Vodafone è una società di telecomunicazioni multinazionale con sede nel Regno Unito. Fornisce un’ampia gamma di servizi, tra cui comunicazioni voce, messaggistica e dati su reti mobili e fisse; servizi di roaming; servizi fissi a banda larga e TV; servizi cloud e di hosting e servizi di comunicazioni unificate.
Rivolta sia ai singoli clienti che alle imprese, l’azienda opera in oltre 30 paesi e ha partnership strategiche con reti mobili locali in più di 50 mercati. In totale, l’azienda serve circa 400 milioni di clienti attraverso 16.000 negozi di marca, partner di distribuzione e rivenditori terzi. Nel 2018, Vodafone si è classificata al 4° posto nel numero di clienti mobili tra i gruppi di operatori di telefonia mobile a livello globale.
Vodafone è quotata alla Borsa di Londra con il simbolo del ticker VOD ed è un componente dell’indice FTSE 100. L’azienda ha anche una quotazione secondaria sulla borsa del Nasdaq.
Costituita come joint venture tra Millicom e Racal Electronics Ltd nei primi anni ’80, Vodafone ha ottenuto la licenza per sviluppare una rete cellulare nel Regno Unito. La società è stata introdotta sotto l’egida di Racal il 1° gennaio 1985, quando ha effettuato la prima telefonata mobile in assoluto nel paese.
Nel 1991 ha permesso la prima chiamata internazionale di roaming mobile al mondo e nel 2002 ha introdotto l’accesso a Internet in mobilità con Vodafone Live. Nel corso della sua storia, quello che in origine era un piccolo operatore di telefonia mobile a Newbury, Berkshire, Regno Unito, Vodafone è cresciuto fino a diventare uno dei marchi più riconoscibili del settore a livello mondiale.
Fin dalla sua nascita, Vodafone ha perseguito una strategia di acquisizione assertiva, acquistando decine di società diverse e diversificando il proprio portafoglio di attività in diversi settori di mercato. L’azienda ha acquisito oltre 30 organizzazioni, l’acquisto più recente è stato effettuato il 18 novembre 2019 da GrandCentrix GmbH.
La società (allora nota come Racal Telecom) è stata quotata al London Stock Exchange il 26 ottobre 1988, offrendo solo il 20% delle sue azioni ordinarie del valore di 170p ciascuna.
Nel 1991, sotto la pressione del mercato azionario per realizzare il pieno valore per gli azionisti, la Racal Telecom fu scissa dalla Racal Electronics come Gruppo Vodafone. Il 16 settembre 1991, il valore di apertura delle azioni Vodafone era di 332p.
Negli ultimi tempi stiamo assistendo a una riorganizzazione profonda del mercato delle Telco, sia nel settore della Fibra ottica che nel settore del Mobile.
Abbiamo già parlato ampiamente della cessione della rete TIM verso fondi KKR, abbiamo assistito alle mosse su Open Fiber e abbiamo seguito varie evoluzioni, eppure quello che sta accadendo in questi primi mesi del 2025 è una riorganizzazione ancora più profonda, poiché non tocca la struttura, ceduta all’esterno, ma va nel profondo, con la riorganizzazione totale degli operatori in gioco.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di comprendere cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa potrebbe ancora succedere.
SwissCom acquisisce Vodafone Italia
La prima vera novità era stata già annunciata nel 2024 e si è solo concretizzata nel 2025. Si tratta di Swisscom, azienda svizzera proprietaria già di Fastweb, che ha acquisito le attività italiane di Vodafone.
L’acquisizione permette all’operatore di sfruttare il brand Vodafone, in Italia, fino al 2029, quindi le due compagnie hanno iniziato il processo di integrazione che presumibilmente culminerà nella fusione vera e propria solo tra qualche anno. Al momento le società si presentano ancora con due nomi distinti, anche se i primi segnali di merge sono chiarissimi.
Poste entra in TIM
Altra operazione particolarmente importante e da valutare è lo switch azionario che Poste Italiane ha fatto con Cassa Depositi e Prestiti. Poste ha dato la propria quota di Nexi in cambio di circa il 10% di TIM.
Qui sono chiare le integrazioni, con Poste Mobile e TIM che potrebbero interoperare e tutte le sedi Poste potrebbero diventare una base fisica per TIM. Le sinergie potrebbero essere molte.
Iliad vuole TIM?
Infine c’è Iliad, che è alla disperata ricerca di marito per poter ottimizzare gli investimenti. Si è parlato molto dell’integrazione tra Iliad e TIM, entrambe le società sono sembrate “interessate” aprendo a discussioni, ma nulla si è ancora concretizzato.
Iliad inoltre potrebbe guardare anche verso WindTre, per una possibile integrazione tra operatori con un’anima simile.
Con questi colpi Iliad diventerebbe un colosso in Italia e il mercato verrebbe completamente ridisegnato, con conseguenze veramente profonde, sia per gli operatori stessi che per i clienti.
Iliad ha già dimostrato in passato, sulle offerte mobile, di poter mettere in difficoltà il mercato. 8,5 milioni di utenti sono già passati all’operatore francese sull’offerta mobile.
Ora la società transalpina, guidata da Benedetto Levi in Italia, ha messo piede nella rete fissa formata da fibra. Lo fa appoggiandosi a Open Fiber e a distanza di qualche settimana dall’annuncio possiamo fare delle valutazioni di ciò che rappresenta questo ingresso.
Iliad alle prove di grandezza
Partiamo dalla grandezza dell’operatore: appare evidente come rispetto ai competitor sia ancora in ritardo in termini di grandezza, i vari TIM, Vodafone e Wind-Tre hanno una dimensione, per clienti, per rete e per strutture certamente più grande.
Ma Iliad corre veloce e sta recuperando tutto il terreno, sul mobile l’ha praticamente già fatto, mentre sulla rete fissa ancora è tutto da costruire.
Merge con Vodafone Italia
C’è una strada che le permetterebbe di diventare grande in un colpo solo e Iliad l’ha già provata nei giorni scorsi. Si tratta dell’acquisizione di un altro player e Iliad ha fatto un’offerta da 11,5 miliardi per gli asset italiani di Vodafone. Offerta rispedita al mittente dalla società inglese.
Iliad, secondo i rumor, non ha ancora mollato il colpo e potrebbe tornare alla carica con una nuova offerta. Anche perché, guardando al market share, si tratta di un’operazione con molto senso a livello industriale. L’offerta da 11,5 miliardi potrebbe essere bassa, infatti molti analisti avevano valutato Vodafone Italia almeno 14 miliardi.
In attesa di comprendere quanto Iliad sia già penetrata nel mercato della fibra, questi sono i pesi degli ISP attualmente:
Operatore
Mobile
Fibra
TIM
26%
42%
Wind – Tre
27%
14%
Vodafone
23%
17%
Iliad
11%
–
Fastweb
–
15%
Market Share operatori ISP
Un eventuale M&A di Iliad con gli asset italiani di Vodafone porterebbe il nuovo operatore nascente ad avere un market share del 34% sul Mobile, diventando il leader di mercato, e del 17% su fibra.
Da escludere invece un merge tra Iliad e Wind-Tre poiché il peso del 38% raggiunto sul mobile potrebbe far storcere il naso all’Antitrust, con un’aggregazione troppo eccessiva del mercato.
Impensabile un’aggregazione con TIM, anche perché questa è in attesa di comprendere come procedere, tra divisione della rete e offerta di KKR.
Potrebbe avere senso di mercato invece un’aggregazione con Fastweb, che porterebbe l’operatore nascente ad avere l’11% sul mobile e il 15% sulla fibra. Ma Fastweb fa parte di FiberCop, di cui è socio, e la nuova rete di Iliad è su Open Fiber, quindi a livello industriale questo rappresenterebbe un problema, anche perché l’altro socio di FiberCop è TIM, di cui bisogna leggere i punti precedenti.
Infine c’è un’altra strada, cioè l’acquisizione di Tiscali, che ha una quota marginale sulla fibra, ma questa appare veramente come l’ultima spiaggia per Iliad.
Cosa può fare Iliad da sola
La scelta che pare più probabile, comunque, è quella di rimanere standalone, cioè senza aggregazioni e crescere sul mercato. L’offerta lanciata (15,99 euro per la fibra se abbinata a mobile) oppure 23,99 € / mese, appare molto aggressiva e tra gli 8,5 milioni di clienti mobile in tanti valuteranno il salto di operatore.
Inoltre un’offerta del genere va vista in abbinata mobile/fibra e il prezzo totale, per un cliente che decidesse di passare oggi su Iliad, sarebbe di 23,98 € (7,99 per mobile e 15,99 per fibra). In pratica al prezzo attuale di una fibra si ha il mobile “in regalo” (oppure 25,98 con l’offerta mobile a 120GB).
Nessuno ha un’offerta competitiva rispetto a questi prezzi, ciò significa che con il lancio della fibra Iliad potrebbe incrementare anche il proprio mercato mobile.
Un’eventuale operazione di M&A, posticipata di qualche mese, in tale circostanza, potrebbe avere maggior senso industriale ed essere accettata molto più volentieri dall’azienda target. Anche perché il mercato italiano è a somma zero, se sale un operatore scende qualcun altro, e le principali vittime, in tale condizione, potrebbero essere proprio Tiscali e Wind-Tre.
Non si può dire che sia stato un fulmine a ciel sereno, anzi, il rumor già da qualche settimana girava. Secondo quanto riferito da Bloomberg, che ha sentito persone informate dei fatti, la francese Iliad sarebbe intenzionata a rilevare gli asset italiani di Vodafone.
Dopo aver lanciato in Italia l’offerta fibra, partendo con la rivoluzione già effettuata sul mobile, l’azienda di Xavier Niel sarebbe intenzionata ad allargarsi molto velocemente. Un’operazione per niente scontata e mentre arrivano i no comment da parte delle due aziende, i rumor e le ipotesi si moltiplicano.
Una fusione tra le due? Iliad che mangia Vodafone Italia? Viceversa, quindi Vodafone che acquisisce Iliad e apre al mercato francese e svizzero, dove l’azienda transalpina è già presente?
Non è ancora affatto chiaro, quello che si sa è che un paio di settimane fa, secondo Reuters, le due aziende si sono parlate e ieri, secondo Bloomberg, Iliad avrebbe recapitato un’offerta sul tavolo di Vodafone.
Il mercato degli ISP
Guardando ai numeri, un’eventuale unione tra le due società porterebbe ad avere un leader assoluto in Italia. Infatti al momento il mercato è così suddiviso:
Appare evidente, già a colpo d’occhio, che sul mobile si andrebbe da 4 a 3 operatori, opzione che pare piacere all’authority antitrust europea, con un mercato, sul mobile, che sommando le due aziende porterebbe la quota di mercato al 34%.
Per quanto riguarda la linea fibra, invece, Iliad ha presentato solo da 15 giorni la propria proposta, molto vantaggiosa per i clienti già mobile e c’è da scommettere che rosicherà market share molto velocemente. Sulla fibra comunque, anche sommando le due aziende, difficilmente si andrà ad avere una leadership, con TIM che tiene saldamente lo scettro.
Con questi numeri non appare un problema l’unione e difficilmente l’antitrust potrà mettersi di mezzo.
Quanto vale Vodafone Italia?
Ovviamente a questo punto tutti gli analisti hanno iniziato a fare i calcoli della potenziale spesa per portarsi a casa le attività di Vodafone Italia. Il 2020/21 (chiusura bilancio Vodafone a Marzo) ha visto la società britannica effettuare 5,5 miliardi di ricavi, con un ebitda da 2,1 miliardi. Il primo semestre del nuovo anno ha fatto registrare 2,5 miliardi di ricavi e 800 milioni di ebitda, facendo una semplice proiezione, quindi, Vodafone potrebbe chiudere l’anno a 5 miliardi di ricavi e 1,6 miliardi di ebitda.
Applicando i multipli dell’ultima operazione sul settore, cioè proprio il delisting di Iliad, abbiamo un multiplo di 8,8 volte sull’ebitda, quindi con un prezzo risultante di 14,08 miliardi. Un boccone decisamente grande per l’azienda francese, ed ecco perché si pensa più a un merge che a un acquisto.
