Azione: BP (LON:BP, BP.L)

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BP

BP (precedentemente nota come British Petroleum) è una multinazionale del petrolio e del gas di fama mondiale. Opera in tutti i settori dell’industria petrolifera e del gas, dall’esplorazione e produzione alla raffinazione e distribuzione.

Oggi, l’azienda fornisce carburante per l’industria dei trasporti, energia per il calore e la luce, lubrificanti per motori e altri prodotti petrolchimici.

Cosa fa l’azienda?

La società opera in due segmenti principali: UpStream e DownStream.

L’Upstream è responsabile dell’esplorazione di gas naturale e petrolio, dell’ulteriore lavorazione e del trasporto, mentre il Downstream è specializzato nella produzione globale di carburanti e prodotti petrolchimici.

BP opera in 72 paesi del mondo, producendo oltre 3,6 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno. Con oltre 18.000 stazioni di servizio in tutto il mondo, la divisione più grande della società è BP America negli Stati Uniti.

Un po’ di storia di BP

Fondata nel 1908 con la scoperta di una grande quantità di petrolio in Persia, la storia della BP ha sempre riguardato le trasformazioni: dal carbone al petrolio, dal petrolio al gas, dalla terraferma alle acque profonde. Ora si tratta di una nuova miscela di fonti di energia, perché il mondo si sta rapidamente muovendo verso un futuro a più basso tenore di carbonio.

La società è stata la prima ad ottenere il permesso di esplorare il petrolio in Medio Oriente. Questo evento ha cambiato la storia dell’intera regione.

Chi ha fondato la BP?

La società è stata fondata da William Knox D’Arcy. Egli costituì la prima Exploration Company nel 1903 con un capitale di 60.000 sterline. George Reinolds, era un esploratore, che guidava il team di esplorazione di D’Arcy in Persia. Dopo diversi anni di tentativi infruttuosi di trovare il petrolio, finalmente ce l’hanno fatta. Un anno dopo, la compagnia petrolifera anglo-persiana, che un giorno divenne BP, entrò in affari. William D’Arcy, che aveva perso quasi tutto durante gli anni delle esplorazioni senza successo, divenne presto più ricco che mai.

Dimensioni attuali, squadra e sedi

Con sede a Londra, Regno Unito, BP opera, come già detto, in 72 paesi del mondo con un team di circa 74 mila persone.

Fatti in breve su BP

Nel 1959, BP ha esteso la sua attività oltre il Medio Oriente all’Alaska ed è diventata una delle prime aziende ad estrarre petrolio nel Mare del Nord.

La BP era direttamente collegata a diversi grandi incidenti ambientali:

  • L’esplosione della raffineria di Texas City nel 2005
  • Fuoriuscita di petrolio dalla Prudhoe Bay nel 2006
  • Fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon nel 2010.

In particolare quest’ultima è la più grande fuoriuscita accidentale di petrolio in mare della storia. Ha causato gravi conseguenze ambientali, economiche e sanitarie e gravi effetti legali per la BP. Per correggere la situazione e ripulire l’acqua sono stati utilizzati 1,8 milioni di galloni di olio disperdente Corexit.

L’attuale modello di business della BP

L’azienda fornisce servizi e prodotti energetici a persone in tutto il mondo.

BP fornisce ai clienti energia per la luce e il calore, carburante per il trasporto, lubrificanti per motori e vari prodotti petrolchimici utilizzati per gli oggetti di uso quotidiano, come vestiti, confezioni e vernici.

L’azienda ha un portafoglio diversificato di attività oltre a petrolio e gas, tra cui il commercio e il trasporto, la commercializzazione e la produzione di carburanti, generando energia rinnovabile.

Dove si quota BP?

BP è quotata principalmente alla Borsa di Londra (LSE) ed è un componente dell’indice FTSE 100.

In secondo luogo, l’azienda è quotata alla Borsa di New York e alla Borsa di Francoforte.

  • Le aziende che hanno già lasciato la Russia

    Le aziende che hanno già lasciato la Russia

    La scelta di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina gli si sta ritorcendo contro; probabilmente il presidente, che sogna l’ex Unione Sovietica, non si aspettava questa reazione da parte dell’occidente, che l’ha etichettato come tiranno dittatore e sta abbandonando l’area.

    Sono tantissime le aziende che hanno già abbandonato la Russia, altre hanno bloccato (o limitato) i servizi e altre ancora non hanno ancora abbandonato la nazione ma hanno bloccato qualsiasi ulteriore investimento.

    L’Europa ha paura che lo zar possa continuare con la sua opera di invasione e quindi prova a proteggere le Nazioni più virtuose, laddove le aziende fanno il grosso dei loro profitti. Lo fanno anche a costo di perderci business e capitali, a patto di mantenere al sicuro le nazioni in cui operano.

    Aziende dell’intrattenimento

    Partiamo da quelle aziende che probabilmente avranno un minor impatto sull’economia ma un segno forte sulla popolazione russa, cioè le aziende del business dell’entertainment. Sony, Disney e Warner Bros (AT&T) hanno già sospeso la distribuzione di film in Russia. Un po’ più lieve la posizione di Paramount e Spotify che, come anche Netflix, ha sospeso la distribuzione di nuove produzioni ma non hanno ancora abbandonato il mercato.

    Electronic Arts, per andare sul mondo del gaming, ha eliminato la Russia dal proprio gioco di punta: Fifa.

    Tecnologia

    Le aziende sopracitate hanno una forte connessione con la tecnologia, ma non sono dei Tech puri. In questa sezione rientrano invece Apple, Google (Alphabet) e Meta, che vista l’essenzialità dei prodotti distribuiti, non hanno abbandonato il Paese ma hanno limitato i servizi. Meta ha servizi come Facebook, Instagram e WhatsApp, che potrebbero rientrare nell’entertainment ma anche nelle necessità (pensiamo alle comunicazioni su WhatsApp).

    Apple ha chiuso negozi fisici e deciso di non vendere nuovi dispositivi nel Paese dell’ex Unione Sovietica. Google ha fortemente limitato i servizi su Maps, anche per una questione di sicurezza per gli Ucraini che si proteggono, e bloccato il servizio Pay, così da allinearsi con le sanzioni.

    Airbnb ha sospeso i suoi servizi in Russia e, insieme ai propri host, ha deciso di fornire alloggi gratuiti e sicuri in Ucraina e nelle nazioni vicine al conflitto, così da dare supporto ai rifugiati che decidono di lasciare il Paese.

    I servizi di media, come YouTube, Facebook, Microsoft, Tik Tok e Twitter hanno deciso di bloccare i canali di propaganda russa, chiudendo la diffusione di RT (Russia TV) e di Sputnik.

    Pagamenti e Finanziari

    Sappiamo già che le banche e le strutture russe sono state fortemente bloccate, quelle che rimanevano disponibili erano i pagamenti attraverso Mastercard e Visa. Negli ultimi giorni anche queste due aziende hanno bloccato tutto per i clienti russi, spingendosi anche oltre i confini russi e bloccando i pagamenti per russi in giro per l’Europa.

    Decisione abbastanza simile anche per American Express, che al momento pare abbia bloccato solo all’interno dei confini russi.

    Ovviamente in questa categoria rientrano anche tutti i servizi finanziari, come Société Générale e HSBC.

    Posizione molto dura da parte di NorgesBank, il più grande fondo sovrano al mondo che è stato il primo ad abbandonare il Paese, abbandonando partecipazioni molto importanti, soprattuto in Gazprom, Lukoil e Sberbank.

    Moda e Retail

    Sono molti i brand di moda e di negozi retail che hanno deciso di chiudere i punti fisici in Russia. Tra i primi a prendere decisioni del genere sono stati Nike e Burberry, tra gli ultimi si registrano le aziende svedesi H&M e Ikea. L’azienda di arredamenti, inoltre, in Russia aveva delle importanti sedi di produzione, che vengono congelate e vengono bloccati gli export e gli import dal paese, con un impatto diretto su circa 15 mila russi e relativo indotto.

    Settore automobilistico

    Negli ultimi 20 anni le aziende automobilistiche hanno guardato alla Russia come a un mercato vergine da inondare, spostando produzioni e vendite nel Paese. Appena scoppiato il conflitto bellico sono arrivate decisioni importanti da quasi tutte le aziende principali, quindi Volkswagen, Ford e GM hanno annunciato lo stop a esportazioni verso la Russia. Ancora più drastica Toyota, che in Russia, precisamente a San Pietroburgo ha una fabbrica che è stata bloccata.

    Si registrano anche i blocchi agli export per Volvo e Harley Davidson, oltre che per i marchi di lusso Jaguar, Aston Martin e Rolls-Royce.

    Daimler (Mercedes Benz) ha deciso di interrompere la collaborazione con la russa Kamaz, vendendo anche la sua quota nell’azienda.

    Trasporti

    Con il blocco degli import ed export delle principali aziende industriali del globo, ovviamente viene impattato anche tutto l’indotto. Sia per questo motivo che per la sicurezza delle proprie navi, la società di trasporto marino Maersk ha completamente bloccato qualsiasi import verso la Russia.

    Aziende petrolifere

    Non fa certo eccezione il petrolio, ne avevamo già parlato qualche giorno fa, con le aziende petrolifere di tutto il mondo che hanno dismesso o bloccato importanti partecipazioni. La prima in ordine cronologico è stata la britannica BP, che possedeva e ha ceduto il 20% di Rosneft. Hanno copiato la mossa ExxonMobil, Shell ed Equinor.

    Leggermente differente la posizione della francese TotalEnergies che ha deciso di non fare ulteriori investimenti ma non ha abbandonato quelli già in essere.

  • Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    Su quali azioni puntare per il dopo guerra?

    La finanza, si sa, guarda oltre gli eventi e cerca di posizionarsi in anticipo su quelle che saranno le tendenze del dopo. Non sfugge quindi la rotazione in atto sui portafogli a causa della guerra tra Ucraina e Russia.

    Come abbiamo avuto modo di vedere, analizzando le azioni migliori e peggiori da quando è iniziato il conflitto, ci sono delle tendenze, già avviate prima dell’inizio della guerra, che stanno accelerando.

    Il volo degli energetici green

    Il primo effetto che si è visto è come i grandi fondi stanno ruotando il portafoglio, puntando su quelle aziende che fanno del green il loro cavallo di battaglia per il futuro. Ecco quindi che le azioni legate alla produzione dell’energia solare e a idrogeno stanno già salendo e continueranno ancora a farlo.

    Sulla stessa lunghezza d’onda anche tutte quelle aziende che producono, vendono o trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL).

    Il motivo è molto semplice: con le sanzioni comminate alla Russia è probabile che nei mesi a venire il Gas e il Petrolio avranno delle fiammate di prezzo, non sopportabili dal mercato che quindi cercherà delle soluzioni alternative e meno costose.

    La trasformazione era già in atto nei giorni scorsi, a causa dell’elevata inflazione che stava strozzando le industrie europee, la guerra ha solo accelerato la svolta e dato l’opportunità ai fondi di investimento di allinearsi.

    Questa una lista di aziende che potrebbero trarne vantaggio:

    Azienda/AzioneSettoreNazione
    Air Liquide
    EPA: AI
    ServiziFrancia
    Alerion Clean Power
    BIT:ARN
    RinnovabiliItalia
    EDP Renewables
    ELI: EDPR
    EolicoSpagna
    Encavis
    ETR: ECV
    SolareGermania
    ERG
    BIT:ERG
    RinnovabiliItalia
    ITM Power
    LON: ITM
    IdrogenoRegno Unito
    Nordex
    ETR: NDX1
    EolicoGermania
    Orsted
    CPH: ORSTED
    EolicoDanimarca
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    BME: SGRE
    IngegneriaSpagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    BME: SLR
    SolareSpagna
    Snam
    BIT: SRG
    IdrogenoItalia
    Vestas Wind Systems
    CPH: VWS
    EolicoDanimarca
    Voltalia
    EPA:VLTSA
    RinnovabiliFrancia
    Aziende del settore energetico green

    La stabilità dell’energia fossile

    Sembra assurdo, visto quanto abbiamo appena detto nel capitolo precedente, ma anche le fonti di energia vecchio stampo, quindi gas e petrolio, non dovrebbero avere grandi problemi.

