Azione: Coca Cola (NYSE:KO)

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Logo Coca Cola

C’è veramente bisogno di un profilo per presentare l’azienda Coca Cola? Beh sì, anche perché al di là della celeberrima bevanda gasata l’azienda ha attività molto più ampie.

The Coca-Cola Company (KO) è una multinazionale americana che produce, commercializza e vende al dettaglio bibite analcoliche gassate non alcoliche e altre bevande.

In totale, offre oltre 500 marchi di bevande di fama mondiale, tra cui Coca-Cola, Fanta, Sprite, Schweppes, Minute Maid, Powerade e Ciel, con un portafoglio complessivo di oltre 3.000 prodotti.

Con sede ad Atlanta, Georgia, l’attività di Coca-Cola Company è organizzata in sei gruppi operativi:

  1. EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa)
  2. Nord America
  3. America Latina
  4. Asia Pacifico
  5. Investimenti nell’imbottigliamento
  6. Global Ventures

Offrendo i suoi prodotti in oltre 200 Paesi, è il più grande produttore e distributore di bevande al mondo e una delle più grandi aziende negli Stati Uniti.

Le azioni di Coca-Cola Company sono quotate alla Borsa di New York con il simbolo del ticker KO. La società è una componente dell’indice Dow Jones Industrial Average Index, dell’indice S&P 100, dell’indice S&P 500 e dell’indice Russell 1000.

Le origini dell’azienda risalgono al 1886, quando il farmacista John Pemberton inventò la bevanda originale Coca-Cola.

Nel 1889, Asa Griggs Candler, un uomo d’affari americano, acquistò la formula della bevanda. Nel 1892, fondò la Coca-Cola Company.

Nel corso della sua storia, la Coca-Cola Company ha perseguito una strategia di acquisizione assertiva, acquistando aziende e ampliando la loro gamma di prodotti.

Queste acquisizioni includono, tra le altre, Minute Maid nel 1960, Thums Up nel 1993, Barq’s nel 1995, Odwalla nel 2001, Fuze Beverage nel 2007, Honest Tea nel 2011, ZICO nel 2013, Monster Beverage nel 2014, Topo Chico nel 2017 e Costa Coffee nel 2019.

Oggi l’azienda gestisce un grande sistema di distribuzione in franchising, vendendo i propri prodotti per bevande attraverso una rete di operatori di imbottigliamento e distribuzione di proprietà dell’azienda o controllati, oltre che attraverso partner indipendenti di imbottigliamento, distributori, grossisti e dettaglianti.

Nel 1919, la Coca-Cola Company è stata quotata alla Borsa di New York a 40 dollari per azione. Da allora, le azioni della società si sono divise varie volte.

Nel corso del secolo, il titolo KO ha goduto di una notevole performance, con un’impennata dei prezzi e l’offerta di dividendi solidi e sani ai suoi azionisti.

  • Azioni difensive, quali e cosa sono

    Azioni difensive, quali e cosa sono

    Qualche tempo fa, in previsione dell’uscita dalla pandemia da Covid 19, avevamo parlato delle azioni cicliche, cioè azioni che tendono a essere soggette all’andamento del mercato, quindi a crescere nei momenti di espansione economica e deprimersi nei momenti di contrazione economica.

    Ma esiste anche l’altro lato della medaglia, cioè le azioni difensive (o anche conosciute come azioni non cicliche), cioè titoli che sono poco influenzate dal ciclo economico e hanno una buona performance, distribuendo dividendi, anche nei momenti di crisi economica, come per esempio una Stagflazione.

    Un’azione difensiva è quindi un titolo azionario è un’azione che ben performa indipendentemente dallo stato di salute dei mercati azionari. Attenzione a non confondere le azioni difensive con le azioni della difesa, che invece sono titoli di aziende impegnate in ambito militare.

    Caratteristiche delle azioni difensive

    Iniziamo quindi a comprendere quali caratteristiche deve avere un’azione per essere considerata difensiva. Innanzitutto deve avere un core business che è necessario 365 giorni l’anno, sia con la neve, con la guerra o con il sole. Per esempio, anche durante una guerra, le persone devono mangiare e curarsi, tali azioni rientrano quindi a pieno titolo nei difensivi.

    Inoltre è bene che un’azione difensiva non subisca eccessivamente la volatilità e che distribuisca dividendi costanti, ancora meglio se tra gli aristocratici dei dividendi, cioè azioni che ogni anno aumentano la loro cedola.

    Giusto per citare qualche nome: la francese Carrefour, le americane Procter & Gamble e Coca Cola oppure legate a vizi che non verranno meno con una crisi, come il fumo e quindi Philip Morris International o Altria. Questi sono solo alcuni esempi.

    C’è anche un parametro che indica quelle che sono azioni tipicamente più difensive, o quantomeno che vengono influenzate meno dalla volatilità ed è l’indicatore beta. Le azioni difensive hanno solitamente beta minore di 1, spesso addirittura minore di 0,5. Per meglio comprendere, se il mercato scende del 4% e un’azione ha un beta di 0,25 vuol dire che è scesa solo dell’1%. Lo stesso dicasi però al contrario, quindi se il mercato sale del 4% con beta 0,25 l’azione sarà salita solo dell’1%.

    Mix del portafoglio con azioni difensive

    Per le caratteristiche intrinseche delle azioni difensive, appare molto evidente come una percentuale di tali titoli dovrebbe sempre essere presente all’interno di ogni portafoglio. E qualora si andasse verso un periodo di forte stress sui mercati, i titoli difensivi dovrebbero essere qualcosa in più di qualche azione.

    Naturalmente nel momento in cui si esce da una crisi, quindi il mercato è fortemente espansivo, ci si affiderà molto di più ai titoli ciclici e meno ai difensivi.

    I mercati che possono rientrare tra i titoli difensivi

    Passiamo quindi ad analizzare i mercati che potrebbero rientrare tra i titoli difensivi. Per farlo immaginate a cosa avrete bisogno a prescindere dalla vostra situazione economica. A noi vengono in mente:

    Le abbiamo inserite in quello che per noi è l’ordine di importanza, poiché di vitto e alloggio avremo sempre e comunque necessità, della salute anche, ma in taluni casi alcune spese, in caso di crisi economica, potrebbero essere rimandate (benché sia meglio di no). Se abbiamo animali in casa è certo che dovremo alimentarli, ma possiamo dare i nostri scarti piuttosto che acquistare i cibi appositi. Prodotti per l’igiene sono fondamentali, ma in caso di necessità basta acqua e un sapone e non sono necessari prodotti supplementari su cui l’intero mercato fa business. Dell’energia c’è necessità, ma in caso di crisi ci si può limitare con l’uso (pensiamo per esempio alle richieste da parte dei governi, negli anni ’70 durante la crisi energetica, per ridurre la temperatura in casa e fare a meno di ciò che non è strettamente necessario). Infine il tabacco, che è un vizio ma in caso di grave crisi economica siamo certi che qualcuno smetterà di fumare.

    Anche se parzialmente derogabili, comunque queste spese accompagnano la vita di ognuno di noi e, tipicamente, a meno che la crisi economica non sia veramente devastante, tipicamente ci curiamo poco delle spese su queste categorie.

    Le azioni difensive, una breve lista

    Dopo aver sviscerato i mercati che sono zeppi di azioni difensive, andiamo a fare qualche nome, in questa lista di azioni difensive.

    Per fare questa lista abbiamo cercato di mixare azioni provenienti da vari mercati, principalmente americano ed europeo (compresa Svizzera e UK), inoltre abbiamo guardato solo alle aziende con un beta minore di 1 (poco volatili) ed essendo i risultati moltissimi, abbiamo limitato la lista a quelle con la capitalizzazione più alta. Ovviamente tutte queste azioni provengono dalle industrie di cui abbiamo già parlato.

    AzioneSettoreSede
    Abbott Laboratories
    (NYSE:ABT)
    SaluteUSA
    AbbVie
    (NYSE:ABBV)
    SaluteUSA
    Ahold Delhaize
    (AMS:AD)
    RetailOlanda
    Alexandria Real Estate
    (NYSE:ARE)
    Real EstateUSA
    Altria Group
    (NYSE:MO)
    TabaccoUSA
    Amgen
    (NASDAQ:AMGN)
    BioTechUSA
    Archer-Daniels-Midland
    (NYSE:ADM)
    AlimentareUSA
    AstraZeneca
    (LON:AZN)
    SaluteGran Bretagna
    Beiersdorf Aktiengesellschaft
    (ETR:BEI)
    IgieneGermania
    Biogen
    (NASDAQ:BIIB)
    SaluteUSA
    Bristol-Myers Squibb
    (NYSE:BMY)
    BiofarmaceuticaUSA
    British American Tobacco
    (LON:BATS)
    TabaccoGran Bretagna
    Carl Zeiss Meditec
    (ETR:AFX)
    SaluteGermania
    Carrefour
    (EPA:CA)
    RetailFrancia
    Cellnex Telecom
    (BME:CLNX)
    TelecomunicazioniSpagna
    Church & Dwight
    (NYSE:CHD)
    Prodotti per la casaUSA
    Clorox Company
    (NYSE:CLX)
    Igiene / Aliment.USA
    Coca Cola
    (NYSE:KO)
    BevandeUSA
    Colgate-Palmolive
    (NYSE:CL)
    IgieneUSA
    Coloplast
    (CPH:COLO-B)
    SaluteDanimarca
    CVS Health
    (NYSE:CVS)
    SaluteUSA
    Danone
    (EPA:BN)
    AlimentareFrancia
    Diageo
    (LON:DGE)
    BevandeGran Bretagna
    Digital Realty Trust
    (NYSE:DLR)
    Real EstateUSA
    DSM – Koninklijke DSM
    (AMS:DSM)
    SaluteOlanda
    Duke Energy
    (NYSE:DUK)
    EnergiaUSA
    E.ON
    (ETR:EOAN)
    EnergiaGermania
    Eli Lilly
    (NYSE:LLY)
    SaluteUSA
    EnBW Energie
    (FRA:EBK)
    EnergiaGermania
    Endesa
    (BME:ELE)
    EnergiaSpagna
    Enel
    (BIT:ENEL)
    EnergiaItalia
    Equity Residential
    (NYSE:EQR)
    Real EstateUSA
    EssilorLuxottica
    (EPA:EL)
    Occhiali / VistaFrancia / Italia
    Fresenius Medical Care
    (ETR:FME)
    SaluteGermania
    GlaxoSmithKline
    (LON:GSK)
    SaluteGran Bretagna
    Heineken
    (AMS:HEIA)
    BevandeOlanda
    Hormel Foods
    (NYSE:HRL)
    AlimentareUSA
    Infrastrutture Wireless Italiane
    (BIT:INW)
    TelecomunicazioniItalia
    Johnson & Johnson
    (NYSE:JNJ)
    SaluteUSA
    Kellogg
    (NYSE:K)
    AlimentareUSA
    Keurig Dr Pepper
    (NASDAQ:KDP)
    BevandeUSA
    Kimberly-Clark
    (NYSE:KMB)
    IgieneUSA
    L’Oreal
    (EPA:OR)
    IgieneFrancia
    Lindt & Spruengli
    (SWX:LISP)
    AlimentareSvizzera
    Medtronic
    (NYSE:MDT)
    SaluteIrlanda
    Merck KGaA
    (ETR:MRK)
    SaluteGermania
    Mondelez International
    (NASDAQ:MDLZ)
    AlimentareUSA
    National Grid
    (LON:NG)
    EnergiaGran Bretagna
    Nestlé
    (SWX:NESN)
    AlimentareSvizzera
    Novo Nordisk
    (CPH:NOVO-B)
    SaluteDanimarca
    Ørsted – Dong Energy
    (CPH:ORSTED)
    EnergiaDanimarca
    PepsiCo
    (NASDAQ:PEP)
    BevandeUSA
    Pernod Ricard
    (EPA:RI)
    BevandeFrancia
    Philip Morris International
    (NYSE:PM)
    TabaccoUSA
    Pfizer
    (NYSE:PFE)
    SaluteUSA
    Procter & Gamble
    (NYSE:PG)
    IgieneUSA
    Prologis
    (NYSE:PLD)
    Real EstateUSA
    Realty Income
    (NYSE:O)
    Real EstateUSA
    Reckitt Benckiser
    (LON:RKT)
    Prodotti per la casaGran Bretagna
    Recordati
    (BIT:REC)
    SaluteItalia
    Roche Holding
    (SWX:RO)
    SaluteSvizzera
    RWE
    (ETR:RWE)
    EnergiaGermania
    Sanofi
    (EPA:SAN)
    SaluteFrancia
    Sartorius Stedim Biotech
    (EPA:DIM)
    BiotechFrancia
    Siemens Healthineers
    (ETR:SHL)
    SaluteGermania
    Terna Rete Elettrica Naz.
    (BIT:TRN)
    EnergiaItalia
    Tesco
    (LON:TSCO)
    RetailGran Bretagna
    Tyson Foods
    (NYSE:TSN)
    AlimentareUSA
    Unilever
    (LON:ULVR)
    Food / IgieneUK / Olanda
    Vertex Pharmaceuticals
    (NASDAQ:VRTX)
    SaluteUSA
    Vonovia
    (FRA:VNA)
    Real EstateGermania
    Walmart
    (NYSE:WMT)
    RetailUSA
    Lista aziende difensive
  • Warren Buffett aveva acquistato Activision Blizzard

    Warren Buffett aveva acquistato Activision Blizzard

    Metà febbraio è tipicamente un periodo importante per gli azionisti di tutto il mondo, in modo particolare per chi fa stock picker (selezione di azioni da acquistare), poiché è il periodo in cui vengono pubblicati i report 13F delle maggiori aziende di investimento mondiale.

    Tra queste c’è certamente il fondo di Warren Buffett, quindi la propria azienda, Berkshire Hathaway (gestita insieme all’amico di infanzia Charlie Munger) che giusto ieri ha pubblicato il proprio 13F. Da qui possiamo scoprire quali azioni aveva in portafoglio l’oracolo di Omah alla data del 31 dicembre 2021 e, soprattutto, come è variato il suo portafoglio rispetto al trimestre precedente.

    Indicazioni d’oro per chi vuole imitare la strategia dell’uomo più vincente di tutti i tempi in borsa.

    Le novità del portafoglio di Warren Buffett

    Partiamo quindi con una novità ed è incredibile: l’azienda di Buffett aveva acquistato una grossa quota di azioni di Activision Blizzard, prima dell’annuncio dell’offerta di Microsoft.

    Nel dettaglio, gli uomini di Buffett hanno rastrellato 14.658.121 di azioni, per un prezzo medio di acquisto di 66,53$ ad azione e con un impegno di 975 milioni; considerando che l’offerta Microsoft è di 95$ ad azione, in pratica Berkshire potrebbe mettere a segno un guadagno di 417 milioni (42,7%) in meno di un anno.

    Dal lato opposto, invece, troviamo le vendite totali di Sirius XM Holdings (NASDAQ:SIRI) e Teva Pharmaceutical Industries (TLV:TEVA).

    Variazioni del portafoglio di Warren Buffett

    Eccole qui riassunte brevemente le variazioni del portafoglio di Warren Buffett:

    TitoloVariazione
    Azioni
    % variazione
    Activision Blizzard
    (NASDAQ:ATVI)
    +14.658.121Nuova
    Nu Holdings Ltd
    (NYSE:NU)
    +107.118.784Nuova
    Liberty Media Corp
    (NASDAQ:FWONK)
    +2.118.746Nuova
    Liberty Sirius XM Group
    (NASDAQ:LSXMA)
    +5.347.320+35%
    Chevron Corporation
    (NYSE:CVX)
    +9.541.517+33%
    Floor & Decor Holdings
    (NYSE:FND)
    +26.846+3%
    Restoration Hardware Holdings
    (NYSE:RH)
    +24.580+1%
    Kroger Co
    (NYSE:KR)
    -375.000-0,6%
    Mastercard
    (NYSE:MA)
    -302.000-7%
    Charter Communications
    (NASDAQ:CHTR)
    -371.685-8%
    VISA
    (NYSE:V)
    -1.265.000-13%
    Royalty Pharma
    (NASDAQ:RPRX)
    -4.497.634-34%
    Bristol-Myers Squibb
    (NYSE:BMY)
    -16.844.262-76%
    AbbVie
    (NYSE:ABBV)
    -11.364.927-78%
    Marsh & McLennan Companies
    (NYSE:MMC)
    -2.336.844-85%
    Sirius XM Holdings
    (NASDAQ:SIRI)
    -43.658.800-100%
    Teva Pharmaceutical Industries
    (TLV:TEVA, NYSE:TEVA)
    -42.789.295-100%
    Modifiche del portafoglio azionario di Warren Buffett

    Come possiamo facilmente notare, tra le azioni maggiormente scaricate c’è molto del comparto salute, evidentemente nel Berkshire Hathaway si pensa che la pandemia sia oramai quasi terminata.

    Molte aziende vendute e poche acquistate, tra queste, oltre alla già vista Activision, anche aziende del comparto Consumer Discretionary.

    Le aziende invariate

    Sono 29 le aziende che non hanno subito variazioni e, per una questione di brevità, non le elencheremo tutte.

    Tra queste certamente c’è sempre la regina del portafoglio di Buffett: Apple, che da sola occupa il 47,60% del portafoglio.

    Rimangono al loro posto anche American Express, Coca Cola, Globe Life (NYSE:GL), Moody’s e Wells Fargo, tutte possedute dal 2001, quindi da oltre 20 anni.

  • Calendario dei prossimi rilasci utili

    Calendario dei prossimi rilasci utili

    Ci siamo, come ogni anno, a metà aprile, si apre la stagione dei rilasci degli utili, tipicamente il primo trimestre del nuovo anno.

    Naturalmente il 2021 non farà eccezione e questa settimana avremo i primi big mondiali che pubblicheranno i loro dati.

    Si comincia con Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Wells Fargo e Tesco, attesi il 14 aprile ad aprire la stagione.

