Categoria: Trading

  • Il CEO di UniCredit è tra questi due nomi

    Il CEO di UniCredit è tra questi due nomi

    Dopo le dimissioni di novembre di Jean Pierre Mustier, che ha guidato UniCredit negli ultimi 5 anni, è scattata la caccia al nuovo CEO che prenderà la poltrona a partire da aprile 2021, cioè quando il preavviso di Mustier andrà a scadere.

    La lista di nomi era ben lunga ma pare che il cerchio si stia stringendo su due nomi che non facevano parte dell’iniziale rosa: Andrea Orcel e Fabio Gallia.

    Andrea Orcel nel 2018 sarebbe dovuto andare a ricoprire il ruolo di CEO in Santander, peccato che la banca spagnola ritirò la candidatura dopo che questo aveva già dato dimissioni dal precedente ruolo di responsabile dell’investment bank di Ubs.

    Con all’attivo esperienze anche in Bank of America, Orcel avrebbe l’appoggio di soci istituzionali di UniCredit.

    Il secondo nome, Fabio Gallia, porta i colori italiani ai vertici della banca di Piazza Gae Aulenti. Attuale manager di Fincantieri, ha avuto esperienze anche in Cassa Depositi e Prestiti oltre a Bnp Paribas fino al 2015.

    Una fonte a conoscenza del dossier avrebbe dichiarato:

    preferire un candidato più malleabile, quindi il risultato più probabile è che vedremo un italiano relativamente sconosciuto ai vertici

    Questo chiaramente tenderebbe a favorire Gallia.

    Non esce dalla lista comunque Alberto Nagel, facente parte della rosa iniziale e attuale CEO di Mediobanca, peccato che sembrerebbe non si sia reso disponibile quando Spencer Stuart (head hunter incaricato di trovare il nome) l’ha contattato.

  • Vendite di auto nel 2020 in Europa suddivise per Brand

    Vendite di auto nel 2020 in Europa suddivise per Brand

    Che ci sarebbe stato un crollo delle vendite delle automobili era ampiamente previsto, così come il fatto che dicembre non avrebbe fatto differenza rispetto all’intero 2020.

    Il Covid ha contratto le vendite e il settore automotive non sfugge certo alla pandemia.

    ACEA, ente europeo di immatricolazione e statistica, ha pubblicato i dati che sottolineano come nel 2020, in Europa, si sia persa la vendita di un’auto su 4. Un crollo del 24,3% che sarebbe in grado di mettere in ginocchio qualsiasi azienda. In totale sono state 11,96 milioni le auto immatricolate.

    Il gruppo FCA, prima della fusione con PSA (che ha dato vita a Stellantis), ha registrato in dicembre una controtendenza, con un aumento del 7,5% rispetto a un anno prima. Se si allarga l’orizzonte, però, si nota come il 2020 sia stato particolarmente avaro di soddisfazioni, infatti la casa del Lingotto fa peggio rispetto al mercato, registrando un -26% contro il -24,3% del mercato. Ciò è dovuto, in particolar modo, al fatto che in primavera la pandemia si è concentrata particolarmente sull’Italia, con il resto d’Europa che, benché a ritmo ridotto, ha continuato a girare.

    Numeri che si vedono bene facendo lo spaccato per nazione, con l’Italia al secondo posto (-27,9%) superata solo dalla Spagna (-32,3%) e seguita dalla Francia (-25,5%).

    Non va meglio al partner di FCA, quella PSA che è entrata in Stellantis, che nel 2020 ha registrato un calo del -29,3%, quindi ben peggio di FCA.

    Si salva Volkswagen, anche grazie al calo della Germania (-19,1%) più contenuto che altrove.

    Vendite auto nel 2020

    Questa la tabella con le performance di immatricolazione:

    Mark. Share 2019Mark. Share 2020Immatricolazioni
    Volkswagen group24,9%25,6%-21,6%
    PSA Group16,4%15,9%-29,3%
    Renault Group11,8%11,5%-25,6%
    Hyundai Group6,6%7,0%-18,4%
    FCA Group6,8%6,6%-25,5%
    BMW Group5,9%6,5%-16,0%
    Daimler (Mercedes)6,2%6,3%-22,4%
    Toyota Group5,0%5,7%-12,8%
    Ford5,5%5,0%-30,6%
    Volvo2,0%2,2%-15,9%
    Nissan2,2%2,1%-27,7%
    Mazda1,6%1,2%-42,5%
    Immatricolazioni auto in Europa nel 2020
  • Enel e Snam staccano un acconto sul dividendo

    Enel e Snam staccano un acconto sul dividendo

    Ieri non è stata solo la giornata di Stellantis, per quanto l’ex FCA ha assorbito le attenzioni del mercato (fusione tra FCA e PSA), ci sono state altre due aziende che hanno avuto un ruolo importante.

    Si tratta di due utilities che hanno staccato un acconto sul dividendo del 2020: Snam ed Enel.

    Partiamo dalla più grande, quindi da Enel, che ha staccato un acconto di 0,175 euro, con data ex dividend al 18 gennaio e pagamento al 20 gennaio. Si tratta dell’1,97% di dividend yield, in attesa del saldo che, come al solito, sarà pagato a maggio. Il dividendo totale, come da piano industriale, sarà del 70% di payout, cioè dell’utile totale del 2020.

    Passando a Snam, che nell’ultimo anno si è contraddistinta per aver investito sull’idrogeno, tecnologia che potrebbe rappresentare il futuro dell’energia, le date sono le medesime, quindi ex-dividend il 18 gennaio e pagamento al 20 gennaio, ma cambia ovviamente l’ammontare del saldo che è di 0,0998 euro; saldo che rappresenta, sul prezzo di chiusura di venerdì scorso, un dividend yield del 2,18%. Anche in questo caso, l’acconto anticipa solo il saldo che verrà pagato nel mese di giugno.

  • Tutti pazzi per Stellantis

    Tutti pazzi per Stellantis

    In una giornata in cui il mercato americano è chiuso per la festività dell’anniversario della nascita di Martin Luther King ci si aspetterebbe volumi di scambi medio/bassi in tutto il globo.

    Eppure nonostante ciò oggi c’è una grande novità, cioè quella Stellantis nata dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e Groupe PSA.

    Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è un incredibile +8% registrato dalla nuova nata al primo giorno di contrattazioni.

    Successo che potrebbe replicarsi domani grazie al fatto che proprio domani Stellantis sarà quotata per il primo giorno a Wall Street sul mercato del NYSE.

    Orgoglioso ovviamente John Elkann, presidente della newCo nata dalla fusione:

    Stellantis rappresenta un’opportunità straordinaria in questa era di sfide e tuttavia molto emozionante, di profondo cambiamento per la nostra industria. La sua velocita, la sua intensità e la sua energia è equivalente a quanto accadde alle sue origini, alla fine del diciannovesimo secolo

    John Elkann sul primo giorno di quotazione di Stellantis

    Da oggi Stellantis sostituisce il titolo FCA a Piazza Affari con un concambio di 1 azione per ognuna detenuta nel gruppo del Lingotto.

    Quotazione anche a Parigi, dove sull’Euronext il concambio è di 1,742 azioni ogni 1 di Gruppo PSA.

    Domani toccherà alla piazza americana con concambio di 1 azione ogni titolo di FCAU.

    Il titolo Stellantis ha il ticket STLA su tutte le piazze finanziarie in cui è quotata.

  • Migliori e peggiori azioni del 2020

    Migliori e peggiori azioni del 2020

    Il 2020 è stato certamente un anno molto particolare; il Covid, la trattativa infinita per la Brexit, la corsa al vaccino, con tutta l’attesa e quindi le approvazioni e la vendita, le mascherine, l’accordo tra FCA e Peugeot che segna la nascita di Stellantis, il caso Wirecard, l’infinita telenovela tra Atlantia e il Governo per la revoca delle concessioni autostradali, l’OPA lanciata da Intesa su UBI, oppure l’ingresso di Generali in Cattolica e l’IPO di AirBnb… insomma, un anno veramente eccezionale, in tutti i sensi, e come ogni anno straordinario (non in senso positivo ma nel senso “fuori dall’ordinario) c’è chi ha vinto e chi ha perso.

    Dopo aver fatto la fotografia a metà anno, eccoci quindi qui a tirare le somme, nella speranza che il 2021 ci regali (a prescindere da come è andato per ognuno il 2020) ancora più gain e quindi porti molta più ricchezza e, si spera, più felicità.

    Un 2021 che si presenta certamente con le giuste carte, a livello finanziario, per essere un anno straordinario (in questo caso sì, con senso iperpositivo): il risiko bancario è in evoluzione, così come MPS dovrà trovare un marito, UniCredit dovrà costruire una nuova strada sotto il nuovo CEO, Stellantis sta per nascere (si parla di fine gennaio) e tanto altro è alla porta, come per esempio la fusione tra Tiffany e LVMH, quella tra Slack e Salesforce, la realizzazione della rete unica sotto la guida di FiberCop o altre operazioni che arriveranno.

    Inoltre il 2021 dovrà vedere il recupero totale di ciò che abbiamo perso a causa del Corona Virus, ma torniamo al 2020 e vediamo come è andato quest’anno che si appresta a concludersi.

    Migliori e peggiori azioni di Piazza Affari

    Partiamo dalla piazza milanese poiché, ovviamente, è quella che ci interessa più da vicino; escludiamo da queste tabelle le aziende oggetto di IPO a Piazza Affari e le matricole facenti parte dell’AIM che, per la bassa capitalizzazione che registrano, hanno dei movimenti certamente più ampi di quanto non possano essere registrate da società con più market Cap.

    Migliori azioni di Borsa Italiana del 2020

    Eccole quindi le migliori aziende di Piazza Affari, quelle cioè che hanno registrato le migliori performance sulla Borsa di Milano.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Alerion Clean Power
    BIT: ARN
    236%1,93%530
    Tiscali
    BIT: TIS
    177%153
    Seri Industrial
    BIT: SERI
    161%203
    Sesa
    BIT: SES
    122%1.639
    Gabetti Property Solutions
    BIT: GAB
    115%37
    Esprinet
    BIT: PRT
    103%538
    Tinexta
    BIT: TNXT
    87%1.025
    Wiit SpA
    BIT: WIIT
    75%0,93%428
    FullSix
    BIT: FUL
    74%14
    Digital Bros SpA
    BIT: DIB
    71%0,70%305
    PharmaNutra SpA
    BIT: PHN
    69%1,16%383
    Gruppo MutuiOnline
    BIT: MOL
    69%0,35%1.356
    Credito Valtellinese
    BIT: CVAL
    62%813
    EEMS Italia SpA
    BIT: EEMS
    56%4
    Piteco SpA
    BIT: PITE
    49%1,58%192
    Ambienthesis SpA
    BIT: ATH
    48%1,50%65
    DiaSorin
    BIT: DIA
    44%0,57%9.360
    Risanamento
    BIT: RN
    44%97
    La Doria S.p.A.
    BIT: LD
    43%1,37%414
    Interpump Group
    BIT: IP
    41%0,63%4.338
    Retelit
    BIT: LIT
    40%0,89%367
    Migliori azioni per performance nel 2020 su Piazza Affari

    Peggiori azioni italiane nel 2020

    Passiamo quindi a quelle che hanno registrato un anno negativo, in particolar modo vediamo le azioni che sono andate peggio sulla Borsa Italiana quest’anno.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Bioera SpA
    BIT: BIE
    -62%3
    Tesmec
    BIT: TES
    -61%49
    Fidia SpA
    BIT: FDA
    -59%8
    Saras
    BIT: SRS
    -59%560
    ePrice
    BIT: EPR
    -56%24
    Cairo Communication
    BIT: CAI
    -55%162
    A.S. Roma SpA
    BIT: ASR
    -54%196
    BPER Banca
    BIT: BPE
    -50%2.120
    Netweek SpA
    BIT: NTW
    -50%11
    Saipem SpA
    BIT: SPM
    -50%0,46%2.199
    Monrif
    BIT: MON
    -48%16
    Fiera Milano
    BIT: FM
    -47%4,51%207
    Astaldi
    BIT: AST
    -46%444
    OVS
    BIT: OVS
    -46%246
    RCS MediaGroup
    BIT: RCS
    -44%292
    Aeffe
    BIT: AEF
    -44%120
    Aedes
    BIT: AED
    -44%21
    Mondo TV
    BIT: MTV
    -44%46
    Leonardo
    BIT: LDO
    -43%2,36%3.424
    Bialetti Industrie
    BIT: BIA
    -43%17
    Le azioni peggiori di Borsa Italiana nel 2020

    Migliori e peggiori azioni in Europa

    Dopo aver visto il listino italiano, allarghiamo l’orizzonte e diamo un’occhiata a cosa succede in Europa, limitando lo sguardo a quelle nazioni facenti parte del gruppo dei 27, quindi esclusa la Svizzera e la Gran Bretagna che sono fuori dalla moneta unica e dalla Comunità Europea.

    Inoltre, come fatto anche per il listino italiano, per evitare di avere grandi numeri da aziende con piccole capitalizzazioni, abbiamo limitato lo sguardo a quelle compagnie che hanno almeno 400 milioni di capitalizzazione.

    Migliori azioni in Europa nel 2020

    Eccole quindi le aziende che nel vecchio continente hanno sopraperformato qualsiasi indice.

    Si denota subito come francesi, tedesche e olandesi hanno fatto da padrone.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Novacyt
    EPA: ALNOV
    5.337%649
    S&O Agrar
    FRA: H2O
    2.336%641
    Westwing Group AG
    ETR: WEW
    791%661
    McPhy Energy SAS
    EPA: MCPHY
    772%901
    Alfen NV
    AMS: ALFEN
    386%1.738
    home24
    ETR: H24
    314%588
    GLOBAL FASHION GROUP SA
    ETR: GFG
    305%2.013
    Northern Data AG
    ETR: NB2
    300%995
    AB Science SA
    EPA: AB
    274%903
    Fastned BV
    AMS: FAST
    255%723
    Solaria Energia y Medio Ambiente SA
    BME: SLR
    233%2.836
    Hellofresh SE
    ETR: HFG
    218%10.319
    Inventiva SA
    EPA: IVA
    192%412
    Valneva SE
    EPA: VLA
    191%681
    Akasol
    ETR: ASL
    180%585
    Qt Group Oyj
    HEL: QTCOM
    173%1.408
    ABO Wind AG
    ETR: AB9
    171%0,90%408
    Adyen NV
    AMS: ADYEN
    169%59.691
    VERBIO Vereinigte BioEnergie AG
    ETR: VBK
    164%0,65%1.950
    Energiekontor AG
    ETR: EKT
    160%0,72%791
    va Q tec AG
    ETR: VQT
    146%436
    flatexDEGIRO AG
    ETR: FTK
    142%1.623
    Grenergy Renovables SL
    BME: GRE
    131%846
    Le migliori azioni in Europa nel 2020

    Azioni peggiori in Europa nel 2020

    Passiamo quindi alle peggiori azioni in Europa nel 2020, notiamo subito che manca Wirecard, che ha registrato performance imbarazzanti (circa -99%), ciò, come spiegato, è causato dal fatto che abbiamo limitato il market cap delle aziende analizzate, ciò per evitare di avere in lista solo azioni da pochi milioni di euro.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    CGG
    EPA: CGG
    -71%578
    Banco Sabadell
    BME: SAB
    -64%5,48%2.053
    International Airlines Group
    BME: IAG
    -60%5,29%8.976
    GRENKE AG
    ETR: GLJ
    -58%2,08%1.790
    Elior Group
    EPA: ELIOR
    -57%5,18%975
    Galápagos NV
    AMS: GLPG
    -56%5.314
    Akka Technologies
    EPA: AKA
    -56%585
    TUI
    ETR: TUI1
    -55%2.969
    Técnicas Reunidas
    BME: TRE
    -55%588
    AURELIUS Equity Opport. SE&Co
    ETR: AR4
    -55%536
    Unibail Rodamco Westfield
    AMS: URW
    -53%8,25%9.059
    ABN AMRO
    AMS: ABN
    -50%7,41%3.811
    Fugro
    AMS: FUR
    -48%791
    Schlumberger
    EPA: SLB
    -46%2,31%24.653
    Telefónica
    BME: TEF
    -45%11,79%18.454
    Klépierre
    EPA: LI
    -45%11,83%5.577
    Wereldhave NV
    AMS: WHA
    -44%16,99%448
    Société générale
    EPA: GLE
    -44%14.741
    Royal Dutch Shell Plc
    AMS: RDSA
    -43%5,63%113.622
    Mercialys SA
    EPA: MERY
    -41%6,66%663
    Carmila SA
    EPA: CARM
    -41%8,49%1.677
    Galp Energia
    ELI: GALP
    -40%7,92%6.813
    Le Azioni peggiori in Europa, nel 2020, per performance

    Azioni Americane nel 2020

    Se si parla di mercati finanziari, ovviamente, non si può ignorare l’America, dove Nasdaq e NYSE rappresentano, a livello global, le piazze finanziarie più importanti.

    Anche per il mercato americano abbiamo preso in esame solo le aziende con una capitalizzazione maggiore di 1 miliardo.

    Migliori Azioni in America nel 2020

    Eccole quindi le azioni migliori del mercato americano nel 2020. Anche in America si notano performance stellari per le migliori, con particolare aumento per le aziende tecnologiche e farmaceutiche. Si nota anche Nio, società cinese produttrice di veicoli elettrici.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Novavax
    NASDAQ: NVAX
    3.149%6.739
    Blink Charging Co
    NASDAQ: BLNK
    2.561%1.308
    Nio Inc
    NYSE: NIO
    1.038%58.818
    Plug Power Inc
    NASDAQ: PLUG
    1.025%12.888
    GrowGeneration Corp
    NASDAQ: GRWG
    858%1.718
    Celsius Holdings Inc.
    NASDAQ: CELH
    814%2.589
    Arcturus Therapeutics Holdings Inc
    NASDAQ: ARCT
    802%2.077
    Fiverr
    NYSE: FVRR
    800%6.080
    Digital Turbine Inc
    NASDAQ: APPS
    721%4.252
    Overstock.com Inc
    NASDAQ: OSTK
    705%1.987
    Twist Bioscience Corp
    NASDAQ: TWST
    681%6.473
    Workhorse Group
    NASDAQ: WKHS
    655%2.266
    Seres Therapeutics Inc
    NASDAQ: MCRB
    603%1.813
    Enphase Energy
    NASDAQ: ENPH
    594%18.754
    eXp World Holdings Inc
    NASDAQ: EXPI
    593%4.501
    IAC/InterActiveCorp
    NASDAQ: IAC
    567%12.535
    Jumia Technologies AG
    NYSE: JMIA
    548%2.899
    Farfetch
    NYSE: FTCH
    518%17.802
    Owens & Minor Inc.
    NYSE: OMI
    486%0,033%1.824
    SunPower
    NASDAQ: SPWR
    484%4.160
    Ocular Therapeutix Inc
    NASDAQ: OCUL
    458%1.361
    Gravity Corporation
    NASDAQ: GRVY
    436%1.149
    Daqo New Energy Corp
    NYSE: DQ
    434%3.115
    Switchback Energy Acquisition
    NYSE: SBE
    432%2.853
    Pacific Biosciences
    NASDAQ: PACB
    427%4.131
    Fate Therapeutics Inc
    NASDAQ: FATE
    408%7.104
    CloudFlare
    NYSE: NET
    398%21.372
    SunRun
    NASDAQ: RUN
    396%11.093
    Fubotv Inc
    NYSE: FUBO
    396%2.443
    Migliori azioni per performance in America nel 2020

    Azioni peggiori in America nel 2020

    Ovviamente nemmeno in America è tutto oro, ed ecco la lista delle peggiori azioni americane nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    CVR Energy Inc.
    NYSE: CVI
    -63%1.206
    Momo Inc
    NASDAQ: MOMO
    -59%2.246
    Carnival Corporation & plc
    NYSE: CCL
    -59%18.037
    Norwegian Cruise Line
    NYSE: NCLH
    -57%6.349
    Macerich Co
    NYSE: MAC
    -57%5,50%1.433
    Occidental Petroleum
    NYSE: OXY
    -57%0,23%13.466
    ChampionX Corp
    NYSE: CHX
    -55%2.440
    Phillips 66
    NYSE: PSX
    -55%12,82%5.102
    Two Harbors Investment Corp
    NYSE: TWO
    -55%10,40%1.465
    Murphy Oil
    NYSE: MUR
    -54%4,11%1.529
    EPR Properties
    NYSE: EPR
    -54%1.968
    ViaSat
    NASDAQ: VSAT
    -54%1.864
    Plains All American Pipeline
    NASDAQ: PAA
    -51%5.276
    Continental Resources
    NYSE: CLR
    -51%4.995
    Cinemark Holdings, Inc.
    NYSE: CNK
    -51%1.597
    Marathon Oil
    NYSE: MRO
    -51%1,81%4.283
    United Continental Holdings
    NASDAQ: UAL
    -50%10.361
    EchoStar
    NASDAQ: SATS
    -50%1.719
    Frontline
    NYSE: FRO
    -50%32,93%1.011
    Azul SA
    NYSE: AZUL
    -50%1.951
    Shell Midstream Partners LP
    NYSE: SHLX
    -50%18,25%3.244
    HollyFrontier
    NYSE: HFC
    -50%5,52%3.361
    Energy Transfer LP Unit
    NYSE: ET
    -49%9,47%14.218
    Sabre Corp
    NASDAQ: SABR
    -49%2.950
    ONEOK, Inc.
    NYSE: OKE
    -48%9,64%14.111
    Diamondback Energy Inc
    NASDAQ: FANG
    -48%3,15%6.158
    Performance peggiore delle azioni in America nel 2020

    Azioni britanniche e svizzere nel 2020

    Come avevamo anticipato nel capitolo riguardante l’Europa, per il Regno Unito e per la Svizzera abbiamo fatto due classifiche a parte, poiché, benché a livello geografico le aziende in questione siano europee, a livello monetario e politico si tratta di mondi completamente differenti.

    In Inghilterra abbiamo ovviamente cifre in GBP, in Svizzera vige il franco CHF.

    Per la Gran Bretagna abbiamo messo un limite sulle aziende con un Market Cap di almeno 400 milioni di GBP; per la Svizzera abbiamo presi in esame solo l’indice principale, cioè lo SMI.

    Azioni migliori Gran Bretagna 2020

    Eccole le migliori azioni nel Regno Unito nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Greatland Gold plc
    LON: GGP
    1.975%1.600
    ITM Power
    LON: ITM
    572%2.908
    Ceres Power Holdings plc
    LON: CWR
    385%2.408
    AO World PLC
    LON: AO
    349%2.146
    AFC Energy plc
    LON: AFC
    304%494
    MaxCyte Inc
    LON: MXCT
    302%426
    CMC Markets
    LON: CMCX
    185%5,11%1.346
    Naked Wines PLC
    LON: WINE
    178%0,32%508
    Premier Foods Plc
    LON: PFD
    169%962
    Indivior PLC
    LON: INDV
    163%833
    S4 Capital PLC
    LON: SFOR
    163%2.986
    BATM Advanced Communications
    LON: BVC
    161%476
    Ergomed PLC
    LON: ERGO
    153%537
    Frontier Developments
    LON: FDEV
    151%1.332
    Petropavlovsk PLC
    LON: POG
    145%1.376
    Tremor International Ltd
    LON: TRMR
    141%571
    Codemasters
    LON: CDM
    137%1.121
    Team17
    LON: TM17
    117%1.181
    Luceco PLC
    LON: LUCE
    105%0,91%461
    Volex PLC
    LON: VLX
    105%0,98%530
    Ferrexpo Plc
    LON: FXPO
    103%3,40%1.948
    Clipper Logistics PLC
    LON: CLG
    100%1,77%647
    Pan African Resources plc
    LON: PAF
    98%2,90%509
    Keywords Studios PLC
    LON: KWS
    92%0,02%2.372
    Impax Asset Management Group Plc
    LON: IPX
    85%1,19%1.039
    Games Workshop Group PLC
    LON: GAW
    85%1,64%4.085
    Sumo Group PLC
    LON: SUMO
    82%618
    Fresnillo plc
    LON: FRES
    78%0,99%9.288
    Ocado
    LON: OCDO
    76%18.634
    888 Holdings
    LON: 888
    76%2,40%1.192
    Migliori Azioni nel Regno Unito nel 2020

    Peggiori Azioni del Regno Unito nel 2020

    Ed ecco le peggiori azioni del Regno Unito nel 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Hammerson
    LON: HMSO
    -81%0,74%1.212
    Capita
    LON: CPI
    -76%720
    SIG plc
    LON: SHI
    -72%427
    Cineworld
    LON: CINE
    -70%13,54%997
    Petrofac
    LON: PFC
    -63%550
    The Restaurant Group
    LON: RTN
    -59%3,12%439
    Micro Focus
    LON: MCRO
    -58%1.652
    Greencore Group plc
    LON: GNC
    -56%683
    James Fisher & Sons plc
    LON: FSJ
    -55%0,88%504
    Babcock International
    LON: BAB
    -55%1.599
    Go-Ahead Group plc
    LON: GOG
    -54%485
    Network International Holdings PLC
    LON: NETW
    -53%1.863
    Tullow Oil
    LON: TLW
    -52%478
    Stagecoach Group
    LON: SGC
    -52%473
    Rolls-Royce Holdings
    LON: RR
    -51%10.713
    Centrica
    LON: CNA
    -50%2.888
    Rank Group PLC
    LON: RNK
    -49%1,97%735
    Select Service Partner
    LON: SSPG
    -48%1,78%2.005
    National Express Group
    LON: NEX
    -48%1.664
    C&C Group Plc
    LON: CCR
    -47%750
    Mitchells & Butlers
    LON: MAB
    -46%1.177
    Senior plc
    LON: SNR
    -45%440
    Aston Martin
    LON: AML
    -45%2.330
    Equiniti Group PLC
    LON: EQN
    -45%459
    BP plc
    LON: BP
    -44%9,30%59.498
    Investec plc
    LON: INVP
    -43%2,80%2.177
    Azioni peggiori nel 2020 nel Regno Unito

    Migliori azioni in Svizzera nel 2020

    Come detto abbiamo analizzato solo le 20 aziende dell’indice SMI, ecco perché la lista è decisamente più corta.

    Ecco quindi le migliori azioni svizzere del 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Lonza
    SWX: LONN
    60%0,48%38.901
    Sika
    SWX: SIKA
    33%0,95%31.585
    Kuehne Nagel
    SWX: KNIN
    24%1,97%22.421
    Givaudan
    SWX: GIVN
    22%1,67%31.620
    Migliori azioni nel 2020 in Svizzera

    Peggiori azioni in Svizzera nel 2020

    E sempre sullo SMI, ecco le peggiori azioni svizzere del 2020.

    AzionePerformanceDividend
    Yield
    Market Cap
    Swiss Re
    SWX: SREN
    -23,39%7,08%24.347
    Swiss Life Holding AG
    SWX: SLHN
    -13,94%3,64%12.161
    Credit Suisse Group AG
    SWX: CSGN
    -12,51%1,21%25.855
    Novartis AG
    SWX: NOVN
    -12,00%3,65%183.710
    Peggiori azioni nel 2020 in Svizzera

    Mercati migliori e peggiori del 2020

    Dalle liste appare chiaro come a beneficiare di questo 2020 sono state aziende tecnologiche che adottano soluzioni per il lavoro o la comunicazione a distanza.

    Grande ondata di acquisti anche su aziende con un core business legato al green e all’oro.

    Tra le peggiori ci sono aziende di trasporti, di turismo e quelle aziende che sono state “congelate” a causa dei vari lockdown.

    Quando il mercato si ristabilirà, e in alcuni casi già da ora, le azioni che potranno crescere maggiormente saranno quelle che hanno subito maggiori problemi a causa del virus. Qualche esempio? Carnival, Norwegian Cruise o Cinemark Holdings, ma sono solo degli esempi.

  • DoorDash, AirBnb e un’italiana alle IPO di fine 2020

    DoorDash, AirBnb e un’italiana alle IPO di fine 2020

    Con gli annunci e i primi vaccini torna l’entusiasmo sulle borse e quale miglior modo di esultare se non con nuove IPO?

    Sono decine le aziende che stanno (o hanno appena) deciso di quotarsi e in un paio di casi stiamo parlando di IPO enormi.

    Questa la lista completa delle IPO in corso o appena realizzate:

    AziendaValore IPOData listing
    Maravai Lifesciences Holdings(NASDAQ:MRVI)1,4 mlrd $19/11/2020
    Sotera Health Co (NASDAQ:SHC)1,1 mlrd $19/11/2020
    Yatsen Holding (NYSE:YSG)617 mln $19/11/2020
    Ozon Holdings PLC (NASDAQ:OZON)900 mln $25/11/2020
    Doordash Inc (NYSE:DASH)2,8 mlrd $08/12/2020
    C3 Ai Inc (NYSE:AI)527 mln $08/12/2020
    AirBnb (NASDAQ:ABNB)2,6 mlrd $10/12/2020
    Recenti e prossime IPO di grande valore

    In questo fine anno c’è spazio anche per un’italiana, Promotica Spa (BIT:PMTI), quotatasi il 27 novembre del 2020.

