Azione: Vodafone (LON:VOD)

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Vodafone è una società di telecomunicazioni multinazionale con sede nel Regno Unito. Fornisce un’ampia gamma di servizi, tra cui comunicazioni voce, messaggistica e dati su reti mobili e fisse; servizi di roaming; servizi fissi a banda larga e TV; servizi cloud e di hosting e servizi di comunicazioni unificate.

Rivolta sia ai singoli clienti che alle imprese, l’azienda opera in oltre 30 paesi e ha partnership strategiche con reti mobili locali in più di 50 mercati. In totale, l’azienda serve circa 400 milioni di clienti attraverso 16.000 negozi di marca, partner di distribuzione e rivenditori terzi. Nel 2018, Vodafone si è classificata al 4° posto nel numero di clienti mobili tra i gruppi di operatori di telefonia mobile a livello globale.

Vodafone è quotata alla Borsa di Londra con il simbolo del ticker VOD ed è un componente dell’indice FTSE 100. L’azienda ha anche una quotazione secondaria sulla borsa del Nasdaq.

Costituita come joint venture tra Millicom e Racal Electronics Ltd nei primi anni ’80, Vodafone ha ottenuto la licenza per sviluppare una rete cellulare nel Regno Unito. La società è stata introdotta sotto l’egida di Racal il 1° gennaio 1985, quando ha effettuato la prima telefonata mobile in assoluto nel paese.

Nel 1991 ha permesso la prima chiamata internazionale di roaming mobile al mondo e nel 2002 ha introdotto l’accesso a Internet in mobilità con Vodafone Live. Nel corso della sua storia, quello che in origine era un piccolo operatore di telefonia mobile a Newbury, Berkshire, Regno Unito, Vodafone è cresciuto fino a diventare uno dei marchi più riconoscibili del settore a livello mondiale.

Fin dalla sua nascita, Vodafone ha perseguito una strategia di acquisizione assertiva, acquistando decine di società diverse e diversificando il proprio portafoglio di attività in diversi settori di mercato. L’azienda ha acquisito oltre 30 organizzazioni, l’acquisto più recente è stato effettuato il 18 novembre 2019 da GrandCentrix GmbH.

La società (allora nota come Racal Telecom) è stata quotata al London Stock Exchange il 26 ottobre 1988, offrendo solo il 20% delle sue azioni ordinarie del valore di 170p ciascuna.

Nel 1991, sotto la pressione del mercato azionario per realizzare il pieno valore per gli azionisti, la Racal Telecom fu scissa dalla Racal Electronics come Gruppo Vodafone. Il 16 settembre 1991, il valore di apertura delle azioni Vodafone era di 332p.

  • Cosa sta succedendo nel mercato Telco?

    Cosa sta succedendo nel mercato Telco?

    Negli ultimi tempi stiamo assistendo a una riorganizzazione profonda del mercato delle Telco, sia nel settore della Fibra ottica che nel settore del Mobile.

    Abbiamo già parlato ampiamente della cessione della rete TIM verso fondi KKR, abbiamo assistito alle mosse su Open Fiber e abbiamo seguito varie evoluzioni, eppure quello che sta accadendo in questi primi mesi del 2025 è una riorganizzazione ancora più profonda, poiché non tocca la struttura, ceduta all’esterno, ma va nel profondo, con la riorganizzazione totale degli operatori in gioco.

    Ma andiamo con ordine e cerchiamo di comprendere cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa potrebbe ancora succedere.

    SwissCom acquisisce Vodafone Italia

    La prima vera novità era stata già annunciata nel 2024 e si è solo concretizzata nel 2025. Si tratta di Swisscom, azienda svizzera proprietaria già di Fastweb, che ha acquisito le attività italiane di Vodafone.

    L’acquisizione permette all’operatore di sfruttare il brand Vodafone, in Italia, fino al 2029, quindi le due compagnie hanno iniziato il processo di integrazione che presumibilmente culminerà nella fusione vera e propria solo tra qualche anno. Al momento le società si presentano ancora con due nomi distinti, anche se i primi segnali di merge sono chiarissimi.

    Poste entra in TIM

    Altra operazione particolarmente importante e da valutare è lo switch azionario che Poste Italiane ha fatto con Cassa Depositi e Prestiti. Poste ha dato la propria quota di Nexi in cambio di circa il 10% di TIM.

    Dopo questa operazione Poste ha annunciato un ulteriore acquisto del 15% della compagnia in mano a Vivendì, andando quindi a ridisegnare completamente lo scenario degli azionisti di TIM.

    Qui sono chiare le integrazioni, con Poste Mobile e TIM che potrebbero interoperare e tutte le sedi Poste potrebbero diventare una base fisica per TIM. Le sinergie potrebbero essere molte.

    Iliad vuole TIM?

    Infine c’è Iliad, che è alla disperata ricerca di marito per poter ottimizzare gli investimenti. Si è parlato molto dell’integrazione tra Iliad e TIM, entrambe le società sono sembrate “interessate” aprendo a discussioni, ma nulla si è ancora concretizzato.

    Iliad inoltre potrebbe guardare anche verso WindTre, per una possibile integrazione tra operatori con un’anima simile.

    Con questi colpi Iliad diventerebbe un colosso in Italia e il mercato verrebbe completamente ridisegnato, con conseguenze veramente profonde, sia per gli operatori stessi che per i clienti.

  • Il mercato degli ISP e l’arrivo di Iliad sul fisso

    Il mercato degli ISP e l’arrivo di Iliad sul fisso

    Iliad ha già dimostrato in passato, sulle offerte mobile, di poter mettere in difficoltà il mercato. 8,5 milioni di utenti sono già passati all’operatore francese sull’offerta mobile.

    Ora la società transalpina, guidata da Benedetto Levi in Italia, ha messo piede nella rete fissa formata da fibra. Lo fa appoggiandosi a Open Fiber e a distanza di qualche settimana dall’annuncio possiamo fare delle valutazioni di ciò che rappresenta questo ingresso.

    Iliad alle prove di grandezza

    Partiamo dalla grandezza dell’operatore: appare evidente come rispetto ai competitor sia ancora in ritardo in termini di grandezza, i vari TIM, Vodafone e Wind-Tre hanno una dimensione, per clienti, per rete e per strutture certamente più grande.

    Ma Iliad corre veloce e sta recuperando tutto il terreno, sul mobile l’ha praticamente già fatto, mentre sulla rete fissa ancora è tutto da costruire.

    Merge con Vodafone Italia

    C’è una strada che le permetterebbe di diventare grande in un colpo solo e Iliad l’ha già provata nei giorni scorsi. Si tratta dell’acquisizione di un altro player e Iliad ha fatto un’offerta da 11,5 miliardi per gli asset italiani di Vodafone. Offerta rispedita al mittente dalla società inglese.

    Iliad, secondo i rumor, non ha ancora mollato il colpo e potrebbe tornare alla carica con una nuova offerta. Anche perché, guardando al market share, si tratta di un’operazione con molto senso a livello industriale. L’offerta da 11,5 miliardi potrebbe essere bassa, infatti molti analisti avevano valutato Vodafone Italia almeno 14 miliardi.

    In attesa di comprendere quanto Iliad sia già penetrata nel mercato della fibra, questi sono i pesi degli ISP attualmente:

    OperatoreMobileFibra
    TIM26%42%
    Wind – Tre27%14%
    Vodafone23%17%
    Iliad11%
    Fastweb15%
    Market Share operatori ISP

    Un eventuale M&A di Iliad con gli asset italiani di Vodafone porterebbe il nuovo operatore nascente ad avere un market share del 34% sul Mobile, diventando il leader di mercato, e del 17% su fibra.

    Da escludere invece un merge tra Iliad e Wind-Tre poiché il peso del 38% raggiunto sul mobile potrebbe far storcere il naso all’Antitrust, con un’aggregazione troppo eccessiva del mercato.

    Impensabile un’aggregazione con TIM, anche perché questa è in attesa di comprendere come procedere, tra divisione della rete e offerta di KKR.

    Potrebbe avere senso di mercato invece un’aggregazione con Fastweb, che porterebbe l’operatore nascente ad avere l’11% sul mobile e il 15% sulla fibra. Ma Fastweb fa parte di FiberCop, di cui è socio, e la nuova rete di Iliad è su Open Fiber, quindi a livello industriale questo rappresenterebbe un problema, anche perché l’altro socio di FiberCop è TIM, di cui bisogna leggere i punti precedenti.

    Infine c’è un’altra strada, cioè l’acquisizione di Tiscali, che ha una quota marginale sulla fibra, ma questa appare veramente come l’ultima spiaggia per Iliad.

    Cosa può fare Iliad da sola

    La scelta che pare più probabile, comunque, è quella di rimanere standalone, cioè senza aggregazioni e crescere sul mercato. L’offerta lanciata (15,99 euro per la fibra se abbinata a mobile) oppure 23,99 € / mese, appare molto aggressiva e tra gli 8,5 milioni di clienti mobile in tanti valuteranno il salto di operatore.

    Inoltre un’offerta del genere va vista in abbinata mobile/fibra e il prezzo totale, per un cliente che decidesse di passare oggi su Iliad, sarebbe di 23,98 € (7,99 per mobile e 15,99 per fibra). In pratica al prezzo attuale di una fibra si ha il mobile “in regalo” (oppure 25,98 con l’offerta mobile a 120GB).

    Nessuno ha un’offerta competitiva rispetto a questi prezzi, ciò significa che con il lancio della fibra Iliad potrebbe incrementare anche il proprio mercato mobile.

    Un’eventuale operazione di M&A, posticipata di qualche mese, in tale circostanza, potrebbe avere maggior senso industriale ed essere accettata molto più volentieri dall’azienda target. Anche perché il mercato italiano è a somma zero, se sale un operatore scende qualcun altro, e le principali vittime, in tale condizione, potrebbero essere proprio Tiscali e Wind-Tre.

  • Iliad, Vodafone e gli ISP italiani

    Iliad, Vodafone e gli ISP italiani

    Non si può dire che sia stato un fulmine a ciel sereno, anzi, il rumor già da qualche settimana girava. Secondo quanto riferito da Bloomberg, che ha sentito persone informate dei fatti, la francese Iliad sarebbe intenzionata a rilevare gli asset italiani di Vodafone.

    Dopo aver lanciato in Italia l’offerta fibra, partendo con la rivoluzione già effettuata sul mobile, l’azienda di Xavier Niel sarebbe intenzionata ad allargarsi molto velocemente. Un’operazione per niente scontata e mentre arrivano i no comment da parte delle due aziende, i rumor e le ipotesi si moltiplicano.

    Una fusione tra le due? Iliad che mangia Vodafone Italia? Viceversa, quindi Vodafone che acquisisce Iliad e apre al mercato francese e svizzero, dove l’azienda transalpina è già presente?

    Non è ancora affatto chiaro, quello che si sa è che un paio di settimane fa, secondo Reuters, le due aziende si sono parlate e ieri, secondo Bloomberg, Iliad avrebbe recapitato un’offerta sul tavolo di Vodafone.