    Fermo restando che potrete seguire l’evoluzione dal nostro calendario utili, ecco comunque riassunte le prossime date importanti:

    AzioneData
    Goldman Sachs Group14/04/2021
    JPMorgan Chase14/04/2021
    Wells Fargo14/04/2021
    Tesco14/04/2021
    Citigroup15/04/2021
    Alcoa15/04/2021
    Bank of America15/04/2021
    BlackRock15/04/2021
    PepsiCo15/04/2021
    UnitedHealth Group15/04/2021
    U.S. Bancorp15/04/2021
    Bank of New York Mellon16/04/2021
    Morgan Stanley16/04/2021
    Coca-Cola19/04/2021
    Lockheed Martin19/04/2021
    Texas Instruments19/04/2021
    United Airlines Holdings19/04/2021
    IBM19/04/2021
    Procter & Gamble20/04/2021
    Johnson & Johnson20/04/2021
    Netflix20/04/2021
    Philip Morris20/04/2021
    Intuitive Surgical20/04/2021
    Il calendario dei prossimi utili

    Come possiamo facilmente vedere saranno le banche, come al solito, ad aprire le danze ma dalla prossima settimana avremo altre aziende in vari settori. Nella lista troviamo Coca Cola e Pepsi, quindi del settore delle bevande, Intuitive Surgical e UnitedHealth, quindi settore medico, Netflix e IBM a rappresentare il settore Tech, Lockheed Martin per il settore della difesa.

  • Le 10 aziende, del mercato delle bevande, più grandi al mondo

    Le 10 aziende, del mercato delle bevande, più grandi al mondo

    Abbiamo già trattato l’argomento, con la lista esaustiva delle azioni del mercato delle bevande, oltre alle azioni delle birre e le azioni degli alcolici. Oggi, in questo nuovo articolo, vogliamo concentrarci sulle 10 multinazionali delle bevande più grandi al mondo.

    Per fare la classifica prenderemo in considerazione la capitalizzazione, mettendo in rilievo altri parametri necessari per guidare un investitore tra le aziende multinazionali più grandi.

    La lista è la seguente:

    1. Nestlé
    2. Coca Cola
    3. PepsiCo
    4. Anheuser Busch Inbev
    5. Diageo
    6. Heineken
    7. Pernod Ricard
    8. Monster Beverage Corporation
    9. Keurig Dr Pepper
    10. Constellation Brands

    Ed ecco l’analisi delle aziende.

    Nestlé (SWX: NESN)

    Capitalizzazione: 283 miliardi di euro
    P/E: 25,24
    Dividend Yield: 2,54%
    Sede: Svizzera

    Partiamo con l’elvetica Nestlé che stacca nettamente la seconda classificata Coca Cola. La capitalizzazione molto più alta è data dal fatto che la società svizzera, come ben sappiamo, non produce e commercializza solo bevande ma è attiva nel mondo food in generale.

    Brand prodotti Nestlé
    Brand di Nestlé

    Fermandoci al solo mercato beverage, Nestlé può contare su brand come:

    • Caffè:
      • Nespresso
      • Nescafé
      • Dolce Gusto
    • Bevande:
      • Perrier
      • Vittel
      • San Pellegrino
      • Aquarel
      • Nestea

    Inoltre tra i brand include anche dei marchi di latte, poco conosciuti in Italia, e dei latti in polvere per bambini, come per esempio Nidina.

    Coca Cola (NYSE: KO)

    Capitalizzazione: 193,4 miliardi di euro
    P/E: 29,73
    Dividend Yield: 3,15%
    Sede: Stati Uniti d’America

    Se parliamo di aziende di bevande pure non possiamo che non mettere in cima alla lista il brand americano The Coca Cola Company, il quale ha al proprio interno decine di brand legate al beverage.

    Brands Coca Cola
    Brand di Coca Cola Company

    Alcuni brand si notano già dall’immagine, qui facciamo un breve elenco (consideriamo che sul proprio sito la stessa compagnia ne conta più di 200):

    • Coca Cola
    • Sprite
    • Fanta
    • Innocent
    • Powerade
    • Schweppes
    • Appletiser
    • Adez
    • Lilia
    • Sveva
    • Kinley
    • FuzeTea
    • Burn

    Insomma, l’azienda americana spazia dall’acqua (Lilia la più conosciuta per noi), ai succhi di frutta bio (Innocent), alle bevande gasate (Coca Cola, Fanta, Sprite), fino ad arrivare al the (FuzeTea) e agli energetici (Powerade e Burn).

    PepsiCo (NASDAQ: PEP)

    Capitalizzazione: 166,7 miliardi di euro
    P/E: 28,04
    Dividend Yield: 2,85%
    Sede: Stati Uniti d’America

    Al terzo posto troviamo la principale concorrente dell’azienda che si posiziona al secondo. Infatti la guerra tra PepsiCo e Coca Cola dura da decenni oramai, le strategie spesso vengono copiate e le due aziende crescono in una simmetria che è quasi incredibile.

    Anche come strategia di brand le due aziende si somigliano parecchio, con piccole differenze come, per esempio, l’estensione da parte di Pepsi su brand del food (come le patatine Lays).

    Brand Bevande di PepsiCo
    I brand beverage di PepsiCo

    Qualche brand si nota già dall’immagine, ma di seguito mettiamo una breve lista dei brand delle bevande di PepsiCo:

    • Pepsi
    • Gatorade
    • Quaker
    • Lipton
    • Tropicana
    • Looza
    • Aquafina
    • StarBucks (pertnership per alcune bevande al gusto caffè)

    Da sottolineare come Coca Cola tende a globalizzare la maggiorparte dei propri brand, mentre Pepsi lavora molto più localmente e quelli appena elencati sono brand conosciuti in Italia, ma Pepsi stessa è molto forte in America e in particolar modo in Sud America, dove ha brand adatti a quel mercato.

    Anheuser Busch InBev (EBR: ABI, NYSE: BUD)

    Capitalizzazione: 92,4 miliardi di euro
    P/E: –
    Dividend Yield: 0,64%
    Sede: Belgio

    Ed ecco la prima azienda del mondo delle bevande alcoliche. Nata nel 2008, dalla fusione tra la belga InBev e l’americana Anheuser-Busch.

    All’interno di questa azienda non troviamo solo brand, ma principalmente divisioni che sono delle vere e proprie aziende, ciò perché i due brand principali, Anheuser Busch e InBev non sono state inglobate ma lasciate come società autonome, inoltre lo stesso gruppo può contare anche sui marchi AmBev (il più grande produttore di birre del Sud America), Grupo Modelo, Interbrew e SABMiller.

    Anheuser Busch InBev Brand
    Brand Anheuser Busch InBev

    Passando ai brand più iconici possiamo certamente nominare:

    • Budweiser
    • Corona
    • Stella Artois
    • Beck’s
    • Castle
    • Leffe
    • Modelo

    Diageo (LON: DGE)

    Capitalizzazione: 86,4 miliardi di euro
    P/E: 66,52
    Dividend Yield: 2,21%
    Sede: Regno Unito

    E con Diageo arriviamo alla posizione numero 5 e quindi a metà classifica, rimaniamo però nel mercato delle bevande alcoliche poiché l’azienda britannica produce Birra, Vino e Whisky.

    Nata dalla fusione tra la britannica GrandMet e l’irlandese Guinness Plc, ha al suo interno svariati brand.

    Diageo Brands
    Brand del Gruppo Diageo

    Come possiamo vedere la birra del portafoglio è quella che per antonomasia si può definire birra, cioè la Guinness, mentre l’azienda si concentra principalmente sui liquori e sui whisky.

    I brand di Diageo sono:

    • Guinness
    • Harp Lager
    • Baileys
    • Bundaberg
    • Pampero
    • Bell’s
    • Smirnoff
    • Johnnie Walker
    • Crown Royal
    • J&B

    Heineken (AMS: HEIA)

    Capitalizzazione: 52,4 miliardi di euro
    P/E: 24,79
    Dividend Yield: 0,77%
    Sede: Olanda

    Con Heineken entriamo nella seconda metà delle prime dieci aziende per capitalizzazione sul mercato delle bevande; continuiamo ancora con gli alcolici.

    Chi non conosce Heineken? Probabilmente è la birra commerciale più conosciuta in Europa.

    Brand Heineken
    Brand di Heineken

    Eppure ci si stupisce ogni volta quando si guarda al portafoglio dell’azienda olandese. Ecco i brand più iconici di Heineken:

    • Heineken
    • Amstel
    • Birra Moretti
    • Edelweiss
    • Desperados
    • Adelscott
    • Dreher
    • Ichnusa
    • Fischer
    • Birra Messina

    Pernod Ricard (EPA: RI)

    Capitalizzazione: 44,1 miliardi di euro
    P/E: 25,73
    Dividend Yield: 1,58%
    Sede: Francia

    Si rimane sugli alcolici ma si va sul lusso con la posizione numero 7. Infatti Pernod Ricard è un’azienda francese che commercializza e produce vini e liquori di qualità superiore.

    Come capitalizzazione ci si allontana molto dai primi della classifica ma i brand in discussione non sono secondi a nessuno.

    Pernod Ricard brands
    Brand di Pernod Ricard

    Ecco la lista dei brand più iconici di Pernod Ricard:

    • Sambuca Ramazzotti
    • Mumm
    • Perrier-Jouët
    • Amaro Ramazzotti
    • Havana Club
    • Malibu
    • Ballantine’s
    • Chivas Regal
    • Absolut Vodka
    • Jameson

    Monster Beverage Corporation (NASDAQ: MNST)

    Capitalizzazione: 41,9 miliardi di euro
    P/E: 61,33
    Dividend Yield: –
    Sede: Stati Uniti d’America

    Dopo una lunga lista di alcolici, torniamo su una bevanda che nulla a che fare con l’alcol, in particolar modo la Monster ha avuto il suo successo grazie alle bevande energetiche.

    A differenza dei marchi appena visti, Monster è la prima che produce tutto sotto il proprio brand, quindi non ha altri nomi altisonanti da mettere in mostra. Certo, Monster produce e commercializza bevande a vari gusti, ma pur sempre Monster.

    Keurig Dr Pepper (NASDAQ: KDP)

    Capitalizzazione: 41,8 miliardi di euro
    P/E: 61,33
    Dividend Yield: 1,7%
    Sede: Stati Uniti d’America

    Continuiamo con le aziende delle bevande analcoliche e mettiamo nel mirino un’azienda che forse non dirà nulla al grande pubblico nostrano.

    Nata nel 2018 dalla fusione tra Dr Pepper e Keurig, i marchi nella galassia della nuova azienda sono numerosi.

    Brand Keurig Dr Pepper

    Come si può vedere dall’immagine c’è qualche azienda conosciuta, come 7Up già trattata per Pepsi, peccato solo che Keurig Dr Pepper distribuisca in America il brand. Idem per Lipton (di Pepsi), Illy (indipendente italiana), McCafè (McDonald’s) e Twinings (indipendente).

    Constellation Brands (NYSE: STZ)

    Capitalizzazione: 36,5 miliardi di euro
    P/E: 42,11
    Dividend Yield: 1,34%
    Sede: Stati Uniti d’America

    E siamo arrivati alla fine della classifica, chiudiamo la parentesi analcolica e ci riportiamo su un’azienda che si distingue per la vendita di liquori e per la distribuzione di prodotti terzi (come nel caso della Corona, di proprietà di AB InBev.

    Constellation Brands
    Constellation Brands

    Nell’immagine fa, appunto, bella mostra proprio Corona e Modelo, ma per queste Constellation Brands cura solo la distribuzione in poche aree.

    Nell’immagine possiamo anche notare un Prosecco, quindi un brand italiano, come quello di Ruffino. Marco iconico di Constellation Brands è anche Svedka Vodka.

  • Azioni delle bevande, come investire nel mercato beverage

    Azioni delle bevande, come investire nel mercato beverage

    Abbiamo già avuto modo di trattare il mercato degli alcolici e il segmento delle birre, oggi invece allarghiamo l’orizzonte e valutiamo le azioni del mercato delle bevande.

    L’industria delle bevande, anche a causa della pandemia da Corona Virus, sta vivendo un cambiamento epocale. Infatti con la chiusura di bar, pub e, in generale, di luoghi di intrattenimento, i produttori di bibite, di liquori, birre, vino e qualsiasi altra bevanda stanno cercando nuovi canali per poter continuare a prosperare. Naturalmente rimane attivo il canale della Grande Distribuzione, ma da sola non riesce a far mantenere le vendite del pre-Covid. Ecco quindi che questa industria si sta rivolgendo, sempre più spesso, agli E-Commerce e a tutti quei canali che possano permettere di arrivare al consumatore finale.

    Uno studio di Research and Markets mette in evidenza come il mercato globale degli alimenti e delle bevande dovrebbe, nei prossimi anni, mantenere un tasso composto di crescita annuale (CAGR) del 7% a partire dal 2021, fino a raggiungere l’astronomica cifra di un giro d’affari di 7.527 miliardi di dollari nel 2023.

    Se ci limitiamo a guardare il mercato delle bevande analcoliche, ci rendiamo conto come le vendite hanno registrato guadagni costanti negli ultimi anni. A metterlo in evidenza è un rapporto di Nielsen del gennaio 2020, nel quale si denota come le bevande analcoliche valgono 7 miliardi di dollari in più rispetto a soli quattro anni fa, e 3,2 miliardi di dollari in più solo nell’ultimo anno. Naturalmente il report era pre-Covid e il Corona Virus ha mischiato le carte, ma si può star certi che, con l’arrivo delle riaperture, il mercato tornerà a salire molto rapidamente.

    Comprensione del mercato

    Il mercato delle bevande si divide in due grandissime ovvie branchie: alcolico e analcolico; a questa si aggiunge poi qualche azienda che, oltre a produrre bevande, produce anche food o che, molto semplicemente, produce sia alcolici che analcolici, si tratta dei cosiddetti conglomerati, che altro non sono che gruppi i quali al proprio interno hanno vari brand, alcuni dei quali anche quotati.

    Ovviamente i due rami principali sono troppo ampi per poter pensare di includere all’interno tutte le aziende, quindi esistono dei sotto settori ben specifici. Giusto come esempio, ecco qualche suddivisione:

    • Alcolici
      • Vino
      • Birra
      • Liquori
    • Analcolici
      • Bevande gassate
      • Succhi di frutta
      • Prodotti naturali (latte, estratti, ecc)
      • Acqua

    Evidentemente è solo una piccola divisione per lasciar comprendere come il mercato è particolarmente vario e quindi ogni settore porta delle regole proprie.

    Le azioni delle aziende del mercato delle bevande

    Prima di continuare con l’analisi del mercato, vediamo la lista delle azioni del mercato delle bevande. Cercheremo di essere più esaustivi possibili, ma ovviamente, per una questione di spazi e di limiti, ci fermeremo solo alle aziende più grandi di questo settore.

    Subito dopo la lista andremo ad analizzare le aziende che, secondo noi, sono in una posizione di vantaggio per poter prosperare in futuro.

    AzioneSettoreNazione
    AmBev
    BVMF: ABEV3
    BirreBrasile
    Anheuser-Busch InBev
    EBR: ABI
    BirreBelgio
    Archer Daniels Midland
    NYSE: ADM
    OliUSA
    Boston Beer Company
    NYSE: SAM
    BirreUSA
    Britvic
    LON: BVIC
    Succhi di fruttaRegno Unito
    Brown-Forman Corporation
    NYSE: BF.B
    AlcoliciUSA
    C&C Group
    LON: CCR
    AlcoliciRegno Unito
    Carlsberg A/S
    CPH: CARL-B
    BirreDanimarca
    Celsius Holdings
    NASDAQ: CELH
    AnalcoliciUSA
    Compania Cervecerias Unidas
    NYSE: CCU
    AlcoliciCile
    Conagra Brands
    NYSE: CAG
    OliUSA
    Constellation Brands
    NYSE: STZ
    AlcoliciUSA
    Corby Spirit and Wine
    TSE: CSW.A
    Vino e LiquoriCanada
    Danone
    EPA: BN
    Acqua / YogurtFrancia
    Davide Campari-Milano
    BIT: CPR
    LiquoriItalia
    Diageo
    LON: DGE
    AlcoliciRegno Unito
    Fomento Economico Mexicano
    BMV: FEMSAUBD
    Birra / Analcol.Messico
    Heineken
    AMS: HEIA
    BirraOlanda
    Italian Wine Brands
    BIT: IWB
    ViniItalia
    Keurig Green Mountain
    NASDAQ: KDP
    CaffèUSA
    Kraft Heinz Company
    NASDAQ: KHC
    AnalcoliciUSA
    Lassonde Industries
    TSE: LAS.A
    Succhi di fruttaCanada
    Masi Agricola
    BIT: MASI
    ViniItalia
    Molson Coors Beverage
    NYSE: TAP
    BirraUSA
    Monster Beverage
    NASDAQ: MNST
    EnergeticiUSA
    Naked Wines
    LON: WINE
    ViniRegno Unito
    National Beverage
    NASDAQ: FIZZ
    AnalcoliciUSA
    Nestle SA
    SWX: NESN
    AcquaSvizzera
    PepsiCo
    NASDAQ: PEP
    AnalcoliciUSA
    Pernod Ricard
    EPA: RI
    ViniFrancia
    Primo Water
    TSE: PRMW
    AcquaCanada
    Rémy Cointreau
    EPA: RCO
    ViniFrancia
    The Coca-Cola Company
    NYSE: KO
    AnalcoliciUSA

    Anheuser Busch Inbev NV

    Una delle più grandi aziende del settore beverage in Europa, la belga Anheuser Busch Inbev NV conta su marchi famosi, come per esempio Budweiser e Corona.

    Si tratta di un’azione particolarmente apprezzata dai fondi e da investitori istituzionali, si contano ben 18 hedge fund tra i principali azionisti di Anheuser-Busch InBev.

