Azione: General Motors (NYSE:GM)

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La General Motors Co., spesso indicata semplicemente come GM, è un produttore e venditore leader di automobili americane.

Il suo portafoglio di marchi comprende Buick, Cadillac, Chevrolet, Baojun e altri. Nel 2015 GM ha venduto circa 10 milioni di auto. Progetta, costruisce e vende anche camion e parti di automobili.

I segmenti di General Motors comprendono GM Nord America, GM Europa, GM International Operations, GM Sud America e General Motors Financial Company, Inc. (GM Financial). Quest’ultima fornisce servizi di finanziamento per il settore automobilistico.

Per oltre un decennio le sono stati concessi più brevetti per l’energia pulita di chiunque altro. E la General Motors dice di essere l’unica casa automobilistica a firmare una dichiarazione sul clima che fa della lotta al cambiamento climatico una priorità.

Chi sono le persone chiave alla General Motors?

Mary Barra è presidente e amministratore delegato della General Motors Company. È stata eletta Presidente del Consiglio di Amministrazione di GM nel 2016 e dal 2014 è CEO. Barra ha iniziato la sua carriera in GM nel 1980 come studentessa co-op del General Motors Institute presso la Pontiac Motor Division. Definita da alcuni come peso leggero quando è diventata CEO, ha trasformato l’azienda tagliando le imprese non redditizie e concentrandosi sull’efficienza.

Tra le altre figure chiave di GM ci sono Dan Ammann (Presidente, General Motors Company) e Alan Batey (Vicepresidente esecutivo e Presidente, Nord America).

Qual è la storia moderna della General Motors?

General Motors ha svolto un ruolo di primo piano nell’industria automobilistica per oltre un secolo. Fondata nel 1908, è stata la più grande casa automobilistica del mondo dal 1931 al 2007. L’attuale società, General Motors Company, è stata fondata nel 2009 dopo il fallimento della General Motors Corporation. La nuova società ha acquistato la maggior parte dei beni della vecchia GM, compreso il marchio General Motors. Il prezzo delle azioni IPO 2010 per la nuova General Motors Company era di 33 dollari per azione.

Quali sono gli ultimi sviluppi alla General Motors?

Negli ultimi anni, le vendite di General Motors negli Stati Uniti si sono riprese dai minimi durante la crisi finanziaria globale. L’azienda, che ha venduto solo 2,08 milioni di veicoli negli Stati Uniti nel 2009, ne ha venduti oltre 3 milioni entro il 2015. Nel 2017 General Motors ha consegnato circa 9 milioni di veicoli in tutto il mondo. L’azienda continua ad espandersi (ad esempio, sta aprendo nuovi impianti di produzione in Cina per sostenere la crescita delle vendite).

GM sta anche lavorando alla tecnologia di autoguida. Nel marzo 2018 l’azienda ha annunciato che costruirà versioni di produzione della sua Cruise AV presso lo stabilimento di Orion Township nel Michigan. I moduli di tetto per i veicoli automotori di GM saranno assemblati presso lo stabilimento di Brownstown.

Nel 2018 ha anche ceduto i marchi Opel e Vauxhall al gruppo PSA.

Dove opera la General Motors?

L’azienda impiega circa 180.000 persone e opera nei cinque continenti. Con sede a Detroit, negli USA, General Motors ha molte joint venture con sede in Cina, Russia, India, Sudafrica e altrove. In totale, GM produce automobili e camion in 35 paesi in tutto il mondo. Circa 12.450 concessionari General Motors vendono i veicoli dell’azienda in oltre 125 paesi.

Dove viene commercializzata General Motors?

General Motors Co. è quotata alla Borsa di New York. L’azienda è un componente dell’indice S&P 100.

  • Le aziende che hanno già lasciato la Russia

    Le aziende che hanno già lasciato la Russia

    La scelta di Vladimir Putin di invadere l’Ucraina gli si sta ritorcendo contro; probabilmente il presidente, che sogna l’ex Unione Sovietica, non si aspettava questa reazione da parte dell’occidente, che l’ha etichettato come tiranno dittatore e sta abbandonando l’area.

    Sono tantissime le aziende che hanno già abbandonato la Russia, altre hanno bloccato (o limitato) i servizi e altre ancora non hanno ancora abbandonato la nazione ma hanno bloccato qualsiasi ulteriore investimento.

    L’Europa ha paura che lo zar possa continuare con la sua opera di invasione e quindi prova a proteggere le Nazioni più virtuose, laddove le aziende fanno il grosso dei loro profitti. Lo fanno anche a costo di perderci business e capitali, a patto di mantenere al sicuro le nazioni in cui operano.

    Aziende dell’intrattenimento

    Partiamo da quelle aziende che probabilmente avranno un minor impatto sull’economia ma un segno forte sulla popolazione russa, cioè le aziende del business dell’entertainment. Sony, Disney e Warner Bros (AT&T) hanno già sospeso la distribuzione di film in Russia. Un po’ più lieve la posizione di Paramount e Spotify che, come anche Netflix, ha sospeso la distribuzione di nuove produzioni ma non hanno ancora abbandonato il mercato.

    Electronic Arts, per andare sul mondo del gaming, ha eliminato la Russia dal proprio gioco di punta: Fifa.

    Tecnologia

    Le aziende sopracitate hanno una forte connessione con la tecnologia, ma non sono dei Tech puri. In questa sezione rientrano invece Apple, Google (Alphabet) e Meta, che vista l’essenzialità dei prodotti distribuiti, non hanno abbandonato il Paese ma hanno limitato i servizi. Meta ha servizi come Facebook, Instagram e WhatsApp, che potrebbero rientrare nell’entertainment ma anche nelle necessità (pensiamo alle comunicazioni su WhatsApp).

    Apple ha chiuso negozi fisici e deciso di non vendere nuovi dispositivi nel Paese dell’ex Unione Sovietica. Google ha fortemente limitato i servizi su Maps, anche per una questione di sicurezza per gli Ucraini che si proteggono, e bloccato il servizio Pay, così da allinearsi con le sanzioni.

    Airbnb ha sospeso i suoi servizi in Russia e, insieme ai propri host, ha deciso di fornire alloggi gratuiti e sicuri in Ucraina e nelle nazioni vicine al conflitto, così da dare supporto ai rifugiati che decidono di lasciare il Paese.

    I servizi di media, come YouTube, Facebook, Microsoft, Tik Tok e Twitter hanno deciso di bloccare i canali di propaganda russa, chiudendo la diffusione di RT (Russia TV) e di Sputnik.

    Pagamenti e Finanziari

    Sappiamo già che le banche e le strutture russe sono state fortemente bloccate, quelle che rimanevano disponibili erano i pagamenti attraverso Mastercard e Visa. Negli ultimi giorni anche queste due aziende hanno bloccato tutto per i clienti russi, spingendosi anche oltre i confini russi e bloccando i pagamenti per russi in giro per l’Europa.

    Decisione abbastanza simile anche per American Express, che al momento pare abbia bloccato solo all’interno dei confini russi.

    Ovviamente in questa categoria rientrano anche tutti i servizi finanziari, come Société Générale e HSBC.

    Posizione molto dura da parte di NorgesBank, il più grande fondo sovrano al mondo che è stato il primo ad abbandonare il Paese, abbandonando partecipazioni molto importanti, soprattuto in Gazprom, Lukoil e Sberbank.

    Moda e Retail

    Sono molti i brand di moda e di negozi retail che hanno deciso di chiudere i punti fisici in Russia. Tra i primi a prendere decisioni del genere sono stati Nike e Burberry, tra gli ultimi si registrano le aziende svedesi H&M e Ikea. L’azienda di arredamenti, inoltre, in Russia aveva delle importanti sedi di produzione, che vengono congelate e vengono bloccati gli export e gli import dal paese, con un impatto diretto su circa 15 mila russi e relativo indotto.

    Settore automobilistico

    Negli ultimi 20 anni le aziende automobilistiche hanno guardato alla Russia come a un mercato vergine da inondare, spostando produzioni e vendite nel Paese. Appena scoppiato il conflitto bellico sono arrivate decisioni importanti da quasi tutte le aziende principali, quindi Volkswagen, Ford e GM hanno annunciato lo stop a esportazioni verso la Russia. Ancora più drastica Toyota, che in Russia, precisamente a San Pietroburgo ha una fabbrica che è stata bloccata.

    Si registrano anche i blocchi agli export per Volvo e Harley Davidson, oltre che per i marchi di lusso Jaguar, Aston Martin e Rolls-Royce.

    Daimler (Mercedes Benz) ha deciso di interrompere la collaborazione con la russa Kamaz, vendendo anche la sua quota nell’azienda.

    Trasporti

    Con il blocco degli import ed export delle principali aziende industriali del globo, ovviamente viene impattato anche tutto l’indotto. Sia per questo motivo che per la sicurezza delle proprie navi, la società di trasporto marino Maersk ha completamente bloccato qualsiasi import verso la Russia.

    Aziende petrolifere

    Non fa certo eccezione il petrolio, ne avevamo già parlato qualche giorno fa, con le aziende petrolifere di tutto il mondo che hanno dismesso o bloccato importanti partecipazioni. La prima in ordine cronologico è stata la britannica BP, che possedeva e ha ceduto il 20% di Rosneft. Hanno copiato la mossa ExxonMobil, Shell ed Equinor.

    Leggermente differente la posizione della francese TotalEnergies che ha deciso di non fare ulteriori investimenti ma non ha abbandonato quelli già in essere.

  • Investire in azioni industriali

    Investire in azioni industriali

    Le industrie muovono l’economia di interi Paesi, quasi sempre sono tutelate sotto la sfera della strategia nazionale e sono, in larga parte, una buona fetta del PIL di qualsiasi Nazione.

    Essendo una categoria di aziende molto vasta, questi titoli vengono suddivisi in sottocategorie, focalizzate su prodotti e servizi industriali:

    Il mercato industriale è conosciuto anche come settore secondario e, come abbiamo imparato a scuola, è uno dei tre segmenti principali dell’economia, insieme al primario (agricoltura, pesca e materie prime) e terziario (servizi, turismo, ecc).

    Lista azioni industriali

    Con questo in mente e prima di continuare con il nostro discorso, andiamo a vedere quali sono le azioni legate al mondo industriale.

    Naturalmente, essendo un mercato che occupa larghe fette di economia, non possiamo fare la lista completa delle aziende, ma proviamo a dare una visione su quelle imprese che per capitalizzazione o importanza occupano certamente i primi posti di questo settore.

