%
    Recordati0,52 €1,20%
    Saipem0,01 €0,45%
    UnipolSai0,16 €7,40%
    Una selezione di aziende che staccano il dividendo il 18 maggio 2020

    * Aziende che staccano un dividendo parziale (saldo o prima tranche)

    Come si può notare hanno dei ritorni molto differenti, al di là dell’importo totale del dividendo, che lascia il tempo che trova (a parità di importo investito dipende dalla % di Yield per avere il ritorno), il Dividend Yield varia tanto e si passa dal 7,4% di UnipolSai allo 0,45% di Saipem.

  • Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Guida ai dividendi, come guadagnare nel lungo periodo

    Usare i dividendi come spina dorsale di un portafoglio diversificato è una cosa meravigliosa. Tuttavia, i nuovi investitori potrebbero avere qualche domanda sui dividendi. Ma sapere cos’è un dividendo e come funzionano i dividendi è solo metà della battaglia, poiché sapere come utilizzare al meglio i dividendi può indirizzarvi verso la vera libertà finanziaria.

    Ecco una guida all’investimento dei dividendi che vi fornirà una comprensione di base di cosa sono i dividendi e vi aiuterà a creare la vostra strategia di portafoglio dei dividendi.

    Cos’è un dividendo?

    Un investimento azionario è, al suo interno, un credito sul flusso di cassa generato da un’azienda, o il denaro generato dall’azienda.

    Ci sono diversi modi per beneficiare di questi flussi di cassa: le due fonti principali sono l’aumento dei prezzi delle azioni dovuto alla crescita dell’attività, chiamato apprezzamento del capitale, e le distribuzioni di cassa finanziate dai flussi di cassa generati dall’attività. I dividendi sono una forma di distribuzione di cassa e rappresentano un ritorno tangibile che si può poi utilizzare per altri scopi.

    Una società che paga i dividendi è, in sostanza, l’emittente di un assegno ai propri azionisti con i profitti che genera. Per gli investitori che utilizzano un broker, che è la maggior parte degli investitori, quell’assegno sarà semplicemente un deposito che appare sul vostro estratto conto di intermediazione.

    I dividendi sono generalmente pagati agli azionisti a intervalli regolari, e il trimestrale è il momento più frequente negli Stati Uniti, mentre in Italia la maggior parte delle aziende paga annualmente (tipicamente a Maggio), anche se negli ultimi anni sta prendendo piede l’anticipo sul dividendo che fa diventare, sostanzialmente, il pagamento semestrale.

    In alcuni casi i dividendi possono essere pagati anche mensilmente e, in caso di operazioni straordinarie, anche una tantum.

    Per facilitare l’elaborazione dei dividendi, ci sono alcune date chiave da osservare, in particolare la data di stacco del dividendo, che è il primo giorno di negoziazione in cui il pagamento di un futuro dividendo non è incluso nel prezzo di un’azione. Dopo la data di stacco del dividendo, un’azione negozia come se avesse già pagato il dividendo. Se si acquista l’azione prima di tale data, si ottiene il dividendo. Se si acquista l’azione dopo la data di pagamento del dividendo, non si riceve il dividendo.

    Tutto questo può sembrare un po’ complicato in questo momento, ma dopo aver passato un po’ di tempo a capire i dividendi, vedrete che è abbastanza facile farsi un’idea. Nonostante la loro semplicità, tuttavia, possono avere un impatto enorme sulla vostra vita finanziaria.

    Un esempio del mondo reale vi sarà probabilmente d’aiuto in questo caso. ENI (BIT:ENI) paga i dividendi annualmente (a maggio) con anticipo nell’autunno precedente (tipicamente tra settembre e ottobre). Tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2019, le azioni della società sono scese di circa il 17%, mentre i dividendi sono rimasti pressapoco costanti, con un ritorno medio del 6% lordo annuo. Gli investitori che hanno preso quei dividendi ed hanno acquistato più azioni ENI (noto come reinvestimento) avrebbero ottenuto un guadagno nell’arco di 10 anni del 25%. Questo perché hanno acquistato azioni per tutto il tempo, aumentando il loro investimento con i dividendi ricevuti.

    I dividendi sono una buona cosa?

    Per alcuni investitori, i dividendi sono ottimi… per altri, i dividendi sono una seccatura. Alla fine, se pensate che i dividendi siano buoni o cattivi dipenderà davvero dal vostro approccio all’investimento e dal vostro temperamento. Ad esempio, alcuni investitori utilizzano i dividendi per integrare l’assegno della previdenza sociale durante il pensionamento. Tali investitori amano i dividendi. Altri investitori, quelli che vogliono evitare le tasse o che stanno ancora costruendo qualcosa appena partito, potrebbero preferire che una società reinvestisse tutto il suo contante nell’attività per stimolare livelli di crescita più elevati. Investitori come questi potrebbero considerare i dividendi uno spreco di denaro.

    Alcuni investitori potrebbero anche preferire che il denaro venga utilizzato per riacquistare azioni invece di pagare i dividendi. Il riacquisto di azioni è un altro modo in cui le aziende possono restituire denaro agli azionisti senza distribuire effettivamente il denaro agli azionisti. La partecipazione azionaria in una società è ripartita sul numero totale di azioni emesse da una società. Riducendo il numero di azioni in circolazione attraverso il riacquisto e successivo annullamento, l’azienda può distribuire gli utili su una base azionaria più piccola. Così a ogni azione viene assegnata una parte più grande dei guadagni della società, il che, a sua volta, aumenta la crescita degli utili per azione. Poiché gli utili sono un parametro fondamentale per la valutazione del successo dell’azienda da parte degli investitori, gli utili più elevati portano generalmente ad un aumento del prezzo delle azioni.

    Ad alcune aziende piace utilizzare i riacquisti di azioni perché non devono completare i riacquisti anche se li annunciano. Ciò offre una maggiore flessibilità nel caso in cui il contesto aziendale cambi. Gli investitori tendono a reagire male se il pagamento dei dividendi viene ridotto anche se un’azienda si trova ad affrontare tempi difficili.

    Come si decidono i dividendi?

    Al livello più elementare, l’amministratore delegato di una società presenta una raccomandazione al consiglio di amministrazione su quella che ritiene essere una politica dei dividendi appropriata. Spesso non c’è una politica pubblica specifica da seguire, ma solo la storia dei dividendi. Ma alcune società rendono pubblici i loro obiettivi in materia di dividendi. Ad esempio, alcune società si prefiggono una percentuale di utili o di flusso di cassa. Assicurazioni Generali, ad esempio, punta a tenere un payout compreso tra 55% e 65% del flusso di cassa, una misura che mostra quanto denaro potrebbe pagare se lo volesse. Detto questo, l’intento è quello di continuare a far crescere il dividendo insieme alla crescita della partnership, in modo che si aggiri intorno a quell’obiettivo nel tempo. Si dovrebbe verificare se una società ha una politica dichiarata, ma spesso si rimane bloccati con nient’altro che la storia.