Il resto del mercato
Nel mentre la notizia potrebbe essere ottima per TIM, alle prese con l’offerta KKR e il piano di divisione della rete dai servizi. Con un competitor in meno sul mobile e, soprattutto, con Vodafone che potrebbe fare da calmiere alla rivoluzione Iliad, TIM potrebbe riuscire a mantenere la posizione da leader, almeno sulla rete fibra.
Abbiamo visto alcune nazioni della Comunità Europea, come Spagna, Francia e Germania, ora usciamo dalla UE e andiamo ad analizzare le 50 aziende quotate più grandi in Gran Bretagna.
Un’area che è ancora alle prese con la Brexit e, in modo particolare, con la comprensione degli effetti dell’uscita dalla Comunità Europea, che vuole tornare a essere protagonista mondiale e riprendersi lo scettro di capitale mondiale della finanza, andata negli ultimi anni agli Stati Uniti.
Abbiamo già visto il FTSE 100 e, a differenza di quanto detto per le altre nazioni, possiamo affermare che il paniere dei 100 titoli migliori dell’UK contiene praticamente tutti i seguenti.
Anche in questo caso abbiamo convertito la moneta locale, cioè la sterlina (GBP), in dollari per il calcolo della capitalizzazione, ciò per poter poi uniformare la lista e fare un’unica classifica che prenda aziende dagli Stati Uniti, dall’Europa, dalla Svizzera e, appunto, dal Regno Unito.
Azienda / Azione
MarketCap (milioni di $)
Settore / Core business
Unilever LON: ULVR
$ 153.281
Prodotti personali
Astrazeneca LON: AZN
$ 139.904
Farmaceutici
Hsbc Holdings LON: HSBA
$ 126.602
Banche
Diageo LON: DGE
$ 104.903
Distillati e vini
GlaxoSmithKline LON: GSK
$ 92.581
Farmaceutici
British American Tobacco LON: BATS
$ 84.788
Tabacco
BP LON: BP
$ 84.670
Energetici
Reckitt Benckiser Group LON: RKT
$ 63.553
Prodotti personali
London Stock Exchange LON: LSEG
$ 56.907
Borse / Scambio valori
Prudential LON: PRU
$ 55.163
Assicurativo
Glencore LON: GLEN
$ 54.004
Carbone
Vodafone Group LON: VOD
$ 53.063
Telecomunicazioni
Anglo American LON: AAL
$ 52.534
Minerali
Relx LON: REL
$ 50.024
Servizi di informazione professionale
National Grid LON: NG
$ 44.664
Energetici
Lloyds Banking Group LON: LLOY
$ 44.528
Banche
Barclays LON: BARC
$ 41.159
Banche
Compass Group LON: CPG
$ 38.748
Ristoranti e Bar
Experian LON: EXPN
$ 35.230
Finanziario
Rio Tinto LON: RIO
$ 34.576
Minerali
Natwest Group LON: NWG
$ 31.395
Banche
Ashtead Group LON: AHT
$ 28.649
Attrezzature commerciali
Ferguson LON: FERG
$ 28.142
Attrezzi per le costruzioni
Antofagasta LON: ANTO
$ 25.405
Minerali
Associated British Foods LON: ABF
$ 25.187
Food
Scottish Mortgage Investment Trust LON: SMT
$ 24.724
Finanziario
Tesco LON: TSCO
$ 23.461
Supermercati
Bae Systems LON: BA
$ 22.526
Aerospazio e difesa
BT Group LON: BT.A
$ 22.428
Telecomunicazioni
Standard Chartered LON: STAN
$ 22.344
Banche
Legal & General LON: LGEN
$ 22.325
Servizi di investimento
Aviva LON: AV
$ 21.718
Assicurativo
Ocado Group LON: OCDO
$ 21.408
Tech
Scottish and Southern Energy LON: SSE
$ 20.998
Energetici
Imperial Brands LON: IMB
$ 19.526
Tabacco
Smith & Nephew LON: SN
$ 19.043
Sistemi medici
3I Group LON: III
$ 17.050
Servizi di investimento & Fund Operators
Segro LON: SGRO
$ 16.547
REITs
WPP LON: WPP
$ 16.257
Advertising & Marketing
Aveva Group LON: AVV
$ 14.457
Tech
Next LON: NXT
$ 14.329
Rivenditori
International Consolidated Airlines LON: IAG
$ 13.925
Aerei
Persimmon LON: PSN
$ 13.801
Costruttore residenziali
Entain LON: ENT
$ 13.679
Casino & Gaming
Intertek LON: ITRK
$ 13.671
Certificazioni
Le 50 aziende quotate, con relative azioni, più grandi in Gran Bretagna
Notiamo subito come (quasi tutte) le aziende di questa lista non solo soltanto britanniche, l’esempio ce lo forniscono già le prime righe, con Unilever che è anglo-olandese, Astrazeneca è Anglo-Svedese, ma gli esempi sono molteplici, come la Anglo America piuttosto che la RIO Tinto.
Naturalmente, essendo ordinate per capitalizzazione, la variazione dei prezzi delle azioni farà variare di conseguenza anche questa classifica.
Finito di parlare del settore auto, con UBS che ha promosso be 3 titoli in occidente, la stessa banca svizzera ci segnala altre 27 azioni che durante il 2021 vedranno rendimenti pazzeschi grazie all’aumento degli utili che registreranno.
La banca d’affari si aspetta che gli utili delle aziende del vecchio continente, quest’anno, salgano mediamente del 35% e, a guidare la ripresa, ci saranno auto, banche e materie prime. Dall’altro lato della medaglia invece i titoli difensivi, che hanno ben reagito nel 2020 e che, nei prossimi mesi, potrebbero pagare lo scotto.
A ben guardare la lista delle aziende promosse appare chiaro il perché UBS si aspetti che gli utili dei titoli salgano: sono tutte aziende che hanno avuto particolari grattacapi a causa del Covid.
Le azioni che vedranno volare gli utili
Eccole quindi le 27 aziende segnalate da UBS:
Azione
Settore
Nazione
ABB SWX: ABBN
Robotica
Svizzera
Autoliv NYSE: ALV STO: ALIV-SDB
Sicurezza Auto
Svezia
Auto Trader LON: AUTO
Annunci Auto
Regno Unito
Barratt LON: BDEV
Immobiliare
Regno Unito
Continental ETR: CON
Pneumatici
Germania
Infineon ETR: IFX
Semiconduttori
Germania
JD Sports LON: JD
Moda
Regno Unito
Knorr-Bremse ETR: KBX
Freni industriali
Germania
Linde ETR: LIN
Chimica
Regno Unito
Lundin Mining TSE: LUN
Minerali
Canada
LVMH EPA: MC
Moda
Francia
Nomad Foods NYSE: NOMD
Food
Regno Unito
Oerlikon SWX: OERL
Industriale
Svizzera
Orsted CPH: ORSTED
Energia
Danimarca
Plastic Omnium EPA: POM
Materie prime
Francia
Remy EPA: RCO
Bevande
Francia
Richemont SWX: CFR
Lusso
Svizzera
Sainsburys LON: SBRY
Supermercati
Regno Unito
Sika SWX: SIKA
Chimica
Svizzera
Sonova SWX: SOON
Audio
Svizzera
Stroeer ETR: SAX
Pubblicità
Germania
Saint-Gobain EPA: SGO
Industriale
Francia
Tecan SWX: TECN
Biofarmaceutica
Svizzera
Teleperformance EPA: TEP
Tech
Francia
Vodafone LON: VOD
ISP
Regno Unito
Wacker Chemie ETR: WCH
Chimica
Germania
WPP LON: WPP
Pubblicità
Regno Unito
Quella su cui si prevede un utile più grande è Plastic Omnium, la quale, secondo la banca svizzera, dovrebbe registrare un aumento degli utili del 524%; seguita da Continental (494%) e Lundin (490%).
Sono molti i fattori analizzati, non solo quindi Corona Virus ma anche M&A, fattori geopolitici, dividendi, capex e forza del pricing.
La prossima generazione di telefonia mobile, in particolar modo quando parliamo di scambio di pacchetti Internet, è certamente il 5G. Si tratta della quinta generazione di tecnologia di rete wireless, che ha latenze inferiori al suo predecessore e velocità che arrivano, nei picchi, a 100 volte più del 4G.
Una tecnologia del genere, è inutile nasconderselo, potrebbe addirittura arrivare a minare lo strapotere delle fibre nelle case domestiche. Ovviamente questo è ben conosciuto dagli operatori che, tipicamente, hanno connessioni sia fisse che mobile e non alzano il numero di GB disponibili solo per evitare, appunto, la cannibalizzazione.
In Italia già dal 2020 sono attive delle reti 5G, in particolar modo sono le due aziende più grandi, Vodafone e TIM, che stanno allargando le proprie antenne. Negli Stati Uniti invece è stata T-Mobile ad anticipare la concorrenza, ciò grazie soprattutto al fattore di scala e al risparmio avuto con il merge tra questa e Sprint Corporation; in ogni nazione, comunque, c’è almeno un operatore che è stato pioniere.
I migliori titoli del 5G
I fornitori di reti mobili come T-Mobile, Vodafone, TIM, Orange e Verizon, sono ottimi veicoli per iniziare a investire sul 5G, ma gli investitori dovrebbero guardare al mercato della filiera, in particolar modo a quello delle torri e attrezzature per realizzare ottimi gain.
Nel 5G lavorano infatti molte aziende che sostanzialmente possono essere suddivise in:
Un piccolo investitore potrebbe avere qualche difficoltà a costruire un portafoglio con almeno un paio di aziende in ognuna di questi punti, per questo motivo sono nate come funghi decine di ETF che nei componenti hanno proprio le aziende della filiera del 5G.
Produttori di chip 5G (produttori di semiconduttori)
Non esiste tecnologia, al giorno d’oggi, che non abbia alla base i chip, quindi anche la tecnologia del 5G fa largo uso di semiconduttori.
Tra queste aziende troviamo, giusto come esempio, Qualcomm, Skyworks Solutions, Intel, Advanced Micro Devices, NVIDIA oltre a una serie di produttori asiatici.
Non a caso tra i produttori mettiamo NVIDIA, poiché il 5G potrebbe iniziare a fare largo uso di GPU, potenza di calcolo delle schede video. Inoltre proprio i videogiocatori, vista la latenza bassa della rete, potrebbero fare grande uso di 5G con impatti positivi per il produttore di schede video, nel suo mercato di riferimento.
Azioni legate alle infrastrutture del 5G
Oltre ai chip, anche i produttori di attrezzatura per networking avranno un grande vantaggio, ovviamente per arrivare agli utenti finali le connettività 5G dovranno passare attraverso infrastrutture di rete.
Tra le infrastrutture di rete troviamo certamente gestori di Torri WiFi, come per esempio la spagnola Cellnex, ma anche produttori di dispositivi per networking, come Cisco ed Ericsson, piuttosto che connettività in fibra ottica, poiché il 5G collega solo l’ultimo miglio, cioè dal nostro device fino all’antenna, però le antenne tra di loro sono connesse attraverso reti in fibra e qui potrebbe entrare in gioco un’azienda italiana, come Prysmian, uno dei leader mondiali in questo settore.
Un’ulteriore azienda interessante per quanto riguarda la connettività è l’americana Corning, produttore di vetro e ceramica per ambiti industriali in origine e che si sta convertendo sempre più alle reti. Riprova ne è la collaborazione con Qualcomm per fornire attrezzatura di rete all’interno di edifici e torri.
Tra le infrastrutture poi non possiamo dimenticare il mondo del cloud, poiché connettività sempre più veloce e mobile, insieme a device e smartphone che registrano a risoluzioni sempre maggiori, portano a backup e streaming di video e immagini sempre più pesanti e sempre più complesse da gestire. In questo caso un grande vantaggio soprattutto per i big della tecnologia, come per esempio Amazon (con AWS), Google (Google Cloud), Microsoft (Azure) e Apple (iCloud), ma anche per piccoli come per esempio DropBox piuttosto che la semisconosciuta Arista Networks, la quale gestisce data center.