    Azienda / AzioneSettore
    3M
    NYSE: MMM
    Prodotti industriali
    ABB Ltd
    SWX: ABBN
    Robotica
    AGCO
    NYSE: AGCO
    Macchine agricole
    Airbus Group
    EPA: AIR
    Aviazione
    Alstom
    EPA: ALO
    Treni
    Andritz AG
    VIE: ANDR
    Impianti industriali
    ArcelorMittal
    AMS: MT
    Acciaieria
    Aston Martin
    LON:AML
    Auto
    Audi Group
    FRA:NSU
    Auto
    BAE Systems
    LON: BA
    Difesa
    BAIC Motor Corp
    HKG: 1958
    Mezzi pesanti
    BMW
    ETR:BMW
    Auto
    Boeing
    NYSE: BA
    Aviazione
    Carraro
    BIT: CARR
    Mezzi di mozione
    Carrier Corporation
    NYSE: CARR
    Climatizzazione
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    Macchinari da costruzione
    Cintas
    NASDAQ: CTAS
    Pulizia industriale
    CNH Industrial
    BIT: CNHI
    Mezzi industriali
    Comer Industries
    BIT: COM
    Ingegneria
    Cummins
    NYSE: CMI
    Motori industriali
    Daimler
    ETR: DAI
    Mezzi pesanti / Auto
    Deere & Company
    NYSE: DE
    Macchine agricole
    Deutz
    ETR: DEZ
    Macchine agricole
    Dongfeng Motor Group
    HKG: 0489
    Mezzi pesanti
    Dover Corporation
    NYSE: DOV
    Prodotti industriali
    FAW Jiefang Group
    SHE: 000800
    Mezzi pesanti
    Ford
    NYSE: F
    Auto / Mezzi pesanti
    General Dynamics
    NYSE: GD
    Difesa
    General Motors
    NYSE:GM
    Auto
    Hino Motors
    TYO: 7205
    Mezzi pesanti
    Honeywell
    NYSE: HON
    Controllo e Automazione
    Huntington Ingalls
    NYSE: HII
    Costruttore navale
    IDEX
    NYSE: IEX
    Ingegneria speciale
    Illinois Tool Works
    NYSE: ITW
    Elementi di fissaggio
    Isuzu
    TYO: 7202
    Mezzi pesanti / Auto
    Johnson Controls
    NYSE: JCI
    Attrezzatura antincendio
    Kion Group
    ETR: KGX
    Movimentazione materiali
    Kirby
    NYSE:KEX
    Trasporti
    Komatsu Limited
    TYO: 6301
    Movimento terra
    KONE
    HEL: KNEBV
    Ascensori e scale mobili
    Kubota
    TYO: 6326
    Macchine agricole
    L3Harris Technologies
    NYSE: LHX
    Difesa / Tech
    Leidos
    NYSE: LDOS
    Difesa / Aerospazio
    Leonardo
    BIT: LDO
    Difesa / Aerospazio
    Linde AG
    NYSE: LIN
    Gas industriali
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    Difesa
    Maersk
    CPH:MAERSK-A
    Trasporti
    NaviStar International
    NYSE: NAV
    Mezzi pesanti
    Nikola Corporation
    NASDAQ: NKLA
    Mezzi pesanti
    Northrop Grumman
    NYSE: NOC
    Difesa / Aerospazio
    Paccar
    NASDAQ: PCAR
    Mezzi pesanti
    Parker
    NYSE: PH
    Automazione industriale
    Piaggio
    BIT:PIA
    Motoveicoli
    Rational AG
    ETR: RAA
    Forni industriali
    Raytheon Technologies
    NYSE: RTX
    Difesa
    Renault
    EPA:RNO
    Auto
    Rockwell Automation
    NYSE: ROK
    Automazione industriale
    Roper Technologies
    NYSE: ROP
    Prodotti ingegnerizzati
    Safran
    EPA: SAF
    Aeronautica / Difesa
    Saipem
    BIT: SPM
    Servizi industriali
    Sandvik
    STO: SAND
    Ingegneria dei materiali
    Schindler Holding
    SWX: SCHP
    Scale mobili e ascensori
    Sinotruk
    HKG: 3808
    Mezzi pesanti
    Snap-on
    NYSE: SNA
    Utensileria meccanica
    Stanley Black & Decker
    NYSE: SWK
    Utensileria da lavoro
    Stellantis
    BIT: STLA
    Auto
    Tesla
    NASDAQ:TSLA
    Auto
    Thales
    EPA: HO
    Difesa / Aerospazio
    The Greenbrier Companies
    NYSE: GBX
    Trasporti
    ThyssenKrupp
    ETR: TKA
    Materiali industriali
    Trinity Industries
    NYSE: TRN
    Materiali industriali
    United Rentals
    NYSE: URI
    Noleggio attrezzature
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    Auto / Mezzi pesanti
    Volvo
    STO: VOLV-B
    Auto / Mezzi pesanti
    Wabtec
    NYSE: WAB
    Treni
    Lista delle azioni del mercato industriale

    Caratteristiche di un’azione industriale

    Il settore industriale, basando tutte le proprie revenue dal contesto economico, e partecipandovi così attivamente, è ovviamente sensibile ai cambiamenti economici. Possiamo tranquillamente dire che gli industriali sono ciclici.

    Questa è una chiara preoccupazione per gli investitori, che infatti, in momenti di crisi, scappano velocemente da tali titoli. Il caso esempio è la pandemia da Covid-19, che ha visto i titoli industriali perdere più di altri mercati a inizio 2020.

    E proprio per questo motivo i titoli industriali tornano a essere ottimi strumenti nel momento in cui si sta per uscire da una crisi economica.

    Come trovare i migliori titoli industriali

    Le caratteristiche chiave di una forte azienda industriale sono:

    • Operazioni diversificate
    • Un rating obbligazionario investment-grade
    • Bassi costi operativi

    Il settore industriale è anche ad alta intensità di capitale, il che significa che le aziende hanno bisogno di investire regolarmente molto denaro per sostenere ed espandere le loro operazioni. Per questo motivo, le aziende industriali spesso prendono in prestito denaro per comprare nuove attrezzature e costruire nuovi impianti di produzione. Un rating obbligazionario investment-grade aiuta le aziende industriali a prendere in prestito in modo più economico ed efficiente.

    Dato il modo in cui i cicli economici possono influenzare la redditività del settore industriale, le aziende del settore devono mantenere un forte profilo finanziario e investire saggiamente il loro denaro in modo da poter navigare in condizioni di mercato difficili. I bassi costi operativi alleviano le pressioni fiscali sulle aziende industriali e aiutano a mantenere le loro finanze forti.

  • Warren Buffett acquista Verizon e Chevron, vendendo Apple

    Warren Buffett acquista Verizon e Chevron, vendendo Apple

    Come si legge nell’ultimo report 13F di Berkshire Hathaway, l’oracolo di Omaha ha deciso di alleggerire la propria quota in Apple, cedendo 57 milioni di azioni, e ha acquistato, tra le new entry del proprio portafoglio, Verizon e Chevron.

    Apple e Warren Buffett

    Quello operato su Apple è semplicemente un leggero ritocco, infatti le 57 milioni di azioni cedute sono quasi nulla in confronto alle 887 milioni ancora in portafoglio.

    La presenza di Apple, nel portafoglio di Warren Buffett, scende così dal 47,78% al 43,62%, rimanendo quindi ancora l’azione preferita o di riferimento.

    Nulla di cui preoccuparsi al momento, una semplice correzione con un alleggerimento del 6%. La mela è ancora l’amore di Warren.

    Le novità Verizon e Chevron

    Particolarmente interessante è invece il destino dei soldi incassati dalla cessione di quote Apple, infatti il Berkshire ha fatto entrare nel portafoglio due novità: Verizon e Chevron.

    Un tecnologico con forte propensione sulla comunicazione e un energetico.

    Soprattutto la quota acquistata in Verizon è particolarmente corposa, andando a raccattare quasi 147 milioni di azioni, l’azione occupa il sesto posto nel portafoglio, con una quota del 3,19% del portafoglio di Buffett. Un investimento da 8,7 miliardi di dollari che rappresenta una forte scommessa sul titolo.

    Meno soldi invece su Chevron, per quale il fondo ha speso 4 miliardi, andando a far occupare la nona posizione del portafoglio di Buffett con una quota dell’1,5%… normale amministrazione quindi.

    La cessione di Wells Fargo

    Poco allegri invece saranno gli azionisti della banca Wells Fargo, considerando che qui la cessione è sostanziosa e non prelude a nulla di buono.

    Berkshire Hathaway ha alleggerito del 58% la propria posizione nell’istituto di credito, cedendo quasi 75 milioni di azioni e mantenendone in portafoglio solo 52 milioni. Un calo non indifferente che potrebbe portare a maggiori riduzioni nel trimestre in corso.

    La banca occupava circa il 3% del portafoglio a giugno del 2020, portato all’1,31% del portafoglio il 30 settembre 2020 e quindi allo 0,59% al 31 dicembre 2020.

    JPMorgan, Pfizer e le altre uscite

    Escono definitivamente dal portafoglio invece delle quote minori possedute ancora in:

    • PNC Financial
    • JPMorgan
    • M&T Bank
    • Barrick Gold
    • Pfizer

    Nel precedente report 13F nessuna di queste azioni superava lo 0,15% del portafoglio di Buffett, quindi si tratta di cessioni marginali.

    General Motors e altri alleggerimenti

    Apple però non è l’unica azione su cui il portafoglio è stato alleggerito, tra le altre ci sono nomi pesanti, come quello di General Motors (-9%) e soprattutto Suncor Energy (-27%).

    Questa la lista completa degli alleggerimenti:

    • Wells Fargo (-58%)
    • Suncor Energy (-27%)
    • Liberty Latin America (-10%)
    • General Motors (-9%)
    • Apple (-6%)
    • U.S. Bancorp (-0,62%)

    Si vola in T-Mobile e altre

    Lasciamo quindi le azioni su cui si sono registrati movimenti in uscita e concentriamoci su quelle azioni che hanno registrato movimenti in ingresso.

    Abbiamo già detto delle new entry Verizon e Chevron, alle quali va aggiunta EW Scripps, nuovo ingresso con lo 0,14% del portafoglio del fondo e in Marsh & McLennan (0,19%).

    Ma è soprattutto T-Mobile a volare, con un incremento di azioni pari al +117%. Infatti nell’ultimo trimestre Warren Buffett ha acquistato ben 2,8 milioni di azioni della compagnia, portando il peso nel portafoglio dallo 0,12% allo 0,26%.

    Tra gli incrementi troviamo anche due farmaceutici come Merck e AbbVie. Questa la lista completa:

    • T-Mobile (+117%)
    • Kroger (+34%)
    • Merck (+28%)
    • AbbVie (+20%)
    • Bristol-Myers Squibb (+11%)
    • Restoration Hardware Holdings (+1%)
  • Tesla e il problema green regulatory credits (delle altre)

    Tesla e il problema green regulatory credits (delle altre)

    Se a 1.000 persone chiedessimo cosa produce Tesla, il 90% di loro risponderebbe auto, forse un 10% risponderebbe auto e batterie.

    Se alle stesse 1.000 persone chiedessimo con cosa fa utili Tesla, probabilmente il 100% darebbe la stessa risposta della domanda precedente. Però sarebbero tutti in errore, almeno in parte.

    Basta andare a pagina 5 di una qualsiasi presentazione dei conti di Tesla per scoprire che la casa che produce veicoli elettrici (e batterie) non fa utili con le auto (né con le batterie) ma bensì con un prodotto che, potenzialmente, è molto più durevole: regulatory credits.

    Cosa sono i regulatory credits (o quote verdi)

    Tutte le aree del mondo industrializzate, per limitare l’inquinamento e provare a entrare, entro le date che si sono date come deadline, in un momento storico in cui le emissioni di Co2 non saranno più un problema, hanno imposto dei limiti alle case automobilistiche.

    Significa che ogni casa automobilistica ha un limite massimo di emissioni che può effettuare, attraverso la propria attività o con i veicoli che vende. Queste regole vennero imposte a metà anni ’10 per far fronte (e dare una risposta sensata) agli scandali DiegalGate che colpirono quasi tutti i produttori di veicoli (con Volkswagen in testa).

    Da questo punto di vista, Tesla, producendo auto elettriche, è in una botte di ferro. Lo stesso però non si può dire delle sue competitor, soprattutto in alcuni casi dove le emissioni sono decisamene alte.

    Cosa può fare chi non si adegua velocemente?

    La domanda nasce spontanea: chi non si adegua velocemente cosa rischia? Multe salate, molto salate. Ne sa qualcosa Volkswagen che rischia una multa fino a 100 milioni dalla Comunità Europea per le emissioni del 2020. Fatto conosciuto alla casa automobilistica che infatti è corsa ai ripari destinando fino a 200 milioni di euro a riserva per eventuali problematiche su questo genere.

    Come fare per evitare le multe? Semplice, acquistare quote verdi ed è qui che entra in scena Tesla.

    Sì, perché le case automobilistiche meno inquinanti, spesso, hanno più “certificati” di quelli che sono necessari alla loro produzione e possono decidere di venderle ad altre case automobilistiche.

    Così, nel 2019, FCA e GM hanno deciso di mettere mano al portafoglio acquistando, proprio da Tesla, i regulatory credits. Con cifre di tutto rispetto, considerando che la sola FCA ha pagato 1,27 miliardi di dollari a Tesla.