    Il motivo è presto detto: vero che si sta guardando sempre più al green ma è altrettanto vero che il mercato ancora richiede l’uso di gas e petrolio e sarà così per lunghi periodi ancora.

    La carenza possibile di forniture da parte della Russia è una buona notizia per il prezzo delle materie prime, che non a caso stanno vedendo i prezzi a livelli che mancavano da molti anni. Il Gas è sui massimi di sempre e il petrolio ha appena toccato i 110$ a barile.

    Nei mesi a venire queste fiammate di prezzo continueranno, permettendo alle aziende che hanno nel loro core business l’energia da fossili di allinearsi al nuovo mercato e di sviluppare le tecnologie necessarie per abbracciare ampiamente il nuovo corso.

    Le aziende che non avevano investimenti importanti in Russia, quindi, accolgono con favore i prezzi che lievitano, e faranno molti più margini da reinvestire in tecnologia e impianti di nuova generazione. Un esempio è ENI, il cui prezzo, negli ultimi giorni, sta arrivando a dei prezzi che non si vedevano da tempo.

    Ecco una breve lista di aziende di un certo spessore, che ancora producono molto sull’energia da fossili ma che hanno la capacità di cambiare le loro attività. Una della lista è già partita, facendo cambiare il proprio nome, da Total a TotalEnergies, così da far segnare anche simbolicamente il cambio passo.

    Azione / AziendaNazione
    BP
    LON: BP
    Gran Bretagna
    ENI
    BIT: ENI
    Italia
    Shell
    LON: SHEL
    Olanda
    TotalEnergies
    EPA: TTE
    Francia
    Azioni del settore petrolifero che vivranno un cambiamento in futuro

    Le armi saranno sempre più importanti

    È stata necessaria una guerra, ma finalmente l’Unione Europea si è resa conto di non poter affrontare il futuro con mille eserciti differenti, muovendo le proprie armi alla rinfusa. Si è quindi aperto un tavolo per costruire un esercito comune, non solo militarmente, ma anche in termini di politica di difesa e di adeguamento degli armamenti. Inoltre, come abbiamo visto in Russia e Ucraina, in caso di conflitto vengono anche attaccate le reti informatiche e la cybersicurezza entra, a tutti gli effetti, nella politica difensiva di un Paese.

    Non è un caso che la Germania, pochi giorni fa, abbia deciso di portare la propria spesa in difesa dall’1,5 al 2% del PIL. Questa è certamente una buona notizia per le aziende che fatto della difesa il loro core business, ci si aspetta che altre nazioni seguiranno l’esempio, finché non sarà la Comunità Europea a coordinare questi investimenti.

    Tra le aziende da seguire in questa sezione troviamo:

    Azienda / AzioneNazione
    BAE Systems
    LON: BA
    Regno Unito
    Hensoldt
    ETR: HAG
    Germania
    Leonardo
    BIT: LDO
    Italia
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    USA
    Rheinmetall
    ETR: RHM
    Germania
    Thales Group
    EPA: HO
    Francia
    Azioni legate al mondo della difesa

    I minerali, tra gioie e dolori

    Altro mercato impattato dalla guerra è quello dei minerali, infatti la Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di minerali di vario tipo. Con le sanzioni nei confronti del Paese dell’ex Unione Sovietica, diventa fondamentale andare a trovare i minerali necessari altrove.

    Qui il mercato si spacca in due grandi parti: chi ha effettuato grandi investimenti in Russia negli anni scorsi ora è in forte difficoltà, invece chi ha impianti altrove sta gongolando osservando il futuro.

    Puntare su aziende che hanno poco o nulla a che fare con la Russia, come per esempio:

    Azienda / AzioneNazione
    Barrick Gold
    NYSE: GOLD
    Canada
    Coeur Mining
    NYSE: CDE
    USA
    First Majestic Silver
    TSE: FR
    Canada
    Harmony Gold Mining
    JSE: HAR
    Sud Africa
    Rio Tinto
    LON: RIO
    UK/Australia
    Le aziende minerarie con nessun interesse in Russia

    Materiali per la ricostruzione

    Per fortuna l’esercito russo sta colpendo solo in modo mirato, senza radere al suolo intere aree, quindi la ricostruzione sarà certamente più veloce e più semplice.

    Ne potrebbero trarre vantaggio tutte quelle aziende che hanno nel loro core business la produzione di materiali per le costruzioni, a patto però che l’Ucraina rimanga libera e che (possibilmente) entri a far parte dell’Europa. Così non fosse, a causa delle sanzioni, sarà impossibile per le aziende europee partecipare alla fase di ricostruzione.

    Alcune di queste aziende possono essere:

    Azienda / AzioneNazione
    Buzzi Unicem
    BIT: BZU
    Italia
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    USA
    Cement Roadstone Holdings
    LON: CRH
    UK
    HeidelbergCement
    ETR: HEI
    Germania
    LafargeHolcim
    SWX: LHN
    Svizzera
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    Francia
    Schneider Electric
    EPA: SU
    Francia
    Wienerberger
    VIE: WIE
    Austria
    Aziende del settore edile e ricostruzioni

    Inoltre in Russia sono presenti 4 grandi produttori di acciai, i quali vivevano con l’esportazioni verso altri mercati. Con il blocco del loro lavoro, se ne avvantaggeranno certamente i concorrenti, anche in virtù dell’aumento dei prezzi su questi materiali che è in atto da mesi oramai. Quindi:

    Aziende / AzioniNazione
    ArcelorMittal
    AMS:MT
    Lussemburgo
    Labrador Iron Ore Royalty Corporation
    TSE: LIF
    Canada
    Reliance Steel & Aluminum
    NYSE: RS
    USA
    Steel Dynamics
    NASDAQ: STLD
    USA
    Tenaris
    BIT: TEN
    Italia
    United States Steel
    NYSE:X
    USA
    Aziende siderurgiche che approfitteranno delle difficoltà russe
  • Norges bank svende le proprietà russe

    Norges bank svende le proprietà russe

    Si moltiplicano le operazioni di svendita da parte di player mondiali nei confronti di titoli russi. L’annuncio più importante è forse arrivato nel weekend, quando la Norvegese Norges Bank, il più grande fondo sovrano del mondo, ha annunciato che avrebbe venduto tutte le azioni russe possedute in portafoglio.

    Se andiamo a guardare le partecipazioni di Norges Bank, notiamo subito come il fondo scandinavo possiede vari titoli russi, tra cui spicca 0,69% di Gazprom, ma non solo.

    Ecco la lista di partecipazioni di Norges Bank in Russia:

    AziendaQuotaAzioniValore
    (x 1 mlrd. di Rubli)
    Gazprom0,69%162.565.60238,7 mlrd RUB
    NK Lukoil0,91%6.297.97830,91 mlrd RUB
    Sberbank Rossii0,89%193.015.55625,3 mlrd RUB
    AK Alrosa1,03%75.670.5436 mlrd RUB
    PhosAgro0,64%830.2014,2 mlrd RUB
    Magnit0,96%979.9443,1 mlrd RUB
    Inter RAO YEES0,79%826.646.3242,1 mlrd RUB
    AFK Sistema1,31%126.492.6381,6 mlrd RUB
    Azioni russe possedute da Norges Bank

    Si tratta di partecipazioni per circa 112 miliardi di Rubli, che una settimana fa, quindi prima dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina, avevano un valore di 1,45 miliardi di dollari e che oggi, a causa del crollo del Rublo, valgono 1,14 miliardi di $. Insomma, Norges bank, solo per effetto dei cambi, ha già perso circa 400 milioni di dollari e, quando effettuerà effettivamente le cessioni, presumibilmente questa cifra andrà a crescere.

    BP ed Equinor come Norges Bank

    Ma Norges Bank non è l’unica. Sempre rimanendo in Norvegia, anche se di più piccolo impatto, si registra la stessa decisione da parte di Equinor, che ha deciso di abbandonare tutte le Joint Venture in Russia.

    Uscendo dalla Norvegia, c’è da registrare la posizione della britannica BP, presente nell’azionariato di Rosneft, con una quota del 19,70% e che deciso di liquidare tutta la propria quota.

    La reazione russa alla vendita di azioni

    Non si è fatta attendere la risposta della Russia di Putin che oggi, in virtù di questi movimenti annunciati nel weekend, ha deciso di non aprire la borsa. Moscow Exchange che è quindi rimasto chiuso ma che ha un appuntamento già fissato in agenda, all’apertura delle contrattazioni.

    Inoltre è stato fatto divieto di apertura di posizioni nette corte sui titoli russi, così da evitare speculatori che possano affondare ancora di più le quotazioni delle azioni russe.

  • Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:

    • Buzzi Unicem
    • Intesa Sanpaolo
    • Pirelli
    • Unicredit

    In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.

    Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:

    • Francia
      • BNP Paribas
      • Compagnie de Saint Gobain
      • Renault
      • Societe Generale
    • Germania
      • Delivery Hero
      • Deutsche Bank
      • HeidelbergCement

    Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.

    Passando agli indici:

    • €STOXX 50: -4,36%
    • DAX: -4,28%
    • CAC40: -4,21%
    • FTSE MIB: -4,16%
    • IBEX: -3,66%
    • MOEX (Russia): -29,57%

    Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina

    Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.

    Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.

    Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.

    Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.

    Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.

    Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina

    La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.

    Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.

    Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.

    Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.

    La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.

    Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.

  • Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.

    Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.

    Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.

    Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.

    Azienda / AzioneMarketCap
    (milioni di $)
    Settore / Core business
    Unilever
    LON: ULVR
    $ 153.281Prodotti personali
    Astrazeneca
    LON: AZN
    $ 139.904Farmaceutici
    Hsbc Holdings
    LON: HSBA
    $ 126.602Banche
    Diageo
    LON: DGE
    $ 104.903Distillati e vini
    GlaxoSmithKline
    LON: GSK
    $ 92.581Farmaceutici
    British American Tobacco
    LON: BATS
    $ 84.788Tabacco
    BP
    LON: BP
    $ 84.670Energetici
    Reckitt Benckiser Group
    LON: RKT
    $ 63.553Prodotti personali
    London Stock Exchange
    LON: LSEG
    $ 56.907Borse / Scambio valori
    Prudential
    LON: PRU
    $ 55.163Assicurativo
    Glencore
    LON: GLEN
    $ 54.004Carbone
    Vodafone Group
    LON: VOD
    $ 53.063Telecomunicazioni
    Anglo American
    LON: AAL
    $ 52.534Minerali
    Relx
    LON: REL
    $ 50.024Servizi di informazione professionale
    National Grid
    LON: NG
    $ 44.664Energetici
    Lloyds Banking Group
    LON: LLOY
    $ 44.528Banche
    Barclays
    LON: BARC
    $ 41.159Banche
    Compass Group
    LON: CPG
    $ 38.748Ristoranti e Bar
    Experian
    LON: EXPN
    $ 35.230Finanziario
    Rio Tinto
    LON: RIO
    $ 34.576Minerali
    Natwest Group
    LON: NWG
    $ 31.395Banche
    Ashtead Group
    LON: AHT
    $ 28.649Attrezzature commerciali
    Ferguson
    LON: FERG
    $ 28.142Attrezzi per le costruzioni
    Antofagasta
    LON: ANTO
    $ 25.405Minerali
    Associated British Foods
    LON: ABF
    $ 25.187Food
    Scottish Mortgage Investment Trust
    LON: SMT
    $ 24.724Finanziario
    Tesco
    LON: TSCO
    $ 23.461Supermercati
    Bae Systems
    LON: BA
    $ 22.526Aerospazio e difesa
    BT Group
    LON: BT.A
    $ 22.428Telecomunicazioni
    Standard Chartered
    LON: STAN
    $ 22.344Banche
    Legal & General
    LON: LGEN
    $ 22.325Servizi di investimento
    Aviva
    LON: AV
    $ 21.718Assicurativo
    Ocado Group
    LON: OCDO
    $ 21.408Tech
    Scottish and Southern Energy
    LON: SSE
    $ 20.998Energetici
    Imperial Brands
    LON: IMB
    $ 19.526Tabacco
    Smith & Nephew
    LON: SN
    $ 19.043Sistemi medici
    3I Group
    LON: III
    $ 17.050Servizi di investimento & Fund Operators
    Segro
    LON: SGRO
    $ 16.547REITs
    WPP
    LON: WPP
    $ 16.257Advertising & Marketing
    Aveva Group
    LON: AVV
    $ 14.457Tech
    Next
    LON: NXT
    $ 14.329Rivenditori
    International Consolidated Airlines
    LON: IAG
    $ 13.925Aerei
    Persimmon
    LON: PSN
    $ 13.801Costruttore residenziali
    Entain
    LON: ENT
    $ 13.679Casino & Gaming
    Intertek
    LON: ITRK
    $ 13.671Certificazioni
    Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna

    Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.

    Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.

  • Migliori e peggiori azioni del 2020

    Migliori e peggiori azioni del 2020

    Il 2020 è stato certamente un anno molto particolare; il Covid, la trattativa infinita per la Brexit, la corsa al vaccino, con tutta l’attesa e quindi le approvazioni e la vendita, le mascherine, l’accordo tra FCA e Peugeot che segna la nascita di Stellantis, il caso Wirecard, l’infinita telenovela tra Atlantia e il Governo per la revoca delle concessioni autostradali, l’OPA lanciata da Intesa su UBI, oppure l’ingresso di Generali in Cattolica e l’IPO di AirBnb… insomma, un anno veramente eccezionale, in tutti i sensi, e come ogni anno straordinario (non in senso positivo ma nel senso “fuori dall’ordinario) c’è chi ha vinto e chi ha perso.

    Dopo aver fatto la fotografia a metà anno, eccoci quindi qui a tirare le somme, nella speranza che il 2021 ci regali (a prescindere da come è andato per ognuno il 2020) ancora più gain e quindi porti molta più ricchezza e, si spera, più felicità.

    Un 2021 che si presenta certamente con le giuste carte, a livello finanziario, per essere un anno straordinario (in questo caso sì, con senso iperpositivo): il risiko bancario è in evoluzione, così come MPS dovrà trovare un marito, UniCredit dovrà costruire una nuova strada sotto il nuovo CEO, Stellantis sta per nascere (si parla di fine gennaio) e tanto altro è alla porta, come per esempio la fusione tra Tiffany e LVMH, quella tra Slack e Salesforce, la realizzazione della rete unica sotto la guida di FiberCop o altre operazioni che arriveranno.

    Inoltre il 2021 dovrà vedere il recupero totale di ciò che abbiamo perso a causa del Corona Virus, ma torniamo al 2020 e vediamo come è andato quest’anno che si appresta a concludersi.

    Migliori e peggiori azioni di Piazza Affari

    Partiamo dalla piazza milanese poiché, ovviamente, è quella che ci interessa più da vicino; escludiamo da queste tabelle le aziende oggetto di IPO a Piazza Affari e le matricole facenti parte dell’AIM che, per la bassa capitalizzazione che registrano, hanno dei movimenti certamente più ampi di quanto non possano essere registrate da società con più market Cap.

    Migliori azioni di Borsa Italiana del 2020

    Eccole quindi le migliori aziende di Piazza Affari, quelle cioè che hanno registrato le migliori performance sulla Borsa di Milano.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Alerion Clean Power
    BIT: ARN
    236%1,93%530
    Tiscali
    BIT: TIS
    177%153
    Seri Industrial
    BIT: SERI
    161%203
    Sesa
    BIT: SES
    122%1.639
    Gabetti Property Solutions
    BIT: GAB
    115%37
    Esprinet
    BIT: PRT
    103%538
    Tinexta
    BIT: TNXT
    87%1.025
    Wiit SpA
    BIT: WIIT
    75%0,93%428
    FullSix
    BIT: FUL
    74%14
    Digital Bros SpA
    BIT: DIB
    71%0,70%305
    PharmaNutra SpA
    BIT: PHN
    69%1,16%383
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    69%0,35%1.356
    Credito Valtellinese
    BIT: CVAL
    62%813
    EEMS Italia SpA
    BIT: EEMS
    56%4
    Piteco SpA
    BIT: PITE
    49%1,58%192
    Ambienthesis SpA
    BIT: ATH
    48%1,50%65
    DiaSorin
    BIT: DIA
    44%0,57%9.360
    Risanamento
    BIT: RN
    44%97
    La Doria S.p.A.
    BIT: LD
    43%1,37%414
    Interpump Group
    BIT: IP
    41%0,63%4.338
    Retelit
    BIT: LIT
    40%0,89%367
    Migliori azioni per performance nel 2020 su Piazza Affari

    Peggiori azioni italiane nel 2020

    Passiamo quindi a quelle che hanno registrato un anno negativo, in particolar modo vediamo le azioni che sono andate peggio sulla Borsa Italiana quest’anno.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Bioera SpA
    BIT: BIE
    -62%3
    Tesmec
    BIT: TES
    -61%49
    Fidia SpA
    BIT: FDA
    -59%8
    Saras
    BIT: SRS
    -59%560
    ePrice
    BIT: EPR
    -56%24
    Cairo Communication
    BIT: CAI
    -55%162
    A.S. Roma SpA
    BIT: ASR
    -54%196
    BPER Banca
    BIT: BPE
    -50%2.120
    Netweek SpA
    BIT: NTW
    -50%11
    Saipem SpA
    BIT: SPM
    -50%0,46%2.199
    Monrif
    BIT: MON
    -48%16
    Fiera Milano
    BIT: FM
    -47%4,51%207
    Astaldi
    BIT: AST
    -46%444
    OVS
    BIT: OVS
    -46%246
    RCS MediaGroup
    BIT: RCS
    -44%292
    Aeffe
    BIT: AEF
    -44%120
    Aedes
    BIT: AED
    -44%21
    Mondo TV
    BIT: MTV
    -44%46
    Leonardo
    BIT: LDO
    -43%2,36%3.424
    Bialetti Industrie
    BIT: BIA
    -43%17
    Le azioni peggiori di Borsa Italiana nel 2020

    Migliori e peggiori azioni in Europa

    Dopo aver visto il listino italiano, allarghiamo l’orizzonte e diamo un’occhiata a cosa succede in Europa, limitando lo sguardo a quelle nazioni facenti parte del gruppo dei 27, quindi esclusa la Svizzera e la Gran Bretagna che sono fuori dalla moneta unica e dalla Comunità Europea.

    Inoltre, come fatto anche per il listino italiano, per evitare di avere grandi numeri da aziende con piccole capitalizzazioni, abbiamo limitato lo sguardo a quelle compagnie che hanno almeno 400 milioni di capitalizzazione.

    Migliori azioni in Europa nel 2020

    Eccole quindi le aziende che nel vecchio continente hanno sopraperformato qualsiasi indice.

    Si denota subito come francesi, tedesche e olandesi hanno fatto da padrone.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Novacyt
    EPA: ALNOV
    5.337%649
    S&O Agrar
    FRA: H2O
    2.336%641
    Westwing Group AG
    ETR: WEW
    791%661
    McPhy Energy SAS
    EPA: MCPHY
    772%901
    Alfen NV
    AMS: ALFEN
    386%1.738
    home24
    ETR: H24
    314%588
    GLOBAL FASHION GROUP SA
    ETR: GFG
    305%2.013
    Northern Data AG
    ETR: NB2
    300%995
    AB Science SA
    EPA: AB
    274%903
    Fastned BV
    AMS: FAST
    255%723
    Solaria Energia y Medio Ambiente SA
    BME: SLR
    233%2.836
    Hellofresh SE
    ETR: HFG
    218%10.319
    Inventiva SA
    EPA: IVA
    192%412
    Valneva SE
    EPA: VLA
    191%681
    Akasol
    ETR: ASL
    180%585
    Qt Group Oyj
    HEL: QTCOM
    173%1.408
    ABO Wind AG
    ETR: AB9
    171%0,90%408
    Adyen NV
    AMS: ADYEN
    169%59.691
    VERBIO Vereinigte BioEnergie AG
    ETR: VBK
    164%0,65%1.950
    Energiekontor AG
    ETR: EKT
    160%0,72%791
    va Q tec AG
    ETR: VQT
    146%436
    flatexDEGIRO AG
    ETR: FTK
    142%1.623
    Grenergy Renovables SL
    BME: GRE
    131%846
    Le migliori azioni in Europa nel 2020

    Azioni peggiori in Europa nel 2020

    Passiamo quindi alle peggiori azioni in Europa nel 2020, notiamo subito che manca Wirecard, che ha registrato performance imbarazzanti (circa -99%), ciò, come spiegato, è causato dal fatto che abbiamo limitato il market cap delle aziende analizzate, ciò per evitare di avere in lista solo azioni da pochi milioni di euro.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    CGG
    EPA: CGG
    -71%578
    Banco Sabadell
    BME: SAB
    -64%5,48%2.053
    International Airlines Group
    BME: IAG
    -60%5,29%8.976
    GRENKE AG
    ETR: GLJ
    -58%2,08%1.790
    Elior Group
    EPA: ELIOR
    -57%5,18%975
    Galápagos NV
    AMS: GLPG
    -56%5.314
    Akka Technologies
    EPA: AKA
    -56%585
    TUI
    ETR: TUI1
    -55%2.969
    Técnicas Reunidas
    BME: TRE
    -55%588
    AURELIUS Equity Opport. SE&Co
    ETR: AR4
    -55%536
    Unibail Rodamco Westfield
    AMS: URW
    -53%8,25%9.059
    ABN AMRO
    AMS: ABN
    -50%7,41%3.811
    Fugro
    AMS: FUR
    -48%791
    Schlumberger
    EPA: SLB
    -46%2,31%24.653
    Telefónica
    BME: TEF
    -45%11,79%18.454
    Klépierre
    EPA: LI
    -45%11,83%5.577
    Wereldhave NV
    AMS: WHA
    -44%16,99%448
    Société générale
    EPA: GLE
    -44%14.741
    Royal Dutch Shell Plc
    AMS: RDSA
    -43%5,63%113.622
    Mercialys SA
    EPA: MERY
    -41%6,66%663
    Carmila SA
    EPA: CARM
    -41%8,49%1.677
    Galp Energia
    ELI: GALP
    -40%7,92%6.813
    Le Azioni peggiori in Europa, nel 2020, per performance

    Azioni Americane nel 2020

    Se si parla di mercati finanziari, ovviamente, non si può ignorare l’America, dove Nasdaq e NYSE rappresentano, a livello global, le piazze finanziarie più importanti.

    Anche per il mercato americano abbiamo preso in esame solo le aziende con una capitalizzazione maggiore di 1 miliardo.