    Come sono andate le ultime IPO

    In attesa di vedere l’apertura di AirBnb, che promettere di volare già alle stelle (infatti la forchetta di prezzo è già passata dai previsti 44-50 dollari a 56-60 dollari), possiamo certamente farci l’idea di come sono andate le aziende che hanno fatto una quotazione negli ultimi giorni.

    AziendaPrezzo IPOUltimo prezzo
    Maravai Lifesciences27 $24,50 $
    Sotera Health23 $25,56 $
    Yatsen Holding10,50 $17,90 $
    Ozon Holdings30 $44,85 $
    Doordash75/85 $189,51 $
    C3 Ai Inc31/34 $92,49 $
    Ultime IPO a Wall Street

    Come si può notare, in ben 5 casi su 6 il prezzo a cui viene scambiata ora l’azione è più alto del prezzo di IPO iniziale.

    Questo è certamente un buon indicatore per le azioni di AirBnb che probabilmente voleranno in apertura.

    Il prezzo delle azioni di AirBnb

    In particolar modo si noti come le ultime 2 quotazioni, DoorDash e C3 AI hanno più che triplicato il prezzo iniziale. Il motivo è molto semplice: fame da IPO.

    Infatti le notizie sulle nuove IPO, con brand molto conosciuti, come appunto AirBnb, portano gli investitori mondiali a prestare attenzione a ciò che sta succedendo.

    Questo articolo stesso, senza la quotazione di una big come AirBnb, non sarebbe stato scritto. Appare evidente quindi il perché dei prezzi che si impennano appena l’azione viene quotata.

  • Tesla nell’S&P 500 sarà un terremoto

    Tesla nell’S&P 500 sarà un terremoto

    Il giorno prima dell’annuncio, il 16 novembre del 2020, Tesla scambiava nell’intorno dei 410, cifra che perdurava da circa 2 mesi, con movimenti dall’11 settembre compressi nell’area 440/375.

    Il 17 novembre arriva l’annuncio ufficiale che preannuncia l’aggiunta dell’azienda di Elon Musk nell’indice S&P500, da quel giorno a oggi il rally ha portato il titolo a circa 600 dollari per azione. Si tratta di un guadagno di 190 dollari ad azione, calcolabili in 43% di maggior capitalizzazione.

    Già solo questo dovrebbe far riflettere, perché in poco meno di 20 giorni, realizzare il 43% di guadagno, non è “sano”.

    Tesla cosa ci aspetta

    In realtà è un movimento che era prevedibile e che probabilmente continuerà, anzi, si accentuerà a ridosso dell’ingresso che è datato 21 dicembre.

    Il motivo è molto semplice: sono centinaia i fondi passivi che replicano l’andamento dell’S&P 500, fondi che dovranno necessariamente acquistare azioni del produttore automobilistico.

    Alcuni fondi si sono già mossi, ed è (anche) questo il motivo del rally realizzato fino a oggi, altri dovranno acquistare ancora il titolo, portandolo ancora più in alto.

    Ingresso di Tesla nell’S&P500

    In termini di marketCap (e quindi di peso) Tesla si posizionerà al settimo posto tra i componenti dell’S&P, tra Facebook e Berkshire Hathaway, con una capitalizzazione di circa 560 miliardi di dollari.

    Ciò significherà che l’ingresso di Tesla nell’S&P sarà il più grosso della storia, battendo proprio il record di quel Berkshire, fondo di Warren Buffett, che deteneva il record registrato una decina d’anni fa.

    Un’ingresso così grosso da obbligare Standard & Poor’s a confrontarsi con gli investitori più grandi per trovare il modo giusto per permettere l’ingresso. Varie ipotesi si sono susseguite, tra cui una divisione per entrare in due fasi; alla fine è prevalso il colpo secco, con ingresso al 21 dicembre.

    Cosa comporta Tesla nell’S&P500

    Abbiamo già visto che vari fondi si stanno già muovendo (quelli che hanno la possibilità di farlo) e altri lo faranno alla data del 21 dicembre.

    Abbiamo visto già come il rally è stato corposo e probabilmente l’azione continuerà a salire, a tal punto che Goldman Sachs ha assegnato un target price di 780 dollari, il che comporterebbe ancora un incremento del 30% dai prezzi di oggi e del 90% dai prezzi del 16 novembre.

    Abbiamo capito che i fondi che replicano passivamente l’indice dovranno necessariamente muoversi e il Sole 24 ore di sabato 5 dicembre sottolineava come questi movimenti potrebbero arrivare a essere di circa 50 miliardi di dollari, equivalenti a circa il 10% del valore dell’azienda.

    Quest’ultimo passaggio è fondamentale poiché l’acquisto di una tale entità di equity da parte dei fondi passivi verrà effettuata liberandosi di parte del portafoglio di aziende più piccole. Soprattutto in un’annata, come quella attuale, che ha già messo a dura prova i portafogli di tutti gli investitori.

    Significa che i fondi acquisteranno Tesla e venderanno le aziende più piccole dell’S&P500 (o quelle con meno prospettiva di crescita). Un riposizionamento che rappresenterà un terremoto.

    Speculazione sul titolo Tesla

    Attenzione però, perché Tesla ha un multiplo P/E di 1.187, un rapporto mostruosamente alto.

    Un multiplo del genere può rappresentare solo 2 cose:

    • gli investitori pensano che gli utili di Tesla continueranno a salire negli anni a venire, anche con una certa consistenza
    • si sta gonfiando una bolla su Tesla che a un certo punto esploderà

    Noi non sappiamo quale delle due sia vera ma, dovesse esserlo la seconda ipotesi, il giorno di ingresso nell’S&P500 potrebbe essere l’occasione giusta per prendere profitto e cedere grandi quantità di azioni.

    Il motivo è semplice: come sappiamo noi che i fondi dovranno acquistare lo sapranno anche gli investitori speculatori; lo sanno ovviamente anche i fondi passivi e quindi in quella giornata scatterà tanta volatilità, da parte di speculatori che cercheranno di vendere al miglior prezzo possibile e fondi che cercheranno di acquistare a prezzi più bassi possibili.

    Volatilità che andrà via via aumentando nei prossimi giorni, fino a raggiungere l’apice probabilmente proprio il 21 dicembre.

    La questione fondamentale, qualora si pensi che su Tesla sia in atto una bolla, è capire se i fondi avranno abbastanza soldi per acquistare i titoli che gli speculatori venderanno. Qualora la risposta fosse affermativa allora il titolo galleggerà su questi prezzi, invece, qualora la risposta fosse negativa, probabilmente vedremo un crollo il 21 dicembre.

  • Aston Martin sostituirà Mercedes

    Aston Martin sostituirà Mercedes

    Ad appena 24 ore dal terribile incidente occorso a Romain Grosjean, pilota di Formula 1 in pista con Haas, arriva una notizia storica.

    No, non c’entra la sicurezza, o almeno in parte: infatti dal 2021 la safety car non sarà più una Mercedes, come negli ultimi 24 anni, ma Aston Martin.

    Una vetrina mondiale e una forma di sponsorizzazione che negli anni è stata ben sfruttata, con il lancio di nuove auto e un’occasione unica per mostrarle.

    A Mercedes rimane l’auto medica nella speranza che non venga vista in TV né su nessuna pista di F1.

    Aston Martin sarà l’ennesimo marchio a fornire la Safety Car, che in F1 esiste dal 1973 (debutto in Canada).

    Tra i marchi storici vale la pena ricordare Porsche con la 914/6 che guidò i piloti dal 1973 al 1980. A Montecarlo, nel 1980 si vide per la prima volta una Lamborghini, precisamente la Countach.

    Negli anni ci sono state varie auto, anche all’interno dello stesso mondiale. Per quanto riguarda i colori nostrani celebre è la Fiat che presentò la Tempra 2.0 in Brasile nel 1993; nello stesso anno si vide anche la Ford con la Escort RS Cosworth.

    A Imola, nel 1994, celebre gara che vide la morte di Ayrton Senna, la Safety Car era una Opel Vectra, mentre a Suzuka, nello stesso anno, fece il debutto la Honda Prelude.

    Altrettanto celebre è la Tatra 623 che nel Gran Premio d’Ungheria del 1995 investì, senza gravi conseguenze, il pilota Taki Inoue.

    Il 1995 è l’anno dei ritorni, con la Porsche che presenta una 911 GT2 a Spa, in Belgio e la Lamborghini, con una Diablo in Canada.

    Spazio anche per la piccola Clio della Renault, che fece da guida in Argentina nel 1996.

    Da allora solo Mercedes, con il contratto unico firmato nel 2000 per la fornitura di entrambi i veicoli (safety e medical).

    Dal prossimo anno vedremo quindi il debutto della Aston Martin, che dopo essere stata guidata da 007 verrà impegnata nei circuiti di Formula 1.

    Aston Martin e Mercedes sono solo due dei fornitori ufficiali di Formula 1, tra gli altri ricordiamo anche la “nostra” Pirelli, fornitore delle gomme usate nei circuiti da tutte le vetture dal 2011 e almeno fino al 2023.

    Esiste una pagina, sul sito ufficiale di Formula 1, dove è possibile vedere tutti gli sponsor tecnici, tra i quali campeggiano:

    • Aramco
    • DHL
    • Emirates
    • Heineken
    • Pirelli
    • Rolex
    • Mercedes
    • Amazon AWS
    • LIQUI MOLY
    • Microsoft

    Tutti impegnati a vari livelli nel massimo sport automobilistico.

  • Fondo sovrano di Abu Dhabi sta per acquistare un pezzo di rete Internet italiana

    Fondo sovrano di Abu Dhabi sta per acquistare un pezzo di rete Internet italiana

    Secondo quanto riferisce Reuters, il fondo sovrano di Abu Dhabi sarebbe in trattativa con KKR per acquistare fino al 30% del veicolo attraverso cui KKR detiene quote in FiberCop, la società nata dalla fusione tra TIM e Fastweb.

    KKR è entrata in questa partita solo pochi mesi fa e già cede una parte di tale investimento.

    Secondo questa operazione Adia, il più grande fondo sovrano degli Emirati Arabi Uniti, avrebbe il possesso del 10-11% di FiberCop, quindi della rete unica gestita da TIM e Fastweb.

    Si tratta di una partecipazione minore, che non dà diritto di governance, come anche sottolineato dalle fonti, che definiscono il nuovo ingresso come un soggetto “indiretto e passivo“.

    Molto rumore si sta facendo intorno alla rete unica italiana, con un nuovo veicolo che dovrebbe nascere (AccessCo) il quale prenderebbe le quote oggi di FiberCop e di Open Fiber per creare una vera rete unica nazionale, la quale, a questo punto, potrebbe avere tra i proprietari:

    • TIM
    • Enel
    • Cassa Depositi e Prestiti
    • Fastweb
    • KKR
    • Aida

    Inoltre da sottolineare anche l’intento del fondo Macquarie, il quale potrebbe essere in trattativa per rilevare il 50% di Open Fiber oggi in mano a Enel e non è detto che quest’ultima non mantenga una piccola partecipazione.

  • S&P Global acquisisce IHS Markit

    S&P Global acquisisce IHS Markit

    Shopping di fine anno per l’agenzia di rating S&P Global che sotto Natale decide di darsi alle grandi spese.

    44 miliardi messi sul piatto per acquisire IHS Markit, nata a sua volta nel 2016 con la fusione di IHS Inc. e Markit Ltd.

    Si tratta di un fornitore globale di informazioni finanziarie con sede nel Regno Unito.

    Si tratta di un’operazione carta contro carta con ogni azionista di IHS che riceverà 0,2838 azioni di S&P Global.

    Alla fine dell’operazione Standard & Poor’s Global sarà di proprietà degli attuali azionisti per il 67,75%, mentre il restante 32,25% sarà in mano agli attuali azionisti di IHS.

    In una nota diffusa si legge:

    L’operazione unisce due organizzazione di livello mondiale, un portafoglio unico di asset in mercati attrattivi e con capacità all’avanguardia nell’innovazione e nella tecnologia per accelerare la crescita e la creazione di valore

    Nascerà un’azienda con un fatturato annuo di 11,6 miliardi.

  • Unicredit sì ma in short

    Unicredit sì ma in short

    Ne avevamo parlato giusto venerdì, quando, in occasione del black friday, avevamo fatto un’analisi sulle azioni di Piazza Affari che sono a sconto; Unicredit negli ultimi 10 anni ha una resa veramente poco invidiabile, con una performance del -85% e a poco sono valsi gli stacchi del dividendo che non hanno certamente coperto l’enorme perdita.

    Considerando split azionari, aumenti di capitale e tutto ciò che è successo, il valore attuale dell’azione (8,75 euro), se rapportato a 10 anni fa (il 30/11/2010 quotava intorno agli 80 euro facendo i calcoli degli split), fa veramente paura.

    Se allarghiamo lo spettro, andando a 20 anni fa, quindi a novembre del 2000, vedremo addirittura un 285 euro di valore per singola azione, che rapportata al valore attuale porta la perdita al 97%.

    Basterebbe già questo per sottolineare come bisogna stare lontani, molto lontani, da questa banca.

    Unicredit in confronto con Intesa Sanpaolo

    Se la rapportiamo con la principale concorrente, Intesa Sanpaolo, prendendo i medesimi riferimenti, vedremo una perdita del 23% negli ultimi 10 anni e una perdita del 57% a 20 anni; decisamente differente rispetto a Unicredit, in particolar modo se consideriamo il fatto che ISP ha staccato negli anni dei dividendi che sono nettamente superiori a quanto fatto da Unicredit.

    In conclusione Intesa Sanpaolo, a 20 anni, è ancora un’azione remunerativa, mentre Unicredit decisamente no. Chi avesse investito 2.000 euro in Intesa 20 anni fa avrebbe già abbondantemente recuperato il valore grazie ai dividendi e si ritroverebbe ancora i titoli in portafoglio; parallelamente chi avesse investito la medesima cifra in Unicredit non avrebbe ancora recuperato il proprio investimento e in più si ritroverebbe quasi nulla in portafoglio.

    Prossimo CEO di Unicredit

    Ma anche questo non basta e quindi arriva la notizia di oggi, che vuole Jean Pierre Mustier, Amministratore delegato di UniCredit da luglio 2016 allontanato dalla banca.

    Basta poco per notare come il titolo azionario oggi ha più o meno il medesimo valore che aveva nel luglio 2016, con l’aggiunta però del dividendo che porta l’investimento in attivo.

    Certo, Mustier non ha fatto miracoli, ma ha arginato una situazione che era evidentemente pessima, portando il titolo UCG a galleggiare e non continuare a perdere, che per un’azione come UniCredit non è certo male.

    La riunione del Comitato Nomine di Unicredit, che si terrà mercoledì prossimo, darà il via ai nominativi per il nuovo consiglio di amministrazione e parrebbe che la posizione del CEO sia fortemente in bilico.

    La colpa di Mustier sarebbe quella di non vedere di buon occhio il matrimonio con MPS, di cui abbiamo più volte parlato, e una parte del consiglio di amministrazione vorrebbe invece procedere in tale direzione.

    Inoltre il consiglio andrà a valutare anche la divisione di UniCredit in due aziende differenti, una dedicata all’Italia e l’altra all’estero; questo è un punto fondamentale per l’attuale amministratore delegato ma pare che in consiglio di amministrazione non tutti la pensino così.

    Il Corriere della Sera ipotizza:

    Se in Unicredit passasse la linea di prendere comunque Mps, Mustier finirebbe in minoranza

    Corriere della Sera sulla posizione di Mustier nella trattativa con MPS

    Inoltre, sempre il Corriere sottolinea come a Mustier sia imputata “la resa non ottimale del titolo e la mancanza di una strategia chiara dopo la fase delle cessioni (quote di Mediobanca, Fineco, Pioneer e il ramo polacco della banca)“.

    Insomma, una parte del consiglio nota come il titolo abbia galleggiato ma solo grazie alle cessioni di assett importanti che hanno permesso di fare cassa.

    Inutile dire che oggi UniCredit sta sottoperformando sulla base di questi rumor, registrando un -5% e tale entità è anche la perdita di MPS, su cui c’è molta incertezza.

    Si ipotizzano anche i nomi del successore di Mustier, con la suggestione di Victor Massiah, fuoriuscito da UBI a causa dell’acquisizione da parte di Intesa, nomina che però, per La Stampa, sarebbe irrealizzabile a causa di un patto biennale di non concorrenza con Intesa Sanpaolo.

    Altri nomi sul tavolo sarebbero Matteo Del Fante (AD di Poste), Marco Morelli (ex CEO di MPS) e Diego De Giorgi.

    Come operare su UniCredit

    Ripartiamo dall’articolo di venerdì, nel quale mettevamo in risalto la differenza tra il Patrimonio Netto e la Capitalizzazione di varie aziende, facendo la semplice somma dei valori di MPS e Unicredit, il risultato delle due aziende insieme è una capitalizzazione di 21.610 milioni di euro, contro un valore del Patrimonio Netto di 67.415 milioni di euro, con un P/BV di 0,3205.

    La situazione di Monte dei Paschi di Siena

    Detta così bisogna fare incetta di titoli sia di UniCredit che di MPS. Però, c’è un però… innanzitutto su Monte dei Paschi di Siena pesa un macigno dato dalle possibili cause legate agli scandali di qualche anno fa, che sono calcolati in circa 10 miliardi di possibili fuoriuscite. Quindi il patrimonio netto, teoricamente, si abbasserebbe e nemmeno di poco.

    Aggiungiamoci che il Reddito Netto degli ultimi 6 anni di MPS presenta ben 4 annualità in rosso (e non di poco) e che gli unici due anni in positivo (2018 e 2016) l’attivo è stato di poche centinaia di milioni (contro i miliardi persi negli altri 4 anni); anche guardando al Margine di Interesse della banca senese si nota chiaramente come dal 2014 è in continua discesa e idem dicasi del Book Value tangibile per azione, passato da 458 euro del 2014 (con calcolo sugli split eseguiti negli anni) a 7,49 del 2019.

    Insomma, MPS è la grande malata che probabilmente ha finito le cure ma confrontandola con gli anni passati, quando si poteva fregiare del titolo di terzo istituto d’Italia, oggi è una piccola banca locale.

    La situazione di Unicredit

    Guardando alla situazione di Unicredit, come detto, il lavoro di Mustier si è fatto sentire e dal 2015 in poi il Margine di Interesse è sostanzialmente invariato a 10 miliardi; il reddito netto degli ultimi 3 anni supera abbondantemente i 3 miliardi, negli ultimi 6 anni è sempre andata in attivo eccetto che nel 2016, quando fece quasi 12 miliardi di euro di accantonamenti per rischi sui crediti.

    Gli attivi sono sostanzialmente invariati e il Book Value tangibile, dal 2016, cioè dall’arrivo di Mustier, è invariato.

    Comprare o vendere?

    Torniamo quindi alla domanda principale: UniCredit è da tradare a queste condizioni?

    La risposta definitiva non c’è, certamente c’è una forte componente di rischio in questa azione e gli ultimi 20 anni dimostrano come sanare la situazione di UniCredit non è per nulla facile.

    Mustier ha fatto certamente un buon lavoro, sacrificando però delle buone pedine (pensiamo soprattutto a Fineco, giusto per fare un esempio).

    Secondo la nostra visione, se Mustier venisse confermato e l’operazione MPS non andasse in porto, probabilmente UniCredit è una discreta azione da avere, con ritorni bassi ma con un profilo medio/basso di rischio.

    Qualora venisse allontanato Mustier con l’aggiunta dell’operazione MPS, allora i rischi aumenterebbero sensibilmente e, a meno di mega regali da parte dello Stato (del cui operato sta vigilando la Comunità Europea), il profilo dei fondamentali della banca andrebbero a peggiorare. Inoltre rientrerebbero a palazzo delle logiche e strategie politiche più che economiche e, tipicamente, la politica fa male agli affari.

    Valutati pro e contro, considerando la poca resa in caso di conferma di Mustier e la grande perdita qualora le cose andassero nel verso sbagliato, la nostra idea è che da Unicredit bisogna stare lontani; eccezion fatta per chi volesse tradare in short, ma con una fortissima componente di rischio.

  • Le azioni più sottovalutate di Piazza Affari

    Le azioni più sottovalutate di Piazza Affari

    Nella giornata del Black Friday, che avvia il week end che si concluderà con il Cyber Monday, non potevamo non parlare di quelle che sembrerebbero delle azioni a sconto a Piazza Affari.

    Partiamo da Banco BPM che è un ottima preda per qualsiasi acquirente principalmente per un motivo: il valore patrimoniale è molto maggiore rispetto alla capitalizzazione; quindi chi acquista l’azienda si porta in casa un valore di molto superiore rispetto a quello che paga.

    Non è un caso che Banco BPM sia passato da un minimo di 1,28 di qualche settimana fa a 1,95 di questi giorni, con rumor che parlano anche di acquisizioni (Risiko bancario).

    Era così anche per UBI che infatti è stata acquisita da Intesa ma è così anche per una serie di altre aziende presenti a Piazza Affari.

    Secondo questo rapporto, quindi, Capitalizzazione / Valore Patrimononiale, denominato P/BV ratio, vediamo quali sono le occasioni che si presentano ad oggi sulla borsa milanese.

    AziendaValore
    Patrimoniale
    Capit.P/BV
    Banca Monte dei Paschi di Siena6.7701.3200,19
    BPER Banca5.3162.1000,21
    BANCO BPM12.4362.8100,22
    PanariaGroup Industrie Ceramiche147,441,680,28
    CSP International Fashion Group48,714,270,28
    Intek Group497,8153,470,29
    Caltagirone1.058332,730,31
    Banca IFIS1.507497,480,33
    Unicredit60.64520.2900,33
    Banco di Desio e della Brianza977,0328,540,34
    IGD SIIQ1.167397,780,34
    IRCE119,7450,36
    Banca Popolare di Sondrio2.8531.0700,36
    Banca Finnat Euramerica219,585,640,36
    OVS653,9241,070,37
    Gas Plus209,284,430,39
    d’Amico International Shipping364,1121,250,39
    Nova Re Siiq63,624,490,41
    Telecom Italia20.2278.5400,41
    Unipol Gruppo6.673,62,9400,44
    Cattolica Assicurazioni1.937897,610,44
    Autostrade Meridionali178,080,060,45
    Exprivia86,041,710,45
    Cellularline192,794,710,46
    Credito Valtellinese1.727806,580,47
    Beghelli86,141,20,48
    COIMA RES440,9215,20,49
    Credito Emiliano3.0361.5700,52
    Danieli & C Officine Meccaniche1.937951,520,54
    Tesmec48,583,090,54
    Intesa Sanpaolo68.36437.4900,55
    Centrale del Latte d’Italia60,333,320,55
    IVS group319,4193,590,58
    Servizi Italia112,569,340,59
    Immsi235,6141,660,6
    Conafi Prestito15,79,60,61
    Saras879,5546,350,62
    FNM440,2273,120,62
    Brioschi Sviluppo Immobiliare84,554,350,64
    Neodecortech58,337,840,64
    Poligrafica S Faustino8,96,450,65
    Massimo Zanetti Beverage Group283,5188,650,67
    Mediobanca10.1186,9400,67
    DeA Capital426,0294,340,68
    Orsero160,0115,640,71
    I Grandi Viaggi62,344,710,72
    Emak217,01600,74
    Itway8,26,780,74
    Banca Sistema190,2143,950,76
    Aeffe158128,840,76
    Guala Closures573,6409,530,77
    Monrif21,716,890,78
    Compagnia Immobiliare Azionaria11,59,030,79
    Risanamento126,2101,570,8
    Aziende più svalutate a Piazza Affari considerando Capitalizzazione e Valore Patrimoniale

    Come si può ben vedere, ci sono delle aziende che hanno una svalutazione importante, tra queste certamente ci sono da notare gli istituti di credito, che occupano i primi 3 posti.

    Benché possa sembrare ovvio correre ad acquistare queste aziende che sono svalutate, prima di farlo considerate che se il prezzo è basso un motivo c’è: potrebbe essere semplicemente un momento dato dalla congettura economica e dalla situazione generale dell’economia, ma potrebbe anche essere che il titolo in sé stesso abbia delle criticità che con questa tabella non possono certamente essere lette.

    Per esempio, il primo di questa classifica è Monte dei Paschi di Siena, tutti sappiamo perché si trova in quella posizione. Ovvio che il patrimonio netto è ben più alto del prezzo di mercato, ma ciò è dovuto al fatto che negli ultimi anni MPS ha fatto perdere soldi a molti azionisti.

    Situazione simile per un altro istituto finanziario come Unicredit, che benché non possa essere paragonabile a MPS, negli ultimi 10 anni ha avuto una performance di -85%. In pratica investendo 2.000 euro il 26 novembre 2010 oggi si avrebbe poco più di 300 euro. Appare anche in questo caso evidente come questo titolo abbia negli anni respinto gli azionisti, eccetto quelli short. A poco son serviti i buoni risultati degli ultimi anni, oramai gli investitori, prima di acquistare Unicredit, se ne guardano molto bene.

    Discorso invece diametralmente opposto per Intesa Sanpaolo, che è l’azienda più grande di questa lista. ISP negli ultimi dieci anni ha perso appena il 13%, cioè investendo 2.000 euro il 26 novembre del 2010 oggi si avrebbero 1.774 euro, ma essendo un’azione che negli ultimi 10 anni ha staccato varie cedole ricche, il gran totale è decisamente più alto e quindi si tratta di un’azione che non ha respinto gli azionisti. Anzi, i ricchi dividendi uniti alla performance del titolo è decisamente attraente per gli azionisti.

    Allora perché ISP si trova in questa classifica? Semplice, ci si aspettano difficoltà date dalla crisi di Covid ed è ancora da capire quante aziende e famiglie non riusciranno a pagare gli impegni finanziari presi in passato. Ecco quindi perché un colosso come Intesa Sanpaolo si trova in questa classifica e perché, in generale, gli istituti di credito in questo momento hanno la capitalizzazione molto più bassa del Patrimonio Netto.

    In generale, ogni azienda ha una propria storia e se il prezzo, rappresentato dalla capitalizzazione, è basso c’è certamente una spiegazione.

    Quindi non bisogna investire in queste azioni? Assolutamente sì, bisogna investire nella maggior parte di queste azioni, perché sono a sconto in questo momento, e come dice Warren Buffett:

    Chi non scambierebbe monete da 80 centesimi con una banconota da 1 dollaro?

    Warren Baffett sul valore delle azioni

    Attenzione però, perché dobbiamo essere certi di prendere in cambio banconote da 1 dollaro che siano vere, altrimenti avremmo perso solo gli 80 centesimi.

    Quindi bisogna assolutamente acquistare queste azioni, ma analizzando il perché si trovano in queste condizioni. Quindi attenzione a tutti gli altri parametri dell’analisi fondamentale.

  • Snam potrebbe diventare la prima energy company green italiana

    Snam potrebbe diventare la prima energy company green italiana

    Ne avevamo già parlato qualche giorno fa, quando avevamo scritto un articolo sull’evoluzione dell’idrogeno e su come la Comunità Europea stia spingendo in tale direzione, ci dà l’occasione la stessa Snam di parlarne di nuovo, grazie al proprio Piano di Investimenti a 4 anni.

    Snam, azienda che era nell’orbita di ENI, sta per diventare una delle principali green company in Italia.

    La direzione è molto chiara e risponde a un semplice nome: Neutralità carbonica al 2040, da effettuare attraverso investimenti nella green economy.

    Il piano è da 7,4 miliardi di euro e punta ad avere zero emissioni entro il 2040, in linea con quanto previsto dall’accordo di Parigi sul clima.

    Obiettivo da raggiungere per step, con il primo check importante nel 2030, quando l’azienda ha come obiettivo la riduzione del 50% delle emissioni realizzate nel 2018.

    Ma al di là della svolta green, che certamente fa bene all’ambiente, quello che è da leggere in queste righe c’è l’opportunità economica per questa azienda.

    Passata da qualche anno sotto la proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, Sman sta cercando di accaparrarsi il prossimo filone che spingerà i titoli energetici, cioè quel filone dell’idrogeno che potrebbe diventare, tra qualche anno, il vero propulsore sia per le aziende delle utilities che per i veicoli.

    Snam sta cercando di ricavarsi un ruolo come terza compagnia italiana dell’energia alle spalle dei colossi ENI ed Enel e per farlo, nel piano industriale, promette anche un aumento del dividendo del 5% per i prossimi 3 anni e del 2,5% per il 2023 e 2024.

