BP (precedentemente nota come British Petroleum) è una multinazionale del petrolio e del gas di fama mondiale. Opera in tutti i settori dell’industria petrolifera e del gas, dall’esplorazione e produzione alla raffinazione e distribuzione.
Oggi, l’azienda fornisce carburante per l’industria dei trasporti, energia per il calore e la luce, lubrificanti per motori e altri prodotti petrolchimici.
Cosa fa l’azienda?
La società opera in due segmenti principali: UpStream e DownStream.
L’Upstream è responsabile dell’esplorazione di gas naturale e petrolio, dell’ulteriore lavorazione e del trasporto, mentre il Downstream è specializzato nella produzione globale di carburanti e prodotti petrolchimici.
BP opera in 72 paesi del mondo, producendo oltre 3,6 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno. Con oltre 18.000 stazioni di servizio in tutto il mondo, la divisione più grande della società è BP America negli Stati Uniti.
Un po’ di storia di BP
Fondata nel 1908 con la scoperta di una grande quantità di petrolio in Persia, la storia della BP ha sempre riguardato le trasformazioni: dal carbone al petrolio, dal petrolio al gas, dalla terraferma alle acque profonde. Ora si tratta di una nuova miscela di fonti di energia, perché il mondo si sta rapidamente muovendo verso un futuro a più basso tenore di carbonio.
La società è stata la prima ad ottenere il permesso di esplorare il petrolio in Medio Oriente. Questo evento ha cambiato la storia dell’intera regione.
Chi ha fondato la BP?
La società è stata fondata da William Knox D’Arcy. Egli costituì la prima Exploration Company nel 1903 con un capitale di 60.000 sterline. George Reinolds, era un esploratore, che guidava il team di esplorazione di D’Arcy in Persia. Dopo diversi anni di tentativi infruttuosi di trovare il petrolio, finalmente ce l’hanno fatta. Un anno dopo, la compagnia petrolifera anglo-persiana, che un giorno divenne BP, entrò in affari. William D’Arcy, che aveva perso quasi tutto durante gli anni delle esplorazioni senza successo, divenne presto più ricco che mai.
Dimensioni attuali, squadra e sedi
Con sede a Londra, Regno Unito, BP opera, come già detto, in 72 paesi del mondo con un team di circa 74 mila persone.
Fatti in breve su BP
Nel 1959, BP ha esteso la sua attività oltre il Medio Oriente all’Alaska ed è diventata una delle prime aziende ad estrarre petrolio nel Mare del Nord.
La BP era direttamente collegata a diversi grandi incidenti ambientali:
L’esplosione della raffineria di Texas City nel 2005
Fuoriuscita di petrolio dalla Prudhoe Bay nel 2006
Fuoriuscita di petrolio dalla Deepwater Horizon nel 2010.
In particolare quest’ultima è la più grande fuoriuscita accidentale di petrolio in mare della storia. Ha causato gravi conseguenze ambientali, economiche e sanitarie e gravi effetti legali per la BP. Per correggere la situazione e ripulire l’acqua sono stati utilizzati 1,8 milioni di galloni di olio disperdente Corexit.
L’attuale modello di business della BP
L’azienda fornisce servizi e prodotti energetici a persone in tutto il mondo.
BP fornisce ai clienti energia per la luce e il calore, carburante per il trasporto, lubrificanti per motori e vari prodotti petrolchimici utilizzati per gli oggetti di uso quotidiano, come vestiti, confezioni e vernici.
L’azienda ha un portafoglio diversificato di attività oltre a petrolio e gas, tra cui il commercio e il trasporto, la commercializzazione e la produzione di carburanti, generando energia rinnovabile.
Dove si quota BP?
BP è quotata principalmente alla Borsa di Londra (LSE) ed è un componente dell’indice FTSE 100.
In secondo luogo, l’azienda è quotata alla Borsa di New York e alla Borsa di Francoforte.
La scelta di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina gli si sta ritorcendo contro; probabilmente il presidente, che sogna l’ex Unione Sovietica, non si aspettava questa reazione da parte dell’occidente, che l’ha etichettato come tiranno dittatore e sta abbandonando l’area.
Sono tantissime le aziende che hanno già abbandonato la Russia, altre hanno bloccato (o limitato) i servizi e altre ancora non hanno ancora abbandonato la nazione ma hanno bloccato qualsiasi ulteriore investimento.
L’Europa ha paura che lo zar possa continuare con la sua opera di invasione e quindi prova a proteggere le Nazioni più virtuose, laddove le aziende fanno il grosso dei loro profitti. Lo fanno anche a costo di perderci business e capitali, a patto di mantenere al sicuro le nazioni in cui operano.
Aziende dell’intrattenimento
Partiamo da quelle aziende che probabilmente avranno un minor impatto sull’economia ma un segno forte sulla popolazione russa, cioè le aziende del business dell’entertainment. Sony, Disney e Warner Bros (AT&T) hanno già sospeso la distribuzione di film in Russia. Un po’ più lieve la posizione di Paramount e Spotify che, come anche Netflix, ha sospeso la distribuzione di nuove produzioni ma non hanno ancora abbandonato il mercato.
Electronic Arts, per andare sul mondo del gaming, ha eliminato la Russia dal proprio gioco di punta: Fifa.
Tecnologia
Le aziende sopracitate hanno una forte connessione con la tecnologia, ma non sono dei Tech puri. In questa sezione rientrano invece Apple, Google (Alphabet) e Meta, che vista l’essenzialità dei prodotti distribuiti, non hanno abbandonato il Paese ma hanno limitato i servizi. Meta ha servizi come Facebook, Instagram e WhatsApp, che potrebbero rientrare nell’entertainment ma anche nelle necessità (pensiamo alle comunicazioni su WhatsApp).
Apple ha chiuso negozi fisici e deciso di non vendere nuovi dispositivi nel Paese dell’ex Unione Sovietica. Google ha fortemente limitato i servizi su Maps, anche per una questione di sicurezza per gli Ucraini che si proteggono, e bloccato il servizio Pay, così da allinearsi con le sanzioni.
Airbnb ha sospeso i suoi servizi in Russia e, insieme ai propri host, ha deciso di fornire alloggi gratuiti e sicuri in Ucraina e nelle nazioni vicine al conflitto, così da dare supporto ai rifugiati che decidono di lasciare il Paese.
I servizi di media, come YouTube, Facebook, Microsoft, Tik Tok e Twitter hanno deciso di bloccare i canali di propaganda russa, chiudendo la diffusione di RT (Russia TV) e di Sputnik.
Pagamenti e Finanziari
Sappiamo già che le banche e le strutture russe sono state fortemente bloccate, quelle che rimanevano disponibili erano i pagamenti attraverso Mastercard e Visa. Negli ultimi giorni anche queste due aziende hanno bloccato tutto per i clienti russi, spingendosi anche oltre i confini russi e bloccando i pagamenti per russi in giro per l’Europa.
Decisione abbastanza simile anche per American Express, che al momento pare abbia bloccato solo all’interno dei confini russi.
Ovviamente in questa categoria rientrano anche tutti i servizi finanziari, come Société Générale e HSBC.
Posizione molto dura da parte di NorgesBank, il più grande fondo sovrano al mondo che è stato il primo ad abbandonare il Paese, abbandonando partecipazioni molto importanti, soprattuto in Gazprom, Lukoil e Sberbank.
Moda e Retail
Sono molti i brand di moda e di negozi retail che hanno deciso di chiudere i punti fisici in Russia. Tra i primi a prendere decisioni del genere sono stati Nike e Burberry, tra gli ultimi si registrano le aziende svedesi H&M e Ikea. L’azienda di arredamenti, inoltre, in Russia aveva delle importanti sedi di produzione, che vengono congelate e vengono bloccati gli export e gli import dal paese, con un impatto diretto su circa 15 mila russi e relativo indotto.
Settore automobilistico
Negli ultimi 20 anni le aziende automobilistiche hanno guardato alla Russia come a un mercato vergine da inondare, spostando produzioni e vendite nel Paese. Appena scoppiato il conflitto bellico sono arrivate decisioni importanti da quasi tutte le aziende principali, quindi Volkswagen, Ford e GM hanno annunciato lo stop a esportazioni verso la Russia. Ancora più drastica Toyota, che in Russia, precisamente a San Pietroburgo ha una fabbrica che è stata bloccata.
Si registrano anche i blocchi agli export per Volvo e Harley Davidson, oltre che per i marchi di lusso Jaguar, Aston Martin e Rolls-Royce.
Daimler (Mercedes Benz) ha deciso di interrompere la collaborazione con la russa Kamaz, vendendo anche la sua quota nell’azienda.
Trasporti
Con il blocco degli import ed export delle principali aziende industriali del globo, ovviamente viene impattato anche tutto l’indotto. Sia per questo motivo che per la sicurezza delle proprie navi, la società di trasporto marino Maersk ha completamente bloccato qualsiasi import verso la Russia.
Aziende petrolifere
Non fa certo eccezione il petrolio, ne avevamo già parlato qualche giorno fa, con le aziende petrolifere di tutto il mondo che hanno dismesso o bloccato importanti partecipazioni. La prima in ordine cronologico è stata la britannica BP, che possedeva e ha ceduto il 20% di Rosneft. Hanno copiato la mossa ExxonMobil, Shell ed Equinor.
Leggermente differente la posizione della francese TotalEnergies che ha deciso di non fare ulteriori investimenti ma non ha abbandonato quelli già in essere.
La finanza, si sa, guarda oltre gli eventi e cerca di posizionarsi in anticipo su quelle che saranno le tendenze del dopo. Non sfugge quindi la rotazione in atto sui portafogli a causa della guerra tra Ucraina e Russia.
Come abbiamo avuto modo di vedere, analizzando le azioni migliori e peggiori da quando è iniziato il conflitto, ci sono delle tendenze, già avviate prima dell’inizio della guerra, che stanno accelerando.
Il volo degli energetici green
Il primo effetto che si è visto è come i grandi fondi stanno ruotando il portafoglio, puntando su quelle aziende che fanno del green il loro cavallo di battaglia per il futuro. Ecco quindi che le azioni legate alla produzione dell’energia solare e a idrogeno stanno già salendo e continueranno ancora a farlo.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche tutte quelle aziende che producono, vendono o trasportano Gas Naturale Liquefatto (GNL).
Il motivo è molto semplice: con le sanzioni comminate alla Russia è probabile che nei mesi a venire il Gas e il Petrolio avranno delle fiammate di prezzo, non sopportabili dal mercato che quindi cercherà delle soluzioni alternative e meno costose.
La trasformazione era già in atto nei giorni scorsi, a causa dell’elevata inflazione che stava strozzando le industrie europee, la guerra ha solo accelerato la svolta e dato l’opportunità ai fondi di investimento di allinearsi.
Questa una lista di aziende che potrebbero trarne vantaggio:
Azienda/Azione
Settore
Nazione
Air Liquide EPA: AI
Servizi
Francia
Alerion Clean Power BIT:ARN
Rinnovabili
Italia
EDP Renewables ELI: EDPR
Eolico
Spagna
Encavis ETR: ECV
Solare
Germania
ERG BIT:ERG
Rinnovabili
Italia
ITM Power LON: ITM
Idrogeno
Regno Unito
Nordex ETR: NDX1
Eolico
Germania
Orsted CPH: ORSTED
Eolico
Danimarca
Siemens Gamesa Renewable Energy BME: SGRE
Ingegneria
Spagna
Solaria Energia y Medio Ambiente BME: SLR
Solare
Spagna
Snam BIT: SRG
Idrogeno
Italia
Vestas Wind Systems CPH: VWS
Eolico
Danimarca
Voltalia EPA:VLTSA
Rinnovabili
Francia
Aziende del settore energetico green
La stabilità dell’energia fossile
Sembra assurdo, visto quanto abbiamo appena detto nel capitolo precedente, ma anche le fonti di energia vecchio stampo, quindi gas e petrolio, non dovrebbero avere grandi problemi.