    Migliori Azioni in America nel 2020

    Eccole quindi le azioni migliori del mercato americano nel 2020. Anche in America si notano performance stellari per le migliori, con particolare aumento per le aziende tecnologiche e farmaceutiche. Si nota anche Nio, società cinese produttrice di veicoli elettrici.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Novavax
    NASDAQ: NVAX
    3.149%6.739
    Blink Charging Co
    NASDAQ: BLNK
    2.561%1.308
    Nio Inc
    NYSE: NIO
    1.038%58.818
    Plug Power Inc
    NASDAQ: PLUG
    1.025%12.888
    GrowGeneration Corp
    NASDAQ: GRWG
    858%1.718
    Celsius Holdings Inc.
    NASDAQ: CELH
    814%2.589
    Arcturus Therapeutics Holdings Inc
    NASDAQ: ARCT
    802%2.077
    Fiverr
    NYSE: FVRR
    800%6.080
    Digital Turbine Inc
    NASDAQ: APPS
    721%4.252
    Overstock.com Inc
    NASDAQ: OSTK
    705%1.987
    Twist Bioscience Corp
    NASDAQ: TWST
    681%6.473
    Workhorse Group
    NASDAQ: WKHS
    655%2.266
    Seres Therapeutics Inc
    NASDAQ: MCRB
    603%1.813
    Enphase Energy
    NASDAQ: ENPH
    594%18.754
    eXp World Holdings Inc
    NASDAQ: EXPI
    593%4.501
    IAC/InterActiveCorp
    NASDAQ: IAC
    567%12.535
    Jumia Technologies AG
    NYSE: JMIA
    548%2.899
    Farfetch
    NYSE: FTCH
    518%17.802
    Owens & Minor Inc.
    NYSE: OMI
    486%0,033%1.824
    SunPower
    NASDAQ: SPWR
    484%4.160
    Ocular Therapeutix Inc
    NASDAQ: OCUL
    458%1.361
    Gravity Corporation
    NASDAQ: GRVY
    436%1.149
    Daqo New Energy Corp
    NYSE: DQ
    434%3.115
    Switchback Energy Acquisition
    NYSE: SBE
    432%2.853
    Pacific Biosciences
    NASDAQ: PACB
    427%4.131
    Fate Therapeutics Inc
    NASDAQ: FATE
    408%7.104
    CloudFlare
    NYSE: NET
    398%21.372
    SunRun
    NASDAQ: RUN
    396%11.093
    Fubotv Inc
    NYSE: FUBO
    396%2.443
    Migliori azioni per performance in America nel 2020

    Azioni peggiori in America nel 2020

    Ovviamente nemmeno in America è tutto oro, ed ecco la lista delle peggiori azioni americane nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    CVR Energy Inc.
    NYSE: CVI
    -63%1.206
    Momo Inc
    NASDAQ: MOMO
    -59%2.246
    Carnival Corporation & plc
    NYSE: CCL
    -59%18.037
    Norwegian Cruise Line
    NYSE: NCLH
    -57%6.349
    Macerich Co
    NYSE: MAC
    -57%5,50%1.433
    Occidental Petroleum
    NYSE: OXY
    -57%0,23%13.466
    ChampionX Corp
    NYSE: CHX
    -55%2.440
    Phillips 66
    NYSE: PSX
    -55%12,82%5.102
    Two Harbors Investment Corp
    NYSE: TWO
    -55%10,40%1.465
    Murphy Oil
    NYSE: MUR
    -54%4,11%1.529
    EPR Properties
    NYSE: EPR
    -54%1.968
    ViaSat
    NASDAQ: VSAT
    -54%1.864
    Plains All American Pipeline
    NASDAQ: PAA
    -51%5.276
    Continental Resources
    NYSE: CLR
    -51%4.995
    Cinemark Holdings, Inc.
    NYSE: CNK
    -51%1.597
    Marathon Oil
    NYSE: MRO
    -51%1,81%4.283
    United Continental Holdings
    NASDAQ: UAL
    -50%10.361
    EchoStar
    NASDAQ: SATS
    -50%1.719
    Frontline
    NYSE: FRO
    -50%32,93%1.011
    Azul SA
    NYSE: AZUL
    -50%1.951
    Shell Midstream Partners LP
    NYSE: SHLX
    -50%18,25%3.244
    HollyFrontier
    NYSE: HFC
    -50%5,52%3.361
    Energy Transfer LP Unit
    NYSE: ET
    -49%9,47%14.218
    Sabre Corp
    NASDAQ: SABR
    -49%2.950
    ONEOK, Inc.
    NYSE: OKE
    -48%9,64%14.111
    Diamondback Energy Inc
    NASDAQ: FANG
    -48%3,15%6.158
    Performance peggiore delle azioni in America nel 2020

    Azioni britanniche e svizzere nel 2020

    Come avevamo anticipato nel capitolo riguardante l’Europa, per il Regno Unito e per la Svizzera abbiamo fatto due classifiche a parte, poiché, benché a livello geografico le aziende in questione siano europee, a livello monetario e politico si tratta di mondi completamente differenti.

    In Inghilterra abbiamo ovviamente cifre in GBP, in Svizzera vige il franco CHF.

    Per la Gran Bretagna abbiamo messo un limite sulle aziende con un Market Cap di almeno 400 milioni di GBP; per la Svizzera abbiamo presi in esame solo l’indice principale, cioè lo SMI.

    Azioni migliori Gran Bretagna 2020

    Eccole le migliori azioni nel Regno Unito nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Greatland Gold plc
    LON: GGP
    1.975%1.600
    ITM Power
    LON: ITM
    572%2.908
    Ceres Power Holdings plc
    LON: CWR
    385%2.408
    AO World PLC
    LON: AO
    349%2.146
    AFC Energy plc
    LON: AFC
    304%494
    MaxCyte Inc
    LON: MXCT
    302%426
    CMC Markets
    LON: CMCX
    185%5,11%1.346
    Naked Wines PLC
    LON: WINE
    178%0,32%508
    Premier Foods Plc
    LON: PFD
    169%962
    Indivior PLC
    LON: INDV
    163%833
    S4 Capital PLC
    LON: SFOR
    163%2.986
    BATM Advanced Communications
    LON: BVC
    161%476
    Ergomed PLC
    LON: ERGO
    153%537
    Frontier Developments
    LON: FDEV
    151%1.332
    Petropavlovsk PLC
    LON: POG
    145%1.376
    Tremor International Ltd
    LON: TRMR
    141%571
    Codemasters
    LON: CDM
    137%1.121
    Team17
    LON: TM17
    117%1.181
    Luceco PLC
    LON: LUCE
    105%0,91%461
    Volex PLC
    LON: VLX
    105%0,98%530
    Ferrexpo Plc
    LON: FXPO
    103%3,40%1.948
    Clipper Logistics PLC
    LON: CLG
    100%1,77%647
    Pan African Resources plc
    LON: PAF
    98%2,90%509
    Keywords Studios PLC
    LON: KWS
    92%0,02%2.372
    Impax Asset Management Group Plc
    LON: IPX
    85%1,19%1.039
    Games Workshop Group PLC
    LON: GAW
    85%1,64%4.085
    Sumo Group PLC
    LON: SUMO
    82%618
    Fresnillo plc
    LON: FRES
    78%0,99%9.288
    Ocado
    LON: OCDO
    76%18.634
    888 Holdings
    LON: 888
    76%2,40%1.192
    Migliori Azioni nel Regno Unito nel 2020

    Peggiori Azioni del Regno Unito nel 2020

    Ed ecco le peggiori azioni del Regno Unito nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Hammerson
    LON: HMSO
    -81%0,74%1.212
    Capita
    LON: CPI
    -76%720
    SIG plc
    LON: SHI
    -72%427
    Cineworld
    LON: CINE
    -70%13,54%997
    Petrofac
    LON: PFC
    -63%550
    The Restaurant Group
    LON: RTN
    -59%3,12%439
    Micro Focus
    LON: MCRO
    -58%1.652
    Greencore Group plc
    LON: GNC
    -56%683
    James Fisher & Sons plc
    LON: FSJ
    -55%0,88%504
    Babcock International
    LON: BAB
    -55%1.599
    Go-Ahead Group plc
    LON: GOG
    -54%485
    Network International Holdings PLC
    LON: NETW
    -53%1.863
    Tullow Oil
    LON: TLW
    -52%478
    Stagecoach Group
    LON: SGC
    -52%473
    Rolls-Royce Holdings
    LON: RR
    -51%10.713
    Centrica
    LON: CNA
    -50%2.888
    Rank Group PLC
    LON: RNK
    -49%1,97%735
    Select Service Partner
    LON: SSPG
    -48%1,78%2.005
    National Express Group
    LON: NEX
    -48%1.664
    C&C Group Plc
    LON: CCR
    -47%750
    Mitchells & Butlers
    LON: MAB
    -46%1.177
    Senior plc
    LON: SNR
    -45%440
    Aston Martin
    LON: AML
    -45%2.330
    Equiniti Group PLC
    LON: EQN
    -45%459
    BP plc
    LON: BP
    -44%9,30%59.498
    Investec plc
    LON: INVP
    -43%2,80%2.177
    Azioni peggiori nel 2020 nel Regno Unito

    Migliori azioni in Svizzera nel 2020

    Come detto abbiamo analizzato solo le 20 aziende dell’indice SMI, ecco perché la lista è decisamente più corta.

    Ecco quindi le migliori azioni svizzere del 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Lonza
    SWX: LONN
    60%0,48%38.901
    Sika
    SWX: SIKA
    33%0,95%31.585
    Kuehne Nagel
    SWX: KNIN
    24%1,97%22.421
    Givaudan
    SWX: GIVN
    22%1,67%31.620
    Migliori azioni nel 2020 in Svizzera

    Peggiori azioni in Svizzera nel 2020

    E sempre sullo SMI, ecco le peggiori azioni svizzere del 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Swiss Re
    SWX: SREN
    -23,39%7,08%24.347
    Swiss Life Holding AG
    SWX: SLHN
    -13,94%3,64%12.161
    Credit Suisse Group AG
    SWX: CSGN
    -12,51%1,21%25.855
    Novartis AG
    SWX: NOVN
    -12,00%3,65%183.710
    Peggiori azioni nel 2020 in Svizzera

    Mercati migliori e peggiori del 2020

    Dalle liste appare chiaro come a beneficiare di questo 2020 sono state aziende tecnologiche che adottano soluzioni per il lavoro o la comunicazione a distanza.

    Grande ondata di acquisti anche su aziende con un core business legato al green e all’oro.

    Tra le peggiori ci sono aziende di trasporti, di turismo e quelle aziende che sono state “congelate” a causa dei vari lockdown.

    Quando il mercato si ristabilirà, e in alcuni casi già da ora, le azioni che potranno crescere maggiormente saranno quelle che hanno subito maggiori problemi a causa del virus. Qualche esempio? Carnival, Norwegian Cruise o Cinemark Holdings, ma sono solo degli esempi.

  • Investire in azioni legate al Petrolio

    Investire in azioni legate al Petrolio

    Una società petrolifera è un’entità che svolge almeno una delle seguenti tre attività:

    • Esplorazione e produzione Upstream (E&P) di petrolio e gas naturale, nonché servizi petroliferi.
    • Trasporto, lavorazione e stoccaggio Midstream di petrolio e dei relativi liquidi, compresi i prodotti petroliferi raffinati e i liquidi di gas naturale (LGN) come l’etano e il propano.
    • Raffinazione Downstream e distribuzione di prodotti petroliferi.

    Sottosegmento del settore energia, le compagnie petrolifere sono cruciali per l’economia globale perché forniscono il carburante necessario per il trasporto e l’energia elettrica.

    Tuttavia, l’industria petrolifera è altamente competitiva e volatile. Volatilità a cui abbiamo ben assistito ad aprile del 2020 quando i prezzi del greggio sono andati sottozero a causa di tecnicismi legati ai future.

    A causa di questi e di altri fattori, gli investitori devono muoversi con cautela nella zona petrolifera, soprattutto quando si tratta di aziende che esplorano e producono petrolio e gas. Ecco uno sguardo più attento ai fattori da considerare prima di acquistare le azioni petrolifere, così come alle migliori aziende del settore.

    Come analizzare le azioni petrolifere

    L’industria petrolifera è intrinsecamente rischiosa per gli investitori. Mentre ogni segmento ha un insieme specifico di fattori di rischio, il business complessivo è sia ciclico che volatile.

    La domanda di petrolio cresce insieme all’economia, che quando è robusta può sostenere prezzi del petrolio più alti, con redditività dei produttori. Tuttavia, anche la geopolitica e l’allocazione del capitale giocano un ruolo cruciale nel settore. Diverse grandi nazioni produttrici di petrolio fanno parte dell’OPEC (o dell’OPEC+) un’organizzazione che lavora per coordinare le politiche petrolifere. Le decisioni dell’OPEC possono influenzare significativamente il prezzo del petrolio.

    Anche le compagnie petrolifere che operano indipendentemente dall’OPEC possono avere un impatto sul mercato del petrolio se stanziano troppo o non abbastanza capitale per nuovi progetti petroliferi.

    Data la volatilità dei prezzi del petrolio, una compagnia petrolifera deve avere tre caratteristiche cruciali per sopravvivere alle inevitabili flessioni del settore.