    Il mercato degli ISP

    Guardando ai numeri, un’eventuale unione tra le due società porterebbe ad avere un leader assoluto in Italia. Infatti al momento il mercato è così suddiviso:

    • Linea fissa:
      • 42% Tim
      • 17% Vodafone
      • 15% Fastweb
      • 14% Wind
    • Linee mobile:
      • 27% Wind
      • 26% Tim
      • 23% Vodafone
      • 11% Iliad

    Appare evidente, già a colpo d’occhio, che sul mobile si andrebbe da 4 a 3 operatori, opzione che pare piacere all’authority antitrust europea, con un mercato, sul mobile, che sommando le due aziende porterebbe la quota di mercato al 34%.

    Per quanto riguarda la linea fibra, invece, Iliad ha presentato solo da 15 giorni la propria proposta, molto vantaggiosa per i clienti già mobile e c’è da scommettere che rosicherà market share molto velocemente. Sulla fibra comunque, anche sommando le due aziende, difficilmente si andrà ad avere una leadership, con TIM che tiene saldamente lo scettro.

    Con questi numeri non appare un problema l’unione e difficilmente l’antitrust potrà mettersi di mezzo.

    Quanto vale Vodafone Italia?

    Ovviamente a questo punto tutti gli analisti hanno iniziato a fare i calcoli della potenziale spesa per portarsi a casa le attività di Vodafone Italia. Il 2020/21 (chiusura bilancio Vodafone a Marzo) ha visto la società britannica effettuare 5,5 miliardi di ricavi, con un ebitda da 2,1 miliardi. Il primo semestre del nuovo anno ha fatto registrare 2,5 miliardi di ricavi e 800 milioni di ebitda, facendo una semplice proiezione, quindi, Vodafone potrebbe chiudere l’anno a 5 miliardi di ricavi e 1,6 miliardi di ebitda.

    Applicando i multipli dell’ultima operazione sul settore, cioè proprio il delisting di Iliad, abbiamo un multiplo di 8,8 volte sull’ebitda, quindi con un prezzo risultante di 14,08 miliardi. Un boccone decisamente grande per l’azienda francese, ed ecco perché si pensa più a un merge che a un acquisto.

    Il resto del mercato

    Nel mentre la notizia potrebbe essere ottima per TIM, alle prese con l’offerta KKR e il piano di divisione della rete dai servizi. Con un competitor in meno sul mobile e, soprattutto, con Vodafone che potrebbe fare da calmiere alla rivoluzione Iliad, TIM potrebbe riuscire a mantenere la posizione da leader, almeno sulla rete fibra.

  • Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Le 50 aziende più grandi nel Regno Unito

    Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.

    Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.

    Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.

    Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.

    Azienda / AzioneMarketCap
    (milioni di $)
    Settore / Core business
    Unilever
    LON: ULVR
    $ 153.281Prodotti personali
    Astrazeneca
    LON: AZN
    $ 139.904Farmaceutici
    Hsbc Holdings
    LON: HSBA
    $ 126.602Banche
    Diageo
    LON: DGE
    $ 104.903Distillati e vini
    GlaxoSmithKline
    LON: GSK
    $ 92.581Farmaceutici
    British American Tobacco
    LON: BATS
    $ 84.788Tabacco
    BP
    LON: BP
    $ 84.670Energetici
    Reckitt Benckiser Group
    LON: RKT
    $ 63.553Prodotti personali
    London Stock Exchange
    LON: LSEG
    $ 56.907Borse / Scambio valori
    Prudential
    LON: PRU
    $ 55.163Assicurativo
    Glencore
    LON: GLEN
    $ 54.004Carbone
    Vodafone Group
    LON: VOD
    $ 53.063Telecomunicazioni
    Anglo American
    LON: AAL
    $ 52.534Minerali
    Relx
    LON: REL
    $ 50.024Servizi di informazione professionale
    National Grid
    LON: NG
    $ 44.664Energetici
    Lloyds Banking Group
    LON: LLOY
    $ 44.528Banche
    Barclays
    LON: BARC
    $ 41.159Banche
    Compass Group
    LON: CPG
    $ 38.748Ristoranti e Bar
    Experian
    LON: EXPN
    $ 35.230Finanziario
    Rio Tinto
    LON: RIO
    $ 34.576Minerali
    Natwest Group
    LON: NWG
    $ 31.395Banche
    Ashtead Group
    LON: AHT
    $ 28.649Attrezzature commerciali
    Ferguson
    LON: FERG
    $ 28.142Attrezzi per le costruzioni
    Antofagasta
    LON: ANTO
    $ 25.405Minerali
    Associated British Foods
    LON: ABF
    $ 25.187Food
    Scottish Mortgage Investment Trust
    LON: SMT
    $ 24.724Finanziario
    Tesco
    LON: TSCO
    $ 23.461Supermercati
    Bae Systems
    LON: BA
    $ 22.526Aerospazio e difesa
    BT Group
    LON: BT.A
    $ 22.428Telecomunicazioni
    Standard Chartered
    LON: STAN
    $ 22.344Banche
    Legal & General
    LON: LGEN
    $ 22.325Servizi di investimento
    Aviva
    LON: AV
    $ 21.718Assicurativo
    Ocado Group
    LON: OCDO
    $ 21.408Tech
    Scottish and Southern Energy
    LON: SSE
    $ 20.998Energetici
    Imperial Brands
    LON: IMB
    $ 19.526Tabacco
    Smith & Nephew
    LON: SN
    $ 19.043Sistemi medici
    3I Group
    LON: III
    $ 17.050Servizi di investimento & Fund Operators
    Segro
    LON: SGRO
    $ 16.547REITs
    WPP
    LON: WPP
    $ 16.257Advertising & Marketing
    Aveva Group
    LON: AVV
    $ 14.457Tech
    Next
    LON: NXT
    $ 14.329Rivenditori
    International Consolidated Airlines
    LON: IAG
    $ 13.925Aerei
    Persimmon
    LON: PSN
    $ 13.801Costruttore residenziali
    Entain
    LON: ENT
    $ 13.679Casino & Gaming
    Intertek
    LON: ITRK
    $ 13.671Certificazioni
    Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna

    Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.

    Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.

  • 27 azioni ad alto rendimento nel 2021

    27 azioni ad alto rendimento nel 2021

    Finito di parlare del settore auto, con UBS che ha promosso be 3 titoli in occidente, la stessa banca svizzera ci segnala altre 27 azioni che durante il 2021 vedranno rendimenti pazzeschi grazie all’aumento degli utili che registreranno.

    La banca d’affari si aspetta che gli utili delle aziende del vecchio continente, quest’anno, salgano mediamente del 35% e, a guidare la ripresa, ci saranno auto, banche e materie prime. Dall’altro lato della medaglia invece i titoli difensivi, che hanno ben reagito nel 2020 e che, nei prossimi mesi, potrebbero pagare lo scotto.

    A ben guardare la lista delle aziende promosse appare chiaro il perché UBS si aspetti che gli utili dei titoli salgano: sono tutte aziende che hanno avuto particolari grattacapi a causa del Covid.

    Le azioni che vedranno volare gli utili

    Eccole quindi le 27 aziende segnalate da UBS:

    AzioneSettoreNazione
    ABB
    SWX: ABBN
    RoboticaSvizzera
    Autoliv
    NYSE: ALV
    STO: ALIV-SDB
    Sicurezza AutoSvezia
    Auto Trader
    LON: AUTO
    Annunci AutoRegno Unito
    Barratt
    LON: BDEV
    ImmobiliareRegno Unito
    Continental
    ETR: CON
    PneumaticiGermania
    Infineon
    ETR: IFX
    SemiconduttoriGermania
    JD Sports
    LON: JD
    ModaRegno Unito
    Knorr-Bremse
    ETR: KBX
    Freni industrialiGermania
    Linde
    ETR: LIN
    ChimicaRegno Unito
    Lundin Mining
    TSE: LUN
    MineraliCanada
    LVMH
    EPA: MC
    ModaFrancia
    Nomad Foods
    NYSE: NOMD
    FoodRegno Unito
    Oerlikon
    SWX: OERL
    IndustrialeSvizzera
    Orsted
    CPH: ORSTED
    EnergiaDanimarca
    Plastic Omnium
    EPA: POM
    Materie primeFrancia
    Remy
    EPA: RCO
    BevandeFrancia
    Richemont
    SWX: CFR
    LussoSvizzera
    Sainsburys
    LON: SBRY
    SupermercatiRegno Unito
    Sika
    SWX: SIKA
    ChimicaSvizzera
    Sonova
    SWX: SOON
    AudioSvizzera
    Stroeer
    ETR: SAX
    PubblicitàGermania
    Saint-Gobain
    EPA: SGO
    IndustrialeFrancia
    Tecan
    SWX: TECN
    BiofarmaceuticaSvizzera
    Teleperformance
    EPA: TEP
    TechFrancia
    Vodafone
    LON: VOD
    ISPRegno Unito
    Wacker Chemie
    ETR: WCH
    ChimicaGermania
    WPP
    LON: WPP
    PubblicitàRegno Unito

    Quella su cui si prevede un utile più grande è Plastic Omnium, la quale, secondo la banca svizzera, dovrebbe registrare un aumento degli utili del 524%; seguita da Continental (494%) e Lundin (490%).

    Sono molti i fattori analizzati, non solo quindi Corona Virus ma anche M&A, fattori geopolitici, dividendi, capex e forza del pricing.

    Come possiamo vedere dalla lista, grande spazio ad aziende del settore auto, in vari sottosettori (annunci, pneumatici, materie prime, ecc), qualche presenza per gli ISP, così come tech, farmaceutica, bevande e lusso.

  • Investire nel 5G, quali azioni scegliere

    Investire nel 5G, quali azioni scegliere

    La prossima generazione di telefonia mobile, in particolar modo quando parliamo di scambio di pacchetti Internet, è certamente il 5G. Si tratta della quinta generazione di tecnologia di rete wireless, che ha latenze inferiori al suo predecessore e velocità che arrivano, nei picchi, a 100 volte più del 4G.

    Una tecnologia del genere, è inutile nasconderselo, potrebbe addirittura arrivare a minare lo strapotere delle fibre nelle case domestiche. Ovviamente questo è ben conosciuto dagli operatori che, tipicamente, hanno connessioni sia fisse che mobile e non alzano il numero di GB disponibili solo per evitare, appunto, la cannibalizzazione.

    In Italia già dal 2020 sono attive delle reti 5G, in particolar modo sono le due aziende più grandi, Vodafone e TIM, che stanno allargando le proprie antenne. Negli Stati Uniti invece è stata T-Mobile ad anticipare la concorrenza, ciò grazie soprattutto al fattore di scala e al risparmio avuto con il merge tra questa e Sprint Corporation; in ogni nazione, comunque, c’è almeno un operatore che è stato pioniere.

    I migliori titoli del 5G

    I fornitori di reti mobili come T-Mobile, Vodafone, TIM, Orange e Verizon, sono ottimi veicoli per iniziare a investire sul 5G, ma gli investitori dovrebbero guardare al mercato della filiera, in particolar modo a quello delle torri e attrezzature per realizzare ottimi gain.

    Nel 5G lavorano infatti molte aziende che sostanzialmente possono essere suddivise in:

    Un piccolo investitore potrebbe avere qualche difficoltà a costruire un portafoglio con almeno un paio di aziende in ognuna di questi punti, per questo motivo sono nate come funghi decine di ETF che nei componenti hanno proprio le aziende della filiera del 5G.

    Produttori di chip 5G (produttori di semiconduttori)

    Non esiste tecnologia, al giorno d’oggi, che non abbia alla base i chip, quindi anche la tecnologia del 5G fa largo uso di semiconduttori.

