Azione: Buzzi Unicem (BIT:BZU)

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Buzzi Unicem S.p.A. è una società italiana, quotata alla Borsa Italiana, che produce cemento, calcestruzzo preconfezionato e inerti da costruzione. La sua sede centrale si trova nella città di Casale Monferrato, un tempo conosciuta come la “capitale italiana del cemento”. Oggi ha filiali, partecipazioni e attività in Italia, Lussemburgo, Germania, Algeria, Europa dell’Est e Nord America.

La società è stata costituita nel settembre 1999 quando Buzzi Cementi (fondata come Fratelli Buzzi SpA a Trino Vercellese dai fratelli Pietro e Antonio Buzzi nel 1907) ha rilevato Unicem (fondata come Cementi Marchino a Casale da Luigi Marchino nel 1878), assumendo il nome di Buzzi Unicem.

L’azienda è fondata da una grande famiglia legata al fortunato schermidore italiano Lorenzo Buzzi.

Crescita attraverso l’acquisizione

Nel 2004 il gruppo ha acquisito il controllo dell’azienda tedesca di cemento Dyckerhoff (fondata come Portland-Cement-Fabrik Dyckerhoff & Söhne ad Amöneburg da Wilhelm Gustav Dyckerhoff e dai suoi figli nel 1864). Nel marzo 2018 Buzzi Unicem ha acquisito la società tedesca Portlandzementwerke Seibel & Söhne attraverso la controllata Dyckerhoff.

Nel settembre 2017 la società ha acquistato una quota del 50% di Ecotrade, fornitore di sottoprodotti industriali (ad esempio ceneri volanti, scorie), con l’intento di ampliare le proprie attività interne.

Nel settembre 2018, Buzzi Unicem ha rivelato di aver acquisito il 50% della BCPAR brasiliana (di proprietà del Grupo Ricardo Brannand), che comprende due cementerie nel paese, con un’opzione per l’acquisizione del resto della società entro il 2025. Tale acquisizione è stata effettuata ad un costo relativamente basso, probabilmente in perdita per il venditore, a causa della precaria situazione finanziaria in cui versava il settore delle costruzioni brasiliane in quel momento. Nel novembre 2018, Buzzi Unicem è stata una delle trenta società che hanno costituito il gruppo di Advocacy Global Cement and Concrete Association, in parziale sostituzione della Cement Sustainability Initiative.

A partire dal 2018, l’azienda ha realizzato profitti in Repubblica Ceca, Germania (tramite Dyckerhoff), Italia, Lussemburgo, Messico, Olanda, Polonia, Russia, Slovacchia, Ucraina e Stati Uniti (tramite Buzzi Unicem USA).

L’attuale Presidente è Sandro Buzzi; i Direttori Generali sono Pietro Buzzi (Corporate Finance) e Michele Buzzi (Gestione operativa).

A metà del 2017 Buzzi Unicem ha subito un cyberattack che ha interrotto l’amministrazione interna dei processi e ha ritardato le comunicazioni finanziarie, ritenute dovute al virus del Ransomware Petya che probabilmente si è infiltrato attraverso gli impianti che opera in Ucraina.

  • Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    La finanza, si sa, guarda oltre gli eventi e cerca di posizionarsi in anticipo su quelle che saranno le tendenze del dopo. Non sfugge quindi la rotazione in atto sui portafogli a causa della guerra tra Ucraina e Russia.

    Come abbiamo avuto modo di vedere, analizzando le azioni migliori e peggiori da quando è iniziato il conflitto, ci sono delle tendenze, già avviate prima dell’inizio della guerra, che stanno accelerando.

    Il volo degli energetici green

    Il primo effetto che si è visto è come i grandi fondi stanno ruotando il portafoglio, puntando su quelle aziende che fanno del green il loro cavallo di battaglia per il futuro. Ecco quindi che le azioni legate alla produzione dell’energia solare e a idrogeno stanno già salendo e continueranno ancora a farlo.

    Sulla stessa lunghezza d’onda anche tutte quelle aziende che producono, vendono o trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL).

    Il motivo è molto semplice: con le sanzioni comminate alla Russia è probabile che nei mesi a venire il Gas e il Petrolio avranno delle fiammate di prezzo, non sopportabili dal mercato che quindi cercherà delle soluzioni alternative e meno costose.

    La trasformazione era già in atto nei giorni scorsi, a causa dell’elevata inflazione che stava strozzando le industrie europee, la guerra ha solo accelerato la svolta e dato l’opportunità ai fondi di investimento di allinearsi.

    Questa una lista di aziende che potrebbero trarne vantaggio:

    Azienda/AzioneSettoreNazione
    Air Liquide
    EPA: AI
    ServiziFrancia
    Alerion Clean Power
    BIT:ARN
    RinnovabiliItalia
    EDP Renewables
    ELI: EDPR
    EolicoSpagna
    Encavis
    ETR: ECV
    SolareGermania
    ERG
    BIT:ERG
    RinnovabiliItalia
    ITM Power
    LON: ITM
    IdrogenoRegno Unito
    Nordex
    ETR: NDX1
    EolicoGermania
    Orsted
    CPH: ORSTED
    EolicoDanimarca
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    BME: SGRE
    IngegneriaSpagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    BME: SLR
    SolareSpagna
    Snam
    BIT: SRG
    IdrogenoItalia
    Vestas Wind Systems
    CPH: VWS
    EolicoDanimarca
    Voltalia
    EPA:VLTSA
    RinnovabiliFrancia
    Aziende del settore energetico green

    La stabilità dell’energia fossile

    Sembra assurdo, visto quanto abbiamo appena detto nel capitolo precedente, ma anche le fonti di energia vecchio stampo, quindi gas e petrolio, non dovrebbero avere grandi problemi.

    Il motivo è presto detto: vero che si sta guardando sempre più al green ma è altrettanto vero che il mercato ancora richiede l’uso di gas e petrolio e sarà così per lunghi periodi ancora.

    La carenza possibile di forniture da parte della Russia è una buona notizia per il prezzo delle materie prime, che non a caso stanno vedendo i prezzi a livelli che mancavano da molti anni. Il Gas è sui massimi di sempre e il petrolio ha appena toccato i 110$ a barile.

    Nei mesi a venire queste fiammate di prezzo continueranno, permettendo alle aziende che hanno nel loro core business l’energia da fossili di allinearsi al nuovo mercato e di sviluppare le tecnologie necessarie per abbracciare ampiamente il nuovo corso.

    Le aziende che non avevano investimenti importanti in Russia, quindi, accolgono con favore i prezzi che lievitano, e faranno molti più margini da reinvestire in tecnologia e impianti di nuova generazione. Un esempio è ENI, il cui prezzo, negli ultimi giorni, sta arrivando a dei prezzi che non si vedevano da tempo.

    Ecco una breve lista di aziende di un certo spessore, che ancora producono molto sull’energia da fossili ma che hanno la capacità di cambiare le loro attività. Una della lista è già partita, facendo cambiare il proprio nome, da Total a TotalEnergies, così da far segnare anche simbolicamente il cambio passo.

    Azione / AziendaNazione
    BP
    LON: BP
    Gran Bretagna
    ENI
    BIT: ENI
    Italia
    Shell
    LON: SHEL
    Olanda
    TotalEnergies
    EPA: TTE
    Francia
    Azioni del settore petrolifero che vivranno un cambiamento in futuro

    Le armi saranno sempre più importanti

    È stata necessaria una guerra, ma finalmente l’Unione Europea si è resa conto di non poter affrontare il futuro con mille eserciti differenti, muovendo le proprie armi alla rinfusa. Si è quindi aperto un tavolo per costruire un esercito comune, non solo militarmente, ma anche in termini di politica di difesa e di adeguamento degli armamenti. Inoltre, come abbiamo visto in Russia e Ucraina, in caso di conflitto vengono anche attaccate le reti informatiche e la cybersicurezza entra, a tutti gli effetti, nella politica difensiva di un Paese.

    Non è un caso che la Germania, pochi giorni fa, abbia deciso di portare la propria spesa in difesa dall’1,5 al 2% del PIL. Questa è certamente una buona notizia per le aziende che fatto della difesa il loro core business, ci si aspetta che altre nazioni seguiranno l’esempio, finché non sarà la Comunità Europea a coordinare questi investimenti.

    Tra le aziende da seguire in questa sezione troviamo:

    Azienda / AzioneNazione
    BAE Systems
    LON: BA
    Regno Unito
    Hensoldt
    ETR: HAG
    Germania
    Leonardo
    BIT: LDO
    Italia
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    USA
    Rheinmetall
    ETR: RHM
    Germania
    Thales Group
    EPA: HO
    Francia
    Azioni legate al mondo della difesa

    I minerali, tra gioie e dolori

    Altro mercato impattato dalla guerra è quello dei minerali, infatti la Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di minerali di vario tipo. Con le sanzioni nei confronti del Paese dell’ex Unione Sovietica, diventa fondamentale andare a trovare i minerali necessari altrove.

    Qui il mercato si spacca in due grandi parti: chi ha effettuato grandi investimenti in Russia negli anni scorsi ora è in forte difficoltà, invece chi ha impianti altrove sta gongolando osservando il futuro.

    Puntare su aziende che hanno poco o nulla a che fare con la Russia, come per esempio:

    Azienda / AzioneNazione
    Barrick Gold
    NYSE: GOLD
    Canada
    Coeur Mining
    NYSE: CDE
    USA
    First Majestic Silver
    TSE: FR
    Canada
    Harmony Gold Mining
    JSE: HAR
    Sud Africa
    Rio Tinto
    LON: RIO
    UK/Australia
    Le aziende minerarie con nessun interesse in Russia

    Materiali per la ricostruzione

    Per fortuna l’esercito russo sta colpendo solo in modo mirato, senza radere al suolo intere aree, quindi la ricostruzione sarà certamente più veloce e più semplice.

    Ne potrebbero trarre vantaggio tutte quelle aziende che hanno nel loro core business la produzione di materiali per le costruzioni, a patto però che l’Ucraina rimanga libera e che (possibilmente) entri a far parte dell’Europa. Così non fosse, a causa delle sanzioni, sarà impossibile per le aziende europee partecipare alla fase di ricostruzione.

    Alcune di queste aziende possono essere:

    Azienda / AzioneNazione
    Buzzi Unicem
    BIT: BZU
    Italia
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    USA
    Cement Roadstone Holdings
    LON: CRH
    UK
    HeidelbergCement
    ETR: HEI
    Germania
    LafargeHolcim
    SWX: LHN
    Svizzera
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    Francia
    Schneider Electric
    EPA: SU
    Francia
    Wienerberger
    VIE: WIE
    Austria
    Aziende del settore edile e ricostruzioni

    Inoltre in Russia sono presenti 4 grandi produttori di acciai, i quali vivevano con l’esportazioni verso altri mercati. Con il blocco del loro lavoro, se ne avvantaggeranno certamente i concorrenti, anche in virtù dell’aumento dei prezzi su questi materiali che è in atto da mesi oramai. Quindi:

    Aziende / AzioniNazione
    ArcelorMittal
    AMS:MT
    Lussemburgo
    Labrador Iron Ore Royalty Corporation
    TSE: LIF
    Canada
    Reliance Steel & Aluminum
    NYSE: RS
    USA
    Steel Dynamics
    NASDAQ: STLD
    USA
    Tenaris
    BIT: TEN
    Italia
    United States Steel
    NYSE:X
    USA
    Aziende siderurgiche che approfitteranno delle difficoltà russe
  • Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).

    Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.

    In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.

    Come si sono comportate le azioni durante la guerra

    Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.

    Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.

    Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina

    Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.

    Azione% 1 settimana% inizio anno
    Maire Tecnimont (BIT:MT)-26,2%-31,9%
    Unicredit (BIT:UCG)-24,7%-21,8%
    Banco BPM (BIT:BAMI)-17,7%+8,9%
    BPER Banca (BIT:BPE)-17,7%-8,9%
    Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)-17,4%-10%
    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)-14,2%+0,86%
    Iveco (BIT:IVG)-14,1%
    Buzzi Unicem (BIT:BZU)-13,6%-14,6%
    Telecom Italia (BIT:TIT)-13,3%-20,8%
    Mediobanca (BIT:MB)-12,8%-15%
    Pirelli (BIT:PIRC)-11,9%-19,1%
    Banca IFIS (BIT:IF)-11,7%+4,5%
    DoValue (BIT:DOV)-10,6%-13,6%
    BFF Bank (BIT:BFF)-10,3%-9%
    Banca Mediolanum (BIT:BMED)-10,3%-15,2%
    Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina

    Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.

    A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.

    Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra

    Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).

    Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.

    Azione% a 1 settimana% da inizio anno
    Leonardo (BIT:LDO)+24,7%+27%
    ERG (BIT:ERG)+18,7%-0,6%
    Alerion Clean Power (BIT:ARN)+17,5%+3,2%
    Fincantieri (BIT:FCT)+16,5%+4,8%
    Terna (BIT:TRN)+9,6%+3,2%
    Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra

    Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.

    Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.

    Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina

    Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.

    Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Polymetal International
    (LON:POLY)
    -67%Cipro
    EVRAZ
    (LON:EVR)
    -63%UK
    Ferrexpo
    (LON:FXPO)
    -41%Svizzera
    Nokian Tyres
    (HEL:TYRES)
    -31%Finlandia
    Technip Energies
    (EPA:TE)
    -29%Francia
    Commerzbank
    (ETR:CBK)
    -25%Germania
    Uniper
    (FRA:UN01)
    -24,8%Germania
    Wizz Air Holdings
    (LON:WIZZ)
    -24,4%Svizzera
    Casino Guichard Perrachon
    (EPA:CO)
    -24,3%Francia
    ING Groep
    (AMS:INGA)
    -24,2%Olanda
    Mondi
    (LON:MNDI)
    -22,7%UK
    Valeo
    (EPA:FR)
    -22,2%Francia
    Rolls-Royce Holdings
    (LON:RR)
    -22%UK
    Deutsche Bank
    (ETR:DBK)
    -21,2%Germania
    Fortum
    (HEL:FORTUM)
    -20,8%Finlandia
    BNP Paribas
    (EPA:BNP)
    -19,3%Francia
    Société Générale
    (EPA:GLE)
    -19,2%Francia
    Montana Aerospace
    (SWX:AERO)
    -19,2%Svizzera
    Unicaja Banco
    (BME:UNI)
    -18,2%Spagna
    Renault
    (EPA:RNO)
    -18,2%Francia
    Le azioni peggiori in Europa durante la guerra

    Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.

    Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:

    gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan

    Descrizione di Polymetal International

    Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:

    Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.

    Descrizione di Ferrexpo

    Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.

    Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina

    Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Hensoldt
    (FRA:HAG)
    +113%Germania
    Rheinmetall
    (ETR:RHM)
    +42%Germania
    Oxford Instruments
    (LON:OXIG)
    +38%UK
    Secunet Security Networks
    (FRA:YSN)
    +36%Germania
    ITM Power
    (LON:ITM)
    +36%UK
    Vestas Wind Systems
    (CPH:VWS)
    +32%Danimarca
    Nordex
    (ETR:NDX1)
    +29%Germania
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    (BME:SGRE)
    +28%Spagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    (BME:SLR)
    +27%Spagna
    SMA Solar Technology
    (ETR:S92)
    +26%Germania
    BAE Systems
    (LON:BA)
    +26%UK
    Vallourec
    (EPA:VK)
    +25%Francia
    Voltalia
    (EPA:VLTSA)
    +24%Francia
    Thales
    (EPA:HO)
    +23,9%Francia
    Orsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    +23,3%Danimarca
    Neoen
    (EPA:NEOEN)
    +22%Francia
    Ceres Power Holdings
    (LON:CWR)
    +21,6%UK
    Bobst Group
    (SWX:BOBNN)
    +21,6%Svizzera
    EDP Renovaveis
    (BME:EDPR)
    +21,3%Spagna
    Chemring Group
    (LON:CHG)
    +21,1%UK
    Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra

    Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.

    Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:

    Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non

    Descrizione di Hensoldt

    Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina

    Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.

    Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.

    Azione% a 1 settimana
    EPAM Systems (NYSE:EPAM)-53%
    Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)-25%
    Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)-17%
    United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)-15,4%
    Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)-15%
    Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.

    Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina

    Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.

    Azione% a 1 settimana
    CarGurus (NASDAQ:CARG)+41%
    DraftKings (NASDAQ:DKNG)+37%
    Block – Square (NYSE:SQ)+30%
    First Horizon (NYSE:FHN)+29,7%
    New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)+24,1%
    Roku (NASDAQ:ROKU)+24%
    GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)+22,2%
    Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.

    Conclusione

    In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.

    I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.

    In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.

  • Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:

    • Buzzi Unicem
    • Intesa Sanpaolo
    • Pirelli
    • Unicredit

    In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.

    Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:

    • Francia
      • BNP Paribas
      • Compagnie de Saint Gobain
      • Renault
      • Societe Generale
    • Germania
      • Delivery Hero
      • Deutsche Bank
      • HeidelbergCement

    Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.

    Passando agli indici:

    • €STOXX 50: -4,36%
    • DAX: -4,28%
    • CAC40: -4,21%
    • FTSE MIB: -4,16%
    • IBEX: -3,66%
    • MOEX (Russia): -29,57%

    Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina

    Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.

    Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.

    Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.

    Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.

    Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.

    Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina

    La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.

    Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.

    Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.

    Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.

    La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.

    Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.

  • Azioni migliori e peggiori del primo semestre 2021

    Azioni migliori e peggiori del primo semestre 2021

    Il confronto con l’anno scorso, considerando l’arrivo del Covid 12 mesi fa, è un po’ forzato (ma lo abbiamo comunque fatto poco tempo fa); molto più utile andare a calcolare quali siano le aziende che in questo 2021 hanno meglio (o peggio) performato. Lo facciamo oggi, al giro di boa che segna il passaggio del primo semestre del 2021.

    Migliori e Peggiori azioni in Italia

    Con spirito patriottico, datoci anche dalle belle prestazioni della nostra nazionale all’Europeo, partiamo dal Bel Paese, quindi guardiamo le migliori azioni sul FTSE MIB e quindi allarghiamo lo sguardo a tutto il paniere italiano.

    Migliori azioni sul FTSE Mib nel primo semestre 2021

    TitoloPerformance
    Banco BPM+51,38%
    Tenaris+38,50%
    CNH Industrial+35,54%
    Poste Italiane+34,07%
    Banca Generali+33,92%
    A2A+33,58%
    UniCredit+32,06%
    Mediobanca+31,86%
    Interpump Group+25,31%
    Amplifon+23,82%
    Intesa San Paolo+23,21%
    BPER Banca+23,00%
    Campari+21,79%
    Buzzi Unicem+21,14%
    ENI+20,94%
    Migliori azioni del FTSE MIB

    Migliori azioni italiane nel primo semestre del 2021

    Come detto allarghiamo quindi lo sguardo e osserviamo cosa è successo sull’intero paniere di azioni italiane nel primo semestre del 2021.

    AzionePerformance
    Isagro+146,22%
    Alkemy+114,69%
    Tod’s+103,62%
    WeBuild+84,43%
    Unieuro+77,91%
    SABAF+75,42%
    BFF Bank+72,37%
    EL EN+71,75%
    IRCE+71,60%
    Maire Tecnimont+69,26%
    Banca Popolare di Sondrio+68,18%
    Piovan+68,03%
    Prima Industrie+59,38%
    EMAK+58,65%
    Orsero+57,19%
    15 migliori azioni italiane nel primo semestre del 2021

    Peggiori azioni italiane nel primo semestre del 2021

    Continuiamo con la carrellata delle azioni italiane ma questa volta passiamo alla poco invidiabile classifica delle peggiori performance sul listino milanese.

    AzionePerformance
    Giglio Group-17,72%
    Falck Renewables-14,87%
    Cellularline-12,60%
    EuroTech-11,66%
    Juventus F.C.-11,61%
    GVS-8,92%
    Ferrari-8,03%
    Saipem-7,12%
    Rai Way-6,59%
    Diasorin-6,00%
    Peggiori azioni italiane nel primo semestre del 2021

    Migliori e Peggiori azioni in Europa nel primo semestre del 2021

    Superiamo quindi i confini italiani e andiamo a dare uno sguardo a quanto successo in Europa, partendo dalle migliori aziende europee nel primo semestre del 2021.

    AzioneNazionePerformance
    Entreparticuliers.com SAFrancia+686%
    Fast Finance 24 Holding AGGermania+472%
    PetroNeft Resources plcIrlanda+431%
    AssetCo plcUK+411%
    Kodal Minerals PLCUK+338%
    Evergreen SAFrancia+331%
    Tern PlcUK+296%
    Itaconix plcUK+295%
    Argo BlockchainUK+288%
    Helium One Global LtdUK+259%
    Migliori azioni in Europa nel primo semestre del 2021

    Peggiori azioni europee nel primo semestre 2021

    Anche per l’Europa andiamo a vedere entrambe le facce della medaglia e, dopo aver visto le migliori azioni, andiamo a osservare quelle che sono state le peggiori 10 azioni in Europa nel primo semestre del 2021.

    AzioneNazionePerformance
    Cybergun SAFrancia-87%
    Neovacs SAFrancia-79%
    Openlimit Holding AGSvizzera-79%
    Archos SAFrancia-79%
    Hemogenyx Pharmaceuticals PlcUK-75%
    Avenir Telecom SAFrancia-74%
    Europlasma SAFrancia-74%
    SIMEC Atlantis Energy LimitedUK-73%
    Iffe Futura SASpagna-70%
    Visiomed Group SAFrancia-68%
    Peggiori azioni in Europa nel primo semestre del 2021

    Migliori e Peggiori titoli azionari in America nel primo semestre del 2021

    Abbandoniamo quindi il Vecchio Continente per andare al di là dell’Oceano, in America, dove, come al solito, le prestazioni delle azioni lasciano abbastanza basiti.

    Ecco quindi le performance delle azioni americane nel primo semestre del 2021.

    Migliori azioni in America nel primo semestre 2021

    Partiamo quindi con le migliori performance del mercato a stelle e strisce.