    • Un forte profilo finanziario con un rating obbligazionario di tipo investment-grade, notevoli quantità di liquidità a disposizione o un ampio accesso al credito, oltre a scadenze del debito gestibili.
    • Basso costo delle operazioni o flussi di cassa meno volatili. Le società E&P devono essere in grado di sostenere le operazioni a prezzi del petrolio inferiori ai 40 dollari al barile. Le società midstream dovrebbero ottenere più dell’85% del loro flusso di cassa da fonti stabili come i contratti a pagamento. Le società downstream dovrebbero avere costi operativi inferiori alla media del settore.
    • Diversificazione: le compagnie petrolifere dovrebbero operare in più di una regione o impegnarsi in diverse attività diverse.

    Quali sono le principali compagnie petrolifere?

    Tenendo conto di questi fattori, ecco i titoli petroliferi di punta degni di essere presi in considerazione dagli investitori:

    AziendaTickerNazione
    Aramco (Saudi)TADAWUL: 2222Arabia Saudita
    BPLON:BPRegno Unito
    ChevronNYSE: CVXUSA
    Concho ResourcesNYSE: CXOUSA
    ConocoPhillipsNYSE: COPUSA
    Continental ResourcesNYSE: CLRUSA
    ENIBIT: ENIItalia
    EOG ResourcesNYSE: EOGUSA
    Exxon MobilNYSE: XOMUSA
    Occidental PetroleumNYSE: OXYUSA
    Pioneer Natural ResourcesNYSE: PXDUSA
    RepsolBME: REPSpagna
    Royal Dutch ShellAMS: RDSAOlanda
    SchlumbergerNYSE: SLBUSA
    Suncor EnergyTSE: SUCanada
    TotalEPA: FPFrancia

    Il rischio dell’investire nel settore petrolifero

    Il mercato del petrolio può essere piuttosto fragile, con un leggero squilibrio tra domanda e offerta che spesso lo fa andare in tilt.

    Questo è stato abbondantemente evidente all’inizio del 2020, quando la pandemia COVID-19 ha mandato il settore in tilt.

    Di conseguenza, gli investitori devono fare attenzione nella scelta delle azioni petrolifere. Concentrarsi sulle compagnie che possono sopravvivere ai periodi difficili; saranno meglio posizionate per prosperare quando i mercati torneranno ad essere sani.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

    Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.

    I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.

    A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:

    • Partito Libertario: Jo Jorgensen
    • Partito Verde: Howie Hawkins
    • Partito della Costituzione: Don Blankenship
    • Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
    • Partito proibizionista: Phil Collins
    • Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
    • Pane e Rose: Jerome Segal
    • Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
    • Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
    • Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
    • Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)

    Come seguire le elezioni americane

    Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.

    Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.

    Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.

    Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.

    Le idee economiche di Biden e di Trump

    Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.

    Idee economiche Trump

    L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.

    Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.

    Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.

    Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.

    Idee economiche Biden

    Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.

    Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.

    Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.

    In caso di vittoria di Donald Trump

    Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.

    Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.

    Settore energia con Trump

    In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.

    In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.

    Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.

    Settore automobilistico con Trump

    Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.

    Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.

    Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.

    Comparto lusso con Trump

    Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.

    Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.

    In caso di vittoria di Joe Biden

    Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.

    Comparto energetico con Biden

    La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.

    Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.

    A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.

    Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.

    Comparto auto con Biden

    Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.

    Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.

    Ci sarebbe spazio anche per quella Volkswagen che recentemente ha messo sul piatto 60 miliardi per la trasformazione green della propria linea.

    Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.

    Settore del lusso con Biden

    Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.

    Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.

    Chi non ha influenze dalle elezioni americane?

    Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.

    Settore edile

    Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.

    Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.

    Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.

    Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.

    Comparto farmaceutico

    L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.

    Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.

    Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.

    Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.

    Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.

    Settore bancario e finanziario

    Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.

    C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.

    Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.

    Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.

    Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.

    Comparto Tech

    Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.

    Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.

    Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.

  • Dow Jones Global Titans 50 Index

    Dow Jones Global Titans 50 Index

    Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.

    S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.

    L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.

    L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.

    L’indice globale Dow Jones Global Titans 50

    S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.

    Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.

    S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.

    La composizione dell’indice

    Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.

    L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.

    Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.

    Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.

    Questa la lista completa a giugno del 2020

    AziendaNazioneCapitalizzazione
    (mlrd $)
    AppleUSA1.578
    MicrosoftUSA1.564
    AlphabetUSA1.001
    Berkshire HathawayUSA434
    Johnson & JohnsonUSA372
    SamsungSud Korea368
    WalmartUSA338
    NestléSvizzera310
    MastercardUSA303
    Procter & GambleUSA299
    RocheSvizzera296
    JPMorgan ChaseUSA282
    IntelUSA250
    NVidiaUSA236
    VerizonUSA227
    AT&TUSA214
    ToyotaGiappone206
    The Walt Disney CompanyUSA205
    Bank of AmericaUSA202
    MerckUSA199
    The Coca ColaUSA193
    Cisco SystemsUSA193
    NovartisSvizzera192
    PfizerUSA192
    Exxon MobilUSA186
    PepsiCoUSA184
    AbbVieUSA174
    OracleUSA172
    ChevronUSA165
    Abbott LaboratoriesUSA163
    AmgenUSA152
    McDonald’sUSA136
    SanofiFrancia128
    Royal Dutch ShellOlanda124
    Philip MorrisUSA110
    IBMUSA106
    CitigroupUSA105
    QualcommUSA103
    The Boeing CompanyUSA102
    GlaxoSmithKlineGran Bretagna101
    TotalFrancia101
    BHPGran Bretagna100
    HSBCGran Bretagna97
    SiemensGermania95
    3MUSA90
    British American TobaccoGran Bretagna87
    BPGran Bretagna77
    Anheuser-Busch InBevUSA76
    AllianzGermania71
    GazpromRussia65
    General ElectricUSA60
    BASFGermania52
    Conoco PhillipsUSA45
    VodafoneGran Bretagna43
    Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Investire nel settore dell’energia

    Investire nel settore dell’energia

    Non si può considerare il settore dell’energia come un’unica entità, perché il termine “energia” copre molti terreni, dalle trivelle petrolifere alle aziende elettriche. Ma se si scava e si osservano i componenti del settore energetico, si trovano opportunità di investimento per qualsiasi tipo di investitore azionario. Ecco un primo passo per capire meglio il settore dell’energia, compresa una breve lista di alcune azioni del settore energetico che potreste voler guardare oggi.

    Il settore dell’energia in dettaglio

    L’espressione “energia” è spesso usata per riferirsi al petrolio, che è stato a lungo una delle più importanti risorse energetiche globali. Tuttavia, non è l’unica fonte di energia al mondo e il petrolio non è l’unico investimento energetico che si dovrebbe considerare. Ma iniziamo da lì e poi passiamo ad altri modi per giocare al settore energetico in senso lato.

    Trivellazioni di petrolio e gas naturale (upstream)

    Per ottenere petrolio e gas naturale in genere è necessario praticare un foro e pompare i combustibili dal terreno. La notevole eccezione è rappresentata dalle sabbie bituminose, come quelle che si trovano in Canada, che vengono estratte e poi lavorate per separare il petrolio dalla terra che è stata scavata. Le sabbie bituminose sono definite upstream nell’industria petrolifera e del gas.

    Ci sono molte aziende che si concentrano solo sulla ricerca del petrolio e sull’estrazione. E c’è una grande varietà anche all’interno di questo spazio, in quanto comprende aziende molto piccole disposte ad assumersi rischi materiali (spesso chiamati wildcatters) fino alle grandi multinazionali come la Royal Dutch Shell (piuttosto che la nostra ENI) che sono gestite in modo più conservativo.

    La produzione, o la quantità di petrolio e gas che un’azienda sta tirando fuori dal terreno, è uno dei fattori più importanti da esaminare. Una produzione costante o in crescita dovrebbe essere la preferenza nella maggior parte dei casi. La produzione deve essere confrontata con le riserve, o quanto petrolio e gas è ancora nel terreno da estrarre. Una società che non trova nuovo petrolio e gas per sostituire quello che sta producendo, attraverso la spesa per l’esplorazione e lo sviluppo, si preparerà per un futuro buio.

    In tutto questo è importante anche il prezzo del petrolio e del gas naturale a cui un perforatore può trarre profitto. Il petrolio e il gas sono materie prime che attraversano alti e bassi spesso volatili (ne abbiamo già parlato a causa del prezzo del petrolio sotto zero), causando picchi e cali nelle linee di punta dei produttori di petrolio e gas. I prezzi delle materie prime sono vitali, anche se c’è poco che una società possa fare per controllarli. È un problema se i costi di produzione di un’azienda sono più alti di quelli che può ottenere per il petrolio che produce.

    Per esempio, quando i prezzi del petrolio hanno sfondato quota 50 dollari al barile a metà del 2014, molte trivelle petrolifere stavano iniziando a scrivere i bilanci in rosso e negli anni a venire tante piccole realtà, molto esposte sul fronte debito, hanno chiuso battenti. Le grandi multinazionali stesse hanno dovuto ottimizzare i processi per migliorare il prezzo di produzione.

    A volte chiamato prezzo di pareggio, la chiave è che i prezzi delle materie prime del petrolio e del gas sono abbastanza alti da coprire sia i costi di perforazione che quelli di esplorazione. Per le aziende che pagano un dividendo, dovrebbero essere coperte anche le distribuzioni agli azionisti.

    Condotte e lavorazione (midstream)

    Una volta che il petrolio e il gas naturale vengono estratti dal terreno, devono essere spostati dal pozzo al luogo in cui vengono utilizzati e trasformati dal loro stato grezzo (petrolio greggio, per esempio) in uno utilizzabile (benzina e carburante per jet). È qui che entra in gioco il settore midstream. Questa è la parte iniziale del segmento downstream dell’industria petrolifera e del gas. Le aziende di questo settore sono spesso strutturate come società in accomandita semplice, con contratti a lungo termine a pagamento per l’utilizzo di oleodotti e impianti di lavorazione utilizzati per sostenere le distribuzioni ai detentori di quote. Un esempio di una grande partnership midstream è il gigante dell’industria Enterprise Products Partners LP. Tuttavia, ci sono molte aziende regolari che operano anche nel settore midstream, tra cui anche Kinder Morgan, Inc.

    Alcuni fattori chiave da esaminare nel settore midstream sono le dimensioni e la portata di una società (le società più grandi possono avere vantaggi di scala), la percentuale del suo business che è basata su commissioni (in contrapposizione ai ricavi legati alla volatilità dei prezzi delle materie prime) e, per quelle società che pagano dividendi, la copertura della distribuzione. Poiché qui le aziende crescono generalmente espandendo la loro raccolta di beni, che può includere costruzioni e acquisizioni a terra, vorrete anche tenere d’occhio i piani di spesa in conto capitale.

    La leva finanziaria e le emissioni di azioni sono ulteriori fattori da tenere d’occhio, dato che molte società midstream trasferiscono una parte significativa del loro flusso di cassa agli azionisti tramite distribuzioni e dividendi. Le vendite di quote possono diluire gli attuali detentori di quote e, se il rendimento è significativo al momento della vendita, aumentare il costo del capitale. Il debito, nel frattempo, può essere uno strumento utile, ma può anche aumentare il rischio se la leva finanziaria diventa eccessiva.

    Prodotti chimici e raffinazione (downstream)

    C’è un po’ di sovrapposizione a questo punto, mentre ci spostiamo più a valle. Molte aziende midstream possiedono tubi e impianti di lavorazione, guadagnando denaro per spostare petrolio e gas naturale e trasformando questi prodotti in materie prime più utilizzabili. Tuttavia, ci sono alcune aziende, come la nostra Saras, che si concentrano principalmente sul lato della lavorazione nello spazio a valle.

    I fattori chiave da tenere d’occhio sono la produzione, o la quantità di petrolio e gas in lavorazione, e i margini.

    A differenza delle società midstream che di solito applicano tariffe per l’utilizzo dei loro beni, che spesso includono gli impianti di lavorazione, i raffinatori in genere guadagnano sulla differenza, o sullo spread, tra il costo di acquisto e di lavorazione del petrolio e del gas naturale e i prezzi di mercato dei prodotti creati. I prodotti chimici speciali tendono ad avere margini più ampi rispetto ai materiali di base come la benzina. Anche la scomposizione dei prodotti che vengono realizzati dovrebbe essere un aspetto a cui prestare attenzione, dato che molti raffinatori producono sia prodotti di base che prodotti speciali. Detto questo, i prezzi su entrambi i lati del business possono essere volatili, portando a grandi oscillazioni nella redditività.