    È importante notare che non è il CEO a prendere la decisione finale, ma il consiglio di amministrazione. Questo insieme di individui comprende i rappresentanti eletti degli azionisti. Essi sono effettivamente il capo del CEO e hanno l’ultima parola su questioni chiave, incluso come dovrebbero essere utilizzati i profitti di una società. Così il consiglio di amministrazione prende il consiglio del CEO, lo discute e vota su quello che ritiene che il dividendo dovrebbe essere. I tipi di questioni che un consiglio di amministrazione può prendere in considerazione includono, ma non si limitano a: la redditività della società, la liquidità disponibile, la leva finanziaria e le future esigenze di capitale.

    Una questione chiave da tenere a mente in questo caso è che, mentre i guadagni di una società sono una considerazione importante in questo processo, i dividendi in realtà escono dal flusso di cassa. I guadagni sono una misura contabile dettata da un insieme standard di regole che cercano di legare i ricavi e i guadagni a specifici periodi di tempo. Il denaro che entra ed esce dall’azienda, o flusso di cassa, non funziona allo stesso modo. Per esempio, un grande investimento di capitale come un camion (è giusto un esempio) sarà pagato al momento dell’acquisto, riducendo la liquidità che un’azienda ha il giorno dell’acquisto. Ma a fini di guadagno, il costo sarà ripartito su tutta la vita utile del camion, dal momento che ogni trimestre viene usato un po’ di più. Questo si chiama deprezzamento (ammortamento in Italia), e non ha alcun impatto sul flusso di cassa, ma può essere un problema notevole per i guadagni.

    Dal momento che i dividendi sono pagati dalla cassa di una società e hanno un impatto sulla liquidità, con un impatto minimo o nullo sugli utili, il rendiconto finanziario è il luogo in cui si riflette il pagamento dei dividendi. Questo rendiconto finanziario tiene traccia della liquidità che entra ed esce dalla società in un determinato periodo di tempo. Tornando all’esempio del camion di cui sopra, i guadagni di un’azienda possono essere abbassati dalle spese di ammortamento per quella spesa per anni, ma la liquidità che entra ed esce dall’azienda non ne risente perché il denaro è già stato speso. Quindi la liquidità che un’azienda ha a disposizione può in realtà essere maggiore in un determinato periodo rispetto ai guadagni che l’azienda dichiara. Questo aiuta a spiegare come un’azienda possa pagare più dividendi di quanto guadagna, dal momento che gli oneri non monetari, come l’ammortamento, possono ridurre i guadagni, pur avendo un impatto minimo o nullo sulla liquidità che un’azienda sta generando.

    In fin dei conti, il rendiconto finanziario è più vicino a come si potrebbe guardare alle proprie finanze. Mentre il conto economico è importante, il rendiconto finanziario è il modo migliore per vedere se un’azienda può effettivamente permettersi il dividendo che sta pagando.

    Alcune date dei dividendi

    Ci sono alcuni importanti problemi di elaborazione quando si tratta di dividendi, in gran parte legati alla tempistica. La prima è la data di dichiarazione, ovvero quando una società annuncia al mercato i propri piani di dividendo. In questa dichiarazione, oltre all’importo effettivo dei dividendi, viene riportata la data di registrazione, la data di stacco e la data di pagamento. Per comprendere questo processo, può essere utile guardare a un esempio reale.

    Il 31 ottobre 2018, la ExxonMobil ha pubblicato un comunicato stampa che informa gli investitori ed il pubblico della sua intenzione di pagare un dividendo del quarto trimestre di 0,82 dollari per azione. Il comunicato stampa era la dichiarazione del dividendo. Oltre all’importo, la società ha anche comunicato che il dividendo sarebbe stato pagato il 10 dicembre agli azionisti di riferimento a partire dal 13 novembre. La data di pagamento è il giorno in cui gli azionisti riceveranno il dividendo. La data di registrazione è effettivamente il giorno in cui la società fa la lista di tutti i suoi azionisti.

    L’unica data che non è stata inclusa nel comunicato è la data di stacco della cedola, che è generalmente due giorni lavorativi prima della data di registrazione per tenere conto del tempo necessario per liquidare le transazioni azionarie (in questo caso, la data dell’ex dividendo era il 9 novembre a causa di un fine settimana). Questa data non era nel comunicato stampa, ma è stata riportata sul sito web della società. Acquistate le azioni prima di tale data e avrete diritto al dividendo; acquistate dopo la data di registrazione e il precedente proprietario riceverà il dividendo. In effetti, la data di scadenza è la data specifica in cui le azioni saranno scambiate senza il dividendo incluso nel prezzo.

    Per la maggior parte degli investitori, in particolare per quelli con una visione a lungo termine, queste date non saranno un problema troppo grande. Tuttavia, se state cercando di acquistare un’azione, potreste voler ricontrollare le date per ogni evenienza. Preferireste ricevere un dividendo piuttosto che perderlo di un giorno o due perché avete procrastinato.

    Alcuni investitori, nel frattempo, tentano di catturare i dividendi investendo intorno a queste date. La distribuzione dei dividendi è una strategia in cui gli investitori detengono le azioni solo per un periodo di tempo sufficiente a ricevere l’esborso prima di passare ad un’altra azione. In questo modo, l’investitore può investire in molte azioni con gli stessi soldi e “catturare” più dividendi. Anche se questa sembra una grande idea, è complicata e richiede tempo.

    C’è un’altra tecnicità che complica l’approccio di cattura dei dividendi: I dividendi sono tecnicamente un ritorno di utili non distribuiti (una voce di bilancio). Come tale, il prezzo delle azioni dovrebbe logicamente scendere di un importo pari all’ammontare del dividendo una volta raggiunta la data di stacco del dividendo. C’è anche il rischio che il prezzo del titolo possa essere mosso da notizie o eventi aziendali nel mercato più ampio durante il periodo di detenzione. In questo modo si genererà un reddito dal dividendo che si incassa, ma si potrebbe finire con una perdita di capitale di compensazione quando si vendono le azioni. È molto probabile che il beneficio netto sarà inferiore a quanto si potrebbe sperare, e quindi la maggior parte degli investitori non dovrebbe essere coinvolta nella distribuzione dei dividendi.

