Azione: Atlantia (BIT:ATL – ATL.MI)

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Logo Atlantia

Fondata nel 1982, Atlantia (ATL) è una società leader nel settore autostradale e aeroportuale.

Gestisce circa 5.000 km di autostrade in Italia, Polonia, Spagna, India, Cile e Brasile. La società gestisce gli aeroporti italiani di Ciampino e Fiumicino e gli aeroporti francesi di Saint Tropez e Cannes-Mandelieu (Nizza).

Negli ultimi anni si è espansa parecchio grazie alle acquisizioni, come quella di Abertis con la quale è arrivata a gestire le autostrade in Spagna.

Perché l’ho già sentita nominare?

Il crollo del Ponte Morandi a Genova ha dato all’azienda una pessima pubblicità, inoltre le ha causato una lotta intestina con il governo italiano per la gestione delle autostrade, che Atlantia fa attraverso la controllata Autostrade per l’Italia.

Atlantia in borsa

Al 2016 la capitalizzazione di mercato della società ha raggiunto i 18,4 miliardi di euro poi, causa Ponte Morandi e Covid-19, che ha bloccato gli spostamenti autostradali e aerei, la capitalizzazione è scesa a 12 miliardi nell’aprile del 2020.

Atlantia ha sede a Roma ed è quotata alla Borsa di Milano. Inclusa nell’indice FTSE MIB e nel Dow Jones Sustainability World Index.

  • BuyBack di Atlantia su azioni proprie

    BuyBack di Atlantia su azioni proprie

    Con buona pace per il M5S che non voleva dare soldi ai Benetton, e con buona pace di chi chiedeva che gli introiti per la cessione di Autostrade per l’Italia non finissero in dividendi, ecco che Atlantia stabilisce un piano di Buyback di azioni proprie.

    Tecnicamente non c’è nessun dividendo, quindi i partiti politici possono comunque continuare ad affermare che nemmeno un euro è andato nelle tasche della famiglia Benetton, certo è che un buyback come quello in programma certamente farà lievitare il prezzo delle azioni.

    I soci di Atlantia, con voti a favore per il 99,29% degli aventi diritto, ha deciso di far partire un riacquisto di azioni proprie da parte della società, che dovrà concludersi entro 18 mesi.

    Verranno rastrellate e annullate 125.000.000 azioni proprie, corrispondenti a circa il 15% delle quote sul mercato, per un corrispettivo di 2 miliardi. La società ha quindi stabilito di comprare azioni con un prezzo medio di carico di 16 euro ad azione. Questo rappresenterà un nuovo livello di supporto per i prossimi mesi, poiché qualora il prezzo andasse sotto i broker che verranno incaricati dell’acquisto andranno ad acquistare consistentemente al prezzo minore.

    Le azioni saranno acquistate, attraverso un’offerta pubblica di acquisto, con un premio massimo del 20% sulla media dei 5 giorni precedenti, questo porterà l’azienda ad acquistare in momenti di calo del mercato, così da essere sempre sotto media rispetto ai 5 giorni precedenti.

    L’annuncio, effettuato venerdì a borsa chiusa, non ha particolarmente scaldato il titolo, che viaggiava (e viaggia) tra i 16,20 e i 16,30 euro ad azione.

    Potenzialmente, visto l’acquisto e l’annullamento, che non comporterà perdite in capitale sociale, poiché le azioni sono prive di valore nominale, dovrebbe permettere un aumento del valore delle azioni, sin da subito, del 15%, poiché, tra 18 mesi, chi possiede oggi un’azione avrà in mano, relativamente, il 15% in più di valore dell’azienda. Questo avverrebbe a variabili ferme, ma il mercato, lo sappiamo, non gira mai a variabili ferme…

  • Atlantia accetta la proposta di Cassa Depositi e Prestiti

    Atlantia accetta la proposta di Cassa Depositi e Prestiti

    Dopo quasi un anno di trattativa, forse, siamo al vero momento di svolta. Infatti nella data odierna l’assemblea degli azionisti ha deciso di accettare la proposta di Cassa Depositi e Prestiti, insieme a Blackstone e Macquarie.

    Proposta che valuta il 100% della società fino a 9,1 miliardi, ai quali saranno da aggiungere incentivi dovuti al Covid e introiti per i mesi già trascorsi del 2021, che fa lievitare la cifra fino a circa 9,5 miliardi, cioè nella parte bassa della forchetta indicata dagli analisti che in questi mesi avevano valutato la società.

    Dopo oltre 20 anni escono di scena quindi i Benetton e le autostrade tornano in mano allo Stato, che dovrà ora organizzarsi per una corretta gestione delle stesse.

    Alla fine si sono allineati tutti, compreso il fondo TCI che era il più attivo nel dimostrare contrarietà. L’87% dei soci hanno votato a favore della proposta.

    Il 10 giugno il consiglio della società approverà il passaggio suggellando il cambio di guardia. Nessun segnale da ACS che nei mesi scorsi si era palesato nella trattativa.

    Ad Atlantia, l’azionista principale di Aspi, andranno circa 8 miliardi, mentre il restante sarà usato per provare a portare a termine il passaggio del 12% di Aspi in mano ad Allianz e ai cinesi di SilkenRoad.

    Atlantia ha già de-consolidato il debito di Autostrade, il quale rimarrà in pancia ad Aspi. In capo ad Atlantia rimane un debito di circa 4,5 miliardi che da Ponzano Veneto potrebbero decidere di azzerare oppure mantenere per dirigere i soldi in ingresso verso altri lidi.

    Rimane ovviamente in piedi il giudizio per i fatti di Genova, dal quale si attende la ricerca di responsabilità per quanto successo.

  • In Atlantia 2 azionisti decidono per tutti

    In Atlantia 2 azionisti decidono per tutti

    Non è certo una novità che in un’assemblea dei soci, di qualsiasi azienda quotata, a pesare non siano le teste ma le quote possedute. È naturale e anche logico…

    Però, quando in un’assemblea degli azionisti, come quella andata in scena ieri per Atlantia, si mette in discussione un punto (in tal caso la proroga per la scadenza del Dual Track per la scissione di Autostrade) e i voti si dividono così:

    • 2 voti negativi
    • 1.167 voti positivi
    • 12 voti astenuti

    È abbastanza evidente che gli interessi della maggioranza degli azionisti differisce da quei 2 voti. In tal caso, la scissione di Autostrade con la nascita di Autostrade Concessioni e Costruzioni che avrebbe avuto le quote scisse da Atlantia, era nell’interesse della maggior parte degli azionisti, infatti allineatesi al fondo TCI, secondo azionista di Atlantia, ma non (evidentemente) nell’interesse di Edizione, cassaforte della famiglia Benetton, e Fondazione CRT.

    Per questo motivo, quando guardiamo le quote azionarie come hanno distribuito le votazioni, abbiamo:

    • 48,06% voti negativi
    • 51,80% voti positivi
    • 0,14% astenuti

    Come si nota, anche alla conta delle quote, il sì avrebbe vinto in valore assoluto, peccato che per la proroga fosse necessario raggiungere i 2/3 dei votanti, quindi il 66,34% di quote e il sì non ce l’ha fatta.

    In Atlantia, c’è un interesse comune che porta alla scissione e questo è messo da parte per l’interesse di due azionisti, che controllano l’azienda, e che non vogliono la scissione. Ognuno tragga le proprie conclusioni…

    Ciò che rimane sul tavolo è un’offerta di Cassa Depositi e Prestiti, su cui ci si aspetta un miglioramento e se le basi sono quelle di questo voto, la cessione appare certa a “qualsiasi prezzo”.

  • Perché con Autostrade non si va a scorporo totale da Atlantia?

    Perché con Autostrade non si va a scorporo totale da Atlantia?

    Ne abbiamo parlato già più volte, stiamo parlando dell’infinita trattativa tra Cassa depositi e prestiti e Atlantia per la cessione di Autostrade per l’Italia.

    Negli ultimi mesi sembrava tutto avviato verso una soluzione, che poteva essere la cessione alla cordata formata da CDP-Blackstone-Macquarie oppure lo scorporo di una parte delle quote possedute da Atlantia con relativa quotazione, e cessione delle quote rimanenti a Cassa Depositi e Prestiti.

    Entrambe le soluzioni avrebbero portato la famiglia Benetton fuori dalla gestione delle autostrade italiane, come voluto dal M5S, anima dei due governi Conte.

    Peccato che l’offerta di Cassa Depositi e Prestiti per il 100% di Autostrade sia stata considerata troppo bassa più volte e distante dalla valutazione di Autostrade fatta da istituti differenti, chiamati proprio dalla stessa Autostrade a valutare la società.

    Valutazione indipendente sempre superiore ai 9,1 miliardi offerti da CDP (meno 1,5 miliardi di rischi legali) e con una base di almeno 10,5 miliardi, già al netto dei rischi per i rimborsi dovuti ai fatti di Genova di agosto 2018.

    Allora perché pare che l’ipotesi dual track, con lo scorporo da Atlantia stia per fallire e rimanere in essere solo la trattativa con CDP?

    Si vocifera di un miglioramento dell’offerta che presto sarà recapitato all’attenzione di Autostrade, con la base sempre di 9,1 miliardi ma con l’aggiunta di 400 milioni per i ristori Covid (quindi 9,5 miliardi cash) meno 500 milioni per rischi legali per i fatti di Genova (quindi con uno sconto di un miliardo) per un pagamento totale di 9 miliardi per avere il 100% di Autostrade. Ma ciò basterà? Ciò basta? Detto che l’offerta veramente non è arrivata nei tempi e oggi si tiene l’assemblea degli azionisti che dovrà decidere sul dual track.

    L’ipotesi di offerta pare veramente bassa, soprattutto in virtù della valorizzazione da 14,8 miliardi fatta solo in luglio del 2017, quando fu venduto l’11,94% ad Allianz e Silk Road, oppure della valorizzazione nella forchetta tra 10,5 e 12 miliardi fatta da vari analisti negli ultimi mesi.

    Eppure la famiglia Benetton, seguita da qualche fondazione, pare pronta ad accettare l’offerta pur di chiedere questa triste vicenda.

    Umanamente lo comprendiamo, poiché il veleno sputato sulla famiglia Benetton negli ultimi 3 anni, da varie fonti, avrebbe steso qualsiasi imprenditore e qualsiasi essere vivente. Inoltre il mancato incasso sta danneggiando l’economia della casa madre, che potrebbe veicolare quel denaro su altre destinazioni più remunerative.

    Però la volontà di Edizione, cassaforte dei Benetton, non può essere espressione del 100% degli investitori di Atlantia. Ciò è ben rappresentato dal fondo TCI che, con il senno di poi, bene ha fatto a salire fino al 10% di Atlantia per contare di più in assemblea dei soci. Ecco, proprio questo fondo sta diventando il miglior alleato dei piccoli azionisti, poiché non vuole spostare la propria valorizzazione dell’asset da almeno 11 miliardi ed è deciso a non accettare un euro di meno.

    E allora ci facciamo una domanda decisamente più semplice, che consentirebbe a tutti di uscirne meglio: perché non scorporare il 100% delle quote in mano ad Atlantia, con relativa assegnazione ai soci di quest’ultima? A quel punto per Edizione sarebbe più semplice vendere la propria quota ed uscire dall’asset e allo stesso tempo tutti gli azionisti sarebbero tutelati, ognuno decidendo cosa è meglio per sé. Lo Stato potrebbe subentrare nel capitale attraverso l’acquisto delle quote di Edizione stessa.

    Certo, questo non risolverebbe il problema debito di Atlantia, perché dallo scorporo la casa madre non avrebbe nessun recupero, ma nessuno impedisce di fare un aumento di capitale immediatamente dopo e gli azionisti, che avranno venduto le quote di Autostrada, sono liberissimi di parteciparvi per aumentare la liquidità dell’azienda.

  • Lo Stato forza la mano ad Atlantia

    Lo Stato forza la mano ad Atlantia

    Quello che sta andando in scena sembra proprio un accerchiamento nei confronti di Atlantia; sono infatti due i casi molto “particolari” che riguardano aziende della Holding. Due multe arrivate per mano di authority dello Stato che somigliano tanto a un accerchiamento.

    La trattativa per la cessione di Autostrade a Cassa Depositi e Prestiti sembra arenata e lo Stato, nel mentre, mette all’angolo la capogruppo infliggendo multe.

    Telepass multato da Antitrust

    Iniziamo con il procedimento di qualche giorno fa, quando l’Antitrust ha deciso di multare con 2 milioni di euro Telepass e Telepass Broker, di proprietà della prima.

    L’azienda sarebbe colpevole di aver gestito in modo disinvolto i dati degli utenti e di aver inviato dei preventivi poco chiari.

    L’indagine era partita a giugno del 2020 su segnalazione di Anapa (l’associazione degli agenti assicurativi), la quale chiedeva di indagare sui preventivi per RC offerti attraverso l’app di Telepass ai clienti Telepass Family e Telepass Viacard.

    A Telepass viene contestato il fatto che, quando un cliente provava a fare un preventivo con l’app, venivano mostrati sempre le soluzioni di due intermediari, nascondendo altri che sarebbero stati maggiormente vantaggiosi per il cliente stesso. Inoltre, nel momento del rinnovo, la stessa app avrebbe mostrato principalmente le soluzioni degli stessi intermediari.

    Contestato anche il fatto che i dati dell’utente sarebbero stati scambiati con tali intermediari, senza che però l’utente ne fosse a conoscenza.

    Autostrade multato dall’Antitrust

    Ed è sempre l’antitrust che muove contro Autostrade per l’Italia, colpevole, secondo l’authority, di non aver applicato riduzioni di prezzo al casello nel momento in cui un guidatore si stava per immettere in un’autostrada rallentata da lavori.

    Sotto la lente dell’authority sarebbero finite la A/16 Napoli-Canosa, la A/14 Bologna-Taranto, la A/26 Genova Voltri-Gravellona Toce, la A/7 Milano-Serravalle-Genova, A/10 Genova-Savona-Ventimiglia e A/12 Genova-Rosignano, nei tratti gestiti da Autostrade per l’Italia.

    Secondo l’antitrust Autostrade avrebbe deliberatamente omesso informazioni riguardanti il rimborso di parte del pedaggio a causa dei lavori e quindi delle lunghe code.

    In questo caso la multa sale a 5 milioni di euro.

    Cassa Depositi e Prestiti nuova offerta per Autostrade

    E mentre l’authority dell’antitrust muove su Atlantia, Cassa Depositi e Prestiti prova a chiudere la trattativa per la cessione dell’asset.

    Nei prossimi giorni dovrebbe arrivare un miglioramento dell’offerta fatta a febbraio (9,1 miliardi per il 100% di Autostrade), con una nuova offerta che supera i 9,5 miliardi di euro (unitamente ai partner Blackstone e Macquarie), ma sempre considerando a carico della precedente gestione le eventuali sanzioni (fino a 1,5 miliardi) dovute per i fatti di Genova, quando questi verranno accertati dalla magistratura.

    Offerta che è ancora lontana rispetto agli 11 miliardi minimi richiesti dal secondo azionista di Atlantia, il fondo TCI, che al momento pare il miglior alleato dei piccoli azionisti.

    CDA di Atlantia deciderà sull’offerta

    Offerta che sarà discussa all’assemblea dei soci del 29 marzo, nel quale si dovrà decidere anche sul modello dual track con lo scorporo eventuale di Autostrade da Atlantia.

    Edizione, società dei Benetton che possiede il 30% di Atlantia è venuta allo scoperto, comunicando che voterà no allo scorporo. Posizione seguita anche dal terzo azionista di Atlantia, Fondazione Crt, che si allinea a Ponzano Veneto.

    Si andrà quindi alla conta dei voti per capire se il modello di scorporo è attuabile oppure se il 31 marzo, data ultima della prospettiva scorporo, questa soluzione sarà archiviata, con l’inevitabile trattativa esclusiva con Cassa Depositi e Prestiti per la cessione di Autostrade.

    Posizione che era già ben chiara viste le dimissioni di Sabrina Benetton dal cda di Atlantia, avvenute qualche settimana fa.

  • In Atlantia sempre meno Benetton

    In Atlantia sempre meno Benetton

    No, non siamo ancora al momento della “cacciata dei Benetton dalle Autostrade per l’Italia” come voleva Di Maio quando, a luglio del 2020, annunciava un accordo con Atlantia per la vendita (o meglio dire l’estromissione, perché questa era l’interesse di quel Governo) da Aspi.

    Siamo però a un momento che è cruciale oltre che storico: poiché le dimissioni di Sabrina Benetton da consigliera di Atlantia, dimostrano quello che si sospettava e si vociferava nei corridoi, cioè che la famiglia vorrebbe vendere le quote di Aspi e uscire da questa bagarre che si è aperta con il crollo del Ponte Morandi di Genova ad agosto del 2018.

    Una dimissione che ha un sapore particolare, poiché si parla di disagio comune:

    maturata anche alla luce degli accadimenti (recenti e meno recenti) relativi alla controllata Autostrade per l’Italia e al disagio, anche reciproco, che, in considerazione delle complesse tematiche agli stessi sottese, la mia posizione di azionista di rilievo del socio di maggioranza relativa della società, necessariamente determina

    Nota di Atlantia sulle dimissioni di Sabrina Benetton

    Ciò dimostra del nervosismo all’interno della Holding che controlla Autostrade per l’Italia e, per la prima volta, al di là di dimissioni e cambi al vertice, l’azienda che controlla Aspi si dimostra non unita nella propria azione.

    La Famiglia Benetton (comprensibile) vorrebbe uscire da questa querelle e buttarsi tutto alle spalle, far incassare ad Atlantia il massimo possibile e poi utilizzare quei soldi per altri scopi. 3 anni di battaglia sono lunghi per chiunque, soprattutto se si parla di morti e di trattative con il Governo.

    Dall’altro lato ci sono tutti gli altri azionisti di Atlantia, capeggiati in modo particolare dal fondo TCI, che non vogliono cedere l’asset per meno di 11 miliardi di valorizzazione totale. Una distanza che sembra incolmabile considerando che Cassa Depositi e Prestiti è arrivata a offrire al massimo 9,1 miliardi per l’intera quota, mettendo anche delle condizioni e dei paletti per ciò che verrà dall’inchiesta di Genova.

    Questa l’integrazione della nota di Atlantia:

    La dottoressa Benetton non ricopriva ruoli in alcuno dei comitati endoconsiliari, non percepiva alcun emolumento ulteriore rispetto a quello previsto per la carica e non possiede direttamente azioni di Atlantia

    Atlantia sulle dimissioni di Sabrina Benetton

    Sabrina Benetton che rappresentava l’ultima firma della famiglia nel consiglio di amministrazione di Atlantia, con le sue dimissioni esce definitivamente quel cognome dal cda della Holding.

    Consigliera dall’ottobre del 2019, quando prese la carica in sostituzione del padre Gilberto Benetton, morto solo un anno prima.

  • I Benetton spingono verso accordo con CDP?

    I Benetton spingono verso accordo con CDP?

    Importanti novità e colpi di scena nella trattativa tra Atlantia, Aspi e Cassa Depositi e Prestiti. Innanzitutto nei giorni scorsi si è diffusa una voce che voleva Cassa Depositi e Prestiti pronta a migliorare l’offerta, aggiungendo 100 o 200 milioni al valore del 100% di Autostrade per l’Italia, voce poi smentita, ma al di là di ciò, tale offerta migliorata probabilmente a nulla varrebbe, poiché i soci di Atlantia sembrano destinati a rifiutare tale proposta.

    Nel mentre però c’è da notare, come riportato da qualche quotidiano, che i Benetton stiano cercando uno spiraglio per cedere l’asset. I principali azionisti di Atlantia, che possiedono le quote attraverso il veicolo Edizione, sono quindi interessati a uscire dalla partita che si prolunga oramai da anni e che blocca altri investimenti.

    L’intento di Edizione è molto chiaro: tirare fuori il meglio possibile da questa situazione, passare la mano, investire il ricavato in abbattimento del debito e nuovi investimenti e chiudere una querelle che dura oramai da troppo. Oltre al fatto che passando la mano si ridurrebbe sensibilmente il rischio in capo ai proprietari di Edizione per le questioni di responsabilità penale che stanno per arrivare dal processo di Genova.

    Non è dello stesso parere però il fondo TCI, che al momento sembra il miglior alleato dei piccoli azionisti, infatti il fondo britannico, che possiede il 10% di Atlantia, continua ad affermare che la valutazione fatta dal governo per Autostrade per l’Italia è sensibilmente bassa; riprova ne è la trattativa di poche settimane fa che porta Gavio a fare un’offerta in linea con il mercato per ASTM, “concorrente” di Aspi.

    Jonathan Amouyal, partner del fondo Tci, afferma:

    La valutazione che deriva dall’offerta per la quota di minoranza di Astm, più che giustifica la nostra valutazione di 11-12 miliardi per l’88% di Aspi. […] Questo dimostra anche che senza decreti illegittimi, c’è fame di investimenti in infrastrutture in Italia

    Fondo TCI su offerta Gavio per ASTM

    Per il 16 marzo è previsto un cda di Atlantia nel quale, molto probabilmente, verrà ancora rinviata la decisione definitiva sull’offerta di CDP.

    La questione di base è che il management di Atlantia, in particolar modo l’amministratore delegato Carlo Bertazzo e il presidente Fabio Cerchiai temono un’azione di responsabilità da parte dei soci di Atlantia qualora decidessero di accettare un’offerta che evidentemente sottostima Aspi; quindi la posizione di Edizione, e della famiglia Benetton, rimane isolata nel cda. C’è da dire che i Benetton stanno cercando una soluzione che soddisfi tutti, ma sulla base della valutazione inferiore a 11 miliardi per Autostrade per l’Italia, la soddisfazione non può essere generalizzata.

    Anche perché, nell’ormai lontano 2017, la valutazione di Aspi, nel momento in cui si vendeva l’11,94% al gruppo composto da Allianz Capital Partners, EDF Invest, DIF e Silk Road Fund, era di 14,8 miliardi e pensare che lo stesso asset oggi valga solo 9,5 miliardi, benché di mezzo ci sia la tragedia di Genova, è veramente assurdo.