    Impattano dei regulatory credits sui conti di Tesla

    A questo punto la domanda cardine è: quanto le quote verdi influenzano i conti di Tesla?

    Non si tratta di dati segreti e quindi proviamo a dare risposta in questa tabella:

    20162017201820192020
    Ricavi7.00011.75921.46124.57831.536
    Utile(675)(1.962)(976)(862)721
    Regulatory Credits3023604195941.580
    Utile senza Quote verdi(977)(2.322)(1.395)(1.456)(859)
    Dati di bilancio di Tesla

    Come possiamo vedere, se non fosse per l’attività di vendita di quote verdi, che ha un impatto quasi zero sui costi, Tesla non avrebbe ancora raggiunto l’utile, nemmeno nel 2020, primo anno in cui, invece, registra un risultato maggiore a zero.

    Quindi, la sola produzione e vendita di auto (e di batterie) è un business ancora in perdita per Tesla; ciò che permette a Tesla di iniziare a prosperare è proprio la vendita di quote verdi.

    Quanto potranno crescere questi introiti?

    La domanda successiva riguarda la sostenibilità di questi introiti, perché se è vero (come è vero) che le case automobilistiche stanno producendo veicoli elettrici per abbassare il loro inquinamento, si arriverà presto ad avere un prosciugamento di questo introito.

    Allo stesso tempo, però, si può immaginare che questo meccanismo possa essere esteso a tutti i mercati e non solo a quello automobilistico.

    Non è un caso che Amazon si stia impegnando per abbattere il proprio peso sull’inquinamento, con ordini di veicoli commerciali elettrici, e dichiarandolo in uno spot che sta girando in questi giorni sulle TV italiane nel quale dichiara (sottolineandolo) che ha come obiettivo l’impatto zero entro il 2040.

    Qualora questo tipo di compra/vendita di quote green venisse allargato a tutti i mercati, sarebbero migliaia le aziende “costrette” ad acquistare quote verdi da chi ne ha in abbondanza (pensiamo ad aziende che lavorano con le miniere, o a chi lavora con il petrolio).

    Non è detto che ciò avvenga e se non dovesse essere allargato ad altri mercati è evidente che questo core business, per Tesla, è destinato a esaurirsi, con la necessità impellente di far fruttare il core business principale, cioè la vendita di auto (e di batterie).

  • La crisi dei chip colpisce varie industrie

    La crisi dei chip colpisce varie industrie

    Il Corona Virus, con i relativi lockdown ha certamente costituito un problema dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista delle forniture.

    Infatti, durante i primi mesi di lockdown, quindi in primavera del 2020, si ha avuto un crollo della produzione dei chip, i quali sono tornati alla normalità tra maggio e giugno del 2020. Il successivo aumento di vendite, di automobili e tecnologia, ha costituito però un problema di richiesta a cui i produttori hanno risposto con lentezza.

    Si arriva quindi agli ultimi mesi, nei quali tanti produttori segnalano carenze e ritardi di chip che sono alla base di varie industrie.

    Ovviamente con una maggior domanda e un’offerta stabile (o addirittura in calo) si è assistito anche ad aumenti dei prezzi, con alcuni particolari chip che hanno raggiunto prezzi del 15% maggiori, rispetto al valore preCovid.

    Settore tecnologico

    Il principale settore che fa uso di chip è quello tecnologico e qui si hanno le problematiche maggiori.

    L’ha segnalato Apple, la quale ha in FoxConn il principale produttore di device, i quali hanno segnalato ritardi nella produzione dei nuovi iPhone 12.

    In particolar modo viene colpito tutto il mondo dei device 5G e quindi anche Qualcomm, produttore dei principali motherboard per device Android, registra il medesimo problema e annuncia che il problema dovrebbe durare fino a 6 mesi.

    Allarmi lanciati anche dall’Europa, con NXP Semiconductors e Infineon Technologies AG che si aggiungono al coro.

    E come trascurare Sony, la quale è in fortissimo ritardo sulla produzione e consegna della nuovissima PlayStation 5, la quale viene usata dai bagarini che acquistano a prezzi “normali” per rivendere sul mercato a prezzi superiori.

    Settore automobilistico

    Ma il settore tech non è l’unico a fare ampio uso dei chip, medesimo uso lo fanno anche le case automobilistiche, soprattutto quelle con un forte cuore elettrico.

    Il settore automobilistico, con il crollo delle vendite di auto nei primi mesi dell’anno e la conseguente esplosione delle immatricolazioni in estate/autunno (anche grazie a incentivi a pioggia che sono arrivati in tutto il mondo) è stato causa ed effetto, ma allo stesso tempo ora paga le conseguenze di questa carenza.

    Sono molte le case automobilistiche che hanno bloccato o rallentato la produzione di auto, come per esempio Subaru che ha ridotto le stime di vendita, portandole a sole 43 mila unità, contro le 868 mila stimate in precedenza.

    A questo si sommano anche i problemi legati al Covid che è non ancora stato completamente domato, ed è così che praticamente tutto il comparto auto asiatico (Toyota, Nissan, Honda e Mazda) hanno bloccato alcuni impianti e annunciato riduzioni di vendita.

    Problema che però non tocca solo l’Asia ma si allarga a tutto il mondo, con General Motors che anticipa che la carenza di chip potrebbe durare fino a fine anno (e considerato che siamo a febbraio e un danno non da poco). Dalla società fanno sapere che:

    Nonostante i nostri sforzi, la carenza di semiconduttori avrà un impatto sulla produzione di GM nel 2021

    GM sulla carenza di chip

    L’altra casa automobilistica americana, la Ford, ha eliminato due interi turni di lavoro, limitando la produzione a un solo turno da 8 ore, e prevede cali tra il 10 e il 20% del venduto.

    Colpita anche l’Europa, con Stellantis costretta a bloccare le produzioni di Opel a Eisenbach, in Germania, e di Citroen a Saragozza, in Spagna. Renault invece non si concentra su singoli stabilimenti ma abbasserà la produzione ovunque, quindi in Francia, Romania e Marocco.

    Volkswagen, principale produttore mondiale di auto, non ne è esente e anzi è stata la prima, già a dicembre dell’anno scorso, a lanciare l’allarme e ad abbassare la produzione.

    Case europee che cercano di affrontare insieme il problema, con un incontro in Francia nei prossimi giorni.

    Non tutti i settori sono uguali

    Quello delle auto è certamente il settore più colpito, poiché il forte aumento della domanda di veicoli nell’estate/autunno era inatteso e ha messo in difficoltà i produttori che, generalmente, lavorano su una programmazione trimestrale.

    Oltre a ciò, il settore automobilistico ha bisogno di chip poso sofisticati ed è disposto a pagare questi chip a prezzi molto bassi. Per questo motivo, quando gli ordini si sono intensificati, i produttori di semiconduttori hanno dato la precedenza ad alcuni settori facendo rallentare altri.

    Un sensore per il parcheggio è certamente meno sofisticato e meno costoso di chip per smartphone, quindi priorità a chi ha margini più alti rispetto a chi margina molto meno.

    Per questo motivo non notiamo allarmi dal settore salute, per esempio, poiché il margine per la produzione di device per le operazioni o per interventi è ben più alto di qualsiasi altro mercato.

    Giusto per fare un esempio, il sistema DaVinci, prodotto da Intuitive Surgical per micro operazioni, arriva a costare intorno a 2 milioni di dollari a installazione; appare quindi evidente che per questa azienda non ci sarà mai un problema finché sarà affiancata a produttori di veicoli che hanno una tecnologia basilare e dei costi del venduto relativamente bassi.

    Le società produttrici di semiconduttori

    Naturalmente le società produttrici di semiconduttori non stanno ignorando il problema. Il mercato vede una sorta di monopolio asiatico, con la taiwanese TSMC che guida la classifica (28% di quota di mercato), seguita dalla connazionale Umc (13%), dalla cinese Smic (11%) e dalla koreana Samsung (10%).

    Proprio Samsung, che oltre a produrre chip realizza anche smartphone, ha dichiarato che stanno lavorando a un’espansione della capacità produttiva.

    Spesso si indicano Apple, ARM, Nvidia e la stessa Qualcomm come produttori di semiconduttori, ma ciò è errato poiché queste aziende realizzano solo la progettazione, lasciando ad altre compagnie il ruolo della realizzazione.

    Vista la crisi di sistema, le aziende più reattive potrebbero velocemente guadagnare quote di mercato. Un’occasione per Intel che sta osservando un crollo del proprio lavoro a causa della decisione di Apple di progettare da sé i semiconduttori per i device della mela.

  • Tesla è una bolla finanziaria

    Tesla è una bolla finanziaria

    Elon Mask è diventato da pochi giorni l’uomo più ricco al mondo, superando il patrimonio di Jeff Bezos, fondatore di Amazon; peccato che la sua ricchezza si basi sulla valutazione di Tesla che è evidentemente una bolla finanziaria.

    Per spiegarlo non possiamo fare altro che affidarci ai numeri, facendo capire la sopravvalutazione che il mercato sta dando al produttore di auto elettriche.

    TeslaVolkswagenGeneral MotorsFord
    Prezzo azione845167,7755,0811,53
    Capitalizzazione800.96684.99578.83645.054
    Distanza Max/Min ult. 52 sett.+ 1.161%+ 127%+ 297%+ 207%
    Variazione a 12 mesi+ 642 %– 9,55%+ 58%+25,87
    Dividend Yield03,87%1,38%2,60%
    P/E ultimi 12 mesi1.67420,9024,70%
    EPS ultimi 12 mesi0,508,102,23-0,03
    Cash flow ultimi 12 mesi2.79725.38115.7789.248
    Prezzo/Valore contabile115,550,671,841,42
    Prezzo/free cash flow438,418,054,873,01
    Prezzo/Valore contabile tangibile51,641,572,071,36
    Utile d’esercizio– 86213.8876.732142
    Ricavi di esercizio24.578252.632137.237155.900
    Patrimonio netto16.031120.76443.34133.125
    Confronto fondamentali tra Tesla, General Motors, Volkswagen e Ford

    In questo breve estratto di dati fondamentali, abbiamo preso 2 aziende americane, come Tesla, che sono General Motors e Ford, inoltre abbiamo confrontato il maggior produttore di auto al mondo, cioè la tedesca Volkswagen. Non ci siamo affidati all’intera lista di competitor di Tesla poiché il lavoro sarebbe stato veramente lungo.

    Ai più attenti non serve nemmeno la spiegazione di cosa vogliono dire, invece chi non ha dimestichezza troverà qualche commento a tali dati.

    Partiamo dall’ultima riga, cioè il Patrimonio Netto, che rappresenta la ricchezza intrinseca dell’azienda, già possiamo vedere come la peggiore tra le aziende analizzate, Ford, ha un valore doppio rispetto a Tesla.

    Ciò diventa dirompente quando andiamo ad analizzare le differenze nella riga Prezzo / Valore Contabile Tangibile e Prezzo / Valore Contabile; vediamo subito come Tesla sia l’azienda più sopravvalutata di tutte, con valori più alti di circa 100 volte rispetto alla peggiore di ogni riga.

    Passando ai bilanci, analizzando quindi l’utile e il fatturato, che si riferiscono all’ultimo anno completo (quindi al 2019) vediamo come Tesla sia l’unica che chiude in negativo, con un fatturato che è un quinto della peggiore (General Motors).

    Se anziché il bilancio andiamo ad analizzare il cash flow, il quale non viene impattato da ammortamenti e fiscalità, vediamo che la storia non cambia di molto, con Tesla che è oltre un terzo più piccola di Ford.

    Sull’EPS non prende l’ultima posizione semplicemente perché negli ultimi 12 mesi, probabilmente, Ford ha gestito peggio la pandemia di quanto fatto dalle concorrenti, quindi, escludendo il produttore in blu, il P/E confrontato con le altre due mostra come l’azienda sia estremamente sopravvalutata, anche in questo anno che, se non arrivano sciagure nell’ultimo trimestre, Tesla dovrebbe finalmente chiudere un anno con la penna nera.