    Alcune metriche chiave per i dividendi

    Ora che avete le date importanti da tenere a mente, vorrete capire alcune delle metriche chiave che vedrete nella ricerca dei titoli a dividendo. La più importante è il dividend yield. Questo viene generato prendendo il pagamento del dividendo più recente e moltiplicandolo per la frequenza dei dividendi (quante volte all’anno il dividendo viene pagato) e poi dividendo per il prezzo corrente delle azioni.

    Più alto è il rendimento, meglio è per la maggior parte degli investitori di reddito, ma solo fino a un certo punto. Rendimenti anormalmente elevati possono indicare livelli di rischio più elevati. Un buon punto di riferimento per gli investitori è quello di confrontare il rendimento di un’azione con quello dell’indice S&P 500 per capire se è alto o basso, poiché le condizioni di mercato possono cambiare nel tempo. I rendimenti dovrebbero anche essere confrontati con quelli dei diretti concorrenti per avere un’idea di quanto sia alto o basso il rendimento, dato che alcuni settori tendono ad offrire rendimenti più alti di altri. Si noti che alcuni servizi di dati forniranno un rendimento da dividendo trailing, che prende i dividendi storici che sono stati pagati (di solito negli ultimi 12 mesi) invece di guardare il dividendo corrente e moltiplicare per la frequenza.

    Un’altra metrica su cui gli investitori si concentrano è il payout ratio. Questo può essere ricavato prendendo il dividendo e dividendo per l’utile per azione della società. Anche se i dividendi non vengono pagati con i guadagni, questo dà un’idea di quanto facilmente una società può permettersi il suo dividendo. Più basso è il payout ratio, meglio è, con coefficienti superiori al 100% meritevoli di ulteriore ricerca (si noti che alcuni settori, come i fondi di investimento immobiliare, hanno quasi sempre payout ratio superiori al 100% a causa delle pesanti spese di ammortamento). Questo dato può essere calcolato in diversi periodi di tempo, ma di solito viene considerato trimestralmente, nell’arco dei 12 mesi successivi, o annualmente.

    Alcuni investitori considerano anche il rendimento sul prezzo di acquisto. Si calcola il rendimento sul prezzo di acquisto prendendo il dividendo corrente per azione e dividendolo per il costo medio per azione. Questo è un numero che, ovviamente, è specifico per ogni singolo investitore. È il più appropriato per gli investitori che hanno posseduto un’azione che paga il dividendo per un periodo di tempo molto lungo e per coloro che hanno utilizzato la media del costo del dollaro per creare la loro posizione. Ad esempio, se si fosse acquistata Microsoft Corporation il primo giorno lavorativo del 1995 per 26,95 dollari (il prezzo più alto di quel giorno), il dividendo era uno scarso 0,32 dollari per azione all’anno, fornendo agli investitori un rendimento da dividendo di circa l’1,2%. Alla fine del 2018, il dividendo era cresciuto fino a 1,68 dollari per azione all’anno. Questo è un rendimento sul prezzo di acquisto del 6,2%.

    Con quale frequenza vengono pagati i dividendi?

    Il dividend yield e il payout ratio portano un elemento di tempo nella discussione sui dividendi. Negli Stati Uniti, la maggior parte delle aziende paga quattro dividendi all’anno, o uno ogni trimestre. Questa, tuttavia, è solo un’opzione. Alcune società, come Realty Income, un fondo di investimento immobiliare, pagano i dividendi mensilmente (Non ci sono troppi dividendi mensili, il che è un peccato, dato che gli assegni dei dividendi di queste società finiscono per imitare da vicino una normale busta paga, semplificando così il processo di budgeting per gli investitori).

    Altre pagano due volte all’anno, o semestralmente. Un esempio è la Disney, che paga a gennaio e luglio. Molte aziende europee, invece, pagano solo due volte all’anno, con un piccolo acconto seguito da un pagamento “finale” più grande. La maggior parte delle aziende statunitensi paga lo stesso importo ogni volta. Alcune aziende pagano solo una volta all’anno, come la Cintas, che tende ad aspettare fino alla fine dell’anno solare per pagare il suo dividendo annuale.

    Per calcolare correttamente il rendimento dei dividendi e i rapporti di pagamento di queste società, è necessario prendere in considerazione la frequenza dei dividendi. Si noti che alcuni servizi di dati non riescono a fare questo passo, portando a dati errati. Per questo motivo si dovrebbe sempre andare sul sito web di una società per ricontrollare le statistiche sui dividendi che sembrano inusuali.

    C’è anche un’altra cosa da tenere a mente. A volte le aziende pagano dividendi speciali. Si tratta di pagamenti che vengono effettuati al di fuori del loro tipico schema dei dividendi. Un esempio è la “nostra” FCA (Fiat) che ha pagato un dividendo straordinario nel 2019 a seguito della cessione di Magneti Marelli e, se andrà in porto l’unione con PSA, ne pagherà un altro nel 2021. Tali dividendi non dovrebbero essere considerati nel rapporto di rendimento o di pagamento, in quanto si tratta di eventi insoliti. Detto questo, alcune società hanno una storia di pagamenti di dividendi speciali su base regolare.

    Non tutti i dividendi sono pagati in contanti

    A complicare ulteriormente le cose, non sempre i dividendi vengono pagati in contanti. A volte una società paga un dividendo azionario, attraverso il quale emette per ogni investitore ulteriori azioni della società. Un grande esempio è quello di Azimut, che per qualche anno ha pagato una parte in contanti e una parte con l’emissione di nuove azioni. Il vantaggio netto per gli investitori è che il numero di azioni che possiedono aumenta nel tempo.

    Altre volte, lo spin-off avviene tramite un dividendo azionario in una nuova società. Questo accade quando una società dà agli azionisti azioni appena create in una delle sue divisioni operative in modo da poter rompere la divisione come propria società pubblica. Uno degli esempi classici di questo è stata la scissione del 1984 di AT&T, amorevolmente chiamata Ma Bell, in una società a lunga distanza con lo stesso nome e sette cosiddette Baby Bells. I Baby Bells erano proprietari delle compagnie telefoniche locali che servivano varie regioni degli Stati Uniti. Per ogni 10 azioni di AT&T, gli investitori ricevevano una quota di ciascuna delle sette compagnie telefoniche regionali. Questa mossa ha portato la AT&T da una società a otto.

    Detto questo, i dividendi azionari non sono generalmente la norma, anche se un piccolo numero di società ha una lunga storia di pagamenti regolari di dividendi azionari.

    Cos’è una riduzione dei dividendi?

