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Auto elettriche e quote verdi
Tesla e il problema green regulatory credits (delle altre)

Se a 1.000 persone chiedessimo cosa produce Tesla, il 90% di loro risponderebbe auto, forse un 10% risponderebbe auto e batterie.

Se alle stesse 1.000 persone chiedessimo con cosa fa utili Tesla, probabilmente il 100% darebbe la stessa risposta della domanda precedente. Però sarebbero tutti in errore, almeno in parte.

Basta andare a pagina 5 di una qualsiasi presentazione dei conti di Tesla per scoprire che la casa che produce veicoli elettrici (e batterie) non fa utili con le auto (né con le batterie) ma bensì con un prodotto che, potenzialmente, è molto più durevole: regulatory credits.

Cosa sono i regulatory credits (o quote verdi)

Tutte le aree del mondo industrializzate, per limitare l’inquinamento e provare a entrare, entro le date che si sono date come deadline, in un momento storico in cui le emissioni di Co2 non saranno più un problema, hanno imposto dei limiti alle case automobilistiche.

Significa che ogni casa automobilistica ha un limite massimo di emissioni che può effettuare, attraverso la propria attività o con i veicoli che vende. Queste regole vennero imposte a metà anni ’10 per far fronte (e dare una risposta sensata) agli scandali DiegalGate che colpirono quasi tutti i produttori di veicoli (con Volkswagen in testa).

Da questo punto di vista, Tesla, producendo auto elettriche, è in una botte di ferro. Lo stesso però non si può dire delle sue competitor, soprattutto in alcuni casi dove le emissioni sono decisamene alte.

Cosa può fare chi non si adegua velocemente?

La domanda nasce spontanea: chi non si adegua velocemente cosa rischia? Multe salate, molto salate. Ne sa qualcosa Volkswagen che rischia una multa fino a 100 milioni dalla Comunità Europea per le emissioni del 2020. Fatto conosciuto alla casa automobilistica che infatti è corsa ai ripari destinando fino a 200 milioni di euro a riserva per eventuali problematiche su questo genere.

Come fare per evitare le multe? Semplice, acquistare quote verdi ed è qui che entra in scena Tesla.

Sì, perché le case automobilistiche meno inquinanti, spesso, hanno più “certificati” di quelli che sono necessari alla loro produzione e possono decidere di venderle ad altre case automobilistiche.

Così, nel 2019, FCA e GM hanno deciso di mettere mano al portafoglio acquistando, proprio da Tesla, i regulatory credits. Con cifre di tutto rispetto, considerando che la sola FCA ha pagato 1,27 miliardi di dollari a Tesla.

Impattano dei regulatory credits sui conti di Tesla

A questo punto la domanda cardine è: quanto le quote verdi influenzano i conti di Tesla?

Non si tratta di dati segreti e quindi proviamo a dare risposta in questa tabella:

20162017201820192020
Ricavi7.00011.75921.46124.57831.536
Utile(675)(1.962)(976)(862)721
Regulatory Credits3023604195941.580
Utile senza Quote verdi(977)(2.322)(1.395)(1.456)(859)
Dati di bilancio di Tesla

Come possiamo vedere, se non fosse per l’attività di vendita di quote verdi, che ha un impatto quasi zero sui costi, Tesla non avrebbe ancora raggiunto l’utile, nemmeno nel 2020, primo anno in cui, invece, registra un risultato maggiore a zero.

Quindi, la sola produzione e vendita di auto (e di batterie) è un business ancora in perdita per Tesla; ciò che permette a Tesla di iniziare a prosperare è proprio la vendita di quote verdi.

Quanto potranno crescere questi introiti?

La domanda successiva riguarda la sostenibilità di questi introiti, perché se è vero (come è vero) che le case automobilistiche stanno producendo veicoli elettrici per abbassare il loro inquinamento, si arriverà presto ad avere un prosciugamento di questo introito.

Allo stesso tempo, però, si può immaginare che questo meccanismo possa essere esteso a tutti i mercati e non solo a quello automobilistico.

Non è un caso che Amazon si stia impegnando per abbattere il proprio peso sull’inquinamento, con ordini di veicoli commerciali elettrici, e dichiarandolo in uno spot che sta girando in questi giorni sulle TV italiane nel quale dichiara (sottolineandolo) che ha come obiettivo l’impatto zero entro il 2040.

Qualora questo tipo di compra/vendita di quote green venisse allargato a tutti i mercati, sarebbero migliaia le aziende “costrette” ad acquistare quote verdi da chi ne ha in abbondanza (pensiamo ad aziende che lavorano con le miniere, o a chi lavora con il petrolio).

Non è detto che ciò avvenga e se non dovesse essere allargato ad altri mercati è evidente che questo core business, per Tesla, è destinato a esaurirsi, con la necessità impellente di far fruttare il core business principale, cioè la vendita di auto (e di batterie).