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Credito Valtellinese
OPA su Credito Valtellinese da parte di Crédit Agricole
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Un’operazione simile a quella fatta da Intesa Sanpaolo su UBI, Crédit Agricole lancia un’OPA totalitaria su CreVal, piccola banca Valtellinese.

Un po’ a sorpresa, perché nel risiko bancario che sta prendendo forma, la banca target doveva essere Banco BPM e invece le mire dei francesi si sono concentrate su CreVal. Nell’istituto valtellinese CA era già socia con il 9,8% delle quote.

L’OPA è da circa 700 milioni, con un’offerta di 10,6 euro ad azione, che include un bonus del 53,9% sulla media degli ultimi 6 mesi e del 21,4% rispetto alla chiusura di venerdì.

Per portare a termine l’operazione CA effettuerà un aumento di capitale ad hoc e condiziona la riuscita dell’OPA a due opzioni necessarie:

  • raggiungimento dell’adesione all’OPA di almeno il 66,7% del capitale sociale
  • approvazione da parte di tutti gli organi di controllo

Su quest’ultimo punto non dovrebbero esserci particolari problemi, poiché il Credito Valtellinese è una realtà piccola e non ci sarebbe rischio di monopolio in nessuno dei territori dove è presente.

Crédit Agricole appare abbastanza tranquilla anche sul primo punto, poiché oltre alla quota di quasi il 10% già in suo possesso, può contare su un’azionariato molto diffuso.

Il vero ostacolo sono i grandi investitori attualmente presenti nella banca, con:

  • Altera Absolute Investments – 7,07%
  • Dgfd SA – 5,78%
  • Algebris (UK) Ltd. – 5,29%
  • Hosking Partners LLP – 5,13%
  • Norges Bank Investment Management – 2,64%
  • Franklin Mutual Advisers LLC -2,63%
  • Mediolanum International Funds Ltd – 2,30%
  • Solinvestor SPF SA – 2,19%
  • Dimensional Fund Advisors LP – 1,77%

Anche qualora nessuno dei grandi soci dovesse vendere, comunque, non dovrebbe essere complesso raggiungere la quota del 67%.

Ma così non è, perché già Davide Serra, titolare di Algebris, ha già dato l’ok e quindi la quota in capo a CA è già superiore al 15%.

Crédit Agricole ha anche comunicato che prenderà in considerazione l’annullamento dell’opzione del 66,7% qualora le adesioni dovessero superare il 50% del capitale: in tal caso non avrebbe i numeri necessari per proseguire nella fusione ma controllerebbe le assemblee e quindi potrebbe far ben collaborare le realtà.