    Finora tutto bene, ma i dividendi non sempre salgono. A volte, quando un’azienda ha problemi finanziari, deve tagliare i dividendi. Gli investitori di solito non amano i tagli dei dividendi, come si è detto, e vendono le aziende che tagliano o che ritengono possano tagliare. Per questo motivo è necessario usare cautela quando si guardano le aziende con alti rendimenti e alti rapporti di payout, in quanto entrambi potrebbero essere un segno che il dividendo attuale non è sostenibile.

    Detto questo, alcune aziende hanno dividendi variabili, quindi ci si aspetta che i loro dividendi vadano su e giù nel tempo. I cambiamenti dei dividendi in aziende come questa devono essere considerati in modo diverso perché la politica dei dividendi è spesso più importante del pagamento dei dividendi. La già citata Generali è un buon esempio in questo caso. L’azienda non ha caso ha comunicato un range da 55% a 65%, poiché in questo range può “giocare” cercando di far registrare sempre una crescita del dividendo. Ma se gli utili dell’azienda un anno dovessero crollare (e il 2020 con il Covid-19 può essere un ottimo esempio)? Ovviamente se Generali terrà fede alla politica di Payout il dividendo che distribuirà sarà minore rispetto all’anno precedente.

    Il motivo è molto vicino e la causa è la medesima (il Covid-19) per Intesa San Paolo che ha deciso (su consiglio della BCE) di non staccare dividendi nel 2020, su utili del 2019, per mantenere in cassa quanta più liquidità possibile e affrontare adeguatamente il virus e la crisi seguente. Intesa San Paolo è sempre stata una buona pagatrice di dividendi e chi ha acquistato l’azione con questo solo intento potrebbe essere rimasto spiazzato.

    Cos’è un DRIP?

    Un acronimo che sentirete spesso associare ai dividendi è DRIP, che sta per piano di reinvestimento dei dividendi. Molte aziende consentono di acquistare azioni direttamente da loro e di utilizzare i dividendi per acquistare automaticamente ulteriori azioni nel tempo. A volte le aziende offrono incentivi per questo, come ad esempio prezzi di reinvestimento leggermente al di sotto del mercato, e di solito queste transazioni non incorrono in commissioni di intermediazione. Alcune società richiedono l’acquisto di azioni da terzi e il trasferimento delle azioni al piano della società. Il grosso problema in questo caso, tuttavia, è che si utilizza il dividendo per acquistare altre azioni. In pratica si tratta di una ripartizione degli acquisti nel tempo.

    Questo è un servizio che molti broker offrono oggi gratuitamente (senza l’incentivo di prezzi inferiori al mercato). Così si può spesso fare la stessa cosa senza la necessità di aprire e monitorare più conti con diverse società, che è quello che vi rimarrebbe se vi iscriveste a più piani DRIP sponsorizzati da più società. Se volete mantenere la vostra vita il più semplice possibile, chiedete al vostro broker se offre il reinvestimento gratuito dei dividendi.

    Questo servizio in Italia ancora non è diffuso, non lo offre praticamente nessuno, ma ciò non esclude che potrebbe essere “fatto in casa” con il riacquisto di azioni dell’azienda che ha distribuito il dividendo.

    Cosa sono i re dei dividendi, gli aristocratici, i campioni, gli sfidanti e i contendenti?

    L’investimento su dividendi è una cosa importante e gli investitori hanno iniziato a usare termini brevi per descrivere le società che investono in dividendi.

    Re, Aristocratici, Campioni, Sfidanti e Concorrenti sono alcuni dei termini “da conoscere” con cui vorrai essere pratico. Ognuno di essi rappresenta una diversa serie di escursioni annuali dei dividendi:

    Nome dell’azionePerformance
    Dividend Kings50+ anni di aumenti sui dividendi
    Dividend Aristocrats25+ anni di aumenti
    Dividend Champions20+ anni di incremento
    Dividend ChallengersDai 10 ai 20 anni di aumento
    Dividend Achievers10+ ma meno di 20 anni
    Dividend ContendersDai 5 ai 9 anni di aumenti
    Nomi e traguardi sull’aumento costante del valore dei dividendi per un’azienda

    Tutti questi termini sono associati a chi paga i dividendi da lungo tempo. Alcune sono liste formali gestite da società come Standard & Poor’s (e utilizzate per creare prodotti d’investimento come i fondi negoziati in borsa o gli ETF), mentre altre sono liste informali gestite da volontari e disponibili gratuitamente su siti web.

    Liste come queste sono un ottimo punto di partenza per la ricerca di azioni con dividendi, dal momento che le aziende con una lunga storia di dividendi crescenti hanno dimostrato di dare un valore elevato alla ricompensa degli investitori.

    Cos’è un dividend trap?

    Un dividend trap è l’ennesimo termine che si sente dire per descrivere un titolo a dividendo, solo che questo non è affatto positivo. In sostanza, un dividend trap è un’azione con un alto rendimento sostenuta da un dividendo che sembra insostenibile. Un buon esempio è quello delle telecomunicazioni rurali Frontier Communications (NASDAQ:FTR). Nel 2017, l’azienda ha pagato quattro dividendi trimestrali di 0,60 dollari per azione, nonostante il fatto che per tutto il tempo ha sanguinato inchiostro rosso. In assenza di utili, il suo indice di copertura dei dividendi era in realtà negativo. La sua attività era in difficoltà da tempo sotto il peso del peggioramento dei risultati finanziari e del pesante carico di debito lasciato dalle acquisizioni.

    La società ha finito per eliminare il dividendo nel 2018. Tuttavia, con il progredire del 2017, il dividend yield è passato da circa il 10% a un incredibile 50%, mentre il titolo è sceso da oltre 50 dollari per azione a circa 6,75 dollari. Un rendimento del 10% è elevato e merita una maggiore attenzione, in particolare in una società con un alto livello di leva finanziaria. Ma un rendimento del 50% è completamente ridicolo (il mercato azionario stava inviando un segnale d’allarme molto forte). Prima di saltare su un grosso dividendo, assicuratevi di fare una piccola ricerca per assicurarvi che l’alto rendimento non sia il risultato di problemi finanziari materiali e, altrettanto importante, un’alta probabilità di un taglio dei dividendi. Volete fare del vostro meglio per evitare trappole per i dividendi come Frontier.

    I dividendi vi dicono qualcosa sulla valutazione?

    Spesso gli investitori guardano il rapporto prezzo/utile per vedere se un’azione è scambiata a basso costo o ricca. Il P/E è solo il prezzo diviso per i guadagni, proprio come il rendimento di un dividendo è semplicemente il pagamento di un dividendo diviso per il prezzo dell’azione. Sono entrambe misure relative. P/E ti dice quanto gli investitori sono disposti a pagare per ogni dollaro che un’azienda guadagna, e il dividend yield, approssimativamente, ti dice il livello di generazione di reddito che gli investitori si aspettano da un’azienda nel tempo.