    Passando al dividendo, che è simbolo di un’azienda sana e che è in grado di remunerare i propri soci, vediamo come Tesla sia l’unica a non staccare nemmeno un centesimo di cedola.

    Infine, guardando alle performance, si nota subito la bolla, con Tesla che fa dei numeri sensazionali, in confronto alle altre case, certamente più mature, che presentano dei numeri “standard”. L’aumento del 642% negli ultimi 12 mesi non ha alcun senso, a meno che non abbia inventato l’auto che viaggia senza carburante e a noi questo è sfuggito. Ma considerando che la reazione nucleare per le auto da strada è ancora molto lontana, ci chiediamo cosa giustifichi una performance del genere.

    E quindi in conclusione ci chiediamo, come fa Tesla a valere 4 volte della somma delle altre 3 case automobilistiche?

    Prospettive per il futuro

    La risposta alla nostra domanda è molto semplice: Tesla è il produttore più innovativo e più avanti sulla tecnologia dell’elettrico, con una produzione di batterie che rappresenta un gap importante da recuperare per le altre aziende.

    Inoltre Tesla non avendo auto inquinanti può cedere quote verdi e questo sta avendo un impatto sui conti dell’azienda.

    Ma tutto ciò detto, comunque crediamo che non possa comunque valere 10 volte di più del maggior produttore di auto attualmente sul mercato. Infatti, se la strada fosse quella dell’elettrico (e noi abbiamo molti dubbi), anche presupponendo che gli altri produttori non facciano nessun passo in quella direzione (e sappiamo che in realtà già stanno recuperando terreno), ipotizzando che Tesla diventi il maggior produttore di veicoli al mondo (molto molto complesso), come fa a prendere l’attuale posto di Volkswagen valendo 10 volte l’azienda tedesca?

    Una valutazione del genere ha un solo significato: gli investitori pensano che le altre case automobilistiche falliscano, ne rimangano solo un paio a fare da concorrente a Tesla e comunque nessuno impensierirà mai Musk.

    Ecco, noi non abbiamo la stessa visione. Pensiamo che Tesla sia certamente avanti, innovativa e questo vada premiato, ma considerando i numeri troveremmo più corretta una valutazione vicina a quella di Volkswagen (quindi meno auto ma più innovazione) rispetto a quella della somma dell’intero mercato delle auto.

    La bolla Tesla esploderà?

    Sì, noi crediamo di sì e probabilmente ciò avverrà tra il 2021 e il 2022. Non è un caso che in gennaio le altre case automobilistiche abbiano visto le azioni subire grandi innalzamenti mentre Tesla è un po’ ferma a quel 850 dollari che non riesce a scavalcare…

    Inoltre c’è un fattore che in molti stanno volutamente ignorando: lo smaltimento delle batterie usate è molto più inquinante di quanto non lo siano i consumi e i gas prodotti da auto con altre motorizzazioni, senza considerare che la produzione di energia elettrica ha anche essa un’impatto ambientale. Quando saremo sommersi da batterie esauste probabilmente ci renderemo conto che abbiamo imboccato la strada sbagliata.

  • Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Una crisi economica o una semplice recessione ha impatti differenti sulle aziende in base al core business delle stesse. Infatti, in periodi di crisi, ci sono aziende che subiscono il crollo economico, mentre altre aziende, per la loro natura, non ne risentono. Di base questo è il concetto di ciclicità delle azioni.

    Proprio la crisi dovuta alla pandemia del corona virus ci sta facendo ben vedere quali siano le aziende più vulnerabili.

    Cos’è un titolo ciclico?

    Un titolo ciclico (un’azione o qualsiasi tipo di strumento) è un’entità che segue il ciclo economico, quindi tende a essere rialzista in fasi di espansione economica e tende a essere ribassista in fasi di recessioni.

    Il trend rialzista o ribassista ovviamente non è dato dalle performance finanziarie fini a sé stesse ma per il fatto che il business della società, in periodi di crisi economica, subisce l’andamento generale. Allo stesso tempo, in fase di espansione queste aziende avranno molti più clienti.

    Esempi di industrie e settori ciclici

    Di base la maggior parte delle industrie comunemente conosciute sono cicliche, quindi fare una lista esaustiva è praticamente impossibile. Giusto come esempio, però, possiamo elencarne qualcuna che subisce a pieno la ciclicità dell’economia:

    • Compagnie aeree: in tempi difficili i viaggi non strettamente necessari sono la prima cosa che aziende e individui tendono a tagliare. Quando l’economia prospera, invece, si tende a viaggiare di più, soprattutto per piacere
    • Hotel e Turismo: un settore che è speculare rispetto alle compagnie aeree, con i clienti che non viaggiano c’è meno bisogno di hotel
    • Ristoranti: non lo inseriamo nel capitolo turismo poiché la maggior parte di essi si rivolgono a clienti di prossimità, quindi non turisti. In una fase di crisi economica, così come per i beni discrezionali, i clienti tendono a mangiare più spesso a casa e meno al ristorante
    • Beni discrezionali: è vero che il lusso top non conosce crisi, ma è altrettanto vero che esistono un’infinità di brand che non si rivolgono solo a top spender
    • Automobili: non c’è nulla di meglio dell’incertezza per bloccare le grandi spese; in fasi complesse le persone tendono ad accumulare denaro piuttosto che spenderlo (facendo aggravare la crisi), le automobili sono tra le prime vittime: perché cambiarla se la vecchia ancora può fare un anno?
    • Tecnologia: gran parte dei titoli tecnologici, soprattutto quelli legati all’hardware sono ciclici. Se escludiamo i portali Web, che viene usata a prescindere dalle fasi economiche, la maggior parte dei titoli tecnologici sono ciclici. Si può rimandare il rinnovo del parco PC per un’azienda? Si può aspettare per acquistare l’ultimo iPhone o un nuovo iPad?
    • Banche: in crisi i tassi di interesse tendono a crollare, facendo diminuire i margini di interesse per gli istituti bancari, inoltre meno persone si impegnano finanziariamente in mutui e prestiti e, se ciò non bastasse, l’aumento di fallimenti e di difficoltà porterà tanti crediti in sofferenza.
    • Industriali: abbiamo già detto che in tempi difficili le persone contraggono le spese e ciò è un disastro per le aziende dell’industria pesante e delle materie prime, che vedono contrarre la domanda di produzione.

    Esempio di industrie e settori non ciclici

    I titoli difensivi appartengono invece a società che non subiscono i cambiamenti di tendenza nell’economia. Si tratta di aziende che navigano senza particolari variazioni sia in momenti di recessione che in momenti di espansione.

    Un classico esempio sono i produttori e i rivenditori di prodotti non discrezionali: i supermercati, i produttori alimentari, la salute; cioè tutte quelle aziende di cui c’è bisogno sia quando si è in recessione che quando si è in espansione.

    Un ulteriore esempio sono le utilities, poiché, qualsiasi sia la situazione economica, le persone hanno necessità di elettricità e di spostamenti. Questo paragrafo è generale e ovviamente non riferito alla crisi dovuta da Covid, la quale è leggermente differente rispetto a una crisi per un ciclo economico classico.

    Esempi di azioni cicliche e difensive

    Giusto per dare un’idea concreta, citiamo solo alcune aziende che possono rientrare nella categoria di ciclicità o difensivi.

    Azioni cicliche

    • Intesa Sanpaolo
    • Apple
    • Stellantis
    • Lufthansa
    • Intel
    • Netflix

    Azioni difensive

    • Enel
    • ENI
    • Carrefour
    • Amazon
    • Coca Cola
    • Nestlé

    Ovviamente, come abbiamo avuto modo di dire più volte, la ciclicità o meno dipendono dalla natura della crisi economica, come abbiamo per esempio visto la crisi da Covid ha un po’ sovvertito queste idee, con Netflix che anziché essere ciclico è diventato un titolo difensivo, poiché il lockdown ha spinto maggiori abbonamenti.

    Nessuna di queste aziende elencate, ma in generale nessuna impresa, è totalmente ciclica o totalmente difensiva, anche perché serve comunque capacità di adattamento alla nuova situazione e alle circostanze.

    Comunque, in linea generale, giusto per farsi l’idea, questi sono titoli che tendenzialmente sono ciclici o difensivi.

    Quando acquistare titoli ciclici?

    Avessimo una sfera di cristallo la risposta sarebbe semplice: i titoli ciclici vanno acquistati alla fine della crisi, quando il mercato sta ripartendo, e vanno vendute quando una crisi sta iniziando.

    Come al solito, un investitore non è uno stratega ma semplicemente un soggetto che cerca di portare vantaggio verso il portafoglio. Per farlo la strada migliore è quella di mixare questi titoli, così che al calo di un’azione corrisponda l’aumento di un’altra.

    Lista completa di azioni cicliche

    Dopo aver visto un breve esempio delle azioni cicliche, proviamo a fare una lista completa, così come segnalata dalla comunità finanziaria. Questa lista corrisponde alle 50 azioni cicliche più grandi in termini di capitalizzazione sui mercati americani ed europei (compresa Svizzera e UK).

    AzioneIndustriaNazione
    Adidas
    (ETR:ADS)
    ModaGermania
    Apple
    (NASDAQ:AAPL)
    HardwareUSA
    Aptiv – Delphi Automotive
    (NYSE:APTV)
    Auto PartsIrlanda
    AutoZone
    (NYSE:AZO)
    Auto PartsUSA
    Bayerische Motoren Werke
    (ETR:BMW)
    AutomobilisticaGermania
    Capri Holdings
    (NYSE:CPRI)
    ModaUSA
    Carnival
    (NYSE:CCL)
    TurismoUSA
    Christian Dior
    (EPA:CDI)
    Moda / LussoFrancia
    Compagnie Financiere Richemont
    (SWX:CFR)
    GioielliSvizzera
    Continental
    (ETR:CON)
    Auto PartsGermania
    Daimler Truck Holding
    (FRA:DTG)
    Mezzi pesantiGermania
    Ferrari
    (BIT:RACE)
    Auto / LussoItalia
    Ford Motor
    (NYSE:F)
    AutomobilisticaUSA
    General Motors
    (NYSE:GM)
    AutomobilisticaUSA
    Genuine Parts
    (NYSE:GPC)
    Auto PartsUSA
    Hasbro
    (NASDAQ:HAS)
    GamesUSA
    Hella KGaA
    (FRA:HLE)
    Auto PartsGermania
    Hermes International
    (EPA:RMS)
    Lusso / ModaFrancia
    Hunter Douglas
    (AMS:HDG)
    ArredamentoOlanda
    Illinois Tool Works
    (NYSE:ITW)
    RetailUSA
    Levi Strauss
    (NYSE:LEVI)
    ModaUSA
    LKQ Corporation
    (NASDAQ:LKQ)
    Auto PartsUSA
    Lucid Group
    (NASDAQ:LCID)
    AutomobilisticaUSA
    Lufthansa
    (ETR:LHA)
    ViaggiGermania
    LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    (EPA:MC)
    Lusso / ModaFrancia
    Mattel
    (NASDAQ:MAT)
    GamesUSA
    Melrose Industries
    (LON:MRO)
    IngegneriaRegno Unito
    Mercedes-Benz Group
    (ETR:MBG)
    AutomobilisticaGermania
    Michelin
    (EPA:ML)
    Auto PartsFrancia
    Mohawk Industries
    (NYSE:MHK)
    ArredamentoUSA
    Moncler
    (BIT:MONC)
    ModaItalia
    Nike
    (NYSE:NKE)
    ModaUSA
    O’Reilly Automotive
    (NASDAQ:ORLY)
    Auto PartsUSA
    Oshkosh Corporation
    (NYSE:OSK)
    Mezzi pesantiUSA
    Paccar
    (NASDAQ:PCAR)
    Mezzi pesantiUSA
    Peloton Interactive
    (NASDAQ:PTON)
    SportUSA
    Pool Corporation
    (NASDAQ:POOL)
    Tempo liberoUSA
    Porsche Automobil Holding
    (ETR:PAH3)
    AutomobilisticaGermania
    Puma
    (ETR:PUM)
    ModaGermania
    Renault
    (EPA:RNO)
    AutomobilisticaFrancia
    Rivian Automotive
    (NASDAQ:RIVN)
    AutomobilisticaUSA
    SEB
    (EPA:SK)
    ElettrodomesticiFrancia
    Snap-on
    (NYSE:SNA)
    Mezzi industrialiUSA
    Somfy
    (EPA:SO)
    Mezzi industrialiFrancia
    Stellantis
    (BIT:STLA)
    AutomobilisticaOlanda
    Stanley Black & Decker
    (NYSE:SWK)
    Mezzi industrialiUSA
    Swatch Group
    (SWX:UHR)
    Lusso / ModaSvizzera
    Traton
    (FRA:8TRA)
    Mezzi pesantiGermania
    V.F. Corporation
    (NYSE:VFC)
    ModaUSA
    Volkswagen
    (ETR:VOW3)
    AutomobilisticaGermania
    Whirlpool
    (NYSE:WHR)
    ElettrodomesticiUSA
    Lista azioni cicliche
  • Azioni Industria Automobilistica, come scegliere equity delle auto

    Azioni Industria Automobilistica, come scegliere equity delle auto

    L’industria automobilistica è enorme e molto in vista. Se vi chiedessi una lista di marchi d’auto sono sicuro me ne snocciolereste almeno una ventina, e per ognuna avete un’opinione abbastanza precisa, che nasce dalla vostra esperienza o da opinioni altrui che avete fatto vostre.

