Come sarà Atlantia senza Autostrade per l’Italia
Cessione di Autostrade da parte di Atlantia
Come sarà Atlantia senza Autostrade per l’Italia

In attesa di capire quali saranno gli sviluppi su Autostrade per l’Italia, che passerà dalle mani di Atlantia alle mani dello Stato, sicuramente possiamo iniziare a fare un profilo alla nuova Atlantia, senza Aspi.

Sì, perché al di là di Autostrade per l’Italia, Atlantia è un gruppo mondiale con proprietà distribuite in tutto il globo e, guardando ai conti del 2019, ci si rende conto subito che le autostrade italiane stavano diventando quasi un peso più che una risorsa.

EBITDA 2019 di Atlantia suddiviso per Asset

Questo il profilo 2019 di Atlantia

DatiTotale
Atlantia
Autostrade
italiane
Autostrade
estere
Gruppo
Abertis
Aeroporti
italiani
Aeroporti
esteri
Altre attività
Ricavi11.6304.0836955.361953290765
EBITDA5.7277105223.73559612244
Dati sul bilancio 2019 di Atlantia

Guardando questi dati appare subito evidente come, guardando la riga dell’EBITDA, le Autostrade Italiane avevano un peso importante ma marginale se confrontato con le attività di Abertis.

Quindi la nuova Atlantia, avesse perso le attività italiane sulle autostrade prima del 2019, comunque avrebbe potuto contare su un EBITDA di 5 miliardi, anziché 5,7 miliardi.

Non si tratta quindi di una perdita drammatica, a maggior ragione se si pensa che Atlantia potrebbe rimanere con il 10/12% dentro Autostrade (sempre che la concessionario italiana nei prossimi anni faccia questi numeri).

Debito di Atlantia

C’è però un dato che più di tutti è esemplificativo di Atlantia e cioè il debito netto accumulato. Perché benché se ne dica, Atlantia faceva investimenti e il debito netto negli ultimi 12 mesi che supera i 39 miliardi.

Un debito monstre se si considera l’EBITDA da 5 miliardi e la capitalizzazione della società che si aggira intorno ai 10 miliardi.

Però c’è un aspetto importante: la cessione di Autostrade.

Infatti parte del debito in capo alla capogruppo è da considerare parte di Autostrade per l’Italia e c’è da scommettere che la società dei Benetton farà di tutto per lasciarlo là dove si trova, cioè nel veicolo che sarà affidato allo Stato.

E con l’incasso che Atlantia porterà a casa dalla cessione delle proprie quote, che difficilmente sarà minore dei 7 miliardi di indennizzi decisi dal Milleproroghe, appare evidente come Atlantia potrebbe uscirne da tutta questa situazione quasi più rafforzata di prima.

Anzi, se consideriamo che tra le condizioni c’è una revisione dell’indennizzo deciso con il Milleproroghe, maggiorandolo così da far diventare bancabile Autostrade, ci si rende conto subito che probabilmente ballano una decina di miliardi di valutazione per Autostrade, l’88% dei quali comunque saranno di Atlantia. Rimborso che potrebbe aumentare o diminuire in base alla cessione successiva del restante 10/12% a prezzi di mercato e probabilmente dopo l’IPO.

E considerando che bisogna tutelare anche i soci di minoranza di Autostrade (la tedesca Allianz e la cinese Silk Road Fund) non potrebbe che essere così, anche perché cinesi e Merkel si sono già fatti sentire con Conte.

I danni di Genova chi li pagherà?

Se i tempi prospettati da Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, saranno rispettati, prevedono un’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti entro settembre.

Appare evidente che i 3,4 miliardi saranno quindi pagati da Autostrade dopo l’ingresso dello Stato e quindi in capo alla società già scorporata (in gran parte) da Atlantia.

I danni di Genova e i nuovi investimenti, insomma, saranno pagati attraverso l’aumento di capitale che Cassa Depositi e Prestiti farà su Autostrade per l’Italia. Lasciando Atlantia libera di non pagare, se non per la propria quota di Aspi (dovrebbe essere 10/12%).

In conclusione

In questo articolo ci sono tanti se e tanti condizionali, ma da quello che emerso fino a ora appare evidente che Atlantia, alla fine del processo di distacco, si potrebbe trovare in una posizione di minor debito, con un EBITDA di tutto rispetto e senza l’incombenza di dover pagare per i danni provocati.

Certo, lo Stato si è garantito che i soldi da lui versati non finiscano nelle casse degli azionisti attraverso lo stacco di dividendi.

Quello che il Movimento 5 Stelle, né Conte e nessun altro dell’esecutivo ha detto è che i danni e le ricostruzioni verranno pagate dallo Stato, con Atlantia che si ritroverà soldi in cassa per nuovi investimenti (sarebbe divertente se acquistasse quote della messicana Aleatica, che ha appena acquistato la Brebemi) oppure minor debito.