    AzionePerformance
    Vertex Energy+1.342%
    Cassava Sciences+1.116%
    Marin Software+756%
    Atossa Therapeutics+660%
    Express+621%
    Koss Corporation+577%
    PDS Biotechnology Corp+447%
    BSQUARE Corporation+429%
    Asensus Surgical+417%
    J.Jill Inc+411%
    Le migliori azioni americane nel primo semestre 2021

    Peggiori azioni in America nel primo semestre del 2021

    Infine chiudiamo l’articolo con la poco invidiabile classifica delle azioni americane che hanno perso di più durante il primo semestre del 2021. Anche qui ci sono numeri sensazionali e belle sorprese.

    AzionePerformance
    Odonate Therapeutics-81%
    Graybug Vision-79%
    Sigilon Therapeutics-78%
    ChemoCentryx-77%
    Immunovant-77%
    iRhythm Technologies-72%
    Frequency Therapeutics-72%
    NuZee-70%
    Lumos Pharma-70%
    Athira Pharma-69%
    Azioni americane peggiore durante il primo semestre del 2021

  • Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Stacco dividendi, tutte le azioni che lo fanno oggi

    Come ogni anno, il quarto lunedì del mese di maggio è dedicato ai dividendi, anche il 2021 non fa eccezione, anche se, rispetto al pre-Covid, il bottino rimane ancora magro.

    Il 2021, infatti, vedrà una pioggia di circa 17,3 miliardi di euro, cifra certamente più alta rispetto ai 13 miliardi del 2020, ma ancora distante dai 21 miliardi distribuiti nel 2019.

    Anche guardando dal punto di vista percentuale, il dividend yield di Piazza Affari, quest’anno, sarà intorno a 2,73%, contro l’1,92% del 2020, ma che mal si concilia con la media degli ultimi 10 anni che è stata del 3,44%.

    A pesare sui dividendi c’è ancora lo stop della BCE sulla distribuzione degli utili bancari, e su una borsa come quella milanese, dove il peso specifico dei finanziari è molto alto, questo è uno scoglio non di poco conto.

    Certamente si fa meglio a guardare il futuro, quando gli analisti, al 2024, si aspettano un ritorno del 4,38% sulla borsa italiana.

    Tornando a noi, e tornando a oggi, ecco la lista delle aziende che staccano un bel dividendo in questa giornata.

    Azioni che staccano un dividendo oggi

    Le seguenti azione staccano oggi il dividendo e lo metteranno in pagamento mercoledì:

    AzioneDividendo
    A2A€ 0,0800
    Amplifon€ 0,2200
    Anima Holding€ 0,2200
    Azimut Holding€ 1,0000
    B.F.€ 0,0150
    Banca Finnat€ 0,0025
    Banca Ifis€ 0,4700
    Banca Pop Emilia Romagna€ 0,0400
    Banca Popolare Sondrio€ 0,0600
    Banca Mediolanum€ 0,0267
    Be Shaping the Future€ 0,0300
    Brembo€ 0,2200
    Buzzi Unicem€ 0,2500
    Cairo Communication€ 0,0400
    Caltagirone€ 0,0700
    Datalogic€ 0,1700
    De’ Longhi€ 0,5400
    Dea Capital€ 0,1000
    Diasorin€ 1,0000
    El.En€ 0,4000
    Eni€ 0,2400
    Erg€ 0,7500
    Falck Renewables€ 0,0670
    Fila€ 0,1200
    First Capital€ 0,2500
    Generali€ 1,0100
    Interpump Group€ 0,2600
    Intesa Sanpaolo€ 0,0357
    Inwit€ 0,3000
    Irce€ 0,0300
    Italgas€ 0,2770
    Moncler€ 0,4500
    Pattern€ 0,0280
    Prysmian€ 0,5000
    Rai Way€ 0,2385
    Recordati€ 0,5500
    Retelit€ 0,0300
    Salcef Group€ 0,4200
    Sol€ 0,2200
    Tamburi€ 0,1000
    Technogym€ 0,2200
    Tenaris$ 0,1400
    Unipol€ 0,2800
    Unipolsai€ 0,1900
    Vianini Industria€ 0,0600
    Aziende che staccano oggi il dividendo
  • Azioni da comprare e tenere per sempre

    Azioni da comprare e tenere per sempre

    Nel nostro sito è già presente una sezione nella quale indichiamo le operazioni che effettuiamo sui nostri portafogli, il nostro stile è quello da cassettista, cioè acquistare un’azione, decidere un take profit e uno stop lose e mantenere in portafoglio i titoli fino al raggiungimento di un livello.

    I take e gli stop vengono aggiornati periodicamente, soprattutto in presenza di nuove trimestrali delle aziende.

    Per decidere quali aziende acquistare e quali vendere, abbiamo un calcolo che parte da 67 indicatori differenti e ci restituiscono un numero sintetico sul valore dell’azienda stessa. Lo stesso meccanismo ci indica anche, partendo dai fondamentali, quale potrebbe essere il miglior take profit; lo stop lose, invece, lo posizioniamo manualmente, a una distanza che varia tra il 20 e il 35%.

    Non vogliamo assolutamente consigliare l’acquisto di tali azioni, ma nella pagina suddetta c’è il nostro portafoglio di azioni che valgono qualcosa per noi. Ovviamente ogni lettore dovrà avere la propria idea e seguire il proprio calcolo. Noi cerchiamo di aiutare in ciò.

    Quali azioni comprare?

    Grazie a tale sistema, negli ultimi mesi, abbiamo chiuso un paio di operazioni come:

    • Adidas: entrati a 207,40 € e usciti a 290,90 € con un guadagno del 40,26% lordo
    • Hasbro: entrati a 62,53 $ e usciti a 96,76 $ con un guadagno lordo del 54,74%

    Non è ovviamente un portafoglio molto movimentato e non lo vogliamo lo sia. In questo momento abbiamo all’interno circa 42 azioni e solo 4 di queste, dal momento in cui le abbiamo comprate, sono in negativo, con il rendimento peggiore che ci sta facendo perdere solo il 4%. Tutte le restanti 38 azioni sono in positivo, con alcune che superano il rendimento teorico del 240% (Carnival al momento in cui scriviamo).

    Si tratta di un portafoglio di azioni da comprare e tenere per un lungo tempo.

    Le migliori azioni da avere

    Ma le azioni da tenere per sempre, spesso, non coincidono con le azioni migliori nel portafoglio. Per esempio, il calcolo di cui abbiamo parlato poco fa, ci segnala che le migliori aziende, tra le circa 500 che monitoriamo, sono nell’ordine:

    1. BPER Banca
    2. Unipol Gruppo
    3. BNP Paribas
    4. UnipolSai Assicurazioni
    5. Berkshire Hathaway
    6. Vertex Pharmaceuticals
    7. Credit Agricole
    8. Orange
    9. Munich Re
    10. Buzzi Unicem

    Vedremo tra un po’ le azioni da tenere per sempre, ma vi anticipiamo già che questa lista è parzialmente differente rispetto a quella delle azioni da tenere per anni.

    Quali azioni tenere per sempre?

    Come già detto, il portafoglio in sé e per sé è già impostato in modo da immaginare dei lunghi tempi all’interno dello strumento, ciò perché sono azioni che hanno ottimi fondamentali e che, prevediamo, continueranno a rendere bene nei mesi / anni a venire.

    Ci sono alcune aziende su cui abbiamo un orizzonte temporale più basso, come per esempio Mastercard, su cui siamo entrati a 298,53 $ e, considerando il prezzo attuale a 372 $, abbiamo un guadagno teorico del 24,61% che è molto vicino al prezzo di 421 $, punto in cui usciremo (ci manca quindi solo il 13% e speriamo di riuscirci nel prossimo trimestre).

    Però ci sono anche azioni da cui difficilmente usciremo per almeno i prossimi 5 anni. Teoricamente ci sono anche aziende su cui il prezzo obiettivo è così alto che continueremo a incassare cedole e probabilmente non ne usciremo mai.

    Ecco una breve lista delle azioni da tenere per sempre:

    • Netflix
    • ENI
    • Alphabet
    • Intesa San Paolo
    • Stellantis
    • Berkshire Hathaway
    • Vertex
    • Intuitive Surgical
    • Unipol Gruppo
    • Walt Disney

    Successivamente capiremo, per ognuna di queste, il perché pensiamo di tenerle per lunghissimo tempo. Come possiamo facilmente notare la lista delle azioni migliori non è la medesima delle azioni da tenere per un lungo periodo, ciò è dato da vari fattori e li analizzeremo nel dettaglio più avanti.

    Il metodo Warren Buffett

    Quello che cerchiamo di ricalcare, con questa strategia, è il metodo Warren Buffett, cioè comprare aziende dai forti fondamentali e che distribuiscono dividendi, reinvestire quest’ultimi e continuare a far crescere il portafoglio.

    Ciò non significa necessariamente non vendere, anzi, quando un’azione ha corso tanto e i fondamentali non la sostengono più è correttissimo venderla.

    Capita soventemente anche di alienare solo una quota di azioni su un titolo (vendendone per esempio il 50%) per girare il portafoglio e prendere posizione su un altro titolo che è sottostimato.

    Come dice Buffett:

    Le opportunità arrivano raramente. Quando piove oro, metti fuori un secchio, non un ditale.

    Warren Buffett

    Analisi delle azioni da tenere per sempre

    Ora, dopo aver spiegato come funziona il nostro algoritmo e aver visto le azioni migliori e quelle da tenere per sempre, andiamo ad analizzare singolarmente le azioni da tenere per un lungo periodo.

    Queste che seguono sono azioni da cui non usciremo, probabilmente, per i prossimi 5 anni (almeno).

    Netflix (NASDAQ: NFLX)

    Capitalizzazione: 221,5 miliardi di $
    P/E: 60,49
    Prezzo attuale: 499,52 $
    Target Price attuale: 615,06 $
    Nostro ingresso: 497,51 $
    Nostro Target Price: 3.975 $
    Nostro Stop Lose: 310,94 $

    Partiamo con un tecnologico, facente parte dei FAANG, cioè la società che ha inaugurato la stagione dello streaming tv flat. Lo abbiamo visto negli ultimi anni, lo streaming TV sta sostituendo la visione classica della stessa. In futuro possiamo immaginare come si guarderà la TV solo per programmi di attualità ed eventi live, mentre tutto ciò che sarà on-demand (film, serie tv, ecc) passerà da servizi di streaming.

    In questa panoramica Netflix è ben posizionata, si tratta a tutti gli effetti della TV del futuro. Subisce la concorrenza della sola Amazon con Prime Video, che però pare molto in ritardo.

    La capitalizzazione di mercato attuale è di 221 miliardi di dollari, un decimo di quella di Apple, un settimo di quella di Alphabet; certo, rispetto a queste due ha ancora molto da dimostrare, ma Netflix è in rampa di lancio e lo si denota anche dalla fiducia che gli danno gli investitori, con un P/E oltre 60, rispetto ad Apple e Alphabet che si aggirano intorno a 35/40.