    Grazie a questa visibilità, i titoli automobilistici hanno attirato grande interesse da parte degli investitori per decenni, e probabilmente lo faranno per i decenni a venire. Di seguito, esamineremo più da vicino i titoli automobilistici e il modo migliore per investire in essi.

    L’industria automobilistica

    Troverete i seguenti tipi di stock all’interno del gruppo dell’industria automobilistica:

    • Costruttori di automobili, che producono automobili, camion e SUV, compresi i veicoli elettrici
    • Fornitori di ricambi per auto, dai sedili e candele di accensione ai complessi sistemi elettronici e batterie per auto elettriche
    • Aziende produttrici di pneumatici
    • Gruppi di concessionari auto

    Come si valuta un’azione automobilistica?

    Le azioni automobilistiche rientrano nel settore dei beni di consumo durevoli. Questo settore comprende le aziende che realizzano prodotti per i consumatori destinati a durare più di qualche anno, come lavatrici, mobili, automobili e camion.

    Prima di investire in titoli automobilistici, è importante capire come i cicli economici influenzano le aziende automobilistiche e come queste aziende lavorano per massimizzare i profitti e rimanere competitive durante i periodi di congiuntura economica buona e cattiva.

    Comprendere il ciclo di vendita dell’auto

    Le case automobilistiche e i loro fornitori sono scorte cicliche, il che significa che i loro profitti aumentano e diminuiscono con la fiducia dei consumatori. È facile capire il perché: quando le imprese e i consumatori sono preoccupati per l’economia, rinviano l’acquisto di nuovi veicoli.

    La ciclicità delle vendite di auto è importante per gli investitori perché:

    • I costruttori di auto hanno costi fissi elevati, compresi i loro stabilimenti, le attrezzature, le reti logistiche e i contratti di lavoro. Queste bollette devono essere pagate a prescindere dal numero di auto vendute.
    • I costruttori e i fornitori di auto devono anche spendere molto per lo sviluppo dei prodotti per assicurarsi di avere un flusso costante di nuovi prodotti competitivi.
    • Costi elevati e spese costanti fanno sì che i margini di profitto nell’industria automobilistica tendano ad essere bassi, anche in periodi di congiuntura economica favorevole.
    • Quando le vendite crollano, come in un periodo di recessione, i profitti delle aziende automobilistiche diminuiscono drasticamente (mettendo a rischio la spesa per i prodotti futuri e la competitività futura delle aziende).

    Riserve di liquidità

    La maggior parte delle aziende automobilistiche ha tagliato drasticamente la spesa per i prodotti futuri durante la recessione del 2008-2009, stessa cosa vista durante la crisi dovuta al Covid 19. I pochi che non l’hanno fatto avevano prodotti freschi nei loro showroom quando è iniziata la ripresa e sono riusciti a guadagnare quote di mercato.

    Questa è stata una lezione importante per l’intera industria: ora la maggior parte delle case automobilistiche mondiali dispone di consistenti riserve di liquidità per mantenere gli sforzi per i prodotti futuri durante la prossima recessione, ogni volta che questa arriverà.

    Molte aziende automobilistiche pagano dividendi anche ai loro azionisti. Alcune case automobilistiche hanno confermato che faranno uso delle riserve di liquidità per continuare a pagare i dividendi durante le recessioni. E ce ne sono altre che avevano previsto dividendi ma, con l’arrivo della crisi di Covid, hanno deciso di rimodulare quanto previsto: un esempio ne è FCA che, grazie alla prevista fusione con PSA, aveva promesso un ricco dividendo di 5,5 miliardi pre-fusione, poi tagliato drasticamente per mantenere liquidità disponibile.

    Concorrenza mercato auto

    In generale, la casa automobilistica con i prodotti più recenti otterrà migliori profitti. Le case automobilistiche devono investire costantemente per assicurarsi di avere un flusso costante di nuovi prodotti nelle loro pipeline.

    Oggi le case automobilistiche e i fornitori di ricambi stanno anche facendo grandi investimenti nelle tecnologie del futuro, come i veicoli elettrici e i sistemi di guida autonoma. La maggior parte degli esperti ritiene che queste tecnologie saranno necessarie alle case automobilistiche se vogliono rimanere competitive in un futuro non troppo lontano.

    Veicoli elettrici

    È possibile che alcune delle opportunità più entusiasmanti dei prossimi anni coinvolgeranno i produttori di veicoli elettrici. I veicoli elettrici sono nuovi e diversi, e la maggior parte degli analisti si aspetta che nel corso del tempo spostino in larga misura i veicoli a combustione interna.

    Le aziende produttrici di veicoli elettrici potrebbero vedere una forte crescita, il che è eccitante per gli investitori (e si nota nell’andamento del prezzo delle azioni di qualcuna di esse). Ma è importante ricordare che i processi coinvolti nello sviluppo e nella produzione di veicoli elettrici non sono poi così diversi da quelli utilizzati dai costruttori di veicoli a combustione interna tradizionali. Ciò significa che i produttori di veicoli elettrici devono affrontare costi elevati proprio come le case automobilistiche tradizionali.

    È anche importante ricordare che tutte le case automobilistiche tradizionali stanno introducendo veicoli elettrici propri, e la concorrenza in questo segmento di mercato sarà feroce nel tempo.

    Come interpretare il bilancio delle aziende automobilistiche?

    I bilanci delle case automobilistiche non sono troppo difficili da decifrare. Ecco tre cose da sapere:

    Gli investitori automobilistici tendono a guardare al reddito operativo, o EBIT (utile al lordo di interessi e tasse), così come ai margini operativi, per tracciare la performance finanziaria di un’azienda automobilistica nel tempo. Questi includono i costi diretti di produzione e spedizione dei veicoli, nonché le spese di ricerca e sviluppo (che possono essere molto elevate nell’industria automobilistica), escludendo i costi degli interessi e le tasse, meno direttamente legati alla performance dell’azienda.

    Spesso le case automobilistiche forniscono dati corretti che escludono l’impatto di oneri e guadagni una tantum come ammortamenti e perdite fiscali; questi sono utili per comprendere la performance di fondo dell’attività.

    Molte case automobilistiche hanno filiali che sono società finanziarie, che forniscono prestiti e leasing a clienti e commercianti. Sono generalmente abbastanza redditizie, ma possono fare bilanci automobilistici che confondono gli investitori. Per aiutare, la maggior parte delle case automobilistiche fornisce cifre relative al debito e al flusso di cassa specifiche per le loro attività principali del settore automobilistico, spesso chiamate numeri “automobilistici” o “industriali”. È possibile utilizzarli per capire il debito di un’azienda e per fare dei confronti tra le case automobilistiche.

    I marchi più popolari da trattare in borsa

    Come anticipato in apertura, vista la natura del mercato e la visibilità ovvia, creare una lista di brand non è così difficile. Siamo sicuri comunque che nella lista che segue troverete dei brand che non avete mai considerato.

    Produttori di autoveicoli e correlati

    Questa una lista di brand che costruiscono autoveicoli, camion e veicoli in generale

    MarchioTicket
    Aston MartinLON:AML
    Audi GroupFRA:NSU
    BMWETR:BMW
    Daimler (Mercedes)ETR:DAI
    FerrariBIT:RACE
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA
    FordNYSE:F
    General MotorsNYSE:GM
    HondaTYO:7267
    Hyundai Motor CoKRX:005380
    IsuzuTYO:7202
    Kia MotorsKRX:000270
    Li Auto IncNASDAQ:LI
    Lordstown MotorsNASDAQ:RIDE
    Mahindra & MahindraNSE:M&M
    MazdaTYO:7261
    Mitsubishi MotorsTYO:7211
    NikolaNASDAQ:NKLA
    NioNYSE:NIO
    NissanTYO:7201
    Peugeot PSAEPA:UG
    PiaggioBIT:PIA
    PorscheETR:PAH3
    RenaultEPA:RNO
    Rolls-RoyceLON:RR
    SsangYong MotorKRX:003620
    Subaru CorporationTYO:7270
    SuzukiTYO:7269
    TataNSE:TATAMOTORS
    TeslaNASDAQ:TSLA
    ToyotaNYSE:TM
    VolkswagenETR:VOW3
    VolvoSTO:VOLV-B
    XpengNYSE:XPEV
    Produttori di Autoveicoli e correlati

    Aziende del settore autoveicoli

    Quella che segue, invece, è una lista di aziende che sono nella filiera della produzione o vendita di autoveicoli e correlati.

    Nella lista troviamo dai produttori di gomme (Pirelli, Continental, Michelin, ecc) a conglomerati che possiedono più marchi (per esempio EXOR, oppure Traton SE che vende camion MAN e altri veicoli).

    In questa lista sono presenti anche aziende che producono componentistiche in generale, soprattutto per il mercato elettrico e meccanico.

    AziendaTicker
    ContinentalETR:CON
    Cooper TireNYSE:CTB
    ExorBIT:EXO
    Gestamp AutomocionBME:GEST
    Goodyear TireNASDAQ:GT
    MichelinEPA:ML
    Navistar InternationalNYSE:NAV
    Nokian TyresHEL:TYRES
    Oshkosh CorporationNYSE:OSK
    PaccarNASDAQ:PCAR
    PininfarinaBIT:PINF
    PirelliBIT:PIRC
    SAIC MotorSHA:600104
    Traton SEETR:8TRA
    VeoneerNYSE:VNE
    Workhorse GroupNASDAQ:WKHS
    Aziende nella filiera della produzione e vendita di veicoli

    Le azioni automobilistiche fanno per voi?

    I titoli automobilistici possono contribuire in modo importante al vostro portafoglio di investimenti. Poiché salgono e scendono con la fiducia dei consumatori, possono essere utili indicatori del fatto che i problemi economici (o una ripresa) potrebbero essere in arrivo.

    Per la loro stessa natura, quindi, hanno dei movimenti molto ampi in concomitanza con il ciclo economico di interi Paesi o, addirittura, mondiali. Per questo motivo sono strumenti che possono far variare di tanto il capitale e dovrebbero essere trattate solo da chi ha una buona propensione al rischio.

  • Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Elezioni americane, come seguirle e come guadagnarne

    Oggi è il grande giorno in America, infatti i 328 milioni di abitanti americani sono chiamati alle urne per decidere chi sarà il futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

    Appare evidente, per il potere posto in mano a questa figura, che questa è una scelta che travalica i confini americani e interessa direttamente tutto il mondo.

