Azione: Renault (EPA:RNO)

[pgtstock info RNO.PA]

Renault Logo

Renault, insieme a PSA, è una delle principali case automobilistiche francesi.

Presentazione del gruppo Renault

Il gruppo Renault, le cui origini risalgono al 1899, è una casa automobilistica francese presente in 118 Paesi e impiega oltre 127.000 persone.

Oltre al suo marchio storico, il gruppo comprende oggi i marchi Dacia e Renault Samsung Motors. Dal 1999 è collegata al produttore giapponese Nissan attraverso l’Alleanza Renault-Nissan.

Le sue azioni sono quotate nel comparto A di Euronext Paris e sono incluse nel calcolo del CAC40.

Storia del gruppo

Renault è stata fondata nel 1899 dai fratelli Louis, Marcel e Fernand Renault.

Questo costruttore, che si è rapidamente distinto per le sue innovazioni ed è diventato famoso per la sua partecipazione alle corse automobilistiche, è stato nazionalizzato dopo la seconda guerra mondiale con il nome di Régie Nationale des Usines Renault.

Dopo aver svolto un ruolo di “vetrina sociale” nella seconda metà del XX secolo, l’azienda viene privatizzata negli anni Novanta. È stata quotata in borsa nel 1994 e la privatizzazione è entrata in vigore nel 1996, dopo la vendita del 6% del suo capitale da parte dello Stato francese.

Nel 1999 il gruppo si è unito al produttore giapponese Nissan. L’Alleanza Renault-Nissan è un accordo di cooperazione che combina lo scambio di partecipazioni azionarie e la partnership industriale.

Per conquistare paesi a forte sviluppo economico, Renault ha investito anche in Avtoframos e nel gruppo coreano Samsung Motors, dando vita al marchio Renault Samsung Motors.

Attività del gruppo Renault

Il gruppo Renault è specializzato in autovetture e veicoli commerciali leggeri. Da oltre 10 anni, il marchio a forma di diamante è il marchio leader dei veicoli commerciali in Europa.

Oggi il gruppo ha 3 marchi: Renault, Dacia e Renault Samsung Motors.

Ha fabbriche e filiali in tutto il mondo. I suoi 5 mercati principali sono Francia, Brasile, Russia, Germania e Argentina.

Le vendite di veicoli rappresentano il 95% del fatturato e il restante 5% corrisponde a servizi (manutenzione, assistenza, ecc.) e finanziamenti.

Renault e fusione con FCA

Nel 2019 è oggetto di un’offerta di fusione carta contro carta da parte di FCA; operazione naufragata poiché lo Stato francese ha, sin da subito, mostrato molti dubbi, soprattutto per tutelare l’alleanza con Nissan.

A fronte di richieste di maggior tempo per valutare l’operazione e convincere Nissan, la controparte FCA ha abbandonato il tavolo facendo saltare qualsiasi possibile accordo.

Un’interruzione brusca e dolorosa per il management di Renault che ha visto susseguirsi brutti risultati dai trimestri successivi.

  • Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Azioni migliori e peggiori a una settimana dalla guerra

    Giovedì scorso, 24 febbraio 2022, Vladimir Putin ha deciso di invadere l’Ucraina, aprendo una guerra di conquista come non si vedevano da decenni in Europa. Una guerra assurda, condannata pesantemente da gran parte del globo (ma non da tutti).

    Mercoledì scorso, quindi, abbiamo vissuto l’ultimo giorno da nazioni in pace, benché, come avevamo anche scritto, i venti di guerra si potevano già percepire.

    In una settimana molto è successo: Putin probabilmente pensava in una guerra lampo e invece è impantanato in Ucraina; l’Europa ha scoperto che la fiducia posta nella Russia negli ultimi 20 anni probabilmente era mal riposta; sono partite le sanzioni nei confronti della Russia e della Bielorussia e ci siamo resi conto che certamente queste fanno male agli aggressori, ma anche a chi infligge queste pene; la borsa russa è chiusa da tre giorni, per evitare il degrado dell’economia russa, ma non è bastato poiché il rublo è crollato e l’inflazione prevista per la nazione dell’ex Unione Sovietica è alle stelle, a tal punto che la Banca Centrale russa ha portato il tasso di interesse al 20%.

    Come si sono comportate le azioni durante la guerra

    Ma tutto ciò è un riecheggiare di qualcosa che possiamo ancora percepire come lontano; benché ci sia una guerra alle porte dell’Europa, se il conflitto rimanesse circoscritto, in Europa dovremo solo comprendere come muoverci in futuro.

    Invece quello che è molto più vicino sono i movimenti dei titoli azionari sui nostri mercati. Andiamo quindi a vedere, una per una, quali sono stati i migliori e i peggiori titoli azionari dall’inizio della guerra, e quindi a una settimana dall’ultimo giorno di pace.

    Le peggiori azioni a Piazza Affari durante la Guerra in Ucraina

    Partiamo da casa nostra, quindi dal FTSE MIB e dalle azioni a media capitalizzazione, e guardiamo quelle che sono state le peggiori azioni durante la guerra.

    Azione% 1 settimana% inizio anno
    Maire Tecnimont (BIT:MT)-26,2%-31,9%
    Unicredit (BIT:UCG)-24,7%-21,8%
    Banco BPM (BIT:BAMI)-17,7%+8,9%
    BPER Banca (BIT:BPE)-17,7%-8,9%
    Banca Popolare di Sondrio (BIT:BPSO)-17,4%-10%
    Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)-14,2%+0,86%
    Iveco (BIT:IVG)-14,1%
    Buzzi Unicem (BIT:BZU)-13,6%-14,6%
    Telecom Italia (BIT:TIT)-13,3%-20,8%
    Mediobanca (BIT:MB)-12,8%-15%
    Pirelli (BIT:PIRC)-11,9%-19,1%
    Banca IFIS (BIT:IF)-11,7%+4,5%
    DoValue (BIT:DOV)-10,6%-13,6%
    BFF Bank (BIT:BFF)-10,3%-9%
    Banca Mediolanum (BIT:BMED)-10,3%-15,2%
    Le azioni di Piazza Affari peggiori a causa della Guerra in Ucraina

    Come possiamo vedere dalla lista, Maire Tecnimont è stata l’azienda più colpita, anche perché puntava alla Russia come mercato per l’espansione.

    A seguito del gruppo ingegneristico troviamo ben 5 banche, settore molto colpito a causa del blocco delle transazioni con Swift e poiché gli istituti di credito avevano molti interessi in Russia.

    Le migliori azioni a Piazza Affari nonostante la guerra

    Possiamo dire nonostante la guerra oppure, in qualche singolo caso, grazie alla guerra. Perché, ovviamente, all’interno di una crisi ci sarà sempre qualcuno che riuscirà a guadagnarci (e lo diciamo senza pregiudizi, è giusto così).

    Ecco quindi la lista delle azioni che hanno guadagnato valore durante la settimana di guerra.

    Azione% a 1 settimana% da inizio anno
    Leonardo (BIT:LDO)+24,7%+27%
    ERG (BIT:ERG)+18,7%-0,6%
    Alerion Clean Power (BIT:ARN)+17,5%+3,2%
    Fincantieri (BIT:FCT)+16,5%+4,8%
    Terna (BIT:TRN)+9,6%+3,2%
    Le migliori azioni a Piazza Affari durante la prima settimana di guerra

    Eccole quindi le aziende che, durante la prima settimana di guerra, hanno guadagnato di più a Piazza Affari.

    Potremmo dividere le aziende in due blocchi distinti: da un lato le azioni che hanno nel loro core business la difesa, ciò perché le nazioni stanno rivedendo le spese militari e quindi danno un’accelerata ai business di queste aziende; dall’altro lato la transizione energetica, infatti con il rischio di blocco del gas russo è fondamentale affrancarsi il prima possibile e, per farlo, l’unico modo è quello di investire su fonti di energia che siano il futuro, quindi l’energia green e, a tal proposito, vengono premiate le aziende più attive su questo tema nei mesi scorsi.

    Le peggiori azioni in Europa durante la guerra in Ucraina

    Allarghiamo quindi l’orizzonte e andiamo a guardare cosa sta succedendo nell’intera Europa. Vediamo quindi quelle che sono state le peggiori azioni nel Vecchio Continente durante questa prima settimana di guerra.

    Per evitare i Penny Stock abbiamo messo un limite alla capitalizzazione delle aziende, che devono valere almeno 1 miliardo.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Polymetal International
    (LON:POLY)
    -67%Cipro
    EVRAZ
    (LON:EVR)
    -63%UK
    Ferrexpo
    (LON:FXPO)
    -41%Svizzera
    Nokian Tyres
    (HEL:TYRES)
    -31%Finlandia
    Technip Energies
    (EPA:TE)
    -29%Francia
    Commerzbank
    (ETR:CBK)
    -25%Germania
    Uniper
    (FRA:UN01)
    -24,8%Germania
    Wizz Air Holdings
    (LON:WIZZ)
    -24,4%Svizzera
    Casino Guichard Perrachon
    (EPA:CO)
    -24,3%Francia
    ING Groep
    (AMS:INGA)
    -24,2%Olanda
    Mondi
    (LON:MNDI)
    -22,7%UK
    Valeo
    (EPA:FR)
    -22,2%Francia
    Rolls-Royce Holdings
    (LON:RR)
    -22%UK
    Deutsche Bank
    (ETR:DBK)
    -21,2%Germania
    Fortum
    (HEL:FORTUM)
    -20,8%Finlandia
    BNP Paribas
    (EPA:BNP)
    -19,3%Francia
    Société Générale
    (EPA:GLE)
    -19,2%Francia
    Montana Aerospace
    (SWX:AERO)
    -19,2%Svizzera
    Unicaja Banco
    (BME:UNI)
    -18,2%Spagna
    Renault
    (EPA:RNO)
    -18,2%Francia
    Le azioni peggiori in Europa durante la guerra

    Eccole elencate, le 20 azioni che hanno perso di più in Europa durante la prima settimana di guerra. Ci sono alcune aziende che semplicemente esportano in Russia, altre che hanno delle fabbriche e alcune che sono talmente permeate con la nazione dell’ex Unione Sovietica che si può dire quasi siano russe.