Azioni immobiliari (principalmente torri)
Abbiamo già parlato della spagnola Cellnex che è leader indiscusso di questo segmento, quello che non abbiamo detto è che, spesso, le torri WiFi vengono installate in immobili locati con contratti per lunghe durate.
In questo segmento spiccano principalmente le aziende di gestione torri al di là dell’oceano, come per esempio American Tower, Crown Castle e Digital Realty Trust, i quali sono a tutti gli effetti dei Real Estate Investiments Trust (REITs).
Chi gestisce immobili industriali adatti allo scopo avrà solo da guadagnarci dall’installazione di nuovi siti per le antenne 5G.
Tutte le azioni di aziende che hanno interessi nel 5G
Ed eccola una lista che vuole cercare di essere più esaustiva possibile, con la lista di tutte quelle azioni legate ad aziende che hanno grandi interessi grazie al 5G.
Azioni
Settore
Akamai NASDAQ: AKAM
CDN
Alphabet Inc (Google Cloud) NASDAQ: GOOGL
Cloud
Altice Europe AMS: ATC
ISP
Amazon (AWS) NASDAQ: AMZN
Cloud
American Tower Corp NYSE: AMT
Torri
Apple (iCloud) NASDAQ: AAPL
Cloud
AT&T Inc. NYSE: T
ISP
BCE Inc TSE: BCE
ISP
Broadcom NASDAQ: AVGO
Chipset
BT Group PLC LON: BT.A
ISP
Cable One NYSE: CABO
Cavi e Fibra
CenturyLink NYSE: LUMN
ISP
Cellnex Telecom BME: CLNX
Torri
Cisco Systems NASDAQ: CSCO
Networking
CloudFlare NYSE: NET
CDN
Corning Incorporated NYSE: GLW
Cavi e Fibra
Crown Castle International Corp NYSE: CCI
Torri
Deutsche Telekom ETR: DTE
ISP
Digital Realty Trust NYSE: DLR
Torri
Dropbox Inc NASDAQ: DBX
Cloud
Ericsson Telefonaktiebolaget LM STO: ERIC-B
Networking
FoxConn TPE: 2354
Chipset
IBM (IBM Cloud) NYSE: IBM
Cloud
Iliad EPA: ILD
ISP
Intel NASDAQ: INTC
Chipset
Inwit BIT: INW
Torri
Lumen Technologies NYSE: LUMN
Torri
MediaTek TPE: 2454
Chipset
Micron Technology NASDAQ: MU
Chipset
Microsoft (Azure Platform) NASDAQ: MSFT
Cloud
Motorola Solutions NYSE: MSI
Networking
Nexans EPA: NEX
Cavi e Fibra
NKT CPH: NKT
Cavi e Fibra
Nokia HEL: NOKIA
Networking
NVIDIA (ARM) NASDAQ: NVDA
Chipset
Orange EPA: ORA
ISP
Prysmian BIT: PRY
Cavi e Fibra
Qorvo NASDAQ: QRVO
Networking
Qualcomm NASDAQ: QCOM
Chipset
Skyworks Solutions NASDAQ: SWKS
Networking
STMicroelectronics BIT: STM
Chipset
T-Mobile US NASDAQ: TMUS
ISP
Telecom Italia SpA BIT: TIT
ISP
Telefónica BME: TEF
ISP
Telephone and Data Systems, Inc. NYSE: TDS
Torri
TSMC TPE: 2330
Chipset
Verizon Communications NYSE: VZ
ISP
Vodafone LON: VOD
ISP
Investire nel 5G per il lungo termine
Quello del 5G è un mercato agli inizi, ma nonostante ciò, poiché gli attori sono tutti player già presenti nel 4G, questo mercato non soffre certamente dei problemi dati da industrie immature.
Non vi è dubbio che il 5G è il futuro della connettività mondiale, come lo è stato il 4G fino a oggi. Investire nelle aziende migliori su questo mercato porterà solo vantaggi sul lungo periodo.
L’annuncio del mandato consegnato nelle mani di Mario Draghi, da parte di Sergio Mattarella, farà certamente bene all’economia. I primi segnali si sono già visti, con lo spread tra BTP e Bund sceso immediatamente del 7%.
Ma quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Mario Draghi?
Certamente il primo effetto si vedrà sul rendimento dei Titoli di Stato italiani, i quali saranno acquistati grazie alla fiducia che gli investitori ripongono nell’ex presidente della Banca Centrale Europea.
Inoltre con Draghi impegnato politicamente si può anche immaginare un’accelerazione verso la creazione di quei bond europei che Mario ha lasciato a metà a causa della fine del suo mandato di 8 anni nel palazzo principale dell’economia europea.
Quali azioni avranno un vantaggio dall’elezione di Draghi
Per rispondere a questa domanda bisogna guardare a tutti i capitoli aperti sul tavolo del governo. Giuseppe Conte, dimissionario, ha aperto una serie di capitoli che non sono arrivati a conclusione.
Lo spread e il debito
Il già citato calo dello spread, e in generale il calo degli interessi che l’Italia dovrà pagare agli investitori, porterà l’Italia un po’ più vicina ai costi sostenuti dalle altre nazioni per finanziarsi.
Difficile immaginare che i BTP decennali italiani vadano sottozero, ma allo stesso tempo è impensabile che lo Stato italiano continui a pagare o 0,5/0,7% di interessi sul decennale nel momento in cui Francia e Germania si trovano in negativo, la Spagna e il Portogallo vicino allo zero e anche la Grecia messa meglio di noi.
L’Italia andrà ad avvicinarsi a quelli che sono i rendimenti di Spagna e Portogallo, quindi vicini allo zero, con un notevole risparmio di denaro pubblico.
Ovviamente in questo caso a beneficiarne saranno gli investitori che possiedono buoni dello Stato italiano.
Il vantaggio per le banche
Evidentemente l’ex numero uno della Banca Centrale Europea avrà tutto l’interesse del mondo a far viaggiare meglio le banche italiane, le quali sono il tessuto dell’economia del Bel Paese. Già il calo dello spread, con l’innalzamento del valore dei BTP, porta un gran vantaggio alle banche tricolore, le quali vedranno rafforzarsi i valori patrimoniali.
Questo è particolarmente vero per quegli istituti che possiedono molto debito pubblico italiano, come Intesa Sanpaolo, oltre che quelle banche con un solido bilancio e con fondamentali in ordine, come per esempio Banco BPM.
Atlantia e la revoca delle concessioni autostradali
Partiamo dal tema che viene portato avanti sin dal crollo del Ponte di Genova del 2018. Atlantia sta litigando con Cassa Depositi e Prestiti e fino a ora è mancato l’assist del governo, troppo incauto nelle dichiarazioni e troppo fumoso nel concreto.
Difficile immaginare che Draghi possa fare inversione a U e abbandonare questo capitolo; ma è altrettanto vero che la lettera mandata dalla Commissione Europea, alla quale Draghi dovrà rispondere appena sarà eletto, dà un assist enorme per rivedere tutta l’impalcatura.
Draghi dovrebbe essere una figura istituzionale, attento ai diritti dei privati e agli accordi presi, quindi si può immaginare una rimodulazione delle tariffe, con un ingresso di Stato all’interno dell’azionariato di Autostrade per l’Italia ma la questione revoca potrebbe andare definitivamente in soffitta.
È immaginabile che il nuovo governo darà una spinta a CDP in modo da trovare un corretto prezzo per la rete autostradale, liquidando in toto o parzialmente la famiglia Benetton, ma allo stesso tempo dando una generosa liquidazione così che la stessa Atlantia, incassato il ristoro, possa investire in altri beni, principalmente all’estero.
Si può tranquillamente immaginare che Aspi andrà alla quotazione e solo dopo CDP entrerà nel capitale rilevando le quote in mano ai Benetton. In questo modo si salverebbero i piccoli investitori, i fondi esteri, si darebbe finalmente una parvenza di serietà a questa trattativa e si riporterà gran parte dell’asset in mano allo Stato, tranquillizzando l’Europa e facendo sì che arrivino dalle varie authority tutti i visti necessari.
Atlantia sarà quindi una delle aziende che ne trarrà beneficio.
Unicredit e Monte dei Paschi di Siena
Torniamo sulle banche e quindi sul secondo grande capitolo aperto sul tavolo del governo, cioè la cessione delle quote di MPS.
Lo Stato Italiano è il maggior azionista della banca senese, con una quota di oltre il 64%. La Comunità Europea ha già chiesto di decidere se nazionalizzare la banca o cedere le quote, per evitare di incorrere nella casistica di aiuti di Stato a enti privati.
Lo Stato Italiano non ha alcun interesse ad avere una banca nazionalizzata e quindi si sta procedendo con la cessione delle quote di MPS, che il governo Conte bis si è impegnato a portare a termine entro l’estate del 2021.
Siamo in fase di scadenza di quella promessa e il capitolo ancora è aperto e quasi tutto da costruire. Possiamo immaginare che il pragmatismo di Draghi, unito all’esperienza dell’ex ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan, attuale presidente di Unicredit, porterà a una soluzione in tempi relativamente brevi.
Anche questo capitolo dovrebbe quindi chiudersi velocemente, ai lettori lasciamo il compito di comprendere se sarà un bene o un male per gli attori in gioco.
La rete unica e Telecom
Noi voliamo velocemente alla rete unica italiana, terzo grande capitolo aperto sul tavolo del governo.
Qui le parti in gioco sono tantissime e la risoluzione sarà tutt’altro che semplice. Giusto per fare un veloce riepilogo: TIM ha unito la propria rete con quella di Fastweb dando vita a FiberCop, dall’altro lato c’è Open Fiber, nata da un progetto di Enel con Cassa Depositi e Prestiti (50% ciascuno di quote).
L’idea originale era quella di unire le due reti per far nascere la rete unica italiana, come chiesto anche dall’Europa, così da avere certezza di connessione e provare ad abbattere il digital divide che oggi colpisce la nazione (due reti nelle principali città e nessuna connessione in territori complessi).
Cassa Depositi e Prestiti è la regista dell’operazione, avendo in mano il 50% di Open Fiber e il 9,89% di Telecom Italia.
La direzione in cui si stava procedendo era quella di unire le reti e dare a TIM la responsabilità della gestione, operazione non propriamente ammirata dall’Europa, la quale chiede che la gestione della rete sia in capo a un soggetto terzo rispetto ai rivenditori di connettività.
Enel è già in trattativa per la cessione della propria quota di Open Fiber al fondo Macquarie, inoltre, giusto per fare qualche nome, in FiberCop è presente anche il fondo KKR.
Interessati all’operazione sono anche tutti i rivenditori di connettività, con Vodafone, Iliad, Sky e Tiscali alla finestra per capire come e se inserirsi.
Compito di Draghi sarà quello di dare ascolto all’Europa creando o rafforzando qualcosa di esterno agli operatori, unendo la rete unica e portandola a funzionare in modo adeguato.
Borsa Italiana in mano a Euronext
Altro capitolo aperto da Conte e mai chiuso. LSE ha ceduto Borsa Italiana a Cassa Depositi e Prestiti, la quale l’ha fatto entrare nel perimetro della francese Euronext, acquisendo una quota importante della società transalpina.
Si tratta di un dossier un po’ fermo al palo, nonostante ci siano da fare delle nomine e bisogna cercare di contare qualcosa all’interno del board di Euronext.
Il compito di Draghi sarà quello di essere europeista e provare a forzare il ruolo dei francesi così da creare un mercato di scambio azioni paneuropeo. Draghi ha anche l’occasione d’oro di provare a far quadrare Deutsche Boerse intorno a Euronext, così da creare un vero grande mercato europeo che possa competere a livello mondiale con Nasdaq e NYSE.
Recovery Fund
Ovviamente il Next Generation EU è il capitolo più importante sul tavolo del governo e circa 300 miliardi in 6 anni sono un’occasione da non perdere per l’Italia, possono rappresentare un’occasione per tante aziende italiane.
Probabilmente Draghi porterà i capitoli verso la direzione degli investimenti a medio/lungo periodo, con la costruzione di meccanismi e di praticità che potranno essere un volano per l’Italia.