    I due principali sfidanti sono l’attuale presidente Donald Trump e il candidato democratico Joe Biden.

    A onor del vero, oltre a Repubblicani e Democratici, esistono anche altri partiti, con relativi candidati. Qui una breve lista, ovviamente puramente indicativa poiché è praticamente impossibile che alcuno di essi abbia la benché minima possibilità di guadagnare anche solo uno Stato:

    • Partito Libertario: Jo Jorgensen
    • Partito Verde: Howie Hawkins
    • Partito della Costituzione: Don Blankenship
    • Vari partiti attivisti sulle libertà: Gloria La Riva
    • Partito proibizionista: Phil Collins
    • Partito dell’Alleanza: Rocky De La Fuente
    • Pane e Rose: Jerome Segal
    • Partito della Marijuana libera: Rudy Reyes
    • Partito dell’Unità d’America: Bill Hammons
    • Partito della Solidarietà: Brian T. Carroll
    • Birthday Party: Kanye West (sì, proprio il cantante)

    Come seguire le elezioni americane

    Partiamo dalla cosa più semplice, cioè come seguire le elezioni americane in Italia.

    Innanzitutto gli orari: si voterà oggi, 3 novembre 2020, con l’inizio dello spoglio nella serata italiana. Al solito tutte le emittenti faranno dei talk show e dei programmi di approfondimento.

    Negli ultimi anni, in particolare, molto seguite le #maratonamentana con Enrico Mentana in diretta da mezzanotte su La7 e gli approfondimenti di SkyTG24, anche esso in diretta dalla sera di martedì 3 novembre.

    Probabilmente un’idea di vincitore l’avremo intorno alle 4/5 di mattina (orario italiano) con l’arrivo degli Stati chiave.

    Le idee economiche di Biden e di Trump

    Cerchiamo quindi di capire quali sono le idee economiche che metteranno in campo i due leader in caso di vittoria.

    Idee economiche Trump

    L’abbiamo già visto grazie al primo mandato: il presidente Donald Trump punta a una politica protezionistica, con la difesa delle aziende americane, sia sul territorio nazionale che internazionale.

    Un chiaro esempio è la guerra dei dazi fatta partire con la Cina.

    Inoltre Donald Trump prosegue una guerra fiscale per tutelare la ricchezza, con la tutela dei redditi più alti.

    Dal punto di vista ambientale, Trump reputa l’evoluzione climatica come un intoppo da ignorare. Quindi largo spazio ad aziende che producono energia attraverso carburanti fossili, a discapito dell’onda green che sta investendo il mondo intero.

    Idee economiche Biden

    Al contrario, Biden è un democratico di vera sinistra, quindi riprenderebbe in mano l’idea di Obama, con largo spazio alla salute alla portata di tutti, con forti investimenti nello sviluppo di infrastrutture nel Paese e con un’accelerazione importante sulle tematiche ambientali.

    Durante la campagna elettorale il leader democratico ha promesso 2 mila miliardi per investimenti nell’energia green.

    Probabilmente non terminerebbe la guerra contro le altre nazioni per il diritto americano di tutelare le proprie aziende, ma certamente non arriverà ad avere posizioni oltranziste come Trump.

    In caso di vittoria di Donald Trump

    Lasciando da parte i partiti piccoli che obiettivamente non hanno alcuna possibilità di vincere, cerchiamo di analizzare cosa potrebbe succedere in borsa in caso di vittoria di uno o dell’altro candidato.

    Iniziamo con il Partito Repubblicano che vede Donald Trump come candidato, quindi sarebbe una conferma per ulteriori 4 anni dell’attuale presidenza.

    Settore energia con Trump

    In caso di vittoria di Trump il settore energetico avrebbe una ulteriore spinta verso le energie old style. Quindi nessun nuovo investimento sulla green economy ma spinta sulla old economy, con i produttori petroliferi che ne avrebbero un gran vantaggio.

    In questo caso potremmo vedere titoli come BP, Royal Dutch Shell, ExxonMobil, Total ed Equinor, ma anche la nostra ENI, pronte a esultare.

    Tutte aziende che hanno già dichiarato di voler puntare al green per il futuro ma che a oggi hanno la maggior parte della loro produzione ancora legata a energia non rinnovabile.

    Settore automobilistico con Trump

    Per le case europee sarebbe un disastro la vittoria di Trump alle imminenti elezioni, ciò perché il tycon ha più volta messo nel mirino proprio i produttori auto del vecchio continente, a suo dire poiché farebbero svalutare il mercato dei produttori americani.

    Particolarmente esposte sul mercato a stelle e strisce ci sono: Daimler, FCA, Michelin, Pirelli. Stesso discorso anche per i marchi asiatici, con Honda e Nissan che potrebbero essere i più penalizzati.

    Ovviamente a guadagnarne, quantomeno per il mercato interno, sarebbero Ford e General Motors.

    Comparto lusso con Trump

    Donald Trump ha già dimostrato di non voler minimamente tassare i ricchi o comunque chi possiede molto denaro.

    Il mercato del lusso quindi fa ampiamente il tifo per l’attuale presidente, con marchi come Burberry, Salvatore Ferragamo, Nike, Brunello Cucinelli, Louis Vuitton, EssilorLuxottica, Adidas, Tod’s e Tiffany che potrebbero navigare meglio con Trump.

    In caso di vittoria di Joe Biden

    Di contro, gli stessi settori già analizzati per Trump, si ritroverebbero in situazione diametralmente opposta in caso di vittoria di Biden.

    Comparto energetico con Biden

    La promessa di 2 mila miliardi di incentivi sull’energia rinnovabile è una bella spinta per tutti i titoli del settore green.

    Per l’amministrazione Biden l’abbandono dell’energia attraverso combustibili fossili è una priorità.

    A guadagnarne potrebbero essere SMA Solar Technology AG, Vestas, Siemens Gamesa Renewable Energy, Nordex, Iberdrola, RWE, National Grid, oltre a quei brand che già sono avanti con la trasformazione del loro business, giusto per fare un nome abbiamo ERG in Italia oppure Snam che sta puntando forte sull’idrogeno.

    Con la vittoria del Partito Democratico e in particolare con i 2 mila miliardi, ci sarebbe uno tsunami di denaro in grado di arrivare anche ad aziende più modeste, come per esempio Nel, Ceres Power e ITM Power.

    Comparto auto con Biden

    Ovviamente a giovarne sarebbero i produttori europei, i quali vedrebbero cadere la spinta protezionistica nei confronti delle aziende a stelle e strisce.

    Al di là del protezionismo, i vantaggi green proposti da Biden investirebbero anche il mercato automobilistico, con Tesla sugli scudi.

    Ci sarebbe spazio anche per quella Volkswagen che recentemente ha messo sul piatto 60 miliardi per la trasformazione green della propria linea.

    Particolarmente avvantaggiati potrebbero essere anche i player del settore batterie, con Johnson Matthey, Umicore e Varta che potrebbero avere buoni spunti.

    Settore del lusso con Biden

    Biden vorrebbe creare un sistema fiscale più proporzionale e certamente andrebbe a intaccare i portafogli dei più facoltosi.

    Per questo motivo, in caso di vittoria del Partito Democratico, potrebbe vedere i player del comparto lusso perdere punti percentuali in borsa.

    Chi non ha influenze dalle elezioni americane?

    Ci sono dei settori che non propendono per una o per l’altra parte, si tratta di particolari mercati che, per fattori esterni o ciclici, non hanno particolare preferenza e che continuerebbero a macinare i loro fatturati.

    Settore edile

    Dopo una crisi come l’attuale, dovuta al Covid, l’espansione e la creazione di nuovi posti di lavoro deve necessariamente passare anche dal settore edile.

    Diventa quindi indifferente la vittoria di uno o dell’altro partito, poiché certamente questo settore verrà investito da liquidità necessaria per far ripartire l’economia di un’intera nazione. Lo stiamo già vedendo in Italia, dove il Governo è stato molto celere a creare bonus al 110% per inondare il mercato di liquidità.

    Aziende come per esempio Buzzi Unicem, HeidelbergCement e LafargeHolcim, piuttosto che Ashtead Group, CRH e Ferguson vedranno comunque incrementare i loro guadagni.

    Se vogliamo proprio fare una scommessa, il mercato delle illuminazioni a led potrebbe avere una spinta in caso di vittoria di Biden, sempre grazie ai 2 mila miliardi per investimenti green; quindi attenzione a Illumina, Signify, Schneider Electric, Legrand e Rexel.

    Comparto farmaceutico

    L’idea di Biden è quella di dare accesso a cure a tutti gli abitanti americani, quindi potenzialmente potrebbe arrivare a calmierare i prezzi di alcuni medicinali fondamentali.

    Trump all’opposto è sulla posizione di far pagare tutto il necessario ai contribuenti per sostenere le case farmaceutiche e indirettamente il lavoro delle stesse, soprattutto se queste case farmaceutiche sono americane.

    Letta così appare evidente come il settore farmaceutico dovrebbe fare il tifo per Trump, ma è anche vero che maggior persone che si possono permettere delle cure equivale ad avere maggiori clienti.

    Infine il particolare momento che stiamo vivendo e la crisi dovuta al Covid farà sì che queste posizioni siano fortemente calmierate, quindi sostanzialmente, nell’arco dei prossimi 4 anni, difficilmente ci sarà una differenza dovuta al vincitore di queste elezioni.

    Tra le aziende che potrebbero avvantaggiarsi ci sono certamente AstraZeneca, Novartis, Roche Holding e Novo Nordisk.

    Settore bancario e finanziario

    Come al solito il mercato teme solo l’incertezza e se questa non dovesse verificarsi, se quindi avremo un vincitore chiaro e incontestabile, il settore bancario e finanziario si adatterà velocemente alla nuova corrente.

    C’è giusto un accento che potrebbe cambiare e cioè il fatto che Biden potrebbe voler maggiormente regolamentare il mercato, oltre ad aggiungere qualche tassa per sostenere altre iniziative più popolari.

    Trump di contro è molto liberale e lascia che sia il mercato stesso ad autoregolamentarsi.

    Comunque, per sua natura stessa, il mercato finanziario si adatta e quindi nel medio periodo cambia veramente poco il colore dell’amministrazione americana. L’abbiamo già visto quattro anni fa, quando la vittoria di Trump sembrava la sciagura peggiore che potesse accadere: sappiamo che a distanza di 4 anni i mercati si sono adeguati.

    Al di là delle banche americane, guardando al vecchio continente le banche maggiormente esposte in america sono: BNP Paribas, Banco Santander, Barclays e BBVA.

    Comparto Tech

    Esiste veramente qualcuno in grado di bloccare l’avanzata dei big tech? C’è da scommettere che qualsiasi sia il colore del partito vincitore delle elezioni americane del 2020, i big tecnologici avanzeranno senza problemi.

    Ciò è certamente dovuto alla natura innovativa di tali aziende ma anche al fatto che il business è così distribuito in tutto il mondo che difficilmente il governo di una sola nazione sarà in grado di cambiare le sorti di aziende come Apple, Microsoft, Amazon, Google ecc.

    Anche qui, su questo comparto, l’unica nota di differenza si potrebbe avere con la vittoria di Biden e successiva apertura a mercati internazionali. In tal caso aziende di semiconduttori (STMicroelectronics e/o Infineon Technologies) oppure aziende legate alla domotica e al green potrebbero avere dei vantaggi consistenti (esempio Home Depot). Vantaggio che si potrebbe estendere anche ad aziende asiatiche che sono state messe al bando ultimamente, come per esempio Huawei.

  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Chiunque sia interessato al mercato azionario, agli investimenti o alle questioni di denaro ha probabilmente incontrato le scelte azionarie di Warren Buffett, i consigli o i racconti leggendari dell’oracolo di Omaha.