    Così si esprime Marco Alverà, amministratore delegato di Snam:

    Il riposizionamento dell’azienda avvenuto in questi ultimi anni e le azioni previste nel nuovo piano, anche grazie alle competenze delle nostre persone e alla sempre maggiore digitalizzazione, ci mettono nella giusta condizione per cogliere le opportunità derivanti dalla transizione energetica […] Abbiamo visibilità sulle nostre infrastrutture ‘future proof’, siamo tra i pionieri nello sviluppo dell’idrogeno e cresciamo rapidamente negli altri business che stanno rafforzando tutta la catena del valore dei gas verdi. Stiamo diventando un operatore internazionale, con un focus sulle aree del mondo più rilevanti per lo sviluppo del gas naturale in sostituzione dei combustibili più inquinanti e per la transizione energetica. Con questa strategia, abbinata alla nostra flessibilità finanziaria e all’accesso ai mercati a costi competitivi, offriamo ritorni interessanti per i nostri azionisti

    Dichiarazioni Marco Alverà, AD di Snam
  • Chiara Ferragni fa impazzire le borse

    Chiara Ferragni fa impazzire le borse

    Una IPO? Mai dire mai… ma nel mentre ci sono due notizie, arrivate nelle ultime ore, che hanno messo le ali ai piedi di altrettanti brand.

    La protagonista principale è lei, Chiara Ferragni, che continua a imbroccare scelte corrette e far aumentare la propria popolarità, con una brand awareness di molto migliore di tantissime società quotate in borsa.

    Le due notizie:

    • Chiara Ferragni sottoscrive un accordo pluriennale con Aeffe per la produzione di una collezione intimo e beachwear che porterà il nome della modella da distribuire in tutto il mondo
    • Sempre la stessa Chiara Ferragni ha firmato un accordo con Monnalisa per una linea di prodotti dedicata ai bimbi da 0 a 10 anni.

    A parlare dei due accordi è la stessa Ferragni che in merito a Aeffe dice:

    Sono super orgogliosa di questo accordo con Velmar, azienda nell’orbita del gruppo Aeffe. Massimo e Alberta Ferretti sono stati i primi a credere in me quando ho iniziato la mia carriera 10 anni fa. Oggi è bellissimo poter sviluppare il nostro business insieme

    Chiara Ferragni sull’accordo con Aeffe

    Invece sull’accordo con Monnalisa:

    L’accordo sulla moda per bambine con Monnalisa è un ulteriore passo per lo sviluppo globale del mio brand. La realtà toscana è l’eccellenza mondiale nel kidswear di alta gamma

    Chiara Ferragni sull’accordo con Monnalisa

    Il risultato? Monnalisa, nel momento dell’annuncio dell’accordo ha registrato una crescita sulle azioni di quasi il 50%, con correzione nelle ore successive; mentre Aeffe è partito più in sordina ma è arrivato a sfiorare quasi il +30%.

    A questo punto ci si chiede a quando lo sbarco ufficiale del brand Chiara Ferragni in borsa.

  • Peugeot si mangia FCA nella fusione

    Peugeot si mangia FCA nella fusione

    Stiamo seguendo da tempo la fusione tra FCA e Peugeot, quella che è sempre stata definita come una fusione tra pari e che farà nascere la nuova Stellantis.

    Abbiamo sempre parlato di fusione tra pari perché sin dal primo minuto questo hanno comunicato le due società.

    Con il deposito dei documenti, in vista delle assemblee del 4 gennaio che decreteranno ufficialmente la nascita della nuova entità, però, appare evidente come la fusione non sia proprio alla pari e, nei fatti, Peugeot sta acquistando Fiat.

    Il principio contabile internazionale Ifrs 2 dice che in caso di fusioni deve essere sempre indicato un acquirente e un’acquistata e dai documenti depositati appare evidente come i francesi stiano acquistando l’azienda italo-americana.

    Ciò si nota anche da altri punti messi nero su bianco dalle due case, come per esempio il numero di soggetti nominati in cda, con 5 persone a testa ma con l’undicesimo che rappresenta il CEO, che sarà nominato da Peugeot ed è Carlos Tavares.

    Certamente è una nomina di comodo, sia per i francesi che per gli italiani, con (oggettivamente) la persona più indicata per guidare la società. Non è detto che una nuova nomina futura sia necessariamente di firma Peugeot, con i tutti i soci della nuova Stellantis che potranno dire la loro.

    Inoltre ai soci di Fiat Chrysler Automobiles, nel momento della fusione, verrà riconosciuto un premio, operazione tipica per l’azienda che viene acquisita.

    La struttura societaria dei soci, al momento, prevede che Exor arrivi al 14,5% delle quote e sarebbe il socio di maggioranza, però i francesi possono fare squadra, con i tre player principali, cioè la famiglia Peugeot, lo Stato francese e i cinesi di Dongfeng che, mettendo a fattor comune i propri diritti di voto, arrivano a un 19%.

    Questo rappresenterebbe un’ulteriore prova, se non per il fatto che, proprio per salvaguardare le simmetrie, dagli accordi iniziali è previsto che Dongfeng debba scendere vendendo entro fine 2020 le azioni in PSA, che saranno acquistate dalla società stessa. Viene dato comunque tempo ai cinesi fino al 2022 qualora volessero vendere le quote nella nuova Stellantis anziché di Peugeot.

    Di contro viene data la possibilità alla famiglia Peugeot di salire di un ulteriore 2,5% acquistando azioni da Dongfeng oppure da Bpifrance (lo Stato francese).

    Insomma, alla fine di queste cessioni/acquisti, teoricamente, la struttura dei proprietari sarà del 14,5% sia per i francesi che per gli italiani.

    Rimangono invece i punti precedenti, che benché rappresentino dei piccoli punti, fanno propendere per l’acquisizione da parte dei francesi anziché degli italiani.

    Ultimo punto da verificare è quale sarà la quotazione, con la nuova società che dovrebbe essere quotata in Francia, in Italia e in America, nella speranza che non succeda come LuxOttica/Essilor che alla fine è stata quotata quasi esclusivamente sul mercato francese. Da questo punto di vista, l’acquisto da parte di Euronext del listino italiano di Piazza Affari, fa ben sperare.

  • Le banche che staccheranno un grande dividendo nel 2021

    Le banche che staccheranno un grande dividendo nel 2021

    Parrebbe che la Banca Centrale Europea stia andando nella direzione di non prorogare lo stop ai dividendi per il 2021.

    Una notizia molto importante per tutti quegli azionisti che in questi anni hanno fatto incetta di titoli finanziari delle banche.

    Non siamo certo al ritorno della normalità e probabilmente qualche banca deciderà comunque di attendere per staccare il proprio assegno, ma nel mentre ci sono istituti finanziari che già da tempo stanno sottolineando come, con questa notizia, tornerebbero a distribuire dividendi.

    Un caso nostrano è quello di Intesa Sanpaolo, la quale in occasione dell’acquisizione di UBI ha sottolineato come, appena la BCE autorizzasse la distribuzione, è nelle loro intenzioni distribuire il dividendo sull’utile del 2020 e anche su quello 2019 messo a riserva.

    In questo articolo andiamo quindi a vedere le prime 10 banche europee con relativo Dividend Yield basato sull’ultima distribuzione effettuata.

    Attenzione, calcolando sull’ultimo dividendo che è stato distribuito non è garanzia che il dividend yield rimanga invariato anche nel 2021, per il semplice motivo che l’istituto potrebbe decidere di distribuire un ammontare più basso del dividendo 2019.

    BancaCapitalizzazioneUltimo
    dividendo
    Dividend
    Yield
    1BNP Paribas54 mlrd3,026,98%
    2Banco Santander40,16 mlrd0,104,15%
    3Intesa Sanpaolo *37,52 mlrd0,19710,15%
    4ING Groep32,91 mlrd0,688,09%
    5Nordea Bank Abp29,85 mlrd0,405,47%
    6Crédit Agricole28,31 mlrd0,697,01%
    7KBC Bank26,44 mlrd2,504,17%
    8BBVA24,70 mlrd0,267,03%
    9Unicredit20,35 mlrd0,272,97%
    10Deutsche Bank19,47 mlrd0,111,17%

    * Intesa Sanpaolo, come già detto, distribuirà il dividendo degli ultimi due anni; nel calcolo del dividend yield, come per tutte le altre banche, abbiamo però inserito l’ultimo stacco effettuato

    Come abbiamo già detto, per alcune banche, come la nostra Intesa Sanpaolo, il dividend yield potrebbe essere sensibilmente più alto poiché distribuirà due dividendi in uno.

  • Salesforce sta per acquisire Slack

    Salesforce sta per acquisire Slack

    L’avvento del Covid e quindi dei lockdown con realtivo smart working ha dato un’accelerata decisiva a tutte quelle aziende che vivono di digital da remoto o in generale del mercato del cloud.

    Un caso è quello di Slack, società che non ha nemmeno 10 anni e che è subito diventato un leader nei sistemi di comunicazione aziendale. L’azienda ha coperto una lacuna importante lasciata aperta da altri player che nel mercato B2B fanno affari d’oro.

    Ne è consapevole ovviamente anche Salesforce, leader incontrastato di sistemi complessi per Ecommerce, Business Intelligence e Marketing digitale; alla piattaforma Salesforce mancava un sistema avanzato di communication e con la possibile acquisizione di Slack andrebbe a coprire quella lacuna.

    L’offerta sarebbe di 20 miliardi di dollari, una delle acquisizioni più grandi di questo 2020 e la maggiore nella storia di Salesforce.

    Salesforce che grazie a questa acquisizione andrebbe a completare un pacchetto da servire alle aziende e andrebbe a fare diretta concorrenza ad aziende del calibro di Microsoft che ha un servizio analogo chiamato Teams.

  • Lamborghini e Ducati verso l’addio a Volkswagen

    Lamborghini e Ducati verso l’addio a Volkswagen

    Ne avevamo parlato poche settimane fa, quando i rumor dicevano che Lamborghini e Ducati potessero avere una vita fuori dal perimetro di Volkwagen.

    Allora si ipotizzava una cessione per Ducati, con l’acquirente da trovare, e una quotazione per Lamborghini.

    Arrivata nelle ultime ore invece la conferma da parte di Herbert Diess, Amministratore Delegato del Gruppo Volkswagen: Lamborghini, Ducati e Italdesign avranno una vita propria al di fuori del gruppo.

    Ipotesi quotazione

    Benché Diess non abbia accennato a quale strada si stia lavorando, l’ipotesi più suggestiva è quella di una nuova società da quotare in borsa che abbia le tre case come asset principali.

    In tal caso potrebbe rimanere una quota della nuova società in capo a Volkwagen, quindi con benefici industriali, soprattutto di ricerca e sviluppo, dove la casa di Wolfsburg sta impegnando tante risorse sull’elettrificazione, ma con una quota corposa sul mercato.

    Vedremo il 66,5% della società ceduta come flottante e il restante 33,5% in capo agli attuali proprietari?

    Si tratterebbe della stessa operazione portata a termine da FCA/Exor per Ferrari, con la quota del 33% circa in capo a Exor e Piero Ferrari e il restante 66% come flottante sul mercato.

    Una nuova società con Ducati, Lamborghini e ItalDesign potrebbe fare gola a molti investitori e gli introiti della quotazione potrebbero andare a impolpare il portafoglio per portare a termine proprio quegli investimenti miliardari sull’elettrificazione.

  • OPA su Credito Valtellinese da parte di Crédit Agricole

    OPA su Credito Valtellinese da parte di Crédit Agricole

    Un’operazione simile a quella fatta da Intesa Sanpaolo su UBI, Crédit Agricole lancia un’OPA totalitaria su CreVal, piccola banca Valtellinese.

    Un po’ a sorpresa, perché nel risiko bancario che sta prendendo forma, la banca target doveva essere Banco BPM e invece le mire dei francesi si sono concentrate su CreVal. Nell’istituto valtellinese CA era già socia con il 9,8% delle quote.

    L’OPA è da circa 700 milioni, con un’offerta di 10,6 euro ad azione, che include un bonus del 53,9% sulla media degli ultimi 6 mesi e del 21,4% rispetto alla chiusura di venerdì.

    Per portare a termine l’operazione CA effettuerà un aumento di capitale ad hoc e condiziona la riuscita dell’OPA a due opzioni necessarie:

    • raggiungimento dell’adesione all’OPA di almeno il 66,7% del capitale sociale
    • approvazione da parte di tutti gli organi di controllo

    Su quest’ultimo punto non dovrebbero esserci particolari problemi, poiché il Credito Valtellinese è una realtà piccola e non ci sarebbe rischio di monopolio in nessuno dei territori dove è presente.

    Crédit Agricole appare abbastanza tranquilla anche sul primo punto, poiché oltre alla quota di quasi il 10% già in suo possesso, può contare su un’azionariato molto diffuso.

    Il vero ostacolo sono i grandi investitori attualmente presenti nella banca, con:

    • Altera Absolute Investments – 7,07%
    • Dgfd SA – 5,78%
    • Algebris (UK) Ltd. – 5,29%
    • Hosking Partners LLP – 5,13%
    • Norges Bank Investment Management – 2,64%
    • Franklin Mutual Advisers LLC -2,63%
    • Mediolanum International Funds Ltd – 2,30%
    • Solinvestor SPF SA – 2,19%
    • Dimensional Fund Advisors LP – 1,77%

    Anche qualora nessuno dei grandi soci dovesse vendere, comunque, non dovrebbe essere complesso raggiungere la quota del 67%.

    Ma così non è, perché già Davide Serra, titolare di Algebris, ha già dato l’ok e quindi la quota in capo a CA è già superiore al 15%.

    Crédit Agricole ha anche comunicato che prenderà in considerazione l’annullamento dell’opzione del 66,7% qualora le adesioni dovessero superare il 50% del capitale: in tal caso non avrebbe i numeri necessari per proseguire nella fusione ma controllerebbe le assemblee e quindi potrebbe far ben collaborare le realtà.

  • Atlantia affida la presidenza di Edizione a Laghi

    Atlantia affida la presidenza di Edizione a Laghi

    La holding di Ponzano Veneto, Atlantia, ha affidato la presidenza della princpale controllata, Edizione, a Entico Laghi al posto di Mion.

    Una notizia molto importante perché segna un’ulteriore apertura dei Benetton nei confronti di Cassa Depositi e Prestiti.

    Enrico Laghi, infatti, è stato commissario di Alitalia e di Ilva, quindi due società in cui l’esecutivo statale aveva interessi diretti; Laghi è quindi una persona fidata dello Stato e nel nuovo ruolo avrà il compito di traghettare la lunga battaglia, per il controllo di Autostrade per l’Italia, a una conclusione che sia il più soddisfacente possibile per tutti gli attori in campo.

    La nomina sarà ufficializzata nel cda del 30 novembre, nel quale Atlantia dovrà fare il punto sulle trattative e di conseguenza dare l’incarico al nuovo arrivato.

    Non si tratta del primo volto conosciuto per Cassa Depositi e Prestiti, infatti nei mesi scorsi già Lucia Morselli, AD di ArcelorMittal Italia, entrò nel cda di Atlantia.

    Con una nota la Holding fa sapere che Laghi avrà il compito:

    in materia di supervisione e coordinamento strategico: dei principali progetti e dossier della società; del processo funzionale al percorso di rinnovamento e rafforzamento della strategia sociale; dei rapporti fra la società e le sue controllate o collegate nonché dei rapporti esterni della società; delle relazioni istituzionali e della comunicazione esterna […] Si tratta di una scelta di chiara matrice tecnica – precisa la nota – a favore di un professionista con uno spiccato approccio istituzionale, che gode della piena fiducia di tutti i componenti della famiglia e del consiglio di amministrazione, anche funzionale alla futura individuazione di una figura manageriale che possa accompagnare la società in un cammino di lungo periodo

    Nota sulla nomina di Laghi a Presidente e AD di Edizione

    Mion lascia l’incarico con le seguenti parole di Atlantia:

    al quale va un particolare ringraziamento per una lunga collaborazione iniziata nel 1986 e (salvo un’interruzione fra il 2016 e il 2019) proseguita fino ad oggi, continuerà a supportare la società favorendo il passaggio di consegne a Laghi e fornendo il proprio apporto in relazione a specifiche attività della società di volta in volta concordate

  • Intorno a BPM e BPER il terzo polo bancario italiano?

    Intorno a BPM e BPER il terzo polo bancario italiano?

    Ne avevamo già parlato nel nostro articolo che analizza il risiko bancario: con Intesa che ha acquisito UBI e con Unicredit impegnata con MPS, Banco BPM che rappresenta una ghiotta opportunità rimane senza pretendenti, a meno che non si facciano avanti BPER con lo scudo di Unipol.

    Così è stato. O almeno così potrebbe essere.

    Banco BPM, lo ripetiamo, è un ghiotto pasto per una serie di ottimi motivi:

    • Manca un nocciolo duro di azionisti in grado di bloccare una scalata
    • Guardando un po’ tutti i fondamentali sembra un po’ a sconto
    • Ha un patrimonio netto superiore al prezzo di mercato

    E proprio quest’ultimo punto è molto interessante poiché la differenza netta tra il patrimonio netto e il prezzo di acquisto rappresenta un goodwill da ammortizzare e con il quale ci si può pagare i costi di aggregazione ed eventuali svalutazioni. Operazioni bancarie che stanno prendendo sempre più piede, grazie anche al precedente creato da Intesa.

    Unipol apre a un’aggregazione tra BPM e BPER

    Fino a questo momento erano sempre state supposizioni di analisti o di giornalisti, oggi invece è arrivata la prima dichiarazione un po’ più seria che apre il tavolo al possibile gioco.

    Nel dettaglio è stato Carlo Cimbri, AD di Unipol, ad aprire a questa possibilità, parlando di una possibilità “affascinante” che potrebbe essere approfondita “con grande attenzione” ma solo se “creasse valore e fosse coerente con gli interessi degli azionisti“.

    Il valore del nuovo polo

    Sarebbe realmente un’ipotesi affascinante quella dell’aggregazione tra BPER e BPM, ciò perché porterebbe a creare il terzo polo bancario italiano, alle spalle di Intesa e Unicredit.

    Qualsiasi azionista va a nozze con l’idea di creare valore dall’aggregazione e in questo caso, oltre a BPER e BPM si può anche ipotizzare che le attività bancarie di Unipol vengano aggregate al nuovo polo. Si avrebbe un’aggregazione a 3: BPM, BPER e Unipol.

    Ma tralasciamo al momento le attività di Unipol e capiamo insieme quanto potrebbe valere la sola aggregazione delle due banche locali; è lo stesso Cimbri a fare i conti e segnala come:

    verrebbe a consolidarsi il settore bancario con un gruppo da 300 miliardi di attivi, prevalentemente nel nord Italia, con quote di mercato importanti nelle regioni più produttive del paese ed economie di scala estremamente rilevanti

    Carlo Cimbri sull’ipotesi di aggregazione di BPER e BPM

    Inoltre aggiunge:

    I media riportano che in questo periodo Banco Bpm sta definendo le proprie strategie. Qualora dimostrasse prioritario interesse verso questa ipotesi penso che Bper non potrebbe che approfondirla con grande attenzione […] un progetto, che creasse valore e fosse coerente con gli interessi degli azionisti, raccoglierebbe il consenso degli stessi e del mercato

    L’AD di Unipol sull’aggregazione BPM / BPER

    Il peso di Unipol sulla decisione

    A una prima vista disattenta potrebbe stonare il fatto che l’AD di Unipol parli dell’unione tra due banche che non gestisce.

    Ma Unipol in questo caso avrebbe un gran peso poiché il primo azionista di BPER è proprio Unipol, che della banca modenese controlla il 18,9%.

    Gli impegni di BPER

    C’è da sottolineare comunque come BPER sta già affrontando un’aggregazione, cioè quella dei circa 500 sportelli ceduti da Intesa nella fusione con UBI; operazione per la quale gli azionisti della banca dell’Emilia Romagna hanno già dovuto mettere mano al portafoglio.

    Un’aggregazione con BPM, vista la frammentazione degli azionisti di quest’ultima, vedrebbe BPER nel ruolo di cacciatore e la banca lombarda in quello di preda, quindi si potrebbero chiedere sforzi ulteriori agli azionisti che già hanno supportato le operazioni.

    C’è anche da sottolineare che se si trovasse un accordo con il management dell’istituto milanese si potrebbe procedere con una newCo partecipata da entrambe le banche e che prenderebbe le quote delle due banche, quindi senza impegno particolare da parte degli azionisti.

    C’è da aspettare per capire se questa operazione verrà fatta e come si procederà.

  • Intesa Sanpaolo da acquistare per il suo dividendo

    Intesa Sanpaolo da acquistare per il suo dividendo

    Ieri Goldman Sachs ha deciso di rivedere i rating delle banche italiane, promuovendo in particolare:

    • Intesa Sanpaolo (da 2,1 a 2,4 il target price, da neutral a buy il giudizio)
    • Unicredit (da 12,3 a 12,7 il tp con indicazione che rimane buy)
    • BancoBPM (TP da 1,85 a 1,95 e indicazione neutral)
    • BPER Banca (TP da 2,2 a 2,25 con indicazione buy)
    • Monte dei Paschi di Siena (TP abbassato da 1,5 a 1,35 con indicazione neutral)

    Il caso di Intesa Sanpaolo

    Noi in particolar modo ci concentriamo sul primo titolo, cioè Intesa Sanpaolo, fresca di acquisizione di UBI Banca e che GS stima in miglioramento su tutta la linea.

    Al momento Intesa Sanpaolo sta scambiando intorno a 1,852 e con il target price a 2,4 significa un potenziale guadagno di quasi 0,55 euro ad azione o, in termini percentuali, di una salita del 29,6%.

    Tralasciando il target price, stupisce in modo particolare il conto sul monte dividendo, vero fattore sorprendente, perché GS prevede che la banca possa tranquillamente pagare il 70% dell’utile agli azionisti e, probabilmente, ipotizza anche qualcosa in più (75%).

    Significa un rendimento di 0,17 euro ad azione e considerando che l’AD Carlo Messina ha più volte sottolineato che gli introiti del 2019 sono in cassaforte, e appena la BCE darà l’autorizzazione verranno distribuiti, significa un ritorno di circa 0,34 euro sui due anni 2019 e 2020.

    Ai prezzi correnti significa avere un dividend yield del 18,35%. Un numero incredibile che isserebbe, con ogni probabilità, Intesa Sanpaolo sulla cima delle aziende che staccano un dividendo più alto; anche più alto di FCA che il prossimo anno dovrebbe distribuire un dividendo extra grazie alla fusione con PSA.

    Tornando a Intesa Sanpaolo, la banca americana sottolinea come l’integrazione con UBI possa portare a un miglioramento dei conti per i prossimi 4 anni, con incremento degli utili (e quindi dell’EPS) precedentemente previsti, grazie a un calo dei costi e degli accantonamenti.

    Certificati e derivati

    Tutti contenti? Mica tanto…

    Intesa Sanpaolo è una società spesso usata come base per certificati e per derivati. Uno stacco del dividendo, significa deprimere il prezzo del titolo dal momento dello stacco in poi.

    I certificati che hanno come obiettivo il prezzo dell’azione a una certa data, quindi, saranno negativamente impattati da questo stacco gigantesco.

  • Azioni migliori e peggiori del NASDAQ, come ha impattato il Covid

    Azioni migliori e peggiori del NASDAQ, come ha impattato il Covid

    Naturalmente, lo sappiamo bene, il Corona Virus non è arrivato solo in Italia, anzi è proprio in America che ha fatto il maggior numero di morti.

    Questo ha avuto un impatto, anche sul settore tecnologico come può essere quello rappresentato dal Nasdaq. Nonostante l’indice del settore tecnologico abbia ampiamente recuperato il terreno perso, e sia stato il primo a farlo, ci sono ancora dei titoli in ritardo.

    In questo articolo vogliamo analizzare i prezzi delle azioni del Nasdaq da metà febbraio a oggi, cioè dal 19 febbraio, ultimo giorno prima che l’occidente scoprisse il Covid, e oggi che le notizie sul vaccino stanno spopolando.

    Sono passati esattamente 9 mesi, ed ecco cosa è successo sul Nasdaq 100 in questi tre trimestri.

    AzioneTickerPerformance
    Moderna IncNASDAQ:MRNA369,82%
    Zoom Video Communications IncNASDAQ:ZM299,35%
    Pinduoduo IncNASDAQ:PDD256,53%
    Tesla IncNASDAQ:TSLA165,23%
    Docusign IncNASDAQ:DOCU134,26%
    JD.Com IncNASDAQ:JD100,81%
    Mercadolibre IncNASDAQ:MELI77,46%
    NVIDIA CorporationNASDAQ:NVDA70,69%
    QUALCOMM, Inc.NASDAQ:QCOM62,38%
    Align Technology, Inc.NASDAQ:ALGN60,42%
    Paypal Holdings IncNASDAQ:PYPL53,43%
    IDEXX Laboratories, Inc.NASDAQ:IDXX52,61%
    Apple IncNASDAQ:AAPL45,88%
    Seagen IncNASDAQ:SGEN45,19%
    Amazon.com, Inc.NASDAQ:AMZN43,09%
    Xilinx, Inc.NASDAQ:XLNX42,30%
    TAKE-TWO INTERACTIVE SOFTWARE, INC Common StockNASDAQ:TTWO42,29%
    Advanced Micro Devices, Inc.NASDAQ:AMD40,14%
    KLA CorpNASDAQ:KLAC38,94%
    Cadence Design Systems IncNASDAQ:CDNS38,75%
    ASML Holding NVNASDAQ:ASML33,53%
    Synopsys, Inc.NASDAQ:SNPS32,24%
    Regeneron Pharmaceuticals IncNASDAQ:REGN29,50%
    eBay IncNASDAQ:EBAY29,31%
    Lam Research CorporationNASDAQ:LRCX28,90%
    Lululemon Athletica IncNASDAQ:LULU28,35%
    T-Mobile Us IncNASDAQ:TMUS27,23%
    Maxim Integrated Products Inc.NASDAQ:MXIM25,41%
    Facebook, Inc. Common StockNASDAQ:FB25,05%
    Netflix IncNASDAQ:NFLX24,75%
    Fastenal CompanyNASDAQ:FAST24,34%
    PACCAR IncNASDAQ:PCAR21,03%
    Broadcom IncNASDAQ:AVGO20,57%
    Monster Beverage CorpNASDAQ:MNST20,18%
    Verisk Analytics, Inc.NASDAQ:VRSK20,12%
    Adobe IncNASDAQ:ADBE19,88%
    NetEase IncNASDAQ:NTES19,82%
    Autodesk, Inc.NASDAQ:ADSK19,67%
    Alexion Pharmaceuticals, Inc.NASDAQ:ALXN19,63%
    Intuitive Surgical, Inc.NASDAQ:ISRG19,27%
    Cintas CorporationNASDAQ:CTAS18,48%
    Charter Communications IncNASDAQ:CHTR18,43%
    Costco Wholesale CorporationNASDAQ:COST18,33%
    Activision Blizzard, Inc.NASDAQ:ATVI17,29%
    Intuit Inc.NASDAQ:INTU16,08%
    O’Reilly Automotive IncNASDAQ:ORLY15,91%
    Kraft Heinz CoNASDAQ:KHC15,82%
    Skyworks Solutions IncNASDAQ:SWKS15,46%
    Texas Instruments IncorporatedNASDAQ:TXN15,34%
    Alphabet Inc Class CNASDAQ:GOOG14,42%
    Alphabet Inc Class ANASDAQ:GOOGL14,15%
    CSX CorporationNASDAQ:CSX13,92%
    Microchip Technology Inc.NASDAQ:MCHP13,69%
    Workday IncNASDAQ:WDAY13,17%
    DexCom, Inc.NASDAQ:DXCM12,87%
    Microsoft CorporationNASDAQ:MSFT12,71%
    Applied Materials, Inc.NASDAQ:AMAT12,31%
    Liberty Global PLCNASDAQ:LBTYK11,84%
    Copart, Inc.NASDAQ:CPRT10,98%
    Splunk IncNASDAQ:SPLK10,87%
    NXP Semiconductors NVNASDAQ:NXPI9,78%
    Liberty Global PLC Class ANASDAQ:LBTYA9,77%
    Starbucks CorporationNASDAQ:SBUX8,62%
    Cognizant Technology Solutions CorpNASDAQ:CTSH8,45%
    Analog Devices, Inc.NASDAQ:ADI7,54%
    ANSYS, Inc.NASDAQ:ANSS7,38%
    Comcast CorporationNASDAQ:CMCSA6,90%
    Electronic Arts Inc.NASDAQ:EA6,43%
    Baidu IncNASDAQ:BIDU4,61%
    Booking Holdings IncNASDAQ:BKNG3,87%
    Keurig Dr Pepper IncNASDAQ:KDP2,29%
    Amgen, Inc.NASDAQ:AMGN2,15%
    Paychex, Inc.NASDAQ:PAYX1,99%
    Dollar Tree, Inc.NASDAQ:DLTR1,80%
    Micron Technology, Inc.NASDAQ:MU1,25%
    Expedia Group IncNASDAQ:EXPE0,53%
    Check Point Software Technologies Ltd.NASDAQ:CHKP0,42%
    Incyte CorporationNASDAQ:INCY0,39%
    Xcel Energy IncNASDAQ:XEL-0,41%
    CDW common stockNASDAQ:CDW-0,66%
    PepsiCo, Inc.NASDAQ:PEP-1,48%
    MONDELEZ INTERNATIONAL INC Common StockNASDAQ:MDLZ-2,60%
    Illumina, Inc.NASDAQ:ILMN-2,63%
    Citrix Systems, Inc.NASDAQ:CTXS-2,67%
    Trip.com Group LtdNASDAQ:TCOM-3,16%
    Automatic Data Processing IncNASDAQ:ADP-4,46%
    Cerner CorporationNASDAQ:CERN-5,00%
    Ulta Beauty IncNASDAQ:ULTA-7,63%
    Verisign, Inc.NASDAQ:VRSN-8,03%
    Ross Stores, Inc.NASDAQ:ROST-9,47%
    Gilead Sciences, Inc.NASDAQ:GILD-9,58%
    Cisco Systems, Inc.NASDAQ:CSCO-10,74%
    Fiserv IncNASDAQ:FISV-12,61%
    Vertex Pharmaceuticals IncorporatedNASDAQ:VRTX-12,68%
    Sirius XM Holdings IncNASDAQ:SIRI-12,83%
    Exelon CorporationNASDAQ:EXC-13,91%
    BioMarin Pharmaceutical Inc.NASDAQ:BMRN-17,47%
    Marriott International IncNASDAQ:MAR-18,49%
    Walgreens Boots Alliance IncNASDAQ:WBA-26,58%
    Fox Corp Class ANASDAQ:FOXA-27,27%
    Fox Corp Class BNASDAQ:FOX-27,71%
    Biogen IncNASDAQ:BIIB-29,34%
    Intel CorporationNASDAQ:INTC-32,86%
    Componenti del Nasdaq 100 e performance dal prima del Covid a oggi

    I migliori titoli sul Nasdaq dal crollo covid

    Non stupisce che il primo della lista sia Moderna, prima società ad aver comunicato di aver trovato una strada per produrre il vaccino per il Corona Virus.

