L’inflazione è arrivata, come sfruttarla
Inflazione
L’inflazione è arrivata, come sfruttarla
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I timori e le previsioni degli analisti alla fine si sono concretizzati nella giornata del 13 maggio, quando gli Stati Uniti hanno pubblicato un dato sull’inflazione che ha fatto impallidire molti: +0,9% su base mensile e +4,3% su base annuale.

Non ci dilungheremo particolarmente sul cosa sia l’inflazione, anche perché ne abbiamo già parlato in passato, quello che c’è da sapere è invece che la montagna monetaria che USA ed Europa stanno immettendo sul mercato sta facendo il proprio effetto e, benché siano anni oramai che si insegue un po’ di inflazione, questa sta arrivando tutta insieme ora.

Bisognerà capire se i dati saranno confermati nei prossimi mesi, oppure se quella di aprile è stata semplicemente una fiammata inflazionistica. La questione di base, però, è che le materie prime stanno andando alle stelle, così come il trasporto della merce, con effetti che si vedono sui semilavorati e sui componenti.

Quali azioni traggono vantaggio dall’inflazione?

In generale si può difendere dall’inflazione qualsiasi azienda possa operare direttamente sui prezzi senza essere legata a vincoli e/o a svantaggi. Nel concreto, ciò significa che se l’azienda può aumentare i prezzi dei beni prodotti non avrà problemi dall’inflazione, anzi, il debito (purché sia basso) varrà meno, quindi in proporzione peserà meno sulle spalle dell’azienda stessa.

Facciamo qualche esempio giusto per capirci: Enel rivende elettricità e ha i contratti legati per vari mesi contro l’aumento della materia prima, ciò significa che Enel potrebbe essere svantaggiata, poiché dovrà produrre energia a un prezzo più alto per rivenderla al medesimo prezzo di oggi.

Dall’altro lato della medaglia possiamo trovare, per esempio, ENI, visto che un aumento dell’inflazione farà velocemente lievitare anche il prezzo del greggio. In tal caso ENI avrà dei costi maggiori sulla produzione ma anche introiti maggiori, quindi l’unico effetto sarà quello di far pesare meno il debito a fronte di asset e ricavi in crescita.

In compenso, sia ENI che Enel dovrebbero beneficiare del passaggio verso energia green, con gli investimenti del PNRR e quindi compensare abbondantemente le possibili perdite.

Prendiamo giusto un ultimo esempio, come Netflix, la quale può variare i prezzi ai clienti finali ma questi potrebbero anche decidere di fare a meno dell’abbonamento. In tal caso bisognerà calcolare bene i costi e i benefici e trovare il giusto equilibrio.

Quali settori si difendono dall’inflazione?

Come abbiamo spiegato, quindi, dipende dalla tipologia di bene o servizio che l’azienda vende. Qualora la stessa azienda sia legata a contratti di lunga durata l’inflazione può essere un problema; invece le aziende che possono agire sui prezzi avranno un vantaggio.

E qualora il bene siano proprio soldi? I finanziari dall’inflazione possono trarre particolare beneficio, soprattutto perché un aumento dell’inflazione stessa porta a un aumento dei tassi di interesse che dovranno quindi battere l’inflazione. Ecco quindi che tutti i bancari e gli assicurativi potrebbero trarre beneficio da questa situazione.

Lo si denota già nei tassi IRS sui mutui, con un aumento lento e costante da inizio anno. Certo, l’aumento del valore dell’IRS non significa parimenti un aumento di utile per le banche, ma gli istituti di credito traggono vantaggio sul movimento del denaro e non sulla stagnazione dello stesso.

Quali strumenti contro l’inflazione?

L’aumento dell’inflazione ha un effetto diretto sulle obbligazioni, poiché con un’inflazione (per esempio) al 3%, chi acquisterebbe un’obbligazione che rende solo il 2%?

Questo diventa un problema per tutti coloro i quali hanno fatto grandi acquisti di BTP a prezzi particolarmente alti, poiché in questo momento si ritrovano con una perdita potenziale.

In compenso, chi aveva investito (o lo continua a fare) sui BTPi, cioè indicizzati all’inflazione, in questo momento sta dormendo sonni tranquilli. Ciò perché oltre alla rendita normale dello strumento, sia il capitale che le cedole sono indicizzate all’inflazione, solitamente a quella europea; ciò significa che più inflazione ci sarà più quel titolo renderà bene.