    I mercati da raggiungere sono ancora molti e anche dove è già presente, come in Italia, ancora ci sono grandi fette di mercato da colpire. In questo momento l’utente tipo di Netflix è nella fascia 25/45 medio/alto spendente ma, come già visto per Facebook in passato, il mercato dei boomer (50/70 anni) è ancora da esplorare. Inoltre ci sono anche grosse differenze in base alle regioni nelle stesse nazioni: per esempio, in Italia la penetrazione al nord è molto più ampia rispetto a quella del centro/sud.

    In Netflix la nostra operazione è partita qualche mese fa, quando siamo entrati a 497,51 $, il prezzo ha sfiorato i 600 $ e ora si aggira di nuovo intorno al nostro prezzo di ingresso. Si tratta di una buona occasione di ingresso o di aumento del volume di azioni. Reputiamo che la capitalizzazione di mercato sia ancora molto bassa e pensiamo che il valore possa fortemente aumentare, soprattutto perché i prezzi di listino di Netflix sono ancora relativamente bassi per l’offerta che ha. Infine c’è un nuovo spiraglio possibile, già percorso da Amazon e su cui Netflix potrebbe fare dei ragionamenti: gli eventi live come la trasmissione delle gare di calcio; Amazon ha acquisito la licenza per poter trasmettere delle gare per il prossimo trimestre e non è detto che Netflix non possa seguire a ruota libera, inaugurando a tutti gli effetti un nuovo mercato. In tale circostanza il marketCap di Netflix è vermanete molto basso a oggi.

    ENI (BIT: ENI)

    Capitalizzazione: 37,25 miliardi di €
    P/E: –
    Prezzo attuale: 10,30 €
    Target Price attuale: 18,06 €
    Nostro ingresso: 6,67 €
    Nostro Target Price: 23,62 $
    Nostro Stop Lose: 4,82 $

    Veniamo quindi a un’azione italiana: ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi fondato da Enrico Mattei. Storicamente ENI è sempre stata un’azione da cassettista, ciò grazie agli ottimi dividendi che ha sempre distribuito: non era insolito ricevere il 7/8% lordo di dividend yield.

    La crisi del petrolio degli ultimi 3/4 anni ha un po’ modificato le carte in tavola, facendo crollare il prezzo delle azioni e facendo abbattere il dividendo distribuito. Allo stesso tempo ENI è stata in grado di ripulire i costi, abbattendo il prezzo limite del barile dal quale fare utili. Infatti nel 2014 a ENI, per fare utili, serviva un prezzo al barile di 90 dollari; nel 2016 ne bastavano 55 e negli ultimi anni si è ancora abbassato.

    Oggi il brent prezza a circa 65 dollari al barile e quindi ENI è nelle condizioni di poter fare utili. Ciò rappresenta un’uscita da un tunnel che è durato svariati anni. Inoltre le previsioni per il futuro, sul prezzo al barile, sono in netto aumento, con le options sui future a 100$ che vengono comprati come biglietti delle lotterie.

    Forse c’è una fiammata dei prezzi e un po’ di speculazione alla base, ma una cosa rimane certa: da più punti si sta parlando di inflazione in netta crescita, ne abbiamo parlato anche noi qualche tempo fa, e questo porterà i prezzi delle materie prime ad alzarsi. Un aumento dei prezzi del petrolio sarebbe oro per il titolo ENI. Quindi a questi prezzi c’è un’ottima opportunità di acquisto.

    Dall’altro canto c’è l’evoluzione green in atto e il petrolio, tra 10/20 anni, varrà molto meno di ciò che vale oggi. In tal senso l’operazione di trasformazione di ENI è già iniziata da anni, soprattutto con gli investimenti in GNL, inoltre gli oltre 200 miliardi di euro del piano PNRR dati dal Next Generation UE, sono linfa vitale per l’azienda di Stato, che ne approfitterà per continuare con l’evoluzione.

    Il nostro portafoglio è esposto verso ENI, con il prezzo di ingresso a 6,67 euro, realizzato durante il crollo per la pandemia da Corona Virus. Stiamo già realizzando un guadagno teorico del 54% ma non siamo intenzionati a realizzare. La nostra visione riporta i prezzi dell’azione fino a 23,62 euro e questa è sostenuta dalla distribuzione dei dividendi che, nei prossimi anni, dovrebbero continuare ad aumentare. Insomma, ENI è un’azione che probabilmente non taglieremo mai dal nostro portafoglio.

    Alphabet (NASDAQ: GOOGL)

    Capitalizzazione: 1.580 miliardi di $
    P/E: 30,19
    Prezzo attuale: 2.337 $
    Target Price attuale: 2.405 $
    Nostro ingresso: 1.430,50 $
    Nostro Target Price: 4.723 $
    Nostro Stop Lose: 857,13 $

    Torniamo su un tecnologico e torniamo nel mercato degli Stati Uniti d’America. Alphabet è la capogruppo di Google e YouTube, oltre che di Nest e di un’altra serie di piccoli progetti. Come si vede anche dalla capitalizzazione di mercato, si tratta di un colosso del mercato tech.

    Benché nel nostro portafoglio sia assente solo Amazon, per gli investimenti a lungho periodo, tra i veri colossi dell’Information Technology, abbiamo scelto Alphabet anziché Facebook, Apple, Amazon e Microsoft. Il motivo è molto semplice: Google è posizionata sulle nuove tecnologie, ha un’ottima infrastruttura cloud, fa utili con servizi semplici (come Google Maps, Google for Business e Google Analytics) ed è il big player dell’advertising oltre ad avere il sistema operativo più diffuso su mobile (Android). Rispetto ad Amazon non ha i costi fisici di distribuzione di prodotti, rispetto a Microsoft ha una visione più ampia, rispetto ad Apple ha molta più varietà e rispetto a Facebook ha molti più brevetti… insomma, è in assoluto l’azienda più completa del gruppo.

    Inoltre, dando un occhio ai fondamentali, è anche l’azienda meglio posizionata e che sta crescendo di più, nonostante non sia una start-up. Poco debito, utili in costante crescita, investimenti calibrati in ricerca e sviluppo e sbaglia pochi colpi.

    Benché sia il secondo player, alle spalle di AWS di Amazon, con il cloud ha ancora molta strada da percorrere e YouTube ancora dovrà evolvere per portare maggiori introiti. Google Home e, in generale, la platea di strumenti Nest, hanno ancora ampie fette di mercato da raggiungere e, inoltre, con Stadia è entrata pesantemente sul mercato del games.

    Alphabet è presente nel nostro portafoglio da qualche mese oramai, siamo entrati a 1.430 e considerando il prezzo attuale a 2.337$ abbiamo già un guadagno teorico del 63%. Non abbiamo nessuna intenzione di vendere però, perché pensiamo che il prezzo delle azioni, nei prossimi anni, subiranno ancora rialzi. La nostra visione porta il prezzo di Alphabet fino a 4.723 $, anche se ci vorranno anni per arrivarci.

    Chi ancora non è dentro potrà ancora approfittare del prezzo attuale che, secondo il nostro algoritmo, è ancora relativamente basso in rapporto ai fondamentali dell’azienda. Certo, forse un anno fa il prezzo era decisamente migliore…

    Intesa San Paolo (BIT: ISP)

    Capitalizzazione: 45,86 miliardi di €
    P/E: 20,10
    Prezzo attuale: 2,36 €
    Target Price attuale: 2,58 €
    Nostro ingresso: 1,40 €
    Nostro Target Price: 3,78 €
    Nostro Stop Lose: 0,82 €

    Torniamo in Italia e guardiamo il miglior titolo del settore bancario, in particolare concentriamoci sulla terza banca più grande in Europa. Intesa San Paolo fino a pochi anni fa era la seconda banca italiana, alle spalle di Unicredit, negli ultimi anni una buona gestione da parte di Corrado Passera prima e Carlo Messina poi l’hanno portata a essere leader incontrastata di mercato. Ciò è stato migliorato nell’ultimo anno grazie all’operazione che le ha permesso di scalare UBI Banca.

    I fondamentali dell’azienda sono ottimi, con poco debito, un buon patrimonio netto e dei bilanci che di volta in volta continuano a stupire. L’unico neo, se vogliamo, è la poca internazionalizzazione dell’istituto, a differenza di Unicredit che, invece, è il più internazionale tra gli istituti italiani.

    Dalla sua ha una remunerazione degli azionisti continua e sempre in salita; eccezion fatta per il 2020, quando la BCE, a causa del Covid, ha bloccato la distribuzione dei dividendi, Intesa ha sempre saputo regalare gioie agli azionisti. Dividendi che comunque Intesa ha messo in cassaforte, pronta a distribuire non appena la BCE gli darà l’autorizzazione.

    L’ultima trimestrale (la 1Q2021) pubblicata pochi giorni fa, conferma che la banca è in continua scalata e difficilmente si fermerà.

    Il nostro portafoglio ha il titolo oramai da anni, con vari ingressi abbiamo mediato il prezzo medio di carico, siamo riusciti ad approfittare dell’occasione regalataci dal crollo causa Covid e oggi abbiamo un PMC di 1,40. Siamo posizionati benissimo soprattutto se consideriamo il prezzo attuale a 2,36.

    La nostra visione dice che il prezzo di Intesa, visti i fondamentali, è ancora basso e che un’uscita possibile, stando a questi dati, potrà arrivare solo a 3,78 euro. C’è da dire che la distribuzione dei dividendi continua ad agire sul prezzo tenendo bassi gli exploit, quindi difficilmente l’azione raggiungerà quel prezzo, ciò ci va benissimo poiché guardando la politica di dividendi dell’azienda e il nostro PMC riusciremo a ripagarci l’investimento entro pochi anni, tutto ciò che arriverà successivamente sarà certamente un guadagno.

    Infine, nell’ottica di cavalcare l’inflazione che sta per abbattersi sulle nostre teste, i titoli finanziari sono una delle migliori scelte, questo giustifica ancora di più il nostro investimento in ISP.

    Stellantis (BIT: STLA)

    Capitalizzazione: 47 miliardi di €
    P/E: –
    Prezzo attuale: 15,00 €
    Target Price attuale: 19,72 €
    Nostro ingresso: 6,64 €
    Nostro Target Price: 41,71 €
    Nostro Stop Lose: 5,21 €

    Come per Intesa San Paolo, anche per Stellantis abbiamo nel tempo mediato il prezzo, essendo posizionati oramai da anni (all’incirca dal momento in cui Sergio Marchionne annunciava l’azzeramento del debito) su quella che fu FCA e che ora è Stellantis, grazie alla fusione con Peugeot.

    Metà del nostro prezzo di ingresso è già stato ripagato dalla distribuzione, ordinaria e straordinaria, dovute alla fusione con PSA. Quindi il nostro investimento, al di là del prezzo attuale, è già stato vincente. Se aggiungiamo che oggi scambia a 15 euro, con un guadagno teorico del 126% al quale vanno aggiunti i dividendi ricevuti negli ultimi 2/3 anni allora possiamo dire che anche Stellantis fallisse, noi comunque ne saremmo usciti vincitori.

    Ma Stellantis ha una visione ben lontana dal fallimento e il nostro algoritmo ci dice che il prezzo è ancora fortemente sottovalutato. Stessa view paiono averla gli analisti che danno un prezzo obiettivo per Stellantis con un premio del 31,5% rispetto ai prezzi attuali.