    Soluzione che soddisfi tutti

    Una soluzione che soddisfi tutti forse però ci sarebbe ed è quella di procedere con lo scorporo del 100% delle quote di Aspi in mano ad Atlantia. Se l’88% della società finisse in mano agli attuali azionisti di Atlantia, si avrebbe Edizione con in mano il 26,7% di Aspi, a quel punto la famiglia Benetton potrebbe vendere a chiunque, tutelando il fondo TCI e gli altri investitori di Atlantia, compresi i piccoli investitori.

  • Autostrade in rosso nel 2020

    Autostrade in rosso nel 2020

    Non vi è ancora alcuna certezza sulle sorti di Autostrade per l’Italia, con il tira e molla tra Atlantia e lo Stato Italiano, eppure per il secondo anno consecutivo, la società, chiude l’anno con un rosso in bilancio, sintomo del fatto che le cose sono cambiate e la manutenzione pesa molto di più che in passato.

    Se si andrà alla scissione, come pare quasi ovvio orami, le nuove azioni di Autostrada mostreranno dei bei rossi sotto la voce di Utile netto, un bel problema per comprendere il vero valore dell’asset nel momento in cui sarà quotato.

    Passando ai numeri, il 2020 si chiude con un rosso di 407 milioni di euro, in aumento rispetto ai 282 milioni di rosso del 2019.

    I ricavi scendono a 3,03 miliardi (-26%) e seguono pedissequamente il traffico sulla rete (-27,1%) particolarmente colpito dai lockdown dovuti alla pandemia da Corona Virus.

    La società ovviamente ci tiene a mostrare come nell’anno siano stati fatti 575 milioni di investimenti operativi e 680 milioni di euro sono stati destinati alle opere di manutenzione.

    Manutenzione che è oltre il doppio rispetto alla media del triennio 2017-2019.

    Per quanto riguarda il futuro, Autostrade per l’Italia prevede dei ricavi in miglioramento rispetto a quanto visto nel 2020. Questa la nota che accompagna il comunicato:

    le stime preliminari e le analisi di sensitività condotte porterebbero ad un miglioramento dei risultati 2021 rispetto all’esercizio 2020, seppure non tali da riportare il traffico autostradale ai livelli pre-Covid dell’esercizio 2019. In tale scenario, si può ipotizzare una contrazione del traffico complessivo su base annua compresa tra il 10% e il 20% rispetto ai volumi pre-crisi dell’esercizio 2019. Conseguentemente, si prevede che i ricavi da pedaggio per il 2021 si attestino in un intervallo tra 2,7 miliardi di euro (+25% rispetto a 2020) e 2,4 miliardi di euro (+10% rispetto a 2020)

    Comunicato Autostrade sui conti 2020 e sulle stime 2021
  • Cassa Depositi e Prestiti pronta all’offerta per Aspi

    Cassa Depositi e Prestiti pronta all’offerta per Aspi

    Finalmente ci siamo, dopo mesi e mesi di tira e molla che hanno visto, tra le altre cose, due offerte non vincolanti rimandate al mittente e una rivisitazione del valore di Autostrade per l’Italia, Cassa Depositi e Prestiti potrebbe essere pronta a fare “un’offerta vincolante e non soggetta a condizioni di sindacazione o finanziamento“, così come chiesto dai vertici della Holding di Ponzano Veneto.

    Ci dovrebbe essere ancora distanza tra l’offerta e la domanda, visto che non sono arrivati segnali di avvicinamento, con Atlantia che valuta Autostrade per l’Italia tra i 10 e i 12 miliardi e Cassa che vede un’offerta tra 8,5 e 9,5 miliardi.

    A dicembre Cassa Depositi e Prestiti aveva posizionato l’offerta sulla parte bassa della forchetta, quindi con una valutazione dell’intera azienda a 8,5 miliardi; oggi probabilmente l’offerta uscirà dagli uffici di CDP con una cifra nella parte alta della forchetta (9,5 miliardi), bisognerà vedere se sufficiente a convincere il management di Atlantia, soprattutto in considerazione del fatto che nell’azionariato è presente il fondo TCI (10% di quota) che dà all’asset una valutazione tra 11 e 12 miliardi, forte anche del fatto che Intermonte, in una valutazione indipendente, ha stimato il valore dell’azienda tra i 10,9 e gli 11,9 miliardi.

    L’offerta sarà al vaglio oggi del consiglio di amministrazione di Cassa Depositi e Prestiti, ma l’offerta arriva congiuntamente ai fondi Blackstone e Macquarie, con uno schema che dovrebbe prevedere il 40% in capo all’ente italiano e il 60% da dividere in parti uguali tra i due fondi.

  • Migliori e peggiori azioni a un anno dall’inizio del Covid

    Migliori e peggiori azioni a un anno dall’inizio del Covid

    Tra il 20 e il 21 febbraio del 2020 abbiamo registrato, a livello mondiale, l’ultimo giorni di massimi prima del crollo causato dalla pandemia da Corona Virus.

    Giusto per dare un’indicazione, prendiamo in esempio l’S&P 500 che il giorno 20 febbraio 2020 toccava il massimo a 3.398,3 prima di iniziare una correzione che l’avrebbe portato a toccare, il giorno 23 marzo 2020, un minimo di 2.184,7.

    A tutti gli effetti, quindi, possiamo dire che l’incubo SARS-CoV-2, per le borse mondiali, è iniziato tra il 20 e il 21 febbraio di un anno fa.

    A distanza di un anno, quindi, quali azioni hanno recuperato? Quali azioni sono ancora sotto e quali hanno registrato nuovi record?

    Migliori e peggiori azioni a distanza di un anno dall’inizio del Covid

    Per fare questa classifica prendiamo in esame i titoli della parte occidentale del mondo, quindi registrando le performance in Europa, USA e Canada.

    Per stilare questa classifica prendiamo in esame solo i titoli azionari che a oggi hanno una valutazione di capitalizzazione maggiore di 1 miliardo, così da escludere delle aziende sconosciute.

    Ecco quello che esce:

    Migliori azioni dall’inizio del Covid

    PerformanceNazione
    Argo Blockchain PLC
    LON:ARB
    +4.330%Regno Unito
    Riot Blockchain
    NASDAQ:RIOT
    +4.035%USA
    Marathon Patent Group
    NASDAQ:MARA
    +3.729%USA
    Novavax
    NASDAQ:NVAX
    +3.237%USA
    Ocugen
    NASDAQ:OCGN
    +1.801%USA
    Blink Charging Co
    NASDAQ:BLNK
    +1.309%USA
    NIO
    NYSE:NIO
    +1.234%Cina
    Veritone
    NASDAQ:VERI
    +1.204%USA
    Bionano Genomics
    NASDAQ:BNGO
    +1.109%USA
    eXp World Holdings
    NASDAQ:EXPI
    +1.109%USA
    Migliori azioni dall’inizio del Covid

    Come possiamo vedere, nella lista, eccetto la prima posizione che va a un’azione del Regno Unito, il resto della classifica è occupata da aziende americane.

    Insieme a queste mettiamo anche NIO che, benché abbia la sede centrale in Cina, è quotata al Nasdaq.

    Peggiori azioni dall’inizio del Covid

    PerformanceNazione
    Galapagos NV
    AMS: GLPG
    -72%Belgio
    Grenke AG
    FRA: GLJ
    -69%Germania
    BlueBird Bio
    NASDAQ: BLUE
    -66%USA
    International Airlines Group
    LON: IAG
    -63%Spagna / Regno Unito
    eHealth
    NASDAQ:EHTH
    -59%USA
    Rolls-Royce Holdings
    LON: RR
    -59%Regno Unito
    Phillips 66 Partners
    NYSE: PSXP
    -58%USA
    Two Harbors Investment
    NYSE: TWO
    -58%USA
    PBF Energy
    NYSE: PBF
    -57%USA
    Banco de Sabadell
    BME: SAB
    -56,7%Spagna
    Peggiori azioni dall’inizio del Covid

    Qui la presenza americana è molto inferiore e si può notare come molte aziende del vecchio continente abbiano subito il colpo.

    Migliori azioni in Europa dall’inizio del Covid

    Stringendo leggermente lo sguardo, calcolando solo le aziende con una capitalizzazione superiore al miliardo, guardiamo quali sono in Europa le aziende che hanno registrato la miglior performance.

    PerformanceNazione
    Argo Blockchain
    LON:ARB
    +4.330%Regno Unito
    Fastned BV
    AMS:FAST
    +698%Olanda
    Global Fashion Group
    ETR: GFG
    +660%Lussemburgo
    Shop Apotheke Europe
    FRA: SAE
    +382%Olanda
    AO World
    LON: AO
    +299%Regno Unito
    Indivior
    LON: INDV
    +287%Regno Unito
    Valneva
    EPA: VLS
    +255%Francia
    ITM Power
    LON: ITM
    +243%Regno Unito
    Northern Data
    ETR: NB2
    +227%Germania
    Flatex AG
    FRA: FTK
    +193%Germania
    Migliori azioni in Europa dall’inizio del Covid

    Un bel mix nel vecchio continente, con azioni che arrivano da qualsiasi angolo dell’Europa, eccetto che dall’Italia.

    Peggiori azioni in Europa dall’inizio del Covid

    Passiamo quindi alle peggiori azioni nel vecchio continente, dove va certamente registrato il crollo di Wirecard, non qui menzionato perché il nuovo valore di capitalizzazione è inferiore al miliardo.

    Inoltre, onde evitare di ripeterci, in questa classifica non inseriamo le aziende già inserite in quella globale, che sono Galapagos NV, Grenke AG, International Airlines Group, Rolls-Royce Holdings e Banco de Sabadell.

    PerformanceNazione
    SSP Group
    LON: SSPG
    -56,7%Regno Unito
    Cineworld Group
    LON: CINE
    -56,1%Regno Unito
    Unibail Rodamco
    AMS: URW
    -55,2%Francia
    Babcock International Group
    LON: BAB
    -53,9%Regno Unito
    Elior Group
    EPA: ELIOR
    -52,8%Francia
    Prosegur Cash
    BME: CASH
    -48,3%Spagna
    TechnipFMC
    EPA: FTI
    -48,2%Regno Unito
    Autogrill SpA
    BIT: AGL
    -48%Italia
    Deutsche Pfandbriefbank
    FRA: PBB
    -47,6%Germania
    Micro Focus International
    LON: MCRO
    -47,3%Regno Unito
    Easyjet
    LON: EZJ
    -47%Regno Unito
    Leonardo SpA
    BIT: LDO
    -46,8%Italia
    Azioni peggiori in Europa dall’inizio del Covid

    A differenza delle altre classifiche, dove abbiamo preso in considerazione sempre i primi 10 posti, in questo caso facciamo una piccola eccezione e arriviamo a 12 poiché, come possiamo ben vedere, le ultime due posizioni sono occupate da aziende dal grosso calibro, come EasyJet e Leonardo.

    Azioni migliori in Italia dall’inizio del Covid

    Stringiamo ancora il campo geografico e andiamo ad analizzare solo le aziende italiane, ma considerando le capitalizzazioni medie di Piazza Affari abbassiamo il livello di capitalizzazione da 1 miliardo a 500 milioni di euro.

    Performance
    Alerion Clean Power
    BIT: ARN
    +113%
    Esprinet
    BIT: PRT
    +105%
    SeSa
    BIT: SES
    +98,2%
    De’ Longhi
    BIT: DLG
    +84,3%
    Tinexta
    BIT: TNXT
    +60,6%
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    +59,7%
    DiaSorin
    BIT: DIA
    +47,6%
    Biesse
    BIT: BSS
    +44,9%
    SOL
    BIT: SOL
    +44,9%
    Carel Industries
    BIT: CRL
    +39,8%
    Migliori azioni a Piazza Affari dall’inizio del Covid

    Peggiori azioni a Milano dall’inizio del Covid

    Ed ecco invece le peggiori azioni a Piazza Affari dall’inizio del Covid.

    Performance
    Autogrill
    BIT: AGL
    -48%
    Saras
    BIT: SRS
    -47,8%
    Leonardo
    BIT: LDO
    -46,8%
    Cattolica Assicurazione
    BIT: CASS
    -43,9%
    UniCredit
    BIT: UCG
    -42,4%
    Banca Monte dei Paschi di Siena
    BIT: BMPS
    -40,6%
    ENAV
    BIT: ENAV
    -39,1%
    Bper Banca
    BIT: BPE
    -35,9%
    Banca IFIS
    BIT: IF
    -35,1%
    Atlantia
    BIT: ATL
    -33,9%
    Azioni peggiori a Piazza Affari dall’inizio del Covid

    Come possiamo vedere, rispetto alla classifica precedente europea, tra Autogrill e Leonardo, considerando la diminuzione sul filtro della capitalizzazione (da 1 miliardo a 500 milioni) si inserisce Saras che ha una capitalizzazione di 681 milioni.

    Migliori azioni in Nord America dall’inizio del Covid

    Ci spostiamo quindi dal vecchio continente all’America, prendendo in esame le azioni del Nord America, quindi con Nasdaq, NYSE e mercato del Canada.

    Anche qui applichiamo dei filtri, in particolare, considerando che dall’Italia difficilmente si investe su titoli azionari piccoli americani, poniamo un limite sulla capitalizzazione a 10 miliardi di dollari e in questa classifica, considerando che 9 su 10 azioni della classifica globale arrivano dagli USA, non replichiamo i titoli già aggiunti in quella classifica. Li riportiamo solo a titolo informativo:

    • Riot Blockchain
    • Marathon Patent Group
    • Novavax
    • Ocugen
    • Blink Charging Co
    • NIO
    • Veritone
    • Bionano Genomics
    • eXp World Holdings

    Queste le azioni che, di conseguenza, hanno guadagnato meno di quelle già in lista.

    Performance
    IAC/Interactivecorp
    NASDAQ:IAC
    +965%
    Plug Power
    NASDAQ:PLUG
    +914%
    Etsy
    NASDAQ:ETSY
    +318%
    Cloudflare
    NYSE:NET
    +305%
    Chewy Inc.
    NYSE:CHWY
    +290%
    CrowdStrike Holdings
    NASDAQ:CRWD
    +277%
    Roku Inc
    NASDAQ:ROKU
    +277%
    Pinterest
    NYSE:PINS
    +265%
    Wayfair Inc
    NYSE:W
    +256%
    Appian Corporation
    NASDAQ:APPN
    +249%
    Migliori azioni in Nord America dall’inizio del Covid

    Dalla lista, guardando il prefisso del ticket, appare evidente come non siano presenti azioni canadesi ma solo degli States. Per questo motivo aggiungiamo un supplemento di tabella, con le migliori 3 aziende canadesi dall’inizio del Covid.

    Performance
    First Quantum Minerals
    TSE: FM
    +141%
    Teck Resources
    TSE:TECK.A
    +69,7%
    Constellation Software
    TSE: CSU
    +18,3%
    Migliori azioni in Canada dall’inizio del Covid

    E come possiamo vedere dal terzo titolo, la crescita e modesta. Il quarto in classifica registra appena il +5% e quindi nemmeno lo menzioniamo, poiché sono andamenti che potrebbero cambiare in una singola giornata.

    Peggiori azioni americane dall’inizio del Covid

    Passiamo quindi alle peggiori azioni, cioè quelle che non hanno ancora recuperato il livello pre-Covid. Il ché, considerando che gli indici americani hanno già superato i record precedenti al Covid, è indicativo del come queste aziende siano state particolarmente colpite quest’anno.

    Performance
    Energy Transfer
    NYSE: ET
    -44,2%
    United Airlines
    NASDAQ: UAL
    -43,4%
    Carnival Corporation
    NYSE: CCL
    -42,1%
    ONEOK
    NYSE: OKE
    -40,9%
    Occidental Petroleum
    NYSE: OXY
    -40,9%
    Suncor Energy
    TSE: SU
    -40,8%
    Boston Properties
    NYSE:BXP
    -37,2%
    Pembina Pipeline
    TSE: PPL
    -35,4%
    Boeing
    NYSE: BA
    -35,3%
    FirstEnergy
    NYSE: FE
    -34,3%
    Azioni peggiori in Nord America dall’inizio del Covid

    In questo caso in classifica troviamo due aziende canadesi, mentre le altre sono tutte “americane”. Mettiamo l’aggettivo americane tra virgolette poiché in mezzo c’è qualche azienda, come Carnival, che in realtà ha sedi e interessi in vari parti del mondo.

    Si noti come tra le azioni peggiori ce ne siano varie del mondo del turismo e trasporti, in particolare Carnival e United Airlines e sempre in classifica troviamo Boeing.

    Andamento indici da inizio Covid

    Per dare un riferimento molto chiaro, quindi un benchmark, riportiamo qui gli indici principali a livello mondiale con le performance a 1 anno, quindi dall’inizio del Covid.

    IndicePerformanceArea
    NASDAQ 100+43,7%USA
    S&P 500+17%USA
    DOW Jones+8,6%USA
    DAX+2,19%Germania
    EURO STOXX 50-3,18%Europa
    SMI-4,13%Svizzera
    CAC-5,0%Francia
    FTSE MIB-7,5%Italia
    FTSE 100-11,4%Regno Unito
    IBEX-18,3%Spagna
    Andamento indici dall’inizio della pandemia da Corona Virus
  • Cosa succede ad Aspi con il governo Draghi

    Cosa succede ad Aspi con il governo Draghi

    È indubbio che il cambio di guardia al governo possa rappresentare buone notizie per alcune azioni e cattive per altre, in particolare c’è un’azienda che dal cambio della guardia potrebbe trarne beneficio: Atlantia.

    Sì, perché la holding dei Benetton è in trattativa oramai da 3 anni con il Governo Conte, per il mezzo di Cassa Depositi e Prestiti, per la cessione dell’asset principale: Autostrade per l’Italia.

    La questione di fondo è che l’offerta (8,5 / 9,5 miliardi di euro di valutazione per l’intera Aspi) non incontra la domanda (10 / 12 miliardi di euro per l’intera Aspi) e per questo motivo lo Stato italiano utilizza la revoca della concessione come spettro per ammorbidire la controparte.

    In 3 anni di tira e molla sono successe varie cose, ma quella più importante è che la Comunità Europea ha già scritto, poche settimane fa, all’Italia chiedendo lumi sull’operazione, sottolineando come la “minaccia” di revoca per abbassare il prezzo di Aspi sarebbe un’operazione tale da mettere in grave pericolo lo stato di diritto che si ha grazie al contratto di concessione risalente a 13 anni fa.

    Nel dettaglio, la Comunità Europea ha messo sotto la lente di ingrandimento il decreto Milleproroghe approvato a fine 2019, nel quale si modifica retroattivamente l’onere per lo Stato in caso di revoca del contratto. Tale operazione è evidentemente contraria a qualsiasi diritto e l’Europa ha chiesto di vederci meglio.

    Cosa può fare Draghi?

    Mario Draghi, che ha formato il nuovo governo sabato scorso, non vorrà certo mettersi contro l’Europa su un’operazione portata avanti per scopo politico dall’esecutivo precedente.

    Per questo motivo probabilmente arriverà a miti consigli, trovando una soluzione che possa essere adatta a tutti gli attori in gioco.

    Il fatto stesso che il M5S non abbia messo sul piatto la revoca di Aspi per entrare nel governo la dice lunga, anche per il movimento, sulla voglia di continuare in questa battaglia che ha portato veramente a poco fino a ora.

    Certamente, a questo punto, Draghi non può interrompere la trattativa dicendo “abbiamo scherzato” ma probabilmente, da uomo di economia e mercato, riuscirà a dare una corretta valorizzazione all’asset, velocizzando la valutazione e riuscendo a “quagliare” su un’offerta che tarda ad arrivare in modo vincolante e definitiva.

    Troppo tardi probabilmente per riuscire già a presentare un’offerta “con la propria firma” alla deadline del 24 febbraio, termine dato da Atlantia per presentare un’offerta adeguata e vincolante, ma ciò non impedisce di inserirsi nella trattativa.

    L’ingresso alternativo ed economico nell’azionariato di Aspi

    L’alternativa è che lasci presentare a Cdp, nella data del 24 febbraio, un’offerta che rimarca i valori proposti in precedenza (8,5/9 miliardi per l’intera Aspi) con la consapevolezza che Atlantia boccerà l’offerta e procederà a scissione dell’asset con relativa quotazione.

    A quel punto si potrebbe immaginare di entrare nell’azionariato di Aspi acquistando le quote dei Benetton direttamente da mercato. Questa potrebbe essere una soluzione che permette all’ala M5S del governo di sottolineare la propria vittoria (la cacciata dei Benetton, anche se pagata), non scontenterebbe nessun azionista di Atlantia (il fondo TCI è sul piede di guerra) e farebbe mantenere le quote ai piccoli azionisti. Infine, con tale operazione, si potrebbe entrare nell’azionariato, da azionista di maggioranza, con una spesa decisamente inferiore rispetto a quella necessaria per prelevare l’intero 88%.

    Facendo un po’ di calcoli, valutando Aspi nella parte alta della forchetta richiesta dagli azionisti (12 miliardi), lo Stato per diventare azionista di maggioranza, dovrebbe spendere 3,2 miliardi, contro gli almeno 7,9 (insieme ai fondi BlackRock e Macquarie) da spendere per prendere l’88%.

    Il costo viene fuori, come detto, valutando Aspi 12 miliardi (la richiesta massima, che è certamente trattabile), quindi scendendo alla valutazione dell’88% in mano ad Atlantia (10,56 miliardi di valutazione) e andando a spendere solo il 30,25% di questa cifra, che è la quota di Atlantia in mano a Sintonia/Edizione dei Benetton.

    In tal caso il fondo TCI, secondo azionista di Atlantia con il 10% di quote, manterrebbe intatto l’investimento calcolabile nell’8,8% di quote Aspi, così come rimarrebbero intatte le quote in Aspi di ogni azionista, grande e piccolo, di Atlantia.

  • Cellnex continua ad acquistare, ora tocca a Hivory

    Cellnex continua ad acquistare, ora tocca a Hivory

    La spagnola Cellnex non si vuole più fermare: dopo aver acquisito a inizio 2020 l’olandese Altice, ora tocca alla francese Hivory.