Il motivo è presto detto: vero che si sta guardando sempre più al green ma è altrettanto vero che il mercato ancora richiede l’uso di gas e petrolio e sarà così per lunghi periodi ancora.
La carenza possibile di forniture da parte della Russia è una buona notizia per il prezzo delle materie prime, che non a caso stanno vedendo i prezzi a livelli che mancavano da molti anni. Il Gas è sui massimi di sempre e il petrolio ha appena toccato i 110$ a barile.
Nei mesi a venire queste fiammate di prezzo continueranno, permettendo alle aziende che hanno nel loro core business l’energia da fossili di allinearsi al nuovo mercato e di sviluppare le tecnologie necessarie per abbracciare ampiamente il nuovo corso.
Le aziende che non avevano investimenti importanti in Russia, quindi, accolgono con favore i prezzi che lievitano, e faranno molti più margini da reinvestire in tecnologia e impianti di nuova generazione. Un esempio è ENI, il cui prezzo, negli ultimi giorni, sta arrivando a dei prezzi che non si vedevano da tempo.
Ecco una breve lista di aziende di un certo spessore, che ancora producono molto sull’energia da fossili ma che hanno la capacità di cambiare le loro attività. Una della lista è già partita, facendo cambiare il proprio nome, da Total a TotalEnergies, così da far segnare anche simbolicamente il cambio passo.
Azione / Azienda
Nazione
BP LON: BP
Gran Bretagna
ENI BIT: ENI
Italia
Shell LON: SHEL
Olanda
TotalEnergies EPA: TTE
Francia
Azioni del settore petrolifero che vivranno un cambiamento in futuro
Le armi saranno sempre più importanti
È stata necessaria una guerra, ma finalmente l’Unione Europea si è resa conto di non poter affrontare il futuro con mille eserciti differenti, muovendo le proprie armi alla rinfusa. Si è quindi aperto un tavolo per costruire un esercito comune, non solo militarmente, ma anche in termini di politica di difesa e di adeguamento degli armamenti. Inoltre, come abbiamo visto in Russia e Ucraina, in caso di conflitto vengono anche attaccate le reti informatiche e la cybersicurezza entra, a tutti gli effetti, nella politica difensiva di un Paese.
Non è un caso che la Germania, pochi giorni fa, abbia deciso di portare la propria spesa in difesa dall’1,5 al 2% del PIL. Questa è certamente una buona notizia per le aziende che fatto della difesa il loro core business, ci si aspetta che altre nazioni seguiranno l’esempio, finché non sarà la Comunità Europea a coordinare questi investimenti.
Tra le aziende da seguire in questa sezione troviamo:
Azienda / Azione
Nazione
BAE Systems LON: BA
Regno Unito
Hensoldt ETR: HAG
Germania
Leonardo BIT: LDO
Italia
Lockheed Martin NYSE: LMT
USA
Rheinmetall ETR: RHM
Germania
Thales Group EPA: HO
Francia
Azioni legate al mondo della difesa
I minerali, tra gioie e dolori
Altro mercato impattato dalla guerra è quello dei minerali, infatti la Russia è uno dei maggiori produttori ed esportatori di minerali di vario tipo. Con le sanzioni nei confronti del Paese dell’ex Unione Sovietica, diventa fondamentale andare a trovare i minerali necessari altrove.
Qui il mercato si spacca in due grandi parti: chi ha effettuato grandi investimenti in Russia negli anni scorsi ora è in forte difficoltà, invece chi ha impianti altrove sta gongolando osservando il futuro.
Puntare su aziende che hanno poco o nulla a che fare con la Russia, come per esempio:
Azienda / Azione
Nazione
Barrick Gold NYSE: GOLD
Canada
Coeur Mining NYSE: CDE
USA
First Majestic Silver TSE: FR
Canada
Harmony Gold Mining JSE: HAR
Sud Africa
Rio Tinto LON: RIO
UK/Australia
Le aziende minerarie con nessun interesse in Russia
Materiali per la ricostruzione
Per fortuna l’esercito russo sta colpendo solo in modo mirato, senza radere al suolo intere aree, quindi la ricostruzione sarà certamente più veloce e più semplice.
Ne potrebbero trarre vantaggio tutte quelle aziende che hanno nel loro core business la produzione di materiali per le costruzioni, a patto però che l’Ucraina rimanga libera e che (possibilmente) entri a far parte dell’Europa. Così non fosse, a causa delle sanzioni, sarà impossibile per le aziende europee partecipare alla fase di ricostruzione.
Alcune di queste aziende possono essere:
Azienda / Azione
Nazione
Buzzi Unicem BIT: BZU
Italia
Caterpillar NYSE: CAT
USA
Cement Roadstone Holdings LON: CRH
UK
HeidelbergCement ETR: HEI
Germania
LafargeHolcim SWX: LHN
Svizzera
Saint-Gobain EPA: SGO
Francia
Schneider Electric EPA: SU
Francia
Wienerberger VIE: WIE
Austria
Aziende del settore edile e ricostruzioni
Inoltre in Russia sono presenti 4 grandi produttori di acciai, i quali vivevano con l’esportazioni verso altri mercati. Con il blocco del loro lavoro, se ne avvantaggeranno certamente i concorrenti, anche in virtù dell’aumento dei prezzi su questi materiali che è in atto da mesi oramai. Quindi:
Aziende / Azioni
Nazione
ArcelorMittal AMS:MT
Lussemburgo
Labrador Iron Ore Royalty Corporation TSE: LIF
Canada
Reliance Steel & Aluminum NYSE: RS
USA
Steel Dynamics NASDAQ: STLD
USA
Tenaris BIT: TEN
Italia
United States Steel NYSE:X
USA
Aziende siderurgiche che approfitteranno delle difficoltà russe
Si moltiplicano le operazioni di svendita da parte di player mondiali nei confronti di titoli russi. L’annuncio più importante è forse arrivato nel weekend, quando la Norvegese Norges Bank, il più grande fondo sovrano del mondo, ha annunciato che avrebbe venduto tutte le azioni russe possedute in portafoglio.
Se andiamo a guardare le partecipazioni di Norges Bank, notiamo subito come il fondo scandinavo possiede vari titoli russi, tra cui spicca 0,69% di Gazprom, ma non solo.
Ecco la lista di partecipazioni di Norges Bank in Russia:
Azienda
Quota
Azioni
Valore (x 1 mlrd. di Rubli)
Gazprom
0,69%
162.565.602
38,7 mlrd RUB
NK Lukoil
0,91%
6.297.978
30,91 mlrd RUB
Sberbank Rossii
0,89%
193.015.556
25,3 mlrd RUB
AK Alrosa
1,03%
75.670.543
6 mlrd RUB
PhosAgro
0,64%
830.201
4,2 mlrd RUB
Magnit
0,96%
979.944
3,1 mlrd RUB
Inter RAO YEES
0,79%
826.646.324
2,1 mlrd RUB
AFK Sistema
1,31%
126.492.638
1,6 mlrd RUB
Azioni russe possedute da Norges Bank
Si tratta di partecipazioni per circa 112 miliardi di Rubli, che una settimana fa, quindi prima dell’invasione russa nei confronti dell’Ucraina, avevano un valore di 1,45 miliardi di dollari e che oggi, a causa del crollo del Rublo, valgono 1,14 miliardi di $. Insomma, Norges bank, solo per effetto dei cambi, ha già perso circa 400 milioni di dollari e, quando effettuerà effettivamente le cessioni, presumibilmente questa cifra andrà a crescere.
BP ed Equinor come Norges Bank
Ma Norges Bank non è l’unica. Sempre rimanendo in Norvegia, anche se di più piccolo impatto, si registra la stessa decisione da parte di Equinor, che ha deciso di abbandonare tutte le Joint Venture in Russia.
Uscendo dalla Norvegia, c’è da registrare la posizione della britannica BP, presente nell’azionariato di Rosneft, con una quota del 19,70% e che deciso di liquidare tutta la propria quota.
La reazione russa alla vendita di azioni
Non si è fatta attendere la risposta della Russia di Putin che oggi, in virtù di questi movimenti annunciati nel weekend, ha deciso di non aprire la borsa. Moscow Exchange che è quindi rimasto chiuso ma che ha un appuntamento già fissato in agenda, all’apertura delle contrattazioni.
Inoltre è stato fatto divieto di apertura di posizioni nette corte sui titoli russi, così da evitare speculatori che possano affondare ancora di più le quotazioni delle azioni russe.
Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:
Buzzi Unicem
Intesa Sanpaolo
Pirelli
Unicredit
In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.
Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:
Francia
BNP Paribas
Compagnie de Saint Gobain
Renault
Societe Generale
Germania
Delivery Hero
Deutsche Bank
HeidelbergCement
Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.
Passando agli indici:
€STOXX 50: -4,36%
DAX: -4,28%
CAC40: -4,21%
FTSE MIB: -4,16%
IBEX: -3,66%
MOEX (Russia): -29,57%
Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina
Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.
Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.
Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.
Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.
Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.
Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina
La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.
Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.
Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.
Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.
La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.
Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.
Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.
Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.
Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.
Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.
Azienda / Azione
MarketCap (milioni di $)
Settore / Core business
Unilever LON: ULVR
$ 153.281
Prodotti personali
Astrazeneca LON: AZN
$ 139.904
Farmaceutici
Hsbc Holdings LON: HSBA
$ 126.602
Banche
Diageo LON: DGE
$ 104.903
Distillati e vini
GlaxoSmithKline LON: GSK
$ 92.581
Farmaceutici
British American Tobacco LON: BATS
$ 84.788
Tabacco
BP LON: BP
$ 84.670
Energetici
Reckitt Benckiser Group LON: RKT
$ 63.553
Prodotti personali
London Stock Exchange LON: LSEG
$ 56.907
Borse / Scambio valori
Prudential LON: PRU
$ 55.163
Assicurativo
Glencore LON: GLEN
$ 54.004
Carbone
Vodafone Group LON: VOD
$ 53.063
Telecomunicazioni
Anglo American LON: AAL
$ 52.534
Minerali
Relx LON: REL
$ 50.024
Servizi di informazione professionale
National Grid LON: NG
$ 44.664
Energetici
Lloyds Banking Group LON: LLOY
$ 44.528
Banche
Barclays LON: BARC
$ 41.159
Banche
Compass Group LON: CPG
$ 38.748
Ristoranti e Bar
Experian LON: EXPN
$ 35.230
Finanziario
Rio Tinto LON: RIO
$ 34.576
Minerali
Natwest Group LON: NWG
$ 31.395
Banche
Ashtead Group LON: AHT
$ 28.649
Attrezzature commerciali
Ferguson LON: FERG
$ 28.142
Attrezzi per le costruzioni
Antofagasta LON: ANTO
$ 25.405
Minerali
Associated British Foods LON: ABF
$ 25.187
Food
Scottish Mortgage Investment Trust LON: SMT
$ 24.724
Finanziario
Tesco LON: TSCO
$ 23.461
Supermercati
Bae Systems LON: BA
$ 22.526
Aerospazio e difesa
BT Group LON: BT.A
$ 22.428
Telecomunicazioni
Standard Chartered LON: STAN
$ 22.344
Banche
Legal & General LON: LGEN
$ 22.325
Servizi di investimento
Aviva LON: AV
$ 21.718
Assicurativo
Ocado Group LON: OCDO
$ 21.408
Tech
Scottish and Southern Energy LON: SSE
$ 20.998
Energetici
Imperial Brands LON: IMB
$ 19.526
Tabacco
Smith & Nephew LON: SN
$ 19.043
Sistemi medici
3I Group LON: III
$ 17.050
Servizi di investimento & Fund Operators
Segro LON: SGRO
$ 16.547
REITs
WPP LON: WPP
$ 16.257
Advertising & Marketing
Aveva Group LON: AVV
$ 14.457
Tech
Next LON: NXT
$ 14.329
Rivenditori
International Consolidated Airlines LON: IAG
$ 13.925
Aerei
Persimmon LON: PSN
$ 13.801
Costruttore residenziali
Entain LON: ENT
$ 13.679
Casino & Gaming
Intertek LON: ITRK
$ 13.671
Certificazioni
Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna
Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.
Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.
Il 2020 è stato certamente un anno molto particolare; il Covid, la trattativa infinita per la Brexit, la corsa al vaccino, con tutta l’attesa e quindi le approvazioni e la vendita, le mascherine, l’accordo tra FCA e Peugeot che segna la nascita di Stellantis, il caso Wirecard, l’infinita telenovela tra Atlantia e il Governo per la revoca delle concessioni autostradali, l’OPA lanciata da Intesa su UBI, oppure l’ingresso di Generali in Cattolica e l’IPO di AirBnb… insomma, un anno veramente eccezionale, in tutti i sensi, e come ogni anno straordinario (non in senso positivo ma nel senso “fuori dall’ordinario) c’è chi ha vinto e chi ha perso.
Dopo aver fatto la fotografia a metà anno, eccoci quindi qui a tirare le somme, nella speranza che il 2021 ci regali (a prescindere da come è andato per ognuno il 2020) ancora più gain e quindi porti molta più ricchezza e, si spera, più felicità.
Un 2021 che si presenta certamente con le giuste carte, a livello finanziario, per essere un anno straordinario (in questo caso sì, con senso iperpositivo): il risiko bancario è in evoluzione, così come MPS dovrà trovare un marito, UniCredit dovrà costruire una nuova strada sotto il nuovo CEO, Stellantis sta per nascere (si parla di fine gennaio) e tanto altro è alla porta, come per esempio la fusione tra Tiffany e LVMH, quella tra Slack e Salesforce, la realizzazione della rete unica sotto la guida di FiberCop o altre operazioni che arriveranno.
Inoltre il 2021 dovrà vedere il recupero totale di ciò che abbiamo perso a causa del Corona Virus, ma torniamo al 2020 e vediamo come è andato quest’anno che si appresta a concludersi.
Migliori e peggiori azioni di Piazza Affari
Partiamo dalla piazza milanese poiché, ovviamente, è quella che ci interessa più da vicino; escludiamo da queste tabelle le aziende oggetto di IPO a Piazza Affari e le matricole facenti parte dell’AIM che, per la bassa capitalizzazione che registrano, hanno dei movimenti certamente più ampi di quanto non possano essere registrate da società con più market Cap.
Migliori azioni di Borsa Italiana del 2020
Eccole quindi le migliori aziende di Piazza Affari, quelle cioè che hanno registrato le migliori performance sulla Borsa di Milano.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Alerion Clean Power BIT: ARN
236%
1,93%
530
Tiscali BIT: TIS
177%
–
153
Seri Industrial BIT: SERI
161%
–
203
Sesa BIT: SES
122%
–
1.639
Gabetti Property Solutions BIT: GAB
115%
–
37
Esprinet BIT: PRT
103%
–
538
Tinexta BIT: TNXT
87%
–
1.025
Wiit SpA BIT: WIIT
75%
0,93%
428
FullSix BIT: FUL
74%
–
14
Digital Bros SpA BIT: DIB
71%
0,70%
305
PharmaNutra SpA BIT: PHN
69%
1,16%
383
Gruppo MutuiOnline BIT: MOL
69%
0,35%
1.356
Credito Valtellinese BIT: CVAL
62%
–
813
EEMS Italia SpA BIT: EEMS
56%
–
4
Piteco SpA BIT: PITE
49%
1,58%
192
Ambienthesis SpA BIT: ATH
48%
1,50%
65
DiaSorin BIT: DIA
44%
0,57%
9.360
Risanamento BIT: RN
44%
–
97
La Doria S.p.A. BIT: LD
43%
1,37%
414
Interpump Group BIT: IP
41%
0,63%
4.338
Retelit BIT: LIT
40%
0,89%
367
Migliori azioni per performance nel 2020 su Piazza Affari
Peggiori azioni italiane nel 2020
Passiamo quindi a quelle che hanno registrato un anno negativo, in particolar modo vediamo le azioni che sono andate peggio sulla Borsa Italiana quest’anno.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Bioera SpA BIT: BIE
-62%
–
3
Tesmec BIT: TES
-61%
–
49
Fidia SpA BIT: FDA
-59%
–
8
Saras BIT: SRS
-59%
–
560
ePrice BIT: EPR
-56%
–
24
Cairo Communication BIT: CAI
-55%
–
162
A.S. Roma SpA BIT: ASR
-54%
–
196
BPER Banca BIT: BPE
-50%
–
2.120
Netweek SpA BIT: NTW
-50%
–
11
Saipem SpA BIT: SPM
-50%
0,46%
2.199
Monrif BIT: MON
-48%
–
16
Fiera Milano BIT: FM
-47%
4,51%
207
Astaldi BIT: AST
-46%
–
444
OVS BIT: OVS
-46%
–
246
RCS MediaGroup BIT: RCS
-44%
–
292
Aeffe BIT: AEF
-44%
–
120
Aedes BIT: AED
-44%
–
21
Mondo TV BIT: MTV
-44%
–
46
Leonardo BIT: LDO
-43%
2,36%
3.424
Bialetti Industrie BIT: BIA
-43%
–
17
Le azioni peggiori di Borsa Italiana nel 2020
Migliori e peggiori azioni in Europa
Dopo aver visto il listino italiano, allarghiamo l’orizzonte e diamo un’occhiata a cosa succede in Europa, limitando lo sguardo a quelle nazioni facenti parte del gruppo dei 27, quindi esclusa la Svizzera e la Gran Bretagna che sono fuori dalla moneta unica e dalla Comunità Europea.
Inoltre, come fatto anche per il listino italiano, per evitare di avere grandi numeri da aziende con piccole capitalizzazioni, abbiamo limitato lo sguardo a quelle compagnie che hanno almeno 400 milioni di capitalizzazione.
Migliori azioni in Europa nel 2020
Eccole quindi le aziende che nel vecchio continente hanno sopraperformato qualsiasi indice.
Si denota subito come francesi, tedesche e olandesi hanno fatto da padrone.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Novacyt EPA: ALNOV
5.337%
–
649
S&O Agrar FRA: H2O
2.336%
–
641
Westwing Group AG ETR: WEW
791%
–
661
McPhy Energy SAS EPA: MCPHY
772%
–
901
Alfen NV AMS: ALFEN
386%
–
1.738
home24 ETR: H24
314%
–
588
GLOBAL FASHION GROUP SA ETR: GFG
305%
–
2.013
Northern Data AG ETR: NB2
300%
–
995
AB Science SA EPA: AB
274%
–
903
Fastned BV AMS: FAST
255%
–
723
Solaria Energia y Medio Ambiente SA BME: SLR
233%
–
2.836
Hellofresh SE ETR: HFG
218%
–
10.319
Inventiva SA EPA: IVA
192%
–
412
Valneva SE EPA: VLA
191%
–
681
Akasol ETR: ASL
180%
–
585
Qt Group Oyj HEL: QTCOM
173%
–
1.408
ABO Wind AG ETR: AB9
171%
0,90%
408
Adyen NV AMS: ADYEN
169%
–
59.691
VERBIO Vereinigte BioEnergie AG ETR: VBK
164%
0,65%
1.950
Energiekontor AG ETR: EKT
160%
0,72%
791
va Q tec AG ETR: VQT
146%
–
436
flatexDEGIRO AG ETR: FTK
142%
–
1.623
Grenergy Renovables SL BME: GRE
131%
–
846
Le migliori azioni in Europa nel 2020
Azioni peggiori in Europa nel 2020
Passiamo quindi alle peggiori azioni in Europa nel 2020, notiamo subito che manca Wirecard, che ha registrato performance imbarazzanti (circa -99%), ciò, come spiegato, è causato dal fatto che abbiamo limitato il market cap delle aziende analizzate, ciò per evitare di avere in lista solo azioni da pochi milioni di euro.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
CGG EPA: CGG
-71%
–
578
Banco Sabadell BME: SAB
-64%
5,48%
2.053
International Airlines Group BME: IAG
-60%
5,29%
8.976
GRENKE AG ETR: GLJ
-58%
2,08%
1.790
Elior Group EPA: ELIOR
-57%
5,18%
975
Galápagos NV AMS: GLPG
-56%
–
5.314
Akka Technologies EPA: AKA
-56%
–
585
TUI ETR: TUI1
-55%
–
2.969
Técnicas Reunidas BME: TRE
-55%
–
588
AURELIUS Equity Opport. SE&Co ETR: AR4
-55%
–
536
Unibail Rodamco Westfield AMS: URW
-53%
8,25%
9.059
ABN AMRO AMS: ABN
-50%
7,41%
3.811
Fugro AMS: FUR
-48%
–
791
Schlumberger EPA: SLB
-46%
2,31%
24.653
Telefónica BME: TEF
-45%
11,79%
18.454
Klépierre EPA: LI
-45%
11,83%
5.577
Wereldhave NV AMS: WHA
-44%
16,99%
448
Société générale EPA: GLE
-44%
–
14.741
Royal Dutch Shell Plc AMS: RDSA
-43%
5,63%
113.622
Mercialys SA EPA: MERY
-41%
6,66%
663
Carmila SA EPA: CARM
-41%
8,49%
1.677
Galp Energia ELI: GALP
-40%
7,92%
6.813
Le Azioni peggiori in Europa, nel 2020, per performance
Azioni Americane nel 2020
Se si parla di mercati finanziari, ovviamente, non si può ignorare l’America, dove Nasdaq e NYSE rappresentano, a livello global, le piazze finanziarie più importanti.
Anche per il mercato americano abbiamo preso in esame solo le aziende con una capitalizzazione maggiore di 1 miliardo.