    Per esempio, per la prima della lista (Polymetal International), se andiamo a leggere il profilo dell’azienda, troviamo:

    gruppo minerario di metalli preziosi con sede a Cipro. Il gruppo ha un portafoglio di nove miniere di oro e argento in produzione e 3 progetti di sviluppo in Russia e Kazakistan

    Descrizione di Polymetal International

    Forse ancora peggio va a Ferrexpo, per la quale leggiamo nel profilo aziendale:

    Gestisce circa due miniere e un impianto di lavorazione vicino a Kremenchug in Ucraina, oltre ad avere interessi in un porto a Odessa.

    Descrizione di Ferrexpo

    Quindi, in questo caso, non colpiscono le sanzioni russe, ma direttamente la guerra, operando direttamente in Ucraina, nonostante sia un’azienda svizzera.

    Le aziende europee che hanno guadagnato durante la guerra in Ucraina

    Dall’altro lato della medaglia, sempre mantenendo il limite della capitalizzazione a 1 miliardo, ecco quali sono le aziende che hanno visto il loro valore di borsa allargarsi durante la prima settimana di scontri.

    Azione% a 1 settimanaNazione
    Hensoldt
    (FRA:HAG)
    +113%Germania
    Rheinmetall
    (ETR:RHM)
    +42%Germania
    Oxford Instruments
    (LON:OXIG)
    +38%UK
    Secunet Security Networks
    (FRA:YSN)
    +36%Germania
    ITM Power
    (LON:ITM)
    +36%UK
    Vestas Wind Systems
    (CPH:VWS)
    +32%Danimarca
    Nordex
    (ETR:NDX1)
    +29%Germania
    Siemens Gamesa Renewable Energy
    (BME:SGRE)
    +28%Spagna
    Solaria Energia y Medio Ambiente
    (BME:SLR)
    +27%Spagna
    SMA Solar Technology
    (ETR:S92)
    +26%Germania
    BAE Systems
    (LON:BA)
    +26%UK
    Vallourec
    (EPA:VK)
    +25%Francia
    Voltalia
    (EPA:VLTSA)
    +24%Francia
    Thales
    (EPA:HO)
    +23,9%Francia
    Orsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    +23,3%Danimarca
    Neoen
    (EPA:NEOEN)
    +22%Francia
    Ceres Power Holdings
    (LON:CWR)
    +21,6%UK
    Bobst Group
    (SWX:BOBNN)
    +21,6%Svizzera
    EDP Renovaveis
    (BME:EDPR)
    +21,3%Spagna
    Chemring Group
    (LON:CHG)
    +21,1%UK
    Migliori azioni in Europa durante la prima settimana di guerra

    Anche qui, come successo in Italia, possiamo vedere molta presenza di azioni legate alla difesa delle nazioni, come per esempio la britannica BAE Systems, oppure la francese Thales. Dall’altro lato della medaglia, vediamo anche qui la tendenza a investire nel mercato delle energie rinnovabili, con molte aziende spagnole nella lista, oltre a ITM Power, impegnato nell’industria dell’idrogeno, che sta diventando sempre più un colosso.

    Caso emblematico per la prima della lista, che ha visto, in una settimana, più che raddoppiare il proprio valore, si tratta di Hensoldt e questo il suo profilo:

    Produttore con sede in Germania di sistemi e strumenti di ricerca, rilevamento, navigazione, guida, aeronautici e nautici. La società inoltre, direttamente o indirettamente, acquisisce, detiene, vende e gestisce partecipazioni in società coinvolte nello sviluppo, nella produzione, nel funzionamento e nella vendita di sistemi di ingegneria elettrica, prodotti optronici e soluzioni software per scopi militari e non

    Descrizione di Hensoldt

    Le peggiori azioni sul mercato americano durante la guerra in Ucraina

    Facciamo quindi il salto dell’oceano e andiamo a guardare quali sono state le azioni a stelle e strisce più colpite dalla guerra in Ucraina che, per quanto lontana dalle coste americane, comunque ha avuto delle ripercussioni anche nella nazione guidata da Biden, quantomeno per le tendenze sul lungo periodo.

    Essendo le capitalizzazioni del mercato azionario americano tipicamente più grandi, per evitare piccole aziende abbiamo allargato il limite a 5 miliardi di dollari per poter essere considerate.

    Azione% a 1 settimana
    EPAM Systems (NYSE:EPAM)-53%
    Viatris – Mylan (NASDAQ:VTRS)-25%
    Booking Holdings (NASDAQ:BKNG)-17%
    United Therapeutics Corp (NASDAQ:UTHR)-15,4%
    Biohaven Pharmaceutical (NYSE:BHVN)-15%
    Azioni peggiori in America durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    La lista è molto corta poiché le azioni successive hanno una perdita tale che è considerabile “mercato” e non effetti esterni. Come vediamo sono poche le aziende impattate e non tutte potrebbero avere subito a causa della guerra.

    Le azioni migliori in America durante la guerra in Ucraina

    Andiamo a questo punto a vedere quali sono le aziende che hanno visto aumentare il loro valore di mercato durante la guerra tra Russia e Ucraina.

    Azione% a 1 settimana
    CarGurus (NASDAQ:CARG)+41%
    DraftKings (NASDAQ:DKNG)+37%
    Block – Square (NYSE:SQ)+30%
    First Horizon (NYSE:FHN)+29,7%
    New Fortress Energy (NASDAQ:NFE)+24,1%
    Roku (NASDAQ:ROKU)+24%
    GlobalFoundries (NASDAQ:GFS)+22,2%
    Azioni migliori a Wall Street durante la prima settimana di guerra in Ucraina

    Anche qui osserviamo nella lista delle aziende che, probabilmente, con la guerra c’entrano solo in minima parte. Per esempio, la prima della lista, CarGurus, è un rivenditore online di autovetture e potrebbe aver beneficiato più dell’annuncio di Stellantis, che prevede di vendere un terzo delle vetture online entro il 2030, che degli effetti della guerra in Ucraina.

    Conclusione

    In conclusione abbiamo osservato come i mercati europei sono stati realmente impattati dalla guerra tra Ucraina e Russia. I settori che stanno pagando più dazio sono quelli finanziari, a causa dell’incertezza sugli effetti delle sanzioni comminate alla Russia, e quelli che lavorano con i minerali provenienti da Russia e Ucraina.

    I settori che ne hanno beneficiato sono quelli legati alle spese militari e alle energie rinnovabili, poiché la transizione ecologica, con la guerra in atto, verrà certamente accelerata.

    In America gli effetti dello scontro bellico sono arrivati solo in minima parte e le aziende che stanno andando meglio/peggio in questa settimana sono legati, per lo più, ad altri fattori non strettamente connessi con la battaglia sul suolo europeo.

  • Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Le aziende più esposte in Russia e Ucraina

    Per comprendere quali siano le aziende quotate in borsa più esposte tra Russia e Ucraina basta guardare le perdite oggi. Così facilmente si notano:

    • Buzzi Unicem
    • Intesa Sanpaolo
    • Pirelli
    • Unicredit

    In una giornata dove tutte le aziende quotate stanno perdendo capitalizzazione, sono queste 4 quelle che in mattinata stanno facendo peggio. Il perché è presto detto, in un modo o nell’altro sono esposte nell’Est Europa e quindi una destabilizzazione non giova ai loro conti.

    Se allarghiamo lo sguardo all’Europa troviamo nella lista anche:

    • Francia
      • BNP Paribas
      • Compagnie de Saint Gobain
      • Renault
      • Societe Generale
    • Germania
      • Delivery Hero
      • Deutsche Bank
      • HeidelbergCement

    Tutte queste azioni, nel momento in cui stiamo scrivendo, perdono oltre il 7% del loro valore. Sembra “salvarsi” la Gran Bretagna che non registra cali oltre il 5%.

    Passando agli indici:

    • €STOXX 50: -4,36%
    • DAX: -4,28%
    • CAC40: -4,21%
    • FTSE MIB: -4,16%
    • IBEX: -3,66%
    • MOEX (Russia): -29,57%

    Le aziende italiane con affari in Russia e Ucraina

    Tornando per un attimo a casa nostra, Buzzi Unicem già durante la presentazione dei risultati trimestrali aveva anticipato che il giro d’affari, sviluppato nelle due nazioni, corrispondeva a 334,4 milioni di euro, con la società che ha dato ricavi preliminari, sul 2021, di 3,45 miliardi. In pratica circa il 10% del giro d’affari è in quei due paesi, non stupisce quindi che stia perdendo il 9%.

    Non va certo meglio alle banche, con Unicredit e Intesa che sono tra gli istituti finanziari europei più esposti. Il quadro emerge da una ricerca di Credit Suisse, che mette in evidenza come gli istituti italiani, al pari di quelli francesi, hanno esposizioni nelle due nazioni per circa 30 miliardi. Francia e Italia precedono l’Austria che conta circa 22-23 miliardi di esposizioni.

    Unicredit è la più esposta (terza in Europa), considerando che, dalla fusione con Hvb, eredita 2 milioni di clienti retail e 30 mila corporate, con 72 sportelli e un giro di prestiti di 8 miliardi di euro.

    Va leggermente meglio a Intesa, che con la Russia ha intense attività di scambio e possiede 28 filiali, in questo caso gli asset si fermano a circa 1 miliardo.

    Pirelli ha dichiarato che la Russia non peserà, ma il risultato odierno è più legato alla presentazione dei conti.

    Le aziende europee più esposte alla crisi ucraina

    La banca più esposta in assoluto è l’austriaca Raiffeisen Bank International, che ha una quota di ricavi del 20% nella sola Russia e, se si guardano i prestiti, l’istituto austriaco ha prestiti per oltre 10 miliardi sommando le due nazioni.

    Al secondo posto troviamo Societè Generale, con una quota di affari intorno al 4% e prestiti per 8,7 miliardi.

    Da registrare anche le posizioni della britannica BP che possiede una partecipazione del 19,75% in Rosneft, compagnia petrolifera controllata dal Governo russo. Sempre sulla tematica energica subisce anche Shell che detiene il 27,5% in Sakhalin 2, impianto russo di GNL.

    Renault è la casa automobilista più esposta, con un giro d’affari dell’8% dell’EBIT sviluppato in Russia. Continuando con la Francia, da registrare il 6% di vendite di Danone in Russia.