    Una politica di espansione molto chiara quella degli iberici, che continuano a guadagnare terreno attraverso continue acquisizioni.

    Tra le più importanti sicuramente ricordiamo, oltre a quella di Altice di inizio 2020, anche quella delle torri Iliad in Francia e in Italia, operata a dicembre 2019; non meno importante quella di Swiss Towers AG nel 2017 oppure quella della britannica Arqiva nell’ottobre del 2019.

    Già a ottobre del 2018, con 18 mila torri sparse per l’Europa, Cellnex era il primo player europeo e il terzo mondiale in questo settore. Non abbiamo dati aggiornati, ma viste le recenti acquisizioni non ci stupiremmo di parlare del principale attore sul mercato delle torri a livello globale.

    Tornando alla notizia, l’acquisizione di Hivory costa 5,2 miliardi di euro, che la società spagnola ha intenzione di finanziare attraverso un aumento di capitale da 7 miliardi di euro.

    Una possibile tegola per la famiglia Benetton che acquisì, attraverso Edizione, la quota di maggioranza di Cellnex nel 2018. A Edizione dei Benetton fa capo il 13,025% della società iberica, quota che rende il fondo di Ponzano Veneto il primo azionista.

    Rimane inoltre in mano ad Atlantia una quota di minoranza di Cellnex (minore del 5%) e, considerando i problemi italiani della holding, bisognerà capire se sottoscriverà l’aumento per la quota parte.

  • Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    L’annuncio del mandato consegnato nelle mani di Mario Draghi, da parte di Sergio Mattarella, farà certamente bene all’economia. I primi segnali si sono già visti, con lo spread tra BTP e Bund sceso immediatamente del 7%.

    Ma quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Mario Draghi?

    Certamente il primo effetto si vedrà sul rendimento dei Titoli di Stato italiani, i quali saranno acquistati grazie alla fiducia che gli investitori ripongono nell’ex presidente della Banca Centrale Europea.

    Inoltre con Draghi impegnato politicamente si può anche immaginare un’accelerazione verso la creazione di quei bond europei che Mario ha lasciato a metà a causa della fine del suo mandato di 8 anni nel palazzo principale dell’economia europea.

    Quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Draghi

    Per rispondere a questa domanda bisogna guardare a tutti i capitoli aperti sul tavolo del governo. Giuseppe Conte, dimissionario, ha aperto una serie di capitoli che non sono arrivati a conclusione.

    Lo spread e il debito

    Il già citato calo dello spread, e in generale il calo degli interessi che l’Italia dovrà pagare agli investitori, porterà l’Italia un po’ più vicina ai costi sostenuti dalle altre nazioni per finanziarsi.

    Difficile immaginare che i BTP decennali italiani vadano sottozero, ma allo stesso tempo è impensabile che lo Stato italiano continui a pagare o 0,5/0,7% di interessi sul decennale nel momento in cui Francia e Germania si trovano in negativo, la Spagna e il Portogallo vicino allo zero e anche la Grecia messa meglio di noi.

    L’Italia andrà ad avvicinarsi a quelli che sono i rendimenti di Spagna e Portogallo, quindi vicini allo zero, con un notevole risparmio di denaro pubblico.

    Ovviamente in questo caso a beneficiarne saranno gli investitori che possiedono buoni dello Stato italiano.

    Il vantaggio per le banche

    Evidentemente l’ex numero uno della Banca Centrale Europea avrà tutto l’interesse del mondo a far viaggiare meglio le banche italiane, le quali sono il tessuto dell’economia del Bel Paese. Già il calo dello spread, con l’innalzamento del valore dei BTP, porta un gran vantaggio alle banche tricolore, le quali vedranno rafforzarsi i valori patrimoniali.

    Questo è particolarmente vero per quegli istituti che possiedono molto debito pubblico italiano, come Intesa Sanpaolo, oltre che quelle banche con un solido bilancio e con fondamentali in ordine, come per esempio Banco BPM.

    Atlantia e la revoca delle concessioni autostradali

    Partiamo dal tema che viene portato avanti sin dal crollo del Ponte di Genova del 2018. Atlantia sta litigando con Cassa Depositi e Prestiti e fino a ora è mancato l’assist del governo, troppo incauto nelle dichiarazioni e troppo fumoso nel concreto.

    Difficile immaginare che Draghi possa fare inversione a U e abbandonare questo capitolo; ma è altrettanto vero che la lettera mandata dalla Commissione Europea, alla quale Draghi dovrà rispondere appena sarà eletto, dà un assist enorme per rivedere tutta l’impalcatura.

    Draghi dovrebbe essere una figura istituzionale, attento ai diritti dei privati e agli accordi presi, quindi si può immaginare una rimodulazione delle tariffe, con un ingresso di Stato all’interno dell’azionariato di Autostrade per l’Italia ma la questione revoca potrebbe andare definitivamente in soffitta.

    È immaginabile che il nuovo governo darà una spinta a CDP in modo da trovare un corretto prezzo per la rete autostradale, liquidando in toto o parzialmente la famiglia Benetton, ma allo stesso tempo dando una generosa liquidazione così che la stessa Atlantia, incassato il ristoro, possa investire in altri beni, principalmente all’estero.

    Si può tranquillamente immaginare che Aspi andrà alla quotazione e solo dopo CDP entrerà nel capitale rilevando le quote in mano ai Benetton. In questo modo si salverebbero i piccoli investitori, i fondi esteri, si darebbe finalmente una parvenza di serietà a questa trattativa e si riporterà gran parte dell’asset in mano allo Stato, tranquillizzando l’Europa e facendo sì che arrivino dalle varie authority tutti i visti necessari.

    Atlantia sarà quindi una delle aziende che ne trarrà beneficio.

    Unicredit e Monte dei Paschi di Siena

    Torniamo sulle banche e quindi sul secondo grande capitolo aperto sul tavolo del governo, cioè la cessione delle quote di MPS.

    Lo Stato Italiano è il maggior azionista della banca senese, con una quota di oltre il 64%. La Comunità Europea ha già chiesto di decidere se nazionalizzare la banca o cedere le quote, per evitare di incorrere nella casistica di aiuti di Stato a enti privati.

    Lo Stato Italiano non ha alcun interesse ad avere una banca nazionalizzata e quindi si sta procedendo con la cessione delle quote di MPS, che il governo Conte bis si è impegnato a portare a termine entro l’estate del 2021.

    Siamo in fase di scadenza di quella promessa e il capitolo ancora è aperto e quasi tutto da costruire. Possiamo immaginare che il pragmatismo di Draghi, unito all’esperienza dell’ex ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, attuale presidente di Unicredit, porterà a una soluzione in tempi relativamente brevi.

    Anche questo capitolo dovrebbe quindi chiudersi velocemente, ai lettori lasciamo il compito di comprendere se sarà un bene o un male per gli attori in gioco.

    La rete unica e Telecom

    Noi voliamo velocemente alla rete unica italiana, terzo grande capitolo aperto sul tavolo del governo.

    Qui le parti in gioco sono tantissime e la risoluzione sarà tutt’altro che semplice. Giusto per fare un veloce riepilogo: TIM ha unito la propria rete con quella di Fastweb dando vita a FiberCop, dall’altro lato c’è Open Fiber, nata da un progetto di Enel con Cassa Depositi e Prestiti (50% ciascuno di quote).

    L’idea originale era quella di unire le due reti per far nascere la rete unica italiana, come chiesto anche dall’Europa, così da avere certezza di connessione e provare ad abbattere il digital divide che oggi colpisce la nazione (due reti nelle principali città e nessuna connessione in territori complessi).

    Cassa Depositi e Prestiti è la regista dell’operazione, avendo in mano il 50% di Open Fiber e il 9,89% di Telecom Italia.

    La direzione in cui si stava procedendo era quella di unire le reti e dare a TIM la responsabilità della gestione, operazione non propriamente ammirata dall’Europa, la quale chiede che la gestione della rete sia in capo a un soggetto terzo rispetto ai rivenditori di connettività.

    Enel è già in trattativa per la cessione della propria quota di Open Fiber al fondo Macquarie, inoltre, giusto per fare qualche nome, in FiberCop è presente anche il fondo KKR.

    Interessati all’operazione sono anche tutti i rivenditori di connettività, con Vodafone, Iliad, Sky e Tiscali alla finestra per capire come e se inserirsi.

    Compito di Draghi sarà quello di dare ascolto all’Europa creando o rafforzando qualcosa di esterno agli operatori, unendo la rete unica e portandola a funzionare in modo adeguato.

    Borsa Italiana in mano a Euronext

    Altro capitolo aperto da Conte e mai chiuso. LSE ha ceduto Borsa Italiana a Cassa Depositi e Prestiti, la quale l’ha fatto entrare nel perimetro della francese Euronext, acquisendo una quota importante della società transalpina.

    Si tratta di un dossier un po’ fermo al palo, nonostante ci siano da fare delle nomine e bisogna cercare di contare qualcosa all’interno del board di Euronext.

    Il compito di Draghi sarà quello di essere europeista e provare a forzare il ruolo dei francesi così da creare un mercato di scambio azioni paneuropeo. Draghi ha anche l’occasione d’oro di provare a far quadrare Deutsche Boerse intorno a Euronext, così da creare un vero grande mercato europeo che possa competere a livello mondiale con Nasdaq e NYSE.

    Recovery Fund

    Ovviamente il Next Generation EU è il capitolo più importante sul tavolo del governo e circa 300 miliardi in 6 anni sono un’occasione da non perdere per l’Italia, possono rappresentare un’occasione per tante aziende italiane.

    Probabilmente Draghi porterà i capitoli verso la direzione degli investimenti a medio/lungo periodo, con la costruzione di meccanismi e di praticità che potranno essere un volano per l’Italia.

    In particolare, avendo perso il treno dell’elettrico sui veicoli e avendo puntato invece su energie alternative, considerando che un grande capitolo di spesa dovrà essere appuntato per le politiche green, potrebbero trarne giovamento quelle aziende che hanno già orientato i loro investimenti verso energia pulita a base di Idrogeno o di fonti alternative.

    Ben posizionate, in questo caso, vediamo Enel, ERG, Snam e forse anche ENI.

    Allo stesso tempo il Recovery Fund ha capitoli sullo svecchiamento della mobilità, quindi grande attenzione a Stellantis e delle infrastrutture, quindi Buzzi Unicem.

    MES e Sanità

    Il MES nacque proprio in seno alla Commissione Europea e alla BCE nel momento in cui Mario Draghi guidava l’istituzione europea, difficile quindi immaginare che possa dire di no ai soldi del MES, anche perché non ha crediti o debiti politici da scontare o elettori da ingraziarsi.

    Per questo motivo probabilmente l’Italia accetterà i soldi del MES e li metterà sul piatto della sanità. Ne gioveranno tutte quelle aziende italiane che in questo settore hanno il loro core business.

    Tra le altre possiamo ricordare DiaSorin, Recordati, Health Italia, Amplifon e Garofalo Health Care.

    Giustizia

    Forse esageriamo un po’, anche perché Draghi avrà a disposizione appena due anni, ma sarebbe bello riuscisse a mettere mano anche alla giustizia, che è uno dei capitoli del Recovery Fund.

    In particolar modo, in Italia, viviamo nel perenne ritardo e mancanza di garanzia della pena.

    Le aziende internazionali tendono a stare lontane dall’Italia (anche) perché qualora avessero problemi legali (e tutte le aziende di un certo livello ne hanno) in Italia i tempi sono biblici, senza la garanzia che la giustizia sia dalla parte di chi ha ragione.

    Una riforma della giustizia sarebbe perfetta da parte di un presidente del consiglio che si sta affacciando con la nomea di essere pragmatico e di saper affrontare di petto i problemi.

    Non ci sono aziende specifiche che potrebbero trarne vantaggio, ma l’intero sistema Paese, con le aziende internazionali che tornerebbero a gradire la destinazione Italia per basare i loro interessi.

    Per fare ciò va riformata la giustizia e la tassazione per le imprese.

  • La UE al fianco degli azionisti contro il Governo sulla questione Atlantia

    La UE al fianco degli azionisti contro il Governo sulla questione Atlantia

    Alla fine è arrivata la lettera da parte dell’Unione Europea e, come sottolinea Corriere Economia, benché contenga al momento solo domande, queste sono chiaramente indirizzate a capire come lo Stato italiano ha garantito i diritti dei privati precedentemente concessi con un contratto.

    In particolar modo, la Commissione Europea chiede a Roma di giustificare la propria condotta in tutta la questione legata alla revoca delle concessioni autostradali e in modo particolare mette nel mirino il milleproroghe che mina la stabilità del contratto sottoscritto da Atlantia con il Governo anni fa.

    Una sciagura, come quella di Genova, deve certamente far emergere i responsabili, ma ciò non toglie che non può essere una scusa per una crociata contro la società concessionaria, tale da cancellare la certezza del diritto favorendo un attore pubblico al posto di uno privato.

    Il passaggio più duro è certamente quello che recita:

    Le modifiche normative introdotte dal decreto potrebbero costituire restrizioni alle libertà del mercato interno, in particolare la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali

    Lettera della Commissione Europea sul decreto Milleproroghe

    Finalmente si muove quindi l’Europa, che era già stata tirata per la giacchetta da Atlantia prima dell’estate 2020.

    La Commissione sottolinea come il decreto, diventato legge in primavera, non può congelare il precedente accordo sulle tariffe autostradali, né cambiare le norme per le quali può essere revocata la concessione concedendo un indennizzo minore (o pari a zero), cambiando a posteriori un contratto del 2007.

    Inoltre questa modifica viene vista, giustamente, come una leva di forza per poter mettere all’angolo gli attuali concessionari per poter trattare e subentrare senza rimborsare adeguatamente quello che sembra una nazionalizzazione.

    Da qui nascono le domande poste dall’Europa all’Italia, si legge:

    Le modifiche normative in questione sembrano essere tali da incidere sulla posizione di coloro che hanno fatto affidamento sul precedente regime di concessione.

    L’Europa ci vuole vedere chiaro sui motivi che hanno portato al Milleproroghe e non lo nascondono affatto:

    In particolare, sulle disposizioni contrattuali potenzialmente più favorevoli in materia di indennizzi o estinzione anticipata. In che modo si accerterebbe la violazione degli obblighi del concessionario.

    Da Bruxelles non nascondono certo le loro perplessità, chiedono “quali sono i motivi” e “in che modo si accerterebbe la violazione degli obblighi del concessionario“, per un decreto arrivato “in modo inaspettato” e senza “disposizioni transitorie o indennizzi adeguati“.

    Infine, come se non bastasse, la Comunità Europea specifica chiaramente:

    se fosse così potrebbero violare i principi della certezza del diritto

    In definitiva tutta l’impalcatura messa in piedi dallo Stato per riuscire a portare via Autostrade Per l’Italia ad Atlantia senza dare nemmeno un euro ai Benetton potrebbe crollare come un castello di carte.

  • Azioni aeree, come volare in alto con gli investimenti

    Azioni aeree, come volare in alto con gli investimenti

    Certamente il mondo dei trasporti è stato il principale segmento di mercato colpito dalla pandemia di Corona Virus. L’impossibilità a viaggiare ha costretto molte compagnie a bloccare completamente le attività.

    Se questo è vero per le crociere e per gli alberghi e anche vero per le compagnie aeree.

    Si tratta di aziende che spesso sono parte integrante dell’economia di interi Paesi, non a caso esistono le compagnie di bandiera poiché è fondamentale, per i luoghi, soprattutto dove si vuole sviluppare del turismo, far arrivare anche gli aerei da ogni parte del mondo.

    Ma le compagnie aeree negli anni sono state spesso avare di soddisfazioni, rappresentando spesso dei pessimi investimenti. Queste aziende sono strettamente legate ai cicli economici e se c’è una cosa certa è che a ogni crisi c’è qualche compagnia che chiude le ali per sempre.

    Per difendersi da questo pericolo e per sfruttare appieno la tecnologia, sempre migliore ma anche sempre più costosa, negli ultimi anni abbiamo assistito a una serie di fusioni. Giusto per rimanere in Europa, per esempio, abbiamo i casi di AirFrance-KLM oppure di IAG, fusione tra British Airways e Iberia.

    Oltre alle compagnie aeree

    Inoltre, al di là delle compagnie aeree, nel settore aereo vivono e lavorano anche aziende che offrono servizi perché i voli possano essere effettuati.

    Per esempio ci sono aziende che si occupano di servizi ai passeggeri, piuttosto che enti per il controllo del volo stesso, aziende che operano sugli aeroporti e compagnie che si occupano di manutenzione e produzione dei veicoli.

    Le azioni del settore aereo

    NazioneSettore
    Aena
    BME: AENA
    SpagnaServizi aerei
    Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna
    BIT: ADB
    ItaliaAeroporto
    Air Canada
    TSE: AC
    CanadaCompagnia Aerea
    Air China
    SHA: 601111
    CinaCompagnia Aerea
    Air France-KLM
    EPA: AF
    Francia / OlandaCompagnia Aerea
    Air Transport Services Group Inc.
    NASDAQ: ATSG
    USAServizi aerei
    Airbus Group
    EPA: AIR
    Francia / OlandaCostruttore
    Alaska Air Group
    NYSE: ALK
    USACompagnia Aerea
    Allegiant Air
    NASDAQ: ALGT
    USACompagnia Aerea
    American Airlines Group
    NASDAQ: AAL
    USACompagnia Aerea
    ANA Holdings Inc
    TYO: 9202
    GiapponeCompagnia Aerea
    Atlantia
    BIT: ATL
    ItaliaHolding Aeroporti
    Azul SA
    NYSE: AZUL
    BrasileCompagnia Aerea
    Boeing
    NYSE: BA
    USACostruttore
    Cargojet
    TSE: CJT
    CanadaCompagnia Aerea
    China Airlines
    TPE: 2610
    CinaCompagnia Aerea
    China Southern Airlines Ord Shs A
    SHA: 600029
    CinaCompagnia Aerea
    Chorus Aviation Inc
    TSE: CHR
    CanadaCompagnia Aerea
    Copa Holdings S.A.
    NYSE: CPA
    PanamaCompagnia Aerea
    Corporacion America Airports SA
    NYSE: CAAP
    USAAeroporto
    Delta Air Lines
    NYSE: DAL
    USACompagnia Aerea
    easyJet
    LON: EZJ
    Regno UnitoCompagnia Aerea
    ENAV SpA
    BIT: ENAV
    ItaliaServizi aerei
    Flughafen Wien AG
    VIE: FLU
    AustriaAeroporto
    Flughafen Zuerich AG
    SWX: FHZN
    SvizzeraAeroporto
    Fraport
    ETR: FRA
    GermaniaAeroporto
    Groupe ADP
    EPA: ADP
    FranciaAeroporto
    International Airlines Group
    LON: IAG
    Spagna / UKCompagnia Aerea
    Jet2 PLC
    LON: JET2
    Regno UnitoCompagnia Aerea
    JetBlue Airways
    NASDAQ: JBLU
    USACompagnia Aerea
    Lastminute.com Group
    SWX: LMN
    SvizzeraServizi aerei
    Leonardo
    BIT: LDO
    ItaliaCostruttore
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    USACostruttore
    Lufthansa
    ETR: LHA
    GermaniaCompagnia Aerea
    Ryanair
    LON: RYA
    IrlandaCompagnia Aerea
    SkyWest Inc.
    NASDAQ: SKYW
    USACompagnia Aerea
    Southwest Airlines
    NYSE: LUV
    USACompagnia Aerea
    Spirit Airlines
    NYSE: SAVE
    USACompagnia Aerea
    Thales
    EPA: HO
    FranciaCostruttore
    Toscana Aeroporti
    BIT: TYA
    ItaliaAeroporto
    United Continental Holdings
    NASDAQ: UAL
    USACompagnia Aerea
    Volaris
    BMV: VOLARA
    MessicoCompagnia Aerea
    Wizz Air Holdings PLC
    LON: WIZZ
    UngheriaCompagnia Aerea
    Azioni di società impegnate

    Cosa sapere per investire nelle compagnie aeree

    Le compagnie aeree rientrano grossomodo in tre categorie:

    • Compagnie di bandiera: sono le compagnie di più grandi, che raggiungono varie destinazioni nel mondo; spesso sono ex monopoliste e poche di esse se la passano particolarmente bene;
    • Low Cost: hanno avuto il merito di far crollare i prezzi dei biglietti, offrono “passaggi” a poco prezzo eliminando tutto il non necessario. Viaggiano tipicamente nello stesso continente;
    • Regionali: sono compagnie secondarie che viaggiano a breve raggio, magari all’interno dei confini di una nazione; spesso ricevono incarichi da compagnie più grandi per effettuare una certa linea sotto il brand della concessionaria

    Inoltre, per poter valutare correttamente delle compagnie aeree, è importante avere ulteriori nozioni e formule.

    Le società aeree forniscono questi dati nelle call con i soci, ma i dati sono pubblici e il calcolo di questi fattori può essere tranquillamente effettuato da ogni investitore.

    RASM

    Acronimo di revenue per miglio di posto disponibile, il RASM è il reddito totale di una compagnia aerea diviso per il numero di posti messi a disposizione per la vendita, poi moltiplicato per il numero di miglia volate dai jet di una compagnia aerea. Per esempio, un aereo con 100 posti a sedere che vola per 500 miglia genererebbe 50.000 miglia di posti disponibili.

    Questo valore è fondamentale per poter uniformare le rese di compagnie aeree che effettuano solo voli locali o continentali con compagnie aeree che effettuano voli transcontinentali, i quali hanno spese e introiti completamente differenti rispetto al traffico a breve e medio raggio.

    Grazie a questo parametro risulterà semplice distinguere tra società che riempiono gli aerei a qualsiasi prezzo e compagnie che riempiono gli aerei a prezzi sostenuti e quindi con un reale margine.

    CASM

    Se il RASM misura il guadagno per miglio, il CASM al contrario misura il costo per miglio. Per arrivare al risultato bisogna dividere il costo totale per il numero di posti disponibili, moltiplicandolo quindi per le miglia volate.