    Diageo plc

    Diageo rappresenta uno dei più grandi distillatori del mondo, con una presenza capillare che conta ben 180 Paesi. Alcuni dei famosi marchi dell’azienda includono Black & White, Buchanan’s, J&B, Johnnie Walker, Windsor, Smirnoff e Captain Morgan.

    Molson Coors Beverage Co

    Molson Coors Beverage è famosa per bevande come Coors Light, George Killian’s Irish Red, Miller High Life e Coors Banquet.

    Fomento Economico Mexicano SAB ADR

    Poco conosciuta in Europa, molto di più negli Stati Uniti, comunemente nota come FEMSA, l’azienda messicana produce e vende bevande a marchio Coca-Cola. Si tratta di una compagnia in forte espansione e recentemente ha annunciato la volontà di acquisire due aziende americane: Southeastern Paper Group e Southwest Paper Company.

    Kraft Heinz Co

    Kraft Heinz Co, nata dalla fusione tra Kraft e Heinz, è un’azienda dell’Illinois che produce diversi prodotti di bevande tra cui caffè, succhi di frutta e bevande nutrizionali aromatizzate.

    Secondo un ultimo rapporto di Nielsen, Kraft Heinz è stata una delle migliori aziende alimentari e di bevande. Sono addirittura 816 gli hedge fund che possiedono azioni dell’azienda, da ciò si nota che si tratta di un’azienda presente in praticamente tutti i portafogli istituzionali.

    Tra questi si nota Berkshire Hathaway di Warren Buffett, che è anche il principale azionista.

    Keurig Dr Pepper Inc

    Keurig è una società di bevande con sede in Texas che produce tè freddo, succhi di frutta, prodotti hard seltzer e prodotti di caffè.

    Oakmark Funds ha parlato di KDP nella sua lettera agli investitori del Q3 del 2020 e rappresenta bene l’azienda:

    “Keurig Dr Pepper è una delle principali società di bevande del Nord America e comanda posizioni dominanti nel caffè monodose e nelle bibite aromatizzate. Crediamo che le cialde di caffè monodose cattureranno quasi tutta la crescita incrementale nel consumo di caffè a casa perché i bevitori di caffè preferiscono sempre più le K-Cups grazie alla loro maggiore convenienza, qualità, varietà e valore. I vantaggi competitivi di Keurig (produzione a basso costo, la più grande base installata di birrai, partnership esclusive con i marchi) le permettono di riscuotere un fee sulla maggior parte delle cialde vendute in Nord America. Le concessioni di soda dell’azienda rimangono altamente redditizie e non prevediamo che le preoccupazioni relative alla salute sullo zucchero abbiano un impatto materiale sulle tendenze di consumo. Crediamo che i marchi di Keurig dovrebbero fornire una crescita costante, guadagni consistenti di quote di mercato e un significativo eccesso di cassa. Pensiamo che l’azienda sia un’attività superiore alla media che viene scambiata a uno sconto significativo rispetto al mercato più ampio, ai suoi pari delle bevande e alle transazioni storiche del mercato privato”.

    Oakmark Funds su Keurig Dr Pepper

    Mondelez International

    Mondelez International è nota soprattutto per i suoi prodotti alimentari, tra cui il cioccolato Cadbury e i biscotti Oreo, ma l’azienda produce anche bevande come Tang e Bournvita.

    PepsiCo, Inc.

    Dulcis in fundo lasciamo le due aziende di bevange per eccellenza, una di queste è Pepsi, che produce, come sappiamo, l’omonima cola ma che ha, nel proprio portafoglio, anche altri brand decisamente più “genuini”.

    Un esempio sono per esempio: Aquafina, Lipton Tea, Tropicana e Gatorade.

    The Coca-Cola Co

    Ed eccola l’azienda delle bevande per eccellenza: The Coca-Cola Co è una delle più grandi aziende di bevande nel mondo, con un market cap di 225 miliardi di dollari.

    L’analista di Morgan Stanley, Dara Mohsenian, ha recentemente detto in un rapporto che la Coca-Cola sarà una delle più forti storie di crescita post-COVID.

    Un ulteriore investitore che ha sempre apprezzato Coca Cola (non la bevanda ma l’azienda) è Warren Buffett, che possiede nel proprio portafoglio questa azione sin dalla nascita della propria fortuna, negli anni ’60.

    Così come per Pepsi, anche Coca Cola, conosciuta per la bevanda gassata, ha decine di altri brand più salutari, come per esempio Adez, Aquarius, Cappy, Costa Coffee, Fanta, Lilia, Poiana Negri, Powerade e Schweppes, giusto per fare dei nomi.

    Catalizzatori di crescita e tendenze mutevoli

    Diverse aree dell’industria delle bevande stanno mostrando segni di crescita, che fanno sì che valga la pena di comprare le migliori azioni di bevande. Le bibite gassate, nonostante la cattiva nomea, continuano da anni ad aumentare i loro volumi di vendita, così come il mondo del caffè, che è in subbuglio negli ultimi anni grazie all’arrivo delle capsule, conosciute in Europa grazie a Nestlé con il proprio Nespresso.

    Ma le crescite non si fermano certamente alle bevande analcoliche e se le birre soffrono della chiusura dei pub, lo stesso non si può dire dei vini che, grazie alla riscoperta della qualità, da anni stanno sopraperformando qualsiasi altro sottosettore delle bevande.

    E cosa dire delle bevande “sane”, cioè quelle bottiglie in grado di dare vitamine al nostro corpo nei momenti di bisogno e non parliamo solo di energizzanti, come possono essere Gatorade e Powerade, piuttosto di estratti di frutta al 100% biologiche. Una tendenza che sembra inarrestabile dopo che negli anni ’90 dominava il cibo spazzatura.

    Secondo Michael Taylor, presidente della società di servizi di branding e vendita al dettaglio Daymon, oltre l’80% dei consumatori si sta concentrando sulla propria dieta per rimanere in salute, con il 77% dei consumatori che cerca di condurre una vita più sana rispetto a quella pre-pandemia. Di conseguenza, il 35% dei consumatori ha iniziato a preferire l’aggiunta di ingredienti funzionali nella loro dieta attraverso le bevande.

    Un’altra categoria nell’industria delle bevande con un potenziale di crescita esplosivo è l’hard seltzer, una bevanda contenente acqua gassata, alcol e aromi di frutta. Secondo Nielsen, le vendite di hard seltz fuori dai locali americani sono quadruplicate su base annua, con un aumento di 900 milioni di dollari. Ed è un prodotto che ancora conosce poco l’Europa, quindi con notevoli spazi di crescita.

    Il boom dell’e-commerce

    IWSR in un rapporto mette in evidenza come, a causa della pandemia, l’assalto all’online, per i consumatori alla ricerca prevalentemente di liquori, ha fatto balzare il mercato online del 42%, non ancora sufficiente, come abbiamo detto, per compensare le perdite date da store fisici, ma sicuramente un bel segnale dell’enorme potenziale che questa industria ha.

    Il rapporto ha anche notato che gli Stati Uniti sono destinati a superare la Cina come il più grande mercato di ecommerce di alcolici nel mondo entro la fine del 2021. La piattaforma di ecommerce di bevande Drizly, spesso conosciuta come “l’Amazon dei liquori”, ha sperimentato un aumento del 300% delle sue vendite durante la pandemia. Ma l’alcol non è l’unica categoria che prospera nell’industria delle bevande.

    In conclusione

    La pandemia da Corona Virus ha messo in difficoltà l’intera industria delle bevande, costringendola ad adottare nuove forme di vendita.

    I consumatori, in compenso, non paiono voler mollare le bevande e bere solo acqua, anzi, la tendenza alle bevande salutari sta creando dei nuovi segmenti di vendita in tutte le aziende più grandi del settore. Coca Cola e Pepsi l’hanno già capito da anni e stanno anticipando il mercato, ma presto tutti i player più grandi si allineeranno.

    Il mercato pare voler riprendere con i consumi da dove ci eravamo fermati in marzo del 2020, quando la pandemia invase le nostre vite, una voglia di ritorno alla normalità che, sicuramente, premierà le bevande, alcoliche e meno.

  • Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Azioni cicliche, cosa e quali sono

    Una crisi economica o una semplice recessione ha impatti differenti sulle aziende in base al core business delle stesse. Infatti, in periodi di crisi, ci sono aziende che subiscono il crollo economico, mentre altre aziende, per la loro natura, non ne risentono. Di base questo è il concetto di ciclicità delle azioni.

    Proprio la crisi dovuta alla pandemia del corona virus ci sta facendo ben vedere quali siano le aziende più vulnerabili.

    Cos’è un titolo ciclico?

    Un titolo ciclico (un’azione o qualsiasi tipo di strumento) è un’entità che segue il ciclo economico, quindi tende a essere rialzista in fasi di espansione economica e tende a essere ribassista in fasi di recessioni.

    Il trend rialzista o ribassista ovviamente non è dato dalle performance finanziarie fini a sé stesse ma per il fatto che il business della società, in periodi di crisi economica, subisce l’andamento generale. Allo stesso tempo, in fase di espansione queste aziende avranno molti più clienti.

    Esempi di industrie e settori ciclici

    Di base la maggior parte delle industrie comunemente conosciute sono cicliche, quindi fare una lista esaustiva è praticamente impossibile. Giusto come esempio, però, possiamo elencarne qualcuna che subisce a pieno la ciclicità dell’economia:

    • Compagnie aeree: in tempi difficili i viaggi non strettamente necessari sono la prima cosa che aziende e individui tendono a tagliare. Quando l’economia prospera, invece, si tende a viaggiare di più, soprattutto per piacere
    • Hotel e Turismo: un settore che è speculare rispetto alle compagnie aeree, con i clienti che non viaggiano c’è meno bisogno di hotel
    • Ristoranti: non lo inseriamo nel capitolo turismo poiché la maggior parte di essi si rivolgono a clienti di prossimità, quindi non turisti. In una fase di crisi economica, così come per i beni discrezionali, i clienti tendono a mangiare più spesso a casa e meno al ristorante
    • Beni discrezionali: è vero che il lusso top non conosce crisi, ma è altrettanto vero che esistono un’infinità di brand che non si rivolgono solo a top spender
    • Automobili: non c’è nulla di meglio dell’incertezza per bloccare le grandi spese; in fasi complesse le persone tendono ad accumulare denaro piuttosto che spenderlo (facendo aggravare la crisi), le automobili sono tra le prime vittime: perché cambiarla se la vecchia ancora può fare un anno?
    • Tecnologia: gran parte dei titoli tecnologici, soprattutto quelli legati all’hardware sono ciclici. Se escludiamo i portali Web, che viene usata a prescindere dalle fasi economiche, la maggior parte dei titoli tecnologici sono ciclici. Si può rimandare il rinnovo del parco PC per un’azienda? Si può aspettare per acquistare l’ultimo iPhone o un nuovo iPad?
    • Banche: in crisi i tassi di interesse tendono a crollare, facendo diminuire i margini di interesse per gli istituti bancari, inoltre meno persone si impegnano finanziariamente in mutui e prestiti e, se ciò non bastasse, l’aumento di fallimenti e di difficoltà porterà tanti crediti in sofferenza.
    • Industriali: abbiamo già detto che in tempi difficili le persone contraggono le spese e ciò è un disastro per le aziende dell’industria pesante e delle materie prime, che vedono contrarre la domanda di produzione.

    Esempio di industrie e settori non ciclici

    I titoli difensivi appartengono invece a società che non subiscono i cambiamenti di tendenza nell’economia. Si tratta di aziende che navigano senza particolari variazioni sia in momenti di recessione che in momenti di espansione.

    Un classico esempio sono i produttori e i rivenditori di prodotti non discrezionali: i supermercati, i produttori alimentari, la salute; cioè tutte quelle aziende di cui c’è bisogno sia quando si è in recessione che quando si è in espansione.

    Un ulteriore esempio sono le utilities, poiché, qualsiasi sia la situazione economica, le persone hanno necessità di elettricità e di spostamenti. Questo paragrafo è generale e ovviamente non riferito alla crisi dovuta da Covid, la quale è leggermente differente rispetto a una crisi per un ciclo economico classico.

    Esempi di azioni cicliche e difensive

    Giusto per dare un’idea concreta, citiamo solo alcune aziende che possono rientrare nella categoria di ciclicità o difensivi.

    Azioni cicliche

    • Intesa Sanpaolo
    • Apple
    • Stellantis
    • Lufthansa
    • Intel
    • Netflix

    Azioni difensive

    • Enel
    • ENI
    • Carrefour
    • Amazon
    • Coca Cola
    • Nestlé

    Ovviamente, come abbiamo avuto modo di dire più volte, la ciclicità o meno dipendono dalla natura della crisi economica, come abbiamo per esempio visto la crisi da Covid ha un po’ sovvertito queste idee, con Netflix che anziché essere ciclico è diventato un titolo difensivo, poiché il lockdown ha spinto maggiori abbonamenti.

    Nessuna di queste aziende elencate, ma in generale nessuna impresa, è totalmente ciclica o totalmente difensiva, anche perché serve comunque capacità di adattamento alla nuova situazione e alle circostanze.

    Comunque, in linea generale, giusto per farsi l’idea, questi sono titoli che tendenzialmente sono ciclici o difensivi.

    Quando acquistare titoli ciclici?

    Avessimo una sfera di cristallo la risposta sarebbe semplice: i titoli ciclici vanno acquistati alla fine della crisi, quando il mercato sta ripartendo, e vanno vendute quando una crisi sta iniziando.

    Come al solito, un investitore non è uno stratega ma semplicemente un soggetto che cerca di portare vantaggio verso il portafoglio. Per farlo la strada migliore è quella di mixare questi titoli, così che al calo di un’azione corrisponda l’aumento di un’altra.

    Lista completa di azioni cicliche

    Dopo aver visto un breve esempio delle azioni cicliche, proviamo a fare una lista completa, così come segnalata dalla comunità finanziaria. Questa lista corrisponde alle 50 azioni cicliche più grandi in termini di capitalizzazione sui mercati americani ed europei (compresa Svizzera e UK).

    AzioneIndustriaNazione
    Adidas
    (ETR:ADS)
    ModaGermania
    Apple
    (NASDAQ:AAPL)
    HardwareUSA
    Aptiv – Delphi Automotive
    (NYSE:APTV)
    Auto PartsIrlanda
    AutoZone
    (NYSE:AZO)
    Auto PartsUSA
    Bayerische Motoren Werke
    (ETR:BMW)
    AutomobilisticaGermania
    Capri Holdings
    (NYSE:CPRI)
    ModaUSA
    Carnival
    (NYSE:CCL)
    TurismoUSA
    Christian Dior
    (EPA:CDI)
    Moda / LussoFrancia
    Compagnie Financiere Richemont
    (SWX:CFR)
    GioielliSvizzera
    Continental
    (ETR:CON)
    Auto PartsGermania
    Daimler Truck Holding
    (FRA:DTG)
    Mezzi pesantiGermania
    Ferrari
    (BIT:RACE)
    Auto / LussoItalia
    Ford Motor
    (NYSE:F)
    AutomobilisticaUSA
    General Motors
    (NYSE:GM)
    AutomobilisticaUSA
    Genuine Parts
    (NYSE:GPC)
    Auto PartsUSA
    Hasbro
    (NASDAQ:HAS)
    GamesUSA
    Hella KGaA
    (FRA:HLE)
    Auto PartsGermania
    Hermes International
    (EPA:RMS)
    Lusso / ModaFrancia
    Hunter Douglas
    (AMS:HDG)
    ArredamentoOlanda
    Illinois Tool Works
    (NYSE:ITW)
    RetailUSA
    Levi Strauss
    (NYSE:LEVI)
    ModaUSA
    LKQ Corporation
    (NASDAQ:LKQ)
    Auto PartsUSA
    Lucid Group
    (NASDAQ:LCID)
    AutomobilisticaUSA
    Lufthansa
    (ETR:LHA)
    ViaggiGermania
    LVMH Moet Hennessy Louis Vuitton
    (EPA:MC)
    Lusso / ModaFrancia
    Mattel
    (NASDAQ:MAT)
    GamesUSA
    Melrose Industries
    (LON:MRO)
    IngegneriaRegno Unito
    Mercedes-Benz Group
    (ETR:MBG)
    AutomobilisticaGermania
    Michelin
    (EPA:ML)
    Auto PartsFrancia
    Mohawk Industries
    (NYSE:MHK)
    ArredamentoUSA
    Moncler
    (BIT:MONC)
    ModaItalia
    Nike
    (NYSE:NKE)
    ModaUSA
    O’Reilly Automotive
    (NASDAQ:ORLY)
    Auto PartsUSA
    Oshkosh Corporation
    (NYSE:OSK)
    Mezzi pesantiUSA
    Paccar
    (NASDAQ:PCAR)
    Mezzi pesantiUSA
    Peloton Interactive
    (NASDAQ:PTON)
    SportUSA
    Pool Corporation
    (NASDAQ:POOL)
    Tempo liberoUSA
    Porsche Automobil Holding
    (ETR:PAH3)
    AutomobilisticaGermania
    Puma
    (ETR:PUM)
    ModaGermania
    Renault
    (EPA:RNO)
    AutomobilisticaFrancia
    Rivian Automotive
    (NASDAQ:RIVN)
    AutomobilisticaUSA
    SEB
    (EPA:SK)
    ElettrodomesticiFrancia
    Snap-on
    (NYSE:SNA)
    Mezzi industrialiUSA
    Somfy
    (EPA:SO)
    Mezzi industrialiFrancia
    Stellantis
    (BIT:STLA)
    AutomobilisticaOlanda
    Stanley Black & Decker
    (NYSE:SWK)
    Mezzi industrialiUSA
    Swatch Group
    (SWX:UHR)
    Lusso / ModaSvizzera
    Traton
    (FRA:8TRA)
    Mezzi pesantiGermania
    V.F. Corporation
    (NYSE:VFC)
    ModaUSA
    Volkswagen
    (ETR:VOW3)
    AutomobilisticaGermania
    Whirlpool
    (NYSE:WHR)
    ElettrodomesticiUSA
    Lista azioni cicliche
  • Le 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo

    Le 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo

    Quanti marchi conoscete del mercato del food? Provate a elencarne una decina, ecco molto probabilmente almeno la metà di quelle che avete nominato sono da ricondurre a una delle 10 multinazionali più grandi nel mercato del cibo.