In particolare, avendo perso il treno dell’elettrico sui veicoli e avendo puntato invece su energie alternative, considerando che un grande capitolo di spesa dovrà essere appuntato per le politiche green, potrebbero trarne giovamento quelle aziende che hanno già orientato i loro investimenti verso energia pulita a base di Idrogeno o di fonti alternative.
Ben posizionate, in questo caso, vediamo Enel, ERG, Snam e forse anche ENI.
Allo stesso tempo il Recovery Fund ha capitoli sullo svecchiamento della mobilità, quindi grande attenzione a Stellantis e delle infrastrutture, quindi Buzzi Unicem.
MES e Sanità
Il MES nacque proprio in seno alla Commissione Europea e alla BCE nel momento in cui Mario Draghi guidava l’istituzione europea, difficile quindi immaginare che possa dire di no ai soldi del MES, anche perché non ha crediti o debiti politici da scontare o elettori da ingraziarsi.
Per questo motivo probabilmente l’Italia accetterà i soldi del MES e li metterà sul piatto della sanità. Ne gioveranno tutte quelle aziende italiane che in questo settore hanno il loro core business.
Tra le altre possiamo ricordare DiaSorin, Recordati, Health Italia, Amplifon e Garofalo Health Care.
Giustizia
Forse esageriamo un po’, anche perché Draghi avrà a disposizione appena due anni, ma sarebbe bello riuscisse a mettere mano anche alla giustizia, che è uno dei capitoli del Recovery Fund.
In particolar modo, in Italia, viviamo nel perenne ritardo e mancanza di garanzia della pena.
Le aziende internazionali tendono a stare lontane dall’Italia (anche) perché qualora avessero problemi legali (e tutte le aziende di un certo livello ne hanno) in Italia i tempi sono biblici, senza la garanzia che la giustizia sia dalla parte di chi ha ragione.
Una riforma della giustizia sarebbe perfetta da parte di un presidente del consiglio che si sta affacciando con la nomea di essere pragmatico e di saper affrontare di petto i problemi.
Non ci sono aziende specifiche che potrebbero trarne vantaggio, ma l’intero sistema Paese, con le aziende internazionali che tornerebbero a gradire la destinazione Italia per basare i loro interessi.
Per fare ciò va riformata la giustizia e la tassazione per le imprese.
Il settore delle telecomunicazioni può essere suddiviso in due grandi sottosegmenti:
Le aziende di tecnologia, conosciute come aziende IT
Le società di telecomunicazioni che forniscono infrastrutture e servizi per la connettività
Delle società di tecnologia abbiamo già ampiamente parlato, quindi in questo articolo ci concentriamo sulle società di telecomunicazioni, cioè quelle aziende che ci permettono di navigare su Internet grazie al loro core business che è concentrato sulla connettività e sul networking.
Azioni delle aziende di Telecomunicazioni
Settore
Nazione
Akamai Technologies NASDAQ: AKAM
Delivery
USA
Amazon.com NASDAQ: AMZN
Networking
USA
American Tower Corp NYSE: AMT
Torri
USA
AT&T Inc. NYSE: T
ISP
USA
Cellnex Telecom BME: CLNX
Torri
Spagna
Cisco Systems NASDAQ: CSCO
Networking
USA
CloudFlare NYSE: NET
Delivery
USA
Crown Castle International Corp NYSE: CCI
Torri
USA
Deutsche Telekom ETR: DTE
ISP
Germania
Ericsson Telefonaktiebolaget LM STO: ERIC-B
Networking
Svezia
Iliad EPA: ILD
ISP
Francia
Inwit BIT: INW
Torri
Italia
Lumen Technologies NYSE: LUMN
Torri
USA
Motorola Solutions NYSE: MSI
Networking
USA
Nokia HEL: NOKIA
Networking
Finlandia
Orange EPA: ORA
ISP
Francia
T-Mobile US NASDAQ: TMUS
ISP
USA
Telecom Italia SpA BIT: TIT
ISP
Italia
Telefónica BME: TEF
ISP
Spagna
Telephone and Data Systems, Inc. NYSE: TDS
Torri
USA
Verizon Communications NYSE: VZ
ISP
USA
VMware Inc. NYSE: VMW
Networking
USA
Vodafone LON: VOD
ISP
Regno Unito
Azioni di aziende delle Telecomunicazioni
Come analizzare le azioni delle telecomunicazioni
Essendo un macrosettore all’interno delle aziende che fanno telecomunicazioni possiamo trovare molte compagnie differenti che prestano i loro servizi in modo parallelo. Possiamo per esempio incontrare le ISP (come Telecom, Iliad, Vodafone, ecc) oppure società di networking (come per esempio Cisco) oppure società che si occupano di servizi di Cloud/Network/Delivery (come AWS di Amazon, Cloudflare, Akamai, ecc), infine le torri wireless, che sono la base hardware per le trasmissioni (come Cellnext oppure InWit).
Alcune di queste aziende hanno un andamento costante e difficilmente le vedrete tra le peggiori o le migliori azioni su un dato mercato. Sono aziende per lo più anticicliche poiché la connettività a Internet serve sia in momenti di crisi che in momenti di economia prosperosa.
Spesso sono aziende che pagano ricchi dividendi poiché, eccetto rari casi, si tratta di un business remunerativo. Allo stesso tempo, però, gli investitori dovrebbero tenere sotto controllo i debiti di tale aziende poiché per creare infrastrutture adeguate è necessario realizzare debiti che saranno ripagati in anni di attività.
Infine attenzione va data a quelle aziende che tendono a espandersi attraverso acquisizioni di clienti o di partner, se non addirittura di competitor; un caso emblematico è quello della spagnola Cellnex che negli ultimi anni è particolarmente attiva nell’acquisizione di attività legata alle torri in tutta Europa.
Il settore delle telecomunicazioni ha un grande potenziale di crescita
Grazie alle necessità di avere sempre maggiore connettività, data da servizi di streaming e da evoluzioni tecnologiche, queste aziende continueranno nel tempo ad avere un ruolo centrale e fondamentale, è importante però che tali aziende continuino a investire nell’innovazione. Pensate per esempio cosa ne sarà di una qualsiasi azienda che dovesse decidere di non investire nel prossimo 5G, probabilmente tra qualche anno avrà un’emorragia di clienti e avrà i conti che caleranno a picco. Allo stesso tempo aziende molto indebitate potrebbero avere problemi nel creare nuove reti adeguate ai tempi moderni.
Tempi moderni che, come detto, continueranno a spingere nella direzione dell’innovazione e della necessità di avere aziende di telecomunicazioni performanti.
Ben più noto l’indice EuroStoxx 50 ma non è l’unico strumento per fare un paniere delle azioni del vecchio continente. Una valida alternativa è l’indice MSCI Europa.
Cosa è l’MSCI Europa
Si tratta di un paniere di titoli azionari gestito dall’omonima società MSCI (Morgan Stanley Capital International) che include tutte le migliori azioni del vecchio continente.
Si tratta di una raccolta dei 15 mercati azionari più grandi in Europa e copre un complessivo 85% della capitalizzazione di ognuno di questi mercati.
Ciò è possibile perché, per ognuno dei 15 mercati, nel paniere finiscono le azioni a più larga capitalizzazione.
Composizione dell’indice MSCI Europa
Come già detto sono 15 i mercati che “prestano” i titoli per la composizione di questo indice, si tratta dei mercati di:
Austria
Belgio
Danimarca
Finlandia
Francia
Germania
Irlanda
Italia
Olanda
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito
Ovviamente quando si parla di titoli azionari il Regno Unito fa da padrone e compone circa un quarto dell’intero indice, seguito da Francia, Germania e Svizzera.