    A dire il vero, il P/E e il dividend yield non ti dicono molto sulla valutazione. Tuttavia, quando li si confronta con la storia di una società o con un gruppo più ampio (come un indice o i benchmark del settore diretto), si possono iniziare a vedere i modelli di valutazione.

    Ad esempio, il dividendo di Hormel Foods ha raggiunto un picco superiore al 2% alla fine del 2017, verso la fascia alta del range di rendimento storico dell’azienda. Il suo P/E all’epoca era di circa 19, essendo sceso da oltre 30 all’inizio del 2016. In sostanza, il dividend yield stava raccontando una storia simile al rapporto P/E.

    Di solito ci sono ragioni per cui le aziende commerciano con valutazioni basse; in questo caso, uno spostamento delle abitudini di acquisto dei consumatori verso il cibo fresco rispetto al cibo preconfezionato che dominava il portafoglio di Hormel aveva spaventato Wall Street. Ma per gli investitori a lungo termine, un elevato rendimento relativo dei dividendi può essere un’opportunità di acquisto. Hormel, per riferimento, ha iniziato a spostare il suo business mix attraverso acquisizioni che hanno aumentato la sua scala in categorie fresche, in particolare nella gastronomia. Alla fine del 2018, il rendimento di Hormel era pari a circa l’1,8% e il P/E era tornato a circa 22.

    Imposte sui dividendi: Lo Zio Sam riceve il suo obolo

    Nessuna discussione sui dividendi sarebbe completa senza menzionare le tasse. Il governo vuole ottenere il dovuto di questi pagamenti. Riceverete dei moduli fiscali dal vostro broker o dal vostro piano DRIP che descrivono i dividendi che avete ricevuto in un determinato anno e che devono essere inclusi nel vostro reddito quando fate le tasse.

    Detto questo, le leggi fiscali cambiano nel tempo, quindi l’aliquota fiscale che pagherete sul reddito da dividendi varierà. I dividendi spesso ricevono un trattamento fiscale preferenziale. Tutti i dividendi, invece, non sono creati allo stesso modo. Alcune società includono la restituzione del capitale nei loro dividendi. Tali dividendi sono considerati un ritorno di una parte del vostro investimento originale e non vengono tassati quando li ricevete. Riducono la vostra base di costo al momento della vendita, aumentando così le vostre plusvalenze (che è la differenza tra ciò che avete pagato per un investimento e ciò per cui lo avete venduto, supponendo che abbiate realizzato un profitto sulla transazione).

    Altre società, in particolare i trust di investimento immobiliare, sono strutturati come entità passanti, perché passano gran parte del loro reddito agli investitori in cambio di evitare la tassazione a livello aziendale. La maggior parte, se non tutti i dividendi che pagano sono trattati come reddito regolare, proprio come il vostro stipendio. Questi tipi di dividendi sono spesso indicati come non qualificati.

    I dividendi qualificati, invece, sono la norma. Questo tipo di dividendi viene pagato dalla maggior parte delle società statunitensi e viene tassato ad aliquote speciali.

    Le tasse sono un argomento complesso, ed è necessario consultare un commercialista per una discussione approfondita. Ma state certi che dovete far sapere allo Zio Sam dei vostri dividendi.

    Le tasse sui dividendi in Italia

    Nel paragrafo precedente abbiamo generalizzato e fatto particolarmente riferimento al mercato americano (ed è corretto così considerando che si tratta della piazza maggiore al mondo), ma per chi volesse investire solo in Italia è importante sapere che la tassazione sui dividendi è uguale a quella sulle plusvalenze e cioè il 26%.

    In pratica, se avete in portafoglio 2.000 azioni ENI che pagano 0,86 euro / anno avrete un ritorno lordo di 1.720 euro, ma al netto ne rimarranno 1.445. Che voi abbiate adottato una gestione amministrata o una gestione autonoma della tassazione, i dividendi vengono bloccati alla fonte, quindi il vostro istituto di credito vi aggiungerà 2 voci al vostro estratto conto:

    1. Pagamento del dividendo Italia di 1.720 euro
    2. Tassa su Dividendo Italia -275 euro
  • Dividend Yield

    Dividend Yield

    Cosa è il Dividend Yield?

    Il dividend yield è il rapporto tra il dividendo annuale di una società e il prezzo delle azioni. Il dividend yield è rappresentato in percentuale e viene calcolato come segue:

    Dividend Yield = Dividendo Annuale / Prezzo dell’azione

    A seconda della fonte, il dividendo annuale utilizzato nel calcolo potrebbe essere il totale dei dividendi pagati durante l’anno fiscale più recente, il totale dei dividendi pagati negli ultimi quattro trimestri, o il dividendo più recente moltiplicato per quattro.

    Comprensione del Dividend Yield

    Il dividend yield è una stima del rendimento del solo dividendo di un investimento azionario. Supponendo che il dividendo non sia aumentato o diminuito, il rendimento salirà quando il prezzo dell’azione scende, e scenderà quando il prezzo dell’azione sale. Poiché i rendimenti dei dividendi cambiano con il prezzo dell’azione, spesso appaiono insolitamente alti per le azioni che scendono rapidamente.

    Poiché il dividendo stesso cambia di rado, il rendimento dei dividendi aumenta quando il prezzo dell’azione scende e diminuisce quando il prezzo dell’azione sale.

    Alcuni settori azionari, come i consumatori non ciclici o le utilities, pagheranno un dividendo superiore alla media. Le piccole imprese più recenti, che sono ancora in crescita, pagano rapidamente un dividendo medio inferiore rispetto alle imprese mature degli stessi settori.

    Considerazioni

    In generale, le aziende mature, che non crescono molto rapidamente, pagano i dividendi più alti. Le azioni non cicliche di consumo che commercializzano prodotti di base o servizi di pubblica utilità sono esempi di interi settori che pagano il rendimento medio più alto.

    Sebbene il dividend yield tra i titoli tecnologici sia inferiore alla media, la regola delle aziende mature si applica anche a un settore come questo. Ad esempio, nel novembre 2019, Qualcomm Incorporated (QCOM), un affermato produttore di apparecchiature per le telecomunicazioni, ha pagato un dividendo con un rendimento del 2,74%. Nel frattempo, Netflix, società di streaming televisivo che è in forte crescita, non ha pagato alcun dividendo.

    In Italia, tra le aziende che presentano Dividend Yield più alto troviamo le utilities, principalmente quelle energetiche (in particolar modo ENI ed Enel) e il settore finanziario, con Generali, Intesa San Paolo e Azimut che negli ultimi anni hanno dato tante soddisfazioni.