    Una ricerca di Oxfam (Organizzazione mondiale contro la povertà) qualche anno fa metteva in risalto come il 70% del cibo venduto nel mondo sia da ricondurre alle 10 multinazionali più grandi (attraverso circa 500 brand differenti), quindi a quelle che vedremo a breve.

    La ricerca è un po’ datata e da allora vari marchi hanno cambiato casacca, con cessioni e aggregazioni importanti, quindi non è assolutamente detto che la percentuale sia ancora del 70%; ma è indubbio che queste 10 multinazionali controllino la gran parte del mercato alimentare, qualsiasi sia la % del market share.

    Quali sono le aziende più grandi nel mercato alimentare?

    Si possono già notare dall’immagine di apertura, ma le mettiamo qui in risalto con relativa capitalizzazione e ticker.

    AziendaTickerCapitalizzazione
    Nestle SASWX: NESN295 mlrd CHF
    The Coca-Cola CompanyNYSE: KO227 mlrd $
    PepsiCoNASDAQ: PEP199 mlrd $
    Unilever NVAMS: UNA134 mlrd €
    Mondelēz InternationalNASDAQ: MDLZ82,22 mlrd $
    General MillsNYSE: GIS36,68 mlrd $
    DanoneEPA: BN36,31 mlrd €
    Mars35 mlrd $
    Kellogg CompanyNYSE: K21,74 mlrd $
    Associated British FoodsLON: ABF16,77 mlrd £
    Le 10 multinazionali del cibo più grandi nel mondo

    Come si può notare tra le prime 4 multinazionali più grandi nel mercato alimentare ci sono due europee (Nestlé e Unilever) e due americane, concorrenti tra di loro (Coca Cola e PepsiCo).

    Queste quattro staccano nettamente la quinta, Mondelēz International, che a sua volta stacca il gruppo che segue.

    Tra le prime 10 multinazionali ce n’è solo una che non è quotata e si tratta dell’americana Mars.

    Da quando è stata fatta questa lista da parte di Oxfarm (2014) abbiamo anche assistito alla fusione di Kraft ed Heinz per creare la Kraft Heinz Company (NASDAQ: KHC) che è una multinazionale con quasi 40 miliardi di capitalizzazione e che quindi si inserirebbe, a pieno diritto, a metà classifica di questo ranking.

    Nestle SA

    Chi non conosce Nestlé? Pensate di acquistare pochi prodotti da questa multinazionale? Ecco alcuni brand che potreste avere in casa:

    • Nescafé
    • Nespresso
    • Acqua Panna
    • Acqua Vera
    • Levissima
    • San Pellegrino
    • Nestea
    • Nesquik
    • Buitoni
    • Motta gelati
    • Fruttolo
    • Nidina
    • Purina
    • Orion
    • Lion

    Questo giusto per citarne alcuni, perché la lista di brand di proprietà di Nestlé è molto più grande.

    Si tratta di una multinazionale con sede in Svizzera e, vista la vicinanza con il Bel Paese, ha tantissimi interessi in Italia. Ma il suo dominio si estende in tutto il mondo, coprendo praticamente tutto il globo.

    La capitalizzazione attuale di 295 miliardi di franchi svizzeri, portati in dollari, la farebbe salire a 322 miliardi di dollari, e con questo market cap si nota decisamente la differenza dalla seconda, Coca Cola, che si ferma a “soli” 227 miliardi di dollari.

    The Coca-Cola Company

    Chi non conosce l’americana Coca Cola? Iniziamo il paragrafo allo stesso modo di come abbiamo fatto con Nestlé, e quindi non vi stupirete se vi dicessimo che oltre all’omonima bevanda gassata c’è molto di più in questo brand.

    Ecco una breve lista di marchi di proprietà di Coca Cola:

    • Adez
    • Burn
    • Fanta
    • FuzeTea
    • Kinley
    • Lilia
    • Nestea
    • Powerade
    • Sprite

    Considerate che Wikipedia EN, per elencare tutti i brand della Coca Cola, ha creato una pagina apposita, poiché lo spazio all’interno della pagina ufficiale sarebbe stato troppo grande. Lo stesso ha fatto la Coca Cola sul suo profilo HBC.

    PepsiCO

    Abbastanza allineata alla Coca Cola, anche come scelte di prodotti per differenziare il portafoglio, PepsiCo ha un gran mercato soprattutto negli Stati Uniti d’America.

    In Europa è presente con meno brand e questa è una lista dei maggiori:

    • Pepsi
    • 7up
    • Lays
    • Gatorade
    • Quaker
    • Lipton
    • Tropicana
    • Looza
    • Walkers

    Unilever NV

    Società olandese che ha decine di brand di fama mondiale. Anche noi in Italia usiamo molti di questi brand:

    • Algida
    • Eldorado
    • Toseroni
    • Bertolli
    • Calvé
    • Flora
    • Knorr

    Inoltre una parte del fatturato di Unilever viene fatto attraverso prodotti legati al mercato della pulizia, come Cif, Coccolino, Svelto, ecc.

    Mondelēz International

    Mai sentito parlare di Mondelēz International? Sì, avete ragione, il brand della capogruppo è poco conosciuto, ma vediamo se conoscete qualcuno dei brand che possiede:

    • Cipster
    • Fattorie Osella
    • Fonzies
    • Hag
    • Halls
    • Mikado
    • Milka
    • Oreo
    • Philadelphia
    • Ritz
    • Saiwa
    • Sottilette
    • Toblerone
    • Tuc
    • Yonkers
    • Vitasnella

    Vi dicono per caso qualcosa?

    In conclusione

    Ci fermiamo ai primi 5 brand, tralasciando i 5 successivi, ma fidatevi che potremmo continuare così, elencando centinaia di brand di uso quotidiano che certamente avete in casa; e questi brand appartengono, in vari modi, a queste 10 multinazionali.

    Giusto come esempi: l’ultima della lista, Associated British Foods, in Italia ha Twinings e un’altra ventina di brand; Danone è presente con Mellin e in passato ha avuto Galbani (oggi Lactalis), Peroni (oggi Anheuser-Busch InBev) e Star (oggi GBfoods). Come si può notare esistono altri conglomerati che non entrano tra le prime 10 ma che si spartiscono altre fette di mercato.

    Tralasciando poi i brand per cui queste 10 multinazionali fanno solo una parte di lavoro. Per esempio, tra i brand con cui lavora, Coca Cola ha la “nostra” Campari, società indipendente e quotata in borsa; per l’azienda di Sesto San Giovanni la Coca Cola fa solo una parte di distribuzione.

    Questo esempio, però, è emblematico per capire come queste multinazionali hanno al proprio interno centinaia di brand e facciano fatturato anche con parte dei brand che non sono di loro proprietà.

  • Investire come Warren Buffett

    Investire come Warren Buffett

    Diciamocelo chiaramente, tutti noi abbiamo il desiderio recondito di riuscire a investire in modo tale da riuscire a fare decine di % di guadagni ogni anno, facendo aumentare sensibilmente il nostro capitale. Purtroppo tanti, molti, anziché guadagnarci con gli investimenti ci perdono denaro. Proviamo però con questa mini-guida, copiando uno che può essere considerato un maestro, a invertire la rotta e massimizzare i guadagni.

    Warren Buffett, il miliardario CEO del conglomerato Berkshire Hathaway (NYSE:BRK-A) (NYSE:BRK-B), è uno degli investitori di maggior successo e valore di tutti i tempi, e molti investitori aspirano a replicare il suo successo.

    La buona notizia è che potete imparare i principi che Buffett utilizza per scegliere le azioni e applicarli alla vostra strategia di investimento.

    Ecco sette passi che potete utilizzare per creare il vostro portafoglio di “azioni Buffett”:

    1. investire in ciò che si conosce;
    2. imparate le basi dell’investimento di valore;
    3. identificate le azioni a basso costo;
    4. trovare aziende che resisteranno alla prova del tempo;
    5. investire in una buona gestione;
    6. essere aggressivi nei momenti difficili;
    7. mantenere una mentalità a lungo termine.

    Investite in ciò che conoscete

    Prima di investire in qualsiasi azione, dovreste essere in grado di capire cosa fa l’azienda e come fa soldi. Questo è il motivo per cui Buffett ha storicamente evitato la maggior parte delle azioni tecnologiche: dice che semplicemente non capisce i loro modelli di business, quindi si attiene a ciò che conosce meglio.

    Mentre il portafoglio azionario e le filiali del Berkshire rappresentano un mix diversificato di aziende, si nota un’alta concentrazione in alcuni settori, come le assicurazioni, le banche, i servizi pubblici e i prodotti di consumo. Queste sono tutte attività che Buffett capisce molto bene, quindi è logico che sia disposto a investire molto capitale in esse.

    Imparare le basi dell’investimento di valore

    Buffett ritiene che per la maggior parte degli investitori sia meglio acquistare fondi indicizzati a basso costo rispetto ai singoli titoli. Non è che non ci siano soldi da fare per valutare e selezionare le azioni, ma la maggior parte delle persone non ha il tempo, il desiderio o la conoscenza per farlo bene.

    Se state leggendo questo articolo, probabilmente avete il desiderio di investire, oltre al tempo necessario per fare i compiti. Ma prima di poter investire come Buffett, è necessaria una forte conoscenza dell’investimento di valore. Guardare notizie finanziarie e leggere articoli come questo è un buon inizio, ma consiglio vivamente un paio di libri a qualsiasi aspirante investitore di valore:

    • L’investitore intelligente, di Benjamin Graham
    • One Up on Wall Street, di Peter Lynch

    Tra i due, avrete un’ottima base per valutare le azioni e trovare un valore trascurato sul mercato.

    Buffett ha detto che “ciò che è intelligente a un prezzo è stupido a un altro”. Con una forte conoscenza dei concetti di investimento di valore, sarete ben posizionati per fare questa distinzione.

    Identificare le azioni a basso costo

    Una volta stabiliti i criteri di investimento di valore, è il momento di fare una lista di azioni che si adattano alla vostra lista dei desideri. Ad esempio, diciamo che si desidera azioni che scambiano per meno di 15 volte i guadagni e che hanno una forte storia di generazione di rendimenti del 20% sul patrimonio anno dopo anno. La maggior parte dei conti di intermediazione offre schermate e altri strumenti per rendere questo processo più facile e genererà una lista di azioni in base ai vostri criteri.

    Aziende che resisteranno alla prova del tempo

    Una volta che si dispone di un elenco di azioni le cui metriche sembrano attraenti, restringere la lista scegliendo le aziende che reggeranno bene durante le recessioni. Questo è il motivo per cui Buffett ama investire nelle utilities. Eliminate le aziende che dipendono fortemente da un’economia forte, come i rivenditori che vendono prodotti discrezionali o di lusso.

    Bisogna anche cercare aziende che abbiano un vantaggio competitivo duraturo, o un ampio fossato, come dice Buffett. Ci sono diverse cose che possono dare un vantaggio a un’azienda, come l’efficienza, la grandezza, o una tecnologia proprietaria. Per fare un esempio, la Coca-Cola, amata da Buffett, ha una straordinaria rete di distribuzione, oltre a un marchio estremamente prezioso che le conferisce un potere straordinario.

    Investire in una buona gestione

    È difficile mettere abbastanza enfasi sul valore che Buffett attribuisce alla buona gestione. Buffett investirà in un’azione solo se si fida del management e pensa che questo agirà continuamente nell’interesse degli azionisti. I segnali positivi includono una storia di crescita dei dividendi e di riacquisti (entrambi modi per restituire il capitale agli investitori), e un’eccellente reputazione. Buffett spende spesso una parte considerevole della sua lettera agli azionisti per elogiare i leader delle filiali del Berkshire, e ha acquistato e venduto investimenti basati sulle azioni del management.

    Essere aggressivi in tempi difficili

    In genere è una cattiva idea cronometrare il mercato. Gli investitori a lungo termine probabilmente se la caveranno bene, a prescindere dal momento dell’acquisto.

    Eppure è comunque importante cercare le opportunità in tempi di crisi economica. Uno dei segreti degli investitori di successo a lungo termine è che amano le correzioni di mercato, in quanto offrono le migliori opportunità.

    Buffett investe denaro nei momenti buoni e in quelli cattivi, ma ha fatto un ottimo lavoro nel capitalizzare le opportunità durante e poco dopo la Grande Recessione, con operazioni così abili come il suo investimento alla Bank of America.

    “Ogni decennio circa, nuvole scure riempiranno i cieli economici, e per un breve periodo pioverà oro”.

    Buffett in una lettera agli azionisti

    Mantenere una mentalità a lungo termine

    Per quanto riguarda il portafoglio azionario di Berkshire Hathaway, Buffett ha detto che “il nostro periodo di detenzione preferito è per sempre”. Tuttavia, questo non significa necessariamente che Berkshire terrà per sempre le sue azioni. Infatti, Buffett e il suo team vendono regolarmente le azioni, e ci sono una varietà di buone ragioni per vendere le sue partecipazioni.

    Quello che Buffett sta cercando di dire è che egli si addentra nei suoi investimenti con una mentalità a lungo termine. In altre parole, se non riesce a vedersi proprietario delle azioni per anni, non le comprerà affatto.

    “Se non sei disposto a possedere un’azione per 10 anni, non pensare nemmeno di possederla per 10 minuti”.

    Celebre citazione di Warren Buffett

    Acquistare azioni perché pensi che avranno un buon trimestre, o perché l’anno prossimo uscirà un nuovo prodotto, semplicemente non è il modo di Buffett.

  • Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Dividendi aristocratici cosa e quali sono

    Parlare di Dividendi Aristocratici in un anno come il 2020, cioè con la pandemia di Covid in atto e con le aziende che per far fronte alle esigenze di liquidità cercano di tenere più cassa possibile è un esercizio non semplice.

    Eppure c’è una ristretta cerchia di titoli che continua a far parte di questa Elite e che, anche nel 2020, hanno continuato ad aumentare i propri dividendi.

    Cosa sono i Dividendi Aristocratici?

    Per far parte di questa ristretta lista bisogna soddisfare 3 criteri fondamentali:

    1. Far parte dell’S&P 500
    2. Avere un trackrecord di aumenti dei dividendi almeno per 25 anni
    3. Avere una dimensione e una liquidità soddisfacente

    Il punto 3 in realtà è quasi sempre soddisfatto perché le regole di grandezza e di liquidità sono già soddisfatte per rientrare nell’indice di Standard & Poor’s.

    Azioni con Dividendi Aristocratici

    La lista, per ovvi motivi, deve essere continuamente aggiornata e questa fa riferimento a ottobre del 2020, con la lista di titoli appartenenti alla classe dei dividendi aristocratici.

    TitoloTicket
    3M CompanyMMM
    A.O. SmithAOS
    Abbott LaboratoriesABT
    AbbVie Inc.ABBV
    AflacAFL
    Air Products & Chemicals IncAPD
    Albemarle CorporationALB
    Amcor plcAMCR
    Archer Daniels MidlandADM
    AT&TT
    Atmos EnergyATO
    Automatic Data ProcessingADP
    Becton DickinsonBDX
    Brown-Forman (Class B shares)BF-B
    Cardinal Health Inc.CAH
    Caterpillar Inc.CAT
    Chevron Corp.CVX
    Chubb LimitedCB
    Cincinnati Financial CorpCINF
    Cintas CorpCTAS
    The Clorox CompanyCLX
    Coca-Cola CoKO
    Colgate-PalmoliveCL
    Consolidated Edison IncED
    Dover CorpDOV
    Ecolab IncECL
    Emerson ElectricEMR
    Essex Property TrustESS
    Expeditors International of WashingtonEXPD
    Exxon Mobil CorpXOM
    Federal Realty Investment TrustFRT
    Franklin ResourcesBEN
    General DynamicsGD
    Genuine Parts CompanyGPC
    Hormel Foods CorpHRL
    Illinois Tool WorksITW
    Johnson & JohnsonJNJ
    Kimberly-ClarkKMB
    Leggett & PlattLEG
    Linde plcLIN
    Lowe’s Companies, Inc.LOW
    McCormick & CompanyMKC
    McDonald’sMCD
    MedtronicMDT
    NucorNUE
    PentairPNR
    People’s United FinancialPBCT
    PepsiCoPEP
    PPG IndustriesPPG
    Procter & GamblePG
    Raytheon TechnologiesRTX
    Realty IncomeO
    Roper TechnologiesROP
    S&P Global (formalmente McGraw Hill Financial, Inc.)SPGI
    Sherwin-WilliamsSHW
    Stanley Black & Decker Inc.SWK
    SyscoSYY
    T. Rowe PriceTROW
    Target CorporationTGT
    VF CorporationVFC
    Walgreens Boots AllianceWBA
    WalmartWMT
    W. W. GraingerGWW
    Lista di titolo appartenenti ai dividendi aristocratici

    Come si può facilmente notare, sono presenti titoli di colossi, come Coca Cola e McDonald’s e altri titoli meno conosciuti, soprattutto nel vecchio continente.

    Dividendi Aristocratici in Europa e in Italia

    Evidentemente se vogliamo trovare gli equivalenti dei dividend aristocratics americani in Europa, quindi i dividendi aristocratici europei, dobbiamo abbandonare qualche parametro, come per esempio la presenza nell’S&P 500 (che include solo titoli americani); inoltre, per allungare un po’ la lista e arrivare almeno a 30 titoli, abbassiamo la soglia del numero di anni di dividendo, portandola a 20.

    Quello che ne esce è il seguente quadro.