    La tedesca Metro AG ha 93 negozi in Russia, per un giro d’affari del 10% e del 17% sul profitto. Sempre rimanendo in Germania e nel settore food, da registrare la presenza, sin dal 2012, di Delivery Hero.

    Infine c’è la danese Carlsberg che possiede il 40% di Baltika, il più grande produttore di birre in Russia. Non si salva nemmeno la neutrale Svizzera, con Nestlé che possiede 6 fabbriche in Russia e ha vendite per 1,7 miliardi.

  • Le 50 aziende più grandi in Francia

    Le 50 aziende più grandi in Francia

    Dopo aver visto le 50 aziende più grandi della Spagna, valichiamo i Pirenei e andiamo in terra francese, dando un’occhiata alle 50 aziende quotate più grandi della Francia.

    Il CAC40 ha una gran parte di queste aziende, ma come succede in ogni paniere principale, l’inserimento non è solo dato dal valore di mercato dell’azienda, ma soprattutto dall’azionariato e dal flottante, ecco quindi che nel CAC40 non troviamo alcune società con una buona capitalizzazione.

    A differenza di quanto visto in Spagna e Italia, dove i finanziari e gli energetici la fanno da padrone, in Francia è il lusso, in ogni declinazione (dall’abbigliamento agli accessori, dai profumi ai gioielli) a guidare questa lista. Ecco quindi che a guidare la lista troviamo LVMH, L’Oréal, Dior ed Hermès, ma in lista troviamo altri marchi come Essilorluxottica, Kering e Pernod Ricard.

    Azienda / AzioneCapitalizzazione
    (in milioni di $)
    Settore / Core Business
    Lvmh Moët Hennessy Louis Vuitton
    EPA: MC
    $ 379.574Abbigliamento e accessori
    L’Oréal
    EPA: OR
    $ 230.424Cosmetici e profumi
    Christian Dior
    EPA: CDI
    $ 132.601Abbigliamento e accessori
    Hermès International
    EPA: RMS
    $ 131.371Borse & Bagagli
    Sanofi
    EPA: SAN
    $ 131.116Farmaceutici
    Total
    EPA: FP
    $ 116.489Petrolio e Gas
    Kering
    EPA: KER
    $ 100.019Abbigliamento e accessori Retailers
    Airbus
    EPA: AIR
    $ 94.444Produttore Aerei
    Schneider Electric
    EPA: SU
    $ 88.700Componenti elettronici
    Bnp Paribas
    EPA: BNP
    $ 80.217Banche
    Air Liquide
    EPA: AI
    $ 79.540Prodotti Chimici
    Essilorluxottica
    EPA: EL
    $ 72.890Occhiali
    Axa
    EPA: CS
    $ 67.517Assicurativo
    Safran
    EPA: SAF
    $ 63.773Parti di Aerei
    Vinci
    EPA: DG
    $ 62.128Costruzioni e ingegneria
    Dassault Systèmes
    EPA: DSY
    $ 60.672Software
    Pernod Ricard
    EPA: RI
    $ 53.559Distillati e vini
    Danone
    EPA: BN
    $ 45.829Food
    Electricité De France
    EPA: EDF
    $ 45.183Energetici
    Crédit Agricole
    EPA: ACA
    $ 45.146Banche
    Sartorius Stedim Biotech
    EPA: DIM
    $ 42.359Medicina/Salute
    Vivendi
    EPA: VIV
    $ 37.853Media
    Engie
    EPA: ENGI
    $ 35.963Energetici
    Stmicroelectronics
    EPA: STM
    $ 33.746Semiconduttori
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    $ 33.474Attrezzi per le costruzioni
    Orange
    EPA: ORA
    $ 33.111Telecomunicazioni
    Capgemini
    EPA: CAP
    $ 30.869Tech
    Worldline
    EPA: WLN
    $ 27.449FinTech
    Legrand
    EPA: LR
    $ 25.986Componenti elettronici
    Michelin
    EPA: ML
    $ 25.820Pneumatici
    Société Générale
    EPA: GLE
    $ 24.165Banche
    Teleperformance
    EPA: TEP
    $ 22.687Servizi commerciali
    Thales
    EPA: HO
    $ 21.693Satelliti e Aerospazio
    Alstom
    EPA: ALO
    $ 20.290Macchinari/Veicoli pesanti
    Eurofins Scientific
    EPA: ERF
    $ 18.931Laboratori
    Veolia Environnement
    EPA: VIE
    $ 18.038Acqua
    Amundi
    EPA: AMUN
    $ 17.997Servizi di investimento
    Bouygues
    EPA: EN
    $ 16.326Costruzioni e ingegneria
    Publicis Groupe
    EPA: PUB
    $ 15.922Advertising & Marketing
    Carrefour
    EPA: CA
    $ 15.657Supermercati
    Natixis
    EPA: KN
    $ 15.426Servizi di investimento
    Suez
    EPA: SEV
    $ 15.270Gestione e riciclo
    Bolloré
    EPA: BOL
    $ 14.808Media
    Sodexo
    EPA: SW
    $ 14.588Ristoranti e Bar
    Biomérieux
    EPA: BIM
    $ 14.058Sistemi diagnostici
    Edenred
    EPA: EDEN
    $ 13.947Servizi commerciali
    Bureau Veritas
    EPA: BVI
    $ 13.445Servizi commerciali
    Aéroports De Paris
    EPA: ADP
    $ 12.700Aeroporti
    Cnp Assurances
    EPA: CNP
    $ 12.021Assicurativo
    Renault
    EPA: RNO
    $ 10.961Costruttore veicoli
    Le 50 aziende con capitalizzazione maggiore in Francia

    L’ordine è in base alla capitalizzazione di mercato, tradotta in dollari, quindi variabile per natura. Riguardando questa lista tra qualche mese ci potrebbe essere qualche cambio, soprattutto negli ultimi posti, dove Renault, o CNP Assurances, potrebbero essere scalzate da qualche società che nel mentre potrebbe crescere. Questa è la fotografia con i valori di capitalizzazione al 3 maggio del 2021.

  • Investire in azioni industriali

    Investire in azioni industriali

    Le industrie muovono l’economia di interi Paesi, quasi sempre sono tutelate sotto la sfera della strategia nazionale e sono, in larga parte, una buona fetta del PIL di qualsiasi Nazione.

    Essendo una categoria di aziende molto vasta, questi titoli vengono suddivisi in sottocategorie, focalizzate su prodotti e servizi industriali:

    Il mercato industriale è conosciuto anche come settore secondario e, come abbiamo imparato a scuola, è uno dei tre segmenti principali dell’economia, insieme al primario (agricoltura, pesca e materie prime) e terziario (servizi, turismo, ecc).

    Lista azioni industriali

    Con questo in mente e prima di continuare con il nostro discorso, andiamo a vedere quali sono le azioni legate al mondo industriale.

    Naturalmente, essendo un mercato che occupa larghe fette di economia, non possiamo fare la lista completa delle aziende, ma proviamo a dare una visione su quelle imprese che per capitalizzazione o importanza occupano certamente i primi posti di questo settore.

    Azienda / AzioneSettore
    3M
    NYSE: MMM
    Prodotti industriali
    ABB Ltd
    SWX: ABBN
    Robotica
    AGCO
    NYSE: AGCO
    Macchine agricole
    Airbus Group
    EPA: AIR
    Aviazione
    Alstom
    EPA: ALO
    Treni
    Andritz AG
    VIE: ANDR
    Impianti industriali
    ArcelorMittal
    AMS: MT
    Acciaieria
    Aston Martin
    LON:AML
    Auto
    Audi Group
    FRA:NSU
    Auto
    BAE Systems
    LON: BA
    Difesa
    BAIC Motor Corp
    HKG: 1958
    Mezzi pesanti
    BMW
    ETR:BMW
    Auto
    Boeing
    NYSE: BA
    Aviazione
    Carraro
    BIT: CARR
    Mezzi di mozione
    Carrier Corporation
    NYSE: CARR
    Climatizzazione
    Caterpillar
    NYSE: CAT
    Macchinari da costruzione
    Cintas
    NASDAQ: CTAS
    Pulizia industriale
    CNH Industrial
    BIT: CNHI
    Mezzi industriali
    Comer Industries
    BIT: COM
    Ingegneria
    Cummins
    NYSE: CMI
    Motori industriali
    Daimler
    ETR: DAI
    Mezzi pesanti / Auto
    Deere & Company
    NYSE: DE
    Macchine agricole
    Deutz
    ETR: DEZ
    Macchine agricole
    Dongfeng Motor Group
    HKG: 0489
    Mezzi pesanti
    Dover Corporation
    NYSE: DOV
    Prodotti industriali
    FAW Jiefang Group
    SHE: 000800
    Mezzi pesanti
    Ford
    NYSE: F
    Auto / Mezzi pesanti
    General Dynamics
    NYSE: GD
    Difesa
    General Motors
    NYSE:GM
    Auto
    Hino Motors
    TYO: 7205
    Mezzi pesanti
    Honeywell
    NYSE: HON
    Controllo e Automazione
    Huntington Ingalls
    NYSE: HII
    Costruttore navale
    IDEX
    NYSE: IEX
    Ingegneria speciale
    Illinois Tool Works
    NYSE: ITW
    Elementi di fissaggio
    Isuzu
    TYO: 7202
    Mezzi pesanti / Auto
    Johnson Controls
    NYSE: JCI
    Attrezzatura antincendio
    Kion Group
    ETR: KGX
    Movimentazione materiali
    Kirby
    NYSE:KEX
    Trasporti
    Komatsu Limited
    TYO: 6301
    Movimento terra
    KONE
    HEL: KNEBV
    Ascensori e scale mobili
    Kubota
    TYO: 6326
    Macchine agricole
    L3Harris Technologies
    NYSE: LHX
    Difesa / Tech
    Leidos
    NYSE: LDOS
    Difesa / Aerospazio
    Leonardo
    BIT: LDO
    Difesa / Aerospazio
    Linde AG
    NYSE: LIN
    Gas industriali
    Lockheed Martin
    NYSE: LMT
    Difesa
    Maersk
    CPH:MAERSK-A
    Trasporti
    NaviStar International
    NYSE: NAV
    Mezzi pesanti
    Nikola Corporation
    NASDAQ: NKLA
    Mezzi pesanti
    Northrop Grumman
    NYSE: NOC
    Difesa / Aerospazio
    Paccar
    NASDAQ: PCAR
    Mezzi pesanti
    Parker
    NYSE: PH
    Automazione industriale
    Piaggio
    BIT:PIA
    Motoveicoli
    Rational AG
    ETR: RAA
    Forni industriali
    Raytheon Technologies
    NYSE: RTX
    Difesa
    Renault
    EPA:RNO
    Auto
    Rockwell Automation
    NYSE: ROK
    Automazione industriale
    Roper Technologies
    NYSE: ROP
    Prodotti ingegnerizzati
    Safran
    EPA: SAF
    Aeronautica / Difesa
    Saipem
    BIT: SPM
    Servizi industriali
    Sandvik
    STO: SAND
    Ingegneria dei materiali
    Schindler Holding
    SWX: SCHP
    Scale mobili e ascensori
    Sinotruk
    HKG: 3808
    Mezzi pesanti
    Snap-on
    NYSE: SNA
    Utensileria meccanica
    Stanley Black & Decker
    NYSE: SWK
    Utensileria da lavoro
    Stellantis
    BIT: STLA
    Auto
    Tesla
    NASDAQ:TSLA
    Auto
    Thales
    EPA: HO
    Difesa / Aerospazio
    The Greenbrier Companies
    NYSE: GBX
    Trasporti
    ThyssenKrupp
    ETR: TKA
    Materiali industriali
    Trinity Industries
    NYSE: TRN
    Materiali industriali
    United Rentals
    NYSE: URI
    Noleggio attrezzature
    Volkswagen
    ETR: VOW3
    Auto / Mezzi pesanti
    Volvo
    STO: VOLV-B
    Auto / Mezzi pesanti
    Wabtec
    NYSE: WAB
    Treni
    Lista delle azioni del mercato industriale