    Carlos Taveres, attuale CEO di Stellantis, ha già dimostrato, prima con Peugeot e poi con Opel, di riuscire a risanare situazioni complesse e di essere in grado di avere un occhio lungo sul futuro, per questo motivo pensiamo che Stellantis non possa fare altro che salire nei prossimi mesi/anni. Inoltre l’attenzione per gli analisti e i dividendi distribuiti sono un ottimo incentivo.

    Come già accennato, abbiamo un prezzo medio di carico di 6,64 euro e un target a 41,71 euro, forse un po’ alto ma per il semplice motivo che venderemo Stellantis proprio se non ha più senso tenerla in portafoglio.

    Berkshire Hathaway (NYSE: BRK.B)

    Capitalizzazione: 661 miliardi di $
    P/E: 6,60
    Prezzo attuale: 290 $ / 435.000 $
    Target Price attuale: 443.000 $
    Nostro ingresso: 262,69 $
    Nostro Target Price: 538 $
    Nostro Stop Lose: 118,02 $

    Potevamo seguire il metodo Warren Buffett senza possedere e ammirare l’azione da lui posseduta? Certo che no…

    Ecco, chi non conosce Berkshire Hathaway deve sapere che le azioni originali sono quelli di classe A, su cui Buffett non ha mai voluto effettuare split, nemmeno in presenza di problemi tecnici da parte del Nasdaq, da qualche anno però sono state quotate anche le azioni di classe B, non tanto perché Buffett volesse offrire le proprie azioni a chiunque, ma per evitare che player potessero realizzare split non ufficiali e guadagnare alle spalle dell’oracolo di Omah.

    Da ciò nasce la doppia valutazione di Berkshire Hathaway:

    • Classe A: attualmente quota a 435 mila dollari ad azione e ha in circolazione 580 mila azioni
    • Classe B: attualmente quota a 290$ e ha in circolazione circa 1.250 milioni di azioni

    Naturalmente con il nostro portafoglio non ci possiamo permettere il lusso di acquistare solo un’azione di classe A di Berkshire Hathaway e non differenziare su altre azioni, quindi abbiamo optato per le classe B, decisamente più alla portata.

    Il motivo dell’acquisto e del perché in questa lista di azioni da tenere per sempre è chiaro: ci ispiriamo alla sua metodologia e quindi pensiamo che i risultati ottenuti fin qua siano stratosferici: negli ultimi 20 anni ha una resa percentuale del proprio portafoglio del 20% medio annuo. In pratica, se iniziate oggi con 10 mila euro investiti, con questa resa, tra 20 anni avreste 383 mila euro. Bel risultato no!? Beh, questa è la resa degli ultimi anni, ma Berkshire Hathaway è attiva dagli anni ’60…

    Il nostro ingresso in questa azione è relativamente recente, effettuato ad aprile del 2021, con prezzo di ingresso di 262,69 $, grazie alla buona trimestrale pubblicata a inizio maggio siamo già a un guadagno teorico del 10%, ma siamo assolutamente certi che questa azione avrà ancora tanto fiato per correre.

    Vertex Pharmaceuticals (NASDAQ: VRTX)

    Capitalizzazione: 55 miliardi di $
    P/E: 20,28
    Prezzo attuale: 213 $
    Target Price attuale: 285,09 $
    Nostro ingresso: 221,32 $
    Nostro Target Price: 592 $
    Nostro Stop Lose: 125,13 $

    Per differenziare il nostro portafoglio portiamo in esame un titolo azionario del settore salute, nel dettaglio evitiamo qualsiasi azione legata ai vaccini, che potrebbero essere un boomerang e invece mettiamo in portafoglio un’azione che sviluppa medicinali principalmente per malattie rare.

    Vertex non solo sviluppa normali farmaci, ma è addentrata nel mercato delle biotecnologiche, quindi con ottime prospettive per il futuro. Ha vari preparati allo stadio 2 e 3 di test e presto potrebbe presentarsi sul mercato con novità molto importanti.

    Il nostro algoritmo ce la segnala come una delle più promettenti del panorama medico, con ottimi fondamentali e buona capacità di crescita. Siamo entrati in questa azione circa un anno fa a 227 $, poi abbiamo mediato qualche tempo dopo con prezzi un po’ più bassi e il nostro prezzo medio di carico è attualmente a 221,32 $. Allo stato attuale stiamo perdendo il 3,75%, quindi siamo ancora in un buon punto di ingresso per chi volesse affacciarsi su questo titolo.

    Come sempre abbiamo un nostro prezzo obiettivo (592 $) decisamente più alto rispetto al target medio che gli assegnano gli analisti oggi (285,09 $). Per noi è un’azione che nei prossimi mesi regalerà grandi soddisfazioni, quindi è un’azione che visto il basso debito, il continuo sviluppo grazie all’area ricerca e le buone prospettive dei medicinali che si trovano all’ultima fase di sviluppo, potrebbe rapidamente crescere. Ciò gli viene riconosciuto anche dagli analisti, che non sono così spinti come lo siamo noi, ma comunque riconoscono un possibile premio del 29%.

    Intuitive Surgical (NASDAQ: ISRG)

    Capitalizzazione: 99,8 miliardi di $
    P/E: 86,86
    Prezzo attuale: 842 $
    Target Price attuale: 871,13 $
    Nostro ingresso: 759,50 $
    Nostro Target Price: 2.812 $
    Nostro Stop Lose: 455,60 $

    Rimaniamo nel settore sanitario ma spostiamoci dai farmaci alla tecnologia. Intuitive Surgical è un’azienda americana che produce il da Vinci un sistema di assistenza chirurgica. In pratica grazie al da Vinci di Intuitive è possibile realizzare, da parte di chirurghi, operazioni molto complesse e che richiedono la precisione al millimetro.

    Negli ultimi anni, grazie allo sviluppo di questa tecnologia, Intuitive Surgical è cresciuta in modo continuo, nell’ultimo anno, con le cliniche impegnate sul Covid e molto meno su operazioni procrastinabili, le vendite di nuovi sistemi sono un po’ rallentate. Ora, con l’uscita dall’emergenza pandemia, ci si aspetta un buon ritorno per Intuitive, con l’installazione di sistemi di assistenza che costano vari milioni di dollari.

    In questo campo Intuitive Surgical ha praticamente il monopolio e all’orizzonte non si notano concorrenti degni di nota, quindi, tra nuove installazione e manutenzione di sistemi installati, che hanno cicli di vita decennali, non ci sono nubi all’orizzonte di questa società.

    Il nostro algoritmo la piazza molto bene, grazie ai buoni fondamentali, anche se i risultati dell’ultimo anno hanno un po’ abbassato il rating facendola scivolare fuori dalle aziende migliori.

    Il nostro ingresso risale a circa un anno fa, quando entrammo nell’azione con un prezzo di 759,50 $, il quale ci sta facendo guadagnare un teorico 11%. Il nostro prezzo obiettivo è molto lontano e siamo tranquilli che l’assenza di concorrenza e l’essenzialità delle operazioni ci permetteranno di raggiungerlo tra qualche anno.

    Unipol Gruppo (BIT: UNI)

    Capitalizzazione: 3,46 miliardi di €
    P/E: 4,88
    Prezzo attuale: 4,8 €
    Target Price attuale: 4,89 €
    Nostro ingresso: 4,34 €
    Nostro Target Price: 13,17 €
    Nostro Stop Lose: 2,60 €

    Tornando a casa nostra, degna di nota è il Gruppo Unipol, il quale ha al proprio interno partecipazioni in UnipolSai e in BPER Banca, tutti e 3 i titoli facenti parte del gruppo dei migliori secondo il nostro algoritmo. Il nostro ingresso in questa azione risale a febbraio del 2021, quando abbiamo comprato per 4,34 €, il che ci garantisce già un gain teorico del 10,37%; anche per Unipol nessuna intenzione di cedere azioni poiché all’orizzonte ci sono ottime prospettive.

    Oltre al fatto che il gruppo assicurativo/bancario ha fondamentali perfetti, con un patrimonio netto (7,6 miliardi) che supera la capitalizzazione (3,46 miliardi), quindi è certamente sottostimato, soprattutto se consideriamo che il debito è assolutamente sostenibile in rapporto ai ricavi e agli utili.

    Inoltre, guardando un po’ più in là, la banca partecipata (BPER Banca) è in un gioco di strategie che la porterà certamente ad andare in sposa a qualche altra banca (probabilmente Banco BPM), così da creare il vero terzo polo del Paese. Posizione di vantaggio per il gruppo Unipol, che a quel punto potrebbe far entrare il polo assicurativo UnipolSai all’interno di un player di tutto rispetto.

    Da non dimenticare infine la continua distribuzione di dividendi, con Yield che difficilmente scende sotto il 5%.

    Walt Disney (NYSE: DIS)

    Capitalizzazione: 330 miliardi di $
    P/E: –
    Prezzo attuale: 181,8 $
    Target Price attuale: 209,42 $
    Nostro ingresso: 133,26 $
    Nostro Target Price: 362 $
    Nostro Stop Lose: 82 $

    Eccoci qui arrivati all’ultimo della lista di azioni da comprare e tenere per sempre (o quasi). Walt Disney è un colosso dell’intrattenimento e benché nell’ultimo anno i suoi parchi divertimento abbiano avuto qualche problema a causa del Corona Virus, nuove revenue stream stanno crescendo facendo sì che la Disney diventi a tutti gli effetti un colosso differenziato nell’intrattenimento per grandi e piccini.

    Ci riferiamo in modo particolare alla piattaforma Disney+, in grado di diventare, in breve tempo, la tv di riferimento per i bimbi. Ciò che Netflix è per gli adulti Disney+ lo è per i bimbi. Ma non solo… perché Disney+ ha ambizione di essere anche qualcosa in più, non a caso l’ultimo film che ha vinto gli Oscar 2021 (Nomadland) è distribuito da Walt Disney Studios Motion Pictures e si trova solo su Disney+.

    Casa di produzione, marchi di proprietà, licenze da riscuotere per ogni uso di un proprio personaggio, streaming tv e parchi divertimento… Walt Disney Company è in assoluto una delle migliori aziende dell’intrattenimento e ciò si denota dai fondamentali, con bilanci sempre migliori, trimestre dopo trimestre.

    Ciò gli viene riconosciuto dagli analisti, che infatti hanno un premio del 15,5% sui prezzi attuali e glielo riconosciamo anche noi che, in ottica cassettista, ci libereremmo del titolo solo se raggiungesse velocemente i 362 $. Altrimenti continuiamo a goderci i dividendi e a osservare il verde del risultato che in questo momento segna +36,4%.

    I titoli migliori che non avremo per sempre

    Dopo aver terminato la carrellata dei titoli azionari da tenere per sempre, non possiamo non tornare su quelli che sono i titoli migliori, secondo il nostro algoritmo, ma che noi non terremo per sempre, anzi, ci aspettiamo che nei prossimi mesi raggiungano il nostro target price e quindi verranno ceduti.

