Fondi Comuni di Investimento, convengono davvero?
Fondi comuni di investimento
Fondi Comuni di Investimento, convengono davvero?
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In questo breve articolo proviamo a spiegare cosa sono i fondi comuni di investimento, quali tipologie esistono e cercheremo di capire se valgono veramente la pena dell’investimento oppure se è meglio stare alla larga.

Cosa sono i fondi comuni di investimento

Se sei arrivato su questo articolo potrebbe essere che già conosci questa risposta (eventualmente salta al prossimo capitolo) oppure ne hai sentito parlare e non conosci questo strumento.

Per chi è un po’ più a digiuno, è bene sapere che i fondi comuni di investimento sono dei fondi che vengono gestite da società di risparmio gestito. In pratica, queste aziende, mettono a fattor comune dei capitali che gli vengono affidati da tante persone e gestiscono questo patrimonio per poter avere il maggior ritorno possibile. Gli investimenti vengono effettuati su vari strumenti: obbligazioni, azioni, ecc, con l’unico obiettivo di avere un ritorno e ridurre i rischi di investimento.

I vantaggi dei fondi comuni di investimento

Il primo vantaggio è quello della diversificazione, nel senso che, investendo in vari strumenti, un fondo in modo naturale diversifica il capitale a disposizione.

Un fondo comune di investimento azionario non farà altro che acquistare azioni di una specifica area o di un determinato settore.

Per esempio, un fondo comune di investimento azionario sul mercato italiano replicherà al suo interno gran parte del peso del FTSE MIB 40, quindi investendo nella maggior parte delle azioni del paniere principale italiano.

Noi, con un solo strumento, andiamo a investire quindi su un paniere ampio di azioni, senza l’incombenza di dover selezionare e acquistare singolarmente i titoli.

Un secondo vantaggio consiste nella separazione del patrimonio del fondo rispetto al patrimonio della SGR che lo gestisce. In pratica i capitali per il fondo e i capitali della SGR sono in conti separati, quindi le vicende della SGR stessa ci interessano poco perché il nostro capitale è nel conto del fondo.

Prendendo la casistica “peggiore” cioè il fallimento della società SGR che gestisce il fondo, a noi tange relativamente poiché i capitali del fondo si trovano in un altro posto e il fondo stesso non fallisce.

Infine, ultimo vantaggio, è la presenza e il continuo controllo delle agenzie di vigilanza. Ciò fa sì che la separazione dal fondo e in generale gli investimenti siano sotto costante controllo, quindi, ancora una volta, il nostro capitale è tutelato.

Ogni fondo ha un obiettivo da raggiungere fin dalla nascita, che può essere molto stretto nei parametri o molto lasco. Per esempio, se volessimo investire nel mercato giapponese esistono dei fondi che fanno proprio questo ed è complesso, per un singolo investitore, riuscire ad acquistare e seguire titoli del mercato nipponico.

Questo è un bel vantaggio e certamente c’è una chiarezza di fondo in ciò che la SGR farà con i nostri soldi.

Quasi tutti i fondi sono quotati, quindi sono molto liquidi, in qualsiasi momento possiamo entrare e uscire.

Differenza tra gestione attiva e gestione passiva

Esistono due tipologie principali di fondi, quelli a:

  • gestione attiva
  • gestione passiva

Nel primo caso il gestore del fondo è un po’ più libero di acquistare e vendere secondo il proprio obiettivo e con le proprie idee.

Nel secondo caso, invece, il fondo semplicemente replica un sottostante, cercando di fare lo stesso risultato del sottostante stesso.

Fondo comuni di investimento a gestione attiva

Per vedere queste due particolari tipologie di fondo partiamo da quella un po’ più complessa, cioè dalla gestione attiva.

Come la parola stessa lascia intuire, la gestione attiva permette alla società che gestisce il fondo di uscire ed entrare negli strumenti sottostanti a proprio piacimento.

