La Brebemi finisce in mani straniere
Autostrade
La Brebemi finisce in mani straniere
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Ieri, venerdì 26 giugno, i diretti interessati hanno confermato il deal per cui il 56% di Autostrade Lombarde finirà in mano ad Aleatica, concessionaria messicana controllata dal fondo australiano Ifm Global Infrastructure Fund e dalla spagnola Obrascòn Huarte Lain.

A vendere quel 56% è stata Intesa Sanpaolo che continua nel suo programma di dismissione di asset non strategici.

Autostrade Lombarde ha in pancia la custodia dell’80% di Brebemi, la nuovissima autostrada che collega Brescia-Bergamo-Milano.

Il deal dovrebbe valere oltre 2 miliardi, inclusi 1,9 miliardi di debito che è stato rinegoziato pochi mesi fa.

Il ruolo italiano in questa cessione

Fino a questo punto la pura cronaca, ora alcune riflessioni sul ruolo italiano e sulla vendita di un asset, che non è certamente coperto da Golden Power ma che è stato addirittura aiutato, indirettamente, dallo Stato Italiano.

Sì, perché in Italia, laddove ci sono autostrade, c’è anche Autostrade per l’Italia e quindi Atlantia, cioè la holding che controlla Aspi.

Aspi (o addirittura Atlantia direttamente) si sarebbero potute interessare all’acquisizione di Autostrade Lombarde poiché avrebbero completato un pacchetto interessante e perché, sulla nuova Brebemi, rimodulando i pedaggi, ci potrebbe essere un buon guadagno.

Certo è, però, che né Atlantia né Aspi possono farsi avanti in queste condizioni, senza sapere se avranno ancora il diritto di gestire la rete autostradale italiana o se la concessione gli verrà revocata.

Per carità, l’interesse di Atlantia non è scontato, ma se così fosse stato questo è un fuorigioco tecnico, creato dal Governo, che ha tolto un player dall’interesse, ha fatto abbassare il prezzo dell’asset e ha consegnato in mani straniere un pezzo importante delle autostrade italiane.

Infatti Autostrade Lombarde non ha in pancia solo la Brebemi, ma anche la bretella che collega questa con la Pedemontana, oltre alla TEM, cioè la Tangenziale Esterna di Milano.

E considerando l’aumento del traffico intorno al capoluogo meneghino, oltre alla necessità di ampliare i lavori sulla TEM, diventa quasi ridicolo che questo bene sia in mano straniera, interessata principalmente agli utili e non allo sviluppo urbano.