Il paniere ha un consistente numero di azioni, tipicamente si sfiorano i 500 titoli differenti. Nel momento in cui scriviamo, per esempio, contiamo 424 azioni differenti all’interno del paniere.
Titoli azionari all’interno dell’indice MSCI Europa
Titolo
Nazione
Peso nel paniere
NESTLE
CH
4,17%
ROCHE HOLDING PAR
CH
3,07%
NOVARTIS
CH
2,34%
SAP
DE
1,90%
ASML HOLDING
NL
1,79%
ASTRAZENECA
GB
1,71%
LVMH
FR
1,53%
NOVO NORDISK
DK
1,40%
SANOFI
FR
1,35%
SIEMENS
DE
1,19%
GLAXOSMITHKLINE
GB
1,13%
TOTAL
FR
1,02%
UNILEVER
NL
1,01%
ALLIANZ
DE
0,98%
L’OREAL
FR
0,95%
BRITISH AMERICAN TOBACCO
GB
0,91%
AIR LIQUIDE
FR
0,89%
HSBC HOLDINGS
GB
0,89%
DIAGEO
GB
0,88%
IBERDROLA
ES
0,86%
ENEL
IT
0,82%
RIO TINTO
GB
0,82%
RECKITT BENCKISER GROUP
GB
0,79%
SCHNEIDER ELECTRIC SE
FR
0,78%
BAYER
DE
0,74%
BP
GB
0,72%
ADIDAS
DE
0,72%
DEUTSCHE TELEKOM
DE
0,67%
BASF
DE
0,65%
ZURICH INSURANCE GROUP
CH
0,64%
ROYAL DUTCH SHELL CL A
GB
0,62%
KERING
FR
0,61%
LONZA GROUP
CH
0,55%
ABB LTD
CH
0,55%
BHP GROUP ORD SHS
GB
0,55%
AIRBUS
NL
0,52%
VINCI
FR
0,52%
DEUTSCHE POST
DE
0,52%
DAIMLER
DE
0,52%
PROSUS
NL
0,51%
BNP PARIBAS ACT.A
FR
0,51%
RELX
GB
0,50%
PHILIPS
NL
0,49%
AB INBEV
BE
0,49%
UBS GROUP
CH
0,49%
GIVAUDAN
CH
0,48%
DANONE
FR
0,48%
NATIONAL GRID
GB
0,44%
MUENCHENER RUECKVER
DE
0,43%
PRUDENTIAL
GB
0,43%
AXA
FR
0,43%
ESSILORLUXOTTICA
FR
0,43%
VODAFONE GROUP
GB
0,42%
LONDON STOCK EXCHANGE GROUP
GB
0,42%
VONOVIA
DE
0,42%
RICHEMONT
CH
0,41%
EXPERIAN
GB
0,41%
PERNOD RICARD
FR
0,40%
INFINEON TECHNOLOGIES
DE
0,40%
SIKA
CH
0,40%
SAFRAN
FR
0,40%
AHOLD DEL
NL
0,39%
DEUTSCHE BOERSE
DE
0,39%
ADYEN
NL
0,38%
DSV PANALPINA
DK
0,38%
INTESA SANPAOLO
IT
0,38%
ERICSSON
SE
0,37%
INDITEX
ES
0,37%
ATLAS COPCO
SE
0,37%
BANCO SANTANDER
ES
0,37%
VESTAS WIND SYSTEMS
DK
0,35%
ANGLO AMERICAN
GB
0,35%
VOLKSWAGEN
DE
0,34%
INVESTOR
SE
0,34%
KONE
FI
0,34%
TESCO
GB
0,33%
ALCON
CH
0,33%
VOLVO
SE
0,33%
CRH
IE
0,33%
COMPASS GROUP
GB
0,33%
DSM KON
NL
0,32%
ING GROEP
NL
0,32%
HERMES INTERNATIONAL
FR
0,32%
ORSTED DONG Energy
DK
0,30%
GENMAB
DK
0,30%
AMADEUS IT GROUP
ES
0,30%
E.ON
DE
0,29%
DASSAULT SYSTEM
FR
0,29%
CREDIT SUISSE GROUP AG
CH
0,29%
ENGIE
FR
0,29%
NORDEA BANK
FI
0,28%
LAFARGEHOLCIM LTD
CH
0,28%
NESTE
FI
0,28%
ASSA ABLOY
SE
0,28%
BMW
DE
0,28%
FLUTTER ENTERTAINMENT
IE
0,28%
WOLTERS KLUWER
NL
0,27%
HEINEKEN
NL
0,27%
FERRARI
NL
0,27%
RWE
DE
0,27%
VIVENDI
FR
0,27%
SANDVIK
SE
0,27%
SWISS RE AG
CH
0,26%
NOKIA
FI
0,26%
GLENCORE
JE
0,26%
LLOYDS BANKING GROUP
GB
0,26%
CAPGEMINI
FR
0,25%
ORANGE
FR
0,25%
SAINT GOBAIN
FR
0,25%
GEBERIT
CH
0,25%
KERRY GROUP
IE
0,25%
LEGRAND
FR
0,25%
ENI
IT
0,25%
ESSITY AKTIEBOLAG (PUBL)
SE
0,24%
BAE SYSTEMS
GB
0,24%
FERGUSON
JE
0,24%
BARCLAYS
GB
0,24%
HEXAGON
SE
0,24%
CELLNEX TELECOM
ES
0,23%
STMICROELECTRONICS
NL
0,22%
MERCK
DE
0,22%
SAMPO
FI
0,22%
AKZO NOBEL
NL
0,22%
FRESENIUS
DE
0,22%
COLOPLAST
DK
0,22%
HENKEL& KGAA
DE
0,22%
MICHELIN
FR
0,21%
SYMRISE
DE
0,21%
UNICREDIT
IT
0,21%
TELEPERFORMANCE
FR
0,21%
FRESENIUS MEDICAL CARE
DE
0,21%
DEUTSCHE WOHNEN
DE
0,20%
TELEFONICA
ES
0,20%
PARTNERS GROUP HOLDING
CH
0,20%
BANCO BILBAO VIZCAYA ARGENTARIA
ES
0,20%
OCADO GROUP
GB
0,19%
UPM-KYMMENE
FI
0,19%
IMPERIAL BRANDS
GB
0,19%
SMITH AND NEPHEW
GB
0,19%
DEUTSCHE BANK
DE
0,19%
SGS
CH
0,19%
ASHTEAD GROUP
GB
0,19%
SSE
GB
0,19%
ASSICURAZIONI GENERALI
IT
0,18%
EQUINOR
NO
0,18%
UCB
BE
0,17%
SEGRO REIT
GB
0,17%
SKANDINAVISKA ENSKILDA BANKEN
SE
0,17%
AVIVA
GB
0,17%
SARTORIUS
DE
0,17%
SWISSCOM
CH
0,17%
SWEDBANK
SE
0,17%
LEGAL AND GENERAL GROUP
GB
0,16%
JUST EAT TAKEAWAY
NL
0,16%
EDP
PT
0,16%
DELIVERY HERO
DE
0,16%
CARLSBERG
DK
0,16%
HENNES & MAURITZ
SE
0,16%
ZALANDO
DE
0,16%
NOVOZYMES
DK
0,16%
KINGSPAN GROUP
IE
0,16%
SVENSKA HANDELSBANKEN
SE
0,16%
DNB
NO
0,15%
INTERTEK GROUP
GB
0,15%
SWEDISH MATCH
SE
0,15%
KBC
BE
0,15%
FIAT CHRYSLER AUTOMOBILES
NL
0,15%
RENTOKIL INITIAL
GB
0,15%
SONOVA HOLDING
CH
0,15%
SWISS LIFE HLDG
CH
0,15%
FERROVIAL
ES
0,15%
WORLDLINE
FR
0,14%
LOGITECH
CH
0,14%
BT GROUP
GB
0,14%
SIEMENS HEALTHINEERS
DE
0,14%
CHRISTIAN HANSEN HOLDING
DK
0,14%
3I GROUP
GB
0,14%
STANDARD CHARTERED
GB
0,14%
VEOLIA ENVIRONNEMENT VE
FR
0,14%
EDENRED
FR
0,14%
TELENOR
NO
0,14%
QIAGEN
NL
0,13%
SOCIETE GENERALE
FR
0,13%
BEIERSDORF
DE
0,13%
SCHINDLER P PAR
CH
0,13%
CONTINENTAL
DE
0,13%
HALMA
GB
0,13%
NN GROUP
NL
0,13%
ARGENX
NL
0,13%
REPSOL
ES
0,13%
BUNZL
GB
0,12%
CREDIT AGRICOLE
FR
0,12%
KUEHNE & NAGEL
CH
0,12%
PEUGEOT
FR
0,12%
EUROFINS
FR
0,12%
GBL
BE
0,12%
STRAUMANN HOLDING
CH
0,12%
CRODA INTERNATIONAL
GB
0,12%
ALSTOM
FR
0,12%
NEXT
GB
0,12%
LEG IMMOBILIEN
DE
0,12%
SNAM
IT
0,12%
SPIRAX-SARCO ENGINEERING
GB
0,12%
SAGE GROUP
GB
0,12%
INGENICO GROUP
FR
0,12%
BRENNTAG
DE
0,12%
TERNA RETE ELETTRICA NAZIONALE
IT
0,11%
GN STORE NORD
DK
0,11%
TELIA COMPANY
SE
0,11%
CARREFOUR
FR
0,11%
PERSIMMON
GB
0,11%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,11%
MONDI
GB
0,11%
SCOUT24
DE
0,11%
JULIUS BAER
CH
0,11%
SARTORIUS STEDIM BIOTECH
FR
0,11%
EPIROC
SE
0,11%
TEMENOS
CH
0,11%
CHOCOLADEF. LINDT & SPRUENGLI PAR
CH
0,11%
STORA ENSO
FI
0,11%
HANNOVER RUECK
DE
0,11%
UMICORE
BE
0,11%
AENA SME
ES
0,11%
KINNEVIK
SE
0,11%
DANSKE BANK
DK
0,11%
COVESTRO AG
DE
0,11%
ARCELORMITTAL
LU
0,11%
FORTUM
FI
0,11%
MTU AERO ENGINES HOLDING
DE
0,10%
WPP
JE
0,10%
PORSCHE AUTOMOBIL HOLDING PRF
DE
0,10%
INTERCONTINENTAL HOTELS GROUP
GB
0,10%
HEIDELBERGCEMENT
DE
0,10%
KPN KON
NL
0,10%
KNORR BREMSE
DE
0,10%
SMURFIT KAPPA GROUP
IE
0,10%
ENDESA
ES
0,10%
ASSOCIATED BRITISH FOODS
GB
0,10%
GRIFOLS
ES
0,10%
ELISA
FI
0,10%
BOLIDEN
SE
0,10%
CAIXABANK
ES
0,10%
SVENSKA CELLULOSA AKTIEBOLAGET
SE
0,10%
EVOLUTION GAMING GROUP
SE
0,10%
ADECCO
CH
0,10%
FINECO BANK
IT
0,10%
RED ELECTRICA CORPORACION
ES
0,10%
ATOS
FR
0,09%
BOUYGUES
FR
0,09%
MONCLER
IT
0,09%
MOWI
NO
0,09%
SKF
SE
0,09%
THALES
FR
0,09%
DCC
IE
0,09%
UBISOFT ENTERTAIN
FR
0,09%
BURBERRY GROUP
GB
0,09%
NIBE INDUSTRIER
SE
0,09%
ATLANTIA
IT
0,09%
ARKEMA
FR
0,09%
CNH INDUSTRIAL
NL
0,09%
EMS-CHEMIE HOLDING
CH
0,09%
NEXI
IT
0,09%
AGEAS
BE
0,09%
UNITED UTILITIES GROUP
GB
0,09%
SEVERN TRENT
GB
0,09%
PANDORA
DK
0,09%
ORKLA
NO
0,09%
ALFA LAVAL
SE
0,08%
PUMA
DE
0,08%
KINGFISHER
GB
0,08%
EIFFAGE
FR
0,08%
BALOISE
CH
0,08%
INFORMA
GB
0,08%
SWISS PRIME SITE
CH
0,08%
SKANSKA
SE
0,08%
SMITHS GROUP
GB
0,08%
TELE2
SE
0,08%
VALEO
FR
0,08%
PRYSMIAN
IT
0,08%
BUREAU VERITAS
FR
0,08%
MELROSE INDUSTRIES
GB
0,08%
AUTO TRADER GROUP
GB
0,08%
ADMIRAL GROUP
GB
0,08%
HARGREAVES LANSDOWN
GB
0,08%
BERKELEY GROUP HOLDINGS THE
GB
0,08%
PUBLICIS GROUPE
FR
0,08%
SWATCH GROUP I
CH
0,08%
VIFOR PHARMA
CH
0,08%
BARRY CALLEBAUT
CH
0,08%
YARA INTERNATIONAL
NO
0,08%
SOLVAY
BE
0,08%
TEAMVIEWER
DE
0,08%
ST.JAMES’S PLACE
GB
0,08%
STANDARD LIFE ABERDEEN
GB
0,07%
BIOMERIEUX
FR
0,07%
GVC HOLDINGS
IM
0,07%
SODEXO
FR
0,07%
UNIPER
DE
0,07%
DAVIDE CAMPARI MILANO
NL
0,07%
RSA INSURANCE GROUP
GB
0,07%
SIEMENS GAMESA RENEWABLE ENERGY
ES
0,07%
EDF
FR
0,07%
RANDSTAD
NL
0,07%
ERSTE GROUP BANK
AT
0,07%
SUEZ
FR
0,07%
EXOR
NL
0,07%
GETLINK
FR
0,07%
GALAPAGOS
BE
0,07%
ORPEA
FR
0,07%
NATURGY ENERGY
ES
0,07%
JOHNSON MATTHEY
GB
0,07%
BARRATT DEVELOPMENTS
GB
0,07%
NATWEST GROUP
GB
0,07%
AROUNDTOWN
LU
0,07%
GECINA
FR
0,07%
HIKMA PHARMACEUTICALS
GB
0,07%
ACS ACTIVIDADES DE CONSTRUCCION
ES
0,07%
ENAGAS
ES
0,07%
KION GROUP
DE
0,07%
EVONIK INDUSTRIES
DE
0,06%
MORRISONWM.SUPERMARKETS
GB
0,06%
RECORDATI INDUSTRIA CHIM. FARMA.
