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Torre di Unicredit a Piazza Gae Aulenti
Unicredit sì ma in short
  • Categoria dell'articolo:Trading

Ne avevamo parlato giusto venerdì, quando, in occasione del black friday, avevamo fatto un’analisi sulle azioni di Piazza Affari che sono a sconto; Unicredit negli ultimi 10 anni ha una resa veramente poco invidiabile, con una performance del -85% e a poco sono valsi gli stacchi del dividendo che non hanno certamente coperto l’enorme perdita.

Considerando split azionari, aumenti di capitale e tutto ciò che è successo, il valore attuale dell’azione (8,75 euro), se rapportato a 10 anni fa (il 30/11/2010 quotava intorno agli 80 euro facendo i calcoli degli split), fa veramente paura.

Se allarghiamo lo spettro, andando a 20 anni fa, quindi a novembre del 2000, vedremo addirittura un 285 euro di valore per singola azione, che rapportata al valore attuale porta la perdita al 97%.

Basterebbe già questo per sottolineare come bisogna stare lontani, molto lontani, da questa banca.

Unicredit in confronto con Intesa Sanpaolo

Se la rapportiamo con la principale concorrente, Intesa Sanpaolo, prendendo i medesimi riferimenti, vedremo una perdita del 23% negli ultimi 10 anni e una perdita del 57% a 20 anni; decisamente differente rispetto a Unicredit, in particolar modo se consideriamo il fatto che ISP ha staccato negli anni dei dividendi che sono nettamente superiori a quanto fatto da Unicredit.

In conclusione Intesa Sanpaolo, a 20 anni, è ancora un’azione remunerativa, mentre Unicredit decisamente no. Chi avesse investito 2.000 euro in Intesa 20 anni fa avrebbe già abbondantemente recuperato il valore grazie ai dividendi e si ritroverebbe ancora i titoli in portafoglio; parallelamente chi avesse investito la medesima cifra in Unicredit non avrebbe ancora recuperato il proprio investimento e in più si ritroverebbe quasi nulla in portafoglio.

Prossimo CEO di Unicredit

Ma anche questo non basta e quindi arriva la notizia di oggi, che vuole Jean Pierre Mustier, Amministratore delegato di UniCredit da luglio 2016 allontanato dalla banca.

Basta poco per notare come il titolo azionario oggi ha più o meno il medesimo valore che aveva nel luglio 2016, con l’aggiunta però del dividendo che porta l’investimento in attivo.

Certo, Mustier non ha fatto miracoli, ma ha arginato una situazione che era evidentemente pessima, portando il titolo UCG a galleggiare e non continuare a perdere, che per un’azione come UniCredit non è certo male.

La riunione del Comitato Nomine di Unicredit, che si terrà mercoledì prossimo, darà il via ai nominativi per il nuovo consiglio di amministrazione e parrebbe che la posizione del CEO sia fortemente in bilico.

La colpa di Mustier sarebbe quella di non vedere di buon occhio il matrimonio con MPS, di cui abbiamo più volte parlato, e una parte del consiglio di amministrazione vorrebbe invece procedere in tale direzione.

Inoltre il consiglio andrà a valutare anche la divisione di UniCredit in due aziende differenti, una dedicata all’Italia e l’altra all’estero; questo è un punto fondamentale per l’attuale amministratore delegato ma pare che in consiglio di amministrazione non tutti la pensino così.

Il Corriere della Sera ipotizza:

Se in Unicredit passasse la linea di prendere comunque Mps, Mustier finirebbe in minoranza

Corriere della Sera sulla posizione di Mustier nella trattativa con MPS

Inoltre, sempre il Corriere sottolinea come a Mustier sia imputata “la resa non ottimale del titolo e la mancanza di una strategia chiara dopo la fase delle cessioni (quote di Mediobanca, Fineco, Pioneer e il ramo polacco della banca)“.

Insomma, una parte del consiglio nota come il titolo abbia galleggiato ma solo grazie alle cessioni di assett importanti che hanno permesso di fare cassa.

Inutile dire che oggi UniCredit sta sottoperformando sulla base di questi rumor, registrando un -5% e tale entità è anche la perdita di MPS, su cui c’è molta incertezza.