Migliori Azioni in America nel 2020
Eccole quindi le azioni migliori del mercato americano nel 2020. Anche in America si notano performance stellari per le migliori, con particolare aumento per le aziende tecnologiche e farmaceutiche. Si nota anche Nio, società cinese produttrice di veicoli elettrici.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Novavax NASDAQ: NVAX
3.149%
–
6.739
Blink Charging Co NASDAQ: BLNK
2.561%
–
1.308
Nio Inc NYSE: NIO
1.038%
–
58.818
Plug Power Inc NASDAQ: PLUG
1.025%
–
12.888
GrowGeneration Corp NASDAQ: GRWG
858%
–
1.718
Celsius Holdings Inc. NASDAQ: CELH
814%
–
2.589
Arcturus Therapeutics Holdings Inc NASDAQ: ARCT
802%
–
2.077
Fiverr NYSE: FVRR
800%
–
6.080
Digital Turbine Inc NASDAQ: APPS
721%
–
4.252
Overstock.com Inc NASDAQ: OSTK
705%
–
1.987
Twist Bioscience Corp NASDAQ: TWST
681%
–
6.473
Workhorse Group NASDAQ: WKHS
655%
–
2.266
Seres Therapeutics Inc NASDAQ: MCRB
603%
–
1.813
Enphase Energy NASDAQ: ENPH
594%
–
18.754
eXp World Holdings Inc NASDAQ: EXPI
593%
–
4.501
IAC/InterActiveCorp NASDAQ: IAC
567%
–
12.535
Jumia Technologies AG NYSE: JMIA
548%
–
2.899
Farfetch NYSE: FTCH
518%
–
17.802
Owens & Minor Inc. NYSE: OMI
486%
0,033%
1.824
SunPower NASDAQ: SPWR
484%
–
4.160
Ocular Therapeutix Inc NASDAQ: OCUL
458%
–
1.361
Gravity Corporation NASDAQ: GRVY
436%
–
1.149
Daqo New Energy Corp NYSE: DQ
434%
–
3.115
Switchback Energy Acquisition NYSE: SBE
432%
–
2.853
Pacific Biosciences NASDAQ: PACB
427%
–
4.131
Fate Therapeutics Inc NASDAQ: FATE
408%
–
7.104
CloudFlare NYSE: NET
398%
–
21.372
SunRun NASDAQ: RUN
396%
–
11.093
Fubotv Inc NYSE: FUBO
396%
–
2.443
Migliori azioni per performance in America nel 2020
Azioni peggiori in America nel 2020
Ovviamente nemmeno in America è tutto oro, ed ecco la lista delle peggiori azioni americane nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
CVR Energy Inc. NYSE: CVI
-63%
–
1.206
Momo Inc NASDAQ: MOMO
-59%
–
2.246
Carnival Corporation & plc NYSE: CCL
-59%
–
18.037
Norwegian Cruise Line NYSE: NCLH
-57%
–
6.349
Macerich Co NYSE: MAC
-57%
5,50%
1.433
Occidental Petroleum NYSE: OXY
-57%
0,23%
13.466
ChampionX Corp NYSE: CHX
-55%
–
2.440
Phillips 66 NYSE: PSX
-55%
12,82%
5.102
Two Harbors Investment Corp NYSE: TWO
-55%
10,40%
1.465
Murphy Oil NYSE: MUR
-54%
4,11%
1.529
EPR Properties NYSE: EPR
-54%
–
1.968
ViaSat NASDAQ: VSAT
-54%
–
1.864
Plains All American Pipeline NASDAQ: PAA
-51%
–
5.276
Continental Resources NYSE: CLR
-51%
–
4.995
Cinemark Holdings, Inc. NYSE: CNK
-51%
–
1.597
Marathon Oil NYSE: MRO
-51%
1,81%
4.283
United Continental Holdings NASDAQ: UAL
-50%
–
10.361
EchoStar NASDAQ: SATS
-50%
–
1.719
Frontline NYSE: FRO
-50%
32,93%
1.011
Azul SA NYSE: AZUL
-50%
–
1.951
Shell Midstream Partners LP NYSE: SHLX
-50%
18,25%
3.244
HollyFrontier NYSE: HFC
-50%
5,52%
3.361
Energy Transfer LP Unit NYSE: ET
-49%
9,47%
14.218
Sabre Corp NASDAQ: SABR
-49%
–
2.950
ONEOK, Inc. NYSE: OKE
-48%
9,64%
14.111
Diamondback Energy Inc NASDAQ: FANG
-48%
3,15%
6.158
Performance peggiore delle azioni in America nel 2020
Azioni britanniche e svizzere nel 2020
Come avevamo anticipato nel capitolo riguardante l’Europa, per il Regno Unito e per la Svizzera abbiamo fatto due classifiche a parte, poiché, benché a livello geografico le aziende in questione siano europee, a livello monetario e politico si tratta di mondi completamente differenti.
In Inghilterra abbiamo ovviamente cifre in GBP, in Svizzera vige il franco CHF.
Per la Gran Bretagna abbiamo messo un limite sulle aziende con un Market Cap di almeno 400 milioni di GBP; per la Svizzera abbiamo presi in esame solo l’indice principale, cioè lo SMI.
Azioni migliori Gran Bretagna 2020
Eccole le migliori azioni nel Regno Unito nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Greatland Gold plc LON: GGP
1.975%
–
1.600
ITM Power LON: ITM
572%
–
2.908
Ceres Power Holdings plc LON: CWR
385%
–
2.408
AO World PLC LON: AO
349%
–
2.146
AFC Energy plc LON: AFC
304%
–
494
MaxCyte Inc LON: MXCT
302%
–
426
CMC Markets LON: CMCX
185%
5,11%
1.346
Naked Wines PLC LON: WINE
178%
0,32%
508
Premier Foods Plc LON: PFD
169%
–
962
Indivior PLC LON: INDV
163%
–
833
S4 Capital PLC LON: SFOR
163%
–
2.986
BATM Advanced Communications LON: BVC
161%
–
476
Ergomed PLC LON: ERGO
153%
–
537
Frontier Developments LON: FDEV
151%
–
1.332
Petropavlovsk PLC LON: POG
145%
–
1.376
Tremor International Ltd LON: TRMR
141%
–
571
Codemasters LON: CDM
137%
–
1.121
Team17 LON: TM17
117%
–
1.181
Luceco PLC LON: LUCE
105%
0,91%
461
Volex PLC LON: VLX
105%
0,98%
530
Ferrexpo Plc LON: FXPO
103%
3,40%
1.948
Clipper Logistics PLC LON: CLG
100%
1,77%
647
Pan African Resources plc LON: PAF
98%
2,90%
509
Keywords Studios PLC LON: KWS
92%
0,02%
2.372
Impax Asset Management Group Plc LON: IPX
85%
1,19%
1.039
Games Workshop Group PLC LON: GAW
85%
1,64%
4.085
Sumo Group PLC LON: SUMO
82%
–
618
Fresnillo plc LON: FRES
78%
0,99%
9.288
Ocado LON: OCDO
76%
–
18.634
888 Holdings LON: 888
76%
2,40%
1.192
Migliori Azioni nel Regno Unito nel 2020
Peggiori Azioni del Regno Unito nel 2020
Ed ecco le peggiori azioni del Regno Unito nel 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Hammerson LON: HMSO
-81%
0,74%
1.212
Capita LON: CPI
-76%
–
720
SIG plc LON: SHI
-72%
–
427
Cineworld LON: CINE
-70%
13,54%
997
Petrofac LON: PFC
-63%
–
550
The Restaurant Group LON: RTN
-59%
3,12%
439
Micro Focus LON: MCRO
-58%
–
1.652
Greencore Group plc LON: GNC
-56%
–
683
James Fisher & Sons plc LON: FSJ
-55%
0,88%
504
Babcock International LON: BAB
-55%
–
1.599
Go-Ahead Group plc LON: GOG
-54%
–
485
Network International Holdings PLC LON: NETW
-53%
–
1.863
Tullow Oil LON: TLW
-52%
–
478
Stagecoach Group LON: SGC
-52%
–
473
Rolls-Royce Holdings LON: RR
-51%
–
10.713
Centrica LON: CNA
-50%
–
2.888
Rank Group PLC LON: RNK
-49%
1,97%
735
Select Service Partner LON: SSPG
-48%
1,78%
2.005
National Express Group LON: NEX
-48%
–
1.664
C&C Group Plc LON: CCR
-47%
–
750
Mitchells & Butlers LON: MAB
-46%
–
1.177
Senior plc LON: SNR
-45%
–
440
Aston Martin LON: AML
-45%
–
2.330
Equiniti Group PLC LON: EQN
-45%
–
459
BP plc LON: BP
-44%
9,30%
59.498
Investec plc LON: INVP
-43%
2,80%
2.177
Azioni peggiori nel 2020 nel Regno Unito
Migliori azioni in Svizzera nel 2020
Come detto abbiamo analizzato solo le 20 aziende dell’indice SMI, ecco perché la lista è decisamente più corta.
Ecco quindi le migliori azioni svizzere del 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Lonza SWX: LONN
60%
0,48%
38.901
Sika SWX: SIKA
33%
0,95%
31.585
Kuehne Nagel SWX: KNIN
24%
1,97%
22.421
Givaudan SWX: GIVN
22%
1,67%
31.620
Migliori azioni nel 2020 in Svizzera
Peggiori azioni in Svizzera nel 2020
E sempre sullo SMI, ecco le peggiori azioni svizzere del 2020.
Azione
Performance
Dividend Yield
Market Cap
Swiss Re SWX: SREN
-23,39%
7,08%
24.347
Swiss Life Holding AG SWX: SLHN
-13,94%
3,64%
12.161
Credit Suisse Group AG SWX: CSGN
-12,51%
1,21%
25.855
Novartis AG SWX: NOVN
-12,00%
3,65%
183.710
Peggiori azioni nel 2020 in Svizzera
Mercati migliori e peggiori del 2020
Dalle liste appare chiaro come a beneficiare di questo 2020 sono state aziende tecnologiche che adottano soluzioni per il lavoro o la comunicazione a distanza.
Grande ondata di acquisti anche su aziende con un core business legato al green e all’oro.
Tra le peggiori ci sono aziende di trasporti, di turismo e quelle aziende che sono state “congelate” a causa dei vari lockdown.
Quando il mercato si ristabilirà, e in alcuni casi già da ora, le azioni che potranno crescere maggiormente saranno quelle che hanno subito maggiori problemi a causa del virus. Qualche esempio? Carnival, Norwegian Cruise o Cinemark Holdings, ma sono solo degli esempi.
Una società petrolifera è un’entità che svolge almeno una delle seguenti tre attività:
Esplorazione e produzione Upstream (E&P) di petrolio e gas naturale, nonché servizi petroliferi.
Trasporto, lavorazione e stoccaggio Midstream di petrolio e dei relativi liquidi, compresi i prodotti petroliferi raffinati e i liquidi di gas naturale (LGN) come l’etano e il propano.
Raffinazione Downstream e distribuzione di prodotti petroliferi.
Sottosegmento del settore energia, le compagnie petrolifere sono cruciali per l’economia globale perché forniscono il carburante necessario per il trasporto e l’energia elettrica.
Tuttavia, l’industria petrolifera è altamente competitiva e volatile. Volatilità a cui abbiamo ben assistito ad aprile del 2020 quando i prezzi del greggio sono andati sottozero a causa di tecnicismi legati ai future.
A causa di questi e di altri fattori, gli investitori devono muoversi con cautela nella zona petrolifera, soprattutto quando si tratta di aziende che esplorano e producono petrolio e gas. Ecco uno sguardo più attento ai fattori da considerare prima di acquistare le azioni petrolifere, così come alle migliori aziende del settore.
Come analizzare le azioni petrolifere
L’industria petrolifera è intrinsecamente rischiosa per gli investitori. Mentre ogni segmento ha un insieme specifico di fattori di rischio, il business complessivo è sia ciclico che volatile.
La domanda di petrolio cresce insieme all’economia, che quando è robusta può sostenere prezzi del petrolio più alti, con redditività dei produttori. Tuttavia, anche la geopolitica e l’allocazione del capitale giocano un ruolo cruciale nel settore. Diverse grandi nazioni produttrici di petrolio fanno parte dell’OPEC (o dell’OPEC+) un’organizzazione che lavora per coordinare le politiche petrolifere. Le decisioni dell’OPEC possono influenzare significativamente il prezzo del petrolio.
Anche le compagnie petrolifere che operano indipendentemente dall’OPEC possono avere un impatto sul mercato del petrolio se stanziano troppo o non abbastanza capitale per nuovi progetti petroliferi.
Data la volatilità dei prezzi del petrolio, una compagnia petrolifera deve avere tre caratteristiche cruciali per sopravvivere alle inevitabili flessioni del settore.
Un forte profilo finanziario con un rating obbligazionario di tipo investment-grade, notevoli quantità di liquidità a disposizione o un ampio accesso al credito, oltre a scadenze del debito gestibili.
Basso costo delle operazioni o flussi di cassa meno volatili. Le società E&P devono essere in grado di sostenere le operazioni a prezzi del petrolio inferiori ai 40 dollari al barile. Le società midstream dovrebbero ottenere più dell’85% del loro flusso di cassa da fonti stabili come i contratti a pagamento. Le società downstream dovrebbero avere costi operativi inferiori alla media del settore.