    Nel corso del 2019 Fiat Chrysler Automobiles è stata la società che ha pagato il Dividend Yield più alto, ma non bisogna stupirsi o farsi ingannare, poiché nel computo totale era presente un dividendo straordinario dato dalla cessione di Magnete Marelli, che quindi non si replicherà negli anni a venire (anche se l’operazione di aggregazione con PSA promette ottimi dividendi).

    Imposta fiscale sui dividendi

    Il calcolo del Dividend Yield avviene sempre al lordo delle imposte fiscali, le quali ovviamente vanno calcolate per avere un’idea reale del ritorno netto.

    Facciamo un esempio pratico così da meglio intendere: nel 2019 Intesa San Paolo ha pagato un dividendo totale di 0,197 euro, il quale va rapportato a un prezzo dell’azione, nel nostro caso prendiamo il prezzo medio dell’azione durante l’anno di esercizio, quindi durante il 2018 e questo prezzo è di 2,567 euro. Il calcolo del dividend yield lordo è presto fatto: 0,197 / 2,567 = 7,67%.

    Questo 7,67% è però la percentuale lorda del dividend yield; sappiamo infatti che l’imposizione fiscale sui dividendi in Italia è del 26%, quindi i 0,197 euro diventano netti 0,14578 che rapportati allo stesso prezzo dell’azione dà un risultato di dividend yield netto di 5,68%.

    Sicuramente un rendimento di tutto rispetto, anche calcolando le imposte fiscali.

    Vantaggi e svantaggi dei rendimenti dei dividendi

    Vantaggi

    L’evidenza storica suggerisce che l’attenzione ai dividendi può amplificare i rendimenti piuttosto che rallentarli. Ad esempio, secondo gli analisti di Hartford Funds, dal 1960 oltre l’82% dei rendimenti totali dell’S&P 500 proviene dai dividendi. Questo è vero perché presuppone che gli investitori reinvestano i loro dividendi nell’S&P 500, il che aumenta la loro capacità di guadagnare più dividendi in futuro.

    Immaginate che un investitore compri 10.000 dollari di un’azione con un prezzo di 100 dollari che attualmente sta pagando un dividend yield del 4%. Questo investitore possiede 100 azioni che pagano tutte un dividendo di 4 dollari per azione (o 400 dollari in totale). Supponiamo che l’investitore utilizzi i 400 dollari di dividendi per acquistare altre quattro azioni al prezzo di 100 dollari per azione. Se non cambia nient’altro, l’investitore avrà 104 azioni l’anno successivo che pagano un totale di 416 dollari per azione, che possono essere reinvestite nuovamente in altre azioni.

    Svantaggi

    Se da un lato gli elevati rendimenti dei dividendi sono interessanti, dall’altro possono arrivare a scapito del potenziale di crescita. Ogni dollaro che un’azienda paga in dividendi ai suoi azionisti è un dollaro che l’azienda non reinveste per crescere e generare guadagni in conto capitale. Gli azionisti possono ottenere rendimenti elevati se il valore delle loro azioni aumenta mentre le detengono.

    Valutare un’azione in base al solo rendimento dei dividendi è un errore. I dati sui dividendi possono essere vecchi o basati su informazioni errate. Molte aziende hanno un rendimento molto alto quando le loro azioni sono in calo, cosa che di solito avviene prima che il dividendo venga tagliato.

    Il caso tipo rimane sempre Intesa San Paolo che abbiamo visto in precendeza: durante il 2020 il prezzo dell’azione è collassata (fino al 50% in meno rispetto ai prezzi del 2018) a causa del Corona Virus e la banca, anche su proposta della BCE, ha deciso di non pagare il dividendo.

    Il dividend yield può essere calcolato a partire dal rapporto finanziario dell’ultimo anno intero. Questo è accettabile nei primi mesi dopo che la società ha pubblicato il suo rapporto annuale; tuttavia, più a lungo è trascorso dal rapporto annuale, meno rilevanti saranno i dati per gli investitori. In alternativa, gli investitori totalizzeranno gli ultimi quattro trimestri di dividendi, che catturano i 12 mesi di dati sui dividendi più recenti. L’utilizzo di un numero di dividendo trailing è positivo, ma può rendere il rendimento troppo alto o troppo basso se il dividendo è stato recentemente tagliato o aumentato.

    Poiché i dividendi vengono pagati trimestralmente (sul mercato USA, in Italia vengono pagati semestralmente o annualmente), molti investitori prenderanno l’ultimo dividendo trimestrale, lo moltiplicheranno per quattro e utilizzeranno il prodotto come dividendo annuale per il calcolo del rendimento. Questo approccio rifletterà ogni recente cambiamento del dividendo, ma non tutte le società pagano un dividendo trimestrale pari. Alcune aziende, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, pagano un piccolo dividendo trimestrale con un grande dividendo annuale. Se il calcolo del dividendo viene effettuato dopo la distribuzione di un dividendo elevato, si otterrà un rendimento gonfiato. Infine, alcune aziende pagano un dividendo più frequentemente di quello trimestrale. Un dividendo mensile potrebbe comportare un calcolo del dividendo troppo basso. Quando si decide come calcolare il dividend yield, un investitore dovrebbe guardare la storia dei pagamenti dei dividendi per decidere quale metodo darà i risultati più accurati.

    Gli investitori dovrebbero anche fare attenzione quando valutano una società che sembra afflitta da un dividend yield superiore alla media. Poiché il prezzo del titolo è il denominatore dell’equazione del dividend yield, una forte tendenza al ribasso può aumentare drasticamente il quoziente del calcolo.

    Ad esempio, le divisioni di produzione ed energia della General Electric Company (GE) hanno iniziato a registrare una sottoperformance dal 2015 al 2018, e il prezzo del titolo è sceso con il calo degli utili. Il rendimento dei dividendi è salito dal 3% a più del 5% mentre il prezzo è sceso. Il calo del prezzo dell’azione e l’eventuale taglio del dividendo hanno compensato qualsiasi beneficio derivante dall’elevato dividend yield.

    Esempio di calcolo del Dividend Yield

    L’abbiamo già visto durante l’articolo con l’esempio su Intesa San Paolo, ma facciamone uno nuovo: supponiamo che le azioni della Società A siano scambiate a 20 dollari e che paghino dividendi annuali di 1 dollaro per azione ai propri azionisti. Inoltre, supponiamo che le azioni della Società B siano scambiate a 40 dollari e paghino un dividendo annuale di 1 dollaro per azione.