    Inoltre, i raffinatori hanno spesso rapporti con i luoghi in cui vengono venduti i prodotti, in particolare con le stazioni di servizio. Questi possono consistere in accordi di fornitura silenziosi, nell’uso del nome di un raffinatore sulla stazione di servizio o nella proprietà totale delle stazioni di servizio.

    Aziende energetiche integrate

    Così abbiamo tolto petrolio e gas naturale dal terreno, lo abbiamo spostato nei siti di lavorazione, lo abbiamo lavorato e lo abbiamo venduto. Ci sono aziende che si concentrano su ogni fase del processo, ma ci sono anche aziende energetiche che fanno tutto sotto lo stesso tetto, come il gigante dell’energia integrata ExxonMobil Corporation. Il vantaggio del modello integrato è la scala e la diversificazione. Ad esempio, quando i prezzi del petrolio sono in calo, il settore della raffinazione beneficerà probabilmente dei bassi costi dei fattori produttivi. Questo aiuta a pareggiare le prestazioni delle aziende del settore dell’energia integrata.

    Tutti i fattori che hanno un impatto sulle società di trivellazione, di oleodotti e di lavorazione/raffinazione saranno importanti da tenere d’occhio presso le compagnie petrolifere integrate. Detto questo, in questa sede si vorrà tenere d’occhio i guasti effettivi all’interno di ogni azienda. Alcune hanno più esposizione alle operazioni upstream e altre hanno più esposizione alle operazioni downstream. Ma assicuratevi di monitorare la produzione, le riserve e i piani di spesa in conto capitale. Anche i punti di pareggio sono importanti, anche se spesso queste gigantesche società internazionali hanno abbastanza forza finanziaria da utilizzare il debito per aiutarle a superare i periodi di bassi prezzi del petrolio e del gas naturale.

    È interessante notare che sono le aziende energetiche integrate dove stiamo iniziando a vedere una convergenza tra il lato del petrolio e del gas naturale dell’industria energetica e il lato elettrico, un’altra importante componente del quadro generale dell’energia. Ad esempio, la francese Total SA ha recentemente accettato di acquistare un’azienda elettrica e di gas naturale, mentre sta perseguendo l’obiettivo di diversificare il proprio business al di là del petrolio.

    Curioso anche il caso di ERG, azienda ligure che ha convertito praticamente tutta la linea da produzione “sporca” (petrolio) a green energy (eolico).

    Utility per l’elettricità e il gas naturale

    Il petrolio e il gas naturale non coprono l’intero spettro dell’energia che usiamo e consumiamo ogni giorno per un lungo periodo. Sono importanti, ma svegliarsi con l’acqua calda, una casa riscaldata e l’illuminazione (per non parlare di tutti i gadget elettronici completamente alimentati che usiamo) è legato alla vostra azienda elettrica locale.

    Di solito queste aziende ricevono un monopolio per la produzione e la fornitura di energia elettrica in una regione specifica in cambio dell’approvazione delle tariffe che i clienti pagano da parte delle autorità di regolamentazione. Detto questo, ci sono anche produttori di energia non regolamentati, a volte chiamati produttori di energia indipendenti, che vendono elettricità alle utility in base alla domanda e all’offerta o con contratti a lungo termine. E ci sono aziende che possiedono solo i beni di trasmissione che vengono utilizzati per spostare l’elettricità in tutto il paese (di solito a un prezzo fisso), senza alcuna esposizione alle centrali elettriche.

    Ci sono anche utility che non si concentrano sull’elettricità, ma sulla fornitura di gas naturale. Le utility del gas naturale operano secondo lo stesso modello di base delle utility elettriche, dove viene concesso un monopolio in cambio di una regolamentazione. Come per le società integrate di petrolio e gas naturale, tuttavia, ci sono grandi e diversificate utility che fanno tutto questo, come l’americana Duke Energy, che possiede utility elettriche, utility a gas naturale e asset energetici indipendenti (in gran parte rinnovabili).

    Un fattore chiave da considerare per i produttori di energia elettrica è la loro fonte di combustibile. L’elettricità è stata storicamente generata dalla combustione di carbone, gas naturale e persino petrolio. Questi sono combustibili a base di carbonio che tendono ad essere relativamente sporchi (il gas è il più pulito del gruppo). Tuttavia, l’elettricità viene generata anche attraverso le centrali nucleari (solo all’estero), sfruttando i raggi del sole (solare), utilizzando il vento (turbine eoliche) e l’acqua che scorre attraverso i fiumi (idroelettrica). Questi ultimi tre sono una componente sempre più importante della rete elettrica, poiché il mondo cerca di concentrarsi su opzioni energetiche più pulite. In questo caso si vorrà prestare attenzione al mix, dato che la produzione si sposta sempre più verso opzioni più pulite. Le aziende con un’esposizione significativa ai combustibili tradizionali potrebbero trovarsi in una posizione di svantaggio sul mercato azionario e, forse, con i loro regolatori.

    I servizi pubblici regolamentati stanno passando a opzioni energetiche più pulite da molti anni. Il più grande cambiamento degli ultimi tempi è stato il passaggio dal carbone al gas naturale, che molti considerano un combustibile di transizione tra oggi e un momento in cui l’energia rinnovabile contribuisce maggiormente alla rete elettrica. Questo cambiamento incide su un aspetto importante dello spazio di utilità regolato: Le tariffe vengono generalmente approvate in base alla spesa di una utility. Quindi la costruzione di nuovi impianti di generazione e di linee elettriche e l’aggiornamento di quelli esistenti aumentano le probabilità che un’azienda di servizi pubblici ottenga l’approvazione delle tariffe. In altre parole, in questo caso è necessario prestare attenzione ai piani di spesa in conto capitale. Anche i rapporti con le autorità di regolamentazione sono importanti, con rapporti di regolamentazione in alcune regioni più costruttivi che in altre.

    L’esecuzione di grandi progetti è un’altra area su cui concentrarsi, poiché la costruzione di centrali elettriche può costare somme enormi e richiedere molti anni. I problemi possono essere materiali. Ad esempio, SCANA Corporation è stata in passato costretta a interrompere la costruzione di una centrale nucleare nel bel mezzo del progetto quando il suo appaltatore è fallito. L’azienda si trova ad affrontare un notevole contraccolpo normativo e di clienti, oltre a un notevole impatto finanziario materiale derivante da questa decisione, fino alla cessione dell’azienda a Dominion Energy nel 2019, perché gravata dai debiti.

    Con i generatori di energia elettrica non regolamentati, nel frattempo, si vorrà prestare attenzione al modo in cui vendono l’energia. I contratti a lungo termine garantiranno la massima stabilità, ma operare sul mercato dell’energia elettrica in loco può portare a profitti sovradimensionati nei periodi di picco della domanda. Purtroppo, i prezzi dell’elettricità sul mercato spot sono stati relativamente bassi per molti anni, al di fuori di brevi picchi, rendendo più difficile per queste aziende ottenere profitti. Detto questo, c’è un cambiamento in atto anche qui, con la generazione di energia rinnovabile che sposta le opzioni del carbonio. I generatori di energia elettrica non regolamentati con una produzione di materiali a base di carbonio potrebbero finire con beni che hanno poco valore, dato che i clienti richiedono opzioni di energia più pulite.

    Scorte minerarie

    Il carbone e l’uranio utilizzato nelle centrali nucleari vengono estratti dal terreno. E alcune delle società che estraggono questi materiali hanno sempre più spostato i loro modelli di business insieme ai loro clienti delle utilities. Per esempio, la “vecchia” CONSOL Energy ha iniziato a dismettere i propri asset di carbone (che è stato il cuore del business per oltre 100 anni), mentre iniziava a trivellare per il gas naturale. Alla fine si è divisa, con il business del carbone che ha preso il nome di CONSOL e il business del gas che si è rinominato CNX Resources Corporation (NYSE:CNX).

    Il punto qui è che solo perché una società non è tecnicamente nel settore energetico non significa che il settore energetico non sia un’area importante da monitorare. Come altro esempio, uno squilibrio della domanda di offerta nel mercato dell’uranio sta portando il caos alla Cameco Corp (NYSE:CCJ), la maggior produttrice al mondo di questo materiale, poiché i bassi prezzi delle materie prime rendono sempre più difficile trasformare un profitto. Ciò è in parte dovuto alla sovrapproduzione del settore minerario, ma anche alla domanda da parte dei clienti dei servizi pubblici. La domanda di energia nucleare è diminuita dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, anche se le tendenze a lungo termine delle costruzioni in luoghi come la Cina e l’India suggeriscono che si riprenderà in futuro.

    Se torniamo al petrolio e al gas naturale per un secondo, si vorrà anche monitorare l’impatto che i prezzi dell’energia hanno nello spazio dei servizi di perforazione. Aziende come Helmerich & Payne (NYSE:HP) costruiscono, affittano e gestiscono impianti di trivellazione. Quando i prezzi del petrolio diminuiscono, anche la domanda di prodotti e servizi di questa società tende a diminuire.

    Alla fine, l’energia è un termine incredibilmente ampio per un settore che tocca un’enorme porzione della nostra vita quotidiana e ampie fasce del mondo degli affari.

    Le grandi tendenze energetiche oggi

    Detto questo, è necessario tenersi al passo con l’industria dell’energia che cambia nel tempo. Anche se ogni industria cambia con il passare del tempo, c’è un grande cambiamento in corso in questo momento nello spazio energetico. Ecco alcune delle questioni chiave da monitorare.

    Muoversi verso l’energia pulita

    A questo punto, non dovreste più avere dubbi sulla più grande tendenza dell’industria energetica: uno spostamento verso carburanti più puliti. Per le aziende impegnate nel settore del petrolio e del gas naturale, questo è potenzialmente un problema molto grande. Ciò che vendono è, di fatto, reso obsoleto. È un po’ un’iperbole, però, perché il mondo è lontano decenni dal giorno in cui non ha più bisogno di petrolio e gas naturale.

    Dove l’impatto è stato più significativo è stato nell’industria mineraria del carbone, poiché le centrali a carbone hanno perso quote materiali della rete elettrica statunitense. È probabile che l’energia a carbone sarà relativamente debole anche a livello globale, dato che i paesi di tutto il mondo si orientano sempre più verso fonti di combustibile più pulite.

    Detto questo, il gas naturale ha in realtà visto un netto beneficio dall’allontanamento dal carbone, anche se è un combustibile a base di carbonio. Questo perché il gas naturale brucia in modo più pulito rispetto al carbone e le opzioni di energia rinnovabile non sono ancora abbastanza consistenti da compensare il declino del carbone. Questo ha lasciato che il gas naturale raccogliesse gran parte della quota di carbone nella rete elettrica durante la transizione verso le fonti di energia rinnovabile. Questo aiuta a spiegare perché alcune delle più grandi aziende energetiche integrate si concentrano sempre più sul gas naturale e, nello specifico, sul gas naturale liquefatto (GNL) (l’unico modo per trasportare il combustibile attraverso gli oceani o verso luoghi che i gasdotti non raggiungono).

    Produzione di energia elettrica

    La questione a più lungo termine in tutto questo è la rapida crescita dell’energia rinnovabile. Si parte da una base incredibilmente piccola, quindi la crescita non sarà sempre così robusta come lo è oggi. Ma questi sono ancora i primi giorni della transizione, permettendo alle aziende che arrivano in anticipo un’enorme pista libera per crescere. Si può investire in questo spazio in diversi modi, dalle utility diversificate come NextEra Energy, che ottiene quasi la metà dei suoi ricavi da energia rinnovabile, o con aziende come Brookfield Renewable Partners LP (NYSE:BEP) , che è strettamente focalizzata sull’energia rinnovabile. Si noti che il core business di Brookfield è costituito da centrali idroelettriche ben consolidate, ma è probabile che l’espansione della partnership si estenda sempre più nello spazio solare ed eolico.