    È il più grande investitore vivente e, a differenza di molti miliardari, è disposto a insegnarci a pescare finanziariamente.

    Ma con così tante cose in giro, è difficile restringere il campo all’essenziale Buffett.

    Questo è il nostro obiettivo. Sia che vogliate un elenco delle azioni preferite di Buffett, i bassifondi delle sue tecniche di investimento, o qualche lettura avanzata, è qui che lo troverete.

    Come investire come Warren Buffett

    Buffett ha acquistato le sue prime azioni all’età di 11 anni utilizzando le informazioni disponibili per qualsiasi altro investitore. Ora, ben ottantenne, è ancora in attività.

    Oggi acquista aziende per la sua società, Berkshire Hathaway, e può concludere l’affare esotico qua e là. Ma Buffett e il suo team gestiscono oltre 200 miliardi di dollari (in crescita) in azioni di società pubbliche.

    Come fa? Passando una notevole quantità di tempo a leggere esattamente quello che possiamo anche noi: 10-Ks, registrazioni SEC e trascrizioni di probabili guadagni.

    Una delle differenze chiave, tra lui e la maggior parte di noi, è la sua incredibile attenzione. È come se stesse correndo sia uno sprint che una maratona. Si impara molto leggendo il rapporto annuale di un’azienda, ma cosa succede se lo si fa su un’azienda per più di 20, 30, 40, 50 anni consecutivi? E per tutti i suoi concorrenti? E per le aziende di settori completamente diversi, anche quelle in cui non sareste mai interessati ad investire?

    Pochi di noi iniziano abbastanza presto e hanno il livello di attenzione costante per diventare il prossimo Warren Buffett, ma ognuno di noi ha la possibilità di diventare un investitore migliore ascoltando questi sette principi:

    1. Investite in quello che sapete;
    2. Imparare le basi dell’investimento di valore;
    3. Identificare le scorte a basso costo;
    4. Trova aziende che resistono alla prova del tempo;
    5. Investire in una buona gestione;
    6. Sii aggressivo nei momenti difficili;
    7. Mantenere una mentalità a lungo termine

    Le ultime scelte di stock di Warren Buffett

    Quando sei il più rinomato stock picker del mondo, tutti vogliono il tuo ultimo consiglio. Per quanto Buffett condivida la sapienza, la sua saggezza è la madre delle sue prossime mosse. Ci sono molte ragioni per tenere nascosto ciò che pensa, tra cui il fatto che se ce lo dicesse, un mucchio di persone si ammasserebbero nell’azienda e lui otterrebbe un prezzo delle azioni peggiore.

    Ma fortunatamente per noi, la Securities and Exchange Commission richiede ai gestori degli investimenti delle dimensioni di Berkshire Hathaway di rivelare le loro mosse azionarie in un 13F trimestrale.

    Nell’ambito della pianificazione della successione, Buffett ha ceduto sempre più quote del portafoglio a Todd Combs e Ted Weschler, ma ne controlla ancora la maggior parte e rappresenta le mosse più importanti.

    Le prime 10 partecipazioni azionarie di Buffett

    Mentre il trimestrale di Berkshire Hathaway compra e vende mostra le sue ultime mosse, è bene fare un passo indietro e vedere quali sono le partecipazioni più grandi:

    TitoloTicketValore
    (in milioni di $)
    AppleAAPL62.340
    Bank of AmericaBAC19.638
    Coca CocaKO17.700
    America ExpressAXP12.979
    Wells Fargo & Co.WFC9.276
    Kraft Heinz CompanyKHC8.056
    Moody’s Corp.MCO5.218
    JPMorgan Chase & Co.JPM5.196
    U.S. BancorpUSB4.563
    DaVita HealthCare Partners Inc.DVA2.898
    Bank of New York Mellon Corp.BK2.686
    Charter Communications, Inc.CHTR2.368
    VeriSign, Inc.VRSN2.308
    Delta Air Lines, Inc.DAL2.051
    Southwest Airlines Co.LUV1.910
    VISA IncV1.702
    General Motors CompanyGM1.552
    Costco Wholesale Corp.COST1.236
    MasterCard IncorporatedMA1.192
    Amazon.com, Inc.AMZN1.040
    Le 20 maggior aziende detenute da Warren Buffett risultanti dall’ultimo 13F del 31 Marzo

    Alcune cose che saltano fuori:

    • Sono aziende enormi. Il successo e la ricchezza di Buffett gli impediscono di muovere l’ago acquistando azioni di società a piccola o media capitalizzazione.
    • La presenza di banche o finanziarie è in eccesso
    • Le altre, per la maggiore, sono grandi marchi di consumo

    Le citazioni di Warren Buffett

    Al di là della sua performance, una delle ragioni per cui è così famoso è che preferisce la franchezza al gergo.

    Se si chiedesse di uno dei grandi rischi dei derivati, una testa parlante nelle notizie finanziarie probabilmente parlerebbe del rischio di controparte e di strumenti complessi come i collateralized debt obligations. Nel frattempo, Buffett non ha paura di diventare creativo:

    “I derivati sono come il sesso. Il problema non è con chi andiamo a letto noi, ma con chi vanno a letto loro”.

    Warren Buffett

    Le strategie dei dividendi di Warren Buffett

    Se date un’occhiata alle 20 migliori azioni di Buffett, potreste notare che ognuna di esse paga un dividendo.

    Nel frattempo, si può anche notare che la società gestita da Buffett, Berkshire Hathaway, non paga un dividendo.

    Chiaramente, c’è qualche sfumatura nel pensiero di Buffett sui dividendi…

    L’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Ogni anno, circa 40.000 persone partecipano all’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway, alias Woodstock for Capitalists.

    E’ piuttosto sorprendente che una conferenza di investimento faccia arrivare tante persone quante sono le persone che si presentano come un grande evento sportivo. A Omaha, in Nebraska, nientemeno. E questo senza contare le persone che guardano il livestream.

    Al centro dell’incontro annuale c’è Warren Buffett e il suo partner Charlie Munger sul palco per alcune ore a rispondere a tutte le domande di un gruppo selezionato di stimati giornalisti e a tutti i partecipanti che arrivano abbastanza presto per fare la fila ai microfoni.

    Esteso, è un intero fine settimana di festeggiamenti, tra cui lo shopping presso i venditori legati al Berkshire che espongono al CHI Health Center, un picnic al Nebraska Furniture Mart, una gara di 5 km, una serata di bistecche per gli azionisti al Gorat’s (uno dei ristoranti preferiti da Warren), ecc.

    La lettera annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Forse un modo ancora migliore per ottenere la saggezza distillata di Buffett rispetto al viaggio a Omaha è leggere la sua missiva annuale agli azionisti. Ogni edizione offre sia approfondimenti specifici sull’attività del Berkshire sia approfondimenti generali sugli investimenti.

    È possibile accedervi sul sito web di Berkshire.

    I 5 migliori libri su Warren Buffett

    Anche Buffett ha scritto molto, ma su di lui è stato scritto molto di più. Se state cercando di approfondire le sue strategie o semplicemente ciò che lo fa ticchettare, iniziate con questi cinque:

    • Buffett: The Making of an American Capitalist, di Roger Lowenstein
    • The Warren Buffett Way, di Robert G. Hagstrom
    • Il CEO di Warren Buffett, di Robert P. Miles
    • La Palla di Neve: Warren Buffett e il business della vita, di Alice Schroeder
    • Toccare Dancing to Work: Warren Buffett su Praticamente tutto, 1966-2013, di Carol J. Loomis

    Qual è il patrimonio netto di Warren Buffett?

    Oltre 80 miliardi di dollari. A seconda dei giorni, è la terza persona più ricca del mondo dietro a Jeff Bezos (e alla famiglia) e Bill Gates. E questo dopo aver deciso, nel 2006, di iniziare a dare in beneficenza il 99% della sua ricchezza (e tutte le sue azioni del Berkshire Hathaway) durante la sua vita o alla sua morte. Ha già dato via decine di miliardi di dollari.

    Dove è andato a scuola?

    Come studente universitario, ha frequentato Wharton alla University of Pennsylvania prima di trasferirsi alla University of Nebraska. Per la scuola di specializzazione, ha frequentato la Columbia Business School.

    Quali investitori lo hanno influenzato?

    Buffett ha detto che il suo stile di investimento è “85% Graham e 15% Fisher”.

    Graham è Benjamin Graham, “Il padre dell’investimento di valore”. Ha scritto The Intelligent Investor e ha scritto insieme a David Dodd Analisi della sicurezza. È stato per un po’ il professore e mentore di Buffett alla Columbia Business School e il suo capo.

    Fisher è Philip Fisher, un pioniere dell’investimento per la crescita e autore di azioni comuni e profitti non comuni.

    Mentre Graham e Fisher erano gli eroi degli investimenti di Buffett, il suo partner commerciale Charlie Munger è stato probabilmente la sua più forte influenza tra pari.

  • Cosa è la lista Fortune 500

    Cosa è la lista Fortune 500

    La rivista Fortune 500 è la lista annuale di 500 delle più grandi aziende statunitensi classificate per fatturato totale per i rispettivi anni fiscali. L’elenco è compilato utilizzando i dati più recenti relativi alle entrate e comprende sia le aziende pubbliche che quelle private con dati sulle entrate pubblicamente disponibili. Essere un’azienda Fortune 500 è ampiamente considerato un marchio di prestigio.

    Le basi di Fortune 500

    Il sondaggio Fortune 500 include società che sono costituite e operano negli Stati Uniti e presentano i rendiconti finanziari ad agenzie governative, sia quotate in borsa che private. Sono escluse le società private che non presentano il bilancio ad agenzie governative, le società straniere, le società statunitensi consolidate da altre società e le società che trascurano di presentare un bilancio completo per almeno tre trimestri dell’anno fiscale in corso.

    A partire dal 2019, le società sono classificate in base alle entrate totali per i rispettivi anni fiscali, come indicato nei loro 10.000 rendiconti finanziari.

    Nel corso della sua storia, più di 1.800 società americane sono state inserite nella lista Fortune 500. La lista è cambiata radicalmente rispetto alla prima Fortune 500 pubblicata nel 1955. Fusioni e acquisizioni, cambiamenti nella produzione e fallimenti hanno tolto le aziende dalla lista. L’impatto di una recessione può anche eliminare più aziende da singoli settori. La lista di Fortune 500 può spesso essere un segno rivelatore di quanto sia forte l’economia o se c’è stata una ripresa economica dopo anni di scarsa performance.

    Le aziende Fortune 500 rappresentano, tutte insieme, i due terzi del PIL degli Stati Uniti con 12,8 trilioni di dollari di ricavi, 1,0 trilioni di dollari di profitti e 21,6 trilioni di dollari di valore di mercato. Diventa facile capire perché questa lista ha tutta questa importanza.

    La storia di Fortune 500

    Nel 1955 è stata pubblicata la prima lista Fortune 500. L’idea della lista venne a Edgar P. Smith, assistente del direttore della rivista Fortune. L’idea di Smith decollò e fornì le basi per la popolare lista annuale.

    Le liste originali di Fortune 500 contenevano solo aziende che erano nei settori manifatturiero, minerario ed energetico, limitando l’inclusione di molte grandi aziende. Nella lista originale Fortune 500 del 1955, General Motors (GM) era la prima azienda con un fatturato annuo di 9,8 miliardi di dollari. Per ottenere un posto nella lista, un’azienda doveva produrre 49,7 milioni di dollari di entrate annuali.

    Il grande cambiamento del 1994

    Nel 1994, il Fortune 500 ha subito il suo più grande cambiamento. Il nuovo elenco ha continuato a includere aziende dei settori manifatturiero, minerario ed energetico originari, ma per la prima volta ha incluso anche società di servizi.