    Ciò significa che il rendimento dei dividendi della società A è del 5% ($1 / $20), mentre il rendimento dei dividendi della società B è solo del 2,5% ($1 / $40).

    Supponendo che tutti gli altri fattori siano equivalenti, un investitore che volesse utilizzare il proprio portafoglio per integrare il proprio reddito, probabilmente preferirebbe la Società A alla Società B, in quanto ha il doppio del dividend yield.

  • Cosa è il Dividendo?

    Cosa è il Dividendo?

    Un dividendo è la distribuzione di una parte degli utili della società, decisa e gestita dal consiglio di amministrazione della società, e pagata a una classe di azionisti.

    Comprensione dei dividendi

    I dividendi devono essere approvati dagli azionisti attraverso il loro diritto di voto.

    Sebbene i dividendi in contanti siano i più comuni, i dividendi possono essere emessi anche sotto forma di azioni o altre proprietà.

    Oltre alle società, anche diversi fondi comuni d’investimento e fondi negoziati in borsa (ETF) pagano dividendi.

    Un dividendo è una ricompensa simbolica pagata agli azionisti per il loro investimento nel patrimonio netto di una società, e di solito proviene dagli utili netti della società.

    Mentre la maggior parte degli utili viene mantenuta all’interno dell’azienda come utile non distribuito – che rappresenta il denaro da utilizzare per le attività aziendali in corso e future – il resto può essere assegnato agli azionisti come dividendo.

    A volte, le aziende possono ancora effettuare il pagamento dei dividendi anche quando non realizzano utili adeguati. Possono farlo per mantenere la loro consolidata esperienza di pagamento regolare dei dividendi.

    Il consiglio di amministrazione può scegliere di emettere dividendi in vari periodi di tempo e con diversi tassi di pagamento. I dividendi possono essere pagati con una frequenza programmata, ad esempio mensile, trimestrale o annuale. Ad esempio, Walmart Inc. (WMT) e Unilever PLC ADR (UL) effettuano regolarmente il pagamento dei dividendi trimestrali.

    Le aziende possono anche emettere dividendi straordinari non ricorrenti, sia individualmente che in aggiunta a un dividendo programmato. Sostenuta da una forte performance aziendale e da una migliore prospettiva finanziaria, Microsoft Corp. (MSFT) ha dichiarato un dividendo speciale di 3,00 dollari per azione nel 2004, che è stato di gran lunga superiore ai consueti dividendi trimestrali nell’intervallo da 0,08 a 0,16 dollari per azione. Idem in Italia, dove FCA ha staccato dividendi straordinari nel 2019, a seguito della cessione di Magnete Marelli e prevede di farlo anche nel 2021, grazie all’aggregazione con PSA.

    Aziende che pagano i dividendi

    Le società più grandi e più affermate con profitti più prevedibili sono spesso i migliori pagatori di dividendi. Queste società tendono ad emettere dividendi regolari perché cercano di massimizzare la ricchezza degli azionisti in modi diversi dalla normale crescita. Si osserva che le aziende dei seguenti settori industriali mantengono un record regolare di pagamenti di dividendi:

    • Materiali di base
    • Petrolio e gas
    • Banche e finanziarie
    • Sanità e prodotti farmaceutici
    • Utilità

    Anche le società strutturate come società in accomandita semplice (MLP) e i fondi comuni d’investimento immobiliare (REIT) sono tra i principali distributori di dividendi, poiché la loro designazione richiede una specifica distribuzione agli azionisti. I fondi possono anche emettere regolarmente pagamenti di dividendi come indicato nei loro obiettivi d’investimento.

    Le start-up e altre società a forte crescita, come quelle del settore tecnologico o biotecnologico, possono non offrire dividendi regolari. Poiché queste società possono trovarsi nelle prime fasi di sviluppo e possono sostenere costi elevati (nonché perdite) attribuiti alla ricerca e sviluppo, all’espansione dell’attività e alle attività operative, potrebbero non disporre di fondi sufficienti per l’emissione di dividendi. Anche le società che realizzano profitti nelle fasi iniziali e intermedie evitano di pagare i dividendi se puntano a una crescita e a un’espansione superiore alla media e vogliono investire i loro profitti nella loro attività piuttosto che pagare i dividendi.

    Date dei dividendi importanti

    Il pagamento dei dividendi segue un ordine cronologico degli eventi e le date associate sono importanti per determinare gli azionisti che hanno i requisiti per ricevere il pagamento dei dividendi.

    Data di annuncio: I dividendi sono annunciati dal management della società alla data dell’annuncio e devono essere approvati dagli azionisti prima di poter essere pagati.

    Data di distribuzione dei dividendi: La data in cui scade l’idoneità al pagamento dei dividendi si chiama data di stacco della cedola o semplicemente data di scadenza. Per esempio, se un’azione ha una data di stacco della cedola di lunedì 5 maggio, allora gli azionisti che acquistano l’azione in quel giorno o dopo tale giorno NON avranno diritto a ricevere il dividendo in quanto lo stanno acquistando alla data di scadenza del dividendo o dopo la data di scadenza. Gli azionisti che possiedono le azioni un giorno lavorativo prima della data di scadenza – cioè venerdì 2 maggio o prima – riceveranno il dividendo.

    Data di registrazione: La record date è la data di chiusura, stabilita dalla società al fine di determinare quali azionisti hanno diritto a ricevere il dividendo o la distribuzione.

    Data di pagamento: La società emette il pagamento del dividendo alla data di pagamento, che è il momento in cui il denaro viene accreditato sui conti degli investitori.

    Impatto dei dividendi sul prezzo delle azioni

    Poiché i dividendi sono irreversibili, i loro pagamenti portano a far uscire denaro dai libri contabili e dai conti dell’azienda per sempre. Pertanto, il pagamento dei dividendi ha un impatto sul prezzo delle azioni – aumenta all’annuncio all’incirca dell’importo del dividendo dichiarato e poi diminuisce di un importo simile alla sessione di apertura della data di stacco del dividendo.

    Ad esempio, una società che è scambiata a 60 dollari per azione dichiara un dividendo di 2 dollari alla data dell’annuncio. Non appena la notizia diventa pubblica, il prezzo dell’azione salirà di circa $2 e raggiungerà i $62. Diciamo che le azioni vengono scambiate a $63 un giorno lavorativo prima della data di stacco del dividendo. Alla data dell’ex dividendo, scenderà di circa $2 e inizierà a negoziare a $61 all’inizio della sessione di trading alla data dell’ex dividendo, perché chiunque acquisti alla data dell’ex dividendo non riceverà il dividendo.