Diversificazione: le compagnie petrolifere dovrebbero operare in più di una regione o impegnarsi in diverse attività diverse.
Quali sono le principali compagnie petrolifere?
Tenendo conto di questi fattori, ecco i titoli petroliferi di punta degni di essere presi in considerazione dagli investitori:
Azienda
Ticker
Nazione
Aramco (Saudi)
TADAWUL: 2222
Arabia Saudita
BP
LON:BP
Regno Unito
Chevron
NYSE: CVX
USA
Concho Resources
NYSE: CXO
USA
ConocoPhillips
NYSE: COP
USA
Continental Resources
NYSE: CLR
USA
ENI
BIT: ENI
Italia
EOG Resources
NYSE: EOG
USA
Exxon Mobil
NYSE: XOM
USA
Occidental Petroleum
NYSE: OXY
USA
Pioneer Natural Resources
NYSE: PXD
USA
Repsol
BME: REP
Spagna
Royal Dutch Shell
AMS: RDSA
Olanda
Schlumberger
NYSE: SLB
USA
Suncor Energy
TSE: SU
Canada
Total
EPA: FP
Francia
Il rischio dell’investire nel settore petrolifero
Il mercato del petrolio può essere piuttosto fragile, con un leggero squilibrio tra domanda e offerta che spesso lo fa andare in tilt.
Questo è stato abbondantemente evidente all’inizio del 2020, quando la pandemia COVID-19 ha mandato il settore in tilt.
Di conseguenza, gli investitori devono fare attenzione nella scelta delle azioni petrolifere. Concentrarsi sulle compagnie che possono sopravvivere ai periodi difficili; saranno meglio posizionate per prosperare quando i mercati torneranno ad essere sani.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.
Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.
I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.
A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:
Partito Libertario: Jo Jorgensen
Partito Verde: Howie Hawkins
Partito della Costituzione: Don Blankenship
Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
Partito proibizionista: Phil Collins
Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
Pane e Rose: Jerome Segal
Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)
Come seguire le elezioni americane
Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.
Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.
Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.
Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.
Le idee economiche di Biden e di Trump
Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.
Idee economiche Trump
L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.
Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.
Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.
Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.
Idee economiche Biden
Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.
Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.
Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.
In caso di vittoria di Donald Trump
Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.
Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.
Settore energia con Trump
In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.
In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.
Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.
Settore automobilistico con Trump
Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.
Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.
Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.
Comparto lusso con Trump
Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.
Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.
In caso di vittoria di Joe Biden
Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.
Comparto energetico con Biden
La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.
Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.
A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.
Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.
Comparto auto con Biden
Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.
Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.
Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.
Settore del lusso con Biden
Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.
Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.
Chi non ha influenze dalle elezioni americane?
Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.
Settore edile
Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.
Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.
Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.
Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.
Comparto farmaceutico
L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.
Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.
Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.
Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.
Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.
Settore bancario e finanziario
Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.
C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.
Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.
Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.
Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.
Comparto Tech
Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.
Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.
Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.
Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.
S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.
L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.
L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.
L’indice globale Dow Jones Global Titans 50
S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.
Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.
S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.
La composizione dell’indice
Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.
L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.
Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.
Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.
Questa la lista completa a giugno del 2020
Azienda
Nazione
Capitalizzazione (mlrd $)
Apple
USA
1.578
Microsoft
USA
1.564
Alphabet
USA
1.001
Berkshire Hathaway
USA
434
Johnson & Johnson
USA
372
Samsung
Sud Korea
368
Walmart
USA
338
Nestlé
Svizzera
310
Mastercard
USA
303
Procter & Gamble
USA
299
Roche
Svizzera
296
JPMorgan Chase
USA
282
Intel
USA
250
NVidia
USA
236
Verizon
USA
227
AT&T
USA
214
Toyota
Giappone
206
The Walt Disney Company
USA
205
Bank of America
USA
202
Merck
USA
199
The Coca Cola
USA
193
Cisco Systems
USA
193
Novartis
Svizzera
192
Pfizer
USA
192
Exxon Mobil
USA
186
PepsiCo
USA
184
AbbVie
USA
174
Oracle
USA
172
Chevron
USA
165
Abbott Laboratories
USA
163
Amgen
USA
152
McDonald’s
USA
136
Sanofi
Francia
128
Royal Dutch Shell
Olanda
124
Philip Morris
USA
110
IBM
USA
106
Citigroup
USA
105
Qualcomm
USA
103
The Boeing Company
USA
102
GlaxoSmithKline
Gran Bretagna
101
Total
Francia
101
BHP
Gran Bretagna
100
HSBC
Gran Bretagna
97
Siemens
Germania
95
3M
USA
90
British American Tobacco
Gran Bretagna
87
BP
Gran Bretagna
77
Anheuser-Busch InBev
USA
76
Allianz
Germania
71
Gazprom
Russia
65
General Electric
USA
60
BASF
Germania
52
Conoco Phillips
USA
45
Vodafone
Gran Bretagna
43
Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Non si può considerare il settore dell’energia come un’unica entità, perché il termine “energia” copre molti terreni, dalle trivelle petrolifere alle aziende elettriche. Ma se si scava e si osservano i componenti del settore energetico, si trovano opportunità di investimento per qualsiasi tipo di investitore azionario. Ecco un primo passo per capire meglio il settore dell’energia, compresa una breve lista di alcune azioni del settore energetico che potreste voler guardare oggi.
Il settore dell’energia in dettaglio
L’espressione “energia” è spesso usata per riferirsi al petrolio, che è stato a lungo una delle più importanti risorse energetiche globali. Tuttavia, non è l’unica fonte di energia al mondo e il petrolio non è l’unico investimento energetico che si dovrebbe considerare. Ma iniziamo da lì e poi passiamo ad altri modi per giocare al settore energetico in senso lato.
Trivellazioni di petrolio e gas naturale (upstream)
Per ottenere petrolio e gas naturale in genere è necessario praticare un foro e pompare i combustibili dal terreno. La notevole eccezione è rappresentata dalle sabbie bituminose, come quelle che si trovano in Canada, che vengono estratte e poi lavorate per separare il petrolio dalla terra che è stata scavata. Le sabbie bituminose sono definite upstream nell’industria petrolifera e del gas.
Ci sono molte aziende che si concentrano solo sulla ricerca del petrolio e sull’estrazione. E c’è una grande varietà anche all’interno di questo spazio, in quanto comprende aziende molto piccole disposte ad assumersi rischi materiali (spesso chiamati wildcatters) fino alle grandi multinazionali come la Royal Dutch Shell (piuttosto che la nostra ENI) che sono gestite in modo più conservativo.
La produzione, o la quantità di petrolio e gas che un’azienda sta tirando fuori dal terreno, è uno dei fattori più importanti da esaminare. Una produzione costante o in crescita dovrebbe essere la preferenza nella maggior parte dei casi. La produzione deve essere confrontata con le riserve, o quanto petrolio e gas è ancora nel terreno da estrarre. Una società che non trova nuovo petrolio e gas per sostituire quello che sta producendo, attraverso la spesa per l’esplorazione e lo sviluppo, si preparerà per un futuro buio.
In tutto questo è importante anche il prezzo del petrolio e del gas naturale a cui un perforatore può trarre profitto. Il petrolio e il gas sono materie prime che attraversano alti e bassi spesso volatili (ne abbiamo già parlato a causa del prezzo del petrolio sotto zero), causando picchi e cali nelle linee di punta dei produttori di petrolio e gas. I prezzi delle materie prime sono vitali, anche se c’è poco che una società possa fare per controllarli. È un problema se i costi di produzione di un’azienda sono più alti di quelli che può ottenere per il petrolio che produce.
Per esempio, quando i prezzi del petrolio hanno sfondato quota 50 dollari al barile a metà del 2014, molte trivelle petrolifere stavano iniziando a scrivere i bilanci in rosso e negli anni a venire tante piccole realtà, molto esposte sul fronte debito, hanno chiuso battenti. Le grandi multinazionali stesse hanno dovuto ottimizzare i processi per migliorare il prezzo di produzione.
A volte chiamato prezzo di pareggio, la chiave è che i prezzi delle materie prime del petrolio e del gas sono abbastanza alti da coprire sia i costi di perforazione che quelli di esplorazione. Per le aziende che pagano un dividendo, dovrebbero essere coperte anche le distribuzioni agli azionisti.
Condotte e lavorazione (midstream)
Una volta che il petrolio e il gas naturale vengono estratti dal terreno, devono essere spostati dal pozzo al luogo in cui vengono utilizzati e trasformati dal loro stato grezzo (petrolio greggio, per esempio) in uno utilizzabile (benzina e carburante per jet). È qui che entra in gioco il settore midstream. Questa è la parte iniziale del segmento downstream dell’industria petrolifera e del gas. Le aziende di questo settore sono spesso strutturate come società in accomandita semplice, con contratti a lungo termine a pagamento per l’utilizzo di oleodotti e impianti di lavorazione utilizzati per sostenere le distribuzioni ai detentori di quote. Un esempio di una grande partnership midstream è il gigante dell’industria Enterprise Products Partners LP. Tuttavia, ci sono molte aziende regolari che operano anche nel settore midstream, tra cui anche Kinder Morgan, Inc.
Alcuni fattori chiave da esaminare nel settore midstream sono le dimensioni e la portata di una società (le società più grandi possono avere vantaggi di scala), la percentuale del suo business che è basata su commissioni (in contrapposizione ai ricavi legati alla volatilità dei prezzi delle materie prime) e, per quelle società che pagano dividendi, la copertura della distribuzione. Poiché qui le aziende crescono generalmente espandendo la loro raccolta di beni, che può includere costruzioni e acquisizioni a terra, vorrete anche tenere d’occhio i piani di spesa in conto capitale.
La leva finanziaria e le emissioni di azioni sono ulteriori fattori da tenere d’occhio, dato che molte società midstream trasferiscono una parte significativa del loro flusso di cassa agli azionisti tramite distribuzioni e dividendi. Le vendite di quote possono diluire gli attuali detentori di quote e, se il rendimento è significativo al momento della vendita, aumentare il costo del capitale. Il debito, nel frattempo, può essere uno strumento utile, ma può anche aumentare il rischio se la leva finanziaria diventa eccessiva.
Prodotti chimici e raffinazione (downstream)
C’è un po’ di sovrapposizione a questo punto, mentre ci spostiamo più a valle. Molte aziende midstream possiedono tubi e impianti di lavorazione, guadagnando denaro per spostare petrolio e gas naturale e trasformando questi prodotti in materie prime più utilizzabili. Tuttavia, ci sono alcune aziende, come la nostra Saras, che si concentrano principalmente sul lato della lavorazione nello spazio a valle.
I fattori chiave da tenere d’occhio sono la produzione, o la quantità di petrolio e gas in lavorazione, e i margini.
A differenza delle società midstream che di solito applicano tariffe per l’utilizzo dei loro beni, che spesso includono gli impianti di lavorazione, i raffinatori in genere guadagnano sulla differenza, o sullo spread, tra il costo di acquisto e di lavorazione del petrolio e del gas naturale e i prezzi di mercato dei prodotti creati. I prodotti chimici speciali tendono ad avere margini più ampi rispetto ai materiali di base come la benzina. Anche la scomposizione dei prodotti che vengono realizzati dovrebbe essere un aspetto a cui prestare attenzione, dato che molti raffinatori producono sia prodotti di base che prodotti speciali. Detto questo, i prezzi su entrambi i lati del business possono essere volatili, portando a grandi oscillazioni nella redditività.
Inoltre, i raffinatori hanno spesso rapporti con i luoghi in cui vengono venduti i prodotti, in particolare con le stazioni di servizio. Questi possono consistere in accordi di fornitura silenziosi, nell’uso del nome di un raffinatore sulla stazione di servizio o nella proprietà totale delle stazioni di servizio.