    AziendaPaeseTickerAnni di
    aumento
    Nestle SACHSWX:NESN61
    Unilever NVNLAMS:UNA54
    Muenchener Rueckvrschrng Gslchft AG MnchDEETR:MUV250
    Halma plcUKLON:HLMA42
    Total SAFREPA:FP38
    Groep Brussel Lambert NVBEEBR:GBLB34
    L’Oreal SAFREPA:OR32
    Danone SAFREPA:BN32
    Coloplast A/SDKCPH:COLO-B31
    Wolters KluwerNLAMS:WKL30
    Roche Holding Ltd. GenussscheineCHSWX:ROG30
    Spirax-Sarco Engineering plcUKLON:SPX29
    Diageo plcUKLON:DGE29
    Henkel AG & Co KGaADEETR:HEN329
    SAP SEDEETR:SAP28
    Croda International plcUKLON:CRDA28
    Koninklijke DSM N.V.NLAMS:DSM27
    Philips NVNLAMS:PHIA26
    Siemens AGDEETR:SIE26
    ASSA ABLOY ABSWSTO:ASSA-B25
    Red Electrica Corporacion SAESBME:REE25
    Novartis AGCHSWX:NOVN24
    Lindt & Sprüngli AGCHSWX:LISN24
    Novo Nordisk A/SDKCPH:NOVO-B23
    Fresenius Medical Care AG & Co. KGaADEETR:FME23
    Hermes International SCAFREPA:RMS22
    Sanofi SAFREPA:SAN21
    British American TabaccoUKLON:BATS20
    Lista dei dividendi aristocratici europei

    Come si può notare mancano completamente le aziende italiane. Benché tante aziende italiane distribuiscono dividendi, per motivi differenti, in questo momento nessuna azione ha un trackrecord di almeno 20 anni.

    Solo un paio di anni fa Milano Finanza aveva pubblicato la lista dei sacerdoti del dividendo nel quale si notava qualche titolo che puntava ai 20 anni:

    Dividendi aristocratici italiani

    Peccato che Atlantia già nel 2018 abbia diminuito la somma del dividendo, ERG l’abbia fatto nel 2017, Recordati non ha ancora tagliato ma si aspetta il saldo per il 2020 e Sol è l’unica ancora in pista, ma ha una capitalizzazione tale per cui non può essere aggiunta alla lista precedente.

    Insomma, la lista dei dividendi aristocratici italiani deve essere ancora costruita, ma serviranno anni.

  • Warren Buffett e le azioni a dividendo: tutto quello che gli investitori devono sapere

    Warren Buffett e le azioni a dividendo: tutto quello che gli investitori devono sapere

    Warren Buffett è forse l’investitore azionario più rispettato di tutti i tempi. In qualità di CEO del conglomerato Berkshire Hathaway, Buffett ha selezionato personalmente la maggior parte delle azioni del portafoglio di oltre 200 miliardi di dollari della società.

    Dei titoli attualmente in portafoglio, due terzi hanno una grande caratteristica in comune: pagano dividendi. Buffett ama investire in azioni con dividendi di alta qualità e, nel corso degli anni, ha accumulato un portafoglio impressionante che genera miliardi di dividendi per le operazioni del Berkshire.

    Curioso notare però come Buffett ami ricevere dividendi dalle aziende che possiede ma la sua Berkshire Hathaway è avara in tal senso. Infatti nella lunga storia dell’azienda mai è stato staccato un centesimo di dividendo.

    Quali azioni a dividendo possiede Warren Buffett?

    Berkshire Hathaway possiede più di 40 azioni ordinarie diverse nel suo portafoglio da 211 miliardi di dollari, e la maggior parte di esse sono società che pagano dividendi.

    Dato che il portafoglio è così grande, e gran parte del suo valore è concentrato nelle sue partecipazioni più grandi, ecco uno sguardo ai 10 maggiori titoli che pagano dividendi (per valore di mercato) che Berkshire Hathaway possiede, secondo gli ultimi archivi SEC disponibili:

    AziendaDividendoDiv. Yield
    Apple$ 0,7950,71%
    Bank of America$ 0,662,66%
    Coca-Cola$ 1,593,20%
    American Express$ 1,601,66%
    Wells Fargo & Co.$ 1,928,54%
    Kraft Heinz$ 1,604,95%
    U.S. Bancorp$ 1,533,74%
    JPMorgan Chase$ 3,303,28%
    Moody’s$ 2,000,74%
    Bank of New York Mellon$ 1,183,28%
    Azioni di Berkshire Hathaway con relativo Dividend Yield

    In realtà, ci sono solo poche azioni di Berkshire che non pagano dividendi regolari. Questi includono Charter Communications (NASDAQ: CHTR), Verisign (NASDAQ: VRSN), Davita (NYSE: DVA), United Continental (NASDAQ: UAL), e alcune altre posizioni minori.

    Perché Warren Buffett ama le azioni a dividendo

    Prima di tutto, non è solo che Buffett ama i dividendi. Ama le azioni con dividendi affidabili e sostenibili, soprattutto se l’azienda ha un track record di aumento del payout anno dopo anno.

    La Coca-Cola è stata un punto fermo del portafoglio del Berkshire per decenni e ha aumentato il suo dividendo per ben 56 anni consecutivi. Apple è una società che paga i dividendi relativamente nuova, ma ha già una forte storia di aumenti dei dividendi. E, mentre la maggior parte delle banche è stata costretta a tagliare i dividendi a causa della crisi finanziaria, le azioni bancarie di Buffett (gran parte delle quali sono state acquisite dopo la crisi) stanno tutte guadagnando molto denaro per consentire futuri aumenti dei dividendi.

    La ragione per cui a Buffett piacciono le azioni con dividendi affidabili è semplice: generano una fonte costante (e in crescita) di flusso di cassa che Berkshire Hathaway può utilizzare come meglio crede. Come stiamo per vedere nella prossima sezione, le azioni a dividendo del portafoglio azionario di Berkshire forniscono all’azienda miliardi di entrate annuali. Le azioni a dividendo possono fornire capitale per la prossima acquisizione di Berkshire, per acquistare più azioni per il portafoglio, o per riacquistare azioni.

    Perché Warren Buffett ama così tanto queste attività?

    Non passeremo in rassegna ogni singola azienda per discutere il motivo per cui piacciono a Buffett. Tuttavia, ci sono alcuni temi comuni: per prima cosa, noterete che ci sono un sacco di azioni bancarie nel portafoglio di Buffett, soprattutto tra le più grandi. Infatti, cinque dei 10 maggiori titoli a dividendo del Berkshire sono banche. A Buffett piacciono le aziende che utilizzano capitali a basso costo per generare profitti, e le banche sono sicuramente qualificate. I clienti depositano denaro nelle banche e ricevono piccole somme di interesse (nel frattempo, la banca presta il denaro a un tasso di interesse più alto). Anche le banche sono un business “per sempre”, il che significa che saranno sempre in giro. Anche se le tecnologie si evolveranno certamente nel tempo, le persone avranno sempre bisogno di posti sicuri dove custodire il loro denaro.

    Caratteristiche simili valgono anche per il resto delle azioni a dividendo del Berkshire. Spesso hanno modelli di business che non sono troppo ad alta intensità di capitale, sono in settori “per sempre” e/o hanno un vantaggio competitivo duraturo. In generale, le aziende consolidate che rientrano in queste categorie pagano i dividendi. Non è necessariamente vero che Buffett abbia scelto queste azioni perché pagano dividendi (piuttosto, è che i tipi di business in cui Buffett ama investire sono quelli che tipicamente scelgono di pagare dividendi agli azionisti).

    Quanto guadagna Berkshire Hathaway con i dividendi?

    Nel 2018, Berkshire Hathaway ha raccolto 3,8 miliardi di dollari di dividendi dal suo portafoglio azionario, secondo la lettera annuale di Buffett agli azionisti. Per il 2019 siamo a circa 4,47 miliardi di dollari di dividendi.

    Certo, il 2020 sarà avaro vista l’emergenza Covid e la necessità per tante aziende di bloccare i pagamenti dei dividendi, ma c’è da stare certi che nel 2021 verranno recuperati gran parte di quelli persi nel 2020.

    Warren Buffett preferisce i riacquisti di azioni ai dividendi?

    Ci sono due modi principali in cui le aziende possono scegliere di restituire il capitale agli azionisti: i dividendi e i riacquisti di azioni. Molte usano una qualche combinazione dei due, ma un metodo spesso ha la priorità. Ad esempio, mentre la Bank of America paga un dividendo decente, la società spende molto di più per il riacquisto di azioni.

    Quindi, Warren Buffett preferirebbe ricevere un dividendo sostanzioso da tutte le sue azioni, o preferirebbe che il management concentrasse maggiormente il capitale dell’azienda sui riacquisti? La risposta breve è “dipende”.

    Nella lettera agli azionisti di Berkshire Hathaway del 2018, Buffett ha tenuto una lunga discussione sui riacquisti. E, mentre la sua discussione si è concentrata sul riacquisto delle azioni della Berkshire, gli stessi principi valgono indipendentemente dalla società di cui si parla.

    Il pensiero generale di Buffett è che se un’azienda può riacquistare le proprie azioni con uno sconto sul valore intrinseco, i riacquisti hanno senso.

    “Se il mercato valuta l’interesse di un partner in partenza a, diciamo, 90 centesimi di dollaro, gli azionisti continuano a raccogliere un aumento del valore intrinseco per azione ad ogni riacquisto da parte dell’azienda”

    Buffett nella lettera agli azionisti del 2018

    In altre parole, se poteste scambiare 90 dollari con una banconota da 100 dollari, non sarebbe nel vostro interesse farlo il più spesso possibile?

    D’altra parte, ci sono ragioni per cui le aziende possono scegliere di riacquistare azioni a parte solo per creare valore per gli azionisti. Ad esempio, il riacquisto di azioni semplicemente per ridurre il numero di azioni e aumentare l’EPS può essere una pessima idea. Come dice Buffett,

    “comprare alla cieca un’azione troppo costosa è distruttivo per il valore, un fattore importante per molti CEO che puntano alle promozioni e ai bonus o sempre ottimisti”

    Warren Buffett riferendosi al riacquisto di azioni a caro prezzo

    Per essere sicuri, non c’è un solo modo per calcolare il valore intrinseco di un’azienda. Se si chiedesse a Warren Buffett, Charlie Munger e ai due buyer di azioni dell’azienda, Ted Weschler e Todd Combs, di calcolare il valore intrinseco di Berkshire per azione, si otterrebbero probabilmente quattro numeri leggermente diversi. Tuttavia, i riacquisti dovrebbero essere chiaramente giustificabili. Per questo motivo Buffett e Munger devono entrambi concordare che Berkshire sta negoziando a sconto prima che i riacquisti possano avere luogo.

    Per riassumere, se un’azienda sta negoziando a sconto significativo rispetto al valore intrinseco dell’attività, Buffett è completamente a favore dell’allocazione di grandi quantità di capitale da parte del management per i riacquisti. D’altra parte, se non si può fare un caso di valore solido, Buffett considera i riacquisti come una scelta sbagliata.

    Perché Berkshire non paga un dividendo? Lo farà mai?

    La risposta breve al fatto che Berkshire pagherà mai un dividendo è “probabilmente no”. E molti investitori si chiedono perché, soprattutto se si considera quanto sia grande e costantemente redditizia la Berkshire Hathaway. Come Buffett ha scritto nella sua lettera del 2012 agli azionisti:

    “Ci piacciono i dividendi che riceviamo dalla maggior parte delle azioni che Berkshire possiede, ma che non paghiamo nulla noi stessi”

    Lettera agli azionisti del 2012 di Buffett

    Ci sono alcune ragioni che Buffett ha fornito in passato riguardo alla mancanza di dividendi da parte di Berkshire. Da un lato, investitori diversi possono volere rendimenti diversi, quindi non c’è un modo semplice per decidere una politica dei dividendi. E i dividendi sono tassabili.

    Tuttavia, la ragione principale per cui Buffett non vuole che Berkshire Hathaway paghi un dividendo è che ritiene semplicemente che non sia il modo più intelligente di utilizzare i profitti di Berkshire.

    I quattro modi in cui Warren Buffett preferirebbe usare il capitale di Berkshire

    In poche parole, Warren Buffett ama ricevere dividendi dalle azioni che possiede, ma è altamente improbabile che Berkshire Hathaway pagherà mai un dividendo agli azionisti. Mentre Buffett ritiene che il pagamento di un dividendo costante sia certamente un uso responsabile del capitale da parte di alcune aziende, la natura del modello di business di Berkshire Hathaway significa che c’è quasi sempre un’opzione migliore sul tavolo.

    Si tenga presente che Berkshire Hathaway è un conglomerato eterogeneo con più di 60 società controllate e un portafoglio azionario di 200 miliardi di dollari, a differenza di alcune delle azioni a dividendo preferite di Buffett. In altre parole, è improbabile che Apple, Bank of America o American Express acquisiscano un’attività ben al di fuori della loro attuale struttura. Non è probabile che Apple acquisti un’azienda di trasformazione alimentare o che la Bank of America acquisisca un produttore farmaceutico. D’altra parte, nessuno dei due casi sarebbe fuori dalle logiche per il Berkshire.

    Ovviamente, la priorità assoluta con il capitale del Berkshire è quella di assicurarsi che le esigenze finanziarie delle decine di attività sussidiarie dell’azienda siano soddisfatte. Come ha scritto Buffett nella sua lettera del 2012

    “Il management di un’azienda dovrebbe prima esaminare le possibilità di reinvestimento offerte dai suoi attuali progetti di business per diventare più efficiente, espandersi territorialmente, estendere e migliorare le linee di prodotto o per ampliare in altro modo il fossato economico che separa l’azienda dai suoi concorrenti”

    Dalla lettera del 2012 agli azionisti

    Con più di 60 società affiliate in una serie di settori industriali, il Berkshire ha molti modi per impiegare efficacemente il capitale per crescere e migliorare le sue attuali operazioni. Tuttavia, questo non consuma quasi tutto il denaro che Berkshire sta assorbendo.

    Dopo che le sue attuali esigenze di business sono state soddisfatte, ci sono alcuni modi in cui le aziende possono scegliere di utilizzare i profitti in eccesso, e Berkshire ha cinque opzioni principali:

    1. Acquisizioni di Berkshire Hathaway

    L’uso preferito di Buffett del capitale di Berkshire è l’acquisizione di intere società. Questo potrebbe significare una grande acquisizione, o acquisizioni più piccole che “scavalcano” le attuali attività di Berkshire.

    Buffett dice che:

    “…i nostri azionisti sono oggi molto più ricchi di quanto lo sarebbero se i fondi che abbiamo utilizzato per le acquisizioni fossero stati invece destinati a riacquisti di azioni o dividendi”

    e con il track record di rendimenti di Berkshire, è difficile discutere con questa affermazione.

    2. Azioni ordinarie di società enormi

    Come accennato, Berkshire ha un portafoglio azionario che vale più di 200 miliardi di dollari e Buffett ha fatto riferimento alla sua volontà di investire somme consistenti di denaro in società che Berkshire non controlla.

    Un esempio lampante per esempio è Apple, nella quale il fondo ha grosse quantità di azioni ma non ne possiede il controllo diretto.

    3. Riscatto di azioni proprie

    Berkshire ha recentemente modificato il suo piano di riacquisto per permettere all’azienda di riacquistare le proprie azioni in qualsiasi momento, quando sia Buffett che il Vice Presidente Charlie Munger concordano sul fatto che sta negoziando a sconto significativamente rispetto al valore intrinseco. Come dice Buffett

    “È difficile sbagliare quando si acquistano banconote da 80 centesimi di dollaro o meno”

    4. Immobilismo

    Se a Buffett e al suo team non piace nessuna delle opzioni sul tavolo, possono scegliere di lasciare che il loro denaro si accumuli per finanziare future acquisizioni. In realtà, questo è esattamente quello che è successo negli ultimi anni (Berkshire aveva 112 miliardi di dollari in contanti alla fine del 2018).

    Le opzioni di Berkshire Hathaway

    Questo elenco è, più o meno, nell’ordine di preferenza di Buffett. Quindi, ci sono quattro opzioni che Buffett preferisce rispetto al pagamento di un dividendo. E, mentre l’Oracolo di Omaha ha indicato che non lascerà semplicemente che il denaro si accumuli all’infinito, il programma di riacquisto ampliato rende un dividendo Berkshire Hathaway ancora meno probabile di quanto non sia stato fino a ora.

    Inoltre, i dividendi sono difficili da fermare una volta avviati. Ci sono poche cose che possono far precipitare il prezzo di un’azione più velocemente di un taglio del dividendo, anche quando è chiaramente nell’interesse del business. Buffett ama avere la flessibilità di distribuire i profitti del Berkshire nel miglior modo possibile, che può variare nel tempo, quindi vuole mantenere la libertà di utilizzare tutti i profitti dell’azienda nel modo più vantaggioso possibile. L’aggiunta di un dividendo regolare ridurrebbe la quantità di capitale utilizzabile.

    Conclusione su Warren Buffett e i dividendi di Berkshire Hathaway

    Per riassumere, Warren Buffett ama i dividendi di alta qualità. Essi forniscono un flusso di reddito prevedibile e crescente, che Berkshire Hathaway può poi sfruttare come meglio crede. E, in molti casi, Buffett vede i dividendi come un modo responsabile e a misura di azionista per le aziende di utilizzare parte dei loro profitti.

    Tuttavia, è importante ricordare che Berkshire Hathaway non è un’azienda qualsiasi. Poiché ha opzioni più realistiche quando si tratta di distribuire il capitale rispetto alla maggior parte delle aziende, Buffett non pensa che pagare un dividendo, invece di utilizzare una delle altre possibili opzioni, sia il modo più intelligente di procedere.