    Tra queste aziende troviamo, giusto come esempio, Qualcomm, Skyworks Solutions, Intel, Advanced Micro Devices, NVIDIA oltre a una serie di produttori asiatici.

    Non a caso tra i produttori mettiamo NVIDIA, poiché il 5G potrebbe iniziare a fare largo uso di GPU, potenza di calcolo delle schede video. Inoltre proprio i videogiocatori, vista la latenza bassa della rete, potrebbero fare grande uso di 5G con impatti positivi per il produttore di schede video, nel suo mercato di riferimento.

    Azioni legate alle infrastrutture del 5G

    Oltre ai chip, anche i produttori di attrezzatura per networking avranno un grande vantaggio, ovviamente per arrivare agli utenti finali le connettività 5G dovranno passare attraverso infrastrutture di rete.

    Tra le infrastrutture di rete troviamo certamente gestori di Torri WiFi, come per esempio la spagnola Cellnex, ma anche produttori di dispositivi per networking, come Cisco ed Ericsson, piuttosto che connettività in fibra ottica, poiché il 5G collega solo l’ultimo miglio, cioè dal nostro device fino all’antenna, però le antenne tra di loro sono connesse attraverso reti in fibra e qui potrebbe entrare in gioco un’azienda italiana, come Prysmian, uno dei leader mondiali in questo settore.

    Un’ulteriore azienda interessante per quanto riguarda la connettività è l’americana Corning, produttore di vetro e ceramica per ambiti industriali in origine e che si sta convertendo sempre più alle reti. Riprova ne è la collaborazione con Qualcomm per fornire attrezzatura di rete all’interno di edifici e torri.

    Tra le infrastrutture poi non possiamo dimenticare il mondo del cloud, poiché connettività sempre più veloce e mobile, insieme a device e smartphone che registrano a risoluzioni sempre maggiori, portano a backup e streaming di video e immagini sempre più pesanti e sempre più complesse da gestire. In questo caso un grande vantaggio soprattutto per i big della tecnologia, come per esempio Amazon (con AWS), Google (Google Cloud), Microsoft (Azure) e Apple (iCloud), ma anche per piccoli come per esempio DropBox piuttosto che la semisconosciuta Arista Networks, la quale gestisce data center.

    Azioni immobiliari (principalmente torri)

    Abbiamo già parlato della spagnola Cellnex che è leader indiscusso di questo segmento, quello che non abbiamo detto è che, spesso, le torri WiFi vengono installate in immobili locati con contratti per lunghe durate.

    In questo segmento spiccano principalmente le aziende di gestione torri al di là dell’oceano, come per esempio American Tower, Crown Castle e Digital Realty Trust, i quali sono a tutti gli effetti dei Real Estate Investiments Trust (REITs).

    Chi gestisce immobili industriali adatti allo scopo avrà solo da guadagnarci dall’installazione di nuovi siti per le antenne 5G.

    Tutte le azioni di aziende che hanno interessi nel 5G

    Ed eccola una lista che vuole cercare di essere più esaustiva possibile, con la lista di tutte quelle azioni legate ad aziende che hanno grandi interessi grazie al 5G.

    AzioniSettore
    Akamai
    NASDAQ: AKAM
    CDN
    Alphabet Inc (Google Cloud)
    NASDAQ: GOOGL
    Cloud
    Altice Europe
    AMS: ATC
    ISP
    Amazon (AWS)
    NASDAQ: AMZN
    Cloud
    American Tower Corp
    NYSE: AMT
    Torri
    Apple (iCloud)
    NASDAQ: AAPL
    Cloud
    AT&T Inc.
    NYSE: T
    ISP
    BCE Inc
    TSE: BCE
    ISP
    Broadcom
    NASDAQ: AVGO
    Chipset
    BT Group PLC
    LON: BT.A
    ISP
    Cable One
    NYSE: CABO
    Cavi e Fibra
    CenturyLink
    NYSE: LUMN
    ISP
    Cellnex Telecom
    BME: CLNX
    Torri
    Cisco Systems
    NASDAQ: CSCO
    Networking
    CloudFlare
    NYSE: NET
    CDN
    Corning Incorporated
    NYSE: GLW
    Cavi e Fibra
    Crown Castle International Corp
    NYSE: CCI
    Torri
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    ISP
    Digital Realty Trust
    NYSE: DLR
    Torri
    Dropbox Inc
    NASDAQ: DBX
    Cloud
    Ericsson Telefonaktiebolaget LM
    STO: ERIC-B
    Networking
    FoxConn
    TPE: 2354
    Chipset
    IBM (IBM Cloud)
    NYSE: IBM
    Cloud
    Iliad
    EPA: ILD
    ISP
    Intel
    NASDAQ: INTC
    Chipset
    Inwit
    BIT: INW
    Torri
    Lumen Technologies
    NYSE: LUMN
    Torri
    MediaTek
    TPE: 2454
    Chipset
    Micron Technology
    NASDAQ: MU
    Chipset
    Microsoft (Azure Platform)
    NASDAQ: MSFT
    Cloud
    Motorola Solutions
    NYSE: MSI
    Networking
    Nexans
    EPA: NEX
    Cavi e Fibra
    NKT
    CPH: NKT
    Cavi e Fibra
    Nokia
    HEL: NOKIA
    Networking
    NVIDIA (ARM)
    NASDAQ: NVDA
    Chipset
    Orange
    EPA: ORA
    ISP
    Prysmian
    BIT: PRY
    Cavi e Fibra
    Qorvo
    NASDAQ: QRVO
    Networking
    Qualcomm
    NASDAQ: QCOM
    Chipset
    Skyworks Solutions
    NASDAQ: SWKS
    Networking
    STMicroelectronics
    BIT: STM
    Chipset
    T-Mobile US
    NASDAQ: TMUS
    ISP
    Telecom Italia SpA
    BIT: TIT
    ISP
    Telefónica
    BME: TEF
    ISP
    Telephone and Data Systems, Inc.
    NYSE: TDS
    Torri
    TSMC
    TPE: 2330
    Chipset
    Verizon Communications
    NYSE: VZ
    ISP
    Vodafone
    LON: VOD
    ISP

    Investire nel 5G per il lungo termine

    Quello del 5G è un mercato agli inizi, ma nonostante ciò, poiché gli attori sono tutti player già presenti nel 4G, questo mercato non soffre certamente dei problemi dati da industrie immature.

    Non vi è dubbio che il 5G è il futuro della connettività mondiale, come lo è stato il 4G fino a oggi. Investire nelle aziende migliori su questo mercato porterà solo vantaggi sul lungo periodo.

  • Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    Mario Draghi farà bene a queste azioni e questi titoli

    L’annuncio del mandato consegnato nelle mani di Mario Draghi, da parte di Sergio Mattarella, farà certamente bene all’economia. I primi segnali si sono già visti, con lo spread tra BTP e Bund sceso immediatamente del 7%.

    Ma quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Mario Draghi?

    Certamente il primo effetto si vedrà sul rendimento dei Titoli di Stato italiani, i quali saranno acquistati grazie alla fiducia che gli investitori ripongono nell’ex presidente della Banca Centrale Europea.

    Inoltre con Draghi impegnato politicamente si può anche immaginare un’accelerazione verso la creazione di quei bond europei che Mario ha lasciato a metà a causa della fine del suo mandato di 8 anni nel palazzo principale dell’economia europea.

    Quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Draghi

    Per rispondere a questa domanda bisogna guardare a tutti i capitoli aperti sul tavolo del governo. Giuseppe Conte, dimissionario, ha aperto una serie di capitoli che non sono arrivati a conclusione.

    Lo spread e il debito

    Il già citato calo dello spread, e in generale il calo degli interessi che l’Italia dovrà pagare agli investitori, porterà l’Italia un po’ più vicina ai costi sostenuti dalle altre nazioni per finanziarsi.

    Difficile immaginare che i BTP decennali italiani vadano sottozero, ma allo stesso tempo è impensabile che lo Stato italiano continui a pagare o 0,5/0,7% di interessi sul decennale nel momento in cui Francia e Germania si trovano in negativo, la Spagna e il Portogallo vicino allo zero e anche la Grecia messa meglio di noi.

    L’Italia andrà ad avvicinarsi a quelli che sono i rendimenti di Spagna e Portogallo, quindi vicini allo zero, con un notevole risparmio di denaro pubblico.

    Ovviamente in questo caso a beneficiarne saranno gli investitori che possiedono buoni dello Stato italiano.

    Il vantaggio per le banche

    Evidentemente l’ex numero uno della Banca Centrale Europea avrà tutto l’interesse del mondo a far viaggiare meglio le banche italiane, le quali sono il tessuto dell’economia del Bel Paese. Già il calo dello spread, con l’innalzamento del valore dei BTP, porta un gran vantaggio alle banche tricolore, le quali vedranno rafforzarsi i valori patrimoniali.

    Questo è particolarmente vero per quegli istituti che possiedono molto debito pubblico italiano, come Intesa Sanpaolo, oltre che quelle banche con un solido bilancio e con fondamentali in ordine, come per esempio Banco BPM.

    Atlantia e la revoca delle concessioni autostradali

    Partiamo dal tema che viene portato avanti sin dal crollo del Ponte di Genova del 2018. Atlantia sta litigando con Cassa Depositi e Prestiti e fino a ora è mancato l’assist del governo, troppo incauto nelle dichiarazioni e troppo fumoso nel concreto.

    Difficile immaginare che Draghi possa fare inversione a U e abbandonare questo capitolo; ma è altrettanto vero che la lettera mandata dalla Commissione Europea, alla quale Draghi dovrà rispondere appena sarà eletto, dà un assist enorme per rivedere tutta l’impalcatura.

    Draghi dovrebbe essere una figura istituzionale, attento ai diritti dei privati e agli accordi presi, quindi si può immaginare una rimodulazione delle tariffe, con un ingresso di Stato all’interno dell’azionariato di Autostrade per l’Italia ma la questione revoca potrebbe andare definitivamente in soffitta.

    È immaginabile che il nuovo governo darà una spinta a CDP in modo da trovare un corretto prezzo per la rete autostradale, liquidando in toto o parzialmente la famiglia Benetton, ma allo stesso tempo dando una generosa liquidazione così che la stessa Atlantia, incassato il ristoro, possa investire in altri beni, principalmente all’estero.

    Si può tranquillamente immaginare che Aspi andrà alla quotazione e solo dopo CDP entrerà nel capitale rilevando le quote in mano ai Benetton. In questo modo si salverebbero i piccoli investitori, i fondi esteri, si darebbe finalmente una parvenza di serietà a questa trattativa e si riporterà gran parte dell’asset in mano allo Stato, tranquillizzando l’Europa e facendo sì che arrivino dalle varie authority tutti i visti necessari.

    Atlantia sarà quindi una delle aziende che ne trarrà beneficio.

    Unicredit e Monte dei Paschi di Siena

    Torniamo sulle banche e quindi sul secondo grande capitolo aperto sul tavolo del governo, cioè la cessione delle quote di MPS.

    Lo Stato Italiano è il maggior azionista della banca senese, con una quota di oltre il 64%. La Comunità Europea ha già chiesto di decidere se nazionalizzare la banca o cedere le quote, per evitare di incorrere nella casistica di aiuti di Stato a enti privati.