IT
0,06%
WHITBREAD
GB
0,06%
SCHINDLER HOLDING
CH
0,06%
EPIROC
SE
0,06%
ANTOFAGASTA
GB
0,06%
GEA GROUP
DE
0,06%
DIRECT LINE INSURANCE GROUP
GB
0,06%
ICA GRUPPEN
SE
0,06%
ACCOR
FR
0,06%
DIASORIN
IT
0,06%
COMMERZBANK
DE
0,06%
GALP ENERGIA-NOM
PT
0,06%
UNIBAIL RODAMCO WE STAPLED UNT
FR
0,06%
M&G
GB
0,06%
MEDIOBANCA BANCA DI CREDITO
IT
0,06%
ELECTROLUX
SE
0,06%
LANXESS
DE
0,06%
ORION
FI
0,06%
SECURITAS
SE
0,06%
RENAULT
FR
0,06%
TAYLOR WIMPEY
GB
0,06%
PEARSON
GB
0,06%
CARL ZEISS MEDITEC
DE
0,06%
LAND SECURITIES GROUP REIT
GB
0,05%
POSTE ITALIANE
IT
0,05%
SAINSBURYJ
GB
0,05%
HUSQVARNA
SE
0,05%
A P MOLLER MAERSK
DK
0,05%
SCHRODERS
GB
0,05%
AEGON
NL
0,05%
OMV
AT
0,05%
AMUNDI
FR
0,05%
SOFINA
BE
0,05%
JD SPORTS FASHION
GB
0,05%
NEMETSCHEK
DE
0,05%
AMBU
DK
0,05%
EQT
SE
0,05%
INDUSTRIVARDEN
SE
0,05%
J.MARTINS SGPS
PT
0,05%
SCOR
FR
0,05%
VOPAK
NL
0,05%
CLARIANT
CH
0,05%
LUNDIN ENERGY
SE
0,05%
IPSEN
FR
0,05%
ROLLS-ROYCE HOLDINGS
GB
0,05%
REMY COINTREAU
FR
0,05%
AVEVA GROUP
GB
0,05%
GJENSIDIGE FORSIKRING
NO
0,05%
ADEVINTA
NO
0,05%
UNITED INTERNET
DE
0,05%
NORSK HYDRO
NO
0,04%
BRITISH LAND REIT
GB
0,04%
LUNDBERGFORETAGEN
SE
0,04%
TRYG
DK
0,04%
SCHIBSTED
NO
0,04%
SEB
FR
0,04%
VERBUND
AT
0,04%
COLRUYT (D)
BE
0,04%
COVIVIO
FR
0,04%
ABN AMRO BANK
NL
0,04%
WARTSILA
FI
0,04%
LATOUR INVESTMENT
SE
0,04%
TELECOM ITALIA
IT
0,04%
FUCHS PETROLUB PRF
DE
0,04%
AERCAP HOLDINGS
NL
0,04%
BANKINTER
ES
0,04%
BOLLORE
FR
0,04%
BANQUE CANTONALE VAUDOISE
CH
0,04%
DEMANT
DK
0,04%
FDJ
FR
0,04%
ELIA GROUP
BE
0,04%
FAURECIA
FR
0,04%
ALTICE EUROPE
NL
0,04%
VOESTALPINE
AT
0,04%
PROXIMUS
BE
0,03%
AEROPORTS DE PARIS
FR
0,03%
ILIAD
FR
0,03%
TELEFONICA DEUTSCHLAND HOLDING
DE
0,03%
DEUTSCHE LUFTHANSA
DE
0,03%
SES FDR
LU
0,03%
INWIT
IT
0,03%
KLEPIERRE REIT
FR
0,03%
LEONARDO
IT
0,03%
WENDEL
FR
0,03%
TENARIS
LU
0,03%
THYSSENKRUPP
DE
0,03%
RAIFFEISEN BANK INTERNATIONAL
AT
0,03%
SWATCH GROUP
CH
0,03%
H.LUNDBECK
DK
0,03%
ANDRITZ
AT
0,03%
NATIXIS
FR
0,03%
DASSAULT AVIAT
FR
0,03%
EVRAZ
GB
0,03%
EURAZEO
FR
0,02%
CNP ASSURANCES
FR
0,02%
HOCHTIEF
DE
0,02%
METRO
DE
0,02%
PIRELLI & C
IT
0,02%
MAPFRE
ES
0,02%
FRAPORT
DE
0,02%
TELENET GROUP
BE
0,02%
ICADE REIT
FR
0,02%
JCDECAUX
FR
0,02%
Componenti dell’MSCI Europa
Confronto tra MSCI Europa ed EuroStoxx 50
Vista la natura e la grandezza dell’indice MSCI Europa, possiamo tranquillamente affermare che è questo la vera cartina tornasole del mercato europeo, ben più dell’EuroStoxx.
Infatti il paniere di 50 titoli ha al suo interno le più grandi aziende, senza fare reale distinzione tra mercati, succede così che mercati più piccoli, come possono essere quelli scandinavi o dell’Est Europa abbiano uno o nessun titolo dentro l’EuroStoxx 50.
Inoltre abbiamo accennato alla grandezza dell’indice, infatti lo Stoxx 50 ha, appunto, 50 titoli, mentre l’MSCI ha all’interno oltre 400 titoli (424 a ottobre del 2020).
Diverso invece il discorso per l’MSCI Europa che coprendo le aziende a più grande capitalizzazione di 15 mercati differenti ha all’interno varie aziende che sfuggono completamente all’indice di Stoxx (il quale si ferma 12).
Inoltre MSCI Europa ha all’interno anche mercati che non fanno parte dello Stoxx perché non nella comunità europea (Svizzera e presto UK).
Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.
S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.
L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.
L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.
L’indice globale Dow Jones Global Titans 50
S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.
Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.
S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.
La composizione dell’indice
Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.
L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.
Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.
Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.
Questa la lista completa a giugno del 2020
Azienda
Nazione
Capitalizzazione (mlrd $)
Apple
USA
1.578
Microsoft
USA
1.564
Alphabet
USA
1.001
Berkshire Hathaway
USA
434
Johnson & Johnson
USA
372
Samsung
Sud Korea
368
Walmart
USA
338
Nestlé
Svizzera
310
Mastercard
USA
303
Procter & Gamble
USA
299
Roche
Svizzera
296
JPMorgan Chase
USA
282
Intel
USA
250
NVidia
USA
236
Verizon
USA
227
AT&T
USA
214
Toyota
Giappone
206
The Walt Disney Company
USA
205
Bank of America
USA
202
Merck
USA
199
The Coca Cola
USA
193
Cisco Systems
USA
193
Novartis
Svizzera
192
Pfizer
USA
192
Exxon Mobil
USA
186
PepsiCo
USA
184
AbbVie
USA
174
Oracle
USA
172
Chevron
USA
165
Abbott Laboratories
USA
163
Amgen
USA
152
McDonald’s
USA
136
Sanofi
Francia
128
Royal Dutch Shell
Olanda
124
Philip Morris
USA
110
IBM
USA
106
Citigroup
USA
105
Qualcomm
USA
103
The Boeing Company
USA
102
GlaxoSmithKline
Gran Bretagna
101
Total
Francia
101
BHP
Gran Bretagna
100
HSBC
Gran Bretagna
97
Siemens
Germania
95
3M
USA
90
British American Tobacco
Gran Bretagna
87
BP
Gran Bretagna
77
Anheuser-Busch InBev
USA
76
Allianz
Germania
71
Gazprom
Russia
65
General Electric
USA
60
BASF
Germania
52
Conoco Phillips
USA
45
Vodafone
Gran Bretagna
43
Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.
La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:
USA
Gran Bretagna
Germania
Francia
Italia
Spagna
Svizzera
Olanda
Portogallo
Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.
Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.
Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.
Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.
Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa
Pos.
Azienda
Nazione
1
Walmart
USA
2
Royal Dutch Shell
Olanda
3
BP
Gran Bretagna
4
Exxon Mobil
USA
5
Volkswagen
Germania
6
Apple
USA
7
Berkshire Hathaway
USA
8
Amazon.com
USA
9
UnitedHealth Group
USA
10
Glencore
Svizzera
11
McKesson
USA
12
Daimler
Germania
13
CVS Health
USA
14
Total
Francia
15
EXOR Group
Olanda / Italia
16
AT&T
USA
17
AmerisourceBergen
USA
18
Chevron
USA
19
Ford Motor
USA
20
General Motors
USA
21
Costco Wholesale
USA
22
Alphabet / Google
USA
23
Cardinal Health
USA
24
Walgreens Boots Alliance
USA
25
JPMorgan Chase & Co.
USA
26
Verizon Communications
USA
27
Allianz
Germania
28
AXA
Francia
29
Kroger
USA
30
General Electric
USA
31
Fannie Mae
USA
32
BMW Group
Germania
33
Phillips 66
USA
34
Valero Energy
USA
35
Bank of America Corp.
USA
36
Microsoft
USA
37
Home Depot
USA
38
Boeing
USA
39
Wells Fargo
USA
40
Siemens
Germania
41
Citigroup
USA
42
Marathon Petroleum
USA
43
Comcast
USA
44
Nestlé
Svizzera
45
Uniper
Germania
46
Anthem
USA
47
Carrefour
Francia
48
ENI
Italia
49
Dell Technologies
USA
50
Banco Santander
Spagna
51
Enel
Italia
52
Deutsche Telekom
Germania
53
Crédit Agricole
Francia
54
Assicurazioni Generali
Italia
55
Peugeot
Francia
56
HSBC Holdings
Gran Bretagna
57
DuPont
USA
58
Tesco
Gran Bretagna
59
BNP Paribas
Francia
60
Johnson & Johnson
USA
61
Electricité de France (EDF)
Francia
62
International Business Machines (IBM)
USA
63
BASF
Germania
64
ArcelorMittal
Lussemburgo
65
Target
USA
66
Airbus
Olanda
67
Deutsche Post DHL Group
Germania
68
Engie
Francia
69
Royal Ahold Delhaize
Olanda
70
United Parcel Service (UPS)
USA
71
Lowe’s
USA
72
Intel
USA
73
MetLife
USA
74
Renault
Francia
75
Munich Re Group
Germania
76
Procter & Gamble
USA
77
United Technologies
USA
78
FedEx
USA
79
PepsiCo
USA
80
Archer Daniels Midland
USA
81
Prudential Financial
USA
82
Roche Group
Svizzera
83
Albertsons Cos.
USA
84
Unilever
Olanda / GB
85
Centene
USA
86
Walt Disney
USA
87
Sysco
USA
88
HP
USA
89
Société Générale
Francia
90
Telefónica
Spagna
91
Humana
USA
92
RWE
Germania
93
Facebook
USA
94
Christian Dior
Francia
95
Caterpillar
USA
96
Anheuser-Busch InBev
Belgio
97
Energy Transfer
USA
98
Lockheed Martin
USA
99
Pfizer
USA
100
Repsol
Spagna
101
Novartis
Svizzera
102
Goldman Sachs Group
USA
103
Continental
Germania
104
Vinci
Francia
105
Finatis
Francia
106
ThyssenKrupp
Germania
107
Vodafone
Gran Bretagna
108
Morgan Stanley
USA
Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂
Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.
Internet è più di una raccolta di siti web e blog che si possono visitare attraverso un computer, un tablet o uno smartphone. È anche il tessuto digitale che collega tra loro questi siti, rendendo possibile a chiunque, quasi ovunque, di accedervi.
L’Internet delle cose, o in inglese Internet of Things (IoT) porta questa idea in un luogo diverso. Non si tratta di una raccolta di siti web, ma di milioni di dispositivi connessi a internet per raccogliere dati, tracciare l’uso, monitorare le funzionalità e automatizzare sistemi e processi.
Un campanello intelligente collegato a IoT può inviare un messaggio di testo quando qualcuno si avvicina alla porta, mentre un termostato collegato a IoT controlla la temperatura in casa. L’orologio connesso a Internet delle Cose può monitorare il tuo stato di salute, e un frigorifero con Internet of Things potrebbe essere in grado di fare di tutto, dal dirti che il tuo latte si è rovinato all’ordinarne di più quando ne hai poco.
Cos’è un dispositivo intelligente?
Quasi tutto può essere un dispositivo per IoT se è dotato di un’attrezzatura adeguata, e la gamma di funzioni per i cosiddetti dispositivi “intelligenti” può variare notevolmente. I dispositivi intelligenti sono quelli in grado di comprendere semplici comandi o di eseguire un certo livello di programmazione.
Uno smartphone è un esempio avanzato di dispositivo intelligente. Il vostro iPhone Apple (NASDAQ:AAPL) o Alphabet’s (NASDAQ:GOOGL) Google Android-powered handset è molto più vicino a un computer che, per esempio, la funzionalità limitata di un apparecchio “intelligente” che può ordinare le proprie lampadine di ricambio.
Per definizione, qualsiasi dispositivo con una connessione a Internet che fa qualcosa (come raccogliere dati e trasmetterli a un archivio centrale online, per esempio) è un dispositivo “intelligente”. Se il forno può spegnersi da solo dopo aver inviato un comando via internet, è un dispositivo “intelligente”. Lo stesso vale per i forse miliardi (i numeri esatti sono difficili da individuare) di altri dispositivi collegati.
Quanto è grande Internet of Things?
Si stima che quest’anno si raggiungeranno i 20 miliardi di dispositivi IoT. La spesa per IoT è aumentata costantemente. Nel 2009, questo mercato ha rappresentato circa 18 miliardi di dollari di vendite; nel 2017, questo numero è cresciuto fino a 1,1 trilioni di dollari, e si prevede che la spesa supererà i 2 trilioni di dollari entro il 2020.
Si tratta chiaramente di un’area in espansione con molte opportunità per gli investitori. I consumatori hanno abbracciato i dispositivi IoT come Amazon Echo voice assistant/speaker powered by Alexa artificial intelligence (AI). Si tratta di un dispositivo sofisticato che potrebbe, in teoria, servire da hub per una casa completamente connessa.
Potresti, se lo volessi, usare Alexa (o altri altoparlanti intelligenti) per controllare le luci, gli elettrodomestici, la sicurezza e l’accesso della casa. Quello che non si sa (ed è un grande jolly per prevedere il futuro IoT) è esattamente quello per cui la gente lo userà. Alcuni, naturalmente, lo usano già come hub per la casa intelligente, mentre altri lo usano come un modo per chiedere informazioni sul tempo o per suonare una canzone.