    Caratteristiche di un’azione industriale

    Il settore industriale, basando tutte le proprie revenue dal contesto economico, e partecipandovi così attivamente, è ovviamente sensibile ai cambiamenti economici. Possiamo tranquillamente dire che gli industriali sono ciclici.

    Questa è una chiara preoccupazione per gli investitori, che infatti, in momenti di crisi, scappano velocemente da tali titoli. Il caso esempio è la pandemia da Covid-19, che ha visto i titoli industriali perdere più di altri mercati a inizio 2020.

    E proprio per questo motivo i titoli industriali tornano a essere ottimi strumenti nel momento in cui si sta per uscire da una crisi economica.

    Come trovare i migliori titoli industriali

    Le caratteristiche chiave di una forte azienda industriale sono:

    • Operazioni diversificate
    • Un rating obbligazionario investment-grade
    • Bassi costi operativi

    Il settore industriale è anche ad alta intensità di capitale, il che significa che le aziende hanno bisogno di investire regolarmente molto denaro per sostenere ed espandere le loro operazioni. Per questo motivo, le aziende industriali spesso prendono in prestito denaro per comprare nuove attrezzature e costruire nuovi impianti di produzione. Un rating obbligazionario investment-grade aiuta le aziende industriali a prendere in prestito in modo più economico ed efficiente.

    Dato il modo in cui i cicli economici possono influenzare la redditività del settore industriale, le aziende del settore devono mantenere un forte profilo finanziario e investire saggiamente il loro denaro in modo da poter navigare in condizioni di mercato difficili. I bassi costi operativi alleviano le pressioni fiscali sulle aziende industriali e aiutano a mantenere le loro finanze forti.

  • Le azioni da comprare nel settore auto

    Le azioni da comprare nel settore auto

    Del settore delle automobili ce ne siamo occupati più volte, sia a livello di notizie che per segnalare tutti i titoli presenti in questo paniere.

    Oggi dobbiamo dare un ulteriore spunto, perché in previsione del 2021 e in particolare del futuro prossimo, questo mercato è particolarmente soggetto a discussioni e analisi.

    L’ultima delle quali arriva da UBS, la quale mette nel mirino 7 case automobilistiche, assegnando rating e target price.

    Le azioni delle auto da comprare

    Ed ecco quindi, riassunta, la posizione che gli analisti della banca svizzera hanno:

    AziendaTPPrezzo
    attuale
    Rating
    BMW71 €88,5 €neutral
    Daimler55 €77,4 €neutral
    Ford9 $12,2 $neutral
    Renault54 €36 €buy
    Stellantis21 €15,2 €buy
    Tesla730 $739 $neutral
    Volkswagen300 €240 €buy
    Rating e Target price per le azioni del settore auto secondo UBS

    Per UBS sono quindi 3 le azioni da preferire rispetto alle altre, si tratta di Renault, Stellantis e Volkswagen. Forse non è un caso che tutte queste hanno appena lanciato piani di elettrificazioni importanti, proiettandosi verso il futuro.

    Futuro nel quale è già Tesla che, nonostante un P/E molto elevato, per UBS sta quotando il prezzo corretto.

    Da questa visione ne escono un po’ sconfitte Ford, BMW e Daimler, la casa di Mercedes.

  • La crisi dei chip colpisce varie industrie

    La crisi dei chip colpisce varie industrie

    Il Corona Virus, con i relativi lockdown ha certamente costituito un problema dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista delle forniture.

    Infatti, durante i primi mesi di lockdown, quindi in primavera del 2020, si ha avuto un crollo della produzione dei chip, i quali sono tornati alla normalità tra maggio e giugno del 2020. Il successivo aumento di vendite, di automobili e tecnologia, ha costituito però un problema di richiesta a cui i produttori hanno risposto con lentezza.

    Si arriva quindi agli ultimi mesi, nei quali tanti produttori segnalano carenze e ritardi di chip che sono alla base di varie industrie.

    Ovviamente con una maggior domanda e un’offerta stabile (o addirittura in calo) si è assistito anche ad aumenti dei prezzi, con alcuni particolari chip che hanno raggiunto prezzi del 15% maggiori, rispetto al valore preCovid.

    Settore tecnologico

    Il principale settore che fa uso di chip è quello tecnologico e qui si hanno le problematiche maggiori.

    L’ha segnalato Apple, la quale ha in FoxConn il principale produttore di device, i quali hanno segnalato ritardi nella produzione dei nuovi iPhone 12.

    In particolar modo viene colpito tutto il mondo dei device 5G e quindi anche Qualcomm, produttore dei principali motherboard per device Android, registra il medesimo problema e annuncia che il problema dovrebbe durare fino a 6 mesi.

    Allarmi lanciati anche dall’Europa, con NXP Semiconductors e Infineon Technologies AG che si aggiungono al coro.

    E come trascurare Sony, la quale è in fortissimo ritardo sulla produzione e consegna della nuovissima PlayStation 5, la quale viene usata dai bagarini che acquistano a prezzi “normali” per rivendere sul mercato a prezzi superiori.

    Settore automobilistico

    Ma il settore tech non è l’unico a fare ampio uso dei chip, medesimo uso lo fanno anche le case automobilistiche, soprattutto quelle con un forte cuore elettrico.

    Il settore automobilistico, con il crollo delle vendite di auto nei primi mesi dell’anno e la conseguente esplosione delle immatricolazioni in estate/autunno (anche grazie a incentivi a pioggia che sono arrivati in tutto il mondo) è stato causa ed effetto, ma allo stesso tempo ora paga le conseguenze di questa carenza.

    Sono molte le case automobilistiche che hanno bloccato o rallentato la produzione di auto, come per esempio Subaru che ha ridotto le stime di vendita, portandole a sole 43 mila unità, contro le 868 mila stimate in precedenza.

    A questo si sommano anche i problemi legati al Covid che è non ancora stato completamente domato, ed è così che praticamente tutto il comparto auto asiatico (Toyota, Nissan, Honda e Mazda) hanno bloccato alcuni impianti e annunciato riduzioni di vendita.

    Problema che però non tocca solo l’Asia ma si allarga a tutto il mondo, con General Motors che anticipa che la carenza di chip potrebbe durare fino a fine anno (e considerato che siamo a febbraio e un danno non da poco). Dalla società fanno sapere che:

    Nonostante i nostri sforzi, la carenza di semiconduttori avrà un impatto sulla produzione di GM nel 2021

    GM sulla carenza di chip

    L’altra casa automobilistica americana, la Ford, ha eliminato due interi turni di lavoro, limitando la produzione a un solo turno da 8 ore, e prevede cali tra il 10 e il 20% del venduto.

    Colpita anche l’Europa, con Stellantis costretta a bloccare le produzioni di Opel a Eisenbach, in Germania, e di Citroen a Saragozza, in Spagna. Renault invece non si concentra su singoli stabilimenti ma abbasserà la produzione ovunque, quindi in Francia, Romania e Marocco.

    Volkswagen, principale produttore mondiale di auto, non ne è esente e anzi è stata la prima, già a dicembre dell’anno scorso, a lanciare l’allarme e ad abbassare la produzione.

    Case europee che cercano di affrontare insieme il problema, con un incontro in Francia nei prossimi giorni.

    Non tutti i settori sono uguali

    Quello delle auto è certamente il settore più colpito, poiché il forte aumento della domanda di veicoli nell’estate/autunno era inatteso e ha messo in difficoltà i produttori che, generalmente, lavorano su una programmazione trimestrale.

    Oltre a ciò, il settore automobilistico ha bisogno di chip poso sofisticati ed è disposto a pagare questi chip a prezzi molto bassi. Per questo motivo, quando gli ordini si sono intensificati, i produttori di semiconduttori hanno dato la precedenza ad alcuni settori facendo rallentare altri.

    Un sensore per il parcheggio è certamente meno sofisticato e meno costoso di chip per smartphone, quindi priorità a chi ha margini più alti rispetto a chi margina molto meno.

    Per questo motivo non notiamo allarmi dal settore salute, per esempio, poiché il margine per la produzione di device per le operazioni o per interventi è ben più alto di qualsiasi altro mercato.

    Giusto per fare un esempio, il sistema DaVinci, prodotto da Intuitive Surgical per micro operazioni, arriva a costare intorno a 2 milioni di dollari a installazione; appare quindi evidente che per questa azienda non ci sarà mai un problema finché sarà affiancata a produttori di veicoli che hanno una tecnologia basilare e dei costi del venduto relativamente bassi.