    Lo Stato Italiano non ha alcun interesse ad avere una banca nazionalizzata e quindi si sta procedendo con la cessione delle quote di MPS, che il governo Conte bis si è impegnato a portare a termine entro l’estate del 2021.

    Siamo in fase di scadenza di quella promessa e il capitolo ancora è aperto e quasi tutto da costruire. Possiamo immaginare che il pragmatismo di Draghi, unito all’esperienza dell’ex ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, attuale presidente di Unicredit, porterà a una soluzione in tempi relativamente brevi.

    Anche questo capitolo dovrebbe quindi chiudersi velocemente, ai lettori lasciamo il compito di comprendere se sarà un bene o un male per gli attori in gioco.

    La rete unica e Telecom

    Noi voliamo velocemente alla rete unica italiana, terzo grande capitolo aperto sul tavolo del governo.

    Qui le parti in gioco sono tantissime e la risoluzione sarà tutt’altro che semplice. Giusto per fare un veloce riepilogo: TIM ha unito la propria rete con quella di Fastweb dando vita a FiberCop, dall’altro lato c’è Open Fiber, nata da un progetto di Enel con Cassa Depositi e Prestiti (50% ciascuno di quote).

    L’idea originale era quella di unire le due reti per far nascere la rete unica italiana, come chiesto anche dall’Europa, così da avere certezza di connessione e provare ad abbattere il digital divide che oggi colpisce la nazione (due reti nelle principali città e nessuna connessione in territori complessi).

    Cassa Depositi e Prestiti è la regista dell’operazione, avendo in mano il 50% di Open Fiber e il 9,89% di Telecom Italia.

    La direzione in cui si stava procedendo era quella di unire le reti e dare a TIM la responsabilità della gestione, operazione non propriamente ammirata dall’Europa, la quale chiede che la gestione della rete sia in capo a un soggetto terzo rispetto ai rivenditori di connettività.

    Enel è già in trattativa per la cessione della propria quota di Open Fiber al fondo Macquarie, inoltre, giusto per fare qualche nome, in FiberCop è presente anche il fondo KKR.

    Interessati all’operazione sono anche tutti i rivenditori di connettività, con Vodafone, Iliad, Sky e Tiscali alla finestra per capire come e se inserirsi.

    Compito di Draghi sarà quello di dare ascolto all’Europa creando o rafforzando qualcosa di esterno agli operatori, unendo la rete unica e portandola a funzionare in modo adeguato.

    Borsa Italiana in mano a Euronext

    Altro capitolo aperto da Conte e mai chiuso. LSE ha ceduto Borsa Italiana a Cassa Depositi e Prestiti, la quale l’ha fatto entrare nel perimetro della francese Euronext, acquisendo una quota importante della società transalpina.

    Si tratta di un dossier un po’ fermo al palo, nonostante ci siano da fare delle nomine e bisogna cercare di contare qualcosa all’interno del board di Euronext.

    Il compito di Draghi sarà quello di essere europeista e provare a forzare il ruolo dei francesi così da creare un mercato di scambio azioni paneuropeo. Draghi ha anche l’occasione d’oro di provare a far quadrare Deutsche Boerse intorno a Euronext, così da creare un vero grande mercato europeo che possa competere a livello mondiale con Nasdaq e NYSE.

    Recovery Fund

    Ovviamente il Next Generation EU è il capitolo più importante sul tavolo del governo e circa 300 miliardi in 6 anni sono un’occasione da non perdere per l’Italia, possono rappresentare un’occasione per tante aziende italiane.

    Probabilmente Draghi porterà i capitoli verso la direzione degli investimenti a medio/lungo periodo, con la costruzione di meccanismi e di praticità che potranno essere un volano per l’Italia.

    In particolare, avendo perso il treno dell’elettrico sui veicoli e avendo puntato invece su energie alternative, considerando che un grande capitolo di spesa dovrà essere appuntato per le politiche green, potrebbero trarne giovamento quelle aziende che hanno già orientato i loro investimenti verso energia pulita a base di Idrogeno o di fonti alternative.

    Ben posizionate, in questo caso, vediamo Enel, ERG, Snam e forse anche ENI.

    Allo stesso tempo il Recovery Fund ha capitoli sullo svecchiamento della mobilità, quindi grande attenzione a Stellantis e delle infrastrutture, quindi Buzzi Unicem.

    MES e Sanità

    Il MES nacque proprio in seno alla Commissione Europea e alla BCE nel momento in cui Mario Draghi guidava l’istituzione europea, difficile quindi immaginare che possa dire di no ai soldi del MES, anche perché non ha crediti o debiti politici da scontare o elettori da ingraziarsi.

    Per questo motivo probabilmente l’Italia accetterà i soldi del MES e li metterà sul piatto della sanità. Ne gioveranno tutte quelle aziende italiane che in questo settore hanno il loro core business.

    Tra le altre possiamo ricordare DiaSorin, Recordati, Health Italia, Amplifon e Garofalo Health Care.

    Giustizia

    Forse esageriamo un po’, anche perché Draghi avrà a disposizione appena due anni, ma sarebbe bello riuscisse a mettere mano anche alla giustizia, che è uno dei capitoli del Recovery Fund.

    In particolar modo, in Italia, viviamo nel perenne ritardo e mancanza di garanzia della pena.

    Le aziende internazionali tendono a stare lontane dall’Italia (anche) perché qualora avessero problemi legali (e tutte le aziende di un certo livello ne hanno) in Italia i tempi sono biblici, senza la garanzia che la giustizia sia dalla parte di chi ha ragione.

    Una riforma della giustizia sarebbe perfetta da parte di un presidente del consiglio che si sta affacciando con la nomea di essere pragmatico e di saper affrontare di petto i problemi.

    Non ci sono aziende specifiche che potrebbero trarne vantaggio, ma l’intero sistema Paese, con le aziende internazionali che tornerebbero a gradire la destinazione Italia per basare i loro interessi.

    Per fare ciò va riformata la giustizia e la tassazione per le imprese.

  • Investire nelle azioni del mercato delle telecomunicazioni

    Investire nelle azioni del mercato delle telecomunicazioni

    Il settore delle telecomunicazioni può essere suddiviso in due grandi sottosegmenti:

    • Le aziende di tecnologia, conosciute come aziende IT
    • Le società di telecomunicazioni che forniscono infrastrutture e servizi per la connettività

    Delle società di tecnologia abbiamo già ampiamente parlato, quindi in questo articolo ci concentriamo sulle società di telecomunicazioni, cioè quelle aziende che ci permettono di navigare su Internet grazie al loro core business che è concentrato sulla connettività e sul networking.

    Azioni delle aziende di Telecomunicazioni

    SettoreNazione
    Akamai Technologies
    NASDAQ: AKAM
    DeliveryUSA
    Amazon.com
    NASDAQ: AMZN
    NetworkingUSA
    American Tower Corp
    NYSE: AMT
    TorriUSA
    AT&T Inc.
    NYSE: T
    ISPUSA
    Cellnex Telecom
    BME: CLNX
    TorriSpagna
    Cisco Systems
    NASDAQ: CSCO
    NetworkingUSA
    CloudFlare
    NYSE: NET
    DeliveryUSA
    Crown Castle International Corp
    NYSE: CCI
    TorriUSA
    Deutsche Telekom
    ETR: DTE
    ISPGermania
    Ericsson Telefonaktiebolaget LM
    STO: ERIC-B
    NetworkingSvezia
    Iliad
    EPA: ILD
    ISPFrancia
    Inwit
    BIT: INW
    TorriItalia
    Lumen Technologies
    NYSE: LUMN
    TorriUSA
    Motorola Solutions
    NYSE: MSI
    NetworkingUSA
    Nokia
    HEL: NOKIA
    NetworkingFinlandia
    Orange
    EPA: ORA
    ISPFrancia
    T-Mobile US
    NASDAQ: TMUS
    ISPUSA
    Telecom Italia SpA
    BIT: TIT
    ISPItalia
    Telefónica
    BME: TEF
    ISPSpagna
    Telephone and Data Systems, Inc.
    NYSE: TDS
    TorriUSA
    Verizon Communications
    NYSE: VZ
    ISPUSA
    VMware Inc.
    NYSE: VMW
    NetworkingUSA
    Vodafone
    LON: VOD
    ISPRegno Unito
    Azioni di aziende delle Telecomunicazioni

    Come analizzare le azioni delle telecomunicazioni

    Essendo un macrosettore all’interno delle aziende che fanno telecomunicazioni possiamo trovare molte compagnie differenti che prestano i loro servizi in modo parallelo. Possiamo per esempio incontrare le ISP (come Telecom, Iliad, Vodafone, ecc) oppure società di networking (come per esempio Cisco) oppure società che si occupano di servizi di Cloud/Network/Delivery (come AWS di Amazon, Cloudflare, Akamai, ecc), infine le torri wireless, che sono la base hardware per le trasmissioni (come Cellnext oppure InWit).

    Alcune di queste aziende hanno un andamento costante e difficilmente le vedrete tra le peggiori o le migliori azioni su un dato mercato. Sono aziende per lo più anticicliche poiché la connettività a Internet serve sia in momenti di crisi che in momenti di economia prosperosa.

    Spesso sono aziende che pagano ricchi dividendi poiché, eccetto rari casi, si tratta di un business remunerativo. Allo stesso tempo, però, gli investitori dovrebbero tenere sotto controllo i debiti di tale aziende poiché per creare infrastrutture adeguate è necessario realizzare debiti che saranno ripagati in anni di attività.

    Infine attenzione va data a quelle aziende che tendono a espandersi attraverso acquisizioni di clienti o di partner, se non addirittura di competitor; un caso emblematico è quello della spagnola Cellnex che negli ultimi anni è particolarmente attiva nell’acquisizione di attività legata alle torri in tutta Europa.

    Il settore delle telecomunicazioni ha un grande potenziale di crescita

    Grazie alle necessità di avere sempre maggiore connettività, data da servizi di streaming e da evoluzioni tecnologiche, queste aziende continueranno nel tempo ad avere un ruolo centrale e fondamentale, è importante però che tali aziende continuino a investire nell’innovazione. Pensate per esempio cosa ne sarà di una qualsiasi azienda che dovesse decidere di non investire nel prossimo 5G, probabilmente tra qualche anno avrà un’emorragia di clienti e avrà i conti che caleranno a picco. Allo stesso tempo aziende molto indebitate potrebbero avere problemi nel creare nuove reti adeguate ai tempi moderni.

    Tempi moderni che, come detto, continueranno a spingere nella direzione dell’innovazione e della necessità di avere aziende di telecomunicazioni performanti.

  • MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    MSCI Europa, l’indice europeo poco conosciuto

    Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.

    Cosa è l’MSCI Europa

    Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.

    Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.

    Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.

    Composizione dell’indice MSCI Europa

    Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:

    1. Austria
    2. Belgio
    3. Danimarca
    4. Finlandia
    5. Francia
    6. Germania
    7. Irlanda
    8. Italia
    9. Olanda
    10. Norvegia
    11. Portogallo
    12. Spagna
    13. Svezia
    14. Svizzera
    15. Regno Unito

    Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.

    Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.

    Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa

    TitoloNazionePeso nel paniere
    NESTLECH4,17%
    ROCHE HOLDING PARCH3,07%
    NOVARTISCH2,34%
    SAPDE1,90%
    ASML HOLDINGNL1,79%
    ASTRAZENECAGB1,71%
    LVMHFR1,53%
    NOVO NORDISKDK1,40%
    SANOFIFR1,35%
    SIEMENSDE1,19%
    GLAXOSMITHKLINEGB1,13%
    TOTALFR1,02%
    UNILEVERNL1,01%
    ALLIANZDE0,98%
    L’OREALFR0,95%
    BRITISH AMERICAN TOBACCOGB0,91%
    AIR LIQUIDEFR0,89%
    HSBC HOLDINGSGB0,89%
    DIAGEOGB0,88%
    IBERDROLAES0,86%
    ENELIT0,82%
    RIO TINTOGB0,82%
    RECKITT BENCKISER GROUPGB0,79%
    SCHNEIDER ELECTRIC SEFR0,78%
    BAYERDE0,74%
    BPGB0,72%
    ADIDASDE0,72%
    DEUTSCHE TELEKOMDE0,67%
    BASFDE0,65%
    ZURICH INSURANCE GROUPCH0,64%
    ROYAL DUTCH SHELL CL AGB0,62%
    KERINGFR0,61%
    LONZA GROUPCH0,55%
    ABB LTDCH0,55%
    BHP GROUP ORD SHSGB0,55%
    AIRBUSNL0,52%
    VINCIFR0,52%
    DEUTSCHE POSTDE0,52%
    DAIMLERDE0,52%
    PROSUSNL0,51%
    BNP PARIBAS ACT.AFR0,51%
    RELXGB0,50%
    PHILIPSNL0,49%
    AB INBEVBE0,49%
    UBS GROUPCH0,49%
    GIVAUDANCH0,48%
    DANONEFR0,48%
    NATIONAL GRIDGB0,44%
    MUENCHENER RUECKVERDE0,43%
    PRUDENTIALGB0,43%
    AXAFR0,43%
    ESSILORLUXOTTICAFR0,43%
    VODAFONE GROUPGB0,42%
    LONDON STOCK EXCHANGE GROUPGB0,42%
    VONOVIADE0,42%
    RICHEMONTCH0,41%
    EXPERIANGB0,41%
    PERNOD RICARDFR0,40%
    INFINEON TECHNOLOGIESDE0,40%
    SIKACH0,40%
    SAFRANFR0,40%
    AHOLD DELNL0,39%
    DEUTSCHE BOERSEDE0,39%
    ADYENNL0,38%
    DSV PANALPINADK0,38%
    INTESA SANPAOLOIT0,38%
    ERICSSONSE0,37%
    INDITEXES0,37%
    ATLAS COPCOSE0,37%
    BANCO SANTANDERES0,37%
    VESTAS WIND SYSTEMSDK0,35%
    ANGLO AMERICANGB0,35%
    VOLKSWAGENDE0,34%
    INVESTORSE0,34%
    KONEFI0,34%
    TESCOGB0,33%
    ALCONCH0,33%
    VOLVOSE0,33%
    CRHIE0,33%
    COMPASS GROUPGB0,33%
    DSM KONNL0,32%
    ING GROEPNL0,32%
    HERMES INTERNATIONALFR0,32%
    ORSTED DONG EnergyDK0,30%
    GENMABDK0,30%
    AMADEUS IT GROUPES0,30%
    E.ONDE0,29%
    DASSAULT SYSTEMFR0,29%
    CREDIT SUISSE GROUP AGCH0,29%
    ENGIEFR0,29%
    NORDEA BANKFI0,28%
    LAFARGEHOLCIM LTDCH0,28%
    NESTEFI0,28%
    ASSA ABLOYSE0,28%
    BMWDE0,28%
    FLUTTER ENTERTAINMENTIE0,28%
    WOLTERS KLUWERNL0,27%
    HEINEKENNL0,27%
    FERRARINL0,27%
    RWEDE0,27%
    VIVENDIFR0,27%
    SANDVIKSE0,27%
    SWISS RE AGCH0,26%
    NOKIAFI0,26%
    GLENCOREJE0,26%
    LLOYDS BANKING GROUPGB0,26%
    CAPGEMINIFR0,25%
    ORANGEFR0,25%
    SAINT GOBAINFR0,25%
    GEBERITCH0,25%
    KERRY GROUPIE0,25%
    LEGRANDFR0,25%
    ENIIT0,25%
    ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)SE0,24%
    BAE SYSTEMSGB0,24%
    FERGUSONJE0,24%
    BARCLAYSGB0,24%
    HEXAGONSE0,24%
    CELLNEX TELECOMES0,23%
    STMICROELECTRONICSNL0,22%
    MERCKDE0,22%
    SAMPOFI0,22%
    AKZO NOBELNL0,22%
    FRESENIUSDE0,22%
    COLOPLASTDK0,22%
    HENKEL& KGAADE0,22%
    MICHELINFR0,21%
    SYMRISEDE0,21%
    UNICREDITIT0,21%
    TELEPERFORMANCEFR0,21%
    FRESENIUS MEDICAL CAREDE0,21%
    DEUTSCHE WOHNENDE0,20%
    TELEFONICAES0,20%
    PARTNERS GROUP HOLDINGCH0,20%
    BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIAES0,20%
    OCADO GROUPGB0,19%
    UPM-KYMMENEFI0,19%
    IMPERIAL BRANDSGB0,19%
    SMITH AND NEPHEWGB0,19%
    DEUTSCHE BANKDE0,19%
    SGSCH0,19%
    ASHTEAD GROUPGB0,19%
    SSEGB0,19%
    ASSICURAZIONI GENERALIIT0,18%
    EQUINORNO0,18%
    UCBBE0,17%
    SEGRO REITGB0,17%
    SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKENSE0,17%
    AVIVAGB0,17%
    SARTORIUSDE0,17%
    SWISSCOMCH0,17%
    SWEDBANKSE0,17%
    LEGAL AND GENERAL GROUPGB0,16%
    JUST EAT TAKEAWAYNL0,16%
    EDPPT0,16%
    DELIVERY HERODE0,16%
    CARLSBERGDK0,16%
    HENNES & MAURITZSE0,16%
    ZALANDODE0,16%
    NOVOZYMESDK0,16%
    KINGSPAN GROUPIE0,16%
    SVENSKA HANDELSBANKENSE0,16%
    DNBNO0,15%
    INTERTEK GROUPGB0,15%
    SWEDISH MATCHSE0,15%
    KBCBE0,15%
    FIAT CHRYSLER AUTOMOBILESNL0,15%
    RENTOKIL INITIALGB0,15%
    SONOVA HOLDINGCH0,15%
    SWISS LIFE HLDGCH0,15%
    FERROVIALES0,15%
    WORLDLINEFR0,14%
    LOGITECHCH0,14%
    BT GROUPGB0,14%
    SIEMENS HEALTHINEERSDE0,14%
    CHRISTIAN HANSEN HOLDINGDK0,14%
    3I GROUPGB0,14%
    STANDARD CHARTEREDGB0,14%
    VEOLIA ENVIRONNEMENT VEFR0,14%
    EDENREDFR0,14%
    TELENORNO0,14%
    QIAGENNL0,13%
    SOCIETE GENERALEFR0,13%
    BEIERSDORFDE0,13%
    SCHINDLER P PARCH0,13%
    CONTINENTALDE0,13%
    HALMAGB0,13%
    NN GROUPNL0,13%
    ARGENXNL0,13%
    REPSOLES0,13%
    BUNZLGB0,12%
    CREDIT AGRICOLEFR0,12%
    KUEHNE & NAGELCH0,12%
    PEUGEOTFR0,12%
    EUROFINSFR0,12%
    GBLBE0,12%
    STRAUMANN HOLDINGCH0,12%
    CRODA INTERNATIONALGB0,12%
    ALSTOMFR0,12%
    NEXTGB0,12%
    LEG IMMOBILIENDE0,12%
    SNAMIT0,12%
    SPIRAX-SARCO ENGINEERINGGB0,12%
    SAGE GROUPGB0,12%
    INGENICO GROUPFR0,12%
    BRENNTAGDE0,12%
    TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALEIT0,11%
    GN STORE NORDDK0,11%
    TELIA COMPANYSE0,11%
    CARREFOURFR0,11%
    PERSIMMONGB0,11%
    A P MOLLER MAERSKDK0,11%
    MONDIGB0,11%
    SCOUT24DE0,11%
    JULIUS BAERCH0,11%
    SARTORIUS STEDIM BIOTECHFR0,11%
    EPIROCSE0,11%
    TEMENOSCH0,11%
    CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PARCH0,11%
    STORA ENSOFI0,11%
    HANNOVER RUECKDE0,11%
    UMICOREBE0,11%
    AENA SMEES0,11%
    KINNEVIKSE0,11%
    DANSKE BANKDK0,11%
    COVESTRO AGDE0,11%
    ARCELORMITTALLU0,11%
    FORTUMFI0,11%
    MTU AERO ENGINES HOLDINGDE0,10%
    WPPJE0,10%
    PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRFDE0,10%
    INTERCONTINENTAL HOTELS GROUPGB0,10%
    HEIDELBERGCEMENTDE0,10%
    KPN KONNL0,10%
    KNORR BREMSEDE0,10%
    SMURFIT KAPPA GROUPIE0,10%
    ENDESAES0,10%
    ASSOCIATED BRITISH FOODSGB0,10%
    GRIFOLSES0,10%
    ELISAFI0,10%
    BOLIDENSE0,10%
    CAIXABANKES0,10%
    SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGETSE0,10%
    EVOLUTION GAMING GROUPSE0,10%
    ADECCOCH0,10%
    FINECO BANKIT0,10%
    RED ELECTRICA CORPORACIONES0,10%
    ATOSFR0,09%
    BOUYGUESFR0,09%
    MONCLERIT0,09%
    MOWINO0,09%
    SKFSE0,09%
    THALESFR0,09%
    DCCIE0,09%
    UBISOFT ENTERTAINFR0,09%
    BURBERRY GROUPGB0,09%
    NIBE INDUSTRIERSE0,09%
    ATLANTIAIT0,09%
    ARKEMAFR0,09%
    CNH INDUSTRIALNL0,09%
    EMS-CHEMIE HOLDINGCH0,09%
    NEXIIT0,09%
    AGEASBE0,09%
    UNITED UTILITIES GROUPGB0,09%
    SEVERN TRENTGB0,09%
    PANDORADK0,09%
    ORKLANO0,09%
    ALFA LAVALSE0,08%
    PUMADE0,08%
    KINGFISHERGB0,08%
    EIFFAGEFR0,08%
    BALOISECH0,08%
    INFORMAGB0,08%
    SWISS PRIME SITECH0,08%
    SKANSKASE0,08%
    SMITHS GROUPGB0,08%
    TELE2SE0,08%
    VALEOFR0,08%
    PRYSMIANIT0,08%
    BUREAU VERITASFR0,08%
    MELROSE INDUSTRIESGB0,08%
    AUTO TRADER GROUPGB0,08%
    ADMIRAL GROUPGB0,08%
    HARGREAVES LANSDOWNGB0,08%
    BERKELEY GROUP HOLDINGS THEGB0,08%
    PUBLICIS GROUPEFR0,08%
    SWATCH GROUP ICH0,08%
    VIFOR PHARMACH0,08%
    BARRY CALLEBAUTCH0,08%
    YARA INTERNATIONALNO0,08%
    SOLVAYBE0,08%
    TEAMVIEWERDE0,08%
    ST.JAMES’S PLACEGB0,08%
    STANDARD LIFE ABERDEENGB0,07%
    BIOMERIEUXFR0,07%
    GVC HOLDINGSIM0,07%
    SODEXOFR0,07%
    UNIPERDE0,07%
    DAVIDE CAMPARI MILANONL0,07%
    RSA INSURANCE GROUPGB0,07%
    SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGYES0,07%
    EDFFR0,07%
    RANDSTADNL0,07%
    ERSTE GROUP BANKAT0,07%
    SUEZFR0,07%
    EXORNL0,07%
    GETLINKFR0,07%
    GALAPAGOSBE0,07%
    ORPEAFR0,07%
    NATURGY ENERGYES0,07%
    JOHNSON MATTHEYGB0,07%
    BARRATT DEVELOPMENTSGB0,07%
    NATWEST GROUPGB0,07%
    AROUNDTOWNLU0,07%
    GECINAFR0,07%
    HIKMA PHARMACEUTICALSGB0,07%
    ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCIONES0,07%
    ENAGASES0,07%
    KION GROUPDE0,07%
    EVONIK INDUSTRIESDE0,06%
    MORRISONWM.SUPERMARKETSGB0,06%
    RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.IT0,06%
    WHITBREADGB0,06%
    SCHINDLER HOLDINGCH0,06%
    EPIROCSE0,06%
    ANTOFAGASTAGB0,06%
    GEA GROUPDE0,06%
    DIRECT LINE INSURANCE GROUPGB0,06%
    ICA GRUPPENSE0,06%
    ACCORFR0,06%
    DIASORINIT0,06%
    COMMERZBANKDE0,06%
    GALP ENERGIA-NOMPT0,06%
    UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNTFR0,06%
    M&GGB0,06%
    MEDIOBANCA BANCA DI CREDITOIT0,06%
    ELECTROLUXSE0,06%
    LANXESSDE0,06%
    ORIONFI0,06%
    SECURITASSE0,06%
    RENAULTFR0,06%
    TAYLOR WIMPEYGB0,06%
    PEARSONGB0,06%
    CARL ZEISS MEDITECDE0,06%
    LAND SECURITIES GROUP REITGB0,05%
    POSTE ITALIANEIT0,05%
    SAINSBURYJGB0,05%
    HUSQVARNASE0,05%
    A P MOLLER MAERSKDK0,05%
    SCHRODERSGB0,05%
    AEGONNL0,05%
    OMVAT0,05%
    AMUNDIFR0,05%
    SOFINABE0,05%
    JD SPORTS FASHIONGB0,05%
    NEMETSCHEKDE0,05%
    AMBUDK0,05%
    EQTSE0,05%
    INDUSTRIVARDENSE0,05%
    J.MARTINS SGPSPT0,05%
    SCORFR0,05%
    VOPAKNL0,05%
    CLARIANTCH0,05%
    LUNDIN ENERGYSE0,05%
    IPSENFR0,05%
    ROLLS-ROYCE HOLDINGSGB0,05%
    REMY COINTREAUFR0,05%
    AVEVA GROUPGB0,05%
    GJENSIDIGE FORSIKRINGNO0,05%
    ADEVINTANO0,05%
    UNITED INTERNETDE0,05%
    NORSK HYDRONO0,04%
    BRITISH LAND REITGB0,04%
    LUNDBERGFORETAGENSE0,04%
    TRYGDK0,04%
    SCHIBSTEDNO0,04%
    SEBFR0,04%
    VERBUNDAT0,04%
    COLRUYT (D)BE0,04%
    COVIVIOFR0,04%
    ABN AMRO BANKNL0,04%
    WARTSILAFI0,04%
    LATOUR INVESTMENTSE0,04%
    TELECOM ITALIAIT0,04%
    FUCHS PETROLUB PRFDE0,04%
    AERCAP HOLDINGSNL0,04%
    BANKINTERES0,04%
    BOLLOREFR0,04%
    BANQUE CANTONALE VAUDOISECH0,04%
    DEMANTDK0,04%
    FDJFR0,04%
    ELIA GROUPBE0,04%
    FAURECIAFR0,04%
    ALTICE EUROPENL0,04%
    VOESTALPINEAT0,04%
    PROXIMUSBE0,03%
    AEROPORTS DE PARISFR0,03%
    ILIADFR0,03%
    TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDINGDE0,03%
    DEUTSCHE LUFTHANSADE0,03%
    SES FDRLU0,03%
    INWITIT0,03%
    KLEPIERRE REITFR0,03%
    LEONARDOIT0,03%
    WENDELFR0,03%
    TENARISLU0,03%
    THYSSENKRUPPDE0,03%
    RAIFFEISEN BANK INTERNATIONALAT0,03%
    SWATCH GROUPCH0,03%
    H.LUNDBECKDK0,03%
    ANDRITZAT0,03%
    NATIXISFR0,03%
    DASSAULT AVIATFR0,03%
    EVRAZGB0,03%
    EURAZEOFR0,02%
    CNP ASSURANCESFR0,02%
    HOCHTIEFDE0,02%
    METRODE0,02%
    PIRELLI & CIT0,02%
    MAPFREES0,02%
    FRAPORTDE0,02%
    TELENET GROUPBE0,02%
    ICADE REITFR0,02%
    JCDECAUXFR0,02%
    Componenti dell’MSCI Europa

    Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50

    Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.

    Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.

    Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).

    Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).

    Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).

  • Dow Jones Global Titans 50 Index

    Dow Jones Global Titans 50 Index

    Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.

    S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.

    L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.

    L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.

    L’indice globale Dow Jones Global Titans 50

    S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.

    Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.

    S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.

    La composizione dell’indice

    Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.

    L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.

    Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.

    Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.

    Questa la lista completa a giugno del 2020

    AziendaNazioneCapitalizzazione
    (mlrd $)
    AppleUSA1.578
    MicrosoftUSA1.564
    AlphabetUSA1.001
    Berkshire HathawayUSA434
    Johnson & JohnsonUSA372
    SamsungSud Korea368
    WalmartUSA338
    NestléSvizzera310
    MastercardUSA303
    Procter & GambleUSA299
    RocheSvizzera296
    JPMorgan ChaseUSA282
    IntelUSA250
    NVidiaUSA236
    VerizonUSA227
    AT&TUSA214
    ToyotaGiappone206
    The Walt Disney CompanyUSA205
    Bank of AmericaUSA202
    MerckUSA199
    The Coca ColaUSA193
    Cisco SystemsUSA193
    NovartisSvizzera192
    PfizerUSA192
    Exxon MobilUSA186
    PepsiCoUSA184
    AbbVieUSA174
    OracleUSA172
    ChevronUSA165
    Abbott LaboratoriesUSA163
    AmgenUSA152
    McDonald’sUSA136
    SanofiFrancia128
    Royal Dutch ShellOlanda124
    Philip MorrisUSA110
    IBMUSA106
    CitigroupUSA105
    QualcommUSA103
    The Boeing CompanyUSA102
    GlaxoSmithKlineGran Bretagna101
    TotalFrancia101
    BHPGran Bretagna100
    HSBCGran Bretagna97
    SiemensGermania95
    3MUSA90
    British American TobaccoGran Bretagna87
    BPGran Bretagna77
    Anheuser-Busch InBevUSA76
    AllianzGermania71
    GazpromRussia65
    General ElectricUSA60
    BASFGermania52
    Conoco PhillipsUSA45
    VodafoneGran Bretagna43
    Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Internet of Things, cosa sapere per investire

    Internet of Things, cosa sapere per investire

    Internet è più di una raccolta di siti web e blog che si possono visitare attraverso un computer, un tablet o uno smartphone. È anche il tessuto digitale che collega tra loro questi siti, rendendo possibile a chiunque, quasi ovunque, di accedervi.

    L’Internet delle cose, o in inglese Internet of Things (IoT) porta questa idea in un luogo diverso. Non si tratta di una raccolta di siti web, ma di milioni di dispositivi connessi a internet per raccogliere dati, tracciare l’uso, monitorare le funzionalità e automatizzare sistemi e processi.

    Un campanello intelligente collegato a IoT può inviare un messaggio di testo quando qualcuno si avvicina alla porta, mentre un termostato collegato a IoT controlla la temperatura in casa. L’orologio connesso a Internet delle Cose può monitorare il tuo stato di salute, e un frigorifero con Internet of Things potrebbe essere in grado di fare di tutto, dal dirti che il tuo latte si è rovinato all’ordinarne di più quando ne hai poco.

    Cos’è un dispositivo intelligente?

    Quasi tutto può essere un dispositivo per IoT se è dotato di un’attrezzatura adeguata, e la gamma di funzioni per i cosiddetti dispositivi “intelligenti” può variare notevolmente. I dispositivi intelligenti sono quelli in grado di comprendere semplici comandi o di eseguire un certo livello di programmazione.

    Uno smartphone è un esempio avanzato di dispositivo intelligente. Il vostro iPhone Apple (NASDAQ:AAPL) o Alphabet’s (NASDAQ:GOOGL) Google Android-powered handset è molto più vicino a un computer che, per esempio, la funzionalità limitata di un apparecchio “intelligente” che può ordinare le proprie lampadine di ricambio.

    Per definizione, qualsiasi dispositivo con una connessione a Internet che fa qualcosa (come raccogliere dati e trasmetterli a un archivio centrale online, per esempio) è un dispositivo “intelligente”. Se il forno può spegnersi da solo dopo aver inviato un comando via internet, è un dispositivo “intelligente”. Lo stesso vale per i forse miliardi (i numeri esatti sono difficili da individuare) di altri dispositivi collegati.

    Quanto è grande Internet of Things?

    Si stima che quest’anno si raggiungeranno i 20 miliardi di dispositivi IoT. La spesa per IoT è aumentata costantemente. Nel 2009, questo mercato ha rappresentato circa 18 miliardi di dollari di vendite; nel 2017, questo numero è cresciuto fino a 1,1 trilioni di dollari, e si prevede che la spesa supererà i 2 trilioni di dollari entro il 2020.

    Si tratta chiaramente di un’area in espansione con molte opportunità per gli investitori. I consumatori hanno abbracciato i dispositivi IoT come Amazon Echo voice assistant/speaker powered by Alexa artificial intelligence (AI). Si tratta di un dispositivo sofisticato che potrebbe, in teoria, servire da hub per una casa completamente connessa.

    Potresti, se lo volessi, usare Alexa (o altri altoparlanti intelligenti) per controllare le luci, gli elettrodomestici, la sicurezza e l’accesso della casa. Quello che non si sa (ed è un grande jolly per prevedere il futuro IoT) è esattamente quello per cui la gente lo userà. Alcuni, naturalmente, lo usano già come hub per la casa intelligente, mentre altri lo usano come un modo per chiedere informazioni sul tempo o per suonare una canzone.

    Mentre rimane da vedere l’intera gamma di applicazioni, ciò che è chiaro è che i consumatori stanno acquistando questi dispositivi.

    Cos’è una casa intelligente?

    In sostanza, una casa intelligente è una casa piena di dispositivi connessi alla rete (una casa in cui i dispositivi IoT consentono l’automazione di funzioni che un tempo dovevano essere controllate manualmente). Potrebbe essere semplice come sbloccare una porta a distanza o accendere delle luci. Può anche diventare molto più complicato con le versioni intelligenti di quasi tutti gli elettrodomestici disponibili.