    Appare ovvio che per essere profittevole una compagnia aerea deve avere il CASM minore rispetto al RASM.

    Fattore di carico

    Ovviamente non tutti i posti vengono sempre venduti: il fattore di carico è il rapporto tra i posti disponibili e i posti venduti. Il tutto viene quindi diviso per le miglia volate per normalizzare i dati.

    COVID-19 e compagnie aeree

    Tralasciando Alitalia, che è il malato cronico da decenni e poco c’entra il Covid, guardando un po’ più oltreorizzonte vediamo chiaramente che tutte le compagnie aeree escono dal 2020 un po’ con le ossa rotte, quindi è prevedibile, durante i prossimi anni, che la fase di M&A continui a fare vittime e nuove aziende.

    Il crollo dei passeggeri, con il ritorno a volumi pre-crisi che non sarà veloce (si parla del 2024 per avere gli stessi viaggiatori del 2019), porta tutte le compagnie aeree a bloccare qualsiasi piano industriale che prevedesse una distribuzione di dividendo, oltre a fare i calcoli con il debito e con le risorse per poter continuare a volare. Ancora, per fortuna, non c’è stato nessun fallimento, ma le compagnie aeree diventeranno come magnete, attaccandosi una all’altra appena ci sarà un po’ di chiarezza sul futuro.

  • Atlantia affida la presidenza di Edizione a Laghi

    Atlantia affida la presidenza di Edizione a Laghi

    La holding di Ponzano Veneto, Atlantia, ha affidato la presidenza della princpale controllata, Edizione, a Entico Laghi al posto di Mion.

    Una notizia molto importante perché segna un’ulteriore apertura dei Benetton nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti.

    Enrico Laghi, infatti, è stato commissario di Alitalia e di Ilva, quindi due società in cui l’esecutivo statale aveva interessi diretti; Laghi è quindi una persona fidata dello Stato e nel nuovo ruolo avrà il compito di traghettare la lunga battaglia, per il controllo di Autostrade per l’Italia, a una conclusione che sia il più soddisfacente possibile per tutti gli attori in campo.

    La nomina sarà ufficializzata nel cda del 30 novembre, nel quale Atlantia dovrà fare il punto sulle trattative e di conseguenza dare l’incarico al nuovo arrivato.

    Non si tratta del primo volto conosciuto per Cassa Depositi e Prestiti, infatti nei mesi scorsi già Lucia Morselli, AD di ArcelorMittal Italia, entrò nel cda di Atlantia.

    Con una nota la Holding fa sapere che Laghi avrà il compito:

    in materia di supervisione e coordinamento strategico: dei principali progetti e dossier della società; del processo funzionale al percorso di rinnovamento e rafforzamento della strategia sociale; dei rapporti fra la società e le sue controllate o collegate nonché dei rapporti esterni della società; delle relazioni istituzionali e della comunicazione esterna […] Si tratta di una scelta di chiara matrice tecnica – precisa la nota – a favore di un professionista con uno spiccato approccio istituzionale, che gode della piena fiducia di tutti i componenti della famiglia e del consiglio di amministrazione, anche funzionale alla futura individuazione di una figura manageriale che possa accompagnare la società in un cammino di lungo periodo

    Nota sulla nomina di Laghi a Presidente e AD di Edizione

    Mion lascia l’incarico con le seguenti parole di Atlantia:

    al quale va un particolare ringraziamento per una lunga collaborazione iniziata nel 1986 e (salvo un’interruzione fra il 2016 e il 2019) proseguita fino ad oggi, continuerà a supportare la società favorendo il passaggio di consegne a Laghi e fornendo il proprio apporto in relazione a specifiche attività della società di volta in volta concordate

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Parlare di Dividendi Aristocratici in un anno come il 2020, cioè con la pandemia di Covid in atto e con le aziende che per far fronte alle esigenze di liquidità cercano di tenere più cassa possibile è un esercizio non semplice.

    Eppure c’è una ristretta cerchia di titoli che continua a far parte di questa Elite e che, anche nel 2020, hanno continuato ad aumentare i propri dividendi.

    Cosa sono i Dividendi Aristocratici?

    Per far parte di questa ristretta lista bisogna soddisfare 3 criteri fondamentali:

    1. Far parte dell’S&P 500
    2. Avere un trackrecord di aumenti dei dividendi almeno per 25 anni
    3. Avere una dimensione e una liquidità soddisfacente

    Il punto 3 in realtà è quasi sempre soddisfatto perché le regole di grandezza e di liquidità sono già soddisfatte per rientrare nell’indice di Standard & Poor’s.

    Azioni con Dividendi Aristocratici

    La lista, per ovvi motivi, deve essere continuamente aggiornata e questa fa riferimento a ottobre del 2020, con la lista di titoli appartenenti alla classe dei dividendi aristocratici.

    TitoloTicket
    3M CompanyMMM
    A.O. SmithAOS
    Abbott LaboratoriesABT
    AbbVie Inc.ABBV
    AflacAFL
    Air Products & Chemicals IncAPD
    Albemarle CorporationALB
    Amcor plcAMCR
    Archer Daniels MidlandADM
    AT&TT
    Atmos EnergyATO
    Automatic Data ProcessingADP
    Becton DickinsonBDX
    Brown-Forman (Class B shares)BF-B
    Cardinal Health Inc.CAH
    Caterpillar Inc.CAT
    Chevron Corp.CVX
    Chubb LimitedCB
    Cincinnati Financial CorpCINF
    Cintas CorpCTAS
    The Clorox CompanyCLX
    Coca-Cola CoKO
    Colgate-PalmoliveCL
    Consolidated Edison IncED
    Dover CorpDOV
    Ecolab IncECL
    Emerson ElectricEMR
    Essex Property TrustESS
    Expeditors International of WashingtonEXPD
    Exxon Mobil CorpXOM
    Federal Realty Investment TrustFRT
    Franklin ResourcesBEN
    General DynamicsGD
    Genuine Parts CompanyGPC
    Hormel Foods CorpHRL
    Illinois Tool WorksITW
    Johnson & JohnsonJNJ
    Kimberly-ClarkKMB
    Leggett & PlattLEG
    Linde plcLIN
    Lowe’s Companies, Inc.LOW
    McCormick & CompanyMKC
    McDonald’sMCD
    MedtronicMDT
    NucorNUE
    PentairPNR
    People’s United FinancialPBCT
    PepsiCoPEP
    PPG IndustriesPPG
    Procter & GamblePG
    Raytheon TechnologiesRTX
    Realty IncomeO
    Roper TechnologiesROP
    S&P Global (formalmente McGraw Hill Financial, Inc.)SPGI
    Sherwin-WilliamsSHW
    Stanley Black & Decker Inc.SWK
    SyscoSYY
    T. Rowe PriceTROW
    Target CorporationTGT
    VF CorporationVFC
    Walgreens Boots AllianceWBA
    WalmartWMT
    W. W. GraingerGWW
    Lista di titolo appartenenti ai dividendi aristocratici

    Come si può facilmente notare, sono presenti titoli di colossi, come Coca Cola e McDonald’s e altri titoli meno conosciuti, soprattutto nel vecchio continente.

    Dividendi Aristocratici in Europa e in Italia

    Evidentemente se vogliamo trovare gli equivalenti dei dividend aristocratics americani in Europa, quindi i dividendi aristocratici europei, dobbiamo abbandonare qualche parametro, come per esempio la presenza nell’S&P 500 (che include solo titoli americani); inoltre, per allungare un po’ la lista e arrivare almeno a 30 titoli, abbassiamo la soglia del numero di anni di dividendo, portandola a 20.

    Quello che ne esce è il seguente quadro.

    AziendaPaeseTickerAnni di
    aumento
    Nestle SACHSWX:NESN61
    Unilever NVNLAMS:UNA54
    Muenchener Rueckvrschrng Gslchft AG MnchDEETR:MUV250
    Halma plcUKLON:HLMA42
    Total SAFREPA:FP38
    Groep Brussel Lambert NVBEEBR:GBLB34
    L’Oreal SAFREPA:OR32
    Danone SAFREPA:BN32
    Coloplast A/SDKCPH:COLO-B31
    Wolters KluwerNLAMS:WKL30
    Roche Holding Ltd. GenussscheineCHSWX:ROG30
    Spirax-Sarco Engineering plcUKLON:SPX29
    Diageo plcUKLON:DGE29
    Henkel AG & Co KGaADEETR:HEN329
    SAP SEDEETR:SAP28
    Croda International plcUKLON:CRDA28
    Koninklijke DSM N.V.NLAMS:DSM27
    Philips NVNLAMS:PHIA26
    Siemens AGDEETR:SIE26
    ASSA ABLOY ABSWSTO:ASSA-B25
    Red Electrica Corporacion SAESBME:REE25
    Novartis AGCHSWX:NOVN24
    Lindt & Sprüngli AGCHSWX:LISN24
    Novo Nordisk A/SDKCPH:NOVO-B23
    Fresenius Medical Care AG & Co. KGaADEETR:FME23
    Hermes International SCAFREPA:RMS22
    Sanofi SAFREPA:SAN21
    British American TabaccoUKLON:BATS20
    Lista dei dividendi aristocratici europei

    Come si può notare mancano completamente le aziende italiane. Benché tante aziende italiane distribuiscono dividendi, per motivi differenti, in questo momento nessuna azione ha un trackrecord di almeno 20 anni.

    Solo un paio di anni fa Milano Finanza aveva pubblicato la lista dei sacerdoti del dividendo nel quale si notava qualche titolo che puntava ai 20 anni:

    Dividendi aristocratici italiani

    Peccato che Atlantia già nel 2018 abbia diminuito la somma del dividendo, ERG l’abbia fatto nel 2017, Recordati non ha ancora tagliato ma si aspetta il saldo per il 2020 e Sol è l’unica ancora in pista, ma ha una capitalizzazione tale per cui non può essere aggiunta alla lista precedente.

    Insomma, la lista dei dividendi aristocratici italiani deve essere ancora costruita, ma serviranno anni.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Atlantia e Governo allo scontro finale per le Autostrade?

    Atlantia e Governo allo scontro finale per le Autostrade?

    Una vicenda che sembrava volgere a termine, con la scissione di Aspi da Atlantia e relativa vendita, attraverso cessione privata oppure con quotazione e successivo aumento di capitale da parte di Cassa Depositi e Prestiti, si complica non poco per il Dual Track impostato da Atlantia in cda venerdì scorso.

    La matassa non è né di semplice lettura né di facile scioglimento, perché da un lato il M5S pretende il rispetto degli accordi che aveva immaginato a metà luglio, con la cacciata dei Benetton da Autostrade per l’Italia senza dover versare nemmeno un euro nelle casse della famiglia di Ponzano Veneto.

    Dall’altro lato c’è ovviamente Atlantia, guidata dalla famiglia Benetton che però detiene solo il 30% della proprietà, e proprio il restante 70% è l’attore che verrebbe maggiormente danneggiato in caso di esproprio di Aspi.

    In mezzo ci sono i piccoli azionisti di Atlantia, che vorrebbero tutelare il proprio investimento, oltre ai due grandi fondi che possiedono il 12% di Aspi, i quali non vogliono perdere il loro investimento.

    A queste condizioni è ovvio che il semplice aumento di capitale di Cdp con relativa appropriazione del controllo delle autostrade appare utopistica.

    Per questo motivo Atlantia nell’ultimo Cda ha deciso di andare avanti con o senza Cdp, cedendo comunque l’asset a prezzi di mercato.

    Soluzione che non piace a Conte e alla maggioranza, la quale già a luglio aveva festeggiato in pompa magna per la soluzione pubblica di Aspi.

    L’esecutivo ha quindi recapitato una lettera ad Atlantia nella quale si invita la Holding a trovare una soluzione entro mercoledì 30 settembre o si procederà con la revoca delle concessioni.

    Secondo indiscrezioni di La Stampa, i due attori principali della situazione già domani si scambieranno delle lettere per provare a ricucire un rapporto che pare oramai compromesso.

  • Come sarà Atlantia senza Autostrade per l’Italia

    Come sarà Atlantia senza Autostrade per l’Italia

    In attesa di capire quali saranno gli sviluppi su Autostrade per l’Italia, che passerà dalle mani di Atlantia alle mani dello Stato, sicuramente possiamo iniziare a fare un profilo alla nuova Atlantia, senza Aspi.

    Sì, perché al di là di Autostrade per l’Italia, Atlantia è un gruppo mondiale con proprietà distribuite in tutto il globo e, guardando ai conti del 2019, ci si rende conto subito che le autostrade italiane stavano diventando quasi un peso più che una risorsa.

    EBITDA 2019 di Atlantia suddiviso per Asset

    Questo il profilo 2019 di Atlantia

    DatiTotale
    Atlantia
    Autostrade
    italiane
    Autostrade
    estere
    Gruppo
    Abertis
    Aeroporti
    italiani
    Aeroporti
    esteri
    Altre attività
    Ricavi11.6304.0836955.361953290765
    EBITDA5.7277105223.73559612244
    Dati sul bilancio 2019 di Atlantia

    Guardando questi dati appare subito evidente come, guardando la riga dell’EBITDA, le Autostrade Italiane avevano un peso importante ma marginale se confrontato con le attività di Abertis.

    Quindi la nuova Atlantia, avesse perso le attività italiane sulle autostrade prima del 2019, comunque avrebbe potuto contare su un EBITDA di 5 miliardi, anziché 5,7 miliardi.

    Non si tratta quindi di una perdita drammatica, a maggior ragione se si pensa che Atlantia potrebbe rimanere con il 10/12% dentro Autostrade (sempre che la concessionario italiana nei prossimi anni faccia questi numeri).

    Debito di Atlantia

    C’è però un dato che più di tutti è esemplificativo di Atlantia e cioè il debito netto accumulato. Perché benché se ne dica, Atlantia faceva investimenti e il debito netto negli ultimi 12 mesi che supera i 39 miliardi.

    Un debito monstre se si considera l’EBITDA da 5 miliardi e la capitalizzazione della società che si aggira intorno ai 10 miliardi.

    Però c’è un aspetto importante: la cessione di Autostrade.

    Infatti parte del debito in capo alla capogruppo è da considerare parte di Autostrade per l’Italia e c’è da scommettere che la società dei Benetton farà di tutto per lasciarlo là dove si trova, cioè nel veicolo che sarà affidato allo Stato.

    E con l’incasso che Atlantia porterà a casa dalla cessione delle proprie quote, che difficilmente sarà minore dei 7 miliardi di indennizzi decisi dal Milleproroghe, appare evidente come Atlantia potrebbe uscirne da tutta questa situazione quasi più rafforzata di prima.

    Anzi, se consideriamo che tra le condizioni c’è una revisione dell’indennizzo deciso con il Milleproroghe, maggiorandolo così da far diventare bancabile Autostrade, ci si rende conto subito che probabilmente ballano una decina di miliardi di valutazione per Autostrade, l’88% dei quali comunque saranno di Atlantia. Rimborso che potrebbe aumentare o diminuire in base alla cessione successiva del restante 10/12% a prezzi di mercato e probabilmente dopo l’IPO.

    E considerando che bisogna tutelare anche i soci di minoranza di Autostrade (la tedesca Allianz e la cinese Silk Road Fund) non potrebbe che essere così, anche perché cinesi e Merkel si sono già fatti sentire con Conte.

    I danni di Genova chi li pagherà?

    Se i tempi prospettati da Stefano Patuanelli, Ministro dello Sviluppo Economico, saranno rispettati, prevedono un’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti entro settembre.

    Appare evidente che i 3,4 miliardi saranno quindi pagati da Autostrade dopo l’ingresso dello Stato e quindi in capo alla società già scorporata (in gran parte) da Atlantia.

    I danni di Genova e i nuovi investimenti, insomma, saranno pagati attraverso l’aumento di capitale che Cassa Depositi e Prestiti farà su Autostrade per l’Italia. Lasciando Atlantia libera di non pagare, se non per la propria quota di Aspi (dovrebbe essere 10/12%).

    In conclusione

    In questo articolo ci sono tanti se e tanti condizionali, ma da quello che emerso fino a ora appare evidente che Atlantia, alla fine del processo di distacco, si potrebbe trovare in una posizione di minor debito, con un EBITDA di tutto rispetto e senza l’incombenza di dover pagare per i danni provocati.

    Certo, lo Stato si è garantito che i soldi da lui versati non finiscano nelle casse degli azionisti attraverso lo stacco di dividendi.

    Quello che il Movimento 5 Stelle, né Conte e nessun altro dell’esecutivo ha detto è che i danni e le ricostruzioni verranno pagate dallo Stato, con Atlantia che si ritroverà soldi in cassa per nuovi investimenti (sarebbe divertente se acquistasse quote della messicana Aleatica, che ha appena acquistato la Brebemi) oppure minor debito.

  • La Brebemi finisce in mani straniere

    La Brebemi finisce in mani straniere

    Ieri, venerdì 26 giugno, i diretti interessati hanno confermato il deal per cui il 56% di Autostrade Lombarde finirà in mano ad Aleatica, concessionaria messicana controllata dal fondo australiano Ifm Global Infrastructure Fund e dalla spagnola Obrascòn Huarte Lain.

    A vendere quel 56% è stata Intesa Sanpaolo che continua nel suo programma di dismissione di asset non strategici.

    Autostrade Lombarde ha in pancia la custodia dell’80% di Brebemi, la nuovissima autostrada che collega Brescia-Bergamo-Milano.

    Il deal dovrebbe valere oltre 2 miliardi, inclusi 1,9 miliardi di debito che è stato rinegoziato pochi mesi fa.

    Il ruolo italiano in questa cessione

    Fino a questo punto la pura cronaca, ora alcune riflessioni sul ruolo italiano e sulla vendita di un asset, che non è certamente coperto da Golden Power ma che è stato addirittura aiutato, indirettamente, dallo Stato Italiano.

    Sì, perché in Italia, laddove ci sono autostrade, c’è anche Autostrade per l’Italia e quindi Atlantia, cioè la holding che controlla Aspi.

    Aspi (o addirittura Atlantia direttamente) si sarebbero potute interessare all’acquisizione di Autostrade Lombarde poiché avrebbero completato un pacchetto interessante e perché, sulla nuova Brebemi, rimodulando i pedaggi, ci potrebbe essere un buon guadagno.

    Certo è, però, che né Atlantia né Aspi possono farsi avanti in queste condizioni, senza sapere se avranno ancora il diritto di gestire la rete autostradale italiana o se la concessione gli verrà revocata.

    Per carità, l’interesse di Atlantia non è scontato, ma se così fosse stato questo è un fuorigioco tecnico, creato dal Governo, che ha tolto un player dall’interesse, ha fatto abbassare il prezzo dell’asset e ha consegnato in mani straniere un pezzo importante delle autostrade italiane.

    Infatti Autostrade Lombarde non ha in pancia solo la Brebemi, ma anche la bretella che collega questa con la Pedemontana, oltre alla TEM, cioè la Tangenziale Esterna di Milano.

    E considerando l’aumento del traffico intorno al capoluogo meneghino, oltre alla necessità di ampliare i lavori sulla TEM, diventa quasi ridicolo che questo bene sia in mano straniera, interessata principalmente agli utili e non allo sviluppo urbano.

  • Autostrade, dalla revoca alla trattativa tra Atlantia e Cassa Depositi e Prestiti

    Autostrade, dalla revoca alla trattativa tra Atlantia e Cassa Depositi e Prestiti

    Quella tra Atlantia, la società controllata dalla famiglia Benetton, Autostrade per l’Italia e il governo italiano è una storia semplice fino ad agosto del 2018.

    Il 14 agosto 2018, a causa del crollo parziale del Ponte Morandi a Genova, cambia tutto e la storia si complica non poco.

    Una battaglia di lettere e note, con cda e gabinetti di governo si susseguono nei due anni a venire, con minacce e aperture degne di una partita di scacchi.

    Fino alla scelta, datata metà luglio 2020, di estromettere la famiglia Benetton dalla gestione autostradale, con IPO di Aspi e compensazione alla buonauscita.

    Fine che in realtà si trascinerà nei mesi successivi, con nuovi colpi di scena.

    Ma andiamo con ordine e capiamo quali sono i pezzi del puzzle.

    Chi è Atlantia?

    Atlantia è un gruppo, leader globale nella gestione di reti autostradali e aeroportuali, con una presenza in circa 24 Paesi differenti.

    Si tratta di una holding che gestisce circa 15 mila km di rete autostradale, oltre agli aeroporti romani (Fiumicino e Ciampino) e tre aeroporti in Francia (Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint Tropez).

    Le reti autostradali di Atlantia non sono solo italiane, ha infatti attività in Spagna, attraverso Abertis (Atlantia è socio di maggioranza ed copartecipata con Grupo ACS) attraverso la quale gestisce autostrade in Spagna, Francia, Colombia, Argentina, Brasile, Portogallo, Cile, India e Porto Rico.

    Grazie ad Abertis gestisce anche attività in Marocco e Andorra.

    Attraverso TBI Plc la cua proprietà è di Abertis, Atlantia ha diritti minori anche sugli aeroporti:

    • Aeroporto di Stoccolma in Svezia
    • Belfast International Airport, nell’Irlanda del Nord
    • Luton Airport a Londra
    • Orlando Sanford International Airport negli Stati Uniti d’America

    Infine, sempre attraverso TBI gestisce alcuni servizi minori in decine di altri aeroporti in giro per il mondo.

    A sua volta gli azionisti di Atlantia sono:

    • Sintonia (Edizione, della famiglia Benetton): 30,25%
    • GIC PTE LTD: 8,29%
    • Lazar Asset Management: 5,05%
    • HSBC: 5,01%
    • Fondazione Cassa di Risparmio di Torino: 4,85%
    • Flottante: 45,61%, così suddiviso:
      • 23,5% USA
      • 21,9% non identificabile
      • 19,6% UK
      • 11,9% resto d’Europa
      • 7,3% Italia
      • 6,7 Australia
      • 5,4% resto del Mondo
      • 3,7% Francia

    Insomma si tratta di un’azienda veramente globale, con proprietari in arrivo da tutto il globo e non potrebbe che essere così vedendo la lista delle nazioni in cui Atlantia ha attività.