    Le società produttrici di semiconduttori

    Naturalmente le società produttrici di semiconduttori non stanno ignorando il problema. Il mercato vede una sorta di monopolio asiatico, con la taiwanese TSMC che guida la classifica (28% di quota di mercato), seguita dalla connazionale Umc (13%), dalla cinese Smic (11%) e dalla koreana Samsung (10%).

    Proprio Samsung, che oltre a produrre chip realizza anche smartphone, ha dichiarato che stanno lavorando a un’espansione della capacità produttiva.

    Spesso si indicano Apple, ARM, Nvidia e la stessa Qualcomm come produttori di semiconduttori, ma ciò è errato poiché queste aziende realizzano solo la progettazione, lasciando ad altre compagnie il ruolo della realizzazione.

    Vista la crisi di sistema, le aziende più reattive potrebbero velocemente guadagnare quote di mercato. Un’occasione per Intel che sta osservando un crollo del proprio lavoro a causa della decisione di Apple di progettare da sé i semiconduttori per i device della mela.

  • Vendite di auto nel 2020 in Europa suddivise per Brand

    Vendite di auto nel 2020 in Europa suddivise per Brand

    Che ci sarebbe stato un crollo delle vendite delle automobili era ampiamente previsto, così come il fatto che dicembre non avrebbe fatto differenza rispetto all’intero 2020.

    Il Covid ha contratto le vendite e il settore automotive non sfugge certo alla pandemia.

    ACEA, ente europeo di immatricolazione e statistica, ha pubblicato i dati che sottolineano come nel 2020, in Europa, si sia persa la vendita di un’auto su 4. Un crollo del 24,3% che sarebbe in grado di mettere in ginocchio qualsiasi azienda. In totale sono state 11,96 milioni le auto immatricolate.

    Il gruppo FCA, prima della fusione con PSA (che ha dato vita a Stellantis), ha registrato in dicembre una controtendenza, con un aumento del 7,5% rispetto a un anno prima. Se si allarga l’orizzonte, però, si nota come il 2020 sia stato particolarmente avaro di soddisfazioni, infatti la casa del Lingotto fa peggio rispetto al mercato, registrando un -26% contro il -24,3% del mercato. Ciò è dovuto, in particolar modo, al fatto che in primavera la pandemia si è concentrata particolarmente sull’Italia, con il resto d’Europa che, benché a ritmo ridotto, ha continuato a girare.

    Numeri che si vedono bene facendo lo spaccato per nazione, con l’Italia al secondo posto (-27,9%) superata solo dalla Spagna (-32,3%) e seguita dalla Francia (-25,5%).

    Non va meglio al partner di FCA, quella PSA che è entrata in Stellantis, che nel 2020 ha registrato un calo del -29,3%, quindi ben peggio di FCA.

    Si salva Volkswagen, anche grazie al calo della Germania (-19,1%) più contenuto che altrove.

    Vendite auto nel 2020

    Questa la tabella con le performance di immatricolazione:

    Mark. Share 2019Mark. Share 2020Immatricolazioni
    Volkswagen group24,9%25,6%-21,6%
    PSA Group16,4%15,9%-29,3%
    Renault Group11,8%11,5%-25,6%
    Hyundai Group6,6%7,0%-18,4%
    FCA Group6,8%6,6%-25,5%
    BMW Group5,9%6,5%-16,0%
    Daimler (Mercedes)6,2%6,3%-22,4%
    Toyota Group5,0%5,7%-12,8%
    Ford5,5%5,0%-30,6%
    Volvo2,0%2,2%-15,9%
    Nissan2,2%2,1%-27,7%
    Mazda1,6%1,2%-42,5%
    Immatricolazioni auto in Europa nel 2020
  • Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Una crisi economica o una semplice recessione ha impatti differenti sulle aziende in base al core business delle stesse. Infatti, in periodi di crisi, ci sono aziende che subiscono il crollo economico, mentre altre aziende, per la loro natura, non ne risentono. Di base questo è il concetto di ciclicità delle azioni.

    Proprio la crisi dovuta alla pandemia del corona virus ci sta facendo ben vedere quali siano le aziende più vulnerabili.

    Cos’è un titolo ciclico?

    Un titolo ciclico (un’azione o qualsiasi tipo di strumento) è un’entità che segue il ciclo economico, quindi tende a essere rialzista in fasi di espansione economica e tende a essere ribassista in fasi di recessioni.

    Il trend rialzista o ribassista ovviamente non è dato dalle performance finanziarie fini a sé stesse ma per il fatto che il business della società, in periodi di crisi economica, subisce l’andamento generale. Allo stesso tempo, in fase di espansione queste aziende avranno molti più clienti.

    Esempi di industrie e settori ciclici

    Di base la maggior parte delle industrie comunemente conosciute sono cicliche, quindi fare una lista esaustiva è praticamente impossibile. Giusto come esempio, però, possiamo elencarne qualcuna che subisce a pieno la ciclicità dell’economia:

    • Compagnie aeree: in tempi difficili i viaggi non strettamente necessari sono la prima cosa che aziende e individui tendono a tagliare. Quando l’economia prospera, invece, si tende a viaggiare di più, soprattutto per piacere
    • Hotel e Turismo: un settore che è speculare rispetto alle compagnie aeree, con i clienti che non viaggiano c’è meno bisogno di hotel
    • Ristoranti: non lo inseriamo nel capitolo turismo poiché la maggior parte di essi si rivolgono a clienti di prossimità, quindi non turisti. In una fase di crisi economica, così come per i beni discrezionali, i clienti tendono a mangiare più spesso a casa e meno al ristorante
    • Beni discrezionali: è vero che il lusso top non conosce crisi, ma è altrettanto vero che esistono un’infinità di brand che non si rivolgono solo a top spender
    • Automobili: non c’è nulla di meglio dell’incertezza per bloccare le grandi spese; in fasi complesse le persone tendono ad accumulare denaro piuttosto che spenderlo (facendo aggravare la crisi), le automobili sono tra le prime vittime: perché cambiarla se la vecchia ancora può fare un anno?
    • Tecnologia: gran parte dei titoli tecnologici, soprattutto quelli legati all’hardware sono ciclici. Se escludiamo i portali Web, che viene usata a prescindere dalle fasi economiche, la maggior parte dei titoli tecnologici sono ciclici. Si può rimandare il rinnovo del parco PC per un’azienda? Si può aspettare per acquistare l’ultimo iPhone o un nuovo iPad?
    • Banche: in crisi i tassi di interesse tendono a crollare, facendo diminuire i margini di interesse per gli istituti bancari, inoltre meno persone si impegnano finanziariamente in mutui e prestiti e, se ciò non bastasse, l’aumento di fallimenti e di difficoltà porterà tanti crediti in sofferenza.
    • Industriali: abbiamo già detto che in tempi difficili le persone contraggono le spese e ciò è un disastro per le aziende dell’industria pesante e delle materie prime, che vedono contrarre la domanda di produzione.

    Esempio di industrie e settori non ciclici

    I titoli difensivi appartengono invece a società che non subiscono i cambiamenti di tendenza nell’economia. Si tratta di aziende che navigano senza particolari variazioni sia in momenti di recessione che in momenti di espansione.

    Un classico esempio sono i produttori e i rivenditori di prodotti non discrezionali: i supermercati, i produttori alimentari, la salute; cioè tutte quelle aziende di cui c’è bisogno sia quando si è in recessione che quando si è in espansione.

    Un ulteriore esempio sono le utilities, poiché, qualsiasi sia la situazione economica, le persone hanno necessità di elettricità e di spostamenti. Questo paragrafo è generale e ovviamente non riferito alla crisi dovuta da Covid, la quale è leggermente differente rispetto a una crisi per un ciclo economico classico.

    Esempi di azioni cicliche e difensive

    Giusto per dare un’idea concreta, citiamo solo alcune aziende che possono rientrare nella categoria di ciclicità o difensivi.

    Azioni cicliche

    • Intesa Sanpaolo
    • Apple
    • Stellantis
    • Lufthansa
    • Intel
    • Netflix

    Azioni difensive

    • Enel
    • ENI
    • Carrefour
    • Amazon
    • Coca Cola
    • Nestlé

    Ovviamente, come abbiamo avuto modo di dire più volte, la ciclicità o meno dipendono dalla natura della crisi economica, come abbiamo per esempio visto la crisi da Covid ha un po’ sovvertito queste idee, con Netflix che anziché essere ciclico è diventato un titolo difensivo, poiché il lockdown ha spinto maggiori abbonamenti.

    Nessuna di queste aziende elencate, ma in generale nessuna impresa, è totalmente ciclica o totalmente difensiva, anche perché serve comunque capacità di adattamento alla nuova situazione e alle circostanze.

    Comunque, in linea generale, giusto per farsi l’idea, questi sono titoli che tendenzialmente sono ciclici o difensivi.

    Quando acquistare titoli ciclici?

    Avessimo una sfera di cristallo la risposta sarebbe semplice: i titoli ciclici vanno acquistati alla fine della crisi, quando il mercato sta ripartendo, e vanno vendute quando una crisi sta iniziando.

    Come al solito, un investitore non è uno stratega ma semplicemente un soggetto che cerca di portare vantaggio verso il portafoglio. Per farlo la strada migliore è quella di mixare questi titoli, così che al calo di un’azione corrisponda l’aumento di un’altra.

    Lista completa di azioni cicliche

    Dopo aver visto un breve esempio delle azioni cicliche, proviamo a fare una lista completa, così come segnalata dalla comunità finanziaria. Questa lista corrisponde alle 50 azioni cicliche più grandi in termini di capitalizzazione sui mercati americani ed europei (compresa Svizzera e UK).