  • Le 10 azioni preferite da Warren Buffett

    Le 10 azioni preferite da Warren Buffett

    Abbiamo già parlato di Warren Buffett e della sua Berkshire Hathaway: abbiamo cercato di capire le sue strategie di investimento, abbiamo cercato di comprendere perché ha ceduto le compagnie aeree, abbiamo visto il suo investimento in Cattolica Assicurazioni, insomma ci siamo occupati più volte dell’oracolo di Omah.

    Non potevamo fare altrimenti considerando la resa della sua Berkshire Hathaway, acquistata, semi morente, a metà del 900 e che oggi vale una fortuna.

    In questo articolo cerchiamo di capire quali sono i cavalli di battaglia di Warren Buffett, su quali titoli ha un affetto particolare e da quali azioni certamente non si separerà facilmente.

    Le azioni preferite di Warren Buffett

    Prima della lista, nuda e cruda, volete un esempio? American Express è nel portafoglio di Warren Buffett dal 1963, ha avuto fluttuazioni, con aumenti e cali di partecipazione, ma non è mai uscita dal portafoglio negli ultimi 57 anni.

    AzionePeso in
    portafoglio
    Quota
    dell’azienda
    Apple44,18%5,73%
    Bank of America10,85%10,68%
    Coca Cola8,83%9,31%
    America Express7,13%18,83%
    The Kraft Heinz Co5,13%26,63%
    Moodys3,35%13,14%
    Wells Fargo & Co3,00%5,76%
    U.S. Bancorp2,40%8,76%
    DaVita HealthCare1,49%31,23%
    Bank Of New York Mellon1,38%8,17%
    Le 10 aziende più presenti nel portafoglio di Warren Buffett al 30/06/2020

    Apple

    “Diversificare il portafoglio? Una protezione contro l’ignoranza, che non ha molto senso se sai quello che stai facendo”

    Warren Buffett a luglio 2020 sulla diversificazione

    Nel luglio del 2020 chiesero a Warren Buffett se il 44% raggiunto dalle quote Apple non fosse un’esposizione troppo grande su una sola azienda, quindi se non fosse meglio diversificare, vendendo un po’ di Apple per rafforzare altre quote.

    La risposta di Warren Buffett (la citazione qui sopra) lasciò di sasso non solo l’intervistatore ma tanti investitori.

    Per Warren Buffett Apple è in assoluto l’azienda migliore al mondo, altrimenti non metterebbe metà del proprio fondo sulla sola azienda di Cupertino.

    Finanziari

    Il portafoglio di Berkshire Hathaway ha sempre avuto una grande quantità di titoli finanziari, in questa semplice lista si può contare:

    • Bank of America
    • America Express
    • Moody’s
    • Wells Fargo & Co
    • U.S. Bancorp
    • Bank Of New York Mellon

    Ben 6 delle prime 10 aziende nel portafoglio dell’uomo di Omah sono finanziari; appare quindi evidente che questo settore, per Buffett, è fondamentale. A maggior ragione se si considera che nel portafoglio trovano posto anche Mastercard, Visa e JPMorgan Chase.

    Si inizia a registrare però qualche défaillance, infatti nell’ultimo report 13f, che termina a giugno 2020, il fondo ha alleggerito le proprie posizioni in Wells Fargo & Co, U.S. Bancorp e Bank Of New York Mellon.

    DaVita HealthCare

    Warren Buffett pensa al futuro (e come potrebbe non farlo un uomo che compirà 90 anni il 30 agosto 2020?) e per questo motivo investe anche sulla ricerca scientifica.

    DaVita HealthCare ha oltre 2.000 centri di ricerca su malattie renali in tutti gli Stati Uniti e con la popolazione che invecchia questo è certamente un investimento che guarda lontano.

    Coca Cola e Kraft Heinz

    Ogni portafoglio che si rispetti deve avere una base legata al food, settore anticrisi per eccellenza (tutti devono mangiare, anche durante le crisi).

    Coca Cola è un titolo storico per Warren Buffett, mentre Kraft è entrato nel portafoglio solo negli ultimi 10 anni; eppure entrambi ricoprono un ruolo fondamentale e l’oracolo di Omah si guarda bene dal separarsene.

    Warren Buffett e l’oro

    Buffett si è sempre detto allergico all’oro, poiché è qualcosa che definiva così:

    L’oro viene estratto dalla terra in Africa, o da qualche altra parte. Poi lo fondiamo, scaviamo un altro buco, lo sotterriamo di nuovo e paghiamo persone per fargli la guardia. Non ha utilità. Per un osservatore marziano sarebbe un bel grattacapo

    Warren Buffett nel 1998 parlando degli investimenti sull’oro

    Eppure nell’ultimo 13f pubblicato si nota un investimento su Barrick Gold, azienda mineraria che estrae proprio l’oro e che, ovviamente, è soggetta alle fluttuazioni del materiale. Poco peso, circa 0,3% sull’intero portafoglio di Berkshire Hathaway, ma ciò significa che anche nel fondo di Warren Buffett qualcosa inizia a cambiare (oppure il Covid fa più paura del previsto).

  • Dow Jones Global Titans 50 Index

    Dow Jones Global Titans 50 Index

    Il Dow Jones Global Titans 50 Index è un indice composto da 50 delle più grandi multinazionali del mondo. S&P Global possiede questo indice così come gli altri indici Dow Jones.

    S&P seleziona le società per questo indice calcolando criteri specifici come la capitalizzazione di mercato e la fluttuazione libera di ciascuna società, le vendite e i ricavi e i livelli di reddito netto.

    L’indice Global Titans 50 è stato lanciato nel luglio 1999. Esso riflette l’impatto della globalizzazione sull’economia mondiale, nonché la crescita e l’influenza delle fusioni e lo sviluppo delle mega-società negli ultimi anni.

    L’indice Dow Jones Global Titans 50 è uno dei tanti indici Dow Jones, ognuno dei quali traccia diversi aspetti dell’economia. L’indice Dow Jones originale tracciava specificamente le aziende industriali, in quanto erano i principali motori dell’economia quando l’indice ha fatto il suo debutto. L’indice globale dei titani riflette lo spostamento dell’economia globale verso la tecnologia e i servizi. Comprende ancora aziende manifatturiere come i produttori di auto e bevande e di software, ma comprende anche produttori di software e vari fornitori di servizi.

    L’indice globale Dow Jones Global Titans 50

    S&P ricalcola e ri-pesa l’indice trimestralmente per tenere conto delle variazioni del flottante dei titoli dei membri. S&P calcola e riporta il suo valore sia in dollari statunitensi che in euro.

    Ogni società quotata nell’indice guadagna ricavi sia a livello nazionale che internazionale. Queste società blue chip operano individualmente sulle principali borse di tutto il mondo, come la Borsa di New York, la Borsa di Tokyo, il NASDAQ e la Borsa di Londra.

    S&P sceglie queste società all’interno dell’universo BMI di S&P, che comprende circa il 95% dei mercati sviluppati ed emergenti per capitalizzazione di mercato. Poiché le società dell’indice Global Titans 50 sono note per le loro dimensioni e la loro stabilità, la valutazione degli utili dell’indice nel suo complesso tende ad essere inferiore alle principali medie di mercato come l’S&P 500.

    La composizione dell’indice

    Le aziende elencate nell’indice operano in un’ampia varietà di settori, tra cui alimenti e bevande, elettronica, automobili, prodotti farmaceutici e software.

    L’industria che la fa da padrona nell’indice è la tecnologia, con un peso del 42,5%, seguita da Health Care con 15,8% e Consumer Services 12,9%.

    Le aziende con sede negli Stati Uniti dominano l’indice, comprese società come McDonald’s, Wal-Mart, Philip Morris, General Electric, Johnson & Johnson ed Exxon Mobil. Anche le aziende tecnologiche americane figurano nell’indice, tra cui Apple, Microsoft e Alphabet, la società madre di Google.

    Benché si chiami Global Titans 50, i titoli in lista sono tipicamente di più poiché alcune aziende hanno più titoli, come per esempio Alphabet che ha azioni A e C.

    Questa la lista completa a giugno del 2020

    AziendaNazioneCapitalizzazione
    (mlrd $)
    AppleUSA1.578
    MicrosoftUSA1.564
    AlphabetUSA1.001
    Berkshire HathawayUSA434
    Johnson & JohnsonUSA372
    SamsungSud Korea368
    WalmartUSA338
    NestléSvizzera310
    MastercardUSA303
    Procter & GambleUSA299
    RocheSvizzera296
    JPMorgan ChaseUSA282
    IntelUSA250
    NVidiaUSA236
    VerizonUSA227
    AT&TUSA214
    ToyotaGiappone206
    The Walt Disney CompanyUSA205
    Bank of AmericaUSA202
    MerckUSA199
    The Coca ColaUSA193
    Cisco SystemsUSA193
    NovartisSvizzera192
    PfizerUSA192
    Exxon MobilUSA186
    PepsiCoUSA184
    AbbVieUSA174
    OracleUSA172
    ChevronUSA165
    Abbott LaboratoriesUSA163
    AmgenUSA152
    McDonald’sUSA136
    SanofiFrancia128
    Royal Dutch ShellOlanda124
    Philip MorrisUSA110
    IBMUSA106
    CitigroupUSA105
    QualcommUSA103
    The Boeing CompanyUSA102
    GlaxoSmithKlineGran Bretagna101
    TotalFrancia101
    BHPGran Bretagna100
    HSBCGran Bretagna97
    SiemensGermania95
    3MUSA90
    British American TobaccoGran Bretagna87
    BPGran Bretagna77
    Anheuser-Busch InBevUSA76
    AllianzGermania71
    GazpromRussia65
    General ElectricUSA60
    BASFGermania52
    Conoco PhillipsUSA45
    VodafoneGran Bretagna43
    Lista dei componenti del Dow Jones Global Titans 50 Index
  • Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.

    Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.

    Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.

    Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.

    Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.

    Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.

    Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:

    • Lipton
    • Algida
    • Bertolli
    • Calvé
    • Knor
    • Cif
    • Coccolino
    • Svelto
    • Dove

    Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.

    Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.

    Da dove nasce la protesta?

    La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.

    A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.

    La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.

    La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.

    Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits

    Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.

    Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:

    Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni

    Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook

    Oppure la divisione americana di Honda che dice:

    Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo

    Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook

    Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:

    • Unilever
    • Coca Cola
    • Starbucks
    • Levi Strauss
    • Honda (divisione americana)
    • North Face
    • Patagonia
    • Mozilla
    • Upwork
    • Arc’teryx
    • Ben & Jerry’s
    • Beam Suntory
    • Dashlane
    • Eddie Bauer
    • Eileen Fisher
    • Hershey’s
    • JanSport
    • Magnolia Pictures
    • REI
    • Verizon

    Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.

    Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:

    • Ford
    • Adidas
    • HP
    • Lego
    • Microsoft

    Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.

    Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.

  • Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Chiunque sia interessato al mercato azionario, agli investimenti o alle questioni di denaro ha probabilmente incontrato le scelte azionarie di Warren Buffett, i consigli o i racconti leggendari dell’oracolo di Omaha.

    È il più grande investitore vivente e, a differenza di molti miliardari, è disposto a insegnarci a pescare finanziariamente.

    Ma con così tante cose in giro, è difficile restringere il campo all’essenziale Buffett.

    Questo è il nostro obiettivo. Sia che vogliate un elenco delle azioni preferite di Buffett, i bassifondi delle sue tecniche di investimento, o qualche lettura avanzata, è qui che lo troverete.

    Come investire come Warren Buffett

    Buffett ha acquistato le sue prime azioni all’età di 11 anni utilizzando le informazioni disponibili per qualsiasi altro investitore. Ora, ben ottantenne, è ancora in attività.

    Oggi acquista aziende per la sua società, Berkshire Hathaway, e può concludere l’affare esotico qua e là. Ma Buffett e il suo team gestiscono oltre 200 miliardi di dollari (in crescita) in azioni di società pubbliche.

    Come fa? Passando una notevole quantità di tempo a leggere esattamente quello che possiamo anche noi: 10-Ks, registrazioni SEC e trascrizioni di probabili guadagni.

    Una delle differenze chiave, tra lui e la maggior parte di noi, è la sua incredibile attenzione. È come se stesse correndo sia uno sprint che una maratona. Si impara molto leggendo il rapporto annuale di un’azienda, ma cosa succede se lo si fa su un’azienda per più di 20, 30, 40, 50 anni consecutivi? E per tutti i suoi concorrenti? E per le aziende di settori completamente diversi, anche quelle in cui non sareste mai interessati ad investire?

    Pochi di noi iniziano abbastanza presto e hanno il livello di attenzione costante per diventare il prossimo Warren Buffett, ma ognuno di noi ha la possibilità di diventare un investitore migliore ascoltando questi sette principi:

    1. Investite in quello che sapete;
    2. Imparare le basi dell’investimento di valore;
    3. Identificare le scorte a basso costo;
    4. Trova aziende che resistono alla prova del tempo;
    5. Investire in una buona gestione;
    6. Sii aggressivo nei momenti difficili;
    7. Mantenere una mentalità a lungo termine

    Le ultime scelte di stock di Warren Buffett

    Quando sei il più rinomato stock picker del mondo, tutti vogliono il tuo ultimo consiglio. Per quanto Buffett condivida la sapienza, la sua saggezza è la madre delle sue prossime mosse. Ci sono molte ragioni per tenere nascosto ciò che pensa, tra cui il fatto che se ce lo dicesse, un mucchio di persone si ammasserebbero nell’azienda e lui otterrebbe un prezzo delle azioni peggiore.

    Ma fortunatamente per noi, la Securities and Exchange Commission richiede ai gestori degli investimenti delle dimensioni di Berkshire Hathaway di rivelare le loro mosse azionarie in un 13F trimestrale.

    Nell’ambito della pianificazione della successione, Buffett ha ceduto sempre più quote del portafoglio a Todd Combs e Ted Weschler, ma ne controlla ancora la maggior parte e rappresenta le mosse più importanti.

    Le prime 10 partecipazioni azionarie di Buffett

    Mentre il trimestrale di Berkshire Hathaway compra e vende mostra le sue ultime mosse, è bene fare un passo indietro e vedere quali sono le partecipazioni più grandi:

    TitoloTicketValore
    (in milioni di $)
    AppleAAPL62.340
    Bank of AmericaBAC19.638
    Coca CocaKO17.700
    America ExpressAXP12.979
    Wells Fargo & Co.WFC9.276
    Kraft Heinz CompanyKHC8.056
    Moody’s Corp.MCO5.218
    JPMorgan Chase & Co.JPM5.196
    U.S. BancorpUSB4.563
    DaVita HealthCare Partners Inc.DVA2.898
    Bank of New York Mellon Corp.BK2.686
    Charter Communications, Inc.CHTR2.368
    VeriSign, Inc.VRSN2.308
    Delta Air Lines, Inc.DAL2.051
    Southwest Airlines Co.LUV1.910
    VISA IncV1.702
    General Motors CompanyGM1.552
    Costco Wholesale Corp.COST1.236
    MasterCard IncorporatedMA1.192
    Amazon.com, Inc.AMZN1.040
    Le 20 maggior aziende detenute da Warren Buffett risultanti dall’ultimo 13F del 31 Marzo

    Alcune cose che saltano fuori:

    • Sono aziende enormi. Il successo e la ricchezza di Buffett gli impediscono di muovere l’ago acquistando azioni di società a piccola o media capitalizzazione.
    • La presenza di banche o finanziarie è in eccesso
    • Le altre, per la maggiore, sono grandi marchi di consumo

    Le citazioni di Warren Buffett

    Al di là della sua performance, una delle ragioni per cui è così famoso è che preferisce la franchezza al gergo.

    Se si chiedesse di uno dei grandi rischi dei derivati, una testa parlante nelle notizie finanziarie probabilmente parlerebbe del rischio di controparte e di strumenti complessi come i collateralized debt obligations. Nel frattempo, Buffett non ha paura di diventare creativo:

    “I derivati sono come il sesso. Il problema non è con chi andiamo a letto noi, ma con chi vanno a letto loro”.

    Warren Buffett

    Le strategie dei dividendi di Warren Buffett

    Se date un’occhiata alle 20 migliori azioni di Buffett, potreste notare che ognuna di esse paga un dividendo.

    Nel frattempo, si può anche notare che la società gestita da Buffett, Berkshire Hathaway, non paga un dividendo.

    Chiaramente, c’è qualche sfumatura nel pensiero di Buffett sui dividendi…

    L’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Ogni anno, circa 40.000 persone partecipano all’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway, alias Woodstock for Capitalists.

    E’ piuttosto sorprendente che una conferenza di investimento faccia arrivare tante persone quante sono le persone che si presentano come un grande evento sportivo. A Omaha, in Nebraska, nientemeno. E questo senza contare le persone che guardano il livestream.

    Al centro dell’incontro annuale c’è Warren Buffett e il suo partner Charlie Munger sul palco per alcune ore a rispondere a tutte le domande di un gruppo selezionato di stimati giornalisti e a tutti i partecipanti che arrivano abbastanza presto per fare la fila ai microfoni.

    Esteso, è un intero fine settimana di festeggiamenti, tra cui lo shopping presso i venditori legati al Berkshire che espongono al CHI Health Center, un picnic al Nebraska Furniture Mart, una gara di 5 km, una serata di bistecche per gli azionisti al Gorat’s (uno dei ristoranti preferiti da Warren), ecc.

    La lettera annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Forse un modo ancora migliore per ottenere la saggezza distillata di Buffett rispetto al viaggio a Omaha è leggere la sua missiva annuale agli azionisti. Ogni edizione offre sia approfondimenti specifici sull’attività del Berkshire sia approfondimenti generali sugli investimenti.

    È possibile accedervi sul sito web di Berkshire.

    I 5 migliori libri su Warren Buffett

    Anche Buffett ha scritto molto, ma su di lui è stato scritto molto di più. Se state cercando di approfondire le sue strategie o semplicemente ciò che lo fa ticchettare, iniziate con questi cinque:

    • Buffett: The Making of an American Capitalist, di Roger Lowenstein
    • The Warren Buffett Way, di Robert G. Hagstrom
    • Il CEO di Warren Buffett, di Robert P. Miles
    • La Palla di Neve: Warren Buffett e il business della vita, di Alice Schroeder
    • Toccare Dancing to Work: Warren Buffett su Praticamente tutto, 1966-2013, di Carol J. Loomis

    Qual è il patrimonio netto di Warren Buffett?