    In definitiva, chiudendo il capitolo su Atlantia, possiamo affermare che si tratta di una delle più grandi e più frammentata azienda in Italia. Una vera e propria public Company.

    Autostrade per l’Italia

    Chiuso il capitolo di Atlantia apriamo quello di Autostrade per l’Italia, società con sede a Roma che gestisce la maggior parte della rete autostradale italiana.

    Nata sotto il cappello dell’IRI (partecipazioni statali), viene privatizzata nel 1999; la sua storia inizia negli anni ’50 ma non andiamo così indietro. Ci basta sapere che fino al 1999 era dello Stato e che dal 2003 è controllata da Atlantia. Nel dettaglio, gli azionisti sono i seguenti:

    • Atlantia: 88,06%
    • Appia Investments Srl: 6,94%
    • Silk Road Fund: 5%

    Abbiamo già visto il profilo di Atlantia, mentre Appia Investments è una società joint venture con il grosso del capitale in mano ad Allianz.

    Silk Road Fund invece è un fondo in mano a proprietari cinesi.

    Autostrade per l’Italia gestisce direttamente circa 2855 km di rete autostradale e indirettamente ha altre partecipazioni in società minori che a loro volta gestiscono autostrade.

    Ponte Morandi

    Come detto questa storia si complica con il crollo di una parte del Ponte Morandi quindi un minimo di presentazione e di storia su questa viadotto è lecita.

    Il ponte autostradale sul torrente Polcevera, a Genova, fu costruito tra il 1963 e il 1967, progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi.

    Questo tratto di strada costituisce la parte finale (o iniziale) dell’autostrada A10 (autostrada dei Fiori) che collega Ventimiglia (quindi la Francia) e Genova.

    Il crollo di parte di questo ponte, datato 14 agosto 2018, ha costato la vita a 43 persone e ha provocato oltre 500 sfollati.

    Criticità del Ponte Morandi

    Già in fase di costruzione, durante gli anni ’60, ci furono enormi problemi con questo ponte, tant’è che il costo lievitò sensibilmente rispetto a quanto inizialmente previsto.

    A distanza di pochi anni il Ponte Morandi iniziò a mostrare problemi strutturali e di precoce invecchiamento, mostrando un rapido degrado dei materiali da costruzione.

    Lo stesso Morandi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 segnalò come la brezza marina e l’effetto delle vicine acciaierie Cornigliano stessero creando un serio problema agli elementi metallici.

    Nel 2006 l’architetto spagnolo Santiago Calatrava, già autore di un ponte a Reggio Emilia, si candidò a rifare la struttura. Ci furono vari interventi di manutenzione e vari allarmi ma mai si decise di rifare il ponte, il quale fu manutenuto fino al crollo.

    Nuovo Ponte sul Polcevera

    Al posto del Ponte Morandi, definitivamente abbattuto nell’agosto del 2019, sorge ora il cosiddetto Ponte per Genova, progettato da Renzo Piano, costruito da WeBuild (ex Salini Impregilo) e che verrà inaugurato nel 2020.

    Mentre sul ponte erano in corso battaglie per capire chi dovesse gestirlo, se ancora Autostrade per l’Italia, la regione Liguria che ha supervisionato i lavori, oppure Anas, il braccio armato dello Stato, l’8 luglio del 2020 Milano Finanza fa una rivelazione che cambia il destino del tratto autostradale: lo Stato, attraverso una nota inviata al commissario speciale, il sindaco di Genova Marco Bucci, indica che a partire dall’1 agosto la concessione del ponte andrà alla società che gestirà le autostrade. Quindi, dal 3 agosto, data di inaugurazione del nuovo Ponte Genova San Giorgio, è Aspi che si occupa della gestione del nuovo Ponte.

    Aspi esclusa dalla costruzione del nuovo ponte

    Nel mentre Aspi era stata esclusa dalle decisioni sulla costruzione e obbligata al pagamento dello stesso con il cosiddetto decreto Genova; decreto che è stato impugnato e per il quale, a distanza di quasi 2 anni, è arrivata una decisione da parte della Corte Costituzionale, chiamata in ballo dal TAR della Liguria, al quale Aspi si è rivolta.

    Decisione molto attesa poiché è la prima volta che a livello giudiziale c’è stato un proclamo ufficiale che potrebbe instradare tutta la battaglia futura sulla concessione stessa.

    Infatti il TAR, rimandando alla Corte Costituzionale la patata bollente, ha sottolineato come sulla decisione ci sono legittimità costituzionali, soprattutto per il fatto che la decisione è stata presa per decreto senza aspettare un pronunciamento giudiziale, di fatto incolpando Autostrade per l’Italia senza che fosse nemmeno chiaro ancora cosa fosse accaduto.

    Appariva evidente come, in caso di pronunciamento a favore di Autostrade e contro il governo, la Corte Costituzionale avrebbe dato un’indirizzo molto chiaro e avrebbe permesso ad Atlantia di alzare il tiro. Invece, al contrario, in caso di conferma della legittimità costituzionale per le decisioni nel decreto Genova Atlantia e Autostrade sarebbero molto più in difficoltà.

    Decisione che arriva la sera dell’8 luglio 2020 e con la quale la Corte Costituzionale conferma la legittimità del decreto Genova.

    Questo il comunicato stampa della Corte, che anticipa la sentenza, la quale verrà depositata nei giorni a venire:

    La Corte costituzionale ha esaminato nell’odierna camera di consiglio le questioni sollevate dal Tar della Liguria riguardanti numerose disposizioni del Decreto legge n. 109 del 2018 (decreto Genova) emanato dopo il crollo del Ponte Morandi. Il Decreto ha affidato a un commissario straordinario le attività volte alla demolizione integrale e alla ricostruzione del Ponte nonché all’espropriazione delle aree a ciò necessarie. Inoltre, è stato demandato al commissario di individuare le imprese affidatarie, precludendogli di rivolgersi alla concessionaria Autostrade Spa (Autostrade per l’Italia – Aspi) e alle società da essa controllate o con essa collegate. Infine, il Decreto impugnato ha obbligato Aspi a far fronte ai costi della ricostruzione e degli espropri. 

    In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto non fondate le questioni relative all’esclusione legislativa di Aspi dalla procedura negoziata volta alla scelta delle imprese alle quali affidare le opere di demolizione e di ricostruzione. La decisione del Legislatore di non affidare ad Autostrade la ricostruzione del Ponte è stata determinata dalla eccezionale gravità della situazione che lo ha indotto, in via precauzionale, a non affidare i lavori alla società incaricata della manutenzione del Ponte stesso. La Corte ha poi dichiarato inammissibili le questioni sull’analoga esclusione delle imprese collegate ad Aspi e quelle concernenti l’obbligo della concessionaria di far fronte alle spese di ricostruzione del Ponte e di esproprio delle aree interessate

    Comunicato stampa Corte Costituzionale sulla legittimità del decreto Genova

    Revoca concessione autostradale ad Autostrada per l’Italia

    Nell’immediato post-crollo il Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza in quel momento, iniziò una battaglia per la revoca della concessione autostradale ad Autostrade per l’Italia.

    In quel momento sembrava prematuro parlare di revoche e soprattutto c’era un contratto che prevedeva delle clausole molto costose per la revoca unilaterale dello stesso. Quindi sembravano parole più pronunciate come campagna elettorale che altro.

    Eppure il tamtam è continuato, così come la caparbietà del governo, anche nonostante il cambio del secondo partito sostenitore dell’esecutivo (nel momento del crollo c’era il Conte I con la Lega a fare da stampella – governo gialloverde; nel 2019 la Lega ha sfiduciato il governo che ha trovato nel Partito Democratico una nuova stampella per proseguire con il Conte II – governo giallorosso -, ovviamente il M5S è sempre stato il partito principale di governo).

    Le clausole per la revoca del contratto ad Autostrade per l’Italia

    Il contratto che lega Autostrade per l’Italia e lo Stato italiano era in scadenza nel 2008, l’allora governo Prodi, analizzando qualche pecca nella mancata manutenzione delle autostrade, autorizza con decreto legge (8 aprile 2008, n. 59) l’allungamento del periodo ma lo lega alla reale manutenzione delle autostrade.

    Autorizzazione arrivata su decreto legge perché si sta andando incontro a elezioni, quindi c’è l’urgenza di dare continuità alla gestione ma non si vogliono togliere poteri al parlamento.

    A metà aprile si va a votazioni e vince il governo Berlusconi (insediatosi a inizio maggio), con la stampella della Lega Nord.

    Il 29 maggio del 2008 c’è da convertire in legge il decreto firmato da Prodi e in parlamento, tra un emendamento e un altro, scompaiono le clausole di manutenzione e appare l’articolo che sarà ribattezzato “Salva-Benetton” (articolo 8-duodecies).

    Il decreto diventa legge proprio grazie al voto di Salvini e della Lega, mentre tutto il PD, che aveva creato il decreto, vota contro a causa delle modifiche apportate che snaturano il lavoro fatto in precedenza.

    Sempre grazie agli emendamenti approvati viene meno la possibilità per lo Stato di cancellare la concessione qualora la società non avesse realmente realizzato verifiche e manutenzioni.

    Il contratto viene firmato per 30 anni, con scadenza 2038, e viene approvato con un articolo (art. 9) per cui, anche in caso di gravi inadempienze, la concessione può essere cancellata solo versando tutti gli utili che Autostrade avrebbe guadagnato fino a scadenza del contratto.

    Facendo un calcolo nel 2019 appare evidente che in caso di revoca del contratto lo Stato italiano è costretto a pagare penali ben oltre i 20 miliardi di euro. Insostenibili per lo Stato italiano già gravato da debiti e da altre spese.

    Le lettere tra Governo e Autostrade

    Durante tutto il 2019 sono all’opera le rispettive diplomazie e vengono scambiate continuamente delle lettere nelle quali si cerca di conciliare e allo stesso tempo si minacciano cause o revoche.

    Tutte queste lettere portano a ben poco e il governo fa la mossa definitiva a fine del 2019.

    Milleproroghe revoca concessioni Autostrade

    Il milleproroghe di fine 2019 inserisce tra le altre cose la cancellazione delle penali in caso di revoca delle concessioni autostradali.

    In pratica, per legge, si modifica unilaterlamente un contratto firmato in precedenza e si afferma che in caso di revoca, da effettuare per gravi colpe, Anas prende in carico immediato la concessione e traghetta la rete fino a portarla a nuovo concessionario.

    Autostrade chiede lo stralcio di tali passaggi dal milleproroghe ma ciò non avviene e diventa legge il 20 febbraio 2020 con l’approvazione in Camera dei deputati.

    La data ultima per fare una contromossa era il 30 giugno, entro quel giorno Aspi avrebbe dovuto revocare il contratto per modifiche unilaterali da parte del governo e, senza un’intesa, sembrava certo che Aspi avrebbe chiesto la risoluzione e avrebbe aperto una causa legale che ci avrebbe accompagnato per anni.

    Usiamo il condizionale poiché a fine giugno Atlantia ha fatto un’importante apertura che descriveremo tra qualche capitolo.

    Le aperture di Aspi per mantenere la concessione

    Nelle lettere scambiate prima di giugno ovviamente anche Aspi ha fatto delle aperture per evitare di perdere la concessione e arrivare a un accordo vincente per tutti.

    Nel dettaglio, la controllata di Atlantia ha messo sul piatto via via sempre maggiori concessioni al Governo, ultima proposta contiene:

    • 1,5 miliardi di euro di iniziative per diminuire il pedaggio autostradale e per la manutenzione straordinaria
    • 600 milioni di euro per il pagamento completo del nuovo ponte sul Polcevera
    • 700 milioni ulteriori rispetto a quanto previsto nel 2018 per la manutenzione ordinaria

    Varie aperture sono state fatte anche da parte della capogruppo Atlantia, che ha allontanato i manager a capo della società (come Giovanni Castellucci, AD di Atlantia nel 2018) quando è successo il malfatto.

    Entrata nel capitale di Aspi

    Tra le varie ipotesi formulate o messe sul banco delle proposte ce ne sono anche alcune su cui si è lavorato o si continua a lavorare.

    La principale proposta è quella dell’allontanamento della famiglia Benetton, dalla concessione di Autostrade, con l’ingresso nel capitale di Autostrade per l’Italia di F2i e di Cassa Depositi e Prestiti.

    In questa visione F2i e CDP dovrebbero arrivare almeno al 50%+1 azione di Aspi così da poter controllare la società che gestisce le autostrade, senza arrivare alla revoca forzata.

    Non si capisce bene a che prezzi questi soggetti entreranno nell’azionariato di Aspi e cosa ne sarà dei soci minori della società di gestione autostradale.

    Nei mesi passati si è anche parlato di un possibile ingresso da parte di Allianz nel capitale di Aspi, ipotesi comunque smentita.

    Chi è F2i?

    F2i è una società di gestione di risparmio, voluta da Cassa Depositi e Prestiti nel 2007 e partecipata oggi dalle principali società finanziarie italiane (casse di risparmio, banche e assicurazioni).

    Tra gli azionisti di F2i troviamo:

    • Intesa Sanpaolo
    • Unicredit
    • Cassa Depositi e Prestiti
    • CIC – China Investment Corporation
    • NPS – National Pension Service
    • Ardian
    • Inarcassa (Cassa nazionale di previdenza e assistenza per gli ingegneri e architetti liberi professionisti)
    • CIPAG (Cassa previdenza e assistenza dei geometriliberi professionisti)
    • Fondazione Cariplo
    • Compagnia di San Paolo
    • Varie Fondazioni di casse di risparmio

    Chi è Cassa Depositi e Prestiti

    Cassa Depositi e Prestiti invece è il braccio armato dello Stato attraverso il quale l’esecutivo può entrare all’interno delle società, acquistando quote o facendo prestiti.

    Tra le partecipazioni di CDP c’è sicuramente quella di tutte le partecipazioni pubbliche: Enel, ENI, Poste Italiane, ecc.

    Inoltre si registra la presenza di CDP nel momento in cui c’è da salvare qualche istituzione, come con il prestito a Banca MPS (e successivo prelievo di quote) o l’ingresso nelle varie operazioni su Alitalia.

    Ingresso nel capitale di Atlantia

    Inoltre, sull’onda di questi ingressi nei vari capitali, a un certo punto si è vociferato anche dell’ingresso dello Stato, sempre attraverso F2i e CDP, nell’azionariato di Atlantia.

    Anche qui senza chiarezza sui prezzi e sulle quantità, gettando nell’ombra il titolo in borsa; anche perché un’eventuale accordo a prezzi scontati (e non si vede come non dovrebbe essere a prezzi scontati) farebbe immediatamente crollare il prezzo di Atlantia, con relativa perdita per tutti i soci minori, compresi azionisti retail (in tutto ciò la CONSOB, guidata da Paolo Savona, dorme sonni tranquilli).

    Inoltre non si capisce nemmeno bene il perché lo Stato italiano dovrebbe entrare nel capitale di una società, come Atlantia, con partecipazioni in tutto il mondo e che gestisce autostrade e aeroporti di Francia, Cile, UK, Brasile, Argentina, Spagna, ecc. Con quale diritto lo farebbe?

    Ma viviamo in tempi complessi da capire e quindi tutto potrebbe essere.

    Covid-19 e DL Liquidità

    Durante il mese di maggio, inoltre, a seguito del Covid-19 e del lockdown che ha stroncato il traffico autostradale, Atlantia, dopo aver prestato ad Aspi 900 milioni di euro, ha chiesto accesso ai prestiti Sace previsti per le aziende dal DL Liquidità, in modo da compensare parte delle perdite attraverso lo stesso prestito.

    Su questa richiesta si è scatenata la bagarre politica il M5S che trova vergognoso che la famiglia Benetton chieda aiuto allo Stato.

    La verità, al di là delle battaglie politiche, che tipicamente vanno poco d’accordo con gli interessi economici, è che nessuno potrebbe vietare il prestito ad Atlantia, a patto che questa faccia le cose in regola come è ovvio che sia.

    Nel mentre le agenzie di rating, visto il perdurare dell’incertezza sulla concessione, hanno abbassato i rating di Atlantia, sfavorendo l’accesso al credito del mercato. E in effetti, chi presterebbe soldi a una società che potrebbe non restituirli poiché potrebbe non avere più uno delle principali fonti di reddito?

    Giuseppe Conte e il governo hanno l’accordo

    Nel bel mezzo di tutto questo trambusto, con gente che gira per i corridoi gridando “revoca” o osannando CDP, c’è Giuseppe Conte che all’alba di metà giugno del 2020 dice di aver raggiunto un accordo con tutte le anime dei vari partiti della maggioranza e che quindi è pronto all’accordo con Aspi e con Atlantia.

    Anche il ministro dei trasporti del Conte II, Paola De Micheli, dice di avere le idee chiare e che il governo, entro 15 giorni dal 14 giugno, saprà comunicare la propria decisione.

    La verità però sembra essere che l’esecutivo si è infilato in un pasticcio da cui non sa uscire e nessuno vuole prendersi la responsabilità di fare la mossa decisiva che potrebbe scontentare la politica, scontentare il popolo oppure infilare lo Stato in una sorta di stallo giudiziario che durerebbe anni e che manderebbe nel caos le autostrade poiché ANAS non pare in grado, in tempi rapidi, di sopperire all’abbandono di Autostrade per l’Italia.

    Atlantia scrive all’Europa

    Naturalmente l’abbandono della rete autostradale con conseguente causa legale non conviene nemmeno ad Atlantia, che in questa circostanza vedrebbe azzerati gli introiti dalle autostrade, con relativo possibile fallimento di Aspi e problemi nella continuità aziendale di Atlantia stessa.

    In pratica c’è il rischio che l’Italia perda una delle aziende più grandi e partecipate attualmente attive.

    Per questo motivo la famiglia Benetton, attraverso il presidente e il CEO di Atlantia, Fabio Cerchiai e Carlo Bertazzo, prova a smuovere la Commissione Europea per intervenire sulla questione e obbligare lo Stato Italiano a fare qualcosa.

    Pronta la risposta di Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, che conferma la ricezione e dice che “i servizi tecnici la stanno analizzando e sarà inviata una risposta quanto prima”.

    Il Financial Times anticipa un rumor secondo il quale Atlantia lamenta la modifica attuato con il Milleproroghe, oltre a sottolineare come la società è stata esclusa dai prestiti con garanzia pubblica del DL Liquidità per mere questioni politiche.

    Il precedente in Europa

    Non è un caso che Atlantia scriva alla Commissione Europea poiché esiste già un precedente del 2006, quando la Commissione avviò una procedura di infrazione contro l’Italia che con il governo Prodi provò a modificare il sistema concessorio in modo da svantaggiare i privati.

    Si va oltre il 30 giugno, quindi ai supplementari

    Un po’ a sorpresa, quando il tutto sembra destinato a innescare la più grande causa civile della Storia della Repubblica Italiana, Autostrade per l’Italia fa un’importante apertura e concede tempo al governo per trovare un accordo.

    Siamo al 22 giugno e con decisione di un cda straordinario, Atlantia invia una nota al governo nella quale si concede tempo e si preannuncia che al 30 giugno non verrà riconsegnata la concessione.

    Atlantia, nel dettaglio, scrive:

    Autostrade per l’Italia ribadisce la volontà di perseguire la definizione concordata dei procedimenti in corso anche dopo il 30 giugno […] tale comportamento trova giustificazione nel fatto di avere già contestato in sede giurisdizionale le disposizioni normative del decreto milleproroghe, che hanno modificato unilateralmente la Convenzione unica sotto plurimi aspetti, e nel fermo convincimento, supportato da autorevoli consulenti esperti nella materia, dell’illegittimità costituzionale e comunitaria delle disposizioni contestate in tali giudizi […] Qualora invece gli esiti di tali contenziosi non confermassero le convinzioni della società, i presupposti per l’applicazione dell’articolo 9 bis della Convenzione unica si sarebbero verificati, non potendosi ritenere rinunciati

    Tradotto, la holding che controlla Aspi scrive di ritenere completamente illegittime le modifiche unilaterali del contratto, entrate in essere con il Milleproroghe, ma concede comunque tempo oltre il 30 giugno, senza sfruttare la possibilità di riconsegnare la concessione.

    A questo punto il Milleproroghe diventa efficace e l’indennità eventuale, per la revoca della concessione, passa dai circa 23 miliardi a circa 7 miliardi.

    Si tratta di un’apertura enorme da parte della società che gestisce la rete autostradale poiché presta il fianco alla revoca già dall’1 luglio.

    Aspi si fa forte evidentemente su due punti:

    1. Anas non è in grado di gestire in tempi rapidi la rete
    2. Qualora arrivasse la revoca ci sarebbe comunque una causa enorme, contestando il Milleproroghe poiché comunque è una modifica unilaterale del contratto

    Un rischio che però permette alle parti di continuare a parlare e trovare un accordo. Inoltre Atlantia restituisce al governo la patata bollente poiché, probabilmente, nell’esecutivo qualcuno aveva fatto i calcoli al 30 giugno, ritenendo probabile che Aspi avrebbe restituito la concessione e quindi senza dover decidere di revocarla. Sarebbe stata una bella comodità poiché ci sarebbe stato il delitto senza un colpevole, anche se a pagare sarebbe probabilmente stata l’Italia, ma in tempi molto lunghi e presumibilmente con un altro esecutivo a dover srotolare la matassa.

    Con questa mossa invece Atlantia restituisce la patata bollente, cerca il compromesso e se revoca dovrà essere qualcuno la dovrà firmare.

    La Corte Costituzionale dà la spinta al governo

    Come prevedibile, la decisione della Corte Costituzionale, di cui abbiamo già parlato, ha dato una spinta decisiva alla verve del governo, il quale, nella settimana del giudizio da parte della Corte, decide che è ora di chiudere il capitolo di Autostrade per l’Italia.

    Dietro a lamentele, da parte di Aspi, la quale ha affermato che mai è pervenuta una risposta ufficiale alle proposte da lei fatte, l’esecutivo convoca, nella giornata del 9 luglio 2020, la società.

    Quello che ne esce è una richiesta per migliorare le offerte, così che sia accettabile una proposta.

