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Short Squeeze
Cosa è uno Short Squeeze
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In breve, uno short squeeze si ha quando una crescita repentina e improvvisa di un titolo (un’azione, una materia prima, un’obbligazione) costringe i trader con posizioni short selling a coprirsi velocemente per evitare di rimanere fuori con perdite importanti. L’acquisto di azioni da parte di entità che si trovavano in short, quindi l’operazione per coprirsi, aumenta il numero di acquirenti spingendo sempre più su il prezzo del bene stesso.

Chi si posiziona in short e perché?

I titoli azionari (ma in generale tutto il mercato) vive di alti e bassi, con salite e discese. Se ci sono trader che si posizionano long, cioè acquistano un bene, ci saranno dall’altro lato anche trader che si posizionano in short, quindi vendono un bene che non hanno.

Solitamente le posizioni short sono in misura minima rispetto alle posizioni long, tipicamente in misura trascurabile. Succede però che su alcuni titoli di poco valore, dove il core business dell’azienda è superato, dove c’è tanto debito e bilanci chiusi in negativo, con crolli continui dei ricavi, su questi titoli gli “scommettitori” al ribasso diventano un numero non tanto trascurabile, ciò per un semplice motivo: l’azienda è lanciata contro un muro, chi vorrebbe stare sull’auto? Gli investitori, quelli di lungo periodo, tipicamente stanno sul marciapiede a guardare l’auto; i trader, quelli da mordi e fuggi, sono alla guida di quell’auto.

Come ci si posiziona in short selling?

Quindi vendo le azioni e prendo i soldi? No… momento. Chi si posiziona in short selling dà una garanzia che è una percentuale dell’operazione stessa.

Facciamo un esempio concreto: apriamo una posizione scoperta di 1.000 azioni di azienda X, tali azioni hanno un valore di 2 euro, significa che siamo scoperti per 2.000 euro. Decidiamo di metterci in marginazione con il 50%, cioè noi metteremo la metà e l’altra metà ce la presterà la banca (con dei tassi di interesse naturalmente).

Ora abbiamo una posizione in short selling dal valore di 2.000 euro, avendone messi solo 1.000 e con un prestito di altri 1.000 dal nostro broker, siamo in attesa che l’azione scenda.

Se l’azione passa da 2 a 1 euro abbiamo un guadagno di 1.000 euro e magari possiamo decidere di chiudere la nostra posizione acquistando a 1 euro i titoli che avevamo venduto a 2. Ci torneranno in cassa i nostri 1.000 euro di impegno, oltre ai 1.000 euro di guadagno.

Cosa succede alle azioni che non scendono

Proseguendo con il nostro esempio precedente, se l’azione, da 2 euro, anziché andare a 1 euro, si dirige verso i 3 euro noi stiamo andando incontro a una perdita.

Ovviamente la banca ci sta solo prestando i soldi e non vuole certo partecipare alla nostra perdita, quindi imposta uno stop lose automatico un po’ più in giù rispetto a dove c’è la perdita totale del vostro investimento; quindi, se a 3 euro voi avrete perso totalmente i vostri 1.000 euro investiti, per garantire per intero i proprio 1.000 euro, la banca vi posiziona uno stop lose intorno a 2,80 euro.

Se il prezzo dell’azione tocca 2,80 euro il broker copre la nostra posizione acquistando al posto nostro le azioni. Perdita totale di 800 euro e ci verranno restituiti solo 200 euro di differenza (meno le commissioni).

Notizie improvvise e aumento del prezzo

Continuando sempre con l’esempio precedente, diciamo che l’azione fosse scesa a 1,80 euro e quindi noi avremmo un gain teorico di 200 euro, non abbiamo però chiuso la posizione e una bella mattina, a mercati chiusi, il CEO dell’azienda afferma di aver trovato l’acqua su Marte ed essere pronto a darla da bere ai marziani. Appare ovvio che in tal caso il prezzo dell’azione volerà in apertura, fino, per esempio, a 20 euro.

Cosa succede alla nostra posizione? Semplice, il broker chiude la posizione comprando a mercato e noi siamo fuori di 18 euro, che moltiplicato per 1.000 azioni significa che siamo in perdita di 18.000 euro. Inoltre, considerando che la banca non partecipa alla nostra perdita e che dovremo restituire i soldi che ci ha prestati, la perdita arriva a 19.000 euro.

Dal 2015, con il crollo del valore del franco svizzero, esistono delle leggi che impediscono ai broker di mandarci in rosso sul conto, ma state certi che ogni centesimo che si trova nel vostro portafoglio verrà prosciugato.

Come funziona lo Short Squeeze

Fare tutta la premessa sul funzionamento dello short selling era fondamentale per meglio comprendere come funziona lo short squeeze.

I più svegli avranno già capito che l’ultimo paragrafo che abbiamo scritto è il cuore dello Short Squeeze.

Nel caso di aumento improvviso del valore delle azioni i venditori allo scoperto sono costretti a uscire dalle loro posizioni, di solito in perdita, acquistando titoli per coprirsi.

L’acquisto di titoli da parte di chi vuole avere una fetta dei futuri guadagni dell’azienda fa aumentare il prezzo, il quale fa scattare gli stop lose di chi aveva posizioni in short, i quali aumentano la platea di chi vuole comprare azioni dell’azienda, quindi registrando nuovi aumenti del prezzo che a loro volta faranno scattare altri stop lose su posizioni in short. Si tratta di un processo che porta velocemente il prezzo a gonfiarsi su sé stesso.

Se vogliamo racchiudere il significato dello short squeeze possiamo dire che:

ogni operazione di acquisto da parte di un venditore allo scoperto fa salire il prezzo, costringendo un altro venditore allo scoperto a comprare.