Lo scopo del fondo a gestione attiva è quello di battere il benchmark, che altro non è che un indice sottostante che opera sullo stesso obiettivo.

Facciamo un esempio pratico per capirci: un fondo a gestione attiva che ha come obiettivo le banche italiane, qualora avessero avuto in portafoglio UBI, nel momento in cui Intesa ha lanciato l’OPAS qualche mese fa, potevano decidere se aderire all’OPAS, se vendere i titoli, in quale momento e con i soldi ricavati se investire, per esempio, in BPM che potrebbe essere il prossimo target di un nuovo Risiko.

Insomma, in parole povere, il fondo a gestione attiva ha l’obiettivo specifico ma ha le mani libere di operare come meglio crede, nell’interesse di chi gli ha dato i soldi da gestire e con l’obiettivo di battere il benchmark, che nel caso dell’esempio potrebbe essere il FTSE MIB Banche.

Pro dei fondi a gestione attiva

I pro sono veramente pochi, se non l’unico è il fatto che un buon gestore potrebbe battere il benchmark.

La questione è che questo non sempre succede, anzi, nella maggior parte dei casi l’SGR che gestisce il fondo non riesce quasi ad avvicinarsi alla performance dell’indice benchmark.

Contro dei fondi a gestione attiva

Un recente report di S&P Global mette in evidenza come il 90% dei fondi a gestione attiva, che seguono il mercato azionario europeo, non è riuscita a battere il benchmark S&P Europe 350. Il che significa che chi ha investito in quei fondi avrebbe fatto meglio a prendere qualcosa che seguisse pedissequamente l’indice di benchmark.

Il motivo di questo fallimento è dettato da due aspetti: valutazioni sbagliate o particolari da parte del gestore.

In caso di valutazione sbagliate semplicemente il gestore ha puntato sui cavalli sbagliati, quindi queste non rendono come il gestore stesso si aspetta.

Le valutazioni particolari sono legate ad aspetti tecnici, per esempio il gestore ha un obiettivo con arco temporale a 5/10 anni e il rendimento di un singolo anno è semplicemente una piccola parte della visione. Magari a 5 anni il fondo renderebbe più del benchmark ma il primo anno ha reso peggio, questo non significa che investendo in lungo periodo si ha una perdita, ma se vogliamo liquidare prima dell’obiettivo del gestore il fondo sicuramente noi registreremo una perdita.

Un ulteriore motivo di fallimento da parte dei fondi comuni di investimento a gestione attiva sono i costi. La gestione attiva ha un costo, perché seguire le azioni e fare operazioni in serie è dispendioso. Inoltre c’è una rete di vendita che è composta da coloro i quali ci propongono questi strumenti e che ovviamente hanno un interesse nel farlo. Quindi questi costi vengono abbattuti sul cliente che assorbe una parziale perdita rispetto a quello che è il benchmark.

Facciamo un esempio e prendiamo a caso un fondo, ci concetriamo su Eurizon Azioni America, vediamo qui di seguito le performance:

AnnoRendimento
Fondo
Rendimento
Benchmark
Differenza
Benchmark
201324,23%27,35%-3,12%
201426,76%28,95%-2,19%
201510,37%12,41%-2,04%
20167,91%15,40%-7,49%
20174,03%6,89%-2,86%
2018-5,65%0,02%-5,67%
201934,67%33,84%0,83%
Performance Fondo comune di investimento Eurizon Azioni America

Come si può facilmente notare, dal 2013 a oggi il fondo è riuscito a battere il benchmark solo nel 2019, con una differenza minima che certamente non ripaga di quanto perso negli anni precedenti.

Certo, il fondo comunque ha (quasi) sempre portato un utile all’investitore, ma investendo direttamente sul benchmark con altri strumenti lo stesso investitore avrebbe avuto dei rendimenti migliori.