    Così come pochi si stupiranno della seconda posizione, quello Zoom che in questi mesi è diventato indispensabile per gli usi più disparati, dalla didattica a distanza fino al business.

    Pinduoduo è sconosciuto ai più probabilmente, ma è una società cinese che sviluppa un software per Ecommerce, non stupisce quindi che si trovi in quella posizione.

    Al quarto posto troviamo quella Tesla che nel mentre è stata ammessa nell’indice S&P500 e che quindi ha un vantaggio rifletto dalla forza del paniere.

    DocuSign, come Pinduoduo, beneficia della pandemia con relativo lockdown poiché si tratta di un sistema per sottoscrivere documenti da remoto; quindi fondamentali in questo momento.

    Le azioni peggiori del Nasdaq dal crollo del Corona Virus

    La peggiore in assoluto è Intel che agli effetti del Corona Virus somma il fatto che Apple ha deciso, a partire dal prossimo anno, di sviluppare in casa anche i processori per i propri Mac. Una perdita non da poco per un produttore che negli ultimi anni sta vedendo svanire tante linee di business.

    Stupisce invece la posizione di Biogen, che ha avuto importanti autorizzazioni da parte dell’FDA (ente di controllo dei medicinali in America) e che presenta dei bilanci che superano i consensi degli analisti. In netto ritardo rispetto al resto dell’indice.

  • Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Azioni migliori e peggiori sul FTSE MIB, dall’arrivo del Corona Virus

    Era il 16 marzo del 2020 e il FTSE MIB, insieme a gran parte dei mercati mondiali toccava minimi che non si vedevano da anni.

    In particolar modo il FTSE MIB toccava il minimo di 14.153, numero che non vedeva da agosto 2012.

    Quel giorno si veniva da quattro settimane di continue discese e con l’Italia che andava in lockdown non si vedeva una via d’uscita. Solo con il senno di poi possiamo dire che quel giorno si toccò il momento più brutto, almeno sulle borse, del 2020 nel pieno dell’emergenza Covid.

    Da quel 16 marzo 2020 sembra passata una vita ma in realtà siamo a soli 8 mesi di distanza. In questi 2 quadrimestri cosa è successo?

    Inoltre, al di là del punto più basso, qual è la performance delle azioni da prima che il Covid diventasse una triste realtà?

    Vediamo la lista delle azioni presenti nel FTSE MIB e capiamo quali azioni hanno già recuperato, quante hanno addirittura sovraperformato e quante invece ancora devono recuperare del terreno.

    Da metà marzo a metà novembre (8 mesi)

    Questa che segue è la performance dei titoli azionari facenti parte del FTSE MIB tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020.

    AzioniTicketPerformance
    AmplifonBIT:AMP119,00%
    STMicroelectronicsBIT:STM81,03%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA75,59%
    PrysmianBIT:PRY73,82%
    Davide CampariBIT:CPR72,49%
    Interpump GroupBIT:IP64,87%
    Banca GeneraliBIT:BGN63,18%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK61,76%
    DiaSorinBIT:DIA60,76%
    MediobancaBIT:MB60,04%
    Banco BPMBIT:BAMI55,56%
    Banca MediolanumBIT:BMED54,29%
    MonclerBIT:MONC49,98%
    NexiBIT:NEXI48,55%
    EnelBIT:ENEL47,36%
    CNH IndustrialBIT:CNHI46,35%
    Azimut HoldingBIT:AZM45,15%
    FTSE MIB (benchmark indice)44,30%
    AtlantiaBIT:ATL43,47%
    FerrariBIT:RACE43,44%
    RecordatiBIT:REC42,91%
    Buzzi UnicemBIT:BZU42,38%
    TenarisVIE:TEN36,97%
    InWIT (Infrastr. Wireless Italiane)BIT:INW35,24%
    Unipol GruppoBIT:UNI33,94%
    Pirelli & C.BIT:PIRC32,60%
    Poste ItalianeBIT:PST32,46%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP31,43%
    ExorBIT:EXO29,93%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN29,81%
    SnamBIT:SRG29,63%
    ItalgasBIT:IG24,24%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G23,63%
    UniCreditBIT:UCG23,15%
    EniBIT:ENI22,80%
    Telecom ItaliaBIT:TIT20,69%
    A2ABIT:A2A19,42%
    LeonardoBIT:LDO6,18%
    HERABIT:HER0,97%
    SaipemBIT:SPM-1,52%
    Bper BancaBIT:BPE-16,46%
    Componenti del FTSE MIB ordinati per performance tra il 16 marzo 2020 e il 16 novembre 2020

    Come si può facilmente notare la quasi totalità delle azioni ha registrato una performance invidiabile dal momento più basso del FTSE MIB.

    Circa la metà delle azioni (17) hanno sovraperformato la resa dell’indice (44,30%) mentre l’altra metà (23) hanno sottoperformato.

    Tra i migliori ci sono principalmente titoli industriali, mentre tra i peggiori troviamo tanti finanziari ed energetici.

    Pre-Covid vs Oggi

    Però ha poco senso guardare dal minimo annuale a oggi se non consideriamo come si trovavano quei titoli prima del minimo di marzo.

    In particolar modo l’ultimo giorno prima del crollo dovuto al Covid si è registrato sul FTSE MIB in data 19 febbraio 2020, quando l’indice toccò il massimo di 25.271 punti.

    Questa invece la performance dei titoli del FTSE MIB dal pre-Covid a oggi, dopo circa 9 mesi (3 interi trimestri).

    AziendeTicketPerformance
    DiaSorinBIT:DIA43,10%
    AmplifonBIT:AMP19,67%
    Interpump GroupBIT:IP14,71%
    RecordatiBIT:REC12,17%
    Davide CampariBIT:CPR11,64%
    FinecoBank Banca FinecoBIT:FBK10,01%
    PrysmianBIT:PRY6,92%
    MonclerBIT:MONC5,23%
    FerrariBIT:RACE4,67%
    Fiat Chrysler AutomobilesBIT:FCA2,61%
    STMicroelectronicsBIT:STM2,27%
    CNH IndustrialBIT:CNHI0,00%
    InWIT – Infrastrutture Wireless ItalianeBIT:INW-4,51%
    EnelBIT:ENEL-5,60%
    Terna – Rete Elettrica NazionaleBIT:TRN-7,66%
    Buzzi UnicemBIT:BZU-7,78%
    NexiBIT:NEXI-9,64%
    SnamBIT:SRG-10,78%
    Banca GeneraliBIT:BGN-12,97%
    Pirelli & C.BIT:PIRC-13,14%
    Banca MediolanumBIT:BMED-13,50%
    FTSE MIB Indice (benchmark)-15,15%
    ItalgasBIT:IG-15,26%
    MediobancaBIT:MB-24,82%
    ExorBIT:EXO-25,01%
    Poste ItalianeBIT:PST-25,20%
    Assicurazioni GeneraliBIT:G-26,01%
    Banco BPMBIT:BAMI-26,02%
    Azimut HoldingBIT:AZM-27,70%
    Intesa SanpaoloBIT:ISP-29,23%
    HERABIT:HER-30,04%
    Telecom ItaliaBIT:TIT-32,69%
    Unipol GruppoBIT:UNI-33,27%
    TenarisVIE:TEN-34,85%
    A2ABIT:A2A-35,26%
    AtlantiaBIT:ATL-36,14%
    EniBIT:ENI-38,41%
    UniCreditBIT:UCG-41,26%
    SaipemBIT:SPM-48,81%
    LeonardoBIT:LDO-49,64%
    Bper BancaBIT:BPE-52,69%
    Performance delle azioni sul FTSE MIB da prima del Covid a metà novembre (dopo 9 mesi)

    Mentre la performance del FTSE MIB dal 19 febbraio al 17 novembre è stato del -15,15%, ci sono titoli che hanno ampiamente recuperato e sono addirittura in attivo e altre azioni che invece ancora valgono la metà di quanto valevano prima della pandemia.

    Appare evidente come tra i primi 4 per performance ben 3 sono legati al farmaceutico e alla salute. Interpump e Campari, che compongono la TOP 5 hanno avuto importanti cambiamenti nel periodo, con la società di beverage che è passata da un trasferimento all’estero e la società industriale che a marzo non era nel FTSE MIB, quindi beneficia della promozione.

  • Le azioni che cresceranno dopo il Covid

    Le azioni che cresceranno dopo il Covid

    Ci sono alcuni settori che sono stati particolarmente colpiti dal Covid-19, lo sappiamo già, abbiamo imparato a conoscerle attraverso TG e leggendo le notizie. Bar, Ristoranti e tutti quei centri di aggregazione tipiche del pre-covid hanno ricevuto un salasso non da poco.

    Andando nel nostro ambito, cioè quello degli investimenti azionari, ci sono dei settori che più di altri hanno subito il shock della pandemia con relativo lockdown.

    In questo articolo proviamo ad analizzare un po’ di segmenti e qualche titolo che, superate le difficoltà, potrebbero registrare delle crescite a doppia cifra.

    Aviazione e Trasporti

    Partiamo da quel settore che più di tutti ha subito variazioni, cioè trasporti e Aviazione.

    In questo settore rientrano varie aziende e vari sottosegmenti. Giusto per elencarne qualcuno:

    • Trasporti ferroviari
    • Trasporti marittimi
    • Aviazione
    • Trasporti stradali

    Guardando più nel dettaglio possiamo facilmente notare come ci siano delle aziende che a causa del Corona Virus hanno perso tanto nel loro core business e faranno fatica a riprendersi, ciò perché questa pandemia cambierà anche gli usi comuni.

    Trasporti stradali

    Pensiamo per esempio a Saras, azienda italiana che raffina il petrolio ricavandone derivati. Con gli spostamenti che si azzerano o che, comunque, diminuiscono è evidente che Saras perda business; altrettanto evidente che appena ci sarà una ripresa l’azienda ne beneficerà; attenzione però, perché con la tendenza verso lo smart working prima di tornare al 100% del pre-crisi ci vorrà del tempo. Certamente è un’azione da cassettista, da acquistare oggi e rivendere tra qualche anno.

    Saras ha comunque beneficiato della minore richiesta di petrolio, che ha portato il prezzo della materia prima ad abbassarsi sensibilmente. Con la ripresa della normalità è prevedibile che il greggio torni ad alzarsi leggermente, con giubilo da parte di quelle aziende che trattano il combustibile:

    • ENI
    • Total
    • Shell

    Sempre rimanendo su strada c’è un’altra azienda che ha subito dei forti cali dati dai trasporti rallentati, si tratta di Atlantia, che gestisce (ancora per poco) la rete autostradale italiana; ovviamente meno spostamenti significano meno pedaggi e quindi meno introiti per Autostrade. Con la ripresa delle attività a pieno regime ci sarà un recupero e, anche se lo Stato dovesse revocare le concessioni autostradali, comunque teniamo bene in mente che Atlantia gestisce aeroporti e autostrade in tante nazioni, quindi la concessione italiana è solo una fetta dell’enorme torta.

    Trasporti marittimi

    Spostiamoci dalle autostrade e guardiamo il settore delle crociere, dove i big player sono sostanzialmente 3:

    • Royal Caribbean (NYSE:RCL)
    • Carnival (NYSE:CCL)
    • Norwegian (NYSE:NCLH)

    Con le navi bloccate nei porti è complesso riuscire a fare business, non appena ci sarà una vera ripresa le navi usciranno in mare e a quel punto ci sarà un ritorno alla normalità. Non è un caso se con le prime info sui vaccini Carnival ha registrato +40% in un solo giorno e ogni minimo rumor è utile per ulteriori allunghi.

    Anche perché, a differenza delle aziende citate in precedenza, che subiranno anche la tendenza allo smart working, le crociere non avranno questo tipo di impatto e le persone torneranno in totale sicurezza a navigare.

    Su queste aziende c’è solo il peso del debito: un settore che già per sua natura si affida ai finanziamenti, con il Covid ha sommato ulteriori passivi e serviranno anni per riuscire a rientrare nei fondamentali precedenti.

    Aviazione

    Anche qui il discorso non differisce molto dai trasporti marittimi: appena si tornerà a una parvenza di normalità le persone torneranno a viaggiare.

    A differenza delle crociere, che non sono sostituibili dal digitale, i viaggi per lavoro probabilmente avranno un impatto negli anni a venire, quindi il recupero, almeno nel breve periodo, non sarà al 100%.

    Stesso discorso dicasi anche per gli aeroporti.

    Qualche azione di questo settore:

    • Compagnie aeree:
      • American Airlines Group
      • Delta Air Lines
      • Deutsche Lufthansa
      • Air France-KLM
      • International Airlines Group
    • Enti di gestione aeroportuale:
      • ENAV
      • AENA
      • Groupe ADP
      • Fraport
    • Aeroporti
      • Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna
    • Trasporto ferroviario
      • Trainline PLC

    Turismo

    Ci stiamo un po’ girando intorno al turismo, in varie forme, ma ciò che è stato particolarmente colpito è il trasporto e l’organizzazione per il turismo.

    Parliamo in modo particolare della prenotazione alberghiera, fortemente colpita da questa pandemia.

    Tra i titoli da segnalare ci sono:

    • Booking
    • Trivago
    • Last Minute

    E se il settore del booking non ride c’è certamente chi al momento sta piangendo ed è il settore alberghiero puro. In questo settore segnaliamo Marriott International, pronto all’esplosione non appena si tornerà alla normalità.

    Un settore che con la ripresa tornerà a volare, soddisfacendo l’esigenza dei viaggiatori di piacere.

    C’è un ulteriore azione, che ancora non è quotata, ma che sta per farlo ed è AirBnb; anche questa azione, quando sarà quotata, potrà beneficiare della ripresa.

    Commercio al dettaglio

    Con la serrata dei negozi voluta durante il lockdown un altro settore che è andato in difficoltà è quello della Grande Distribuzione.

    Se a soffrire sono i negozi, c’è anche un altro attore della filiera che ha subito qualche contraccolpo: si tratta dei gestori dei centri commerciali, i quali hanno dovuto trovare accordi per dilazionare gli affitti durante la prima fase e assistono a chiusure definitive dentro i loro locali.

    In Italia abbiamo una società particolarmente attiva in questo settore ed è Igd SIIQ. Se invece allarghiamo l’orizzonte al panorama europeo e mondiale troviamo Unibail Rodamco Westfield.

    Con la ripresa delle vendite è probabile che gran parte del mercato venga recuperato, con buona pace di quelle attività e di quelle catene che hanno deciso di spostare tutto online.

    Elettricità

    Il consumo casalingo non ha compensato le perdite del settore business: un negozio, una fabbrica e gli uffici consumano più elettricità di quanto non si faccia in ambiente domestico.

    Azioni di compagnie elettriche hanno quindi perso terreno e recupereranno con il ritorno alla normalità. Non ci si aspetta crescite in doppia cifra, come potrebbe essere per il settore alberghiero o crocieristico, ma certamente ci sarà un rimbalzo. Tra questi titoli si segnala:

    • Enel
    • EDP
    • Engie

    Aziende che oltre del ritorno alla normalità potranno beneficiare del nuovo presidente americano Biden e della sua promessa di 2 mila miliardi sul settore green, oltre che della tendenza verso auto elettriche.

  • Pfizer e BioNTech, conviene acquistarle ora?

    Pfizer e BioNTech, conviene acquistarle ora?

    Pfizer e BioNTech hanno inondato i mercati con una forte ondata di ottimismo, ciò grazie all’annunciato che il vaccino contro il Covid-19 è efficace nel 90% dei casi, in un piccolo sottoinsieme di candidati che facevano parte degli studi clinici di Fase 3 dell’azienda.

    La notizia di un vaccino contro il coronavirus ha fatto salire gli indici in tutto il mondo, insieme alle materie prime e ad altre attività a rischio.

    La sostanza dell’annuncio di Pfizer

    La notizia del vaccino Pfizer, annunciata nientemeno che dal presidente e CEO dell’azienda, il dottor Albert Bourla, indica che in una piccola analisi intermedia condotta su 94 candidati risultati positivi al Covid-19, i test hanno rilevato che il 90 per cento dei pazienti, che hanno ricevuto il vaccino, aveva una forte risposta immunitaria al virus, il che significa che non erano stati infettati.

    Risultati molto positivi nella lotta contro il virus, che ha causato quasi 1.300.000 morti nel mondo finora. Grande entusiasmo soprattutto perché gli scienziati di tutto il mondo avevano già detto che le loro migliori speranze erano per un vaccino che mostrasse un livello di efficacia intorno al 75 per cento, mentre i più pessimisti settavano l’asticella al 60%.

    La casa farmaceutica americana Pfizer e la tedesca BioNTech hanno lavorato a fianco nel processo di sviluppo del vaccino e si divideranno i proventi della vendita del trattamento una volta che sarà approvato dalle autorità di regolamentazione di tutto il mondo, compresa la Food and Drugs Administration (FDA) degli Stati Uniti.

    Quanto guadagnano Pfizer e BioNTech dal vaccino?

    Secondo le stime della banca d’investimento statunitense Morgan Stanley, la vendita del vaccino farà fruttare intorno a 13 miliardi di dollari nel prossimo anno, il che significa un introito di 6,5 miliardi a testa per le due aziende che hanno cooperato.

    Il prezzo di ogni dose dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 euro e saranno necessarie due dosi per garantire il massimo livello di immunità.

    Considerando che nel 2019 le vendite di Pfizer sono state per quasi 52 miliardi, questa nuova ondata di liquidità significherà un aumento del fatturato di circa il 10%; invece è complesso calcolare il costo in ricerca e sviluppo per poi arrivare a calcolare quanto il vaccino impatterà sull’utile aziendale.

    È probabile che gli analisti rivedano le loro previsioni sulle azioni Pfizer, con poco preavviso, così da incorporare l’impatto che un vaccino efficace (forse il più efficace finora) avrà sul prezzo delle azioni Pfizer.

    Passiamo invece a BioNTech, che ha avuto un fatturato di quasi 109 milioni di euro lo scorso anno, il che la rende decisamente interessante e con un potenziale di upside veramente notevole.

    Detto questo, il patrimonio netto della società è attualmente valutato a 27 miliardi di dollari, che è circa quattro volte l’importo delle vendite che il vaccino porterebbe l’anno prossimo.

    Prospettive delle azioni Pfizer

    Da un punto di vista tecnico, lunedì, giorno dell’annuncio, sembrava ci fosse un limite a 42 dollari che gli operatori erano riluttanti a superare. Sebbene il titolo si sia spostato a questi livelli durante la giornata, il prezzo si è stabilizzato al di sotto, chiudendo a 38,5 dollari e (8,3 per cento al di sotto dei massimi intraday dello stesso giorno).

    Un brutto segnale arriva però dall’amministratore delegato dell’azienda, che avrebbe venduto un totale di 5,6 milioni di dollari di azioni della società nello stesso giorno dell’annuncio, anche se l’esecutivo detiene ancora un totale di 81.812 azioni della casa farmaceutica, valutate circa 3,15 milioni di dollari.

    Le azioni della casa farmaceutica americana sono attualmente scambiate a 13 volte i suoi guadagni dei prossimi 12 mesi. L’anno scorso Pfizer ha realizzato un utile netto di 16,27 miliardi di dollari, con un EPS di 1,65 dollari.

    Prospettive delle azioni BioNTech

    Le azioni BioNTech hanno superato con successo la loro resistenza di 105 dollari vista in marzo e luglio, con il prezzo del titolo che ha chiuso la sessione di lunedì proprio sopra quel punto.

    A questo punto, gli investitori dovrebbero essere consapevoli del fatto che l’unico elemento a sostegno di una valutazione così alta per BioNTech è un vaccino efficace che fornisce ricavi significativi per l’azienda.

    Qualsiasi notizia che metta in discussione questo flusso di entrate potrebbe provocare un forte crollo del prezzo delle azioni.

    Inoltre, l’ammontare delle entrate derivanti dal vaccino è un fattore da analizzare in profondità, dato che le attuali previsioni sulle azioni BioNTech stanno assumendo molti “se”, mentre la realtà delle cose può essere molto diversa da quelle aspettative.

    Vale anche la pena di notare che le ultime tre volte che le azioni BioNTech hanno visto un RSI ipercomprato, la ripresa è stata accolta da brusche vendite mentre i player del mercato hanno preso profitti dopo che lo slancio iniziale ha iniziato a svanire.

    Conclusione sulle azioni Pfizer e BioNTech

    C’è un vecchio detto a Wall Street che dice: “Compra il pettegolezzo, vendi la notizia“.

    La crescente pandemia mondiale ha spinto negli ultimi mesi i titoli tecnologici e sanitari; al solo annuncio di un vaccino queste azioni si sono un po’ sgonfiate.

    Le notizie di Pfizer stanno ora potenzialmente materializzando quelle “speranze”, il che significa che le azioni potrebbero fare l’esatto contrario di quello che la maggior parte delle persone si aspetterebbe: la speranza gonfia la bolla e nel momento della notizia ci potrebbero essere prese di beneficio.

    Con questo in mente, anche se il vaccino non è ancora un affare fatto, i player del mercato potrebbero prepararsi a ruotare in settori ciclici che negli ultimi mesi hanno subito perdite; non è un caso che Carnival, per esempio, lunedì ha chiuso con un guadagno che sfiorava il 40%.

  • Cristiano Ronaldo venduto al Manchester United?

    Cristiano Ronaldo venduto al Manchester United?

    Immaginiamo già risposta del 90% di voi: eh stica…

    Vero che trattiamo di economia, finanza e non di calcio, ma è anche vero che la Juventus è quotata in borsa e quindi della tematica corretta stiamo parlando.

    Ne avevamo già parlato qualche anno, quando la Juve si apprestava ad acquistare il campione portoghese, ne riparliamo oggi perché la Juve potrebbe privarsene.

    La notizia di ieri infatti rimbalza dall’Inghilterra e da Porto e parla di un Manchester United molto interessato a riportare CR7 in terra britannica; team e campionato che Ronaldo già conosce perché ci ha già giocato dal 2003 al 2009, prima del suo passaggio al Real Madrid.

    Ma al di là della notizia, della storia del calciatore e di tutto ciò che riguarda la sfera sportiva, da parte nostra concentriamoci sulla sfera economica.

    Partiamo dai dati in nostro possesso, cioè dei bilanci chiusi dai bianconeri:

    StagioneFatturatoUtile
    2014/2015324,72,3
    2015/2016341,54,1
    2016/2017411,642,6
    2017/2018402,3-19,2
    2018/2019464,3-39,9
    2019/2020401,4-89,7
    Dati finanziari Juventus negli ultimi anni

    Iniziamo a guardare il fatturato e ci rendiamo conto che con l’arrivo di Cristiano Ronaldo nell’estate del 2018 c’è stato un aumento di fatturato. Ovviamente non tutto imputabile alla presenza del portoghese, ma certamente una buona parte.

    Allo stesso modo, un’azienda che era in utile e che aveva appena chiuso il primo rosso dopo anni (-19,2), anche in parte dovuto dall’eccezionale utile dell’anno prima (calciomercato che si realizza a cavallo di giugno/luglio, quando la società chiude il bilancio), dall’arrivo di Cristiano Ronaldo i conti economici sono andati via via peggiorando, con il picco dell’ultimo anno dovuto (anche) all’emergenza Covid.

    Altra cosa che conosciamo è lo stipendio di Cristiano Ronaldo, che è di 31 milioni netti a stagione, il che ha un peso intorno ai 52/53 milioni lordi annuali sulla Juventus. Stipendio eccezionale che però è costato degli aumenti ad altri campioni in rosa, ciò poiché, prima dell’arrivo del lusitano il tetto massimo degli stipendi dei bianconeri era posto a 7,5 milioni. Con l’arrivo del calciatore più forte al mondo gli stipendi si sono nettamente alzati ed ecco che alcuni compensi con poco senso sono quelli di:

    • De Ligt: 8 milioni
    • Rabiot: 7 milioni
    • Ramsey: 7 milioni

    Nessuno discute sulle qualità di questi ragazzi, ma sono compensi che, prima dell’arrivo dell’asse portoghese, non sarebbero mai potuti sussistere. E la situazione andrà solo a peggiorare, perché tra meno di un anno ci sarà da discutere il rinnovo di Dybala e di qualche altro giocatore.

    Impatto di Ronaldo sui conti della società Juventus

    Con un ammortamento a 5 anni del costo del cartellino di Ronaldo (100 milioni), abbiamo una spesa di 20 milioni a stagione ancora fino all’estate del 2023; a questi 20 milioni, come detto, c’è da aggiungere i circa 50 milioni di stipendio per un gran totale di 70 milioni a stagione.

    Ne vale ancora la pena? Ripetiamo che nessuno discute la qualità del calciatore ma l’età anagrafica procede incessante anche per lui i suoi 35 anni iniziano a farsi sentire anche sul cartellino.

    Se la Juve volesse ancora incassare una cifra degna, creando magari anche una plusvalenza, dovrebbe vendere in breve tempo e l’interesse del Manchester sarebbe perfetto.

    Manchester United interessato a CR7

    Affari costosi sull’asse Torino – Manchester sono già stati fatti, basti guardare a quel Pogba che 3 anni fa passò dall’Italia all’Inghilterra per una cifra tonda di 100 milioni (anche in quel caso).

    Da Manchester e da Porto ne sono sicuri: il team rosso di Manchester ha già contattato Jorge Mendes, procuratore del calciatore, per capire la fattibilità dell’operazione.

    La Juventus, interpellata, ha già fatto sapere che lascerà partire il giocatore solo se quest’ultimo lo dovesse chiedere.

    Risparmi e costi in caso di addio

    Giusto per fare un gioco di ipotesi, se CR7 lasciasse la Continassa la prossima estate la cifra rimanente del cartellino sarebbe di 40 milioni (20 milioni l’anno per 2 anni rimanenti). A questi vanno aggiunte delle commissioni per l’eventuale rinnovo, poiché Ronaldo è in scadenza nel 2022 e per evitare di arrivare a ridosso bisognerebbe rinnovare il cartellino proprio nell’estate 21. Quindi oltre ai 40 milioni c’è da aggiungere una lauta ricompensa per la nuova firma, probabilmente, tra commissioni per l’agente, tasse, ecc non parliamo meno di 10/15 milioni, e siamo a 50 milioni risparmiati qualora il portoghese lasciasse.

    Tralasciando il costo vivo dello stipendio, stiamo già parlando di 25 milioni a stagione per le due a venire. Se sommiamo anche il cartellino saremmo a 75 milioni a stagione (più un incremento sulla base della nuova firma che certamente ci sarebbe).

    Vero che un calciatore come CR7 porta maggiori sponsor e quindi quei 75 milioni di risparmio non sarebbero netti. Poniamo che metà dell’incremento di fatturato di 62 milioni registrato tra il 2018 e il 2019 sia dovuto a un “effetto Ronaldo”, comunque rimarrebbero risparmi per 44 milioni di euro a stagione.

    Plusvalenza in caso di cessione?

    TransferMarket, sito specializzato nella valutazione dei calciatori, valuta CR7 ancora 65 milioni, che ci sembra una cifra bassa, ma tendiamo a fidarci.

    Con una vendita a questa cifra significherebbe registrare anche 25 milioni di plusvalenza sul primo esercizio post Ronaldo. Che, visti i conti della Juve, non sarebbe affatto male.