    Ricapitoliamo la lista per evitare che dobbiate tornare in cima all’articolo:

    1. BPER Banca
    2. Unipol Gruppo
    3. BNP Paribas
    4. UnipolSai Assicurazioni
    5. Berkshire Hathaway
    6. Vertex Pharmaceuticals
    7. Credit Agricole
    8. Orange
    9. Munich Re
    10. Buzzi Unicem

    Questi sono i titoli migliori secondo il nostro algoritmo. Di questi, abbiamo visto, come quelli che terremo per sempre sono: Unipol Gruppo, Berkshire Hathaway e Vertex Pharmaceuticals. Ne rimangono quindi sette, che reputiamo molto interessanti (e infatti li abbiamo acquistati) ma altrettanto velocemente (arco temporale massimo di 12 mesi) li venderemo.

    BPER Banca e UnipolSai

    Partiamo dai primi 2, con BPER che secondo il nostro algoritmo è in assoluto l’azienda più sottovalutata tra le 500 circa che analizziamo. Ovviamente l’abbiamo acquistata e abbiamo un target price abbastanza alla portata, soprattutto perché pensiamo che le voci di fusione tra BPER e BPM faranno sì che presto la banca emiliana vada in rally e arrivi a livelli ben più alti di quanto visto fino a ora.

    Discorso simile per UnipolSai, certamente la miglior assicurazione che abbiamo in lista, seguita a poca distanza da Axa, ma che terremo poco in portafoglio.

    Entrambi i titoli, inoltre, sono nella galassia di Unipol Gruppo, candidato a rimanere per sempre nel nostro portafoglio, quindi mantenere la capogruppo e 2 società satellite sarebbe un po’ tanto. Nell’ottica di diversificazione, quindi, approfittiamo dei prezzi bassi di UnipolSai e di BPER ma terremo sul lungo periodo solo Unipol Gruppo.

    BNP Paribas e Credit Agricole

    Discorso parzialmente simile per BNP Paribas e Credit Agricole: i titoli si trovano nel nostro portafoglio ma l’orizzonte temporale per la cessione è a 12 mesi. Non perché non crediamo nelle banche francesi, ma per il semplice motivo che preferiamo avere la miglior banca italiana, quindi Intesa San Paolo, e per una questione di differenziazione del portafoglio un assicurativo e un bancario ci bastavano.

    Intesa ha più prospettive di crescita rispetto a BNP, forse uguali a Credit Agricole, che continua a fare acquisizione, come l’ultima in Italia: il Creval.

    Stiamo comunque parlando di 3 tra le banche migliori in Europa, con BNP che occupa stabilmente il primo posto in termini di capitalizzazione.

    Orange

    Per fondamentali meriterebbe di stare a piena regola tra i titoli azionari da tenere per sempre, la questione è che il mercato degli ISP è in continuo movimento e l’azienda leader di oggi potrebbe non esserlo più tra un paio d’anni (per esempi vedere cosa è successo in Italia con l’arrivo di Iliad).

    In questo momento approfittiamo della segnalazione del nostro algoritmo e cerchiamo nel giro di pochi mesi di ricavarne il più possibile; non è detto che non questa azione non ci faccia compagnia per qualche anno, ma certamente la sua presenza nel nostro portafoglio sarà attenzionata continuamente, per capire se i fondamentali saranno ancora stabili.

    Munich Re

    Munich Re è un titolo tedesco assicurativo, escluso dalla lista dei “per sempre” per il semplice motivo che il nostro algoritmo ci segnala come migliore Unipol.

    Certo è che con questi fondamentali farà una bella presenza nel nostro portafoglio e i generosi dividendi che stacca sono particolarmente preziosi. Ci accompagnerà per un po’ di tempo.

    Buzzi Unicem

    Il decimo miglior titolo segnalatoci dal nostro algoritmo è un industriale italiano che lavora molto all’estero e in particolare negli Stati Uniti. Buzzi Unicem rientra in questa particolare classifica dei migliori, oltre che per gli ottimi fondamentali, perché i nuovi piani di sviluppo varati in America e in Europa, puntano moltissimo sullo sviluppo edile e cantieristico, con ottimi ritorno in vista per Buzzi Unicem.

    Non è un titolo da “per sempre” perché vive di fiammate e benché in questo momento si trovi nel momento di gloria tra qualche anno potrebbe non essere più tra i migliori. Nel mentre ce lo godiamo nel nostro portafoglio e attendiamo i ritorni, per i prossimi 2/3 anni, dati dai piani emergenziali made in USA e in Europa.

  • Investire nelle azioni di edilizia, come guadagnare con il mercato delle costruzioni

    Investire nelle azioni di edilizia, come guadagnare con il mercato delle costruzioni

    Pensando all’edilizia la mente corre veloce a un manovale con l’elmetto e il giubbotto catarifrangente in un cantiere. Certo, questa è una parte del lavoro, ma il mercato dell’edilizia è ben più ampia e prevede dalla pianificazione iniziale della costruzione fino all’imbiancatura delle pareti, con conseguente consegna delle chiavi in mano all’acquirente.

    Essendo una spina dorsale dell’economia mondiale, soprattutto in alcune nazioni dove, visto il Covid, si sta investendo particolarmente in questo settore (vi dice nulla il bonus al 90% o al 110%?), le aziende nate nel mercato delle costruzioni sono migliaia. Molte di queste aziende sono private, anche se gestiscono progetti da milioni di euro, c’è però qualche eccezione e vale la pena di capire come guadagnare con qualche azienda quotata in borsa.

    Industria delle costruzioni o edile

    L’industria edile consiste, grossomodo, in tre settori principali:

    1. Infrastrutture: progetti di opere pubbliche come autostrade, ponti e ferrovie
    2. Industriale: strutture e impianti specializzati come raffinerie, fabbriche e capannoni
    3. Edifici, che naturalmente si suddivide in due sottocategorie:
      1. Edifici residenziali: case, di solito per famiglie singole, ma anche residenze multifamiliari come i condomini e/o palazzi
      2. Edifici non residenziali e commerciali: luoghi di vendita al dettaglio come centri commerciali e negozi indipendenti, così come edifici per uffici, ospedali e scuole

    Aziende del mercato edile

    Come abbiamo già detto, soprattutto in Italia, molte delle aziende del mercato edile sono private, quindi non quotate in borsa. Tipicamente le aziende quotate in borsa rientrano in queste categorie:

    • Produttori di attrezzature: producono macchinari da costruzione come bulldozer e betoniere
    • Produttori di materiali: producono beni necessari per la costruzione come legname, acciaio e cemento
    • Costruttori di case residenziali: progettano, costruiscono su misura e spesso finanziano case unifamiliari e altri sviluppi residenziali
    • Società di ingegneria industriale: gestiscono tutti gli aspetti dei progetti di costruzione di massa

    Azioni edili, come investire sulle costruzioni

    Avendo ben in mente questo, andiamo a guardare una lista di aziende edili che sono quotate in borsa. Per ognuna di esse specifichiamo qual è il tipo di attività svolta.

    Azienda / AzioneAttività
    Assa Abloy
    STO: ASSA-B
    Serrature
    Azek Company
    NYSE: AZEK
    Materiali Edili
    Barratt Developments
    LON: BDEV
    Costruttore
    BELIMO Holding
    SWX: BEAN
    Climatizzazione residenziale
    Bellway
    LON: BWY
    Costruttore
    Berkeley Group Holdings
    LON: BKG
    Costruttore
    Bouygues
    EPA: EN
    Sviluppo immobiliare
    Builders FirstSource
    NASDAQ: BLDR
    Materiali Edili
    Buzzi Unicem
    BIT: BZU
    Cemento
    Caltagirone
    BIT: CALT
    Costruttore
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    Macchinari edili
    Cement Roadstone Holdings
    LON: CRH
    Materiali Edili
    D. R. Horton
    NYSE: DHI
    Costruttore
    Eiffage
    EPA: FGR
    Sviluppo immobiliare
    Franchi Umberto Marmi
    BIT: FUM
    Materiali Edili
    Geberit AG
    SWX: GEBN
    Sanitari
    Gibus
    BIT: GBUS
    Tende da sole
    HeidelbergCement
    ETR: HEI
    Cemento
    Home Depot
    NYSE: HD
    Rivenditore Materiali
    Jacobs Engineering
    NYSE: J
    Ingegneria
    Kingfisher
    LON: KGF
    Rivenditore Materiali
    Kingspan Group
    LON: KGP
    Materiali Edili
    LafargeHolcim
    SWX: LHN
    Cemento / Calcestruzzo
    Lennar Corporation
    NYSE: LEN
    Costruttore
    Leslie’s
    NASDAQ: LESL
    Piscine
    Lowe’s
    NYSE: LOW
    Rivenditore Materiali
    LU-VE SpA
    BIT: LUVE
    Climatizzazione
    Martin Marietta Materials
    NYSE: MLM
    Materiali Edili
    Masco Corporation
    NYSE: MAS
    Materiali Edili
    Mdu Resources Group
    NYSE: MDU
    Materiali Edili
    Nucor
    NYSE: NUE
    Acciaieria
    NVR
    NYSE: NVR
    Costruttore
    Panariagroup Industrie Ceramiche
    BIT: PAN
    Pavimentazioni
    Persimmon
    LON: PSN
    Costruttore
    Pulte Homes
    NYSE: PHM
    Costruttore
    Redrow
    LON: RDW
    Costruttore
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    Materiali Edili
    Schneider Electric
    EPA: SU
    Sistemi elettrici
    Sciuker Frames
    BIT: SCK
    Infissi
    Somec
    BIT: SOM
    Costruzioni industriali
    Steel Dynamics
    NASDAQ: STLD
    Acciaieria
    Taylor Wimpey
    LON: TW
    Costruttore
    Travis Perkins
    LON: TPK
    Rivenditore materiali
    Vinci
    EPA: DG
    Sviluppo immobiliare
    Vistry Group
    LON: VTY
    Costruttore
    Vulcan Materials
    NYSE: VMC
    Materiali Edili
    Wienerberger
    VIE: WIE
    Materiali Edili

    Nella lista ci siamo concentrati su quelle aziende che si occupano principalmente di edilizia, abbiamo quindi ignorato una serie di aziende che lavorano (anche) con l’edilizia, le quali sono raccolte nella guida relativa al mercato industriale.

    Stesso dicasi per il mercato degli acciai, per il quale abbiamo messo solo un paio di presenze ma che certamente non è esaurito.

    Caterpillar (NYSE: CAT)

    Caterpillar è il re delle attrezzature industriali per l’edilizia, una società enorme con base negli Stati Uniti d’America ma con interessi in tutto il globo. Riconosciuta soprattutto per l’enorma qualità dei propri attrezzi, si concentra maggiormente su articoli pesanti per l’edilizia. Non tratta solo il mercato delle costruzioni ma ha interessi in molti altri settori, non vi è dubbio, comunque, che quello edile è il maggior mercato per Caterpillar.

    Il mercato edile è particolarmente sensibile ai cicli economici e quindi anche Caterpillar ha avuto alti e bassi, ma il costante aumento degli interessi e la buona fama fanno dell’azienda comunque un punto di riferimento.

    In definitiva si tratta di un buon acquisto in momenti di calo del prezzo, poiché i generosi dividendi ripagheranno abbondantemente l’investimento.