    AzioneIndustriaNazione
    Adidas
    (ETR:ADS)
    ModaGermania
    Apple
    (NASDAQ:AAPL)
    HardwareUSA
    Aptiv – Delphi Automotive
    (NYSE:APTV)
    Auto PartsIrlanda
    AutoZone
    (NYSE:AZO)
    Auto PartsUSA
    Bayerische Motoren Werke
    (ETR:BMW)
    AutomobilisticaGermania
    Capri Holdings
    (NYSE:CPRI)
    ModaUSA
    Carnival
    (NYSE:CCL)
    TurismoUSA
    Christian Dior
    (EPA:CDI)
    Moda / LussoFrancia
    Compagnie Financiere Richemont
    (SWX:CFR)
    GioielliSvizzera
    Continental
    (ETR:CON)
    Auto PartsGermania
    Daimler Truck Holding
    (FRA:DTG)
    Mezzi pesantiGermania
    Ferrari
    (BIT:RACE)
    Auto / LussoItalia
    Ford Motor
    (NYSE:F)
    AutomobilisticaUSA
    General Motors
    (NYSE:GM)
    AutomobilisticaUSA
    Genuine Parts
    (NYSE:GPC)
    Auto PartsUSA
    Hasbro
    (NASDAQ:HAS)
    GamesUSA
    Hella KGaA
    (FRA:HLE)
    Auto PartsGermania
    Hermes International
    (EPA:RMS)
    Lusso / ModaFrancia
    Hunter Douglas
    (AMS:HDG)
    ArredamentoOlanda
    Illinois Tool Works
    (NYSE:ITW)
    RetailUSA
    Levi Strauss
    (NYSE:LEVI)
    ModaUSA
    LKQ Corporation
    (NASDAQ:LKQ)
    Auto PartsUSA
    Lucid Group
    (NASDAQ:LCID)
    AutomobilisticaUSA
    Lufthansa
    (ETR:LHA)
    ViaggiGermania
    LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    (EPA:MC)
    Lusso / ModaFrancia
    Mattel
    (NASDAQ:MAT)
    GamesUSA
    Melrose Industries
    (LON:MRO)
    IngegneriaRegno Unito
    Mercedes-Benz Group
    (ETR:MBG)
    AutomobilisticaGermania
    Michelin
    (EPA:ML)
    Auto PartsFrancia
    Mohawk Industries
    (NYSE:MHK)
    ArredamentoUSA
    Moncler
    (BIT:MONC)
    ModaItalia
    Nike
    (NYSE:NKE)
    ModaUSA
    O’Reilly Automotive
    (NASDAQ:ORLY)
    Auto PartsUSA
    Oshkosh Corporation
    (NYSE:OSK)
    Mezzi pesantiUSA
    Paccar
    (NASDAQ:PCAR)
    Mezzi pesantiUSA
    Peloton Interactive
    (NASDAQ:PTON)
    SportUSA
    Pool Corporation
    (NASDAQ:POOL)
    Tempo liberoUSA
    Porsche Automobil Holding
    (ETR:PAH3)
    AutomobilisticaGermania
    Puma
    (ETR:PUM)
    ModaGermania
    Renault
    (EPA:RNO)
    AutomobilisticaFrancia
    Rivian Automotive
    (NASDAQ:RIVN)
    AutomobilisticaUSA
    SEB
    (EPA:SK)
    ElettrodomesticiFrancia
    Snap-on
    (NYSE:SNA)
    Mezzi industrialiUSA
    Somfy
    (EPA:SO)
    Mezzi industrialiFrancia
    Stellantis
    (BIT:STLA)
    AutomobilisticaOlanda
    Stanley Black & Decker
    (NYSE:SWK)
    Mezzi industrialiUSA
    Swatch Group
    (SWX:UHR)
    Lusso / ModaSvizzera
    Traton
    (FRA:8TRA)
    Mezzi pesantiGermania
    V.F. Corporation
    (NYSE:VFC)
    ModaUSA
    Volkswagen
    (ETR:VOW3)
    AutomobilisticaGermania
    Whirlpool
    (NYSE:WHR)
    ElettrodomesticiUSA
    Lista azioni cicliche
  • Azioni Industria Automobilistica, come scegliere equity delle auto

    Azioni Industria Automobilistica, come scegliere equity delle auto

    L’industria automobilistica è enorme e molto in vista. Se vi chiedessi una lista di marchi d’auto sono sicuro me ne snocciolereste almeno una ventina, e per ognuna avete un’opinione abbastanza precisa, che nasce dalla vostra esperienza o da opinioni altrui che avete fatto vostre.

    Grazie a questa visibilità, i titoli automobilistici hanno attirato grande interesse da parte degli investitori per decenni, e probabilmente lo faranno per i decenni a venire. Di seguito, esamineremo più da vicino i titoli automobilistici e il modo migliore per investire in essi.

    L’industria automobilistica

    Troverete i seguenti tipi di stock all’interno del gruppo dell’industria automobilistica:

    • Costruttori di automobili, che producono automobili, camion e SUV, compresi i veicoli elettrici
    • Fornitori di ricambi per auto, dai sedili e candele di accensione ai complessi sistemi elettronici e batterie per auto elettriche
    • Aziende produttrici di pneumatici
    • Gruppi di concessionari auto

    Come si valuta un’azione automobilistica?

    Le azioni automobilistiche rientrano nel settore dei beni di consumo durevoli. Questo settore comprende le aziende che realizzano prodotti per i consumatori destinati a durare più di qualche anno, come lavatrici, mobili, automobili e camion.

    Prima di investire in titoli automobilistici, è importante capire come i cicli economici influenzano le aziende automobilistiche e come queste aziende lavorano per massimizzare i profitti e rimanere competitive durante i periodi di congiuntura economica buona e cattiva.

    Comprendere il ciclo di vendita dell’auto

    Le case automobilistiche e i loro fornitori sono scorte cicliche, il che significa che i loro profitti aumentano e diminuiscono con la fiducia dei consumatori. È facile capire il perché: quando le imprese e i consumatori sono preoccupati per l’economia, rinviano l’acquisto di nuovi veicoli.

    La ciclicità delle vendite di auto è importante per gli investitori perché:

    • I costruttori di auto hanno costi fissi elevati, compresi i loro stabilimenti, le attrezzature, le reti logistiche e i contratti di lavoro. Queste bollette devono essere pagate a prescindere dal numero di auto vendute.
    • I costruttori e i fornitori di auto devono anche spendere molto per lo sviluppo dei prodotti per assicurarsi di avere un flusso costante di nuovi prodotti competitivi.
    • Costi elevati e spese costanti fanno sì che i margini di profitto nell’industria automobilistica tendano ad essere bassi, anche in periodi di congiuntura economica favorevole.
    • Quando le vendite crollano, come in un periodo di recessione, i profitti delle aziende automobilistiche diminuiscono drasticamente (mettendo a rischio la spesa per i prodotti futuri e la competitività futura delle aziende).

    Riserve di liquidità

    La maggior parte delle aziende automobilistiche ha tagliato drasticamente la spesa per i prodotti futuri durante la recessione del 2008-2009, stessa cosa vista durante la crisi dovuta al Covid 19. I pochi che non l’hanno fatto avevano prodotti freschi nei loro showroom quando è iniziata la ripresa e sono riusciti a guadagnare quote di mercato.

    Questa è stata una lezione importante per l’intera industria: ora la maggior parte delle case automobilistiche mondiali dispone di consistenti riserve di liquidità per mantenere gli sforzi per i prodotti futuri durante la prossima recessione, ogni volta che questa arriverà.

    Molte aziende automobilistiche pagano dividendi anche ai loro azionisti. Alcune case automobilistiche hanno confermato che faranno uso delle riserve di liquidità per continuare a pagare i dividendi durante le recessioni. E ce ne sono altre che avevano previsto dividendi ma, con l’arrivo della crisi di Covid, hanno deciso di rimodulare quanto previsto: un esempio ne è FCA che, grazie alla prevista fusione con PSA, aveva promesso un ricco dividendo di 5,5 miliardi pre-fusione, poi tagliato drasticamente per mantenere liquidità disponibile.

    Concorrenza mercato auto

    In generale, la casa automobilistica con i prodotti più recenti otterrà migliori profitti. Le case automobilistiche devono investire costantemente per assicurarsi di avere un flusso costante di nuovi prodotti nelle loro pipeline.

    Oggi le case automobilistiche e i fornitori di ricambi stanno anche facendo grandi investimenti nelle tecnologie del futuro, come i veicoli elettrici e i sistemi di guida autonoma. La maggior parte degli esperti ritiene che queste tecnologie saranno necessarie alle case automobilistiche se vogliono rimanere competitive in un futuro non troppo lontano.

    Veicoli elettrici

    È possibile che alcune delle opportunità più entusiasmanti dei prossimi anni coinvolgeranno i produttori di veicoli elettrici. I veicoli elettrici sono nuovi e diversi, e la maggior parte degli analisti si aspetta che nel corso del tempo spostino in larga misura i veicoli a combustione interna.

    Le aziende produttrici di veicoli elettrici potrebbero vedere una forte crescita, il che è eccitante per gli investitori (e si nota nell’andamento del prezzo delle azioni di qualcuna di esse). Ma è importante ricordare che i processi coinvolti nello sviluppo e nella produzione di veicoli elettrici non sono poi così diversi da quelli utilizzati dai costruttori di veicoli a combustione interna tradizionali. Ciò significa che i produttori di veicoli elettrici devono affrontare costi elevati proprio come le case automobilistiche tradizionali.

    È anche importante ricordare che tutte le case automobilistiche tradizionali stanno introducendo veicoli elettrici propri, e la concorrenza in questo segmento di mercato sarà feroce nel tempo.

    Come interpretare il bilancio delle aziende automobilistiche?

    I bilanci delle case automobilistiche non sono troppo difficili da decifrare. Ecco tre cose da sapere:

    Gli investitori automobilistici tendono a guardare al reddito operativo, o EBIT (utile al lordo di interessi e tasse), così come ai margini operativi, per tracciare la performance finanziaria di un’azienda automobilistica nel tempo. Questi includono i costi diretti di produzione e spedizione dei veicoli, nonché le spese di ricerca e sviluppo (che possono essere molto elevate nell’industria automobilistica), escludendo i costi degli interessi e le tasse, meno direttamente legati alla performance dell’azienda.

    Spesso le case automobilistiche forniscono dati corretti che escludono l’impatto di oneri e guadagni una tantum come ammortamenti e perdite fiscali; questi sono utili per comprendere la performance di fondo dell’attività.