    Inoltre c’è anche la già citata ERG, azienda tutta italiana, con una relativa piccola capitalizzazione e che ha tanto da correre.

    Conservazione e stoccaggio

    Lo spostamento verso le energie rinnovabili è più profondo di un semplice spostamento dai combustibili al carbonio (tocca anche il lato del consumo dell’equazione). Per esempio, lo spostamento verso le automobili elettriche e i camion spinti da aziende come Tesla (NASDAQ:TSLA). Anche i miglioramenti dell’efficienza sono un aspetto notevole del cambiamento, come dimostrano le lampadine a incandescenza che lasciano il posto a lampadine fluorescenti più efficienti, che lasciano il posto a lampadine a LED ancora più efficienti. Infatti, uno degli obiettivi primari del gigante industriale Eaton Corp. (NYSE:ETN) è quello di aiutare i clienti a fare un uso migliore dell’energia. E anche se non produce lampadine, ora fa un uso pesante di lampadine a LED nei suoi progetti di illuminazione su larga scala (pensiamo all’illuminazione degli stadi sportivi), e recentemente ha creato una divisione per servire i produttori di auto elettriche.

    Quindi, mentre si pensa all’industria dell’energia, si dovrebbe pensare a cosa succede dopo che l’energia viene generata. Ciò significa consumo, come già detto, ma anche il fatto che il petrolio, il gas naturale e la benzina sono facili da immagazzinare. È molto più difficile immagazzinare l’elettricità. Ma oggi aziende come Tesla o la global utility AES Corporation (NYSE:AES) stanno cercando di creare batterie in grado di immagazzinare energia rispettivamente a livello domestico e di utility.

    Energia solare sul tetto

    Un’altra questione chiave da monitorare è la tendenza sempre più evidente di chi produce il proprio potere energetico. Ciò significa in gran parte mettere pannelli solari sopra le case. Il costo dei pannelli solari è diminuito, mentre la loro efficienza è aumentata a causa dell’intensa concorrenza e dei rapidi progressi tecnologici. Questo ha reso difficile per i produttori di pannelli ottenere una redditività duratura.

    Gli installatori di pannelli solari sono stati in grado di capitalizzare su queste tendenze, tuttavia, poiché il costo per mettere i pannelli solari su un tetto sta diminuendo insieme ai prezzi dei pannelli solari. Ogni nuova installazione di pannelli solari, nel frattempo, significa potenzialmente una minore domanda per l’utenza locale. A peggiorare le cose, in alcuni casi, le utility sono costrette ad acquistare energia extra dai clienti a tassi più alti del costo di generazione dell’utility. Questo è noto come generazione distribuita. Anche se oggi è un problema relativamente piccolo su scala globale, è qualcosa che gli investitori vorranno tenere d’occhio a lungo termine.

    I migliori titoli energetici da considerare

    Vale la pena di investire nello spazio dell’energia? La risposta è sì, ma è necessario considerare attentamente quali sono i titoli più adatti al proprio portafoglio. L’industria dell’energia comprende un’enorme collezione di aziende e quasi ogni investitore dovrebbe essere in grado di trovare qualcosa di proprio gradimento nello spazio.

    NomeCapitalizzazioneSotto insieme di energia
    ENI29,25 mlrdEnergia integrata
    Total85,26 mlrdEnergia intregrata
    ExxonMobil188 mlrdEnergia integrata
    Royal Dutch Shell112 mlrdEnergia integrata
    BP62 mlrdPetrolio
    ERG2,5 mlrdEolico ed energia green
    Snam13,25 mlrdGas Naturale
    ItalGas3,85 mlrdGas Naturale
    Saipem2,14 mlrdUtility
    Terna11,15 mlrdEnergia Elettrica
    Enel61,5 mlrdEnergia Elettrica
    Saras655 milioniRaffinazione
    Cameco Corp.4 mlrdUranio
    Helmerich & Payne, Inc2 mlrdUpstream
    Brookfield Renewable12 mlrdEnergia green
    Eaton Corp.32 mlrdEnergia Elettrica
    AES Corp.8,20 mlrdEnergia Elettrica
    Tesla151 mlrdProduttore di batterie e di auto
    ConocoPhillips46 mlrdUpstream
    Una lista di aziende europee e americane impegnate nel mondo dell’energia

    La stessa diversità di opzioni di investimento vive nello spazio di trivellazione del petrolio e del gas naturale upstream. Ad esempio, la ConocoPhillips ha un’ampia portata, con operazioni in 17 paesi in tutto il mondo. Dopo aver scisso i suoi asset di raffinazione (le sue operazioni downstream), è una perforatrice pura. Inoltre, ha un costo medio di fornitura inferiore ai 35 dollari al barile. Anche se al momento il piano è per una spesa disciplinata e una riduzione del debito, l’aumento del prezzo del petrolio porterà probabilmente ad un aumento del prezzo delle azioni di questo perforatore. Gli investitori beneficeranno anche dell’obiettivo della società di restituire il 30% al 40% del flusso di cassa delle operazioni agli azionisti tramite dividendi (il rendimento è un modesto 1,6%) e riacquisti di azioni. Se si pensa che il petrolio e il gas naturale si stiano dirigendo verso l’alto, questa è una buona opzione da prendere in considerazione.

    All’altra estremità dello spettro sarebbe una società come la ExxonMobil. Il rendimento si aggira attualmente intorno al 4%, con una storia di oltre 30 anni di aumento dei dividendi annuali alle spalle. Il gigante petrolifero integrato ha tra i bilanci meno sfruttati dei suoi pari e una lunga storia di gestione prudente. L’aumento dei prezzi del petrolio non ha aiutato l’azienda tanto quanto i suoi pari, tuttavia, in quanto è rimasta indietro nella crescita della produzione e i suoi rendimenti sul capitale impiegato sono scesi dai livelli leader del settore alla semplice metà del pacchetto. Sta lavorando per affrontare questi problemi, ma nel suo modo tipicamente lento e deliberato. Mentre il management lavora per trasformare la nave, gli investitori conservatori possono ottenere un rendimento decente da un’azienda che sbaglia dalla parte della sicurezza ogni volta che ne ha l’occasione.

    Total, nel frattempo, sta cominciando a spingere in nuovi spazi mentre cerca di allontanarsi dalla sua storia di petrolio e gas. Anche se Total è un’azienda grande e diversificata che adotta un approccio ampiamente misurato nel settore delle utility, ciò non significa che la sua spesa sarà pari al previsto.

    ETF negoziati in borsa

    Non tutti, però, vogliono fare il raccoglitore di azioni. È comprensibile, e ci sono anche opzioni per gli investitori orientati all’indice. Ad esempio, se siete appassionati di azioni midstream (forse per i loro rendimenti relativamente alti), dovreste guardare l’Alerian MLP ETF (NYSEMKT:AMLP). Questo fondo quotato in borsa (ETF) segue un ampio paniere di partnership midstream e offre un rendimento impressionante dell’8%. Se siete alla ricerca di investimenti midstream sicuri, vi trovereste meglio con Enterprise Products Partners. Ma se volete possedere una collezione di azioni midstream senza dover fare molto lavoro, l’ETF MLP Alerian è un’opzione solida.

    Sul lato upstream, si potrebbe acquistare l’ETF SPDR Oil & Gas Exploration & Production ETF (NYSEMKT:XOP). Questo fondo quotato in borsa è fortemente focalizzato su società di esplorazione e produzione più piccole, ma comprende anche alcuni giganti integrati e alcuni raffinatori. Se i prezzi del petrolio sono in aumento, ne dovrebbe trarre vantaggio. Ma per i tipi più conservatori che cercano di concentrarsi su società energetiche integrate come Exxon ed ENI, iShares Global Energy ETF (NYSEMKT:IXC) sarebbe più adatto. Circa il 50% delle sue attività si trova in stock globali più grandi di petrolio e gas naturale.

    Sul lato delle utility, Vanguard Utilities ETF (NYSEMKT:VPU) fornisce un’ampia esposizione a questo pezzo del settore energetico. Con 74 partecipazioni, si otterrà sicuramente una diversificazione, ma non aspettatevi grandi emozioni. Detto questo, il rendimento attuale si aggira intorno al 2%, il che è modestamente allettante se si è un investitore di reddito. Anche nello spazio dei fondi negoziati in borsa ci sono molte opzioni del settore energetico da prendere in considerazione.

    È tempo di tuffarsi con energia

    L’energia è un’industria diversificata e in continua evoluzione. C’è qualcosa per ogni tipo di investitore se ci si prende il tempo di scavare un po’ più a fondo. Detto questo, tenete a mente le dinamiche di cambiamento dell’industria energetica mentre fate le vostre ricerche. Alcune aziende saranno meglio posizionate a lungo termine rispetto ad altre; altre stanno attuando il cambiamento; altre ancora saranno cambiate o affossate dall’innovazione.

  • Cosa è il FTSE All-Share Index

    Cosa è il FTSE All-Share Index

    L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).

    Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.

    L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.

    La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.

    Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share

    Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.

    Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.

    Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:

    • BP
    • Royal Dutch Shell
    • Unilever
    • AstraZeneca
    • HSBC Hldgs
    • Barclays
    • EasyJet
    • Vodafone
    • Admiral
    • Aviva
    • Rolls-Royce Holdings

    FTSE All-Share italiano

    Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.

    La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.

  • Cos’è il Fortune Global 500?

    Cos’è il Fortune Global 500?

    L’indice Fortune Global 500, noto anche come Global 500, è una classifica annuale delle prime 500 aziende del mondo, misurata in base ai ricavi. La lista viene compilata e pubblicata annualmente dalla rivista Fortune.

    Metodologia

    Fino al 1989, elencava solo le società industriali non statunitensi sotto il titolo “International 500”, mentre la Fortune 500 conteneva e contiene ancora esclusivamente società statunitensi. Nel 1990, le società statunitensi sono state aggiunte per compilare una lista veramente globale di società industriali di primo piano in base alle vendite. Dal 1995, l’elenco ha avuto la sua forma attuale, elencando anche le principali società finanziarie e fornitori di servizi in base alle entrate.

    Distribuzione geografica

    Dal 2001 si è verificato un significativo cambiamento nella distribuzione geografica delle aziende nella classifica Global 500. Il numero di società con sede nel Nord America è diminuito da 215 nel 2001 a 143 nel 2017 e il contributo delle società con sede in Asia è aumentato rapidamente da 116 nel 2001 a 197 nel 2017. La maggior parte di questa crescita è dovuta al rapido aumento del numero di società cinesi Global 500, di cui 109 nel 2017, in aumento rispetto alle sole 10 del 2001. Nello stesso periodo è diminuita anche la quota delle società con sede in Europa, passata da 158 a 143.

    Top 10 aziende Fortune Global 500

    Di seguito è riportato l’elenco delle prime 10 aziende

    Pos.2019201820172016
    1WalMartWalMartWalMartWalMart
    2Sinopec GroupState GridState GridState Grid
    3Royal Dutch ShellSinopec GroupSinopec GroupChina National Petroleum
    4China National PetroleumChina National PetroleumChina National PetroleumSinopec Group
    5State GridRoyal Dutch ShellToyota MotorRoyal Dutch Shell
    6Saudi AramcoToyota MotorVolskwagenExxon Mobil
    7BPVolkswagenRoyal Dutch ShellVolskwagen
    8Exxon MobilBPBerkshire HathawayToyota Motor
    9VolkswagenExxon MobilAppleApple
    10Toyota MotorBerkshire HathawayExxon MobilBP
    Top ten delle aziende secondo la classifica Fortune Global 500

    Aziende italiane presenti nel Global 500

    Se alle europee toccano appena 143 posti le aziende italiane certo non brillano.

    Nel 2019 le aziende italiane erano solo 6, in netto calo rispetto al 1999 quando erano ben 11.