    D.R. Horton (NYSE: DHI)

    Gli Stati Uniti sono certamente la più grande economia mondiale, insidiati dalla Cina che però ha tutt’altre regole. E quando sei il più grande costruttore di immobili residenziali degli Stati Uniti puoi certamente guardare dall’alto in basso il mercato con una certa tranquillità.

    D.R. Horton ha una storia di bassi livelli di debito rispetto al proprio mercato, grazie al suo stile di gestione conservativo. L’azienda spesso pubblica profitti impressionanti, così come flussi di cassa superiori rispetto ai suoi rivali. È uno dei pochi costruttori di case che paga un dividendo, che ha regolarmente aumentato durante i periodi di crescita economica. Nonostante ciò, sa anche riconoscere i momenti di difficoltà e regolarsi di conseguenza, come fatto per esempio durante la Grande Recessione, quando taglio il dividendo per evitare di assumere un debito eccessivo.

    Buzzi Unicem (BIT: BZU)

    Lasciamo l’America e portiamoci in Europa e precisamente in Italia, dove Buzzi Unicem è uno dei migliori player globali nel proprio mercato. Certo, la produzione di cemento e calcestruzzo non riguarda solo la costruzione di immobili ma anche la costruzione di ponti, gallerie, ecc.

    Quello che rende Buzzi Unicem un titolo molto interessante è il fatto che stanno per arrivare fiumi di denaro pubblico per sostenere l’economia post-Covid. E naturalmente le costruzioni sono un buon terreno dove investire denaro che dovrà creare vantaggio per il futuro.

    Così il piano Biden e il Next Generation UE sono ottimi spunti per questa azienda, soprattutto considerando che l’Italia è l’ultimo dei propri mercati, grazie alla forte presenza negli Stati Uniti e in giro per l’Europa.

    Come selezionare le migliori azioni edili?

    Quando si passa alla valutazione dei titoli azionari del mercato edile bisogna tenere ben in mente questi fattori:

    • Affidabilità e sicurezza: il Ponte di Genova con la tragedia successa ad agosto del 2018 dovrebbe farci ben comprendere di cosa stiamo parlando. Quando si costruisce un immobile o in generale un’opera edile bisogna usare buoni materiali e avere una certa sicurezza che le cose vengano fatte ad opera d’arte. Il rischio è di avere molti danni materiali e la perdita di vite umane, che non è mai accettabile.
    • Livelli di debito: iniziare un cantiere edile significa spendere molti soldi per impianti, progettazione ed esecuzione dei lavori. Ciò porta l’azienda a esporsi a livello di debito; avere un buon leverage è quindi fondamentale per evitare di finire fuori controllo con le spese.
    • Dividendi: in aziende che devono usare liquidità per attività principali del loro lavoro è sempre bene fare in modo tale che il dividendo non porti l’azienda a ritrovarsi con pochi fondi per investire nel momento del bisogno. Dall’altro lato queste aziende hanno crescite relative sul valore del prezzo dell’azione, quindi un discreto dividendo è necessario per poter avere un ritorno dall’investimento. La questione è trovare un buon equilibrio che porti vantaggi all’investitore e permetta all’azienda di continuare a prosperare.

    I rischi degli investimenti nel mercato edile

    Il principale rischio è la ciclicità: infatti il mercato edile risente tantissimo dell’andamento economico e in periodi di crisi finisce sotto pressione.

    Un esempio ne è ciò che è successo a fine anni 2000 con la Grande Recessione, nata proprio in seno all’edilizia (finanziaria), con i mutui subprime. Il mercato immobiliare, in crescita continua da inizi anni ’90 e con una bolla durante la metà del 2000 ha subito una grande frenata. Quindi nel 2011 il ciclo economico ha iniziato nuovamente a salire e siamo ancora in quella fase, con il Covid al quale il mercato edile si è dimostrato resiliente, come detto anche grazie all’enorme iniezione di liquidità.

  • Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    L’annuncio del mandato consegnato nelle mani di Mario Draghi, da parte di Sergio Mattarella, farà certamente bene all’economia. I primi segnali si sono già visti, con lo spread tra BTP e Bund sceso immediatamente del 7%.

    Ma quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Mario Draghi?

    Certamente il primo effetto si vedrà sul rendimento dei Titoli di Stato italiani, i quali saranno acquistati grazie alla fiducia che gli investitori ripongono nell’ex presidente della Banca Centrale Europea.

    Inoltre con Draghi impegnato politicamente si può anche immaginare un’accelerazione verso la creazione di quei bond europei che Mario ha lasciato a metà a causa della fine del suo mandato di 8 anni nel palazzo principale dell’economia europea.

    Quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Draghi

    Per rispondere a questa domanda bisogna guardare a tutti i capitoli aperti sul tavolo del governo. Giuseppe Conte, dimissionario, ha aperto una serie di capitoli che non sono arrivati a conclusione.

    Lo spread e il debito

    Il già citato calo dello spread, e in generale il calo degli interessi che l’Italia dovrà pagare agli investitori, porterà l’Italia un po’ più vicina ai costi sostenuti dalle altre nazioni per finanziarsi.

    Difficile immaginare che i BTP decennali italiani vadano sottozero, ma allo stesso tempo è impensabile che lo Stato italiano continui a pagare o 0,5/0,7% di interessi sul decennale nel momento in cui Francia e Germania si trovano in negativo, la Spagna e il Portogallo vicino allo zero e anche la Grecia messa meglio di noi.

    L’Italia andrà ad avvicinarsi a quelli che sono i rendimenti di Spagna e Portogallo, quindi vicini allo zero, con un notevole risparmio di denaro pubblico.

    Ovviamente in questo caso a beneficiarne saranno gli investitori che possiedono buoni dello Stato italiano.

    Il vantaggio per le banche

    Evidentemente l’ex numero uno della Banca Centrale Europea avrà tutto l’interesse del mondo a far viaggiare meglio le banche italiane, le quali sono il tessuto dell’economia del Bel Paese. Già il calo dello spread, con l’innalzamento del valore dei BTP, porta un gran vantaggio alle banche tricolore, le quali vedranno rafforzarsi i valori patrimoniali.

    Questo è particolarmente vero per quegli istituti che possiedono molto debito pubblico italiano, come Intesa Sanpaolo, oltre che quelle banche con un solido bilancio e con fondamentali in ordine, come per esempio Banco BPM.

    Atlantia e la revoca delle concessioni autostradali

    Partiamo dal tema che viene portato avanti sin dal crollo del Ponte di Genova del 2018. Atlantia sta litigando con Cassa Depositi e Prestiti e fino a ora è mancato l’assist del governo, troppo incauto nelle dichiarazioni e troppo fumoso nel concreto.

    Difficile immaginare che Draghi possa fare inversione a U e abbandonare questo capitolo; ma è altrettanto vero che la lettera mandata dalla Commissione Europea, alla quale Draghi dovrà rispondere appena sarà eletto, dà un assist enorme per rivedere tutta l’impalcatura.

    Draghi dovrebbe essere una figura istituzionale, attento ai diritti dei privati e agli accordi presi, quindi si può immaginare una rimodulazione delle tariffe, con un ingresso di Stato all’interno dell’azionariato di Autostrade per l’Italia ma la questione revoca potrebbe andare definitivamente in soffitta.

    È immaginabile che il nuovo governo darà una spinta a CDP in modo da trovare un corretto prezzo per la rete autostradale, liquidando in toto o parzialmente la famiglia Benetton, ma allo stesso tempo dando una generosa liquidazione così che la stessa Atlantia, incassato il ristoro, possa investire in altri beni, principalmente all’estero.

    Si può tranquillamente immaginare che Aspi andrà alla quotazione e solo dopo CDP entrerà nel capitale rilevando le quote in mano ai Benetton. In questo modo si salverebbero i piccoli investitori, i fondi esteri, si darebbe finalmente una parvenza di serietà a questa trattativa e si riporterà gran parte dell’asset in mano allo Stato, tranquillizzando l’Europa e facendo sì che arrivino dalle varie authority tutti i visti necessari.

    Atlantia sarà quindi una delle aziende che ne trarrà beneficio.

    Unicredit e Monte dei Paschi di Siena

    Torniamo sulle banche e quindi sul secondo grande capitolo aperto sul tavolo del governo, cioè la cessione delle quote di MPS.

    Lo Stato Italiano è il maggior azionista della banca senese, con una quota di oltre il 64%. La Comunità Europea ha già chiesto di decidere se nazionalizzare la banca o cedere le quote, per evitare di incorrere nella casistica di aiuti di Stato a enti privati.

    Lo Stato Italiano non ha alcun interesse ad avere una banca nazionalizzata e quindi si sta procedendo con la cessione delle quote di MPS, che il governo Conte bis si è impegnato a portare a termine entro l’estate del 2021.

    Siamo in fase di scadenza di quella promessa e il capitolo ancora è aperto e quasi tutto da costruire. Possiamo immaginare che il pragmatismo di Draghi, unito all’esperienza dell’ex ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, attuale presidente di Unicredit, porterà a una soluzione in tempi relativamente brevi.

    Anche questo capitolo dovrebbe quindi chiudersi velocemente, ai lettori lasciamo il compito di comprendere se sarà un bene o un male per gli attori in gioco.

    La rete unica e Telecom

    Noi voliamo velocemente alla rete unica italiana, terzo grande capitolo aperto sul tavolo del governo.

    Qui le parti in gioco sono tantissime e la risoluzione sarà tutt’altro che semplice. Giusto per fare un veloce riepilogo: TIM ha unito la propria rete con quella di Fastweb dando vita a FiberCop, dall’altro lato c’è Open Fiber, nata da un progetto di Enel con Cassa Depositi e Prestiti (50% ciascuno di quote).

    L’idea originale era quella di unire le due reti per far nascere la rete unica italiana, come chiesto anche dall’Europa, così da avere certezza di connessione e provare ad abbattere il digital divide che oggi colpisce la nazione (due reti nelle principali città e nessuna connessione in territori complessi).

    Cassa Depositi e Prestiti è la regista dell’operazione, avendo in mano il 50% di Open Fiber e il 9,89% di Telecom Italia.

    La direzione in cui si stava procedendo era quella di unire le reti e dare a TIM la responsabilità della gestione, operazione non propriamente ammirata dall’Europa, la quale chiede che la gestione della rete sia in capo a un soggetto terzo rispetto ai rivenditori di connettività.

    Enel è già in trattativa per la cessione della propria quota di Open Fiber al fondo Macquarie, inoltre, giusto per fare qualche nome, in FiberCop è presente anche il fondo KKR.

    Interessati all’operazione sono anche tutti i rivenditori di connettività, con Vodafone, Iliad, Sky e Tiscali alla finestra per capire come e se inserirsi.

    Compito di Draghi sarà quello di dare ascolto all’Europa creando o rafforzando qualcosa di esterno agli operatori, unendo la rete unica e portandola a funzionare in modo adeguato.

    Borsa Italiana in mano a Euronext

    Altro capitolo aperto da Conte e mai chiuso. LSE ha ceduto Borsa Italiana a Cassa Depositi e Prestiti, la quale l’ha fatto entrare nel perimetro della francese Euronext, acquisendo una quota importante della società transalpina.