Ciò è particolarmente vero soprattutto se guardiamo lo schema dei costi di questo fondo:

  • Entrata: 1,50%
  • Spese correnti: 1,90%

Questo significa che se investiamo 1.000 euro, di questi appena entrati ne paghiamo 15 di quota di ingresso e 19 euro di spese di gestione. Appena entrati i nostri 1.000 euro sono diventati 966 euro.

Inoltre questo fondo ha un costo di successo del 20%. Cioè significa che se il fondo batte il benchmark il 20% della parte eccedente rimane al fondo. Come abbiamo visto questo succede così di rado che è anche inutile preoccuparsene.

Fondo comuni di investimento a gestione passiva

Andiamo quindi ad analizzare l’altra tipologia di fondo, cioè quelli a gestione passiva (o ETF).

Si tratta di fondi che replicano l’andamento del benchmark, vendendo e acquistando strumenti in base alla variazione dell’indice stesso.

Per esempio, il 21 dicembre Tesla entrerà nell’S&P500, ciò significa che tutti i fondi passivi che hanno S&P come sottostante dovranno acquistare azioni Tesla, con la possibilità di vendere parte di altre azioni di S&P, o tutte le azioni delle aziende che escono dall’indice.

Pro dei fondi passivi

I principali pro riguardano i costi di gestione poiché replicando un indice, quindi senza la necessità di informarsi, seguire i mercati e operare velocemente in base ai cambiamenti, i costi per il gestore calano e questo ha un impatto su ciò che l’investitore andrà a pagare.

Giusto per dare un’indicazione, difficilmente si vedono dei costi di gestione che superano lo 0,5% e tipicamente non esistono costi di entrata.

Contro dei fondi passivi

Il contro principale di questi ETF è la volatilità, con andamenti altalenanti che diventano un problema qualora volessimo liquidare il fondo.

Performance dei fondi a gestione attiva e passiva

Abbiamo fatto la tabella con i rendimenti del fondo a gestione attiva Eurizon Azioni America, per fare il confronto con uno a gestione passiva prendiamo un fondo che ha lo stesso benchmark.

Prendiamo quindi iShares Core S&P 500 UCITS ETF USD che, come si legge nel titolo stesso, replica l’indice S&P500. Il benchmark che usiamo per il confronto degli strumenti è però il Russell 1000 poiché nel caso precedente avevamo usato quello come benchmark. Noteremo quindi una leggera differenza tra il fondo passivo che replica l’indice e l’indice stesso per il semplice motivo che gli indici non sono i medesimi.

AnnoRussell 1000Eurizon
Azioni America
iShares Core
S&P 500
201327,35%24,23%26,66%
201428,95%26,76%30,27%
201512,41%10,37%12,48%
201615,40%7,91%13,60%
20176,89%4,03%6,82%
20180,02%-5,65%-1,19%
201933,84%34,67%34,34%
Fondo a gestione attiva e a gestione passiva in confronto con Benchmark Russell 1000

Come si può subito notare, benché il benchmark dell’iShares è in realtà l’S&P500, il confronto con il Russell 1000 regge benissimo e le performance sono abbastanza sovrapponibili.

Altra cosa che si nota benissimo, ed è la più importante per i nostri fini, è la resa dei due fondi a confronto. Notiamo subito che quello a gestione passiva batte 6 volte su 7 quello a gestione attiva e nell’unico caso in cui è battuto parliamo dello 0,33% di differenza.

Conclusione

Abbiamo visto i differenti tipi di fondi comuni di investimento, abbiamo capito cosa sono e come guardare le performance.

Pare abbastanza evidente come le differenze tra gestione attiva e passiva sono sostanziali, soprattutto nei rendimenti.

Attenzione però perché sono comunque strumenti complessi e benché il grosso del lavoro lo fa qualcun altro, teniamo sempre in considerazione che si tratta dei nostri soldi.

Quindi investite sempre in modo oculato.