    Si può controllare tutto attraverso uno smartphone, un portatile o un computer, oppure attraverso un dispositivo come Echo di Amazon, Google Home di Alphabet o HomePod di Apple. Ma è probabile che le case intelligenti siano controllate da una combinazione di un hub interno alla casa (come i tre di cui sopra) e uno smartphone o un’interfaccia basata su computer, oppure installando dei controller come un Raspberry.

    Sempre di più, gli elettrodomestici di tutti i giorni stanno diventando dispositivi intelligenti connessi. I consumatori possono ora acquistare una stufa che può essere programmata per preriscaldare a una certa ora, oppure per decidere se accendersi in base al meteo.

    Quali sono le opportunità di investimento per Internet delle Cose?

    Internet of Things funziona dietro le quinte in innumerevoli settori. I dispositivi collegati vanno da compiti relativamente semplici come una presa di luce che può avvisare i proprietari quando è necessaria una lampadina di ricambio a un dispositivo medico ad alta tecnologia che può ordinare le proprie riparazioni.

    In teoria, c’è ben poco che i dispositivi collegati non possano fare. I sensori abilitati all’IoT possono monitorare il traffico in una città e regolare i semafori di conseguenza. Potrebbero anche essere usati negli aerei per segnalare problemi di manutenzione o inviare ordini per il rifornimento di carburante per le bevande prima dell’atterraggio dell’aereo.

    IoT permette di monitorare o automatizzare praticamente tutto. Ciò consente la creazione di smart cities o di applicazioni su scala ridotta come l’orologio, in grado di dire che è ora di alzarsi.

    IoT è un sottoinsieme del più ampio segmento di mercato tecnologico. Tuttavia, all’interno della categoria IoT, ci sono diversi segmenti di mercato in cui è possibile investire.

    Elettronica di consumo

    Questo elenco tocca molte delle più grandi aziende tecnologiche, così come alcuni marchi a cui potreste non pensare. Tra questi figurano Apple, Amazon, Microsoft, Google e praticamente tutte le altre aziende che producono dispositivi tecnologici utilizzati direttamente o indirettamente o necessari per i prodotti dell’internet degli oggetti.

    Questa è la categoria che ha le voci più familiari. La maggior parte delle persone sono state esposte a un dispositivo alimentato da Alexa o almeno hanno visto uno spot televisivo per qualcosa di simile (ricordate Gattuso in tv che chiede al dispositivo di chiamare l’avvocato?).

    Per gli investitori, quest’area potrebbe essere la più facile da capire perché è molto orientata al futuro e ha il potenziale per costruire altri tipi di modelli di reddito (abbonamenti, dispositivi per la casa intelligente, ordini di generi alimentari, ecc).

    Assistenza sanitaria

    IoT ha un impatto sull’assistenza sanitaria in diversi modi. Aziende come Apple utilizzano i dati raccolti dai suoi smartwatch dell’internet degli oggetti per aggregare le informazioni sanitarie e lavorare a soluzioni a beneficio del pubblico. I Wearables consentono sia un’ampia aggregazione di dati sia un monitoraggio molto personalizzato di tutto, da quanto spesso ci si sposta alla frequenza cardiaca e ai modelli di sonno.

    I dispositivi alimentati dall’IoT possono funzionare anche a un livello più ampio. Watson di IBM, la piattaforma AI dell’azienda, alimenta una serie di servizi sanitari. Questo include tutto, dal consentire trattamenti più precisi per il cancro all’uso dei dati per gli usi alternativi dei farmaci e aiutare il governo a gestire meglio i programmi sanitari.

    Infrastruttura

    In teoria, in futuro, una smart car sarà in grado di comunicare con la città in cui si trova per determinare dove andare. Ciò consente la gestione del traffico, previene gli incidenti e potrebbe risolvere i problemi di trasporto. Fornisce anche un’enorme quantità di dati utilizzabili.

    Cisco Systems si aspetta che le smart cities siano una fonte di crescita importante. L’azienda ha lanciato un programma da un miliardo di dollari per le smart city poco tempo fa.

    Agricoltura

    Molte delle stesse idee che si applicano alle città possono essere applicate alle fattorie. Il mercato dell’agricoltura di precisione è stato valutato 4,42 miliardi di dollari nel 2017 e si prevede che raggiungerà i 9,53 miliardi di dollari entro il 2023.

    L’agricoltura di precisione aumenta le rese utilizzando sensori collegati a IoT per tracciare cose come le precipitazioni, le variazioni di temperatura e le condizioni del suolo. Idealmente, questa tecnologia potrebbe rendere più economico il cibo, consentendo margini migliori e prezzi più bassi.

    Auto intelligenti

    Le auto intelligenti sono state cercate da un’ampia gamma di produttori e aziende tecnologiche. La definizione può anche includere gli sforzi di Google’s Waymo per fornire veicoli autosufficienti alle varie aziende che hanno integrato assistenti digitali a controllo vocale nei loro sistemi.

    La tecnologia delle auto intelligenti può anche includere veicoli equipaggiati con IoT che indicano quando è necessario effettuare la manutenzione. In alcuni casi, una smart car potrebbe essere in grado di diagnosticare le proprie riparazioni e assicurarsi che il pezzo di cui ha bisogno sia in attesa quando la si guida alla stazione di servizio. E chi dice che non possa andare da sola a farsi riparare o più semplicemente che sappia prendere l’appuntamento per la manutenzione?

    Le aziende con interessi nell’Internet del futuro

    Alcune le abbiamo già anticipate, altre le inseriamo in questa tabella per la prima volta.

    AziendaTicket
    MicrosoftMSFT
    IBMIBM
    AmazonAMZN
    AppleAAPL
    AlphabetGOOGL
    IntelINTC
    NVIDIANVDA
    AMDAMD
    Telecom ItaliaBIT:TIT
    VodafoneLON:VOD
    IliadEPA:ILD
    Cisco SystemsCSCO
    NokiaNOKIA
    ARM HoldingsARMH
    Aziende con interesse nell’IoT

    La sfida più grande quando si investe nell’internet delle cose è che si tratta di uno spazio ampio e mal definito in cui i principali attori hanno tutti diversi flussi di reddito.

    Nessuna delle società elencate è un puro player dell’IoT. Ciò significa che le aziende che creano dispositivi, software e hardware per l’internet degli oggetti operano in altri mercati e realizzano la maggior parte dei loro ricavi da questi altri canali di vendita. In linea di massima, questa lista comprende le aziende tecnologiche che abbracciano il futuro connesso o i marchi che operano principalmente in aree tangenziali che vedono nell’internet degli oggetti un modo per far crescere il proprio business.

    Si tratta di una lista non certo esaustiva ed è complesso mettere un limite a ciò che IoT. Per esempio, Tesla che è l’azienda automobilistica evidentemente più proiettata al futuro, probabilmente sarà una delle prime che adotterà IoT. Ma anche la nostra semplice FCA ha accordi con HARMAN (Samsung) e Google per lo sviluppo di auto connesse… quindi FCA è un’azineda IoT?

    Evidentemente qualsiasi azienda potrebbe esserlo, qui selezioniamo solo le prime che potrebbero avere un impatto diretto.

    Microsoft

    Uno dei maggiori sostenitori dell’Internet degli oggetti, Microsoft, vuole fare di Windows il sistema operativo dominante nello spazio dell’IoT. L’azienda offre soluzioni complete con una piattaforma IoT che abbraccia il cloud, il sistema operativo e i dispositivi. Al centro di tutto ciò si trova il nucleo centrale dell’azienda, Windows 10 IoT, una versione semplificata del suo sistema operativo per i dispositivi collegati.

    Oltre ad offrire le proprie soluzioni per l’internet degli oggetti, Microsoft ha aperto i suoi prodotti agli sviluppatori. Ha una piattaforma (simile a quella che offre per la sua normale suite di prodotti Windows) che ha strumenti per gli sviluppatori per creare servizi, dispositivi e soluzioni per l’internet degli oggetti. L’azienda ha anche recentemente deciso di impegnare 5 miliardi di dollari in più nei suoi sforzi per l’IoT, che il Vice Presidente di Microsoft Azure, Julia White, ha spiegato in un post sul blog:

    Stiamo pianificando di dedicare ancora più risorse alla ricerca e all’innovazione nell’internet degli oggetti e a quello che in ultima analisi si sta evolvendo per essere il nuovo margine intelligente… Siamo in una posizione unica per semplificare il percorso dell’internet degli oggetti in modo che ogni cliente (indipendentemente dalle dimensioni, dalle competenze tecniche, dal budget, dall’industria o da altri fattori) possa creare soluzioni affidabili e connesse che migliorino le esperienze di business e dei clienti, così come la vita quotidiana delle persone in tutto il mondo.

    IBM

    Big Blue ha costruito il suo business dell’internet degli oggetti attorno alla sua intelligenza artificiale Watson.

    La piattaforma Watson IoT di IBM è stata progettata per essere una soluzione aziendale, un modo per la tecnologia IBM di aiutare altre aziende a sviluppare prodotti e soluzioni. Questo ha portato a progetti in diversi settori, tra cui quello automobilistico, della vendita al dettaglio, della produzione e dei servizi di pubblica utilità. Le soluzioni basate su Watson sono state utilizzate anche per aiutare le aziende a gestire le risorse, l’inventario e le strutture. IBM offre una piattaforma di sviluppo per incoraggiare le terze parti a creare nuovi usi per l’IA Watson.

    Amazon

    Amazon è stata leader nel portare la tecnologia dell’internet degli oggetti nelle case dei consumatori. Ad esempio, i suoi pulsanti Amazon Dash sono un esempio di dispositivo collegato a IoT. I consumatori non fanno altro che premere il pulsante e ordinare il prodotto con cui è collegato. Un consumatore può posizionare un pulsante Dash per il caffè vicino alla sua caffettiera o uno per il detersivo per piatti sotto il lavello vicino alla lavastoviglie. È l’IoT nella sua forma più semplice, ma è un forte esempio di come la tecnologia possa entrare nelle case delle persone.

    Il leader online è anche uno dei principali attori del mercato delle case collegate. I suoi dispositivi Echo, alimentati dalla sua Alexa AI, hanno la capacità di fungere da hub per le case digitali e possono controllare i dispositivi connessi all’internet degli oggetti.

    Inoltre, Amazon ha una piattaforma IoT offerta attraverso la sua divisione Web Services (AWS). Si tratta di un insieme di strumenti simili a quelli che IBM e Microsoft offrono alle aziende e agli sviluppatori per consentire loro di creare i propri usi per la tecnologia o implementare il software e le soluzioni che Amazon ha creato.

    L’azienda sulle sue pagine spiega:

    “AWS IoT Core è una piattaforma che permette di collegare i dispositivi ad AWS Services e ad altri dispositivi, di proteggere i dati e le interazioni, di elaborare e agire sui dati dei dispositivi, e permette alle applicazioni di interagire con i dispositivi anche quando sono offline”.

    Apple

    Apple è in competizione con Amazon (e con altri) per essere leader nelle case collegate, utilizzando l’iPhone come controller nel modo in cui Amazon utilizza i suoi dispositivi Echo. L’azienda ha anche il suo HomePod digital assistant/smart-home hub, ma le basse vendite lo rendono meno strategico del suo smartphone di successo.