    Si tratta di un dossier un po’ fermo al palo, nonostante ci siano da fare delle nomine e bisogna cercare di contare qualcosa all’interno del board di Euronext.

    Il compito di Draghi sarà quello di essere europeista e provare a forzare il ruolo dei francesi così da creare un mercato di scambio azioni paneuropeo. Draghi ha anche l’occasione d’oro di provare a far quadrare Deutsche Boerse intorno a Euronext, così da creare un vero grande mercato europeo che possa competere a livello mondiale con Nasdaq e NYSE.

    Recovery Fund

    Ovviamente il Next Generation EU è il capitolo più importante sul tavolo del governo e circa 300 miliardi in 6 anni sono un’occasione da non perdere per l’Italia, possono rappresentare un’occasione per tante aziende italiane.

    Probabilmente Draghi porterà i capitoli verso la direzione degli investimenti a medio/lungo periodo, con la costruzione di meccanismi e di praticità che potranno essere un volano per l’Italia.

    In particolare, avendo perso il treno dell’elettrico sui veicoli e avendo puntato invece su energie alternative, considerando che un grande capitolo di spesa dovrà essere appuntato per le politiche green, potrebbero trarne giovamento quelle aziende che hanno già orientato i loro investimenti verso energia pulita a base di Idrogeno o di fonti alternative.

    Ben posizionate, in questo caso, vediamo Enel, ERG, Snam e forse anche ENI.

    Allo stesso tempo il Recovery Fund ha capitoli sullo svecchiamento della mobilità, quindi grande attenzione a Stellantis e delle infrastrutture, quindi Buzzi Unicem.

    MES e Sanità

    Il MES nacque proprio in seno alla Commissione Europea e alla BCE nel momento in cui Mario Draghi guidava l’istituzione europea, difficile quindi immaginare che possa dire di no ai soldi del MES, anche perché non ha crediti o debiti politici da scontare o elettori da ingraziarsi.

    Per questo motivo probabilmente l’Italia accetterà i soldi del MES e li metterà sul piatto della sanità. Ne gioveranno tutte quelle aziende italiane che in questo settore hanno il loro core business.

    Tra le altre possiamo ricordare DiaSorin, Recordati, Health Italia, Amplifon e Garofalo Health Care.

    Giustizia

    Forse esageriamo un po’, anche perché Draghi avrà a disposizione appena due anni, ma sarebbe bello riuscisse a mettere mano anche alla giustizia, che è uno dei capitoli del Recovery Fund.

    In particolar modo, in Italia, viviamo nel perenne ritardo e mancanza di garanzia della pena.

    Le aziende internazionali tendono a stare lontane dall’Italia (anche) perché qualora avessero problemi legali (e tutte le aziende di un certo livello ne hanno) in Italia i tempi sono biblici, senza la garanzia che la giustizia sia dalla parte di chi ha ragione.

    Una riforma della giustizia sarebbe perfetta da parte di un presidente del consiglio che si sta affacciando con la nomea di essere pragmatico e di saper affrontare di petto i problemi.

    Non ci sono aziende specifiche che potrebbero trarne vantaggio, ma l’intero sistema Paese, con le aziende internazionali che tornerebbero a gradire la destinazione Italia per basare i loro interessi.

    Per fare ciò va riformata la giustizia e la tassazione per le imprese.

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

    Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.

    I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.

    A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:

    • Partito Libertario: Jo Jorgensen
    • Partito Verde: Howie Hawkins
    • Partito della Costituzione: Don Blankenship
    • Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
    • Partito proibizionista: Phil Collins
    • Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
    • Pane e Rose: Jerome Segal
    • Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
    • Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
    • Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
    • Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)

    Come seguire le elezioni americane

    Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.

    Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.

    Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.

    Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.

    Le idee economiche di Biden e di Trump

    Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.

    Idee economiche Trump

    L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.

    Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.

    Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.

    Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.

    Idee economiche Biden

    Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.

    Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.

    Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.

    In caso di vittoria di Donald Trump

    Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.

    Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.

    Settore energia con Trump

    In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.

    In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.

    Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.

    Settore automobilistico con Trump

    Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.

    Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.

    Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.

    Comparto lusso con Trump

    Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.

    Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.

    In caso di vittoria di Joe Biden

    Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.

    Comparto energetico con Biden

    La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.

    Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.

    A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.

    Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.

    Comparto auto con Biden

    Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.

    Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.

    Ci sarebbe spazio anche per quella Volkswagen che recentemente ha messo sul piatto 60 miliardi per la trasformazione green della propria linea.

    Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.

    Settore del lusso con Biden

    Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.

    Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.

    Chi non ha influenze dalle elezioni americane?

    Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.

    Settore edile

    Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.

    Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.

    Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.

    Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.

    Comparto farmaceutico

    L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.

    Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.

    Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.

    Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.

    Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.

    Settore bancario e finanziario

    Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.

    C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.

    Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.

    Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.

    Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.

    Comparto Tech

    Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.

    Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.

    Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.

  • Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.

    In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:

    1. Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
    2. L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.

    Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.

    Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).

    Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.

    Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?

    La lista degli indici principali è relativamente breve e include:

    • FTSE MIB
    • FTSE Italia Mid Cap
    • FTSE Italia STAR
    • FTSE Italia Small Cap
    • FTSE Italia All-Share
    • FTSE AIM Italia

    FTSE MIB

    Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.

    Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.

    La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1Enel67
    2ENI30,7
    3Ferrari28,6
    4Intesa San Paolo27
    5Generali20
    6STMicroElectronics19,7
    7Unicredit16,6
    8Snam13,7
    9Fiat Chrysler Auto12,6
    10Atlantia12,4
    11Terna12
    12Exor11,9
    13Poste Italiane10,3
    14Diasorin10,2
    15Nexi8,8
    16Recordati8,6
    17Moncler8,5
    18Davide Campari8,1
    19CNH Industrial7,7
    20Telecom Italia7,1
    21Tenaris6,7
    22Fineco Bank6,1
    23InWit5,5
    24Amplifon5,28
    25Prysmian5,1
    26Mediobanca5,1
    27HERA5
    28Banca Mediolanum4,4
    29A2A3,9
    30ItalGas3,88
    31Pirelli3,82
    32Buzzi Unicem3,33
    33Leonardo3,3
    34Interpump Group3,0
    35UBI Banca2,9
    36Banca Generali2,7
    37Unipol2,3
    38Saipem2,1
    39Azimut2,1
    40Banco BPM1,7
    Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020

    Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.

    ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.

    Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.

    Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.

    Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.

    FTSE Italia Mid Cap

    Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.

    Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.

    Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1UnipolSai5,8
    2Acea3,7
    3Iren2,9
    4Reply2,9
    5Brembo2,9
    6ERG2,8
    7De Longhi2,8
    8ASTM2,7
    9Salvatore Ferragamo2,4
    10IMA2,3
    11ENAV2,2
    12Brunello Cucinelli1,9
    13Mediaset1,8
    14TechnoGym1,5
    15BPER Banca1,3
    I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap

    FTSE Italia Small Cap

    Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.

    Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.

    Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.

    Ecco qualche brand molto conosciuto:

    AstaldiBeghelliBialetti
    BrioschiePriceGabetti
    Geoxil Sole 24 OreLazio calcio
    PininfarinaPiquadroAS Roma
    TiscaliUnieuroZucchi
    Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap

    FTSE Italia All-Share

    Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.

    Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.

    FTSE Italia STAR

    STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.

    Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.

    FTSE AIM Italia

    Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.

    Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.

    FTSE Italia Brands

    Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.

    Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?

    • Ferrari
    • Juventus
    • Brembo
    • Brunello Cuccinelli
    • Campari
    • Moncler
    • Piaggio
    • Autogrill
    • Tod’s
    • ecc

    Indici Settoriali di Borsa Italiana

    Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.

    Questa la lista degli indici settoriali italiani:

    • Ftse Italia Oil & Gas Producers
    • Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
    • Ftse Italia Chemicals
    • Ftse Italia Industrial Metals & Mining
    • Ftse Italia Construction & Materials
    • Ftse Italia Aerospace & Defense
    • Ftse Italia General Industrials
    • Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
    • Ftse Italia Industrial Engineering
    • Ftse Italia Industrial Transportation
    • Ftse Italia Support Services
    • Ftse Italia Automobiles & Parts
    • Ftse Italia Beverages
    • Ftse Italia Food Producers
    • Ftse Italia Household Goods & Home Construction
    • Ftse Italia Leisure Goods
    • Ftse Italia Personal Goods
    • Ftse Italia Health Care Equipment & Services
    • Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
    • Ftse Italia Food & Drug Retailers
    • Ftse Italia General Retailers
    • Ftse Italia Media
    • Ftse Italia Travel & Leisure
    • Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
    • Ftse Italia Mobile Telecommunications
    • Ftse Italia Electricity
    • Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
    • Ftse Italia Banks
    • Ftse Italia Nonlife Insurance
    • Ftse Italia Life Insurance
    • Ftse Italia Real Estate Investment & Services
    • Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
    • Ftse Italia Financial Services
    • Ftse Italia Software & Computer Services
    • Ftse Italia Technology Hardware & Equipment

    Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.

    Come investire sugli indici italiani

    Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.

    Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.

    Per esempio:

    • FTSE Italia Mid Cap:
      • iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
      • Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
    • FTSE Italia Small Cap:
      • Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
      • MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS

    In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.

  • Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Il Dividend Day 2020 sta arrivando

    Ogni anno, nel mese di maggio, c’è un giorno ricco di stacchi di divendo. Tipicamente è il terzo lunedì di maggio e anche quest’anno non fa differenza, benché il bottino sia magro. Sì, poiché in questa data tipicamente si registrano gli stacchi da parte delle aziende industriali, dei finanziari (banche e assicurazioni) e dei servizi, ma quest’anno, con la crisi da Covid-19, tante aziende hanno deciso di posticipare o annullare il dividendo, tenendo quanto più possibile in cassa per affrontare al meglio i tempi che verranno.

    Ci sono però delle aziende che non si sono fatte influenzare e hanno comunque deciso di confermare lo stacco.

    Ecco di seguito le più importanti o le più generose che il 18 maggio registreranno lo stacco, per metterlo in pagamento il 20 maggio, quindi solo 2 giorni dopo.

    AziendaDividendoDividend Yield
    A2A0,0775 €6,00%
    Anima Holding0,2050 €6,10%
    Azimut1 €6,70%
    Buzzi Unicem0,15 € (0,174 € la RSP)0,93% (1,08%)
    ENI*0,43 €5,00%
    ERG0,75 €4,35%
    Generali Assicurazioni *0,50 €3,90%
    ItalGas0,2560 €5,18%
    Prysmian0,25 €1,4%
    RCS0,03 €4,70%
    Recordati0,52 €1,20%
    Saipem0,01 €0,45%
    UnipolSai0,16 €7,40%
    Una selezione di aziende che staccano il dividendo il 18 maggio 2020

    * Aziende che staccano un dividendo parziale (saldo o prima tranche)

    Come si può notare hanno dei ritorni molto differenti, al di là dell’importo totale del dividendo, che lascia il tempo che trova (a parità di importo investito dipende dalla % di Yield per avere il ritorno), il Dividend Yield varia tanto e si passa dal 7,4% di UnipolSai allo 0,45% di Saipem.