    L’impressione è che l’accordo non è lontano e si potrebbe perfezionare con un aumento di capitale su Aspi, interamente pagato dallo Stato, così da far scivolare Atlantia a socio di minoranza nel cda di Aspi.

    Proprio in questa direzione si lavorerebbe e la nuova offerta, che Aspi dovrebbe portare al tavolo del governo, sarebbe anche propedeutica per capire qual è il vero valore di Aspi e quindi quale sarebbe l’impegno per il Governo per entrare nel capitale di Autostrade.

    Da parte sua l’esecutivo dà un ultimatum ad Aspi, chiedendo una proposta accettabile entro lunedì 13 luglio, altrimenti si mette in pista la revoca della concessione.

    L’ultima proposta e la probabile revoca

    Sabato 11 luglio il cda di Autostrade per l’Italia recapita al Governo l’ultima proposta che prevede:

    • Nuovo regime tariffario legato ai lavori di ammodernamento svolti (RAB Based come proposto dal Ministero dei Trasporti)
    • Diluzione di Atlantia attraverso un aumento di capitale da parte di Cassa Depositi e Prestiti, tale da portare Atlantia sotto al 51%
    • 3,4 miliardi di investimenti straordinari, che si aggiungono ai 7 già promessi e ai 14 ordinari, da distribuire fino al termine della concessione
    • Modifica alle norme su indennizzo dovuto dalla concessionaria in caso di inadempienza

    Proprio su questo ultimo punto però il Premier Conte dice:

    inaccettabile la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione

    Premier Giuseppe Conte su ultima proposta di Autostrade

    Inoltre lo stesso premier ha aggiunto che “Quando ho letto la proposta ho pensato a uno scherzo”.

    In un’intervista alla stampa ha affermato:

    I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati. Hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così. Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici

    Giuseppe Conte in un’intervista su La Stampa

    Al Fatto Quotidiano ha aggiunto:

    Se devo esprimere una valutazione personale, alla luce di tutto quanto è accaduto, sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton. Non per questioni personali, che non esistono, ma per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo

    Giuseppe Conte in un’intervista su il Fatto Quotidiano

    Risponde a stretto giro, sia sul Messaggero che sulla Stampa Gianni Mion, presidente di Edizione, holding dei Benetton che è primo azionista di Atlantia, che afferma che la proposta fatta dalla società è seria, ma aggiunge di non essere ottimista.

    Ma si vedono spaccature nel Governo, con Matteo Renzi, a capo di Italia Viva, la quale fa da stampella al Governo in carica, che afferma su Facebook:

    I populisti chiedono da due anni la revoca della concessione. Facile da dire, difficile da fare…. La strada è un’altra. Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è una operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cdp. Operazione trasparente, società quotata, progetto industriale globale

    Matteo Renzi su Facebook

    L’accordo raggiunto sulla base di un’IPO e senza revoca

    Alla fine viene raggiunto l’accordo di notte, precisamente quella tra il 14 e il 15 luglio del 2020.

    L’accordo raggiunto prevede che:

    • Cassa Depositi e Prestiti sale quasi immediatamente fino al 51% del capitale di Autostrade per l’Italia, attraverso un aumento di capitale riservato
    • Revisione completa di:
      • Tariffe autostradali
      • Risarcimenti per Genova
      • Impegni economici per il mantenimento adeguato delle infrastrutture
      • Riscrittura delle clausole di revoca (modifica del Milleproroghe) per alzare il livello di risarcimento in caso di revoca
    • Rinuncia da parte di Atlantia del diritto di fare ricorso in merito alla ricostruzione del nuovo Ponte sul Polcevera e in merito al Milleproroghe
    • Possibilità per Atlantia di cedere fino all’88% del capitale di Autostrade (quindi la totalità del pacchetto detenuto da Atlantia)
    • Dopo l’entrata di CDP la società Autostrade verrà quotata con IPO e questo farà diluire ancora Atlantia (se ancora avrà quote e se avrà venduto solo il 51%) tra il 10% e il 12%, quota che non permette l’ingresso in cda

    Non sono emerse le cifre su cui c’è un accordo di massima per il 51% delle quote di Autostrade, ma appare evidente che se i Benetton hanno accettato allora la quota non è così bassa.

    Si dà mandato a Cassa Depositi e Prestiti per trovare la quadra dell’uscita di Atlantia entro il 27 luglio. A partire da questa data, entro 6 mesi, Atlantia perderà quindi il 51% di Autostrade che passerà nelle mani dello Stato.

    Tra le possibilità, inoltre, viene dato diritto a Cassa Depositi e Prestiti di non partecipare al 100% all’aumento di capitale che garantirebbe il controllo, ma di indicare istituzioni di gradimento per Cdp per prelevare quote direttamente da Atlantia, con l’impegno, per quest’ultima, di non cedere tali introiti alla distribuzione di dividendi.

    Ripercussioni per l’accordo trovato

    Appare subito evidente come con l’accordo trovato quasi tutti escono vincitori, infatti:

    • il Movimento 5 Stelle potrà dire di aver allontanato i cattivi Benetton dalla gestione della cosa pubblica;
    • la famiglia Benetton avrà raggiunto un introito soddisfacente per incassare un lauto assegno, che non verrà distribuito (così il M5S non verrà accusato di aver pagato i Benetton) ma visto il debito enorme di Atlantia questo è un bene;
    • l’incasso da parte di Atlantia servirà per abbattere l’enorme debito o per fare nuovi investimenti all’estero (strada già di successo, con Albertis che garantisce già più EBITDA rispetto ad Aspi)

    Ne rimane fuori dai vincitori forse solo Autostrade per l’Italia, che avrà il socio prevalente statale, che probabilmente va incontro a una stagione di clientalismo e che vedrà fortemente ridursi il proprio utile.

    Inoltre, sulla base di quanto stabilito, l’IPO di Autostrade per l’Italia non si presenta proprio come un’occasione per chi vorrà entrare (ed ecco perché Atlantia si è resa disponibile a cedere l’intero pacchetto), anche perché chi acquisterebbe quote di una società che deve garantire spese enormi per il mantenimento di strade e autostrade con il ridursi al minimo (se non in negativo) per l’utile?

    C’è infine da capire quale sarà la cifra di liquidazione da parte di Atlantia. Quanto varrà Autostrade? Anche perché Atlantia si è impegnata a non fare ricorsi sulla ricostruzione del Ponte e sul Milleproroghe, ma qualora lo Stato mostrasse i muscoli, obbligando Atlantia a vendere a sconto, nessuno impedirebbe a quest’ultimo di difendere il proprio diritto di fare il prezzo.

    Le trattative tra Cassa Depositi e Prestiti e Atlantia

    Appare molto evidente che Atlantia, prima di cedere Aspi, cercherà di valutare al meglio il proprio asset, allo stesso tempo Cassa Depositi e Prestiti, nel ruolo di acquirente, vorrà far valere meno possibile la partecipazione in Autostrade per l’Italia.

    Ne esce un nuovo ennesimo groviglio che dovrà essere sbrogliato. Il tutto si inceppa sulle manleve che Cassa Depositi e Prestiti chiede e che Atlantia rifiuta poiché non previste dall’accordo raggiunto con il governo.

    Inoltre c’è la questione della valutazione dell’asset stesso che cdp valuta molto meno di quanto pretende Atlantia e di quanto è stato valutato pochi anni prima nella cessione di una parte ai soci di minoranza.

    Le proposte di Atlantia e le richieste di CDP

    Durante le fasi di trattativa si contano almeno 4 proposte formali arrivate da Atlantia negli uffici di CDP, proposte sempre rimandate al mittente.

    Da Ponzano Veneto, sede di Atlantia, iniziano a perdere la pazienza e non si arriva alla conclusione entro la data simbolica del 3 agosto, deadline per l’inaugurazione del nuovo ponte.

    Si parla anche della scissione di Aspi da Atlantia, su volere di CDP e poi su iniziativa di Atlantia, fino al cda della capogruppo avvenuto in data 4 agosto. Cda ufficialmente convocato per l’approvazione dei conti della holding ma praticamente monopolizzato sulle decisioni per la scissione di Aspi.

    Inoltre, nei giorni tra l’accordo con il governo del 14 luglio e il cda di Atlantia del 4 agosto, c’è anche da registrare l’aumento dell’urlo degli azionisti minori della società di Ponzano Veneto, i quali ricoprono circa il 70% della quota e non ci stanno a perdere valore solo perché il governo ha deciso di punire la famiglia Benetton.

    Insomma, anche in questo caso, come in tutta la trattativa negli ultimi 2 anni, regna il caos.

    Scissione e vendita di Autostrade per l’Italia

    Nell’attesa che Cassa Depositi e Prestiti faccia una valutazione corretta di Autostrade per l’Italia, la capogruppo, nel cda del 4 agosto, da mandato per mettere in vendita l’asset al miglior offerente.

    Dal cda esce un comunicato che recita:

    allo stato si rilevano concrete difficoltà nel proseguimento positivo delle trattative, non solo per concordare la definizione di meccanismi volti alla determinazione di un valore di mercato di Aspi, ma anche per effetto di richieste avanzate da parte di Cdp su ulteriori impegni al di fuori di quanto rappresentato nella lettera del 14 luglio 2020

    Comunicato Stampa Atlantia su cda del 4 agosto

    Nel dettaglio, viene dato mandato all’amministrazione per trovare il miglior offerente (o gruppo di offerenti) dell’88% posseduto e di venderlo.

    Viene quindi decretato lo stop alle trattative con Cassa depositi e prestiti e qualora lo strumento dello Stato voglia entrare in possesso di Autostrade per l’Italia può fare un’offerta vincolante.

    La società comunque rimane sulla strada di quanto concordato con il Governo il 14 luglio, con la cessione di Autostrade per l’Italia da Atlantia e la cessione a player interessati. Sempre nel comunicato si sottolinea:

    volontà della società di dare corso a quanto delineato […] dover individuare anche soluzioni alternative idonee comunque a giungere ad una separazione tra la società ed Autostrade per l’Italia, che diano certezza al mercato, sia in termini di tempi che di trasparenza, nonché della irrinunciabile tutela dei diritti di tutti gli investitori e stakeholders coinvolti […] alla vendita tramite un processo competitivo internazionale, gestito da advisor indipendenti, dell’intera quota dell’88% detenuta in Autostrade per l’Italia, al quale potrà partecipare CDP congiuntamente ad altri investitori istituzionali di suo gradimento, come già ipotizzato nella lettera […] scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company contendibile

    Parte del comunicato del cda di Atlantia del 4 agosto 2020

    Insomma, in definitiva, Atlantia ha deciso di percorrere 2 strade parallele:

    1. Scissione di Aspi da Atlantia e relativa quotazione della stessa
    2. Vendita, in parte o in blocco, di Aspi a player che si dovessero presentare alla porta

    Con questa mossa da Ponzano hanno voluto togliere lo scettro dalle mani di Cassa depositi e prestiti e consegnarlo al mercato, cercando di cedere, in modo equo, la quota di Autostrade.

    La deadline viene posta al 3 settembre, quando è stato già convocato un nuovo cda che esaminerà le proposte (del management) per la scissione e relativa quotazione di Autostrade.

    Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A.

    Dal cda del 3 settembre, dopo un mese dal precedente, arriva la conferma: si esce con un nome ben chiaro “Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A.“, una newco che raccoglierà l’asset di Aspi in mano ad Atlantia.

    Inoltre si arriva anche a un simil accordo con Roberto Gualtieri, Ministro dell’Economia, che prevede prima lo scorporo del 70% di Aspi da Atlantia (sull’88% totale posseduto), con cessione delle quote della nuova nata a tutti gli azionisti della holding; successivamente arriverebbe un aumento di capitale di Cassa Depositi e Prestiti da 6 miliardi, i quali servirebbero: 4 miliardi per ridurre il debito di Aspi, 2 miliardi per rilevare il 18% ancora in mano ad Atlantia.

    Una valutazione di Aspi di circa 11 miliardi quindi, valore che fa schizzare il giorno successivo il titolo Atlantia in borsa (+16%).

    Dual track per Aspi

    E mentre dal lato del Governo volano minacce e partono lettere intimidatorie, il 24 settembre del 2020 il cda di Atlantia decide di instaurare il Dual Track.

    In pratica si dà mandato al management per scorporare le quote di Aspi da Atlantia per far nascere la nuova società da quotare in borsa.

    Operazione aperta a qualsiasi attore interessato, compresa la stessa Cassa Depositi e Prestiti che negli ultimi giorni era apparsa molto nervosa.

    Nel comunicato a seguire Atlantia sottolinea proprio:

    preso atto delle difficoltà emerse nelle interlocuzioni con Cassa depositi e prestiti

    Dal comunicato di Atlantia del 24 settembre

    Decisione che dalle parti di Ponzano Veneto vedono come coerenti con quanto deciso con il Governo nella notte tra il 14 e il 15 luglio scorso.

    Con questa operazione Atlantia si disfa completamente dell’88% detenuto in Aspi, vendendolo direttamente a chi interessato oppure quotandolo attraverso la nuova Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A.

    Insomma, dal Veneto hanno deciso di portare a termine questa operazione e stanno procedendo spediti, senza aspettare il Governo che fino a ora avrebbe sonnecchiato.

    L’operazione di scissione porterebbe a ogni azionista di Atlantia un’azione della nuova Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A. a fronte di un’azione di Atlantia detenuta.

    Aspi sarebbe ceduta al 61,86% nella nuova ACC, che verrebbe poi quotata, e per il 33,06 rimarrebbe in capo ad Atlantia. Quest’ultima quota sarebbe destinata comunque a investitori terzi.

    Ultimatum e nuovi accordi

    Come ampiamente prevedibile, il Governo non accetta di buon grado la nuova soluzione di Atlantia che prevede la cessione in blocco dell’88% o la scissione con successiva quotazione di Autostrade.

    Il Premier Conte torna a parlare di revoca e dà tempo fino a mercoledì 30 settembre per trovare un’intesa che preveda, come da accordi di metà luglio, l’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nella partita, attraverso un aumento di capitale.

    Da parte sua, invece, Atlantia, continua per la sua strada sottolineando come il nuovo processo Dual Track non esclude a priori Cdp ma tutela gli interessi di tutti gli azionisti della Holding e, soprattutto, di Aspi.

    Tesi non accettabile dal M5S che a luglio aveva festeggiato la cacciata dei Benetton e quindi non può indietreggiare in questo momento, onde evitare di far passare un messaggio distonico verso i propri elettori.

    Il governo giallo rosso, soprattutto nell’anima grillina, pretende che i Benetton ne escano senza incassare nemmeno un euro, ma ovviamente da Ponzano Veneto non sono certo d’accordo, così come d’accordo non sono i piccoli azionisti che in Atlantia coprono il 70% della proprietà.

    Secondo indiscrezioni, rivelate da La Stampa, in arrivo tra lunedì e martedì (28/29 settembre) ci sono lettere, ambo i lati, per cercare di mitigare la situazione e recuperare un possibile accordo che pare sempre più lontano. In tanti, infatti, pensano che la Holding non voglia mollare l’asset senza lottare, anche se ciò significa una lunga procedura giudiziale.

    Diritto di esclusiva nell’acquisto di Aspi per Cdp

    Con una mossa un po’ a sorpresa, Atlantia il 13 ottobre del 2020 ha concesso a Cdp un periodo di esclusiva per proporre un’offerta vincolante che sia con un valore di mercato.

    Appare evidente come, con questa azione, Atlantia persegue un triplice scopo:

    1. Mettere a tacere le voci e le proteste per una possibile violazione di quanto stabilito con il governo nella riunione del 14 luglio;
    2. vendere la società a un prezzo di mercato, mantenendo la possibilità di rifiutare l’offerta dall’ente pubblico;
    3. qualora l’offerta fosse troppo bassa, poter affermare che lo Stato ha intenzione di nazionalizzare/esurpare un bene a un’azienda privata.

    Il primo di questi punti è già raggiunto con la semplice possibilità data a Cassa Depositi e Prestiti di presentare un’offerta con un periodo di esclusiva.

    Tant’è che nella nota che accompagna la decisione si legge chiaramente:

    Il Consiglio di amministrazione di Atlantia ha confermato la propria disponibilità a valutare un’eventuale proposta da parte di Cassa Depositi e Prestiti – unitamente ad altri investitori nazionali e internazionali – per un possibile accordo, relativo all’acquisto dell’integrale pacchetto azionario (pari all’88,06%) della controllata Autostrade per l’Italia, idoneo ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione medesima. […] tale ipotesi è aderente alla lettera inviata da Atlantia al Governo lo scorso 14 luglio ed in linea con le deliberazioni del consiglio di amministrazione.

    Nota del cda di Atlantia del 13 ottobre 2020

    I punti 2 e 3 sono autoescludenti: se il Governo presenterà un’offerta adeguata la Holding di Ponzano Veneto venderà a mercato e uscirà dall’asset limitando le perdite e con una forza economica tale per abbattere il debito o per investire su altri asset all’estero. Se invece a prevalere fosse il punto 3, a quel punto Atlantia potrà affermare di non voler vendere a Cassa Depositi e Prestiti perché il prezzo proposto è troppo basso.

    Da parte sua, Cassa Depositi e Prestiti, messa un po’ all’angolo, ha accettato di buon grado la possibilità e si è subito messa al lavoro per poter arrivare alla data di deadline del 18 ottobre con un’offerta adeguata.

    Il Cda di Atlantia era stato fissato già per il 19 ottobre per valutare l’offerta, inoltre un secondo incontro è già fissato per fine mese per proseguire con il dual track, che deciderà lo scorporo e conseguente quotazione sul mercato.

    Lo schema per l’acquisizione da parte di Cdp

    Cassa Depositi e Prestiti ha accolto l’opportunità, ha chiesto pochissimi giorni in più e ha fatto pervenire una proposta il 19 ottobre per l’88% di Autostrade in mano ad Atlantia.

    Lo schema proposto prevede la creazione di una newCo che è composta al 40% dalla stessa Cdp e con la presenza, con il 30% ciascuno, del fondo americano Blackstone e del fondo australiano Macquarie. Questa newco sarebbe l’acquirente della quota in mano ad Atlantia ed è aperta, per il futuro, a nuovi ingressi con capitali nazionali (si parla di qualche fondazione e/o di qualche istituto di credito, capitanati dal fondo F2i). Non è però stato risolto il nodo principale, cioè il prezzo dell’asset, poiché il trio che ha presentato l’offerta ha chiesto tempo fino al 28 ottobre per riuscire a mettere sul piatto un’offerta concreta e vincolante, presentando solo un range di valore.

    Da parte sua, Atlantia, riunitasi per valutare l’offerta, ha ritenuto lontana l’offerta fatta e ha concesso tempo fino al 27 ottobre per presentare una nuova offerta “seria”. Questa la nota:

    pur esprimendo apprezzamento per l’elaborazione dell’offerta, ha valutato i termini economici e le relative condizioni allo stato non ancora conformi e idonei ad assicurare l’adeguata valorizzazione di mercato della partecipazione.

    Nota cda Atlantia su valutazione offerta preliminare cdp

    Non sono state pubblicate le cifre offerte ma più di un rumor parla di un valore poco superiore ai 9 miliardi per prendere possesso dell’88%. Di questi 9 miliardi, 6 o 7 dovrebbero essere sotto forma di equity, mentre 2 o 3 dovrebbero servire per coprire il debito di Aspi.

    Grandi dubbi invece sulla governance di questo nuovo veicolo finanziaro, ciò perché i due fondi interessati, pur possedendo il 60% delle quote, potrebbero essere vincolati al solo 49% dei diritti di voto; ciò per garantire una veste tricolore all’operazione e per mantenere la promessa di avere la rete autostradale in mano italiane.

    Appare però evidente, al di là della governance del veicolo che acquisirà l’88% di Aspi, che la rete autostradale non ha mai parlato meno italiano di oggi. Se l’operazione dovesse andare in porto, oltre al 60% della quota Atlantia (88% di Aspi), in mano straniere c’è già il 12% venduto in passato da Atlantia ai tedeschi di Allianz e ai cinesi di Silk Road Fund. Con questo nuovo schema la proprietà di Aspi sarebbe solo di circa il 35% in mano italiane, mentre il restante 65% sarebbe in mano straniera.

    Cda del 30 ottobre e ruolo del fondo Tci

    Nel mentre il fondo Tci, in vista del cda del 30 ottobre, ha iniziato ad agitare le acque e vorrebbe avere i diritti di voto (fino al 10%) per poter sorvegliare sulle decisioni prese in seno ad Atlantia.

    In realtà, prima della riunione, solo l’1,2% delle quote di aventi diritti al voto è di riferimento del fondo Tci, ma la stessa ha posizioni di equity swap fino al 8,83% che se esercitate portano il peso a oltre il 10%.

    Il fondo in una nota segnala:

    non ha attualmente l’intenzione di acquistare il controllo di Atlantia ma come socio rilevante della Holding vorrebbe esercitare i suoi diritti di azionista e di continuare a mettere a disposizione della società i suoi punti di vista e le sue opinioni.

    Nota del fondo TCI sull’acquisto di diritti di voto per il cda del 30 ottobre

    Vendita di Telepass

    Nel mentre è andata avanti ed è arrivata a conclusione un’altra operazione che si protraeva da ben prima del crollo del Ponte Morandi, cioè la cessione di una quota di minoranza di Telepass.

    La società di pagamento è in mano ad Atlantia e rimarrà nelle mani di Ponzano Veneto, anche perché oramai ha una dimensione che ha valicato il solo pagamento autostradale: serve il pedaggio in tutta Europa e in parte del Sud America, permette di pagare parcheggi, traghetti e altre tipologie di viaggio, di avere cashback con vari esercenti; si è quindi di molto staccato dal semplice sistema di pagamento autostradale e non ha alcun senso che sia legato ad Aspi. Si tratta del più grande sistema di pagamento pedaggio in Europa, con 7 milioni di clienti e 12 milioni di dispositivi attivi.

    Nonostante ciò però è evidente che il pagamento del casello autostradale rimarrà in mano a Telepass, con Atlantia che non sarà più proprietaria della rete ma che gestirà una parte dei pagamenti (a meno di decisioni sorprendenti da parte della nuova proprietà che verrà).