Mentre rimane da vedere l’intera gamma di applicazioni, ciò che è chiaro è che i consumatori stanno acquistando questi dispositivi.
Cos’è una casa intelligente?
In sostanza, una casa intelligente è una casa piena di dispositivi connessi alla rete (una casa in cui i dispositivi IoT consentono l’automazione di funzioni che un tempo dovevano essere controllate manualmente). Potrebbe essere semplice come sbloccare una porta a distanza o accendere delle luci. Può anche diventare molto più complicato con le versioni intelligenti di quasi tutti gli elettrodomestici disponibili.
Si può controllare tutto attraverso uno smartphone, un portatile o un computer, oppure attraverso un dispositivo come Echo di Amazon, Google Home di Alphabet o HomePod di Apple. Ma è probabile che le case intelligenti siano controllate da una combinazione di un hub interno alla casa (come i tre di cui sopra) e uno smartphone o un’interfaccia basata su computer, oppure installando dei controller come un Raspberry.
Sempre di più, gli elettrodomestici di tutti i giorni stanno diventando dispositivi intelligenti connessi. I consumatori possono ora acquistare una stufa che può essere programmata per preriscaldare a una certa ora, oppure per decidere se accendersi in base al meteo.
Quali sono le opportunità di investimento per Internet delle Cose?
Internet of Things funziona dietro le quinte in innumerevoli settori. I dispositivi collegati vanno da compiti relativamente semplici come una presa di luce che può avvisare i proprietari quando è necessaria una lampadina di ricambio a un dispositivo medico ad alta tecnologia che può ordinare le proprie riparazioni.
In teoria, c’è ben poco che i dispositivi collegati non possano fare. I sensori abilitati all’IoT possono monitorare il traffico in una città e regolare i semafori di conseguenza. Potrebbero anche essere usati negli aerei per segnalare problemi di manutenzione o inviare ordini per il rifornimento di carburante per le bevande prima dell’atterraggio dell’aereo.
IoT permette di monitorare o automatizzare praticamente tutto. Ciò consente la creazione di smart cities o di applicazioni su scala ridotta come l’orologio, in grado di dire che è ora di alzarsi.
IoT è un sottoinsieme del più ampio segmento di mercato tecnologico. Tuttavia, all’interno della categoria IoT, ci sono diversi segmenti di mercato in cui è possibile investire.
Elettronica di consumo
Questo elenco tocca molte delle più grandi aziende tecnologiche, così come alcuni marchi a cui potreste non pensare. Tra questi figurano Apple, Amazon, Microsoft, Google e praticamente tutte le altre aziende che producono dispositivi tecnologici utilizzati direttamente o indirettamente o necessari per i prodotti dell’internet degli oggetti.
Questa è la categoria che ha le voci più familiari. La maggior parte delle persone sono state esposte a un dispositivo alimentato da Alexa o almeno hanno visto uno spot televisivo per qualcosa di simile (ricordate Gattuso in tv che chiede al dispositivo di chiamare l’avvocato?).
Per gli investitori, quest’area potrebbe essere la più facile da capire perché è molto orientata al futuro e ha il potenziale per costruire altri tipi di modelli di reddito (abbonamenti, dispositivi per la casa intelligente, ordini di generi alimentari, ecc).
Assistenza sanitaria
IoT ha un impatto sull’assistenza sanitaria in diversi modi. Aziende come Apple utilizzano i dati raccolti dai suoi smartwatch dell’internet degli oggetti per aggregare le informazioni sanitarie e lavorare a soluzioni a beneficio del pubblico. I Wearables consentono sia un’ampia aggregazione di dati sia un monitoraggio molto personalizzato di tutto, da quanto spesso ci si sposta alla frequenza cardiaca e ai modelli di sonno.
I dispositivi alimentati dall’IoT possono funzionare anche a un livello più ampio. Watson di IBM, la piattaforma AI dell’azienda, alimenta una serie di servizi sanitari. Questo include tutto, dal consentire trattamenti più precisi per il cancro all’uso dei dati per gli usi alternativi dei farmaci e aiutare il governo a gestire meglio i programmi sanitari.
Infrastruttura
In teoria, in futuro, una smart car sarà in grado di comunicare con la città in cui si trova per determinare dove andare. Ciò consente la gestione del traffico, previene gli incidenti e potrebbe risolvere i problemi di trasporto. Fornisce anche un’enorme quantità di dati utilizzabili.
Cisco Systems si aspetta che le smart cities siano una fonte di crescita importante. L’azienda ha lanciato un programma da un miliardo di dollari per le smart city poco tempo fa.
Agricoltura
Molte delle stesse idee che si applicano alle città possono essere applicate alle fattorie. Il mercato dell’agricoltura di precisione è stato valutato 4,42 miliardi di dollari nel 2017 e si prevede che raggiungerà i 9,53 miliardi di dollari entro il 2023.
L’agricoltura di precisione aumenta le rese utilizzando sensori collegati a IoT per tracciare cose come le precipitazioni, le variazioni di temperatura e le condizioni del suolo. Idealmente, questa tecnologia potrebbe rendere più economico il cibo, consentendo margini migliori e prezzi più bassi.
Auto intelligenti
Le auto intelligenti sono state cercate da un’ampia gamma di produttori e aziende tecnologiche. La definizione può anche includere gli sforzi di Google’s Waymo per fornire veicoli autosufficienti alle varie aziende che hanno integrato assistenti digitali a controllo vocale nei loro sistemi.
La tecnologia delle auto intelligenti può anche includere veicoli equipaggiati con IoT che indicano quando è necessario effettuare la manutenzione. In alcuni casi, una smart car potrebbe essere in grado di diagnosticare le proprie riparazioni e assicurarsi che il pezzo di cui ha bisogno sia in attesa quando la si guida alla stazione di servizio. E chi dice che non possa andare da sola a farsi riparare o più semplicemente che sappia prendere l’appuntamento per la manutenzione?
Le aziende con interessi nell’Internet del futuro
Alcune le abbiamo già anticipate, altre le inseriamo in questa tabella per la prima volta.
Azienda
Ticket
Microsoft
MSFT
IBM
IBM
Amazon
AMZN
Apple
AAPL
Alphabet
GOOGL
Intel
INTC
NVIDIA
NVDA
AMD
AMD
Telecom Italia
BIT:TIT
Vodafone
LON:VOD
Iliad
EPA:ILD
Cisco Systems
CSCO
Nokia
NOKIA
ARM Holdings
ARMH
Aziende con interesse nell’IoT
La sfida più grande quando si investe nell’internet delle cose è che si tratta di uno spazio ampio e mal definito in cui i principali attori hanno tutti diversi flussi di reddito.
Nessuna delle società elencate è un puro player dell’IoT. Ciò significa che le aziende che creano dispositivi, software e hardware per l’internet degli oggetti operano in altri mercati e realizzano la maggior parte dei loro ricavi da questi altri canali di vendita. In linea di massima, questa lista comprende le aziende tecnologiche che abbracciano il futuro connesso o i marchi che operano principalmente in aree tangenziali che vedono nell’internet degli oggetti un modo per far crescere il proprio business.
Si tratta di una lista non certo esaustiva ed è complesso mettere un limite a ciò che IoT. Per esempio, Tesla che è l’azienda automobilistica evidentemente più proiettata al futuro, probabilmente sarà una delle prime che adotterà IoT. Ma anche la nostra semplice FCA ha accordi con HARMAN (Samsung) e Google per lo sviluppo di auto connesse… quindi FCA è un’azineda IoT?
Evidentemente qualsiasi azienda potrebbe esserlo, qui selezioniamo solo le prime che potrebbero avere un impatto diretto.
Microsoft
Uno dei maggiori sostenitori dell’Internet degli oggetti, Microsoft, vuole fare di Windows il sistema operativo dominante nello spazio dell’IoT. L’azienda offre soluzioni complete con una piattaforma IoT che abbraccia il cloud, il sistema operativo e i dispositivi. Al centro di tutto ciò si trova il nucleo centrale dell’azienda, Windows 10 IoT, una versione semplificata del suo sistema operativo per i dispositivi collegati.
Oltre ad offrire le proprie soluzioni per l’internet degli oggetti, Microsoft ha aperto i suoi prodotti agli sviluppatori. Ha una piattaforma (simile a quella che offre per la sua normale suite di prodotti Windows) che ha strumenti per gli sviluppatori per creare servizi, dispositivi e soluzioni per l’internet degli oggetti. L’azienda ha anche recentemente deciso di impegnare 5 miliardi di dollari in più nei suoi sforzi per l’IoT, che il Vice Presidente di Microsoft Azure, Julia White, ha spiegato in un post sul blog:
Stiamo pianificando di dedicare ancora più risorse alla ricerca e all’innovazione nell’internet degli oggetti e a quello che in ultima analisi si sta evolvendo per essere il nuovo margine intelligente… Siamo in una posizione unica per semplificare il percorso dell’internet degli oggetti in modo che ogni cliente (indipendentemente dalle dimensioni, dalle competenze tecniche, dal budget, dall’industria o da altri fattori) possa creare soluzioni affidabili e connesse che migliorino le esperienze di business e dei clienti, così come la vita quotidiana delle persone in tutto il mondo.
IBM
Big Blue ha costruito il suo business dell’internet degli oggetti attorno alla sua intelligenza artificiale Watson.
La piattaforma Watson IoT di IBM è stata progettata per essere una soluzione aziendale, un modo per la tecnologia IBM di aiutare altre aziende a sviluppare prodotti e soluzioni. Questo ha portato a progetti in diversi settori, tra cui quello automobilistico, della vendita al dettaglio, della produzione e dei servizi di pubblica utilità. Le soluzioni basate su Watson sono state utilizzate anche per aiutare le aziende a gestire le risorse, l’inventario e le strutture. IBM offre una piattaforma di sviluppo per incoraggiare le terze parti a creare nuovi usi per l’IA Watson.
Amazon
Amazon è stata leader nel portare la tecnologia dell’internet degli oggetti nelle case dei consumatori. Ad esempio, i suoi pulsanti Amazon Dash sono un esempio di dispositivo collegato a IoT. I consumatori non fanno altro che premere il pulsante e ordinare il prodotto con cui è collegato. Un consumatore può posizionare un pulsante Dash per il caffè vicino alla sua caffettiera o uno per il detersivo per piatti sotto il lavello vicino alla lavastoviglie. È l’IoT nella sua forma più semplice, ma è un forte esempio di come la tecnologia possa entrare nelle case delle persone.
Il leader online è anche uno dei principali attori del mercato delle case collegate. I suoi dispositivi Echo, alimentati dalla sua Alexa AI, hanno la capacità di fungere da hub per le case digitali e possono controllare i dispositivi connessi all’internet degli oggetti.
Inoltre, Amazon ha una piattaforma IoT offerta attraverso la sua divisione Web Services (AWS). Si tratta di un insieme di strumenti simili a quelli che IBM e Microsoft offrono alle aziende e agli sviluppatori per consentire loro di creare i propri usi per la tecnologia o implementare il software e le soluzioni che Amazon ha creato.
L’azienda sulle sue pagine spiega:
“AWS IoT Core è una piattaforma che permette di collegare i dispositivi ad AWS Services e ad altri dispositivi, di proteggere i dati e le interazioni, di elaborare e agire sui dati dei dispositivi, e permette alle applicazioni di interagire con i dispositivi anche quando sono offline”.
Apple
Apple è in competizione con Amazon (e con altri) per essere leader nelle case collegate, utilizzando l’iPhone come controller nel modo in cui Amazon utilizza i suoi dispositivi Echo. L’azienda ha anche il suo HomePod digital assistant/smart-home hub, ma le basse vendite lo rendono meno strategico del suo smartphone di successo.
Oltre ad essere nelle case della gente, Apple è entrata nel mercato consumer dell’internet degli oggetti attraverso i suoi orologi e i dati che raccoglie attraverso i servizi per iPhone come Apple Health. Questi dispositivi intelligenti monitorano cose come i passi compiuti, la frequenza cardiaca e altro ancora, permettendo ad Apple di offrire consigli utili se l’utente è alla ricerca di questo.