    Perché le aziende pagano i dividendi

    Le aziende pagano i dividendi per una serie di motivi. Queste ragioni possono avere implicazioni e interpretazioni diverse per gli investitori.

    I dividendi possono essere attesi dagli azionisti come ricompensa per la loro fiducia in una società. Il management della società può puntare a onorare questo sentimento fornendo un solido track record di pagamenti di dividendi. Il pagamento dei dividendi si riflette positivamente su una società e aiuta a mantenere la fiducia degli investitori. I dividendi sono anche preferiti dagli azionisti perché sono trattati come reddito esente da imposte per gli azionisti in molte giurisdizioni (non in Italia). Al contrario, le plusvalenze realizzate attraverso la vendita di un’azione il cui prezzo è aumentato sono considerate reddito imponibile. Gli operatori che cercano guadagni a breve termine possono anche preferire il pagamento di dividendi che offrono guadagni istantanei esenti da imposte.

    Una dichiarazione di dividendi di alto valore può indicare che la società sta andando bene e ha generato buoni profitti. Ma può anche indicare che la società non ha progetti adeguati per generare rendimenti migliori in futuro. Pertanto, sta utilizzando la sua liquidità per pagare gli azionisti invece di reinvestirla nella crescita.

    Se un’azienda ha una lunga storia di pagamenti di dividendi, una riduzione dell’importo dei dividendi, o la loro eliminazione, può segnalare agli investitori che l’azienda è in difficoltà. L’annuncio di una riduzione del 50% dei dividendi da parte di General Electric Co. Ltd. (GE), una delle maggiori società industriali americane, è stato accompagnato da un calo di oltre il sette per cento del prezzo delle azioni GE il 13 novembre 2017. Lo stesso si è registrato in Italia quando Intesa San Paolo, su indicazione della BCE, ha deciso di annullare il dividendo del 2020.

    Una riduzione dell’importo dei dividendi o una decisione contraria al pagamento dei dividendi non si traduce necessariamente in cattive notizie su una società. Può essere possibile che il management della società abbia piani migliori per investire il denaro, date le sue finanze e le sue operazioni. Ad esempio, il management di un’azienda può scegliere di investire in un progetto ad alto rendimento che ha il potenziale di aumentare i rendimenti per gli azionisti nel lungo periodo, rispetto ai piccoli guadagni che realizzeranno con il pagamento dei dividendi.

    I dividendi dei fondi

    I dividendi pagati dai fondi sono diversi dai dividendi pagati dalle società. I dividendi aziendali sono di solito pagati dagli utili generati dalle operazioni commerciali della società. I fondi operano in base al principio del valore patrimoniale netto (NAV), che riflette la valutazione delle loro partecipazioni o il prezzo del(i) bene(i) che un fondo può tracciare. Poiché i fondi non hanno profitti intrinseci, pagano i dividendi derivanti dal loro NAV.

    A causa del funzionamento dei fondi basato sul NAV, il pagamento regolare e ad alta frequenza dei dividendi non deve essere frainteso come una performance stellare del fondo. Ad esempio, un fondo che investe in obbligazioni può pagare dividendi mensili in quanto riceve denaro sotto forma di interessi mensili sulle proprie partecipazioni fruttifere. Il fondo si limita a trasferire il reddito derivante dagli interessi in tutto o in parte agli investitori del fondo. Un fondo di investimento azionario può anche pagare dividendi. I suoi dividendi possono provenire dai dividendi che riceve dalle azioni in portafoglio o dalla vendita di una certa quantità di azioni. In sostanza, gli investitori che ricevono il dividendo dal fondo riducono il loro valore di detenzione, che si riflette nel NAV ridotto alla data di stacco del dividendo.

    I dividendi sono irrilevanti?

    Qualche economista sostiene che la politica dei dividendi di una società è irrilevante e non ha alcun effetto sul prezzo delle azioni di un’impresa o sul suo costo del capitale. Teoricamente, un azionista può rimanere indifferente alla politica dei dividendi di una società. In caso di pagamento di dividendi elevati, può utilizzare il denaro ricevuto per acquistare altre azioni. In caso di pagamenti bassi, possono vendere alcune azioni per ottenere la liquidità necessaria. In entrambi i casi, la combinazione del valore di un investimento nella società e della liquidità in loro possesso rimarrà invariata. Quindi i dividendi sono irrilevanti, e gli investitori non dovrebbero preoccuparsi della politica dei dividendi dell’azienda in quanto possono crearne di propri sinteticamente.

    In realtà, però, i dividendi permettono di mettere a disposizione degli azionisti denaro, il che dà loro la libertà di ricavarne una maggiore utilità. Possono investire in un’altra sicurezza finanziaria e ottenere rendimenti più elevati, oppure spendere per il tempo libero e altre utilità. Inoltre, costi come le tasse, i broker, gli interessi e le azioni indivisibili rendono i dividendi una considerevole utilità nel mondo reale.

    I dividendi possono aiutare a compensare i costi del vostro broker e le vostre tasse. In definitiva, questo può rendere gli investimenti in dividendi più attraenti.

    Acquistare investimenti con pagamento di dividendi

    Gli investitori che cercano investimenti con dividendi hanno una serie di opzioni, tra cui azioni, fondi comuni d’investimento, fondi negoziati in borsa (ETF) e altro ancora. Il modello di sconto dei dividendi o il modello di crescita Gordon può essere utile nella scelta degli investimenti azionari. Queste tecniche si basano sui flussi di dividendi futuri previsti per valutare le azioni.

    Per confrontare più azioni in base alla loro performance di pagamento dei dividendi, gli investitori possono utilizzare il dividend yield che misura il dividendo in termini di una percentuale dell’attuale prezzo di mercato dell’azione della società. Il dividend yield può anche essere quotato in termini dell’importo in dollari che ogni azione riceve – dividendi per azione (DPS). Oltre al dividend yield, un’altra importante misura di performance per valutare i rendimenti generati da un particolare investimento è il fattore di rendimento totale. Questo dato tiene conto, tra l’altro, degli interessi, dei dividendi e degli aumenti del prezzo delle azioni.

    La tassazione è un’altra importante considerazione quando si investe per i guadagni da dividendi. Si osserva che gli investitori in fasce di tassazione elevate preferiscono le azioni che pagano dividendi se la giurisdizione consente un’imposta sui dividendi pari a zero o relativamente più bassa rispetto alle aliquote normali. Ad esempio, gli Stati Uniti e il Canada hanno un’imposta più bassa sul reddito da dividendi per gli azionisti, mentre i guadagni da dividendi sono esenti da imposte in India. In Italia la tassazione sui dividendi è identica alla tassazione sul gain, cioè al 26%.