Tesla sbanda fortemente a Wall Street
Tesla parcheggiata
Tesla sbanda fortemente a Wall Street
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Tanto tuonò che alla fine piovve… venerdì 26 giugno 2020 il titolo Tesla si apprestava a chiudere la settimana a 191,95 (ricalcolato con scorporo incluso); il 31 agosto 2020, quindi appena 2 mesi e una manciata di giorni dopo toccava il picco a 498,32 dollari, con un incremento del 161%.

Questi numeri basterebbero per far capire il perché Tesla stia fortemente sbandando a Wall Street. Un aumento del 161% in poco più di 60 giorni può essere dovuto a solo 3 fattori:

  1. Tesla ha trovato il vaccino per il Covid
  2. Tesla ha presentato dei numeri di bilancio mostruosamente alti
  3. Una bolla

Ora, posto che Tesla non sta cercando la formula del vaccino e che i numeri degli ultimi bilanci sono certamente buoni ma non stravolgenti, appare evidente che ci troviamo nel punto 3, cioè una bella bolla che si è gonfiata e che ora sta facendo vittime.

Quanto durerà la bolla Tesla?

Quanto profonda sia la bolla lo scopriremo, nel mentre sappiamo cosa è che l’ha fatta agitare e poi deflagrare. Lo split azionario di 5 a 1 (5 azioni al posto di una posseduta in precedenza) aveva fatto, in una primissima fase, alzare ancora di più i prezzi, una veloce correzione ha quindi riportato sulla terra gli investitori e questa è stata la scintilla.

A far scoppiare il bubbone però ci ha pensato l’S&P500 che ha annunciato che Tesla non entrerà, nel breve periodo, all’interno del famoso indice. Esclusa ancora per far posto ad altre aziende che meritano di più. Considerando l’importanza dell’indice di Standard&Poor’s, acquistato e replicato praticamente da chiunque abbia almeno 100 euro su un conto, si capisce bene il perché la bolla ha fatto il botto.

Il ripiego del valore azionario continuerà?

Dipende, da vari fattori. Innanzitutto sottolineiamo come Tesla era diventata il produttore automobilistico più valutato al mondo, con capitalizzazione che superava quella di Volkswagen e Toyota, due gruppi che producono insieme poco meno della metà della produzione mondiale di auto.

Una valutazione stratosferica, costruita sulla fiducia da parte degli azionisti sulla continua crescita del brand. Ma Tesla non è Amazon che ha “inventato” un mercato, Tesla si è posizionata in un mercato già maturo e l’ha leggermente innovato; cosa che può essere replicata da qualsiasi casa produttrice e infatti i tedeschi (BMW, Volkswagen e Daimler) e i francesi (Renault e PSA) si sono già mossi, con i giapponesi di Toyota che appaiono persino in anticipo sugli europei.

Non aiuta nemmeno il prezzo del petrolio che continua a scendere e che, quindi, fa diventare le auto con carburanti tradizionali un po’ meno obsolete e meno costose.