Apple, naturalmente, mette anche la versione IoT del suo sistema operativo IoS a disposizione degli sviluppatori attraverso il servizio HomeKit. L’azienda si è rivolta agli sviluppatori di app, ai produttori di dispositivi e anche agli hobbisti con HomeKit, fornendo loro gli strumenti per creare prodotti e servizi connessi. A livello commerciale, Apple collabora anche con aziende di diversi segmenti, tra cui l’automotive, il retail e la produzione, per creare prodotti e servizi IoT basati su IoS.
Alphabet Google
Google, naturalmente, ha anche la sua famiglia di prodotti Home. Si tratta di altoparlanti IoT e assistenti intelligenti molto simili ai dispositivi Echo di Amazon.
Alphabet nel 2018 ha assunto l’ex CTO Samsung Injong Rhee per guidare il suo business dell’internet degli oggetti. Fino a quel punto tutte le idee e i progetti su IoT erano un po’ slacciate tra di loro.
Il primo obiettivo di Rhee era quello di allineare i vari progetti di Alphabet relativi all’internet degli oggetti, che vanno dalle auto che guidano da sole, all’assistente virtuale di Google Home e ai servizi basati sul cloud.
Lui stesso scrive:
Una delle prime cose che vorrei fare con i miei colleghi di Google è coordinare e allineare questi sforzi verso una storia concertata dell’internet degli oggetti di Google.
Alphabet ha pubblicato per la prima volta i suoi ricavi da cloud nel suo rapporto sugli utili del quarto trimestre del 2018.
Il CEO Sundar Pichai ha osservato che Google Cloud era “già un business da un miliardo di dollari al trimestre” e che G Suite, strumenti di produttività e collaborazione cloud, ha più di 4 milioni di clienti paganti.
Intel
Il chipmaker fa un buon lavoro nel mettere la sua visione dell’internet degli oggetti sul suo sito web.
Come molti degli altri player di questa lista, Intel ha sia i propri prodotti che soluzioni per i partner che acquistano i suoi processori e chip. Questo mette l’azienda in una buona posizione per far crescere i ricavi dell’internet degli oggetti man mano che la categoria cresce.
Intel suddivide la sua strategia dell’internet degli oggetti in tre segmenti:
Collegare il non collegato
“Ciò significa prendere gli attuali dispositivi non connessi e aggiungere sensori e tecnologia che permette loro di trasferire i dati al cloud, dove possono essere analizzati e trasformati in insight attuabili”
Costruire cose intelligenti e connesse
Questo significa che i nuovi dispositivi che l’azienda o i suoi partner creano dovrebbero avere la connettività integrata fin dall’inizio.
Creare un mondo autonomo
Intel sta progettando dispositivi che diventeranno abbastanza intelligenti da funzionare da soli. Ciò significa che prenderanno decisioni in tempo reale dopo aver imparato dal loro ambiente e aver utilizzato i dati per migliorare le prestazioni.
ARM
Un altro produttore di chip, ARM, che è interamente di proprietà della SoftBank giapponese, ha la sua piattaforma cloud IoT, Mbed. Il servizio è alimentato dal sistema operativo Mbed della società. Come le altre aziende di questa lista, ARM sta cercando di offrire soluzioni per l’internet degli oggetti, oltre a strumenti per i suoi partner per creare ciò di cui hanno bisogno.
La soluzione di gestione dei dispositivi Mbed Cloud fornisce funzionalità di gestione dell’internet degli oggetti flessibili, sicure ed efficienti per una serie di profili di dispositivi, e può essere implementata come soluzione cloud, come soluzione on-premises con capacità simili al cloud senza dipendere da alcun cloud pubblico, o come soluzione ibrida
Sito Web ARM
Arm ha anche recentemente collaborato con NVIDIA in un accordo che renderà più facile per i produttori di chip aggiungere capacità di apprendimento profondo all’elettronica di consumo di prossima generazione, ai dispositivi mobili e ai gadget dell’internet degli oggetti. Arm e Nvidia integreranno l’architettura open-source NVIDIA Deep Learning Accelerator nel progetto di chip di apprendimento automatico Trillium di Arm. Questo dovrebbe (secondo le aziende) consentire ai produttori di chip dell’internet degli oggetti di integrare rapidamente le funzionalità dell’IA nei loro prodotti.
NVIDIA / AMD
A vario titolo in realtà tutti i produttori di componenti per hardware entreranno nella partita.
La potenzialità di NVIDIA per esempio l’abbiamo vista con l’accordo con ARM; ma NVIDIA può dire la sua sul mercato IoT. In generale la potenza di calcolo si sta spostando da CPU a GPU e questo processo l’abbiamo per esempio visto con il mining delle cryptocurrency.
Anche AMD è un player di questo mercato e per quanto spesso si rilega il produttore a un mercato secondario, in realtà il produttore di Chipset ha sia il mercato GPU attraverso Radeon che il mercato delle CPU.
Telecom Italia / Vodafone / Iliad
Citiamo i tre operatori quotati presenti in Italia, ma in realtà bisognerebbe citare tutti gli operatori di telefonia, sia fissa che mobile.
Tutte e quattro queste società stanno lavorando a progetti per costruire reti 5G di prossima generazione.
Perché se il 5G potrebbe non servire a un tostapane intelligente, la creazione di reti di nuova generazione aprirà la capacità di prendere il traffico di fascia alta, come la riproduzione video la sincronizzazione veloce di informazioni, ecc. Pensate per esempio a un’auto che si guida da sola e che deve necessariamente affidarsi a una copertura Internet per evitare il traffico in città o per conoscere strade chiuse o incidenti.
Andiamo verso un modo iperconnesso e il 5G è solo un passaggio obbligatorio verso il futuro.
I carrier wireless sono una sorta di vincitori passivi nello spazio IoT, oltre ai loro sforzi attivi per far avanzare il concetto di smart-city. I loro servizi sono necessari per trasportare le informazioni dai dispositivi connessi al cloud e, fintanto che possono monetizzare efficacemente tali esigenze di servizio, dovrebbero trarre profitto dalla crescita dell’internet degli oggetti.
CISCO / NOKIA
Stesso discorso che con le TLC, tutte queste informazioni dovranno per forza di cose essere traghettate su reti e le reti devono essere costruite o ampliate.
Citiamo Nokia e Cisco solo perché le più grandi quotate, ma dovremmo mettere in questa lista anche Ericsson, Huawei e qualsiasi produttore di hardware di rete.
IoT sarà il futuro ma ancora non lo sappiamo
Quello che è chiaro è che l’internet degli oggetti è appena iniziato, e alcuni dei suoi utilizzi non sono ancora stati immaginati. I dispositivi connessi abilitati con l’apprendimento automatico possono sbloccare dati e modelli che gli esseri umani farebbero fatica a vedere. Ad esempio, le smart car senza conducente possono aiutarci a stabilire orari di lavoro basati sulla riduzione al minimo del traffico, e i frigoriferi collegati possono dirci perché non stiamo perdendo peso (o perché lo stiamo facendo), oltre a farci evitare sprechi inutili.
Si tratta di un insieme aperto di possibilità che inizia a essere relativamente piccolo. Avere una lampadina intelligente in casa che si spegne quando non c’è nessuno nella stanza, o comprare un’auto che può dirvi preventivamente che ha bisogno di manutenzione, sono solo usi iniziali per l’internet degli oggetti.
L’indice FTSE All-Share Index, originariamente noto come FTSE Actuaries All Share Index, è un indice ponderato in base alla capitalizzazione, composto da circa 600 (dal 29 dicembre 2017 i componenti di questo indice sono stati aumentate a 641 società) di oltre 2.000 società quotate alla Borsa di Londra (LSE).
Il FTSE All-Share è l’aggregazione dell’Indice FTSE 100 e dell’Indice FTSE 250, che insieme sono noti come l’Indice FTSE 350, e l’Indice FTSE SmallCap.
L’indice è gestito da FTSE Russell, una consociata del London Stock Exchange Group. Il suo obiettivo è di rappresentare almeno il 98% dell’intero valore del capitale di tutte le società del Regno Unito che si qualificano per l’inclusione.
La data base dell’indice è il 10 aprile 1962 con un livello base di 100, ai giorni nostri scambia sui 3.250.
Aziende presenti nell’indice FTSE All-Share
Come già detto, questo indice è la somma di indici con minori componenti, quindi si può dire tranquillamente che le aziende principali sono le medesime del FTSE 100.
Semplicemente questo è un indice somma che serve realmente per far capire qual è l’andamento delle azioni sull’LSE di Londra e più in generale dell’economia inglese.
Giusto per fare qualche nome, i componenti principali del FTSE All-Share sono:
BP
Royal Dutch Shell
Unilever
AstraZeneca
HSBC Hldgs
Barclays
EasyJet
Vodafone
Admiral
Aviva
Rolls-Royce Holdings
FTSE All-Share italiano
Il FTSE All-Share di cui stiamo parlando non è da confondere con il FTSE Italy All-Share; infatti mentre il FTSE All-Share comprende oltre 600 aziende della Gran Bretagna, il FTSE Italy All-Share è l’equivalente italiano.
La logica è la stessa ma ovviamente i componenti sono completamente differenti.
Il Financial Times Stock Exchange 100 Index, altrimenti noto come FTSE 100 Index, è un indice azionario delle 100 società quotate alla Borsa di Londra che hanno la più alta capitalizzazione di mercato.
L’FTSE 100 è spesso visto come un indicatore dello stato di salute dell’economia britannica L’FTSE 100 rappresenta circa l’81% del valore del mercato britannico alla Borsa di Londra.
Come viene calcolato il FTSE 100?
Il FTSE 100 è composto da 100 delle migliori aziende del Regno Unito per capitalizzazione di mercato. L’indice è analizzato e composto da FTSE Group, una filiale del London Stock Exchange.
I componenti del FTSE 100 vengono decisi su base trimestrale (di solito marzo, giugno, settembre e dicembre). Durante questo processo viene determinata la capitalizzazione di mercato delle società e si decide se le società saranno incluse o meno nell’indice. Man mano che le fortune delle aziende salgono e scendono all’interno del FTSE 100, alcune aziende lasceranno l’indice permettendo ad altre di entrare.
Ci sono alcuni requisiti, oltre alla grande capitalizzazione di mercato da prendere in considerazione. Questi includono:
Avere una quotazione completa sulla LSE
Soddisfare gli standard di nazionalità e di liquidità dell’azienda
Garantire un livello di “quota sul mercato” del 20% (azioni detenute dal pubblico in generale)
Una volta impostato l’elenco delle società FTSE per il trimestre successivo, i valori di ciascuna società vengono aggiornati sull’indice ogni 15 secondi durante le ore di trading.
Aziende sul FTSE 100 Un elenco esemplificativo delle attuali società incluse oggi nell’indice FTSE 100:
EasyJet
Rolls-Royce Holdings
BP
Barclays
Vodafone
Admiral Group
Aviva
Storia del FTSE 100
Lanciato nel 1984 come joint venture tra la London Stock Exchange (LSE) e il Financial Times, il FTSE 100 è uno dei più antichi indici del Regno Unito.
Nell’agosto 1997, il FTSE ha superato la barriera dei 5.000 punti, per poi raggiungere il suo picco il 20 dicembre 1999, durante la bolla delle dotcom, a 6930,2; un record che ha mantenuto il suo posto per i successivi 15 anni.
Ciò è stato sostanzialmente trainato da massicci guadagni nelle telecomunicazioni, nei media e nelle aziende tecnologiche. Ma la bolla delle dotcom ha cominciato a disfarsi all’inizio degli anni 2000, e nella primavera del 2003, il FTSE 100 era tornato sotto i 4000 punti. Il 22 maggio 2018, l’FTSE 100 ha raggiunto il massimo storico di 7903,5 punti e ha chiuso quel giorno a 7877,45.
Durante la crisi dovuta al Covid-19, nel marzo del 2020 ha toccato un punto molto basso: 4.785, per poi riprendere il trend di risalita.