Aziende energetiche integrate
Così abbiamo tolto petrolio e gas naturale dal terreno, lo abbiamo spostato nei siti di lavorazione, lo abbiamo lavorato e lo abbiamo venduto. Ci sono aziende che si concentrano su ogni fase del processo, ma ci sono anche aziende energetiche che fanno tutto sotto lo stesso tetto, come il gigante dell’energia integrata ExxonMobil Corporation. Il vantaggio del modello integrato è la scala e la diversificazione. Ad esempio, quando i prezzi del petrolio sono in calo, il settore della raffinazione beneficerà probabilmente dei bassi costi dei fattori produttivi. Questo aiuta a pareggiare le prestazioni delle aziende del settore dell’energia integrata.
Tutti i fattori che hanno un impatto sulle società di trivellazione, di oleodotti e di lavorazione/raffinazione saranno importanti da tenere d’occhio presso le compagnie petrolifere integrate. Detto questo, in questa sede si vorrà tenere d’occhio i guasti effettivi all’interno di ogni azienda. Alcune hanno più esposizione alle operazioni upstream e altre hanno più esposizione alle operazioni downstream. Ma assicuratevi di monitorare la produzione, le riserve e i piani di spesa in conto capitale. Anche i punti di pareggio sono importanti, anche se spesso queste gigantesche società internazionali hanno abbastanza forza finanziaria da utilizzare il debito per aiutarle a superare i periodi di bassi prezzi del petrolio e del gas naturale.
È interessante notare che sono le aziende energetiche integrate dove stiamo iniziando a vedere una convergenza tra il lato del petrolio e del gas naturale dell’industria energetica e il lato elettrico, un’altra importante componente del quadro generale dell’energia. Ad esempio, la francese Total SA ha recentemente accettato di acquistare un’azienda elettrica e di gas naturale, mentre sta perseguendo l’obiettivo di diversificare il proprio business al di là del petrolio.
Curioso anche il caso di ERG, azienda ligure che ha convertito praticamente tutta la linea da produzione “sporca” (petrolio) a green energy (eolico).
Utility per l’elettricità e il gas naturale
Il petrolio e il gas naturale non coprono l’intero spettro dell’energia che usiamo e consumiamo ogni giorno per un lungo periodo. Sono importanti, ma svegliarsi con l’acqua calda, una casa riscaldata e l’illuminazione (per non parlare di tutti i gadget elettronici completamente alimentati che usiamo) è legato alla vostra azienda elettrica locale.
Di solito queste aziende ricevono un monopolio per la produzione e la fornitura di energia elettrica in una regione specifica in cambio dell’approvazione delle tariffe che i clienti pagano da parte delle autorità di regolamentazione. Detto questo, ci sono anche produttori di energia non regolamentati, a volte chiamati produttori di energia indipendenti, che vendono elettricità alle utility in base alla domanda e all’offerta o con contratti a lungo termine. E ci sono aziende che possiedono solo i beni di trasmissione che vengono utilizzati per spostare l’elettricità in tutto il paese (di solito a un prezzo fisso), senza alcuna esposizione alle centrali elettriche.
Ci sono anche utility che non si concentrano sull’elettricità, ma sulla fornitura di gas naturale. Le utility del gas naturale operano secondo lo stesso modello di base delle utility elettriche, dove viene concesso un monopolio in cambio di una regolamentazione. Come per le società integrate di petrolio e gas naturale, tuttavia, ci sono grandi e diversificate utility che fanno tutto questo, come l’americana Duke Energy, che possiede utility elettriche, utility a gas naturale e asset energetici indipendenti (in gran parte rinnovabili).
Un fattore chiave da considerare per i produttori di energia elettrica è la loro fonte di combustibile. L’elettricità è stata storicamente generata dalla combustione di carbone, gas naturale e persino petrolio. Questi sono combustibili a base di carbonio che tendono ad essere relativamente sporchi (il gas è il più pulito del gruppo). Tuttavia, l’elettricità viene generata anche attraverso le centrali nucleari (solo all’estero), sfruttando i raggi del sole (solare), utilizzando il vento (turbine eoliche) e l’acqua che scorre attraverso i fiumi (idroelettrica). Questi ultimi tre sono una componente sempre più importante della rete elettrica, poiché il mondo cerca di concentrarsi su opzioni energetiche più pulite. In questo caso si vorrà prestare attenzione al mix, dato che la produzione si sposta sempre più verso opzioni più pulite. Le aziende con un’esposizione significativa ai combustibili tradizionali potrebbero trovarsi in una posizione di svantaggio sul mercato azionario e, forse, con i loro regolatori.
I servizi pubblici regolamentati stanno passando a opzioni energetiche più pulite da molti anni. Il più grande cambiamento degli ultimi tempi è stato il passaggio dal carbone al gas naturale, che molti considerano un combustibile di transizione tra oggi e un momento in cui l’energia rinnovabile contribuisce maggiormente alla rete elettrica. Questo cambiamento incide su un aspetto importante dello spazio di utilità regolato: Le tariffe vengono generalmente approvate in base alla spesa di una utility. Quindi la costruzione di nuovi impianti di generazione e di linee elettriche e l’aggiornamento di quelli esistenti aumentano le probabilità che un’azienda di servizi pubblici ottenga l’approvazione delle tariffe. In altre parole, in questo caso è necessario prestare attenzione ai piani di spesa in conto capitale. Anche i rapporti con le autorità di regolamentazione sono importanti, con rapporti di regolamentazione in alcune regioni più costruttivi che in altre.
L’esecuzione di grandi progetti è un’altra area su cui concentrarsi, poiché la costruzione di centrali elettriche può costare somme enormi e richiedere molti anni. I problemi possono essere materiali. Ad esempio, SCANA Corporation è stata in passato costretta a interrompere la costruzione di una centrale nucleare nel bel mezzo del progetto quando il suo appaltatore è fallito. L’azienda si trova ad affrontare un notevole contraccolpo normativo e di clienti, oltre a un notevole impatto finanziario materiale derivante da questa decisione, fino alla cessione dell’azienda a Dominion Energy nel 2019, perché gravata dai debiti.
Con i generatori di energia elettrica non regolamentati, nel frattempo, si vorrà prestare attenzione al modo in cui vendono l’energia. I contratti a lungo termine garantiranno la massima stabilità, ma operare sul mercato dell’energia elettrica in loco può portare a profitti sovradimensionati nei periodi di picco della domanda. Purtroppo, i prezzi dell’elettricità sul mercato spot sono stati relativamente bassi per molti anni, al di fuori di brevi picchi, rendendo più difficile per queste aziende ottenere profitti. Detto questo, c’è un cambiamento in atto anche qui, con la generazione di energia rinnovabile che sposta le opzioni del carbonio. I generatori di energia elettrica non regolamentati con una produzione di materiali a base di carbonio potrebbero finire con beni che hanno poco valore, dato che i clienti richiedono opzioni di energia più pulite.
Scorte minerarie
Il carbone e l’uranio utilizzato nelle centrali nucleari vengono estratti dal terreno. E alcune delle società che estraggono questi materiali hanno sempre più spostato i loro modelli di business insieme ai loro clienti delle utilities. Per esempio, la “vecchia” CONSOL Energy ha iniziato a dismettere i propri asset di carbone (che è stato il cuore del business per oltre 100 anni), mentre iniziava a trivellare per il gas naturale. Alla fine si è divisa, con il business del carbone che ha preso il nome di CONSOL e il business del gas che si è rinominato CNX Resources Corporation (NYSE:CNX).
Il punto qui è che solo perché una società non è tecnicamente nel settore energetico non significa che il settore energetico non sia un’area importante da monitorare. Come altro esempio, uno squilibrio della domanda di offerta nel mercato dell’uranio sta portando il caos alla Cameco Corp (NYSE:CCJ), la maggior produttrice al mondo di questo materiale, poiché i bassi prezzi delle materie prime rendono sempre più difficile trasformare un profitto. Ciò è in parte dovuto alla sovrapproduzione del settore minerario, ma anche alla domanda da parte dei clienti dei servizi pubblici. La domanda di energia nucleare è diminuita dopo il disastro della centrale nucleare di Fukushima in Giappone, anche se le tendenze a lungo termine delle costruzioni in luoghi come la Cina e l’India suggeriscono che si riprenderà in futuro.
Se torniamo al petrolio e al gas naturale per un secondo, si vorrà anche monitorare l’impatto che i prezzi dell’energia hanno nello spazio dei servizi di perforazione. Aziende come Helmerich & Payne (NYSE:HP) costruiscono, affittano e gestiscono impianti di trivellazione. Quando i prezzi del petrolio diminuiscono, anche la domanda di prodotti e servizi di questa società tende a diminuire.
Alla fine, l’energia è un termine incredibilmente ampio per un settore che tocca un’enorme porzione della nostra vita quotidiana e ampie fasce del mondo degli affari.
Le grandi tendenze energetiche oggi
Detto questo, è necessario tenersi al passo con l’industria dell’energia che cambia nel tempo. Anche se ogni industria cambia con il passare del tempo, c’è un grande cambiamento in corso in questo momento nello spazio energetico. Ecco alcune delle questioni chiave da monitorare.
Muoversi verso l’energia pulita
A questo punto, non dovreste più avere dubbi sulla più grande tendenza dell’industria energetica: uno spostamento verso carburanti più puliti. Per le aziende impegnate nel settore del petrolio e del gas naturale, questo è potenzialmente un problema molto grande. Ciò che vendono è, di fatto, reso obsoleto. È un po’ un’iperbole, però, perché il mondo è lontano decenni dal giorno in cui non ha più bisogno di petrolio e gas naturale.
Dove l’impatto è stato più significativo è stato nell’industria mineraria del carbone, poiché le centrali a carbone hanno perso quote materiali della rete elettrica statunitense. È probabile che l’energia a carbone sarà relativamente debole anche a livello globale, dato che i paesi di tutto il mondo si orientano sempre più verso fonti di combustibile più pulite.
Detto questo, il gas naturale ha in realtà visto un netto beneficio dall’allontanamento dal carbone, anche se è un combustibile a base di carbonio. Questo perché il gas naturale brucia in modo più pulito rispetto al carbone e le opzioni di energia rinnovabile non sono ancora abbastanza consistenti da compensare il declino del carbone. Questo ha lasciato che il gas naturale raccogliesse gran parte della quota di carbone nella rete elettrica durante la transizione verso le fonti di energia rinnovabile. Questo aiuta a spiegare perché alcune delle più grandi aziende energetiche integrate si concentrano sempre più sul gas naturale e, nello specifico, sul gas naturale liquefatto (GNL) (l’unico modo per trasportare il combustibile attraverso gli oceani o verso luoghi che i gasdotti non raggiungono).
Produzione di energia elettrica
La questione a più lungo termine in tutto questo è la rapida crescita dell’energia rinnovabile. Si parte da una base incredibilmente piccola, quindi la crescita non sarà sempre così robusta come lo è oggi. Ma questi sono ancora i primi giorni della transizione, permettendo alle aziende che arrivano in anticipo un’enorme pista libera per crescere. Si può investire in questo spazio in diversi modi, dalle utility diversificate come NextEra Energy, che ottiene quasi la metà dei suoi ricavi da energia rinnovabile, o con aziende come Brookfield Renewable Partners LP (NYSE:BEP) , che è strettamente focalizzata sull’energia rinnovabile. Si noti che il core business di Brookfield è costituito da centrali idroelettriche ben consolidate, ma è probabile che l’espansione della partnership si estenda sempre più nello spazio solare ed eolico.
Inoltre c’è anche la già citata ERG, azienda tutta italiana, con una relativa piccola capitalizzazione e che ha tanto da correre.