  • Il vaccino di Pfizer manda al tappeto alcune azioni

    Il vaccino di Pfizer manda al tappeto alcune azioni

    Grande euforia ieri per l’annuncio di Pfizer secondo cui, nel 90% dei casi trattati in fase 3 della sperimentazione per il vaccino, l’esito a un contagio possibile è stata negativa.

    In parole povere, significa che il vaccino sviluppato da Pfizer, in collaborazione con BioNTech, nel 90% dei casi funziona.

    Bisogna essere prudenti però, perché tale vaccino è stato somministrato a circa 4.000 persone e di queste solo circa un centinaio sono entrate in contatto con il virus, e 10 di loro hanno comunque contratto il virus con esito positivo, mentre in 90 l’esito è stato negativo.

    Prima di affermare con certezza che il vaccino funziona bisogna attendere ancora altri casi di contatto certo, almeno 165, e solo allora si potrà calcolare il reale funzionamento.

    Vaccini contro il Corona Virus

    Di contro bisogna anche sottolineare che il vaccino prodotto da Pfizer è solo uno dei 4 che si trovano in una fase avanzata, gli altri 3 sono sviluppati da:

    • AstraZeneca
    • Moderna
    • Jonhson & Jonhson

    Il Covid 19 ha quindi i giorni contati? Non propriamente, perché i tempi, benché si stia correndo, non sono ancora corti. Bisogna attendere almeno gennaio perché le dosi dei vaccini siano disponibili per il grosso della popolazione.

    La reazione sui mercati

    Nel mentre ieri giornata di grande sbornia sui mercati globali, con aziende più colpite che hanno recuperato quasi il 40% (come nel caso di Carnival), con Pfizer che è andata in doppia cifra percentuale e come il FTSE MIB che ha chiuso con un rialzo che superava il 6%.

    Però c’è una cerchia di aziende che non beneficiano del risultato. Per una serie di motivi c’è una lista di aziende che ieri ha chiuso in territorio negativo, o semplicemente che non avrà vita facile in borsa nel prossimo futuro. Ecco qualche esempio:

    • Diasorin: l’azienda italiana si occupa di test sierologici e tamponi; appare evidente che con il vaccino la richiesta dei suoi servigi sarà sempre più bassa. Ieri l’azienda di Salluggia ha perso circa il 16%.
    • Zoom Communication ha avuto una notorietà immensa in questi mesi di lockdown, con un aumento, da inizio anno, che supera il 500%. Appare ovvio che in caso di vaccino il software servirà un po’ meno, con ovvie ripercussioni sui conti economici.
    • Netflix: alzi la mano chi non ha fatto (o quantomeno pensato) a Netflix in questo periodo di chiusura. È la tv del futuro che, grazie al covid, ha avuto una netta accelerazione nel presente. L’azienda continuerà certamente a incrementare la propria base utenti, ma forse un po’ più lentamente di quanto fatto in questi ultimi mesi.
    • Amazon: con i negozi chiusi era una delle poche alternative alla sete di shopping. Ecco, la piattaforma certamente continuerà a crescere, ma forse l’accelerazione di questi mesi diventerà difficile da ripetere.
  • Berkshire Hathaway, nel 2020 un buyback da urlo per Warren Buffett

    Berkshire Hathaway, nel 2020 un buyback da urlo per Warren Buffett

    Ne parlavamo solo pochi giorni fa, analizzando la strategia sui dividendi praticata da Berkshire Hathaway, il conglomerato dell’oracolo di Omaha, Warren Buffett.

    Ricapitolando velocemente l’articolo che avevamo scritto: Buffett ama le azioni che pagano dividendi ma a sua volta non pagherà mai un dividendo agli azionisti.

    Ciò per un semplice motivo: le aziende che ha in portafoglio dell’enorme liquidità, dopo aver pagato le spese e investito il giusto in ricerca e sviluppo, del resto se ne possono fare poco se non lasciare capitali a marcire, quindi molto meglio distribuire qui capitali tra gli azionisti. Di contro Berkshire Hathaway è un’azienda che investe in altre azioni, senza distinzione sul mercato o sul tipo di business; quindi dopo aver pagato le spese, con il capitale rimanente si può fare shopping in altre aziende, aumentando così il valore del portaglio.

    Una spiegazione semplice e lineare, poiché Apple mai acquisterà un’azienda che produce pomodori in scatola, mentre per il conglomerato guidato da Buffett non c’è nulla di illogico nell’avere Apple e pomodori.

    Buyback sulle proprie azioni

    E cosa c’è di meglio se non acquistare azioni dell’azienda che più di tutte pensi stia andando bene. Qual è? Ovviamente la tua.

    Ed ecco che Warren Buffett ha aperto il portafoglio annunciando buyback di azioni Berkshire Hathaway.

    E questo è qualcosa di molto simile a una distribuzione di dividendi, poiché i possessori di azioni del conglomerato vedranno aumentare il loro peso relativo all’interno dell’azienda.

    Buyback prossimo trimestre e già realizzato nel 2020

    Passando ai freddi numeri, Berkshire Hathaway ha annunciato per il prossimo trimestre un budget di 9 miliardi di dollari, i quali si sommano a quelli già spesi durante il 2020 per un gran totale di 15,7 miliardi di buyback.

    Stiamo parlando del 2,9% dell’intera capitalizzazione dell’azienda. In pratica un’azionista qualsiasi ha visto automaticamente aumentare il valore intrinseco delle proprie azioni del 2,9% anche se non ha realmente ricevuto nessun dividendo.

    L’idea di Warren Buffett sui buyback

    In fin dei conti Warren Buffett non è mai stato contrario ai buyback, purché questi abbiano un senso economico e un guadagno intrinseco.

    Celebre è la frase pronunciata dall’oracolo di Omaha:

    È difficile sbagliare quando si acquistano banconote da 80 centesimi di dollaro o meno

    Warren Buffett riferendosi al buyback

    Attraverso la quale il magnate ha inteso significare che chiunque scambierebbe 80 centesimi con una banconota da 1 dollaro. Cioè, parafrasando ancora, se il valore intrinseco di un’azione è di 1 dollaro e il prezzo di mercato è di 80 centesimi, chiunque acquisterebbe quell’azione e sarebbe anche stupido non farlo.

    Secondo questa idea, quindi, dalla sede del Nebraska pensano che il valore intrinseco della loro azienda è più alto del prezzo attuale di mercato (che, per inciso, oggi scambia a 336.000 $ ad azione).

    Un “Annus horribilis” ma non per Apple

    Ovviamente qualsiasi conglomerato che investe in azioni, come è Berkshire Hathaway, quest’anno ha dovuto fare i conti con la pandemia da Coronavirus; nonostante ciò, però, Buffett può contare su un titolo solido che costituisce la fetta più grossa del suo portafoglio.

    Stiamo parlando di Apple che quest’anno ha un guadagno del 59% dal primo gennaio a oggi.

    Inoltre le casse del Berkshire sono piene anche a causa della cessione di alcune quote importanti che Buffett aveva da qualche anno, in particolare quelle legate all’aviazione americana, ceduta quasi in blocco qualche mese fa.

  • Quale futuro per Bentley, Bugatti, Lamborghini e Ducati?

    Quale futuro per Bentley, Bugatti, Lamborghini e Ducati?

    Il tam tam sta aumentando e tipicamente questo è un segno del fatto che siamo a ridosso di qualche big news. I rumor parlando di un riassetto in seno a Volkswagen, con la cessione di brand di nicchia che non garantiscono dei ritorni adeguati.

    Bisogna dar spazio all’elettrificazione, su cui la casa tedesca vorrebbe investire circa 60 miliardi nei prossimi anni, quindi bisogna concentrare sforzi economici e gestionali.

    Sotto la lente d’osservazione sono quindi finiti 4 brand ben precisi che sono:

    • Bentley
    • Bugatti
    • Ducati
    • Lamborghini

    Lamborghini verrà quotata?

    Partiamo dal marchio di Sant’Agata bolognese, guidato dal 2016 è guidata da Stefano Domenicali (ex team principal di Scuderia Ferrari), che potrebbe essere quotato in borsa al pari di quanto fatto da FCA con la quotazione proprio di Ferrari.

    I rumor suggeriscono che il marchio potrebbe essere scisso da Volkswagen e quotato con relativa assegnazione delle azioni a ogni azionista del brand di Wolfsburg.

    Questa è probabilmente la notizia più interessante per gli azionisti della Holding.

    Bentley rimarrebbe nel gruppo

    Il marchio inglese potrebbe non abbandonare definitivamente VW ma subire un riposizionamento.

    I rumor suggeriscono infatti che Bentley potrebbe passare dalla capogruppo al gruppo Audi, quindi sarebbe demansionata in una sorta di organigramma.

    Ovviamente i vantaggi sarebbero tanti, con la casa di Cricklewood e quella di Ingolstadt che potrebbero condividere componentistica, know how e progetti per l’elettrificazione.

    Bugatti e Ducati cedute?

    La francese Bugatti e l’italiana Ducati potrebbero essere invece sacrificate per portare a casa della liquidità da investire altrove.

    In particolare, per il marchio automobilistico si parla di un’acquisizione da parte dei croati di Rimac Automobili, azienda fondata nel 2009 con progetti interamente elettrici e che sta crescendo dietro l’ombra di Tesla. Un’operazione che non porterebbe liquidità immediata quanto quote proprio nella casa croata, di cui Porsche è già azionista con il 25,5% di quote. Sarebbe quindi un’operazione carta contro carta per aumentare il peso del Gruppo VW in Rimac.

    Il marchio moto di Borgo Panigale invece potrebbe essere la cessione eccellente, benché l’amministratore delegato del Gruppo tedesco Herbert Diess ha più volte smentito questa opzione, il marchio fa gola a tanti produttori e in Volkwagen, dal 2012, ha corso tanto e registrato ottimi risultati. Proprio negli ultimi anni Ducati era stata avvicinata ad altri produttori, ma alla fine mai nulla era successo; vediamo se in questo caso sarà la volta buona.

  • Unicredit, BPM, MPS e il risiko bancario

    Unicredit, BPM, MPS e il risiko bancario

    L’operazione portata a termine da Intesa Sanpaolo, che nei mesi scorsi ha assorbito il 100% di UBI Banca, ha certamente fatto partire un possibile risiko bancario, il quale non si è fermato solo nel Belpaese.

    Infatti, se è vero che l’operazione Caixa Bank – Bankia è quasi alle battute finali, è anche vero che addirittura in Svizzera si vocifera la fusione tra due colossi della portata di UBS-Credit Suisse, con stop e ripartenze.

    Appare evidente come in Europa si sta andando verso la direzione “più grande è migliore”. Tornando a casa nostra, quindi, appare altrettanto evidente come c’è una big che negli ultimi anni non ha guadagnato in grandezza ma addirittura ha perso valore. Porta il nome di Unicredit ed è al centro di rumor su possibili operazioni con altre banche.

    Quali sono queste altre banche? Presto detto: sono due le prede possibili, per motivi differenti.

    1. Monte dei Paschi di Siena: la banca toscana è in mano dello Stato in questo momento e l’Europa ha chiesto di decidere se nazionalizzarla, facendola diventare a tutti gli effetti una banca pubblica, oppure cederla.
    2. Banco BPM: situazione molto differente per BPM, la quale ha conti in ordine, fin troppo in ordine, un valore basso di capitalizzazione e un azionariato troppo diffuso. Per certi versi ricorda proprio il profilo di UBI Banca prima dell’arrivo di Intesa.

    Le voci di fusione tra MPS e Unicredit

    Fermo restando che se ne parla da prima dell’estate, ma in questi giorni sono tornati alla ribalta i rumor.

    Il primo chiacchiericcio, di qualche giorno fa, voleva MPS data in dote a Unicredit. Addirittura c’era chi sosteneva che Unicredit avesse chiesto di poter fare un’operazione copia di quanto fatto da Intesa con le banche venete in difficoltà (Banca Veneta e Banca Popolare di Vicenza), cioè la cessione a una cifra simbolica (1 euro nel caso delle venete) con l’accollo da parte dell’acquirente dell’onere delle pulizie, a fronte di un grosso sconto sulle imposte fiscali per gli anni a venire.

    Tale rumor è girato un paio di giorni e poi si è spento da solo.

    Unicredit acquisisce Banco BPM?

    Ieri però è stato il turno di Banco BPM, la quale sarebbe entrata nell’orbita della stessa Unicredit, secondo un rumor lanciato da Milano Finanza.

    Un’operazione che avrebbe molto senso per svariate ragioni:

    • Unicredit acquisendo Banco BPM si riavvicinerebbe alla quota di mercato di Intesa (circa 20%)
    • Unicredit, per la storia che ha avuto, è molto forte al centro e al sud Italia (eredità di Banco di Roma, Capitalia, Banco di Sicilia), BPM è forte al nord Italia e quindi darebbe uno slancio a un mercato che per Unicredit latita
    • BPM capitalizza meno del proprio valore di patrimonio netto, il che significherebbe avere del badwill positivo con il quale finanziare l’operazione (come fatto da ISP con UBI)
    • L’azionariato di BPM è molto frazionato: basti pensare che solo due azionisti superano il 2% di quota:
      • 4,99% per Capital Research and Management Company
      • 2,57% per Invesco Ltd

    Appare evidente quindi che con zero azionisti con la forza di opporsi e di ostacolare l’operazione, con un goodwill niente male e con una posizione di mercato allettante, sarebbe l’operazione perfetta.

    Cosa c’è di vero?

    Difficile dirlo, però c’è da dire che il mercato crede più all’operazione BMP/Unicredit che a quella che includerebbe MPS. Almeno guardando le reazioni di BPM e di MPS nel giorno dell’uscita dei rumor, con BPM in gran spolvero ed MPS che quasi non ha avuto scossoni.

    C’è da dire che l’operazione con BPM ha un senso economico, invece l’operazione con MPS, a meno di regalo enorme da parte dello Stato (e questo governo non pare intenzionato a fare regali), è veramente insensata, sia per una questione puramente economica, sia per la sovrapposizione in molti mercati.

    In tutto ciò, il CEO di Unicredit, Jean Pierre Mustier, pare riluttante a qualsiasi operazione di questa portata. Inoltre già in mattinata BPM ha smentito che ci siano operazioni del genere sul tavolo.

  • STM ed ENI staccano un acconto sul dividendo

    STM ed ENI staccano un acconto sul dividendo

    Giornata di dividendo oggi per due titoli del FSTE Mib: ENI e STM.

    L’azienda petrolifera, dopo l’annuncio del taglio al dividendo annuale, si presenta con il primo acconto della nuova politica. Saranno 0,12 euro per ogni azione posseduta, con data di pagamento fissato a mercoledì 23 settembre.

    STM, azienda impegnata nella produzione di microprocessori, straccherà invece 0,042 $ per ogni azione. Anche per questa azienda la data di pagamento è fissata a mercoledì 23 settembre.

    Titoli che oggi in borsa stanno registrando una pessima giornata, con un passivo che va oltre la perdita del listino principale. Giornata particolarmente nera un po’ per tutti i titoli di Piazza Affari, a causa delle pessime notizie in arrivo dal fronte Covid.

  • Kraft Heinz vende il formaggio a Lactalis

    Kraft Heinz vende il formaggio a Lactalis

    Un’operazione da 3,2 miliardi di dollari che porterà vari marchi di formaggi dall’americana Kraft a Lactalis.

    Confermata nei giorni scorsi, la notizia era prevista e segue vari rumor dei giorni scorsi.

    Sin dalla fusione tra Kraft e Heinz, avvenuta nel 2015, l’azienda americana sta registrando pessimi risultati a causa della tendenza verso il food sano, diventa quindi fondamentale qualche cessione per sanare i conti e per alleggerire il peso di brand non più redditizi.

    Campagna acquisti invece per Lactalis, che dopo aver preso l’italiana Parmalat (qualche anno fa) e aver fatto varie operazioni, continua nella sua campagna acquisti.

    I nomi dei brand ceduti non sono ancora noti, ma Kraft controlla brand del calibro di Philadelphia, Plasmon e Lunchables.

    Anche Lactalis controlla già marchi di formaggi, come Invernizzi e Galbani.

  • Tesla sbanda fortemente a Wall Street

    Tesla sbanda fortemente a Wall Street

    Tanto tuonò che alla fine piovve… venerdì 26 giugno 2020 il titolo Tesla si apprestava a chiudere la settimana a 191,95 (ricalcolato con scorporo incluso); il 31 agosto 2020, quindi appena 2 mesi e una manciata di giorni dopo toccava il picco a 498,32 dollari, con un incremento del 161%.

    Questi numeri basterebbero per far capire il perché Tesla stia fortemente sbandando a Wall Street. Un aumento del 161% in poco più di 60 giorni può essere dovuto a solo 3 fattori:

    1. Tesla ha trovato il vaccino per il Covid
    2. Tesla ha presentato dei numeri di bilancio mostruosamente alti
    3. Una bolla

    Ora, posto che Tesla non sta cercando la formula del vaccino e che i numeri degli ultimi bilanci sono certamente buoni ma non stravolgenti, appare evidente che ci troviamo nel punto 3, cioè una bella bolla che si è gonfiata e che ora sta facendo vittime.

    Quanto durerà la bolla Tesla?

    Quanto profonda sia la bolla lo scopriremo, nel mentre sappiamo cosa è che l’ha fatta agitare e poi deflagrare. Lo split azionario di 5 a 1 (5 azioni al posto di una posseduta in precedenza) aveva fatto, in una primissima fase, alzare ancora di più i prezzi, una veloce correzione ha quindi riportato sulla terra gli investitori e questa è stata la scintilla.

    A far scoppiare il bubbone però ci ha pensato l’S&P500 che ha annunciato che Tesla non entrerà, nel breve periodo, all’interno del famoso indice. Esclusa ancora per far posto ad altre aziende che meritano di più. Considerando l’importanza dell’indice di Standard&Poor’s, acquistato e replicato praticamente da chiunque abbia almeno 100 euro su un conto, si capisce bene il perché la bolla ha fatto il botto.

    Il ripiego del valore azionario continuerà?

    Dipende, da vari fattori. Innanzitutto sottolineiamo come Tesla era diventata il produttore automobilistico più valutato al mondo, con capitalizzazione che superava quella di Volkswagen e Toyota, due gruppi che producono insieme poco meno della metà della produzione mondiale di auto.

    Una valutazione stratosferica, costruita sulla fiducia da parte degli azionisti sulla continua crescita del brand. Ma Tesla non è Amazon che ha “inventato” un mercato, Tesla si è posizionata in un mercato già maturo e l’ha leggermente innovato; cosa che può essere replicata da qualsiasi casa produttrice e infatti i tedeschi (BMW, Volkswagen e Daimler) e i francesi (Renault e PSA) si sono già mossi, con i giapponesi di Toyota che appaiono persino in anticipo sugli europei.

    Non aiuta nemmeno il prezzo del petrolio che continua a scendere e che, quindi, fa diventare le auto con carburanti tradizionali un po’ meno obsolete e meno costose.

  • Le 10 azioni preferite da Warren Buffett

    Le 10 azioni preferite da Warren Buffett

    Abbiamo già parlato di Warren Buffett e della sua Berkshire Hathaway: abbiamo cercato di capire le sue strategie di investimento, abbiamo cercato di comprendere perché ha ceduto le compagnie aeree, abbiamo visto il suo investimento in Cattolica Assicurazioni, insomma ci siamo occupati più volte dell’oracolo di Omah.

    Non potevamo fare altrimenti considerando la resa della sua Berkshire Hathaway, acquistata, semi morente, a metà del 900 e che oggi vale una fortuna.

    In questo articolo cerchiamo di capire quali sono i cavalli di battaglia di Warren Buffett, su quali titoli ha un affetto particolare e da quali azioni certamente non si separerà facilmente.

    Le azioni preferite di Warren Buffett

    Prima della lista, nuda e cruda, volete un esempio? American Express è nel portafoglio di Warren Buffett dal 1963, ha avuto fluttuazioni, con aumenti e cali di partecipazione, ma non è mai uscita dal portafoglio negli ultimi 57 anni.

    AzionePeso in
    portafoglio
    Quota
    dell’azienda
    Apple44,18%5,73%
    Bank of America10,85%10,68%
    Coca Cola8,83%9,31%
    America Express7,13%18,83%
    The Kraft Heinz Co5,13%26,63%
    Moodys3,35%13,14%
    Wells Fargo & Co3,00%5,76%
    U.S. Bancorp2,40%8,76%
    DaVita HealthCare1,49%31,23%
    Bank Of New York Mellon1,38%8,17%
    Le 10 aziende più presenti nel portafoglio di Warren Buffett al 30/06/2020

    Apple

    “Diversificare il portafoglio? Una protezione contro l’ignoranza, che non ha molto senso se sai quello che stai facendo”

    Warren Buffett a luglio 2020 sulla diversificazione

    Nel luglio del 2020 chiesero a Warren Buffett se il 44% raggiunto dalle quote Apple non fosse un’esposizione troppo grande su una sola azienda, quindi se non fosse meglio diversificare, vendendo un po’ di Apple per rafforzare altre quote.

    La risposta di Warren Buffett (la citazione qui sopra) lasciò di sasso non solo l’intervistatore ma tanti investitori.

    Per Warren Buffett Apple è in assoluto l’azienda migliore al mondo, altrimenti non metterebbe metà del proprio fondo sulla sola azienda di Cupertino.

    Finanziari

    Il portafoglio di Berkshire Hathaway ha sempre avuto una grande quantità di titoli finanziari, in questa semplice lista si può contare:

    • Bank of America
    • America Express
    • Moody’s
    • Wells Fargo & Co
    • U.S. Bancorp
    • Bank Of New York Mellon

    Ben 6 delle prime 10 aziende nel portafoglio dell’uomo di Omah sono finanziari; appare quindi evidente che questo settore, per Buffett, è fondamentale. A maggior ragione se si considera che nel portafoglio trovano posto anche Mastercard, Visa e JPMorgan Chase.

    Si inizia a registrare però qualche défaillance, infatti nell’ultimo report 13f, che termina a giugno 2020, il fondo ha alleggerito le proprie posizioni in Wells Fargo & Co, U.S. Bancorp e Bank Of New York Mellon.

    DaVita HealthCare

    Warren Buffett pensa al futuro (e come potrebbe non farlo un uomo che compirà 90 anni il 30 agosto 2020?) e per questo motivo investe anche sulla ricerca scientifica.

    DaVita HealthCare ha oltre 2.000 centri di ricerca su malattie renali in tutti gli Stati Uniti e con la popolazione che invecchia questo è certamente un investimento che guarda lontano.

    Coca Cola e Kraft Heinz

    Ogni portafoglio che si rispetti deve avere una base legata al food, settore anticrisi per eccellenza (tutti devono mangiare, anche durante le crisi).

    Coca Cola è un titolo storico per Warren Buffett, mentre Kraft è entrato nel portafoglio solo negli ultimi 10 anni; eppure entrambi ricoprono un ruolo fondamentale e l’oracolo di Omah si guarda bene dal separarsene.

    Warren Buffett e l’oro

    Buffett si è sempre detto allergico all’oro, poiché è qualcosa che definiva così:

    L’oro viene estratto dalla terra in Africa, o da qualche altra parte. Poi lo fondiamo, scaviamo un altro buco, lo sotterriamo di nuovo e paghiamo persone per fargli la guardia. Non ha utilità. Per un osservatore marziano sarebbe un bel grattacapo

    Warren Buffett nel 1998 parlando degli investimenti sull’oro

    Eppure nell’ultimo 13f pubblicato si nota un investimento su Barrick Gold, azienda mineraria che estrae proprio l’oro e che, ovviamente, è soggetta alle fluttuazioni del materiale. Poco peso, circa 0,3% sull’intero portafoglio di Berkshire Hathaway, ma ciò significa che anche nel fondo di Warren Buffett qualcosa inizia a cambiare (oppure il Covid fa più paura del previsto).

  • BTP Futura vale l’investimento?

    BTP Futura vale l’investimento?

    Infine arrivò il 6 luglio, giorno di inizio sottoscrizione per il BTP Futura, nuovo buono del tesoro emesso dallo Stato per finanziare le spese correnti.

    In particolare, i soldi recuperati dal BTP Futura dovrebbero essere destinati ad aiutare le aziende e i cittadini colpiti dall’emergenza Covid-19.

    Cosa è il BTP Futura

    Si tratta di una nuova emissione di Buoni del Tesoro Pluriennali, dalla durata di 10 anni con 3 fasi di cedole fisse incrementali.

    Queste obbligazioni sono emesse dallo Stato italiano, come già detto, per destinare liquidità nelle casse delle aziende e dei cittadini colpiti dalla crisi di Covid-19.

    L’emissione è riservata agli investitori privati, quindi con esclusione di professionisti, istituti di credito e altri attori professionali.

    L’idea del governo è quella di convogliare una parte degli oltre 1.000 miliardi di investimenti privati dei cittadini nelle casse dello Stato.

    Costo BTP Futura

    Essendo una nuova emissione il costo per il BTP Futura alla pari è di 100, cioè significa che con 1.000 euro acquisterete 1.000 obbligazioni.

    Il taglio minimo del BTP Futura è proprio di 1.000, ciò per avvicinare tutti gli investitori privati.

    Rendimento del BTP Futura

    Come annunciato dal Tesoro venerdì 3 luglio, il rendimento del BTP Futura, spalmato sui 10 anni di vita, è allineato al rendimento del BTP classico con eguale scadenza.

    Il che significa che il rendimento del BTP Futura, nei 10 anni di vita, è al momento della partenza di sottoscrizione a un tasso di 1,26%.

    Inoltre, qualora l’investitore optasse per l’acquisto del BTP nel momento della sottoscrizione e lo tenesse fino a naturale scadenza nel 2030, verrebbe aggiunta a questa resa anche un premio allineato all’aumento medio % del PIL italiano, con un minimo dell’1% e un massimo del 3%.

    Quindi, considerando la casistica peggiore, con aumento del PIL medio dell’1%, il rendimento del BTP Futura, acquistato in collocamento e tenuto fino a morte naturale, passa da 1,26% a 1,38% lordo, che al netto delle tasse (12,5%) significa 1,21% annuo medio.

    Variazione rendimento di collocamento

    Il Tesoro ha mantenuto il diritto a modificare le cedole e quindi il rendimento medio con l’unica opzione a nord.

    Proprio per evitare distorsioni di mercato, il rendimento medio del BTP Futura, dal 6 al 10 luglio (periodo di collocamento) è dell’1,26% ma a fine collocamento, qualora il BTP decennale avesse un rendimento maggiore rispetto al BTP Futura, le ultime 4 cedole di quest’ultimo verrebbero alzate in modo da avere un rendimento speculare.

    Quindi il Tesoro potrebbe modificare il rendimento medio a fine collocamento ma solo all’insù.

    Non varia invece il premio dell’1-3% legato al PIL italiano nel periodo.

    Cedole BTP Futura

    Fino a ora abbiamo sempre parlato di rendimento medio nei 10 anni e mai di cedole annuali, questo per il semplice motivo che il rendimento del BTP Futura ha cedole fisse che aumentano con l’aumento degli anni.

    PeriodoCedolaFrequenza
    Primi 4 anni1,15% lordo8 cedole semestrali da 0,575% lordo
    Dal 5° al 7° anno1,30% lordo6 cedole semestrali da 0,65% lordo
    Ultimi 3 anni1,45% lordo6 cedole semestrali da 0,725% lordo

    Come già anticipato, qualora il rendimento del BTP decennale, a fine collocamento del BTP Futura, fosse più alto dell’1,26% la cedola dell’ultima riga (quindi degli ultimi 3 anni) sarebbe più alta.

    Conviene acquistare e investire nel BTP Futura?

    I rendimenti sono esigui, ma di questi tempi, essendo un governativo con garanzia europea, non è nemmeno male come resa.

    La domanda piuttosto è se vale la pena di partecipare al collocamento del BTP Futura oppure se è meglio acquistare il decennale classico.

    La risposta è molto semplice: se si pensa di acquistare in collocamento e detenere fino a scadenza il BTP Futura rende qualcosa in più, inoltre non si affrontano costi di intermediazione per il collocamento.

    Se invece si pensa di non acquistare il titolo in collocamento o se si ritiene di non poter aspettare 10 anni, il BTP classico sarà certamente più liquido e inoltre rientra tra i titoli acquistati dalla BCE (mentre il BTP Futura, essendo destinato a investitori privati, no).

  • Società in cui investire con azioni che sono poco considerate

    Società in cui investire con azioni che sono poco considerate

    Esistono alcune società, spesso a caratura globale, che per un motivo o per un altro non vengono in mente appena si pensa a un investimento in borsa.

    Eppure alcune di queste sono addirittura leader nei propri settori e hanno dei fondamentali ottimi; si tratta quindi di buone possibilità di investimento.

    Ne abbiamo già vista qualcuna nel precedente articolo nel quale trattavamo le migliori 100 azioni di società occidentali.