    Il 17 ottobre del 2020 Atlantia ha finalmente chiuso il capitolo cessione Telepass, vendendo il 49% della società al fondo svizzero Partners Group. Gli elvetici sono stati gli ennesimi ad aver visto i conti della società Fintech, dopo una fila che può contare KKR, CVC, Warburg Pincus e Permira.

    Un interesse che scavalla il semplice sistema di pagamento ma che vuole mettere mano sull’immensità di dati in possesso di Telepass, ciò per fare nuovi sviluppi futuri basati sull’Intelligenza Artificiale e soprattutto che tiene in considerazioni acquisizioni appena fatte da Telepass stesso, nel mondo del car wash e del car sharing, giusto per segnalarne un paio.

    Arrestati ex digirenti

    All’improvviso, mentre si tratta per il prezzo di Aspi con Atlantia che sembra la parte forte, arrivano una serie di misure cautelari, da parte della Guardia di Finanza, nei confronti di ex dirigenti di Autostrade per l’Italia.

    Le accuse, abbastanza pesanti, sarebbero attentato alla sicurezza dei trasporti e frode in pubbliche forniture.

    Il nome più in vista è certamente quello di Giovanni Castellucci, ex AD proprio di Aspi. Ai domiciliari anche l’ex responsabile manutenzioni e il direttore centrale operativo dell’azienda.

    I 6 sarebbero finiti in mezzo a un’inchiesta, partita dal crollo del Ponte Morandi ma che ha seguito un percorso alternativo. Nel dettaglio, secondo quanto si apprende, sarebbero accusati per aver “risparmiato” sull’installazione di pannelli fonoassorbenti sulla rete autostradale.

    In pratica, i 6 dirigenti, anziché acquistare e installare i pannelli fonoassorbenti come da regolamenti europei, avrebbero acquistato e installato pannelli di peggiore qualità, risparmiando ingenti cifre.

    Il problema interesserebbe i pannelli Integautos, installati, come segnala la stessa Aspi, su 60 dei 3.000 km di rete autostradale. Inoltre da Autostrade fanno sapere:

    la totalità di queste barriere è già stata verificata e messa in sicurezza con opportuni interventi tecnici tra la fine del 2019 e gennaio 2020, nell’ambito del generale assessment delle infrastrutture messo in atto dalla società su tutta la rete autostradale

    Risposta di Autostrade per l’Italia all’indagine che ha portato a misure cautelari per 6 persone

    Fanno eco i legali di Castellucci:

    Stupore e preoccupazione per un provvedimento che non si giustifica in sé e che non si vorrebbe veder finire a condizionare una vicenda, quella del crollo del Ponte Morandi, che con quella odierna non ha nulla a che vedere. È opportuno precisare, che si tratta di due vicende completamente distinte. La vicenda riguarda presunti errori progettuali ed esecutivi di alcune barriere fonoassorbenti nella provincia di Genova”, sottolineano i legali

    Legali di Castellucci sulle misure cautelari che interessano l’ex AD di Aspi

    Conseguenze degli arresti sulla procedura di revoca

    Appare evidente che, benché l’indagine sia nata da una costola del Ponte Morandi, con il crollo di Genova non ha nulla a che fare.

    Questo però non importa a chi soffia sul fuoco della revoca e comunque mette in cattiva luce Atlantia, facendole perdere peso contrattuale sul tavolo delle trattative con Cassa Depositi e Prestiti per la cessione di Autostrade per l’Italia.

    A voler pensare male l’indagine sembra quasi pilotata per arrivare nel momento perfetto, con il governo che prendeva tempo e la holding pronta a chiudere la trattativa. Ma noi non vogliamo pensare male e siamo sicuri che le Fiamme Gialle abbiamo svolto perfettamente il loro lavoro.

    Si litiga sul Covid

    La deadline per presentare un’offerta da parte di Cassa Depositi e Prestiti è fissata a fine novembre, quando il periodo di esclusiva, stando a quanto detto da Atlantia, finirà.

    Eppure ancora a metà novembre non si conosce il prezzo di questo asset, ciò per un semplice motivo: manca il nuovo piano economico-finanziario della società che però non può essere approvato perché in mezzo c’è un tira e molla tra Aspi e Ministero dei Trasporti.

    In base al piano economico-finanziario, capendo quale potrà essere la prospettiva di utile di Autostrade per l’Italia, si potrà finalmente prezzare Aspi e capiremo quanto dovrà spendere lo Stato e quanto incasserà Atlantia.

    Però non manca occasione per litigare e dopo averlo fatto praticamente su tutti i punti, compreso il possibile costo dovuto alle cause legali per i fatti di agosto 2018, ora tocca al Covid.

    Se vi state chiedendo cosa c’entri il Covid con le autostrade è presto detto: negli accordi di luglio parrebbe che lo Stato si sia impegnato per rimborsare parte della perdita dovuta al lockdown. Si parla di 532 milioni; peccato però che ora, tra tira e molla vari, questa cifra sia diventata poco più di 300 milioni e su queste basi il prezzo della società cambia. Non tanto per i 200 milioni mancanti nel 2020, quanto perché Aspi sta chiedendo al Mit di indicare quale sarà l’indennizzo per futuri casi simili. Da parte sua il Ministero nicchia e quindi, senza queste casistiche riportate su carta è complesso valutare la società, con conseguente svalutazione del prezzo stesso.

    Cambio ai vertici di Atlantia

    Nel weekend tra il 20 e il 22 novembre Atlantia decide di essere più accondiscente con l’esecutivo e nomina, per l’azienda controllata Edizione, Enrico Laghi, ex commissario di Ilva e Alitalia. A Laghi l’incarico di Amministratore Delegato e Presidente di Edizione.

    Si tratta di una notizia importante poiché, visto il passato del commissario, si tratta di una chiara apertura nei confronti dell’esecutivo.

    A lasciare l’incarico sarà Mion, storico presidente, nell’orbita di Ponzano Veneto sin dal 1985.

    Atlantia approva il Piano Economico Finanziario

    Oltre alla nomina di Enrico Laghi, Atlantia nello stesso week end di fine novembre fa un ulteriore passo importantissimo, cioè l’approvazione del nuovo Piano Economico Finanziario, oltre all’approvazione dell’Atto Aggiuntivo, il quale era funzionale per l’approvazione del Piano Economico Finanziario.

    Con questa mossa Autostrade per l’Italia ha finalmente accettato formalmente tutti gli atti proposti dal governo, cioè l’Atto Transattivo per la chiusura della procedura di revoca (a inizio ottobre), la nuova versione del Pef (in settimana) e l’atto aggiuntivo (nella giornata di sabato).

    A questo punto la palla passa a Cassa Depositi e Prestiti che dovrà fare la prossima mossa entro il termine del 30 novembre.

    Le offerte rifiutate da Atlantia

    Cassa depositi e prestiti ha paventato per due volte delle offerte non vincolanti sul range 8 / 8,5 miliardi, offerte che si sarebbero dovute appoggiare alla parte bassa della forchetta a causa dei rischi legali connessi all’operazione derivati dal crollo del Ponte Morandi.

    Entrambe le offerte sono state rimandate al mittente, con Atlantia che non vuole cedere Aspi per meno di 9,5/10 miliardi; balla quindi 1,5 miliardi di valutazione che non permette all’offerta di trovare il gradimento della domanda.

    Atlantia va al riassetto con dual track

    Visto il tentennare da parte di Cassa Depositi e Prestiti, considerando che questa situazione di stallo sta bloccando investimenti, spese, dividendi e molto altro, Atlantia ha deciso nel cda del 15 gennaio 2021 di procedere con il dual track.

    Oltre il 99% degli aventi diritto al voto ha deciso di procedere con la scissione di Aspi da Atlantia; dell’88% in mano ad Atlantia il 55% sarà quotato in borsa e quindi distribuito ai soci della holding; il restante 33% non sarà sottoposta a flottante. Rimane intatto ovviamente la quota posseduta da attori esteri, i quali continueranno ad avere il loro assett intatto.

    Rimane ovviamente in pista la seconda strada che porta alla cessione dell’intero 88% a Cassa Depositi e Prestiti.

    Qualora ciò non avvenisse, i tempi stimati per la quotazione è calcolata intorno ai 6 mesi.

    L’Europa scrive all’Italia

    Mentre Atlantia procede per la sua strada e in Cassa Depositi e Prestiti fanno i loro calcoli, nella data del 29 gennaio 2021 la Commissione Europea scrive una lettera all’Italia nella quale si chiedono maggiori informazioni sulla revoca della concessione e in modo particolare sul decreto Milleproroghe approvato alla fine del 2019 e che è diventato legge a inizio 2020.

    Domande che sembrano già un’accusa contro l’operato del Governo Italiano.

    Questi i passaggi più importanti della lettera recapitata a Roma:

    Le modifiche normative introdotte dal decreto potrebbero costituire restrizioni alle libertà del mercato interno, in particolare la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali

    Le modifiche normative in questione sembrano essere tali da incidere sulla posizione di coloro che hanno fatto affidamento sul precedente regime di concessione.

    In particolare, sulle disposizioni contrattuali potenzialmente più favorevoli in materia di indennizzi o estinzione anticipata. In che modo si accerterebbe la violazione degli obblighi del concessionario.

    Da Bruxelles vogliono chiaramente capire quali sono i motivi e “in che modo si accerterebbe la violazione degli obblighi del concessionario” per un decreto che è arrivato in modo inaspettato e che manca di “disposizioni transitorie o indennizzi adeguati“.

    La Commissione Europea non le manda a dire e specifica chiaramente che:

    se fosse così potrebbero violare i principi della certezza del diritto

    Grazie a questa lettera la Comunità Europea sembra schierarsi accanto agli azionisti, piccoli e grandi, che dalla mossa del Governo potrebbero essere danneggiati.

    In particolare la UE vuole capire se lo stato di diritto, concordato con un contratto del 2007, viene leso con il Milleproroghe e quale è il motivo di questo decreto che abbatte gli indennizzi previsti contrattualmente.

    Atlantia dà ulteriore tempo a Cpd

    Gli azionisti di Atlantia, all’alba del 2021, dopo quasi 3 anni dai fatti di Genova, iniziano a perdere tempo e nel cda del 6 febbraio concedono tempo a Cassa Depositi e Presiti fino al 24 febbraio 2021, in attesa di un’offerta valida e vincolante.

    Gli azionisti di Atlantia sono stanchi di offerte annunciate e di tempi che si allungano a dismisura e quindi danno un out-out, dentro o fuori, se entro il 24 febbraio 2021 non sarà arrivata un’offerta con valore di mercato e vincolante procederanno per altre strade.

    Il rinvio arriva su richiesta del consorzio formato da Cdo, Blackstone e Macquarie, i quali al 31 gennaio chiedevano tempo fino a fine febbraio.

    Dal canto loro gli azionisti di Atlantia chiedono:

    un’offerta vincolante e non soggetta a condizioni di sindacazione o finanziamento

    Le precedenti offerte non vincolanti, del 19 e del 27 ottobre 2020, con aggiornamento al 22 dicembre del 2020 sono sempre state rimandate al mittente poiché incomplete e/o con valutazioni basse per il valore di mercato di Aspi (offerte in un range tra 8,5 e 9,5 miliardi); addirittura nell’aggiornamento del 22 dicembre il prezzo dell’asset veniva persino rivisto al ribasso.

    Il fondo TCI

    A fare la voce grossa tra gli azionisti di Atlantia è il fondo TCI, che durante il 2020 ha portato la propria quota fino a oltre il 10%, ponendosi alle spalle di Edizioni dei Benetton. Per il fondo britannico, qualsiasi offerta al di sotto di 10/12 miliardi è assolutamente inaccettabile.

    Per il CEO di TCI, Chris Hohn:

    Questa dovrebbe essere considerata come una illegittima ri-nazionalizzazione di Autostrade. Atlantia, di fatto, è stata costretta a scegliere tra la vendita a Cdp o la revoca della concessione

    Offerta vincolante per Autostrade per l’Italia

    Alla fine il 23 febbraio in serata, quindi in zona cesarini, arriva la decisione di Cassa Depositi e Prestiti per l’offerta su Autostrade per l’Italia. Un’offerta vincolante, che non è subordinata a nessun tipo di condizione e che valuta il 100% dell’azienda circa 9 miliardi, un’offerta probabilmente bassa per le richieste di Atlantia (10/11 miliardi) e anche per il fondo TCI, che possiede il 10% di Atlantia e che aveva chiaramente espresso una valutazione tra 11 e 12 miliardi di euro per Aspi. Stessa valutazione, più o meno, espressa anche da Intermote, che valuta Aspi tra 10,9 e 12 miliardi.

    Cambia invece il peso relativo degli offerenti, infatti si era sempre parlato del 40% in mano a cdp e il restante 60% da dividere tra Blackstone e Macquarie, invece l’offerta che arriverà con la firma di CDP Equity prevede lo Stato italiano al 51% e i due fondi fermi al 49%. Cassa Depositi e Prestiti che però anticipa che parte della propria quota potrebbe essere poi ceduta a investitori interessati.

    Cambia infine la tipologia di offerta che non è riferita solo ad Atlantia ma a tutti gli azionisti di Aspi: infatti il nuovo veicolo, creato appositamente per presentare l’offerta, presenterà un’offerta fino al 100% di Aspi, saranno i soci minori a decidere se vendere le loro quote oppure meno.

    Il cda di Atlantia a questo punto dovrà decidere se accettare l’offerta dello Stato e cedere il proprio 88% a una cifra che si aggira intorno a 7,92 miliardi, chiudendo così la partita e uscendo da possibili rimborsi per le conseguenze delle cause legate al Ponte Morandi, oppure se procedere con il dual track, quindi con lo scorporo di Aspi dal capitale di Atlantia e la conseguente quotazione.

    Atlantia verso il rifiuto ma apertura dei Benetton

    Il cda del 15 marzo dovrebbe arrivare a rifiutare l’offerta da parte di Cassa Depositi e Presiti, ma c’è da notare come Edizione, principale azionista di Atlantia, veicolo della famiglia Benetton, abbia aperto uno spiraglio per la cessione.

    Appare ovvio il motivo per cui i Benetton vogliano vendere e uscire da questa situazione: quasi 3 anni di trattativa hanno bloccato vari investimenti per Atlantia e sfinito anche il più paziente degli investitori.

    Inoltre liberarsi dell’asset potrebbe diminuire il rischio penale in arrivo dal processo di Genova. Quindi è evidente il motivo della voglia di disfarsi.

    Ma in cda la posizione di Edizione dovrebbe essere isolata, soprattutto perché il fondo TCI, azionista con il 10% delle quote di Atlantia, continua a sostenere che l’asset non valga meno di 11 miliardi e tal proposito riporta anche la valutazione fatta dai Gavio per ASTM. Inoltre si sottolinea come la valutazione di 14,8 miliardi fatta dal gruppo formato da Allianz Capital Partners, per conto di Allianz Group, EDF Invest e DIF, attraverso i suoi fondi DIF Infrastructure IV e DIF Infrastructure V, che nel 2017 hanno acquistato l’11,94% di Aspi per un valore dell’asset di 14,8 miliardi non può essere oggi abbassato a 9,5 benché di mezzo ci sia stata anche la tragedia di Genova.

    La possibile soluzione per l’uscita dei Benetton

    C’è però un ulteriore strada che porterebbe i Benetton completamente fuori dal perimetro di Autostrade per l’Italia, garantendo il valore dell’asset per tutti gli azionisti di Atlantia. Si tratta dello scorporo dell’intera quota dell’88,06% in mano ad Atlantia con assegnazione ai soci di quest’ultima, a quel punto Edizione si troverebbe in mano il 26,63% di Aspi e potrebbe tranquillamente venderla.

    In tal modo ogni azionista potrà decidere cosa farsene della quota, se è meglio cederla o tenerla.

    In tale circostanza, non si può non notare come, sommando le quote di Edizione che potrebbero finire in mano a Cassa Depositi e Presiti, le quote del 11,94% in mano a investitori istituzionali e le quote in mano a:

    • TCI (8,8% di Aspi)
    • fondo del Singapore GIC (7,3% di Aspi)
    • 4,41% in mano ad HSBC
    • 4,27% in mano a Fondazione Cassa di Risparmio di Torino

    Si avrebbe una quota del 63,35% circa in mano a enti istituzionali o finanziari e solo il 36,65% di Aspi come flottante.

    In tal modo si garantirebbe il prezzo dell’asset, ipotizzando che nessuno di questi soggetti venda successivamente, e si avrebbe una vera public company.

    La valutazione di Autostrade per l’Italia

    Nel mentre, per poter rispondere adeguatamente all’offerta di Cassa Depositi e Prestiti, Atlantia ha incaricato 4 banche advisor le quali hanno lavorato per trovare un corretto prezzo di vendita. Le quattro banche sono Jp Morgan, Mediobanca, Bank of America e Goldman Sachs e dal dossier trattato ne è venuto fuori che, anche alla luce dei rischi per il crollo del Ponte di Genova, la forchetta di valore di Autostrade per l’Italia è tra 10,5 e 12 miliardi, trovando quindi una media siamo a 11,25 miliardi, ben al di sopra dell’offerta da 9,1 miliardi proposta da CDP.

    Insomma, ballano 2 miliardi ed è complesso immaginare che questi vengano compensati solo con minor rischi legali.

    Le dimissioni di Sabrina Benetton

    Con le dimissioni e quindi l’uscita di Sabrina Benetton dal consiglio di amministrazione di Atlantia, viene meno, per la prima volta, la firma della famiglia nel consiglio della Holding.

    Una dimissione per divergenze comuni, le quali confermano i rumor che vorrebbero i Benetton a spingere per trovare l’accordo con Cassa Depositi e Prestiti e il management, appoggiato dal fondo TCI, secondo azionista di Atlantia, con il desiderio di vedere correttamente valorizzato l’asset.

    Ovviamente la famiglia non ha più posti nel consiglio degli azionisti ma rimane presente nell’assemblea, dove pesa (quasi) per un terzo dei voti e quindi potrebbe fare la differenza.

    La spinta dei Benetton per la cessione a CDP

    E quello di Sabrina Benetton non è l’unico segnale del fatto che la famiglia Benetton vorrebbe chiudere la questione e non è d’accordo con quanto sta succedendo in Atlantia.

    A fine mese di marzo 2021 si consuma una grande battaglia nell’assemblea degli azionisti di Atlantia. La decisione da prendere è quella di prolungare le date di scadenza per l’operazione di scorporo di Autostrade per l’Italia da Atlantia e i Benetton dichiarano (e poi votano) contro questa possibilità.

    In assemblea, grazie anche ai voti di Fondazione CRT, nonostante il voto di minoranza, lo scorporo viene definitivamente abbandonato.

    I numeri sono emblematici:

    • 2 voti negativi
    • 1.167 voti positivi
    • 12 voti astenuti

    Per quote così suddivise:

    • 48,06% voti negativi
    • 51,80% voti positivi
    • 0,14% astenuti

    Insomma, Edizione dei Benetton non permette di raggiungere il quorum dei 2/3 di assemblea e quindi l’operazione, nonostante la maggioranza degli azionisti sia contraria, viene abbandonata.

    La nuova offerta di CDP

    Arriva anche un miglioramento dell’offerta per l’acquisizione di Autostrade da parte di Cassa Depositi e Prestiti. In particolare l’ente pubblico mette sul piatto 400 milioni di euro per ristori Covid e abbassa il peso degli indennizzi, in caso di decisione avversa sui fatti di Genova, da 1,5 miliardi a 500 milioni, quindi migliora l’offerta, in sostanza di 1,4 miliardi, mantenendo comunque la base dell’operazione a 9,1 miliardi per il 100% di Autostrade.

    La prospettiva di cessione di Autostrade

    La decisione di Atlantia si aspetta per maggio, ma alla luce dei voti in assemblea, appare complesso immaginare che l’offerta possa essere accettata, poiché se i voti rimanessero così come per lo scorporo, si avrebbe la maggioranza che voterebbe contro e allo stesso tempo servirebbero i 2/3 delle quote per accettare l’offerta.

    Il ruolo di Edizioni, quindi, per far passare l’offerta è quello di convincere qualche azionista pesante a votare a favore.

    L’offerta di ACS

    E proprio quando la trattativa sembrava destinata a chiudersi, con i Benetton che spingevano verso l’accettazione dell’offerta di Cassa Depositi e Prestiti, ecco piombare sul tavolo una lettera inviata dalla spagnola ACS dell’imprenditore Florentino Perez.

    Un’impegno a offerta che valuta Aspi, in base alle informazioni pubbliche e ai documenti disponibili, tra i 9 e i 10 miliardi di euro. Inoltre, oltre alla parte economica, ACS mette sul tavolo anche un progetto industriale di lungo periodo, in grado di unire le autostrade europee, con concessioni già in Francia, Spagna, Italia e Germania.

    Viste le forti relazioni tra i due gruppi e l’acquisizione di Abertis chiusa con successo, ACS ritiene che Aspi sia un asset molto interessante perfettamente coerente con le proprie strategie di lungo termine.

    Parte della lettera di ACS per l’interesse su Aspi

    Un’offerta certamente più alta rispetto a quella di Cassa Depositi e Prestiti che si ferma a 9,1 miliardi ma dai quali vanno depurati i costi per spese legali che dovessero nascere dall’inchiesta di Genova.

    Il primo a parlare è Chris Hohn, manager del fondo Tci, il quale dice:

    Acs-Abertis sembra preparato ad offrire un prezzo più alto di Cdp per Aspi ed è chiaramente un partner industriale superiore a Blackstone e Macquarie. Aspi deve essere venduta al miglior offerente senza interferenze da parte del governo italiano.

    Chris Hohn del fondo TCI sull’offerta per Aspi da parte di ACS

    Atlantia accetta l’offerta di CDP

    Il 31 maggio del 2021, a quasi 3 anni dai fatti di Genova e a un anno dall’inizio della trattativa, il consiglio di amministrazione di Atlantia ha accettato l’offerta di Cassa Depositi e Prestiti, per un valore di 9,1 miliardi di euro, ai quali andranno sommati circa 200 milioni per la gestione 2021, fino al passaggio di proprietà, e incentivi per il Covid, che portano il valore del 100% di Aspi a circa 9,5 miliardi.