    Oltre ad essere nelle case della gente, Apple è entrata nel mercato consumer dell’internet degli oggetti attraverso i suoi orologi e i dati che raccoglie attraverso i servizi per iPhone come Apple Health. Questi dispositivi intelligenti monitorano cose come i passi compiuti, la frequenza cardiaca e altro ancora, permettendo ad Apple di offrire consigli utili se l’utente è alla ricerca di questo.

    Apple, naturalmente, mette anche la versione IoT del suo sistema operativo IoS a disposizione degli sviluppatori attraverso il servizio HomeKit. L’azienda si è rivolta agli sviluppatori di app, ai produttori di dispositivi e anche agli hobbisti con HomeKit, fornendo loro gli strumenti per creare prodotti e servizi connessi. A livello commerciale, Apple collabora anche con aziende di diversi segmenti, tra cui l’automotive, il retail e la produzione, per creare prodotti e servizi IoT basati su IoS.

    Alphabet Google

    Google, naturalmente, ha anche la sua famiglia di prodotti Home. Si tratta di altoparlanti IoT e assistenti intelligenti molto simili ai dispositivi Echo di Amazon.

    Alphabet nel 2018 ha assunto l’ex CTO Samsung Injong Rhee per guidare il suo business dell’internet degli oggetti. Fino a quel punto tutte le idee e i progetti su IoT erano un po’ slacciate tra di loro.

    Il primo obiettivo di Rhee era quello di allineare i vari progetti di Alphabet relativi all’internet degli oggetti, che vanno dalle auto che guidano da sole, all’assistente virtuale di Google Home e ai servizi basati sul cloud.

    Lui stesso scrive:

    Una delle prime cose che vorrei fare con i miei colleghi di Google è coordinare e allineare questi sforzi verso una storia concertata dell’internet degli oggetti di Google.

    Alphabet ha pubblicato per la prima volta i suoi ricavi da cloud nel suo rapporto sugli utili del quarto trimestre del 2018.

    Il CEO Sundar Pichai ha osservato che Google Cloud era “già un business da un miliardo di dollari al trimestre” e che G Suite, strumenti di produttività e collaborazione cloud, ha più di 4 milioni di clienti paganti.

    Intel

    Il chipmaker fa un buon lavoro nel mettere la sua visione dell’internet degli oggetti sul suo sito web.

    Come molti degli altri player di questa lista, Intel ha sia i propri prodotti che soluzioni per i partner che acquistano i suoi processori e chip. Questo mette l’azienda in una buona posizione per far crescere i ricavi dell’internet degli oggetti man mano che la categoria cresce.

    Intel suddivide la sua strategia dell’internet degli oggetti in tre segmenti:

    Collegare il non collegato

    “Ciò significa prendere gli attuali dispositivi non connessi e aggiungere sensori e tecnologia che permette loro di trasferire i dati al cloud, dove possono essere analizzati e trasformati in insight attuabili”

    Costruire cose intelligenti e connesse

    Questo significa che i nuovi dispositivi che l’azienda o i suoi partner creano dovrebbero avere la connettività integrata fin dall’inizio.

    Creare un mondo autonomo

    Intel sta progettando dispositivi che diventeranno abbastanza intelligenti da funzionare da soli. Ciò significa che prenderanno decisioni in tempo reale dopo aver imparato dal loro ambiente e aver utilizzato i dati per migliorare le prestazioni.

    ARM

    Un altro produttore di chip, ARM, che è interamente di proprietà della SoftBank giapponese, ha la sua piattaforma cloud IoT, Mbed. Il servizio è alimentato dal sistema operativo Mbed della società. Come le altre aziende di questa lista, ARM sta cercando di offrire soluzioni per l’internet degli oggetti, oltre a strumenti per i suoi partner per creare ciò di cui hanno bisogno.

    La soluzione di gestione dei dispositivi Mbed Cloud fornisce funzionalità di gestione dell’internet degli oggetti flessibili, sicure ed efficienti per una serie di profili di dispositivi, e può essere implementata come soluzione cloud, come soluzione on-premises con capacità simili al cloud senza dipendere da alcun cloud pubblico, o come soluzione ibrida

    Sito Web ARM

    Arm ha anche recentemente collaborato con NVIDIA in un accordo che renderà più facile per i produttori di chip aggiungere capacità di apprendimento profondo all’elettronica di consumo di prossima generazione, ai dispositivi mobili e ai gadget dell’internet degli oggetti. Arm e Nvidia integreranno l’architettura open-source NVIDIA Deep Learning Accelerator nel progetto di chip di apprendimento automatico Trillium di Arm. Questo dovrebbe (secondo le aziende) consentire ai produttori di chip dell’internet degli oggetti di integrare rapidamente le funzionalità dell’IA nei loro prodotti.

    NVIDIA / AMD

    A vario titolo in realtà tutti i produttori di componenti per hardware entreranno nella partita.

    La potenzialità di NVIDIA per esempio l’abbiamo vista con l’accordo con ARM; ma NVIDIA può dire la sua sul mercato IoT. In generale la potenza di calcolo si sta spostando da CPU a GPU e questo processo l’abbiamo per esempio visto con il mining delle cryptocurrency.

    Anche AMD è un player di questo mercato e per quanto spesso si rilega il produttore a un mercato secondario, in realtà il produttore di Chipset ha sia il mercato GPU attraverso Radeon che il mercato delle CPU.

    Telecom Italia / Vodafone / Iliad

    Citiamo i tre operatori quotati presenti in Italia, ma in realtà bisognerebbe citare tutti gli operatori di telefonia, sia fissa che mobile.

    Tutte e quattro queste società stanno lavorando a progetti per costruire reti 5G di prossima generazione.

    Perché se il 5G potrebbe non servire a un tostapane intelligente, la creazione di reti di nuova generazione aprirà la capacità di prendere il traffico di fascia alta, come la riproduzione video la sincronizzazione veloce di informazioni, ecc. Pensate per esempio a un’auto che si guida da sola e che deve necessariamente affidarsi a una copertura Internet per evitare il traffico in città o per conoscere strade chiuse o incidenti.

    Andiamo verso un modo iperconnesso e il 5G è solo un passaggio obbligatorio verso il futuro.

    I carrier wireless sono una sorta di vincitori passivi nello spazio IoT, oltre ai loro sforzi attivi per far avanzare il concetto di smart-city. I loro servizi sono necessari per trasportare le informazioni dai dispositivi connessi al cloud e, fintanto che possono monetizzare efficacemente tali esigenze di servizio, dovrebbero trarre profitto dalla crescita dell’internet degli oggetti.

    CISCO / NOKIA

    Stesso discorso che con le TLC, tutte queste informazioni dovranno per forza di cose essere traghettate su reti e le reti devono essere costruite o ampliate.

    Citiamo Nokia e Cisco solo perché le più grandi quotate, ma dovremmo mettere in questa lista anche Ericsson, Huawei e qualsiasi produttore di hardware di rete.

    IoT sarà il futuro ma ancora non lo sappiamo

    Quello che è chiaro è che l’internet degli oggetti è appena iniziato, e alcuni dei suoi utilizzi non sono ancora stati immaginati. I dispositivi connessi abilitati con l’apprendimento automatico possono sbloccare dati e modelli che gli esseri umani farebbero fatica a vedere. Ad esempio, le smart car senza conducente possono aiutarci a stabilire orari di lavoro basati sulla riduzione al minimo del traffico, e i frigoriferi collegati possono dirci perché non stiamo perdendo peso (o perché lo stiamo facendo), oltre a farci evitare sprechi inutili.

    Si tratta di un insieme aperto di possibilità che inizia a essere relativamente piccolo. Avere una lampadina intelligente in casa che si spegne quando non c’è nessuno nella stanza, o comprare un’auto che può dirvi preventivamente che ha bisogno di manutenzione, sono solo usi iniziali per l’internet degli oggetti.

  • Cosa è il FTSE All-Share Index

    Cosa è il FTSE All-Share Index

    L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).

    Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.

    L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.

    La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.

    Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share

    Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.

    Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.

    Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:

    • BP
    • Royal Dutch Shell
    • Unilever
    • AstraZeneca
    • HSBC Hldgs
    • Barclays
    • EasyJet
    • Vodafone
    • Admiral
    • Aviva
    • Rolls-Royce Holdings

    FTSE All-Share italiano

    Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.

    La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.

  • FTSE 100 indice LSE di Londra

    FTSE 100 indice LSE di Londra

    Il Financial Times Stock Exchange 100 Index, altrimenti noto come FTSE 100 Index, è un indice azionario delle 100 società quotate alla Borsa di Londra che hanno la più alta capitalizzazione di mercato.

    L’FTSE 100 è spesso visto come un indicatore dello stato di salute dell’economia britannica L’FTSE 100 rappresenta circa l’81% del valore del mercato britannico alla Borsa di Londra.

    Come viene calcolato il FTSE 100?

    Il FTSE 100 è composto da 100 delle migliori aziende del Regno Unito per capitalizzazione di mercato. L’indice è analizzato e composto da FTSE Group, una filiale del London Stock Exchange.

    I componenti del FTSE 100 vengono decisi su base trimestrale (di solito marzo, giugno, settembre e dicembre). Durante questo processo viene determinata la capitalizzazione di mercato delle società e si decide se le società saranno incluse o meno nell’indice. Man mano che le fortune delle aziende salgono e scendono all’interno del FTSE 100, alcune aziende lasceranno l’indice permettendo ad altre di entrare.

    Ci sono alcuni requisiti, oltre alla grande capitalizzazione di mercato da prendere in considerazione. Questi includono:

    • Avere una quotazione completa sulla LSE
    • Soddisfare gli standard di nazionalità e di liquidità dell’azienda
    • Garantire un livello di “quota sul mercato” del 20% (azioni detenute dal pubblico in generale)

    Una volta impostato l’elenco delle società FTSE per il trimestre successivo, i valori di ciascuna società vengono aggiornati sull’indice ogni 15 secondi durante le ore di trading.

    Aziende sul FTSE 100
    Un elenco esemplificativo delle attuali società incluse oggi nell’indice FTSE 100:

    • EasyJet
    • Rolls-Royce Holdings
    • BP
    • Barclays
    • Vodafone
    • Admiral Group
    • Aviva

    Storia del FTSE 100

    Lanciato nel 1984 come joint venture tra la London Stock Exchange (LSE) e il Financial Times, il FTSE 100 è uno dei più antichi indici del Regno Unito.

    Nell’agosto 1997, il FTSE ha superato la barriera dei 5.000 punti, per poi raggiungere il suo picco il 20 dicembre 1999, durante la bolla delle dotcom, a 6930,2; un record che ha mantenuto il suo posto per i successivi 15 anni.

    Ciò è stato sostanzialmente trainato da massicci guadagni nelle telecomunicazioni, nei media e nelle aziende tecnologiche. Ma la bolla delle dotcom ha cominciato a disfarsi all’inizio degli anni 2000, e nella primavera del 2003, il FTSE 100 era tornato sotto i 4000 punti. Il 22 maggio 2018, l’FTSE 100 ha raggiunto il massimo storico di 7903,5 punti e ha chiuso quel giorno a 7877,45.

    Durante la crisi dovuta al Covid-19, nel marzo del 2020 ha toccato un punto molto basso: 4.785, per poi riprendere il trend di risalita.