    L’articolo precedente, dando un’occhio attento a tutte le maggiori società, ha fatto emergere solo qualche possibile nome, come per esempio i leader delle spedizioni UPS e DHL, piuttosto che la catena inglese Tesco, la farmaceutica McKesson oppure, guardando a brand molto conosciuti in Italia, la banca spagnola Santander, che è stata anche sponsor della Ferrari in F1, o ancora le francesi Christian Dior, Vinci e Finatis.

    Insomma società globali, con numeri enormi, che però non vengono immediatamente in mente.

    Se vi chiedessi 10 azioni a livello globale sono sicuro che mi rispondereste con Apple, Microsoft, Facebook, Netflix, Volkswagen, Amazon… e come darvi torto!? Queste aziende sono in qualunque cosa facciamo. Ma potrebbero non essere la scelta migliore.

    Ottime aziende con azioni spesso dimenticate

    Proviamo quindi a stilare una lista di aziende occidentali e teniamo lo stesso passo tenuto nell’altro articolo, quindi continuiamo sulla lista Global 500 di Fortune.

    Proviamo quindi a togliere quel leggero patino di polvere che ci permetterà, magari, di conoscere azioni e aziende insospettabili, che magari usiamo tutti i giorni e che forse non abbiamo mai considerato in ottica di investimento.

    Da questa lista escludiamo volontariamente tutte le aziende italiane poiché diamo per presupposto che qualsiasi investitore italiano conosca benissimo il mercato su cui si muove.

    AziendaNazione
    NatixisFrancia
    Cisco SystemsUSA
    Saint-GobainFrancia
    OrangeFrancia
    CignaUSA
    Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (BBVA)Spagna
    American International GroupUSA
    Zurich Insurance GroupSvizzera
    HCA HealthcareUSA
    BayerGermania
    BungeUSA
    CNP AssurancesFrancia
    VolvoSvezia
    Charter CommunicationsUSA
    MetroGermania
    UBS GroupSvizzera
    Best BuyUSA
    MerckUSA
    SanofiFrancia
    Honeywell InternationalUSA
    Maersk GroupDanimarca
    AccentureIrlanda
    OracleUSA
    BarclaysGran Bretagna
    ABBSvizzera
    Swiss ReSvizzera
    E.ONGermania
    Lloyds Banking GroupGran Bretagna
    Credit Suisse GroupSvizzera
    3MUSA
    British American TobaccoGran Bretagna
    L’OréalFrancia
    Air France-KLM GroupFrancia
    Compass GroupGran Bretagna
    BT GroupGran Bretagna
    InditexSpagna
    Abbott LaboratoriesUSA
    Schneider ElectricFrancia
    Philip Morris InternationalUSA
    SAPGermania
    DanoneFrancia
    International Airlines Group (IAG)Spagna / GB
    Adecco GroupSvizzera
    RandstadOlanda
    Mapfre GroupSpagna
    NokiaFinlandia
    Heineken HoldingOlanda
    Kraft HeinzUSA
    MichelinFrancia
    U.S. BancorpUSA
    SafranFrancia
    Air LiquideFrancia

    Abbiamo fatto una breve lista, con alcuni marchi più conosciuti e altri un po’ meno.

    Quasi tutte queste aziende hanno degli ottimi fondamentali e potrebbero essere delle buone occasioni di investimento.

  • Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Le migliori 100 aziende occidentali dalla classifica Global 500

    Spesso ci si riferisce alle varie classifiche mondiali guardando alle aziende che hanno più profitti, che hanno più ricavi oppure semplicemente che hanno una maggiore capitalizzazione.

    La questione di base, però, è che la maggior parte degli investitori non va OTC e quindi le azioni che riescono ad acquistare arrivano dai seguenti mercati:

    • USA
    • Gran Bretagna
    • Germania
    • Francia
    • Italia
    • Spagna
    • Svizzera
    • Olanda
    • Portogallo

    Si tratta di pochi mercati che però, Cina a parte, servono la maggior parte delle aziende di spessore a livello mondiale.

    Certo, la Cina (così come anche il Giappone) fa storia a sé ma chi volesse operare su questi mercati avrebbe sostanzialmente 2 strade: mercato Over The Country oppure CFD/ETF.

    Rimaniamo quindi in occidente, dove è molto semplice acquistare azioni e limitiamoci a 4 monete principali: euro, dollaro, franco svizzero, sterlina.

    Per la classifica, anziché prendere come parametro semplicemente la capitalizzazione, dove le aziende americane la fanno da padrone, prendiamo quella che è la lista globale più completa, cioè il Fortune Global 500 dell’ultimo anno, quindi del 2019.

    Le migliori aziende occidentali, quotate in borsa

    Pos.AziendaNazione
    1WalmartUSA
    2Royal Dutch ShellOlanda
    3BPGran Bretagna
    4Exxon MobilUSA
    5VolkswagenGermania
    6AppleUSA
    7Berkshire HathawayUSA
    8Amazon.comUSA
    9UnitedHealth GroupUSA
    10GlencoreSvizzera
    11McKessonUSA
    12DaimlerGermania
    13CVS HealthUSA
    14TotalFrancia
    15EXOR GroupOlanda / Italia
    16AT&TUSA
    17AmerisourceBergenUSA
    18ChevronUSA
    19Ford MotorUSA
    20General MotorsUSA
    21Costco WholesaleUSA
    22Alphabet / GoogleUSA
    23Cardinal HealthUSA
    24Walgreens Boots AllianceUSA
    25JPMorgan Chase & Co.USA
    26Verizon CommunicationsUSA
    27AllianzGermania
    28AXAFrancia
    29KrogerUSA
    30General ElectricUSA
    31Fannie MaeUSA
    32BMW GroupGermania
    33Phillips 66USA
    34Valero EnergyUSA
    35Bank of America Corp.USA
    36MicrosoftUSA
    37Home DepotUSA
    38BoeingUSA
    39Wells FargoUSA
    40SiemensGermania
    41CitigroupUSA
    42Marathon PetroleumUSA
    43ComcastUSA
    44NestléSvizzera
    45UniperGermania
    46AnthemUSA
    47CarrefourFrancia
    48ENIItalia
    49Dell TechnologiesUSA
    50Banco SantanderSpagna
    51EnelItalia
    52Deutsche TelekomGermania
    53Crédit AgricoleFrancia
    54Assicurazioni GeneraliItalia
    55PeugeotFrancia
    56HSBC HoldingsGran Bretagna
    57DuPontUSA
    58TescoGran Bretagna
    59BNP ParibasFrancia
    60Johnson & JohnsonUSA
    61Electricité de France (EDF)Francia
    62International Business Machines (IBM)USA
    63BASFGermania
    64ArcelorMittalLussemburgo
    65TargetUSA
    66AirbusOlanda
    67Deutsche Post DHL GroupGermania
    68EngieFrancia
    69Royal Ahold DelhaizeOlanda
    70United Parcel Service (UPS)USA
    71Lowe’sUSA
    72IntelUSA
    73MetLifeUSA
    74RenaultFrancia
    75Munich Re GroupGermania
    76Procter & GambleUSA
    77United TechnologiesUSA
    78FedExUSA
    79PepsiCoUSA
    80Archer Daniels MidlandUSA
    81Prudential FinancialUSA
    82Roche GroupSvizzera
    83Albertsons Cos.USA
    84UnileverOlanda / GB
    85CenteneUSA
    86Walt DisneyUSA
    87SyscoUSA
    88HPUSA
    89Société GénéraleFrancia
    90TelefónicaSpagna
    91HumanaUSA
    92RWEGermania
    93FacebookUSA
    94Christian DiorFrancia
    95CaterpillarUSA
    96Anheuser-Busch InBevBelgio
    97Energy TransferUSA
    98Lockheed MartinUSA
    99PfizerUSA
    100RepsolSpagna
    101NovartisSvizzera
    102Goldman Sachs GroupUSA
    103ContinentalGermania
    104VinciFrancia
    105FinatisFrancia
    106ThyssenKruppGermania
    107VodafoneGran Bretagna
    108Morgan StanleyUSA

    Le ultime 8 le abbiamo aggiunte poiché non ce l’hanno fatta per poco 🙂

    Scherzi a parte, le ultime 8 le abbiamo aggiunte perché questa è la lista completa delle società, presenti nella Global 500 di Fortune, che hanno superato i 50 miliardi $ di fatturato durante il 2019. Ovviamente stiamo parlando di società che arrivano da mercati comunitari, britannici, svizzeri o americani.

  • Migliori e peggiori azioni dei primi 6 mesi del 2020

    Migliori e peggiori azioni dei primi 6 mesi del 2020

    UPDATE: Leggi l’articolo sulle migliori e peggiori azioni del 2020.

    Siamo finalmente al giro di boa di questo 2020 che ha regalato, fino a qui, più delusioni che successi.

    Anno bisesto anno funesto dice un antico adagio e mai come questo 2020 questo detto è realistico.

    Nella speranza, quindi, che gli ultimi 6 mesi dell’anno ci regalino gain consistenti e nessuna sorpresa dal punto di vista della pandemia, vediamo quali titoli azionari se ne sono infischiati del Covid e quali invece hanno subito pesanti perdite.

    Quelli che seguono sono le performance YTD (Year to Date) registrati all’apertura dei mercati di stamane 1 luglio; quindi con il taglio perfetto dei 6 mesi.

    Andamento Indici finanziari nel primo semestre del 2020

    Per avere un riferimento benchmark partiamo dall’andamento degli indici finanziari nel primo semestre del 2020.

    IndicePerformanceArea
    NASDAQ12,11%Stati Uniti
    S&P 500-4,04%Stati Uniti
    Nikkei-5,68%Giappone
    DAX 30-7,08%Germania
    Dow Jones-9,55%Stati Uniti
    EU Stoxx 50-13,65%Europa
    CAC 40-17,43%Francia
    FTSE 100-18,20%Regno Unito
    IBEX 35-24,27%Spagna
    FTSE MIB-26,90%Italia
    Andamento degli indici finanziari principali nel primo semestre del 2020

    Migliori azioni FTSE MIB nei primi 6 mesi del 2020

    Partiamo con i migliori titoli sul FTSE Mib, indice di riferimento per la Borsa Italiana.

    In cima troviamo DiaSorin che, non a caso, è attiva nella filiera dei test per il Covid-19.

    In seconda posizione Nexi, attiva nella filiera dei pagamenti con carta di credito e al centro di movimenti azionari consistenti.

    Al terzo ancora un’azienda pharma, cioè Recordati.

    AzionePerformance
    DiaSorin47,66%
    Nexi24,39%
    Recordati18,31%
    Fineco Bank12,39%
    Enel8,57%
    InWit8,53%
    Terna2,75%
    Ferrari2,67%
    Performance azionarie migliori nel primo semestre del 2020 sul FTSE MIB

    Peggiori titoli del FTSE Mib nel primo semestre del 2020

    Quando passiamo ai titoli peggiori notiamo che nelle prime 5 posizioni ci sono ben 3 titoli energetici, i quali sono stati colpiti dal crollo del prezzo del petrolio.

    Tra le altre 2 aziende Tenaris e Leonardo, Tenaris particolarmente colpita poiché produce tubi che servono anche nelle pipeline del trasporto del greggio.

    AzionePerformance
    Saipem-49,06%
    Leonardo-43,54%
    Tenaris-42,81%
    ENI-38,68%
    Telecom Italia-37,15%
    Unicredit-37,11%
    CNH Industrial-36,38%
    Mediobanca-34,89%
    Banco BPM-34,52%
    Unipol-32,28
    I peggiori titoli del FTSE MIB nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori azioni italiani nei primi 6 mesi del 2020

    Proviamo ad allargare lo sguardo a tutti i titoli italiani, e non solo a quelli che fanno parte del FTSE MIB, e notiamo subito come i primi due titoli per performance non fanno parte dell’indice principale di Piazza Affari.

    TitoloPerformance
    Digital Bros71,88%
    Innovatec50,33%
    Diasorin47,66%
    WIIT41,61%
    ItalMobiliare25,73%
    Nexi24,39%
    De Longhi23,71%
    La Doria21,54%
    Recordati18,31%
    Carel Industries17,89%
    Falck Renewables14,29%
    Banca MPS12,80%
    SeSa12,49%
    Fineco Bank12,39%
    Avio10,65%
    Le azioni italiane migliori da gennaio a giugno del 2020

    Peggiori azioni italiane nei primi 6 mesi del 2020

    Anche tra i peggiori titoli, nelle prime 5 posizioni non ci sono azioni che fanno parte del paniere principale (BPER ne ha fatto parte fino a un mese fa, poi è stata esclusa).

    AzioniPerformance
    Mondadori Editore-53,4%
    Aeffe-51,55%
    Saras-51,19%
    BPER Banca-50,66%
    Autogrill-49,86%
    Saipem-49,06%
    Cairo Communication-46%
    Sogefi-45,24%
    Fiera Milano-44,71%
    Unieuro-44,25%
    Leonardo-43,54%
    IGD Siiq-43,47%
    Tenaris-42,81%
    Mediaset-40,49%
    Banca Ifis-38,93%
    Le peggiori azioni italiane nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori azioni europee nei primi 6 mesi del 2020

    Allarghiamo ancora lo sguardo e proviamo a dare un’occhiata alle azioni dell’Europa; quindi guardiamo a Euronext, Equiduct, IBEX e tutte le borse comunicatarie.

    Sì, avete letto bene, non è una virgola ma un punto. L’azienda che ha avuto il miglior incremento è francese, si chiama Novacyt e ha avuto un aumento del 1.568 %.

    AzionePerformanceNazione
    Novacyt1.568%Francia
    Deoleo545%Spagna
    Amoeba428%Francia
    Naga Group332%Germania
    Groupe Actiplay277%Francia
    Neovacs271%Francia
    Intrasense267%Francia
    McPhy Energy266%Francia
    Northern Data263%Germania
    Lleida Networks Serveis262%Spagna
    Theranexus250%Francia
    Biophytis235%Francia
    NEXR Technologies227%Germania
    Biosynex222%Francia
    Inventiva209%Francia
    I migliori titoli europei nel primo semestre del 2020

    Peggiori azioni europee nei primi 6 mesi del 2020

    Nella classifica delle peggiori azioni a livello europeo si nota subito che la prima in classifica non è sorprendentemente Wirecard, al centro di uno scandalo senza limiti, ma un’azienda francese che porta il nome di Cybergun.

    AzioniPerformanceNazione
    Cybergun-96%Francia
    Wirecard-95%Germania
    Vapiano-92%Germania
    Curasan-90%Germania
    Technicolor-85%Francia
    TOM TAILOR Holding-83%Germania
    Nanogate-81%Germania
    Europlasma-77%Francia
    Genfit-71%Francia
    Banco de Sabadell-70%Spagna
    Le aziende peggiori in borsa nei primi sei mesi del 2020

    Migliori azioni britanniche nei primi 6 mesi del 2020

    La Gran Bretagna è stata nella Comunità Europea fino al primo febbraio del 2020, quindi in modo parziale dovrebbe entrare nella precedente lista; ma considerando che la Brexit ha essa stessa un effetto sull’economia e quindi sul valore delle azioni, abbiamo deciso di fare due liste a parte.

    AzioniPerformance
    All Asia Asset Capital Limited625%
    PowerHouse Energy Group586%
    Greatland Gold567%
    EQTEC548%
    Dev Clever Holdings412%
    Genedrive353%
    Best of the Best342%
    Altyn294%
    Velocys277%
    ITM Power271%
    Le aziende del Regno Unito che hanno meglio performato in borsa durante il primo semestre del 2020

    Peggiori azioni britanniche nei primi 6 mesi del 2020

    La peggior azienda britannica non arriva al livello delle europee ma poco ci manca. Se infatti Wirecard e Cybergun si fermano nell’intorno del -95%, Amigo Holdings arriva al -91%.

    AzionePerformance
    Amigo Holdings-91%
    Coro Energy-83%
    Hyve Group-83%
    Hurricane Energy-83%
    Attis Oil & Gas-82%
    French Connection Group-81%
    Iconic Labs-81%
    Petra Diamonds-79%
    N Brown Group-78%
    Mercantile Ports and Logistics-77%
    I peggiori titoli dell’LSE nei primi 6 mesi del 2020

    Migliori titoli degli Stati Uniti nel primo semestre 2020

    Anziché allargare lo sguardo proviamo ad andare al di là dell’oceano, passando dall’altra parte dell’Atlantico.

    Anche qui cifre da capogiro, con la migliore azienda che supera i 2.000%.

    AzionePerformance
    Vaxart2.037%
    Novavax2.001%
    Co-Diagnostics1.848%
    Genprex884%
    Inovio Pharmaceuticals860%
    Allied Healthcare Products773%
    Genius Brands International758%
    Waitr Holdings742%
    Adaptimmune Therapeutics674%
    Veritone580%
    I migliori titoli di NYSE e NASDAQ durante i primi 6 mesi del 2020

    Peggiori azioni Stati Uniti nel primo semestre del 2020

    In cima alla classifica delle peggiori azioni americane troviamo Hertz che pochi giorni fa ha alzato bandiera bianca facendo appello alle regole del fallimento per la controllata americana.

    AzioniPerformance
    Hertz Global Holdings-91%
    Valaris-89%
    Pacific Drilling-88%
    California Resources Corporation-86%
    Borr Drilling-86%
    Sundance Energy-85%
    Novan-84%
    Tellurian-84%
    Whiting Petroleum Corporation-84%
    Second Sight Medical Products-83%
    Le peggiori aziende americane in borsa durante il periodo di Covid-19 (primi 6 mesi del 2020)
  • Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Boicottaggio Facebook per la campagna Stop Hate For Profits

    Quando un’azienda come Unilever, che è una potenza mondiale con decine di brand di largo consumo, o un brand storico come Coca Cola decidono di boicottare i social, vuol dire che un’evoluzione sociologica sta avendo atto.

    Con un comunicato di venerdì 26 luglio, l’azienda anglo olandese Unilever ha deciso di non investire più in pubblicità sulle pagine dei social network più comuni, in particolare su Facebook, Twitter e Instagram.

    Stessa cosa comunicato sempre ieri da Coca Cola, che però ha limitato lo stop a un mese.

    Ciò poiché alle aziende non piace il fatto che questi colossi non facciano nulla per impedire la violenza che su quei social vive incontrastata. Tutte le aziende stanno abbracciando la campagna Stop Hate for Profit.

    Unilever conferma l’intero budget pubblicitario ma lo destinerà ad altri player del mercato.

    Un duro colpo per l’azienda di Mark Zuckerberg, anche perché Unilever e Coca Cola non sono le sole ad aver intrapreso questa strada. Già Verizon e North Face hanno abbracciato questa causa lanciata da varie associazioni per la tutela dei diritti civili, ma come detto guidata da Stop Hate for Profit.

    Facebook e compagnia dovranno fare a meno di brand come:

    • Lipton
    • Algida
    • Bertolli
    • Calvé
    • Knor
    • Cif
    • Coccolino
    • Svelto
    • Dove

    Se questa tendenza dovesse continuare e altre aziende prendere le medesime decisioni, per Facebook e Twitter ci sarebbero dei seri problemi da gestire.

    Ricordiamo infatti che la (quasi) unica revenue stream per questi player è proprio la pubblicità.

    Da dove nasce la protesta?

    La scintilla che ha fatto partire il tutto è stata la morte dell’americano George Floyd.

    A seguito di questa morte, come sappiamo, negli Stati Uniti sono iniziate proteste violente e l’odio ha invaso i Social Network.

    La Anti-Defamation League e la National Association for the Advancement of Colored People, rispettivamente una grande ONG americana contro le discriminazioni razziali e una delle più influenti associazioni per i diritti civili degli afroamericani, si sono unite e hanno creato la campagna Stop Hate For Profits.

    La campagna chiede a chi investe pubblicità in adv sui Social di boicottare per un periodo le inserzioni sui Social.

    Evoluzione della campagna Stop Hate For Profits

    Update del 28 giugno 2020: anche Starbucks ha deciso di boicottare i social network e di unirsi a Unilever e Coca Cola.

    Update del 29 giugno: la lista si allunga e alle già citate Starbucks, Coca Cola e Unilever si aggiungono altre società come Levi Strauss, la quale in una nota spiega:

    Facebook non è ancora riuscita a fermare la diffusione della disinformazione e dell’odio sulle su piattaforme. Crediamo che questa inattività non faccia altro che alimentare il razzismo e la violenza e che abbia il potenziale per minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni

    Nota di Levi Strauss per il boicottaggio di Facebook

    Oppure la divisione americana di Honda che dice:

    Per tutto il mese di luglio, la divisione americana di Honda toglierà le proprie inserzioni da Facebook e Instagram, schierandosi al fianco delle persone unite contro l’odio e il razzismo

    Nota di Honda per il boicottaggio a Facebook

    Al momento la lista delle aziende che ha abbandonato Facebook, a tempo indeterminato o temporaneamente, è:

    • Unilever
    • Coca Cola
    • Starbucks
    • Levi Strauss
    • Honda (divisione americana)
    • North Face
    • Patagonia
    • Mozilla
    • Upwork
    • Arc’teryx
    • Ben & Jerry’s
    • Beam Suntory
    • Dashlane
    • Eddie Bauer
    • Eileen Fisher
    • Hershey’s
    • JanSport
    • Magnolia Pictures
    • REI
    • Verizon

    Update del 01/07/2020: continua ad allargarsi sempre più il fronte delle società che boicotteranno Facebook. Secondo varie stime saremmo già intorno alle 240 imprese che hanno deciso di dire basta temporaneamente o definitivamente a Facebook.

    Oltre a quelle già elencate i nomi nuovi sarebbero:

    • Ford
    • Adidas
    • HP
    • Lego
    • Microsoft

    Ma il problema potrebbe essere molto più grosso per Facebook poiché, come pubblicato dal FT, che riprende una ricerca della World Federation of Advertisers, il 41% delle società intervistate sta valutando come sospendere le pubblicità.

    Ricordiamo che la principale revenue stream per Facebook è proprio l’advertising e un blocco del genere potrebbe danneggiare, e non di poco, i conti trimestrali della società, oltre all’immagine stessa.

  • La Brebemi finisce in mani straniere

    La Brebemi finisce in mani straniere

    Ieri, venerdì 26 giugno, i diretti interessati hanno confermato il deal per cui il 56% di Autostrade Lombarde finirà in mano ad Aleatica, concessionaria messicana controllata dal fondo australiano Ifm Global Infrastructure Fund e dalla spagnola Obrascòn Huarte Lain.

    A vendere quel 56% è stata Intesa Sanpaolo che continua nel suo programma di dismissione di asset non strategici.

    Autostrade Lombarde ha in pancia la custodia dell’80% di Brebemi, la nuovissima autostrada che collega Brescia-Bergamo-Milano.

    Il deal dovrebbe valere oltre 2 miliardi, inclusi 1,9 miliardi di debito che è stato rinegoziato pochi mesi fa.

    Il ruolo italiano in questa cessione

    Fino a questo punto la pura cronaca, ora alcune riflessioni sul ruolo italiano e sulla vendita di un asset, che non è certamente coperto da Golden Power ma che è stato addirittura aiutato, indirettamente, dallo Stato Italiano.

    Sì, perché in Italia, laddove ci sono autostrade, c’è anche Autostrade per l’Italia e quindi Atlantia, cioè la holding che controlla Aspi.

    Aspi (o addirittura Atlantia direttamente) si sarebbero potute interessare all’acquisizione di Autostrade Lombarde poiché avrebbero completato un pacchetto interessante e perché, sulla nuova Brebemi, rimodulando i pedaggi, ci potrebbe essere un buon guadagno.

    Certo è, però, che né Atlantia né Aspi possono farsi avanti in queste condizioni, senza sapere se avranno ancora il diritto di gestire la rete autostradale italiana o se la concessione gli verrà revocata.

    Per carità, l’interesse di Atlantia non è scontato, ma se così fosse stato questo è un fuorigioco tecnico, creato dal Governo, che ha tolto un player dall’interesse, ha fatto abbassare il prezzo dell’asset e ha consegnato in mani straniere un pezzo importante delle autostrade italiane.

    Infatti Autostrade Lombarde non ha in pancia solo la Brebemi, ma anche la bretella che collega questa con la Pedemontana, oltre alla TEM, cioè la Tangenziale Esterna di Milano.

    E considerando l’aumento del traffico intorno al capoluogo meneghino, oltre alla necessità di ampliare i lavori sulla TEM, diventa quasi ridicolo che questo bene sia in mano straniera, interessata principalmente agli utili e non allo sviluppo urbano.

  • Le banche europee più grandi (con oltre 1 miliardo di capitalizzazione)

    Le banche europee più grandi (con oltre 1 miliardo di capitalizzazione)

    Pochi giorni fa abbiamo parlato del settore finanziario e di cosa valutare per investire negli istituti di credito.

    Abbiamo anche inserito in quell’articolo una lista delle migliori banche italiane, americane ed europee; su quest’ultime però abbiamo considerato l’Europa continentale, quindi includendo anche banche inglesi e svizzere.

    Il problema con la Svizzera e con il Regno Unito nasce quando si decide di acquistare degli asset, ciò poiché bisogna considerare, al di là del rischio insito nello strumento, anche il rischio cambio.

    Per questo motivo, in questo articolo vogliamo fare una lista delle migliori banche europee, concentrandoci in modo particolare su quegli istituti di credito che hanno una capitalizzazione che supera 1 miliardo di euro e che possono essere acquistate in euro.

    Le banche più grandi in Europa

    Pos.Banca (ticket)NazioneCapitalizzazione
    (in miliardi di €)
    1BNP Paribas (EPA:BNP)Francia43,87
    2Banco Santander (BME:SAN)Spagna35,39
    3Intesa Sanpaolo (BIT:ISP)Italia29,46
    4Nordea Bank Abp (HEL:NDA-FI)Finlandia25,18
    5ING Groep (AMS:INGA)Olanda24,42
    6Crédit Agricole (EPA:ACA)Francia23,31
    7KBC Bank (EBR:KBC)Belgio22,01
    8BBVA (BME:BBVA)Spagna21,02
    9Unicredit (BIT:UCG)Italia18,44
    10Deutsche Bank (ETR:DBK)Germania17,16
    11Société Générale (EPA:GLE)Francia12,22
    12Caixa Bank (BMW:CABK)Spagna11,32
    13Poste Italiane (BIT:PST)Italia10,55
    14Erste Bank (VIE:EBS)Austria9,28
    15Natixis (EPA:KN)Francia7,01
    16Mediobanca (BIT:MB)Italia6,05
    17Raiffeisen Bank (VIE:RBI)Austria5,50
    18Commerzbank (ETR:CBK)Germania4,83
    19Banca Mediolanum (BIT:BMED)Italia4,80
    20Bankinter (BME:BKT)Spagna3,82
    21ABN Amro Bank (AMS:ABN)Olanda3,61
    22UBI Banca (BIT:UBI)Italia3,24
    23Banca Generali (BIT:BGN)Italia3,10
    24Allied Irish Banks (LON:AIBG)Irlanda3,03
    25Bankia (BMW:BKIA)Spagna2,96
    26Banco BPM (BIT:BAMI)Italia2,03
    27Bank of Ireland Group (LON:BIRG)Irlanda1,96
    28Comdirect Bank (ETR:COM)Germania1,92
    29Banco Sabadell (BME:SAB)Spagna1,80
    30Banco Comercial Portugues (ELI:BCP)Portogallo1,69
    31Alpha Bank (FRA:ACBB)Grecia1,32
    32Aareal Bank (ETR:ARL)Germania1,04
    Banche della Comunità Europea con capitalizzazione maggiore a 1 miliardo al 24/06/2020

    Da questa lista si può notare subito una serie di cose.

    Innanzitutto la prima banca tedesca che si ritrova solo alla decima posizione; può far strano considerando che la Germania è unanimemente considerata la locomotiva economica d’Europa. Eppure, se analizziamo il mercato finanziario tedesco, ci accorgiamo subito della presenza delle Landers Bank, cioè istituti di credito molto piccoli che lavorano in un solo (o in pochi) lander (regioni) e che quindi non hanno una grande capitalizzazione.

    Esisterebbe in realtà Deutsche Post, che fa anche servizio bancario, un po’ come la nostra Poste Italiane; ma a differenza del servizio italiano, Deutsche Post è ancora molto legata al business della corrispondenza, soprattutto attraverso DHL, ha quindi poco senso inserirla in questa lista.

    Si denota dalla lista anche la forte presenza di banche francesi tra quelle più grandi. Se prendiamo la lista delle banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione troviamo.

    NazioneNum. BancheTotale Capit.
    Francia379,40
    Spagna367,73
    Italia358,45
    Banche con più di 10 miliardi di capitalizzazione suddivise per nazione

    Insomma, la Francia concentra poche banche ad alta capitalizzazione; la Germania ha tantissime banche a bassissima capitalizzazione (e ciò le permette di sfuggire spesso ai radar della BCE), posizionando solo Deutsche Bank tra le più grandi; l’Italia ha due grosse banche che hanno condensato capitalizzazione e sulla parte bassa della lista ha una grande presenza con banche di media grandezza; ignoriamo volontariamente la capitalizzazione di Poste Italiane, che supera i 10 miliardi ma che come ben sappiamo non è formata solo dal servizio bancario.