Come misurare le posizioni allo scoperto

Esistono due misure specifiche per comprendere quanto è stato venduto allo scoperto un titolo:

  • short interest
  • short-interest ratio

Lo short interest è il numero totale di azioni che sono state vendute allo scoperto, in rapporto al numero totale di azioni.

Quindi, se un’azienda ha 1 milione di azioni in circolazione e 100 mila sono vendute allo scoperto, abbiamo uno short interest del 10%.

Lo short-interest ratio è il numero di azioni vendute allo scoperto in relazione al volume medio di azioni scambiate in un giorno.

Quindi, se le 100 mila azioni allo scoperto sono su un’azienda con volumi di 50 mila azioni giornalieri di volume, abbiamo uno short-interest ratio del 200%.

Scommettere su uno short squeeze

Innanzitutto, per capire quali azioni sono soggette a short squeeze bisogna guardare lo short interest, quindi il rapporto tra azioni allo scoperto e azioni totali.

Un titolo con un rapporto dell’1% non sarà mai soggetto a short squeeze, invece un’azione che ha il 40% di short interest è a forte rischio.

Attenzione però, perché l’azione potrebbe essere shortata per un buon motivo e, a meno di notizie sensazionali o di altre operazioni, è improbabile che scatti uno short squeeze solo perché noi abbiamo deciso che succederà.

Lo short squeeze non dipende dai fondamentali

Questo punto è di vitale importanza, cioè che la partenza di uno short squeeze fa perdere la correlazione tra i fondamentali dell’azienda e il prezzo dell’azione.

Quando parte uno short squeeze è probabile che succeda su un’azione dal poco valore e i movimenti sono veloci e con breve durata nel tempo.

Si può registrare un’impennata che dura poche ore o pochi giorni, ma presto il prezzo di quell’azione tornerà ad accoppiarsi con i fondamentali.

Tornando all’esempio precedente, un’azione che valeva 2 euro, se fortemente shortata, potrebbe avere un valore intrinseco di 3/4 euro, non di 20/30 euro. Quindi, l’impennata improvvisa, è destinata a concludersi riportando il prezzo al valore originale.

Rischi del trading di short squeeze

Posto che addentrarsi da soli in una posizione long cercando di far scattare uno short squeeze, a meno che non siate Bill Gates o Elon Musk, è una follia, ci sono anche forti rischi nel partecipare a uno short squeeze già in essere.

Torniamo all’esempio precedente, cioè l’azienda che quotava 2 euro e si porta improvvisamente a 20, in tal caso le posizioni in short faranno lievitare ancora di più il prezzo, diciamo per esempio fino a 50 euro. Entrare a 30/40 o 50 euro è una follia, perché dopo l’euforia che durerà pochi giorni massimo, il prezzo tornerà nell’orbita dei 3/5 euro, quindi, se entrare a 40 euro, vi ritrovate, nella migliore delle ipotesi, con una perdita di 35 euro ad azione.

Esempio di uno short squeeze

L’esempio l’abbiamo già fatto numericamente, ora mettiamo a quell’esempio un nome e una casistica.

Diciamo che l’azienda farmaceutica Pharma&Co ha in fase di lancio un farmaco in fase 3 e che gli investitori pensino che tale farmaco non funzioni. L’azione dopo aver galleggiato sui 5 euro per gli anni precedenti, grazie allo short selling si porti a 2 euro.

Diciamo che Pharma&Co registra un interesse allo scoperto del 20%, dato dal fatto che le azioni allo scoperto sono 200 mila a fronte di 1 milione di azioni totali. Diciamo che il volume medio di azioni scambiate in un giorno è di 50 mila azioni, quindi lo short-interest ratio è del 400%.

Si tratta di un’azienda fortemente shortata.

Ora la fase 3 del farmaco termina e l’azienda comunica l’efficacia nel 97% dei pazienti, il che è un’ottima notizia. Talmente ottima che il prezzo delle azioni subisce un’impennata immediata, fino ad aprire a 5 euro nella prima giornata di contrattazioni. Considerando che il prezzo di partenza era proprio 5 euro e che gli shorter l’avevano portata a 2 euro, significa che già tutte le posizioni in short sono in perdita (e qualcuno in pareggio).

Ovviamente tutti gli shorter corrono a comprare l’azione per limitare la perdita e ciò fa aumentare ancora di più il prezzo, questi si sommano inoltre agli investitori che vogliono una fetta dei guadagni futuri dell’azienda e che in modo naturale acquistano posizioni long sull’azienda.

Considerando il volume medio di 50 mila azioni, e le posizioni allo scoperto per 200 mila azioni, gli shorter ci metteranno 4 giorni a coprire tutte le posizioni, questo è conosciuto come days-to-cover.

Il days-to-cover è ovviamente teorico, poiché in tal caso ci saranno meno vendite e più posizioni long, quindi l’azione potrebbe andare in rally per più di 4 giorni, con il prezzo che continua a salire.

Chi aveva posizioni short potrebbe addirittura decidere di aprire posizioni long, andando a gonfiare ancora di più il prezzo. Si ha un fenomeno che porta il prezzo dell’azione a essere ancora più gonfio di quanto il vero valore vorrebbe. Ciò può continuare per qualche settimana o per qualche mese, ma prima o poi il prezzo dell’azione si accoppia nuovamente con il valore reale dell’azienda. Ovviamente a perderci non saranno gli hedge fund, i quali vivono di questi movimenti, ma chi, nel mercato retail, ha visto l’opportunità senza calcolare bene i valori e i prezzi.