    Oltre 80 miliardi di dollari. A seconda dei giorni, è la terza persona più ricca del mondo dietro a Jeff Bezos (e alla famiglia) e Bill Gates. E questo dopo aver deciso, nel 2006, di iniziare a dare in beneficenza il 99% della sua ricchezza (e tutte le sue azioni del Berkshire Hathaway) durante la sua vita o alla sua morte. Ha già dato via decine di miliardi di dollari.

    Dove è andato a scuola?

    Come studente universitario, ha frequentato Wharton alla University of Pennsylvania prima di trasferirsi alla University of Nebraska. Per la scuola di specializzazione, ha frequentato la Columbia Business School.

    Quali investitori lo hanno influenzato?

    Buffett ha detto che il suo stile di investimento è “85% Graham e 15% Fisher”.

    Graham è Benjamin Graham, “Il padre dell’investimento di valore”. Ha scritto The Intelligent Investor e ha scritto insieme a David Dodd Analisi della sicurezza. È stato per un po’ il professore e mentore di Buffett alla Columbia Business School e il suo capo.

    Fisher è Philip Fisher, un pioniere dell’investimento per la crescita e autore di azioni comuni e profitti non comuni.

    Mentre Graham e Fisher erano gli eroi degli investimenti di Buffett, il suo partner commerciale Charlie Munger è stato probabilmente la sua più forte influenza tra pari.

  • Azioni legate ai beni di consumo, cosa sapere per investire

    Azioni legate ai beni di consumo, cosa sapere per investire

    Le aziende del segmento dei beni di prima necessità sono tra i marchi più riconoscibili sul mercato azionario. Le loro attività sono relativamente facili da capire e la maggior parte degli investitori sono probabilmente clienti abituali di molte delle aziende dietro le azioni. Questi fattori rendono il settore un luogo attraente per prendere in considerazione l’acquisto di azioni individuali.

    Tuttavia, investire nello spazio dei beni di consumo di base comporta rischi specifici e compromessi che dovreste conoscere prima di aggiungerli al vostro portafoglio. Di seguito, daremo un’occhiata completa al segmento, dal settore più ampio fino ad alcuni interessanti modi per ottenere un’esposizione a questa importante parte dell’economia mondiale.

    Cos’è un titolo di base per i consumatori?

    I beni di consumo di base sono prodotti che tendono a figurare in cima alla lista della spesa di una persona. Si estendono a nicchie come il cibo, le bevande, la cura della casa e della persona e il tabacco. Questi prodotti sono chiamati “prodotti di base” per indicare che sono una parte essenziale del budget mensile della maggior parte dei consumatori. A differenza delle spese per le vacanze e per la ristrutturazione della casa, che possono essere rimandate durante i periodi di magra congiuntura economica, una famiglia tipica destina sempre denaro contante a generi di prima necessità come generi alimentari, igiene personale e prodotti per la pulizia della casa.

    I beni di prima necessità per i consumatori si differenziano dall’industria “discrezionale”, soprattutto a causa di questa priorità di spesa non negoziabile. La spesa discrezionale, come suggerisce il nome, comporta acquisti come l’intrattenimento e la ristorazione fuori casa, che sono suscettibili di ampie oscillazioni della domanda dei consumatori che seguono i cambiamenti dell’economia in generale. La domanda di cose come la carta igienica e lo shampoo, invece, non scompare quando arriva la recessione.

    I prodotti di base per i consumatori sono un buon investimento?

    Ci sono diverse caratteristiche che rendono i beni di consumo di base interessanti piattaforme per generare solidi ritorni di investimento a lungo termine. Come già detto, le aziende sono protette dalle oscillazioni della domanda a breve termine trainate dall’economia, e quindi tendono a crescere costantemente, indipendentemente dallo stato dell’economia. Ecco perché le azioni di questa nicchia sono talvolta definite “difensive” o “a prova di recessione”. Questa reputazione di affidabilità è rafforzata dal fatto che le azioni spesso pagano dividendi generosi che hanno una lunga storia di crescita ogni anno. Insieme alle sue vendite protette, il pagamento di dividendi in crescita può rendere una raccolta di beni di consumo una forza stabilizzante nel portafoglio di un investitore. Funzionano particolarmente bene come peso di bilanciamento rispetto alle azioni in crescita.

    Anche le preferenze dei consumatori sono simili in tutto il mondo, e questo significa che le aziende di successo in questo spazio hanno l’opportunità di beneficiare di enormi economie di scala. Il loro uso ripetitivo, nel frattempo, fornisce un flusso costante di domanda e la prospettiva di un profondo legame con i consumatori che può durare decenni. Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni dei marchi più preziosi del pianeta, come Coca-Cola, Colgate-Palmolive e Procter & Gamble’s (Pampers), siano tutti beni di prima necessità per i consumatori.

    A fini di investimento, le scorte di beni di consumo di base comprendono i produttori di questi beni, oltre ai distributori e alle catene di vendita al dettaglio che sostengono le loro attività.

    Informazioni sul settore

    I beni di consumo di base si estendono su sei settori:

    1. bevande (compresi birra e alcolici)
    2. alimenti freschi
    3. prodotti alimentari
    4. prodotti per la casa
    5. prodotti personali
    6. tabacco

    Insieme, essi costituiscono uno degli 11 principali gruppi industriali che compongono l’economia. A metà del 2019, le azioni di beni di consumo di base rappresentavano 3,6 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, collocandosi al sesto posto per dimensioni relative, dietro alle tecnologie informatiche (8,3 trilioni di dollari), finanziarie (7,1 trilioni di dollari), sanitarie (5,6 trilioni di dollari), discrezionali per i consumatori (5,4 trilioni di dollari) e dei servizi di comunicazione (4,6 trilioni di dollari).

    L’industria ha la reputazione di superare gli altri settori durante le prime fasi di rallentamento economico e di recessione. Al contrario, tende a ritardare altre parti dell’economia in periodi di forte crescita economica. Ciò avviene perché la natura difensiva di questi titoli attrae gli investitori durante i periodi di debolezza economica, mentre la gente si orienta maggiormente verso le imprese ad alta crescita durante i periodi di boom.

    Le principali tendenze che influenzano il settore sono i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori, e i cambiamenti in questo caso richiedono alle aziende di lavorare costantemente per rimanere rilevanti. Un importante cambiamento recente è stato l’allontanamento da quelli che sono percepiti come ingredienti innaturali nei cibi e nelle bevande. Questo cambiamento della domanda ha fatto crescere marchi globali come la Diet Coke e ha costretto molte aziende dell’industria alimentare confezionata a riorganizzare il loro intero portafoglio. Un esempio ne è PepsiCo, che negli ultimi anni ha acquisito vari marchi di prodotti naturali.

    Metriche di investimento da conoscere

    Quando si investe in un’azione di beni di consumo di base, ci sono alcune importanti metriche che dovreste conoscere. Alcune di esse si applicano a produttori come Coca-Cola, mentre altre si applicano a rivenditori come Carrefour.

    Monitoraggio delle entrate

    In generale, le aziende di beni di prima necessità godono di tassi di crescita costanti ma non spettacolari se paragonati ad altri settori come il software e l’elettronica di consumo. Le metriche chiave da conoscere in questo settore sono le vendite organiche, le vendite nei negozi comparabili e la quota di mercato.

    Vendite organiche

    Le vendite organiche, a volte chiamate vendite di base, rappresentano la variazione dei ricavi rispetto al periodo dell’anno precedente, dopo aver contabilizzato questioni temporanee come le vendite o gli acquisti di marchi, i cambiamenti dei tassi di cambio e gli oneri non monetari. La crescita delle vendite inorganiche può essere fortemente influenzata nel breve termine dall’acquisto di un nuovo franchising, ma tali guadagni non hanno lo stesso valore di quando un’azienda riesce ad aumentare la domanda dei propri prodotti core.

    Due sono le principali tendenze di questa metrica: i volumi di vendita e i prezzi. In questo modo, le vendite organiche catturano la risonanza dei prodotti di un’azienda con i consumatori. Più alto è meglio, e gli investitori di solito cercano azioni che possano costantemente superare i concorrenti con un aumento equilibrato dei volumi e dei prezzi. Questo successo a lungo termine è indice di vantaggi competitivi duraturi. I tassi di vendita organici si applicano ai produttori di beni di consumo di base come Procter & Gamble.

    Vendite in punti vendita comparabili

    Questa metrica viene utilizzata dai rivenditori per esprimere la crescita annuale dopo l’adeguamento per l’apertura o la chiusura dei punti vendita. In questo modo, descrive lo slancio operativo fondamentale del business. Le vendite in punti vendita comparabili forti e in accelerazione, o comps, indicano che un’azienda sta attirando un forte traffico di clienti e si sta distinguendo in un settore della vendita al dettaglio competitivo.

    L’indebolimento dei comps, d’altra parte, implica sfide commerciali sempre più impegnative.

    Quota di mercato

    Questa metrica si riferisce alla percentuale delle vendite complessive di un settore che un’azienda è responsabile di consegnare in un determinato periodo. È insolito vedere i produttori di beni di prima necessità mantenere posizioni dominanti sul mercato di oltre il 30% o più dell’industria globale per prodotti come dentifricio, pannolini o bibite gassate. Questo posizionamento è prezioso per molte ragioni. Si traduce in maggiori profitti ed è più facile da difendere dalle minacce della concorrenza, ad esempio. Un posizionamento del marchio leader rende più facile assicurare molto spazio sugli scaffali anche presso i rivenditori. Le aziende di beni di consumo di base puntano sempre a far crescere le vendite a un ritmo più veloce rispetto al settore più ampio, aumentando così la quota di mercato nel tempo.

    Profitti e ritorni

    Le migliori aziende di beni di prima necessità per il settore dei beni di consumo sono leader di mercato grazie ai loro marchi di valore, alle loro ampie basi di vendita e alla loro efficiente struttura operativa. Quando si giudica il potere reddituale di queste aziende, le due metriche chiave da conoscere sono il margine di profitto lordo e il margine di profitto operativo.

    Margine di profitto lordo

    Il margine lordo è ciò che rimane dopo che un’azienda paga i costi iniziali di produzione e distribuzione del suo prodotto. Agli investitori piace vedere un margine che è sia superiore a quello dei concorrenti che, idealmente, in aumento o stabile. La forza di questa metrica si traduce direttamente in guadagni più alti e dimostra che un titolo di consumo ha potere di prezzo.

    Margine di profitto operativo

    Il margine operativo è ciò che rimane dopo che le spese generali e le spese di vendita vengono dedotte dai profitti lordi. È una metrica dei profitti più descrittiva rispetto all’utile netto, perché non è influenzata, tra le altre cose, dalle variazioni del pagamento delle imposte. Un’azienda efficiente mostrerà un margine operativo più elevato rispetto ai suoi colleghi.

    Rendimenti per gli azionisti

    Poiché si tratta di imprese mature ed efficienti con modeste opportunità di crescita, i titoli di consumo di base tendono a generare molta liquidità, gran parte della quale viene restituita agli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Questa è una differenza fondamentale se paragonata alle azioni di crescita, che tendono a destinare ogni anno una parte maggiore dei loro guadagni all’espansione del business e quindi a fornire meno liquidità agli investitori.

    I dividendi sono pagamenti ricorrenti in contanti che di solito avvengono ogni trimestre. Gli investitori cercano azioni che paghino un rendimento solido, sostenuto da un’ampia liquidità. È anche importante che il dividendo abbia una lunga storia di crescita ogni anno. I cosiddetti “aristocratici del dividendo” sono aziende che hanno incrementato il loro payout per almeno 25 anni consecutivi, e questa lista d’elite comprende molti giganti dei beni di prima necessità.

    La spesa per il riacquisto di azioni è un altro modo chiave con cui le aziende restituiscono denaro agli azionisti, anche se è meno diretto del pagamento dei dividendi. Nel riacquistare le proprie azioni, un gigante dei beni di prima necessità abbassa il numero delle azioni in circolazione e quindi aumenta il valore delle azioni rimanenti, poiché il pool più piccolo significa che ogni azione residua rappresenta una parte maggiore del business.

    Rischi legati all’investimento in azioni di beni di consumo di base

    Come per tutti i titoli, anche per gli investimenti in beni di consumo di base ci sono dei rischi. Queste aziende sono resistenti ai forti cali della domanda durante le recessioni, ma i loro tassi di crescita sono ancora legati a tendenze economiche più ampie, come la crescita globale della popolazione e dei salari. Una grande recessione che colpisca più mercati geografici contemporaneamente ostacolerebbe necessariamente i guadagni e gli incrementi delle vendite.

    L’enorme dimensione di queste imprese è normalmente un punto di forza competitivo, ma può diventare una debolezza durante i periodi di cambiamenti fondamentali della domanda dei consumatori. Sia Coca-Cola che Procter & Gamble, ad esempio, hanno passato anni a ristrutturare i loro portafogli e a modificare le loro strutture operative per competere meglio nei nuovi ambienti di vendita, mentre i rivali più piccoli si sono adattati più rapidamente. Non c’è alcuna garanzia che un titolo di consumo di base rimanga in anticipo sulla prossima tendenza del mercato.

    C’è anche una buona probabilità che un determinato titolo di beni di consumo di base subisca un lungo periodo di crescita lenta che a malapena corrisponde alle tendenze più ampie del settore, che sono già modeste. Negli ultimi anni, gli investitori hanno visto all’opera molti esempi di questo triste processo. Mentre ognuno di questi giganti ha protetto il pagamento dei dividendi e ha inviato molti contanti agli azionisti nell’ultimo decennio, i rendimenti sono stati inferiori rispetto ad altre nicchie ad alta crescita.

    Le più grandi azioni di beni di consumo di base

    Gli investitori non mancano di opzioni quando si pensa di investire nei beni di prima necessità, ma qui ci sono alcuni nomi degni di nota nei segmenti della produzione e della vendita al dettaglio. Di seguito, daremo un’occhiata più da vicino a una di queste aziende che hanno recentemente realizzato performance di market-changing.

    NomeTicketCapitalizzazioneP/E
    Procter & GambleNYSE:PG287 mlrd $61,5
    Coca-ColaNYSE:KO202 mlrd $20,3
    PepsiCoNASDAQ:PEP183 mlrd $25,6
    WalmartNYSE:WMT351 mlrd $23,5
    Colgate-PalmoliveNYSE:CL61,7 mlrd $24,5
    HeinekenAMS:HEIA49 mlrd €29,5
    UnileverAMS:UNA124 mlrd €21,6
    CarrefourEPA:CA10,5 mlrd €14,5
    CampariBIT:CPR8,6 mlrd €28,0
    NestlèSWX:NESN307 mlrd CHF24,0

    Procter & Gamble

    Per molti versi, Procter & Gamble è la società prototipale di beni di consumo di base. La maggior parte dei suoi oltre 60 marchi sono considerati prodotti essenziali per le persone di tutto il mondo, che si tratti di rasoi Gillette, shampoo Head & Shoulders o Pampers.

    Il tasso di crescita di P&G è stato testardamente lento nei tre anni successivi al lancio di un riavvio del portafoglio nel 2012, ma ultimamente le tendenze sono migliorate.

    P&G ha guadagnato quote di mercato nei segmenti dei tessuti e dell’assistenza domiciliare, ma ha perso terreno in settori come la toelettatura e la cura dei bambini.

    Le efficienti operazioni dell’azienda illustrano il motivo per cui molti investitori la considerano tra le aziende più sicure. P&G stanzia regolarmente miliardi di dollari per il riacquisto di azioni ogni anno e per l’incremento del dividendo, che ha una delle più lunghe fasi di crescita del mercato. Il suo modesto tasso di crescita potrebbe non far girare la testa, ma questo titolo potrebbe giocare un ruolo importante in un portafoglio ben diversificato.

    ETF di base per i consumatori e fondi indicizzati

    Se non siete interessati a scegliere specifici potenziali vincitori, potreste preferire semplicemente possedere una selezione dell’intero gruppo industriale. Fortunatamente, ci sono molti fondi tra cui scegliere per raggiungere questo obiettivo, compresi i fondi negoziati in borsa (ETF) e i fondi indicizzati. Di seguito ne riportiamo alcuni tra i più grandi. Come al solito, quando si valutano gli ETF, è importante cercare una buona copertura del settore abbinata a basse commissioni.

    NomeTicketCommissioni
    Consumer Staples Select SPDR FundNYSEMKT:XLP0,13%
    iShares U.S. Consumer Goods ETFNYSEMKT:IYK0,43%
    Vanguard Consumer Staples ETFNYSEMKT:VDC0,10%
    ETF con azioni di beni di consumo come componenti

    Fondi come questi offrono la maggior parte dei vantaggi del settore dei beni di prima necessità, tra cui una performance costante durante le fasi di contrazione del mercato e rendimenti dei dividendi superiori alla media. Dal momento che si concentrano anche sui maggiori player, è probabile che otterrete un’esposizione ai giganti globali, tra cui P&G, Coca-Cola, PepsiCo e Altria Group.

    Che si tratti di singoli titoli come Heineken o di un ETF come il fondo di beni di consumo di Vanguard, gli elementi di questo gruppo industriale meritano un posto nel portafoglio di quasi tutti gli investitori. Acquistate alcune società di qualità, o un fondo indicizzato diversificato, e preparatevi meglio ad affrontare la prossima flessione del mercato. Nel frattempo, è possibile riscuotere dividendi sani che aiutano a compensare il fatto che il segmento dei beni di prima necessità tende a rimanere indietro rispetto ad altri settori durante le fasi di ripresa ciclica. Questo attraente mix di crescita, reddito e stabilità garantirà probabilmente che questa nicchia di mercato rimanga popolare tra gli investitori per i decenni a venire.

  • Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    Cosa è il S&P 100 e quali titoli contiene

    L’indice S&P 100 è un indice del mercato azionario degli Stati Uniti gestito da Standard & Poor’s.

    Le opzioni dell’indice S&P 100 sono negoziate con il simbolo del ticker “OEX“. A causa della popolarità di queste opzioni, gli investitori spesso si riferiscono all’indice con il simbolo del ticker.

    L’S&P 100, un sottoinsieme dell’S&P 500, comprende 101 (perché una delle società che lo compongono ha 2 classi di azioni) azioni statunitensi leader con opzioni quotate in borsa.

    I titoli azionari nell’S&P 100

    I componenti dell’S&P 100 sono selezionati per l’equilibrio del settore e rappresentano circa il 63% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 e quasi il 51% della capitalizzazione di mercato dei mercati azionari statunitensi. Le azioni dell’S&P 100 tendono ad essere le società più grandi e consolidate dell’S&P 500.

    Ecco la lista completa dei titoli nell’S&P 100:

    TickerAziendaMarket CapP/EDiv. Yield
    AAPLApple Inc1.673.443.32830,660,84%
    MSFTMicrosoft Corp1.546.415.10436,760,98%
    AMZNAmazon.com Inc1.496.278.016143,760,00%
    GOOGAlphabet Cl C1.036.215.68030,550,00%
    GOOGLAlphabet Cl A1.034.113.21630,610,00%
    FBFacebook Inc686.434.11232,920,00%
    BRK.BBerkshire Hathaway Cl B464.160.96019,190,00%
    JNJJohnson & Johnson393.213.15216,702,72%
    VVisa Inc376.066.46434,540,61%
    WMTWal-Mart Stores374.615.39226,451,64%
    PGProcter & Gamble Company308.861.24824,602,54%
    JPMJP Morgan Chase & Company304.732.76813,463,61%
    MAMastercard Inc300.469.28039,040,52%
    UNHUnitedhealth Group Inc291.294.91216,331,64%
    HDHome Depot277.570.94425,632,33%
    INTCIntel Corp250.398.75210,832,24%
    NVDANvidia Corp249.314.86475,900,16%
    NFLXNetflix Inc231.948.224105,920,00%
    VZVerizon Communications Inc230.817.42411,314,47%
    TAT&T Inc218.294.5608,436,93%
    DISWalt Disney Company215.722.46426,571,46%
    BACBank of America Corp207.607.3609,352,93%
    ADBEAdobe Systems Inc204.476.40056,380,00%
    MRKMerck & Company200.413.63214,523,07%
    PYPLPaypal Holdings199.353.88877,860,00%
    KOCoca-Cola Company198.209.23221,683,53%
    PFEPfizer Inc197.752.08012,324,26%
    CSCOCisco Systems Inc193.296.70415,683,10%
    CMCSAComcast Corp A191.864.86413,672,19%
    XOMExxon Mobil Corp187.225.16818,997,80%
    PEPPepsico Inc185.758.51224,763,06%
    ORCLOracle Corp171.293.82416,181,70%
    ABTAbbott Laboratories170.516.65629,671,49%
    CRMSalesforce.com Inc167.144.512232,210,00%
    CVXChevron Corp164.966.27213,395,80%
    LLYEli Lilly and Company157.814.25625,611,79%
    TMOThermo Fisher Scientific Inc154.986.67231,490,22%
    NKENike Inc151.242.60853,850,99%
    AMGNAmgen Inc150.120.64016,412,53%
    ABBVAbbvie Inc147.556.04810,904,70%
    COSTCostco Wholesale144.056.03238,850,86%
    MCDMcDonald’s Corp141.959.71225,232,61%
    ACNAccenture Plc139.525.29628,761,46%
    BMYBristol-Myers Squibb Company134.222.76811,203,04%
    DHRDanaher Corp131.697.04840,240,38%
    NEENextera Energy131.358.60030,262,16%
    CHTRCharter Communicatio130.687.84865,250,00%
    MDTMedtronic Inc128.429.37621,172,39%
    TXNTexas Instruments121.311.23225,712,72%
    UNPUnion Pacific Corp120.018.32020,252,22%
    PMPhilip Morris International Inc117.329.74414,106,24%
    AMTAmerican Tower Corp114.142.43231,841,71%
    IBMInternational Business Machines110.107.4969,925,30%
    LOWLowe’s Companies107.776.68022,521,56%
    HONHoneywell International Inc107.438.89617,982,37%
    CCitigroup Inc107.129.8409,533,94%
    WFCWells Fargo & Company104.385.92021,138,05%
    UPSUnited Parcel Service103.236.83216,353,39%
    LMTLockheed Martin Corp102.605.56016,552,63%
    QCOMQualcomm Inc102.593.43234,922,81%
    BABoeing Company100.844.880552,760,00%
    GILDGilead Sciences Inc96.135.15212,463,55%
    MMM3M Company92.318.95217,923,69%
    BLKBlackrock87.460.38419,952,55%
    SBUXStarbucks Corp86.909.84029,192,17%
    CVSCVS Corp84.947.8408,763,10%
    MSMorgan Stanley82.942.52811,092,73%
    AXPAmerican Express Company77.534.80811,931,77%
    MOAltria Group77.085.1049,568,20%
    MDLZMondelez Intl Inc76.003.29620,942,17%
    CATCaterpillar Inc74.994.08014,232,98%
    GSGoldman Sachs Group73.822.22411,512,31%
    BKNGBooking Holdings Inc71.497.84018,740,00%
    CLColgate-Palmolive Company64.222.47225,672,36%
    GEGeneral Electric Company61.667.00012,310,56%
    TGTTarget Corp60.976.82822,282,17%
    DUKDuke Energy Corp59.574.53616,224,70%
    SOSouthern Company56.803.55616,624,83%
    USBU.S. Bancorp56.576.21611,204,46%
    RTXRaytheon Technologies Corp.54.022.4607,743,02%
    BIIBBiogen Inc45.617.2967,900,00%
    COPConocophillips44.602.15613,694,04%
    FDXFedex Corp43.393.62816,971,61%
    GDGeneral Dynamics Corp42.602.32012,303,02%
    KHCKraft Heinz Company42.031.05611,974,83%
    DDDu Pont De.Nemours Inc40.197.40014,752,19%
    GMGeneral Motors Company38.424.3926,675,65%
    EMREmerson Electric Company37.724.56817,823,14%
    EXCExelon Corp37.085.97211,824,02%
    WBAWalgreens Boots Alliance35.831.1807,904,50%
    METMetlife Inc35.150.9206,224,76%
    KMIKinder Morgan33.899.69215,917,02%
    BKBank of New York Mellon Corp32.531.1788,903,36%
    DOWDow Inc32.466.24213,806,46%
    COFCapital One Financial Corp28.848.44210,342,51%
    ALLAllstate Corp28.776.1667,712,40%
    AIGAmerican International Group28.043.63610,154,03%
    FFord Motor Company27.282.48812,250,00%
    SLBSchlumberger N.V.26.118.64013,312,65%
    SPGSimon Property Group20.155.8645,657,81%
    OXYOccidental Petroleum Corp15.309.30666,080,23%
    Componenti dell’S&P 100 a luglio 2020

    Storia del S&P100

    L’indice è stato avviato il 15 giugno 1983, quando il CBOE ha creato le prime opzioni di indice, basate sul proprio indice, il CBOE 100.

    Nel 1993 il CBOE ha creato il Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index (VIX), calcolato sulla base del prezzo delle opzioni S&P 100 (all’epoca queste erano di gran lunga le opzioni di indice più negoziate). Poi, nel 2003, l’hanno modificato per essere basato sull’S&P 500.

    La capitalizzazione media di mercato del flottante dell’S&P 100 è oltre 3 volte superiore a quella dell’S&P 500 (135 miliardi di dollari contro i 40 miliardi di dollari del gennaio 2017); come tale, è più grande di un indice a grande capitalizzazione. Il “sigma” delle società all’interno dell’S&P 100 è tipicamente inferiore a quello dell’S&P 500 e quindi la corrispondente volatilità dell’S&P 100 è inferiore. Tuttavia, la correlazione tra i due indici è molto elevata.

    Il 2019 si è chiuso per l’indice S&P100 a 1.442, in aumento del 29,47% rispetto alla chiusura del 2018. Si tratta di uno dei migliori anni per l’indice.

  • Dow Jones, indice americano più antico

    Dow Jones, indice americano più antico

    Il Dow Jones Industrial Average, spesso indicato come “il Dow Jones”, è un indice ponderato in base al prezzo che tiene traccia del valore di 30 società di proprietà pubblica quotate al NASDAQ e alla Borsa di New York (NYSE).

    L’indice Dow Jones è diventato una sorta di microcosmo per i mercati finanziari globali, poiché è cresciuto fino a diventare uno degli indici più antichi e più seguiti al mondo. È spesso visto dagli investitori e dai commentatori dei media come una sintesi generale della performance del mercato azionario statunitense.

    L’indice comprende alcune delle più grandi società mondiali per capitalizzazione di mercato, tra cui Apple (AAPL), ExxonMobil (XOM) e The Walt Disney Company (DIS).

    Come negoziare il CFD Dow Jones

    Il prezzo Dow fornisce tipicamente ai trader un elevato grado di liquidità; risponde bene alla volatilità dei mercati americani, all’analisi tecnica e ai livelli di supporto e resistenza del benchmark, e anche a quelli che i trader considerano importanti livelli “psicologici”.

    Come anche per il Nasdaq 100 e per l’S&P500, fare trading su un indice come il Dow Jones significa fare trading su un paniere di titoli, senza doversi necessariamente concentrare su un settore o su uno strumento.

    Come viene calcolato il Dow Jones?

    A differenza di altri indici principali come il FTSE 100 o il NASDAQ 100, il Dow è un indice ponderato in base al prezzo, il che significa che le azioni con prezzi azionari più alti hanno un peso maggiore nell’indice.

    Per calcolare il Dow, la somma dei prezzi di tutte le 30 azioni quotate sull’indice viene divisa per un divisore, chiamato “Dow Divisor“.

    Nel corso del tempo, il divisore è stato adeguato per tener conto delle aggiunte e delle sottrazioni (come le fusioni e i frazionamenti azionari) che hanno influenzato l’indice, garantendo che il valore numerico del Dow non venga influenzato.

    Ad esempio, il 26 giugno 2018 il divisore Dow era pari a 0,14748071991788. A questo valore, ogni variazione di prezzo di 1 dollaro in un determinato titolo all’interno della media equivale a un movimento di prezzo di 6,781 (o 1 ÷ 0,14748071991788).

    Aziende e titoli sul Dow

    Un elenco esemplificativo delle attuali società che sono state incluse nell’indice Dow Jones:

    BoeingGeneral ElectricApple
    Walt DisneyCoca ColaAmerican Express
    Goldman SachsCisco SystemsNike
    JPMorgan ChaseDelta Air LinesFedEx
    IntelJohnson & JohnsonMcDonald’s
    3MMicrosoftPfizer
    Procter & GambleVisaVerizon
    Un estratto dei componenti del Dow Jones

    La ExxonMobil è stata inclusa nell’indice Dow Jones dal 1° ottobre 1928, quando era allora nota come Standard Oil of New Jersey.

    Se si commercia il Dow, si noterà che esso comprende aziende di un’ampia gamma di settori diversi, tra cui la tecnologia, le materie prime, la sanità e la produzione. Apple, la prima società al mondo con una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, è inclusa nell’indice Dow Jones.

    Storia della media industriale Dow Jones

    La media industriale Dow Jones Industrial Average risale al 26 maggio 1896 quando Charles Dow, fondatore della Dow Jones and Co. e poi redattore del Wall Street Journal, compilò e pubblicò per la prima volta la media per servire da indicatore della performance del mercato azionario americano.

    Dow calcolò quella che divenne la prima media su 12 azioni puramente industriali, nessuna delle quali rimane come parte dell’indice. La General Electric, che è ancora in funzione e faceva parte della media originale, è stata rimossa dall’indice nel 2018.

    Il maggior guadagno percentuale in un giorno sull’indice Dow Jones ha avuto luogo durante il mercato dell’orso degli anni ’30. Ha guadagnato 8,26 punti e ha chiuso a 62,10 il 15 marzo 1933.

    Il Dow Jones, come i principali indici mondiali, ha raggiunto il suo massimo poco prima della crisi dovuta al Covid-19. Durante i mesi di marzo e aprile 2020 il crollo dovuto al Corona Virus.

    Gli indici Dow-nominati Dow si sono espansi nel corso degli anni fino a comprendere il Dow Jones Transportation Average e il Dow Jones Utility Average.

    Orari di trading Dow Jones

    Le società Dow sono tutte quotate alla Borsa di New York (NYSE) o al NASDAQ, entrambe quotate tra le 09:30 e le 16:30 EST ogni giorno della settimana.

    È possibile negoziare l’indice Dow Jones 24 ore su 24 da lunedì a venerdì.

  • S&P 500 cosa è l’indice americano e come funziona

    S&P 500 cosa è l’indice americano e come funziona

    L’S&P 500, noto anche come Standard & Poor’s 500, è un indice del mercato azionario che traccia l’andamento dei prezzi dei titoli delle prime 500 società statunitensi.

    Poiché le attività dell’indice comprendono un totale approssimativo di 2,2 trilioni di dollari, l’indice S&P 500, insieme al Dow Jones Industrial Average (DJIA), è spesso utilizzato come indicatore della performance e della forza dell’economia statunitense.

    Come negoziare il CFD S&P 500

    Il prezzo S&P 500 fornisce tipicamente ai trader un alto grado di liquidità, lunghe ore di trading e spread di trading ristretti. Oggi è possibile negoziare l’indice S&P 500 utilizzando i CFD (contratti per differenza). L’utilizzo dei CFD per negoziare l’S&P 500 vi permetterà di andare lungo o corto senza dover trattare con gli scambi convenzionali.

    Poiché l’indice traccia un ‘paniere’ di 500 aziende statunitensi, ai trader che trattano l’S&P 500 viene data un’esposizione diversificata ad un mercato azionario statunitense (un’esposizione che è ampiamente coperta da analisti che conducono approfondite ricerche tecniche e fondamentali sulla sua performance).

    Inoltre, essendo uno degli indici che include più azioni, viene comunemente considerando un ottimo strumento di diversificazione; infatti tra i 500 titoli presenti ci sarà sempre varietà di andamento anche in periodi di crisi.

    Come viene calcolato l’S&P 500?

    Le aziende che fanno trading sull’indice S&P 500 vengono selezionate da un comitato che valuta il merito dell’azienda secondo otto criteri primari. Questi sono:

    • Capitalizzazione di mercato
    • Liquidità
    • Domicilio
    • Quota pubblica
    • Classificazione dei settori
    • Attuabilità finanziaria
    • Durata delle negoziazioni in borsa

    Inoltre, ogni azienda deve soddisfare i seguenti requisiti di liquidità:

    • Una capitalizzazione di mercato maggiore o uguale a 6,1 miliardi di dollari
    • Volume minimo mensile di negoziazione di 250.000 azioni per ciascuno dei sei mesi precedenti la data di valutazione

    Le aziende S&P 500 sono selezionate per essere rappresentative dei settori dell’economia statunitense (ad esempio, tecnologia, sanità, industria, materie prime).

    L’S&P 500 è ponderato in base alla capitalizzazione, il che significa che le aziende con maggiori capitalizzazioni di mercato avranno una maggiore influenza sul prezzo dell’S&P 500.

    Come la media industriale Dow Jones Industrial Average, il valore dell’indice S&P 500 è calcolato attraverso la somma della capitalizzazione di mercato di tutti i 500 titoli che vengono divisi dal Divisore, dove il Divisore è considerato pari a circa 8,9 miliardi. Il Divisor viene rettificato in caso di frazionamenti azionari o fusioni per garantire che il valore numerico dell’indice non sia influenzato.

    Aziende nell’S&P 500

    Se commerciate l’S&P 500, noterete che comprende aziende di un’ampia gamma di settori diversi, tra cui tecnologia, materie prime, salute e produzione. Apple, la prima società al mondo con una capitalizzazione di mercato di mille miliardi di dollari, è inclusa nell’indice S&P 500.

    Nello stesso indice, giusto come esempi, sono incluse anche:

    • 3M
    • Johnson&Johnson
    • WalMart
    • Visa
    • Mastercard
    • Procter&Gamble
    • Verizon
    • AT&T
    • Exxon Mobil
    • FedEx
    • Ford
    • Carnival
    • Coca Cola
    • Walt Disney
    • Bank of America
    • Nike
    • McDonalds

    Storia dell’S&P 500

    L’indice S&P 500 è stato pubblicato per la prima volta nella sua forma attuale il 4 marzo 1957 da Standard & Poor’s, una società di informazioni e analisi finanziarie. Iniziò come “Composite Index” – il primo indice azionario di S&P – nel 1923, seguendo un numero limitato di azioni.

    Nel 1926, l’indice S&P Composite Index si espanse fino a comprendere 90 azioni, prima di salire a 500 nel 1957.

    Fin dall’inizio, è stato ampiamente utilizzato come misura generale dei prezzi delle azioni grazie alla sua inclusione sia delle azioni di crescita che di quelle di valore.

    Il massimo dell’indice è stato raggiunto a febbraio del 2020, poco prima dell’esplosione della crisi dovuta al Covid-19; in tale occasione l’indice è arrivato a sfiorare 3.400.

    Orario di trading dell’S&P 500

    Poiché le aziende dell’S&P 500 operano sul NASDAQ e sulla Borsa di New York, ai trader piace negoziare l’indice S&P 500 durante le principali ore di mercato tra le 09:30 e le 16:30 EST. Il trading durante queste ore spesso offre una maggiore liquidità e spread più ristretti.

    Tuttavia, è possibile negoziare l’S&P 500 24 ore su 24 da lunedì a venerdì.