    In Olanda ING vede molto distanziata ABN Amro mentre in tutte le altre nazioni difficilmente si supera una banca con capitalizzazione significativa.

  • Su cosa investire in estate: 5G, petrolio e travel?

    Su cosa investire in estate: 5G, petrolio e travel?

    Il mercato azionario ha dato il via al 2020 con il vento in poppa, ma la pandemia di Covid-19 ha cambiato tutto a tempo di record. Nel giro di 7 sessioni, durante marzo, il Dow Jones Industrial Average ha perso più di 1.000 punti (il più grande dei quali è stato un crollo assoluto di 2.997,10 punti, o quasi il 13 per cento).

    I principali indici del mercato azionario statunitense non solo hanno rinunciato a tutti i loro guadagni per il 2020, ma hanno anche perso quelli del 2019, 2018 e 2017.

    Potrebbe sembrare sciocco chiedersi quali siano le migliori società del mercato azionario in cui investire, ma è una domanda legittima. Ci sono molte ragioni per credere che il peggio della pandemia sia passato e che l’economia globale possa entrare in una fase di ripresa. Lo dimostra il recupero degli indici, dal Dow Jones al Nasdaq, che ha addirittura registrato un nuovo record storico durante giugno.

    Certo, una ripresa economica potrebbe richiedere un anno, o due, o tre (o più) e potrebbero esserci battute d’arresto a breve termine. Ma pochi, se non nessuno, esperti ed economisti dubitano che l’economia globale si riprenderà completamente in pochi anni.

    Per questo motivo, gli investitori dovrebbero approfittare degli attuali sconti delle azioni, soprattutto durante i mesi estivi, per costruire posizioni in aziende che hanno percorsi dimostrabili o catalizzatori per stimolare la crescita nei prossimi anni.

    Rimbalzo del petrolio: comprare azioni petrolifere

    A pochi giorni dall’inizio ufficiale dell’estate 2020, l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha annunciato un chiaro catalizzatore di buoni titoli su cui investire durante l’estate. Secondo l’AIE, la domanda globale di greggio diminuirà di 8,1 milioni di barili al giorno nel 2020, ma si prevede una ripresa al ritmo più alto mai registrato nel 2021, con 5,7 milioni di barili al giorno.

    L’AIE prevede che la domanda globale di petrolio (escluso il jet fuel) tornerà ai livelli pre-Covid-19 entro la metà del 2021. Ma se si introduce prima un vaccino o una soluzione sanitaria alla pandemia, i tempi di recupero possono essere accelerati.

    Quindi, quali sono le due principali società del mercato azionario in cui investire? Gli investitori hanno diverse possibilità di scelta nel settore petrolifero. Ma qualsiasi scelta dovrebbe consistere in operatori globali con un capitale sufficiente per sostenersi attraverso qualsiasi incertezza o interruzione a breve termine.

    Chevron vanta uno dei migliori rapporti debito/capitale proprio del settore. Il rapporto tra indebitamento e patrimonio netto della società nel secondo trimestre è pari a 0,22 contro 0,26 nel 2018 e 0,21 nel 2019. La solidità del bilancio è uno dei motivi per cui il management ha giurato di non tagliare il pagamento dei dividendi nonostante una pandemia globale che ha schiacciato la domanda di petrolio.

    Il gigante Exxon, produttore di energia, si distingue tra i suoi pari, poiché rimane impegnato a spendere dai 30 ai 35 miliardi di dollari all’anno fino al 2025, nonostante un ambiente difficile. La società ha detto di ritenere “l’orizzonte a più lungo termine più chiaro”. In particolare, il miglioramento del tenore di vita in tutto il mondo nei prossimi anni si traduce in un aumento della domanda di petrolio e i grandi investimenti di oggi la metteranno in una posizione migliore per guadagnare quote di mercato in futuro.

    Quello che sta facendo Exxon è ciò che nel 2015 ha già fatto ENI, quando il crollo del prezzo del petrolio ha richiesto un enorme lavoro per abbassare il costo di produzione. Questo sacrificio, effettuato nel 2015, torna particolarmente utile ora, poiché permette all’azienda del cane a sei zampe di non tagliare il dividendo (che a questi prezzi rende uno yield maggiore del 10%) e di poter resistere a un po’ di turbolenze. Inoltre ENI ha anche la partecipazione statale e c’è da stare certi, visto quanto sta facendo il governo Conte II che in caso di problemi l’intervento pubblico arriverà.

    Il futuro delle telecomunicazioni è 5G

    Il mondo delle telecomunicazioni diventerà esponenzialmente più veloce grazie alla tecnologia 5G e una manciata di alcuni dei titoli più performanti sono ben posizionati per sfruttare il trend. In particolare, il produttore di iPhone Apple può dominare il futuro del 5G come nessun altro.

    E la parte migliore è che un potenziale annuncio su una lineup 5G arriverà subito dopo i mesi estivi. Gli investitori potrebbero voler considerare l’acquisto di eventuali cali del titolo per tutta l’estate.

    Di solito Apple ospita un evento per il lancio di un prodotto intorno a settembre e il 2020 non dovrebbe essere diverso, nonostante la pandemia. Anche se potrebbe sembrare meno impressionante di fronte a un pubblico vuoto, il messaggio potrebbe essere lo stesso: preparatevi per il 5G.

    Tenete presente che questo fa parte di un mercato che, secondo IDC, dovrebbe esplodere da 10 milioni di dispositivi nel 2019 a 1,01 miliardi nel 2023.

    Uno dei più noti analisti Apple di Wall Street, Daniel Ives di Wedbush, ha commentato in una nota di ricerca che Apple è “al posto di guida per lanciare questo ciclo 5G in questo tipico periodo di settembre”.

    I precedenti cicli di iPhone andavano da un po’ deludenti fino all’ho-hum, perché gli aggiornamenti incrementali non erano abbastanza impressionanti da giustificare il costoso prezzo.

    Ma questa volta un iPhone 5G compatibile con il la nuova rete sarà certamente una novità. L’analista ritiene che un numero di 350 milioni di utenti iPhone vorranno aggiornare i loro vecchi dispositivi nonostante il “fondale scuro di Covid-19 e una macro soft”.

    Travel e turismo, come e quanto recupererà?

    Del mondo dei viaggi ne avevamo già parlato, in particolar modo sulle crociere, che prima della crisi di Covid, garantivano ottimi ritorni con dividendi niente male.

    I lockdown da virus sembrano oramai alle spalle e, a meno di nuovi ritorni della pandemia, le aziende turistiche che hanno superato la crisi sono in posizione di vantaggio.

    Carnival ha una posizione dominante sul mondo dei viaggi, la società ha vari brand legati alle crociere (tra cui la “nostra” Costa) e ha egregiamente superato il periodo di crisi.

    I fondamentali sono ottimi e benché ci sia stato un aumento del debito dovuto a inattività, i clienti stanno tornando. Da settembre il cielo sembra sereno e per Carnival potrebbero esserci dei recuperi sensazionali.

    In conclusione, approfittate delle buone aziende del mercato azionario

    Un’eventuale debolezza dei titoli durante i mesi estivi potrebbe essere considerata dagli investitori come un’opportunità di acquisto. Il mercato azionario si trova in una chiara modalità di ripresa e ogni opportunità di accaparrarsi azioni di società con una prospettiva a lungo termine dovrebbe essere colta.

    In caso contrario, gli investitori potrebbero perdere la nave ed essere costretti ad acquistare buone azioni a prezzi molto più alti.

  • Alibaba può insegnare qualcosa ai servizi finanziari

    Alibaba può insegnare qualcosa ai servizi finanziari

    Se qualcosa può essere considerato positivo dal momento attuale, è che alcuni processi di adozione della tecnologia nella distribuzione e nella vendita di servizi vengono accelerati, meccanismi che si stavano sviluppando, anche se ad un ritmo molto lento.

    In altre parole, l’accelerazione dei piani di trasformazione digitale, di cui stiamo parlando, non è più facoltativa nelle società di servizi finanziari (ma allargheremmo il discorso a tutto il mercato in generale), ma è una priorità strategica. E questo sta di fatto accadendo di fronte alle esigenze innescate dall’ambiente sociale e dal virus del Covid-19.

    Dalla quarantena, al confinamento, alla lontananza sociale, o qualunque fosse il nome per i vari Paesi, le abitudini sono rimaste immutate. Non c’è stato bisogno di campagne di marketing o di incentivi di premi o bonus per portare i clienti nelle filiali della banca; benché alcuni hanno usato i bancomat come mera scusa per scappare da casa e dal lockdown, la maggior parte delle persone si sono affollate vicino agli ATM alla ricerca di soldi in contanti per poter pagare i beni di prima necessità.

    Ecco perché, in alcune regioni del mondo, nel bel mezzo di una situazione critica, abbiamo potuto vedere come i più vulnerabili si affollavano negli sportelli bancomat alla ricerca della quantità minima di denaro contante per pagare le loro necessità quotidiane.

    Questa realtà, che non è transitoria, dimostra che l’approccio di trasformazione tecnologica che le istituzioni finanziarie hanno seguito non è molto vicino alla realtà della situazione dei clienti nel quadro attuale. E la comprensione di questo è la chiave per le banche per arrivare a una strategia commerciale comune e socialmente necessaria.

    L’esempio di Alibaba in Cina

    Si pone quindi la questione di come aziende come Alibaba, la cui attività è in gran parte al di fuori del settore finanziario, siano riuscite ad aumentare la digitalizzazione incoraggiando l’uso di massa dei media elettronici. Alibaba ha sviluppato AliPay, il quale ha portato alla crescita esponenziale della Cina in questo mezzo di pagamento. Anche gli acquisti per strada possono essere regolati con il cellulare, senza forzare il contatto con elementi fisici che tutti noi cerchiamo di evitare.

    D’altra parte, è bene ricordare che, anche con la loro immagine deteriorata, le banche sono ancora un servizio essenziale.

    E questo anche con il disagio prodotto dal loro operato, sia tra i clienti a causa dei problemi operativi aggravati dal momento critico, sia tra i loro dipendenti che, in diverse parti del pianeta, segnalano la tardiva messa a disposizione di elementi di sicurezza come gel, vetri protettivi, ecc. indispensabili per chi interagisce con tante persone nel proprio orario di lavoro.

    Allo stesso modo, di fronte all’emergenza, lo sforzo migliore degli enti bancari arriva oggi solo per replicare il modello di business tradizionale aggiungendo alcuni strumenti digitali per favorire l’operazione senza presenza pubblica nelle filiali.

    Considerando che lockdown, come quelli appena passati, possono probabilmente ripetersi in futuro, sarebbe il momento di trasformare il difetto in una virtù e di adottare un approccio più efficace all’automazione delle linee di produzione di servizi nella misura massima possibile, consentendo di generare sinergie tra i diversi mercati.

    Ricordando che un servizio, per funzionare, ha bisogno di dimostrare la sua scalabilità, è quindi tempo di comprendere ed espandere la creazione di ecosistemi in grado di sostenere un formato collaborativo, integrando le strategie, in modo che sia i fornitori che gli utenti ottengano vantaggi reali per la loro vita quotidiana, al di là degli slogan di mercato.

    Pertanto, l’ecosistema digitale sviluppato da Alibabà o Amazon ci serve ancora una volta come esempio, poiché riunisce i fornitori di servizi mediatici, e-commerce e tecnologici di ogni mercato. E questo per ottenere una crescita sostenibile del volume del commercio elettronico a livello globale, sapendo che per raggiungere questo obiettivo i benefici devono raggiungere tutte le parti coinvolte.

    Se l’attività bancaria adottasse questo approccio, otterrebbe sicuramente un’alternativa chiaramente superiore. Vale a dire, aggiungendo piattaforme di pagamento elettronico sicure e veloci a un’offerta collaborativa di servizi che consentono all’utente di accedere in modo più comodo e sicuro.

    Sicuramente con questo modello, il segmento dei clienti più anziani, date le circostanze attuali, sarà più propenso ad utilizzare i nuovi strumenti di quanto non lo sia stato finora, poiché sarebbe ancora meglio se l’offerta fosse concentrata in un unico sito facilmente accessibile.

    Probabilmente, tirando fuori i muscoli dalla debolezza attuale, questo è il momento di educare il maggior numero di utenti, reinventando il concetto di “filiale bancaria” verso siti friendly per operare e mezzi di pagamento meno inquinanti.

    Sarebbe anche bene pensare ai millennials, o addirittura alla generazione Z, che inizia ad aver bisogno di credito e di servizi finanziari; insomma ai futuri clienti che, se prima fuggivano dalle banche, ora lo faranno con più avversione per le concentrazioni di persone e le attese amministrative.

    Forse è il momento di adattare il business agli utenti e non il contrario. E in questo modo recuperare e guadagnare immagine sul mercato.

    In caso alternativo ci sono già operatori pronti a sostituire le vecchie e noiose banche; qualche esempio? The Lending Club e Square, giusto per citarne un paio. Si tratta di operatori Fintech pronti a sostituire gli istituti di credito.

  • Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Warren Buffett: le sue migliori azioni, le sue strategie di investimento e i suoi consigli

    Chiunque sia interessato al mercato azionario, agli investimenti o alle questioni di denaro ha probabilmente incontrato le scelte azionarie di Warren Buffett, i consigli o i racconti leggendari dell’oracolo di Omaha.

    È il più grande investitore vivente e, a differenza di molti miliardari, è disposto a insegnarci a pescare finanziariamente.

    Ma con così tante cose in giro, è difficile restringere il campo all’essenziale Buffett.

    Questo è il nostro obiettivo. Sia che vogliate un elenco delle azioni preferite di Buffett, i bassifondi delle sue tecniche di investimento, o qualche lettura avanzata, è qui che lo troverete.

    Come investire come Warren Buffett

    Buffett ha acquistato le sue prime azioni all’età di 11 anni utilizzando le informazioni disponibili per qualsiasi altro investitore. Ora, ben ottantenne, è ancora in attività.

    Oggi acquista aziende per la sua società, Berkshire Hathaway, e può concludere l’affare esotico qua e là. Ma Buffett e il suo team gestiscono oltre 200 miliardi di dollari (in crescita) in azioni di società pubbliche.

    Come fa? Passando una notevole quantità di tempo a leggere esattamente quello che possiamo anche noi: 10-Ks, registrazioni SEC e trascrizioni di probabili guadagni.

    Una delle differenze chiave, tra lui e la maggior parte di noi, è la sua incredibile attenzione. È come se stesse correndo sia uno sprint che una maratona. Si impara molto leggendo il rapporto annuale di un’azienda, ma cosa succede se lo si fa su un’azienda per più di 20, 30, 40, 50 anni consecutivi? E per tutti i suoi concorrenti? E per le aziende di settori completamente diversi, anche quelle in cui non sareste mai interessati ad investire?

    Pochi di noi iniziano abbastanza presto e hanno il livello di attenzione costante per diventare il prossimo Warren Buffett, ma ognuno di noi ha la possibilità di diventare un investitore migliore ascoltando questi sette principi:

    1. Investite in quello che sapete;
    2. Imparare le basi dell’investimento di valore;
    3. Identificare le scorte a basso costo;
    4. Trova aziende che resistono alla prova del tempo;
    5. Investire in una buona gestione;
    6. Sii aggressivo nei momenti difficili;
    7. Mantenere una mentalità a lungo termine

    Le ultime scelte di stock di Warren Buffett

    Quando sei il più rinomato stock picker del mondo, tutti vogliono il tuo ultimo consiglio. Per quanto Buffett condivida la sapienza, la sua saggezza è la madre delle sue prossime mosse. Ci sono molte ragioni per tenere nascosto ciò che pensa, tra cui il fatto che se ce lo dicesse, un mucchio di persone si ammasserebbero nell’azienda e lui otterrebbe un prezzo delle azioni peggiore.

    Ma fortunatamente per noi, la Securities and Exchange Commission richiede ai gestori degli investimenti delle dimensioni di Berkshire Hathaway di rivelare le loro mosse azionarie in un 13F trimestrale.

    Nell’ambito della pianificazione della successione, Buffett ha ceduto sempre più quote del portafoglio a Todd Combs e Ted Weschler, ma ne controlla ancora la maggior parte e rappresenta le mosse più importanti.

    Le prime 10 partecipazioni azionarie di Buffett

    Mentre il trimestrale di Berkshire Hathaway compra e vende mostra le sue ultime mosse, è bene fare un passo indietro e vedere quali sono le partecipazioni più grandi:

    TitoloTicketValore
    (in milioni di $)
    AppleAAPL62.340
    Bank of AmericaBAC19.638
    Coca CocaKO17.700
    America ExpressAXP12.979
    Wells Fargo & Co.WFC9.276
    Kraft Heinz CompanyKHC8.056
    Moody’s Corp.MCO5.218
    JPMorgan Chase & Co.JPM5.196
    U.S. BancorpUSB4.563
    DaVita HealthCare Partners Inc.DVA2.898
    Bank of New York Mellon Corp.BK2.686
    Charter Communications, Inc.CHTR2.368
    VeriSign, Inc.VRSN2.308
    Delta Air Lines, Inc.DAL2.051
    Southwest Airlines Co.LUV1.910
    VISA IncV1.702
    General Motors CompanyGM1.552
    Costco Wholesale Corp.COST1.236
    MasterCard IncorporatedMA1.192
    Amazon.com, Inc.AMZN1.040
    Le 20 maggior aziende detenute da Warren Buffett risultanti dall’ultimo 13F del 31 Marzo

    Alcune cose che saltano fuori:

    • Sono aziende enormi. Il successo e la ricchezza di Buffett gli impediscono di muovere l’ago acquistando azioni di società a piccola o media capitalizzazione.
    • La presenza di banche o finanziarie è in eccesso
    • Le altre, per la maggiore, sono grandi marchi di consumo

    Le citazioni di Warren Buffett

    Al di là della sua performance, una delle ragioni per cui è così famoso è che preferisce la franchezza al gergo.

    Se si chiedesse di uno dei grandi rischi dei derivati, una testa parlante nelle notizie finanziarie probabilmente parlerebbe del rischio di controparte e di strumenti complessi come i collateralized debt obligations. Nel frattempo, Buffett non ha paura di diventare creativo:

    “I derivati sono come il sesso. Il problema non è con chi andiamo a letto noi, ma con chi vanno a letto loro”.

    Warren Buffett

    Le strategie dei dividendi di Warren Buffett

    Se date un’occhiata alle 20 migliori azioni di Buffett, potreste notare che ognuna di esse paga un dividendo.

    Nel frattempo, si può anche notare che la società gestita da Buffett, Berkshire Hathaway, non paga un dividendo.

    Chiaramente, c’è qualche sfumatura nel pensiero di Buffett sui dividendi…

    L’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Ogni anno, circa 40.000 persone partecipano all’assemblea annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway, alias Woodstock for Capitalists.

    E’ piuttosto sorprendente che una conferenza di investimento faccia arrivare tante persone quante sono le persone che si presentano come un grande evento sportivo. A Omaha, in Nebraska, nientemeno. E questo senza contare le persone che guardano il livestream.

    Al centro dell’incontro annuale c’è Warren Buffett e il suo partner Charlie Munger sul palco per alcune ore a rispondere a tutte le domande di un gruppo selezionato di stimati giornalisti e a tutti i partecipanti che arrivano abbastanza presto per fare la fila ai microfoni.

    Esteso, è un intero fine settimana di festeggiamenti, tra cui lo shopping presso i venditori legati al Berkshire che espongono al CHI Health Center, un picnic al Nebraska Furniture Mart, una gara di 5 km, una serata di bistecche per gli azionisti al Gorat’s (uno dei ristoranti preferiti da Warren), ecc.

    La lettera annuale degli azionisti del Berkshire Hathaway

    Forse un modo ancora migliore per ottenere la saggezza distillata di Buffett rispetto al viaggio a Omaha è leggere la sua missiva annuale agli azionisti. Ogni edizione offre sia approfondimenti specifici sull’attività del Berkshire sia approfondimenti generali sugli investimenti.

    È possibile accedervi sul sito web di Berkshire.

    I 5 migliori libri su Warren Buffett

    Anche Buffett ha scritto molto, ma su di lui è stato scritto molto di più. Se state cercando di approfondire le sue strategie o semplicemente ciò che lo fa ticchettare, iniziate con questi cinque:

    • Buffett: The Making of an American Capitalist, di Roger Lowenstein
    • The Warren Buffett Way, di Robert G. Hagstrom
    • Il CEO di Warren Buffett, di Robert P. Miles
    • La Palla di Neve: Warren Buffett e il business della vita, di Alice Schroeder
    • Toccare Dancing to Work: Warren Buffett su Praticamente tutto, 1966-2013, di Carol J. Loomis

    Qual è il patrimonio netto di Warren Buffett?

    Oltre 80 miliardi di dollari. A seconda dei giorni, è la terza persona più ricca del mondo dietro a Jeff Bezos (e alla famiglia) e Bill Gates. E questo dopo aver deciso, nel 2006, di iniziare a dare in beneficenza il 99% della sua ricchezza (e tutte le sue azioni del Berkshire Hathaway) durante la sua vita o alla sua morte. Ha già dato via decine di miliardi di dollari.

    Dove è andato a scuola?

    Come studente universitario, ha frequentato Wharton alla University of Pennsylvania prima di trasferirsi alla University of Nebraska. Per la scuola di specializzazione, ha frequentato la Columbia Business School.

    Quali investitori lo hanno influenzato?

    Buffett ha detto che il suo stile di investimento è “85% Graham e 15% Fisher”.

    Graham è Benjamin Graham, “Il padre dell’investimento di valore”. Ha scritto The Intelligent Investor e ha scritto insieme a David Dodd Analisi della sicurezza. È stato per un po’ il professore e mentore di Buffett alla Columbia Business School e il suo capo.

    Fisher è Philip Fisher, un pioniere dell’investimento per la crescita e autore di azioni comuni e profitti non comuni.

    Mentre Graham e Fisher erano gli eroi degli investimenti di Buffett, il suo partner commerciale Charlie Munger è stato probabilmente la sua più forte influenza tra pari.

  • 3 azioni di Intelligenza Artificiale da acquistare a giugno

    3 azioni di Intelligenza Artificiale da acquistare a giugno

    Il 2020 è stato un anno a dir poco movimentato. Tutto è andato bene nei primi due mesi del nuovo decennio prima che si scatenasse l’inferno, e mentre l’economia globale rimane in varie fasi di blocco e di recessione a causa di tu-sai-cosa, gli indici borsistici statunitensi si sono avvicinati al punto di partenza all’inizio dell’anno.

    A guidare la carica in questa nuova era sono i titoli tecnologici, in particolare quelli che aiutano le organizzazioni e gli individui a far fronte all’organizzazione dello smart working. L’intelligenza artificiale (AI) era già un settore in crescita promettente, ma gli eventi recenti hanno reso più importante che mai la necessità di automazione e di un uso efficiente dei dati. Giocando come un motivo di investimento top per il decennio a venire, non preoccupatevi se vi siete persi il grande rimbalzo del mercato azionario negli ultimi due mesi. Alphabet (NASDAQ:GOOGL), salesforce.com (NYSE:CRM) e NVIDIA (NASDAQ:NVDA) sono ancora grandi acquisti a giugno.

    Più di una semplice ricerca su Internet

    Con riferimento agli utili del primo trimestre, c’era grande preoccupazione che le aziende che si affidano molto alla pubblicità (ahem, Google) venissero colpite molto duramente. Dopo tutto, quando arrivano i tempi magri per l’economia, i consumatori stringono la cinghia, il che significa che la pubblicità ha un minore ritorno sull’investimento. E così anche le aziende stringono la cinghia sui budget pubblicitari.

    Ma spesso si dimentica quanto flessibile possa essere la pubblicità basata sulla ricerca, e la facilità con cui la spesa per Google Search può essere disattivata e riattivata è stato un ostacolo per l’azienda durante la peggiore crisi dovuto al lockdown del mese di marzo. Ma il rimbalzo sarà probabilmente molto rapido, così come lo è stato più di dieci anni fa durante la crisi finanziaria del 2008 e del 2009. La crescita del fatturato e dell’utile per azione della casa madre di Google Alphabet, pari rispettivamente al 13% e al 4%, si è attenuata nel primo trimestre, ma il titano della tecnologia rimane in ottima forma, mentre l’economia torna lentamente a una parvenza di normalità.

    Per quanto riguarda l’IA, la ricerca su Internet come Google subirà alcuni grandi cambiamenti negli anni a venire (per saperne di più sotto la voce NVIDIA). Ma è il segmento Google Cloud che ci entusiasma davvero. Sembra che Google abbia finalmente capito come sfruttare il suo vantaggio in altre competenze tecnologiche per guidare la crescita anche qui, e l’azienda sta recuperando il ritardo rispetto ai leader del cloud pubblico Amazon Web Services e Microsoft Azure.

    Google Cloud ha guadagnato 2,78 miliardi di dollari nel primo trimestre, con un incremento del 52% rispetto all’anno precedente. Una volta ripensato, il segmento ha costituito quasi il 7% della prima linea per il 2020. Se riuscirà a sostenere la sua recente traiettoria, questo avrà un effetto massiccio sui guadagni negli anni a venire, dato che le organizzazioni continuano ad adattarsi a un’era digitale e ad utilizzare al meglio le operazioni basate sul cloud. Le azioni di Alphabet sono scambiate per 35,4 volte il flusso di cassa libero negli ultimi 12 mesi (ciò che rimane dopo il pagamento delle spese operative e di capitale), ma una valutazione a premio è garantita per questa impresa AI in rapida crescita e altamente redditizia.

    Il software è più di un aumento della produttività

    Parlando di organizzazioni che hanno bisogno di adattarsi all’era digitale, Salesforce e la rivale Adobe sono diventate leader nella propulsione della trasformazione digitale. In passato, gli strumenti di produttività come Microsoft Office sono cresciuti a passi da gigante fino a diventare i punti base delle aziende grandi e piccole. Oggi, qualcosa di simile sta accadendo con la suite di software di Salesforce, poiché aiuta le organizzazioni in tutti gli aspetti della relazione con i clienti e della gestione dei dati.

    La prova di tale secolare cambiamento è nei numeri. Anche in quanto azienda di grandi dimensioni (valutata a una capitalizzazione di quasi 160 miliardi di dollari), la sua crescita del fatturato annualizzato non è mai scesa al di sotto del 20%. La pagella fiscale del primo trimestre ha fornito una crescita del 30% rispetto a un anno fa, aiutata dall’acquisizione della società di analisi dei dati Tableau.

    Che cosa lo rende uno stock di IA? La suite di software di Salesforce, che copre le vendite, l’assistenza, il marketing e i servizi di gestione dei dati, è alimentata dalla piattaforma di machine learning dell’azienda, soprannominata “Einstein”. Fornisce agli utenti elementi immediatamente attivabili per aiutare a migliorare il processo decisionale e, in ultima analisi, offrire un’esperienza migliore per i clienti. Piuttosto che sostituire l’input umano, Salesforce dimostra che l’IA ha il potere di liberare il tempo umano per concentrarsi sulle attività di ordine superiore, in particolare sulle relazioni con gli altri esseri umani.

    Dato che Salesforce rimane in modalità ad alta crescita anche con l’economia in calo, anch’essa ottiene ha un prezzo premium. Le azioni vengono scambiate per 45,1 volte il flusso di cassa libero negli ultimi 12 mesi. Ma per ora, questa società di software è tutta concentrata sulla massimizzazione del potenziale di vendita (i profitti arriveranno più tardi). Tuttavia, dati i suoi precedenti, le azioni non sono un valore irragionevole per chi vuole scommettere sul movimento dell’IA a lungo termine.

    L’hardware che alimenta l’IA

    Per l’utente finale, l’IA è tutta una questione di software. Che si tratti di una raccomandazione personale di nuova musica basata sulle preferenze passate o di un aiuto per l’account online da parte di un chatbot, complessi algoritmi software con la capacità di imparare e di adattarsi si stanno diffondendo in Internet e nei servizi basati sul cloud. Il movimento è appena iniziato, ma per come stanno andando le cose, il software di IA sarà una presenza onnipresente nel prossimo futuro.

    Sotto il cofano, però, c’è un nuovo potente hardware che supporta il software. E NVIDIA sta contribuendo a guidare la carica su questo fronte con le sue unità di elaborazione grafica (GPU). La GPU è stata a lungo sinonimo di grafica per videogiochi di fascia alta, ma il motore di innovazione di NVIDIA ha aperto le porte a una miriade di nuovi utilizzi per i chip di calcolo specializzati. Mentre la ricerca su Internet può essere la forma di intelligenza artificiale più evidente, i prodotti NVIDIA vengono utilizzati per addestrare e implementare l’apprendimento automatico ovunque (dalla guida autonoma all’imaging sanitario all’automazione della produzione). Questo gigante dei chip è diventato una parte comune della vita quotidiana, operando dietro le quinte all’insaputa dei più.