Conservazione e stoccaggio
Lo spostamento verso le energie rinnovabili è più profondo di un semplice spostamento dai combustibili al carbonio (tocca anche il lato del consumo dell’equazione). Per esempio, lo spostamento verso le automobili elettriche e i camion spinti da aziende come Tesla (NASDAQ:TSLA). Anche i miglioramenti dell’efficienza sono un aspetto notevole del cambiamento, come dimostrano le lampadine a incandescenza che lasciano il posto a lampadine fluorescenti più efficienti, che lasciano il posto a lampadine a LED ancora più efficienti. Infatti, uno degli obiettivi primari del gigante industriale Eaton Corp. (NYSE:ETN) è quello di aiutare i clienti a fare un uso migliore dell’energia. E anche se non produce lampadine, ora fa un uso pesante di lampadine a LED nei suoi progetti di illuminazione su larga scala (pensiamo all’illuminazione degli stadi sportivi), e recentemente ha creato una divisione per servire i produttori di auto elettriche.
Quindi, mentre si pensa all’industria dell’energia, si dovrebbe pensare a cosa succede dopo che l’energia viene generata. Ciò significa consumo, come già detto, ma anche il fatto che il petrolio, il gas naturale e la benzina sono facili da immagazzinare. È molto più difficile immagazzinare l’elettricità. Ma oggi aziende come Tesla o la global utility AES Corporation (NYSE:AES) stanno cercando di creare batterie in grado di immagazzinare energia rispettivamente a livello domestico e di utility.
Energia solare sul tetto
Un’altra questione chiave da monitorare è la tendenza sempre più evidente di chi produce il proprio potere energetico. Ciò significa in gran parte mettere pannelli solari sopra le case. Il costo dei pannelli solari è diminuito, mentre la loro efficienza è aumentata a causa dell’intensa concorrenza e dei rapidi progressi tecnologici. Questo ha reso difficile per i produttori di pannelli ottenere una redditività duratura.
Gli installatori di pannelli solari sono stati in grado di capitalizzare su queste tendenze, tuttavia, poiché il costo per mettere i pannelli solari su un tetto sta diminuendo insieme ai prezzi dei pannelli solari. Ogni nuova installazione di pannelli solari, nel frattempo, significa potenzialmente una minore domanda per l’utenza locale. A peggiorare le cose, in alcuni casi, le utility sono costrette ad acquistare energia extra dai clienti a tassi più alti del costo di generazione dell’utility. Questo è noto come generazione distribuita. Anche se oggi è un problema relativamente piccolo su scala globale, è qualcosa che gli investitori vorranno tenere d’occhio a lungo termine.
I migliori titoli energetici da considerare
Vale la pena di investire nello spazio dell’energia? La risposta è sì, ma è necessario considerare attentamente quali sono i titoli più adatti al proprio portafoglio. L’industria dell’energia comprende un’enorme collezione di aziende e quasi ogni investitore dovrebbe essere in grado di trovare qualcosa di proprio gradimento nello spazio.
Nome
Capitalizzazione
Sotto insieme di energia
ENI
29,25 mlrd
Energia integrata
Total
85,26 mlrd
Energia intregrata
ExxonMobil
188 mlrd
Energia integrata
Royal Dutch Shell
112 mlrd
Energia integrata
BP
62 mlrd
Petrolio
ERG
2,5 mlrd
Eolico ed energia green
Snam
13,25 mlrd
Gas Naturale
ItalGas
3,85 mlrd
Gas Naturale
Saipem
2,14 mlrd
Utility
Terna
11,15 mlrd
Energia Elettrica
Enel
61,5 mlrd
Energia Elettrica
Saras
655 milioni
Raffinazione
Cameco Corp.
4 mlrd
Uranio
Helmerich & Payne, Inc
2 mlrd
Upstream
Brookfield Renewable
12 mlrd
Energia green
Eaton Corp.
32 mlrd
Energia Elettrica
AES Corp.
8,20 mlrd
Energia Elettrica
Tesla
151 mlrd
Produttore di batterie e di auto
ConocoPhillips
46 mlrd
Upstream
Una lista di aziende europee e americane impegnate nel mondo dell’energia
La stessa diversità di opzioni di investimento vive nello spazio di trivellazione del petrolio e del gas naturale upstream. Ad esempio, la ConocoPhillips ha un’ampia portata, con operazioni in 17 paesi in tutto il mondo. Dopo aver scisso i suoi asset di raffinazione (le sue operazioni downstream), è una perforatrice pura. Inoltre, ha un costo medio di fornitura inferiore ai 35 dollari al barile. Anche se al momento il piano è per una spesa disciplinata e una riduzione del debito, l’aumento del prezzo del petrolio porterà probabilmente ad un aumento del prezzo delle azioni di questo perforatore. Gli investitori beneficeranno anche dell’obiettivo della società di restituire il 30% al 40% del flusso di cassa delle operazioni agli azionisti tramite dividendi (il rendimento è un modesto 1,6%) e riacquisti di azioni. Se si pensa che il petrolio e il gas naturale si stiano dirigendo verso l’alto, questa è una buona opzione da prendere in considerazione.
All’altra estremità dello spettro sarebbe una società come la ExxonMobil. Il rendimento si aggira attualmente intorno al 4%, con una storia di oltre 30 anni di aumento dei dividendi annuali alle spalle. Il gigante petrolifero integrato ha tra i bilanci meno sfruttati dei suoi pari e una lunga storia di gestione prudente. L’aumento dei prezzi del petrolio non ha aiutato l’azienda tanto quanto i suoi pari, tuttavia, in quanto è rimasta indietro nella crescita della produzione e i suoi rendimenti sul capitale impiegato sono scesi dai livelli leader del settore alla semplice metà del pacchetto. Sta lavorando per affrontare questi problemi, ma nel suo modo tipicamente lento e deliberato. Mentre il management lavora per trasformare la nave, gli investitori conservatori possono ottenere un rendimento decente da un’azienda che sbaglia dalla parte della sicurezza ogni volta che ne ha l’occasione.
Total, nel frattempo, sta cominciando a spingere in nuovi spazi mentre cerca di allontanarsi dalla sua storia di petrolio e gas. Anche se Total è un’azienda grande e diversificata che adotta un approccio ampiamente misurato nel settore delle utility, ciò non significa che la sua spesa sarà pari al previsto.
ETF negoziati in borsa
Non tutti, però, vogliono fare il raccoglitore di azioni. È comprensibile, e ci sono anche opzioni per gli investitori orientati all’indice. Ad esempio, se siete appassionati di azioni midstream (forse per i loro rendimenti relativamente alti), dovreste guardare l’Alerian MLP ETF (NYSEMKT:AMLP). Questo fondo quotato in borsa (ETF) segue un ampio paniere di partnership midstream e offre un rendimento impressionante dell’8%. Se siete alla ricerca di investimenti midstream sicuri, vi trovereste meglio con Enterprise Products Partners. Ma se volete possedere una collezione di azioni midstream senza dover fare molto lavoro, l’ETF MLP Alerian è un’opzione solida.
Sul lato upstream, si potrebbe acquistare l’ETF SPDR Oil & Gas Exploration & Production ETF (NYSEMKT:XOP). Questo fondo quotato in borsa è fortemente focalizzato su società di esplorazione e produzione più piccole, ma comprende anche alcuni giganti integrati e alcuni raffinatori. Se i prezzi del petrolio sono in aumento, ne dovrebbe trarre vantaggio. Ma per i tipi più conservatori che cercano di concentrarsi su società energetiche integrate come Exxon ed ENI, iShares Global Energy ETF (NYSEMKT:IXC) sarebbe più adatto. Circa il 50% delle sue attività si trova in stock globali più grandi di petrolio e gas naturale.
Sul lato delle utility, Vanguard Utilities ETF (NYSEMKT:VPU) fornisce un’ampia esposizione a questo pezzo del settore energetico. Con 74 partecipazioni, si otterrà sicuramente una diversificazione, ma non aspettatevi grandi emozioni. Detto questo, il rendimento attuale si aggira intorno al 2%, il che è modestamente allettante se si è un investitore di reddito. Anche nello spazio dei fondi negoziati in borsa ci sono molte opzioni del settore energetico da prendere in considerazione.
È tempo di tuffarsi con energia
L’energia è un’industria diversificata e in continua evoluzione. C’è qualcosa per ogni tipo di investitore se ci si prende il tempo di scavare un po’ più a fondo. Detto questo, tenete a mente le dinamiche di cambiamento dell’industria energetica mentre fate le vostre ricerche. Alcune aziende saranno meglio posizionate a lungo termine rispetto ad altre; altre stanno attuando il cambiamento; altre ancora saranno cambiate o affossate dall’innovazione.
L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).
Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.
L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.
La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.
Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share
Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.
Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.
Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:
BP
Royal Dutch Shell
Unilever
AstraZeneca
HSBC Hldgs
Barclays
EasyJet
Vodafone
Admiral
Aviva
Rolls-Royce Holdings
FTSE All-Share italiano
Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.
La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.
L’indice Fortune Global 500, noto anche come Global 500, è una classifica annuale delle prime 500 aziende del mondo, misurata in base ai ricavi. La lista viene compilata e pubblicata annualmente dalla rivista Fortune.
Metodologia
Fino al 1989, elencava solo le società industriali non statunitensi sotto il titolo “International 500”, mentre la Fortune 500 conteneva e contiene ancora esclusivamente società statunitensi. Nel 1990, le società statunitensi sono state aggiunte per compilare una lista veramente globale di società industriali di primo piano in base alle vendite. Dal 1995, l’elenco ha avuto la sua forma attuale, elencando anche le principali società finanziarie e fornitori di servizi in base alle entrate.
Distribuzione geografica
Dal 2001 si è verificato un significativo cambiamento nella distribuzione geografica delle aziende nella classifica Global 500. Il numero di società con sede nel Nord America è diminuito da 215 nel 2001 a 143 nel 2017 e il contributo delle società con sede in Asia è aumentato rapidamente da 116 nel 2001 a 197 nel 2017. La maggior parte di questa crescita è dovuta al rapido aumento del numero di società cinesi Global 500, di cui 109 nel 2017, in aumento rispetto alle sole 10 del 2001. Nello stesso periodo è diminuita anche la quota delle società con sede in Europa, passata da 158 a 143.
Top 10 aziende Fortune Global 500
Di seguito è riportato l’elenco delle prime 10 aziende
Pos.
2019
2018
2017
2016
1
WalMart
WalMart
WalMart
WalMart
2
Sinopec Group
State Grid
State Grid
State Grid
3
Royal Dutch Shell
Sinopec Group
Sinopec Group
China National Petroleum
4
China National Petroleum
China National Petroleum
China National Petroleum
Sinopec Group
5
State Grid
Royal Dutch Shell
Toyota Motor
Royal Dutch Shell
6
Saudi Aramco
Toyota Motor
Volskwagen
Exxon Mobil
7
BP
Volkswagen
Royal Dutch Shell
Volskwagen
8
Exxon Mobil
BP
Berkshire Hathaway
Toyota Motor
9
Volkswagen
Exxon Mobil
Apple
Apple
10
Toyota Motor
Berkshire Hathaway
Exxon Mobil
BP
Top ten delle aziende secondo la classifica Fortune Global 500
Aziende italiane presenti nel Global 500
Se alle europee toccano appena 143 posti le aziende italiane certo non brillano.
Nel 2019 le aziende italiane erano solo 6, in netto calo rispetto al 1999 quando erano ben 11.
Pos.