    Alla fine hanno votato a favore l’87% degli aventi diritto, con anche il fondo TCI, che si è allineato alla decisione.

    Ad Atlantia, che nel mentre ha de-consolidato i debiti di Aspi, rimane in capo un debito di 4,5 miliardi e incassa 8 miliardi di euro, che potranno essere usati per azzerare le pendenze o per essere investiti altrove.

    In conclusione

    Una partita a scacchi durata 3 anni che si conclude con i Benetton che dopo oltre 20 anni lasciano la gestione delle autostrade italiane.

    L’offerta sottovaluta Aspi, ma allo stesso tempo Atlantia ne esce abbastanza vittoriosa.

  • Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Cosa è la lista Forbes Global 2000

    Forbes Global 2000 è una classifica annuale delle più grandi aziende pubbliche; viene stilata considerando 4 pilastri:

    1. vendite
    2. profitti
    3. attività
    4. valore di mercato

    La classifica di Forbes è considerata una delle classifiche aziendali più popolari e i risultati della sua analisi annuale sono largamente accettati “hook, line and sinker” senza comprendere o mettere in discussione i suoi metodi.

    Metodologia

    Nello svolgere questo lavoro, Forbes stabilisce dei punti di cut-off per ciascuna delle quattro metriche; in ognuna delle metriche le aziende devono soddisfarne almeno uno.

    Così facendo, Forbes crea quattro liste separate: Vendite 2000, Profitti 2000, Attività 2000, Valore di mercato 2000.

    Quindi, è possibile che un’azienda soddisfi il cut-off per le vendite e non soddisfi il cut-off per gli utili, ma faccia comunque parte della lista finale perché ha soddisfatto uno dei cut-off delle metriche.

    I valori di cut-off per ogni metrica sono fissati annualmente (cioè vengono adeguati di anno in anno). Ad esempio, il cut-off per la metrica delle vendite del 2017 era di 3,95 miliardi di dollari contro i 4,9 miliardi di dollari del 2016. Mentre per gli utili il cut-off del 2017 era di 257,0 milioni di dollari, che è più alto di 10 milioni di dollari rispetto all’anno precedente.

    Questi aggiustamenti potrebbero rivelare la performance sistemica del settore per un determinato periodo (in questo caso, annuale).

    Raccolta dei dati

    I loro dati provengono da FactSet Research systems (FRS), una società multinazionale di dati finanziari e software con sede a Norwalk, Connecticut (CT), negli Stati Uniti, che fornisce informazioni finanziarie e software analitico per i professionisti degli investimenti.

    La qualità dei dati della FRS viene controllata con altre fonti, come Bloomberg e il bilancio della società.

    Analisi dei dati

    Dopo che le aziende sono state aggiunte alla lista finale di Forbes 2000, che è un consolidamento delle quattro liste generate da ciascuna delle metriche delineate, Forbes aggiunge tutti i valori insieme e classifica le aziende in base al valore totale che chiamano “punteggio composito”.

    Critiche/Limitazioni

    Tuttavia, ci sono diverse limitazioni (conosciute e spesso accettate) a questo approccio. Ad esempio, la sua limitazione alle sole società pubbliche.

    Tuttavia, ve ne sono alcune di cui non si parla molto, come ad esempio:

    • la selezione delle metriche
    • il metodo di aggregazione dei dati alla fonte
    • l’uso di un punteggio composito che non tiene conto della possibilità di una differenza di intensità delle diverse metriche.

    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2000

    Queste le posizioni delle aziende italiane nell’ultima classifica Forbes 2000.

    Pos.AziendaTicket
    97EnelENEL
    125Intesa San PaoloISP
    140GeneraliG
    202UnicreditUCG
    315Poste ItalianePST
    468ENIENI
    520AtlantiaATL
    546Telecom ItaliaTIT
    683UnipolUNI
    861LeonardoLDO
    880SnamSRG
    941Banco BPMBAMI
    1075MediobancaMB
    1080TernaTRN
    1149FerrariRACE
    1275Banca MediolanumBMED
    1445BPER BancaBPE
    1474Cattolica AssicurazioniCASS
    1493UBI BancaUBI
    1569Banca MPSBMPS
    1800Fineco BankFBK
    1813Credito EmilianoCE
    1891PirelliPIRC
    1895Banca Popolare di SondrioBPSO
    1933SaipemSPM
    1963Prysmian
    Aziende italiane nella classifica Forbes Global 2020

    Ovviamente ci sono anche altre aziende italiane di matrice che non hanno più sede in Italia. Come per esempio:

    Pos.AziendaTicketSede
    223Fiat Chrysler AutomobilesFCAGran Bretagna
    304EssilorLuxotticaELFrancia
    528CNH IndustrialCNHIGran Bretagna
    558ExorEXOOlanda
    1810TenarisTENLussemburgo
    Aziende italiane con sede all’estero

    Top Ten Forbes Global 2000 del 2020

    Pos.AziendaNazione
    1ICBCCina
    2China Construction BankCina
    3JPMorgan ChaseUSA
    4Berkshire HathawayUSA
    5Agricultural Bank of ChinaCina
    6Saudi Oil Company (Saudi Aramco)Arabia Saudita
    7Ping An Insurance GroupCina
    8Bank of AmericaUSA
    9AppleUSA
    10Bank of ChinaCina
    Top ten nella classifica Forbes Global 2000

    Top 10 aziende tedesche nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    23Volkswagen
    25Allianz
    62Siemens
    69Deutsche Telekom
    75BMW Group
    102Bayer
    107BASF
    150SAP
    185Deutsche Post
    206Munich Re
    Top 10 aziende della Germania su Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende francesi nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Pos.Azienda
    29Total
    42BNP Paribas
    64Axa Group
    73LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    112EDF
    117Sanofi
    118Crédit Agricole
    137Vinci
    156Orange
    176L’Oréal
    Top 10 aziende dalla Francia nella classifica Forbes Global 2000 del 2020

    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes 2000 del 2020

    Ne abbiamo già viste 4 nella top ten, ecco le prime 10 aziende a stelle e strisce.

    PosAzienda
    3JPMorgan Chase
    4Berkshire Hathaway
    8Bank of America
    9Apple
    11AT&T
    13Alphabet (Google)
    14ExxonMobile
    15Microsoft
    17Wells Fargo
    18Citigroup
    Top 10 aziende americane nella classifica Forbes Global 2000 del 2020
  • Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Indici azionari della Borsa Italiana, cosa c’è oltre il FTSE MIB

    Abbiamo già parlato del FSTE MIB e abbiamo dedicato ampio spazio ai principali indici azionari in tutto il mondo.

    In Italia però ci siamo concentrati poco, questo per due ragioni:

    1. Le grandi aziende italiane sono tutte sul FTSE MIB
    2. L’Italia, nello scacchiere delle borse mondiali, non occupa precisamente una posizione dominante.

    Questo secondo punto è dovuto in parte al primo e in parte al fatto che la finanza in Italia è stata sempre un po’ bistrattata. Inoltre, se guardiamo alla classifica delle aziende nel FTSE MIB per capitalizzazione ci rendiamo conto come la prima in classifica, ENEL, è una delle poche aziende che realmente può competere con i giganti presenti all’estero. Grandi nomi italiani, quando paragonati con i big dell’estero, spesso impallidiscono.

    Ecco perché reputiamo che la finanza, quella seria, tocchi solo relativamente l’Italia e abbia il suo capoluogo altrove (in particolare in USA, UK e Germania).

    Ma qui siamo a parlare degli indici italiani e quindi bando alle ciance.

    Quali sono gli indici azionari più importanti di Borsa Italiana?

    La lista degli indici principali è relativamente breve e include:

    • FTSE MIB
    • FTSE Italia Mid Cap
    • FTSE Italia STAR
    • FTSE Italia Small Cap
    • FTSE Italia All-Share
    • FTSE AIM Italia

    FTSE MIB

    Passiamo quindi alla rassegna degli indici azionari principali di Borsa Italiana.

    Del FTSE MIB ne abbiamo già parlato: è l’indice che copre le 40 maggiori aziende quotate a Piazza Affari.

    La lista delle aziende viene rivista trimestralmente e al momento queste sono le aziende incluse.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1Enel67
    2ENI30,7
    3Ferrari28,6
    4Intesa San Paolo27
    5Generali20
    6STMicroElectronics19,7
    7Unicredit16,6
    8Snam13,7
    9Fiat Chrysler Auto12,6
    10Atlantia12,4
    11Terna12
    12Exor11,9
    13Poste Italiane10,3
    14Diasorin10,2
    15Nexi8,8
    16Recordati8,6
    17Moncler8,5
    18Davide Campari8,1
    19CNH Industrial7,7
    20Telecom Italia7,1
    21Tenaris6,7
    22Fineco Bank6,1
    23InWit5,5
    24Amplifon5,28
    25Prysmian5,1
    26Mediobanca5,1
    27HERA5
    28Banca Mediolanum4,4
    29A2A3,9
    30ItalGas3,88
    31Pirelli3,82
    32Buzzi Unicem3,33
    33Leonardo3,3
    34Interpump Group3,0
    35UBI Banca2,9
    36Banca Generali2,7
    37Unipol2,3
    38Saipem2,1
    39Azimut2,1
    40Banco BPM1,7
    Elenco componenti FTSE MIB con data capitalizzazione 04/06/2020

    Come si può notare le capitalizzazioni vanno giù molto velocemente e, giusto per fare un confronto, Deutsche Telekom, l’azienda numero 17 per capitalizzazione in Germania, ha lo stesso valore di Enel.

    ENI, la nostra seconda azienda per capitalizzazione, ha lo stesso valore di Deutsche Boerse, la numero 42 in Germania.

    Il confronto con la Francia ci va un po’ meglio, Christian Dior (numero 7 in Francia) ha lo stesso valore di Enel. Orange (numero 22) equivale a ENI.

    Con gli USA non c’è rapporto, ma se proprio vogliamo sforzarci, Enel equivale a Morgan Stanley che occupa la posizione numero 120 in America. Onestamente non cerchiamo nemmeno quale posizione occupa la nostra numero 2 negli Stati Uniti, potremmo non venirne a capo.

    Questo è il motivo per cui il nostro FTSE MIB vale meno, molto meno, del DAX, del CAC, dell’S&P, del DOW Jones e anche dell’IBEX Spagnolo. Questo è anche il motivo per cui sulle nostre pagine si legge molto di più su aziende straniere che nostrane.

    FTSE Italia Mid Cap

    Dopo aver riportato la lista completa delle aziende che compongono il FTSE MIB alla data odierna e, soprattutto, dopo aver capito quanto valiamo a livello finanziario, passiamo al secondo indice in termini di importanza in Italia, cioè il FTSE Italia Mid Cap.

    Come dice il nome stesso ci sono le aziende che, in Italia, vengono considerate a media capitalizzazione, anche se le prime della lista superano tante ultime del FTSE MIB. Questo è dovuto al fatto che per essere nell’indice principale non basta solo la capitalizzazione ma bisogna avere determinati volumi giornalieri di scambio, sia di numero di azioni che di liquidità.

    Ecco quindi una breve lista dei titoli con maggiore capitalizzazione.

    Pos.AziendaCapitaliz.
    (miliardi di €)
    1UnipolSai5,8
    2Acea3,7
    3Iren2,9
    4Reply2,9
    5Brembo2,9
    6ERG2,8
    7De Longhi2,8
    8ASTM2,7
    9Salvatore Ferragamo2,4
    10IMA2,3
    11ENAV2,2
    12Brunello Cucinelli1,9
    13Mediaset1,8
    14TechnoGym1,5
    15BPER Banca1,3
    I primi 15 componenti per capitalizzazione dell’indice FTSE Italia Mid Cap

    FTSE Italia Small Cap

    Anche qui il nome è abbastanza parlante: si tratta dell’indice che include l’ultima fascia, cioè le matricole, le aziende con una capitalizzazione bassa.

    Spesso ci si può imbattere in qualche stella che presto sarà nel FTSE MIB, molto più spesso le aziende in questo indice non hanno avuto la forza di fare il grande salto.

    Non mancano comunque nomi importanti anche nelle Small Cap, con capitalizzazioni anche importanti ma che non sono abbastanza liquidi, non hanno abbastanza quote pubbliche o non fanno abbastanza volumi per stare negli indici maggiori.

    Ecco qualche brand molto conosciuto:

    AstaldiBeghelliBialetti
    BrioschiePriceGabetti
    Geoxil Sole 24 OreLazio calcio
    PininfarinaPiquadroAS Roma
    TiscaliUnieuroZucchi
    Una selezione di aziende dell’indice FTSE Italia Small Cap

    FTSE Italia All-Share

    Questo è l’index gran totale, infatti tutte le aziende che si trovano negli indici FTSE MIB, FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap poi fanno la somma in questo indice.

    Quindi, se voleste vedere la lista dei titoli ordinati per capitalizzazione, anziché guardare i singoli indici, bisognerebbe guardare l’All-Share.

    FTSE Italia STAR

    STAR sta per Segmento Titoli con Alti Requisiti. I requisiti di cui si parla sono trasparenza, liquidità del titolo e, in ultimo, corporate governance.

    Alcuni titoli presenti in questo segmento sono anche negli altri già visti, come per esempio Amplifon, che svetta per maggior capitalizzazione e che è già incluso nel FTSE MIB.

    FTSE AIM Italia

    Si tratta di uno degli ultimi arrivati nella famiglia degli indici italiani e contiene tutte le aziende del mid e dello small cap con un forte potenziale di crescita.

    Quindi, se amate cercare la futura Netflix è in questo indice che bisognerà guardare.

    FTSE Italia Brands

    Il FTSE Italia Brands è proprio il più giovane essendo stato creato nel 2017.

    Contiene tutti i titoli che hanno un brand appetibile e globalmente riconosciuto. Degli esempi?

    • Ferrari
    • Juventus
    • Brembo
    • Brunello Cuccinelli
    • Campari
    • Moncler
    • Piaggio
    • Autogrill
    • Tod’s
    • ecc

    Indici Settoriali di Borsa Italiana

    Inoltre, per chi volesse concentrarsi solo in determinati settori, ci sono degli indici settoriali che coprono praticamente tutte le azioni presenti a Piazza Affari.

    Questa la lista degli indici settoriali italiani:

    • Ftse Italia Oil & Gas Producers
    • Ftse Italia Oil Equipment, Services & Distribution
    • Ftse Italia Chemicals
    • Ftse Italia Industrial Metals & Mining
    • Ftse Italia Construction & Materials
    • Ftse Italia Aerospace & Defense
    • Ftse Italia General Industrials
    • Ftse Italia Electronic & Electrical Equipment
    • Ftse Italia Industrial Engineering
    • Ftse Italia Industrial Transportation
    • Ftse Italia Support Services
    • Ftse Italia Automobiles & Parts
    • Ftse Italia Beverages
    • Ftse Italia Food Producers
    • Ftse Italia Household Goods & Home Construction
    • Ftse Italia Leisure Goods
    • Ftse Italia Personal Goods
    • Ftse Italia Health Care Equipment & Services
    • Ftse Italia Pharmaceuticals & Biotechnology
    • Ftse Italia Food & Drug Retailers
    • Ftse Italia General Retailers
    • Ftse Italia Media
    • Ftse Italia Travel & Leisure
    • Ftse Italia Fixed Line Telecommunications
    • Ftse Italia Mobile Telecommunications
    • Ftse Italia Electricity
    • Ftse Italia Gas, Water & Multiutilities
    • Ftse Italia Banks
    • Ftse Italia Nonlife Insurance
    • Ftse Italia Life Insurance
    • Ftse Italia Real Estate Investment & Services
    • Ftse Italia Real Estate Investment Trusts
    • Ftse Italia Financial Services
    • Ftse Italia Software & Computer Services
    • Ftse Italia Technology Hardware & Equipment

    Come potete vedere gli indici settoriali sono veramente tanti e coprono veramente di tutto.

    Come investire sugli indici italiani

    Prima di passare all’analisi degli indici principali (in questa fase non analizzeremo gli indici settoriali, sia per una questione di numerosità, sia perché già il nome è auto esplicativo), capiamo come fare trading sugli indici di Borsa Italiana.

    Lo strumento migliore è certamente l’ETF e ce ne sono vari che replicano l’andamento di ognuno degli indici.

    Per esempio:

    • FTSE Italia Mid Cap:
      • iShares FTSE Italia Mid-Small Cap
      • Lyxor FTSE Italia Mid Cap TRN-ucits
    • FTSE Italia Small Cap:
      • Lyxor MSCI EMU Small Cap DR UCITS
      • MSCI EMU Small Cap TRN-ucits -IS

    In alternativa si può investire sugli indici anche attraverso i CFD, per esempio, sul FTSE MIB c’è ITALY FTSEMIB – XFTSEMIBCFD.

  • Azioni per guadagnare finita la crisi di Covid-19

    Azioni per guadagnare finita la crisi di Covid-19

    Ogni crisi porta con sé delle problematiche ma anche delle opportunità. Chi fosse arrivato con tanta liquidità in questo periodo di crisi sta già sognando e pregustando la preda da azzannare.

    In borsa le occasioni non mancano, con tante blue chip che hanno un prezzo da discount.

    Vediamo insieme qualcuna, analizzando cosa pensano gli analisti e dove potrebbero arrivare.

    Atlantia (BIT:ATL)

    Partiamo da casa nostra e in particolar modo da Atlantia, finita nell’occhio del ciclone negli ultimi anni a causa della caduta del Ponte Morandi a Genova.

    Il M5S pareva intenzionato a togliere la concessione autostradale a ASPI (Autostrade per l’Italia), di cui Atlantia è la maggior azionista.

    Il Milleproroghe approvato a fine 2019 dà anche gli strumenti allo Stato per farlo ma i pentastellati (e in generale tutto il governo), hanno altro a cui pensare e non sono convinti di questa mossa.

    Il perché è presto detto: attualmente il governo è impegnato in altro e la cancellazione della concessione porterebbe quasi certamente gli attori davanti a un arbitrato europeo, che in casi simili in passato si è già espresso a favore dell’azienda.

    La soluzione sembra quindi quella di far cedere ad Atlantia una grossa fetta di ASPI con l’ingresso delle istituzioni, sotto varia forma, ma per questo gesto verrà ben ricompensata (a prezzi di mercato). Il governo potrà esultare per aver eliminato la concessione ad Atlantia e quest’ultima sarà ben ricompensata con soldi che andrà a spendere bene e e altrove.

    Inoltre il Covid-19 ha messo a dura prova altri asset di Atlantia, tra cui c’è certamente la gestione degli aeroporti.

    Per questi motivi l’azienda è fortemente penalizzata in questo momento, ma non lo sarà per sempre ed è certamente solida.

    I consensi oggi danno 4 buy, 3 Outperform, 10 Hold e solo 1 sell. Il target price è posto a 18,21, con un guadagno sulle quotazioni attuali di circa il 28%.

    Juventus (BIT:JUVE)

    Continuiamo con una squadra di calcio che è stata fortemente penalizzata per la chiusura del campionato, oltre che per trimestrali non certo esaltanti.

    Gli investimenti fatti per Cristiano Ronaldo si fanno sentire sui conti e la sospensione di campionato e coppe per il Covid-19 non è stata una bella notizia.

    C’è da dire però che la squadra e l’intero organico, tagliandosi lo stipendio, ha dimostrato maturità dando alla società dell’ossigeno fondamentale.

    Inoltre i soldi della UEFA (che sono il vero tesoretto) da qualche parte dovranno andare e anche se la Champions di quest’anno dovesse essere annullata, c’è da credere che alle 8 squadra che partecipavano ai quarti qualcosa arriverà di certo.

    Negli ultimi giorni il titolo ha già fatto dei progressi, avvicinandosi al target price che è posto a 0,99. Con la quotazione attuale avremmo un guadagno del 10% circa.

    Pochi giudizi da parte degli analisti, che comunque hanno 1 su buy, 3 su hold e 0 su sell.

    Telecom Italia (BIT:TIT)

    Gubitosi, presentando i dati del 2019 ha detto:

    La produzione di cassa nell’esercizio 2019 è stata sufficientemente ampia da rendere sostenibile il ritorno alla distribuzione di utili alle azioni ordinarie, cosa che non accadeva dal 2013

    Luigi Gubitosi

    In tempi in cui gli altri corrono a tagliare il dividendo, questo è certamente un buon segnale.

    I fondamentali dell’azienda sono buoni e ciò si vede anche dai giudizi degli analisti che si schierano con: 9 buy, 6 Outperform, 2 hold e 2 sell.

    Il Target Price è posto a 0,58 che con le quotazioni attuali significherebbe un aumento del 56%. Mica male…

    Enel (BIT:ENEL)

    La società, fresca di rinnovo di Francesco Starace, negli ultimi anni sta crescendo a ritmo vertiginoso.

    La crisi dovuta al Covid-19 ha penalizzato il titolo, che comunque ha ottimi fondamentali; inoltre la penalizzazione sembra persino eccessiva poiché con il lockdown i consumi casalinghi non possono che aumentare.

    I consensi parlano di 9 buy e 11 Outperform, 5 Hold e un solo Sell. Più chiaro di così…

    Il Target Price è posto a 7,57 che con le quotazioni attuali significa un aumento del 20%.

    Brembo (BIT:BRE)

    Infine parliamo dell’azienda bergamasca che è stata fortemente colpita dal Covid-19, sia per la vicinanza a uno degli epicentri italiani sia perché le vendite di auto (e quindi di pezzi che compongono tali auto) è stata fortemente penalizzata.

    C’è da dire comunque che Brembo lavora tantissimo con il mercato tedesco, che sta già uscendo dal tunnel e quindi le vendite dovrebbero ripartire velocemente, inoltre chi aveva in mente di cambiare auto (o anche semplicemente di fare manutenzione) ha solo rimandato l’affare, non certamente l’ha cancellato.

    I consensi sono cauti con 2 Outperform e 3 Hold, nessun Buy e nessun Sell.

    Il Target Price è comunque posto a 8,73 che con quotazioni attuali significa un +12%.