    Molte case automobilistiche hanno filiali che sono società finanziarie, che forniscono prestiti e leasing a clienti e commercianti. Sono generalmente abbastanza redditizie, ma possono fare bilanci automobilistici che confondono gli investitori. Per aiutare, la maggior parte delle case automobilistiche fornisce cifre relative al debito e al flusso di cassa specifiche per le loro attività principali del settore automobilistico, spesso chiamate numeri “automobilistici” o “industriali”. È possibile utilizzarli per capire il debito di un’azienda e per fare dei confronti tra le case automobilistiche.

    I marchi più popolari da trattare in borsa

    Come anticipato in apertura, vista la natura del mercato e la visibilità ovvia, creare una lista di brand non è così difficile. Siamo sicuri comunque che nella lista che segue troverete dei brand che non avete mai considerato.

    Produttori di autoveicoli e correlati

    Questa una lista di brand che costruiscono autoveicoli, camion e veicoli in generale

    MarchioTicket
    Aston MartinLON:AML
    Audi GroupFRA:NSU
    BMWETR:BMW
    Daimler (Mercedes)ETR:DAI
    FerrariBIT:RACE
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA
    FordNYSE:F
    General MotorsNYSE:GM
    HondaTYO:7267
    Hyundai Motor CoKRX:005380
    IsuzuTYO:7202
    Kia MotorsKRX:000270
    Li Auto IncNASDAQ:LI
    Lordstown MotorsNASDAQ:RIDE
    Mahindra & MahindraNSE:M&M
    MazdaTYO:7261
    Mitsubishi MotorsTYO:7211
    NikolaNASDAQ:NKLA
    NioNYSE:NIO
    NissanTYO:7201
    Peugeot PSAEPA:UG
    PiaggioBIT:PIA
    PorscheETR:PAH3
    RenaultEPA:RNO
    Rolls-RoyceLON:RR
    SsangYong MotorKRX:003620
    Subaru CorporationTYO:7270
    SuzukiTYO:7269
    TataNSE:TATAMOTORS
    TeslaNASDAQ:TSLA
    ToyotaNYSE:TM
    VolkswagenETR:VOW3
    VolvoSTO:VOLV-B
    XpengNYSE:XPEV
    Produttori di Autoveicoli e correlati

    Aziende del settore autoveicoli

    Quella che segue, invece, è una lista di aziende che sono nella filiera della produzione o vendita di autoveicoli e correlati.

    Nella lista troviamo dai produttori di gomme (Pirelli, Continental, Michelin, ecc) a conglomerati che possiedono più marchi (per esempio EXOR, oppure Traton SE che vende camion MAN e altri veicoli).

    In questa lista sono presenti anche aziende che producono componentistiche in generale, soprattutto per il mercato elettrico e meccanico.

    AziendaTicker
    ContinentalETR:CON
    Cooper TireNYSE:CTB
    ExorBIT:EXO
    Gestamp AutomocionBME:GEST
    Goodyear TireNASDAQ:GT
    MichelinEPA:ML
    Navistar InternationalNYSE:NAV
    Nokian TyresHEL:TYRES
    Oshkosh CorporationNYSE:OSK
    PaccarNASDAQ:PCAR
    PininfarinaBIT:PINF
    PirelliBIT:PIRC
    SAIC MotorSHA:600104
    Traton SEETR:8TRA
    VeoneerNYSE:VNE
    Workhorse GroupNASDAQ:WKHS
    Aziende nella filiera della produzione e vendita di veicoli

    Le azioni automobilistiche fanno per voi?

    I titoli automobilistici possono contribuire in modo importante al vostro portafoglio di investimenti. Poiché salgono e scendono con la fiducia dei consumatori, possono essere utili indicatori del fatto che i problemi economici (o una ripresa) potrebbero essere in arrivo.

    Per la loro stessa natura, quindi, hanno dei movimenti molto ampi in concomitanza con il ciclo economico di interi Paesi o, addirittura, mondiali. Per questo motivo sono strumenti che possono far variare di tanto il capitale e dovrebbero essere trattate solo da chi ha una buona propensione al rischio.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext 100, indice (quasi) paneuropeo

    Euronext è la più grande borsa valori d’Europa e la sesta al mondo. È stata creata originariamente dalle fusioni delle borse di Amsterdam, Parigi e Bruxelles.

    Nel corso degli anni si è fusa con diverse altre borse, in particolare con la Borsa di New York, prima di essere acquisita dalla Borsa Intercontinentale.

    Nel 2014, Euronext è stata scorporata per tornare ad essere un’entità indipendente.

    Euronext ha quindi al proprio interno questi indici:

    • AEX di Amsterdam
    • BEL 20 di Bruxelles
    • CAC 40 di Parigi
    • PSI 20 di Lisbona
    • Euronext 100 blue-chip paneuropeo

    Euronext include inoltre le borse di Irlanda e di Oslo.

    Euronext 100

    All’interno di Euronext esiste quindi un indice che raccoglie le 100 azioni con maggiore capitalizzazione e più attivamente negoziati su Euronext.

    I componenti dell’indice Euronext 100 cambiano trimestralmente e questa è la lista a giugno del 2020.

    AziendaNazione
    ABN AmroOlanda
    AccorFrancia
    AdyenOlanda
    Aegon NVOlanda
    Ageas SABelgio
    Ahold DelhaizeOlanda
    Allied Irish Banks – AIBIrlanda
    Air LiquideFrancia
    Airbus GroupFrancia
    Akzo NobelOlanda
    AlstomFrancia
    AmundiFrancia
    Anheuser Busch InbevBelgio
    ArcelorMittalLussemburgo
    ArkemaFrancia
    ASML HoldingOlanda
    AtosFrancia
    AxaFrancia
    BiomerieuxFrancia
    BNP ParibasFrancia
    BouyguesFrancia
    Bureau VeritaFrancia
    CapgeminiFrancia
    CarrefourFrancia
    CovivioFrancia
    Crédit AgricoleFrancia
    Cement Roadstone Holdings – CRHIrlanda
    DanoneFrancia
    Dassault SystemesFrancia
    EdenredFrancia
    Energias de PortugalPortogallo
    EiffageFrancia
    Electricite de FranceFrancia
    EngieFrancia
    EssilorLuxotticaFrancia
    Etablissementen Franz ColruytBelgio
    Eurofins ScientificFrancia
    GalapagosOlanda
    Galp EnergiaPortogallo
    Groupe Bruxelles Lambert – GBLBelgio
    GecinaFrancia
    GetlinkFrancia
    Groupe SEBFrancia
    HeinekenOlanda
    IcadeFrancia
    ING GroepOlanda
    IpsenFrancia
    J MartinsPortogallo
    KBC BankBelgio
    KeringFrancia
    Kerry GroupIrlanda
    KingspanIrlanda
    KlepierreFrancia
    Koninklijke DSMOlanda
    Koninklijke KPNOlanda
    L’OréalFrancia
    LegrandFrancia
    LVMH Louis VuittonFrancia
    MichelinFrancia
    NatixisFrancia
    NN GroupOlanda
    OrangeFrancia
    OrpeaFrancia
    Pernod RicardFrancia
    PeugeotFrancia
    PhilipsOlanda
    ProximusBelgio
    PublicisFrancia
    RandstadOlanda
    RelxOlanda
    RenaultFrancia
    Royal Dutch ShellOlanda
    RyanairIrlanda
    SafranFrancia
    Saint GobainFrancia
    SanofiFrancia
    Sartorius StedimFrancia
    Schneider ElectricFrancia
    SCORFrancia
    SESFrancia
    Société GénéraleFrancia
    SodexoFrancia
    SolvayBelgio
    STMicroelectronicsFrancia / Italia
    SuezFrancia
    TechnipFMCFrancia
    TeleperformanceFrancia
    ThalesFrancia
    TotalFrancia
    Ubisoft EntertainmentFrancia
    UCBBelgio
    UmicoreBelgio
    UnileverOlanda
    ValeoFrancia
    Veolia EnvironnementFrancia
    VinciFrancia
    VivendiFrancia
    WFD Unibail RodamcoOlanda
    Wolters KluwerOlanda
    WorldlineFrancia
    Lista componenti Euronext 100 a giugno 2020
  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Fusione tra Renault e Fiat Chrysler Automobiles, la storia completa

    Fusione tra Renault e Fiat Chrysler Automobiles, la storia completa

    Per la grandezza, la complessità e la rapidità, la possibile fusione tra Renault e il gruppo Fiat Chrysler Automobiles è stata qualcosa di stravolgente.

    A distanza di qualche tempo, proviamo a raccontare per filo e per segno come sono andate le cose.

    La prima notizia arriva dal Financial Times che anticipa un rumor incredibile: il gruppo FCA e il gruppo Renault stanno discutendo di una fusione alla pari che sarà effettuata a breve. Era il 25 maggio del 2019 e il quotidiano economico dà un rumor che, se confermato, avrebbe dell’incredibile.

    Finalmente si concretizza ciò che il compianto Sergio Marchionne aveva anticipato anni prima (e che aveva provato a fare con GM e con Opel):

    Per sopravvivere il segmento auto dovrà attraversare una stagione di M&A

    Sergio Marchionne

    In una prima fase né Renault né FCA rilasciano dichiarazioni, chiudendosi dietro un no comment.

    La conferma arriva con i rispettivi comunicati (qui quello della FCA) il 27 maggio, quindi solo due giorni, e l’accordo sarebbe raggiunto attraverso una fusione alla pari, quindi 50% contro 50%.

    La proposta di merging

    La proposta viene lanciata ufficialmente dalla casa italo-americana e i dettagli principali, oltre alle quote sono:

    • Nessuna chiusura di stabilimenti pre esistenti
    • Il CDA sarà composto da 11 elementi, 4 per ogni azienda, 1 di Nissan e il resto indipendenti
    • Gli azionisti di FCA, per livellare le capitalizzazioni prima dell’operazione, riceverebbero 2,5 miliardi di euro di dividendo straordinario
    • Prima dell’operazione, sarebbero distribuite agli azionisti di FCA le quote di Comau (società satellite di FCA) oppure l’equivalente di 250 milioni

    I vantaggi della fusione sono chiariti dagli attori stessi: nascerebbe infatti il terzo polo di veicoli al mondo e il secondo per numero di veicoli in Europa.