    Le entrate fiscali del primo trimestre sono aumentate del 39% su base annua, sulla base dello slancio dell’azienda alla fine dell’anno scorso, mentre si sta avvicinando ai massimi storici per le vendite annuali dopo il crollo ciclico del 2018 e del 2019. La sua recente traiettoria rimarrà probabilmente intatta, spinta dall’acquisizione della società Mellanox, specializzata nella produzione di apparecchiature di rete per data center. In coppia con la sua attività di GPU, NVIDIA-plus-Mellanox rimarrà per qualche tempo in prima linea nello sviluppo della tecnologia hardware che sta alla base del movimento dell’IA.

    Proprio come gli altri due titoli quotati, questa leadership non è a buon mercato. NVIDIA commercia per 49,1 volte il flusso di cassa libero negli ultimi 12 mesi. Tuttavia, dato l’alto tasso di crescita previsto per quest’anno (le entrate fiscali del secondo trimestre dovrebbero aumentare di oltre il 40%) e i profitti ancora più rapidi che si registrano con le nuove vendite, anch’essi non sono una somma irragionevole. Inoltre, con il lancio dell’IA, una tendenza che si svilupperà nel corso di molti anni, c’è molto spazio per il leader dell’industria dei semiconduttori per continuare a funzionare.

  • Cosa è il London Stock Exchange

    Cosa è il London Stock Exchange

    In questi giorni si parla dell’acquisizione, da parte del sistema Italia, di Borsa SpA.

    Infatti, la Borsa, presente a Piazza Affari, benché sia fisicamente in Italia, a Milano, è di proprietà, sin dal 2007, di una società londinese. Nel dettaglio, la società è London Stock Exchange (LSE).

    In questi giorni se ne sta parlando con insistenza poiché la LSE è in trattativa per acquisire Refinitiv, un fornitore globale di dati per i mercati finanziari. Questo apre un capitolo di Antitrust, principalmente a livello europeo, e il garante della concorrenza comunitario, per approvare l’acquisizione, potrebbe chiedere la cessione di uno degli asset di LSE. Questo asset potrebbe essere proprio Borsa SpA.

    Il nostro Governo, con sorprendente rapidità, sta vedendo l’opportunità di far tornare la Borsa sotto la bandiera tricolore, non per il semplice amore di Patria, ma perché Borsa è garante per tutte le emissioni del nostro tesoro, quindi anche dei BTP. E con la prospettiva di aumentare il numero delle emissioni, grazie agli acquisti della BCE, il governo vorrebbe evitare di ritrovarsi a fare i conti con un’azienda che ha poco interesse nella Patria e molto nei guadagni; tra le altre cose, con la Brexit, questa società non sarebbe nemmeno comunitaria, quindi con ulteriori problemi a carico.

    Ma andiamo con ordine e torniamo alla domanda principale.

    Cos’è la Borsa di Londra (LSE)?

    La Borsa di Londra (LSE) è la principale borsa valori del Regno Unito e la più grande d’Europa. Nate più di 300 anni fa, le borse regionali sono state fuse nel 1973 per formare la Borsa di Gran Bretagna e Irlanda, successivamente ribattezzata London Stock Exchange (LSE). Il Financial Times Stock Exchange (FTSE) 100 Share Index, o “Footsie”, è l’indice dominante, contenente 100 delle migliori azioni blue-chip della LSE.

    La borsa si trova fisicamente nella città di Londra. Nel 2007 il London Stock Exchange si è fuso con il Milan Stock Exchange, la Borsa Italiana, per formare il London Stock Exchange Group.

    Comprendere il London Stock Exchange (LSE)

    Londra è stata a lungo una delle principali città finanziarie del mondo, nota per essere il centro del commercio internazionale, delle banche e delle assicurazioni. La storia della Borsa di Londra (LSE) risale al 1698 quando il broker John Castaing iniziò a pubblicare i prezzi delle azioni e delle materie prime alla Jonathan’s Coffee House, che era un popolare luogo di incontro per gli uomini d’affari per condurre gli scambi. Castaing chiamava il suo listino prezzi “Il corso della Borsa e altre cose”.

    Nel 1801 divenne chiaro che era necessario un sistema formale per scoraggiare le frodi e i trader senza scrupoli. I broker accettarono una serie di regole e pagarono una quota di adesione alla borsa, aprendo così la strada alla prima borsa regolamentata di Londra.

    Attraverso i suoi mercati primari, la Borsa di Londra (LSE) fornisce un accesso efficiente in termini di costi ad alcuni dei più profondi e liquidi pool di capitali del mondo. È la sede di un’ampia gamma di società e fornisce il trading elettronico di azioni per le società quotate.

    La LSE è la più internazionale di tutte le borse valori, con migliaia di aziende provenienti da più di 60 paesi, ed è la principale fonte di liquidità del mercato azionario, prezzi di riferimento e dati di mercato in Europa. Legato da partnership con le borse internazionali in Asia e Africa, il LSE intende rimuovere le barriere di costo e normative dai mercati dei capitali di tutto il mondo.

    Il LSE e il Big Bang

    Il 27 ottobre 1986, il governo del Regno Unito ha deregolamentato il mercato azionario di Londra. Conosciuto come il “Big Bang” a causa dei massicci cambiamenti che ne sono seguiti immediatamente, la deregolamentazione ha introdotto il trading elettronico alla Borsa di Londra, che ha sostituito il tradizionale opencry trading. Il nuovo sistema è stato efficiente e più veloce, consentendo un aumento dei volumi di negoziazione e consentendo alla LSE di competere con successo con altre borse globali, come la Borsa di New York (NYSE).

    Il Big Bang faceva parte del programma di riforma del governo per eliminare l’eccesso di regolamentazione e incoraggiare la concorrenza del libero mercato. Ha introdotto altri cambiamenti significativi nella struttura dei mercati finanziari. Questi includono l’eliminazione delle commissioni fisse minime sulle negoziazioni e l’eliminazione della separazione tra le società che negoziavano azioni e quelle che consigliavano gli investitori.

    Questi cambiamenti hanno aumentato la concorrenza tra le società di brokeraggio e hanno portato a una serie di fusioni e acquisizioni. Un altro cambiamento del Big Bang ha permesso la proprietà straniera dei broker del Regno Unito, che ha aperto il mercato di Londra alle banche internazionali.

    Il mercato principale

    Il mercato principale della Borsa di Londra è uno dei mercati azionari più diversi al mondo, con aziende che costituiscono 40 settori diversi. Una quotazione sul Mercato Principale della LSE dà alle aziende l’accesso ai prezzi in tempo reale, ai pool di capitali, al benchmarking attraverso la serie di indici FTSE UK e a livelli significativi di copertura mediatica, ricerca e annunci.

    Ci sono diversi modi per le aziende di entrare nel Mercato Principale, tra cui i seguenti:

    Premium

    Il segmento Premium si applica solo alle azioni emesse da società commerciali di trading. Gli emittenti del segmento Premium sono tenuti a rispettare le regole super equivalenti del Regno Unito, che sono superiori ai requisiti minimi dell’Unione Europea (UE). A causa di questi standard più elevati, le società quotate Premium possono avere accesso a un costo del capitale inferiore e agli investitori che cercano società che aderiscono agli standard più elevati. Una società con una quotazione Premium ha anche la possibilità di essere inclusa in uno degli indici FTSE.

    Standard

    Il segmento Standard è aperto all’emissione di azioni, Global Depositary Receipts (GDR), titoli di debito e derivati che devono essere conformi ai requisiti minimi UE. L’onere complessivo di conformità è più leggero per le società con una quotazione Standard. Una quotazione Standard aiuta le aziende dei mercati emergenti ad attrarre investimenti dall’ampio bacino di capitale disponibile di Londra.

    Altri segmenti

    Il segmento ad alta crescita e il segmento dei fondi specializzati sono progettati specificamente per le imprese ad alta crescita, che generano ricavi, e per le entità di investimento altamente specializzate che si rivolgono rispettivamente a investitori istituzionali o a investitori con consulenza professionale. Il segmento ad alta crescita è destinato alle società che non possono essere quotate in un listino Premium o Standard, ma che sono alla ricerca di finanziamenti per far crescere le loro società.

  • Azioni delle crociere, cosa sapere per comprarle

    Azioni delle crociere, cosa sapere per comprarle

    I parchi a tema hanno iniziato a fare piani concreti per la riapertura. Tutte le attività ricreative hanno fatto lo stesso, così come gli hotel di tutto il Paese. Questi si uniscono ai ristoranti che hanno iniziato ad accogliere i clienti e ai rivenditori che hanno aperto le loro porte mentre gli italiani (e il mondo intero) si dirigono verso una nuova normalità con mascherine, capacità limitate e linee guida di distanziamento sociale in atto.

    Le tre principali compagnie di crociera – Royal Caribbean (NYSE:RCL), Carnival (NYSE:CCL) e Norwegian (NYSE:NCLH) – vogliono prendere la stessa strada e riportare le loro navi in mare.

    Carnival ha persino indicato il 1° agosto come il giorno in cui prevede di riprendere le operazioni e la Royal Caribbean ha accennato a una data simile.

    Questo è incoraggiante per gli azionisti e gli appassionati di crociere, ma potrebbe non essere realistico. Le precauzioni che funzionano in un ristorante non saranno sufficienti a impedire a migliaia di persone che vivono in quartieri vicini per periodi di più giorni di diffondere il coronavirus. Questo rende molto difficile immaginare i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) che permettono di navigare dai porti americani in un modo che abbia senso per i consumatori e le compagnie di crociera e lo stesso potrebbe fare qualsiasi nazione del mondo; impedendo per esempio gli sbarchi.

    Il dilemma delle compagnie di crociera

    Tutte e tre le compagnie di crociera quotate in borsa prevedono di intensificare i controlli sanitari per i clienti. Ciò comprenderà lo screening della temperatura e revisioni più approfondite con professionisti del settore medico, ove necessario. Questo va di pari passo con l’intensificazione delle misure di pulizia, il rinnovo dei buffet e, probabilmente, le capacità limitate.

    Queste misure, tuttavia, non possono spiegare cosa succede se qualcuno mostra i sintomi a bordo. Sembra probabile che possano essere disponibili test rapidi. In caso di test positivo, quella persona può essere messa in quarantena, ma potrebbe aver già diffuso il virus. Se ciò accade, quale sarà la procedura? L’intera nave sarà bloccata? I clienti rimarrebbero bloccati a bordo?

    Tutte e tre le compagnie di crociera devono elaborare un piano chiaro per far scendere i clienti esposti da una nave e metterli in sicurezza in una situazione di auto-quarantena. Qualsiasi nazione che dovrà permettere gli sbarchi vorrà conoscere questo piano, ed è un’informazione rilevante per i potenziali clienti che temono di rimanere bloccati a bordo.

    È possibile che ci siano procedure che potrebbero essere messe in atto per affrontare questo problema, ma la cosa si complica quando si tiene conto delle persone che viaggiano in aereo per andare in crociera. Molti passeggeri, almeno nei primi giorni, saranno locali, e potranno uscire dalla nave, tornare a casa in macchina e auto-quarantena.

    Questo è più difficile da fare per i clienti fuori dallo Stato. Le compagnie di crociera metteranno in quarantena i passeggeri in un hotel? Potranno portarli a casa su aerei charter o guidarli in veicoli appositamente attrezzati?

    Nessuna di queste soluzioni è economica e non è facile da realizzare, anche se il costo non è un ostacolo.

    Si dovrebbero acquistare le azioni di compagnie di crociera?

    Tutte e tre le compagnie hanno adottato misure importanti per aumentare la loro liquidità per sopravvivere più a lungo senza che le entrate arrivino. Ad un certo punto, tuttavia, non essere in grado di andare in crociera può portare a misure più drastiche, compresi i fallimenti.

    Royal Caribbean, Carnival e Norwegian hanno bisogno di due cose per poter dare una svolta alle loro attività. La prima è, ovviamente, l’approvazione del CDC (il controllo americano della navigazione e dei trasporti) per andare in crociera. La seconda è che la domanda dei consumatori ritorni.

    I clienti appassionati, che vivono vicino ai terminal, saranno probabilmente i primi a tornare. Questi clienti abituali, tuttavia, in genere pagano prezzi più bassi. Per avere successo a lungo termine, le compagnie di crociera hanno bisogno di clienti occasionali.

    C’è qualche vantaggio a lungo termine nell’acquisto di azioni delle compagnie di crociera se si ha la mentalità con una buona propensione al rischio. In questi casi i guadagni potrebbero essere veramente importanti. Carnival, per esempio, ha già più che raddoppiato il valore delle azioni dai minimi di marzo.

    Attenzione però, perché se queste compagnie non possono navigare, o i clienti sono lenti a tornare, i fallimenti rimangono possibili.

    Prima della pandemia, queste compagnie erano redditizie. Potrebbero esserlo di nuovo (e questo le rende ottime per investimenti) ma è importante sapere che, oltre ai grandi vantaggi, ci sono anche grandi rischi.

  • Sace, FCA e governo… come funziona il tutto?

    Sace, FCA e governo… come funziona il tutto?

    In questi giorni si sta dibattendo se sia corretto o meno garantire il prestito nei confronti di FCA grazie al Decreto fatto dal Governo.

    FCA ha già annunciato che per il 2020 non distribuirà dividendi e subito dopo questo annuncio, il 18 maggio, ha chiesto il prestito da 6,2 miliardi a Intesa San Paolo.

    Rimarrebbe invece in essere il dividendo straordinario da 5,5 miliardi che precederebbe la fusione con PSA e che dovrebbe essere staccato nei primi mesi del 2021; quindi quando la protezione dei prestiti Sace lo consentirebbe.

    Questo l’antefatto, ora facciamo un po’ di ragionamenti.

    Prestito o trasferimento di soldi?

    Partiamo da questa domanda, cioè, si tratta di un prestito o di un trasferimento di liquidità? Domanda fondamentale perché su questa domanda si stanno giocando le carte i vari partiti politici, facendo passare il concetto che lo Stato non debba regalare soldi a un’azienda straniera.

    La questione è che il prestito Sace è, appunto, un prestito, non un regalo. In pratica, semplificando molto:

    1. FCA va da Intesa San Paolo e chiede 6,2 miliardi
    2. Intesa San Paolo si fida di FCA e gli concede un interesse (facciamo esempio) del 2%
    3. FCA ribatte dicendo di avere la garanzia dello Stato attraverso SACE
    4. Intesa San Paolo, avendo la garanzia dello Stato abbassa il suo tasso di interesse (facciamo esempio) all’1,2%

    Cosa c’entra quindi lo Stato?

    Lo Stato ci metterà dei soldi?

    No, la risposta è no (per ora).

    Avere la garanzia da parte dello Stato non vuol dire che il Ministero del Tesoro apre il portafoglio. Significa semplicemente che, qualora FCA non riesca a rimborsare il suo debito, Intesa San Paolo può rifarsi sullo Stato, chiedendo indietro quanto gli è dovuto.

    Per questo motivo il tasso di interesse si abbassa sensibilmente.

    Diciamo tra parentesi “per ora” poiché lo Stato ci metterà dei soldi solo ed esclusivamente se FCA dovesse fallire. Caso che onestamente ci sembra molto, ma molto, ma molto lontano.

    FCA è un’azienda italiana o meno?

    FCA ha sede in Olanda e fiscale in Gran Bretagna, quindi non è un’azienda italiana.

    La questione è che una multinazionale come FCA ha aziende in tutte le nazioni e infatti la richiesta di prestito l’ha fatta attraverso FCA Italy, che è a tutti gli effetti un’azienda italiana.

    Exor, socia di maggioranza di FCA, dice che i soldi prestati in Italia verranno sfruttati in Italia, ma appare evidente a tutti che quei soldi potrebbero essere trasferiti in modo semplice altrove. Non è detto che ciò avvenga, ma spostare liquidità (o fare spese in un determinato Paese) per un’azienda come FCA è molto semplice.

    Ma la domanda qui è un’altra: è quindi? Se anche FCA trasferisse quei soldi altrove, quale sarebbe il problema?

    Il ruolo di Intesa San Paolo e il limite di spesa

    Partiamo dalla banca guidata dal CEO Messina, cioè Intesa San Paolo.

    Per l’istituto di credito questa è la soluzione perfetta, poiché c’è una grande e solida azienda che chiede una linea di credito e a questa azienda può prestare soldi facendogli pagare un’interesse.

    Tasso di interesse che sarà certamente maggiore rispetto al costo per avere quei soldi, quindi già qui c’è un bel guadagno.

    Con la garanzia pubblica è praticamente impossibile perdere quei soldi, a meno che falliscano FCA e lo Stato italiano vada in default; ma in questo caso Intesa San Paolo, essendo imbottita di BTP ed essendo in Italia, avrebbe qualche problema più grave rispetto a 6,2 miliardi di FCA.

    Quindi con il prestito Intesa San Paolo certamente ha un guadagno.

    A questo punto del discorso, se venisse anche Volkswagen (azienda tedesca, con sede in Germania) a chiedere un prestito, ci sarebbe comunque un guadagno da parte di Intesa San Paolo, e quindi del sistema produttivo italiano. Ben vengano quindi aziende enormi e stabili a chiedere prestiti e fossimo noi al posto dello Stato presteremmo la nostra garanzia a tutti i casi di aziende solide.

    Quindi qual è il problema?

    Il limite di spesa. Nessuna manovra e a maggior ragione nessun decreto può essere emesso senza un limite di spesa, poiché comunque c’è da considerare che una parte delle aziende che chiederanno il prestito realmente potrebbero fallire e quindi servono le coperture.

    Nel caso specifico il decreto stabilisce un fondo di garanzia con circa 200 miliardi di prestiti e se tutte le aziende, che hanno un minimo di interesse in Italia, arrivassero a chiedere prestiti, ecco che il fondo si prosciugherebbe velocemente.

    Il limite appare alto viste le entità delle richieste, ma FCA è anche l’azienda che, per quanto si conosce, ha chiesto di più. Infatti la garanzia dello Stato, per cifre così alte, è del 70% sul prestito, quindi di 4,34 miliardi.

    La polemica politica

    Allora perché tutta questa battaglia politica sul prestito a FCA?

    Semplice: la famiglia Agnelli, che ha la quota di maggioranza di Exor e quindi di FCA, è vista come la grassa famiglia che si arricchisce sulle spalle degli italiani e la ex Fiat, da questo punto di vista, ha una cattivissima fama a causa delle operazioni fatte tra gli anni ’70 e gli anni ’90.

    Quindi affermare che Fiat, azienda che porta i guadagni all’estero, non è degna dell’aiuto dell’Italia fa figo e fa voti, basando il tutto sull’ingnoranza di chi ascolta.

    La vera verità è che

    • a Fiat Chrysler Automobiles evidentemente aprire questa linea di credito conviene, perché grazie alla garanzia dello Stato il tasso di interesse sarebbe veramente basso;
    • a Intesa San Paolo converrebbe prestargli dei soldi, perché semplicemente fa arbitraggio;
    • allo Stato italiano non costa nulla dare la garanzia Sace a FCA.

    La fusione con PSA

    La questione di base è che la fusione con PSA è scritta sulla pietra e l’accordo che ha portato le due aziende a lavorare perché ciò avvenga, probabilmente è figlio di trattative serrate tra i maggiori azionisti delle due società.

    Entrambe le società, sia FCA che PSA, prevedevano uno stacco dividendo per il 2020 da 1,1 miliardi, cancellando entrambe questo dividendo il peso della fusione non cambia.

    Non cambia nemmeno il peso della fusione in caso di ingresso di nuovi capitali a fronte di debito; perché è vero che FCA porterebbe nella fusione i 6,2 miliardi di liquidità supplementare, ma è anche vero che apporterebbe un debito equivalente.

    Ciò che potrebbe cambiare il peso della fusione è l’annullamento del dividendo straordinario di 5,5 miliardi di euro che avverrebbe poco prima della fusione, quindi nel 2021; questo semplicemente perché le trattative hanno portato a far staccare questo dividendo per poi unirsi al 50 e 50, facendo un matrimonio alla pari.

    Se questo dividendo non sarà staccato i pesi cambierebbero e quindi bisognerebbe sedersi nuovamente al tavolo con gli azionisti PSA per trovare la quadra.

    La reazione di John Elkann

    In questi termini va letta la reazione del numero 1 di Exor, John Elkann, che ha detto:

    “I 5,5 miliardi? Gli accordi sono scritti nella pietra e vincolati”

    John Elkann

    Il ragionamento è molto semplice: converrebbe avere il prestito, facendo delle promesse di investimento in Italia, ma se il parlamento si mette di traverso piuttosto gli investimenti non vengono fatti.

    Ecco quindi che se il prestito non verrà effettuato FCA ha altri modi per arrivare al credito: può semplicemente chiedere la linea di credito senza la garanzia dello Stato; può mettere tutti i dipendenti in cassa integrazione (che pagherebbe questa volta sì lo Stato direttamente); può emettere un bond corporate. Insomma non mancano le possibilità.

    John Elkann, come un giocatore di poker, ha detto “vedo”. Lanciando il guanto di sfida all’Italia: FCA ce la può fare senza il prestito e senza l’Italia, ma l’Italia ce la può fare senza FCA?

    Il danno della polemica

    Questa polemica, però, lascia delle cicatrici difficili da curare poiché cosa penseranno altre aziende che vorrebbero aprire in Italia o che potrebbero valutare di spostarsi in Italia?

    Diamo dei bruttissimi segnali a chiunque voglia portare soldi, investimenti e lavoro in Italia.

    Per esempio, chiedete ad ArcelorMittal, che ha acquistato l’ILVA sulla base di garanzie penali date dal governo; peccato che lo stesso governo dopo qualche mese si è rimangiato questa garanzia lasciando scoperta la società.

    Se l’azienda xx/yy decidesse di portare la propria sede in Italia, guardando questi casi, lo farebbe lo stesso? Noi pensiamo di no, con perdita di lavoro, di PIL e con tutto ciò che ne consegue.

  • Apple vs. Netflix, su cosa investire?

    Apple vs. Netflix, su cosa investire?

    Apple (NASDAQ:AAPL) e Netflix (NASDAQ:NFLX) hanno un impatto sulla routine quotidiana di milioni di persone in tutto il mondo. Apple ha più di 1,5 miliardi di utenti attivi nei suoi iDevices, mentre Netflix vanta una base di membri ( 182,86 milioni ) in rapida crescita.

    Mentre entrambe le aziende devono affrontare a breve termine qualche vento contrario a causa dell’economia del coronavirus, entrambe sono in una buona posizione per arrivare a fine 2020 e continuare a crescere a lungo termine. Vediamo quali azioni sono le migliori da acquistare oggi.

    Posizione finanziaria

    Il quadro economico a breve termine si presenta molto cupo. Più di 20 milioni di persone hanno perso il lavoro solo in aprile (nella sola America), il che porterà a una riduzione dei consumi. Ma Apple e Neflix staranno bene a causa delle forti operazioni commerciali sottostanti.

    Apple ha più di 83 miliardi di dollari di liquidità netta. Si tratta di un’abbondanza di liquidità da investire per la crescita e mantenere il suo dividendo per gli azionisti, che recentemente è aumentato del 6% fino a un payout trimestrale di 0,82 dollari per azione.

    Netflix non ha un bilancio ricco di liquidità come quello di Apple. A partire dal trimestre più recente, Netflix ha un debito di 14,7 miliardi di dollari con soli 5,15 miliardi di dollari in contanti nel suo bilancio. Ma Netflix può farla franca perché ricava denaro dagli abbonamenti mensili che forniscono un flusso di entrate ricorrenti per pagare le spese e investire in nuovi contenuti.

    Lo stato attuale di Apple

    Apple vede una forte domanda in alcune aree, ma la debolezza in altre. Il principale vento contrario nel prossimo futuro è la debole domanda di iPhone. L’iPhone rappresenta la metà delle entrate di Apple. Durante la conference call fiscale del secondo trimestre, il management ha avvertito che le vendite di iPhone e di beni indossabili (ad esempio, Apple Watch) sarebbero peggiorate fino a giugno, ma il management non ha fornito una guida specifica per le vendite o i guadagni.

    Tuttavia, Apple vede una forte domanda di servizi, in particolare Apple TV+, Apple Arcade, Apple News+ e Apple Card. Mentre questi servizi continuano ad aggiungere utenti, durante la consueta conference call con gli azionisti, Apple ha affermato che il programma di garanzia Apple Care e la attività pubblicitaria su App Store hanno subito un impatto negativo dato dal coronavirus.

    Nel complesso, il business dei servizi, che è il flusso di entrate di Apple in più rapida crescita e che ha rappresentato il 23% delle entrate totali nell’ultimo trimestre, dovrebbe continuare a funzionare bene.

    Apple prevede anche un miglioramento delle vendite di iPad e Mac fino a giugno. Il CEO Tim Cook ha attribuito questo risultato a un maggior numero di persone che lavorano a casa e che hanno bisogno di alcuni strumenti extra per rimanere produttivi.

    Per quel che vale, gli analisti di Wall Street attualmente si aspettano che Apple aumenti le vendite dell’1% nel 2020 (che terminerà a settembre). Gli analisti prevedono che l’utile per azione aumenterà del 3,6% su base annua. Ma nell’anno fiscale 2021, la crescita del fatturato dovrebbe accelerare al 12,5%, probabilmente a seguito di un forte ciclo di upgrade per il prossimo iPhone, che dovrebbe essere dotato di una connessione wireless 5G.

    Stato attuale di Netflix

    Netflix sta subendo una qualche perturbazione dal nuovo coronavirus. Le riprese si sono interrotte a livello globale e Netflix non è stato in grado di completare il doppiaggio per alcune uscite straniere. La buona notizia è che Netflix ha già completato le riprese di diversi progetti previsti per l’uscita di quest’anno e fino al 2021.

    Anche se questa non è la situazione ideale, Netflix sta prosperando in questo momento. La società ha aggiunto 15,77 milioni di nuovi abbonati nel primo trimestre, il che ha mandato in fumo le previsioni. Tuttavia, il management ha avvertito che questa crescita non è ripetibile e che i nuovi utenti raggiunti faranno sì che la curva di crescita rallenterà nei prossimi trimestri.

    Anche se nell’ultimo trimestre il fatturato è salito del 27,6%, rispetto all’anno precedente, il management si aspetta che la vista diminuisca e che la crescita degli iscritti rallenti una volta che le persone ritornino alla loro normale vita sociale.

    Il più grande successo del primo trimestre è l’enorme valore che i consumatori stanno trovando nella vasta biblioteca di contenuti, che indica una crescita del valore del marchio.

    Gli analisti prevedono che nel 2020 Netflix aumenterà il fatturato del 22,9% su base annua, mentre l’utile dovrebbero crescere del 56% per raggiungere i 6,46 dollari ad azione.

    Qual è la miglior azione da comprare?

    I titoli FAANG sono un’ottima scelta in questo momento, quindi si potrebbe investire in ognuno di essi. Ma se dovessi scegliere solo uno da acquistare oggi, investirei nell’azienda che sta crescendo più velocemente, e cioè Netflix.

    Le vendite dell’iPhone hanno raggiunto un punto di saturazione, ed è per questo che Apple ha aumentato il suo fatturato solo del 20% in totale negli ultimi tre anni. Ma Netflix continua a far crescere il suo fatturato di oltre il 20%, il che riflette il vantaggio che il provider di streaming ha di crescere su una base di ricavi inferiore rispetto ad Apple. Apple ha generato 268 miliardi di dollari di fatturato negli ultimi quattro trimestri, rispetto ai 21,4 miliardi di dollari di Netflix.

    Gli investitori di dividendi apprezzeranno Apple per i suoi 60 miliardi di dollari di free cash flow annuale e il regolare dividendo trimestrale. Ma Netflix offre una crescita maggiore. Il gigante dello streaming sta iniziando a lavorare per una redditività sostenuta, motivo per cui gli analisti si aspettano che quest’anno Netflix aumenti i suoi guadagni del 56%.

    Per quanto riguarda la valutazione, Apple opera con un rapporto prezzo/utili pari a 26,8 mentre Netflix riflette il potenziale di crescita e si presenta a 116.

    Netflix ha una pista lunga e dritta per poter crescere, in particolare sui mercati internazionali. La sua notorietà all’estero è ancora relativamente bassa per quello che gli americani considerano un must per l’home entertainment. La crescita oltreoceano sarà importante per Netflix nel prossimo futuro, dato che potrebbe esserci un limitato potere di prezzo per la crescita dei ricavi dei pad negli Stati Uniti con l’emergere di così tanti concorrenti.

    Gli investitori che amano i dividendi e hanno una minore tolleranza al rischio per le azioni ad alto P/E potrebbero favorire Apple. Ma se dovessi fare la scelta oggi, investirei nel titolo con la maggiore headroom per aumentare il valore. Netflix continua a registrare tassi di crescita sostanziali, mentre il suo potenziale di espansione all’estero lascia ancora enormi guadagni per lo stock nel lungo termine. Pertanto, preferirei acquistare Netflix ai livelli di prezzo odierni.