Si ipotizzano anche i nomi del successore di Mustier, con la suggestione di Victor Massiah, fuoriuscito da UBI a causa dell’acquisizione da parte di Intesa, nomina che però, per La Stampa, sarebbe irrealizzabile a causa di un patto biennale di non concorrenza con Intesa Sanpaolo.

Altri nomi sul tavolo sarebbero Matteo Del Fante (AD di Poste), Marco Morelli (ex CEO di MPS) e Diego De Giorgi.

Come operare su UniCredit

Ripartiamo dall’articolo di venerdì, nel quale mettevamo in risalto la differenza tra il Patrimonio Netto e la Capitalizzazione di varie aziende, facendo la semplice somma dei valori di MPS e Unicredit, il risultato delle due aziende insieme è una capitalizzazione di 21.610 milioni di euro, contro un valore del Patrimonio Netto di 67.415 milioni di euro, con un P/BV di 0,3205.

La situazione di Monte dei Paschi di Siena

Detta così bisogna fare incetta di titoli sia di UniCredit che di MPS. Però, c’è un però… innanzitutto su Monte dei Paschi di Siena pesa un macigno dato dalle possibili cause legate agli scandali di qualche anno fa, che sono calcolati in circa 10 miliardi di possibili fuoriuscite. Quindi il patrimonio netto, teoricamente, si abbasserebbe e nemmeno di poco.

Aggiungiamoci che il Reddito Netto degli ultimi 6 anni di MPS presenta ben 4 annualità in rosso (e non di poco) e che gli unici due anni in positivo (2018 e 2016) l’attivo è stato di poche centinaia di milioni (contro i miliardi persi negli altri 4 anni); anche guardando al Margine di Interesse della banca senese si nota chiaramente come dal 2014 è in continua discesa e idem dicasi del Book Value tangibile per azione, passato da 458 euro del 2014 (con calcolo sugli split eseguiti negli anni) a 7,49 del 2019.

Insomma, MPS è la grande malata che probabilmente ha finito le cure ma confrontandola con gli anni passati, quando si poteva fregiare del titolo di terzo istituto d’Italia, oggi è una piccola banca locale.

La situazione di Unicredit

Guardando alla situazione di Unicredit, come detto, il lavoro di Mustier si è fatto sentire e dal 2015 in poi il Margine di Interesse è sostanzialmente invariato a 10 miliardi; il reddito netto degli ultimi 3 anni supera abbondantemente i 3 miliardi, negli ultimi 6 anni è sempre andata in attivo eccetto che nel 2016, quando fece quasi 12 miliardi di euro di accantonamenti per rischi sui crediti.

Gli attivi sono sostanzialmente invariati e il Book Value tangibile, dal 2016, cioè dall’arrivo di Mustier, è invariato.

Comprare o vendere?

Torniamo quindi alla domanda principale: UniCredit è da tradare a queste condizioni?

La risposta definitiva non c’è, certamente c’è una forte componente di rischio in questa azione e gli ultimi 20 anni dimostrano come sanare la situazione di UniCredit non è per nulla facile.

Mustier ha fatto certamente un buon lavoro, sacrificando però delle buone pedine (pensiamo soprattutto a Fineco, giusto per fare un esempio).

Secondo la nostra visione, se Mustier venisse confermato e l’operazione MPS non andasse in porto, probabilmente UniCredit è una discreta azione da avere, con ritorni bassi ma con un profilo medio/basso di rischio.

Qualora venisse allontanato Mustier con l’aggiunta dell’operazione MPS, allora i rischi aumenterebbero sensibilmente e, a meno di mega regali da parte dello Stato (del cui operato sta vigilando la Comunità Europea), il profilo dei fondamentali della banca andrebbero a peggiorare. Inoltre rientrerebbero a palazzo delle logiche e strategie politiche più che economiche e, tipicamente, la politica fa male agli affari.

Valutati pro e contro, considerando la poca resa in caso di conferma di Mustier e la grande perdita qualora le cose andassero nel verso sbagliato, la nostra idea è che da Unicredit bisogna stare lontani; eccezion fatta per chi volesse tradare in short, ma con una fortissima componente di rischio.