    Questo cambiamento nel 1994 ha avuto un forte impatto sulla lista di Fortune 500 per il futuro. Ad esempio, in quell’anno, le società di servizi costituivano 291 delle 500 voci. Tre delle nuove società di servizi incluse per la prima volta sono addirittura entrate nella top 10 della Fortune 500. Wal-Mart era la numero 4, AT&T la numero 5 e Sears Roebuck & Co. la numero 9. Wal-Mart ha trascorso diversi anni al numero 1, una posizione che non avrebbe occupato se questo cambiamento non si fosse verificato.

    I primati di Fortune 500

    Oltre a classificare i più redditizi, la lista identifica i suoi nuovi arrivati, i più grandi datori di lavoro e i salti più grandi. Sul sito web di Fortune, gli utenti possono filtrare i risultati in molti modi, ad esempio identificando le aziende con CEO donne, i fondatori come CEO, la forte crescita dei posti di lavoro, così come molte altre metriche.

    La classifica Fortune 500 del 2019

    Queste le prime 10 aziende del 2019, tanti i nomi uguali a quella del 2018:

    Pos.AziendaFatturato
    (in mlrd di $)
    1WalMart514,4
    2Exxon Mobil290,2
    3Apple265,6
    4Berkshire Hathaway247,8
    5Amazon.com232,8
    6UnitedHealth Group226,2
    7McKesson208,3
    8CVS Health194,6
    9AT&T170,7
    10AmerisourceBergen167,9
    Classifica Fortune 500 del 2019

    Classifica Fortune 500 del 2018

    Questa che segue è la top ten delle aziende americane del 2018:

    Pos.AziendaFatturato
    (in mlrd di $)
    1WalMart500,3
    2Exxon Mobil244,3
    3Berkshire Hathaway242,1
    4Apple229,2
    5UnitedHealth Group201,1
    6McKesson198,5
    7CVS Health184,7
    8Amazon.com177,8
    9At&T160,5
    10General Motors157,3
    Classifica Fortune 500 del 2018
  • Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.

    Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.

    L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.

    I titoli azionari nell’S&P 100

    I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.

    Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:

    TickerAziendaMarket CapP/EDiv. Yield
    AAPLApple Inc1.673.443.32830,660,84%
    MSFTMicrosoft Corp1.546.415.10436,760,98%
    AMZNAmazon.com Inc1.496.278.016143,760,00%
    GOOGAlphabet Cl C1.036.215.68030,550,00%
    GOOGLAlphabet Cl A1.034.113.21630,610,00%
    FBFacebook Inc686.434.11232,920,00%
    BRK.BBerkshire Hathaway Cl B464.160.96019,190,00%
    JNJJohnson & Johnson393.213.15216,702,72%
    VVisa Inc376.066.46434,540,61%
    WMTWal-Mart Stores374.615.39226,451,64%
    PGProcter & Gamble Company308.861.24824,602,54%
    JPMJP Morgan Chase & Company304.732.76813,463,61%
    MAMastercard Inc300.469.28039,040,52%
    UNHUnitedhealth Group Inc291.294.91216,331,64%
    HDHome Depot277.570.94425,632,33%
    INTCIntel Corp250.398.75210,832,24%
    NVDANvidia Corp249.314.86475,900,16%
    NFLXNetflix Inc231.948.224105,920,00%
    VZVerizon Communications Inc230.817.42411,314,47%
    TAT&T Inc218.294.5608,436,93%
    DISWalt Disney Company215.722.46426,571,46%
    BACBank of America Corp207.607.3609,352,93%
    ADBEAdobe Systems Inc204.476.40056,380,00%
    MRKMerck & Company200.413.63214,523,07%
    PYPLPaypal Holdings199.353.88877,860,00%
    KOCoca-Cola Company198.209.23221,683,53%
    PFEPfizer Inc197.752.08012,324,26%
    CSCOCisco Systems Inc193.296.70415,683,10%
    CMCSAComcast Corp A191.864.86413,672,19%
    XOMExxon Mobil Corp187.225.16818,997,80%
    PEPPepsico Inc185.758.51224,763,06%
    ORCLOracle Corp171.293.82416,181,70%
    ABTAbbott Laboratories170.516.65629,671,49%
    CRMSalesforce.com Inc167.144.512232,210,00%
    CVXChevron Corp164.966.27213,395,80%
    LLYEli Lilly and Company157.814.25625,611,79%
    TMOThermo Fisher Scientific Inc154.986.67231,490,22%
    NKENike Inc151.242.60853,850,99%
    AMGNAmgen Inc150.120.64016,412,53%
    ABBVAbbvie Inc147.556.04810,904,70%
    COSTCostco Wholesale144.056.03238,850,86%
    MCDMcDonald’s Corp141.959.71225,232,61%
    ACNAccenture Plc139.525.29628,761,46%
    BMYBristol-Myers Squibb Company134.222.76811,203,04%
    DHRDanaher Corp131.697.04840,240,38%
    NEENextera Energy131.358.60030,262,16%
    CHTRCharter Communicatio130.687.84865,250,00%
    MDTMedtronic Inc128.429.37621,172,39%
    TXNTexas Instruments121.311.23225,712,72%
    UNPUnion Pacific Corp120.018.32020,252,22%
    PMPhilip Morris International Inc117.329.74414,106,24%
    AMTAmerican Tower Corp114.142.43231,841,71%
    IBMInternational Business Machines110.107.4969,925,30%
    LOWLowe’s Companies107.776.68022,521,56%
    HONHoneywell International Inc107.438.89617,982,37%
    CCitigroup Inc107.129.8409,533,94%
    WFCWells Fargo & Company104.385.92021,138,05%
    UPSUnited Parcel Service103.236.83216,353,39%
    LMTLockheed Martin Corp102.605.56016,552,63%
    QCOMQualcomm Inc102.593.43234,922,81%
    BABoeing Company100.844.880552,760,00%
    GILDGilead Sciences Inc96.135.15212,463,55%
    MMM3M Company92.318.95217,923,69%
    BLKBlackrock87.460.38419,952,55%
    SBUXStarbucks Corp86.909.84029,192,17%
    CVSCVS Corp84.947.8408,763,10%
    MSMorgan Stanley82.942.52811,092,73%
    AXPAmerican Express Company77.534.80811,931,77%
    MOAltria Group77.085.1049,568,20%
    MDLZMondelez Intl Inc76.003.29620,942,17%
    CATCaterpillar Inc74.994.08014,232,98%
    GSGoldman Sachs Group73.822.22411,512,31%
    BKNGBooking Holdings Inc71.497.84018,740,00%
    CLColgate-Palmolive Company64.222.47225,672,36%
    GEGeneral Electric Company61.667.00012,310,56%
    TGTTarget Corp60.976.82822,282,17%
    DUKDuke Energy Corp59.574.53616,224,70%
    SOSouthern Company56.803.55616,624,83%
    USBU.S. Bancorp56.576.21611,204,46%
    RTXRaytheon Technologies Corp.54.022.4607,743,02%
    BIIBBiogen Inc45.617.2967,900,00%
    COPConocophillips44.602.15613,694,04%
    FDXFedex Corp43.393.62816,971,61%
    GDGeneral Dynamics Corp42.602.32012,303,02%
    KHCKraft Heinz Company42.031.05611,974,83%
    DDDu Pont De.Nemours Inc40.197.40014,752,19%
    GMGeneral Motors Company38.424.3926,675,65%
    EMREmerson Electric Company37.724.56817,823,14%
    EXCExelon Corp37.085.97211,824,02%
    WBAWalgreens Boots Alliance35.831.1807,904,50%
    METMetlife Inc35.150.9206,224,76%
    KMIKinder Morgan33.899.69215,917,02%
    BKBank of New York Mellon Corp32.531.1788,903,36%
    DOWDow Inc32.466.24213,806,46%
    COFCapital One Financial Corp28.848.44210,342,51%
    ALLAllstate Corp28.776.1667,712,40%
    AIGAmerican International Group28.043.63610,154,03%
    FFord Motor Company27.282.48812,250,00%
    SLBSchlumberger N.V.26.118.64013,312,65%
    SPGSimon Property Group20.155.8645,657,81%
    OXYOccidental Petroleum Corp15.309.30666,080,23%
    Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020

    Storia del S&P100

    L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.

    Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.

    La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.

    Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.

  • Chi sono i principali competitor di Tesla?

    Chi sono i principali competitor di Tesla?

    Tesla Motor Inc. (TSLA) è un’azienda americana di progettazione, sviluppo, produzione e distribuzione di auto elettriche e treni elettrici, guidata dall’amministratore delegato e dall’imprenditore seriale Elon Musk. La società è stata fondata nel 2003 e ha sede a Palo Alto, California.

    Si occupa anche di fornire servizi ad altre aziende automobilistiche per raggiungere questi obiettivi, ad esempio, vendendo la sua tecnologia delle batterie.

    Tesla ha due segmenti di ricavi primari: le vendite di autoveicoli e i servizi di sviluppo. Le vendite automobilistiche rappresentano la parte del leone delle entrate.

    Tra i principali concorrenti di Tesla vi sono le aziende automobilistiche tradizionali, come ad esempio:

    • Ford Motor Company (F), la multinazionale automobilistica fondata nel 1903.
    • General Motors (GM), la casa automobilistica statunitense fondata nel 1908.
    • Honda Motor Company (HMC), la multinazionale automobilistica fondata nel 1948
    • Toyota Motor Corp. (TM), una multinazionale del settore automobilistico

    Le aziende automobilistiche tradizionali stanno continuamente aumentando la loro offerta di auto ibride a benzina ed elettriche e di veicoli elettrici puri, come la Chevy Volt e la Nissan Leaf. Tuttavia, le auto Tesla portano con sé una certa cache di alto livello che non è stata ancora riprodotta dalle case automobilistiche storiche.

    Ma questo sta cambiando rapidamente, poiché sempre più aziende automobilistiche si stanno impegnando nello sviluppo e nella produzione di auto elettriche, tra cui BMW, Fiat Chrysler, Ford, Hyundai, Jaguar & Land Rover, Kia, Mazda, Mercedes-Benz, Mitsubishi, Nissan, Subaru, Volkswagen e Volvo.

    Nissan e Volkswagen hanno a lungo offerto opzioni relativamente poco costose per le EV, con Nissan che ha la Leaf e Volkswagen che offre il suo E-Golf; inoltre la casa tedesca sta affrontando il mercato elettrico con Audi, che è decisamente una concorrente all’altezza di Tesla.

    Fiat Chrysler ha appena fatto uscire sul mercato la 500 elettrica, che non compete direttamente con le auto Tesla, ma è un primo segnale da parte del produttore Italo-Americano.

    Tuttavia, quando si tratta di veicoli elettrici di fascia alta, Tesla governa.

    US News classifica i primi 5 veicoli elettrici di lusso di lusso, dove le auto Tesla hanno preso il no. 1 e n. 2:

    1. Tesla Modello S
    2. Tesla Modello 3
    3. Porsche Taycan
    4. Lexus ES Hybrid
    5. BWI i3

    Porsche ha un brand molto riconoscibile, noto per le auto sportive di alta qualità, e afferma che la sua stazione di ricarica è la più veloce del mondo, e la sua Taycan va da 0 a 60 miglia all’ora in 3,5 secondi. La BWI i3 è invece una due volumi con tetto alto, ma ha lo stesso riconoscimento del nome di alta gamma che porta Porsche.

    Tesla commercializza e vende le sue auto attraverso la propria rete di negozi al dettaglio situati in Nord America, Europa e Asia. Per l’intero anno fiscale 2019, l’azienda ha registrato un fatturato lordo di 24,57 miliardi di dollari. Tesla ha una capitalizzazione di mercato di 88 miliardi di dollari ma a differenza di tanti competitor non paga un dividendo.

    Tesla non è rimasta redditizia nonostante l’elevata domanda per le sue auto elettriche e la rapida espansione (l’azienda ha anche investito molto nelle sue infrastrutture, con la costruzione della sua nuova Gigafactory a Reno, Nev).

    “Dato che Tesla non ha mai realizzato un profitto annuale in quasi 15 anni dalla sua esistenza, il profitto non è ovviamente ciò che ci motiva”, scriveva Elon Musk nel 2018.