2019
2018
2017
2016
1
ENI (83)
Assicurazioni Generali (59)
Assicurazioni Generali (57)
Exor Group (19)
2
Enel (89)
Enel (83)
Enel (84)
Assicurazioni Generali (49)
3
Assicurazioni Generali (92)
ENI (89)
ENI (132)
ENI (65)
4
Intesa San Paolo (315)
Poste Italiane (304)
Poste Italiane (285)
Enel (78)
5
Poste Italiane (355)
Intesa San Paolo (324)
Intesa San Paolo (292)
Intesa San Paolo (224)
6
Unicredit Group (435)
Unicredit Group (402)
Unicredit Group (328)
Unicredit Group (300)
7
Telecom Italia (493)
Poste Italiane (305)
8
Telecom Italia (404)
9
Unipol Group (491)
La classifica delle aziende italiane presenti sulla lista Fortune Global 500
Il Financial Times Stock Exchange 100 Index, altrimenti noto come FTSE 100 Index, è un indice azionario delle 100 società quotate alla Borsa di Londra che hanno la più alta capitalizzazione di mercato.
L’FTSE 100 è spesso visto come un indicatore dello stato di salute dell’economia britannica L’FTSE 100 rappresenta circa l’81% del valore del mercato britannico alla Borsa di Londra.
Come viene calcolato il FTSE 100?
Il FTSE 100 è composto da 100 delle migliori aziende del Regno Unito per capitalizzazione di mercato. L’indice è analizzato e composto da FTSE Group, una filiale del London Stock Exchange.
I componenti del FTSE 100 vengono decisi su base trimestrale (di solito marzo, giugno, settembre e dicembre). Durante questo processo viene determinata la capitalizzazione di mercato delle società e si decide se le società saranno incluse o meno nell’indice. Man mano che le fortune delle aziende salgono e scendono all’interno del FTSE 100, alcune aziende lasceranno l’indice permettendo ad altre di entrare.
Ci sono alcuni requisiti, oltre alla grande capitalizzazione di mercato da prendere in considerazione. Questi includono:
Avere una quotazione completa sulla LSE
Soddisfare gli standard di nazionalità e di liquidità dell’azienda
Garantire un livello di “quota sul mercato” del 20% (azioni detenute dal pubblico in generale)
Una volta impostato l’elenco delle società FTSE per il trimestre successivo, i valori di ciascuna società vengono aggiornati sull’indice ogni 15 secondi durante le ore di trading.
Aziende sul FTSE 100 Un elenco esemplificativo delle attuali società incluse oggi nell’indice FTSE 100:
EasyJet
Rolls-Royce Holdings
BP
Barclays
Vodafone
Admiral Group
Aviva
Storia del FTSE 100
Lanciato nel 1984 come joint venture tra la London Stock Exchange (LSE) e il Financial Times, il FTSE 100 è uno dei più antichi indici del Regno Unito.
Nell’agosto 1997, il FTSE ha superato la barriera dei 5.000 punti, per poi raggiungere il suo picco il 20 dicembre 1999, durante la bolla delle dotcom, a 6930,2; un record che ha mantenuto il suo posto per i successivi 15 anni.
Ciò è stato sostanzialmente trainato da massicci guadagni nelle telecomunicazioni, nei media e nelle aziende tecnologiche. Ma la bolla delle dotcom ha cominciato a disfarsi all’inizio degli anni 2000, e nella primavera del 2003, il FTSE 100 era tornato sotto i 4000 punti. Il 22 maggio 2018, l’FTSE 100 ha raggiunto il massimo storico di 7903,5 punti e ha chiuso quel giorno a 7877,45.
Durante la crisi dovuta al Covid-19, nel marzo del 2020 ha toccato un punto molto basso: 4.785, per poi riprendere il trend di risalita.
Un crollo senza precedenti del prezzo del petrolio: un importante punto di riferimento internazionale del petrolio – West Texas Intermediate (WTI) – è precipitato a sotto zero il 20 aprile 2020, nel mezzo del più profondo calo della domanda degli ultimi 25 anni. La domanda è: come è potuto accadere e perché?
Analisi del prezzo del petrolio: cosa sta succedendo?
Il prezzo del WTI ha fatto notizia negli ultimi due giorni, essendo sceso a -40 dollari al barile a causa del forte calo della domanda dovuto alla pandemia di coronavirus. Il tracollo dei mercati petroliferi sta crescendo, poiché i produttori non hanno più posti dove immagazzinare le riserve di greggio indesiderate.
Il calo della domanda, l’eccesso di offerta e la mancanza di stoccaggio spingono il prezzo del petrolio in territorio negativo.
Per la prima volta nella storia, il West Texas Intermediate per la consegna di maggio, è sceso sotto lo zero lunedì. Martedì 21 aprile 2020, la vendita massiccia si è estesa al contratto WTI di giugno, che è sceso anche del 42% arrivando a sfiorare 10 dollari al barile.
Secondo le ultime notizie sul prezzo del petrolio, la volatilità continua. La diffusione di questo crollo ai futures che sono ancora lontani dalla loro data di scadenza, ha rivelato la gravità della crisi del mercato petrolifero. Gli impianti di stoccaggio, compresi gli oleodotti, i serbatoi e le superpetroliere, sono sopraffatti da un’enorme eccedenza di offerta, causata da una drastica carenza di domanda.
Mentre il mondo è bloccato per rallentare la diffusione del coronavirus, i voli rimangono cancellati, la gente resta a casa e parti dell’economia, che consumano molta energia, sono state chiuse. Tutto questo ha spazzato via la domanda mondiale di petrolio.
Ora stiamo assistendo a un grave squilibrio tra il petrolio in eccesso, mentre i produttori di petrolio continuano a pompare greggio dai loro pozzi, e il più grande crollo della domanda della storia.
Come guadagnare dal crollo del petrolio?
Cosa significano in realtà i prezzi negativi sul petrolio? Dato che gli impianti di stoccaggio del petrolio sono limitati e già pieni, i produttori di petrolio sono costretti a pagare i compratori per togliersi i barili indesiderati dalle mani. Anche se questo non è mai successo prima, non significa che non possa accadere di nuovo, dato lo stato del mercato.
Lo stoccaggio del petrolio di oggi dovrebbe produrre un profitto; questo è verso se si potesse immagazzinare il petrolio di oggi a questi prezzi, rivendendolo in futuro, magari a fine anno, quando il prezzo del greggio certamente salirà.
Il problema è che gli acquirenti devono considerare che i costi di stoccaggio stanno superando i livelli della crisi finanziaria. Bisogna tenere conto del costo del trasporto e di un impianto di stoccaggio dove tenerlo. Quindi, se stavate pensando di noleggiare una superpetroliera per tenere il vostro petrolio, le tariffe sono più che raddoppiate rispetto a un mese fa, il che rappresenta un costo enorme. 🙂
Scherzi a parte, certamente noleggiare una superpetroliera è impensabile, ma chi lo fa per mestiere sta incontrando problemi enormi. Il prezzo del petrolio è basso, la domanda quasi a zero e questo spinge il prezzo ancora più in basso; stoccarlo costa tanto, più del solito perché ovviamente c’è domanda per posti di stoccaggio, quindi quello che non si spende per acquistarlo si spende per stoccarlo, senza avere idea di quando questo petrolio verrà venduto.
Dopo il crollo dei futures WTI americani di lunedì, lo spread tra il contratto in corso e i contratti che scadono più tardi è molto più ampio del solito. Questo può spesso segnalare (come nel caso del petrolio) una mancanza di domanda a breve termine e un eccesso di offerta.
Il contratto future WTI di giugno, in scadenza il 19 maggio, è sceso del 42 per cento a quasi 10 dollari al barile. Finora, lo spread risultante è il più grande della storia.
Secondo Michael Lynch, presidente di Strategic Energy & Economic Research, “è il riflesso di barili fisici che non riescono a trovare facilmente acquirenti e che vengono venduti a prezzi in sofferenza. L’implicazione è che lo stoccaggio potrebbe essere più pieno del previsto, o che i compratori si aspettano che lo sia molto presto”.
L’OPEC ha tagliato abbastanza?
La prima caduta del prezzo del greggio è stata innestata, prima ancora della mancanza di domanda, proprio da Arabia Saudita e Russia che sono arrivati allo scontro senza trovare un accordo per il taglio della produzione tra fine febbraio e inizio marzo.
Tornando alle ultime notizie sui prezzi del petrolio, l’OPEC e l’organizzazione OPEC+ di vari paesi produttori di petrolio hanno concordato di tagliare quasi 10 milioni di barili di petrolio al giorno in produzione entro metà maggio, ma alcuni commentatori sostengono che entro metà maggio gli impianti di stoccaggio statunitensi saranno comunque pieni.
Per questo, quando il prossimo set di contratti a termine scadrà a maggio, potremmo vedere di nuovo dei movimenti molto strani nel prezzo a seconda del sistema di stoccaggio e della domanda, supponendo che gran parte del mondo potrebbe ancora essere bloccato o iniziare a uscire da un blocco del coronavirus.
Pertanto, analizzando l’attuale andamento del prezzo del petrolio, gli analisti prevedono una volatilità pazzesca per alcune settimane a venire.
Le azioni petrolifere sono sotto pressione
La volatilità del mercato e il calo senza precedenti del prezzo del petrolio influenzano in modo significativo le scorte petrolifere, mettendole sotto pressione. Ad esempio, le azioni di BP sono state duramente colpite negli ultimi mesi a causa della “guerra dei prezzi” del petrolio. Tuttavia, è interessante il fatto che nelle ultime due settimane si siano riprese.
La stessa cosa sta accadendo con la Exxon Mobil negli Stati Uniti. Sebbene il gigante del petrolio sia stato uno dei titoli di grandi dimensioni con le peggiori performance nell’indice S&P 500 dell’ultimo decennio, recentemente abbiamo visto un rimbalzo dei prezzi di circa il 30%. Ciò significa che i trader particolarmente interessati alle azioni potrebbero dare un’occhiata più da vicino alle singole compagnie petrolifere per individuare alcune interessanti opportunità di trading.
Senza andare tanto lontani, lo stesso andamento lo abbiamo visto per ENI in Italia che ha visto un deprezzamento mostruoso del prezzo, nonostante nelle ultime sedute stia tenendo molto bene.
Chi ne potrebbe giovare sono le società che lavorano il petrolio, poiché un minor prezzo di acquisto significa un margine di raffinazione più alto; posto ovviamente che i costi di stoccaggio non si mangino completamente questo guadagno. In Italia per esempio abbiamo Saras che è stata un po’ sull’altalena negli ultimi periodi, con i trader che non riescono a capire se valga o meno la pena di investirci.
Continua la massiccia volatilità
La volatilità del mercato petrolifero è in pieno svolgimento, il che è piuttosto intimidatorio. A meno che non si stia lì seduti a guardarlo secondo per secondo, può essere molto rischioso. Il prezzo del petrolio cambia così rapidamente che nessuno vuole essere dalla parte sbagliata del mercato. Tuttavia, c’è sempre la possibilità di sedersi sulla riva del fiume e aspettare che le cose si calmino.
È probabile che i prezzi si riprendano presto? Presumibilmente sì. Il calo negativo del petrolio si riferisce solo al prezzo per la consegna di maggio, che avviene tra la domanda più bassa e l’offerta più alta. Giugno è stato toccato, ma al momento il prezzo di 10 euro sembra aver tenuto. Ci si potrebbe aspettare una significativa ripresa del prezzo del petrolio una volta che la domanda di carburante per il trasporto aumenterà. Questo potrebbe accadere dopo la fine del blocco, ma la lenta ripresa dalla pandemia di Covid-19 potrebbe portare notevoli problemi ai produttori di petrolio.
Dato che il prezzo del petrolio è già sceso sotto lo zero, ci dovrebbe essere un punto in cui si prevede una ripresa e il prezzo finirà per rimbalzare. Prendetevi il vostro tempo e aspettate che la tendenza si inverta per vedere se c’è una certa forza nel petrolio greggio nel 2020.