    Pos.2019201820172016
    1ENI (83)Assicurazioni Generali (59)Assicurazioni Generali (57)Exor Group (19)
    2Enel (89)Enel (83)Enel (84)Assicurazioni Generali (49)
    3Assicurazioni Generali (92)ENI (89)ENI (132)ENI (65)
    4Intesa San Paolo (315)Poste Italiane (304)Poste Italiane (285)Enel (78)
    5Poste Italiane (355)Intesa San Paolo (324)Intesa San Paolo (292)Intesa San Paolo (224)
    6Unicredit Group (435)Unicredit Group (402)Unicredit Group (328)Unicredit Group (300)
    7Telecom Italia (493)Poste Italiane (305)
    8Telecom Italia (404)
    9Unipol Group (491)
    La classifica delle aziende italiane presenti sulla lista Fortune Global 500
  • FTSE 100 indice LSE di Londra

    FTSE 100 indice LSE di Londra

    Il Financial Times Stock Exchange 100 Index, altrimenti noto come FTSE 100 Index, è un indice azionario delle 100 società quotate alla Borsa di Londra che hanno la più alta capitalizzazione di mercato.

    L’FTSE 100 è spesso visto come un indicatore dello stato di salute dell’economia britannica L’FTSE 100 rappresenta circa l’81% del valore del mercato britannico alla Borsa di Londra.

    Come viene calcolato il FTSE 100?

    Il FTSE 100 è composto da 100 delle migliori aziende del Regno Unito per capitalizzazione di mercato. L’indice è analizzato e composto da FTSE Group, una filiale del London Stock Exchange.

    I componenti del FTSE 100 vengono decisi su base trimestrale (di solito marzo, giugno, settembre e dicembre). Durante questo processo viene determinata la capitalizzazione di mercato delle società e si decide se le società saranno incluse o meno nell’indice. Man mano che le fortune delle aziende salgono e scendono all’interno del FTSE 100, alcune aziende lasceranno l’indice permettendo ad altre di entrare.

    Ci sono alcuni requisiti, oltre alla grande capitalizzazione di mercato da prendere in considerazione. Questi includono:

    • Avere una quotazione completa sulla LSE
    • Soddisfare gli standard di nazionalità e di liquidità dell’azienda
    • Garantire un livello di “quota sul mercato” del 20% (azioni detenute dal pubblico in generale)

    Una volta impostato l’elenco delle società FTSE per il trimestre successivo, i valori di ciascuna società vengono aggiornati sull’indice ogni 15 secondi durante le ore di trading.

    Aziende sul FTSE 100
    Un elenco esemplificativo delle attuali società incluse oggi nell’indice FTSE 100:

    • EasyJet
    • Rolls-Royce Holdings
    • BP
    • Barclays
    • Vodafone
    • Admiral Group
    • Aviva

    Storia del FTSE 100

    Lanciato nel 1984 come joint venture tra la London Stock Exchange (LSE) e il Financial Times, il FTSE 100 è uno dei più antichi indici del Regno Unito.

    Nell’agosto 1997, il FTSE ha superato la barriera dei 5.000 punti, per poi raggiungere il suo picco il 20 dicembre 1999, durante la bolla delle dotcom, a 6930,2; un record che ha mantenuto il suo posto per i successivi 15 anni.

    Ciò è stato sostanzialmente trainato da massicci guadagni nelle telecomunicazioni, nei media e nelle aziende tecnologiche. Ma la bolla delle dotcom ha cominciato a disfarsi all’inizio degli anni 2000, e nella primavera del 2003, il FTSE 100 era tornato sotto i 4000 punti. Il 22 maggio 2018, l’FTSE 100 ha raggiunto il massimo storico di 7903,5 punti e ha chiuso quel giorno a 7877,45.

    Durante la crisi dovuta al Covid-19, nel marzo del 2020 ha toccato un punto molto basso: 4.785, per poi riprendere il trend di risalita.

  • Crollo del Petrolio, cosa sta succedendo e come approfittarne

    Crollo del Petrolio, cosa sta succedendo e come approfittarne

    Un crollo senza precedenti del prezzo del petrolio: un importante punto di riferimento internazionale del petrolio – West Texas Intermediate (WTI) – è precipitato a sotto zero il 20 aprile 2020, nel mezzo del più profondo calo della domanda degli ultimi 25 anni. La domanda è: come è potuto accadere e perché?

    Analisi del prezzo del petrolio: cosa sta succedendo?

    Il prezzo del WTI ha fatto notizia negli ultimi due giorni, essendo sceso a -40 dollari al barile a causa del forte calo della domanda dovuto alla pandemia di coronavirus. Il tracollo dei mercati petroliferi sta crescendo, poiché i produttori non hanno più posti dove immagazzinare le riserve di greggio indesiderate.

    Il calo della domanda, l’eccesso di offerta e la mancanza di stoccaggio spingono il prezzo del petrolio in territorio negativo.

    Per la prima volta nella storia, il West Texas Intermediate per la consegna di maggio, è sceso sotto lo zero lunedì. Martedì 21 aprile 2020, la vendita massiccia si è estesa al contratto WTI di giugno, che è sceso anche del 42% arrivando a sfiorare 10 dollari al barile.

    Secondo le ultime notizie sul prezzo del petrolio, la volatilità continua. La diffusione di questo crollo ai futures che sono ancora lontani dalla loro data di scadenza, ha rivelato la gravità della crisi del mercato petrolifero. Gli impianti di stoccaggio, compresi gli oleodotti, i serbatoi e le superpetroliere, sono sopraffatti da un’enorme eccedenza di offerta, causata da una drastica carenza di domanda.

    Mentre il mondo è bloccato per rallentare la diffusione del coronavirus, i voli rimangono cancellati, la gente resta a casa e parti dell’economia, che consumano molta energia, sono state chiuse. Tutto questo ha spazzato via la domanda mondiale di petrolio.

    Ora stiamo assistendo a un grave squilibrio tra il petrolio in eccesso, mentre i produttori di petrolio continuano a pompare greggio dai loro pozzi, e il più grande crollo della domanda della storia.

    Come guadagnare dal crollo del petrolio?

    Cosa significano in realtà i prezzi negativi sul petrolio? Dato che gli impianti di stoccaggio del petrolio sono limitati e già pieni, i produttori di petrolio sono costretti a pagare i compratori per togliersi i barili indesiderati dalle mani. Anche se questo non è mai successo prima, non significa che non possa accadere di nuovo, dato lo stato del mercato.

    Lo stoccaggio del petrolio di oggi dovrebbe produrre un profitto; questo è verso se si potesse immagazzinare il petrolio di oggi a questi prezzi, rivendendolo in futuro, magari a fine anno, quando il prezzo del greggio certamente salirà.

    Il problema è che gli acquirenti devono considerare che i costi di stoccaggio stanno superando i livelli della crisi finanziaria. Bisogna tenere conto del costo del trasporto e di un impianto di stoccaggio dove tenerlo. Quindi, se stavate pensando di noleggiare una superpetroliera per tenere il vostro petrolio, le tariffe sono più che raddoppiate rispetto a un mese fa, il che rappresenta un costo enorme. 🙂

    Scherzi a parte, certamente noleggiare una superpetroliera è impensabile, ma chi lo fa per mestiere sta incontrando problemi enormi. Il prezzo del petrolio è basso, la domanda quasi a zero e questo spinge il prezzo ancora più in basso; stoccarlo costa tanto, più del solito perché ovviamente c’è domanda per posti di stoccaggio, quindi quello che non si spende per acquistarlo si spende per stoccarlo, senza avere idea di quando questo petrolio verrà venduto.

    Dopo il crollo dei futures WTI americani di lunedì, lo spread tra il contratto in corso e i contratti che scadono più tardi è molto più ampio del solito. Questo può spesso segnalare (come nel caso del petrolio) una mancanza di domanda a breve termine e un eccesso di offerta.

    Il contratto future WTI di giugno, in scadenza il 19 maggio, è sceso del 42 per cento a quasi 10 dollari al barile. Finora, lo spread risultante è il più grande della storia.

    Secondo Michael Lynch, presidente di Strategic Energy & Economic Research, “è il riflesso di barili fisici che non riescono a trovare facilmente acquirenti e che vengono venduti a prezzi in sofferenza. L’implicazione è che lo stoccaggio potrebbe essere più pieno del previsto, o che i compratori si aspettano che lo sia molto presto”.

    L’OPEC ha tagliato abbastanza?

    La prima caduta del prezzo del greggio è stata innestata, prima ancora della mancanza di domanda, proprio da Arabia Saudita e Russia che sono arrivati allo scontro senza trovare un accordo per il taglio della produzione tra fine febbraio e inizio marzo.

    Tornando alle ultime notizie sui prezzi del petrolio, l’OPEC e l’organizzazione OPEC+ di vari paesi produttori di petrolio hanno concordato di tagliare quasi 10 milioni di barili di petrolio al giorno in produzione entro metà maggio, ma alcuni commentatori sostengono che entro metà maggio gli impianti di stoccaggio statunitensi saranno comunque pieni.

    Per questo, quando il prossimo set di contratti a termine scadrà a maggio, potremmo vedere di nuovo dei movimenti molto strani nel prezzo a seconda del sistema di stoccaggio e della domanda, supponendo che gran parte del mondo potrebbe ancora essere bloccato o iniziare a uscire da un blocco del coronavirus.

    Pertanto, analizzando l’attuale andamento del prezzo del petrolio, gli analisti prevedono una volatilità pazzesca per alcune settimane a venire.

    Le azioni petrolifere sono sotto pressione

    La volatilità del mercato e il calo senza precedenti del prezzo del petrolio influenzano in modo significativo le scorte petrolifere, mettendole sotto pressione. Ad esempio, le azioni di BP sono state duramente colpite negli ultimi mesi a causa della “guerra dei prezzi” del petrolio. Tuttavia, è interessante il fatto che nelle ultime due settimane si siano riprese.

    La stessa cosa sta accadendo con la Exxon Mobil negli Stati Uniti. Sebbene il gigante del petrolio sia stato uno dei titoli di grandi dimensioni con le peggiori performance nell’indice S&P 500 dell’ultimo decennio, recentemente abbiamo visto un rimbalzo dei prezzi di circa il 30%. Ciò significa che i trader particolarmente interessati alle azioni potrebbero dare un’occhiata più da vicino alle singole compagnie petrolifere per individuare alcune interessanti opportunità di trading.

    Senza andare tanto lontani, lo stesso andamento lo abbiamo visto per ENI in Italia che ha visto un deprezzamento mostruoso del prezzo, nonostante nelle ultime sedute stia tenendo molto bene.

    Chi ne potrebbe giovare sono le società che lavorano il petrolio, poiché un minor prezzo di acquisto significa un margine di raffinazione più alto; posto ovviamente che i costi di stoccaggio non si mangino completamente questo guadagno. In Italia per esempio abbiamo Saras che è stata un po’ sull’altalena negli ultimi periodi, con i trader che non riescono a capire se valga o meno la pena di investirci.

    Continua la massiccia volatilità

    La volatilità del mercato petrolifero è in pieno svolgimento, il che è piuttosto intimidatorio. A meno che non si stia lì seduti a guardarlo secondo per secondo, può essere molto rischioso. Il prezzo del petrolio cambia così rapidamente che nessuno vuole essere dalla parte sbagliata del mercato. Tuttavia, c’è sempre la possibilità di sedersi sulla riva del fiume e aspettare che le cose si calmino.

    È probabile che i prezzi si riprendano presto? Presumibilmente sì. Il calo negativo del petrolio si riferisce solo al prezzo per la consegna di maggio, che avviene tra la domanda più bassa e l’offerta più alta. Giugno è stato toccato, ma al momento il prezzo di 10 euro sembra aver tenuto. Ci si potrebbe aspettare una significativa ripresa del prezzo del petrolio una volta che la domanda di carburante per il trasporto aumenterà. Questo potrebbe accadere dopo la fine del blocco, ma la lenta ripresa dalla pandemia di Covid-19 potrebbe portare notevoli problemi ai produttori di petrolio.

    Dato che il prezzo del petrolio è già sceso sotto lo zero, ci dovrebbe essere un punto in cui si prevede una ripresa e il prezzo finirà per rimbalzare. Prendetevi il vostro tempo e aspettate che la tendenza si inverta per vedere se c’è una certa forza nel petrolio greggio nel 2020.