    Se, in una data successiva e certamente non oggetto di questa fusione, le due società partner di Renault (Nissan e Mitsubishi) volessero fondersi, saremmo difronte al più grande gruppo mondiale di veicoli, con interessi in Nord e Sud America (grazie a FCA), Europa (grazie a Renault) e Asia (grazie a Nissan e Mitsubishi).

    Un altro vantaggio, non da poco, è il risparmio annuale di circa 5 miliardi di euro di spese correnti che si avrebbero semplicemente mettendo a fattor comune le conoscenze e le basi distribuite nel mondo.

    La reazione di Renault

    Immediatamente le due aziende si mettono all’opera per arrivare a un accordo definitivo di fusione e le dirigenze convocano immediatamente il cda per analizzare la proposta.

    In FCA fila tutto liscio, anche perché, essendo l’azienda che lancia l’OPA i grandi azionisti erano già informati.

    In Renault qualcosa non fila per il verso giusto e ci si rende conto subito che la strada per la fusione sarà in salita e tortuosa.

    Il cda convocato in prima istanza chiede maggior tempo per analizzare il tutto, in particolare pare subito che il primo azionista, cioè lo Stato Francese, ha qualche remora ma non è chiaro per cosa.

    Le condizioni dell’azionista di maggioranza

    Solo a posteriori emerge la verità sui punti della discordia e sono tutte questioni che pone sul tavolo il principale azionista di Renault, cioè lo Stato francese:

    1. Richiesta di rivalutazione di Renault, non come da capitalizzazione in borsa ma con un premio e quindi un pagamento di dividendo speciale anche agli azionisti della casa francese
    2. Un posto per un esponente del governo francese nel cda della nuova azienda
    3. Salvaguardia dei posti di lavoro di Renault
    4. Quartier generale a Parigi

    C’è l’accordo su 3 dei 4 punti e sembra che anche l’ultimo possa essere discusso ma il ministro Le Maire, a rappresentanza dei francesi, desidera prendere tempo e dice che non c’è fretta.

    In un secondo cda vengono accettati i 4 punti ma il governo prende ancora tempo.

    La questione è che l’accordo non si farà senza il consenso di Nissan. Infatti i giapponesi hanno una partecipazione incrociata con Renault. I francesi possiedono il 43,4% della casa nipponica che a sua volta possiede il 15% di quella francese.

    Nissan è praticamente il secondo azionista di Renault e non è convinto dell’operazione, inoltre il tutto si inquadra in accordi extra merge tra i governi francese e giapponese.

    Il fallimento della fusione

    Il banco salta definitivamente il 6 giugno del 2019, quindi a distanza di soli 9 giorni dalla proposta di fusione.

    A farlo saltare è la stessa persona che l’aveva messo in piedi, cioè John Elkann, presidente del gruppo FCA. Il perché inizia a intuirsi sin dal primo comunicato di FCA che recita:

    FCA esprime la propria sincera gratitudine a Groupe Renault, in particolare al suo Presidente, al suo Amministratore Delegato ed agli Alliance Partners, Nissan Motor Company e Mitsubishi
    Motors Corporation, per il loro costruttivo impegno in merito a tutti gli aspetti della proposta di FCA.

    FCA continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente.

    Viene ringraziato il presidente di Renault (Jean-Dominique Senard, che ha preso il posto di Carlos Ghosn, arrestato a fine 2018 in Giappone), vengono ringraziati i partner di Renault ma nessuna parola per il primo azionista, cioè il ministero dell’economia francese e, quindi indirettamente, lo Stato francese.

    Alla proprietà italiana non va bene che lo Stato francese stia usando questo merge per risolvere vecchie questioni con i giapponesi e non viene accettato il rinvio dell’approvazione anche a fronte dell’accettazione dei 4 punti messi sul tavolo.

    La casa francese si rammarica, poiché, come dichiara lo stesso Jean-Dominique Senard, la proposta arrivava nel momento corretto, sia per una ripresa industriale, sia per una crescita del brand nel mondo che per la situazione economica della stessa Renault.

    Dopo il salto della fusione

    Nell’agosto dello stesso anno il CEO di FCA, Mike Manley, fa una nuova apertura verso Renault, dicendo che, qualora la casa francese voglia convolare a nozze, FCA è pronta a valutare la proposta.

    Sembra un inizio di una nuova trattativa che però non si concretizzerà mai, anche perché del fallimento della fusione ne approfitta l’abile Carlos Tavares, CEO di PSA Peugeot, che trova prontamente l’accordo con FCA… ma questa è un’altra storia.

  • CAC40, le maggiori società francesi

    CAC40, le maggiori società francesi

    Il CAC (Cotation Assistée en Continu) 40 è l’indice borsistico francese di riferimento, che rappresenta le 40 società più significative tra le 100 maggiori capitalizzazioni di mercato quotate alla borsa Euronext di Parigi. È uno dei più grandi mercati azionari europei, e quindi uno dei più importanti indici nazionali del gruppo borsistico paneuropeo Euronext.

    Come viene calcolato il CAC 40?

    Il CAC 40 è composto da 40 delle principali società francesi quotate alla borsa Euronext di Parigi. L’indice è composto e recensito da Euronext, una borsa valori europea.

    I componenti del CAC 40 sono rivisti ogni trimestre. Le società vengono selezionate in base alla combinazione di due classifiche: in primo luogo, il valore del loro fatturato regolamentato del precedente periodo di 12 mesi e, infine, la loro capitalizzazione di mercato corretta per il flottante.

    L’indice CAC 40 è composto da queste 40 società più alte, dove le società in classifica da 36 a 45 sono collocate in una zona di buffer riser-faller, con priorità alle società già presenti nell’indice. Si noti che in alcuni casi, alle società di altre borse Euronext, può essere concesso un posto sul CAC 40.

    Aziende sul CAC 40

    Come già anticipato ci sono variazioni trimestrali sulle aziende che compongono il CAC40, però ci sono anche aziende che per loro natura, grandezza e liquidità sono perennemente presenti in questo indice.

    Questo l’elenco dei componenti del CAC40:

    StockTicketCapitaliz.
    (mlrd di €)
    LVMH Moet Hennessy Louis VuittonEPA:MC203
    L’OréalEPA:OR150
    SanofiEPA:SAN56,8
    TotalEPA:FP98,6
    Hermes InternationalEPA:RMS81,9
    KeringEPA:KER67,7
    Airbus GroupEPA:AIR63,4
    Air LiquideEPA:AI60
    EssilorLuxotticaEPA:EL54,9
    Schneider ElectricEPA:SU54,2
    VinciEPA:DG50,1
    BNP ParibasEPA:BNP48,8
    SafranEPA:SAF48,6
    AxaEPA:CS47,8
    DanoneEPA:BN41,2
    Dassault SystemesEPA:DSY39,8
    Pernod RicardEPA:RI38,6
    OrangeEPA:ORA30,6
    EngieEPA:ENGI28,1
    VivendiEPA:VIV26,6
    Credit AgricoleEPA:ACA26,2
    STMicroEPA:STM22,5
    LegrandEPA:LR18,2
    MichelinEPA:ML18,2
    Saint GobainEPA:SGO17,7
    ThalesEPA:HO16,6
    CapgeminiEPA:CAP16,5
    Société GénéraleEPA:GLE14,2
    PeugeotEPA:UG13,8
    WorldlineEPA:WLN12,8
    Veolia EnvironnementEPA:VIE12,2
    CarrefourEPA:CA11,9
    BouyguesEPA:EN11,7
    ArcelorMittalAMS:MT10,6
    SodexoEPA:SW10,4
    Unibail Rodamco WestfieldAMS:URW9,8
    AccorEPA:AC7,8
    AtosEPA:ATO7,7
    PublicisEPA:PUB7,6
    RenaultEPA:RNO7,5
    Componenti del Cac 40 al 07/06/2020

    Orario di negoziazione CAC 40 (Francia 40)

    I principali orari di trading per il CAC 40 sono tra le 09:00 e le 17:30 (CET).

    Come si fa a negoziare il CAC 40 (France 40) CFD?

    Il CAC 40 è uno degli indici più popolari e ampiamente negoziati del gruppo Euronext, ed ha la tendenza ad essere volatile. Come qualsiasi indice azionario, il CAC 40 non può essere acquistato e venduto come un’azione. Al contrario, oggi è possibile negoziare l’indice CAC 40 utilizzando contratti per differenza (CFD). Negoziare il CAC 40 utilizzando i CFD permette di assumere una posizione lunga o corta senza dover trattare con uno scambio.

    Storia del CAC 40

    Il CAC prende il nome da Paris Bourse’s, la storica borsa valori, sistema di automazione, la ‘Cotation Assistée en Continu’, che si traduce in ‘Quotazione Assistita Continua’.

    Lanciato il 31 dicembre 1987, con un valore di base di 1000, equivalente a un limite di mercato di 370.437.433.433.95,70 franchi francesi, il massimo storico dell’indice è di 6922,33 punti. Come molti altri grandi indici, anche questo è stato raggiunto al culmine della bolla delle dot-com nel settembre 2000.

    Da cosa viene influenza il CAC40?

    A causa della distribuzione della capitalizzazione di mercato, il CAC 40 è particolarmente sensibile ad alcune variazioni della domanda e dell’offerta di determinati beni e servizi.

    I prezzi delle azioni delle maggiori società hanno un effetto sproporzionato sull’indice. Ad esempio, Total, una multinazionale del petrolio e del gas, è la più grande azione all’interno del CAC 40, e quindi l’indice può essere direttamente influenzato dalle variazioni del prezzo del petrolio, influenzando il valore del prezzo delle azioni di Total.

    Lo stesso principio si applica al titolo Sanofi, una delle principali aziende farmaceutiche, quando un nuovo farmaco riceve l’approvazione, ci si aspetta che il titolo aumenti, con un impatto sull’indice, o al contrario quando un brevetto scade e l’azienda si trova ad affrontare la concorrenza, ci si aspetta che il titolo scenda, il che può influenzare l’indice.

    I cambiamenti economici globali, le tendenze e gli eventi nazionali, come le elezioni presidenziali francesi, le guerre e i disastri naturali, hanno un impatto incredibile sull’indice.

    Le questioni sociali e geopolitiche francesi avranno una forte influenza sul CAC 40.

    Oltre a ciò, gli indicatori macroeconomici francesi influenzeranno il CAC 40.